AFRICA/COSTA D’AVORIO - Celebrazione della giornata nazionale della pace, i leader religiosi pregano per il mantenimento della pace nel Paese.

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 09:59


Abidjan - "Sappiamo di essere riusciti a evitare il peggio, ma la gestione del periodo in corso è essenziale " ha dichiarato Madeleine Yao, presidente del PLCRD, la piattaforma dei leader credenti per la pace, la riconciliazione, coesione sociale e sviluppo.
"Dio ha benedetto la Costa d'Avorio, per collocarla in un determinato contesto, in una certa tappa, è importante che ognuno di noi sia un operatore di pace in modo da poter consolidare i nostri risultati e procedere verso lo sviluppo” continua parlando durante la giornata di preghiera per la pace organizzata dal PLCRD, domenica 15 novembre, 24a giornata nazionale della pace nella chiesa Papa Nouveau a Koumassi.
La Costa d’Avorio si trova in un momento difficile a causa delle violenze post- elettorali dopo che il Presidente Alassane Ouattara ha ottenuto un terzo mandato nel voto del 31 ottobre .
Il momento di rinnovamento spirituale nella chiesa Papa Nouveau a Koumassi per implorare la benedizione di Dio sulla Costa d'Avorio e sui suoi abitanti è stato segnato da esortazioni alla pace, guidate da leader religiosi di diverse fedi cristiane e musulmane.
"La preghiera ci permette di evitare indecenze e colpe", ha detto l'Imam Kader Dembélé della Grande Moschea di Jacqueville Adah .
"La preghiera è il momento intimo in cui il fedele si rivolge a Dio per presentargli i suoi problemi e solo Dio può esaudirlo" ha concluso l'imam invitando i fedeli a fare affidamento su Dio pregando per la pace in Costa d'Avorio.
Da parte sua, il presidente nazionale del consiglio di amministrazione della Chiesa messianica della Costa d'Avorio, Lath Mel Joseph, ha affermato che "la pace è Dio" e che quindi "gli uomini politici devono convertire le loro divergenze in compromessi", auspicando che gli ivoriani si riconoscano reciprocamente che sono tutti fratelli e sorelle dello stesso Dio.
Parlando a sua volta, Koffi Bi Marcelin, capo della chiesa Papa Nouveau a Koumassi, ha espresso la sua gioia di ospitare questo evento in questa giornata dedicata alla pace.
“Senza pace niente può riuscire. Questo è il motivo per cui vorrei incoraggiare questa iniziativa del PLCRD. "
Istituita con decreto del 7 marzo 1996, la Costa d'Avorio celebra il 15 novembre la Giornata Nazionale della Pace. E per questa 24a edizione, incentrata sul tema "Insieme, consolidiamo la pace, preserviamo i nostri traguardi", è stato il comune di Koumassi ad ospitare la cerimonia ufficiale.
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AMERICA/BRASILE - Solidarietà verso i migranti venezuelani: motivi, sofferenze e proposte in un rapporto di Red Clamor, Unhcr e Celam

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 09:55
San Paolo – “Superiamo la barriera dell'indifferenza, creiamo consapevolezza del prezioso contributo che i rifugiati e migranti venezuelani danno al Paese che li accoglie. Impariamo ad abbattere i muri che ci separano e a creare ponti di incontro per arricchirci a vicenda" . Lo ha sottolineato il presidente di Red Clamor, Monsignor Gustavo Rodríguez, Arcivescovo di Yucatán-México, presentando il rapporto realizzato da Red Clamor con il supporto dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR, e del Consiglio episcopale latinoamericano sui rifugiati e migranti che dal Venezuela sono arrivati in diversi paesi dell’America Latina per sfuggire alla grave situazione del loro paese.
Come riporta la nota pervenuta all’Agenzia Fides, il rapporto vuole condividere le testimonianze di rifugiati e migranti venezuelani, rendendo visibili i loro sentimenti, le sfide che hanno dovuto affrontare e la forza con cui hanno superato ogni tipo di difficoltà. Il rapporto offre anche una serie di raccomandazioni per promuovere la protezione e lo sviluppo globale di rifugiati e migranti nelle comunità che li ospitano.
Sono oltre 200 le testimonianze raccolte che citano sfide comuni come la xenofobia e la discriminazione, gli ostacoli per vedere rispettati i propri diritti e accedere all'integrazione sociale, nonché le numerose difficoltà incontrate per l’inclusione lavorativa. Inoltre la pandemia di Covid-19 li espone a difficoltà e rischi ancora maggiori, dal momento che molti hanno perso le loro fonti di reddito e, a volte, anche le loro abitazioni, rendendoli potenziali vittime dell’indigenza, dello sgombero forzato, dello sfruttamento, della violenza e di abusi di ogni genere, tra gli altri fenomeni.
Il rapporto è articolato in quattro capitoli: il primo analizza i motivi dell’emigrazione dal Venezuela ; il secondo prende in considerazione le rotte di transito, con i rischi di xenofobia, discriminazione e violenza; il terzo presenta la rete di appoggio e la rete di accoglienza nelle diverse città; infine le sfide da affrontare come xenofobia, violenza, diritti.
A seguito dell'indagine, vengono formulate una serie di raccomandazioni, prima fra tutte la necessità di raggiungere maggiore sinergia tra le organizzazioni della Chiesa cattolica, le agenzie delle Nazioni Unite e le altre realtà nazionali e internazionali, in modo che insieme promuovano lo sviluppo integrale di rifugiati e migranti. Inoltre fare pressione sugli Stati perché superino le politiche migratorie che considerano migranti e rifugiati “un rischio per la sicurezza” ma rispettino i loro diritti e favoriscano la loro integrazione; continuare a lavorare con i servizi pubblici dei diversi paesi per sensibilizzarli all’accoglienza dei migranti venezuelani; assicurare un migliore accompagnamento delle persone a rischio maggiore ; rafforzare gli sforzi di mappatura del mercato del lavoro nei luoghi di accoglienza evitando la saturazione.
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AMFRICA/BRASILE - Solidarietà verso i migranti venezuelani: motivi, sofferenze e proposte in un rapporto di Red Clamor, Unhcr e Celam

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 09:55
San Paolo – “Superiamo la barriera dell'indifferenza, creiamo consapevolezza del prezioso contributo che i rifugiati e migranti venezuelani danno al Paese che li accoglie. Impariamo ad abbattere i muri che ci separano e a creare ponti di incontro per arricchirci a vicenda" . Lo ha sottolineato il presidente di Red Clamor, Monsignor Gustavo Rodríguez, Arcivescovo di Yucatán-México, presentando il rapporto realizzato da Red Clamor con il supporto dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR, e del Consiglio episcopale latinoamericano sui rifugiati e migranti che dal Venezuela sono arrivati in diversi paesi dell’America Latina per sfuggire alla grave situazione del loro paese.
Come riporta la nota pervenuta all’Agenzia Fides, il rapporto vuole condividere le testimonianze di rifugiati e migranti venezuelani, rendendo visibili i loro sentimenti, le sfide che hanno dovuto affrontare e la forza con cui hanno superato ogni tipo di difficoltà. Il rapporto offre anche una serie di raccomandazioni per promuovere la protezione e lo sviluppo globale di rifugiati e migranti nelle comunità che li ospitano.
Sono oltre 200 le testimonianze raccolte che citano sfide comuni come la xenofobia e la discriminazione, gli ostacoli per vedere rispettati i propri diritti e accedere all'integrazione sociale, nonché le numerose difficoltà incontrate per l’inclusione lavorativa. Inoltre la pandemia di Covid-19 li espone a difficoltà e rischi ancora maggiori, dal momento che molti hanno perso le loro fonti di reddito e, a volte, anche le loro abitazioni, rendendoli potenziali vittime dell’indigenza, dello sgombero forzato, dello sfruttamento, della violenza e di abusi di ogni genere, tra gli altri fenomeni.
Il rapporto è articolato in quattro capitoli: il primo analizza i motivi dell’emigrazione dal Venezuela ; il secondo prende in considerazione le rotte di transito, con i rischi di xenofobia, discriminazione e violenza; il terzo presenta la rete di appoggio e la rete di accoglienza nelle diverse città; infine le sfide da affrontare come xenofobia, violenza, diritti.
A seguito dell'indagine, vengono formulate una serie di raccomandazioni, prima fra tutte la necessità di raggiungere maggiore sinergia tra le organizzazioni della Chiesa cattolica, le agenzie delle Nazioni Unite e le altre realtà nazionali e internazionali, in modo che insieme promuovano lo sviluppo integrale di rifugiati e migranti. Inoltre fare pressione sugli Stati perché superino le politiche migratorie che considerano migranti e rifugiati “un rischio per la sicurezza” ma rispettino i loro diritti e favoriscano la loro integrazione; continuare a lavorare con i servizi pubblici dei diversi paesi per sensibilizzarli all’accoglienza dei migranti venezuelani; assicurare un migliore accompagnamento delle persone a rischio maggiore ; rafforzare gli sforzi di mappatura del mercato del lavoro nei luoghi di accoglienza evitando la saturazione.
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ASIA/INDONESIA - Un’indagine sul catechista cattolico ucciso dai militari: le associazioni scrivono all’Onu

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 09:14
Timika - Un gruppo di associazioni cattoliche e laiche indonesiane ha inviato una lettera alle Nazioni Unite per coinvolgere le Commissioni Onu che si occupano di diritti umani ed esecuzioni extragiudiziali nel caso dell’omicidio di Rufinus Tigau, il catechista cattolico ucciso dalle forze di sicurezza indonesiane il 26 ottobre 2020 nella provincia di Papua. Il giovane si era recato, disarmato, a chiedere spiegazioni a una pattuglia per le sparatorie che stavano avvenendo nel villaggio di Kampung Jibaguge , ma è stato giustiziato.
Come appreso dall’Agenzia Fides, il coinvolgimento dell’Onu, infatti, potrebbe accelerare la possibilità di avviare un'inchiesta indipendente per garantire giustizia alla famiglia, per un episodio rimasto impunito. Il caso, illustrato dall’Agenzia Fides grazie a un dettagliato rapporto proveniente dalla Chiesa locale e ordini religiosi della Papua , continua a far discutere in Indonesia anche perché non è stata adottata alcuna iniziativa per individuare i responsabili.
Nei giorni scorsi, rappresentanti della Chiesa cattolica in Indonesia hanno incontrato il ministro coordinatore per gli affari politici, legali e di sicurezza Mahfud nella sua residenza. Tra gli altri, insieme con il cardinale Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, Arcivescovo di Giacarta e presidente della Conferenza episcopale indonesiana, erano presenti mons. Aloysius Murwito della diocesi di Agats e mons. Petrus Canisius Mandagi, appena nominato Arcivescovo di Merauke, in Papua. I leader religiosi hanno espresso preoccupazione per la diffusione degli episodi di violenza nell’arcipelago, sottolineando che spesso l’intervento militare ottiene solo l’effetto di esacerbare gli animi, mentre la strada giusta per risolvere le controversie dovrebbe essere quella del dialogo.
Padre Martin Kuayo, Amministratore della diocesi di Timika, ricorda all’Agenzia Fides che il caso di Rufinus “non è il primo caso di violenza che tocca i servitori della Chiesa cattolica. Il 7 ottobre, hanno sparato anche ad Agustinus Duwitau, un altro catechista. Se rimaniamo in silenzio su questi incidenti – ha aggiunto – temo che le cose peggioreranno”. I laici cattolici sono accusati di essere membri del “Gruppo armato separatista criminale” , o dell’Esercito di liberazione nazionale della Papua occidentale , accuse fermamente respinte dalla Chiesa locale.
Le organizzazioni cristiane locali riferiscono, inoltre, di altri due recenti incidenti in cui leader cristiani papuani sono stati uccisi in circostanze poco chiare: il Pastore protestante Yeremia Zanambani è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da militari della reggenza di Intan Jaya il 19 settembre 2020; alcuni giorni dopo, il 22 settembre, il Pastore Albert Degei è stato trovato morto nel villaggio di Kalisemen, reggenza di Nabire.

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AFRICA/NAMIBIA - Dimissioni del Vicario apostolico di Rundu e nomina dell’Amministratore apostolico

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 12:20
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato apostolico di Rundu , presentata da S.E. Mons. Joseph Shipandeni Shikongo, O.M.I.. Contemporaneamente ha nominato Amministratore apostolico Sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis del medesimo Vicariato, il rev.do P. Linus Ngenomesho, O.M.I..
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AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto Tawadros: coi social media non si va in Paradiso

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 11:59
Il Cairo - Non sono certo le reti sociali e i social media che possono aprire agli uomini e alle donne di oggi le porte del Paradiso. Lo ha voluto sottolineare Papa Tawadros II, Patriarca della Chiesa copta ortodossa, inserendo il singolare accostamento tra le reti sociali e salvezza eterna in un discorso rivolto agli esponenti del Rotary Club egiziano di Alessandria-Pharos. Nel suo intervento, Papa Tawadros ha aggiunto che i social media sono “un'arma a doppio taglio”, come un "coltello" che può essere utilizzato correttamente o in maniera errata, con un potenziale distruttivo in grado di nuocere alle singole persone e lacerare il tessuto sociale. “Ogni persona riceve da Dio il dono del tempo, 24 ore al giorno”. E se si passa gran parte della propria vita nelle reti sociali, come capita a tanti giovani – ha rimarcato il Patriarca – si finisce per gettare nel nulla questo tesoro. Nel nostro tempo – ha riconosciuto Papa Tawadros - “ogni persona non può fare a meno di utilizzare i moderni dispositivi tecnologici nella sua vita quotidiana. Ma tale utilizzo deve avvenire con saggezza e senza eccessi”.
La Chiesa copta ortodossa da tempo si interroga sull’impatto provocato dall’espansione delle reti sociali e dei social media nel vissuto concreto delle comunità ecclesiali. Negli ultimi mesi, l’allarme ecclesiale rispetto agli usi distorti della rete è stato alimentato anche dai numerosi casi di falsi profili social attribuiti a monaci, monache e monasteri, utilizzati per organizzare truffe, pubblicizzare raccolte di fondi abusive o addirittura adescare ragazze da inserire in reti di sfruttamento sessuale. Sono stati denunciati pubblicamente i falsi profili social attribuiti al Monastero di Santa Demiana nel deserto, a una inesistente “suor Aghaby” e a un altrettanto fantomatico monaco Samayel, che si accreditava coi suoi “follower” anche utilizzando la foto rubata di un vero monaco del Monastero di San Tommaso l’Eremita.
Al di là delle operazioni ordite da veri e propri truffatori, l'abuso di internet per manipolare contenuti e dinamiche di carattere ecclesiale, o per dare sfogo al montante narcisismo clericale, è un fenomeno che le Chiese devono affrontare in tutto il mondo, e che negli ultimi tempi sembra alimentare particolare preoccupazione tra le Chiese d'Oriente. In Egitto, la tragica vicenda dell'omicidio in monastero del Vescovo copto ortodosso Epiphanius - e dell'arresto di un monaco accusato di essere l'esecutore del crimine - ha accelerato negli ultimi anni il processo di discernimento intorno alla vita monastica già avviato da tempo in seno alla Chiesa copta ortodossa. Già pochi giorni dopo l'omicidio di Anba Epiphanius , il comitato per i monasteri del Santo Sinodo copto ortodosso dispose 12 regole - ratificate dal Patriarca Tawadros II - rivolte a tutti coloro che vivono la condizione monastica nella Chiesa copta ortodossa. Tra le altre cose, ai monaci e alle monache copti fu chiesto anche di chiudere i propri account personali e gli eventuali blog gestiti sui social media, considerati con sguardo critico come strumenti utilizzati soprattutto per diffondere “idee confuse” e alimentare personalismi. Più di due anni fa anche il Patriarcato caldeo, in un messaggio diffuso attraverso i suoi canali ufficiali, volle esprimere una “parola di rassicurazione” per i credenti e i lettori, davanti al dilagante fenomeno di interventi e testi manipolatori fuorvianti pubblicati online su tematiche relative alla vita della Chiesa e delle comunità cristiane”. Nell'aprile del 2018, anche la Chiesa maronita aveva diffuso il documento intitolato “La verità che libera e unisce”, che si presentava come un vero e proprio prontuario dottrinale e pastorale, volto a offrire criteri e punti di riferimento che devono ispirare e orientare interventi e dibattiti sui media focalizzati su questioni e temi riguardanti la fede cattolica e il magistero della Chiesa. Tale pronunciamento – così si riferiva nella parte introduttiva - era apparso necessario dopo che, nei mesi precedenti, le dispute su questioni dottrinali – alimentate anche attraverso i social media - avevano assunto in alcuni casi forme e toni esasperati, fornendo uno spettacolo incompatibile coi criteri suggeriti dalla comunione ecclesiale, e rischiando di diffondere dubbi e sconcerto tra i fedeli. .
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AFRICA/MOZAMBICO - Giornalisti di una radio cattolica costretti a nascondersi nella foresta per sfuggire ai jihadisti

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 11:35
Maputo – Una decina di giornalisti di una radio cattolica sono costretti a nascondersi nella foresta nel nord del Mozambico, denuncia il Forum nazionale delle radio comunitarie , secondo il quale l'intero team editoriale della Radio comunitaria di São Francisco de Assis è stato costretto alla fuga a causa di un violento attacco compiuto dagli insorti nel distretto di Muidumbe, provincia di Cabo Delgado. “Il 31 ottobre gli insorti hanno occupato la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore de Jesus, dove si trova la Radio, costringendo i 9 giornalisti, insieme alle loro famiglie, a fuggire e a rifugiarsi per più di dieci giorni nei boschi, verso i Distretti più vicini, Mueda e Montepuez, presumibilmente più sicuri nella provincia di Cabo Delgado" afferma il FORCOM che denuncia inoltre: “la violenza armata ha raggiunto livelli mai visti prima, con l'assalto e l'occupazione dei principali villaggi”.
Secondo padre Edgard Silva Júnior, coordinatore della Radio, si sospetta che l'intera struttura dell'emittente sia stata completamente distrutta dagli uomini armati, ma almeno una parte dell'attrezzatura è stata salvata, per essere trasportata nella città di Pemba. Il villaggio di Muambula, dove si trova la Radio, è sotto il controllo degli insorti.
Secondo la FORCOM la maggior parte dei giornalisti che si sono rifugiati nella foresta, sono isolati e sopravvivono in condizioni umanamente miserevoli e insicure. “Stiamo morendo di sete e di fame, tre giorni senza mangiare niente, con i miei nipoti. . “Padre, la situazione è ancora brutta. Sono cinque giorni nel bosco con la mia famiglia, siamo in pessime condizioni. "Mio padre è stato decapitato ..." sono alcuni dei messaggi ricevuti dal parroco della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù che è riusciti a mettersi in contatto con i giornalisti Daniel Nantuma e Beatriz João.
“In considerazione della situazione, il FORCOM sta mettendo in atto le procedure per garantire tutto il supporto necessario ai giornalisti che si trovano nel bosco, per salvaguardarne l'integrità fisica e l'incolumità. FORCOM ritiene che lo Stato debba garantire la sicurezza dei suoi cittadini” afferma il comunicato del Forum della radio comunitarie.
“Chiediamo che siano create le condizioni necessarie per garantire i diritti umani delle comunità nelle aree colpite a Cabo Delgado. Chiediamo che siano create le condizioni per il funzionamento della Radio della Comunità di São Francisco de Assis in modo che continui a svolgere la sua missione di informazione per sviluppare, proteggere e promuovere i diritti umani delle comunità locali”.
I tre anni di attacchi dei gruppi jihadisti nella Provincia di Cabo Delgado hanno costretto allo sfollamento almeno 310.000 persone. La provincia, che deve ancora riprendersi dalle conseguenze del ciclone che lo scorso anno l’ha investita, è pure l’epicentro dell’epidemia Covid-19 in Mozambico.
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ASIA/MYANMAR - Vittoria elettorale della Lega nazionale per la Democrazia, che apre ai partiti etnici

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 11:23
Yangon – Dopo la vittoria elettorale in Myanmar, la Lega nazionale per la democrazia , che ha guadagnato 396 seggi in Parlamento apre ai partiti etnici per formare un nuovo governo di alleanza nazionale. Vincitrice della prima consultazione nel Myanmar che si sia svolta sotto un governo civile, la Lega incassa 258 scranni alla Camera bassa e 138 alla Camera alta e ha dunque ampiamente superato i 322 seggi necessari, nei due rami del Parlamento, per formare il nuovo governo. Ma la Lnd non intende governare da sola: non tutti i partiti etnici hanno ricevuto sufficienti voti per avere un seggio in Parlamento e, con un gesto di apertura democratica e di ricerca di un ampio consenso nella nazione, la Lega apre a tutte e 48 le organizzazioni politiche nei vari stati.
La Lega ha guadagnato un sostegno esteso alla leader Aung San Suu Kyi mentre il Partito per la solidarietà e lo sviluppo , espressione dell’esercito birmano, può ora contare solo su 26 seggi alla Camera bassa e 7 alla Camera alta, per un totale di 36 seggi nei due rami del Parlamento . L’Usdp aveva contestato i risultati preliminari chiedendo una Commissione di indagine sotto l’egida dell’esercito, ma per ora la richiesta non ha avuto seguito: sia per la debolezza del risultato finale, reso noto domenica 15 novembre, sia perché le organizzazioni di monitoraggio del voto non hanno ritenuto che vi fossero motivi validi per chiedere un annullamento della consultazione dell’8 novembre.
L’apertura al dialogo coi partiti etnici non prevede che vi sia un confronto con la comunità musulmana dei Rohingya, che non hanno rappresentanza politica né diritti di cittadinanza, ma spiana la strada a una fortificazione del processo di pace con le varie fazioni armate e alla scelta di fare dell’Unione repubblicana birmana una vera Federazione: si tratta di un passaggio-chiave per far sì che la guerra smetta di consumare vite umane. L’esercito birmano sembra comunque prepararsi al futuro governo della Lega, tanto che ha reso noto di appoggiare un nuovo riavvio del processo di pace ora in corso solo con dieci gruppi armati, includendo nel negoziato – come chiede la Lnd – anche i gruppi che che non hanno ancora siglato l’Accordo di cessate-il-fuoco, precondizione imposta dai militari.
Restano aperte molte delle sfide, eredità del periodo della dittatura militare: l’esercito birmano, grazie alla Costituzione del 2008 ha, infatti, garantito il 25% dei seggi in Parlamento e tre dicasteri . I militari potranno dunque opporsi agli emendamenti voluti dalla Lega per cambiare la Carta fondamentale poiché, per riformarla, è necessario il 75% dei voti in Parlamento. Una alleanza Lega-partiti etnici potrebbe incidere positivamente anche sulla possibilità che si arrivi a un accordo sugli emendamenti costituzionali.

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AFRICA/GHANA - Il successo delle elezioni in Ghana dipende dalla Commissione elettorale, afferma la Conferenza episcopale

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 10:41
Accra – "Lodiamo la Commissione elettorale per tutte le misure che ha messo in atto per garantire elezioni pacifiche, libere, eque, trasparenti e credibili. Chiediamo ai ghaniani di riporre fiducia nel lavoro della Commissione elettorale per tutto il periodo delle elezioni e successivamente" affermano i Vescovi del Ghana in un comunicato diffuso al termine della loro Assemblea Plenaria Annuale. I Vescovi hanno anche fatto appello ai politici, ai membri e ai sostenitori dei vari partiti politici, per evitare la tentazione di fare promesse durante la loro campagna elettorale che sanno di non poter mantenere, perché ciò equivale a ingannare il popolo.
Esortano inoltre le agenzie di sicurezza ad adempiere al loro dovere con sollecitudine e senza timori o favori, e invitano i media a sostenere i più alti valori giornalistici ed etici nel loro reportage sul processo elettorale.
Il comunicato di otto pagine affronta anche questioni inerenti la Parola di Dio, la pandemia Covid-19, i recenti disordini politici nella regione del Volta, l'integrità dell'ambiente, l'istruzione e la dignità umana. L'Assemblea Plenaria Annuale ha avuto come tema: "La Parola di Dio: Formazione Cristiana per la Trasformazione in Ghana".
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AMERICA/HAITI - Liberato il missionario che era stato rapito

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 10:40
Port au Prince – Padre Sylvain Ronald, dei missionari di Scheut , rapito martedì 10 novembre, nella tarda serata di venerdì 13 novembre è stato lasciato libero dai suoi carcerieri al Champ de Mars, a pochi metri dal Palazzo Nazionale, nel cuore della capitale, Port-au-Prince.
La Conferenza dei religiosi haitiani, che aveva informato del rapimento del sacerdote , aveva implorato i rapitori di liberare l'ostaggio in quanto la congregazione religiosa a cui appartiene non aveva la somma richiesta per pagare il riscatto richiesto, e aveva invitato la comunità cattolica a organizzare una catena di preghiera per il missionario rapito.
Anche il Cardinale Chibly Langlois, Vescovo di Les Cayes, era intervenuto sulla vicenda, il 13 novembre. Parlando della violenza nel Paese caraibico e condannando il rapimento di p. Sylvain, il Cardinale si era detto indignato per il fenomeno dell'insicurezza, ed aveva espresso la sua preoccupazione per la recrudescenza degli atti di banditismo nel Paese: "Ci sono persone che vengono riscattate, ci sono altre a cui hanno rubato il loro pezzo di terra, per non parlare di coloro che vengono uccisi, subiscono violenze e perdono le loro proprietà". Il Cardinale aveva partecipato al quarto Congresso della “Commissione nazionale per la giustizia e la pace”, che si è tenuto dal 9 al 13 novembre nella città di Papaye .

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AMERICA/BRASILE - Campagna del mese di novembre: “E’ tempo di prendersi cura dell’Evangelizzazione”

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 10:18
San Paolo - "In questo periodo dell'anno siamo tutti chiamati a sostenere l'evangelizzazione con un gesto concreto. In modo che possa essere effettuata ovunque, in tutte le nostre diocesi, ma anche in quei luoghi dove è più necessario sostenere l'evangelizzazione": lo afferma l'Arcivescovo di San Paolo, il Cardinale Odilo Scherer, in un videomessaggio registrato a sostegno della campagna "È tempo di prendersi cura dell'evangelizzazione" promossa dalla Chiesa del Brasile fin dal 1998, per tutto il mese di novembre. Il momento centrale è costituito dalla Colletta che si svolgerà in tutto il paese il 21 e 22 novembre, nella solennità di Cristo Re dell’universo. Secondo il Cardinale, la campagna è una grande occasione per promuovere la sostenibilità della Chiesa in Brasile.
Dal 3 novembre, la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile ha lanciato la campagna “È tempo di prendersi cura dell'evangelizzazione 2020”, con il motto “Siamo Chiesa: prendiamoci cura della vita, prendiamoci cura dell’annuncio della Parola e prendiamoci cura dei poveri". La campagna si ispira al versetto della Bibbia: "Conoscete la generosità di Cristo" . Fino al 22 novembre, la campagna diffonderà testimonianze di Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa in Brasile, che motivano il loro sostegno alla campagna, unendosi a questa mobilitazione a favore di azioni di solidarietà e di evangelizzazione della Chiesa in Brasile.
Sul sito della campagna - campanhas.cnbb.org.br – sono disponibili video e schede per i social network, per le televisioni e radio di ispirazione cattolica. Le offerte potranno essere raccolte durante le messe del 21 e 22 novembre, o anche in modo semplificato e digitale. "Nel 2020, il modo in cui sono state realizzate le collette è stato influenzato dalla pandemia di Covid-19 – evidenzia il testo di base della Campagna -. Il mondo è cambiato, ma la nostra missione rimane più necessaria che mai. Le prospettive per i prossimi mesi e anni non sono incoraggianti: aumento della fame, della povertà, della disoccupazione e di tante altre situazioni in cui non possiamo agire con indifferenza e omissione".
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ASIA - Da 40 anni il Jesuit Refugee Service accanto a rifugiati e migranti: con la pandemia si rafforza l'impegno

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 09:11
Dhaka - “Sebbene molto sia cambiato negli ultimi 40 anni, la nostra missione di accompagnare, servire e difendere i rifugiati e gli sfollati rimane la stessa e resta un servizio necessario e prezioso in Asia, laddove tutto è iniziato”: lo dice all'Agenzia Fides il Gesuita padre Pradeep Perez, che lavora in Bangladesh come membro del team del Jesuit Refugee Service , che ha celebrato il suo 40° anniversario nell'opera di accompagnare rifugiati e migranti in tutto il mondo.
Il JRS, che è nato proprio come risposta a un'emergenza internazionale registratasi nel continente asiatico, oggi lavora in Bangladesh con i rifugiati Rohingya sotto la guida e la supervisione di p. Jerry Gomes SJ e p. Francis Dores SJ. "Il JRS dedica i suoi sforzi alla protezione dei vulnerabili e dei diritti dei rifugiati in Bangladesh, in numerose altre nazioni asiatiche e di tutto il mondo" rileva padre Perez. "Noi del JRS ribadiamo il linguaggio della giustizia sociale per i diritti dei rifugiati e riconosciamo la nostra chiamata, come persone di fede, ad accompagnarli e servirli nel cammino di difesa e promozione della loro dignità umana", osserva il sacerdote.
"In mezzo alla pandemia di Covid-19, i vari team del JRS, nei diversi paesi asiatici hanno rafforzato l'impegno di restare accanto ai rifugiati, per accompagnarli in tutto il percorso di sostegno umanitario e promozione umana, di cura della sofferenza, di istruzione e formazione professionale. Questo accade quando vi sono disastri umanitari o episodi di crisi, ma anche e soprattutto quando tutte le luci dell'attenzione internazionale sembrano spegnersi e queste persone rischiano di essere dimenticate dai governi, come avvenuto per i musulmani Rohingya, fuggiti dal Myanamar in Bangladesh. In tale situazioni restiamo fedeli alla nostra missione", aggiunge.
Come spiega p. Perez, il JRS garantisce che i rifugiati abbiano l'opportunità di ottenere un'istruzione qualificata, imparino a gestire le loro fonti di reddito, possano proteggersi dalle vulnerabilità, e siano accompagnati materialmente, psicologicamente e spiritualmente, perchè diventino cittadini completamente autosufficienti e possano reinserirsi nei diversi contesti socio-economici.
Il JRS è stato fondato 40 anni fa, il 14 novembre 1980, dal Servo di Dio padre Pedro Arrupe, ex Preposito generale della Compagnia di Gesù. Fu un progetto che prese forma in Asia, come risposta diretta alla crisi umanitaria dei boat people vietnamiti. Padre Arrupe incaricò una squadra di pionieri di quattro membri per il servizio ai migranti vietnamiti. Da allora, il JRS riconosce e risponde alla chiamata di Dio per assistere queste persone e aiutarle nella lora vita di rifugiati.
Oggi, il JRS, che ha sede centrale a Roma e serve 725mila rifugiati in tutto il mondo, è presente con i suoi team locali in 56 paesi del mondo. L'organizzazione porta avanti la missione di accompagnare, servire e difendere i diritti dei rifugiati, degli sfollati interni e di chiunque sia obbligato a lasciare le proprie case per soddisfare i bisogni educativi, sanitari e sociali.
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AMERICA/PERU’ - Proteste con morti e feriti, dimissioni di Merino: i Vescovi chiedono “dialogo sociale profondo e ampio”

Fides IT - www.fides.org - seg, 16/11/2020 - 08:57
Lima – Si è dimesso ieri, domenica 15 novembre, Manuel Merino, Presidente del Congresso peruviano, che aveva assunto la Presidenza del Perù martedì 10 novembre, dopo la destituzione del Presidente Vizcarra . Le dimissioni sono venute dopo un susseguirsi di marce di protesta della popolazione peruviana durante la settimana. Sabato 14, nel quadro delle proteste generali contro la nomina di Manuel Merino, due giovani sono morti, uno a causa dei proiettili sparati dalla polizia.
Il giovane è stato portato all'Ospedale di Almenara, da dove è stato diffuso il comunicato che afferma: “Un paziente maschio di circa 25 anni è stato ricoverato alle 20,20, a causa di ferite da arma da fuoco. È stato ricoverato nell'area Shock Trauma del Pronto Soccorso dove è stato ricevuto dal personale di guardia, incaricato di notificare l'arrivo della salma".
Purtroppo la sera di sabato 14 novembre, in Perù si contavano 2 morti e 107 feriti, di cui 34 gravi, che sono ancora in ospedale.
La Conferenza Episcopale Peruviana ha pubblicato una dichiarazione sulla situazione di crisi politica che vive il paese, riflettendo quanto la popolazione ha espresso in tante manifestazioni pubbliche: "Ogni giorno la sfiducia, l'incertezza e l'insicurezza subite dalla nostra popolazione danneggiano irreversibilmente il progresso del Perù. Serve un percorso chiaro per uscire da questa crisi. È fondamentale ascoltare le grida e i clamori della popolazione, per ritrovare fiducia, tranquillità e pace sociale. Ecco perché è fondamentale lo sforzo per un ‘dialogo sociale’ profondo e ampio che cerchi soluzioni alternative al confronto e al conflitto".
Ieri sera, domenica 15, il Congresso era ancora riunito in sessione straordinaria per risolvere la situazione e sostituire il Presidente della repubblica, che dovrebbe rimanere nell'incarico fino alle elezioni presidenziali dell’11 aprile 2021.

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AFRICA/ETIOPIA - Appello per tutelare i profughi eritrei ridotti alla fame nel Tigray

Fides IT - www.fides.org - sab, 14/11/2020 - 22:04
Addis Abeba - I profughi eritrei che vivono nel Tigray, la regione settentrionale dell’Etiopia, deve essere riconosciuto uno status giuridico che li tuteli. È quanto chiede abba Mussie Zerai, sacerdote dell’eparchia di Asmara, da sempre impegnato nella tutela dei migranti. «Nel Tigray - spiega all'Agenzia Fides - vagano migliaia di eritrei spesso ridotti alla fame, esposti a ogni forma di sfruttamento e abusi. Questa situazione sta aumentando la disperazione creando le condizioni per coloro che trafficano gli esseri umani, l’esodo verso il Sudan e Libia va aumentando tutto a causa delle pessime condizioni di non accoglienza che trovano oggi in Etiopia».
All’Unione Europea, abba Mussie chiede di «investire risorse per rendere dignitosa l’accoglienza di questi profughi eritrei in Etiopia garantendo accesso al diritto di asilo, accesso allo studio, alle cure mediche, al lavoro». «Questo è il modo migliore - continua - per aiutare e accogliere i profughi vicino a casa loro. Altrimenti l’esodo verso l’Europa aumenterà con il triste conteggio di morti nel deserto e nel Mare Mediterraneo».
Secondo il sacerdote eritreo, servirebbe un intervento diplomatico per sollecitare il governo etiope a tutelare i diritti, rilasciando un permesso di soggiorno a chi vive fuori dai campi profughi. Visto che la nuova policy è di non accogliere i civili nei campi profughi, molte donne e bambini sono senza tutela, senza alloggio in pieno emergenza coronavirus.
«In generale - osserva - il governo locale e le comunità della popolazione locale sono molto accoglienti, solidali e collabora in spirito fraterno con i profughi. Questo deve essere apprezzato. La situazione sul campo è però drammatica».
Molti eritrei soffrono di patologie croniche gravi . Ci sono molte persone che accusano problemi mentali. Tutti non hanno materiale per proteggersi dal Covid-19. «La situazione più critica - continua il sacerdote - è quella dei bambini e delle bambine. Molti di essi sono abbandonati a se stessi. Non hanno figure che possono aiutarli. Non vanno a scuola, bevono alcolici, fumano, molte ragazze rimangono incinte.
«Oltre alla registrazione e al riconoscimento dello status dei rifugiati, che assicurerebbe ai profughi, sicurezza - osserva abba Mussie - è necessario garantire loro materiali per tutelarli e assistenza medica e psicologica. I ragazzi e le ragazze vanno aiutati a crescere secondo principi sani. Faccio appello a tutte le istituzioni dell'Alto Commissariato Onu per il Rifugiati e al governo etiope perché si attivino tutti gli strumenti utili per alleviare le sofferenze di questi profughi molto vulnerabili».

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ASIA/YEMEN - Il Vicario Apostolico Hinder: “Con la guerra è aumentata la povertà: i cristiani donano solidarietà e speranza”

Fides IT - www.fides.org - sab, 14/11/2020 - 21:56
Sana’a - “Nello Yemen la scenario è disastroso, con il perdurare del conflitto, il problema della povertà si è aggravato: c’è fame, manca il cibo, i prezzi sono alti a causa dell’alto tasso d’inflazione. In più ci sono il colera e la mancanza d’acqua che affliggono la popolazione”. Così mons. Paul Hinder, Vicario apostolico dell’Arabia meridionale, racconta all'Agenzia Fides la drammatica situazione in cui versa il paese arabo, in occasione della Giornata mondiale dei Poveri, che la Chiesa celebra domenica 15 novembre.
La guerra in Yemen ha causato fino ad adesso oltre 120 mila morti, ma a subire gli effetti economici è tutta la popolazione della penisola arabica. In particolare l’attenzione del Presule si sofferma sulle difficoltà dell’esigua minoranza cristiana: “Il numero dei cristiani - afferma - in relazione alla situazione generale dei migranti, andrà diminuendo in futuro, perché la situazione economica avrà delle conseguenze. Molte persone hanno perso il lavoro. Questo significa che lasceranno il Paese e questo, inevitabilmente, sarà un duro colpo per l’intera comunità”.
“Tendi la tua mano al povero” è il tema proposto quest'anno dal Papa per la Giornata a tutti i battezzati e alle persone di buona volontà: “Il nostro
sostegno alla popolazione yemenita - riferisce il Vicario Apostolico - è proprio quello dell’annuncio e anche della solidarietà, soprattutto verso i deboli, i poveri, e gli abbandonati. Cerchiamo di capire quali sono i loro bisogni e di aiutarli nel modo migliore possibile”. A San’a, i missionari garantiscono, inoltre, cure gratuite agli ammalati e assistenza ai più bisognosi: “Le suore Missionarie della Carità - ricorda mons Hider - svolgono un servizio molto importante, la loro opera suscita simpatia e affetto tra il popolo. È un segno di vicinanza per questa gente - continua il Vescovo - per donare loro un sorriso e la speranza di una vita migliore”.
Le sfide che lo Yemen deve affrontare per migliorare le condizione di vita della sua popolazione sono ancora molte: In base all’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo lo Yemen diventerà il paese più povero del mondo se il confitto che lo affligge si protrarrà fino al 2022. Il rapporto rileva che la guerra ha portato al crollo dell’economia, facendo registrare la perdita di attività economiche per un valore di 89 miliardi di dollari dal 2015. Il Prodotto interno lordo pro capite è precipitato da 3,577 dollari a 1,950 dollari, un livello mai visto dal 1960. Si evince, inoltre, che nel 2014 il 25% della popolazione era malnutrita, ma questa cifra è ora vicina al 36% e potrebbe raggiungere quasi il 50% in breve tempo. “Il problema, molto spesso - spiega mons. Paul - è come far arrivare gli aiuti dall’estero. Riprendendo il messaggio del Papa per la Giornata mondiale dei poveri, il Vicario Apostolico afferma: “Aiutare i più bisognosi e gli indigenti è un investimento che paga sia per chi da che per chi riceve, è una rendita in termini umanità - conclude - che con pazienza porta i suoi frutti”.


Link correlati :Guarda la video intervista a mons. Hinder sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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VATICANO - Giornata Mondiale dei poveri: in una vera comunità cristiana non ci sono membri che danno e altri che ricevono. Ci sono solo "prossimi" che condividono

Fides IT - www.fides.org - sab, 14/11/2020 - 14:05
Città del Vaticano - “Assicurare che le persone che vivono in povertà siano parte attiva nella costruzione di una società inclusiva ed equa, di una Caritas trasformatrice e di una Chiesa accogliente", è quanto invita a fare mons. Pierre Cibambo, assistente ecclesiastico di Caritas Internationalis, nel Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri 2020, che si celebra il 15 novembre, pervenuto all’Agenzia Fides.
“Non dimentichiamo che questa giornata speciale in onore dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in difficoltà si chiama ‘Giornata mondiale dei poveri’ e non ‘Giornata mondiale per i poveri’. Noi non ci limitiamo infatti a condividere parte della nostra ricchezza con i poveri, ma riceviamo anche qualcosa da loro” - sottolinea mons. Cibambo. In una vera comunità cristiana non ci sono membri che danno e altri che ricevono. Ci sono solo prossimi che condividono, perché in Cristo siamo tutti una cosa sola. L’assistente ecclesiastico mette in risalto quanto la mano che noi tendiamo ai poveri, non è solo una mano che distribuisce, ma anche una mano che ha bisogno di aiuto. “Abbiamo bisogno dei poveri tanto quanto loro hanno bisogno di noi. Loro ci sfidano a diventare sempre più veri testimoni di Cristo. Quando incontriamo i poveri, li ascoltiamo e li accompagniamo, e sono loro che ci evangelizzano. I poveri ci invitano ad aprire i nostri cuori e a trasformare la nostra visione ristretta e mondana per vedere Cristo alla loro presenza qui sulla terra.”
Il presidente di Caritas Internationalis, card. Luis Antonio Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha detto: “La grande lezione della mia vita di Pastore è stata quella di andare verso i poveri, non portando parole, ma con un cuore pronto ad ascoltare e ad imparare da loro. Prima di dire anche una sola parola, è importante conoscere la persona che si trova di fronte a voi. Ascoltando rispettosamente i poveri, voi affermate la loro dignità”.
Il messaggio di mons. Cibambo si conclude con l’appello agli amici di tutto il mondo a “riflettere su ciò che abbiamo imparato dai poveri a livello personale e comunitario e a fare in modo che essi siano al centro dei nostri pensieri e delle nostre azioni almeno in questo giorno. Una mano tesa è un segno; un segno che parla immediatamente di vicinanza, solidarietà e amore.
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ASIA/IRAQ - Corte d’Appello accoglie il ricorso contro gli espropri illegali di terre di cristiani nel Kurdistan iracheno

Fides IT - www.fides.org - sab, 14/11/2020 - 11:15
Dohuk - - La Corte d’Appello di Dohuk, nel Kurdistan iracheno, ha riaperto il caso giudiziario relativo alle appropriazioni illegali di terreni e immobili appartenenti a proprietari cristiani, concentrati in particolare nella valle di Nahla . Con un pronunciamento emesso nei giorni scorsi, la Corte d'Appello ha bocciato la gestione del caso giudiziario finora condotta da un tribunale penale inferiore. Secondo la Corte d'appello, il tribunale inferiore ha affrontato il caso in maniera negligente e inappropriata, senza compiere adeguate verifiche sui i titoli legali di proprietà dei beni immobili contesi. Da tali documenti emerge chiaramente che i terreni e gli immobili al centro del caso giudiziario appartengono alle famiglie di 117 agricoltori cristiani caldei, siri e assiri, espropriati illegalmente dei loro beni da possidenti curdi, nel corso degli ultimi anni. Secondo fonti locali, la sentenza definitiva sul destino dei beni espropriati illegalmente sarà presto emessa dalla stessa Corte d’Appello di Dohuk.
Le appropriazioni abusive su larga scala di terreni e beni immobiliari appartenenti a famiglie cristiane sire, assire e caldee della regione del Kurdistan iracheno, come riferito dalla Agenzia Fides furono denunciate con particolare veemenza a partire dal 2016. Secondo le denunce presentate, gli espropri illegali venivano messi in atto da concittadini curdi, che operavano singolarmente o in maniera coordinata con altri membri del proprio clan familiare. Già a quel tempo, nel solo governatorato di Dohuk, esisteva una lista di 56 villaggi in cui l'area di terreno sottratto illegalmente a famiglie cristiane era pari a 47.000 acri.
Negli ultimi anni, gli espropri illegali hanno preso di mira in maggior parte terre e case appartenenti a cristiani che hanno lasciato l'area soprattutto a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, per sfuggire ai conflitti regionali e alle violenze settarie e tribali esplose con maggior virulenza dopo gli interventi militari delle coalizioni internazionali in territorio iracheno. All’inizio di ottobre , anche l’Ufficio di Presidenza della Regione autonoma del Kurdistan iracheno aveva disposto la creazione di una Commissione ad hoc incaricata di verificare, documentare e perseguire i sistematici espropri illegali di terreni e beni immobiliari denunciati da proprietari cristiani registrati negli ultimi anni, soprattutto nel Governatorato di Dohuk.
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AMERICA/BOLIVIA - I Vescovi al nuovo governo: chiediamo una cosa sola ma fondamentale, il rispetto per la Costituzione

Fides IT - www.fides.org - sab, 14/11/2020 - 10:38
La Paz – "Ci uniamo in preghiera affinché ci sia responsabilità nell'esercizio di ciascuno degli eletti e che questo influenzi positivamente il progresso del paese": lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale boliviana, mons. Ricardo Centellas, riferendosi all'incarico del nuovo governo, dopo il voto del 18 ottobre, quando oltre 7 milioni di boliviani sono andati a votare per eleggere un nuovo Presidente e i membri dei due rami del Parlamento.
"La Bolivia - rileva il Vescovo in un messaggio pervenuto a Fides - è un paese con molte potenzialità per essere grande nello sviluppo, ma è necessario lavorare in unità e con responsabilità. Per questo chiediamo al governo recentemente insediatosi, una cosa sola ma fondamentale: il rispetto per la Costituzione". "Sappiamo che Bolivia vive diverse crisi, ma dobbiamo iniziare a pensare che queste si devono affrontare insieme", ha concluso.
Domenica scorsa, il nuovo presidente di sinistra della Bolivia, Luis Arce, ha prestato giuramento a La Paz davanti a parlamentari, cittadini comuni e alcuni ospiti internazionali. "Stiamo iniziando una nuova fase della nostra storia, senza discriminazioni. Cercheremo di ricostruire il nostro Paese per vivere in pace", ha detto Arce.
Lunedì scorso l’ex presidente Evo Morales è rientrato in Bolivia. Tuttavia, l'ex presidente non assumerà incarichi di governo, come Luis Arce ha chiarito più volte in vista delle elezioni. In un'intervista, Arce, 57 anni, ha anche confessato che è stato "l'errore più grande" dello scorso anno proporre Morales per un quarto mandato nonostante un plebiscito negativo su un emendamento costituzionale".
La consultazione dello scorso ottobre ha sostituito quella del 20 ottobre 2019, quando la vittoria al primo turno del presidente Evo Morales fu messa in discussione, per l'esistenza di brogli, dalla Missione di osservazione dell'Organizzazione degli Stati americani e poi fu annullata nel novembre 2019.
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ASIA/FILIPPINE - Natale e festività popolari "sobrie" nelle comunità cattoliche, data la crisi pandemica

Fides IT - www.fides.org - sab, 14/11/2020 - 09:52
Manila - Parrocchie, comunità e movimenti cattolici dovranno organizzare raduni e celebrazioni natalizie all'insegna della sobrietà in mezzo alla pandemia Covid-19: lo chiede l'Arcidiocesi di Manila che, in un messaggio inviato a tutte le comunità locali, rileva che "raduni e assembramenti sono occasione per la diffusione del virus”. Nella missiva firmata da mons. Broderick Pabillo, Amministratore apostolico dell'arcidiocesi, il Vescovo esortato le persone a evitare feste e riunioni durante l'Avvento e il "Simbang Gabi" . Il Natale del 2020, rileva, va vissuto con lo spirito di esprimere solidarietà alle persone che sono state colpite dal Covid-19 e dai tre recenti tifoni che hanno causato la perdita di vite umane e di proprietà.
In precedenza, l'Arcidiocesi di Manila ha dovuto cancellare quelle forme tradizionali di devozione popolare contrassegnate da grandi assembramenti di fedeli come la processione del Nazareno Nero, che non si è celebrata nel gennaio 2020. Il tradizionale corteo percorre le strade di Manila per il rito della traslazione della statua del Nazareno Nero, ritenuta miracolosa dai fedeli.
Un'altra devozione popolare è quella verso Gesù Bambino, il "Santo Nino", molto sentita nell'Arcidiocesi di Cebu, nelle Filippine centrali: anche qui il governo locale e le autorità ecclesiali hanno convenuto di organizzare l'atteso Festival Sinulog 2021, incentrato sulla festa del Santo Nino, "in forma più semplice", per frenare la diffusione del coronavirus. Il Sinulog, uno dei Festival più importanti della nazione, viene solitamente celebrato a Cebu City durante la terza settimana di gennaio. Oltre alle tradizioni religiose, il Festival è anche caratterizzato da un alto afflusso di turisti locali e stranieri, feste di strada e parate in costume. "Oggi la nostra prima priorità è la salute e la vita della nostra gente", ha spiegato il sindaco di Cebu, Edgardo Labella, motivando i provvedimenti adottati.
Tra gli eventi cancellati ci sono il Cammino penitenziale con Gesù, il Cammino penitenziale con Maria, la Traslazione, la Processione fluviale, la rievocazione storica del primo battesimo, e altri pellegrinaggi.
Le autorità ecclesiali hanno messo l'accento sulla sobrietà, sulla spiritualità e sulla preghiera, che potranno caratterizzare questa edizione della festa, nel rispetto delle misure imposte dalla pandemia.
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AFRICA/NIGERIA - “Le proteste sono un’opportunità per la Chiesa per guidare i giovani alla via del dialogo” dice il Vescovo di Sokoto

Fides IT - www.fides.org - sex, 13/11/2020 - 11:41

Abuja – Le proteste dei giovani contro la polizia offrono alla Chiesa l’opportunità di guidare la gioventù nigeriana sulla via del dialogo seguendo l’insegnamento di Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli Tutti”. Lo afferma Sua Matthew Hassan Kukah Vescovo di Sokoto, in un’analisi della genesi del movimento EndSARS, dall’acronimo della Special Armed Robbery Squad, una squadra speciale di polizia accusata di gravissime violazioni dei diritti umani .
“Nel corso del mio lavoro come membro della Commissione per la verità in Nigeria, che ha esaminato le violazioni dei diritti umani nel Paese tra il 1999 e il 2001, abbiamo ascoltato storie orribili di vittime di esecuzioni extragiudiziali, torture disumane, scomparse di cittadini, commessi dalla polizia. Nonostante dozzine di inchieste e raccomandazioni, nulla è stato fatto per rendere le forze di polizia un'istituzione rispettabile in Nigeria. Questo è stato al centro delle proteste” sottolinea il Vescovo.“La SARS era una delle 14 agenzie istituite dall'allora Commissario di Polizia Simeon Danladi Midenda nel 1992, in seguito alla morte di un ufficiale militare da parte di alcuni poliziotti. Doveva anche affrontare le questioni della sicurezza nazionale, che vanno dalla lotta al terrorismo, a rapine a mano armata, alla protezione dei beni nazionali e così via” ricorda Mons. Kukah.
Da allora la SARS si è però trasformata in “un agente di terrore per i cittadini”, venendo soprannominata dai nigeriani “vai e uccidi”.
Il bersaglio preferito della SARS erano proprio i giovani, considerati “fonte di problemi”. E sono quindi proprio i giovani a essere scesi in strada per chiederne lo scioglimento. Le proteste pacifiche però si sono trasformate in scontri violenti con la polizia e almeno 10 persone hanno perso la vita nelle ultime settimane negli incidenti.
“Questa è una grande opportunità per la Chiesa per guidare i giovani in modo da garantire un solido fondamento morale alla politica nel nostro Paese” afferma Mons. Kukah. “I principi enunciati nell'enciclica del Santo Padre, Fratelli Tutti, dovrebbero ora offrire una fiaccola ai giovani cattolici per contribuire ad illuminare una società trafitta di divisioni e ingiustizie. “Fratelli Tutti” sottolinea l'imperativo morale del dialogo”. “Quando Papa Francesco parla della politica come di una nobile vocazione, di una nobile forma di carità e di una piattaforma per il perseguimento del bene comune, questi temi dovrebbero diffondersi tra i giovani che entrano nella vita pubblica” conclude il Vescovo.
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