ASIA/PALESTINA: Indagine attesta che le istituzioni cristiane sono il terzo maggior “datore di lavoro” per il popolo palestinese

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/03/2021 - 10:55
Gerusalemme – Uno studio promosso e finanziato dalla Pontifical Mission di Gerusalemme e dalla Dar Al Kalima University College of Arts and Culture attesta dati alla mano che le istituzioni cristiane operanti in Palestina rappresentano il terzo maggior “datore di lavoro” per la popolazione locale, subito dopo l’Autorità nazionale palestinese e la Unrwa, l’Agenzia ONU incaricata del soccorso dei rifugiati palestinesi in Medio Oriente. I dati della ricerca sono stati esposti martedì 16 marzo nel corso di una conferenza stampa online, il cui resoconto sintetico è stato rilanciato anche dal sito web giordano abouna.org.
L’inchiesta, volta a documentare il ruolo delle istituzioni legate a Chiese e comunità cristiane presenti in Palestina e il loro impatto sulla società palestinese, è stata elaborata nel corso di 5 mesi sotto il coordinamento del ricercatore George Akroush, e rappresenta una sorta di “mappatura” aggiornata delle istituzioni ecclesiali operanti nel contesto sociale palestinese . I risultati della ricerca attestano l’impatto rilevante esercitato delle istituzioni di matrice cristiana in seno alla comunità palestinese, malgrado i processi migratori che negli ultimi lustri abbiano fatto registrare una costante diminuzione della componente cristiana in seno alla popolazione dei territori palestinesi.
Lo studio ha monitorato il contributo offerto allo svilutto del tessuto sociale palestinese da 296 istituzioni cristiane presenti e operanti a Gerusalemme, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza: 93 scuole, università e centri professionali, 19 strutture sanitarie, 47 istituzioni di protezione sociale, 77 centri culturali e di promozione turistica territoriale, 38 centri giovanili e scout, un centro per la tutela ambientale e 21 agenzie di sviluppo locali e internazionali. Lo studio ha attestato che le opere sociali e caritative cristiane svolgono il loro servizio a beneficio di centinaia di migliaia di palestinesi, a prescindere dalle loro diverse appartenenze politiche e religiose. La rete di opere e istituzioni promosse da Chiese e comunità cristiane in Palestina impiega al momento più di 9mila lavoratrici e lavoratori, di cui 5017 cristiani e 4081 musulmani, superando di gran lunga il numero di persone assunte da singole aziende e imprese private e ponendosi al terzo posto tra le realtà che garantiscono occupazione e salari alla popolazione locale, dopo l’apparato pubblico dell’Autorità nazionale palestinese e l’agenzia costituita ad hoc dall’ONU per sostenere anche a livello occupazionale i rifugiati palestinesi.
L’indagine ha anche quantificato in 416 milioni di dollari l’ammontare di risorse economiche movimentate ogni anno da istituzioni e opere di matrice ecclesiale attive in settori vitali come l'assistenza sanitaria, l'istruzione, i servizi sociali, la formazione professionale. Opere di cui, in un modo o nell’altro, fruisce almeno il 37% della popolazione palestinese in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme est, e che proiettano anche indirettamente effetti positivi sulla vita sociale di tutto il popolo di Palestina.
Ad esempio, l’inchiesta evidenzia che delle sei strutture ospedaliere specializzate operanti a Gerusalemme est, quattro fanno capo a istituzioni e comunità ecclesiali, e forniscono cure specialistiche a più di 330mila pazienti ogni anno.
Durante la conferenza di presentazione, sia il pastore Mitri Raheb che il dottor Joseph Hazboun, direttore regionale della Pontifical Mission, hanno sottolineato il ruolo rilevante svolto da decenni dalle istituzioni di matrice cristiana al servizio di tutto il popolo palestinese, senza discriminazioni.
Nel giugno 2019, come riferito dall’Agenzia Fides , La “Missione pontificia” in Terra Santa ha celebrato i suoi 70 anni di attività. L’organizzazione fu fondata nel 1949 su impulso di Papa Pio XII, con l’intento primario di soccorrere i profughi palestinesi dopo la creazione dello Stato d’Israele, e si ripropone oggi come strumento d’aiuto rivolto “ai bisognosi in Terra Santa, palestinesi e israeliani, di tutte le età e credenze”.
Era stata la condizione drammatica di moltitudini di palestinesi dopo la proclamazione dello Stato d’Israele a suscitare in Papa Pacelli il desiderio di creare un organismo ecclesiale specifico per aiutarli. Per questo il Catholic Near East Welfare Association , agenzia sotto la giurisdizione della Congregazione per le Chiese Orientali, fu incaricato di creare un ente che offrisse sostegno a bambini, famiglie, malati, anziani e esiliati. Centinaia di migliaia furono i palestinesi costretti a lasciare la loro terra natale e a riparare nella parte del territorio sotto il controllo dell'allora Transgiordania o dell'Egitto. Il 18 giugno 1949 il Cardinale Eugène Tisserant, Segretario del dicastero per le Chiese Orientali, pubblicò il documento che sanciva la nascita della Missione Pontificia.
All’inizio, la Missione si occupò di assistere sfollati e rifugiati. Dopo la nascita dell'Unrwa, adattò i suoi programmi per collaborare con tale istituzione dell’Onu per migliorare le condizioni di vita dei palestinesi dei campi profughi.
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AFRICA/MALAWI - I cattolici: "No" a comportamenti discriminatori verso le persone sieropositive

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/03/2021 - 10:50
Liwonde - “Siamo tutti uguali, dobbiamo sostenerci e incoraggiarci a vicenda, in modo che anche le persone affette da HIV possano partecipare alle attività della Chiesa e al lavoro di sviluppo del paese”. Il monito è stato lanciato dalla coordinatrice sanitaria nazionale cattolica della Conferenza episcopale del Malawi , Bertha Magomero, rivolto a tutti quelli che hanno comportamenti discriminatori nei confronti delle persone con l'HIV e AIDS. Nel corso di un recente incontro di supervisione tenuto nel distretto di Machinga, Liwonde, con i volontari sieropositivi coinvolti nella ECM, i leader religiosi e i distributori di kit per i test HIV che lavorano nell'ambito del progetto Faith and Community Initiative , Magomero ha sottolineato che solo senza discriminazioni il Paese sarà un posto migliore in cui vivere.
"È triste notare che anche i parenti sono i primi a discriminare le persone che vivono con l'HIV e l'AIDS. Queste persone vivono una vita più sana rispetto a quelle non testate. Magomero ha aggiunto che questi atteggiamenti stanno portando molti sieropositivi a non accettare i risultati dei test e ad evitare gli antiretrovirali , aggravando la diffusione del virus. “C'è più vita nel conoscere la propria condizione che vivere nella negazione”, ha insistito la coordinatrice.
Sono in tanti quelli che tengono nascosta la loro condizione o evitano i trattamenti per evitare di essere discriminati o maltrattati da amici e parenti. Ed è anche per questo che attualmente la ECM, attraverso le Commissioni per la salute e la comunicazione, ha chiesto un maggiore coinvolgimento per i test HIV e AIDS, il trattamento e l'adesione al trattamento nella lotta contro la pandemia nei distretti di Machinga e Mangochi, nell'ambito del progetto FCI.
Tra le testimonianze emerse nel corso dell’incontro, quella di un sieropositivo in cura che ha raccontato di essere risultato positivo nel 1983 e di aver iniziato a prendere gli ARV lo stesso anno. “È stato difficile accettare che li avrei presi per il resto della mia vita anche se ho accettato il fatto in seguito, ma a causa dello stigma in famiglia ho smesso perché mi sono convinto che era meglio morire che vivere con l'HIV / AIDS. Dopo diversi incontri con i volontari mi sono convinto di voler continuare a vivere felicemente con l'HIV, e ho deciso di ricominciare a prendere gli ARV, una decisione della quale non mi pentirò mai.”
Uno dei leader religiosi di Saint Patrick della parrocchia di Mofolo Woyera, ha detto che andranno avanti nel loro lavoro di accompagnamento, prevenzione e diffusione di messaggi di speranza a tutti. “Da quando è partito il progetto FCI, hanno risposto in tanti”.
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AFRICA - “Farsi vaccinare contro il Covid è un atto di carità verso i più deboli”

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/03/2021 - 08:31
Nairobi – Sostegno da parte di diverse Conferenze Episcopali africane alle campagne di vaccinazioni contro il Covid-19 che sono partite nei rispettivi Paesi.
"In assenza di altri mezzi per fermare o addirittura prevenire la pandemia Covid-19, la ricerca del bene comune richiede la vaccinazione, principalmente per proteggere i più deboli ed esposti” affermano i Vescovi del Kenya in una dichiarazione nella quale ritengono sia “lecito ed eticamente accettabile ricevere tutti i vaccini Covid-19 che il Ministero della Salute riconosce come clinicamente genuini, sicuri ed efficaci”.
"Ricevere i vaccini disponibili dovrebbe essere inteso come un atto di carità verso gli altri membri della comunità e considerato un atto di amore del nostro prossimo e parte della nostra responsabilità morale per il bene comune" insistono i Vescovi che però precisano che “la vaccinazione non un obbligo e quindi può essere fatta solo su base volontaria e a discrezione di un individuo dopo aver dato il consenso informato”. La Chiesa cattolica in Kenya si è offerta di mettere a disposizione le sue strutture sanitarie per la campagna nazionale di vaccinazione.
Anche i Vescovi del Malawi hanno descritto il vaccino Covid-19 come “un atto d'amore del nostro prossimo” e "incoraggiano caldamente tutti i cattolici e le persone di buona volontà a ricevere il vaccino” un atto definito “moralmente appropriato”.
Pure i Vescovi malawiani chiedono alle autorità nazionali di "adottare tutte le misure necessarie per sostenere la genuinità, la sicurezza e l'efficacia del vaccino" e di avviare “una massiccia campagna di sensibilizzazione perché la maggior parte delle paure e dei “miti” sui vaccini diffusi tra le persone, specialmente nelle aree rurali, sono nati a causa della mancanza di informazioni corrette”.
Anche i Vescovi del Ghana incoraggiano "sacerdoti, religiosi e religiose e tutti i fedeli di Cristo, così come tutti i ghaniani" a farsi vaccinare. "Quando accetti il vaccino, non solo ti proteggi dalla malattia, ma proteggi anche gli altri interrompendo la trasmissione". In Senegal anche se la locale Conferenza Episcopale non si è espressa al riguardo, singoli Vescovi hanno chiesto ai fedeli di vaccinarsi.
L’International Cooperation for Development Solidarity , organismo che riunisce 17 agenzie di sviluppo di ispirazione cattolica, ha rivolto un appello per un accesso universale ai vaccini Covid-19. “Il CIDSE si unisce ad altre ONG mediche e di sviluppo e al Vaticano in un appello urgente per un accesso globale uguale ai vaccini" afferma una nota nella quale si sottolinea che "l'attuale ritardo e la scarsità di vaccini disponibili per i Paesi del Sud del mondo e le loro popolazioni più povere non è altro che uno scandalo internazionale, che alla fine ritarderà il superamento della pandemia”.

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ASIA/MYANMAR - Le religiose accompagnano e confortano i giovani manifestanti

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/03/2021 - 13:01
Yangon - Le suore di San Giuseppe dell'Apparizione accompagnano i giovani manifestanti soprannominati "eroi della democrazia", ​​nella loro protesta pacifica che va avanti da oltre un mese. Come appreso dall'Agenzia Fides, le suore del convento di Yangon hanno fornito supporto materiale, morale e spirituale: offrono quotidianamente bevande fredde, acqua, snack, succhi e frutta ai manifestanti che si sono accampati nelle vicinanze del loro convento, all'incrocio del rione di Sanchuang. Le religiose incoraggiano i giovani nella loro campagna ricordando e promuovendo la scelta della non violenza e li esortano a seguire valori di misericordia, compassione, carità, stando al loro fianco. Curano i feriti e si raccolgono in preghiera affidando a Dio le giovani vite che sono in strada "per on vedere svaniti i loro sogni e il loro futuro", dicono a Fides.
Le suore del convento di Mandalay hanno anche distribuito donazioni come denaro, vestiti e cibo richiesti dalla popolazione del Myanmar, soprattutto per le famiglie che hanno avuto al loro interno persone ferite e uccise. Le religiose hanno anche racconto offerte da ex studenti hanno chiesto loro di aiutarli a raggiungere le famiglie dei manifestanti uccisi a Mandalay: le suore hanno fatto da mediatrici, donando quanto ricevuto. Inoltre si sono recate più volte dalle famiglie che hanno visto uccisi i loro figli, per portare un messaggio di conforto e consolazione, e per pregare insieme, anche se sono famiglie buddiste. Molte persone hanno elogiato il loro atto di carità.
Le suore riferiscono a Fides la loro fonte di ispirazione, costituita dalle parole di Papa Francesco nella "Evangelii gaudium": "Preferiamo una Chiesa ammaccata, ferita e sporca perché è stata in strada, piuttosto che una Chiesa malsana per essere confinata e aggrappata alla propria sicurezza", dicono.
Nei giorni scorsi le suore si sono recate all'ospedale ortopedico Kyimyindine e ai quartieri dei ferrovieri a Theinphyu per contribuire al sostentamento di 145 famiglie povere, ringraziando i benefattori che "generosamente contribuiscono, con le loro donazioni, a raggiungere i nostri fratelli e sorelle in difficoltà".
Le Suore di San Giuseppe dell'Apparizione sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio, fondato in Francia da Emilia de Vialar . Le religiose si dedicano a opere educative, sanitarie, pastorali. In Asia sono presenti in Myanmar Birmania, Filippine, India, Thailandia.
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ASIA/MYANMAR - Escalation della repressione: monaci buddisti pronti alla protesta e Ong sotto inchiesta finanziaria, inclusa la Caritas

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/03/2021 - 12:47
Yangon - "Stiamo assistendo a una vera escalation della violenza dei militari. Solo ieri a Yangon e nei dintorni abbiamo contato 189 morti, come riferisce la rete di informazione capillare Myanmar Now, cui fanno capo molti attivisti. Ma, secondo noi, i morti potrebbero essere anche di più. La repressione si fa più dura e la popolazione soffre terribilmente, ma non si arrende": lo dice una fonte dell'Agenzia Fides nella comunità cattolica di Yangon, che tiene l'anonimato per motivi di sicurezza, descrivendo la situazione di tensione che si vive nel paese, dove la protesta pacifica dei giovani , avviata dopo il golpe del 1° febbraio, non accenna a diminuire, sebbene la risposta dell'esercito si facci più feroce.
Di fronte a questa violenza i leader e gli operatori religiosi delle diverse comunità di fede restano a fianco della popolazione con la preghiera, l'aiuto morale e materiale, il contributo nel confortare e gli afflitti e curare i feriti .
In questo scenario, in un messaggio pervenuto all'Agenzia Fides, la Commissione dei monaci buddisti di Mandalay, parte di una organizzazione spontanea che si definisce "Rete di protesta dei monaci buddisti", mette in guardia i militari che stanno occupando templi, monasteri e luoghi di preghiera buddisti, chiedendo la fine immediata della violenza dell'esercito e dell'occupazione dei loro edifici. Se l'esercito proseguirà in questa violenza, i monaci si dicono pronti a sfilare per le strade, organizzando marce silenziose di protesta in tutto il paese.
Intanto il regime militare del Myanmar ha messo in atto una stretta ufficiale verso Ong internazionali e locali tramite strumenti e canali finanziari: la Banca centrale del Myanmar ha ordinato alle banche private in tutto il paese di presentare tutti i conti bancari delle Ong entro oggi, 16 marzo 2021.
Come appreso da Fides, il regime militare intende fermare e intimidire le organizzazioni della società civile sospettate di fornire sostegno finanziario al Movimento di disobbedienza civile contro o di aver fornito supporto politico ed economico a partiti come la "Lega nazionale per la Democrazia" o a organizzazioni sociali e politiche che non sostengono la giunta. Il regime ha già assunto il controllo dei conti bancari della "Open Society Foundation" , appartenente a George Soros, annunciando che intraprenderà un'azione legale contro la fondazione, accusata di aver violato i regolamenti per le Ong.
Tra gli entri controllati e sottoposti a una inchiesta ufficiale, vi sono anche l'Ong Oxfam e "Karuna Mission Social Solidarity", la Caritas birmana : con loro tutte le Ong sono tenute a segnalare tutte le transazioni finanziarie con l'estero.
L'Agenzia Fides ha appreso che gli uffici di "Karuna" nelle diocesi di Hakha e Loikaw sono già stati già visitati da ufficiali dell'esercito che hanno disposto controlli anche in tutte le altre sezioni e sedi diocesane della Caritas birmana. Gli ufficiali militari hanno chiesto ai funzionari Caritas che tipo di supporto hanno offerto nel corso delle elezioni nazionali del novembre 2020. "Karuna" ha ribadito che la sua attività è di carattere caritativo, umanitario e sociale e che non sostiene alcun partito politico.
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VATICANO - Da "chiedere" a "donare": fede, missione e universalità nei webinar delle POM

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/03/2021 - 11:52
Città del Vaticano - Nell’ambito dell'attività di formazione permanente delle Pontificie Opere Missionarie , la Pontificia Unione Missionaria e il CIAM hanno organizzato tre corsi online, in lingua spagnola, francese e inglese. I corsi, rivolti principalmente ai collaboratori laici delle Direzioni nazionali delel POM sul tema della comunicazione e della raccolta fondi, sono stati premiati da una intensa e numerosa partecipazione: "La misión de la Iglesia: la caridad misionera y el fundraising”, tenutosi in collaborazione con la direzione nazionale POM della Spagna nel mese di febbraio, ha visto la partecipazione di 97 persone provenienti da 18 paesi; "Missione de l'Église: Communications, Charité et Collectes de Fonds", organizzato nel mese di marzo con la collaborazione della direzione nazionale POM del Canada francofono, ha visto l'iscrizione di 67 partecipanti da 26 paesi; "Church's Mission: Media Communication, Charity and Fundraising”, svolto in collaborazione con la direzione nazionale POM dell'Australia dall'8 al 12 marzo 2021, ha avuto 224 partecipanti da 40 paesi.
Il coinvolgimento delle Direzioni Nazionali delle POM fin dall'inizio ha garantito il corretto approccio nell'elaborare i programmi per ogni area linguistica; fondamentale, inoltre, la condivisione della propria esperienza sui temi trattati durante il corso e il supporto tecnico offerto nelle giornate di formazione.
Nei tre corsi è intervenuto l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, ricordando l'importanza dell'identità delle POM, come presupposto per una corretta comunicazione e una corretta visione della raccolta fondi. Mons. Dal Toso si è soffermato sulla natura delle POM, la loro natura e la loro missione, sintetizzando in tre parole chiave il carisma: fede, missione e universalità, ed indicando tre strumenti concreti per viverlo: preghiera, offerta e formazione.
Fra i relatori, in tutti i corsi è stato centrale l’intervento del Rev. Prof. Cristian Mendoza della Pontificia Università Santa Croce che nel mondo cattolico ha proposto il salto concettuale da "fund-raising" a "faith-raising", offrendo ai partecipanti una nuova impostazione dell'opera di raccolta fondi, che si può sintetizzare nel mutare il verbo, da “chiedere” a “donare”. Elemento comune ai tre corsi è stata anche la relazione sul tema "Contestualizzare la missione della Chiesa: comunicazione e carità missionaria" sviluppata da alcune Direzioni Nazionali POM differenti rispetto a quelle coinvolte per i corsi. Spazio dunque a Colombia, Costa d'Avorio e India.
Nelle giornate di formazione rivolte ai partecipanti delle aree anglofona e francofona, si è posto al centro della riflessione il tema della comunicazione: l’intervento del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede si è rivelato significativo per far conoscere le possibilità di sinergia tra le Direzioni Nazionali e l'organo di comunicazione vaticana, che ha messo a disposizione la propria piattaforma comunicativa. "Radio Maria" ha illustrato i propri valori, stile e missione e ha portato ad esemplificazione per il tema trattato la speciale raccolta fondi da loro effettuata, chiamata "Mariathon", mentre i presenti hanno avuto l'opportunità di approfondire il lavoro di informazione svolto dall'Agenzia Fides, agenzia di informazione appartenente alle Pontificie Opere Missionarie.
Al termine di ogni corso Padre Fabrizio Meroni, segretario generale PUM, ha proposto alcune riflessioni partendo dalla riscoperta del carisma delle Pontificie Opere Missionarie.

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ASIA/TURCHIA - L’Agenzia nazionale per la pubblicità sui media garantisce una quota di mercato alle testate delle minoranze

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/03/2021 - 11:20
Ankara - – L’Agenzia turca che coordina la distribuzione delle pubblicità sui media nazionali tornerà a garantire una quota del mercato pubblicitario alle testate che fanno capo alle comunità minoritarie presenti in Turchia. Lo ha confermato un comunicato ufficiale della stessa agenzia, dopo che nei giorni scorsi alcune di quelle testate avevano pubblicato interventi allarmati per denunciare il rischio di una ennesima esclusione dalla partecipazione agli introiti economici legati al mercato pubblicitario nazionale. Secondo quanto riportato da Agos, giornale con sede a Istanbul pubblicato in armeno e in turco, durante l’ultima Assemblea generale dell’Agenzia, svoltasi lo scorso 17 febbraio, alle testate espressione di gruppi minoritari è stata garantita una quota di mercato pubblicitario ammontante a almeno 350mila lire turche . I criteri di destinazione di tale pur esigua somma agli organi di stampa legate a comunità minoritarie fanno ancora riferimento alle disposizioni a tutela delle minoranze etniche e religiose presenti in territorio turco definite nel trattato di pace di Losanna, sottoscritto nel 1923 dalla Turchia e dalle potenze dell’Intesa uscite vittoriose dalla Prima Guerra mondiale. Lo scorso anno , l’Agenzia turca per la pubblicità non aveva preso alcuna decisione in merito alla quota di mercato pubblicitario da riservare alle testate legate ai gruppi minoritari.
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EUROPA/ITALIA - Il 24 marzo la Giornata dei Missionari Martiri 2021: “vite intrecciate”

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/03/2021 - 11:17
Roma – Dal 1993 il giorno dell’assassinio di Sant’Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, avvenuto il 24 marzo 1980 mentre celebrava la Messa, viene dedicato a celebrare la “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri”, promossa dal Movimento giovanile delle Pontificie Opere Missionarie italiane. Per la ventinovesima Giornata che viviamo quest’anno, è stato scelto lo slogan “Vite intrecciate”. Il missionario martire infatti è tessitore di fraternità: la sua vita si intreccia con quella dei popoli e delle culture che serve e incontra. L’umanità intera intreccia la propria esistenza con quella di Cristo, riscoprendosi così tralci della stessa vite.
“Al principio di ogni missione c’è una vocazione che giunge alle orecchie di chi è pronto ad ascoltare, di chi ha un cuore pronto ad accogliere. La voce del Signore ci raggiunge insieme a quella di tutti i popoli che subiscono soprusi e ingiustizie – spiega Giovanni Rocca, Segretario nazionale di Missio Giovani, presentando il tema -. È la chiamata ad una vita di prossimità che celebriamo in questa occasione, il mandato che Cristo ci ha consegnato: annunciare in tutto il mondo la Buona Notizia. Il sacrificio dei martiri è il segno tangibile che la propagazione della fede non è una crociata ma un abbraccio di culture, popoli e religioni, la totale disponibilità di sé verso l’ascolto e lo scambio reciproco, il soccorso verso chi è nel bisogno. Quando in queste dinamiche subentra l’odio, ecco che il martire fa la sua comparsa nella storia. Il martirio in odium fidei è l’estrema conseguenza di una fede vera, umana e tangibile. Se scrutiamo le vite dei missionari martiri spesso non troviamo imprese eroiche ma scopriamo gesti grondanti di speranza vissuti nella quotidianità ordinaria con parole che consolano il cuore e una vicinanza che sostiene”.
Fare memoria dei missionari che sono stati uccisi è una consuetudine ormai diffusa in tante nazioni, anche in date e circostanze diverse: molte sono le diocesi, le parrocchie, le scuole e gli istituti religiosi che dedicano particolari iniziative a ricordare i propri missionari e tutti coloro che hanno versato il sangue per il Vangelo.
Papa Francesco ci ricorda sovente, fin dall’inizio del suo Pontificato, che il martirio è realtà dei nostri giorni, non un antico episodio dei tempi passati: “È doloroso ricordare che, in questo momento, ci sono molti cristiani che patiscono persecuzioni in varie zone del mondo, e dobbiamo sperare e pregare che quanto prima la loro tribolazione sia fermata. Sono tanti: i martiri di oggi sono più dei martiri dei primi secoli. Esprimiamo a questi fratelli e sorelle la nostra vicinanza: siamo un unico corpo, e questi cristiani sono le membra sanguinanti del corpo di Cristo che è la Chiesa” .
Il materiale preparato da Missio per l’animazione missionaria della Giornata comprende una Veglia di preghiera, che diventa occasione di ringraziamento al Signore per le vite donate da tanti fratelli e sorelle nel mondo, unita al digiuno ed alla solidarietà verso i giovani di Robe, in Etiopia, per il “Progetto laboratorio informatico”. Inoltre una Via Crucis: “Gesù, nel cammino della croce, intreccia la sua vita con uomini e donne, che si affiancano a lui per sostenerlo o per giudicarlo”. Segue anche una traccia per l’Adorazione eucaristica e un breve commento ai Vangeli delle domeniche di Quaresima e Pasqua.
Anche quest’anno poi Missio propone 5 film per dare vita ad un Cineforum, che si ispirano al tema della Giornata, corredati da una scheda con alcuni spunti per la riflessione personale o di gruppo, e 4 video dedicati rispettivamente alla vicenda del rapimento di P. Pierluigi Maccalli, all’eccidio dei seminaristi di Buta in Burundi, all’assassinio di don Roberto Malgesini e infine alla Prefettura apostolica di Robe, cui è dedicato quest’anno il progetto di solidarietà.
In vista della Giornata inoltre Missio organizza due incontri in diretta Cisco Webex, il 21 e 24 marzo alle ore 19, su povertà, diseguaglianze e ruolo dei missionari. L’Agenzia Fides pubblicherà alcuni profili di missionari e missionarie che sono stati uccisi nel mondo, in circostanze diverse ma uniti nell’unica testimonianza resa al Signore e al suo Vangelo.

Link correlati :Il materiale per l’animazione si può scaricare dal sito di Missio Italia
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AFRICA/GUINEA EQUATORIALE - Esplosioni a Bata: la solidarietà dei Vescovi africani

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/03/2021 - 10:41

Malabo – “Alle famiglie di tutti coloro che hanno perso i propri cari, noi Vescovi cattolici d'Africa esprimiamo il nostro più sentito cordoglio. A tutti i feriti e in qualsiasi modo colpiti dalle esplosioni, vi esprimiamo la nostra vicinanza spirituale e la nostra solidarietà” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dal Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar sulla serie di esplosione che domenica 7 marzo hanno sconvolto Bata, la città più popolata e capitale economica della Guinea Equatoriale .
I membri del SECAM si dicono “profondamente rattristati” per “la situazione tragica e deplorevole” causata dalla tragedia “aggravata dall'attuale pandemia di coronavirus”.
Secondo gli ultimi rendiconti nella serie di esplosioni verificatesi nella caserma militare Enkoantoma di Bata 105 persone hanno perso la vita e 615 sono rimaste ferite, di cui 482 sono state dimesse dagli ospedali della città, che conta poco più di 250.000 abitanti.
“Momenti come questo sollevano dubbi sull'onnipotenza e l'onnipresenza di Dio, specialmente per coloro che sono in preda all'angoscia e al dolore” afferma il messaggio del SECAM. “Ma come leggiamo da Salmo 34:18: "Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato e aiuta coloro il cui spirito è affranto”.
Invitiamo la Chiesa e le organizzazioni civili e tutte le persone di buona volontà in Africa e in altre parti del mondo a venire in aiuto dei nostri fratelli e sorelle della Guinea Equatoriale” chiedono i Vescovi africani. “Cari fratelli e sorelle della Guinea Equatoriale, state certi che la Chiesa-Famiglia-di Dio in Africa vi è vicina e vi porta nelle sue preghiere quotidiane e rivolge suppliche a Gesù Cristo per confortarvi e rafforzarvi. Alzate lo sguardo a Dio con speranza; soffre con voi e non vi ha abbandonato. Coraggio! La Vergine Maria, Regina d'Africa, assicuri la materna protezione ai suoi figli!” conclude il messaggio.
Diversi Paesi hanno inviato squadre di soccorso e aiuti a Bata, tra gli altri Spagna, Venezuela, Israele, Francia. Non è escluso che i servizi di soccorso trovino altre vittime nell'epicentro delle esplosioni, che hanno fatto saltare in aria la polveriera della caserma e distrutto più di 100 case.
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - "Life Matters": rispetto e dignità della vita, la Chiesa aiuta i giovani a crescere nella fede

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/03/2021 - 10:24
Boroko – Momenti di preghiera, condivisione, presentazioni, domande, dibattiti: così si è articolato il "Life Matters Programm", dedicato al rispetto e alla dignità della vita, e rivolto ai giovani delle diverse scuole e di alcune parrocchie della città di Boroko. L’evento, coordinato dalla Commissione SOCOM della Conferenza episcopale cattolica con il sostegno di Caritas PNG, Family Life, Youth e le altre commissioni, è stato incentrato sul rispetto della vita al momento del concepimento è si è tenuto il 13 marzo presso Santuario Arcidiocesano di Maria Ausiliatrice a Boroko.
“È importante che condividiate ciò che avete imparato nelle vostre scuole e nelle vostre parrocchie”, ha detto p. Ambrose Pereira sdb, coordinatore del programma, rivolgendosi ai giovani partecipanti. I giovani sono tra i principali fruitori dei media e il programma ha avuto lo scopo di offrire loro una piattaforma sulla quale condividere la loro fede e crescere nella spiritualità.
Non è mancato il plauso dell’Arcivescovo di Port Moresby, cardinale John Ribat, che ha definito importante lo svolgimento di programmi di carattere spirituale e sacramentale per i giovani presso il Santuario di Maria Ausiliatrice.
In uno degli interventi, suor Alice Fulgencio, fma, ha spiegato ai ragazzi la differenza tra ‘pro-life’ e ‘pro-choice’; è stata proiettata la video testimonianza di una sostenitrice della vita, con l’obiettivo di aiutare i giovani a prendere decisioni basate su valori etici e morali secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica.
Gli organizzatori del programma si aspettavano oltre 300 partecipanti ma il numero è stato limitato per consentire il distanziamento sociale.
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AMERICA/BOLIVIA - Situazione tesa, i Vescovi invitano il governo a desistere “dalla vendetta e dalla persecuzione politica"

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/03/2021 - 09:12
La Paz – L'Arcivescovo di Santa Cruz, Mons. Sergio Gualberti, ha deplorato le ultime azioni del governo nell'ambito del presunto "colpo di stato" e ha chiesto di "agire secondo la verità". "Si vogliono etichettare le persone e i loro rappresentanti che hanno difeso il voto dei cittadini e la democrazia come cospiratori di un colpo di stato, mentre gli autori della frode sono presentati come vittime. La democrazia richiede il rispetto dei diritti umani" ha detto l’Arcivescovo in tono energico, durante la sua omelia di domenica scorsa. Quindi ha invitato le autorità a "rafforzare le istituzioni democratiche e a rispettare la dignità e dei diritti di ogni persona, preservare la salute e la vita dei cittadini e costruire un Paese riconciliato, unito e pacifico, sulla base della giustizia e del bene comune".
Negli ultimi giorni si sono susseguiti in Bolivia eventi rilevanti. L'ex presidente ad interim della Bolivia, Jeanine Áñez, è stata arrestata venerdì 12 marzo a tarda notte, in esecuzione del mandato d’arresto emesso dall'ufficio del Procuratore boliviano contro di lei e diversi suoi ministri, per sedizione e terrorismo, accuse legate a un presunto colpo di stato contro l'ex presidente Evo Morales. Due dei suoi ex ministri erano già stati arrestati.
L'ex presidente ad interim, pochi minuti dopo l'annuncio della sua cattura, ha scritto sul suo account Twitter che "davanti alla Bolivia e al mondo, con un atto di abuso e persecuzione politica" il governo del MAS "ha ordinato l'arresto". "Mi accusa di aver partecipato a un colpo di stato mai avvenuto. Le mie preghiere sono per la Bolivia e per tutti i boliviani", ha detto Jeanine Áñez.
La Conferenza Episcopale Boliviana ha esortato il governo a desistere dal "controllo totale del potere, dalla vendetta e dalla persecuzione", in riferimento a questi arresti effettuati nell’ambito delle indagini per gli atti di violenza che hanno portato alle dimissioni dell'ex presidente Evo Morales, nel 2019.
Mons. Centellas, presidente della CEB, ha chiesto, nel rispetto del giusto processo, che fa parte dei diritti fondamentali, riconosciuti a livello internazionale, l'immediato rilascio dei detenuti. "Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla crescente persecuzione politica, un ricordo di momenti tristi della storia, che non crea fiducia, pace e riconciliazione tra tutti i boliviani" ha detto.
Nel frattempo si diffondono appelli sui social media a manifestare per strada nelle principali città del paese: La Paz, Cochabamba, Santa Cruz e Sucre.

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VATICANO - Papa Francesco ai migranti filippini di Roma: siete “contrabbandieri della fede”

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/03/2021 - 12:33
Roma – Tante volte ho detto che qui a Roma le donne filippine sono “contrabbandiere” di fede! Perché dove vanno a lavorare, lavorano, ma seminano la fede”. Lo ha ripetuto Papa Francesco, aggiungendo parole a braccio all’omelia della liturgia eucaristica da lui presieduta domenica 14 marzo nella Basilica di San Pietro per celebrare i 500 anni dall’arrivo del Vangelo nelle Filippine. Il Papa ha invitato tutti i filippini a custodire quella che in maniera iperbolica ha definito come una “malattia genetica” del popolo filippino, la “beata malattia” di portare “la fede, quell’annuncio che voi avete ricevuto 500 anni fa, e che portate adesso”.
La liturgia ha visto come concelebranti il Cardinale filippino Luis Antonio G. Tagle, già Arcivescovo di Manila e oggi Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario di Sua Santità per la diocesi di Roma. Centinaia di lavoratori immigrati filippini e filippine operanti a Roma hanno partecipato alla celebrazione liturgica, nel rispetto delle misure di sicurezza imposte dalla pandemia. Durante la processione d’ingresso sono stati portati sull’altare anche la cosiddetta “croce di Magellano”, utilizzata nel 1521 durante la prima messa di Pasqua celebrata a Limasawa , e la statuetta del Santo Niño, oggetto della devozione popolare in tutto l’arcipelago filippino.
Prendendo le mosse dalle letture del giorno, Papa Francesco nella sua omelia ha riproposto il dinamismo elementare con cui si comunica il dono della fede, cogliendolo in atto nella vicenda storica del popolo filippino. “Gesù” ha detto il Papa “è il fondamento della nostra gioia: non è una bella teoria su come essere felici, ma è sperimentare di essere accompagnati e amati nel cammino della vita”. L’amore preveniente e gratuito di Dio si è rivelato “nella carne del Figlio suo. In Lui ci è venuto a cercare nei luoghi in cui ci siamo smarriti; in Lui è venuto a rialzarci dalle nostre cadute; in Lui ha pianto le nostre lacrime e guarito le nostre piaghe; in Lui ha benedetto per sempre la nostra vita”.E solo chi fa esperienza di questo amore gratuito può a sua volta vivere e comunicare “per contagio” agli altri altri la stessa esperienza di gratuità e dedizione: “Proprio perché ci ama così tanto” ha proseguito il Vescovo di Roma “Dio dona sé stesso e ci offre la sua vita. Chi ama esce sempre da sé stesso – non dimenticatevi di questo: chi ama esce sempre da sé stesso. L’amore sempre si offre, si dona, si spende. La forza dell’amore è proprio questa: frantuma il guscio dell’egoismo, rompe gli argini delle sicurezze umane troppo calcolate, abbatte i muri e vince le paure, per farsi dono”. E questa – ha aggiunto il Papa - è anche “la sorgente della gioia! Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio”. Il Successore di Pietro ha ricordato di aver sperimentato tale miracolo durante il suo recente viaggio in Iraq, dove ha visto “un popolo martoriato” che “ha esultato di gioia; grazie a Dio, alla sua misericordia”. Poi ha invitato a riconoscere la stessa sorgente nel dinamismo di grazia che ha segnato l’avventura cristiana del popolo filippino: “Sono passati cinquecento anni” ha ricordato il Papa “da quando per la prima volta l’annuncio cristiano è arrivato nelle Filippine. Avete ricevuto la gioia del Vangelo: che Dio ci ha amato a tal punto da dare il suo Figlio per noi. E questa gioia si vede nel vostro popolo, si vede nei vostri occhi, nei vostri volti, nei vostri canti e nelle vostre preghiere. La gioia con cui portate la vostra fede in altre terre”.. Voglio dirvi grazie per la gioia che portate nel mondo intero e nelle comunità cristiane. Penso, come ho detto, a tante esperienze belle nelle famiglie romane – ma è così in tutto il mondo –, dove la vostra presenza discreta e laboriosa ha saputo farsi anche testimonianza di fede. Con lo stile di Maria e di Giuseppe: Dio ama portare la gioia della fede con il servizio umile e nascosto, coraggioso e perseverante”. Solo tale esperienza di gratuità – ha ripetuto il Papa – può generare un autentico slancio missionario, “che non è proselitismo, è un’altra cosa. Quell’annuncio cristiano che avete ricevuto – ha proseguito il Pontefice - è sempre da portare agli altri; il vangelo della vicinanza di Dio chiede di esprimersi nell’amore verso i fratelli; il desiderio di Dio che nessuno vada perduto domanda alla Chiesa di prendersi cura di chi è ferito e vive ai margini. Se Dio ama così tanto da donarci sé stesso” ha messo in evidenza il Successore di Pietro “anche la Chiesa ha questa missione: non è inviata a giudicare, ma ad accogliere; non a imporre ma a seminare; la Chiesa è chiamata non a condannare ma a portare Cristo che è la salvezza”. Concludendo l’omelia, Papa Francesco ha invitato i presenti e tutti i cattolici filippini a non aver paura “di annunciare il Vangelo, di servire, di amare. E con la vostra gioia potrete fare in modo che si dica anche della Chiesa: ‘ha tanto amato il mondo!’. È bella e attraente una Chiesa che ama il mondo senza giudicarlo e che per il mondo dona sé stessa. Cari fratelli e sorelle, mi auguro che sia così, nelle Filippine e in ogni parte della terra”.
Al termine della messa, il Cardinale Luis Antonio Tagle ha espresso al Papa la gratitudine dei migranti filippini a Roma. “Ci sono più di dieci milioni di migranti filippini” ha detto il Prefetto di Propaganda Fide “che vivono in quasi cento paesi del mondo. Sono uniti a noi questa mattina. Facciamo tesoro della vostra preoccupazione per noi e per tutti i migranti a Roma, costantemente manifestata dal Vostro Vicario per la Diocesi di Roma, Sua Eminenza il Cardinale Angelo de Donatis e il Direttore dell'Ufficio Diocesano Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo, e il Cappellano del Centro Filippino, P. Ricky Gente”. Il Porporato ha definito l’arrivo della fede cristiana nelle Filippine come “dono di Dio”, e ha attribuito la perseveranza nella fede del popolo filippino “solo all'amore, alla misericordia e alla fedeltà di Dio, non ad alcun nostro merito”. Il Cardinale ha ringraziato Dio “per i portatori del dono di questi 500 anni: i missionari pionieri, le congregazioni religiose, il clero, le nonne e i nonni, le madri e i padri, gli insegnanti, i catechisti, le parrocchie, le scuole, gli ospedali, gli orfanotrofi, gli agricoltori, i braccianti, gli artisti e i poveri la cui ricchezza è Gesù. Per grazia di Dio” ha aggiunto il Prefetto del Dicastero missionario “i cristiani filippini hanno continuato a ricevere la fede, una delle fonti di speranza nell'affrontare la povertà, la disuguaglianza economica, gli sconvolgimenti politici, i tifoni, le eruzioni vulcaniche, i terremoti e persino l'attuale pandemia”. Seguendo il misterioso disegno di Dio – ha proseguito il Cardinale Tagle tratteggiando il vissuto illuminato dal Vangelo di tanti uomini e donne che hanno lasciato la loro Patria in cerca di lavoro- “il dono della fede che abbiamo ricevuto è ora condiviso dai milioni di migranti cristiani filippini in diverse parti del mondo. Abbiamo lasciato le nostre famiglie, non per abbandonarle, ma per prenderci cura di loro e del loro futuro. Per amore di loro, sopportiamo il dolore della separazione. Quando arrivano momenti di solitudine, i migranti filippini trovano forza in Gesù”, che “viaggia con noi” e “porta la Croce per noi”. Siamo certi dell'abbraccio della nostra Madre Maria e della protezione dei santi. Quando ci mancano le nostre famiglie, ci rivolgiamo alla parrocchia, la nostra seconda casa. Quando non c'è nessuno con cui parlare, versiamo i nostri cuori a Gesù nel Santissimo Sacramento e riflettiamo sulla Sua parola. Ci prendiamo cura dei bambini affidati alla nostra responsabilità come se fossero nostri figli, e degli anziani come se fossero nostri genitori. Cantiamo, sorridiamo, ridiamo, piangiamo e mangiamo. Preghiamo perché attraverso i nostri migranti filippini, il nome di Gesù, la bellezza della Chiesa e la giustizia, la misericordia e la gioia di Dio raggiungano i confini della terra”.

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AFRICA/CONGO RD - “L’insicurezza delle strade provinciali accentua il deterioramento dell’economia” denunciano i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/03/2021 - 11:38

Kinshasa – “L’insicurezza provata dalle rapine stradali e il disfacimento della rete viaria in tutta la provincia e rende difficile la mobilità di persone e merci accentuando il deterioramento del tessuto economico", affermano i Vescovi dell’Assemblea Episcopale provinciale di Kisangani in una dichiarazione pubblicata al termine della loro Plenaria
Kisangani è capoluogo della provincia di Tshopo, nella parte centro settentrionale della Repubblica Democratica del Congo, mentre la ASSEPKIS conta 9 diocesi , alcune delle quali appartenenti ad altre tre province limitrofe. Nel messaggio i Vescovi esprimo preoccupazione per il deteriorarsi “di giorno in giorno della situazione socio-economica delle popolazioni delle quattro province amministrative per il deficit di un'amministrazione che si preoccupa poco delle condizioni di vita delle popolazioni".
Il messaggio denuncia inoltre “la mancanza di controllo sui movimenti migratori nei nostri territori, così come la mancanza di una politica di accoglienza e integrazione per centrafricani, sud sudanesi e altri rifugiati che è spesso causa di sofferenza delle popolazioni locali, perché questi gruppi di migranti sembrano essere protetti da alcune autorità nazionali e provinciali".
Le mancanze della politica e dell’amministrazione statale aggravano inoltre i conflitti tra le popolazioni locali: "Le disfunzioni dei servizi essenziali accentuano alcuni conflitti tra le popolazioni, in particolare i conflitti fondiari sempre più ricorrenti tra alcuni gruppi etnici nelle nostre province amministrative, che in un certo modo dimostra l'impotenza e la debolezza dello Stato".
Per far fronte a queste problematiche l’ASSEPKIS rivolge un appello alle autorità di "impegnarsi a porre fine al fenomeno dei gruppi armati e a garantire la sicurezza delle persone e dei loro beni”, a "lavorare per migliorare la situazione socio-economica della popolazione mantenendo le strade e garantendo la navigazione fluviale per il bene della nostra gente".
I Vescovi incoraggiano gli agenti pastorali a "essere veri testimoni di misericordia e riconciliazione; e a non scoraggiarsi nella loro missione di evangelizzazione, nonostante le difficoltà e le prove che affrontano in alcune regioni, riaccendendo la speranza dei fedeli in questo momento di crisi esortandoli a non ascoltare né a seguire chi predica l'odio".
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AFRICA/SUD SUDAN - La pace è possibile: in Quaresima il Vescovo di Tombura esorta la nazione al perdono

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/03/2021 - 11:00
Tombura Yambio – La violenza che si sta perpetrando nell’ultimo mese in Sud Sudan continua a crescere, insieme alla preoccupazione per i continui attacchi contro la popolazione civile da parte di gruppi armati e delle milizie organizzate. Oltre il 75% del Paese si trova sommerso da violenze brutali a livello locale. “La portata della violenza che stiamo documentando superano di gran lunga la violenza tra il 2013 e il 2019”, ha detto la direttrice della Commissione diritti umani in Sud Sudan, Yasmin Sooka. L’ultimo rapporto dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani , recentemente divulgato, registra un’intensificazione degli attacchi contro la popolazione civile, spesso con il sostegno delle forze armate di Stato e di opposizione.
“E’ uno dei periodi più difficili della nostra storia” scrive all’Agenzia Fides mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, vescovo della diocesi di Tombura-Yambio. “Mi chiedo perché e da dove vengono tutta questa violenza e intolleranza. Ho invitato la nostra gente a mantenere la calma e non ricorrere alla violenza, ho assicurato la mia vicinanza alle famiglie in lutto, a tutti coloro che sono sconvolti e spaventati da questa escalation di violenze.”
“Scrivo queste righe come leader spirituale, non come politico, ciò che sta accadendo ha sconvolto la nostra gente" – spiega a Fides mons. Hiiboro. "Siamo, in generale, una comunità pacifica in questo paese, e dobbiamo dimostrare bontà. La gente di Tombura ha scelto la pace alla violenza, l'amore all’odio e all’inedia, la verità alle bugie. Abbiamo visto che i tanti decenni di spargimento di sangue e l'uso della violenza nella nostra neonata nazione non hanno mai portato alcun risultato benefico. Ci sono sempre modi non violenti per esprimere i nostri sentimenti. Capisco perfettamente la rabbia di tanti, la frustrazione e la preoccupazione ma esorto tutti a evitare la violenza, a rimanere calmi, non cadere mai vittime della violenza. In questo momento così impegnativo, credo che la pace sia l'unica via; la pace è possibile.”
“La storia ha dolorosamente dimostrato che la violenza tribale, nazionale, religiosa alla fine non portano alcun vantaggio” sottolinea il vescovo rivolgendosi a funzionari governativi, leader di comunità, leader tradizionali, leader religiosi e leader di organizzazioni internazionali. “Attribuisco la violenza alla mancanza di strutture governative complete nel paese, dello stato di diritto, alle bugie, alla sfiducia, a una triste mancanza di ascolto reciproco e di dialogo. Invito tutti noi, in particolare i leader delle comunità e i leader religiosi della nostra nazione, a pregare e incoraggiare le comunità per una risposta pacifica a eventi come questo. Pregate per tutti, evitando ogni occasione di scontro e polemica.”
“Durante questo tempo sacro di Quaresima – conclude il vescovo - esorto tutti noi ad impegnarci nel dialogo e pregare per la fine per sempre di questo periodo buio che vede coinvolta la nostra regione e l’intero sud Sudan. Costruire la pace attraverso la riconciliazione è l'unica strada. Per favore, pregate e scegliete la via della genuina spiritualità per vivere come fratelli e sorelle. Il mio auspicio è che il nostro grande Stato entrerà nella scena nazionale come una comunità riconciliata di speranza e pace. Risolviamo tutte le controversie attraverso il dialogo. La pace è possibile. Il perdono è l'unico percorso per raggiungerla.”
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AMERICA/BRASILE - Appello a combattere la tratta di esseri umani: nuove forme di reclutamento ideate durante la pandemia

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/03/2021 - 10:34
Brasilia – Di fronte alla drammatica realtà della tratta di esseri umani, aggravata dalla pandemia di Covid-19, la Commissione Episcopale Pastorale Speciale per la Lotta alla Tratta di Esseri Umani della Conferenza Episcopale Brasiliana e le diverse realtà che compongono il “Forum Allargato”, ha pubblicato una Lettera pastorale con cui interpella la società.
“La tratta di esseri umani – è scritto nella lettera giunta a Fides - è una realtà che colpisce principalmente le persone più vulnerabili società: donne, giovani, lavoratori, anziani, persone con disabilità, cioè i più svantaggiati economicamente, soprattutto bambini e adolescenti, che secondo un sondaggio delle Nazioni Unite-Onu rappresentano il 30% di tutte le persone vittime della tratta. La pandemia di Covid-19 sta mettendo sotto enorme pressione il Brasile e tutto il mondo. Ha esacerbato e portato alla luce le scandalose disuguaglianze economiche e sociali che sono tra le principali cause della tratta di esseri umani: disoccupazione, povertà, fame, taglio della spesa per le politiche pubbliche, comprese quelle per affrontare le forme di traffico di esseri umani”.
In questo contesto di isolamento sociale, evidenzia la lettera, i trafficanti di esseri umani hanno creato nuovi modelli di reclutamento soprattutto attraverso le moderne tecnologie di comunicazione. Un esempio è quello di attrarre i cittadini venezuelani che vivono in Brasile e quelli che sono ancora in Venezuela tramite annunci online e piattaforme di social media, proponendo di lavorare in città popolose. Queste persone diventano così altamente vulnerabili al traffico, allo scopo di sfruttamento sessuale e di lavoro in schiavitù. Inoltre le frontiere chiuse a causa della pandemia hanno intensificato i conflitti tra polizia e immigrati. È ancora preoccupante la situazione degli immigrati che si trovavano di recente accampati al confine tra lo stato di Acre ed il Perù. Quindi i firmatari sottolineano che è evidente “l'importanza di continuare a trattare con rispetto gli immigrati che arrivano in Brasile e dare loro condizioni degne di accoglienza, assistenza e inserimento. Lo stesso principio si applica ai brasiliani in situazioni di migrazione interna in cerca di lavoro e migliori condizioni di vita”.
Le organizzazioni firmatarie della Lettera chiedono quindi che le autorità brasiliane nel campo politico ed ecclesiale, si impegnino a creare meccanismi per il lavoro articolato delle organizzazioni governative e della società civile per rafforzare e migliorare gli strumenti giuridici adeguati per impedire ai trafficanti di esseri umani e ai reclutatori di agire impunemente durante la pandemia. Inoltre chiedono che le diverse realtà ecclesiali diano la priorità ad affrontare questi crimini contro la vita umana, impegnandosi per la formazione. Infine la lettera chiede un impegno congiunto per la riduzione delle disuguaglianze sociali, responsabili di alimentare la tratta, e per garantire il vaccino contro il Covid-19 a tutti i brasiliani.
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AFRICA/ZAMBIA - Radio Mansa, punto di riferimento prezioso per la missione della Chiesa

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/03/2021 - 10:21
Mansa – “Senza la radio sarebbe molto difficile raggiungere i fedeli, specialmente in questo tempo della pandemia di Covid. La radio è strumento molto importante perché in questa zona il 90% della gente vive nei villaggi ed è molto povera. Pochissimi possono accedere ad altre forme di comunicazione. Attraverso la radio hanno la possibilità di ascoltarci anche le persone che non sono cattoliche. Trasmettiamo anche programmi che toccano diversi temi: promozione dei diritti delle donne, educazione, dignità umana. La radio è ascoltata quasi da 500.000 persone in questa zona”: lo racconta all’Agenzia Fides don Costantino Mulenga, Direttore della radio comunitaria cattolica della diocesi di Mansa. La radio si chiama “Radio Yangeni”, e si trova nella zona centrale della città di Mansa.
Don Mulenga riferisce il suo percorso nel campo della comunicazione applicata alla pastorale: “Tra il 2017 e il 2020 sono stato a Roma in Italia per una formazione ulteriore della mia vocazione, e durante il mio soggiorno a Roma, ho frequentato il Corso di formazione Multimediale ‘Comunicazione è Missione’ organizzato dalla Pontificia Unione Missionaria e dalla Pontificia Università della Santa Croce. Quando sono rientrato in Zambia nel settembre 2020, il Vescovo di Mansa, e Mons Patric Zanga, mi ha nominato Direttore dell’Ufficio Diocesano di Comunicazione e mi ha affidato la responsabile della radio comunitaria cattolica. Operare in questo ufficio specialmente alla radio mi ha fatto capire quanto è importante la comunicazione multimediale nel lavoro pastorale. Il Corso ‘Comunicazione è Missione’ e risultato molto utile, e mi ha dato una preparazione speciale. Se non avessi fatto questo corso sarebbe stato difficile per me lavorare bene in questo ufficio. Il mondo è cambiato, per questo la comunicazione multimediale è divenuta indispensabile nella missione della Chiesa. Non sostituisce la relazione interpersonale ma aiuta mantener e un legame umano e spirituale con i fedeli”.


Link correlati :Guarda l'intervista a don Mulenga sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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ASIA/INDIA - Le comunità cattoliche in preghiera in onore di San Giuseppe, con la "Patris corde"

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/03/2021 - 10:17
Chennai - Tutte le congregazioni religiose che si ispirano a San Giuseppe e numerose comunità cattoliche indiane, si radunano con incontri online , in comunione spirituale, per un momento di preghiera serale dedicato a San Giuseppe. L'iniziativa è stata lanciata a organizzata con un coordinamento globale in vista della festa del santo , in occasione dello speciale Anno di San Giuseppe annunciato da Papa Francesco.
"Tutti i fedeli sono invitati a trascorrere nove giorni in preghiere, riflessioni, per invocare benedizioni e la grazie da Dio per intercessione di San Giuseppe. Si tratta di un evento davvero globale", dice all'Agenzia Fides il francescano p. Nithya Sagayam OFM Cap, organizzatore dell'evento. La rete "Thalir" dei frati Cappuccini ha preso l'iniziativa "avendo come riferimento la lettera apostolica di Papa Francesco 'Patris Corde, 'Con il cuore di un Padre'. Abbiamo scelto i temi sono da quel testo declinandoli sotto forma di un messaggio da approfondide ogni ser", spiega p. Sagayam.
Hanno partecipato, proponendo delle riflessioni, le Madri Generali di vari ordini religiosi e anche i Gesuiti. Il discorso inaugurale dell'intera novena è stato tenuto dal Vescovo Allwyn D'Silva dell'Arcidiocesi di Bombay, mentre la preghiera serale unisce tutti attraverso un collegamento online basato sulla piattaforma Zoom. Finora più di 400 comunità religiose si sono registrate per la preghiera che culmina il 19 marzo, festa di San Giuseppe.
"Come risultato di questa novena, le suore di una comunità sono direttamente collegate con il resto del mondo attraverso la preghiera comune", spiega il Cappuccino.
Inoltre 11 congregazioni religiose indiane si riuniranno per il resto di quest'Anno speciale dedicato a San Giuseppe, per riflettere insieme sul rinnovamento del loro apostolato nel segno del carisma giuseppino . “In questo modo, la novena creerà un nuovo entusiasmo nella loro vita e missione”, ha detto p. Sagayam.
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ASIA/MYANMAR - I Vescovi diffondono un appello a cessare la violenza e il messaggio della Santa Sede per promuovere la pace

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/03/2021 - 10:03
Yangon - " Forti del mandato e dell'incoraggiamento della Santa Sede , noi Chiesa cattolica ci impegniamo, insieme con tutte le persone di buona volontà, nel compito di vedere questa nazione risorgere nella reciproca comprensione e pace": è quanto affermano i Vescovi della Conferenza Episcopale cattolica del Myanmar, in un testo che è stato inviato ieri, 14 marzo, a tutte le diocesi della nazione e ai responsabili politici, ai leader religiosi, ai leader della società civile. Il testo contiene un accorato appello a far cessare ogni violenza e rende pubblico un messaggio proveniente dalla Santa Sede perchè si trovi nel paese una strada di pace.
Recita il testo, firmato dal Cardinale Charlea Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, e Presidente della Conferenza episcopale cattolica del Myanmar, nonchè , Presidente della Federazione delle Conferenze episcopali cattoliche dell'Asia : "In qualità di leader della Chiesa cattolica del Myanmar, auguriamo a tutti voi la pace. Esortiamo tutte le parti in Myanmar a cercare la pace. Nelle ultime settimane abbiamo affrontato grandi sfide come nazione. Questa crisi non sarà risolta da spargimenti di sangue. Cercate la pace. Gli omicidi devono cessare immediatamente. Vi sono così tanti morti. Il sangue versato non è il sangue dei nemici . È il sangue delle nostre sorelle e dei nostri fratelli, dei nostri cittadini. Siamo una nazione che ha cullato un sogno. I nostri giovani hanno vissuto nella speranza. Non diventiamo una nazione di insensata delusione. Smettete di uccidere. Cessate la violenza. Abbandonate il sentiero delle atrocità. Lasciate che tutti gli innocenti siano rilasciati. Sono la nostra gente".
Il testo dei Vescovi rende poi noto e riporta il messaggi che il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, ha scritto per ribadire i messaggi di Papa rivolti al Myanmar. In particolare, il messaggio giunto dalla Santa Sede "incoraggia la Chiesa a impegnarsi nel processo di pace", dicono i Vescovi birmani, rilevando che l testo "ribadisce la fraterna solidarietà del Papa a tutto il popolo del Myanmar" ed esprime "a suo nome i suoi sentimenti di solidarietà con il popolo del Myanmar".
Nel Messaggio del Cardinale Parolin si ricordano i recenti interventi di Papa Francesco , in cui il Papa auspica di "servire il bene comune, promuovendo la giustizia sociale e la stabilità nazionale per un'armoniosa convivenza democratica", e chiede che "le aspirazioni del popolo del Myanmar non siano soffocate dalla violenza".
Nella sua lettera - riferiscono i Vescovi birmani - il cardinale Parolin ha ricordato che durante la sua visita in Myanmar nel 2017, il Papa ha incontrato tutte le parti interessate. Il Pontefice considera questo paese con grande affetto. Tenendo presenti i sentimenti del Papa, il Cardinale Parolin incoraggia i leader della Chiesa del Myanmar a incontrare il Generale Superiore Min Aung Hlaing, la leader Daw Aung San Suu Kyi, altri leader della società civile e e leader religiosi, per cercare una via di pace.
"Il Cardinale ha chiesto che la Chiesa del Myanmar trasmetta la preoccupazione e l'amore del Papa per questa nazione. Il Segretario di Stato chiede inoltre che questo messaggio sia trasmesso a tutti i suddetti attori e sollecita a unirci per trovare il bene più grande per tutti, soprattutto per soddisfare le speranze e garantire la dignità delle nostre giovani generazioni" si legge.
"La pace è possibile; la pace è l'unica strada. Il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, chiede che l'intera comunità cattolica in Myanmar non risparmi gli sforzi in questa direzione", conclude.
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AMERICA/EL SALVADOR - I salvadoregni ricordano padre Rutilio Grande nell’anniversario del suo assassinio, in attesa della beatificazione

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/03/2021 - 08:34
El Paisnal - In tante parrocchie e comunità del paese, ieri, domenica 14 marzo, si è ricordato e pregato per padre Rutilio Grande, nel 44° anniversario della sua morte violenta, con la speranza che si possa presto celebrare la sua beatificazione. Secondo la nota inviata a Fides, un gruppo di fedeli venerdì 12 marzo, giorno della sua morte, si è recato in pellegrinaggio a El Paisnal, luogo dove era nato, e molti salvadoregni hanno partecipato all’Eucaristia domenicale del 14 marzo ricordando il sacerdote assassinato dall'esercito alle porte della guerra civile .
Nel febbraio dello scorso anno Papa Francesco ha approvato il decreto che riconosce il martirio del sacerdote gesuita Rutilio Grande, assassinato nel 1977 dagli squadroni della morte, e che quindi può essere proclamato Beato. Purtroppo a causa delle limitazioni provocate dalla pandemia di Covid-19, non è stato ancora possibile determinare data e luogo per celebrare la Messa di Beatificazione.
Nella speranza di una vicina beatificazione, i salvadoregni hanno compiuto un pellegrinaggio che ha raggiunto il luogo in cui è stato assassinato Padre Grande, noto come Las Tres Cruces, che è anche situato nel comune di El Paisnal , dove si è tenuto un rito religioso in memoria del sacerdote.
Durante la cerimonia, i residenti e quanti hanno partecipato al pellegrinaggio, hanno ricordato l'eredità di padre Grande e la sua instancabile lotta per porre fine alle disuguaglianze che hanno portato il paese centroamericano a una guerra civile che ha lasciato 8.000 dispersi e 75.000 morti.
Il sacerdote Rutilio Grande era nato il 5 luglio 1928 a El Paisnal, ed è stato assassinato nel 1977 dagli squadroni della morte dell'esercito salvadoregno. Il gesuita, noto come "Padre Tilo", era parroco nella città di Aguilares, 32 chilometri a nord di San Salvador, e fu amico di Sant'Oscar Arnulfo Romero, assassinato anche lui nel 1980, mentre celebrava la messa. Romero fu consacrato Arcivescovo di San Salvador nel febbraio 1977, tre settimane dopo fu assassinato padre Grande.

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ASIA/MYANMAR - Il Cardinale Bo: "Il paese ha bisogno di pace e libertà; il ruolo dell'esercito è proteggere, non attaccare il popolo"

Fides IT - www.fides.org - sex, 12/03/2021 - 12:17
Yangon - "In questa Quaresima non abbandoniamo la speranza che il Myanmar risorga. Il sentiero da percorrere con fede, amore e dialogo, è un sentiero di verità e giustizia, che conduce a libertà, pace e democrazia. Per giungervi abbiamo bisogno della preghiera di tutti i nostri fratelli e sorelle nel mondo": con queste parole accorate, rilasciate all'Agenzia Fides, il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo salesiano di Yangon e Presidente della Conferenza episcopale cattolica del Myanmar, riferisce dei sentimenti della comunità cattolica che vive in Myanmar, in mezzo alla tensione sociale e politica. Il Cardinale, che è anche Presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell'Asia e co-presidente della organizzazione "Religions for Peace International" descrive "con profondo dolore" la situazione del paese che, dopo il colpo di stato del 1° febbraio, "è tornato d'improvviso all'incubo della repressione militare, della brutalità, della violenza e della dittatura".
D'altro canto il Porporato elogia "l'incredibile coraggio, impegno e creatività del nostro popolo", che manifesta pacificamente, dando "un segno di maturità": "I giovani e tutti i cittadini mostrano tenacia e resilienza: sono determinati a non permettere che democrazia, libertà e pace, conquistate a fatica, possano d'un tratto essere cancellate. I giovani non accettano che sia loro rubata la speranza. La loro forza d'animo è per tutti noi di grande ispirazione", rimarca a Fides, rilevando la "reciproca solidarietà tra persone di diverse etnie e religioni, fianco a fianco per la stessa causa, un bene per il popolo".
"La nazione - asserisce il Porporato - vive un momento di grande prova e sofferenza, segnato da spargimento di sangue, dolore, lutto", in quanto "tante persone innocenti sono ferite, uccise o arrestate", mentre "negli stati del Myanmar abitati dalle minoranze etniche i militari hanno ripreso ad attaccare i civili, creando migliaia di sfollati interni". Il Card Bo auspica "un Myanmar in cui i militari abbassano le armi, lasciano il potere e fanno ciò che un esercito dovrebbe fare: proteggere, non certo attaccare, il popolo".
In tale cornice di violenza, prosegue " il Signore chiama la Chiesa a essere strumento di giustizia, pace e riconciliazione, a confortare gli afflitti, a contrastare l'odio con l'amore, a salvare vite umane" . E conclude: "Dalla preghiera e dalla Parola di Dio accogliamo un messaggio di speranza che è il centro della nostra fede. Noi, Chiesa in Myanmar, custodiamo nel cuore questo messaggio. Pregheremo e saremo all'opera perché un nuovo Myanmar possa rinascere da questa tragedia, come nazione in cui "ogni essere umano è realmente partecipe dei diritti e delle libertà fondamentali e dove si gode di autentica pace".
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