AFRICA/CAMERUN - Il Cardinale Tumi chiede amnistia e ritiro dell’esercito per fermare il conflitto secessionista

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 10:39


Yaoundé – “Credo che ora spetti al Capo dello Stato fare qualcosa e credo che possa farlo, cioè dichiarare l'amnistia affinché ci sia pace e che i bambini andare a scuola” ha affermato Sua Eminenza il Cardinale Christian Tumi, Arcivescovo emerito di Douala, in una intervista a qualche giorno dal suo rilascio dopo il breve rapimento del 5 novembre da parte dei separatisti anglofoni nel nord-ovest del Camerun .
Il Cardinale Tumi ha dichiarato di essere stato trattato bene dai suoi rapitori con i quali ha discusso di politica. “Volevano sapere quale fosse la mia opinione sulla forma di governo del paese. Ho detto loro: è il federalismo” afferma il 90enne Cardinale.
L’Arcivescovo emerito di Douala preme per una soluzione pacifica della crisi nelle regioni anglofone camerunesi. Oltre all’amnistia chiede che “l'esercito rientri in caserma e questi ragazzi depongano le armi”.
La modalità di governo del Camerun è uno dei punti di differenza tra il governo e i separatisti. Durante il Grande Dialogo Nazionale convocato per trovare soluzioni alla crisi secessionista , una delle proposte più importanti avanzate dalle otto commissioni è stata quella sul decentramento, con la concessione di uno statuto speciale alle regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest. Una soluzione di equilibrio tra il centralismo imposto dal governo di Yaoundé - la causa principale della crisi anglofona - e il federalismo richiesto da molti abitanti delle regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest.
Dal 2016 le due regioni, nel nord-ovest e nel sud-ovest, sono in preda ad una crisi secessionista nata dalla richiesta delle popolazioni locali anglofone di potere utilizzare la lingua inglese al posto di quella francese a scuola e nei tribunali.
A febbraio di quest’anno, in una lettera aperta al Presidente del Camerun, Paul Biya, 16 Vescovi di 10 Paesi di tutti i continenti, invitavano a trovare “una soluzione duratura ai problemi del Camerun” attraverso “un processo di mediazione che includa i gruppi separatisti armati e i leader della società civile non violenta” .
Nella lettera i Vescovi ricordavano che “la violenza e le atrocità commesse da tutte le parti in conflitto hanno costretto 656.000 camerunesi di lingua inglese a lasciare le loro case, 800.000 bambini a non andare più a scuola , 50.000 persone a fuggire in Nigeria, distrutto centinaia di villaggi e ucciso almeno 2.000 persone”.
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AMERICA/BRASILE - Laici attivi a servizio della vita e della giustizia: settimana nazionale del laicato

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 09:39
Brasilia - “Questa celebrazione è motivo di gioia e anche di interrogarci. Cosa ci chiede questo tempo? Che cosa possiamo fare noi, laici e laiche, a partire da questa celebrazione della giornata dei cristiani laici?" E’ l’interrogativo posto dalla presidente del Consiglio Nazionale dei Laici del Brasile , Sonia Gomes de Oliveira, in vista della celebrazione della Giornata nazionale dei Cristiani laici e laiche 2020, che avrà il suo culmine il 22 novembre, nella solennità di Cristo Re.
Secondo la nota pervenuta a Fides, per tutta la settimana dal 16 al 27 novembre, il CNLB in collaborazione con la Commissione per i Laici della Conferenza episcopale brasiliana , ha programmato diverse iniziative per riflettere sulla presenza e la missione dei laici nella Chiesa del Brasile. Il tema della Giornata Nazionale 2020 è "Testimonianza e profezia al servizio della vita".
Alla luce del versetto biblico che caratterizza la Giornata, "Io, il Signore, ti ho chiamato al servizio della giustizia", tratto dal profeta Isaia , la presidente del CNLB pone una domanda ai laici brasiliani: "Noi cristiani laici e laiche come ci poniamo al servizio della vita e della giustizia? Nell’ambito delle garanzie dei diritti e della partecipazione popolare, nelle piazze dove la gente è senza casa, insieme ai giovani neri che muoiono, insieme alle donne vittime di violenza e nella Chiesa stessa?"
Il Vescovo di Tocantinopolis e presidente della Commissione Episcopale per la pastorale dei laici, Mons. Giovane Pereira de Melo, sottolinea che c'è grande partecipazione dei laici alla vita della Chiesa in Brasile: "Il nostro laicato è un laicato attivo, che cerca di organizzarsi ed è presente nei vari spazi ecclesiali, nella leadership, nelle comunità ecclesiali, nelle associazioni e nei movimenti e in altre organizzazioni ecclesiali". D'altra parte, il Vescovo rileva che ci sono un gran numero di cristiani laici che restano ancora in tribuna, che tifano ma non entrano in gioco. "C'è una grande sfida per i cristiani laici, per i battezzati, di prendere coscienza del loro battesimo, della loro fede, della loro missione e vocazione, di essere una presenza trasformante come soggetti ecclesiali non solo nella Chiesa, ma nelle realtà del mondo".
"Nel documento n. 105 della CNBB, i Vescovi del Brasile sottolineano l'importanza e la necessità di un laicato che sia protagonista. È necessario che la Chiesa, specialmente noi ministri ordinati, riconosca l'importanza, il ruolo e il protagonismo dei laici nella Chiesa in Brasile" conclude Mons. Pereira de Melo.
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ASIA/MALAYSIA - La Chiesa malaysiana "ospedale da campo": in aiuto di 8 milioni di poveri, emarginati e sofferenti, in mezzo alla pandemia

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 09:26
Kuala Lumpur - "I nuovi poveri in Malaysia sono gli 8,2 milioni esclusi dall'assistenza sociale ei 21 milioni che vivono di sussidi. I nuovi poveri sono il 20% della popolazione ovvero: gli apolidi in Sabah e Semenanjung, i lavoratori stranieri, i rifugiati, le comunità indigene e persone senza documenti, i senzatetto. In tale cornice la Chiesa malaysisna intende mettere a disposizione risorse materiale e spirituali , offirre aiuto umanitario ai poveri e ai sofferenti in mezzo alla crisi sanitaria segnata dalla diffusione del Covid-19": lo afferma all'Agenzia Fides Charles Bertille, Segretario esecutivo di Caritas Malaysia, raccontando l'impegno della neonata organizzazione, espressione della comunità cattolica in Malaysia, che vuole mostrare alla nazione multietnica il volto di una Chiesa "ospedale da campo", che si interessa degli ultimi e contribuisce al benessere della società.
"Diverse emergenze sociali stanno toccando la società malaysiana. E' il momento di vedere il volto dei nuovi poveri, colpiti dalla pandemia, come questione prioritaria nella sua missione di aiuto della Chiesa", rimarca il Segretario. Dopo un'assemblea nazionale tenutasi online, l'organizzazione ecclesiale ha deciso di individuare e raggiungere i gruppi più emarginati in ogni regione, sia nella Malaysia peninsulare che nel Borneo malaysiano . Citando una ricerca sociale dal titolo "Rendere visibile l'invisibile: i volti della povertà in Malaysia", pubblicata nell'aprile 2020, i membri della Caritas hanno osservato che più del 60% dei malaysiani dipendono dai sussidi per vivere, beneficiando di programmi di assistenza sociale del governo.
Un'altra priorità individuata dall'organizzazione cattolica è intensificare i rapporti e la collaborazione con gruppi e organizzazioni non governative, operando in una rete virtuosa, per mettere a frutto le rispettive competenze e risorse. In tal modo, si afferma, si aumenterà l'efficacia degli interventi, rispondendo più rapidamente e ampliando il raggio d'azione, sviluppando, inoltre, una mentalità favorevole al pluralismo e alla condivisione.
"Tale impegno è in linea con la nuova enciclica di Papa Francesco, 'Fratelli Tutti', che invoca una cultura dell'incontro e un dialogo inclusivo e costruttivo tra tutte le componenti culturali della società, invitando tutte le persone di buona volontà per costruire più fraternità e solidarietà umana”, nota Bertille. In un contesto multiculturale come quello della Malaysia, la Chiesa "deve prendere coscienza della diversità della cultura, della lingua e delle esigenze locali", prosegue. Per questo è necessario stabilire strutture ecclesiali agili che promuovono un ambiente di lavoro il più possibile capillare, secondo il principio di sussidiarietà.
“Con l'aumento dei disastri naturali e delle crisi sociali come quella del Covid-19, bisogna sviluppare modelli di rete e collaborazione, responsabilizzando le comunità locali, per essere una Chiesa vicina alla gente, con l'odore delle pecore", conclude il Segretario.
La Chiesa cattolica malaysiana, grazie alla neonata Caritas, intende dare un contributo allo sviluppo, alla giustizia, alla pace, alla prosperità della nazione. Nel gennaio 2020 la Conferenza episcopale cattolica della Malaysia Singapore e Brunei ha istituito la Caritas Malaysia nel Paese a maggioranza musulmana.
La Federazione della Malaysia è un paese multietnico, multiculturale e multireligioso. La sua popolazione è composta da quasi 32,7 milioni di persone, al 60% musulmane. I cattolici rappresentano il 4% della popolazione.
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AFRICA/SUD SUDAN - Nomina del Vescovo di Wau

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 08:24
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato il 18 novembre Vescovo della Diocesi di Wau , il Rev. P. Matthew Remijio Adam Gbitiku, M.C.C.J., finora Vice Rettore ed Economo del Teologato Internazionale dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù a Nairobi, Kenya.
S.E. Mons. Matthew Remijio Adam Gbitiku, M.C.C.J., è nato il 5 maggio 1972 a Mboro . Ha frequentato il Seminario Minore di Bussere a Wau e la scuola secondaria a Wengiball . Ha svolto il Postulandato presso i Missionari Comboniani. Per gli studi di Filosofia, ha frequentato il Seminario Maggiore Interdiocesano St. Paul a Khartoum, in Sudan e successivamente ha compiuto il Noviziato a Kampala, Uganda . Ha ottenuto il Baccalaureato in Teologia presso l’Instituto Superior de Estudios Teologicos Juan XXIII-ISET a Lima . Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 3 ottobre 2004 per i Missionari Comboniani del Cuore di Gesù .
Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale di Masalma, a Omdurma , divenendo poi Parroco, Direttore Spirituale dei Legionari di Maria dell’Arcidiocesi di Khartoum e Consultore dell’Associazione del Gruppo Rongo . Dal 2008 al 2010 ha conseguito la Licenza in Teologia Spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Inoltre è stato: Direttore delle vocazioni sacerdotali e Membro del Gruppo degli Animatori Vocazionali dell’Arcidiocesi di Khartoum ; Direttore Spirituale del Seminario Maggiore Interdiocesano St. Paul a Khartoum ; Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Khartoum e dal 2017 fino ad ora Vice Rettore ed Economo del Teologato Internazionale dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù a Nairobi, Kenya.
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AFRICA/RD CONGO - Nomina del Vescovo di Kindu (Repubblica Democratica del Congo)

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 08:23
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato il 18 novembre Vescovo della Diocesi di Kindu , il rev.do François Abeli Muhoya Mutchapa, del clero di Kindu, finora in servizio pastorale nelle Parrocchie S. Maria e S. Mauro della Diocesi di Tivoli .
S.E. Mons. François Abeli Muhoya Mutchapa è nato il 9 febbraio 1974 a Kindu. Dopo la scuola primaria e secondaria, è entrato nel Petit Séminaire Notre-Dame des Apôtres a Kindu e successivamente ha frequentato l’anno propedeutico nella Diocesi di Kasongo . Dal 1992 al 1995 ha svolto gli studi di Filosofia nel Grand Séminaire Mgr. Cleire di Kasongo e dal 1999 al 2000 quelli di Teologia nel Grand Séminaire de Murhesa Saint Pie X, Bukavu. È stato ordinato sacerdote il 6 gennaio 2002 per la Diocesi di Kindu.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale della Parrocchia Saint-Esprit di Kindu ; Direttore della Caritas Diocesana di Kindu e Formatore presso il Petit Séminaire Notre-Dame des Apôtres a Kindu ; Vicario domenicale nella Parrocchia Saint-Esprit e nella Parrocchia Bienheureuse Anuarite di Kindu ; Coordinatore di Caritas-Développement-Kindu ; Membro della Commissione per gli Affari Economici della Diocesi ; Assistente del 2° Segretario Aggiunto di Caritas-Développement Congo . In seguito ha studiato presso la Pontificia Università Gregoriana e ha conseguito la Licenza e il Dottorato in Storia e Beni Culturali della Chiesa , svolgendo nel contempo il servizio pastorale nella Diocesi di Tivoli come collaboratore nelle Parrocchie S. Maria e S. Mauro .
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ASIA/MYANMAR - Dimissioni del Vescovo di Myitkyina

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 08:20
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato il 18 novembre la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Myitkyina , presentata da Sua Ecc. Mons. Francis Daw Tang.
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EUROPA/AZERBAIGIAN - Nagorno Karabakh,timori per il futuro di chiese e monasteri. Il Presidente azero: saranno protetti

Fides IT - www.fides.org - qua, 18/11/2020 - 11:52
Stepanakert – Dopo siglato con la mediazione russa tra Armenia e Azerbaigian, che ha posto fine all’ultimo conflitto nel Nagorno Karabakh, si diffondono timori sul destino di chiese e monasteri armeni disseminati nelle regioni destinate a passare sotto diretto controllo azero. Le preoccupazioni sono aumentate dopo che dalla Sede armena apostolica di Echmiadzin sono state diffuse notizie di profanazioni e atti vandalici perpetrati contro la cattedrale armena di Shushi, dopo che le truppe azere avevano preso il controllo della città del Nagorno Karabakh. Il rispetto dei luoghi di culto cristiani e la necessità di preservare la “normale vita ecclesiale” nei territori destinati a finire sotto diretto controllo azero sono stati esplicitamente richiesti dal Presidente russo Vladimir Putin al Presidente azero Ilham Aliyev nel corso di una conversazione telefonica: il leader azero, dal canto suo, ha garantito protezione e libero accesso a tutte le chiese e i monasteri del Nagorno Karabakh. Intanto, su richiesta della popolazione locale, i soldati russi inviati come “peacekeeper” nella regione hanno inaugurato un presidio militare presso l famoso Monastero di Dadivank , nell’area di Kelbecer. "Il Comando delle Forze di Pace” ha riferito il portavoce del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov lunedì 16 novembre “ha contattato i governi locali per risolvere i problemi nelle comunità". Le visite libere al complesso monastico potranno con la collaborazione dei peacekeeper russi. .
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AFRICA/KENYA - i Vescovi: “Siamo preoccupati per il forte impatto sui poveri della pandemia Covid-19”

Fides IT - www.fides.org - qua, 18/11/2020 - 11:10

Nairobi – “Siamo preoccupati per il fardello finanziario che tutti noi dobbiamo affrontare, specialmente i più poveri che non hanno i mezzi per pagare le cure dei malati o i funerali dei loro cari” affermano i Vescovi del Kenya nella dichiarazione pubblicata al termine della loro Assemblea Plenaria.
Intitolato “Un appello per costruire una nazione unita, guarita e riconciliata”, il documento inviato all’Agenzia Fides, esprime le preoccupazioni della locale Conferenza Episcopale sull’impatto dell’epidemia Covid-19 sul Paese.
“Notiamo con preoccupazione la crescita del numero delle persone infettate dal coronavirus e le tante vite perse ogni giorno” scrivono i Vescovi che fanno appello alla generosità dei keniani per aiutare chi si trova in difficoltà economiche e psicologiche. “Chiediamo agli ospedali privati di non aumentare i prezzi delle loro prestazioni per coloro che chiedono assistenza”.
I Vescovi si chiedono infine se non sia il caso di sospendere il processo di revisione costituzionale alla luce dell’emergenza pandemica.
Il governo ha infatti pubblicato il rapporto Building Bridges Initiative , un’iniziativa per riformare la Costituzione e le istituzioni keniane. “Il Paese, colpito dalla pandemia, con l’economia in forte difficoltà, ha i fondi necessari per effettuare un referendum costituzionale prima del 2022, 18 mesi prima delle elezioni generali, un processo che richiede denaro?” chiedono i Vescovi. “Può il Paese permettersi di spendere le proprie limitate risorse per un referendum mentre i settori sanitario ed educativo stanno lottando per fornire il supporto urgente per affrontare le conseguenze della pandemia Covid-19?”.
I Vescovi suggeriscono di discutere in Parlamento quelle riforme consigliate dal rapporto BBI che richiedono per la loro attuazione atti legislativi e amministrativi, separandole da quelle che richiedono riforme costituzionali da sottoporre a referendum popolare, “in modo da non respingere le idee buone del rapporto”.

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VATICANO - Nomina di membri della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

Fides IT - www.fides.org - qua, 18/11/2020 - 10:41
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato membri della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli il Cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot, MCCJ, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, e il Cardinale José Tolentino de Mendonca, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Inoltre ho nominato Sua Ecc. Mons. Joseph Marino, Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica, e Sua Ecc. Mons. George Antonysamy, Vescovo di Madras and Mylapore, in India. Il Santo Padre ha anche nominato tre Direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie: d. José Maria Calderòn , p. Antonio de Jesùs Mascorro Tristan, MG e p. Godefroid Manuga Lukokisa, SVD
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ASIA/FILIPPINE - I Vescovi: la legge che vieta i matrimoni precoci contribuisce allo sviluppo autentico della società

Fides IT - www.fides.org - qua, 18/11/2020 - 10:36
Manila - "Il matrimonio infantile è una triste realtà che disumanizza, sfrutta e abusa le ragazze. Accogliamo con favore il nuovo disegno di legge che vieta i matrimoni precoci nelle Filippine, elogiandone la tempestiva approvazione": lo dichiara all'Agenzia Fides il Vescovo Rex Andrew Alarcon, alla guida della diocesi di Daet e Presidente della Commissione episcopale sulla gioventù, mentre il Parlamento ha approvato il disegno di legge che rende illegali i matrimoni precoci nel paese.
Con voto unanime, i senatori hanno approvato nel marzo scorso il disegno di legge del Senato n. 1373, denominato "Girls not Brides Act" che vieta i matrimoni prima dei 18 anni e che legifera sull'uguaglianza di genere. Dopo il passaggio alla Camera, il Senato, ha approvato definitivamente il disegno di legge, in terza e ultima lettura, il 9 novembre scorso.
"Sono felice di notare la determinazione dei legislatori a proteggere i bambini e la loro dignità. La società deve proteggere i suoi piccoli, che sono i più vulnerabili, da coloro che li sfruttano", ha detto il Vescovo. "La legge è un modo per salvaguardare anche la santità del matrimonio e della famiglia" ha rilevato il Vescovo, notando che "il matrimonio e l'educazione di una famiglia sono una responsabilità seria".
Mons. Alarcon, ha spiegato: "Il desiderio di proteggere bambini, ragazzi e ragazze, la loro dignità e i loro diritti e l'obiettivo di salvaguardare il matrimonio e la famiglia sono elementi cruciali e necessari i per lo sviluppo autentico e armonioso della una società".
"Oggi diamo alle nostre ragazze la possibilità di sognare, la possibilità di definire il loro futuro secondo i loro desideri, difendiamo il loro diritto di continuare in un percorso di istruzione e di decidere da adulte quando sono pronte per iniziare a creare una una famiglia", ha dichiarato la parlamentare Rosa Hontiveros dopo che il Senato ha approvato il disegno di legge. Le Filippine, ha riferito la donna, sono il 12 ° paese al mondo nella classifica dei bambini sposati sotto i 18 anni, stimati in particolare in 726.000 ragazze.
Secondo dati del governo, nelle Filippine una ragazza su sei si sposa prima di raggiungere i 18 anni. I matrimoni infantili avvengono per molte ragioni, come tradizioni culturali in alcune comunità, povertà e la mancanza di istruzione. Il matrimonio precoce porta con sè anche rischi per le cosiddette "madri-bambine", con un impatto negativo sulla salute e sulla sopravvivenza del figlio di una giovane madre. Inoltre molte ragazze interrompono gli studi per dover portare avanti una vita familiare iniziata troppo presto , anche a 10 o 11 anni.
Il missionario cattolico irlandese p. Shay Cullen, direttore della Fondazione "Preda", che si occupa della tutela dei diritti dell'infanzia nelle Filippine, nota a Fides un altro aspetto allarmante: "Nelle Filippine, spesso la cosiddetta 'unione matrimoniale' è solo un mezzo per giustificare la pedofilia; le ragazze sono usate come schiave sessuali, abusate da partner adulti che spesso pagano le famiglie di origine. Pochi coraggiosi denunciano gli abusi sessuali su minori. Quei presunti matrimoni servono solo a coprire il crimine della pedofilia. Speriamo che questa legge aiuti a estirpare questo cancro".
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AMERICA/BOLIVIA - Il Ministro dell’istruzione incontra i rappresentanti dell’educazione cattolica: auspicato un coordinamento

Fides IT - www.fides.org - qua, 18/11/2020 - 10:25
La Paz – Il Ministro dell'Istruzione della Bolivia, Prof.Adrián Quelca, ha ricevuto i rappresentanti dell'Educazione cattolica in Bolivia. Il gruppo era guidato da Mons. Fernando Bascopé Müller, SDB, Vescovo castrense, e formato dai Direttori dall'Associazione delle Opere Educative, dai Rappresentanti dei Delegati Giurisdizionali e dei Genitori dell'Associazione delle Unità Formative.
In un incontro svoltosi in clima cordiale sono state condivise iniziative ed esperienze che la Chiesa porta avanti in campo educativo, che sono state ben valutate dal Ministro Quelca, il quale a sua volta ha mostrato la volontà di coordinarsi con le opere educative della Chiesa cattolica per il bene e il miglioramento dell'istruzione nel paese.
Secondo la nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale Boliviana , la Chiesa cattolica gestisce il 18% delle unità educative in Bolivia, lavora con più di 26.000 insegnanti, fornendo una formazione completa a più di 554.980 studenti; sviluppa azioni nei sottosistemi regolare, alternativo e speciale e superiore.
L'Area Educazione della Conferenza Episcopale Boliviana prevede che questo incontro porterà alla definizione di buone pratiche nella gestione dell’educazione. In Bolivia, il contributo della Chiesa cattolica al programma educativo nazionale è un elemento chiave per lo sviluppo del paese, anche in questo tempo della pandemia . Il suo contributo e il protagonismo responsabile sono così importanti che non sono mancati momenti di tensione fra Chiesa e governo, come quando i Vescovi boliviani hanno alzato la voce in una lettera ai genitori degli allievi delle 1.523 istituzioni educative cattoliche del paese, a causa dell'ordinanza emessa dal Ministero della pubblica istruzione che sottraeva alla direzione degli istituti e delle università la competenza sulla scelta dei docenti .

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ASIA/KAZAKHSTAN - La nazione ricorda l'opera di "Giovanni Paolo II, il Papa del dialogo" con una mostra

Fides IT - www.fides.org - qua, 18/11/2020 - 09:40
Nursultan - “Giovanni Paolo II è stato un leader religioso impareggiabile e un instancabile sostenitore del dialogo tra popoli, religioni, culture e civiltà. L'importanza del dialogo è stata una delle ragioni principali della storica visita di Giovanni Paolo II in Kazakistan, da lui definito ‘un Paese aperto all'incontro e al dialogo’. Inoltre, il Papa polacco non si è stancato di sottolineare spesso il ruolo costruttivo ed edificante del dialogo, che la religione dovrebbe sviluppare in modo coerente e convincente nella società, assumendosi l'obbligo di contribuire alla formazione della coscienza umana, insegnando il rispetto e la tolleranza verso gli altri popoli, culture e confessioni religiose. Questo messaggio così nobile è stato sottolineato anche durante la sua storica visita in Kazakistan, il primo Paese dell'Asia centrale visitato dal Pontefice, ed è stato subito accolto dal Primo Presidente del Paese, che nel 2003 ha deciso di istituire il noto Congresso dei Leader delle Religioni tradizionali e mondiali. Il Congresso si tiene ogni tre anni nella capitale del Kazakistan, e concretizza la preziosa e audace visione di Giovanni Paolo II, che aveva elogiato il Kazakistan come ‘ponte tra Oriente e Occidente, e un luogo di incontro per diverse civiltà, con profonde radici spirituali e diverse confessioni religiose”. Con queste parole, pervenute all’Agenzia Fides, il Nunzio Apostolico del Kazakistan, l’Arcivescovo Francis Assisi Chullikatt, ha raccontato l’importanza di San Giovanni Paolo II come figura che ispira il cammino ecumenico del paese centrasiatico. Il messaggio di Mons. Chullikatt è giunto a margine dell’inaugurazione della mostra fotografica "Giovanni Paolo II - Papa del dialogo", in corso a Nursultan, capitale kazaka, realizzata in collaborazione con l’Ambasciata polacca, per celebrare il centenario della nascita di Karol Wojtyla.
Nel suo discorso, il Nunzio apostolico ha sottolineato come Giovanni Paolo II abbia “incarnato instancabilmente la sua missione di profeta del dialogo attraverso la testimonianza di un servizio generoso e di un altruismo eccezionale per il bene di tutta l'umanità. Facendo un pellegrinaggio lungo le strade di questo mondo, ci ha mostrato che attraverso il dialogo possiamo sempre e ovunque raggiungere il nostro prossimo, porgendogli la mano con amicizia, in un dolce gesto di amore, comprensione e sollecitudine reciproca”.
Il legame tra Papa Wojtyla e il Kazakistan ha una data storica, il 1992: il 17 ottobre di quell’anno Giovanni Paolo II emanò il breve “Partes Nostras”, documento con cui stabilì la Nunziatura apostolica dello stato kazako. La data ha segnato l’inizio di un cammino di reciproca conoscenza e di collaborazione: a testimoniarlo, le tre visite ufficiali dell’ex presidente Nursultan Nazarbayev in Vaticano , ma soprattutto la visita pastorale di Giovanni Paolo II in terra kazaka nel settembre 2001.
Pertanto, ha spiegato Mons. Chullikatt, in occasione del centenario della nascita di Giovanni Paolo II e alla vigilia del ventesimo anniversario della sua visita in Kazakistan, “vogliamo ringraziare sinceramente la Polonia per il grande dono di San Giovanni Paolo II, che ci ha insegnato la necessità di sentirci tutti fratelli tra le braccia di Dio, sommo Bene di ogni uomo”.
Le interazioni tra la Santa Sede e il governo kazako hanno ricevuto ulteriore impulso lo scorso ottobre, quando il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il “Centro kazako per lo Sviluppo del Dialogo Interconfessionale e Inter-civile ‘Nursultan Nazarbayev” hanno firmato un Memorandum d’intesa con l’obiettivo di aprire “nuove opportunità e modi più promettenti per attuare progetti comuni, per promuovere il rispetto e la conoscenza tra i rappresentanti delle diverse religioni”.
In Kazakhstan convivono comunità di nazionalità e confessioni religiose differenti: secondo dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, su 17 milioni di abitanti, al 70% musulmani, circa il 26% è costituito da cristiani, l’1% dei quali è di fede cattolica.

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AMERICA/VENEZUELA - Nonostante la crisi economica e sociale e la pandemia, aumentano le vocazioni al sacerdozio

Fides IT - www.fides.org - qua, 18/11/2020 - 09:18
Caracas - Il lavoro di promozione vocazionale in Venezuela ha dato i suoi frutti. Quest'anno, pur nel pieno della crisi sociale ed economica che sta attraversando il Paese, aggravata dalla situazione pandemica causata dal Covid-19, è aumentata la risposta vocazionale alla vita ministeriale del sacerdozio, con un numero totale di 804 seminaristi, tra giovani che sono nella fase propedeutica, o studiano filosofia e teologia
Secondo la nota della Conferenza episcopale venezuelana pervenuta a Fides, i diversi seminari diocesani, attraverso attività di promozione della pastorale vocazionale, hanno cercato di rafforzare il discernimento spirituale nei giovani, in modo che possano comprendere la chiamata Dio nella loro vita. Attualmente, tra i 21 seminari esistenti nel Paese , ci sono 186 studenti in preparazione; 328 in filosofia e 290 in teologia
Come evidenzia p. Rivelino Cáceres, Direttore del Dipartimento di Clero, Seminari, Vocazioni e Diaconato Permanente, seguendo le linee guida della nuova Ratio Fundamentalis, “una volta completati gli studi di teologia, viene svolto un anno di esperienza pastorale in una parrocchia, sotto la guida del parroco e dell'équipe dei formatori del seminario, di un anno circa, dopo la quale avviene l'ordinazione sacerdotale”. Attualmente 7 seminaristi sono in questo processo, mentre 2 sono in missione, esperienza proposta dai Seminari del Cammino neocatecumenale.
Sebbene quest'anno le vocazioni in Venezuela siano aumentate, prosegue la nota della Conferenza episcopale, sono necessarie ancor più vocazioni per far fronte alle carenze pastorali del Paese, soprattutto nelle zone più remote e nelle periferie. Per questo Papa Francesco ha concesso alla Diocesi di San Cristóbal la cura pastorale del Vicariato apostolico di Caroní. Questo Vicariato è una delle aree con le maggiori difficoltà di accesso e comunicazione in Venezuela, motivo per cui necessita di missionari e soprattutto sacerdoti che assicurino la vita sacramentale delle comunità che vi risiedono. E’ consolante tuttavia l'emergere di vocazioni autoctone in ogni regione. Nel Vicariato apostolico di Caroní ci sono attualmente 5 seminaristi dei Pemon, uno vicino all’ordinazione diaconale e gli altri studenti di filosofia e teologia. Negli anni '30 esisteva un seminario indigeno che purtroppo è scomparso per mancanza di vocazioni.
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AFRICA/ETIOPIA - Allarme degli operatori umanitari: il conflitto nel Tigrai rischia di estendersi all’intero Corno d’Africa

Fides IT - www.fides.org - qua, 18/11/2020 - 08:55
Addis Abeba - Nel Tigrai si rischia una seria emergenza umanitaria. I combattimenti scoppiati il 4 novembre tra le truppe dell’esercito federale etiope e le milizie del Tplf, il partito al potere a Macallè, hanno già causato centinaia di vittime e costretto almeno 27.000 civili ad abbandonare le proprie abitazioni per cercare protezione in Sudan. A questi si aggiungono, più di 100.000 etiopi già sfollati all’interno del Paese e 96.000 rifugiati eritrei che vivono in quattro campi nel Tigrai.
«Qualunque cosa accada, dovrebbero consentire un corridoio umanitario sicuro per le forniture per gli operatori umanitari e i rifugiati - ha dichiarato Andre Atsu, direttore regionale del Jesuit Refugee Service nell'Africa orientale. I combattimenti stanno rallentando l'arrivo di aiuti umanitari, compresi cibo e medicinali». Atsu ha detto che gli operatori umanitari e i rifugiati sono duramente colpiti dai combattimenti, che hanno portato alla chiusura di strade chiave e a una grave carenza di carburante. Elettricità, connessione internet e telefoni sono stati interrotti e anche i servizi bancari sono stati bloccati. «Alcuni membri del nostro personale non sono originari del Tigrai e temiamo per la loro sicurezza se la situazione dovesse deteriorarsi in combattimenti etnici», ha aggiunto Atsu.
«Ci sono stati bombardamenti, aggressioni e in alcune parti della regione si parla addirittura di massacri della popolazione – ha commentato Mussie Zerai, sacerdote eritreo dell’eparchia di Asmara- Non è confermato, ma si teme che negli scontri abbiano perso la vita centinaia di persone. Tutto ciò non può essere ridotto a una semplice questione di ordinaria amministrazione o a un’operazione di polizia interna. Quando si comincia a bombardare con gli aerei e si cominciano a lanciare missili, non solo verso l'Eritrea, ma anche verso regioni e città, come Gondar e Bahr Dar, nella zona centrale del Paese, tutto questo rischia di allargare il conflitto con esiti veramente imprevedibili. Lo dimostrano gli effetti di queste prime settimane di guerra: non solo centinaia di vittime ma migliaia di civili in fuga verso il Sudan».
Anche i Vescovi cattolici in Africa orientale temono che il conflitto possa causare ulteriori morti, sfollati e distruzioni se non si intraprende un’azione urgente. «Anche se crediamo che ci sia ancora speranza che questo conflitto possa essere risolto pacificamente ed evitare di trasformarsi in una guerra civile - ha scritto mons. Charles Kasonde, presidente dell’associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale in una lettera di solidarietà indirizzata alla Chiesa etiope - siamo consapevoli che ciò può accadere solo se c'è volontà politica per i negoziati».
«Questo conflitto non ci voleva proprio – conclude abba Mussie - per una regione già martoriata che ha pagato un prezzo altissimo per le guerre del passato ed è anche climaticamente sofferente. Recentemente sono arrivate anche le locuste che hanno devastato i raccolti di tutta la parte settentrionale del Paese. Quando le problematiche si accumulano una sull’altra rischiano davvero di far soccombere quel tentativo di rilanciare la crescita e lo sviluppo, la pace e la coesione sociale, che si era faticosamente avviato. Bisogna ricordare poi che nel Nord, nella regione del Tigrai, vivono novantamila rifugiati eritrei che in questa fase rischiano di trovarsi tra due fuochi, senza nessuna via di fuga, se, come paventato, il Sudan chiudesse i suoi confini. Il rischio umanitario è davvero altissimo. Ci appelliamo alla comunità internazionale, e specialmente alle Nazioni Unite, affinché intervengano energicamente per condurre le parti in conflitto attorno a un tavolo per poter trovare una soluzione pacifica senza ulteriori spargimenti di sangue in una regione dell'Africa che ha già pagato un prezzo altissimo».
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AMERICA/ECUADOR - Nomina del Vicario apostolico di Zamora

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 12:19
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vicario apostolico di Zamora con carattere episcopale, il Rev.do Jaime Oswaldo Castillo Villacrés, del clero della Diocesi di Loja, finora Rettore del Seminario Mayor Reina de El Cisne e Presidente dell’Organizzazione dei Seminari dell’Ecuador.
Mons. Jaime Oswaldo Castillo Villacrés, è nato il 17 settembre 1973 a Gozanamá, provincia e Diocesi di Loja. Ha frequentato il Seminario Mayor Reina de El Cisne , concludendo la formazione al sacerdozio presso il Pontificio Collegio Internazionale Maria Mater Ecclesiae dei Legionari di Cristo, a Roma.
Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale l’11 settembre 1998, incardinandosi nella Diocesi di Loja.
Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale di El Sagrario, Loja ; Parroco di San Isidro Labrador, Cappellano del Monastero delle Clarisse e Delegato Diocesano per la Comunicazione, Loja ; Professore del Seminario Mayor Reina de El Cisne, Vicario del Santuario Nuestra Señora de El Cisne e Direttore della Radio del Santuario, Loja . Successivamente ha conseguito: un Baccellierato in Scienze della Comunicazione presso l’Università Pontificia Salesiana; un Dottorato in Sacra Teologia con indirizzo antropologico presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, Firenze ; un Diploma in Pastorale Giovanile del CELAM. Ha partecipato a un corso Latinoamericano per formatori dei Seminari Maggiori.
Inoltre è stato: Formatore nel Seminario Mayor Reina de El Cisne ; Parroco di Vicentino, Puyango, Loja ; Delegato per la Pastorale Diocesana Giovanile, Loja ; Cappellano dell’Hogar María Bordoni e della Escuela Mater Dei, Loja ; Membro del Consiglio Pastorale Diocesano, Loja; Parroco di San Juan Evangelista a Chambo, Riobamba ; Delegato Diocesano per la Pastorale vocazionale, Riobamba ; Formatore del Seminario Maggiore Cristo Buen Pastor, Riobamba; Parroco di San Miguel de Pungalá, Riobamba . Dal 2017 è stato Rettore del Seminario Mayor Reina de El Cisne, Loja e dal 2018 fino ad ora Presidente dell’Organizzazione dei Seminari dell’Ecuador.
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ASIA/GIORDANIA - Elezioni, assegnati a nove uomini i seggi riservati ai cristiani. Cala il numero delle donne in Parlamento

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 11:42
Amman – Sono tutti uomini e appartengono a Chiese e comunità ecclesiali diverse i nove candidati alle elezioni del Parlamento giordano eletti nei nove seggi riservati ai cristiani. I dati ufficiali e definitivi delle elezioni parlamentari giordane svoltesi martedì 10 novembre sono stati pubblicati dalla Commissione elettorale indipendente, attestando che solo il 29 per cento de potenziali 4 milioni e 640mila elettori del Regno Hascemita si sono recati alle urne. Alle precedenti elezioni parlamentari del 2016, i votanti erano stati il 36 per cento della popolazione con diritto di voto.
Nel sistema elettorale giordano, 9 dei 130 seggi parlamentari sono riservati a candidati cristiani, mentre tre seggi sono riservati alle minoranze etniche dei circassi e dei ceceni. I candidati in lizza erano 1717, e tra essi figuravano 368 donne, ma la commissione elettorale ha confermato che nel nuovo Parlamento registrerà un calo della presenza femminile – da 20 a 15 – rispetto alla precedente Assemblea parlamentare. Il sistema delle quote riserva al sesso femminile giusto 15 seggi, e nessuna donna è stata eletta in altri seggi in palio nelle diverse circoscrizioni elettorali. Lo squilibrio di genere nella composizione del nuovo Parlamento giordano si registra in maniera ancor più marcata nella componente di parlamentari – tutti maschi – eletti nella quota di nove seggi riservata ai cristiani.
I risultati elettorali garantiscono il controllo della maggioranza dei seggi ai candidati e alle forze legate ai clan tribali che tradizionalmente appoggiano il governo, nominato dalla Monarchia Hascemita.
Il Fronte di azione islamico , Partito islamista giordano collegato ai Fratelli Musulmani, continua a rappresentare la principale formazione d’opposizione antigovernativa, ma nella recente tornata elettorale ha guadagnato solo 10 seggi, in netto calo rispetto ai 15 seggi che occupava nella precedente Assemblea parlamentare. Le elezioni – concordano gli analisti – si sono svolte in un clima di generale apatia, segnato dalla crisi economica – collegata anche all’imponente numero di rifugiati siriani presenti sul territorio nazionale e dalla ripresa dei contagi da COVID- 19. Secondo dati forniti dal Ministero della sanità, su una popolazione di 10 milioni di abitanti i casi di contagio da Covid-19 sono stati finora più di 126mila, con quasi 1.500 morti. .
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AMERICA/STATI UNITI - Compito del Vescovo è "continuare a portare guarigione e speranza al popolo del nostro tempo" scosso dalle crisi

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 10:56
Washington – La fede in Dio del popolo "è stata scossa" dalla pandemia e dai relativi disordini economici, per questo l'Arcivescovo di Los Angeles, Mons. José H. Gomez, ha invitato tutti i Vescovi a portare la notizia della risurrezione di Cristo e del trionfo della vita sulla morte a tutti, per aiutarli ad affrontare la crisi. "Al centro delle loro paure ci sono le domande fondamentali sulla provvidenza divina e sulla bontà di Dio" ha detto il Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti , ieri 16 novembre, durante il suo discorso online, nel primo giorno dell’Assemblea generale annuale dei Vescovi. "Questa è molto di più di un'emergenza sanitaria pubblica - ha detto -. Ovunque vediamo diffondersi la paura della malattia e della morte". L'Assemblea si svolge online per la prima volta nella sua storia, a causa della pandemia.
“Fratelli, in questo tempo di morte, teniamo in alto la parola della vita. Ci riuniamo nel nome di Dio, il cui amore è più forte della morte” ha detto l’Arcivescovo. I tempi, con i loro disordini sociali e l'incertezza causata dalla pandemia, "richiedono un cristianesimo eroico", ha sottolineato. "Dobbiamo continuare a formare e responsabilizzare i discepoli missionari, come ci chiama a fare Papa Francesco".
Poi citando l'esempio di padre Michael McGivney, fondatore dei Cavalieri di Colombo, beatificato il 31 ottobre nella Cattedrale di San Giuseppe ad Hartford, nel Connecticut, l'Arcivescovo Gomez ha suggerito ai Vescovi di affrontare le ingiustizie dei giorni nostri "vivendo il Vangelo". Ha ricordato come per il sacerdote McGivney "l'amore non fosse un'astrazione o una causa" perché conosceva i volti “della vedova e dell'orfano, del padre senza lavoro, del prigioniero nel braccio della morte", alcune realtà che vive il popolo americano.
Mons. Gomez ha anche parlato del piano strategico dell'USCCB che i Vescovi avrebbero dovuto approvare durante l'Assemblea, intitolato "Creato di nuovo dal corpo e dal sangue di Cristo: fonte della nostra guarigione e speranza", definendo così la missione del Vescovo: "continuare a portare guarigione e speranza al popolo del nostro tempo".
L'Arcivescovo ha ricordato anche i bambini e gli adulti che all'interno della Chiesa sono state vittime di abusi sessuali da parte del clero, esprimendo "profondo dolore" e offrendo preghiere affinché "possano trovare guarigione e speranza". "Rinnoviamo il nostro impegno oggi per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili e per eliminare questo flagello di abusi dalla Chiesa" ha ribadito.

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AFRICA/GHANA- I Vescovi condannano i disordini secessionisti in Ghana

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 10:40
Accra - I recenti disordini politici nella regione del Volta hanno indotto molti a chiedersi se il Ghana sia davvero una nazione pacifica. Nella regione del Volta, che un tempo faceva parte del Togo durante l'era coloniale, si sono avuti disordini poiché alcuni dei suoi abitanti chiedono l'indipendenza dalla Repubblica del Ghana e la costituzione di una nuova nazione chiamata Westen Togoland.
Di fronte alla prospettiva di una frattura del Paese, la Conferenza episcopale ha chiesto a tutti i cittadini di lavorare per un Ghana unito e stabile. "Desideriamo esprimere le nostre gravi preoccupazioni per i recenti disordini 'secessionisti' in alcune parti della Regione del Volta e fare appello a coloro che stanno perpetrando gli atti di vandalismo e di distruzione di proprietà, di fermarsi".
I venti tra Arcivescovi e Vescovi del Ghana hanno anche invitato quei politici che alcuni definiscono ghaniani "stranieri" a desistere da commenti incauti: "Tutti i commenti divisivi devono cessare se intendiamo fare progressi nel nostro tentativo di risolvere l'attuale minaccia rappresentata dai 'secessionisti'".
I Vescovi hanno esortato il governo di Nana Akufo-Addo a fare tutto quanto è in suo potere per trovare una soluzione duratura al problema, e auspicano che vengano chiuse al più presto le indagini per portare di fronte alla giustizia i sediziosi.
L'impero tedesco istituì il protettorato del Togoland nel 1884. Sotto l'amministrazione tedesca, il protettorato era considerato una colonia modello. Durante la prima guerra mondiale nel 1914, Gran Bretagna e Francia invasero il protettorato. Dopo la sconfitta tedesca e la firma del Trattato di Versailles, la parte occidentale del Togoland divenne un mandato britannico, sotto il nome di Togoland britannico. Dopo la seconda guerra mondiale, il Togoland britannico divenne un territorio fiduciario delle Nazioni Unite sotto l'amministrazione britannica fino a quando non votò in un plebiscito nel 1957 per diventare parte di quello che ora è il Ghana .
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ASIA/SINGAPORE - La crescita dei giovani per costruire una società migliore: l'opera della "Città dei ragazzi"

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 10:09
Singapore - La "Città dei ragazzi" , gestita dal movimento cattolico di pastorale giovanile "YouthReach", attivata dall'arcidiocesi cattolica di Singapore per giovani e ragazzi bisognosi e vulnerabili, ha compiuto dieci anni di attività di animazione e cura dei giovani. Come appreso dall'Agenzia Fides, l'istituzione Boys Town è un istituto sociale fondato a Singapore già nel 1948 dai Fratelli Monfortani di san Gabriele, per l'assistenza residenziale, l'affidamento e anche un intervento clinico su giovani bisognosi o malati. Nel 2010 nell'istituto ha iniziato a inserirsi e ad operare il movimento YouthReach, i cui programmi si sono progressivamente ampliati, toccando servizi scolastici, servizi di accoglienza e sensibilizzazione in strada, programmi sportivi e di arti espressive, servizi di consulenza psicologica e professionale per ragazzi in stato di necessità, di età compresa tra 10 e 24 anni, senza alcuna distinzione di religione, classe sociale, etnia, lingua, cultura, nazionalità.
Esprimendo la sua gioia per la proficua collaborazione, Michael Thio, Presidente del "Catholic Welfare Services" , organizzazione che cura i servizi sociali per la Chiesa cattolica locale, ha rimarcato a Fides: "Nel corso degli anni, abbiamo visto come questa grande sinergia tra le nostre due organizzazioni e la missione comune abbiano enorme impatto sull'aiutare i giovani bisognosi e sul reinserimento nella società. Continueremo i nostri sforzi e la nostra dedizione nel servire i giovani".
La "Città dei ragazzi", sostenuta da CWS e da Caritas Singapore, punta a trasformare la vita dei giovani che non hanno opportunità perché possano vivere una vita dignitosa grazie a istruzione, formazione professionale, formazione e accompagnamento sui valori.
In questa fase di pandemia, i membri di YouthReach stanno contattando i giovani bisognosi attraverso le nuove tecnologie, ma gli operatori giovanili di YouthReach notano che la sensibilizzazione di strada è ancora necessaria. Il contatto personale con i giovani, infatti, consente agli animatori giovanili di creare fiducia e sicurezza, generando un'influenza positiva. Gli animatori giovanili di YouthReach continuano a tenere riunioni periodiche e a svolgere un servizio di tutoraggio per aiutare i giovani a realizzare i loro bisogni e ad affrontare problemi personali, ma anche per accompagnarli nel cammino di crescita e di realizzazione nella vita.
Uno dei giovani che ha vissuto nella "Città dei ragazzi" è il 19enne Alif. Il suo primo incontro con YouthReach è stato attraverso il programma di interesse per lo sporto Allora Alif era introverso e molto critico con se stesso. Aveva anche difficoltà nell'esprimere le sue emozioni e pensieri. Gli animatori hanno usato lo sport come mezzo e come strada per allenarlo nelle difficoltà della vita e nella crescita: Alif è cresciuto ed è è stato nominato capitano della squadra di calcio YouthReach, guidando altri 30 giovani.
Solitamente i giovani vengono seguiti fino ai 24 anni, quando raggiungono le tappe fondamentali dello sviluppo nella loro vita e si avviano all'età adulta. La loro opera non è "solo un lavoro", ma un viaggio spirituale di crescita e scoperta del potenziale che c'è in ogni giovane, in ogni persona, perchè possano diventare persone migliori, cittadini responsabili, attenti al bene comune, realizzati nel rapporto con se stessi e con il prossimo, per costruire una società migliore, prospera e fraterna.


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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Giornata nazionale della pace: i leader religiosi pregano per il mantenimento della pace nel Paese

Fides IT - www.fides.org - ter, 17/11/2020 - 09:59
Abidjan - "Sappiamo di essere riusciti a evitare il peggio, ma la gestione del periodo in corso è essenziale" ha dichiarato Madeleine Yao, presidente del PLCRD, la piattaforma dei leader credenti per la pace, la riconciliazione, la coesione sociale e lo sviluppo.
"Dio ha benedetto la Costa d'Avorio, per collocarla in un determinato contesto, in una certa tappa, è importante che ognuno di noi sia un operatore di pace in modo da poter consolidare i nostri risultati e procedere verso lo sviluppo” continua, parlando durante la Giornata di preghiera per la pace organizzata dal PLCRD, domenica 15 novembre, 24a Giornata nazionale della pace, nella chiesa di Papa Nouveau a Koumassi.
La Costa d’Avorio si trova in un momento difficile a causa delle violenze post- elettorali dopo che il Presidente Alassane Ouattara ha ottenuto un terzo mandato con il voto del 31 ottobre .
Il momento di rinnovamento spirituale nella chiesa di Papa Nouveau a Koumassi per implorare la benedizione di Dio sulla Costa d'Avorio e sui suoi abitanti è stato segnato da esortazioni alla pace, guidate da leader religiosi di diverse fedi cristiane e musulmane.
"La preghiera ci permette di evitare indecenze e colpe" ha detto l'Imam Kader Dembélé della Grande Moschea di Jacqueville Adah . "La preghiera è il momento intimo in cui il fedele si rivolge a Dio per presentargli i suoi problemi e solo Dio può esaudirlo" ha concluso l'imam invitando i fedeli a fare affidamento su Dio pregando per la pace in Costa d'Avorio.
Da parte sua, il Presidente nazionale del consiglio di amministrazione della Chiesa messianica della Costa d'Avorio, Lath Mel Joseph, ha affermato che "la pace è Dio" e che quindi "gli uomini politici devono convertire le loro divergenze in compromessi", auspicando che gli ivoriani riconoscano reciprocamente che sono tutti fratelli e sorelle dello stesso Dio.
Parlando a sua volta, Koffi Bi Marcelin, capo della chiesa Papa Nouveau a Koumassi, ha espresso la sua gioia di ospitare questo evento nella giornata dedicata alla pace. “Senza pace niente può riuscire. Questo è il motivo per cui vorrei incoraggiare questa iniziativa del PLCRD ".
Istituita con decreto del 7 marzo 1996, la Costa d'Avorio celebra il 15 novembre la Giornata Nazionale della Pace. Per questa 24a edizione, incentrata sul tema "Insieme, consolidiamo la pace, preserviamo i nostri traguardi", è stato il comune di Koumassi ad ospitare la cerimonia ufficiale.
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