ASIA/IRAQ - Il Premier Mustafa al Kadhimi: “l’Iraq non è Iraq senza cristiani"

Fides IT - www.fides.org - sex, 19/02/2021 - 10:49
Baghdad – “L’Iraq non è Iraq senza cristiani” ha detto il Primo Ministro Mustafa al Kadhimi giovedì 18 febbraio, ricevendo i membri del Consiglio dei Capi delle comunità cristiane presenti nel Paese mediorientale. "Noi iracheni” ha rimarcato il Premier durante l’incontro “siamo forti nella nostra pluralità culturale e religiosa, e rimarremo come simbolo di coesistenza, tolleranza e vera cittadinanza, nonostante tutte le insidie dei gruppi oscuri che hanno fallito nei loro progetti di distruzione del nostro stupendo Paese”. La presenza delle comunità cristiane autoctone in Iraq fin dai tempi apostolici – ha rimarcato il leader politico iracheno – conferma la capacità di apertura che connota le civilizzazioni succedutesi fin dai tempi antichi nello spazio territoriale della Mesopotamia.
Al Kadhimi, ex giornalista, ex capo dei servizi segreti iracheni, amico del Principe saudita Mohammed Bin Salman, era espatriato in Gran Bretagna negli anni Ottanta del secolo scorso, e dopo aver ottenuto la cittadinanza britannica era tornato in Patria solo dopo gli interventi militari a guida USA che hanno portato alla caduta del regime di Saddam Hussein.
Nel suo incontro con i rappresentanti delle comunità cristiane locali, il Premier ha ribadito che le istituzioni politiche sono chiamate a contrastare la corruzione e favorire una convivenza solidale tra le diverse componenti sociali e religiose, affermando il principio di cittadinanza e tutelando le diverse affiliazioni religiose da ogni discriminazione settaria. L’Arcivescovo armeno apostolico Avak Asadourian, attuale segretario del Consiglio dei responsabili delle comunità cristiane irachene, parlando a nome dell’intera delegazione ha elogiato gli sforzi dell’attuale governo iracheno volti a tutelare il pluralismo culturale e religioso della nazione.
Nel giugno 2020, poco dopo aver assunto l’incarico di Primo Ministro, nel corso di una visita a Mosul e la Provincia di Ninive al Kadhimi aveva espresso amarezza e apprensione per il silenzioso esodo che sta falcidiando le comunità cristiane radicate da millenni nei territori dell’antica Mesopotamia.
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AMERICA/BRASILE - La REPAM: aumento allarmante di infezioni e decessi per il Covid-19 nella regione panamazzonica

Fides IT - www.fides.org - sex, 19/02/2021 - 10:21
Manaus – "Messaggio di solidarietà ai popoli amazzonici": sotto questo titolo la Rete Ecclesiale Panamazzonica ha lanciato una richiesta di aiuto dinanzi alla situazione catastrofica che nelle ultime settimane si sta vivendo fra i popoli dell'Amazzonia. Nel messaggio, pubblicato ieri 18 febbraio, si legge: "Negli ultimi mesi in tutta la regione panamazzonica è stato osservato un aumento allarmante del numero di infezioni e decessi causati da Covid-19". Questa è una conseguenza, secondo il messaggio, delle "carenze del sistema sanitario", per la "mancanza di letti negli ospedali, ossigeno e dispositivi di protezione", effetto della povertà e delle disuguaglianze sociali.
La situazione a Manaus e nello stato brasiliano di Amazonas, dove quest'anno sono morte ufficialmente quasi 5.000 persone, è motivo per denunciare "l'assenza di politiche sanitarie pubbliche efficienti". Il messaggio include la mappatura che la REPAM sta facendo dal 17 marzo 2020, che nel suo ultimo rapporto settimanale ha raggiunto 2.025.223 casi confermati e 50.364 morti per coronavirus in tutta la Panamazzonia, situazione che è radicalmente peggiorata negli ultimi due mesi.
Secondo quanto segnalato da Fides , la Chiesa cattolica è la protagonista principale nella distribuzione di aiuti e nelle azioni di prevenzione a favore dei più deboli e delle comunità trascurate dai governi nella zona Amazzonica.
Il messaggio della REPAM riconosce "lo sforzo e la dedizione della Chiesa cattolica presente in Amazzonia nelle azioni di aiuto umanitario di emergenza, al fine di contribuire ad alleviare gli effetti della seconda ondata di pandemia". Papa Francesco partecipa con "la sua preghiera, solidarietà e vicinanza”, oltre a tante persone“ che offrono lavoro e risorse economiche per prendersi cura degli altri”.
La REPAM evidenzia il lavoro congiunto con il Coordinatore delle Organizzazioni Indigene del Bacino Amazzonico , a cui hanno aderito "nella realizzazione della campagna 'El Grito de la Selva - Voces de la Amazonia', che sarà lanciata nei prossimi giorni , con l'obiettivo di rafforzare la lotta delle popolazioni indigene per il diritto a una salute globale”. Per questo chiedono ai governi "di non misurare gli sforzi per acquistare e assegnare vaccini per la regione amazzonica", seguendo la richiesta di Papa Francesco.

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ASIA/KIRGHIZSTAN - Fraternità e spiritualità nel nome di san Giuseppe

Fides IT - www.fides.org - sex, 19/02/2021 - 09:06
Bishkek - Una settimana di fraternità e spiritualità sulle rive del lago Issyk-Kul: è l’iniziativa organizzata dalla Chiesa kirghisa per i giovani della parrocchia della capitale Bishkek e di alcuni villaggi limitrofi. Come riferisce una nota inviata all’Agenzia Fides, l’iniziativa si è svolta nelle scorse settimane presso il Children's Rehabilitation and Health Center, la casa per bambini kirghisi disabili e indigenti, situata sulle rive del lago Issyk-kul e gestita dai religiosi della Compagnia di Gesù.
“I ragazzi sono stati accolti all’interno di un nuovo edificio, terminato pochi mesi fa, all’interno del Centro. In questa nuova area è possibile riscaldarsi davanti a un camino: il calore del focolare e la buona compagnia hanno contribuito a creare un'atmosfera di apertura e fiducia reciproca. In questo clima di fraternità, i giovani hanno potuto unire l'utile al dilettevole: riposo dal caos quotidiano e crescita spirituale”, si racconta nella nota.
A fare da filo conduttore lungo tutta la settimana, la tematica dell’amore del Padre, con brani della lettera “Patris corde” e un particolare accento sulla figura di San Giuseppe, in occasione dell’anno a lui dedicato da Papa Francesco: “Durante una delle catechesi -prosegue il testo pervenuto a Fides - ai ragazzi è stato chiesto di scrivere una lettera al Padre. I momenti formativi e spirituali si sono alternati a quiz biblici organizzati dalle due suore presenti e a escursioni in montagna e nei villaggi vicini. Non sono mancate le avventure: durante una passeggiata, due ragazze sono rimaste indietro rispetto al gruppo e si sono perse nel villaggio di Jenish. Così padre Remigus, è andato alla ricerca delle ‘pecore smarrite’, ritrovandole. Da questa esperienza abbiamo colto l’occasione per la lettura dell’episodio evangelico del Buon Pastore. Questi giorni a Issyk-Kul hanno rappresentato un ottimo inizio per il 2021 di questi ragazzi: sono stati tutti molto felici di aver vissuto questa esperienza di riposo e fraternità”.
Le attività dell’Issyk Center si svolgono generalmente soprattutto in estate, quando vengono realizzati campi scuola per bambini disabili, orfani e poveri, svolti spesso in collaborazione con strutture di assistenza sociale kirghise. Ogni anno, inoltre, vi si organizza un campo di astronomia per studenti meritevoli, ma con pochi mezzi economici.
In Kirghizistan vi sono attualmente tre parrocchie nelle città di Bishkek, Jalal-Abad e Talas, ma molte piccole comunità sono distribuite nelle zone rurali del paese. I cattolici del posto possono contare sull’assistenza spirituale di sette sacerdoti, un religioso e cinque suore francescane. Nel 1997, Giovanni Paolo II fondò la Missione sui iuris, come avvenne per gli stati limitrofi dell’Asia Centrale. Nel 2006, Benedetto XVI elevò la circoscrizione al rango di amministrazione apostolica. Oltre alla maggioranza musulmana, il 7% della popolazione è di fede cristiana, di cui il 3% di confessione ortodossa. Ebrei, buddisti e altre piccole minoranze costituiscono il 3% circa della popolazione.

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AFRICA/EGITTO - La“catechesi familiare” del Patriarca Tawadros: liberiamo figli e figlie dai falsi bisogni

Fides IT - www.fides.org - qui, 18/02/2021 - 12:42
Il Cairo – Anche in Egitto la pandemia da Covid-19 rende impossibile partecipare “in presenza” a raduni affollati, e spinge tante famiglie a trascorrere più tempo insieme nel chiuso delle proprie case. Tale situazione di fatto ha spinto il Patriarca copto ortodosso Tawadros II a riadattare alle circostanze correnti anche la tradizionale catechesi pubblica settimanale da lui svolta ogni mercoledì sera nella cattedrale copta del Cairo. Da alcune settimane, non essendo possibile aprire le porte della cattedrale a raduni moltitudinari, le catechesi patriarcali vengono diffuse in rete attraverso i canali mediatici del Patriarcato, e il Patriarca ha deciso di inaugurarne una serie dedicata proprio a questioni e esigenze connesse alla vita familiare, in modo che i nuclei familiari possano seguire gli incontri anche da casa, traendone beneficio e conforto.
Nella catechesi trasmessa mercoledì 17 febbraio, Papa Tawadros si è soffermato su suggerimenti e criteri di cui far tesoro nell’educazione dei figli. In particolare, il Patriarca ha consigliato di fare tutto il possibile per liberare i figli dall’assedio di falsi bisogni che vengono loro imposti nella attuale globalizzazione consumista. I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze – ha suggerito il Primate della Chiesa copta ortodossa – vanno aiutati a “eliminare le cose che non servono”, a ridurre “il consumo di cose inutili”, a godere dei doni del creato e dell’amore familiare, a riconoscere “il valore del tempo” e del lavoro paziente, aiutandoli a liberarsi dalla frenesia e dalla dittatura del “tutto subito” che utilizza come strumento anche la velocità di comunicazione garantita dalle nuove tecnologie digitali. Papa Tawadros ha richiamato anche invitato anche a trasmettere con l’esempio ai bambini e alle bambine il rispetto dell’ambiente e la sobrietà nell’uso delle risorse naturali, a partire dall’acqua.
Già nel luglio 2015, come riferito dall’Agenzia Fides il Patriarca Tawadros II, nel corso di una sua visita pastorale a Alessandria d’Egitto, aveva voluto presenziare a un incontro di riflessione e preghiera con più di venti mogli dei sacerdoti copti ortodossi operanti nel settore orientale della metropoli egiziana. In quella occasione, il Patriarca aveva svolto la sua meditazione unendo considerazioni sulla vita e la vocazione del sacerdote a riflessioni sulla realtà della maternità e sul matrimonio così come vengono delineati nei testi biblici. Nelle Chiese copte esiste la possibilità di scegliere i candidati al presbiterato sia tra coloro che vivono il celibato sia tra coloro che sono sposati, mentre i Vescovi provengono tutti dalle file dei monaci e sono celibi.
Nel febbraio 2016 , durante un incontro di catechesi svoltosi nel sobborgo cairota di Guizeh, il Patriarca Tawadros si era soffermato sulle violenze domestiche, di cui sono vittime donne e bambini, descrivendo tale fenomeno come una piaga sociale devastante, che ha gravi effetti sulla vita delle persone e anche sulla convivenza civile. In quella occasione, citando le parole di Gesù nel discorso della montagna , Papa Tawadros sottolineò che anche i problemi coniugali e familiari “vanno risolti con dolcezza”, seguendo l'insegnamento evangelico della mitezza, caratteristica essenziale del modo di vivere di chi segue Gesù.
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AMERICA/VENEZUELA - Medicine per salvare vite: garantire a tutti il diritto alla salute e l’accesso ai medicinali

Fides IT - www.fides.org - qui, 18/02/2021 - 10:42
Caracas - Da più di quarant’anni, attraverso la Campagna di Condivisione “Compartir”, la Conferenza Episcopale Venezuelana e Caritas Venezuela, invitano il Paese ad aiutare i più poveri e vulnerabili durante la Quaresima attraverso un’azione concreta di solidarietà, come il buon Samaritano ha aiutato i feriti dall'ingiustizia, dall’indifferenza, dalla solitudine e dalla disperazione nell'odierno Venezuela. Per il 2021 i Vescovi hanno deciso che la Campagna metta in evidenza l'importanza dell'accesso universale ai farmaci per proteggere il diritto alla salute di tutti i venezuelani. Il Covid non è l’unica malattia che colpisce il paese, in quanto il 90% dei venezuelani vive in una situazione di povertà, inoltre aumenta il numero delle persone con complicanze delle loro malattie dovute alla mancanza di medicine
Secondo le indicazioni diffuse dalla Conferenza Episcopale, pervenute a Fides, il gesto concreto sarà quello di rafforzare i vari programmi della Chiesa in questo settore, in particolare le banche parrocchiali dei medicinali, per aiutare gli indigenti a procurarsi i farmaci di cui hanno bisogno per mantenere o recuperare la propria salute, o addirittura per salvare la propria vita. Tale attenzione, sottolinea la nota, è espressione di una Chiesa povera per i poveri, che nella sua “uscita missionaria” mostra a tutti i suoi figli, soprattutto ai più bisognosi, il volto misericordioso del Padre.
Caritas Venezuela, incaricata di animare la Campagna quaresimale, ha avvertito che uno dei principali attacchi alla dignità e alla vita dei venezuelani è la crescente difficoltà di accesso ai medicinali essenziali, ai prodotti medico-chirurgici e di biosicurezza. Attraverso la Campagna, quanti soffrono per questa situazione vengono messi al centro dell’azione di solidarietà, oltre a sollecitare le autorità perché garantiscano il flusso degli aiuti umanitari e si promuovano i cambiamenti strutturali che sono urgenti in Venezuela per superare la povertà, la violenza, l'esclusione e le malattie.
In questa Quaresima, Caritas Venezuela potenzierà attraverso la Caritas diocesana e parrocchiale, le banche di medicinali di comunità con il contributo e le donazioni della società civile e di quanti desiderano unirsi a questa opera per il bene di coloro che altrimenti non possono accedere alle cure dei loro problemi di salute. Attraverso i social media e il sito internet si possono trovare le informazioni per quanti vogliono dare il proprio contributo, oltre a sussidi e materiale di approfondimento che accompagna l’intera Quaresima.
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AMERICA/PERU' - Indignazione generale per le vaccinazioni irregolari di alti funzionari mentre tanti in prima linea continuano a morire

Fides IT - www.fides.org - qui, 18/02/2021 - 10:19
Lima – La Presidenza della Conferenza Episcopale Peruviana denuncia il caso delle persone vaccinate in modo irregolare. "L'indignazione generata da questi eventi si aggrava, perché lascia da parte chi da più di un anno si sacrifica in prima linea di fronte a questa pandemia. Non è possibile che medici, infermieri, carabinieri, funzionari pubblici e tanti altri volontari, continuino a morire, mentre un gruppo insensibile cerca il proprio interesse" si legge nella nota inviata all’Agenzia Fides.
In Perù ha suscitato un vero scandalo pubblico il fatto che alcuni funzionari statali si siano vaccinati, loro e i loro familiari, in maniera nascosta nonostante le disposizioni sanitarie stabilite. Il Presidente del Perù, Francisco Sagasti, ha detto di sentirsi "indignato e furioso", e questi aggettivi descrivono bene il sentimento di molti peruviani dinanzi alla scoperta che alti funzionari del governo hanno abusato della loro autorità per avere il vaccino.
Sagasti tuttavia ha segnalato come colpevole principale di questo Vizcarra, il suo predecessore, perché quest'utimo aveva detto la settimana scorsa che anche lui aveva già ricevuto il vaccino, specificando che era stato scelto con sua moglie come volontario. Invece il responsabile delle distribuzione del vaccino ha smentito Vizcarra davanti al Congresso. Questo scandalo ha già provocato le dimissioni di due ministri e seguirà una investigazione ufficiale da parte del governo.
Il Perù è stato uno dei paesi latinoamericani più colpiti dalla pandemia di Covid-19, registrando fino ad oggi più di 400 mila morti e più di 1,24 milioni di casi. Ieri, mercoledì delle ceneri, la Chiesa peruviana ha voluto rendere omaggio a tutti i professionisti della sanità morti per il coronavirus, durante la tradizionale messa che apre la quaresima presso la Basilica Cattedrale di Trujillo.
Il rito è stato presieduto dal Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana e del CELAM, Mons. Miguel Cabrejos Vidarte OFM. Nella sua preghiera, a nome dell’intera Chiesa peruviana, ha ricordato alla comunità nazionale che la morte di 315 medici e 112 infermieri è sempre da riconoscere come un grande servizio alla comunità.

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ASIAFILIPPINE - La Chiesa consacra la nazione a san Giuseppe

Fides IT - www.fides.org - qui, 18/02/2021 - 10:05
Manila - I Vescovi filippini si preparano a consacrare il Paese alla protezione di San Giuseppe in una solenne celebrazione che avverrà il 1° maggio prossimo, giorno della festa del santo. Come riferito all'Agenzia Fides da mons. Broderick Pabillo, Amministratore apostolico di Manila, la Conferenza episcopale filippina ha concordato all'unanimità la consacrazione nazionale, incaricando la Commissione episcopale per i laici di organizzare l'evento. La Commissione, presieduta da mons. Pabillo, sta ultimando e diffonderà a tutte le 86 diocesi uno speciale "itinerario di preparazione spirituale” di 33 giorni per la consacrazione che inizierà il 30 marzo. La consacrazione della nazione a San Giuseppe è una delle iniziative avviate in occasione dell'Anno di San Giuseppe che Papa Francesco ha proclamato per la Chiesa universale dall'8 dicembre 2020 all'8 dicembre 2021 per commemorare il 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe come Patrono della Chiesa universale da parte di Papa Pio IX.
Contattando al prete americano p. Donald Calloway, autore del libro “Consecration to St. Joseph” la Commissione per i Laici ha voluto confrontarsi su “come rendere l'Anno di San Giuseppe significativo per la vita” dei fedeli. "So che le Filippine stanno attraversando un momento difficile, segnato dalla pandemia, da povertà, disoccupazione e dalle difficoltà economiche. Possiamo rivolgerci a san Giuseppe lui per tutto, per la speranza, per la pace, per la conversione che ci avvicini a Gesù e Maria", ha osservato p. Calloway. San Giuseppe, ha detto, aiuterà ad "aumentare la propria virtù e santità perché è quello che fa un buon padre. Conosceremo il conforto di un padre buono perché quello che Giuseppe ha fatto per Gesù e Maria, vuole farlo anche per noi", ha osservato p. Calloway. "È importante ricordare che abbiamo la Vergine Maria come nostra madre spirituale, e abbiamo San Giuseppe come nostro padre spirituale", ha detto.
La consacrazione nazionale cade nella Giornata internazionale dei lavoratori, nota anche come "Festa del lavoro" nella maggior parte dei paesi come le Filippine. San Giuseppe è il patrono dei padri, degli operai, delle famiglie.
I laici hanno accolto con favore la decisione dei Vescovi di dedicare il Paese a San Giuseppe, trovando nel santo un rifugio tra le difficoltà del presente, mentre la società è attraversata da problemi sociali ed economici, conseguenza della crisi legata al coronavirus.
Meena Cabrera, devota di San Giuseppe della diocesi di Cubao, dichiara a Fides: “Siamo felici che i Vescovi consacrino il Paese a San Giuseppe. Lo preghiamo per le famiglie, la chiesa e il mondo ". Per Michael Dancel, un insegnante cattolico, "è appropriato per noi imparare dalla vita di San Giuseppe e trovare in lui un riferimento saldo per il nostro lavoro e la nostra vita in questi tempi incerti".


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AFRICA/SUDAN - Violenza e proteste: sette stati sudanesi dichiarano lo stato di emergenza

Fides IT - www.fides.org - qui, 18/02/2021 - 09:49
El Geneina - Sono sette gli stati sudanesi che hanno dichiarato lo stato di emergenza. Sennar, Darfur meridionale, occidentale, settentrionale e orientale, Kordofan settentrionale e occidentale hanno denunciato il deterioramento delle condizioni di vita, l'inflazione e la scarsità dei generi di sussistenza.
E’ di questi giorni la notizia diffusa dai media locali di una serie di manifestazioni che hanno avuto luogo in diverse parti del Sudan. Rapine, saccheggi, invasioni di proprietà, furti di denaro ai danni dei cittadini sono stati denunciati dal governatore di Sennar, El Mahi Mohamed Suleiman, il quale ha indicato come artefici i membri del vecchio regime sudanese di Omar Al Bashir. Secondo fonti locali, Suleiman ha riferito che i servizi di sicurezza stanno monitorando gli spostamenti e gli incontri di questi ribelli e ha ordinato a tutti gli organi di sicurezza di dichiarare lo stato di massima allerta e di mettere in sicurezza mercati e luoghi pubblici nello stato di Sennar.
I media locali riportano che l’intera settimana è stata contrassegnata da episodi di violenze e disordini. Gli studenti delle scuole superiori di El Obeid, nel Nord Kordofan, sono scesi in piazza per manifestazioni di massa contro l’alto costo della vita e la crisi dei trasporti. Le manifestazioni sono sfociate nella violenza, sono stati dati alle fiamme autobus e saccheggiati negozi del mercato.
Il governatore del Nord Darfur, Mohamed Arabi, ha precisato che gli eventi violenti attribuiti ai ribelli non riguardavano solo il Nord Darfur. Ci sono stati saccheggi a Nyala, la capitale del Sud Darfur, a sud-est del Grand Market e vicino alla ferrovia a Ed Daein, nel Darfur orientale. Abdallah Ishag Mohamed, consigliere del governatore del Darfur orientale, ha denunciato l’arresto di dozzine di persone trovate in possesso di merce rubata.
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AFRICA/SUDAN - Violenza e proteste: sette paesi dichiarano lo stato di emergenza

Fides IT - www.fides.org - qui, 18/02/2021 - 09:49
El Geneina - Sono sette gli stati Sudanesi che hanno dichiarato lo stato di emergenza. Sennar, Darfur meridionale, occidentale, settentrionale e orientale, Kordofan settentrionale e occidentale hanno denunciato il deterioramento delle condizioni di vita, l'inflazione e la scarsità dei generi di sussistenza.
E’ di questi giorni la notizia diffusa dai media locali di una serie di manifestazioni che hanno avuto luogo in diverse parti del Sudan. Rapine, saccheggi, invasioni di proprietà, furti di denaro ai danni dei cittadini sono stati denunciati dal governatore di Sennar, El Mahi Mohamed Suleiman, il quale ha indicato come artefici i membri del vecchio regime sudanese di Omar Al Bashir. Secondo fonti locali, Suleiman ha riferito che i servizi di sicurezza stanno monitorando gli spostamenti e gli incontri di questi ribelli e ha ordinato a tutti gli organi di sicurezza di dichiarare lo stato di massima allerta e di mettere in sicurezza mercati e luoghi pubblici nello stato di Sennar.
I media locali riportano che l’intera settimana è stata coinvolta in episodi di violenze e disordini. Gli studenti delle scuole superiori di El Obeid, nel Nord Kordofan, sono scesi in piazza per manifestazioni di massa contro l’alto costo della vita e la crisi dei trasporti. Le manifestazioni sono sfociate nella violenza, sono stati dati alle fiamme autobus e saccheggiati negozi del mercato.
Il governatore del Nord Darfur, Mohamed Arabi, ha precisato che gli eventi violenti attribuiti ai ribelli non riguardavano solo il Nord Darfur. Ci sono stati saccheggi a Nyala, la capitale del Sud Darfur, a sud-est del Grand Market e vicino alla ferrovia a Ed Daein, nel Darfur orientale. Abdallah Ishag Mohamed, consigliere del governatore del Darfur orientale, ha denunciato l’arresto di dozzine di persone trovate in possesso di merce rubata.
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AFRICA/CONGO RD - Commemorazione della marcia della speranza

Fides IT - www.fides.org - qui, 18/02/2021 - 09:48

Kinshasa – “Come i discepoli non intelligenti e increduli che si preoccupano del pane, anche noi non abbiamo capito che il sangue di tante vittime di cui è impregnato il suolo congolese, è un seme che un giorno porterà frutto per un Congo più bello di prima”. È in questi termini che Mons. Vincent Tshomba, uno dei Vescovi ausiliari di Kinshasa, ha esortato i fedeli venuti a commemorare i "martiri della democrazia".
Si tratta dei cristiani massacrati durante la cosiddetta Marcia della Speranza il 16 marzo 1992. Di fronte alla crisi socio-politica creata dalla dittatura di Mobutu, i laici di diverse denominazioni cristiane erano scesi in piazza per chiedere la riapertura della Conferenza Nazionale Sovrana. Questo organismo, presieduto allora dall'attuale Arcivescovo emerito di Kinshasa, Sua Eminenza il Cardinale Laurent Monsengwo, era l'unica speranza per porre fine alla crisi.
Per commemorare questa giornata si sono tenute una conferenza-dibattito e una Messa di ringraziamento.
La conferenza si è tenuta alle 11 del mattino presso il Centre d'Etudes pour l'Action Sociale, un centro gesuita situato a Gombe. L'oratore, p. José Mpundu, sacerdote dell'arcidiocesi di Kinshasa, è stato uno degli attori chiave accanto ai laici nella marcia del 16 febbraio 1992. Sul tema "Insieme per una RDC di solidarietà e fraternità", ha condiviso la sua esperienza di quegli anni, pur sollecitando una presa di coscienza collettiva dei problemi del momento attuale.
P. Mpundu ritiene che sia necessario ancora maggiori “16 febbraio", poiché “dobbiamo continuare la lotta per la liberazione del nostro Paese, fino alla vittoria finale. Ne servono ancora molti di più di 16 febbraio nel senso di una marcia che partirà da una scelta fondamentale: scegliere un sistema basato sul primato dell'essere , e camminare nella costruzione di un “mondo più fraterno, più umano”.
La Messa del Ringraziamento è stata celebrata presso la Cattedrale di Notre Dame in Congo. Presiedeva Sua Ecc. Monsignor José Moko Ekanga, Vescovo di Idiofa e vicepresidente della Conferenza episcopale nazionale del Congo . Monsignor Vincent Tshomba era il predicatore del giorno, circondato da una dozzina di sacerdoti. Alla messa hanno partecipato i membri del Comitato di coordinamento dei laici e quelli del collettivo “16 febbraio”. Quest'ultimo ha in programma altre attività per segnare il traguardo per il 30 ° anniversario della Marcia della Speranza.
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AFRICA/CONGO RD - Covid-19: migranti burundesi bloccati nel Sud Kivu per la chiusura del confine

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/02/2021 - 23:05
Kinshasa – “A causa dell'isolamento per la lotta al Covid-19, attualmente nel villaggio di Katogota osserviamo la chiusura dei confini. Quindi è impossibile per gli immigrati burundesi che si trovano nel nostro villaggio tornare nel loro Paese” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dall’organizzazione umanitaria ACMEJ, che opera in questo villaggio del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo , al confine col Burundi.
Gli espatriati burundesi sono arrivati nella RDC per visitare parenti e amici, altri per cercare un lavoro, altri ancora fuggono dall'insicurezza nel loro Paese. Al momento, alcuni sono ospitati dalle famiglie d’accoglienza, altri stanno in case prese in affitto. Si moltiplicano però i conflitti tra la popolazione di Katogota e gli immigrati che non possono più permettersi di pagare l’affitto della casa, mentre alcuni di loro sono diventati un pesante fardello per le famiglie che li ospitano.
Anche il centro medico locale che non ha i mezzi economici per garantire cure gratuite, si è lamentato di essere sopraffatto dalla situazione degli immigrati burundesi affetti da diverse malattie che non sono in grado di sostenere le spese mediche. I burundesi hanno bisogno urgente di aiuti umanitari soprattutto per i bambini che continuano ad ammalarsi. È quindi altamente auspicabile e urgente che le organizzazioni umanitarie inviino aiuti agli immigrati in difficoltà, in primis medicinali e assistenza medica.
"Auspichiamo che i governi del Burundi e della RDC guidino una discussione bilaterale per la riapertura delle frontiere, nel rispetto delle misure di barriera contro il Covid-19. Ciò consentirebbe a questi immigrati di tornare a casa e la situazione della comunità di Katogota potrebbe alleggerirsi” conclude l’ACMEJ.
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ASIA/PAKISTAN - Due giovani cristiani incriminati con false accuse di blasfemia: gli avvocati contestano i reati

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/02/2021 - 12:40
Lahore - Due giovani cristiani sono stati incriminati per blasfemia, accusati di aver predicato il cristianesimo a giovani musulmani e di aver disonorato pubblicamente l'islam, il Corano e il Profeta Maometto al Model Town Park di Lahore. I due sono Haroon Ayub Masih di 25 anni e Salamat Mansha Masih di 30 anni, membri di una comunità cristiana evangelica. L'arresto di uno degli imputati è avvenuto subito dopo che Haroon Ahmad, un uomo musulmano, ha presentato denuncia alla stazione di polizia di Model Town contro i due giovani il 13 febbraio scorso, contestando la violazione delle "leggi sulla blasfemia", ovvero l'articolo 295 ai commi "a", "b" e "c" del Codice penale del Pakistan.
Secondo il denunciante, i due Haroon Ayub Masih e Salamat Mansha Masih si sono avvicinati a un gruppo di persone musulmane iniziando a predicare il cristianesimo e consegnando loro un libro in lingua urdu intitolato "Zindagi ka Paani" . Il musulmano Haroon Ahmad nel primo rapporto di indagine dice: "I due uomini hanno iniziato a commettere blasfemia disonorando il Profeta Maometto, dicendo che era un vagabondo, che si è sposato per aumentare la sua generazione mentre Gesù non si è sposato e ha proclamato la verità". Aggiunge il rapporto, pervenuto a Fides : "Hanno detto che la Torah e i Vangeli sono libri veri e il Sacro Corano non dice la verità, hanno continuato a disonorare l'Islam, ferendo le nostre emozioni e sentimenti religiosi apertamente e pubblicamente ”. Il denunciante afferma inoltre: “Gli uomini cristiani hanno commesso blasfemia disonorando il Profeta Muhammad, il Sacro Corano e l'Islam. Vi chiedo di punire i due e la casa editrice secondo le leggi sulla blasfemia, per aver pubblicato e stampato questa letteratura ”.
La polizia ha avviato un procedimento ai sensi delle leggi sulla blasfemia 295 al comma "A" che incrimina "atti deliberati o dolosi volti a oltraggiare i sentimenti religiosi di qualsiasi persona, insultando la sua religione e credenze religiose", che prevede 10 anni di reclusione o multa; si cita poi il comma 295 B cioè "aver vilipeso il Sacro Corano" per il quale la pena è la reclusione a vita; e si formulano accuse secondo il 295 C per aver "usato osservazioni dispregiative, pronunciate, scritte direttamente o indirettamente che offendono il nome del Profeta Maometto o altri profeti" per cui è prevista la pena di morte obbligatoria.
Uno dei due cristiani, Salamat Mansha Masih, è stato arrestato dalla polizia mentre Haroon Ayub Masih è riuscito a fuggire e anche la sua famiglia si è nascosta.
L'avvocato cristiano Aneeqa Maria Anthony, responsabile della Ong "The Voice", che ha assunto la difesa legale di Haroon Ayub Masih, così chiarisce all'Agenzia Fides l'accaduto, rifendendo quanto ha raccontato Haroon Masih: "Stavamo studiando e discutendo per conto nostro del Nuovo Testamento, quando alcuni giovani di passaggio si sono fermati per ascoltare cosa stavamo dicendo. Dopo aver sentito che stavamo parlando della Bibbia, hanno chiesto informazioni e allora abbiamo dato loro un piccolo libro chiamato 'Acqua della vita' con alcuni estratti dal Nuovo Testamento. Non c'è niente di blasfemo in quel libro. Uno di loro ci ha chiesto di smettere di leggere e parlare della Bibbia in un luogo aperto, poiché non sarebbe consentito. Siamo rimasti scioccati nel sentire questo, perché non li abbiamo invitati ad ascoltarci. Abbiamo detto loro di non interferire poiché stavano , secondo i nostri diritti di cittadini, semplicemente parlando tra noi. A quel punto il confronto è diventato una discussione accesa e abbiamo preferito abbandonare il luogo".
Prosegue l'avvocato: "Alcuni dei giovani musulmani, però, hanno preso Salamat e lo hanno portato al responsabile della sicurezza del parco, accusandolo proditoriamente i due di aver predicato il cristianesimo e aver bestemmiato contro l'islam, ma questo è del tutto falso. Così lo hanno portato alla polizia ed è scattata la denuncia". Haroon Masih ha dichiarato: "Leggo la Bibbia con i miei fratelli, serviamo Dio in diversi luoghi del Pakistan. Non ho mai parlato contro nessuna religione. Rispetto il Profeta Maometto ”.
L'avvocato Anthony riferisce un altro aspetto delicato: la denuncia è registrata è firmata da Haroon Ahmad che non era presente sul luogo , non è un testimone oculare dei fatti, ma che è membro del movimento estremista "Tehrik-e Labaik", che ha voluto assumersi la responsabilità di accusare i due cristiani, affermando di "voler continuare a proteggere l'Islam da ogni male".
L'avvocato informa che la prima udienza sul caso è prevista il 24 febbraio e che, intanto ha ottenuto una cauzione provvisoria per Haroon Ayub Masih. E conclude: "Cerchiamo giustizia per due giovani cristiani innocenti. Il gruppo Tehrik e Labaik sembra aver preso il caso molto seriamente e violentemente e agisce in maniera minacciosa. Non ci lasceremo intimorire ma abbiamo bisogno del sostegno e della preghiera di tanti".
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ASIA/PAKISTAN - Due giovani cristiani incriminati con false accuse di blasfemia, per l'intervento di un gruppo estremista

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/02/2021 - 12:40
Lahore - Due giovani cristiani sono stati incriminati per blasfemia, accusati di aver predicato il cristianesimo a giovani musulmani e di aver disonorato pubblicamente l'islam, il Corano e il Profeta Maometto al Model Town Park di Lahore. I due sono Haroon Ayub Masih di 25 anni e Salamat Mansha Masih di 30 anni, membri di una comunità cristiana evangelica. L'arresto di uno degli imputati è avvenuto subito dopo che Haroon Ahmad, un uomo musulmano, ha presentato denuncia alla stazione di polizia di Model Town contro i due giovani il 13 febbraio scorso, contestando la violazione delle "leggi sulla blasfemia", ovvero l'articolo 295 ai commi "a", "b" e "c" del Codice penale del Pakistan.
Secondo il denunciante, i due Haroon Ayub Masih e Salamat Mansha Masih si sono avvicinati a un gruppo di persone musulmane iniziando a predicare il cristianesimo e consegnando loro un libro in lingua urdu intitolato "Zindagi ka Paani" . Il musulmano Haroon Ahmad nel primo rapporto di indagine dice: "I due uomini hanno iniziato a commettere blasfemia disonorando il Profeta Maometto, dicendo che era un vagabondo, che si è sposato per aumentare la sua generazione mentre Gesù non si è sposato e ha proclamato la verità". Aggiunge il rapporto, pervenuto a Fides : "Hanno detto che la Torah e i Vangeli sono libri veri e il Sacro Corano non dice la verità, hanno continuato a disonorare l'Islam, ferendo le nostre emozioni e sentimenti religiosi apertamente e pubblicamente ”. Il denunciante afferma inoltre: “Gli uomini cristiani hanno commesso blasfemia disonorando il Profeta Muhammad, il Sacro Corano e l'Islam. Vi chiedo di punire i due e la casa editrice secondo le leggi sulla blasfemia, per aver pubblicato e stampato questa letteratura ”.
La polizia ha avviato un procedimento ai sensi delle leggi sulla blasfemia 295 al comma "A" che incrimina "atti deliberati o dolosi volti a oltraggiare i sentimenti religiosi di qualsiasi persona, insultando la sua religione e credenze religiose", che prevede 10 anni di reclusione o multa; si cita poi il comma 295 B cioè "aver vilipeso il Sacro Corano" per il quale la pena è la reclusione a vita; e si formulano accuse secondo il 295 C per aver "usato osservazioni dispregiative, pronunciate, scritte direttamente o indirettamente che offendono il nome del Profeta Maometto o altri profeti" per cui è prevista la pena di morte obbligatoria.
Uno dei due cristiani, Salamat Mansha Masih, è stato arrestato dalla polizia mentre Haroon Ayub Masih è riuscito a fuggire e anche la sua famiglia si è nascosta.
L'avvocato cristiano Aneeqa Maria Anthony, responsabile della Ong "The Voice", che ha assunto la difesa legale di Haroon Ayub Masih, così chiarisce all'Agenzia Fides l'accaduto, rifendendo quanto ha raccontato Haroon Masih: "Stavamo studiando e discutendo per conto nostro del Nuovo Testamento, quando alcuni giovani di passaggio si sono fermati per ascoltare cosa stavamo dicendo. Dopo aver sentito che stavamo parlando della Bibbia, hanno chiesto informazioni e allora abbiamo dato loro un piccolo libro chiamato 'Acqua della vita' con alcuni estratti dal Nuovo Testamento. Non c'è niente di blasfemo in quel libro. Uno di loro ci ha chiesto di smettere di leggere e parlare della Bibbia in un luogo aperto, poiché non sarebbe consentito. Siamo rimasti scioccati nel sentire questo, perché non li abbiamo invitati ad ascoltarci. Abbiamo detto loro di non interferire poiché stavano , secondo i nostri diritti di cittadini, semplicemente parlando tra noi. A quel punto il confronto è diventato una discussione accesa e abbiamo preferito abbandonare il luogo".
Prosegue l'avvocato: "Alcuni dei giovani musulmani, però, hanno preso Salamat e lo hanno portato al responsabile della sicurezza del parco, accusandolo proditoriamente i due di aver predicato il cristianesimo e aver bestemmiato contro l'islam, ma questo è del tutto falso. Così lo hanno portato alla polizia ed è scattata la denuncia". Haroon Masih ha dichiarato: "Leggo la Bibbia con i miei fratelli, serviamo Dio in diversi luoghi del Pakistan. Non ho mai parlato contro nessuna religione. Rispetto il Profeta Maometto ”.
L'avvocato Anthony riferisce un altro aspetto delicato: la denuncia è registrata è firmata da Haroon Ahmad che non era presente sul luogo , non è un testimone oculare dei fatti, ma che è membro del movimento estremista "Tehrik-e Labaik", che ha voluto assumersi la responsabilità di accusare i due cristiani, affermando di "voler continuare a proteggere l'Islam da ogni male".
L'avvocato informa che la prima udienza sul caso è prevista il 24 febbraio e che, intanto ha ottenuto una cauzione provvisoria per Haroon Ayub Masih. E conclude: "Cerchiamo giustizia per due giovani cristiani innocenti. Il gruppo Tehrik e Labaik sembra aver preso il caso molto seriamente e violentemente e agisce in maniera minacciosa. Non ci lasceremo intimorire ma abbiamo bisogno del sostegno e della preghiera di tanti".
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AMERICA/CILE - Una Quaresima di conversione, purificazione e speranza

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/02/2021 - 10:58
Santiago – Nel suo messaggio per la Quaresima, il Comitato Permanente della Conferenza Episcopale del Cile sottolinea l’imposizione delle ceneri con cui inizia questo tempo liturgico, invitando a partecipare di persona o da remoto, secondo le disposizioni relative alla pandemia, "per vivere questo profondo segno di umiltà senza minacciare la nostra salute o quella degli altri". Questo tempo di conversione ci invita a rinnovare la nostra fede e la nostra speranza, è anche un tempo di purificazione e penitenza per il dolore causato con i nostri peccati. "I Pastori della Chiesa chiedono ancora una volta perdono a Dio e ai nostri fratelli e sorelle che sono stati abusati, maltrattati, esclusi o ignorati da alcuni dei loro ministri”.
“L'ultimo anno è stato difficile per tutti – scrivono i Vescovi -. La pandemia di Covid-19 ha evidenziato la nostra fragilità; dobbiamo piangere i gravi danni alla salute di molte persone, tra cui molte che hanno perso la vita; abbiamo anche subito le sue gravi conseguenze sociali che diventano più drammatiche tra i più vulnerabili”. Invitano tuttavia a ringraziare Dio “per le innumerevoli espressioni di solidarietà fraterna, carità e vicinanza, nonché per l'impegno professionale di coloro che lavorano al servizio dei malati negli ospedali e nei centri sanitari. Ringraziamo anche sacerdoti, diaconi, religiose, religiosi e laici che hanno cercato di accompagnare con i sacramenti, la preghiera e il conforto in questo momento di incertezza.”
I Vescovi lamentano anche gli atti di violenza che continuano a verificarsi nella società cilena, con la perdita di vite umane, aggressioni a persone, case, luoghi pubblici e persino luoghi di culto di diverse confessioni religiose. Aumenta significativamente la migrazione nel nord del paese, di persone provenienti da nazioni con un'enorme crisi sociale e politica. Alcune manifestazioni climatiche di insolita intensità, hanno causato gravi danni alle famiglie che hanno perso le loro case, le attività agricole ed economiche, portando incertezza e insicurezza.
“In questo insieme di situazioni, molte persone si chiedono cosa ci sta dicendo il Signore? Cosa possiamo fare per vivere il nostro status di cristiani in questo momento?” I Vescovi rispondono: “Meditare con cuore sincero la Parola di Dio, fonte permanente di salvezza e luce, per il discernimento quotidiano, riveste una particolare importanza in questo tempo liturgico della Quaresima”. Ricordano quindi la preghiera personale e comunitaria, che è sempre un modo sicuro per scoprire la volontà di Dio. "Non smettiamo mai di pregare incessantemente per il dono della vita e della salute, della giustizia e della pace" aggiungono, e citano il Messaggio di Quaresima 2021 di Papa Francesco: "la via della povertà e della privazione , lo sguardo e i gesti dell'amore verso l'uomo ferito e il dialogo filiale con il Padre ci permettono di incarnare fede sincera, speranza viva e carità attiva".
Questo tempo complesso che stiamo vivendo ha portato vari tipi di privazione a molti, gli sprechi non hanno posto in una società che cerca di superare le sue disuguaglianze, e “la Quaresima ci dà la possibilità di tornare all'essenziale della nostra vita di credenti, mettendo Cristo al centro". Quindi esortano: "Dobbiamo rinnovarci in atteggiamenti di speranza! La possibilità di accedere a uno dei vaccini contro il Covid-19 ci apre una finestra di speranza per avviare il processo di superamento di questa grave pandemia”. Tutti sono invitati a vaccinarsi, perché “non c’è alcun motivo ragionevole per sospettare che i vaccini siano dannosi o che il loro uso possa essere soggetto a divieti morali.”
Infine i Vescovi cileni ricordano che inizia un anno di importanti decisioni per la vita del Paese "in cui ogni connazionale deve essere protagonista", chiamando a partecipare attivamente e ad essere informati su ciò che riguarda le elezioni, i progetti e i programmi dei candidati. "Come la Quaresima è un cammino per credere e testimoniare un tempo nuovo – concludono -, aiutiamoci con i nostri atteggiamenti personali, familiari e civili perché le giovani generazioni continuino a credere nel Cile e nei valori umani e cristiani che nel corso della storia hanno ispirato la nostra società".
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ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo Sako: è sbagliato pretendere che la visita del Papa risolva tutti i nostri problemi

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/02/2021 - 10:57
Baghdad – Papa Francesco “non viene in Iraq per risolvere tutti i problemi” delle comunità cristiane locali. Non dipende certo da lui riportare in Iraq “i cristiani che sono emigrati all’estero”, o “recuperare le loro proprietà usurpate”. Spetta piuttosto al governo iracheno “creare le condizioni per il ritorno”. Così il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako ha voluto rispondere con un comunicato ufficiale a quelle da lui stesso indicate come “critiche messe in circolo attraverso i social media” alla imminente visita papale in Iraq, in programma dal 5 all’8 marzo. Nel breve comunicato, diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato caldeo, il Patriarca ha preso atto che il Papa “non potrà visitare tutti i santuari”, ma nel contempo ha messo in evidenza la forte portata simbolica dei luoghi toccati dalla visita papale – compresi Ur, Najaf, Mosul e Quaraqosh – da dove il vescovo di Roma potrà diffondere “parole di amore, fratellanza, riconciliazione, tolleranza e rispetto per la vita, la diversità e il pluralismo”.
Intanto, in questi giorni, il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, continua a incontrare rappresentanti di istituzioni, forze politiche e raggruppamenti sociali e religiosi, tutti desiderosi di esprimere interesse e compiacimento per la prossima visita papale. Tra gli altri, il Patriarca ha ricevuto anche una delegazione dell’Alleanza politica sciita al Hikma
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AFRICA/SUD SUDAN - Aumentano i contagi da Coronavirus: la polizia emana sanzioni anche per le celebrazioni religiose

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/02/2021 - 10:38
Bor - I continui assembramenti dovuti alle riunioni pubbliche in occasione di eventi, comprese le funzioni religiose domenicali, hanno causato l’intervento delle autorità della polizia di Bor, capitale dello stato di Jonglei, situato nell’est del paese. A causa della mancata adesione alle misure di prevenzione previste contro il Covid durante le funzioni religiose, le autorità hanno ammonito le chiese di severe sanzioni contro quanti verranno trovati in condizione di violazione.
Alla fine del mese scorso, in seguito ad una nuova ondata di contagi da Coronavirus, la National Taskforce sul Covid-19, ha emesso un ordine che vieta tutte le forme di incontri sociali fino al 3 marzo. In una dichiarazione ad una emittente locale, il portavoce della polizia di stato, John Mawut Ngangha, ha affermato di aver applicato misure preventive contro il Coronavirus nei luoghi di culto già dalla scorsa settimana. Mawut ha sottolineato che oltre a far rispettare il divieto del governo la Taskforce è impegnata a garantire educazione sanitaria sul Covid-19.
“Come forze di polizia, siamo impegnati a rafforzare l'ordine governativo che vieta ogni forma di raduno sociale. Domenica ho assistito alla funzione presso la Nigel Church, le persone osservavano il distanziamento sociale ed erano radunate in preghiera sotto gli alberi” ha detto Mawut.
La reazione degli abitanti di Bor non ha tardato ad arrivare. I cittadini si sono detti consapevoli della pandemia ma di non essere sempre in grado di attenersi ai protocolli di prevenzione a causa delle difficoltà logistiche e strutturali.
Il vescovo James Deng, della chiesa episcopale del Sud Sudan, diocesi di Makuac, ha detto che "le funzioni domenicali proseguono" , sottolineando che Dio è l'unico faro di speranza per il sud sudanese. “Non vedo motivo per cui le chiese dovrebbero essere chiuse visto che luoghi di assembramento come i mercati sono sempre congestionati. Come Chiesa, crediamo, che sconfiggeremo questo virus anche con la preghiera”, ha detto il vescovo Deng. “Non siamo contro il governo - ha sottolineato. La pandemia esiste ma non c'è bisogno di vietare l'apertura delle chiese. Oltre a predicare il Vangelo educhiamo le persone a detergere le mani e osservare le pratiche di igiene e il distanziamento sociale, sebbene vi sia carenza di disinfettanti”.
Il mese scorso il direttore sanitario del Bor State Hospital, attraverso le stazioni radio locali, ha avviato la formazione sull'educazione sanitaria sul virus, anche se le tradizioni e gli sfollamenti causati dalle inondazioni e dalle difficoltà economiche rendono difficile l'adesione alle misure COVID-19.
Dall’inizio di questa settimana il Paese ha registrato 148 nuovi casi, portando il numero totale di contagi registrati a 5.710.
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AMERICA/PERU' - Emergenza sociale e sanitaria: centinaia di migranti provenienti dal Brasile bloccati alla frontiera

Fides IT - www.fides.org - qua, 17/02/2021 - 09:35
Puerto Maldonado – Il Vicario Apostolico di Puerto Maldonado ha rivolto un appello alle autorità governative per quanto accade alla frontiera con il Brasile: dopo l'arrivo di più di 300 migranti, nella maggioranza provenienti da Haiti, il ponte che segna il passaggio di frontiera fra Acre e Madre de Dios è diventato luogo di una vera emergenza sociale e sanitaria, dovuta alla chiusura per legge stabilita dalle misure sanitarie.
"Riteniamo che si debba fornire una soluzione immediata a questa situazione per evitare che si scateni un grave conflitto sociale" ha sottolineato il Vicariato nel suo comunicato pubblicato sui social network e sui media locali, e inviato anche a Fides. "I nostri operatori pastorali al confine tra Brasile e Perù riferiscono che attualmente ci sono circa 380 migranti, per lo più haitiani, ma provenienti anche da Senegal, Burkina Faso, Pakistan, Bangladesh e India, che devono entrare in Perù per andare nella regione di Tumbes, al confine con l'Ecuador, e da lì raggiungere le rispettive destinazioni” si legge nel comunicato.
“Tra i migranti ci sono donne incinte, minori e donne che allattano con i loro figli – prosegue il testo -. Infatti, domenica 14 febbraio, il comune brasiliano di Assis, ha inviato un'equipe medica per verificare lo stato di salute dei più vulnerabili alla frontiera e curare i casi che ne avevano bisogno".
"A Iñapari - informa il comunicato -, il governo regionale di Madre de Dios dispone delle infrastrutture necessarie per sottoporre tutti i migranti al test PCR molecolare e, in questo modo, garantire che questa azione umanitaria venga svolta con successo senza mettere a rischio la salute pubblica nazionale”.
“Esortiamo le autorità governative regionali e nazionali, e soprattutto la Cancelleria della Repubblica, a trovare la formula che consenta di rispondere immediatamente a questa emergenza, evitando un grave conflitto sociale che si aggiunge ai gravi problemi che già abbiamo" conclude il messaggio del Vicario Apostolico, che teme anche il rischio di un conflitto sociale con i residenti del luogo, dovuto al numero elevato di migranti perché vanno crescendo di giorno in giorno.

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VATICANO - Papa Francesco commemora i martiri di Libia, morti confessando il nome di Gesù: “hanno ricevuto il dono più grande che possa ricevere un cristiano”

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/02/2021 - 12:47
Roma – I 21 martiri di Libia trucidati dai jihadisti di Daesh su una spiaggia non lontana da Sirte “morivano dicendo: “Signore Gesù!”, confessando il nome di Gesù” mentre venivano sgozzati. Così “hanno ricevuto il dono più grande che possa ricevere un cristiano: la testimonianza di Gesù Cristo fino a dare la vita”. Per questo adesso “Sono i nostri Santi, Santi di tutti i cristiani, Santi di tutte le confessioni e tradizioni cristiane. Sono coloro che hanno imbiancato la loro vita nel sangue dell’Agnello”, mentre erano parte “del popolo di Dio, del popolo fedele di Dio”. Con queste parole Papa Francesco ha fatto memoria dei 21 emigrati cristiani – 20 egiziani copti ortodossi e un loro compagno di lavoro ghanese – decapitati dagli affiliati dello Stato Islamico nel febbraio del 2015. Il Vescovo di Roma ha affidato le sua commemorazione personale dei martiri di Libia al Videomessaggio alla “Giornata dei Martiri contemporanei”, organizzata dalla Diocesi copta ortodossa di Londra in occasione del VI anniversario del massacro. All'iniziativa, svoltasi in forma di webinar, hanno preso parte, tra gli altri anche il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, l’Arcivescovo Canterbury Justin Welby e il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
Nel suo Videomessaggio, Papa Francesco ha confidato di custodire nel proprio cuore la memoria del febbraio 2015: “Ho nel cuore quel battesimo di sangue, questi ventuno uomini battezzati cristiani con l’acqua e lo Spirito, e quel giorno battezzati anche con il sangue”. Il Successore di Pietro ha anche sottolineato come l’esperienza del martirio abbia raggiunto quei battezzati nell’ordito delle loro vite ordinarie: “Sono andati a lavorare all’estero per sostenere le loro famiglie: uomini normali, padri di famiglia, uomini con il desiderio di avere dei figli; uomini con la dignità dei lavoratori, che non solo cercano di avere pane a casa loro, ma di portarlo a casa con la dignità del lavoro. E questi uomini hanno dato testimonianza di Gesù Cristo. Sgozzati dalla brutalità dell’Isis, “morivano dicendo: “Signore Gesù!”, confessando il nome di Gesù”. Nella vicenda dei martiri di Libia – ha suggerito Papa Francesco con il suo intervento – si rivela in maniera luminosa quale è la natura e la sorgente propria del martirio nell’esperienza cristiana: “È vero” ha fatto notare il Papa “che c’è una tragedia, che questa gente ha lasciato la vita sulla spiaggia; ma è vero anche che la spiaggia è stata benedetta dal loro sangue. Ancora di più è vero che dalla loro semplicità, dalla loro fede semplice ma coerente hanno ricevuto il dono più grande che possa ricevere un cristiano: la testimonianza di Gesù Cristo fino a dare la vita”. Per questo la Chiesa non si è mai “lamentata” dei suoi martiri, e li ha sempre celebrati come coloro che applicano alla propria generazione i meriti della passione di Cristo. Anche Papa Francesco, nel suo Videomessaggio, ha reso grazie a “Dio nostro Padre perché ci ha dato questi fratelli coraggiosi. Ringrazio lo Spirito Santo” ha proseguito il Papa “perché ha dato loro la forza e la coerenza di arrivare alla confessione di Gesù Cristo fino al sangue. Ringrazio i vescovi, i preti della Chiesa sorella copta che li ha allevati, ha loro insegnato a crescere nella fede. E ringrazio le mamme di questa gente, di questi ventuno uomini che hanno ‘allattato’ in loro la fede: sono le mamme del popolo santo di Dio che trasmettono la fede ‘in dialetto’, un dialetto che va oltre le lingue, il dialetto delle appartenenze”. Concludendo il suo intervento, il Vescovo di Roma ha confermato la sua comunione spirituale con i Vescovi presentri e con tutto il “santo popolo fedele di Dio che nella sua semplicità, con la sua coerenza e le incoerenze, con le grazie e i peccati, porta avanti la confessione di Gesù Cristo: Gesù Cristo è il Signore”.
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EUROPA - In quaresima le Chiese d’Europa in preghiera per le vittime della pandemia

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/02/2021 - 12:31
St. Gallen - Dal Mercoledì delle Ceneri, e per tutto il tempo di Quaresima, i Presidenti delle Conferenze Episcopali del continente europeo invitano a pregare per le vittime della pandemia. Come informa la nota inviata all’Agenzia Fides, in molte occasioni, i Vescovi dell’Europa intera hanno unito la loro voce a quella di Papa Francesco per ribadire la vicinanza della Chiesa a tutti coloro che lottano a causa del coronavirus: le vittime e le loro famiglie, i malati e gli operatori sanitari, i volontari e tutti coloro che sono in prima linea in questo momento così delicato.
Ora, per tutto il tempo di Quaresima, lanciano una rete di preghiera, una catena eucaristica, per le oltre 770.000 persone che in Europa sono morte a causa del Covid-19. “Abbiamo valutato insieme l’opportunità, anzi il dovere di ricordare nella Santa Messa, le vittime, le tantissime vittime della pandemia – dichiara il Cardinale Bagnasco, Presidente del CCEE per lanciare questa iniziativa –. Ogni Conferenza Episcopale d’Europa si è impegnata nell’organizzazione di almeno una Messa: sarà come creare una catena di preghiera, una catena eucaristica in memoria e in suffragio di tante persone. In questa preghiera vogliamo anche ricordare le famiglie che hanno subito dei lutti e tutti coloro che ancora in questo momento sono colpiti dal morbo e sono incerti sulla propria vita”.
L’iniziativa, che vedrà coinvolte tutte le Conferenze Episcopali d’Europa secondo un preciso calendario, vuole offrire un segno di comunione e di speranza per l’intero Continente: “noi vescovi d’Europa – aggiunge il Presidente del CCEE – siamo tutti uniti accanto alle nostre comunità cristiane, ai nostri sacerdoti, grati a tutti coloro che continuano a dedicarsi alle persone più bisognose, per sostenere con la nostra parola e soprattutto con la nostra preghiera il loro impegno affinché possiamo guardare insieme ad un futuro migliore”.
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ASIA/INDIA - Rituali e preghiere indù obbligatori nelle scuole statali e private: la protesta dei cristiani

Fides IT - www.fides.org - ter, 16/02/2021 - 11:19
New Delhi - Nel territorio federale "Dadra e Nagar Haveli e Daman e Diu", nell'India occidentale, in tutte le scuole gli alunni di ogni ordine e grado dovranno celebrare il Vasant Panchami venerando la dea indù Saraswati . E' quanto dispone una circolare emessa dalle autorità e inviata a tutte le scuole, che ha creato disagi tra docenti e studenti che non sono di religione indù e negli istituti privati.
Come appreso dall'Agenzia Fides, lo "United Christian Forum" , organizzazione che promuove i diritti umani e civili, ha fatto appello al governo affinché ritiri la direttiva che ordina di adorare le divinità indù. “La comunità cristiana di Dadra e Nagar Haveli e Daman e Diu soffre per la direttiva”, ha detto a Fides A. C. Michael, coordinatore nazionale di UCF.
Secondo la circolare, tutte le scuole governative e private - incluse quelle cristiane - devono organizzare ll programma della festività, rendendo omaggio alla divinità e poi presentare un rapporto di conformità insieme alle fotografie entro il 17 febbraio. La direttiva include la recita di formule di preghiere indù e lo svolgimento di rituali indù in tutte le scuole.
La comunità cristiana vede l'attuale ordinanza come "un modo per limitare la pratica della propria fede e come una violazione della propria libertà, così come del diritto di amministrare le proprie istituzioni", sottolinea Michael, leader laico cattolico. La condotta dell'amministrazione - afferma - "lede gravemente la libertà di religione e la libertà di istituire e amministrare istituzioni educative, prerogative tutelate dalla Costituzione indiana, a garanzia di tutte le minoranze religiose".
“La comunità cristiana, amante della pace, prega perché l'India continui a prosperare e perché il tessuto secolare della nostra terra pluralista rimanga intatto. A nome della comunità, lo United Christian Forum chiede all'Amministrazione e alla Direzione dell'Istruzione di ritirare immediatamente questa circolare ”, nota Michael.
Due anni fa, la stessa amministrazione aveva tentato di cancellare il Venerdì Santo come festività ufficiale: la comunità cristiana si era rivolta all'Alta Corte di Bombay ed era riuscita a far revocare l'ordine.
È pertinente notare che in India l'ethos secolare pone al governo un limite costituzionale nel dare trattamento preferenziale a qualsiasi religione. Nella storica sentenza "S.R. Bommai vs Union of India" la Corte Suprema ha dichiarato che "la tolleranza religiosa e la parità di trattamento di tutti i gruppi religiosi, la protezione della loro vita e della proprietà e dei luoghi di culto, sono parte essenziale della laicità sancita nella Costituzione "
I cristiani indiani ricordano oggi che, durante la lotta per la libertà e l'indipendenza dell'India, il loro apporto è ben documentato, mentre anche nella fase post-indipendenza essi hanno avuto un ruolo importante nella costruzione della nazione, fornendo un prezioso contributo alle forze armate, alle ferrovie, all'assistenza sanitaria e all'istruzione scolastica e universitaria.


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