AFRICA/ETIOPIA - La Chiesa in aiuto dei campi profughi dove il rischio di contagio Covid-19 è elevato

Fides IT - www.fides.org - seg, 08/02/2021 - 10:28
Gambella - Mascherine, sapone e disinfettanti per le mani sono stati distribuiti in diverse scuole primarie e secondarie che si trovano nei quattro campi profughi di Jewi, Itang e Kule a Gambella, in Etiopia.
“Secondo il rapporto del Ministero della Salute etiope, la pandemia di Covid-19 è in aumento” , dichiara il Vicario Apostolico di Gambella, mons. Roberto Bergamaschi SDB, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides. Il Vicario ha ribadito che è necessario intensificare le misure preventive che all’interno dei campi profughi sono molto limitate.
Mons. Bergamaschi ha insistito nel ricordare alle comunità scolastiche le principali attività di prevenzione della pandemia da svolgere quotidianamente nelle scuole e nelle comunità dei campi.
“Ognuno di noi deve impegnarsi seriamente a svolgere i propri ruoli, insieme al governo regionale in collaborazione con tutti gli organismi interessati dobbiamo prestare maggiore attenzione a queste comunità”, insiste il Vescovo nella nota pervenuta a Fides.
Sulla base dell'ultimo aggiornamento dell'UNHCR del 31 dicembre 2020, il numero totale di rifugiati ammonterebbe a circa 337.410. Il rischio di contagi è molto elevato a causa delle condizioni in cui vertono le comunità nei campi.
La consegna dei materiali è stata guidata dal Vicario di Gambella insieme al Vicario Generale Abba Tesfaye Petros e Ato Zerihun, Assistente coordinatore nazionale della commissione "Giustizia e Pace" della Conferenza episcopale dell'Etiopia, in collaborazione con i direttori e gli assistenti delle scuole del campo profughi.
L’iniziativa, portata avanti dalla Commissione "Giustizia e Pace" in collaborazione con il Vicariato di Gambela, è stata finanziata dall'Ambasciata canadese in Etiopia.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA - I social media per l’evangelizzazione: l’annuncio nei moderni areopaghi

Fides IT - www.fides.org - sab, 06/02/2021 - 21:43
Almaty - “La Chiesa in Asia centrale, in particolare in Kazakistan, ha posto tra le sue priorità lo sviluppo del settore della comunicazione, come ambito specifico e funzionale a favorire la conoscenza, la natura e la missione della Chiesa stessa. Si è rilevata la necessità di uno scambio costante di esperienze e conoscenze tra la realtà nazionale e le sedi diocesane, in modo da facilitare la condivisione di informazioni e possibilmente entrare in contatto con giovani e adulti, in molti casi, già avvezzi al mondo dei media”. ”. E’ quanto dichiara la Diocesi di Almaty in una nota all’Agenzia Fides, in merito al ciclo di webinar “I social media per l’evangelizzazione in Asia centrale” realizzato nei giorni 1-5 febbraio. Il progetto organizzato dalla diocesi di Almaty e sostenuto dalla Pontificia Unione Missionaria, ha coinvolto le comunità cattoliche di Kazakistan, Kirghizistan, Tajikistan, Uzbekistan e Turkmenistan, raggiungendo oltre sessanta tra operatori pastorali, volontari, religiosi, giovani universitari.
“In Asia centrale – prosegue la nota – risulta necessario che, come dice Papa Francesco, ‘la missione della Chiesa si adegui ai tempi e utilizzi gli strumenti moderni che la tecnica mette a disposizione. Si tratta di entrare negli areopaghi moderni per annunciare la misericordia e la bontà di Dio’. Per rispondere a questa esigenza, il seminario di formazione ‘I social media per l’evangelizzazione in Asia centrale’ è nato con l’idea di formare giovani e operatori pastorali, in Kazakistan, in Kirghizistan e in altre nazioni dell’Asia centrale, alla conoscenza a all’uso degli strumenti digitali, favorendo una mentalità che consideri la comunicazione e i mass-media come un’opportunità per l’annuncio e la diffusione del Vangelo”.
L’obiettivo dei webinar, come si apprende dalla nota, è stato quello di fornire “competenze teoriche e pratiche sulla comunicazione online e sull’utilizzo dei social media, e di altri strumenti del web”. La formazione è stata tenuta da professionisti del settore connessi dall’Italia e ha previsto l’apprendimento di metodi e tecniche per la progettazione di una strategia di comunicazione per social media, con la specifica prospettiva dell’uso di questi strumenti per l’evangelizzazione.
Il documento si sottolinea, inoltre, l’importanza di una piena conoscenza dei mezzi di comunicazione digitali, sia a livello personale, sia a livello professionale: “La navigazione in rete può trasformarsi in un’avventura insidiosa, affrontata con inconsapevole leggerezza: si rende, pertanto, necessaria un’adeguata conoscenza degli strumenti, delle logiche e dei linguaggi tipici del mondo digitale. Tale conoscenza, inoltre, può avere importanti risvolti in un mondo del lavoro sempre più connesso e in una Chiesa che deve confrontarsi con questi nuovi luoghi virtuali di aggregazione. Questo fenomeno è tanto più avvertito nella società, nel mondo giovanile e nella comunità cattolica in Kazakistan, che avverte oggi la necessità di approfondire questi aspetti tramite una formazione che approfondisce la natura, l’uso e le potenzialità degli strumenti presenti nel mondo digitale”.
I cattolici rappresentano una minoranza nei Paesi dell’Asia centrale: si tratta, infatti, di un’area geografica a maggioranza musulmana, dove la Chiesa è rinata in seguito alla caduta dell’Unione Sovietica e alla conseguente fine delle persecuzioni religiose. Ad oggi si contano 70 parrocchie in Kazakistan, 5 in Uzbekistan, 3 in Kirghizistan, 2 in Tajikistan, mentre in Turkmenistan i circa 250 fedeli si riuniscono nella cappella della Trasfigurazione del Signore, nella capitale Ashgabat.

Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/ECUADOR - Le Scalabriniane creano la “strada dell'accoglienza” per gli emigranti in fuga dal Venezuela

Fides IT - www.fides.org - sab, 06/02/2021 - 19:20
Quito - In Venezuela la crisi politica, economica e sociale perdurante, continua a costringere migliaia di persone alla fuga e l’Ecuador è un Paese di transito per chi voglia arrivare in Perù e Cile, luoghi dove ritengono di poter trovare maggiori opportunità . Il Venezuela vive in una situazione politica particolarmente complessa: la presidenza di Nicolas Maduro è contestata da Juan Guaidò e migliaia sono i migranti che passano attraverso le trochas, le scorciatoie, i cammini che attraversano la Colombia per arrivare in Ecuador.
Le Suore Scalabriniane, congregazione di missionarie che sin dalla sua fondazione, 125 anni fa, assiste i migranti, ha creato una “strada dell’accoglienza” con una casa che è stata inaugurata questo mese e un’altra che aprirà a marzo, informa la nota inviata all’Agenzia Fides. Si tratta di un percorso che in Ecuador è composto dai “Centri di cura integrata”, luoghi che accolgono i migranti nel percorso verso Quito, la capitale, e le altre province dell’Ecuador alla frontiera con il Perù. Il viaggio solca l’itinerario ecuadoriano che passa lungo la Panamericana, la strada che dall’Alaska porta fino a Usuhaia, nel picco più a Sud dell’Argentina. In Ecuador i punti di questa “strada dell’accoglienza” sono tre: uno è il centro di accoglienza di Tulcàn che aprirà a marzo, proprio al confine con la Colombia. Poi, a 3 ore di distanza, c’è il centro di Ibarra e da lì, con altre tre ore di viaggio, il centro nella Provincia di Santo Domingo inaugurato il primo febbraio.
“Il nostro lavoro è molteplice – dice suor Leda Reis, missionaria scalabriniana in Ecuador, responsabile e coordinatrice delle case, nella nota inviata a Fides –. Prima di tutto cerchiamo di aiutare i migranti facendo da tramite con l’ambasciata e il consolato per sistemare la loro documentazione, ma non è spesso un compito facile, perché proprio quei migranti fuggono da uno Stato che non li riconosce. Poi li aiutiamo cercando di avviare percorsi di integrazione, puntando alla loro formazione e alla loro valorizzazione”. “Si tratta di un centro di cura integrale, non di semplici case di accoglienza, perché vogliamo aiutare l’essere umano nella sua totalità, e non solo come numeri – spiega suor Leda -. Ecco perché vogliamo rafforzarli nella loro capacità e dignità di essere famiglia e nel loro essere costruttori, anche se invisibili, di politiche di pace. Lavoriamo in squadra anche con professionisti, che collaborano con le istituzioni per la loro protezione, per dare loro gli strumenti per vivere e per farli partecipare ai programmi di mediocredito”.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/RWANDA - Nomina del Vescovo di Cyangugu

Fides IT - www.fides.org - sab, 06/02/2021 - 12:11
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Cyangugu , il rev. Edouard Sinayobye, del clero di Butare, finora Rettore del Seminario Propedeutico di Nyumba.
S.E. Mons. Edouard Sinayobye è nato il 20 aprile 1966 nel Distretto di Gisagara Diocesi di Butare. Ha frequentato il Seminario minore Saint Léon di Kabgayi . Ha trascorso un anno nel Seminario Propedeutico di Rutengo e successivamente ha completato gli studi di Filosofia e di Teologia nel Seminario Maggiore di Nyakibanda . È stato ordinato sacerdote il 12 agosto 2000 per la Diocesi di Butare.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi e studi: Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Butare e Direttore della Commissione Diocesana Giustizia e Pace ; Parroco di Gakoma e membro della Commissione Diocesana per le finanze ; Licenza e Dottorato in Teologia Spirituale presso la Pontificia Facoltà Teologica-Pontificio Istituto di Spiritualità Teresianum a Roma ; Direttore della Caritas Diocesana ; Economo della Diocesi . Dal 2014 finora è stato Rettore del Seminario Propedeutico di Nyumba, docente di Teologia Spirituale nel Seminario Maggiore di Nyakibanda e presso l’Università Cattolica di Butare, Segretario della Commissione Episcopale per le Vocazioni e membro del Comitato Nazionale per i Congressi Eucaristici.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/FILIPPINE - Vaccino senza paure: i Vescovi lo riceveranno pubblicamente

Fides IT - www.fides.org - sab, 06/02/2021 - 11:28
Manila - I Vescovi filippini sono disposti a ricevere in pubblico il vaccino Covid-19 per contribuire a dissipare le paura della popolazione. "I Vescovi possono ricevere il vaccino anti-Covid anche in televisione, in modo che possiamo incoraggiare le persone e vincere le paure della vaccinazione" ha detto l'Arcivescovo Romulo Valles di Davao, presidente della Conferenza episcopale delle Filippine , ricordando che Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI si sono sottoposti alla vaccinazione.
Anche il Vescovo Pablo Virgilio David, della diocesi di Kalookan, vicepresidente della Conferenza episcopale ha confermato: "Come Chiesa cattolica offriremo e faremo tutto ciò che può fugare i timori della vaccinazione", notando che che in molte diocesi si sono stabilite partnership con i governi locali per il vaccino.
I Vescovi hanno anche affermato che sosterranno il programma di vaccinazione del Paese, aggiungendo che avrebbero fornito o utilizzato le strutture della Chiesa per allestire punti di somministrazione del vaccino, specialmente nelle aree rurali e remote.
Il vaccino, hanno auspicato, va fornito a chi opera "in prima linea" come operatori sanitari, anziani, comunità povere e vulnerabili, lavoratori essenziali e infine il resto della popolazione.
Un recente sondaggio condotto nel paese afferma che molti filippini hanno espresso "esitazione nei confronti del vaccino" per motivi di efficacia o timori di effetti collaterali a lungo termine.
ll governo filippino ha affermato che almeno 5,6 milioni di dosi di vaccino contro il coronavirus prodotte da Pfizer-BioNTech e AstraZeneca dovrebbero arrivare nel paese entro il primo trimestre del 2021. La nazione dovrebbe ricevere un totale di 9,4 milioni di dosi dai due produttori farmaceutici entro il secondo trimestre.
Le autorità locali nelle Filippine e nel settore privato si stanno preparando per la campagna vaccinale, con i siti di vaccinazione necessari, le attrezzature di conservazione a basse temperature e il personale addetto. Le Filippine, ha comunicato il governo, hanno in programma di vaccinare 70 milioni di persone entro il 2021 per ottenere l'immunità di gregge.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/MALAWI - Il Covid-19 colpisce gravemente il Malawi; anche la Chiesa ne risente

Fides IT - www.fides.org - sab, 06/02/2021 - 11:12
Lilongwe - L'ufficio pastorale dell'Arcidiocesi di Blantyre ha cancellato le celebrazioni della Giornata della Vita Consacrata e della Pontificia Unione Missionaria a livello dell'Arcidiocesi, previste il 2 febbraio, per rispettare le direttive del Ministero della Salute, che ha vietato raduni di massa a causa del forte aumento dei casi di Covid-19 nel Paese. In un comunicato stampa firmato dal Coordinatore Pastorale dell'Arcidiocesi di Lilongwe, il rev. James Mkwezalamba, le celebrazioni di quest'anno sono state sospese immediatamente a causa dell'attuale impatto del Covid 19 sul nostro paese. Secondo il comunicato, una nuova data sarà annunciata in seguito tramite l'ufficio del direttore delle Pontificie Opere Missionarie.
Nell'Arcidiocesi di Lilongwe, p. Innocent Mtapaonga, parroco della parrocchia di Chitedze, nel suo discorso durante la cerimonia di sepoltura di p. Chipalamwazani ha affermato che è importante onorare la celebrazione della Giornata per l'Unione Missionaria in diverse parrocchie, in quanto illumina e sensibilizza gli operatori pastorali sulla necessità dell'unità mentre sono al servizio della Chiesa e per assicurare la cooperazione nella promozione della coscienza missionaria attraverso le quattro Pontificie Opere Missionarie.
"Ogni anno il 2 febbraio ci incontriamo per celebrare la Vita Consacrata e la Pontificia Unione Missionaria come diocesi, ma quest'anno non ce la faremo a causa della pandemia Covid-19 che ha causato la morte dei nostri amati fratelli e sorelle, inclusi sacerdoti e suore" ha detto p. Mtapaonga.
“Dopo essere stato relativamente risparmiato dalla pandemia di Covid-19 nel 2020, il Malawi è ora travolto da una nuova e rapida ondata della malattia che sta rapidamente travolgendo il sistema sanitario” afferma Medici Senza Frontiera. “Nelle prime settimane di gennaio 2021, il numero di persone confermate con la malattia è raddoppiato ogni quattro o cinque giorni, e mentre la capacità locale è già satura, l’accesso ai vaccini è probabilmente lontano qualche mese”. Tra le vittime c’è pure il missionario italiano p Giuseppe Giannini, "Pino", comboniano, da 40 anni circa in Malawi. Avrebbe compiuto 74 anni tra pochi giorni.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/SUDAN - Dilaga la violenza in Darfur dove la pandemia di Covid-19 ha esacerbato la situazione

Fides IT - www.fides.org - sab, 06/02/2021 - 11:05
El Geneina – Sono oltre 130.000 gli sfollati fuggiti dai recenti attacchi violenti che stanno isolando sempre di più la città di El Geneina, capitale dello Stato del West Darfur. Ai manifestanti che hanno chiuso tutte le strade da e per la città si sono aggiunte le delegazioni provenienti da Zalingei e Nyala per sostenere le richieste di licenziare il governatore dello stato, Mohamed El Doma, spostare i campi per gli sfollati dalla città e riorganizzare le forze della polizia di stato.
Secondo quanto appreso dall’Agenzia Fides, gli attivisti del Darfur occidentale hanno affermato che la chiusura delle strade che portano a El Geneina mira a sbarrare gli accessi a qualsiasi aiuto umanitario diretto ai rifugi degli sfollati, oppure a trasferire i numerosi feriti a Khartoum. Attualmente gli sfollati si ritrovano in condizioni difficili in più di 60 rifugi sovraffollati, dove una famiglia vive in un'area non superiore a due metri quadrati, le razioni di cibo e acqua non vengono distribuite regolarmente e mancano i servizi igienici. Gli unici supporti finora ricevuti dal World Food Program consistono in teloni di protezione e sorgo, ed è urgente l’intervento di altre organizzazioni umanitarie.
In questo contesto di precarietà, con la miriade di sfollati interni e comunità nomadi, la diffusione della pandemia Covid-19 rappresenta per il Darfur una minaccia significativa per la pace e la sicurezza e ha ulteriormente deteriorato la situazione socio-economica. Per le comunità rurali in condizioni sanitarie già limitate, la pandemia ha esacerbato una situazione già difficile.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/LIBANO - Il Direttore nazionale delle POM: “Occorre avviare un dialogo di pace per costruire un nuovo Libano ”

Fides IT - www.fides.org - sab, 06/02/2021 - 10:35
Beirut - “Il Libano è attualmente colpito da una crisi che ne sta deteriorando il tessuto sociale, in un contesto caratterizzato da un progressivo aumento della povertà, inflazione, perdita di posti di lavoro, crescente insicurezza alimentare e tensioni sociali. Inoltre a causa di una nuova ondata del Covid 19, il governo ha applicato un drastico lockdown che sta mettendo in ginocchio la popolazione”. Così riferisce all’Agenzia Fides padre Raphael Zgheib, sacerdote maronita, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie del Libano parlando della difficile situazione in cui versa il Paese medio orientale
Ad aggravare la situazione generale, vi sono le proteste antigovernative che hanno segnato questi ultimi mesi, generando alta tensione sociale. L’allerta è alta in particolare a nord di Beirut e a Tripoli, che nei giorni scorsi ha visto un violento scontro tra manifestanti e forze dell’ordine. Osserva p. Raphael: “Il peso sociale è diventato troppo forte per il popolo. La zona di Tripoli è povera - afferma - ancora lo Stato non è intervenuto a livello sociale e umano. Questo lascia un sentimento di disagio molto forte”. C’è, inoltre, la minaccia dei gruppi terroristi : “Proprio in quella zona - riporta il Direttore nazionale delle POM - è stata scoperta una cellula Daesh che stava preparando degli attentati contro l’esercito libanese”.
In questo scenario, si segnala la accorata richiesta dai principali rappresentanti delle comunità cristiane e musulmane libanesi alla classe politica, affinché s’impegni a trovare una via di uscita dalla crisi, e a dare al Paese un governo di ‘salvezza nazionale’. “Questa è un’occasione storica per avviare un dialogo di pace - spiega p. Raphael - occorrerebbe lasciare da una parte gli interessi politici regionali per costruire un Paese neutrale, per fare l’interesse della nazione. Ci auguriamo - conclude - che tutta la sofferenza che viviamo oggi possa essere un seme di speranza dal quale possa nascere un Libano nuovo, su presupposti solidi e duraturi”.




Link correlati :Guarda l'intervista a p. Raphael Zgheib, Direttore Nazionale delle POM in Libano
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/MALI - “Chiediamo ai rapitori di liberare il più presto possibile suor Gloria”: la missionaria è stata sequestrata 4 anni fa

Fides IT - www.fides.org - sab, 06/02/2021 - 10:00
Roma – “La Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata sta celebrando una speciale novena di preghiera per la liberazione di suor Gloria Cecilia Narváez. Il 7 febbraio si compiranno quattro anni dal suo sequestro in Mali. Purtroppo finora gli sforzi per la sua liberazione non hanno avuto successo”. Lo racconta all’Agenzia Fides suor Noemi Quesada, ex superiora generale della Congregazione di suor Gloria, che alla vigilia del quarto anniversario del sequestro lancia questo appello: “Chiediamo urgentemente ai rapitori di liberarla il prima possibile, perché non sta bene in salute. Suor Gloria soffre tanto, come la Congregazione e la sua famiglia. Dio, che è il Padre di tutti, ci aiuti in questa richiesta. Nel nostro dolore ci sentiamo impotenti di fronte a questo rapimento senza precedenti, e chiediamo alla comunità cristiana la sua preghiera e alla comunità internazionale di non dimenticare che nel rapimento di una persona viene sequestrata una parte della nostra umanità”.
“Ho conosciuto suor Gloria Cecilia Narváez quando ha iniziato la sua vita religiosa – racconta a Fides suor Noemi -. Fin da giovanissima ha dimostrato le sue qualità di educatrice e come tale si è preparata al servizio in questo campo. Sono state molte le istituzioni educative in cui ha lavorato. Il Collegio di Samaniego, nel sud della Colombia è stato l'ultimo istituto di cui è stata direttrice, poi i suoi primi passi come missionaria li ha fatti nel sud del Messico, ad Apatzingán, Michoacán. Dopo una preparazione particolare, venne inviata a Boukoumbé, in Benin, in Africa, sempre come educatrice. Sono bastati sei anni per farla rimanere profondamente incantata dall'Africa e dalla sua gente. La Congregazione la inviò quindi come responsabile del lavoro a Karangasso, in Mali. Lì accompagnava le suore della sua comunità che svolgono il servizio missionario nel centro sanitario, in una casa per bambini orfani, un centro per la promozione delle donne, che include un Progetto di alfabetizzazione di 700 donne nei villaggi, e nella catechesi dei bambini e dei giovani del luogo”.
Suor Noemi ci descrive con pochi tratti la figura della missionaria rapita: “Il suo amore per le suore, la sua semplicità e cordialità nei rapporti, la sua spiritualità e la vita di preghiera, la rendono una persona molto vicina a Dio e alla popolazione. Questo l'ha portata ad impegnarsi sempre di più con i poveri, costringendola a cercare con creatività nuove soluzioni alle situazioni più urgenti delle persone che si presentavano”. L’ultimo atto eroico di generosità e di amore l’ha compiuto al momento del sequestro, come racconta ancora suor Noemi: “Quando i rapitori hanno arrestato una delle suore della comunità, lei è uscita dal suo nascondiglio e ha detto loro: io sono la più grande, la responsabile, lasciatela andare. Così i rapitori hanno rilasciato la suora e hanno preso suor Gloria e l'hanno portata via”.
Suor Gloria Cecilia Narváez Argoti, religiosa colombiana della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata, è stata sequestrata mentre svolgeva la sua missione a Karangasso, nel sud del Mali, la sera del 7 febbraio 2017. Intorno alle 21, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella parrocchia di Karangasso a Koutiala, una zona ritenuta fino ad allora tranquilla e relativamente sicura, sequestrando la suora. Il 1° luglio il gruppo Al Qaeda del Mali, attraverso la rete cifrata Telegram, ha pubblicato un video dove appariva la suora e altri cinque ostaggi stranieri, rapiti dalla rete jihadista. Circa un anno dopo, a gennaio 2018, è stato diffuso in internet un altro video in cui suor Gloria, che appariva in buone condizioni, si rivolgeva a Papa Francesco chiedendogli di intervenire per la sua liberazione.
La madre di suor Gloria, la signora Rosita Argoty de Narváez è morta a Pasto, Colombia, nel settembre 2020, a 87 anni, fino all’ultimo non ha perso la speranza di poter riabbracciare la figlia.
Sophie Petronin, operatrice umanitaria francese liberata assieme ad altri ostaggi occidentali, tra cui il missionario p. Pierluigi Maccalli, l'8 ottobre 2020, ha dichiarato che suor Gloria è viva ma ha bisogno di cure. L’ex ostaggio francese ha affermato di aver trascorso la maggior parte della sua prigionia con la religiosa colombiana. Le due donne sono state insieme per tutto il tempo fino al 5 ottobre, quando la Petronin è stato trasferita per il successivo rilascio, passando per circa 30 campi diversi. Il Cardinale Jean Zerbo, Arcivescovo di Bamako, ha chiesto la liberazione di tutti gli ostaggi ancora in mano a gruppi jihadisti: "Ogni volta che preghiamo, chiediamo al Signore la liberazione di suor Gloria e di tutti gli altri ostaggi. Questa è una grande umiliazione per il Mali. Sono venuti per fare del bene e sono stati rapiti dai banditi, come se fossero schiavi. È un peccato per il nostro Paese” .

Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/RWANDA - Giorni decisivi per contenere il virus: urge l'intervento di tutte le organizzazioni presenti sul territorio

Fides IT - www.fides.org - sex, 05/02/2021 - 18:52
Muhura - Negli ultimi giorni la situazione sanitaria in Rwanda è peggiorata notevolmente. Il 1 febbraio sono stati registrati 15.400 contagi totali, con picchi anche di 300 nuovi casi al giorno. “I tre poli sanitari della zona sono i Centri di Salute di Muhura, Bugarura e Gasange dove vengono ricoverati e curati i pazienti gravi, dove arrivano i medicinali per curare i pazienti Covid e non solo, dove da qualche settimana si effettuano i tamponi per individuare i nuovi contagi” scrive all’Agenzia Fides Omar Fiordalisio, Country Manager Ruanda del Movimento Lotta alla Fame nel Mondo .
“Al Centro di Muhura, fino a poco tempo fa non arrivava nemmeno l'acqua per i pazienti ordinari. Tuttavia – evidenzia - c’è ancora molto da fare per rendere i tre Centri di Salute ancora più efficienti e contenere il dilagare dei contagi nel Distretto di Gatsibo. Per poter operare in sicurezza è necessario dare supporto al personale dei Centri Sanitari e agli Operatori Sanitari che effettuano le visite domiciliari. Il Rwanda Biomedical Centre, l’ente governativo preposto alla lotta contro il Covid, ha chiesto aiuto agli altri enti presenti sul territorio.”
Fiordalisio spiega che ogni Ong presente in Rwanda sta facendo la sua parte, “noi ci stiamo impegnando a Muhura, dove i casi sono saliti a 22 e anche negli altri due Centri di Bugarura e Gasange, che vedono rispettivamente 13 casi di positività ciascuno. Tra i primi contagiati ci sono anche tre studenti e una neo mamma con una bimba di 3 mesi. Al momento, per fortuna, nessuno di loro è in condizioni gravi, ma la situazione è altamente critica.”
Ogni giorno gli Operatori Sanitari corrono enormi rischi, andando di casa in casa per cercare di identificare i contagi, seguire i malati e distribuire mascherine, guanti e sapone alle famiglie. “Se il paziente positivo è grave viene trasportato al Centro di Salute, ma molto più frequentemente deve essere isolato nella propria casa. Si tratta di abitazioni dove vivono in media 5-6 persone, spesso dotate di poche grandi stanze con pochissime finestre” evidenzia il rappresentante di LMFM.
La priorità riguarda la dotazione di tutti i medicinali utilizzati per le cure dei pazienti e dei Dispositivi di Protezione Individuale per la prevenzione del virus nelle famiglie. Vitamina C, paracetamolo e amoxicillina sono i principali integratori e farmaci somministrati per curare i pazienti più gravi. “Mascherine chirurgiche e FFP2, guanti, sapone e disinfettante sono i materiali che dobbiamo urgentemente distribuire al personale sanitario e alle singole famiglie per evitare l’impennata dei contagi. Sono andato personalmente pochi giorni fa ad acquistare i primi DPI per distribuirli a Muhura e negli altri due Centri di Salute. Fiordalisio conclude dicendo che questi sono i giorni decisivi per contenere il virus nel Distretto”.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo Sako: i nostri sacerdoti sono bravi, le critiche senza carità fanno male alla Chiesa

Fides IT - www.fides.org - sex, 05/02/2021 - 11:51
Baghdad – I sacerdoti della Chiesa caldea sono uomini con i loro limiti, ma la stragrande maggioranza di loro esercita il proprio ministero sacerdotale con dedizione e generosità, fino al sacrificio. Lo ha voluto ribadire con forza il Cardinale Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia del Caldei, rendendo pubblica una lettera in cui risponde alle critiche rivolte indistintamente al clero locale, contenute in un intervento pubblicato sul sito ankawa.com.
La lettera del Patriarca inizia con alcune considerazioni autobiografiche: “Vivo in Iraq dalla nascita” scrive il Cardinale “e ho incontrato molti Vescovi e sacerdoti che sono stati importanti nel mio lungo cammino di servizio alla Chiesa. Anche la mia vocazione sacerdotale è nata grazie anche all'esempio di un grande sacerdote”. Il Primate della Chiesa caldea non nega che un numero limitato di sacerdoti tendano a sfruttare il loro sacerdozio fuori dalla missione che hanno ricevuto al momento dell’ordinazione. “Ma la grande maggioranza dei nostri sacerdoti” tiene a sottolineare il Patriarca “sono pienamente dediti e assorbiti nel loro ministero sacerdotale. Tra loro abbiamo veri martiri”.
Poi il Cardinale Sako richiama i fattori elementari che connotano la natura sui generis della Chiesa, “istituzione divina e umana. La Chiesa è santa – ricorda il Patriarca – e non il clero! La divinità è solo di Dio. I sacerdoti, i Vescovi e i Patriarchi non sono divini, e la stessa santità è una vocazione per ogni cristiano, e non è riservata solo al clero. Per quanto ne so, e per quello che vedo – prosegue il Patriarca caldeo - la maggior parte dei sacerdoti si fanno carico dei loro impegni fino al sacrificio. Basta guardare a quello che hanno fatto i sacerdoti iracheni per una moltitudine di sfollati, a partire dal 2014.
Anche riguardo alle tentazioni di abuso dei beni della Chiesa, il Patriarca ricorda che “Oggi, nella maggior parte delle nostre parrocchie, ci sono uffici per la gestione trasparente delle risorse, consigli parrocchiali e consigli diocesani”. Nonostante gli ostacoli, si sono fatti tanti passi avanti per diffondere un modello di gestione trasparente. Con tutto questo – aggiunge il Patriarca - “rimaniamo uomini, non facciamo miracoli, che appartengono solo a Dio”.
Il Cardinale iracheno, con una aggiunta interessante e tutt’altro che frequente, accenna anche alla lamentosità diffusa e alle pretese eccessive che in Medio Oriente vengono spesso date per scontate nei confronti delle istituzioni ecclesiali, quando ad esempio si finisce per chiedere ad esse di trovare posti di lavoro, costruire case, spianare le strade, favorire carriere politiche. Un atteggiamento che poi inevitabilmente si traduce in critiche corrosive e indiscriminate, che a giudizio del Patriarca fanno male alla Chiesa, soprattutto quando si decade nella lamentela e si spargono maldicenze senza nemmeno addurre prove reali di comportamenti scorretti da parte di membri del clero. A questo riguardo – ricorda il Patriarca Sako - chiunque venga a conoscenza di scorrettezze palesi, e non di voci o dicerie, deve segnalarle al Vescovo locale, che se lo riterrà necessario avvierà le dovute indagini tramite gli strumenti canonici in dotazione all’autorità ecclesiastica.


Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/IRAQ - Patriarca caldeo Sako: i nostri sacerdoti sono bravi, le critiche senza carità fanno male alla Chiesa

Fides IT - www.fides.org - sex, 05/02/2021 - 11:51
Baghdad – I sacerdoti della Chiesa caldea sono uomini con i loro limiti, ma la stragrande maggioranza di loro esercita il proprio ministero sacerdotale con dedizione e generosità, fino al sacrificio. Lo ha voluto ribadire con forza il cardinale Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia del Caldei, rendendo pubblica una lettera in cui risponde alle critiche rivolte indistintamente al clero locale, contenute in un intervento pubblicato sul sito ankawa.com. La lettera del Patriarca inizia con alcune considerazioni autobiografiche: “Vivo in Iraq dalla nascita” scrive il Cardinale “e ho incontrato molti vescovi e sacerdoti che sono stati importanti nel mio lungo cammino di servizio alla Chiesa. Anche la mia vocazione sacerdotale è nata grazie anche all'esempio di un grande sacerdote”. Il Primate della Chiesa caldea non nega che un numero limitato di sacerdoti tendano a sfruttare il loro sacerdozio fuori dalla missione che hanno ricevuto al momento dell’ordinazione. “Ma la grande maggioranza dei nostri sacerdoti” tiene a sottolineare il Patriarca “sono pienamente dediti e assorbiti nel loro ministero sacerdotale. Tra loro abbiamo veri martiri”. Poi il cardinale Sako richiama i fattori elementari che connotano la natura sui generis della Chiesa, “istituzione divina e umana. La Chiesa è santa – ricorda il patriarca – e non il clero! La divinità è solo di Dio. I sacerdoti, i vescovi e i Patriarchi non sono divini, e la stessa santità è una vocazione per ogni cristiano, e non è riservata solo al clero. Per quanto ne so, e per quello che vedo – prosegue il Patriarca caldeo - la maggior parte dei sacerdoti si fanno carico dei loro impegni fino al sacrificio. Basta guardare a quello che hanno fatto i sacerdoti iracheni per ma moltitudine degli sfollati, a partire da, 2014. Anche riguardo alle tentazioni di abuso dei beni della Chiesa, il Patriarca ricorda che “Oggi, nella maggior parte delle nostre parrocchie, ci sono uffici per la gestione trasparente delle risorse, consigli parrocchiali e consigli diocesani”. Nonostante gli ostacoli, si sono fatti tanti passi avanti per diffondere un modello di gestione trasparente. Con tutto questo – aggiunge il Patriarca - “rimaniamo uomini, non facciamo miracoli, che appartengono solo a Dio”. Il cardinale iracheno, con una aggiunta interessante e tutt’altro che frequente, accenna anche alla lamentosità diffusa e alle pretese eccessive che in Medio Oriente vengono spesso date per scontate nei confronti delle istituzioni ecclesiali, quando ad esempio si finisce per chiedere ad esse di trovare posti di lavoro, costruire case, spianare le strade, favorire carriere politiche. Un atteggiamento che poi inevitabilmente si traduce in critiche corrosive e indiscriminate, che a giudizio del Patriarca fanno male alla Chiesa, soprattutto quando si decade nella lamentela e si spargono maldicenze senza nemmeno addurre prove reali di comportamenti scorretti da parte di membri del clero. A questo riguardo – ricorda il Patriarca Sako - chiunque venga a conoscenza di ìscorrettezze palesi, e non di voci o dicerie, deve segnalarle al Vescovo locale, che se lo riterrà necessario avvierà le dovute indagini tramite gli strumenti canonici in dotazione all’autorità ecclesiastica.


Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/CONGO RD - La celebrazione della Giornata mondiale della Vita Consacrata a Kinshasa

Fides IT - www.fides.org - sex, 05/02/2021 - 11:38
Kinshasa - “Nella sua enciclica Fratelli Tutti, il Santo Padre ci invita a considerarci tutti fratelli. Questa è una grande sfida soprattutto per le persone consacrate come noi, che siamo stati chiamati a formare un solo corpo ; una sfida che ciascuno di noi deve raccogliere prendendosi cura in primo luogo della propria vita spirituale, le cui conseguenze positive saranno a beneficio della comunità". Questa è la sfida riconosciuta dalle persone consacrate della Repubblica Democratica del Congo, e ripresa in un messaggio congiunto dell'Assemblea dei Superiori Maggiori e dell'Unione dei Superiori Maggiori della RDC, in occasione della Giornata mondiale della vita consacrata che, a Kinshasa, è stata celebrata in due fasi: prima una conferenza tenuta il 1 febbraio, poi una messa di ringraziamento celebrata il 2 febbraio 2021..
Tenutesi nella Cattedrale Notre Dame du Congo, le due attività sono state animate e presiedute da Monsignor Jean-Crispin Kimbeni, Vescovo ausiliare di Kinshasa incaricato della vita consacrata. Articolato attorno al tema "Comunione dei membri per una comunità aperta alla fraternità universale", il convegno ha cercato di capire come una comunità possa essere veramente aperta alla fraternità universale. In questa prospettiva, Monsignor Jean-Crispin Kimbeni si è ispirato all’Enciclica Fratelli Tutti per individuare alcuni aspetti essenziali alla vita comunitaria.
Il relatore ha sottolineato il rapporto personale della persona consacrata con Dio, affermando che “l'idea di comunione non è una nostra iniziativa personale; ci precede, poiché la nostra comunione personale con Dio è un prerequisito per la vita comunitaria”.
Monsignor Jean-Crispin, nella sua omelia durante la Messa del 2 febbraio, è tornato sul tema della comunione, alludendo al motto del Cardinale Fridolin Ambongo, Arcivescovo Metropolita di Kinshasa, per invitare le persone consacrate che vivono in questa circoscrizione a "vivere il progetto apostolico dell'Arcidiocesi di Kinshasa attraverso i rispettivi apostolati".
Durante la celebrazione eucaristica sono state annunciate le prossime ordinazioni. Si tratta di religiosi di diverse congregazioni, candidati al diaconato e al sacerdozio che saranno ordinati dall'Arcivescovo di Kinshasa sabato 27 febbraio. Nella RDC vi sono più di 200 congregazioni religiose, maschili e femminili, diocesane e internazionali.

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/PAKISTAN - “San Giuseppe, modello per la famiglia, la Chiesa e la società”: al via l'Anno dedicato al santo

Fides IT - www.fides.org - sex, 05/02/2021 - 11:23
Karachi - “Vi mando ad essere missionari di San Giuseppe nell'Arcidiocesi di Karachi per raggiungere tutte le parrocchie e le comunità; potete organizzare incontri e attività pastorali sulla vita e sulla missione di San Giuseppe alla luce della 'Patris Corde', la Lettera Apostolica di Papa Francesco per celebrare il 150° anniversario della proclamazione di San Giuseppe come Patrono della Chiesa Universale”: con queste parole il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, ha benedetto e inviato l'équipe di sacerdoti creata appositamente per l'Anno di San Giuseppe, che la Chiesa in Pakistan vive, seguendo le indicazioni di Papa Francesco. L'annuncio della solenne apertura dell'Anno è stato dato durante la Santa Messa inaugurale tenutasi il 3 febbraio nella Cattedrale di San Patrizio, presieduta dal Cardinale Coutts.
Dopo l'annuncio di Papa Francesco, che ha proclamato l'Anno di San Giuseppe per la Chiesa cattolica dall'8 dicembre 2020 all'8 dicembre 2021, i Vescovi cattolici in Pakistan si sono attivati per sensibilizzare i fedeli sulla vita e sulla missione di San Giuseppe. L'Arcivescovo Joseph Arshad della diocesi di Islamabad-Rawalpindi, che è anche Presidente della Conferenza episcopale cattolica pakistana, inaugurando l'Anno di San Giuseppe nella sua diocesi, ha detto: “La vita di San Giuseppe è una benedizione per ognuno di noi. È un modello per le nostre famiglie cristiane, specialmente per i giovani sposati, che devono prendersi cura delle loro famiglie. In quest'anno di San Giuseppe incoraggio tutti i fedeli della mia diocesi e del Pakistan a concentrarsi sulla vita e la missione di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale e capo della Sacra Famiglia. Era un padre amorevole, che non si è solo preso cura e ha protetto la sua famiglia”.
Rivolgendosi in particolare agli uomini, l'Arcivescovo ha detto: "Invito gli uomini a seguire le orme di San Giuseppe. Essendo egli un padre, tutti i padri di famiglia possono imparare e sapere dalla vita di San Giuseppe quanto fosse responsabile verso la sua famiglia. San Giuseppe è anche un protettore della Chiesa: sarà anche per tutti noi un esempio per essere al servizio dell'umanità povera, indifesa e sofferente”.
La diocesi cattolica di Hyderabad ha inaugurato l'Anno di San Giuseppe a metà di gennaio, in un raduno cui erano presenti circa 100 sacerdoti, religiosi e suore in servizio nella diocesi. Il Vescovo Mons. Samson Shukardin OFM parlando all'Agenzia Fides ha affermato: "L'Anno di San Giuseppe ha una grande importanza per la Chiesa: porterà sicuramente i valori di obbedienza, responsabilità e umiltà nella vita dei fedeli, specialmente nelle famiglie".
“Anche la famiglia di San Giuseppe - ha aggiunto - ha affrontato varie sfide nella vita ed è stata costretta ad emigrare: invito i fedeli in Pakistan a stare accanto alle persone nelle proprie città che sono migranti. Il Pakistan è anche uno dei Paesi in cui persone provenienti da piccole città e villaggi migrano verso grandi città per lavoro e studio, e il numero di questi migranti è molto alto”.
L'Arcivescovo Sebastian Shaw di Lahore ha esortato i fedeli della sua diocesi a imparare ad essere più responsabili delle loro famiglie. L'Arcivescovo, nel messaggio inviato a Fides, afferma: “Imitare San Giuseppe in questo periodo di pandemia di coronavirus è una benedizione per le nostre famiglie e per la società. Ci esorta a vivere con responsabilità la vita familiare e a fare del nostro meglio per aiutare i poveri e i bisognosi, gli indifesi, gli orfani e le vedove”. Incoraggiando i fedeli, l'Arcivescovo ha detto: “Preghiamo per diventare giusti come San Giuseppe, lavorare sodo come San Giuseppe, mettere le nostre energie per il bene della famiglia e del paese. Il santo ci insegna anche a impegnarci per crescere nella nostra fede e nella nostra vita spirituale”.

Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/ARGENTINA - I Vescovi: “Pregare e lottare per una società senza schiavi né esclusi, dove dignità e libertà siano riconosciute e rispettate”

Fides IT - www.fides.org - sex, 05/02/2021 - 10:26
Buenos Aires – Un appello a “unire le nostre voci e le nostre preghiere” per le vittime della tratta e del traffico di esseri umani, crimine aggravato dalla pandemia, viene dai Vescovi dell’Argentina in occasione della Giornata Mondiale di Preghiera per le vittime della tratta e del traffico di esseri umani, che si terrà l'8 febbraio, Festa di Santa Bakhita. Il messaggio della Commissione Episcopale per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti della Conferenza Episcopale Argentina, invita a pregare e a lottare “per una società senza schiavi o esclusioni, in cui la dignità e la libertà di ciascuno siano riconosciute e rispettate”.
“Il vergognoso e intollerabile crimine della tratta di esseri umani danneggia gravemente la vita di moltissime persone – sottolinea il comunicato pervenuto a Fides -. Il periodo di isolamento per la pandemia ha acutizzato questo crimine e lo ha reso più visibile e insostenibile in tanti volti di fratelli e sorelle che ogni giorno vediamo soffrire accanto a noi. Ci sono migliaia di persone – bambini, uomini e donne di tutte le età – private della libertà e costrette a vivere in condizioni di autentica e dolorosa schiavitù”.
I Vescovi citano poi il dramma dei migranti, costretti a vivere nella clandestinità per diverse ragioni sociali, politiche ed economiche: “Molti di loro sono i più vulnerabili perché, per guadagnare un pezzo di pane, accettano di vivere e lavorare in condizioni inaccettabili, essendo caduti nelle mani di reti criminali e corrotte che trafficano con gli esseri umani”.
Il comunicato riconosce il "grande lavoro silenzioso” portato avanti da lungo tempo da molte persone, congregazioni religiose, organizzazioni ecclesiali e civili, e da tanti volontari, che “svolgono un generoso servizio di aiuto alle vittime e ai più poveri, Assistenza, riabilitazione, reinserimento, promozione, accompagnamento, sono le risposte evangeliche a favore di questi esclusi”.
Tutto questo lavoro però non è sufficiente a mettere fine allo sfruttamento della persona umana, per questo i Vescovi rilevano la necessità di un grande impegno anche a livello istituzionale: “lo Stato deve prendersi cura e proteggere la vita, deve eliminare ogni forma di schiavitù, tratta e sfruttamento delle persone, che non lasci spazio alla corruzione e all'impunità”.
Nella conclusione i Vescovi ricordano che “questo tempo di pandemia è tempo di guardare con gli occhi della Madonna, donna di speranza” e invitano a chiedere alla Vergine “di insegnarci ad essere artefici della solidarietà, della fraternità e dell'amicizia sociale, perché possiamo dare risposte generose e adeguate, e ci aiuti a riprendere con entusiasmo la strada che ci porta a costruire una società senza schiavi né esclusi”.
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/PERU' - Migliaia di venezuelani arrivati in Perù assistiti dalla Caritas, e il fenomeno non si arresta

Fides IT - www.fides.org - sex, 05/02/2021 - 09:36
Arequipa – Grazie al programma di assistenza internazionale "EuroPana" è stato possibile fornire supporto a più di 36.000 migranti venezuelani in Perù, nell’ambito della sicurezza alimentare, della protezione, del rifugio e dell’igiene, con la collaborazione del rete di Cáritas Perù insieme a Cáritas Chosica, Cáritas Chimbote e Cáritas Arequipa.
"Nell'ambito delle attività di sicurezza alimentare, vengono consegnati kit alimentari con provviste di base alle famiglie di migranti che si trovano in una situazione di vulnerabilità. Nel settore della protezione sono state sviluppate attività come l'orientamento legale, l'informazione sui diritti e l'assistenza psicosociale" ha spiegato Yeri Cornejo, coordinatore del programma EuroPana in Perù.
A seguito della pandemia e con l'estensione della seconda parte del progetto, sono state inserite nuove attività come il pagamento degli affitti per evitare sfratti e poter così rispondere ai bisogni della comunità di migranti.
EuroPana è un programma internazionale di assistenza per la promozione, l'assistenza e la protezione per le persone in situazioni di vulnerabilità in Venezuela, così come per i migranti, i richiedenti asilo e le popolazioni locali vulnerabili in Colombia, Brasile, Bolivia, Ecuador e Perù.
Questo programma ha iniziato le sue attività nel territorio peruviano nell'ottobre 2019. Le aree in cui si sviluppa questo progetto sono Lima, Ancash e Arequipa. Tra gli altri partner strategici ci sono Caritas Germania, Caritas Lussemburgo e Caritas Svizzera, grazie ai finanziamenti di ECHO .
L’emigrazione venezuelana in America del Sud è un fenomeno mai visto per la quantità di persone che si sono mobilitate, al punto di sconvolgere i centri di assistenza e accoglienza di ogni paese. Un esempio recente è il Cile dove in pochissimi giorni circa un milione di persone sono migrate forzatamente per salvarsi la vita o in cerca di un'esistenza migliore. Queste persone rischiano di attraversare il deserto, con bambini e anziani che si espongono ai pericoli della tratta e del traffico di esseri umani.
Il Perù in questo momento è il paese con più venezuelani fuori del Venezuela. A gennaio 2021 l’ACNUR ha pubblicato la cifra di più di un milione di venezuelani in Perù, di cui oltre 400 mila hanno fatto richiesta d'asilo. Queste le cifre ufficiali, ma è noto che ci sono più del doppio di venezuelani ospitati in tutto il territorio peruviano.

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/MALAYSIA - L'Arcivescovo di Kuala Lumpur a tutti i cittadini: "Promuoviamo fraternità"

Fides IT - www.fides.org - sex, 05/02/2021 - 09:28
Kuala Lumpur - Tuttii malaysiani, uomini e donne di varie religioni ed etnie sono chiamati a dare il proprio contributo a promuovere la fratellanza umana: è l'esortazione dell'Arcivescovo Julian Leow, alla guida della comunità diocesana di Kuala Lumpur. In una Lettera pastorale diffusa in occasione con la Giornata internazionale della fraternità umana celebrata il 4 febbraio, il Presule afferma: "È mia ardente speranza che noi malaysiani possiamo unirci in solidarietà con tutta la nostra diversità di cultura, fede, lingue, per tracciare un futuro pieno di pace, prendendoci sempre cura dei più vulnerabili in mezzo a noi", auspicando il continuo e costante impegno dei leader delle diverse fedi religiose della Malaysia per il dialogo e la cooperazione "per il bene maggiore della nostra patria".
Il testo ricorda che tutti i cittadini i hanno combattuto duramente la pandemia, che ha provocato sofferenze e disagi per persone di ogni religione, etnia, status, cultura. “Riportiamo alla mente lo spirito di fraternità che ha prevalso in questi mesi attraverso le tante persone che hanno lavorato instancabilmente per prendersi cura gli uni degli altri", nota l'Arcivescovo.
Ricordando l'enciclica di Papa Francesco "Fratelli Tutti" e la Giornata internazionale della fratellanza umana, la Lettera apprezza ogni impegno per promuovere il dialogo interreligioso e interculturale per raggiungere la pace e la stabilità nella nazione. In quest'ottica l'Arcivescovo Leow invita i fedeli a ispirarsi al "modello del Buon Samaritano , che ha messo da parte tutte le differenze che potevano esistere e ha visto solo un essere umano bisognoso".
Recita la Lettera: “La nostra fede cattolica, che si fonda sul duplice comandamento dell'amore, trova espressione 'nel primato dato alla relazione, all'incontro con il sacro mistero dell'altro, alla comunione universale con l'intera famiglia umana' : questa è la nostra vocazione. Infatti, 'il nostro amore per gli altri, per quello che sono, ci spinge a cercare il meglio per le loro vite. Solo coltivando questo modo di relazionarsi renderemo possibile un'amicizia sociale che non esclude nessuno e una fraternità aperta a tutti' ”.
E conclude: “In ognuno di noi c'è un amore universale che è stato donato da Dio e per natura siamo creati per le relazioni. È nel contesto della famiglia che i valori di 'amore e fraternità, unione e condivisione, sollecitudine e cura per gli altri vengono vissuti e trasmessi' . È mia speranza e preghiera che mentre celebriamo oggi la fraternità e la solidarietà, le nostre case diventino il terreno fertile per seminare compassione e amore, pace e armonia, rispetto e accettazione, un luogo dove le generazioni future possono guardare indietro e trarre forza per un mondo migliore ".
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/IRAQ - Il Movimento di Muqtada al Sadr avvia la restituzione di proprietà sottratte illegalmente a cristiani e mandei

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/02/2021 - 11:37
Baghdad – Sono già 38 i beni immobiliari – terreni e case – restituiti ai legittimi proprietari, nell’ambito della campagna promossa dal leader sciita Muqtada al Sadr a difesa di cittadini cristiani e mandei che negli ultimi anni avevano subito usurpazioni arbitrarie delle loro proprietà da parte di soggetti singoli o gruppi organizzati. A annunciare l’avvio della fase di restituzione dei beni illegalmente sottratti a proprietari cristiani e mandei è stato, mercoledì 3 fabbraio, Hakim al Zamili, esponente di spicco del Movimento sadrista , già alla guida della Commissione per la sicurezza e la difesa del precedente parlamento iracheno.
Nella sua dichiarazione, rilanciata da media iracheni, al Zamili ha riferito che buona parte delle proprietà sottratte illegalmente a cittadini cristiani e mandei sono state per anni in mano a milizie locali, bande locali o clan familiari influenti, confermando che il fenomeno degli espropri illegali ai danni di cittadini cristiani ha avuto un’impennata a partire dal 2003, dopo gli interventi militari a guida USA che hanno portato all’abbattimento del regime di Saddam Hussein.
All’inizio del 2021, come riferito dall’Agenzia Fides , il leader sciita iracheno Muqtada al Sadr aveva disposto la creazione di un Comitato ad hoc, incaricato di raccogliere e verificare notizie e reclami riguardanti i casi di esproprio abusivo di beni immobiliari subiti negli ultimi anni da proprietari cristiani in diverse regioni del Paese. La decisione era stata resa nota con un comunicato in cui si indicavano i nomi dei collaboratori di Muqtada al Sadr scelti come membri del Comitato, ed erano riportati anche gli indirizzi di posta elettronica e gli account whatsapp a cui i cristiani potevano inviare i documenti di proprietà riguardanti beni immobiliari – case e terreni – abusivamente accaparrati negli ultimi anni da altre persone o gruppi di persone.
L’intento dell’operazione sponsorizzata dal leader sciita – si leggeva nel comunicato - è quello di ristabilire la giustizia, ponendo fine alle violazioni lesive dei diritti di proprietà dei “fratelli cristiani”, anche quando a commetterle siano stati membri dello stesso movimento sadrista. La richiesta di segnalare casi di espropriazioni illegali subite era estesa anche alle famiglie di cristiani che hanno lasciato il Paese negli ultimi anni, con la richiesta di far pervenire al comitato entro la fine del prossimo Ramadan le segnalazioni di usurpazioni fraudolente subite.
Il fenomeno della sottrazione illegale delle case dei cristiani ha potuto prendere piede anche grazie a connivenze e coperture di funzionari corrotti e disonesti, che si mettono a servizio di singoli impostori e gruppi organizzati di truffatori . Il furto “legalizzato” delle proprietà delle famiglie cristiane è strettamente collegato all'esodo di massa dei cristiani iracheni, seguito degli interventi militari a guida Usa per abbattere il regime di Saddam Hussein. Tanti truffatori si sono appropriati di case e terreni rimasti incustoditi, contando sulla facile previsione che nessuno dei proprietari sarebbe tornato a reclamarne la proprietà.
Il controverso leader sciita Muqtada al Sadr è noto per essere stato anche il fondatore dell'esercito del Mahdi, la milizia – ufficialmente sciolta nel 2008 - creata nel 2003 per combattere le forze armate straniere presenti in Iraq dopo la caduta del regime di Saddam Hussein. Gli analisti hanno registrato negli ultimi dieci anni diversi cambi di passo del leader, che nel 2008 ha sciolto la sua milizia e non appare allineato con l'Iran. In passato, Muqtada al Sadr è arrivato ad auspicare il superamento del “sistema delle quote” che dalla morte di Saddam fonda su basi settarie la gestione del potere in Iraq. Nel Paese stravolto negli ultimi anni dall'offensiva jihadista, dalla proclamazione del Califfato Islamico con base strategica a Mosul e dalla compresenza di forze diverse e potenzialmente rivali nel fronte eterogeneo che ha portato alla riconquista di quasi tutte le aree che erano cadute in mano alle milizie jihadiste, Muqtada al Sadr ha provato a profilarsi come un potenziale mediatore. In questa prospettiva venne interpretata anche la visita da lui compiuta nel luglio 2017 in Arabia Saudita per incontrare il Principe Mohammed Bin Salman.
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/CILE - Crisi umanitaria alla frontiera: urge una risposta continentale e globale

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/02/2021 - 11:06
Santiago - Il Servizio gesuita per i migranti del Cile, esprime la sua preoccupazione per la complessa situazione al confine settentrionale del Cile e in particolare nelle città di Colchane e Huara, che hanno visto un alto numero di migranti entrati illegalmente. Secondo la sua esperienza nel settore nord del Paese, il SJM afferma che “la situazione che si trova ad affrontare oggi l'area e la regione di Tarapacá non è nuova, ma è stata notevolmente amplificata dalla crisi sanitaria legata al Covid-19. Lo confermiamo grazie al nostro lavoro per fornire aiuti umanitari alla regione nella prima ondata di pandemia dello scorso anno”.
Waleska Ureta Cañas, Direttore nazionale del SJM, nella nota pervenuta a Fides scrive: “I gravi problemi politici e sociali che affliggono paesi come il Venezuela hanno generato da lungo tempo una crisi umanitaria senza precedenti, in cui milioni di persone migrano forzatamente per salvarsi la vita o in cerca di un'esistenza migliore per le loro famiglie. Queste persone rischiano di attraversare il deserto, con bambini e anziani che si espongono ai pericoli della tratta e del traffico di esseri umani, data la disperazione di trovare una vita sicura”.
Per questi motivi il Servizio gesuita per i migranti, ritiene che “il Cile deve essere all'altezza del compito, fornendo una risposta non solo migratoria, ma soprattutto umanitaria e che contenga la crisi sanitaria”. Bisogna rendersi conto che “questa situazione è continentale, quindi anche la risposta deve essere continentale” ribadisce il SJM. Le recenti iniziative di controllo delle frontiere rappresentano il dovere dello Stato di fermare il traffico di persone in coordinamento con i paesi vicini. Auspicando che questo sia anche un incentivo a firmare il Patto Mondiale sulle Migrazioni, che il Cile non ha ancora firmato, il SJM rileva l’urgenza di “compiere sforzi congiunti e intersettoriali a tutti i livelli in collaborazione con la società civile, al fine di proteggere la dignità e la salute sia dei cittadini che dei migranti”.
La nota di Waleska Ureta Cañas si conclude con queste parole: “Come Paese abbiamo la sfida di andare avanti per diventare una società accogliente sensibilizzata a queste situazioni che colpiscono così dolorosamente la vita di tante persone, una società che promuove e protegge i diritti di tutti coloro che vivono nel nostro Paese”.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/SUDAFRICA - Le linee guide per rilanciare l’evangelizzazione in Africa: Il Documento di Kampala

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/02/2021 - 11:03
Pretoria - Il 28 gennaio 2020 il Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar ha lanciato il Documento di Kampala che raccoglie le esperienze dei Vescovi della Chiesa in Africa durante la diciottesima Assemblea Plenaria del SECAM, che ha coinciso con la celebrazione del 50° anniversario dell'organizzazione. Il primo vicepresidente del SECAM, il Vescovo di Umtata, Sua Ecc. Mons Sithembele Anton Sipuka, ha presentato il documento di 100 pagine in videoconferenza da Pretoria, Sudafrica.
Il documento di Kampala riprende il tema della 18a Assemblea Plenaria “Che possano conoscere Cristo e abbiano vita In abbondanza”, e sintetizza i contributi dei Vescovi dell'Africa durante la Plenaria che si è tenuta al Munyonyo Speke Resort di Kampala, in Uganda, dal 19 al 29 luglio 2019. Durante il Giubileo d'oro e la Plenaria, i Vescovi africani delle 8 regioni che compongono il SECAM hanno sottolineato che la missione della Chiesa-Famiglia-di-Dio in Africa è quella di portare al popolo la speranza ispirata dalla fede cristiana e agire affinché le persone del continente sperimentino la gioia del Regno di Dio”.
Il Documento è diviso in tre parti principali. Nella prima parte riprende la storia della missione della Chiesa in Africa dai tempi di Cristo attraverso l'età patristica fino al luglio 1969, quando Papa Paolo VI è venuto a consacrare la nascita di SECAM. Qui i Vescovi hanno esaminato le precedenti risoluzioni plenarie dal 1970 e hanno apprezzato ciò che il SECAM ha realizzato negli ultimi 50 anni.
Tra i notevoli risultati vi sono: la formazione di operatori ecclesiali di evangelizzazione; la formazione dei laici; la collaborazione della Chiesa cattolica con altre chiese e religioni non cristiane; la questione dei matrimoni cristiani e della vita familiare; l'apostolato biblico e la fondazione dell'Istituto Biblico d'Africa e Madagascar ; l'uso di mezzi moderni per l'evangelizzazione; la necessità di evangelizzazione integrale; il ruolo della Chiesa nella promozione della giustizia, della pace e della riconciliazione.
Nella seconda parte, si sottolinea come oggi la Chiesa in Africa deve trovare i modi per continuare a crescere per incontrare Gesù Cristo e conoscerlo; vivere una vita cristiana che sia veramente testimonianza; e per essere una Chiesa sul modello ecclesiologico di "famiglia di Dio".
Nella terza parte il documento propone la via da seguire, sottolineando la necessità di trovare nuovi metodi per proclamare il Vangelo in modo da trasformare il continente africano che deve affrontare sfide come gli effetti negativi della globalizzazione o quella dell'educazione. “Il Vangelo di Cristo crocifisso e risorto è la nostra forza”, afferma il documento. “Cristo ci invita a cambiare la nostra mentalità; considerare nuove sfide pastorali; e ripensare la nostra formazione per un nuovo metodo di annuncio del Vangelo".
“Esortiamo tutto il popolo di Dio a vedere il Giubileo del SECAM come un Kairos per una nuova vita in Cristo; ricevete questo documento come strumento pastorale per un nuovo impegno missionario sull'esempio di Cristo” esortano i Vescovi.
Categorias: Dalla Chiesa

Páginas