ASIA/MALAYSIA - I Vescovi malaysiani nel capodanno lunare: preghiamo per la protezione di tutte le famiglie

Fides IT - www.fides.org - sex, 12/02/2021 - 11:53
Kuching - Rivolgere un messaggio di auguri per il Capodanno cinese e pregare per la protezione di tutte le famiglie: è l'iniziativa dei Vescovi della Malaysia che vedono nella ricorrenza del nuovo anno lunare un'opportunità per rinnovare fede, speranza e carità.
Come comunicato a Fides, l'Arcivescovo di Kuching, Simon Poh, gli Arcivescovi emeriti Peter Chung e John Ha, hanno rivolto, insieme ai sacerdoti e ai religiosi, uno speciale messaggio di auguri a tutti i cattolici. L'anno lunare del toro 2021 sarà ricordato dai cattolici come un anno in cui hanno dovuto rinunciare alla tradizione di partecipare a una messa di ringraziamento per il capodanno cinese in chiesa, alla consueta benedizione di Capodanno. Fatta eccezione per le messe in live streaming, tutte le celebrazioni in chiesa sono state sospese dal 13 gennaio in base ai protocolli sanitari in vigore nello stato, a causa del Covid-19.
I Vescovi impartiscono la benedizione nello speciale messaggio: “Che il Signore benedica e protegga te e la tua famiglia. Possa Lui far risplendere il Suo volto su di te e mostrarti la Sua misericordia. Possa Egli rivolgere il Suo volto verso di voi e darvi la sua pace" si legge.
I leader della Chiesa augurano "prosperità e felicità per tutti i popoli e protezione continua nell'attuale pandemia", auspicando che si possa "prosperare in tutti i tipi di buone opere e nella pratica dei valori cristiani". Il messaggio invita le famiglie a pregare a casa durante la cena, mentre le persone celebrano il capodanno cinese.
Anche l'Arcivescovo John Wong, di Kota Kinabalu, afferma, in un messaggio inviato a Fides che "mentre le persone celebrano il capodanno cinese abbiano speranza, pace e buona salute". "È usanza delle persone di lingua e cultura cinese salutarsi a vicenda con gli auguri all'inizio del nuovo anno, nella speranza che questi auguri ci aiutino a prevenire qualsiasi avversità nei giorni a venire", ha scritto.
Dice l'Arcivescovo Wong: "Come recita un detto cinese: Gli uomini non prosperano tutto il tempo, e i fiori non sbocciano per sempre. Tuttavia, nella nostra vita, i buoni auspici non bloccano tutte le avversità. Non viviamo negando il male, ma restiamo radicati nel bene mentre affrontiamo e accettiamo coraggiosamente tutto ciò che deve venire” ha aggiunto, invitando a "confidare sempre in Dio Padre misericordioso".
“La pandemia ci riporta alla verità dell'umiltà e della fragilità degli esseri umani. Come dice un altro significativo proverbio cinese: coloro che obbediscono a Dio prospereranno, mentre quelli che si ribellano muoiono" scrive to l'Arcivescovo Wong, invitando tutti a "riconciliarsi con Dio e prendersi cura della Terra".
Il testo invita in conclusione a ricordare nella preghiera "i nostri lavoratori in prima linea - i medici, gli infermieri, gli agenti di polizia e il vario personale di servizio, per la loro dedizione e sacrifici. Rispettiamo rigorosamente le procedure per proteggere noi stessi e tutte le persone", nella certezza che il bene trionfa sempre sulle tenebre e che il futuro sarà luminoso.
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ASIA/SIRIA - “Maestro, non ti importa che noi moriamo?” La Quaresima siriana secondo l'Arcivescovo Nassar

Fides IT - www.fides.org - sex, 12/02/2021 - 11:22
Damasco – La Siria, devastata dalla guerra e soffocata dalle sanzioni economiche, è come una barca che affonda nella tempesta. E ai discepoli di Cristo che sono in Siria, in questa condizione, affiorano alle labbra le stesse parole angosciose rivolte dagli Apostoli a Gesù, che dormiva a poppa, mente la loro imbarcazione era travolta dalle onde sul lago di Tiberiade, nell’episodio evangelico della tempesta sedata: “Maestro, non ti importa che noi moriamo?”.
Su questa analogia forte e carica di suggestioni, Samir Nassar, Arcivescovo maronita di Damasco, ha voluto focalizzare quest’anno il breve messaggio da lui tradizionalmente diffuso per il tempo di Quaresima, che nel calendario liturgico della Chiesa maronita ha inizio lunedì 15 febbraio. “Sembra che la guerra siriana” si legge nel breve testo, pervenuto all’Agenzia Fides, “sia la tragedia più crudele che il mondo abbia mai visto dalla seconda guerra mondiale. E dopo l’esaurirsi della violenza, è in atto una dura guerra economica volta a soffocare ogni speranza e raddoppiare le sofferenze dei piccoli”.
L’Arcivescovo maronita riporta in breve i dati che attestano le dimensioni esorbitanti della tragedia siriana: i “950mila morti”, che “hanno gettato le nostre famiglie nel dolore, destabilizzandole”; più di “200mila dispersi tra cui due vescovi e quattro sacerdoti, un incubo per parenti e amici che non conoscono il destino dei loro cari”; 13milioni di rifugiati, 95mila mutilati gravi alle prese con emergenze psicologiche e medico-sociali insostenibili; due milioni e mezzo di case distrutte o rase al suolo, con le macerie che danno ai centri abitati l’aspetto di città morte. E poi, il blocco e le sanzioni economiche, che “soffocano soprattutto le persone più deboli”, private anche degli aiuti che potrebbero arrivare da amici e parenti all’estero. Il crollo della valuta locale, l'inflazione dilagante e il Covid-19 fanno il resto”, aggiunge l’Arcivescovo Nassar.
Dentro questa desolazione – prosegue il messaggio quaresimale – i piccoli e i poveri, mentre provano a curare le proprie ferite, “in silenzio gridano al Signore ‘Maestro, non importa a te che noi moriamo?’”. E’ la stessa domanda angosciosa che gli Apostoli rivolgono a Gesù, nel Vangelo di Marco, quando la loro barca viene travolta dalle onde nel Mare di Galilea, e lui continua a dormire a poppa. Il racconto evangelico prosegue con Gesù che si sveglia, placa la tempesta e poi chiede ai suoi discepoli: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?” . Nella situazione di oggi – conclude l’Arcivescovo Nassar – la Chiesa che è in Siria, continua il suo cammino e la sua opera di servizio nei campi della salute e dell’educazione, nell’accompagnamento delle famiglie, nel sostegno di carità per i più deboli. Mentre nelle veglie di adorazione rende grazie a Dio, sperimentando nei doni di grazia ricevuti che “Se il mondo dimentica la Siria, il Signore guarda e non lascia affondare la barca”.
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VATICANO - Accompagnare gli studi di sacerdoti e suore da tutto il mondo: la Fondazione Domus Missionalis

Fides IT - www.fides.org - sex, 12/02/2021 - 11:04
Città del Vaticano – “Intendiamo far sentire agli studenti che giungono da tutto il mondo il respiro della cattolicità e della universalità della Chiesa. Lo scopo principale della Fondazione Domus Missionalis è la cura e l’accompagnamento di seminaristi e sacerdoti, religiosi e religiose che vengono a Roma, dalle Chiese di Africa Asia, America e Oceania, nel loro percorso di formazione universitaria”: lo spiega in una intervista all’Agenza Fides don Remigio Bellizio, Direttore della “Domus Missionalis”, fondazione nata con un Chirografo del Papa Benedetto XVI il 20 maggio 2005, all’interno della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, nell'ambito delle Pontificie Opere Missionarie. Scopo principale della Fondazione è ospitare il persone ecclesiastico dai cosiddetti “territori di missione” per approfondire gli studi superiori nelle varie università pontificie.
Spiega don Bellizio: “Attualmente abbiamo, tra seminaristi sacerdoti e suore, quasi 800 studenti, residenti in vari collegi, curati dalla Domus. Prima di tutto c’è il Collegio Urbano, per seminaristi e studenti che hanno già completato il primo ciclo di filosofia, e studiano teologia, mentre alcuni per il ciclo di specializzazione; vi è poi il Collegio Internazionale S. Pietro in cui abbiamo circa 170 studenti impegnati nel secondo ciclo di specializzazione e alcuni per il dottorato di ricerca; il Collegio S. Paolo ospita circa 200 studenti, anche qui per il secondo ciclo di specializzazione e il dottorato di ricerca; nel Collegio S. Giuseppe giungono i professori da tutti gli istituti affiliati alla nostra Pontificia Università Urbaniana, per corsi di aggiornamento; vi è il Collegio Mater Ecclesiae dove risiedono attualmente oltre 130 suore che appartengono alle nuove congregazioni diocesane nei territori di missione. Infine esiste il Centro Internazionale di Animazione Missionaria il , struttura voluta da papa Paolo VI, che accoglie gruppi che seguono percorsi di formazione o spiritualità, e corsi per l’evangelizzazione e l’aggiornamento. E’ un centro di accoglienza per l’animazione missionaria”.
Questa opera viene da lontano: “Oltre un secolo dopo la scoperta dell’America, Papa Urbano VIII ebbe questa grande intuizione: la formazione dei missionari è compito della Chiesa che li prepara li forma e li invia per la evangelizzazione ad extra. Da questa ispirazione deriva ancora oggi l’impegno della Domus Missionalis”, nota il Direttore.
E conclude: “È la grande sfida della missione: far percepire che Gesù, come S. Giovanni Paolo II spesso ha ricordato, come unico redentore dell’uomo, dappertutto in ogni angolo del mondo”.


Link correlati :Guarda la video intervista a don Bellizio sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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AFRICA/MADAGASCAR - Il missionario fondatore della "Città dell'amicizia" nominato per il Premio Nobel per la Pace

Fides IT - www.fides.org - sex, 12/02/2021 - 10:58
Antananarivo – E' stato nominato per il Premio Nobel per la Pace il missionario fondatore della "Città dell'amicizia" di Opeka, che Papa Francesco ha visitato durante la sua visita apostolica in Madagascar nel settembre 2019. P. Pedro Opeka, 72 anni, è un sacerdote vincenziano argentino, ha fondato l'associazione umanitaria Akamasoa nel 1989 come "movimento di solidarietà per aiutare i più poveri tra i poveri" che vivono in una discarica alla periferia della capitale del Madagascar, Antananarivo. A designare al Nobel 2021 per la pace, per la sua dedizione ad "aiutare le persone che vivono in condizioni di vita spaventose", è stato il Primo Ministro sloveno Janez Janša .
P. Pablo Opeka è nato a Buenos Aires, in Argentina, nel 1948, da genitori di origine slovena che si erano rifugiati in Argentina dall’allora Jugoslavia, dopo l'inizio del regime comunista. All'età di 18 anni è entrato nel seminario della Congregazione per la Missione di San Vincenzo de' Paoli a San Miguel, in Argentina. Ha in seguito studiato filosofia in Slovenia e teologia in Francia, per poi trascorrere due anni come missionario in Madagascar. Nel 1975 è stato ordinato sacerdote nella Basilica di Lujan, e nel 1976 è tornato in Madagascar, dove è rimasto fino ad oggi.
Vedendo la disperata povertà della capitale Antananarivo, soprattutto nelle discariche dove la gente vive in scatole di cartone e i bambini competono con i maiali per il cibo, ha deciso di fare qualcosa per i poveri. Con l'aiuto dall'estero e il lavoro del popolo malgascio, ha fondato villaggi, scuole, banchi alimentari, piccole imprese e persino un ospedale per servire i poveri attraverso l'associazione Akamasoa. Akamasoa ha fornito 4.000 case in mattoni a ex senzatetto e alle loro famiglie, e ha aiutato a educare 13.000 bambini e giovani.
Durante la pandemia di coronavirus, Opeka ha compiuto sforzi per aiutare le famiglie che sono scivolate ulteriormente nella povertà a causa delle misure adottate contro il coronavirus. "La situazione è difficile per le famiglie, per i poveri che hanno molti bambini. Non abbiamo riso. Non abbiamo acqua. Abbiamo bisogno di acqua e sapone" ha detto M. Opeka alla Radio Vaticana nell'aprile 2020.
Il Madagascar è uno dei paesi più poveri del mondo. P. Opeka ha espresso la sua gratitudine a Papa Francesco per il suo appello ai Paesi ricchi affinché cancellino il debito dei Paesi poveri di fronte alla pandemia. Papa Francesco durante la sua visita alla Città dell'Amicizia di Akamasoa ha gridato che “la povertà non è una fatalità” .
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AFRICA/MOZAMBICO - "La gente soffre per la guerra e la situazione dei profughi si è aggravata": appello del Vescovo della provincia di Capo Delgado

Fides IT - www.fides.org - sex, 12/02/2021 - 10:26
Pemba - “La Provincia di Capo Delgado sta soffrendo una guerra di stampo terroristico da ormai tre anni e quattro mesi, che ha provocato la fuga di oltre 600mila persone e la morte di più di duemila. La città di Pemba, sua capitale, ha accolto dall’inizio del conflitto oltre 150mila profughi e ciascuna della altre città della zona sud o centrale, si trovano in situazioni simili, vale a dire con migliaia di profughi la cui situazione è pesantemente aggravata dai cicloni che si sono abbattuti in quelle zone negli ultimi mesi”. Lo afferma all’Agenzia Fides Monsignor Luiz Fernando Lisboa, finora Vescovo di Pemba, che si appresta a lasciare la provincia, in quanto appena nominato da Papa Francesco Arcivescovo della Diocesi di Cachoeiro de Itapemirim, in Brasile.
La Provincia di Capo Delgado è teatro di violenti scontri dal 2017: il Vescovo nota il grave momento che stanno attraversando alcune aree del Mozambico e che mettono a dura prova il percorso di rinascita dell’intero Paese innescato dalla fine del sanguinoso conflitto nel 1992.
“Il sovraffollamento e l’enorme concentrazione di persone in alcune zone - spiega a Fides - hanno favorito l’ulteriore spostamento di migliaia di individui verso le tre provincie di Nampula, Niasa e Zambezia, allargando l’area di criticità. Nel frattempo gli attacchi continuano, anche se in numero minore, e fatichiamo a intravedere la fine del conflitto”. Prosegue il Vescovo: “Nello scorso anno, poi, oltre agli attacchi, abbiamo purtroppo dovuto affrontare anche due cicloni in Mozambico, uno di questi, Idal, ha colpito il centro del Paese mentre l’altro, Kenneth, proprio la Provincia di Capo Delgado. Entrambi hanno lasciato una scia di distruzione e perdita di vite. Nella parte finale dello scorso e in quella iniziale di questo anno, la regione centrale del Paese è stata colpita da due nuovi cicloni. La regione di Capo Dlegado è in piena stagione delle piogge e la situazione andrà sicuramente ad aggravare le condizione dei tanti che vivono in tenda o in insediamenti o in altri alloggi di fortuna. Tutta la Provincia di Capo Delgado è zona di guerra e ci vivono circa 2milioni 340mila persone, e quelli che non sono sfollati sono colpiti dalla grave situazioni esattamente come quelli che lo sono”.
I tentativi di portare il conflitto su un piano negoziale, si infrangono tutti sull’impossibilità di trovare interlocutori tra i terroristi e rappresentanti ufficiali delle loro istanze: “Non c’è nessuno con cui negoziare – nota il Vescovo – perché i terroristi non hanno un volto, non hanno espresso il nome di un loro rappresentante. Il Presidente della Repubblica ha già offerto protezione ai giovani che lasceranno i gruppi armata ma finora non c’è stata risposta all’appello. La speranza che abbiamo è che con l’aiuto dell’Unione Europea, l’Unione Africana, la SADC ,possiamo uscire da questa situazione”.
La Chiesa, notoriamente vista come organo di mediazione e ente di sostegno alle popolazioni colpite da conflitti o disastri, gioca un ruolo da protagonista in questo complicato momento.
“Attualmente – conclude il Vescovo - non è possibile intavolare alcuna mediazione perché non sapremmo con chi negoziare. La Chiesa è stata e sempre sarà a totale disposizione del dialogo e si offre permanentemente quale mediatrice affidabile. Abbiamo adempiuto al nostro dovere di parlare, denunciare la guerra fin dal suo inizio, posizione che non è piaciuta a molte persone tra le quali anche rappresentanti del governo. La Vhiesa ha attivato attraverso la Caritas la distribuzione di aiuti umanitari. Di recente la Chiesa ha costituito un pool di circa 70 persone che forniranno un servizio di sostegno psico-sociale incontrando persone e consentendogli di raccontar la loro storia, i loro traumi, i loro drammi e di riuscire, con il loro aiuto, a rialzare la testa e ricominciare”.

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AMERICA/PANAMA - I Vescovi mettono a disposizione chiese e personale per le vaccinazioni e invitano a ridurre le disuguaglianze

Fides IT - www.fides.org - sex, 12/02/2021 - 10:12
Città di Panama – Dopo aver concluso l'Assemblea ordinaria annuale della Conferenza Episcopale Panamense , svoltasi dall’8 al 10 febbraio, durante la quale hanno analizzato la situazione sociale e pastorale del Paese, i Vescovi hanno lanciato un appello per mitigare la disuguaglianza in mezzo alla pandemia.
La nota pervenuta a Fides informa che l'Arcivescovo di Panama, Mons. José Domingo Ulloa, alla conclusione di questa Assemblea, ritiene opportuno riaffermare l'opportunità che hanno i panamensi di vaccinarsi, così la Chiesa cattolica mette a disposizione le sue chiese e il personale dei vari gruppi e movimenti apostolici per il processo di vaccinazione contro il Covid-19.
“Ci siamo anche offerti di motivare, attraverso i nostri media e piattaforme online, la registrazione per essere vaccinati. Vogliamo organizzare i nostri uffici parrocchiali in modo che coloro che non hanno possibilità di accesso, possano venire e registrarsi qui”, ha spiegato l’Arcivescovo.
Mons. Manuel Ochogavía Barahona, O.S.A., Vescovo della diocesi di Colón-Kuna Yala, ha spiegato che la Chiesa dipende dal contributo dei fedeli, quindi la crisi ha colpito anche la situazione economica delle parrocchie, tuttavia, ha ribadito che la Chiesa non ha smesso di aiutare i più bisognosi, trasformando le chiese in sale da pranzo e centri di raccolta.
"Abbiamo un laicato coraggioso, che volontariamente partecipa al programma di aiuto sociale, contribuendo a monitorare e garantire che gli aiuti del governo raggiungano coloro che hanno bisogno, e non diventino solo propaganda politica" hanno detto i Vescovi.
D'altra parte, hanno definito "un peccato sociale" la crisi dell'istruzione nazionale, che condanna una parte significativa dei bambini e dei giovani all'abbandono della scuola. "L'era digitale, con le sue nuove tecnologie, ha messo alla prova il nostro sistema educativo, con risultati negativi per molti" sostengono i Vescovi.

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EUROPA/POLONIA - Le POM guardano al futuro con speranza: verso i grandi giubilei delle POM e il Sinodo dell’Infanzia Missionaria

Fides IT - www.fides.org - sex, 12/02/2021 - 09:41
Varsavia - A causa della situazione determinata dall’epidemia di coronavirus, il Consiglio nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Polonia si è tenuto sulla piattaforma Google Meet il 9 febbraio. I Direttori diocesani POM di tutta la Polonia insieme ai rappresentanti della Direzione nazionale e al Vescovo S.E. Jerzy Mazur SVD, presidente della Commissione episcopale per le missioni, si sono incontrati on-line per riassumere e pianificare le attività missionarie per il nuovo anno di lavoro.
“Nell'anno 2020 molte iniziative sono state annullate. La situazione sanitaria ha reso difficile organizzare le animazioni e gli incontri. Tuttavia, guardiamo al futuro con speranza. Quest'anno ci prepareremo per il prossimo anno 2022, quando celebreremo i grandi giubilei legati alle Pontificie Opere Missionarie” ha detto don Maciej Będziński, Direttore nazionale delle POM, nella nota inviata all’Agenzia Fides.
Suor Monika Juszka RMI, Segretaria nazionale della Pontificia Opera dell'Infanzia Missionaria , ha parlato dei preparativi per il prossimo Sinodo dell'Infanzia Missionaria, nel 2022: “Abbiamo già preparato una preghiera sinodale, che i bambini dei centri missionari stanno recitando da settembre 2020. Presto pubblicheremo anche il logo del Sinodo e l'inno sulle pagine della rivista Missione oggi. Sono state inoltre presentate ai direttori diocesani delle POM le indicazioni per scegliere tra i bambini delle diocesi, i loro delegati”.
Padre Luca Bovio IMC, Segretario nazionale della Pontificia Unione Missionaria , ha riassunto il lavoro del 2020 e ha comunicato la data del prossimo incontro nazionale, che comprende una sessione di missiologia e la tradizionale veglia di preghiera a Jasna Góra. Questi eventi si terranno il 27-28 novembre 2021. Ha inoltre informato della lettera inviata ai rettori dei seminari sulla possibilità di organizzare incontri on line per i diaconi di tutta la Polonia.
All'incontro ha partecipato anche il signor Andrzej Lendzion, direttore della Casa Editrice Missio-Polonia, che ha presentando il lavoro svolto, comunicando inoltre la nuova distribuzione online dei materiali di formazione missionaria e liturgica. Durante l'incontro sono stati discussi i temi della celebrazione degli importanti giubilei nel 2022: il 400° anniversario dell'istituzione della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, il 200° anniversario dell'Opera di Propagazione della Fede e il 100° anniversario del riconoscimento della Opere come Pontificie. Si è discusso di come prepararsi a questi eventi e di come utilizzare questo tempo nell'animazione missionaria.
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AFRICA/SUD SUDAN - Covid-19. Anche in Sud Sudan nuove misure di confinamento. Sospese le Messe

Fides IT - www.fides.org - ter, 09/02/2021 - 11:39

Juba – Anche la Chiesa in Sud Sudan si adegua al blocco parziale di un mese decretato dal governo di Juba a seguito dell’aumento dei casi di Covid-19. Sua Ecc. Mons. Mathew Remijio, Vescovo di Wau, ha così sospeso delle celebrazioni liturgiche pubbliche.
Il 3 febbraio sono state introdotte misure di confinamento e distanziamento sociale che includono il divieto di tutti gli incontri sociali, come eventi sportivi, eventi religiosi comprese messe domenicali, le preghiere della moschea, i funerali, le cerimonie nuziali e gli eventi politici.
Il governo del Sud Sudan ha anche ordinato una nuova chiusura di scuole, università e di altri istituti di istruzione. Sono esentati solo gli studenti che devono svolgere esami "con l'osservanza di rigorose misure di protezione".
"Per la sicurezza di tutti, messe e attività pastorali nelle parrocchie sono sospese fino a nuova notifica da parte della task force del Ministero della Salute" si legge nel comunicato del Vescovo di Wau, che ha esortato i fedeli a seguire le messe domenicali e i programmi spirituali tramite la radio cattolica Voice of Hope.
Mons. Remijio ha raccomandato di “osservare il distanziamento sociale, di lavarsi le mani con acqua e sapone, di indossare mascherine e di evitare la stretta di mano” e ha auspicato “la riduzione del numero di lavoratori mantenendo solo coloro che ricoprono incarichi chiave e rispettano tutte le misure del protocollo Covid-19",
Mons. Remijio ha inoltre rivolto un appello ai sud sudanesi a non perdere la speranza, ma a continuare a pregare.
La task force nazionale anti Covid ha decretato la chiusura di bar e discoteche, mentre ristoranti possono operare adottando rigide misure di protezione. I mezzi di trasporto pubblico sono stati dimezzati e i passeggeri hanno l’obbligo di indossare mascherine e rispettare il distanziamento sociale.
Il Sud Sudan ha registrato 4.532 infezioni da Covid-19, con 68 vittime. Il Regno Unito ha inviato una prima consegna di 864.000 dosi di vaccino.
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ASIA/MYANMAR - I birmani, cattolici e non: incoraggiamento e gratitudine per le parole del Papa

Fides IT - www.fides.org - ter, 09/02/2021 - 11:25
Yangon - "Le parole del Papa all'Angelus e al discorso al Corpo diplomatico hanno generato tra la gente, cattolici e non, gratitudine e ringraziamento. Rapidamente sono state tradotte in birmano e postate su Facebbok e su altri social media, dove hanno avuto migliaia di condivisioni. Siamo molto incoraggiati dalla sua attenzione e tutti speriamo nel bene e nella pace per il nostro paese": lo racconta all'Agenzia Fide Joseph Kung Za Hmung, laico cattolico birmano, direttore del giornale cattolico birmano "Gloria News Journal". "Siamo molto orgogliosi e felici per il fatto che il Papa abbia dato ascolto alla nostra lotta non violenta per la democrazia e per la pace in Myanmar", afferma.
La campagna pacifica per protestare contro il colpo di stato continua e si sta allargando, rileva Joseph Kung: "Numerosi religiosi e preti di molte diocesi birmane si sono organizzati e hanno manifestato pubblicamente. La gente ha preso consapevolezza e coraggio, per decidere del proprio futuro".
Inoltre, anche se l'esercito ha lanciato una campagna di arresti di attivisti per bloccare la protesta “va notato, d’altra parte, che agenti della polizia e delle forze dell’ordine si sono uniti ai manifestanti" nota Kung, il che fa sperare per un ulteriore ampliamento e del sostegno di tutti i settori della pubblica amministrazione e dello stato alla campagna di disobbedienza civile.
I cittadini birmani di tutte le religioni ricordano con apprezzamento le parole pronunciate del Papa che, l’8 febbraio, ha detto al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede: “In questi giorni, il mio pensiero va in modo particolare al popolo del Myanmar, al quale esprimo il mio affetto e la mia vicinanza. Il cammino verso la democrazia intrapreso negli ultimi anni è stato bruscamente interrotto dal colpo di stato della settimana scorsa. Esso ha portato all’incarcerazione di diversi leader politici, che auspico siano prontamente liberati, quale segno di incoraggiamento a un dialogo sincero per il bene del Paese".
Il Papa aveva anche espresso la sua fervente preghiera “che sacerdoti e religiosi di Yangon stanno promuovendo con fede, perché la nostra speranza non si spegne”, ricorda Kung. Al termine della preghiera dell’Angelus di domenica 7 febbraio, Papa Francesco ha rivolto un pensiero la Myanmar, dicendo: “In questo momento così delicato, desidero assicurare nuovamente la mia vicinanza spirituale, la mia preghiera e la mia solidarietà al popolo del Myanmar e prego affinché quanti hanno responsabilità nel Paese, si mettano con sincera disponibilità al servizio del bene comune, promuovendo la giustizia sociale e la stabilità nazionale per un’armoniosa convivenza democratica. Preghiamo per il Myanmar”.

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ASIA/LIBANO - Festa di San Marone, il Patriarca Rai rilancia le parole del Papa per una “rinascita libanese”

Fides IT - www.fides.org - ter, 09/02/2021 - 11:22
Bkerké – tutte le forze politiche, sociali e religiose del Libano che davvero desiderano aprire la strada alla “rinascita libanese” possono trovare coraggio a punti di riferimento nelle ultime parole che Papa Francesco ha riservato lunedì 8 febbraio al Paese dei Cedri, nel suo annuale discorso ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. II suggerimento arriva “a botta calda” dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai. Il cardinale libanese, durante l’omelia della messa celebrata martedì 9 febbraio presso la sede patriarcale di Bkerké in occasione della solennità liturgica di San Marone, padre della Chiesa maronita, ha riletto integralmente il passaggio del discorso papale riferito al Libano, chiedendo che gli auspici del Papa per il popolo libanese siano affidati all’intercessione del Santo venerato come “padre” nella Chiesa che da lui prende anche il proprio nome.
Ieri, nel discorso pronunciato davanti ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Papa Francesco aveva auspicato “un rinnovato impegno politico nazionale e internazionale per favorire la stabilità del Libano, che è attraversato da una crisi interna e rischia di perdere la sua identità e di trovarsi ancor più coinvolto nelle tensioni regionali. È quanto mai necessario” aveva proseguito il Vescovo di Roma “che il Paese mantenga la sua identità unica, anche per assicurare un Medio Oriente plurale, tollerante e diversificato, nel quale la presenza cristiana possa offrire il proprio contributo e non sia ridotta a una minoranza da proteggere. I cristiani costituiscono il tessuto connettivo storico e sociale del Libano e ad essi, attraverso le molteplici opere educative, sanitarie e caritative, va assicurata la possibilità di continuare a operare per il bene del Paese, del quale sono stati fondatori”. A questo riguardo, il Successore di Pietro aveva sototlineato che “indebolire la comunità cristiana rischia di distruggere l’equilibrio interno e la stessa realtà libanese”, aggiungendo che “In quest’ottica va affrontata anche la presenza dei profughi siriani e palestinesi. Inoltre, senza un urgente processo di ripresa economica e di ricostruzione” aveva messo in guardia il Papa “si rischia il fallimento del Paese, con la possibile conseguenza di pericolose derive fondamentaliste. È dunque necessario che tutti i leader politici e religiosi, messi da parte i propri interessi, si impegnino a perseguire la giustizia e ad attuare vere riforme per il bene dei cittadini, agendo in modo trasparente e assumendosi la responsabilità delle proprie azioni”.
Nel corso della sua omelia, e prima di leggere le ultime parole dedicate dal Papa all’amato Libano, il Patriarca Bechara Rai ha riproposto la sua recente idea di promuovere sotto l’egida dell’Onu una Conferenza nazionale incaricata di affrontare e risolvere la crisi libanese . “Oggi” – ha detto tra l’altro il Patriarca “ci rammarichiamo di celebrare la festa di Marone vedendo i libanesi che soffrono e fanno sacrifici, mentre il loro Stato si preoccupa di cose meschine. I funzionari gareggiano nel cercare soluzioni ai propri problemi, e ci portano a guardare alle Nazioni Unite per cercare di salvare il Libano. È loro dovere esaminare il modo migliore per garantire una Conferenza internazionale sul Libano, che ridia vita al Paese e eviti la sua caduta. Per le Nazioni Unite” ha aggiunto il cardinale libanese “sono dovuti passare tutti i popoli che hanno attraversato ciò che noi stiamo attraversando oggi”. Le Nazioni Unite non sono un gruppo settario o partigiano, da sfruttare a vantaggio dell’uno o dell’altro schieramento. L’ONU è un'organizzazione responsabile del destino di ogni Stato membro, ed ha il dovere di assistere gli Stati membri nel momento in cui essi attraversano crisi cruciali”.
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AMERICA/GUATEMALA - Il Cardinale Ramazzini: conciliare il rispetto delle leggi di ogni paese e il diritto alla migrazione

Fides IT - www.fides.org - ter, 09/02/2021 - 11:00
Città del Guatemala – Dopo che l’Honduras ha chiesto al governo del Guatemala una investigazione sui fatti di violenza accaduti contro i migranti nel Guatemala , la comunità internazionale ha aperto gli occhi su questo grande gruppo di migranti che continuano la loro marcia verso gli Stati Uniti.
Il Vescovo della diocesi di Huehuetenango, il Cardinale Álvaro Ramazzini, ha rilasciato un'intervista al giornale Prensa Libre in cui parla della emigrazione e si sofferma su quella che ritiene la principale causa, la povertà, definita "una forma di violenza strutturale".
"Tutti hanno il diritto di migrare, soprattutto nelle situazioni in cui hanno bisogno di sfuggire a persecuzioni e pericoli che minacciano la vita, come la povertà, che è un attentato alla vita perché molte persone, con i livelli di povertà in cui vivono, non possono avere una vita decente" afferma il Cardinale.
Riguardo alla violenza sofferta dal gruppo di migranti, il Cardinale prosegue: “Indubbiamente le leggi di ogni paese devono essere rispettate, dobbiamo riconoscere la loro sovranità, ma allo stesso tempo dobbiamo riconoscere il diritto alla migrazione. Come combinare i due principi è complicato, ecco perché abbiamo sollecitato i governi a richiedere politiche che favoriscano la presenza dei migranti perché non sono tutti criminali o ladri."
Il Cardinale Ramazzini, dinanzi alla realtà del Guatemala, commenta: "Questo paese non ha implementato politiche per promuovere una maggiore occupazione per le persone. I contadini sono stati abbandonati e lo stesso sistema di riscossione delle tasse, che dovrebbe consentire di avere risorse per soddisfare i bisogni del resto dei guatemaltechi, non ha funzionato. Per questo la Conferenza Episcopale dell'America Centrale chiede che ci sia un incontro dei Presidenti per affrontare questo tema in modo globale e fare fronte comune. Questa situazione non può essere risolta con la sola repressione o con un rigoroso controllo delle frontiere. Proposte e azioni comuni dovrebbero venire dal SICA , che ha a che fare con la mancanza di soluzioni strutturali che causano povertà e violenza."
Alla fine dell’intervista il Cardinale ricorda che la responsabilità è di tutti: "Siamo tutti responsabili a diversi livelli: famiglie, politici, legislatori che non favoriscono leggi che promuovono lo sviluppo, uomini d'affari che in genere cercano solo i propri interessi, sindacati e organizzazioni sociali che non diventano agenti di sviluppo. Qui siamo tutti responsabili."

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AMERICA/COLOMBIA - Il 10 febbraio una "Grande catena umana per la pace a Buenaventura"

Fides IT - www.fides.org - ter, 09/02/2021 - 10:39
Cali - I Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Cali nel loro incontro del 5 febbraio, hanno esaminato il contesto sociale e l'aumento della violenza nella zona di Buenaventura, nella valle del Cauca, e hanno pubblicato una dichiarazione in cui esprimono preoccupazione per il nuovo ciclo di violenze e sostegno al Vescovo di Buenaventura e alla popolazione. Gli omicidi commessi nella zona nel mese di gennaio sono triplicati rispetti all’anno scorso.
"Uniamo la nostra voce a quella del nostro fratello Vescovo Rubén Darío Jaramillo Montoya, che ha allertato, con fermezza e angoscia, sul rischio di massacri in vari comuni e frazioni del distretto” scrivono nel loro messaggio, pervenuto a Fides, in cui denunciano “la conquista mafiosa” dei centri abitati da parte di bande e cartelli, che si appropriano della precaria economia di mercato, “facendo sfollare con il terrore interi quartieri e assassinando selettivamente i giovani”. Quindi ribadiscono: “Sosteniamo la manifestazione di rifiuto verso coloro che vogliono sottomettere le persone dignitose e oneste al giogo sanguinario degli affari criminali”.
I Vescovi della provincia ecclesiastica di Cali, composta dall'arcidiocesi di Cali e dalle diocesi di Buga, Cartago, Palmira e Buenaventura, proseguono: “La grande catena umana, come espressione della protesta dei cittadini, convocata per il 10 febbraio, esprime solidarietà morale, unità e alleanza pacifica ma forte, della popolazione che si intrecciano come un'unica forza, per isolare i tiranni visibili e nascosti, che compongono l'ordito codardo dell’omicidio e del genocidio, nella città e nella regione del Pacifico e del sud-ovest”.
Infine i Vescovi assicurano tutti gli uomini e le donne della loro preghiera, della loro benedizione e dell’appoggio della Chiesa, affidando a Dio e alla Beata Vergine Maria le autorità civili, militari e nazionali, affinché diano forza “alla volontà di bene, di vita e di dignità, che anima la grande maggioranza dei colombiani”.
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AFRICA/ZAMBIA - I Vescovi invitano tutti a collaborare per sconfiggere la seconda ondata di Covid-19

Fides IT - www.fides.org - ter, 09/02/2021 - 10:03
Lusaka - La seconda ondata di Coronavorus continua a colpire duramente anche lo Zambia e cresce la preoccupazione della Chiesa locale. “Nella lotta contro il Covid-19 esortiamo tutti gli zambiani, indipendentemente dalla loro appartenenza sociale, culturale, religiosa e politica, a mettere da parte le loro differenze e unirsi per un obiettivo comune”: così i Vescovi della Conferenza Episcopale del Paese in una dichiarazione congiunta del 28 gennaio scorso si sono rivolti al clero e a tutti i religiosi apprezzando il loro impegno pastorale, l’assistenza spirituale, quella ai malati e il supporto ai bisognosi, ma hanno anche esortato alla massima prudenza.
“Occorre agire in modo responsabile sempre e ovunque, essere custodi l'uno dell'altro e fare periodicamente i test. Inoltre i fedeli laici devono tutelare i loro sacerdoti e tutti gli operatori pastorali osservando rigorosamente le misure preventive che a volte vengono violate”, hanno proseguito.
“Questo non è un momento per rilassarsi limitandosi ad indossare mascherine e osservare il distanziamento sociale”, si legge ancora nella nota pervenuta all’Agenzia Fides. “Esortiamo la nostra gente ad evitare di celebrare i funerali senza seguire le norme di sanità pubblica che includono anche la riduzione del numero di partecipanti. Rivolgiamo un fervido appello ai nostri leader, al di là del divario politico, affinché siano consapevoli dei rischi associati alle riunioni politiche. Solo collaborando tutti insieme si potrà vincere questa battaglia – insistono i vescovi che esortano a predicare comunque un messaggio di speranza”.
Rivolgendosi alla diocesi di Monze, che di recente tra le altre numerose vittime ha perso anche il loro vescovo, mons. Moses Hamungole , i vescovi dello Zambia hanno espresso le loro più sincere condoglianze alle famiglie, alle congregazioni religiose, al clero che hanno perso i propri cari a causa della pandemia.
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ASIA/COREA DEL SUD - Venti nuovi sacerdoti a Seoul, aperti alle sfide della missione

Fides IT - www.fides.org - ter, 09/02/2021 - 10:01
Seoul – In mezzo alla pandemia, in tempi difficili, tra le avversità, “con ferma determinazione l’Arcidiocesi si impegnerà ancor di più per promuovere la vocazione sacerdotale”, con fiducia nella chiamata di Dio a dare sempre nuovi “operai alla sua vigna”: è quanto ha detto il Cardinale Andrea Yeom Soo-jung, l’Arcivescovo di Seoul, celebrando nella cattedrale Myeongdong, il 5 febbraio scorso la solenne Eucarestia con l’ordinazione presbiterale di venti diaconi dell’Arcidiocesi di Seoul. Come appreso dall’Agenzia Fides, rito è celebrato con rigoroso rispetto delle direttive sanitarie, indossando mascherine e rispettando il distanziamento sociale, quindi con la partecipazione strettamente limitata solo ai genitori e parrocci dei neo sacerdoti. Erano presenti anche tutti i quattro vescovi ausiliari di Seoul.
Ala conclusione della messa il Cardinale Yeom ha ringraziato Dio per aver reso possibile questa ordinazione. Ha ringraziato soprattutto i genitori dei neo sacerdoti, tutti coloro che hanno collaborato nel percorso di formazione dei neo sacerdoti, i parrocci e le suore, i professori, i direttori spirituali, tutto il personale del Seminario e i sostenitori che si sono fatti presenti con la preghiera e con doni materiali.
Tra i venti nuovi sacerdoti uno è della Seoul International Catholic Missionary Society, una società missionaria fondata dall’Arcidiocesi di Seoul nel 2005 per inviare i missionari in America Latina. È un segno concreto che la Chiesa in Corea si è trasformata da “Chiesa ricevente” a “Chiesa donante”, pronta a rivolgere lo sguardo missionario e solidale all’estero e pronta alla missio ad gentes.
Due di loro sono del Seminario Redemptoris Mater del cammino neocatecumenale fondato a Seoul nel 2014. Uno di questi è un italiano, don Fabiano Rebeggiani, 39 anni, di Roma, il primo e l’unico italiano che ha seguito i corsi di formazione sacerdotale e viene ordinato sacerdote in Corea. Don Fabiano, prima di celebrare la prima Messa lì al Seminario ha detto di sentirsi molto grato al Signore per il grande privilegio di poter servire come presbitero la sua Chiesa in Corea”. I suoi genitori, Sergio e Laura, venuti da Roma a partecipare al rito di ordinazione sacerdotale del loro figlio, hanno espresso profonda gratitudine alla Chiesa coreana e al Cardinale Andrea Yeom per il sostegno dato con amore e benevolenza a loro figlio durante gli anni della sua formazione in Corea.


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AMERICA/COLOMBIA - Quattro anni dal rapimento di suor Gloria, “la Chiesa continua a pregare per la sua salute e la sua pronta liberazione”

Fides IT - www.fides.org - seg, 08/02/2021 - 21:53
Bogotà – Il 7 febbraio si sono compiuti quattro anni dal rapimento della suora colombiana Gloria Cecilia Narváez Argoty, missionaria in Mali , e "la Chiesa continua a pregare per la sua salute e la sua pronta liberazione", come ha detto l'Arcivescovo Francisco Javier Múnera Correa, Vescovo di San Vicente del Caguán e presidente della Commissione episcopale per l'animazione missionaria. Secondo la nota della Conferenza episcopale colombiana, il Vescovo ha ribadito l'appello alla libertà, al rispetto della sua dignità umana e al suo status di religiosa, dedicata interamente al servizio dei più bisognosi nelle terre di missione.
L'Arcivescovo Múnera ha inoltre inviato un saluto di incoraggiamento e vicinanza alle religiose della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata, alla quale appartiene suor Gloria Cecilia, ricordando loro che i Vescovi non dimenticano suor Gloria Cecilia e chiedono il suo ritorno immediato. Ha anche ricordato e pregato per l'eterno resto della signora Rosita Argoty de Narváez, madre della suora, morta l'anno scorso senza aver potuto realizzare il suo desiderio di vedere sua figlia in libertà. Ha infine apprezzato gli sforzi della Sezione per i Rapporti con gli Stati, ufficio che si occupa delle relazioni diplomatiche del Vaticano con gli Stati del mondo, che continua a lavorare per la liberazione della religiosa.
Suor Gloria Cecilia, ricorda la Conferenza episcopale, venne rapita il 7 febbraio 2017, mentre svolgeva il suo servizio pastorale nel villaggio di Karangasso, vicino Koutiala, a circa 400 chilometri ad est di Bamako, capitale del Mali, in Africa occidentale. Suor Gloria lavorava con i più poveri, è stata una grande sostenitrice della vita, fornendo cure speciali ai bambini sottovalutati nella cultura locale. Aveva promosso un orfanotrofio, dove cercava sempre di garantire ai più piccoli una buona qualità della vita, aiutandoli nei loro bisogni di base, oltre all'amore e alla tenerezza con cui li trattava, come una vera madre.
Un anno fa, il 6 febbraio 2020, durante i lavori dell’Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Colombiana, a tre anni dal rapimento, Mons. Mario de Jesús Álvarez Gómez, Vescovo di Istmina-Tadó e membro della Commissione per l’animazione missionaria, aveva affermato: “No, non abbiamo dimenticato suor Gloria Cecilia Narváez, siamo uniti nella preghiera fiduciosa a Dio perché il Signore tocchi il cuore di queste persone e la suora possa ritrovare la libertà”.
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ASIA/LIBANO - Il Patriarca maronita Rai invoca una “Conferenza internazionale ONU” per salvare il Libano

Fides IT - www.fides.org - seg, 08/02/2021 - 11:06
Bkerké – Lo stadio terminale a cui è giunta la crisi istituzionale, sociale e politica del Libano impone di ricorrere a misure drastiche e tempestive, compresa la convocazione di una Conferenza internazionale sponsorizzata dall’ONU e incaricata di trovare soluzioni urgenti per evitare il collasso sistemico del “Paese dei Cedri”. È questa la proposta urgente formulata ieri, domenica 7 febbraio, dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, durante l’omelia della liturgia domenicale da lui presieduta nella sede patriarcale di Bkerké.
‘L’appello a farsi carico della crisi libanese, rivolto alla comunità internazionale, è stato presentato dal Cardinale maronita come l’ultima carta da giocare, davanti alla latitanza e alle gravi responsabilità da lui attribuite ai gruppi di potere libanesi. Durante l’omelia, il Patriarca maronita ha usato di nuovo espressioni sferzanti nei confronti delle forze e dei leader politici del Libano, accusati di perseguire tornaconti individuali e di parte, mentre il popolo soffre la fame e viene trattato come “pecora da macello”.
Da mesi – ha rimarcato il Cardinale libanese - non si riesce nemmeno a insediare un nuovo governo, le speranze si sono esaurite, e rimanere nel silenzio vuol dire ormai diventare complici di scelte criminali. I governi di tutti i Paesi del mondo – ha sottolineato il Patriarca Rai - “hanno simpatizzato con il popolo del Libano, tranne il suo.
C'è un crimine più grande di questo?”. Nella sua omelia, il Patriarca ha anche ricordato il recente assassinio del giornalista Luqman Selim, noto per le sue critiche al Partito sciita di Hezbollah, ucciso in circostanze ancora non chiarite nel sud del Libano, e presentato dal Cardinale come una delle “figure migliori della Patria”. Il Patriarca ha chiesto indagini rigorose per individuare i responsabili dell'assassinio del giornalista.
L’ultimo governo libanese in carica, presieduto dal Premier Hassan Diab, è caduto dopo le proteste seguite alle esplosioni nel porto di Beirut del 4 agosto 2020. Il sunnita Saad Hariri, leader del Partito politico “Futuro”, è stato incaricato di formare un nuovo governo il 22 ottobre 2020, ma da allora non è ancora riuscito a costituire il nuovo gabinetto, anche a causa delle tensioni istituzionali sorte tra il Premier incaricato e il Presidente Aoun intorno alla lista dei ministri che dovrebbero comporre la squadra di governo. A complicare lo scenario ci sono anche nuove pressioni internazionali che puntano a condizionare il profilo politico del nuovo esecutivo. .
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - La celebrazione della prima Giornata internazionale della fratellanza umana, occasione per promuovere l'ideale di pace e convivenza

Fides IT - www.fides.org - seg, 08/02/2021 - 11:01
Abidjan - In occasione della prima edizione della “Giornata internazionale della fratellanza umana”, il 4 febbraio, il gruppo di lavoro per la pace in Africa guidato da p. Eric Norbert Abekan, parroco della Sacra Famiglia di Riviera 2, nell'Arcidiocesi di Abidjan, ha organizzato sotto il patrocinio del Nunzio Apostolico in Costa d'Avorio, Mons. Paolo Borgia, e Cheick Aïma Mamadou Traoré, Presidente del Consiglio Superiore degli Imam della Costa d'Avorio, una serata di riflessione e confronto sulla dichiarazione di Abu Dhabi. L’evento si è tenuto il 5 febbraio presso il CERAP, il centro di ricerca e azione per la pace.
“Da diversi anni nel nostro Paese il tessuto sociale è sfilacciato e distrutto, questa è l'occasione giusta per cercare, prendendo esempio dal cammino tracciato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, di aiutare la popolazione ivoriana a prendere consapevolezza che il nostro mondo è veramente una casa comune; che ciascuno di noi è chiamato a sperimentare questa apertura; Apertura a Dio, apertura agli altri, apertura all'ambiente” dice p. Abekan.
Durante questo incontro di riflessione e confronto sul " Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la coesistenza comune”, sono stati sviluppati diversi temi: “La fraternità umana in questione…"; “Come ampliare gli orizzonti della fraternità umana?”; “Le dottrine religiose sono destinate a opporsi?"; “Le donne, creatrici di fraternità umana”. Nel suo intervento conclusivo, il Nunzio Apostolico in Costa d'Avorio Mons. Borgia, ha sottolineato che il Paese abbonda di grandissime potenzialità da utilizzare per il bene comune.
Imam Konaté Binaté Ibrourahima, principale Imam della comunità musulmana di Dokui, in rappresentanza di Cheick Aïma Mamadou Traoré ha rimarcato la necessità di un ponte tra la comunità cristiana e la comunità musulmana, ribandendo che “nell'Islam la fraternità è un fondamento, un'apertura verso tutte le comunità".
Fra Paul Kokouvi Zikpi, professore-ricercatore in teologia morale presso l'Istituto Missionario Cattolico di Abidjan, nel suo intervento dal titolo “Fai di me uno strumento della tua pace: una preghiera per la fraternità umana”, ha affermato che “poiché la pace è un valore altamente spirituale, è un dono di Dio che designa l'armonia totale in sé stessi e con gli altri".
La settantacinquesima sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 15 dicembre 2020 ha dichiarato l'anniversario della firma del documento sulla Fraternità umana, il 4 febbraio, "Giornata internazionale della fratellanza umana".
Il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi, Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb hanno firmato il "Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la coesistenza comune”, un appello alla pace, alla tolleranza tra gli uomini e al rifiuto di ogni forma di estremismo e violenza.
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EUROPA/ITALIA - Giornata di preghiera contro la tratta: per le Scalabriniane è importante il ruolo delle donne contro lo sfruttamento

Fides IT - www.fides.org - seg, 08/02/2021 - 10:48
Roma - “Chi sfrutta gli esseri umani agisce contro la vita. Chi partecipa a questo traffico e violenta i sogni e i pensieri degli altri è complice di un peccato contro l’umanità intera. Oggi per la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta siamo tutte impegnate per far sentire la nostra voce contro chi non chiude gli occhi”. A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane, in una dichiarazione inviata all’Agenzia Fides.
Il Comitato internazionale della Giornata mondiale, coordinato da Talitha Kum, la rete della vita consacrata contro la tratta di persone dell’Uisg, l’Unione internazionale delle superiore generali, in partenariato con la Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio allo sviluppo umano integrale, Caritas internationalis, l’Unione mondiale delle Organizzazioni femminile cattoliche, il Movimento dei focolari e tante altre organizzazioni, hanno organizzato per l’occasione una maratona di preghiera che quest’anno sarà on-line, dalle 10 alle 17, in cinque lingue. Sarà possibile vederla all’indirizzo www.youtube.com/c/preghieracontrotratta. Tra i momenti più attesi, alle 13.40, il messaggio video di Papa Francesco che ha istituito nel 2015 la Giornata mondiale. Sui social sarà possibile sostenere la campagna all’indirizzo #PrayAgainstTrafficking.
“Le donne nella lotta alla tratta rivestono un ruolo importante – sottolinea suor Neusa –. Sono alla base di un impegno economico continuo e costante per rafforzare la famiglia e le comunità. Il lavoro umile e dignitoso delle donne può aiutare a battere questo crimine orribile. Noi congregazioni religiose, nelle diverse frontiere del mondo, ci stiamo impegnando a sviluppare progetti di microcredito a favore di uno sviluppo economico locale proprio per dare uno dei segni che la lotta alla tratta è possibile. Moltissime donne stanno partecipando anche alle iniziative poste in essere dalla Congregazione delle Scalabriniane, proprio per garantirsi un futuro basato sulle loro aspettative e sui loro sogni positivi. Sosteniamo e partecipiamo a questa iniziativa perché crediamo che tutti insieme possiamo far sentire la nostra voce, una maggioranza silenziosa contro l’odio e la violenza – aggiunge suor Neusa –. Continuiamo a pregare per le vittime di questa strage silente, per le istituzioni perché inseriscano la lotta alla tratta tra le priorità di intervento, per i criminali affinché si ravvedano e capiscano che la loro è una azione senza alcun futuro”.
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AMERICA/EL SALVADOR - Il Cardinale Rosa Chavez: “abbiamo una società contaminata a livello ecologico, morale, mentale e forse anche politico"

Fides IT - www.fides.org - seg, 08/02/2021 - 10:37
San Salvador – "E' violenza politica, cosa che non c'era stata nelle elezioni precedenti. La violenza politica è la definizione che questo fatto merita, fortunatamente oggi abbiamo le telecamere di sorveglianza e quello che vediamo è che si potrebbe arrivare alla verità su quel fatto". Sono le parole del Cardinale Rosa Chavez in una intervista rilasciata alla televisione locale riguardo un grave atto di violenza accaduto il 31 gennaio che è diventato il tema centrale di discussione nell'opinione pubblica.
Un gruppo di simpatizzanti dell'FMLN è stato aggredito a colpi di arma da fuoco nel pomeriggio di domenica 31 gennaio, dopo aver partecipato al lancio della campagna del candidato sindaco di San Salvador, Rogelio Canales. Due persone sono morte e altre tre sono rimaste gravemente ferite. Appena mezz'ora dopo che i leader del partito avevano reso noto l'incidente sui social media, il presidente Nayib Bukele ha reagito sul suo account Twitter, sospettando che l'FMLN avrebbe potuto organizzare l'attacco contro i propri militanti per ottenere guadagni elettorali.
Nell’intervista il Cardinale Gregorio Rosa Chávez, Vescovo ausiliare di San Salvador, ha criticato la mancanza di tolleranza, accordo e dialogo tra i poteri dello Stato. "Un dialogo tra i sordi è quello che abbiamo avuto, quindi è necessario cambiare il chip delle società e dei loro leader e arrivare a una visione calma e serena" ha sottolineato. Ha anche esortato i politici e gli altri leader della società salvadoregna ad essere "responsabili" dei messaggi che lanciano nei confronti dei loro sostenitori e della popolazione in generale. "Le parole hanno un impatto enorme, 40 parole possono fare la pace o la guerra. È una responsabilità enorme" ha ribadito.
Dal momento che i social media si sono rivelati lo strumento principale per criticare, insultare e discutere sul fatto e ospitare le diverse reazioni, il Cardinale ha commentato aspramente, nella stessa intervista: "I social network sono diventati una specie di letamaio dove appare il peggio dell'essere umano nella totale impunità ... questo è un indice di come siamo. Si vede che abbiamo una società contaminata prima a livello ecologico, morale, mentale e forse anche a livello politico". Il Cardinale Rosa Chávez ha concluso dicendo che fino a quando il Paese continuerà a essere in uno stato di confronto permanente, i più colpiti saranno i salvadoregni.

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ASIA/MYANMAR - Cittadini di ogni religione in strada: protesta non violenta e campagna di disobbedienza civile

Fides IT - www.fides.org - seg, 08/02/2021 - 10:35
Yangon – “E' una campagna di disobbedienza civile e di protesta pacifica che coinvolge cittadini di ogni cultura, etnia e religione. Oggi la gente non è andata al lavoro e ha disertato i servizi e gli uffici pubblici. Siamo scesi in strada alzando il simbolo delle tre dita, per condannare il colpo di stato militare e chiedere il ritorno della democrazia”: così Joseph Kung Za Hmung, laico cattolico birmano, direttore del giornale cattolico birmano "Gloria News Journal" racconta all'Agenzia Fides la giornata di protesta a Yangon, che questa mattina, 8 febbraio, si è svegliata col frastuono ormai costante di pentole e lattine battute nelle case e con drappi, camicie e tovaglie rosse appese alle finestre, in segno di dissenso non violento.
La gente è scesa nelle strade e non soltanto nell’ex capitale dove, a metà giornata, secondo fonti locali di Fides, si stimavano in 700mila le persone accorse alle mobilitazioni diffuse in varie parti della magalopoli birmana. E’ il terzo giorno consecutivo che vede mobilitazioni di piazza a Yangon, Mandalay, Naypyidaw e in altre città del paese dove si mescolano attivisti, medici, insegnanti, giovani e anziani, donne e uomini, gente comune, persino monaci e leader cristiani. Rileva Joseph Kung Za Hmung che “l'Arcivescovo di Mandalay, mons. Marco Tin Win e alcuni preti della setssa arcidiocesi si sono uniti ai manifestanti salutandoli con il simbolo delle tre dita alzate. Anche suore e laici cristiani ci sono, accanto ai monaci buddisti. E' un grande incoraggiamento, il paese è unito. Molti alte leader religiosi si sono uniti con la preghiera. E' un movimento interconfessionale non violento”.
Per le strade si vedono cartelli spesso in lingua inglese nei quali chiedono giustizia, la fine del golpe militare e naturalmente il rilascio degli arrestati, in primis la Leader della Lega Aung San Suu Kyi e il presidente Win Myant, esautorato dal Consiglio militare che dal 1° febbraio ha preso il posto dell’esecutivo guidato dalla Lnd.
La giunta militare ha però annunciato in Tv che sarà messo in atto un "giro di vite" per "far rispettare ordine e sicurezza".
Intanto la lista dei prigionieri politici redatta dall’Aapp fornisce oggi un bilancio di 137 arrestati nei giorni scorsi, di cui solo 13 sarebbero stati rilasciati. In cima alla lista ci sono Suu Kyi e il presidente, accusati rispettivamente di “importazione illegale di ricetrasmettitori” e di “violazione delle norme anti Covid” durante la campagna elettorale. L’accusa permette all'autorità giudiziaria di trattenerli in carcere ma risulta paradossale, come se la giunta militare volesse garantirsi una procedura “legale”, pur avendo in realtà il potere di decidere senza difficoltà il destino degli imprigionati.
Anche l’atteggiamento verso Internet, i social media e le piattaforma informative internazionali è ondivago. Da una parte oscurare Internet significa anche bloccare l’economia del Paese che, come ormai ovunque, è in larga parte digitale, dall’altra il blocco dei social media non ha fatto che aumentare l’attenzione verso i golpisti. Così, domenica 7 febbraio alle 2 del pomeriggio, il blocco telematico di 24 ore è stato in parte allentato, proprio nel momento in cui decine di migliaia di manifestanti si erano radunati attorno alla pagoda Sule, tempio buddista di Yangon dall’alto valore simbolico.
Sono state invece smentite dall’avvocato di Aung San Suu Kyi le voci secondo cui sarebbe stata arrestata per "alto tradimento", un’accusa che prevede pene gravissime. La leader e il presidente Win Myant si trovano agli arresti domiciliari e non è chiaro se prima dell’udienza, prevista il 15 febbraio in un tribunale della capitale, i due saranno lasciati a casa o trasferiti in un carcere. Il loro rilascio è stato chiesto anche dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.

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