AMERICA/BRASILE - Al via la Campagna quaresimale ecumenica: “Fraternità e Dialogo: impegno d'amore”

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/02/2021 - 10:42
Brasilia - La Conferenza Episcopale del Brasile e il Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane apriranno domani, Mercoledì delle Ceneri, 17 febbraio, la quinta edizione della “Campagna di Fraternità Ecumenica” . A causa della situazione sanitaria, l'inaugurazione si svolgerà in modo virtuale con la diffusione di un video con le dichiarazioni dei rappresentanti delle Chiese, attraverso i social network della Cnbb, alle ore 10. Dopo la trasmissione del video, i giornalisti potranno partecipare a una conferenza stampa con i rappresentanti della Chiesa attraverso la piattaforma Zoom. La Campagna di Fraternità Ecumenica si tiene in media ogni cinque anni. L'iniziativa riunisce varie confessioni cristiane, valorizzando le ricchezze in comune tra le Chiese.
Secondo la nota della CNBB pervenuta a Fides, il tema della Campagna di quest’anno è "Fraternità e Dialogo: impegno d'amore" e il motto "Cristo è la nostra pace: da ciò che era diviso, ha fatto unità", tratto dalla lettera di san Paolo agli Efesini . Promossa dalla CNBB ogni anno nel tempo della Quaresima, la Campagna di Fraternità 2021 è celebrata in modo ecumenico, in collaborazione tra le diverse Chiese cristiane, per invitare cristiani e le persone di buona volontà a pensare, valutare e identificare i modi adatti a superare le polarizzazioni e la violenza che segnano il mondo di oggi. Tutto questo attraverso il dialogo amorevole e la testimonianza dell'unità nella diversità, ispirata e ispirata dall'amore di Cristo.
Il Vescovo ausiliare di Rio de Janeiro e Segretario generale della CNBB, Joel Portella Amado, sottolinea che la decisione di aprire la Campagna in modo virtuale è stata presa di comune accordo tra gli organizzatori "per evitare l'affollamento in un momento in cui la pandemia assume numeri che ci spaventano". Per il Vescovo "è necessario testimoniare l'importanza delle misure sanitarie" e, per questo, verranno utilizzate le "risorse informatiche" disponibili.
Il gesto concreto della Campagna è rappresentato dalla Colletta nazionale di Solidarietà, che si tiene la Domenica delle Palme in tutto il Brasile, per sostenere i progetti sociali legati al tema della Campagna. Nel 2019 il Fondo nazionale di solidarietà ha sostenuto più di 230 progetti. Nel 2020, a causa della pandemia, non è stata effettuata la raccolta.
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AFRICA/GUINEA - Allarme per nuovi casi di Ebola in Guinea e nella Repubblica Democratica del Congo

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/02/2021 - 09:51
Conakry – Il 14 febbraio il governo della Repubblica di Guinea ha dichiarato ufficialmente una nuova epidemia di Ebola, mentre anche la Repubblica Democratica del Congo ha segnalato alcuni casi della febbre emorragica provocata da un virus portato dal pipistrello della frutta.
Finora sono stati confermati sette casi positivi, inclusi tre decessi, affermano le autorità sanitarie locali.
La Guinea era stato uno dei Paesi dell’Africa occidentale colpita dall’epidemia di Ebola durata tre anni dal 2013 al 2016 che causato 11.300 della malattia in tutta la regione.
Una delle ultime vittime è stata un'infermiera che ha sviluppato sintomi alla fine di gennaio ed è stata sepolta il 1 ° febbraio, ha detto ai media locali Keita, il capo della dell’Agenzia Sanitaria locale, secondo il quale “alcune persone che hanno preso parte al funerale hanno iniziato ad avere sintomi di diarrea, vomito, sanguinamento e febbre pochi giorni dopo". La regione colpita è quella di Nzerekore nel sud-est.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità considera con estrema urgenza e preoccupazione ogni comparsa di Ebola dal 2016: in particolare quella nella Repubblica Democratica del Congo è trattata come un'emergenza sanitaria globale.
La RDC ha affrontato molti focolai di Ebola, e tre mesi dopo che le autorità hanno dichiarato la fine dell'ultima epidemia del Paese, l'OMS ha confermato una ripresa dell’infezione.
Nel novembre dello scorso anno, le autorità avevano dichiarato che l'epidemia durata sei mesi era finita. È stata l'undicesima epidemia segnalata dalla Repubblica Democratica del Congo in totale, con 55 morti per 130 casi segnalati.
L'uso diffuso di vaccini, somministrati a più di 40.000 persone, ha contribuito a prevenire ulteriori focolai.
L'epidemia del 2013-2016 ha stimolato lo sviluppo di un vaccino contro l'Ebola, con una scorta di emergenza internazionale di 500.000 dosi pianificata per rispondere rapidamente a future epidemie, secondo quanto dichiarato a gennaio dall'alleanza vaccinale GAVI.
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AMERICA/HONDURAS - Oggi i nuovi lebbrosi sono i migranti, le prostitute e coloro che sono considerati lo scarto della società

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/02/2021 - 09:03
Tegucigalpa – Il rettore della Basilica Minore Nuestra Señora de Suyapa, padre Carlo Magno Núñez, che ha celebrato l'Eucaristia domenicale di solito presieduta dal Cardinale Arcivescovo di Tegucigalpa, Rodriguez Maradiaga, ha duramente condannato il costante assassinio di donne nel paese, definendolo “una lebbra”.
"L'assassinio di tante donne nel nostro Honduras, questa lebbra deve finire" ha detto il sacerdote durante l'omelia, e ha aggiunto che devono finire anche la criminalità organizzata e tutto ciò che non rispetta la vita umana.
Commentando il brano del Vangelo, Gesù che guarisce i lebbrosi, ha detto: "Vogliamo diventare discepoli di Gesù e Lui continua a inviarci per guarire i lebbrosi del nostro tempo", quindi ha esortato a lasciarci permeare dalla compassione di Gesù e ad esprimerla attraverso la preghiera.
Il sacerdote ha anche criticato l'esclusione sociale in Honduras. "Impariamo come Gesù ad accogliere tutte le persone che, a causa di circostanze diverse, sono escluse dalla nostra società" ha sottolineato, e dopo aver esortato alla preghiera ha invitato ad essere più solidali con coloro che hanno bisogno. "Oggi i nuovi lebbrosi esclusi dalla società sono i migranti, le prostitute e coloro che sono lo scarto della società perché giudicati come i lebbrosi".
Alla fine della celebrazione ha informato la comunità sulla salute del Cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, colpito dal Covid-19, che migliora ogni giorno grazie alle preghiere di tutti: "Continueremo a pregare per lui, per vederlo presto con noi al lavoro per la comunità".

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AFRICA/NIGERIA - Non utilizzate le 425 strutture sanitarie messe a disposizione dalla Chiesa per il COVID-19

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/02/2021 - 08:33
Abuja - 425 ospedali e cliniche offerti l’anno scorso dalla Conferenza episcopale nigeriana come centri di isolamento per il COVID-19 non sono stati utilizzati dal governo, denuncia una nota dei Vescovi locali.
“Il governo nella sua inettitudine non ha mai apprezzato questo grande sacrificio fatto dalla Chiesa, non ha mai usato una delle diverse strutture messe a disposizione, né ha mai mostrato alcuna gratitudine al riguardo, eppure la Chiesa ha continuato a offrire conforto e assistenza ai poveri nelle aree rurale e ovunque si trovino” afferma una dichiarazione sulla Giornata Mondiale del Malato, firmata dal Direttore Chiesa e Società della Conferenza episcopale, p. Uchechukwu Obodoechina,
La task force presidenziale su COVID-19 l'11 maggio 2020 aveva incoraggiato i 36 governatori di chiedere alla Chiesa di accedere alle sue strutture sanitare avvertendo che per alcuni di loro potrebbe essere impossibile far fronte al numero di casi coronavirus che sarebbero registrati nei loro Stati.
P. Obodoechina lamenta che “Il governo avrebbe dovuto essere in grado di sovvenzionare le strutture della Chiesa, attrezzarle per fornire un 100% di servizi sanitari a tutti nelle aree rurali perché alla fine i servizi sono ai cittadini nigeriani”. “Il governo ha mantenuto un sistema sanitario disfunzionale-aggiunge il prelato- E così, non posso pensare di assistere la Chiesa con le sovvenzioni. Chiediamo al governo di rivedere la necessità di collaborare con la Chiesa”.
Nel frattempo la task force presidenziale sul coronavirus ha affermato che la morte di 24 pazienti COVID-19 in un giorno dovrebbe essere un campanello d'allarme per i nigeriani che il virus mortale è ancora in circolazione. Il capo della PTF ha chiesto nuove misure di protezione per contenere la pandemia, tra le quali una riduzione della metà delle presenze in luoghi di culto dovrebbero avere solo il 50%, mentre le riunioni al chiuso non dovrebbero superare le 50 persone alla volta.

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ASIA/INDIA - Una nuova chiesa nel Nordest dell'India, per il Giubileo della fede

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/02/2021 - 22:39
Tangsa - L'apertura di una nuova chiesa segna la celebrazione dei 25 anni di presenza della fede in un distretto nella diocesi di Miao, in India nordorientale. I fedeli del villaggio di Hetlong, nel distretto di Changlang, parte dello stato di Arunachal Pradesh, hanno gioito per la consacrazione della nuova chiesa, benedetta il 10 febbraio scorso dal Vescovo George Pallipparambil Sdb, alla guida della diocesi di Miao, che core una regione al confine con Cina e Myanmar. Il territorio è collinare e la maggior parte delle parrocchie si trova in luoghi remoti, abitati dagli indigeni Tangsa. La comunità indigena locale, di circa 30 famiglie cattoliche, aveva un edificio di bambù come luogo di preghiera, che negli ultimi 25 anni era adibito a cappella locale. Ora la nuova struttura in cemento e legno è stata inaugurata in occasione della celebrazione del "Giubileo di argento" della prima evangelizzazione nel territorio. Mons. Pallipparambil, celebrando la solenne eucarestia, ha ricordato che i fedeli "sono rimasti saldi nella fede per 25 anni", esortandoli a "mantenete viva la fiamma della fede nelle loro vite", ha aggiunto.
La nuova chiesa è dedicata all'apostolo Pietro ed è stata finora legata alla parrocchia di Nampong, nella diocesi di Miao, gestita dalla Società dei Missionari di San Francesco Saverio, dei cosiddetti "Padri Pilar" .
Kothan Mossang, il capo villaggio e uno dei primi a ricevere il battesimo nel villaggio, era presente all'inaugurazione della nuova chiesa, mentre durante la celebrazione eucaristica 30 bambini hanno ricevuto i Sacramenti della Prima Comunione diverse giovani quello della Cresima.
Il parlamentare cattolico Laisam Simai, Consigliere per il turismo e l'informazione nel governo dell'Arunachal Pradesh, è stato presente all'evento condividendo la la sua esperienza di fede: “Ovunque sia stato, da studente e anche oggi, cerco sempre la Chiesa più vicina per partecipare alla messa domenicale e per sperimentare la grazia che viene dai Sacramenti", ha detto.
Il cristianesimo è la religione maggioritaria in Arunachal Pradesh, coinvolgendo oltre 30% della popolazione e , in prevalenza indigena. La diocesi di Miao copre 8 distretti dello stato di Arunachal Pradesh e ospita oltre 91mila battezzati.
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ASIA/MYANMAR - Cresce il "Movimento di disobbedienza civile": appello per fermare gli arresti dei cittadini

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/02/2021 - 12:23
Yangon - "Il nostro appello è: fermate gli arresti illegali di cittadini compiuti nella notte. Continueremo ad alimentare il Movimento di Disobbedienza Civile che migliaia di persone di buona volontà, di ogni cultura, classe sociale, etnia, religione, stanno portando avanti in tutto il Myanmar. Vogliamo esprimere il nostro pacifico ma fermo dissenso verso il governo militare. Vogliamo ispirarci a Gandhi e alla non-violenza del Vangelo": così Joseph Kung Za Hmung, laico cattolico birmano, direttore del giornale cattolico birmano "Gloria News Journal" descrive all'Agenzia Fides, la situazione sociale che si vive nel Myanmar all'indomani del colpo di stato militare che il 1° febbraio ha sovvertito i risulti delle elezioni democratiche di novembre.
Racconta Jospeh Kung a Fides: "Il Movimento di Disobbedienza Civile si rafforza di giorno in giorno e sta coinvolgendo personale di tutti i ministeri, anche se i militari chiedono di tornare al lavoro per la regolare amministrazione del paese. Molti si sono rifiutati di tornare a lavorare nei loro ministeri, sia a livello di governo federale, sia negli uffici al livello delle regioni, nell'intero paese".
Entrato nel decimo giorno di disobbedienza civile, il Myanmar è ancora attraversato da manifestazioni di piazza che chiedono la liberazione di Aung San Suu Kyi e del presidente Win Myint, arrestati all’indomani del golpe che ha visto Tatmadaw riprendere il potere che aveva lasciato nel 2015 nelle mani del primo governo civile birmano.
Nonostante i timori diffusisi nel week-end, la giornata ha visto un continuo testa a testa tra polizia e dimostranti ma non il pesante “giro di vite” che si era temuto quando, nel fine settimana, avevano iniziato a circolare blindati dell’esercito e gruppi di personaggi equivoci nei quartieri delle città più importanti. Si temeva che si ripetessero le provocazioni di gruppi di malviventi che nel 1988 diedero il pretesto a Tatmadaw per reprimere nel sangue le proteste studentesche contro la dittatura militare. Gruppi di cittadini auto organizzati hanno dunque istituito pattuglie di sorveglianza e ronde che hanno isolato questi personaggi, molti dei quali potrebbero essere stati assoldati tra i 23mila carcerati liberati dalla giunta nei giorni scorsi: per svuotare le carceri e forse per servirsi di alcuni di loro come provocatori.
Il nuovo governo, che ha preso il nome di “Consiglio amministrativo di Stato”, ha intanto sospeso la legge che tutela la privacy, legittimando così arresti e perquisizioni senza mandato, mentre si sta preparando una nuova legge sulla cyber-sicurezza col compito di gestire su nuove basi legali i social network e la diffusione di Internet. Sono attività di cui il Paese non può fare a meno ma che si possono gestire con firewall e sistemi di controllo dell’attività telematica.
Sul fronte internazionale, intanto, è aumentata la pressione alla vigilia dell’audizione in tribunale di Aung San Suu Kyi a Naypyidaw che, fissata per oggi, e stata rinviata senza motivo a dopodomani. Non si sa se anche il presidente verrà interrogato. I due leader sono accusati di violazione delle leggi sull’importazione e delle restrizioni anti Covid. Mentre gli Stati Uniti hanno già varato sanzioni economiche e una dozzina di ambasciate hanno pubblicato l’ennesimo comunicato di condanna di possibili nuove violenze, ieri il segretario generale dell’Onu António Guterres ha invitato i militari e la polizia del Myanmar a garantire che il diritto di riunione pacifica sia “pienamente rispettato” e che i manifestanti "non siano soggetti a rappresaglie”. Tre giorni fa la vice Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani Nada al-Nashif ha notato che una mancanza di azione sulle violazioni commesse dai militari birmani, li ha “incoraggiati” contribuendo alla crisi attuale e che l'uso indiscriminato di armi contro i manifestanti pacifici – ha aggiunto - è “inaccettabile" poiché “più violenza contro il popolo del Myanmar non farà che aggravare l'illegittimità del colpo di stato e la colpevolezza dei suoi leader”.

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AFRICA/CONGO RD - Nomina del Vescovo di Lisala

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/02/2021 - 12:23
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Lisala il Rev. Joseph-Bernard Likolo Bokal’Etumba, del clero di Kinshasa, finora Segretario della Commissione Episcopale per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti della C.E.N.C.O..
S.E. Mons. Joseph-Bernard Likolo Bokal’Etumba è nato il 29 agosto 1967 a Kinshasa. Ha frequentato il Seminario Propedeutico di Kinshasa dal 1987 al 1988. Ha studiato Filosofia nel Seminario Maggiore Saint André Kaggwa e Teologia nel Grand Séminaire de Theologie Saint Jean XXIII a Kinshasa. Dal 1996 al 1999 ha compiuto un periodo di tirocinio pastorale presso la Parrocchia Sainte Angèle di Kinshasa. È stato ordinato sacerdote il 30 maggio 1999 per l’Arcidiocesi di Kinshasa.
Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi e studi: Vicario, Parroco di Sainte Angèle e Direttore dell’omonima scuola primaria ; Licenza in Teologia all’Institut Catholique de Paris ; Dottorato in Liturgia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma ; Referente per le Vocazioni, i Seminaristi e i Sacerdoti della Comunità dell’Emmanuele nella Repubblica Democratica del Congo ; Docente di Liturgia presso il Grand Séminaire de Theologie Saint Jean XXIII ; Direttore della Maison Jean-Jacques Olier per la formazione e l’accompagnamento dei sacerdoti in difficoltà ; Segretario della Commissione Episcopale per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti della Conferénce Episcopale Nationale du Congo .
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ASIA/INDIA - Dimissioni e successione del Vescovo di Dibrugarh

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/02/2021 - 12:21
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Dibrugarh presentata da S.E. Mons. Joseph Aind, S.D.B.. Gli succede S.E. Mons. Albert Hemrom, finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi.
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AMERICA/COLOMBIA - Il Papa all’Angelus: “Tutti ringrazio per quello che fanno per i migranti. Oggi, in particolare, grazie alla Colombia”

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/02/2021 - 10:54
Bogotà – “Sempre guardo con gratitudine all’impegno di coloro che collaborano in favore dei migranti – ha detto il Santo Padre Francesco dopo l’Angelus di ieri, domenica 14 febbraio -. Tutti ringrazio per quello che fanno per i migranti. Oggi, in particolare, mi associo ai Vescovi della Colombia nell’esprimere riconoscenza per la decisione delle Autorità colombiane di implementare lo Statuto di Protezione Temporanea per i migranti venezuelani presenti nel Paese, favorendone l’accoglienza, la protezione e l’integrazione. E questo non lo fa un Paese ricchissimo, sovrasviluppato, no, lo fa un Paese con tanti problemi, di sviluppo, di povertà, di pace, quasi 70 anni di guerriglia… Ma con questo problema ha avuto il coraggio di guardare a quei migranti e fare questo Statuto. Grazie alla Colombia. Grazie!”
Dopo l'annuncio del Governo nazionale colombiano sull'attuazione dello Statuto di Protezione Temporanea per i Migranti Venezuelani , la Conferenza Episcopale della Colombia ed il Segretariato Nazionale della Pastorale Sociale – Caritas Colombia, hanno riconosciuto in un comunicato pervenuto a Fides, che si tratta di “una risposta preziosa volta a promuovere l'accoglienza, la protezione, la promozione e l'integrazione della popolazione migrante”.
“Lo Statuto di Protezione Temporanea per i Migranti Venezuelani vuole beneficiare più di 1,7 milioni di migranti venezuelani in Colombia – ricordano i Vescovi -. La sua attuazione sarà un atto fraterno che apre le porte per garantire che questa popolazione che arriva sul nostro territorio possa godere dei diritti fondamentali di tutte le persone e possa accedere alle opportunità di una vita dignitosa”.
Citando i ripetuti appelli di Papa Francesco ai governi di tutto il mondo per l’accoglienza e l’integrazione di migranti e rifugiati, e l’impegno della Pastorale Sociale-Caritas Colombia sempre orientato dal Vangelo e dalla Dottrina Sociale della Chiesa, ricordano che “storicamente, la Chiesa colombiana, le sue diocesi, congregazioni religiose, gruppi e movimenti apostolici, con tutte le loro organizzazioni pastorali, hanno contribuito efficacemente a fornire una risposta globale alle esigenze dei nostri fratelli e sorelle che cercano protezione in Colombia. A questo sforzo hanno contribuito in modo significativo le comunità ospitanti con la loro solidarietà e generosità, la comunità nazionale e internazionale e numerose istituzioni di cooperazione”.
La nota, firmata dal Presidente, dal Vicepresidente e dal Segretario generale della Conferenza Episcopale Colombiana, e dal Presidente della Commissione episcopale Pastorale Sociale e Caritativa, si conclude ribadendo il suo impegno: “la Chiesa cattolica in Colombia continuerà a offrire sostegno e ad avviare azioni di beneficenza a favore della popolazione di migranti e rifugiati, ascoltando e incorporando i più deboli nelle dinamiche sociali, promuovendo una politica pubblica in materia di migrazione con un focus sui diritti umani, oltre a promuovere soluzioni durature e sostenibili per le persone che necessitano di protezione internazionale”.
La Chiesa del Venezuela, attraverso le organizzazioni che costituiscono la Red Clamor, ha accolto con soddisfazione la notizia: "Plaudiamo al coraggio del governo colombiano che con questo provvedimento diventa un punto di riferimento mondiale nei processi migratori e speriamo che questo esempio sia emulato dagli altri paesi della regione che hanno accolto alle loro frontiere, come ha fatto la Colombia, una popolazione vulnerabile, bisognosa di protezione e di opportunità di sviluppo, come sono le migliaia di famiglie migranti e rifugiate provenienti dal Venezuela" è scritto nel documento.
Attraverso l’ETPV si pone fine alla precarietà dei permessi temporanei, assicurando quindi stabilità e maggiore tranquillità agli emigrati venezuelani, che potranno godere per un periodo di 10 anni di tutti i diritti umani garantiti dallo Stato colombiano ai suoi cittadini, come l'accesso alla salute, all'istruzione, all’occupazione. Red Clamor sottolinea che "con questo decreto c'è un cambiamento nella politica di immigrazione della Colombia, che adotta misure per la popolazione venezuelana che sono durevoli e con un approccio di protezione".
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AFRICA/EGITTO - LA Chiesa copta celebra (evitando assembramenti) il VI anniversario della strage dei 21 martiri di Libia

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/02/2021 - 10:24
Samalut – Le misure di distanziamento sociale disposte anche in Egitto per contrastare la pandemia dal Covid-19 non hanno impedito di celebrare, sia pur in forma sobria e raccolta, il VI anniversario della strage dei 20 cristiani copti trucidati in Libia nel febbraio 2015 insieme a un loro compagno di lavoro ghanese da terroristi jihadisti legati al sedicente Stato Islamico . La sera di domenica 14 febbraio, nel villaggio di al Awar , una veglia di commemorazione si è tenuta presso la chiesa-santuario dedicata ai “Martiri della Fede e della Patria”, dove sono custodite le loro spoglie mortali. Alla commemorazione liturgica, preseduta da Anba Pavnotios, Arcivescovo copto di Samalut, hanno preso parte tra gli altri anche diversi sacerdoti e una consistente rappresentanza dei familiari dei martiri. Nei giorni precedenti, un programma tv condotto dal giornalista Hamdi Rizk e intitolato “Da Minya alla Libia al Paradiso” aveva ricostruito attraverso un reportage dal santuario del villaggio di al Awar la vicenda dei martiri copti trucidati dai jihadisti. Nel reportage, attraverso le interviste raccolte da diversi parenti dei martiri, quella vicenda di martirio è emersa nei suoi tratti propri di esperienza feconda e consolante per la fede di tanti battezzati egiziani.
Lo scorso anno, il V anniversario dell’eccidio dei martiri copti di Libia era stato celebrato nel santuario di al Awar in forma solenne, dal 1° al 16 febbraio , attraverso celebrazioni liturgiche, conferenze, visite guidate al museo-sacrario e incontri di preghiera. Quest’anno, l’emergenza pandemica ha costretto a rivedere i programmi e a celebrare la ricorrenza evitando assembramenti. Il flusso dei pellegrini al santuario, pur diminuito a causa dei periodi chiusura forzata e delle misure volte a garantire il distanziamento sociale, non si è mai esaurito.
I 20 copti egiziani e un loro compagno di lavoro ghanese furono rapiti in Libia all'inizio di gennaio 2015. Il video della loro decapitazione fu messo in rete dai siti jihadisti il 15 febbraio successivo. Ad appena una settimana dalla notizia del massacro, il Patriarca copto ortodosso Tawadros II decise di iscrivere i 21 martiri decapitati da affiliati al sedicente Stato Islamico nel Synaxarium, il libro dei martiri della Chiesa copta, stabilendo che la loro memoria fosse celebrata proprio il 15 febbraio.
I resti mortali dei copti uccisi in Libia dai jihadisti furono individuati alla fine di settembre 2017 in una fossa comune sulla costa libica, presso la città di Sirte. I loro corpi erano stati rinvenuti con le mani legate dietro alla schiena, vestiti con le stesse tute color arancione che indossavano nel macabro video filmato dai carnefici al momento della loro decapitazione. “Il video che ritrae la loro esecuzione - riferì all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico emerito di Guizeh dopo il massacro dei 21 martiri - è stato costruito come un'agghiacciante messinscena cinematografica, con l'intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell'orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono ‘Signore Gesù Cristo’. Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”. .
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AMERICA/MESSICO - A gennaio morto un sacerdote al giorno per Covid; "avere la sensibilità del Buon Samaritano e il coraggio creativo di san Giuseppe"

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/02/2021 - 09:27
Città del Messico – Secondo il recente rapporto numero 16 del Centro Cattolico Multimedia del Messico, nel paese sono morti per coronavirus 172 sacerdoti, 5 Vescovi, 10 diaconi e 7 religiosi, dal primo caso nell'aprile 2020 al 31 gennaio 2021.
Lo scorso gennaio è stato registrato come il mese più mortale durante l'intera pandemia Covid-19 per sacerdoti e religiosi della Chiesa cattolica in Messico, poiché in media è morto un sacerdote ogni giorno e le infezioni sono aumentate costantemente nella gerarchia cattolica. Tra l'1 e il 31 gennaio sono morti per il virus 37 presbiteri, un Vescovo ausiliare, 2 suore e 2 diaconi.
Confrontando gli ultimi 16 rapporti emessi dal MCC, che è guidato dal sacerdote Omar Sotelo, a gennaio 2021 è stato registrato il numero più alto di morti, mentre lo scorso anno il mese peggiore è stato luglio, quando sono stati raggiunti 24 morti. In media, da aprile a dicembre si sono verificati 12,5 decessi al mese.
Le arcidiocesi più colpite sono Mexico e Puebla, con 15 e 16 contagi ciascuna. Il 61 per cento delle diocesi e delle arcidiocesi ha registrato infezioni. Oltre ai 5 Vescovi morti, altri 23 Vescovi e Arcivescovi e un Cardinale sono stati contagiati dal Covid-19.
La Conferenza Episcopale Messicana ha diffuso una serie di avvisi per invitare alla cautela e osservare i protocolli di sicurezza . Solo due giorni fa, la CEM ha pubblicato un commento del Segretario della Commissione Episcopale per le Vocazioni e i Ministeri, sulla terribile situazione che vive il Messico a livello di servizio ecclesiale. "Dopo quasi un anno di vita in questa tempesta, mi rendo conto che i protocolli sanitari per la prevenzione sono sempre gli stessi! E poi che è successo? Perché il numero di contagi quando ho celebrato l'ultima messa con la presenza dei fedeli in parrocchia, il 14 marzo 2020, è stato di 24 casi accertati, e ora, che sono davanti a uno smartphone a celebrare l'Eucaristia, i casi sono stati 1.946.751, di cui 168.432 deceduti ?" scrive padre Octavio Pérez Ramírez.
"La disinformazione, o meglio, il pieno di informazioni senza criterio, ci ha portato all'irresponsabilità. So perfettamente che questa non è l'unica causa, c'è stata anche una cattiva gestione a livello di governo. Forse alcuni di noi sacerdoti pensano che la promozione delle cure più elementari per contenere il virus spetti alle autorità sanitarie; e noi facciamo il nostro lavoro... per vedere come facciamo per sopravvivere, o nel caso estremo, per morire sul campo di battaglia" sottolinea padre Pérez Ramírez.
Ecco perché il sacerdote propone una visione diversa dell'emergenza: "Questo non è il momento di cercare il colpevole, ma di agire. Non è questo il momento di ipotizzare se il virus sia uno stratagemma politico ed economico, ma piuttosto di avere la sensibilità del Buon Samaritano, simpatizzare con chi soffre, ed evitare di passare oltre alle necessità dei feriti. È il momento di mettere in pratica il coraggio creativo, che ci insegna san Giuseppe... Non si tratta solo di comprendere, ma anche di discernere e far vivere come pastori ciò che Gesù chiede alla sua Chiesa in questo momento così importante per il mondo, per poter accompagnare in modo speciale chi subisce le conseguenze e le devastazioni della pandemia. Dobbiamo avere la capacità di trasformare un problema in un'opportunità" conclude padre Octavio Pérez Ramírez.

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AFRICA/LIBERIA - I catechisti africani: il prezioso insegnamento dei contenuti della fede

Fides IT - www.fides.org - seg, 15/02/2021 - 09:05
Foya - “Sento la responsabilità dell’evangelizzazione e mi piace considerarmi un ‘insegnante della fede cattolica’. In ogni mia azione mi sento inviato per questa missione”. Buster Bockarie Junior è un giovane catechista della parrocchia di Foya, nordovest della Liberia. A raccontare all’Agenzia Fides l’esperienza di questo catechista è il parroco di Foya, p. Lorenzo Snider, sacerdote della Società per le Missioni Africane.
Buster ammira molto papa Francesco, che parla di Chiesa in uscita – scrive p. Lorenzo. Il seminarista cerca di privilegiare le visite, le uscite nelle piccole comunità dei villaggi, dove si dedica all’ascolto. “L’ascolto è importante, in particolare per coloro che vivono senza speranza, che portano un fardello troppo pesante nella loro vita, persone che hanno perso tutto durante la guerra civile o durante la crisi dell’Ebola”.
A Foya molte persone vivono in una cultura di silenzio. Persone che non hanno voce e non possono parlare a causa della loro fragilità. In particolare le vedove e gli orfani sono emarginati e non hanno diritto alla parola. Sono costretti a subire tutto: furti, espropriazioni, violenze di ogni genere.
Spiega Buster: “Una donna che rimane vedova è abbandonata a se stessa. Come una donna del mio villaggio divenuta vedova con dieci figli: la famiglia del defunto marito le ha strappato tutto ciò che aveva, con la scusa che non era sua proprietà, ma del marito”.
“I catechisti africani sono preziosi operatori pastorali nella missione di evangelizzazione. Sono Africani che hanno evangelizzato altri Africani”, conclude p. Snider ricordando le parole di papa Benedetto XVI.
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ASIA/BANGLADESH - Le minoranze religiose: in Parlamento si recitino versetti sacri di tutte le fedi

Fides IT - www.fides.org - sab, 13/02/2021 - 23:03
Dhaka - Leggere versetti dai libri sacri di tutte le religioni prima dell'inizio della sessione parlamentare: è la richiesta sollevata dal "Bangladesh Hindu Buddhist Christian Unity Council" , Consiglio interreligioso che riunisce in Bangladesh leader delle comunità religiose minoritarie, nel paese a larga maggioranza islamica.
Come appreso da Fides, il leader indù Rana Dasgupta, Segretario generale del BHBCUC, ha dichiarato: "Crediamo che nell'interesse dell'uguaglianza, della giustizia e della democrazia, la speranza di tutte le comunità religiose in Bangladesh sia di porre fine a ogni discriminazione religiosa nell'Assemblea nazionale del Bangladesh. In tal caso, a partire dall'anno del Giubileo d'oro dell'indipendenza , all'inizio della sessione parlamentare e in ogni giorno lavorativo, si dovrebbe prendere l'iniziativa di leggere le sacre scritture di tutte le religioni". Già dal 1973 al 1975, ricorda il Consiglio, la lettura delle Sacre Scritture di tutte le religioni ha avuto luogo in sessioni parlamentari. Ora è pratica è leggere versetti sacri solo dal Corano. Dasgupta ha fatto appello al presidente e al governo affinché si prenda l'iniziativa di pregare secondo i diversi riti religiosi dei parlamentari presenti: vi sono infatti nella Assemblea nazionale 19 membri dei parlamenti provenienti da comunità religiose minoritarie.
Il leader cristiano Nirmol Rozario, presidente del BHBCUC, concordando con la richiesta di Dasgupta, afferma : “Desideriamo un paese laico e rispettoso di tutti i cittadini, di ogni fede religiosa. Durante la guerra di indipendenza, persone di tutte le fedi hanno combattuto per un paese indipendente e tanti di loro furono tra le vittime della guerra . Oggi tutti noi abbiamo il diritto di praticare la nostra religione". "Chiediamo e umilmente al presidente del parlamento e al primo ministro Shekh Hasina di iniziare la recita dei libri sacri di tutte le regioni prima dell'inizio di ogni sessione in Parlamento", ha detto Rozario.
Il leader religioso buddista Bhikkhu Sunanda Priya ha detto che il governo mostrerà di dare spazio ai gruppi religiosi minoritari, "l'immagine del Bangladesh sarà più luminosa".
Su 160 milioni di abitanti, in Bangladesh l' 89,5% circa della popolazione professa la fede musulmana, l'9,6% è indù e il restante 0,9% include cristiani , buddisti e sikh.
Agenzia Fides
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ASIA - Povertà e rischi di una “generazione perduta” a causa della pandemia

Fides IT - www.fides.org - sab, 13/02/2021 - 22:34
Singapore - Quanto conta la pandemia di Covid-19 nel futuro a breve termine dell’Asia? Quali sono i suoi effetti sulla povertà, una piaga che non riguarda solo il continente asiatico ma che in Asia, in passato, ha raggiunto punte estreme? Come si comportano gli Stati per dare una risposta all’allargarsi della povertà?
Secondo la World Bank, “lo shock da Covid-19 non solo mantiene le persone in povertà, ma crea anche una classe di nuovi poveri". Nell’autunno dell’anno scorso la Banca internazionale nata a Bretton Woods negli anni Quaranta pubblicava una stima secondo la quale, nel corso del 2020, il numero di persone che vivono in povertà nella regione Asia Pacifico sarebbe aumentato sino a 38 milioni, “tra i quali 33 milioni che altrimenti sarebbero sfuggiti alla povertà e altri 5 milioni spinti nella povertà” . Un nuovo rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sostiene che , nel mondo, più di 250 milioni di persone hanno perso il lavoro durante la pandemia: la crisi – rileva il direttore generale dell’Ilo Guy Ryder – c minaccia di produrre una "generazione perduta". Già prima del rapporto presentato nelle scorse settimane, l’ILO aveva per esempio stimato nell’ordine dei milioni i lavoratori dell’area Asia-Pacifico che, prima della pandemia avevano redditi stabili garantiti dal settore del turismo ma che, in seguito al Covid, si sono trovati a rischio di scivolare in una povertà da loro lontana.
La pandemia non sembra aver risparmiato nessun settore ma, nello stesso tempo, un rapporto del “Boao Forum for Asia”, organizzazione non profit con sede a Pechino e presieduta dall’ex segretario dell’Onu Ban Ki Moon, ha analizzato l’andamento delle politiche di riduzione della povertà in Asia, mettendo in luce alcuni risultati positivi.
L’Asia Poverty Reduction Report 2020 infatti prova a riassumere gli ultimi sviluppi, i risultati e le esperienze nella riduzione della povertà in Asia. Secondo il rapporto, la pandemia a è diventata l'elemento più diretto che colpisce la povertà del continente e a causa dello shock da Covid-19 e la disuguaglianza di reddito è aumentata più rapidamente rispetto all'era pre-pandemica. Visto inoltre che l'Asia sta attraversando rapide trasformazioni economiche e sociali, “la regione ha molto da migliorare nelle infrastrutture, nei servizi pubblici e nella capacità di gestione delle emergenze” mentre “i gruppi svantaggiati sono particolarmente vulnerabili all'impatto negativo degli incidenti che riguardano la sicurezza pubblica”. Il rapporto prevede che quasi la metà della popolazione che avrà a che fare con questa nuova ondata di povertà nel mondo si concentrerà nell'Asia meridionale. L'Asia in generale però rimane il maggior attore della riduzione della povertà globale.
“Grazie alla sua straordinaria crescita, la trasformazione economica e sociale dell'Asia ha anche cambiato radicalmente il panorama dell'economia globale e della gestione della povertà. Nel 2019, i tassi di incidenza della povertà dei Paesi in via di sviluppo in Asia – scrive il rapporto - erano scesi al di sotto del 3%. Se misurato da indicatori di povertà del reddito, il tasso di incidenza della povertà estrema in Asia è solo dell'1,85%. La regione sta entrando in una fase critica caratterizzata dall'eliminazione della povertà estrema e dall'apertura di una nuova era contrassegnata dalla riduzione della povertà relativa”. L'Asia comunque – conclude l’indagine - “dovrebbe guadagnare terreno nel raggiungimento del primo obiettivo dell'Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile che è proprio: Sconfiggere la povertà”.

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ASIA/KAZAKHSTAN - Il Vescovo di Karaganda: “Il beato Bukowiński, radice profonda della Chiesa kazaka e della sua fioritura vocazionale”

Fides IT - www.fides.org - sab, 13/02/2021 - 22:19
Karaganda - “Nel cammino della storia, la Chiesa è continuamente rigenerata e portata avanti dai santi e dalla loro testimonianza. Il Beato Wladyslaw Bukowiński è stato una radice attiva e profonda della fioritura della Chiesa viva di Karaganda e del Kazakistan. Io l’ho veramente conosciuto e incontrato, non di persona ovviamente, ma attraverso il seme, il fiore e il frutto, che Dio ha generato attraverso di lui soprattutto qui, a Karaganda, nei tempi difficili e dolorosi delle persecuzioni staliniane. Questo Beato, quindi, testimonia alla Chiesa del Kazakistan che è possibile diventare santi, cioè realizzare in pienezza la propria umanità, anche in condizioni estremamente difficili e dolorose. Oggi accogliamo la testimonianza della sua fede nei lager sovietici e impariamo da lui come essere testimoni di Gesù nell’immane lager della globalizzazione, che stritola l'uomo e che vuole ridurre la sua vita a un benessere e a una felicità puramente terreni”. E’ quanto afferma all’Agenzia Fides, Mons. Adelio Dell’Oro, Vescovo di Karaganda, parlando della vita di Beato Władysław Bukowiński, sacerdote diocesano che, fra i tormenti dei gulag sovietici, ha portato avanti la sua missione evangelizzatrice e coltivato il seme della nascente presenza cattolica in Kazakistan.
Arrestato tre volte per la sua attività di apostolato, il Beato Bukowiński ha trascorso nei lager 13 anni, 5 mesi e 10 giorni. Alla morte di Stalin, fu trasferito al confino a Karaganda dove lavorava come custode presso un cantiere edile, dedicandosi di notte all’apostolato clandestino. È stato il primo sacerdote cattolico ad esservi giunto e a restarvi stabilmente dopo la II guerra mondiale.
“Grazie alla presenza e alla testimonianza di quest'uomo di Dio, a Karaganda nacque, dalla fine degli anni Cinquanta, una comunità cattolica, costretta a nascondersi sotto terra, ma comunque vivacissima e intraprendente: questa prima Chiesa clandestina ha rappresentato la speranza che ha sorretto migliaia di deportati, in gran parte polacchi dell’Ucraina e tedeschi. Per il disegno di Dio e per la Sua grazia, la testimonianza di molti uomini, nonostante le feroci persecuzioni, ha reso Karaganda il centro del cattolicesimo ai tempi del regime sovietico”, racconta Mons. Dell’Oro.
Ancora oggi, la parrocchia di San Giuseppe a Karaganda è espressione della vivacità e della fede di quei cattolici e racchiude in sé un’eredità unica non solo in Kazakhstan, ma anche nell’intero territorio dell’ex Unione Sovietica: è, infatti, una delle prime chiese ufficialmente registrate durante il regime comunista, nel 1977. “In quell’anno - spiega Mons. Dell’Oro - furono gettate le fondamenta della futura Chiesa cattolica con la partecipazione attiva dei fedeli: alla costruzione del tempio, infatti, parteciparono tutti, dal più piccolo al più grande, compresi invalidi e ammalati”.
Dall’eredità spirituale di padre Bukowiński, rileva, sono nate più di 16 vocazioni al sacerdozio, tra cui quelle di due vescovi - Joseph Werth, Vescovo a Novosibirsk, e Nikolay Messmer, ora defunto, vescovo in Kirghizistan - e 28 vocazioni femminili alla vita consacrata in 7 diverse congregazioni e comunità: “Inoltre, quando sono tornati nella loro patria storica, centinaia di ex parrocchiani locali hanno portato nuova linfa alla vita della Chiesa in Germania, Polonia e in altri paesi. Come nei primi secoli, proprio le sofferenze e il sangue versato da questi cattolici hanno moltiplicato il numero dei cristiani, dando vita a questa Chiesa”, aggiunge il vescovo di Karaganda.
Oggi la città di Karaganda conta 4 chiese cattoliche, un seminario internazionale e un convento di clausura delle suore carmelitane. A giugno scorso, inoltre, Papa Francesco ha elevato la chiesa di San Giuseppe a Basilica minore. La diocesi di Karaganda comprende due regioni e occupa un territorio grande due volte e mezzo l’italia. Le circa 20 parrocchie sono separate tra loro da enormi distanze: le più lontane sono a 1700 km una dall’altra. In totale, nell’intero territorio del Kazakhstan si contano 4 diocesi cattoliche, per un totale di 70 parrocchie. I sacerdoti presenti nella nazione sono 91, tra i quali 61 diocesani e 30 religiosi. I cattolici rappresentano una piccola minoranza: secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, degli oltre 17 milioni di abitanti del Paese, circa il 26% è costituito da cristiani, e l’1% di questi è di fede cattolica.

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AFRICA/KENYA - I missionari Orionini: “Un nuovo progetto per aiutare i Masai”

Fides IT - www.fides.org - sab, 13/02/2021 - 22:12
Kandisi - “L’obiettivo del progetto è quello di avviare una coltivazione di ‘fagioli gialli’ in territorio masai: l’idea nasce soprattutto dalla necessità di creare nuove entrate per il Centro e, al tempo stesso, di condividere le buone pratiche agricole che abbiamo acquisito in questi anni”. Così riferisce all’Agenzia Fides padre Jeremiah Muchembe, sacerdote dei Figli della Divina Provvidenza, di origini keniote, parlando del nuovo progetto agricolo che i religiosi Orionini della comunità di Kandisi stanno realizzando in collaborazione con gli indigeni Masai, che vivonosugli altopiani al confine fra Kenya e Tanzania.
La realizzazione di queste progetti è possibile grazie al contributo di alcuni benefattori che sostengono le iniziative dei padri Orionini, che in questa parte del Kenya hanno in cura una parrocchia che accoglie molti abitanti di villaggi dell’etnia Masai. A Kandisi l’Opera Don Orione segue un Centro diurno e una scuola di sviluppo per bambini e giovani disabili con un centro di orticultura: “La sfida legata a questa iniziativa - spiega p. Muchembe - non è soltanto quella di adoperare delle tecniche di lavorazione che rispettino l’ambiente, senza l’utilizzo di pesticidi chimici, ma anche quella di abbattere i pregiudizi nei confronti di una delle più antiche popolazioni africane, come quella Masai, che rischia di essere ormai bistrattata perché continua a mantenere antiche usanze e a praticare uno stile di vita indigeno”.
"È importante sensibilizzare il governo affinché finanzi progetti di questo tipo, perché hanno una profonda valenza culturale” - osserva il missionario. "Da diversi anni - racconta - attuiamo progetti di orticoltura che coinvolgono direttamente alcuni ragazzi disabili che frequentano la struttura. Questi hanno così l’opportunità di studiare, di diplomarsi e di fare un praticantato di 2 anni nel settore agricolo. Al termine del percorso formativo - prosegue p. Jeremiah - vengono assunti nella fattoria del Centro che vende i propri prodotti a diversi supermercati e alla comunità locale. Così facendo - conclude - i ragazzi diventano indipendenti, inserendosi socialmente nella comunità”.
In Kenya la Chiesa gestisce 2.805 strutture sanitarie e assistenziali, di cui 86 centri per anziani, invalidi e disabili.


Link correlati :Guarda la video intervista a padre Jeremiah Muchembe sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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ASIA/LIBANO - Patriarca maronita: nel ‘Grande Digiuno' di Quaresima, chiediamo al Signore di “spazzar via” la pandemia con la forza della Resurrezione

Fides IT - www.fides.org - sab, 13/02/2021 - 12:24

Bkerké – Fin dall’antichità, la pratica del digiuno è servita a “esprimere pentimento” e invocare “misericordia divina durante tempi segnati da tribolazioni come malattie, epidemie, ingiustizie, persecuzioni e guerre”. Anche le circostanze del presente, così duramente segnato dagli effetti della pandemia, “spinge tutti noi a espiare i nostri peccati e i mali del mondo, e invocare Dio affinchè abbia pietà di noi e di tutta l'umanità, dicendo: ‘Vieni presto, o Signore, in nostro aiuto’ ”. E’ questo l’invito rivolto dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai a tutti i battezzati della Chiesa maronita, nella lettera-memorandum appena diffusa per riproporre le pratiche penitenziali da osservare nel tempo di Quaresima.
Nella cadenza dei tempi liturgici seguita dalla Chiesa maronita, il “Grande Digiuno” inizia quest’anno il 15 febbraio, Lunedì delle Ceneri. “I peccati” si legge nel messaggio patriarcale “si sono moltiplicati nel mondo senza alcun pentimento. Il male si va diffondendo, proprio come la pandemia da Covid-19, che dilaga in tutto il globo terrestre”, provocando la morte di un numero impressionante di persone in ogni parte del mondo.
Nel suo messaggio, il Patriarca Bechara Rai ricorda le vicende narrate nella Bibbia, in cui la pratica penitenziale del digiuno è sempre collegata a esperienze di liberazione dal giogo dell’oppressione, da pericoli o da piaghe che fanno soffrire il popolo. Il digiuno – aggiunge il cardinale libanese – “non ha di per sé un valore magico”, e raggiunge il cuore di Dio solo se esprime fede sincera e si accompagna alla preghiera sincera e alla carità verso chi è nel bisogno. “Con l'elemosina” si legge nel testo patriarcale “ripristiniamo il rapporto con i nostri fratelli e sorelle più bisognosi, restituendo loro ciò che è loro dovuto, perché ‘i beni della terra sono preparati da Dio per tutti gli uomini’ ”. Con la preghiera, riconosciamo le nostre miserie, invochiamo da Dio “il suo perdono e la sua misericordia” e chiediamo che Lui, con la sua grazia, “sostenga le nostre buone intenzioni”. La consuetudine ecclesiale – ha aggiunto il Patriarca maronita - prevede che con ciò che risparmiamo digiunando, aiutiamo i nostri fratelli e sorelle con i loro bisogni”. A questo riguardo, il Patriarca ha ringraziato “tutti coloro che prendono iniziative individuali o collettive, quelli che partecipano alle campagne promossa da Caritas-Libano, dalla Croce Rossa e da altre organizzazioni e associazioni caritative, e anche dalle parrocchie e dalle fondazioni”. Tra le indicazioni pratiche suggerite, il Patriarca ha ricordato anche la prassi di astenersi dal cibo dalla mezzanotte a mezzogiorno di tutti i giorni della Quaresima, ad eccezione dei sabati, delle domeniche e di altri giorni di festa solenne, come l’Annunciazione del Signore e la festa di San Giuseppe . “Chiediamo a Dio, per intercessione di nostra Madre, la Vergine Maria” scrive il Patriarca maronita a conclusione della sua lettera “di accettare il nostro digiuno e di guarire coloro che sono affetti dall'epidemia da Covid-19, spazzando via questa pandemia con la forza della sua risurrezione e l'abbondanza della sua misericordia”. .
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AMERICA/CUBA - Il Ministro degli esteri celebra il V anniversario dell'incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca

Fides IT - www.fides.org - sab, 13/02/2021 - 12:12
L'Avana – "Ricordiamo il quinto anniversario dello storico incontro all'Avana tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill. Cuba è lieta di aver ospitato questo epocale incontro": con queste parole, condivise su Twitter, il ministro cubano dei rapporti Esteri, Bruno Rodríguez, ha sottolineato la ricorrenza dell'incontro tra il Vescovo di Roma e il Primate dell'Ortodossia russa, enfatizzando l'importanza di quell'avvenimento. Il Cancelliere cubano ha definito l'evento "storico e epocale", e ha detto che la "Isla" è lieta di averlo ospitato.
Il Patriarca Kirill e Papa Francesco si sono riuniti sull'isola il 12 febbraio 2016. Si è trattato del primo incontro tra un Vescovo di Roma e un Patriarca di Mosca .
In quell'occasione, il Papa e il Patriarca hanno firmato una dichiarazione congiunta, nella quale hanno espresso la volontà di collaborare e di fare tutto il necessario per superare le divisioni storiche ereditate.
“I cristiani di qui" riferì allora all'Agenzia Fides il Vescovo Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, commentando l'incontro tra il Papa e il Patriarca "si sono accorti che le loro sofferenze non cadono nel nulla: l'incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill lo percepiscono come il frutto della croce che stanno vivendo. La sofferenza di tutti i cristiani del Medio Oriente porta il frutto dell'unità, e ne potrà portare anche altri. Questo per noi è una grande consolazione e ci aiuta a andare avanti, anche se dobbiamo ancora soffrire” .
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Al via al progetto GRAIL per la cura dei bambini affetti da HIV / AIDS

Fides IT - www.fides.org - sab, 13/02/2021 - 09:51

Abidjan - Abidjan -La cura dei bambini affetti da HIV / AIDS diventerà presto una realtà in Costa d'Avorio attraverso il progetto GRAIL .
Questo progetto, che mira a migliorare la diagnosi e la cura dei bambini sieropositivi attraverso il rafforzamento dell'impegno dei leader religiosi, è stato ideato e realizzato dal 2017 da Caritas Internationalis e testato con successo in Congo e Nigeria.
Il 9 febbraio, il progetto è stato lanciato in Costa d’Avorio presso il CERAP presso Abidjan Cocody, alla presenza dei rappresentati dei partner che ne fanno parte: Organizzazione mondiale della sanità, UNAIDS, PNLS, programma nazionale per la lotta contro l'HIV /AIDS del Ministero della Salute e Igiene pubblica, UNICEF.
Prima di questa cerimonia di inaugurazione si è celebrata una messa per affidare l’iniziativa al Signore. Nell'omelia Sua Ecc. Mons. Bruno Essoh Yédo, Vescovo di Bondoukou, Presidente della Commissione Episcopale per lo sviluppo umano integrale e Presidente della Caritas Costa d'Avorio, ha accolto con favore la realizzazione del progetto che aiuterà i bambini 0-14 anni con HIV che necessitano con urgenza di cure per accrescere le loro speranze di vita.
"Secondo le stime dell'UNAIDS 2018, solo il 40% dei bambini che hanno bisogno di cure vi ha accesso" ha lamentato il Vescovo di Bondoukou.
Mons. Bruno ha anche sottolineato l'impegno della Chiesa per la salute. "Se la Chiesa cattolica ha più di 21.000 centri sanitari e più di 16.000 programmi per anziani e persone che vivono con malattie croniche e invalidi, questo indica l'importanza che attribuisce ai più deboli" da qui il suo coinvolgimento nel GRAIL.
La realizzazione del progetto GRAIL in Costa d'Avorio è stata caratterizzata da un seminario di formazione di due giorni per guide religiose sugli aspetti teologici e scientifici della malattia da HIV / AIDS per una più ampia diffusione di messaggi di prevenzione in un'ottica di riduzione della stigmatizzazione sociale. Un approccio molto apprezzato da tutti i partner.
La fase pilota del progetto GRAIL in Costa d'Avorio sarà attivata nelle diocesi di Abidjan, Yopougon, Katiola, Korhogo e Grand-Bassam.
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AMERICA/BOLIVIA - Ad un anno da "Querida Amazonia" resta valido l'appello a sognare un'Amazzonia dove si promuovano i diritti dei più poveri

Fides IT - www.fides.org - sab, 13/02/2021 - 05:54
La Paz – Ad un anno dall'Esortazione Apostolica post-sinodale "Querida Amazonia", resta ancora valido l'appello a sognare un'Amazzonia dove si promuovano i diritti dei più poveri, dei popoli autoctoni, degli ultimi . Uno spazio dove viene preservata la loro ricchezza culturale, dove viene preservata la bellezza naturale e dove le comunità cristiane incarnate danno alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici.
"L'Amazzonia è un insostituibile dono di Dio, considerato che è uno dei principali responsabili della regolazione del clima nel mondo; i suoi biosistemi sono una dispensa globale di acqua, cibo ed energia. Nelle condizioni attuali, con così tanti attacchi su questo territorio, si sta prendendo una rotta irreversibile. Molte informazioni scientifiche avvertono costantemente che l'equilibrio planetario dipende anche dalla salute dell'Amazzonia", si legge nella pubblicazione inviata a Fides dalla REPAM.
"Querida Amazonia", continua a chiedere l'impegno di ciascuno di noi di "amazzonizarci"; termine usato per condividere con l'intera Chiesa boliviana e con l'intero pianeta i valori di una regione che ha molto da condividere, soprattutto gli insegnamenti della convivenza senza distruzione, in un rapporto reciproco che rappresenta la tanto sognata "ecologia integrale".


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