AMERICA/HAITI - Appello per la liberazione di un missionario di Scheut rapito

Fides IT - www.fides.org - sex, 13/11/2020 - 11:26
Port au Prince – Padre Sylvain Ronald, dei missionari di Scheut , è stato rapito da individui armati martedì 10 novembre nella città di Delmas, ad Haiti, secondo quanto appreso da fonti locali. La Conferenza dei religiosi haitiani implora i rapitori di liberare il sacerdote sano e salvo e chiede ai fedeli di unirsi in preghiera per questo scopo.
“Per favore, liberate padre Sylvain!" è l’appello dei religiosi diffuso giovedì 12 novembre.
I rapitori hanno chiesto un riscatto di 5 milioni di gourde, negoziato a 500.000 gourde, per il rilascio del sacerdote.
Secondo le informazioni pervenute alla redazione di Vant Bèf Info , il sacerdote sarebbe stato rapito nella zona del "Gran Ravin". Membro della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria , noti come missionari di Scheut, padre Sykvain risiede presso la Casa centrale della Congregazione.
La Conferenza dei religiosi haitiani chiede a tutti di fare una catena di preghiere affinché padre Sylvain possa recuperare la sua libertà sano e salvo.


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ASIA/LIBANO: Conflitto in Nagorno Karabakh, dai Patriarchi cattolici in Libano solidarietà verso i “fratelli armeni, feriti nelle loro dignità”

Fides IT - www.fides.org - sex, 13/11/2020 - 11:21
Bkerké – I Patriarchi delle Chiese cattoliche presenti in Libano dichiarano la loro vicinanza verso “i fratelli armeni nel Nagorno Karabakh e in Armenia, feriti nella loro dignità e colpiti dalle conseguenze della guerra con l'Azerbaigian”. La manifestazione di solidarietà è stata espressa dalla Presidenza del Consiglio dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici nel Libano, riunitasi giovedì 12 novembre a Bkerké, presso la sede del patriarcato maronita. Alla riunione hanno preso parte il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III Younan, il Patriarca greco cattolico melchita Youssef Absi e il Patriarca armeno cattolico Krikor Bedros XX Ghabroyan. Nel messaggio diffuso alla fine della riunione, i Patriarchi hanno ricordato le vittime del conflitto e le sofferenze inflitte alle popolazioni civili, sollecitando l’intervento dell’ONU per sciogliere i fattori di discordia che da decenni alimentano il conflitto in quell’area del Caucaso. “Rinnoviamo la nostra fiducia nella saggezza e nell'unità del popolo armeno” scrivono i Patriarchi “e preghiamo Dio affinché li sostenga nella loro situazione".
Nella tarda serata di lunedì 9 novembre, dopo 6 settimane di conflitto, i leader politici di Armenia e Azerbaigian hanno sottoscritto la tregua per il cessate il fuoco in Nagorno Karabakh, raggiunta con la determinante mediazione del Presidente russo Vladimir Putin. Per tanti armeni le condizioni sottoscritte per raggiungere il cessate il fuoco hanno rappresentato una vera e propria capitolazione, come ha riferito a Fides Boutros Marayati, Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo . L’accordo prevede il dispiegamento di peacekeeper russi lungo la linea del fronte e a presidio del corridoio che collega il Karabakh con l'Armenia. Entro i primi di dicembre le truppe armene dovranno ritirarsi dai territori occupati al momento del cessate il fuoco.
Il Consiglio di Presidenza dei Patriarchi riunito a Bkerké ha anche diffuso una circolare con indicazioni rivolte alle parrocchie, in vista del confinamento generalizzato di due settimane disposto dalle autorità libanesi per la seconda metà di novembre, nel tentativo di frenare la nuova ondata di contagi da COVID-19. Per ora, le messe nelle chiese non verranno sospese, ma l’accesso alle celebrazioni liturgiche sia feriali che festive verrà regolato per garantire il distanziamento sociale, e verranno sospesi tutti gli altri incontri previsti nei luoghi di culto e nei locali annessi alle parrocchie. .
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AMERICA/MESSICO - “Una parola di consolazione, speranza e incoraggiamento” dei Vescovi in questa profonda crisi

Fides IT - www.fides.org - sex, 13/11/2020 - 10:37
Città del Messico - “I Vescovi messicani, con abbraccio fraterno, si rivolgono al Popolo di Dio pellegrino in questa nazione messicana nel mezzo di una profonda crisi, accentuata dalla pandemia Covid-19, che arrivata inaspettatamente, sta mostrando la fragilità delle strutture del Paese”. Inizia con queste parole il messaggio che la Conferenza episcopale del Messico ha pubblicato rivolgendosi al popolo messicano, in occasione dell’Assemblea plenaria, che si svolge in forma virtuale dal 9 al 13 novembre.
“La crisi ha colpito tutti i campi della vita” sottolinea il testo, pervenuto a Fides: l'economia, il sistema sanitario, la politica, il sistema educativo. A tutto questo si aggiungono le vicende del narcotraffico e della criminalità organizzata, le ideologie contro la vita. “Stanchezza, solitudine e disperazione aumentano quando mancano cibo e medicine” rilevano i Vescovi, che proseguono: “Queste ombre, unite a Cristo risorto, si trasformano in segni di speranza: tanti fratelli che, anche in circostanze di rischio e paura, come medici, infermieri, personale delle pulizie, badanti, volontari, famiglie, aziende, sacerdoti, religiosi, diaconi, operatori pastorali, in un servizio generoso in diverse attività, sono manifestazioni della coscienza di essere una famiglia, una comunità, siamo sulla stessa barca e ci aiutiamo a vicenda”.
Di fronte a questa situazione, i Vescovi ribadiscono il loro impegno a camminare insieme al Popolo di Dio, e rivolgono una parola di consolazione e di speranza: “Con gli occhi fissi su Santa María de Guadalupe, pieni di speranza, continuiamo a costruire la ‘Casa Sacra’ della nostra identità di Popolo di Dio nella nostra Patria, in tutta l'America e nel mondo intero, scoprendo e valorizzando noi stessi come figli dello stesso Padre, favorendo l'incontro, il dialogo, la convivenza e la solidarietà in atteggiamenti fraterni segnati dal perdono, dall'amore, dalla giustizia e dalla pace”.
Dopo aver ricordato le parole di Papa Francesco all'Onu , "Da una crisi non si esce uguali: o si esce meglio o si esce peggio", i Vescovi messicani invitano “a preparare il futuro con speranza, creando nuovi processi, superando l'egoismo, la sfiducia e la denigrazione, lavorando per l'unità e l'armonia. Come il Buon Samaritano, vogliamo aiutare a guarire coloro che sono stati feriti per molte ragioni diverse”.
Rivolgendo una “parola di consolazione, speranza e incoraggiamento”, i Vescovi esortano ad essere "Chiesa in uscita", e ad andare con Cristo crocifisso e risorto, in tutti i luoghi e a tutte le persone, “in modo fisico, spirituale o virtuale”. “In atteggiamento di conversione pastorale, camminiamo insieme, ascoltandoci reciprocamente e di cuore, soprattutto ascoltando lo Spirito Santo che ci guida e ci sostiene. Facciamo anche una conversione ecologica, di un nuovo atteggiamento ‘verso nostra sorella madre terra’, come la chiama San Francesco d'Assisi”.
Infine, guardando alle elezioni politiche del prossimo anno, i Vescovi invitano a conoscere e analizzare le proposte dei candidati e a parteciparvi responsabilmente, invocando Santa Maria di Guadalupe affinché “ci sostenga in questo cammino di solidarietà e di incontro fraterno”. Il messaggio è firmato, a nome di “Tutti i Vescovi della Conferenza dell'Episcopato Messicano”, da
Mons. Rogelio Cabrera López, Arcivescovo di Monterrey, Presidente della CEM, e da Mons. Alfonso Miranda Guardiola, Vescovo ausiliare di Monterrey, Segretario generale della CEM, con la data del 12 novembre 2020.
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AFRICA/ GHANA - L'ex presidente del Ghana Jerry Rawlings è morto

Fides IT - www.fides.org - sex, 13/11/2020 - 10:37
Accra - L'ex presidente della Repubblica del Ghana, Jerry John Rawlings, è morto al Korle Bu Teaching Hospital di Accra. La sua morte è avvenuta giovedì dopo una breve malattia.
Il 73enne JJ Rawlings si è sentito male dopo la sepoltura della madre circa tre settimane fa. In qualità di ex leader militare del Ghana, Rawlings guidò un colpo di stato militare guidando il Paese dal 1981 al 1992. nel 1992 divenne il primo Presidente della quarta Repubblica del Ghana per otto anni, ricoprendo due mandati fino al 2001.
Jerry Rawlings era stato ricoverato in ospedale da circa una settimana per una malattia sconosciuta. Si dice che sia morto per complicazioni con COVID-19, ma questo non è stato confermato.
L'ex presidente ha fondato il National Democratic Congress , attualmente all'opposizione.
Mentre il Ghana si prepara per le urne del 7 dicembre per eleggere il Presidente e i membri del Parlamento per i prossimi quattro anni, la voce del defunto JJ Rawllings mancherà moltissimo poiché molti ghaniani credevano in lui, perché lo consideravano un uomo di forte coraggio e un combattente contro la corruzione.
Di fede cattolica, riponeva fiducia nel ruolo della Chiesa. "La Chiesa cattolica e le altre chiese formali e tradizionali mantengono ancora un alto livello di rispetto e credibilità e devono parlare", aveva detto l'ex presidente rivolgendosi all'arcivescovo di Accra Sua Ecc. Mons. John Bonaventure Kwofie nel corso du una visita di cortesia in marzo 2019, rivolgendo un appello per combattere il diffondersi di ciarlatani e truffatori che si spacciano per leader religiosi. "Essere cattolico è una responsabilità che deve essere presa sul serio da tutti coloro che professano la fede cattolica" aveva poi aggiunto.
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ASIA/PAKISTAN - Mandato di arresto per il religioso musulmano che ha celebrato le nozze islamiche della minorenne cattolica Arzoo Raja

Fides IT - www.fides.org - sex, 13/11/2020 - 09:13
Karachi - “Accogliamo con favore la decisione del Tribunale di Karachi di arrestare il religioso islamico coinvolto nella conversione forzata e nella celebrazione religiosa di matrimoni illegali, con ragazze minorenni appartenenti alle minoranze religiose del Pakistan. Al fine di frenare le conversioni forzate e i matrimoni illegali delle spose bambine, attendiamo la severa punizione di tutte le persone coinvolte in questi casi": lo dichiara all'Agenzia Fides Sabir Michael, leader cristiano impegnato per i diritti umani e per i diritti delle minoranze, commentando l'ordine di un tribunale di Karachi a carico del leader islamico che è anche coinvolto personalmente nel recente caso della ragazza cattolica Arzoo Raja, avendone celebrato, d'accordo col rapitore, le nozze islamiche .
Come appreso da Fides, il tribunale di Karachi ha emesso il mandato di arresto, senza possibilità di cauzione, per Qazi Mufti Ahmed Jaan Raheemi, religioso islamico accusato di aver celebrato con rito islamico il matrimonio di una ragazza minorenne cristiana Neha Pervaiz, rapita e costretta a convertirsi all'islam nell'aprile 2019 . Neha Pervaiz è riuscita a sfuggire al marito di 45 anni dopo una settimana di prigionia. "La famiglia di Neha ha intentato una causa contro il rapitore, contro il religioso islamico e altre quattro persone coinvolte nel sequestro, nella conversione forzata e nel matrimonio illegale della figlia", osserva Michael.
Nell'ordinanza emessa dalla Corte, il giudice ha sottolineato che, secondo il Sindh Child Marriage Restraint Act 2013, il matrimonio di qualsiasi individuo che abbia meno di 18 anni è vietato. L'ordine afferma inoltre che il matrimonio della minore Neha è stato celebrato senza il suo consenso sotto pressione, coercizione e influenza, in palese violazione degli articoli 3, 4 e 5 del Sindh Child Marriage Restraint Act 2013. Le pene previste includono la reclusione per due anni e la multa di centomila rupie o entrambe.
Sabir Michael, Presidente della Ong "Peace Welfare and Development Association" , afferma: "E' urgente applicare le leggi esistenti e punire le persone coinvolte nella conversione forzata e nei matrimoni illegali di minorenni: il governo deve fare il possibile, applicando tutti i mezzi, perchè tali crimini, che disturbano la nostra società, non avvengano”. Il dottor Michael ricorda: "Questo religioso islamico è coinvolto nel recente caso di Arzoo Raja, ma anche di numerose altre conversioni forzate e di matrimoni delle ragazze minorenni rapite. Auspichiamo che la giustizia possa fare il suo corso e che le istituzioni fermino, ai sensi delle leggi vigenti, personaggi come Qazi Mufti Ahmed Jaan Raheemi che danneggino la convivenza interreligiosa in Pakistan e incoraggiano il fenomeno delle spose bambine".
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ASIA/THAILANDIA - Proteste studentesche: verso un Comitato per la revisione della Carta costituzionale

Fides IT - www.fides.org - sex, 13/11/2020 - 08:43
Bangkok - Sebbene le piazze della capitale Bangkok e di altre città tailandesi abbiano smesso da alcuni giorni di essere attraversate dai cortei della protesta, iniziata ormai quasi un anno fa, la situazione nel Paese rimane tesa dopo nove mesi di manifestazioni pubbliche, scandite dalla richiesta di dimissioni del Premier, di una riforma costituzionale e di una revisione dei poteri del monarca.
Con un gesto distensivo, il re Rama X, durante una visita nella città di Udon Thani nei giorni scorsi, sembra aver voluto rispondere, seppur indirettamente, ai manifestanti che l’8 novembre si erano avvicinati al Palazzo reale, sede del monarca : il messaggio veniva dal Free Youth Movement che sembra aver contagiato non solo il mondo studentesco. Il re, pur senza menzionare la protesta, in una lettera al governatore della città, ha scritto: “Ci amiamo e ci prendiamo cura l'uno dell'altro. Prenditi cura del Paese e aiutiamoci a vicenda con bontà per proteggerlo e per la prosperità e l'identità tailandese”. Già il 1 novembre scorso, il monarca aveva espresso commenti pubblici simili, dicendo di amare tutti i tailandesi “allo stesso modo” e che la Thailandia è una terra di compromessi. SI tratta di gesti distensivi, in parte apprezzati, ma non risolutivi della crisi politica che intanto attraversa il Parlamento dove, per ora, il premier Prayut Chan-O-cha ha confermato di voler restare nel suo scranno di Primo ministro.
Per effetto della protesta, il Parlamento sta avviando la formazione di un “Comitato di esperti” che possa guidare un eventuale processo di revisione della Carta costituzionale: il processo prevede comunque un referendum popolare e avrà dunque tempi lunghi. Anche la formazione del Comitato non sembra affatto semplice: per ora i partiti di opposizione non intendono parteciparvi né le indicazioni a riguardo appaiono rassicuranti. Secondo fonti di stampa, infatti, sarebbero stati invitati a farne parte tre ex primi ministri, personalità del vecchio establishment, non gradite al movimento studentesco: Anand Panyarachun, il generale Chavalit Yongchaiyudh e Abhisit Vejjajiva. Due volte Premier, Panyarachun – un liberale di formazione - fu chiamato per la prima volta a capo del governo il 2 marzo 1991, una settimana dopo il colpo di stato organizzato dalla giunta militare , guidata dai generali Sunthorn Kongsompong e Suchinda Kraprayoon. Abhisit Vejjajiva è stato un leader del Partito Democratico ma venne ritenuto uno dei responsabili della morte di decine di manifestanti avvenuta a Bangkok durante gli incidenti dell'aprile e maggio 2010. Quanto a Chavalit Yongchaiyudh, fu primo ministro della Thailandia dal novembre 1996 al novembre 1997. Paradossalmente, pur essendo un ex militare, è ricordato per aver contestato il golpe militare del 1991 e le successive elezioni nel 1992 che diedero il mandato al generale Suchinda Kraprayoon.

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AMERICA/BOLIVIA - "Acqua Tatay!" è il grido delle comunità di Tarvita che soffrono una siccità devastante

Fides IT - www.fides.org - sex, 13/11/2020 - 08:42
Chuquisaca – Di fronte a una devastante siccità che colpisce il 50% delle comunità di Tarvita, nel dipartimento di Chuquisaca , i residenti, seguendo le loro tradizioni, hanno iniziato i pellegrinaggi sulle colline per implorare Dio per la pioggia. Padre Juan Carlos Ramírez, parroco della comunità, accompagna le persone in queste preghiere insieme ai catechisti, guidando processioni e celebrando eucaristie.
Il sacerdote fa notare che è devastante vedere i fedeli implorare piangendo il nostro Dio per la benedizione dei campi con la pioggia. “Culminiamo sempre con l'Eucaristia e la benedizione dell'acqua affinché il nostro buon Dio possa ascoltare le nostre preghiere e le nostre suppliche” afferma il sacerdote nella nota pervenuta a Fides.
Il pellegrinaggio al colle del Sacro Cuore di Gesù dura 5 giorni, tempo in cui la comunità implora anche il perdono dei propri peccati: “Chiediamo perdono per la nostra mancanza di fede, per il nostro disimpegno come battezzati, affinché Dio ci ascolti in questo bisogno che abbiamo, che desideriamo, la pioggia. Ci avviciniamo a Dio con tutta umiltà in tutta semplicità per implorare la sua misericordia”.
La popolazione, che non ha aiuti istituzionali, si rivolge nella fede al Signore chiedendo il dono dell’acqua. La popolazione di Tarvita soffre la peggiore siccità della sua storia, secondo testimonianze di un membro dell'Assemblea Heidy Cayo: le sorgenti sono evaporate, non c'è acqua nemmeno per il consumo umano, meno ancora per il bestiame, è infatti segnalata la mortalità di camelidi, bovini e capre.
"La disperazione della nostra gente la fa salire sulle colline invocando 'Agua Tatay!' . La crisi dovuta alla mancanza d'acqua ha colpito anche la produzione di patate, mais e grano e ha reso scarso il cibo per gli animali. I ruscelli che normalmente non si prosciugano mai, quest'anno si sono prosciugati, è la siccità più forte” ha detto Reynaldo Cruz, sindaco di Tarvita.

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ASIA/INDIA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Agra e nomina del successore

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 12:27
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi metropolitana di Agra presentata da S.E. Mons. Albert D’Souza.
Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo metropolita della medesima Sede, S.E. Mons. Raphy Manjaly, finora Vescovo della Diocesi di Allahabad.
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AFRICA/MOZAMBICO - Il governatore di Cabo Delgado smentisce la decapitazione di 50 persone; il Vescovo di Pemba ribadisce: “situazione drammatica”

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 12:07
Maputo – Il governatore della provincia settentrionale mozambicana di Cabo Delgado, Valige Tauabo, ha negato che più di 50 persone sono state rapite e decapitate nel villaggio di Muatide, distretto di Muidumbe, “su un campo di calcio che è diventato un campo di sterminio”, come riportato dagli organi di stampa.
Il governatore ha affermato che nella provincia da lui amministrata non ci sono stati massacri recenti da parte di terroristi, sostenendo che l'ultima carneficina, perpetrata dalla Provincia dell'Africa Centrale dello Stato Islamico” , è avvenuta il 6 aprile di quest'anno.
"Il massacro di 53 giovani è avvenuto il 6 aprile. Questo è ciò che è nella memoria della provincia come uno dei massacri più gravi da parte dei questi terroristi", ha chiarito il governatore di Cabo Delgado, aggiungendo che la carneficina è dovuta al fatto che “le vittime si sono rifiutare di essere reclutate nei ranghi del gruppo armato"
Valige Tauabo ha aggiunto che “le violenze dei jihadisti ci preoccupano molto, perché, in effetti, le incursioni dei terroristi stanno provocando molti danni fisici e morali, poiché i terroristi bruciano case, distruggono i beni pubblici e causano lutti”. Secondo il governo, nonostante la diffusione degli attacchi terroristici e l'isolamento di alcune parti delle province, nessun territorio è sotto il controllo del gruppo armato.
Il Vescovo di Pemba, Sua Ecc. Mons. Luiz Fernando Lisboa, afferma però che la guerra si è molto intensificata, ad esempio, solo nell'ultimo mese, sono arrivate ai campi di Metuge da 13 a 14.000 persone, molte delle quali su 200 piccole imbarcazioni. “È una situazione drammatica per le persone in fuga dalla guerra, i loro villaggi, le loro isole. Giusto per darvi un'idea, negli ultimi due giorni, il distretto di Muidumbe ha subito sette attacchi in sette villaggi. Le persone sono costrette a dormire nella boscaglia. Coloro che fuggono con le imbarcazioni trascorrono fino a 3, 4, 5 giorni in mare, arrivando affamati e disidratati” riferisce il Vescovo.
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EUROPA/ITALIA - Scalabriniane: l’emergenza Covid non ferma le tragedie del Mediterraneo

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 11:38
Roma - “L’ennesima tragedia nel Mediterraneo, con 6 migranti morti, è l’ennesimo segnale dato ai Governi d’Europa e del mondo che le crisi del pianeta non si sono fermate per l’emergenza Covid e che è opportuno intervenire. E’ grazie alle Ong che sono stati salvati in 100 e l’impegno di Open Arms è stato provvidenziale ed essenziale”. Lo afferma, nella nota inviata a Fides, suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, congregazione che sin dalla sua fondazione, 125 anni fa, presta il suo servizio a sostegno dei migranti. “I volontari impegnati nelle organizzazioni non governative in tutto il Mediterraneo si confermano fondamentali – prosegue suor Neusa –. Bambini, donne, uomini in cerca di speranza fanno di tutto per fuggire dalle loro condizioni di crisi, miseria, dove sono vittime di violenza. In un momento critico per la loro vita trovano donne e uomini che hanno scelto di essere loro accanto. Questa è una delle espressioni più alte e belle della solidarietà e della misericordia. Preghiamo per le vittime, ennesime persone condannate a un tormento terreno per un reato commesso, quello di sognare”.
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AFRICA/ETIOPIA - Oltre 10.000 rifugiati etiopici in Sudan; il Premier rivendica la vittoria nel Tigrai ma al momento non ci sono conferme

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 11:18
Addis Abeba – Sono più di 10.000 gli etiopici in fuga dai combattimenti nella regione del Tigrai che si sono rifugiati in Sudan negli ultimi due giorni. Lo riportano le agenzie umanitarie secondo le quali altre centinaia di migliaia di persone potrebbero fuggire dalla regione se i combattimenti non vengono fermati per tempo. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha affermato che le agenzie umanitarie non sono state in grado di fornire cibo, assistenza medica e altri servizi di emergenza nel Tigrai a causa della mancanza di accesso.
Nelle ultime ore il Primo Ministro Abiy Ahmed ha twittato: "La regione occidentale del Tigrai è stata liberata" assicurando che nelle “aree liberate, l'esercito sta ora fornendo assistenza e servizi umanitari. Il Premier ha anche affermato che sono stati ritrovati i corpi di alcuni soldati legati e giustiziati sommariamente.
In precedenza gli abitanti del Tigrai avevano ricevuto l'ordine di mobilitarsi dal Fronte di liberazione del popolo del Tigrai , che governa lo Stato che affermano di doversi "difendere" dalla "flagrante aggressione" del governo federale.
Ma con le comunicazioni interrotte, le vie di comunicazione e i media bloccati, è impossibile al momento la verifica indipendente della situazione. Negli ultimi giorni entrambe le parti hanno rivendicato vittorie militari, il TPLF addirittura di aver abbattuto un aereo da combattimento etiopico. Una parte dell’esercito nella regione sarebbe passato con il TPLF portando con sé armamento pesante compresi sistemi di difesa aerea.
Il timore degli osservatori è che il conflitto si estenda coinvolgendo non solo altre regioni dell’Etiopia ma anche i Paesi limitrofi, Eritrea, Sudan e Somalia. Mentre sullo sfondo rimane la contesa tra Addis Abeba e il Cairo per il controllo delle acque del Nilo, dopo il completamento della Grande Diga della Rinascita Etiopica sul Nilo Azzurro.
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ASIA/IRAQ - Altre 200 famiglie di sfollati cristiani fanno ritorno a Mosul e nella Piana di Ninive

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 11:14
Mosul - Sono circa duecento le famiglie di sfollati cristiani che nelle ultime settimane e nel prossimo futuro sono già tornate o si apprestano a fare ritorno alle proprie aree di provenienza, nei quartieri di Mosul e in città e villaggi della Piana di Ninive. La notizia relativa al ritorno in atto di un nuovo consistente gruppo di rifugiati appartenenti alle comunità cristiane locali è arrivata mercoledì 11 novembre da Zuhair Muhsin al Araji, ed è stata confermata da Najim al Jubouri, Governatore della Provincia di Ninive. Nel dettaglio, sarebbero una novantina le famiglie cristiane che stanno rientrando a Mosul e stanno riprendendo possesso delle proprie case nella Città Vecchia e sul lato orientale della città, dopo il ripristino si condizioni adeguate di sicurezza e di servizi urbani sufficienti.
Le famiglie cristiane erano fuggite dalla proprie case tra il giugno e l’agosto del 2014, quando Mosul e buona parte della provincia di Ninive erano cadute sotto il controllo delle milizie jihadiste dell’autoproclamato Stato Islamico . Gli sfollati cristiani di Mosul e della Piana di Ninive avevano trovato rifugio in gran parte nella Regione autonoma del Kurdistan iracheno e in particolare nei sobborghi di Erbil, il suo capoluogo.
Nel settembre 2017, poche settimane dopo la definitiva liberazione di Mosul dal regime jihadista imposto dallo Stato islamico, le autorità locali avevano già annunciato il ritorno di 1400 famiglie di rifugiati cristiani nelle proprie aree di provenienza, concentrate nella Piana di Ninive. Adesso l’annunciato ulteriore rientro di decine di nuclei familiari cristiani a Mosul e nei villaggi della Piana di Ninive rappresenta un segnale confortante, anche se in termini percentuali i dati numerici relativi al contro-esodo di rifugiati cristiani nelle aree nord-irachene del loro radicamento storico rimangono esigui. Buona parte dei nuclei familiari costretti a fuggire negli anni del dominio jihadista non sembrano propensi a far ritorno alle proprie abitazioni abbandonate, dopo che hanno trovato una nuova sistemazione a Erbil o nella regione di Dohuk, o dopo essere riusciti in qualche modo a emigrare all’estero.
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AMERICA/ECUADOR - I Vescovi: “Vogliamo essere segni di unità, comunione e speranza per tutti, ancora di più in questo tempo di pandemia”

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 10:31
Quito - I Vescovi dell'Ecuador ribadiscono il loro impegno ad “annunciare, sognare e accompagnare” il popolo pellegrino in Ecuador, essendo segno di unità, comunione e speranza per tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Lo scrivono nel loro Messaggio pubblicato al termine della 148a Assemblea plenaria, celebrata dal 9 all’11 novembre. Oltre ad esaminare la realtà nazionale che vive il paese, i Vescovi hanno anche eletto il nuovo Consiglio di presidenza per il prossimo triennio.
Nel Messaggio, pervenuto a Fides, i Vescovi ribadiscono in primo luogo che “continueranno ad annunciare, con la loro testimonianza e la parola, il vangelo della vita, della giustizia, della verità, della libertà, della riconciliazione e della pace” che Cristo ha loro affidato.
Continueranno poi a sognare “una società più umana e fraterna, dove vengano prima i valori dell’inclusione, del rispetto e dell’uguaglianza di tutti gli ecuadoriani, in particolare i più vulnerabili”. Tra questi citano i bambini che devono nascere, le donne che subiscono ogni tipo di violenza, i giovani che non hanno alcun tipo di educazione, migliaia di famiglie senza lavoro né assistenza sociale. “E’ tempo di accordi, non di divisioni” esortano, dichiarandosi disponibili a “costruire ponti di incontro e dialogo” tra tutti i settori della società che cercano il bene comune e non gli interessi personali.
Infine i Vescovi riaffermano la loro volontà di accompagnare il popolo, “pellegrino in mezzo a luci e ombre, speranze e timori”: “Vogliamo essere segni di unità, di comunione, di speranza per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, ancora di più in questo tempo di pandemia, che ci ricorda che ‘siamo tutti fratelli’.”
Annunciano quindi il nuovo Consiglio di Presidenza della Conferenza episcopale, eletto per il triennio 2020-2023: Presidente: Mons. Luis Cabrera, Arcivescovo di Guayaquil; Vicepresidente: Mons. Alfredo José Espinoza, Arcivescovo di Quito; Segretario generale: Mons. David de la Torre, Vescovo ausiliare di Quito; Vice Segretario Generale: padre Maximiliano Ordoñez, Arcidiocesi di Quito.
“Cristo, che annunciamo, celebriamo e serviamo, ci illumini e ci dia forza in ogni circostanza” concludono i Vescovi, affidandosi all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa.
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ASIA/KAZAKHSTAN - Partnership con istituzioni e imprese: si amplia l'impegno della Chiesa per il sostegno ai disabili

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 10:13
Almaty - Sarà esteso a ogni tipo di disabilità il progetto di Caritas Kazakhstan che mira al reinserimento sociale e professionale di ragazzi con sindrome di Down. Lo racconta all’Agenzia Fides don Guido Trezzani, missionario in Kazakistan e direttore nazionale della Caritas in questo paese dell’Asia centrale. “Stiamo cercando una nuova sede con uno spazio sufficientemente grande, per ospitare sia attività aperte a tutte le forme di disabilità, sia il centro nazionale di ricerca dedicato alla sindrome di Down, che abbiamo in mente già da diverso tempo. Intendiamo dar vita a una vera e propria Scuola di formazione professionale per adolescenti con disabilità, anche promuovendo maggiore coinvolgimento dell'imprenditoria nella diffusione di una cultura che potrebbe offrire lavoro a questi giovani. Un investimento che avrà senza dubbio un impatto positivo nella nostra società”, spiega a Fides don Trezzani.
Oltre alla formazione dei ragazzi, tra le priorità della Caritas vi è la formazione dei loro educatori. Racconta a tal proposito don Trezzani: “Presto potremmo arrivare a un accordo con il Ministero dell’istruzione per iniziare un percorso formativo dedicato ad aspiranti ‘tutor’ e insegnanti di sostegno. Inoltre, stiamo pensando di creare dei pacchetti di lezioni online, corsi completi, master e corsi brevi su tematiche specifiche, da svolgere attraverso una piattaforma di e-learning”. “Lavoriamo quotidianamente volgendo lo sguardo al futuro dei nostri bambini, a ciò a cui dobbiamo prepararli, in modo che domani possano vivere una vita il più dignitosa e indipendente possibile”, conclude il missionario.
Nato nel 2018 per iniziativa della Caritas di Almaty, il progetto con i ragazzi affetti da trisomia 21 è stato poi esteso nel resto della nazione: con il supporto di specialisti italiani, in diverse città del Kazakistan vengono periodicamente organizzati seminari, lezioni e visite specialistiche per fornire conoscenze di base ai genitori e analizzare i progressi dei bambini.
La Caritas rappresenta il braccio operativo della Chiesa kazaka a sostegno degli ultimi, e le sue attività sono divenute anche occasione di promozione comunitaria e profiua collaborazione con le istituzioni civili per la piccola minoranza dei fedeli cattolici che sono circa 150mila, meno dell'1% di una popolazione al 67,8% musulmana. I cristiani in Kazakhstan, nel complesso, sono il 26,5%. Ad oggi, nel paese centrasiatico si contano 4 diocesi cattoliche, per un totale di 70 parrocchie, con circa 91 sacerdoti, tra diocesani e religiosi .
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ASIA/INDONESIA - Nuovo Vescovo missionario in Papua, apostolo di pace in una regione irrequieta

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 09:56
Merauke - E' mons. Petrus Canisius Mandagi, religioso dei Missionari del Sacro Cuore , il nuovo Arcivescovo di Merauke in Papua, regione periferica dell'Indonesia, situata nella parte occidentale dell'isola della Nuova Guinea. La sua presenza - auspica la Chiesa locale - potrà portare un messaggio e un'azione di riconciliazione e di pace in una regione irrequieta, tormentata da violenze e fermenti separatisti. Mons. Mandagi, 71 anni, da oltre un anno era Amministratore Apostolico nella diocesi di Merauke, mentre ha svolto finora servizio come Vescovo di Amboina, nelle isole Molucche. In quelle isole, un conflitto settario e la violenza generalizzata tra cristiani e musulmani hanno scosso la capitale Ambon e altre città nel triennio 1998-2001: in quel frangente il Vescovo Mandagi ha svolto il suo ruolo chiave nel contribuire a ridurre la tensione tra le parti in conflitto, soprattutto disinnescando il fattore del potenziale conflitto religioso.
Parlando con l'Agenzia Fides padre Terry Ponomban, sacerdote di di Manado, nella provincia di Sulawesi Settentrionali, apprezza la scelta del vescovo Mandagi, elogiandone la capacità di mediazione che sarà utile in una regione tormentata come la Papua, dove si regitrano incomprensioni e dissidi tra la popolazione locale e il governo centrale di Giacarta. "Questioni separatiste e violenza agitano la Papua. Ci aspettiamo la scelta del vescovo Mandagi, uomo di pace e di riconciliazione generi benefici per la società", rimarca p. Terry.
Mons. Mandagi guida la diocesi di Amboina nelle Molucche dal 10 giugno 1994. Nato a Kamangta a Tombulu, a Minahasa, nella provincia di Sulawesi settentrionale nel 1949, il Vescovo Mandagi è vissuto in una famiglia cattolica e due fratelli minori sono diventati consacrati: una sorella è suora, una fratello è anch'egli membro dei Missionari del Sacro Cuore.
Ordinato sacerdote nella sua città natale di Manado il 18 dicembre 1975, dopo aver completato gli studi di teologia all'estero, mons. Mandagi è stato impegnato nell'ambito della formazione per i seminaristi maggiori della congregazione dei Missionari del Sacro Cuore. Scelto da Papa Giovanni Paolo II per guidare la diocesi di Amboina, ora inizia il suo ministero pastorale nella Papua, regione che attualmente include cinque diocesi: Merauke, Agats, Manokwari-Sorong, Jayapura e Timika.
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AMERICA/PERU’ - “È tempo di ascoltare la popolazione e agire pensando al Perù”: appello dei Vescovi

Fides IT - www.fides.org - qui, 12/11/2020 - 08:51
Lima – “Urge proseguire e promuovere la lotta contro tutti i volti della corruzione che ha rivelato un cancro sociale che deve essere definitivamente curato; quindi, non dobbiamo fermarci. L'impegno e la responsabilità delle autorità devono riaffermare questa lotta per ottenere un Perù più trasparente e giusto”: con queste parole la Conferenza Episcopale Peruviana fa appello alla popolazione e alle autorità peruviane a proseguire il programma politico e a seguire il calendario delle prossime elezioni presidenziali per il 2021, dopo che il Congresso peruviano ha destituito il Presidente Martín Vizcarra . La tensione politica è forte nel Paese, dove in meno di quattro anni sono ormai passati 3 Presidenti, e la pandemia ha registrato 925 mila casi con 35 mila vittime.
“Il Perù ha bisogno dello sforzo di ciascuno di noi per consolidarsi come nazione: lo Stato di diritto, l'indipendenza dei poteri, la giustizia, la legalità, la libertà, il governo e l'istituzionalità democratica, valori senza i quali la costruzione di una società è indebolita o distrutta. Occorre quindi garantire, come detto, lo svolgimento delle elezioni generali del prossimo aprile, nonché il trasferimento dell’autorità di governo nel luglio 2021”, si legge nel documento della CEP inviato a Fides.
“In questo contesto attuale, dobbiamo rafforzare e dare priorità all'attenzione all'emergenza sanitaria, economica e sociale che travolge il nostro Paese; Per questo motivo invochiamo i Governatori e la classe politica perché promuovano un lavoro dignitoso, una salute e un'istruzione di qualità per tutti, soprattutto i poveri e i più vulnerabili. È tempo di rinunciare agli interessi personali o di gruppo per promuovere la riattivazione economica e costruire percorsi di solidarietà, fraternità e sviluppo integrale. È tempo di ascoltare la popolazione e agire pensando al Perù”, scrivono i Vescovi.
Il testo si conclude invitando a una giornata di preghiera per la pace, la solidarietà e la fraternità in ogni giurisdizione ecclesiastica, sotto la guida di ogni Vescovo responsabile.

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AMERICA/PERU’ - Destituito dal parlamento il Presidente Vizcarra, il paese è politicamente destabilizzato

Fides IT - www.fides.org - qua, 11/11/2020 - 19:18
Lima – L'Arcivescovo di Lima, Mons. Carlos Castillo, ha affermato che al Congresso è mancato “il senso della misura" quando ha rimosso il Presidente Vizcarra, ciò è "qualcosa di molto serio". Questo commento dell'Arcivescovo segue la notizia che lunedì sera, 9 novembre, il Congresso peruviano ha destituito il Presidente Martín Vizcarra dopo che l'intero Parlamento lo ha dichiarato "moralmente incapace" nel processo politico aperto contro di lui per corruzione, per presunte tangenti ricevute nel 2014 quando era governatore. Il Presidente del Parlamento, del partito di Azione Popolare , Manuel Merino, oppositore di Vizcarra, ha prestato giuramento ieri, martedì 10, come nuovo Presidente del Perù dinanzi al Congresso peruviano con tutti i membri presenti.
Le dimissioni del popolare Presidente sono state approvate con 105 voti favorevoli, 19 contrari e 4 astensioni, superando di gran lunga gli 87 voti richiesti, al termine di una maratona plenaria durata quasi otto ore.
Vizcarra ha dichiarato alla stampa che lascia il potere "a testa alta" e ha escluso di intraprendere un'azione legale per opporsi alla decisione del Congresso. "Lascio il palazzo del governo come sono entrato due anni e otto mesi fa: a testa alta" ha detto Vizcarra, circondato dei suoi ministri, nel cortile della sede del governo, annunciando che sarebbe andato immediatamente nella sua residenza privata.
"Me ne vado con la coscienza pulita e il mio dovere adempiuto" ha aggiunto Vizcarra, che ha goduto di livelli record di popolarità nei suoi 32 mesi di governo, tanto che ci sono state subito reazioni da parte della popolazione, come marce e “cacerolazos” a suo sostegno, nella capitale Lima e in altre città.
Questo processo di impeachment è stato una sorta di "remake" - ma con una conclusione diversa - di un altro processo di impeachment nel quale Vizcarra era uscito vincitore, il 18 settembre scorso. Vizcarra ha avuto un destino simile a quello del suo predecessore, Pedro Pablo Kuczysnki , che non è stato in grado di portare a termine il suo mandato poiché costretto a dimettersi a causa delle pressioni del parlamento.
Nel suo discorso di chiusura del mandato, Vizcarra, che si è caratterizzato per la lotta alla corruzione durante tutto il suo incarico, ha sottolineato che ci sono 68 parlamentari con processi in corso, senza che per questo motivo siano stati licenziati.
Il commento generale che circola è che l'unico a perdere in questa vicenda è proprio il Paese, perché ci sarà solo un Perù destabilizzato politicamente con un nuovo Presidente che è praticamente sconosciuto.

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AFRICA/TANZANIA - I missionari: riconoscenza ma anche timore verso il Presidente rieletto la scorsa settimana

Fides IT - www.fides.org - qua, 11/11/2020 - 18:43
Dar es Salaam - Riconoscenza, ma anche timore. Sono le reazioni dei missionari quando parlano del nuovo presidente tanzaniano John Magufuli, entrato in carica per un secondo mandato la scorsa settimana. «Nel primo mandato - spiegano a Fides alcuni missionari che chiedono l’anonimato -, il presidente si è distinto per il suo impegno nel realizzare le infrastrutture. Grazie all’aiuto della Cina, storico alleato della Tanzania, sono state costruiti strade, ferrovie. I collegamenti interni e internazionali sono migliorati. Non c’è paragone nei confronti del passato».
Magufuli si è impegnato molto anche sul fronte dell’educazione. «Su questo punto – continuano i missionari – non possiamo che lodare l’impegno del governo. Ha riorganizzato il corpo docente scegliendo gli insegnanti più qualificati e offrendo formazione a quelli meno preparati. Ha inoltre insistito affinché tutti i ragazzi avessero almeno un’istruzione di base. L’azione è stata capillare e ha interessato tutto il territorio. È un passo avanti importantissimo»
Un altro elemento giudicato positivamente è la lotta serrata alla corruzione. «Magufuli - continuano - è stato implacabile con i corrotti e con i concussi. Ha varato politiche severe che hanno ridotto drasticamente il fenomeno in tutto il Paese e a tutti i livelli». Questi investimenti hanno favorito l’espandersi dell’economia. Una crescita che è continuata anche nel 2020, nonostante l’epidemia di coronavirus. Il bilancio statale per l’anno fiscale 2020-21 prevede infatti una crescita del 5,5%, sebbene la Banca Mondiale ritenga che, pur essendo positiva, si attesterà intorno al 2,5%.
Sull’azione di governo di Magufuli si allungano, però, ombre non rassicuranti. «Ciò che ci spaventa – continuano i missionari – è lo stile con il quale agisce il presidente. Uno stile duro, deciso, a tratti dittatoriale». Secondo Freedom House, organizzazione che monitora il rispetto dei diritti umani e dei valori democratici nel mondo, «negli ultimi anni le autorità hanno intensificato gli sforzi per limitare i partiti di opposizione. Nel 2016, il governo ha vietato tutte le dimostrazioni e le manifestazioni politiche al di fuori del periodo elettorale, riducendo drasticamente la capacità dei partiti di mobilitare il sostegno pubblico. Nel gennaio 2019, il Chama Cha Mapinduzi [Ccm, partito al potere da 50 anni, ndr] ha utilizzato la sua maggioranza parlamentare per approvare emendamenti alla legge sui partiti politici che hanno ulteriormente eroso i diritti dei gruppi di opposizione».
Il governo ha arrestato diverse figure di alto profilo dell'opposizione nel 2019 e nel 2020, continuando una campagna di repressione. «Chiunque critichi il presidente - osservano i missionari – rischia di essere fermato dalla polizia e di finire in carcere. Durante le elezioni sono spariti politici dell’opposizione, giornalisti, membri delle organizzazioni non governative. I principi democratici sono in forse. Lo stesso presidente ha sta cercando di superare il limite dei due mandati per potersi candidare per la terza volta».
Oltre alla repressione preoccupa anche il carattere paternalistico del governo. «Nel Paese – concludono i missionari – non si parla né dell’emergenza Covid-19 né delle minacce dei jihadisti nei distretti meridionali. Il presidente assicura che stanno affrontando questi pericoli, ma non esiste alcun dibattito nazionale su di essi. I tanzaniani sono costretti a fidarsi e molti lo fanno. Affidandosi completamente a Magufuli e alle sue politiche».

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ASIA/INDONESIA - Organizzazioni cattoliche: giustizia per i catechisti uccisi in Papua

Fides IT - www.fides.org - qua, 11/11/2020 - 18:17
Jayapura - “Si fermino immediatamente le violazioni dei diritti umani in Papua, in particolare da parte dei membri delle forze di sicurezza indonesiane e sia condotta senza indugio un'indagine indipendente e credibile sui casi dell’omicidio del catechista cattolico Rufinus Tigau e di Meinus Bagubau, coinvolgendo la Commissione nazionale per i diritti umani e i leader della Chiesa per portare i responsabili davanti alla giustizia”. Lo chiedono in un documento pervenuto all’Agenzia Fides quattro organizzazioni della Chiesa cattolica nella Papua indonesiana: la Commissione “Giustizia e pace” della diocesi di Timika ; la Commissione “Giustizia e pace” dell’arcidiocesi di Merauke ; la Commissione “Giustizia e pace e salvaguardia del Creato” dei Francescani in Papua ; la Commissione “Giustizia e pace e salvaguardia del Creato” degli Agostiniani, nel Vicariato Cristus Totus” in Papua ; accanto a loro, inoltre, si è schierata e ha offerto il suo contributo l’Ong internazionale, accreditata all’Onu, “Franciscans International” .
Si tratta di un rapporto molto dettagliato e documentato, frutto del lavoro di ricerca delle organizzazioni cattoliche, su un caso di omicidio avvenuto nella regione più orientale dell’Indonesia e sul caso del ferimento di un minorenne, avvenuto lo stesso giorno. Come riferito all'Agenzia Fides, la vicenda è ancora in attesa di un epilogo che renda giustizia alle vittime e alle famiglie. Nel rapporto “Extrajudicial killing of Mr Rufinus Tigau” si ricostruiscono i due casi di Rufinus Tigau e Meinus Bagubau, avvenuti il 26 ottobre 2020. Rufinus Tigau , nativo papuano e catechista cattolico della diocesi di Timika , è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da membri di un'operazione congiunta di esercito e polizia indonesiani a Kampung Jibaguge . Anche Meinus Bagubau , è stato colpito da colpi d'arma da fuoco e ha riportato diverse ferite nella stessa giornata.
Il rapporto ricostruisce le fasi dell’incidente del 26 ottobre di cui viene fornito un ampio background: “Dal dicembre 2019, nell'area di Intan Jaya Regency, si è svolta un'operazione congiunta tra esercito indonesiano e polizia , nell'ambito degli sforzi per combattere un movimento indipendentista papuano denominato Tentara Pembebasan Nasional Papua Barat . Vi sono stati diversi scambi di colpi di arma da fuoco – spiega il dossier – che hanno provocato vittime da entrambe le parti, così come nei civili che vivono nella zona”. Già dopo l'uccisione del presbitero protestante Yeremia Zarambani il 19 settembre 2020, spiega ancora il rapporto, “la Commissione nazionale indonesiana per i diritti umani aveva rilasciato una dichiarazione pubblica sulle violenze nella Reggenza di Intan Jaya”, documentando almeno 18 casi di violenza che hanno coinvolto vittime civili e personale di sicurezza. Inoltre il rapporto ricorda che, oltre a episodi largamente noti, “quest'anno si sono verificati anche diversi incidenti nell'area delle attività minerarie di PT Freeport Indonesia”, in particolare nella miniera di Grasberg, nella regione di Timika, in Papua, e che “in due occasioni, i papuani indigeni sono stati erroneamente identificati come membri del TPN-PB e fucilati da membri delle forze militari e di sicurezza indonesiane” mentre la guerriglia ha giustiziato un lavoratore.
Si arriva così a ricostruire il tragico caso del 26 ottobre quando Rufinus Tigau si avvicina alle forze di sicurezza che hanno circondato al zona dove abita, e continuano a sparare. Rufinus vuole solo spiegazioni e cercare un gesto di conciliazione. Nota il rapporto: “Tigau si è avvicinato ai membri della sicurezza e ha detto: 'Per favore, smettete di sparare. Dobbiamo parlare con calma. Qual è il problema?' Un membro dell'operativo ha puntato una pistola contro di lui che ha immediatamente alzato le mani, in segno di sottomissione. Tuttavia, è stato ucciso sul posto”, a sangue freddo. Nelle sparatorie che intanto vanno avanti, viene colpito anche Meinus. L’esercito nega l’incidente accusando Tigau di essere un membro del Gruppo armato separatista criminale , termine usato per indicare appartenerti al TPN-PB. “Tuttavia – scrive ancora il dossier – l'affermazione secondo cui Tigau era un membro del TPN-PB è stata respinta da padre Martin Kuayo, amministratore della diocesi cattolica di Timika, Papua, che ha confermato che Rufinus Tigaus era un pacifico catechista della diocesi stessa”.
Le organizzazioni cattoliche denunciano un secondo omicidio avvenuto nei giorni precedenti: quello di Agustinus Duwitau, catechista cattolico nel villaggio di Emondi, distretto di Sugapa, fucilato il 7 ottobre 2020 mentre stava tornando o casa. Anch'egli, secondo fonti locali, sarebbe stato freddato perchè sospettato di essere membro del TPN-PB.
La Intan Jaya Regency è la regione in cui si trova il Wabu Block, parte della concessione mineraria a Papua tra il governo indonesiano e l’azienda PT Freeport . Nel luglio 2015, c'è stato un accordo tra il governo indonesiano e PT Freeport Indonesia per restituire il blocco Wabu – ricco di oro – al governo. Le organizzazioni per i diritti umani e le Chiese hanno più volte allertato il governo sulle violazioni dei diritti umani a Intan Jaya Regency. Diversi anni fa, il piano per estrarre le riserve auree della zona è stato rifiutato dagli abitanti che vivono nell'area per timore di gravi danni ambientali per le comunità indigene che vi risiedono.
La Papua è la provincia indonesiana che occupa la parte occidentale dell'isola della Nuova Guinea. Da decenni la popolazione locale lamenta discriminazione e abusi condotti dalle autorità e dalle forze di polizia indonesiane. La provincia, antica colonia olandese, è stata annessa dall’Indonesia nel 1969 in seguito a un controverso referendum. I papuani indigeni costituiscono circa la metà della popolazione , che rivendica un’indipendenza politica e chiede da anni un nuovo referendum, anche se nel 2002 il governo di Giacarata ha concesso alla regione un'autonomia speciale.
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ASIA/INDONESIA - Nomina dell’Arcivescovo di Merauke

Fides IT - www.fides.org - qua, 11/11/2020 - 12:15
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Merauke , S.E. Mons. Petrus Canisius Mandagi, M.S.C., finora Vescovo della Diocesi di Amboina.
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