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Le notizie dell'Agenzia Fides
Atualizado: 1 hora 23 minutos atrás

AFRICA/SUDAFRICA - Nomina del Vescovo di Queenstown

7 horas 46 segundos atrás
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi
di Queenstown , il P. Paul Siphiwo Vanqa, S.A.C., finora Amministratore Diocesano della medesima sede.
S.E. Mons. Paul Siphiwo Vanqa, S.A.C., è nato il 15 giugno 1955 a Xonxa, nella Diocesi di Queenstown. Nel 1979 è entrato nella Società dell’Apostolato Cattolico , completando il Noviziato in Germania, dove ha emesso i primi voti l’11 ottobre 1982. In seguito, ha concluso la formazione sacerdotale al St. Joseph’s Theological Institute di Cedara, KwaZulu-Natal , affiliato alla Pontificia Università Urbaniana. Ha emesso i voti perpetui il 6 ottobre 1985 ed è stato ordinato sacerdote il 5 luglio 1986.
Successivamente ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale della Holy Family Parish a Dutywa , Parroco di St. Thomas More a Tsomo e Parroco di Our Lady Queen of Apostles presso la Pallotti Farm ; Formatore presso la St. Vincent Pallotti House a Merrivale, Pietermaritzburg e al contempo Parroco a Imbali ; Parroco di St. Mary’s e di St. Joseph’s a Stutterheim e Amministratore della Cattedrale Christ the King ; Vicario Generale e dal 2019 finora Amministratore Diocesano di Queenstown. All’interno dell’Istituto ha ricoperto anche gli incarichi di Consigliere e di Vice Delegato .
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AFRICA/SUDAFRICA - Nomina del Vescovo di Kimberley

7 horas 2 minutos atrás
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Kimberley , S.E. Mons. Duncan Theodore Tsoke, finora Vescovo titolare di Orreacelia ed Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Johannesburg.
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ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo Sako: Il Papa non viene a “difendere” i cristiani. I nostri martiri sono la nostra gloria

7 horas 31 minutos atrás
Baghdad – “Sono appena rientrato dalla cattedrale dove ero andato a vedere i preparativi. Lì c’era una donna, davanti alla grotta della Madonna. Una donna musulmana, che era venuta a pregare la Vergine Maria. Lei ha detto: “grazie a Dio, il Papa viene. E questa visita è come l’ultima speranza per gli iracheni”. Alla vigilia della visita di Papa Francesco in Iraq, il Cardinale Luis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, racconta all’Agenzia Fides le speranze vibranti di una comunità e di un popolo che attende l’arrivo del Vescovo di Roma anche come occasione per riscoprire i propri tesori e guardare con gratitudine al proprio futuro.
“C’è un entusiasmo straordinario, che coinvolge tutti. A volte” rimarca il Cardinale “sembra quasi che i musulmani siano più contenti dei cristiani… Noi abbiamo decorato le nostre chiese, ma tutti gli iracheni hanno decorato tutte le loro città…. Ci sono bandiere vaticane e manifesti di benvenuto dovunque, anche a Najaf, anche a Nassiriya… E a Mosul, la città che si presenta ancora con tutte le sue ferite. I musulmani hanno composto canti per accogliere il Papa… Bisogna dirlo forte, il Papa viene e non c’è paura, né per lui, né per gli iracheni. Questa visita è come un sogno che diventa reale. E noi siamo come dei bambini che si preparano a una festa. Dal più grande fino al più piccolo tra noi”. Il Patriarca scandisce la frase dell’Ayatollah Alì al Sistani scritta sui poster in cui la foto della massima autorità sciita del Paese campeggia accanto a quella di Papa Francesco: “Al Sistani ha detto: ’Voi siete una parte di noi, e noi siamo una parte di voi’. E’ un modo suggestivo per dire che siamo fratelli”.
Il Primate della Chiesa caldea sgombra anche il campo da griglie interpretative del viaggio papale che ritiene fuorvianti, a partire da quelle che insistono a presentare la visita apostolica come una operazione volta a “rafforzare” la posizione sociale e politica dei cristiani nelle convulsioni mediorientali: “Il Papa” chiarisce il Cardinale iracheno nella sua conversazione con Fides, “non viene a difendere e proteggere i cristiani. Il Papa non è il capo di un esercito. Certo, Papa Francesco incoraggerà i cristiani, porterà loro conforto e speranza per aiutarli a perseverare, a sperare e anche a collaborare con gli altri cittadini. Il Papa non può fare altro che questo. Non viene a alimentare il settarismo, come fanno altri. Viene per tutti gli iracheni, non solo per i cristiani. Sa che tutti hanno sofferto, non solo i cristiani. E come Pastore, incoraggerà i cristiani a rimanere, a sperare, a ricostruire la fiducia con gli altri”. Il Patriarca non condivide nemmeno le formule iperboliche di chi ripete che il Papa viaggia in Iraq per “fermare il genocidio” dei cristiani: “Se c’è stato un genocidio” ricorda il Patriarca Sako, “esso ha colpito tutti: i cristiani e ancora di più gli yazidi, ma anche sciiti e sunniti, in numero più alto. Non bisogna separare i cristiani dagli altri, le sofferenze dei cristiani da quelle degli altri, perché in quel modo si alimenta la mentalità settaria. Il Papa, invece, parlerà della fratellanza umana, e anche della fratellanza spirituale. Ad esempio a Ur, nell’incontro interreligioso, ripeterà che noi siamo fratelli perché ci rende fratelli la fede nell’unico Dio. E dirà basta a guerre, fondamentalismi, terrorismi. Chi tira in ballo l’espressione ‘genocidio’ spesso la fa per perseguire altri intenti, intenti politici”.
Nella sua visita in Iraq, il Successore di Pietro, l’Apostolo martirizzato sul Colle Vaticano, abbraccerà a Baghdad e Mosul anche le vicende di tanti nuovi martiri cristiani che imperlano il cammino di quelle comunità ecclesiali. Il Patriarca caldeo rende testimonianza di quale sguardo cristiano conviene rivolgere alle passioni dei nuovi martiri: “Il martirio” ricorda a Fides il porporato nativo di Zakho “non è un eroismo suicida. Il martirio è l’espressione più alta di amore. Noi delle Chiese orientali, nelle terre di quella che era l’antica Mesopotamia, non abbiamo mai goduto di uno splendore mondano. La Chiesa qui non è mai stata Chiesa imperiale, o Chiesa di Stato. Dunque la gloria e la bellezza di questa Chiesa è tutta interiore, risiede nella vita di fede dei cristiani. E questi martiri, non solo quelli del passato, ma anche quelli di oggi, hanno offerto la vita per amore di Cristo. Sono loro la nostra gloria, e la nostra bellezza. Sono loro il nostro dono per tutta la Chiesa di Cristo”.
In vista della visita papale, il Patriarca ha di recente fatto riferimento a lamentele e pretese circolanti anche in ambienti ecclesiali, mettendo in chiaro che “il Papa non viene a risolvere tutti i nostri problemi”. Nella conversazione con Fides, il Cardinale Sako chiama in causa la “mentalità sbagliata” di chi considera la Chiesa alla stregua di una “agenzia di servizi”, incaricata di risolvere tutte le esigenze abitative, educative, sanitarie e securitarie dei suoi affiliati: “Ci sono persone” riconosce il Patriarca caldeo “che anche verso la Chiesa si comportano come ‘consumatori’, non fanno niente e sembra che tutto gli è dovuto. Così si liberano da ogni responsabilità personale, mentre dovrebbero essere loro a contribuire alla crescita di uno Stato migliore, per non avere paura, anche per affermare i propri diritti, collaborando con tutti, aiutando tutti a mettere da parte il settarismo, a distinguere tra politica e religione, a non parlare più di maggioranze e minoranze e a riconoscere tutti come cittadini, per una convivenza fondata sulla giustizia, sulla cittadinanza e sul diritto”.
Il Patriarca Sako mette in guardia anche dai discorsi di chi dice che i cristiani non possono rimanere in Medio Oriente senza ricevere aiuti da fuori, e che il sostegno esterno è il fattore indispensabile per evitare l’estinzione delle comunità cristiane autoctone mediorientali. “Questo” ripete il Patriarca “è molto sbagliato. Noi possiamo rimanere qui come sono rimasti i nostri padri, che hanno dovuto affrontare difficoltà più grandi delle nostre. Noi adesso possiamo andar via, loro non potevano. Ai loro tempi non c’erano automobili e aerei. Loro hanno avuto pazienza, e tanta fiducia e speranza in Dio”. Nessuno può certo costringere i cristiani del Medio Oriente a rimanere nelle loro terre contro la loro volontà. Ma i cristiani rimangono – riconosce il Patriarca - se assaporano che è bello continuare vivere la loro vita con Gesù nei posti dove sono nati. “La vita” aggiunge il Cardinale iracheno “qui è piena di problemi e cose dolorose, ma anche qui si possono vivere le Beatitudini, e scoprire proprio qui che il Vangelo non sono chiacchiere. In questo, le realtà ecclesiali hanno delle responsabilità, ci sono state delle carenze nel portare avanti l’opera apostolica in mezzo al popolo. E aiutare tutti a godere dei tesori della fede”.
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AMERICA - Appello ai governi di Cile e Bolivia per la drammatica situazione dei migranti

7 horas 50 minutos atrás
Santiago - Le istituzioni ecclesiali impegnate per i migranti che lavorano alla frontiera Bolivia-Cile, fanno appello ai governi delle due nazioni affinché la risposta alla migrazione forzata venga da “politiche pubbliche basate sul rispetto dei diritti umani, la libertà di movimento e la protezione internazionale. Non vogliamo una società insensibile e poco solidale” affermano.
In una lettera aperta, pervenuta a Fides, indirizzata ai governi nazionali e locali di Bolivia e Cile dalla Caritas nazionale e locale dei due paesi, dalla Fondazione Scalabrini, dall’Istituto cattolico cileno della Migrazione e da World Visión Arica, si sollecita una risposta urgente alla crisi migratoria sempre più drammatica alla frontiera tra i due paesi.
“La migrazione, causata da violenza, povertà, intolleranza, abuso di potere e mancanza di giustizia ha aperto una ferita profonda nella regione latinoamericana. Migliaia di uomini e donne sono spinti a fuggire dai loro paesi e dalle loro case in cerca di una vita dignitosa” è scritto nella lettera. Uomini, donne, giovani e bambini percorrono strade pericolose e clandestine, con la paura costante di essere arrestati, di diventare vittime di trafficanti o di perdere la vita, scrivono i firmatari. Fame, incertezza e disperazione, accentuate ancor di più a causa della pandemia, sono i loro compagni di viaggio. “Da anni abbiamo visto e accompagnato i volti della migrazione forzata. Anche in queste ultime settimane, vista la situazione dei fratelli migranti al confine che condividiamo tra Cile e Bolivia, abbiamo cercato di aiutare e sensibilizzare su questa realtà”, perché non diventi naturale la violenza, la xenofobia, l’esclusione, lo sfruttamento lavorativo, la tratta o il contrabbando o le morti anonime.
Dopo aver ricordato che l'indifferenza non è una scelta del cristiano, le istituzioni ecclesiali pro-migranti che lavorano alla frontiera Bolivia-Cile, fanno appello ai governi affinché diano risposta alla migrazione forzata attraverso politiche pubbliche adeguate, ricordando comunque la necessità di “promuovere e rafforzare le politiche pubbliche volte a rispondere alle esigenze delle popolazioni vulnerabili nei paesi ospitanti, in modo che nel nostro continente raggiungiamo condizioni di benessere, giustizia sociale, rispetto e promozione dei diritti di tutti i suoi abitanti”.
Infine i firmatari esprimono l’auspicio che i governi aprano i loro confini a quanti “cercano di vivere in pace, riunire le famiglie e avere una speranza di vita”, e vedano come alleate le istituzioni ecclesiali e non ecclesiali, al fine di “promuovere soluzioni sostenibili, solidali e dignitose alla migrazione forzata”.
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AFRICA/ANGOLA - “Ripartiamo dalle periferie del Paese per un’Angola più giusta e solidale” chiedono i Vescovi

8 horas 9 minutos atrás
Luanda – Il calo dei prezzi del petrolio, la crisi generale dei prezzi di beni e servizi causata principalmente dagli speculatori finanziari, e la pandemia di Covid-19 stanno avendo effetti pesanti sulla popolazione dell’Angola, denunciano i Vescovi locali.
Nel loro messaggio, intitolato “Angola, casa di pace, di libertà e di fraternità”, i Vescovi lodano “l'altruismo con cui molti operatori sanitari si prendono cura dei malati, rischiando la vita” di fronte al dramma pandemico. Allo stesso tempo però denunciano “la mancanza di sistemi di protezione che colpisce molti di loro, mentre la scarsità di professionisti, medicinali e apparecchiature adeguate, fa sì che i pazienti con le patologie più comuni nel nostro Paese non siano adeguatamente curati”.
L’Angola comunque vive in un contesto di pace, dopo decenni di guerra , che ha visto negli ultimi anni “l'aspettativa di vita della popolazione crescere costantemente, mentre su tutto il territorio nazionale, ognuno di noi avverte la propria integrità fisica sempre più garantita”
A fronte di una maggiore sicurezza generale, si riscontra però un aumento di omicidi, alcuni a forte impatto mediatico, diversi dei quali commessi da mariti e amanti nei confronti delle loro donne. “Sono casi che ci mettono in imbarazzo, proprio quando vogliamo lasciarci alle spalle l'esperienza traumatica della guerra” sottolinea il messaggio.
Preoccupa inoltre i Vescovi la diffusione della stregoneria e di “pratiche magiche”, a danno di persone che cadono vittime di presunti “guaritori”; un fenomeno spesso tollerato dai rappresentanti delle autorità paralizzati dalla paura e dalla convinzione che eventuali danni alla salute vanno attribuiti a degli “incantesimi”.
Sul piano sociale, sebbene beni e servizi forniti dallo Stato si stanno espandendo geograficamente, persistono squilibri tra le popolazioni peri-urbane e urbane, tra quelle delle campagne e quelle delle grandi città, quelle dell'est e quelle della costa. “Queste disuguaglianze si riflettono nei prezzi dei prodotti per i bisogni primari, elettricità e acqua potabile, l'indisponibilità dei servizi sanitari, l'istruzione, il registro civile, la sicurezza sociale e finanziaria, l'inaccessibilità all'impiego nella pubblica amministrazione” afferma il messaggio.
“I giovani sono quelli che esprimono maggiormente la frustrazione per questa situazione, parlano spesso di egocentrismo e di incapacità dei funzionari governativi di guardare oltre l'interesse personale, familiare e di gruppo” sottolineano i Vescovi, che concludono chiedendo di "invertire la logica degli investimenti e ripartire dalle periferie del Paese”.


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AMERICA/ARGENTINA - Situazione tesa: profanata la Cattedrale di N.S. della Pace, aumentano i furti, l’economia langue, proteste per i vaccini ai vip

8 horas 48 minutos atrás
Lomas de Zamora – La diocesi argentina di Lomas de Zamora informa che durante le prime ore di martedì 2 marzo, la Cattedrale di Nostra Signora della Pace è stata oggetto di atti vandalici. Il tabernacolo che custodisce il Santissimo Sacramento è stato profanato, sono state rubate le corone dell'immagine della Vergine della Pace e del Bambino Gesù, che si trovano al centro dell'altare, inoltre è stata distrutta la croce del cimitero parrocchiale adiacente alla chiesa.
Il Vescovo diocesano, Mons. Jorge Lugones SJ, profondamente addolorato del fatto, chiede ai fedeli di partecipare ad un'ora di Adorazione al Santissimo Sacramento, venerdì prossimo, e alla Messa che presiederà lo stesso giorno, alle ore 19, in riparazione della profanazione.
La situazione nel paese è sempre tesa. Diverse città argentine sono purtroppo scenari di violenza urbana, in modo particolare di furti. La situazione economica non è migliorata negli ultimi mesi e molte istituzioni imputano al governo la cattiva gestione dell'emergenza sanitaria, che ha affondato ancora di più l'economia del paese.
Il Vescovo ausiliare di La Plata e Presidente della Commissione episcopale per la pastorale sanitaria, Mons. Alberto Bochatey Chaneton OSA, ha rilasciato un'intervista al programma televisivo "Chiavi per un mondo migliore" di Canale 9. Nel suo intervento ha fatto riferimento a quanto accaduto con la "vaccinazione vip" contro il Covid-19. "Gli eventi conosciuti ci lasciano totalmente sbalorditi" ha ammesso, aggiungendo: "Per quanto siamo di fronte a un'etica misera, non dobbiamo perdere la calma o la compostezza perché sono nostri fratelli”. Ha aggiunto che "la vaccinazione non va politicizzata, e gli eventi noti ci lasciano totalmente sbalorditi e perplessi. Pensavamo di aver visto tutto nel campo della corruzione, nel campo della mancanza di etica, ma ciò nonostante continuano a sorprenderci”.
“In Argentina non sappiamo quanti vaccini sono stati acquistati, né a che prezzo sono stati pagati, quanti ne verranno e quando, litighiamo con un laboratorio, e poi arriva l'altro. Poi ci dicono che non dobbiamo diventare ‘persone anti-vaccini’, ma ci sono stati così tanti errori di comunicazione, informazione e gestione, che non ci si può aspettare che le persone siano sedute sul marciapiede in attesa del vaccino”.
"La Chiesa incoraggia la speranza e incoraggia i leader a fare le cose bene, e farle rapidamente, e le persone a non disperarsi” ha affermato il Vescovo, che alla fine, ha raccomandato di seguire "i veri standard che vengono dalla Sanità pubblica", ma ha anche chiesto che la Sanità pubblica "non faccia più il doppio gioco", che non dia più adito a scandali.
Migliaia di persone hanno protestato questo fine settimana per lo scandalo dei “vaccini VIP”. Con una massiccia manifestazione, la folla si è radunata, davanti alla Casa Rosada, sede dell'Esecutivo a Buenos Aires, per protestare indignata con il governo di Alberto Fernández dopo aver appreso che diverse personalità vicine al potere sono state vaccinate contro il Covid-19 in modo privilegiato.
"Ci sono delle priorità: i nonni, gli insegnanti, gli infermieri, la polizia, i lavoratori, gli autisti degli autobus ... avrebbero dovuto iniziare con loro. I funzionari del governo dicono che combattono per le persone Allora avrebbero dovuto essere gli ultimi a ricevere i vaccini" hanno detto i manifestanti.

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ASIA/UZBEKISTAN - Il nuovo parroco a Samarcanda: “Far trasparire la bellezza di Dio tramite la gioia della fraternità”

8 horas 53 minutos atrás
Samarcanda - “E’ trascorso un mese dal nostro arrivo a Samarcanda: in questa prima fase stiamo cercando di definire le priorità pastorali. Per esempio, riteniamo di dover avviare delle opere di manutenzione nella chiesa di S. Giovanni Battista: è un tempio molto bello, costruito 105 anni fa in stile gotico, visitato da molti turisti, ma anche un po’ vecchio e vuoto. Per questo crediamo che sia necessario rimetterlo a nuovo e, al tempo stesso, rafforzarne l’identità e il decoro, affinché chiunque entri si senta accolto. Altri due ambiti di impegno sono l’avvio di nuove opere di carità e la creazione dell’oratorio in stile salesiano, punto centrale tra i carismi della nostra congregazione. Vorremmo allestire un campo da calcio, uno da pallavolo e uno spazio in cui i giovani abbiano la possibilità di trascorrere del tempo. L’obiettivo, come diceva don Bosco, è quello di far trasparire la bellezza di Dio attraverso il gioco, tramite la gioia di stare insieme, la fraternità”. Lo racconta all’Agenzia Fides p. Ariel Alvarez Toncovich, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato, da poco nominato parroco presso la chiesa di S.Giovanni Battista di Samarcanda, in Uzbekistan.
Dopo aver trascorso 8 anni in missione in Kazakistan, p. Alvarez è stato inviato a Samarcanda insieme al suo confratello p. Paolo Giacinti per rilanciare l’attività pastorale nella parrocchia locale, priva da tempo di un sacerdote: “In questa città, negli anni Novanta, viveva un gran numero di cattolici: dagli archivi della parrocchia abbiamo trovato tracce di incontri e ritiri che vedevano la partecipazione di oltre cento persone. La crisi economica degli anni scorsi ha portato molti di loro a tornare nei paesi di origine, soprattutto in Polonia, Germania, Ucraina. A questo, dobbiamo aggiungere che per circa tre anni, la comunità non ha avuto un parroco, ma era assistita, per quanto possibile, da sacerdoti di altre città che venivano qui nel fine settimana. Senza un punto di riferimento fisso, i fedeli si sono un po’ dispersi. Ora siamo in due e cercheremo di far sentire la nostra presenza. Dal punto di vista pastorale c’è molto da fare”.
La comunità dei fedeli di Samarcanda è costituita attualmente da un piccolo gruppo tra le 20 e le 30 persone, che comprende una decina di bambini, alcuni adolescenti, i loro genitori e alcune donne ultraottantenni: “Queste signore anziane per noi rappresentano delle vere e proprie eroine della fede, perché hanno vissuto il periodo della repressione dell’URSS, conservando nel loro cuore la fede e trasmettendola. I bambini provengono da famiglie cattoliche, quasi tutti hanno già fatto la prima comunione e frequentano il catechismo per prepararsi alla cresima. Punteremo molto sulla formazione, nonostante i piccoli numeri, perché coloro che si avvicineranno in futuro possano riconoscere negli occhi di questa piccola comunità lo spirito evangelico. C’è tanto da fare ma sono ottimista”, conclude.
Oltre a quella di Samarcanda, in Uzbekistan si contano altre quattro parrocchie e circa 3.000 battezzati: sono circa 700 i fedeli presenti nella capitale Tashkent, a cui se ne aggiungono altri presenti tra Bukhara, Urgench e Fergana. Ad Angren, dove si progetta di costruire una nuova chiesa, vi sono 25 fedeli. La popolazione uzbeka, composta da 30 milioni di abitanti, è al 90% musulmana. Circa il 3,5% è di fede cristiana ortodossa russa, mentre un altro 3% comprende piccole comunità cristiane di altre confessioni, inclusi i cattolici.

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ASIA/FILIPPINE - Atti di vandalismo nelle chiese: la condanna dei Vescovi

9 horas 20 segundos atrás
Manila - I Vescovi filippini hanno condannato i recenti atti di vandalismo registratisi nelle chiese nelle Filippine. Persone non identificate il 21 febbraio scorso hanno distrutto immagini religiose all'ingresso della chiesa parrocchiale di Padre Pio nella città di Legazpi, provincia di Albay, nella parte sudorientale dell'isola di Luzon. La statua della Madonna della Salvezza, collocata all'ingresso della chiesa parrocchiale, ha perso la mano destra mentre la mano sinistra dell'immagine di un angelo è stata tagliata, ha riferito il parroco di padre Bob Bañares. Il Vescovo Joel Baylon di Legazpi ha definito gli incidenti come "atti irresponsabili", auspicando "che non si ripetano", ha detto.
La settimana precedente, sono state profanate due cappelle nell'isola filippina di Basilan, nelle FIiippine del Sud, e alcune immagini religiose sono state danneggiate. Mons. Leo Dalmao della prelatura Isabela ha esortato i cattolici "a non lasciare che gli incidenti seminino più odio piuttosto che a cercare un'opportunità per diffondere comprensione e pace". “Ricordo a tutti i fedeli di essere vigili e di rifiutare ogni opportunità che questi elementi negativi riescano a seminare divisione e odio tra noi”, ha detto.
Teresa Punzo, leader cattolica locale, ha detto a Fides che "questi tre recenti atti di vandalismo sono deplorevoli. Siamo tutti chiamati a rispettare la fede reciproca e frenare qualsiasi atto di provocazione o violenza tra fedeli di religioni diverse".
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AFRICA/ETIOPIA - La Chiesa cattolica si mobilita per la popolazione del Tigray

9 horas 34 minutos atrás
Adigrat - L’esercito di Asmara controlla le città di Adoua, di Shire e di Adigrat, così come le strade e le periferie di Mekele. La notizia, negata dalla capitale eritrea e da quella etiope, trova riscontri in tante testimonianze diffuse da fonti locali, personale di organizzazioni umanitarie, figure militari e governative.
In Tigray, regione settentrionale dell’Etiopia in conflitto ormai dallo scorso novembre 2020 , si rischia la penuria alimentare, come già denunciato dal Vescovo dell’Eparchia cattolica di Adigrat, mons. Tesfaselassie Medhin .
Aumentano i casi di malnutrizione anche tra i bambini al di sotto dei 5 anni. Molte donne, costrette a partorire in casa senza alcuna assistenza, non riescono ad allattare il proprio neonato perché non assumono la giusta quantità di cibo necessaria per produrre il latte materno. La situazione è aggravata dal blocco dei trasporti che rende inaccessibile agli aiuti umanitari l’80% della regione, l’aumento del prezzo delle derrate alimentari, il crollo delle vaccinazioni. Attualmente circa 4 milioni di persone non hanno accesso alle cure.
La Chiesa cattolica etiope, con la Caritas nazionale, ha subito attivato una rete di coordinamento per monitorare la crisi e garantire una risposta umanitaria adeguata, coinvolgendo gli Uffici diocesani, i membri internazionali della rete Caritas già presenti sul territorio e altre realtà tra cui Medici con l’Africa Cuamm, che nella regione assiste oltre un milione di persone. Attraverso Caritas Italiana, la Presidenza dei vescovi italiani ha stanziato per lla popolazione tigrina 500mila euro dai fondi otto per mille, per garantire cibo e acqua, beni di prima necessità, kit sanitari e scolastici e per il supporto di strutture sanitarie della regione sia con interventi di ristrutturazione che di fornitura di farmaci, dispositivi medici e materiali.
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AMERICA/VENEZUELA - L’incontro tra Simon Bolivar e il Vescovo di Maracaibo due secoli fa, interpella oggi la nostra situazione

ter, 02/03/2021 - 12:21
Caracas – “Un evento storico e significativo per la nostra amata Patria” viene definito dalla Conferenza Episcopale Venezuelana, l'incontro tra “el Libertador” Simón Bolívar e Mons. Rafael Lasso de la Vega, Vescovo della Diocesi di Maracaibo de Mérida, avvenuto duecento anni fa, nel marzo 1821. Per la ricorrenza, i Vescovi hanno pubblicato un messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, in cui sottolineano che tale incontro “ha significato l'adesione alla causa dell'indipendenza da parte dell'illustre prelato, impegnandosi per la libertà e la creazione della nuova Repubblica, il rispetto dei diritti umani, l’incremento delle relazioni formali tra la Chiesa cattolica e la nascente Repubblica, il rafforzamento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e le nuove nazioni americane”, oltre alla cordialità, all’amicizia e al rispetto reciproco tra le due parti.
Celebrare i 200 anni di questo incontro, proseguono i Vescovi, deve generare “impegni nei cittadini, secondo la nostra fede cattolica, per promuovere i valori e i principi che propiziano una vita più degna, dal concepimento alla morte naturale, come la ricerca della fraternità e dell’amicizia sociale, nella costruzione di una cultura dell’incontro, dell’inclusione e dell’uguaglianza”.
Questo incontro ha provocato “un dialogo sereno e convinto a favore della causa indipendentista” proseguono, che ha implicato la promozione della libertà politica, economica e culturale. “Tale dialogo interpella oggi la nostra situazione come paese, e si aggiunge ad una crisi globale che colpisce la maggioranza della popolazione”, sottolineano i Vescovi, invitando ad un dialogo coraggioso che non si limiti “ad un semplice scambio di opinioni sulle reti sociali, ma sia una ricerca condivisa della verità come nazione”.
Commemorando l’incontro solenne di due secoli fa, oggi è necessario “riabilitare la politica nel paese” perché sia, secondo la sua vocazione, “una delle forme più preziose della carità”, operando per il bene comune, della popolazione “che lotta ogni giorno per il suo sviluppo umano integrale e vincendo individualismi ed egoismi che generano arretratezza e violenza nella nazione”.
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AFRICA/EGITTO - Il Presidente al Sisi rende operativo l’organismo per le dotazioni della Chiesa cattolica

ter, 02/03/2021 - 12:15
Il Cairo – Il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha istituito, con un decreto presidenziale, il Consiglio incaricato di amministrare l’organismo per le dotazioni della Chiesa cattolica in Egitto. Il decreto presidenziale porta la data del 27 febbraio, ed è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale come disposizione n°80 del 2021. Un analogo decreto presidenziale ha istituito anche il Consiglio di amministrazione dell’Organismo per le dotazioni della comunità cristiana evangelica in Egitto. I due organismi erano stati formalmente istituiti con la legge 190 del 2020. Il nuovo decreto presidenziale pone a capo del Consiglio di amministrazione dell’organismo, il Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak, per un periodo di 4 anni. Del Consiglio, oltre al patriarca, fanno parte 11 membri – Vescovi, sacerdoti, laici e laiche – appartenenti a tutte le Chiesa cattoliche presenti sul territorio egiziano.
Il decreto presidenziale porta a compimento l’iter iniziato nel 2019 con l’istituzione di una Commissione governativa incaricata di predisporre un progetto di legge per l’istituzione di organismi di gestione dei beni appartenenti alla Chiesa cattolica e alle Chiese evangeliche presenti in Egitto. Nel 2019, la Chiesa cattolica e le denominazioni cristiane evangeliche avevano inviato agli organi governativi competenti la richiesta di istituire organismi incaricati del controllo e della corretta gestione delle loro proprietà e dei loro beni immobiliari, sul modello di quello che controlla e amministra i beni della Chiesa copta ortodossa e delle comunità islamiche. Gli organismi, ora istituiti e dotati di un Consiglio di amministrazione, dovranno assicurare una corretta gestione dei beni ecclesiastici, compresi quelli al centro di contese legali. In un’intervista rilasciata a Fides nel gennaio 2020 , Anba Kyrillos William, Vescovo copto cattolico di Assiut aveva riferito che gli organismi in questione “dovranno vigilare anche sul corretto utilizzo delle donazioni e scongiurare ogni tornaconto personale, privato o di clan nell’uso dei beni ecclesiastici”. I due organismi di recente istituzione dovranno redigere e presentare alle autorità civili competenti un resoconto e un bilancio annuali della gestione dei beni ecclesiastici a loro affidati.
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ASIA/PAKISTAN - A dieci anni dalla morte, il Pakistan ricorda il ministro cattolico Shahbaz Bhatti

ter, 02/03/2021 - 11:53
Khushpur - Un raduno dei giovani e una solenne Eucarestia celebrata nel villaggio natio Khushpur, nella provincia del Punjab, dove Shahbaz Bhatti è anche sepolto: così la comunità cristiana in Pakistan commemora e celebra il decimo anniversario della scomparsa del ministro cattolico per le minoranze religiose. Il 2 marzo 2011 Bhatti è stato ucciso in un attentato terroristico a Islamabad: oggi i cristiani in Pakistan, accanto a uomini e donne di altre comunità religiose, riflettono sull'eredità del ministro pakistano, mentre nella comunità cattolica cresce il movimento e la richiesta perché ne sia ufficialmente riconosciuto il martirio.
Don Emmanuel Parvez, parroco a Faisalabad, cugino e padre spirituale di Bhatti, che presiede l'Eucarestia nel piazzale antistante la Cattedrale del villaggio cattolico di Kushpur, rileva all'Agenzia Fides che “la figura di Bhatti è preziosa fonte di ispirazione per i giovani del Pakistan; la sua onestà, la sua passione, la sua forza morale, la sua fede nutrita di carità e speranza, sono un patrimonio che sta a noi non disperdere e far fruttificare nell'odierna cornice sociale, politica e religiosa nella nazione”. Bhatti intendeva unire giovani cristiani, musulmani e delle altre minoranze religiose, “sviluppando in tutti la consapevolezza e l’orgoglio di essere cittadini del Pakistan, auspicando che tutti dessero il meglio di sè per lo sviluppo e il progresso del Pakistan”, spiega don Parvez. Ricordando la vita del leader cattolico, "spesa per la pace, l’amore, la verità, la giustizia, il bene della patria", don Parvez afferma che "in Pakistan abbiamo ancora bisogno di persone carismatiche come lui, pronte a donarsi al prossimo e a promuovere la dignità di tutti gli esseri umani, soprattutto dei più poveri e sofferenti, senza alcuna discriminazione”.
Shahbaz Bhtatti, ricorda il parroco, si è impegnato a promuovere l'istruzione per tutti, soprattutto per i giovani discriminati ed emarginati, come quelli cristiani e indù: "Così oggi è urgente continuare a lavorare in Pakistan perché sia garantito l'accesso all’istruzione, diritto sancito nella Costituzione pakistana. Solo così riusciremo a sconfiggere la cultura della violenza e il fanatismo”.
I giovani pakistani ricordano oggi Bhatti come "uomo di preghiera e azione, mite e tenace, un uomo ricolmo di Spirito Santo, contemplativo e attivo che ha dato la vita fino in fondo, per il bene del Pakistan, prendendo sempre ispirazione dalla vita di Cristo crocifisso. Per questo speriamo che la Chiesa possa riconoscerne il martirio", conclude don Parvez.
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AFRICA/NIGERIA - Liberate le studentesse rapite; “L’appello di Papa Francesco accolto molto favorevolmente dai nigeriani”

ter, 02/03/2021 - 11:22
Abuja – Sono state rilasciate le 279 studentesse della GGSS Jangebee Secondary School nello stato di Zamfara, nel nord-ovest della Nigeria, rapite nella notte del 25 febbraio . “Sì tutte le ragazze sono state liberate” conferma all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, direttore delle comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Abuja e direttore della “Catholic Television of Nigeria”. Inizialmente si era indicato in 317 il totale delle ragazze rapite da un gruppo armato. In seguito le autorità hanno affermato che erano 279 le studentesse rapite dal loro dormitorio da un gruppo di un centinaio di uomini armati.
Papa Francesco aveva rivolto un pressante appello per la loro liberazione dopo l’Angelus di domenica 28 febbraio chiedendo l’intercessione della Vergine Maria. “Unisco la mia voce a quella dei Vescovi della Nigeria per condannare il vile rapimento di 317 ragazze, portate via dalla loro scuola, a Jangebe, nel nord-ovest del Paese. Prego per queste ragazze, perché possano presto tornare a casa. Sono vicino alle loro famiglie e a loro stesse. Preghiamo la Madonna perché le custodisca” aveva detto il Santo Padre.
“L’appello di Papa Francesco è stato accolto molto favorevolmente qui in Nigeria- dice p. Alumuku - non solo perché il Santo Padre ha chiesto la liberazione delle ragazze, ma soprattutto perché ci rendiamo che ci vogliono voci dall’estero per far capire quello che sta succedendo in Nigeria”.
Una situazione sempre più grave dal punto di vista della sicurezza e della coesione nazionale, come denunciato dai Vescovi nel loro recente messaggio nel quale avvertono che “la Nigeria rischia di spaccarsi” per l’incapacità del governo di garantire la sicurezza e il conseguente moltiplicarsi di gruppi armati di autodifesa .
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AMERICA - "La vita non è merce, si tratta di persone": campagna di Red Clamor fino a settembre

ter, 02/03/2021 - 10:34
Bogotà – La Red Clamor ha presentato il programma delle attività della campagna "La vita non è merce, ma riguarda le persone" che durerà fino a settembre 2021. Secondo la nota pervenuta a Fides dal CELAM, Elvy Monzant, Segretario esecutivo di Red Clamor, ha ricordato che "con questa campagna intendiamo innanzitutto rendere visibili le varie forme di tratta che esistono nel continente, attraverso le quali le mafie trasformano gli esseri umani in merce".
“Vogliamo anche fornire strumenti educativi e pastorali per la prevenzione della tratta – ha aggiunto -, e pubblicizzare le varie opere che si svolgono nella Chiesa per l'accompagnamento pastorale delle vittime e per denunciare questo male che tanto colpisce gli esseri umani nel continente".
La campagna è iniziata ufficialmente il 7 febbraio con una veglia di preghiera alla vigilia della festa di Santa Josefina Bakita e della Giornata mondiale contro la tratta, e si concluderà a settembre, nell'ambito della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
Monzant ha precisato che “ogni mese rifletteremo su un tema specifico: a marzo parleremo di tratta a scopo di sfruttamento sessuale e prostituzione; ad aprile di reclutamento forzato da parte di gruppi armati; a maggio del lavoro da schiavi; a giugno, del traffico d'organi; a luglio della tratta di bambini a scopo sessuale; ad agosto del tema denunciare la tratta, fino a settembre, quando ci sarà l'assemblea generale della Red Clamor, prima della celebrazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato”.

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AFRICA/CONGO RD - “Nell’est della RDC il divario tra le promesse fatte e la realtà è abissale” denunciano i Vescovi

ter, 02/03/2021 - 10:21

Kinshasa – “La situazione della sicurezza nel nostro Paese, soprattutto nella parte orientale, resta pericolosa e aggravata dalla presenza di gruppi armati che l'Esercito Nazionale, sostenuto dalla MONUSCO , non è ancora in grado di debellare. I massacri di popolazioni, i rapimenti e lo sfollamento di persone, nel Nord Kivu e nell'Ituri, e ultimamente lo spregevole assassinio dell'ambasciatore d'Italia nella Repubblica Democratica del Congo con la sua guardia del corpo e l'autista, lo dimostrano a sufficienza” affermano i Vescovi componenti del Comitato Permanente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo nel messaggio pubblicato al termine della loro riunione tenutasi a Kinshasa dal 22 al 25 febbraio.
Ricordando le vittime dell’agguato nel quale il 22 febbraio hanno perso la vita l’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, il carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci e l’autista congolese Mustafa Milambo i Vescovi porgono le condoglianze allo Stato italiano, alle famiglie e ai parenti dell'illustre defunto, e affidiamo al Signore le loro anime per il riposo eterno”.
“Spinti dalla nostra preoccupazione pastorale per i nostri fratelli e sorelle feriti da ricorrenti atrocità nella regione orientale del Paese, abbiamo inviato una missione congiunta di ascolto e di conforto dell'Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Centrale e della CENCO nelle diocesi di Butembo-Beni nel Nord Kivu e Bunia nell'Ituri ” ricorda il messaggio inviato all’Agenzia Fides. “Siamo profondamente rattristati dalle informazioni ricevute e dal divario tra le promesse fatte e la realtà sul terreno vissuta dalle popolazioni di questi Paesi colpiti dai gruppi armati. Sulla base di queste informazioni, la CENCO sta preparando una comunicazione e un sostegno concreto”.
Tra le altre problematiche affrontare dal Comitato Permanente c’è la pandemia Covid-19. “Come tutti i paesi del mondo, la RDC soffre degli effetti negativi del Covid-19. Pur ringraziando Dio per averci risparmiato dal peggio paventato a causa della precarietà del nostro sistema sanitario, siamo preoccupati per la negazione della realtà da parte di buona parte dei nostri connazionali, con l'allentamento pressoché generale dell'osservazione delle misure di distanziamento fortemente raccomandate dalle autorità sanitarie” denunciano i Vescovi che salutano la riapertura di scuole e università a partire dal 22 febbraio. Inoltre, “la Chiesa cattolica, che assicura l'educazione gratuita nel 98,8% delle sue scuole, resta disponibile a collaborare con lo Stato congolese per una sana gestione dell'educazione e per il consolidamento e la sostenibilità dell'educazione di base gratuita”.
Dopo aver stigmatizzato il degrado del rispetto dei diritti fondamentali della persona i Vescovi invitano “i fedeli e uomini di buona volontà a non sprofondare nello scoraggiamento e non cedere al fatalismo di fronte alle molteplici sfide del nostro Paese, ma di rivolgersi al Signore che nei momenti di tribolazione ci viene in aiuto”.
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EUROPA/SPAGNA - Il “rap missionario” di una scuola rurale di Avila vince l’ottava edizione del concorso per piccoli missionari

ter, 02/03/2021 - 10:12
Madrid - Una scuola rurale di Ávila ha vinto il concorso della Pontificia Opera dell'Infanzia Missionaria con un video rapper. Per l'ottavo anno consecutivo, la POSI della Spagna ha organizzato un concorso nazionale con l'obiettivo di far lavorare i bambini, con la creatività che li caratterizza, su alcuni aspetti della vita missionaria. In questa occasione, il concorso consisteva nella realizzazione di brevi video, in cui i più piccoli dovevano illustrare il motto dell'Infanzia Missionaria di quest'anno "Con Gesù a Nazareth, siamo una famiglia!". Con un rap missionario sulla famiglia, "Il rap della famiglia", ha vinto un gruppo di bambini che frequentano dal 4° al 6° anno della Primaria della scuola rurale di Mingorría-Velayos . Nella categoria dei più piccoli il vincitore è della diocesi di Madrid. I vincitori delle due categorie riceveranno un tablet, il secondo e il terzo classificato un altoparlante bluetooth.
Nella nota inviata a Fides dalle Pontificie Opere Missionarie della Spagna, si racconta che quando l'insegnante di religione ha chiesto ai bambini della scuola rurale di Mingorría-Velayos di partecipare al concorso dell'Infanzia Missionaria, si sono subito messi al lavoro, con grande coinvolgimento degli insegnanti. Ispirati dal rap "Cadena de Bondades" del Mese Missionario Straordinario, volevano dimostrare con un rap che la famiglia è la cosa più importante che possiamo avere, tanto che Dio stesso ne voleva una. Composto ed eseguito dai bambini, è sottotitolato per essere accessibile anche ai non udenti. Oltre che a lavorare in gruppo, i ragazzi hanno imparato "soprattutto che tutti i bambini hanno diritto a una famiglia".
Il concorso della categoria dei più piccoli, completamente anonimo, ha visto come vincitore lo stesso bambino che aveva vinto l'anno scorso, della diocesi di Madrid. Ha vinto con un video in cui, attraverso i suoi disegni, mostra la sua famiglia e come Gesù è presente in essa. Rodrigo, 6 anni, è stato molto felice di aver vinto di nuovo, e ha detto di essersi divertito molto a fare questo video con suo padre: "ho imparato che Gesù è nella mia famiglia".

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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Essere testimoni credibili del messaggio evangelico: obiettivo dei media cattolici

ter, 02/03/2021 - 09:53
Port Moresby - L’uso adeguato della carta stampata e dei suoi elementi essenziali per comunicare la Buona Novella attraverso notizie ed eventi che accadono all'interno e intorno alla diocesi sono stati al centro del seminario sulle Comunicazioni Sociali 2021 ‘Hope Amidst COVID-19’ tenuto di recente presso la Conferenza dei vescovi cattolici a Wagani.
Tra le tematiche principali affrontate dai partecipanti di particolare rilievo sono stati la Comunicazione della Chiesa, la creazione di newsletter diocesane, l’importanza della carta stampata, layout, design, elementi per la scrittura delle notizie, linee guida per la fotografia oltre ad attività pratiche e alla presentazione di alcuni prodotti.
Nel suo intervento sulla Comunicazione della Chiesa, p. Ambrose Pereira, sdb, Segretario per le Comunicazioni Sociali, ha sottolineato l'importanza della necessità di essere autentici e di essere testimoni credibili del messaggio evangelico. Il segretario ha sottolineato la necessità di ispirare le persone, trasformare le comunità e realizzare il cambiamento sociale nelle comunità attraverso una corretta informazione, educazione e intrattenimento.
I presenti, in rappresentanza delle diocesi di Wabag, Goroka, Alotau, Mt Hagen, Lae, Kavieng, Aitape, insieme a due esponenti del National Catholic Church Health Services , si sono detti entusiasti di questa esperienza che li ha aiutati a crescere e a conoscere nuovi approcci ognuno nei rispettivi settori.
“Dobbiamo sviluppare la nostra capacità di comunicatori e contribuire attivamente nelle nostre diocesi”, ha affermato p. Bibin Babu, della diocesi di Goroka. “Questa formazione ha decisamente ampliato la mia comprensione, il mio apprezzamento e il ruolo cruciale della carta stampata”, ha affermato il responsabile della tecnologia dell'informazione dell'NCCHS, il quale ha descritto il seminario come un'esperienza che gli ha fornito una visione dettagliata della scrittura e della fotografia. In conclusione, Snyder William, relatore e redattore della FM cattolica nella diocesi di Lae, ha definito il seminario come un'opportunità per i partecipanti di affinare le loro abilità nel campo della scrittura e della fotografia.
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ASIA/IRAQ - Cristiani iracheni fanno memoria di Paulos Rahho. Arcivescovo caldeo di Mosul, a 13 anni dal suo rapimento e dalla sua morte

seg, 01/03/2021 - 12:00
Mosul – Mentre si preparano a accogliere Papa Francesco, cristiani iracheni fanno memoria di Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mosul, nel tredicesimo anniversario del suo rapimento e della sua uccisione, e c’è chi chiede di rilanciare le indagini per chiarire gli enigmi che ancora circondano la sua morte martiriale.
Il 29 febbraio 2008, l’auto su cui l’Arcivescovo viaggiava fu assaltata da un commando di ignoti uomini armati. Rahho, era appena uscito dalla chiesa dello Spirito, Santo, dove aveva celebrato il pio esercizio della Via Crucis. L’autista e due suoi collaboratori che si trovavano con lui sul veicolo vennero subito uccisi, mentre l’Arcivescovo fu rapito. Dopo giorni di serrate trattative per la sua liberazione, il suo corpo senza vita fu ritrovato il 12 marzo, nei pressi di un cimitero abbandonato nel distretto di Karama. Le cause della sua morte non sono state mai chiarite in maniera definitiva. Adesso, mentre anche Mosul si appresta a accogliere Papa Francesco durante la sua visita pastorale in Iraq, il portale d’informazione ankawa.com lancia un appello a riaprire il dossier delle indagini su quel rapimento, per cercare di far luce sui responsabili di quell’evento criminale che provocò la sua morte.
Nel periodo successivo al 2003, anno dell’operazione militare a guida USA che aveva causato il crollo del regime di Saddam Hussein, la città di Mosul fu teatro di una escalation di violenze, crimini e rapimenti che presero di mira in maniera accentuata appartenenti alle locali comunità cristiane.
Il Sinodo dei Vescovi caldei già nel settembre 2016 aveva messo all’ordine del giorno di una sua riunione la necessità di avviare i processi di beatificazione per martirio riguardanti l’Arcivescovo Rahho, per il sacerdote caldeo Raghiid Aziz Ganni e per suor Cecilia Moshi Hanna, uccisa a Baghdad nel 2002.
Nel maggio 2018 , la Congregazione per le Cause dei Santi ha concesso il Nihil Obstat richiesto per avviare il processo di canonizzazione di padre Raghiid Ganni e dei tre diaconi – Basman Yousef Daud, Wahid Hanna Isho e Gassan Isam Bidawid – uccisi insieme a lui dal commando armato che il 3 giugno 2007 assaltò la a Mosul la chiesa dello Spirito Santo.
Alla fine di ottobre del 2019 si è conclusa a Baghdad la fase diocesana della Causa di Beatificazione e Dichiarazione di Martirio dei 48 servi di Dio trucidati il 31 ottobre 2010 a Baghdad dal commando terrorista che assaltò la chiesa siro cattolica intitolata a Nostra Signora del Perpetuo Soccorso.
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AFRICA/CONGO RD - Nord Kivu; 32 civili uccisi in una settimana

seg, 01/03/2021 - 11:14

Kinshasa – Sono 32 i civili uccisi in una settimana nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, tra Ituri e Nord Kivu . Lo comunica il CEPADHO , secondo il quale gli attacchi sono da attribuirsi ai terroristi di origine ugandese ADF/MTM /. Oltre alle vittime si contano diverse persone rapite e disperse.
Gli ultimi attacchi risalgono alla notte tra sabato 27 e domenica 28 febbraio: a Kainama nel nord-est del Territorio di Beni, nella Provincia del Nord Kivu, i terroristi dell’ADF/MTM hanno ucciso un uomo adulto e un bambino e bruciato sei abitazioni, mentre a Bwakardi, località nell’Ituri, i jihadisti hanno massacrato 7 civili e dato fuoco a 2 case, saccheggiando le restanti alla ricerca di cibo e di oggetti di valore.
Il Nord Kivu è la provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove il 22 febbraio sono stati uccisi l’Ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio, il carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci, e l’autista congolese Mustafa Milambo .
L’area da decenni vive nell’insicurezza per la presenza di centinaia di gruppi armati. Per questo, si legge nel comunicato inviato all’Agenzia Fides, “il CEPADHO incoraggia l'iniziativa del Presidente della Repubblica / Presidente dell'UA nell'organizzazione del vertice per la pace in Africa per lottare contro l’emergere del terrorismo a livello continentale”. “La nostra Organizzazione chiede che durante il vertice venga affrontata la questione del terrorismo a Beni e nell’Irumu, incoraggiando gli Stati amici della RDC a prendere in considerazione la necessità di supportare il nostro esercito nella lotta contro la minaccia comune: l'ADF / MTM, alleato dello Stato Islamico / Daesh”.
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ASIA/THAILANDIA - I missionari Saveriani da 10 anni al servizio dei poveri e degli ultimi, "testimoniando il Vangelo di Gesù”

seg, 01/03/2021 - 11:04
Bangkok - “Tutto è iniziato nel 2007 quando, durante il Capitolo Generale, si decise l’apertura di una nuova presenza missionaria in Asia. In tempi di crisi, segnati dal calo delle vocazioni, dall’invecchiamento del personale e dalla difficile situazione in alcune missioni, fu un segno di speranza per tutto l’istituto, chiamato a ripartire e a riposizionarsi, in un nuovo contesto mondiale ed ecclesiale. Da qui la scelta della Thailandia, dove i primi due Saveriani sono arrivati nel gennaio 2012”. Così riferisce in colloquio con l’Agenzia Fides padre Alex Brai, missionario Saveriano, parlando di come i figli spirituali di San Guido Maria Conforti abbiano mosso i primi passi nel paese asiatico. “Come ogni inizio - racconta padre Alex - anche il nostro è stato pieno di speranza e di fiducia, ma al tempo stesso è stato irto di difficoltà: abbiamo dedicato i primi due anni esclusivamente allo studio della lingua, frequentando corsi in scuole specifiche per stranieri e facendo esercizio costante per pronunciare suoni completamente assenti nel nostro alfabeto. Un’altra realtà con la quale ci siamo dovuti confrontare - prosegue - è stato il buddhismo: in Thailandia è un fenomeno culturale, prima di essere una religione. Qui, in tutte le case, in ogni spazio pubblico, sulle strade, oltre che nei numerosi templi, sovrabbondano i riferimenti espliciti al buddhismo”. Osserva il missionario: “Questo è per noi è un aspetto affascinante, ma anche una sfida riuscire ad entrare in un mondo così diverso, con visioni e mentalità inconsuete, senza lasciarci condurre da pregiudizi culturali e religiosi”.
È soprattutto tra i più bisognosi e i non cristiani che i missionari Saveriani scelgono di testimoniare il Vangelo di Gesù in Thailandia: “Fedeli al carisma carisma del nostro istituto - spiega padre Brai - ci siamo impegnati a collaborare nell’opera di evangelizzazione tra i villaggi del nord, al confine con il Myanmar. Abbiamo iniziato la nostra presenza con una settantina di famiglie cattoliche. Oltre a gestire la vita di questa piccola comunità cristiana - continua - abbiamo preso contatto con i villaggi attorno dove non c’era alcuna presenza cristiana. Attraverso il nostro aiuto nelle scuole, le visite agli ammalati, qualche attività rivolta ai bambini, soprattutto nei villaggi più poveri, stiamo conoscendo la realtà e ci stiamo facendo conoscere”.
A Bangkok, i religiosi operano nelle baraccopoli: “Anche qui ci ha spinto la carità di Cristo - riferisce padre Alex - per farci più vicini ai poveri, agli ultimi, agli esclusi. Ogni giorno visitiamo gli ammalati, gli anziani, i bambini in difficoltà, senza parenti e qualcuno che si occupi di loro”.
“A dieci di distanza dal nostro arrivo in Thailandia - conclude il religioso - i nodi da sciogliere sono ancora molti e le sfide da affrontare molteplici: nel nostro piccolo, con l’aiuto di Dio, siamo sicuri che la nostra presenza, la condivisione nella semplicità e la nostra prossimità fraterna, sono le basi per costruire un futuro migliore”.


Link correlati :Guarda la video intervista a padre Alex Brai sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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