AMERICA/ARGENTINA - Vescovo e sacerdoti chiedono maggiore sicurezza contro la violenza che colpisce anche le parrocchie

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/03/2021 - 11:03
Buenos Aires – Il Vescovo della diocesi di San Justo , Mons. Eduardo Horacio García, e i sacerdoti diocesani hanno chiesto maggiore sicurezza in una lettera al sindaco di La Matanza, Fernando Espinoza, e al capo della sede dipartimentale di La Matanza, il commissario capo Walter Fernández Mamani.
Il Vescovo e i sacerdoti di Matanzas hanno avvertito che il problema dell'insicurezza "è peggiorato negli ultimi mesi" e che quasi quotidianamente si sentono fatti di rapine, stupri e morti per atti criminali in questo quartiere della periferia di Buenos Aires.
"Per tutto questo vi chiediamo di disporre i mezzi necessari per un reale controllo della criminalità, nello stesso tempo in cui preghiamo per voi chiedendo al Signore di proteggervi nel vostro nobile compito di dare sicurezza e tranquillità a bambini, donne, uomini, anziani, famiglie e parrocchie del nostro quartiere", si legge nella lettera pervenuta a Fides.
Nella missiva si stila anche un elenco delle parrocchie che hanno subito furti e violenze: San Pío X, Stella Maris, Catedral, María Auxiliadora, San Alberto, San Roque IC, San Pantaleón, e altre ancora. In seguito a questa grave situazione, in alcuni orari si devono chiudere completamente le parrocchie.
Per avere una idea della situazione di violenza che vive la periferia di Buenos Aires, basta scorrere i giornali delle ultime settimane: non c'è un giorno in cui non si legga di "femminicidio brutale", "omicidio", "molestie", "stupro", "Morte", ecc. Le donne sono quelle più a rischio in questa violenza brutale, donne giovanissime sono state violentate o assassinate. Secondo i dati del "Observatorio Lucia Perez", solo nei primi mesi del 2021 ci sono stati 59 femminicidi, fino al 21 febbraio.

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AMERICA/ARGENTINA - Vescovo e sacerdoti chiedono maggiore sicurezza contro gli atti quotidiani di violenza che colpiscono anche le parrocchie

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/03/2021 - 11:03
Buenos Aires – Il Vescovo della diocesi di San Justo , Mons. Eduardo Horacio García, e i sacerdoti diocesani hanno chiesto maggiore sicurezza in una lettera al sindaco di La Matanza, Fernando Espinoza, e al capo della sede dipartimentale di La Matanza, il commissario capo Walter Fernández Mamani.
Il Vescovo e i sacerdoti di Matanzas hanno avvertito che il problema dell'insicurezza "è peggiorato negli ultimi mesi" e che quasi quotidianamente si sentono fatti di rapine, stupri e morti per atti criminali in questo quartiere della periferia di Buenos Aires.
"Per tutto questo vi chiediamo di disporre i mezzi necessari per un reale controllo della criminalità, nello stesso tempo in cui preghiamo per voi chiedendo al Signore di proteggervi nel vostro nobile compito di dare sicurezza e tranquillità a bambini, donne, uomini, anziani, famiglie e parrocchie del nostro quartiere", si legge nella lettera pervenuta a Fides.
Nella missiva si stila anche un elenco delle parrocchie che hanno subito furti e violenze: San Pío X, Stella Maris, Catedral, María Auxiliadora, San Alberto, San Roque IC, San Pantaleón, e altre ancora. In seguito a questa grave situazione, in alcuni orari si devono chiudere completamente le parrocchie.
Per avere una idea della situazione di violenza che vive la periferia di Buenos Aires, basta scorrere i giornali delle ultime settimane: non c'è un giorno in cui non si legga di "femminicidio brutale", "omicidio", "molestie", "stupro", "Morte", ecc. Le donne sono quelle più a rischio in questa violenza brutale, donne giovanissime sono state violentate o assassinate. Secondo i dati del "Observatorio Lucia Perez", solo nei primi mesi del 2021 ci sono stati 59 femminicidi, fino al 21 febbraio.

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AMERICA/GUATEMALA - Il 23 aprile la beatificazione dei martiri di Quiché: 3 sacerdoti missionari e 7 laici “fedeli testimoni di Dio”

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/03/2021 - 10:50
Città del Guatemala - La celebrazione della Beatificazione di dieci martiri della diocesi guatemalteca di Quiché si svolgerà a Santa Cruz del Quiché il 23 aprile 2021. Annunciando la solenne circostanza, i Vescovi del Guatemala hanno pubblicato un messaggio in cui ripercorrono la storia di questa terra, bagnata dal sangue di tanti martiri, "fedeli testimoni di Dio" e del suo Vangelo, impegnati perché la comunità e la società fossero costruite secondo i valori del Regno.
Il 23 gennaio 2020 Papa Francesco aveva autorizzato la pubblicazione dei decreti che riconoscono il martirio di 3 sacerdoti e 7 laici, tra cui un ragazzo di 12 anni, uccisi in odio alla fede tra il 1980 e il 1991. Erano spinti unicamente dall’amore a Dio e ai fratelli più poveri, in un periodo di persecuzione della Chiesa e di violenza contro tutta la popolazione. I loro nomi si aggiungono alle centinaia di altri testimoni, noti e sconosciuti, che hanno fecondato con il loro sangue questa terra .
I tre sacerdoti sono Missionari del Sacro Cuore di Gesù, tutti nati in Spagna. Padre José María Gran Cirera fu inviato in Guatemala nel 1975, dove si impegnò con i poveri e gli indigeni. Venne assassinato il 4 giugno 1980 insieme al sacrestano e catechista Domingo del Barrio Batz, anche lui tra i nuovi beati, mentre rientravano da una visita pastorale ad alcuni villaggi. Padre Faustino Villanueva Villanueva nel 1959 fu inviato in Guatemala, dove ebbe incarichi pastorali in diverse parrocchie della diocesi di Quiché. Fu assassinato il 10 luglio 1980. Padre Juan Alonso Fernández fu inviato in Guatemala nel 1960, lo stesso anno della sua ordinazione. Dal 1963 al 1965 fu missionario in Indonesia. Tornato in Guatemala, fondò la parrocchia di S. Maria Regina a Lancetillo. Fu torturato e assassinato il 15 febbraio 1981.
Insieme a loro verranno beatificati 7 laici, oltre a Domingo del Barrio Batz, sposato, ucciso insieme a padre Cirera, ci sono Juan Barrera Méndez, 12 anni, membro dell’Azione Cattolica;
Tomás Ramírez Caba, sposato, sacrestano; Nicolás Castro, catechista e ministro straordinario della Comunione; Reyes Us Hernández, sposato, impegnato nelle attività pastorali; Rosalío Benito, catechista e operatore pastorale; Miguel Tiu Imul, sposato, direttore dell’Azione Cattolica e catechista.
Nel loro messaggio che porta la data del 21 marzo, i Vescovi del Guatemala ricordano che “nel corso della storia della Chiesa, in tempi e circostanze differenti, uomini e donne, fedeli discepoli del Signore, hanno versato il loro sangue fino alla morte. Con il sacrificio della propria vita, hanno suggellato le convinzioni più profonde che hanno animato la loro vita: vivere come Gesù, dare la loro esistenza per gli altri e partecipare al loro destino. Destino di persecuzione e morte.”
Nella storia recente del Guatemala, nel 2017 sono stati beatificati altri quattro martiri, che “negli anni del conflitto armato interno, hanno versato il loro sangue perché erano convinti che non ci fosse amore più grande che dare la vita per gli altri, soprattutto quando la Chiesa cattolica ha insistito per difendere i valori del Regno, proclamati dal Signore Gesù.: la difesa della dignità umana, il rispetto della vita, la giustizia sociale e la difesa dei più deboli e vulnerabili”.
“Ora – proseguono -, il Signore ci offre nuovamente l'opportunità di lodarlo e ringraziarlo poiché il prossimo 23 aprile saremo testimoni della Beatificazione dei Martiri della Diocesi di Quiché”. Nel messaggio i Vescovi ricordano che nella diocesi di Quiché l’evangelizzazione si intensificò negli anni 40 del secolo scorso, coinvolgendo molti uomini e donne per Dio, per la Chiesa e per la società. La loro vita era contrassegnata dalla fede, dalla carità e dalla preghiera, la stessa fede nella Risurrezione che diede loro la forza di affrontare le sofferenze e la morte. “La loro testimonianza e il loro esempio ci aiutano a confermare la nostra fede nella risurrezione di Cristo e ci offrono l'opportunità di onorarli perché anche loro hanno dato la vita per i propri nemici. Il ricordo della loro vita e delle loro opere riafferma la speranza che si deve morire per vivere e che non c'è amore più grande che dare la vita per gli altri”.
La vita dei nuovi beati è caratterizzata dalle loro opere, proseguono i Vescovi, in quanto erano convinti che il cristiano non può disinteressarsi della realtà in cui vive o chiudersi in un individualismo egoista, sordo alle grandi necessità del suo popolo e delle sue comunità. Furono promotori di giustizia, costruttori di pace, artigiani del bene comune, difensori della persona e dei suoi diritti, annunciatori del Vangelo e costruttori appassionati del Regno di Dio, con una totale fiducia in Cristo, che gli dava forza per affrontare prove, umiliazioni e calunnie.
“Mentre li contempliamo come martiri della Chiesa, un canto di gratitudine e di lode esce dai nostri cuori – conclude il messaggio -. Benedetto è il sangue versato da questi nostri fratelli, perché loro, con la loro testimonianza, ci hanno mostrato cosa significa amare Gesù Cristo… Beati i martiri di un popolo indigeno benedetto dalla fede in Gesù Cristo, perché ci hanno mostrato fino a che punto può arrivare la dedizione di un catechista o di un missionario. Dio è stato grande con noi perché in mezzo alla violenza incontrollabile di quegli anni terribili brillavano luce e speranza, e oggi si raccolgono i frutti della fedeltà e della santità della loro testimonianza”.
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AFRICA/UGANDA - Giornata Mondiale contro la Tubercolosi: il Covid-19 rallenta la lotta contro la ‘malattia della povertà’ ma ci sono messaggi di speranza

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/03/2021 - 10:45
Moroto - Nell’anno del Covid-19 in Uganda si verificano spesso problemi legati alla lotta a virus e malattie infettive come la tubercolosi, che ancora oggi nel mondo è una delle più letali. Sono infatti 10 milioni i malati nel mondo e 1,4 milioni di morti registrati solo nel 2019. Il 25% dei nuovi casi ogni anno è in Africa e l’arrivo della pandemia nell’ultimo anno ha messo a dura prova i sistemi sanitari anche in questo continente.
“Con il Covid-19 abbiamo temuto di vedere il lavoro di anni rovinato per sempre – racconta all’Agenzia Fides Simone Cadorin, capo progetto di Medici con l’Africa Cuamm a Moroto -. Il governo infatti un anno fa ha bloccato i trasporti pubblici, imposto un coprifuoco, e vietato gli spostamenti: il timore era che le persone non venissero più in ospedale per le visite mensili e per ritirare i farmaci.”
“D’accordo con le autorità locali – spiega Cadorin - abbiamo sviluppato, nel pieno dell’emergenza, un supporto di assistenza porta a porta per i pazienti, visitandoli e distribuendo i farmaci a domicilio, in un’area rurale, con popolazioni semi nomadi. Non solo abbiamo mantenuto i pazienti in trattamento, ma abbiamo anche migliorato di molto i risultati, passando dal 36% di terapie concluse con successo nel 2019, all’85% nel 2020 e portando il tasso di abbandono dal 42% all’11%. Inoltre negli ultimi mesi le misure di lockdown per il Coronavirus nel Paese sono state allentate e i pazienti ora vengono da soli ai centri di salute, ma continuiamo a mantenere un contatto con ciascuno di loro attraverso i ‘village health team’, che seguono i pazienti a casa, si assicurano che prendano regolarmente i medicinali e forniscono aiuto psicologico e supporto sociale a famiglie e pazienti”.
In Karamoja il Cuamm porta avanti due progetti di lotta alla Tbc e, in occasione della Giornata Mondiale contro la Tubercolosi, che si celebra oggi, 24 marzo, l’organizzazione si è unita all’appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità , secondo cui “Il tempo sta scadendo”, se vogliamo porre fine alla Tubercolosi.
Inoltre il Cuamm si è fortemente impegnato a combattere le false notizie legate al Covid-19 con attività di formazione per il personale sanitario e di sensibilizzazione nei villaggi in Uganda, come negli altri sette paesi in cui è presente. Molti hanno smesso di andare in ospedale per il timore di essere contagiati, con il risultato che molte donne rischiano la vita partorendo a casa, e molti bambini non vengono vaccinati contro le malattie più comuni. L’approccio ‘porta a porta’ sviluppato in Karamoja ha dimostrato invece che parlando con le comunità e ascoltando i loro bisogni e le loro paure si può dare continuità ai progetti e fornire assistenza sanitaria a chi ha più bisogno.
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EUROPA/ITALIA - Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, modello per tutta la Chiesa in uscita missionaria

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/03/2021 - 10:27
Roma – "In riconoscimento di questo importante anniversario, il 150° anniversario della proclamazione di Sant’Alfonso come Dottore della Chiesa, Papa Francesco ci ha inviato un messaggio in cui propone sant’Alfonso, come ‘modello per tutta la Chiesa in uscita missionaria’. Il Santo Padre ci invita, come Sant’Alfonso, ad andare incontro come fratelli e sorelle ai membri più fragili della nostra società. Ciò comporta lo sviluppo di una riflessione teologica morale e di un’azione pastorale capace di impegnarsi per il bene comune radicato nell’annuncio del kerygma, e che offre una parola decisiva in difesa della vita, verso il creato e la fratellanza”. Lo scrive il Superiore generale della Congregazione del Santissimo Redentore, padre Michael Brehl, C.Ss.R. in una lettera inviata anche all’Agenzia Fides.
Nel messaggio del Santo Padre, pubblicato ieri 23 marzo, si legge: "A centocinquant’anni da questa gioiosa ricorrenza, il messaggio di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, patrono dei confessori e dei moralisti, e modello per tutta la Chiesa in uscita missionaria, indica ancora con vigore la strada maestra per avvicinare le coscienze al volto accogliente del Padre, perché «la salvezza che Dio ci offre è opera della sua misericordia»".
Il messaggio è diviso in due parti: "L'ascolto della realtà" e "Coscienze mature per una Chiesa adulta". Nella prima parte invita a riprendere "l’esperienza missionaria" di Sant'Alfonso: "L’esperienza missionaria nelle periferie esistenziali del suo tempo, la ricerca dei lontani e l’ascolto delle confessioni, la fondazione e la guida della nascente Congregazione del Santissimo Redentore, e ancora le responsabilità come Vescovo di una Chiesa particolare, lo portano a diventare padre e maestro di misericordia, certo che il «paradiso di Dio è il cuore dell’uomo»".
E ancora: "La graduale conversione verso una pastorale decisamente missionaria, capace di prossimità con il popolo, di saperne accompagnare il passo, di condividerne concretamente la vita anche in mezzo a grandi limiti e sfide, spinse Alfonso a rivedere, non senza fatica, anche l’impostazione teologica e giuridica ricevuta negli anni della sua formazione: inizialmente improntata ad un certo rigorismo, si trasformò poi in approccio misericordioso, dinamismo evangelizzatore capace di agire per attrazione." "Avvocato degli ultimi, dei fragili e degli scartati dalla società del suo tempo, difende il “diritto” di tutti, specialmente dei più abbandonati e dei poveri..."
Nella seconda parte del messaggio, il Papa sottolinea l'azione diretta del santo napoletano: "Come sant’Alfonso siamo chiamati ad andare incontro al popolo come comunità apostolica che segue il Redentore tra gli abbandonati... L’andare incontro ai più fragili permette di combattere la «logica “della competitività e della legge del più forte” che “considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare” dando “inizio alla cultura dello scarto”»"
"La formazione delle coscienze al bene appare meta indispensabile per ogni cristiano. Dare spazio alle coscienze – luogo dove risuona la voce di Dio – perché possano portare avanti il loro personale discernimento nella concretezza della vita è un compito formativo a cui bisogna restare fedeli. "
E conclude il messaggio: "Vi invito, così come ha fatto sant’Alfonso, ad andare incontro ai fratelli e alle sorelle fragili della nostra società. Ciò comporta lo sviluppo di una riflessione teologico morale ed un’azione pastorale, capace di impegnarsi per il bene comune che ha la sua radice nell’annuncio del kerygma, che ha una parola decisa in difesa della vita, verso il creato e la fratellanza."
Oggi ci sono quasi 5.000 Redentoristi, 64 Vescovi, oltre 3600 sacerdoti e circa 330 fratelli. Lavorano in 82 paesi in tutti i 5 continenti, aiutati da molti uomini e donne che collaborano alla loro missione e formano la Famiglia Redentorista. “Nostra Signora del Perpetuo Soccorso” è l’icona missionaria della Congregazione del Santissimo Redentore.

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AMERICA/CANADA - Nuovo traguardo per l’impegno missionario delle POM: è on line la rivista Univers

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/03/2021 - 12:20
Toronto – Le Pontificie Opere Missionarie del Canada Francofono hanno pubblicato il primo numero del 2021 della rivista Univers, che raccoglie articoli sul lavoro delle POM in questo paese e nel mondo. Fra questi, troviamo "Pauline Jaricot, modello per la Chiesa del 21° secolo", che propone la laica francese come esempio per l'impegno missionario ai nostri giorni. Inoltre "La Missione come atto di pura gratitudine, un commento del Prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei Popoli" sul messaggio del Papa per la giornata Missionaria, e altri articoli.
La novità di questa pubblicazione delle POM è che adesso è possibile leggere la rivista on line. La rivista è anche disponibile in formato cartaceo e l'abbonamento è gratuito.
Le POM Canada scrivono nel loro sito web: “Il carisma delle Pontificie Opere Missionarie - che porta avanti la prima idea della sua fondatrice Pauline Jaricot - può essere tradotto come segue: animare tutto il popolo di Dio in una spinta verso uno stato di Missione permanente, vale a dire, renderlo consapevole della sua vocazione alla solidarietà ecclesiale e alla carità nell'atto dell'evangelizzazione, senza dimenticare che la Chiesa, dalle sue origini e per impulso dello Spirito, è missionaria e deve quindi rimanere missionaria”.
La Rivista si può trovare all’indirizzo: https://missionfoi.ca/

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AMERICA/BRASILE - Il 28 marzo la Colletta di Solidarietà: un appello particolare in questo momento in cui molte famiglie sono colpite dalla pandemia

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/03/2021 - 11:50
Brasilia - Il 28 marzo, domenica delle Palme, si svolgerà la Colletta di Solidarietà, gesto concreto di carità della Quaresima e della Campagna di Fraternità Ecumenica 2021 . Approvata dall'Episcopato brasiliano , la Colletta si svolge in tutto il Brasile. Per motivare il gesto concreto di carità e spiegare le diverse forme di donazione come conseguenza della preghiera e dell'amore per Cristo e per gli altri, soprattutto nel tempo quaresimale, l'Ufficio della Comunicazione della CNBB ha prodotto materiali per i social network, per il Catholic Radio Network e i canali televisivi di ispirazione cattolica.
Secondo il Segretario esecutivo delle Campagne della CNBB, padre Patriky Samuel Batista, il primo gesto concreto è la trasformazione del cuore affinché, attraverso gli esercizi quaresimali, diventi un cuore simile a quello di Gesù. Per questo motivo, il gesto fraterno diventa un'offerta con un carattere di conversione quaresimale, condizione per un nuovo tempo segnato dall'amore e dall'apprezzamento della vita. "La raccolta è un gesto concreto di fraternità, condivisione e solidarietà, realizzato a livello nazionale, in tutte le comunità cristiane, parrocchie e diocesi. È parte integrante della Campagna di Fraternità promossa dall'Episcopato brasiliano” spiega padre Batista, che sottolinea come quest’anno l’appello alla carità sia ancora più forte, “in un momento come questo, in cui molte famiglie hanno visto la loro vita colpita dalla pandemia, con la perdita di posti di lavoro e difficoltà alimentari".
Le offerte potranno essere consegnate il 28 marzo, durante le celebrazioni nelle comunità e parrocchie dove le presenze sono autorizzate dalle autorità sanitarie a causa della pandemia. Coloro che non possono raggiungere la comunità e vogliono fare una donazione, possono contattare via e-mail financeiro@cnbb.org.br.
Il totale raccolto dalla Colletta di Solidarietà viene inviato da ogni diocesi per il 40% al Fondo Nazionale di Solidarietà , gestito dalla CNBB. L'altra parte, il 60%, rimane nelle diocesi per promuovere progetti locali, attraverso i rispettivi Fondi diocesani di solidarietà . Nel 2019, il FNS ha distribuito l'importo di R $ 3,814,139,81, sostenendo più di 238 progetti. Nel 2020, a causa della pandemia, non c'è stata raccolta. Dal 10 febbraio 2021, il portale CNBB diffonde una serie di articoli su ciascuno dei progetti sostenuti nel 2019: www.fns.cnbb.org.br.
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ASIA/COREA DEL SUD - Il Cardinale Yeom e la Chiesa coreana a fianco dei giovani in Myanmar

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/03/2021 - 11:44
Seoul - “Rimarremo con il popolo del Myanmar fino a quando non ce la farà
a raggiungere la piena democrazia ": è quanto ha detto il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul, incontrando nei giorni scorsi gli studenti e i lavoratori del Myanmar residenti in Corea e incoraggiando il movimento per la democrazia. Come riferito a Fides dall'Ufficio comunicazioni dell'Arcidiocesi di Seoul, nell'incontro, il cardinale Yeom ha assicurato l'aiuto e la solidarietà reale verso il popolo birmano in questa fase difficile per la storia nazionale.
Uno degli studenti birmani, dal nome coreano Han Soo-min, ha descritto vividamente l'attuale situazione in Myanmar dicendo che "in realtà è molto peggio di quanto riportato dai media". La giunta militare del Myanmar ha tagliato il collegamento Internet sui telefonini nella nazione e ha dispiegato truppe extra in tutto il paese per reprimere ferocemente le proteste, hanno detto . “Dal quando la giunta ha decretato la piena legge marziale a Hlaing Tharyar e in altri distretti di Yangon, i militari hanno iniziato a sparare alla gente senza alcun avvertimento. Nonostante l'escalation della violenza militare, noi, popolo del Myanmar, consideriamo che il movimento per la democrazia sia l'ultima possibilità per noi di acquisire il realizzazione della democrazia nella nostra generazione ", ha concluso Han.
Un altro studente ha aggiunto: “Credo che la situazione attuale del Myanmar non sia solo una questione interna ma sia una questione globale che merita attenzione e sostegno immediato da parte della comunità internazionale. Per questo sono qui oggi, come cittadino del Myanmar, per sensibilizzare sulla questione e chiedere il vostro sostegno per la resistenza pacifica in Myanmar".
Il Cardinale Yeom, in risposta a questi messaggi, ha mostrato profonda empatia con tutte le persone presenti del Myanmar, rilevando che la Corea del Sud ha affrontato sfide e problemi simili nel passato. Il Porporato ha concluso l'incontro incoraggiando i giovani con il discorso di Papa Francesco ai leader di diverse religioni nella pianura di Ur, in Iraq, il 6 marzo 2021: "La pace non richiede vincitori o vinti, ma piuttosto fratelli e sorelle che, nonostante tutte le incomprensioni e le ferite del passato, sono in viaggio dal conflitto all'unità. "
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AFRICA/MALAWI - Giornata delle vocazioni: “Solo attraverso la preghiera si può discernere la volontà di Dio e la propria vocazione”

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/03/2021 - 11:38
Lilongwe – “I giovani nella Chiesa e nel Paese dovrebbero scegliere una vita di preghiera. È solo attraverso la preghiera che saranno in grado di ascoltare attentamente dove Dio li chiama e, nonostante le molte voci discordanti, potranno scegliere saggiamente ciò che vogliono vivere per il resto della loro vita” ha affermato Sua Ecc. Mons. John Chithonje, Vescovo di Dedza, durante il lancio nazionale di preparazione alla Domenica delle vocazioni.
“Incoraggio anche tutte le persone sposate a rendersi conto che il matrimonio è il fondamento di tutte le vocazioni. Pertanto gli sposi dovrebbero seguire l'esempio della Sacra famiglia di Giuseppe, Maria e Gesù e aiutare i loro figli a diventare cristiani e cittadini responsabili del Paese. In questo modo molti giovani eviteranno comportamenti scorretti come l'abuso di droghe e le gravidanze precoci” ha aggiunto.
In accordo con Mons. Chithonje, il Direttore nazionale delle POM, p. Vincent Mwakhwawa ha chiesto a tutti i cattolici del Paese di pregare per le vocazioni nella Chiesa: “La domenica delle vocazioni è cruciale in quanto è un momento in cui tutta la Chiesa si concentra sulla preghiera affinché i giovani prendano buone decisioni sul loro futuro. Quindi la Chiesa incoraggia anche tutti i fedeli cattolici ad aiutare i giovani a fare scelte concrete attraverso la preghiera, l'insegnamento e i contributi economici, per colmare le lacune che sono nella Chiesa e nella società”.
Ruth Kundiwa, una giovane della parrocchia di Mtendere, ha detto che la Chiesa, attraverso le preghiere vocazionali, l'aiuterà a vivere una vita responsabile: "Questo mi aiuterà ad approfondire la mia vita di preghiera e incoraggio i giovani a unirsi a vari gruppi nella Chiesa che forniscono una guida e ci aiutano a prendere decisioni come futuri leader”.
Un altro giovane, Mike Banda della stessa parrocchia, ha detto che la giornata delle vocazioni gli ha fatto capire quanto sia importante come giovane nella Chiesa e nella società. "Ho sempre pensato che da giovane non sono così importante nella Chiesa e nella società, ma questa giornata e l'intero periodo delle vocazioni mi fanno capire che sono le decisioni che prendo ora che definiranno quanto sarò importante in futuro. La Chiesa e la società fanno affidamento su di noi, quindi esorto i miei giovani compagni a prendere decisioni sagge sulla loro vita”.
La Giornata mondiale delle vocazioni quest'anno sarà celebrata il 25 aprile 2021 sul tema "Una chiamata al servizio sull'esempio di San Giuseppe". Il lancio dei preparativi vocazionali nazionali è avvenuto presso la parrocchia di Mtendere, nella diocesi di Dedza.
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AFRICA/ZAMBIA- “Cari giovani, usate in modo positivo i social media, non per distruggere gli altri” esorta il Vescovo di Solwezi

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/03/2021 - 11:09
Lusaka - “I social media servono a farti conoscere e connetterti con gli altri; fai qualcosa di produttivo e non usarli come un modo per traumatizzare o distruggere gli altri, no!”. Così Sua Ecc. Mons. Charles Joseph Sampa Kasonde, Vescovo di Solwezi, ha esortato i giovani all’uso responsabile dei nuovi media e ad evitare di farsi coinvolgere in crimini informatici.
Rivolgendosi ai giovani in occasione della Messa per la Giornata della Gioventù, li ha esortati ad agire in modo responsabile e a non indulgere nel peccato, non facendosi travolgere dal torrente di informazioni, spesso inesatte se non devianti, che si trovano sui social media. Questi ultimi possono invece essere utilizzati per trovare suggerimenti e stimoli utili a rafforzare la propria fede e ad affrontare le difficoltà della vita.
Mons. Kasonde ha anche sottolineato la necessità che i giovani perseguano l'istruzione: “Quello che sto dicendo, miei cari figli, di non sprecare l’opportunità di istruirvi. Siate istruiti perché vi si aprirà il mondo e diverse opportunità”.
Da parte sua, il presidente dei giovani della diocesi cattolica di Solwezi, Prosper Meleki, ha esortato i giovani a desistere dall'essere usati come strumenti di violenza dai politici che perseguono solo i loro interessi, cercando invece una vita esemplare come cristiani e cattolici.
"Il 2021 si terranno le elezioni generali nel nostro Paese, colgo l'occasione per esortarvi a desistere dal partecipare a lotte politiche o essere utilizzati come strumenti di violenza da politici egoisti, prima, durante e dopo le elezioni" ha detto Meleki.
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EUROPA/SPAGNA - L’eutanasia è legge in Spagna, i missionari testimoniano il valore della vita fino alla fine

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/03/2021 - 10:55
Madrid – Il Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Spagna, padre José María Calderón, dopo l'approvazione, il 18 marzo, della legge sull'eutanasia in Spagna, ha pubblicato una sua dichiarazione, inviata anche a Fides, in cui afferma: “La Chiesa, con i suoi missionari, si prende cura tante volte, in modo eroico, di tante persone che soffrono malattie terribili, incurabili e mortali. Si prende cura di loro con l'affetto di chi ha tra le mani l'opportunità per quel malato, quella donna ammalata, di sapere che è amata e, proprio per questo, apprezzata, degna. Questi missionari ci insegnano che la vita vale quando diventa servizio, preoccupazione e dedizione agli altri, specialmente a coloro che sono più bisognosi e svantaggiati.
È un peccato che, nel nostro mondo sviluppato, con molti più mezzi materiali e sanitari, la vita della persona non meriti di essere curata fino alla fine, e viene deciso - come se avessimo la chiave della vita e morte - quando la vita di una persona malata non ha più valore o significato. Di fronte all'enorme valore che viene riconosciuto alla vita in molte delle culture in cui i nostri missionari svolgono il loro lavoro, la legge che il Congresso spagnolo ha approvato la scorsa settimana sull'eutanasia e il suicidio assistito, è un'ulteriore prova che l'uomo, per la nostra società ha valore per quanto è utile, perché a colui che soffre, invece di accompagnarlo e aiutarlo a vivere quei momenti nella pace e a farlo sentirsi amato, si tolga la vita."
Padre José María Calderón Castro, finisce con queste parole: "Ringraziamo la Chiesa e i missionari che sono in quei paesi lontani, per averci dato tale lezione di umanità e carità verso coloro ai quali l'unica cosa che possiamo dare è l'amore.’L'unica cosa’, ma ciò di cui tutti abbiamo più bisogno".

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ASIA/INDONESIA - Verso la Giornata dei Missionari Martiri: Rufinus Tigau, giovane catechista ucciso senza motivo

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/03/2021 - 10:18
Timika - Rufinus Tigau, catechista e animatore cattolico, è stato ucciso senza motivo dalle forze di sicurezza indonesiane il 26 ottobre 2020 nella provincia di Papua . Alla vigilia della 29.ma “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri” del 24 marzo , ricordiamo con lui l’innumerevole schiera dei catechisti laici, che soprattutto nelle terre di missione, dove la presenza del sacerdote è saltuaria, mantengono viva la fede delle comunità, assicurano la catechesi e l’animazione delle celebrazioni.
Rufinus Tigau apparteneva alla parrocchia di Bilogai, Dekenat Moni-Puncak, nella diocesi di Timika. Secondo le dichiarazioni dei testimoni nel villaggio di Jalae, distretto di Sugapa, Rufinus è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco dai membri del TNI nel villaggio di Jalae dopo aver risposto alle domande delle forze di sicurezza.
“I membri dell'apparato combinato militari/polizia hanno chiesto, di fronte alla casa di Rufinus, chi ci fosse nella casa. Dopo aver risposto che nella casa c’erano sua moglie, suo figlio e l’anziana madre, Rufinus, disarmato, con le mani alzate, è stato colpito con diversi colpi dai militari" ha informato il comunicato della diocesi di Timika pubblicato il 1° novembre 2020.
Rufinus è stato etichettato come membro del KKSB . Il termine KKSB è comunemente usato dalle forze di sicurezza per riferirsi all'Esercito di liberazione nazionale della Papua occidentale . Poiché è stato accusato di essere coinvolto nel gruppo KKSB, le forze di sicurezza, che quella mattina avevano fatto irruzione nel villaggio di Jalae, lo hanno considerato come un "bersaglio".
Gli abitanti di Jalae negano tutto questo, per loro Rufinus Tigau era solo un membro della Chiesa, un catechista. E’ stato colpito senza fare errori da diversi proiettili, senza una buona ragione, dopo aver risposto ai militari aver dichiarato la sua identità. Il corpo di Rufinus è stato sepolto vicino a casa sua.
L’amministratore diocesano della diocesi di Timika, don Marthen Ekowaibi Kuayo, ha confermato che Rufinus Tigau era un catechista e non era coinvolto nelle attività del TPNPB. Anche Sebby Sambon, un portavoce del TPNPB, ha negato il coinvolgimento di Rufinus nel TPNPB.
Proveniente da una famiglia cattolica, Rufinus, dopo aver completato il liceo, aveva continuato i suoi studi a Jakarta, nel campus del Politecnico delle finanze statali STAN, selezionato nel programma speciale di merito. Durante la sua formazione nel programma di studio è stato classificato come uno studente tranquillo e molto diligente.
Oltre che nel campus, Rufinus era anche attivo in varie attività extrascolastiche religiose, nell’ambito dell'OMK e della PKN STAN Catholic Student Family , inoltre era un membro della "Via della Croce vivente" presso la chiesa di San Matteo Evangelista, a Bintaro.
Dopo aver terminato il college, nel 2014 scelse di tornare a casa. Nel suo villaggio il giovane è stato sempre attivo nelle attività religiose e nel 2015 venne nominato catechista dal parroco di San Michele a Bilogai, padre Yustinus Rahangiar, per sostituire il catechista Frans Wandagau che era morto.
Come catechista, Rufinus aiutava il parroco nella stazione missionaria di Jalae in ogni attività pastorale, perché il parroco e gli altri sacerdoti della parrocchia non comprendevano la lingua locale e altri aspetti relativi al contesto culturale locale. Rufinus di solito prestava servizio anche nella chiesa parrocchiale di Bilogai durante le celebrazioni di Natale e Pasqua, con il compito principale di tradurre l’omelia nella lingua locale . In questo modo i cattolici che non conoscono l'indonesiano potevano partecipare e comprendere le riflessioni del sacerdote.
Oltre a questo impegno, Salomina Gobay, una compagna di classe allo STAN, sottolinea che Rufinus assisteva anche i poveri del suo villaggio. Secondo lei, Rufino era una persona molto intelligente ed era anche entusiasta di dare un aiuto nel suo villaggio natale, "persona molto modesta, con un volto sorridente. Uomo di fede e di carità, era sempre con la gente". Secondo le persone del posto, Rufinus potrebbe essere diventato un bersaglio dei militari solo perché era intelligente ed esperto di tecnologia.
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ASIA/FILIPPINE - L’emergenza sanitaria impedisce anche quest’anno la celebrazione dei riti della Settimana Santa e di Pasqua

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/03/2021 - 09:48
Manila – A causa dell’emergenza Covid anche quest’anno i fedeli cattolici non potranno celebrare in presenza i riti della Settimana Santa e di Pasqua. I contagi da Coronavirus continuano ad aumentare in particolare a Manila e nelle province limitrofe.
Secondo informazioni giunte all’Agenzia Fides, il 21 marzo il governo filippino ha annunciato il divieto di tutti i raduni nella capitale e nelle province di Bulacan, Cavite, Laguna e Rizal. Iniziato ieri, 22 marzo, terminerà il 4 aprile, domenica di Pasqua.
Il portavoce presidenziale Harry Roque ha dichiarato che sono stati vietati tutti i tipi di raduni, compresi i servizi di culto pubblico. Matrimoni, battesimi e funerali potranno essere celebrati con la presenza al massimo di 10 persone.
Già prima dell'annuncio del governo le tre diocesi di Novaliches, Cubao e Pasig avevano volontariamente sospeso le messe pubbliche per due settimane esortando le persone a rimanere a casa al sicuro e limitare gli spostamenti.
Con una lettera inviata alla comunità cattolica mons. Roberto Gaa, vescovo di Novaliches, e mons. Honesto Ongtioco, vescovo di Cubao hanno motivato la decisione e incoraggiato la popolazione in questi tempi così precari.
“So quanto è difficile accettare questa decisione per molti di noi cattolici, le nostre chiese sono i luoghi in cui la nostra gente va a cercare rifugio in particolare in questo periodo dell'anno”, ha dichiarato mons. Gaa. “Se non facciamo nulla di drastico e le cose rimangono come sono adesso, la situazione potrebbe aggravarsi anche in altri luoghi”. Il vescovo Gaa ha inoltre chiesto di ridurre della metà la forza lavoro negli uffici parrocchiali e limitare i movimenti del personale solo agli edifici della chiesa.
“E’ straziante chiudere i nostri luoghi di culto proprio nel momento più importante dell’anno liturgico” ha detto mons. Ongtioco, ma dobbiamo mantenere sotto stretto controllo questa situazione che mette a rischio molti dei nostri fedeli”. “Questa è la stagione del grande amore. Per me, amare i nostri vicini in questo momento significa tenerli al sicuro. Giunga il conforto che solo le porte della nostra chiesa saranno chiuse”, ha aggiunto.
Le diocesi colpite hanno incoraggiato i fedeli a rimanere a casa, seguire i protocolli sanitari e partecipare alle funzioni religiose attraverso i social media soprattutto durante la Settimana Santa.
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AFRICA/NIGER - “A Bomoanga adesso anche la terra è minata” denuncia un confratello di p. Maccalli

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/03/2021 - 18:44
Niamey – Una vera e propria guerra psicologica è condotta contro i civili nell’area di Bomoanga al confine tra il Niger e il Burkina Faso dove, nella notte tra il 17 e il 18 settembre del 2018, era stato rapito da miliziani jihadisti p. Pierluigi Maccalli, il missionario della Società delle Missioni Africane rilasciato l'8 ottobre 2020 .
Come riferisce all’Agenzia Fides p. Mauro Armanino, confratello di p. Maccalli, “i jihadisti hanno detto agli studenti che avrebbero dovuto tornare al villaggio per rivedere la famiglia e cercare aiuti per continuare gli studi, che adesso la zona che separa e congiunge i rispettivi villaggi è vietata per camion, macchine, moto e pedoni. La zona è stata minata per interrompere gli scambi, il mercato e i contatti tra la gente”. “Forse è solo una minaccia, una provocazione, una menzogna per continuare a terrorizzare i contadini” commenta il missionario. “Oppure c’è del vero perché il materiale esplosivo, utilizzato anche per le miniere d’oro della regione, è ampiamente disponibile così come armi e altri esplosivi che sono da tempo in circolazione in questa porzione della frontiera tra il Niger e il Burkina Faso”.
“Si tratta-continua p. Mauro – di un passo ulteriore nella crisi che ha reso, dal rapimento di p. Pierluigi in poi, l’intera regione in balia di gruppi armati terroristi che tengono in ostaggio migliaia di contadini”. “Gli alunni e gli studenti sono stati costretti a trasferirsi altrove per continuare la scuola. Lo stesso hanno fatto decine di famiglie, terrorizzate e impossibilitate a coltivare serenamente la terra o allevare bestiame”.
“Le minacce, che siano vere o meno, hanno minato il tessuto sociale di questo spazio di savana, frontiera con Burkina Faso, distante meno di un centinaio di chilometri della capitale Niamey” sottolinea il missionario. “Sono state minate le relazioni di fiducia tra gruppi etnici, religioni, progetti di crescita e sviluppo sociale da chi ha interesse a creare un nuovo stato di cose chiamato dittatura. Che essa si ammanti di una vernice religiosa riconducibile ad una lettura ‘salafista’ dell’Islam non cambia il prodotto finale. Minare la vita dei poveri contadini, la loro sorgente di dignità e di speranza, costituita anche dalla scelta religiosa è un crimine purtroppo a tutt’oggi impunito. P. Pierluigi ha fatto della liberazione dalla violenza e dalla miseria il senso della sua missione. Quest’opera di ‘sminamento’ci è stata lasciata in eredità” conclude p. Mauro.
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ASIA/INDIA - No alla libertà su cauzione: resta in carcere il Gesuita accusato di sedizione

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/03/2021 - 11:54
Mumbai - "Siamo rattristati nel condividere con voi la notizia che oggi 22 marzo a padre Stan Swamy SJ è stata negata la cauzione dal giudice della corte di primo grado in Mumbai. Continuiamo a pregare e sperare che la giustizia prevalga è che padre Stan sia liberato presto e assolto dopo un giusto processo. Abbiamo piena fiducia nella Costituzione dell'India e nel sistema giudiziario": lo afferma, in una nota inviata all'Agenzia Fides, p. Jerome Stanislaus D'Souza, Superiore dei Gesuiti in India, riferendo sull'esito negativo dei ricorso presentato dagli avvocati ingaggiati dalla Compagnia di Gesù, che hanno seguito il processo presso il tribunale di primo grado a Mumbai.
Il ricorso chiedeva la libertà su cauzione, portando motivazioni sull'innocenza di padre Swamy e segnalando le sue precarie condizioni di salute, che imponevano quanto meno, secondo i legali, gli arresti domiciliari. "Preghiamo Dio perchè ci dia forza e coraggio per sopportare questo doloroso verdetto", prosegue la nota, che ringrazia gli avvocati per l'impegno profuso ed esprime profonda gratitudine a tutti coloro che stanno sostenendo i Gesuiti indiani in questa lotta per la giustizia. I Gesuiti chiedono a tutti di "continuare nei vostri sforzi e nelle le vostre preghiere".
L'83enne Gesuita indiano padre Stan Swamy è in carcere dall'8 ottobre scorso con l'accusa di sedizione. In prigione a Mumbai nonostante l'età e la grave forma di Parkinson di cui soffre, il Gesuita condivide la prigionia con altri 15 tra attivisti e membri di Ong, accusati, in base alla "Unlawful activities prevention act", di terrorismo e di complicità con i ribelli maoisti. Tutti erano a fianco e promuovevano i diritti degli adivasi del Jhakarland indiano, gli indigeni che subivano abusi e patenti violazioni dei loro diritti umani, sociali, culturali, perpetrate da grandi proprietari terrieri o da multinazionali.
La Compagnia di Gesù ha lanciato un appello internazionale per il suo rilascio immediato, affermandone la piena innocenza e notandone le precarie condizioni di salute. I tentativi di segnalare al governo indiano la sua situazione e i diversi appelli per la sua liberazione - incluso quello compiuto da tre Cardinali indiani che hanno incontro il Primo Ministro Narendra Modi - non hanno sortito alcun effetto.

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ASIA/IRAQ - Parlamentari delle minoranze bloccano l’inclusione di esperti esclusivamente islamici nella Corte suprema

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/03/2021 - 11:51
Baghdad – Ha avuto successo la strategia di boicottaggio messa in atto nel parlamento iracheno dai rappresentanti delle componenti etniche e religiose minoritarie per bloccare un emendamento che puntava a includere esperti di matrice esclusivamente islamica come consultori della Corte suprema federale. Lo riferiscono i media iracheni, riportando anche i commenti di rappresentanti politici delle minoranze che esprimono soddisfazione per il risultato ottenuto.
Nei giorni immediatamente successivi alla visita di Papa Francesco in Iraq era progressivamente cresciuta la controversia politica intorno a uno degli emendamenti alle leggi che regolano il funzionamento della Corte suprema federale, da sottoporre al voto parlamentare. Tale emendamento prevedeva l’inclusione nella Corte di quattro esperti di giurisprudenza islamico – due sciiti e due sunniti – incaricati di valutare i ricorsi relativi alla costituzionalità delle leggi che contraddicono la legge islamica. I parlamentari che occupano i seggi riservati alle minoranze, compresi quelli riservati ai cristiani caldei, siri e assiri, avevano fin dall’inizio espresso la loro contrarietà all’impostazione che prevedeva l’inserimento di soli esperti islamici nell’organigramma della Corte suprema. Quando si è trattato di votare su questo punto controverso, i deputati delle minoranze e quelli del Partito democratico del Kurdistan si sono astenuti dal partecipare al voto. A quel punto, non avendo ottenuto la maggioranza richiesta, i Partiti di matrice islamica hanno aderito al criterio che prevede l'inclusione nella Corte suprema di esperti consulenti appartenenti a tutte le componenti, comprese quelle minoritarie. Dopo questa modifica, alla votazione parlamentare svoltasi giovedì 18 marzo, la 'emendamento è stato approvato con il sostegno di 204 deputati su 329.
In un comunicato stampa, i deputati delle componenti di minoranza hanno chiesto che l’applicazione delle nuove disposizioni sulla composizione del Tribunale siano comunque sospese fino allo svolgimento delle prossime elezioni politiche, che dovrebbero tenersi in via anticipata il prossimo ottobre.
Lo svolgimento di elezioni nazionali anticipate è sempre stata una delle richieste chiave alla base delle proteste che hanno scosso il Paese a partire dalla fine del 2019.
Oltre a ratificare i risultati delle elezioni, il compito della Corte suprema federale è quello di interpretare la Costituzione e di giudicare le controversie costituzionali.
Nell’attuale Parlamento, sono cinque i seggi riservati alle componenti cristiane. Un seggio è riservato agli yazidi, uno ai mandei-sabei e uno agli Shabak.
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AMERICA/MESSICO - I Vescovi del Chiapas denunciano gli interessi personali dei politici e l’infiltrazione del crimine organizzato

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/03/2021 - 10:14
Chiapas - I Vescovi della provincia ecclesiastica del Chiapas hanno espresso preoccupazione per la situazione socio politica della zona e per la crescita della violenza nel paese. In particolare denunciano gli interessi personali dei politici e l'infiltrazione di gruppi legati al crimine organizzato.
I Vescovi hanno voluto proporre una riflessione alla comunità in vista delle elezioni del 6 giugno dove saranno eletti 163 rappresentanti pubblici. "Ci rammarichiamo che nei partiti politici prevalga la ricerca di soddisfare interessi personali ... gruppi di potere, legati ad attività criminali, si infiltrano nei partiti politici" hanno scritto i Vescovi Jaime Calderón Calderón de Tapachula; Rodrigo Aguilar Martínez di San Cristóbal e Fabio Martínez Castilla di Tuxtle Gutiérrez, Chiapas.
Nel loro documento pervenuto a Fides, i Vescovi ricordano che in precedenti processi elettorali ci sono stati eventi di divisione sociale e confronto esasperato, anche con scontri violenti, ecco perché fanno appello alla scelta di rappresentanti politici che richiamino alla pace e all'unità. Tutti poi sono chiamati a votare in forma responsabile, informata e critica, pensando sempre al bene comune della società in Chiapas.
Purtroppo la violenza non si arresta. Nella zona di Veracruz ha fatto clamore la morte violenta di una candidata a Sindaco del Partito di Accion Nacional , assassinata nello stato di Oaxaca. Ivonne Gallegos è stata colpita da un gruppo di sconosciuti, mentre un uomo che l'accompagnava è rimasto ferito, secondo le informazioni della polizia di Ocotlán de Morelos, città situata 30 km a sud della capitale Oaxaca.

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AFRICA/ETIOPIA - Solidarietà dei Vescovi, incoraggiamento e supporto agli sfollati interni nell'Eparchia di Bahir Dar-Dessie

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/03/2021 - 10:12
Hosanna – Una delegazione dell’episcopato etiope ha fatto visita agli sfollati interni nell'Eparchia di Bahir Dar-Dessie, una delle 13 giurisdizioni ecclesiastiche sotto la Chiesa cattolica locale.
Secondo quanto emerso nella missiva pervenuta all’Agenzia Fides, l’obiettivo dei vescovi è stato quello di offrire solidarietà, incoraggiamento e supporto alle persone colpite dai conflitti ricorrenti nella zona di Metekel, Chagni Woreda e l'area circostante l'Eparchia.
“La Chiesa continuerà a sostenere e aiutare le persone colpite dal conflitto e collaborerà con l'Eparchia per riabilitare gli sfollati” ha detto il Vescovo di Eminentiana mons. Franso Syioum rivolgendosi ai presenti. I funzionari del governo, da parte loro, hanno ringraziato la Chiesa cattolica per il suo sostegno, passato e presente, e l'hanno esortata a continuare a sostenere e rispondere alla crisi attuale.
Nel corso della visita si sono succeduti incontri con il Clero, i Consacrati e i fedeli che vivono a Bahir Dar, Metekel, Chagni e Gilgel Beles che hanno esposto esperienze personali e le sfide causate dai conflitti. Presenti anche esponenti dell'amministrazione governativa e altri operatori della zona di Metekel.
La delegazione, guidata dall’Abune Lisane-Christos Matheos Semahun, Vicario Apostolico di Hosanna, era composta dal Nunzio Apostolico Antoine Camilleri, dal segretario della Conferenza Episcopale etiope Abba Teshome Fikre, rappresentanti del Segretariato generale della stessa Conferenza dei vescovi, della Conferenza dei Superiori Religiosi Maggiori e del Consiglio nazionale dei laici della Chiesa cattolica etiope.
Mons. Lisanuchristos, vescovo dell'Eparchia di Bahir Dar-Dessie, e il Vicario Generale Abba Sintayehu Gelaw hanno accolto e accompagnato la delegazione durante l'intera visita nell’ Eparchia.
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AMERICA/BRASILE - Verso la Giornata dei Missionari Martiri: padre Nazareno Lanciotti, ucciso “per amore di Dio e per amore del suo popolo”

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/03/2021 - 08:53
Jauru - In vista della 29.ma “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri” del 24 marzo , proponiamo la testimonianza di padre Nazareno Lanciotti, missionario italiano, ucciso vent’anni fa nello Stato del Mato Grosso, dove aveva trascorso trent’anni di intenso impegno missionario, dedito all’annuncio del Vangelo e alla promozione umana, come racconta all’Agenzia Fides don Enzo Gabrieli, postulatore della causa di beatificazione, che ha visitato i luoghi dove operò padre Lanciotti.
“Era il 22 febbraio 2001, quando padre Nazareno morì nell’ospedale di San Paolo perdonando i suoi uccisori, in seguito ad un attentato avvenuto proprio nella sua canonica l’11 febbraio precedente. Era partito da giovane, nel 1972, sacerdote, dopo gli anni di formazione a Subiaco e le prime esperienze pastorali in alcune parrocchie romane al seguito dell’operazione Mato Grosso. Poi la scelta, insieme ad altri giovani italiani di dedicarsi alla missione vera e propria a servizio della giovane diocesi di Caceres. Chiese ed ottenne così dal Vescovo del luogo uno spazio di missione. Fu incaricato di seguire la parrocchia di Jauru, una realtà difficile, composta da tante comunità disperse nella foresta. Non si perse d’animo e a dorso di mulo arrivò in quella che si trasformerà, grazie alla passione e alla fede, in una città giardino attorno alla chiesa parrocchiale della Madonna del Pilar.
Don Nazareno arrivò di notte e trovo la sua chiesa-capanna cadente e puntellata; lì prese dimora e fu consolato subito, come raccontò lui stesso, dalla presenza della Madonna dalla quale, in una locuzione interiore, si sentì dire “ti stavo aspettando”. E fu il suo profondo amore a Maria, la centralità dell’Eucarestia nelle sue opere missionarie, la devozione per il Papa, a spingere sull’acceleratore della missione di Jauru, che divenne “modello” e centro delle attività diocesane.
Jauru era un villaggio poverissimo. Il sacerdote notò che tante madri morivano al momento del parto, tanti bambini perdevano la vita per banali malattie. Pensò così di costruire un sanatorio perché l’ospedale più vicino era a duecento chilometri di distanza. Nel tempo il centro sanitario si è trasformato in un vero e proprio ospedale cattolico che oggi lavora nell’ambito della rete nazionale.
Insieme all’ospedale don Nazareno pensò alla cura dei fedeli, alla costruzione della comunità e per questo avviò la costruzione di un centro parrocchiale e di cappelle nella foresta per l’assistenza dei tanti fedeli in piccoli gruppi e per offrire loro un punto di riferimento spirituale e sociale. Ne costruì circa quaranta in tutta la sua vita. Un’avventura che lo portò ad edificare una comunità orante che aveva il centro simbolico, non solo geografico, nella grande chiesa parrocchiale inaugurata nel 1975 al centro di Jauru, con tante cellule periferiche dove ogni giorno, anche in assenza del presbitero, si pregava, si faceva e si continua a fare adorazione e catechesi.
Negli anni il missionario si accorse anche che molti anziani e disabili venivano abbandonati dalle famiglie perché era difficile assisterli. Così nacque la casa di accoglienza per anziani che ancora oggi assiste tantissime persone e offre lavoro alla gente del posto insieme alla scuola primaria dedicata a San Francesco d’Assisi che raccoglieva 400 bambini; solo da qualche anno è stata aperta la scuola statale. Il sacerdote, che era molto stimato anche dal suo Vescovo, portò avanti per oltre quindici anni anche una esperienza di Seminario minore, edificando una apposita struttura, che donò alla diocesi le prime dieci vocazioni locali.
Jauru è anche una cittadina di confine ed è cresciuta sulle piste battute dei narcotrafficanti ai confini con la Bolivia; nel tempo è divenuta “una vera e propria frontiera dell’evangelizzazione” fino a convincere le autorità a sospendere con decreto Municipale lo stesso carnevale. Nei giorni festivi infatti si ritrovano, ancora oggi, i componenti dei cenacoli di preghiera del Movimento Sacerdotale Mariano fondato da padre Gobbi e del quale padre Nazareno era diventato responsabile nazionale. Il suo impegno di sacerdote, attento alla morale e al bene di ciascuno, in ogni ambito della società, come alla custodia della vita, lo espose a tante minacce e pericoli.
Il momento più difficile fu quando si avviò la costruzione di una grande diga per l’energia elettrica. Nella zona giunsero lavoratori da tutto il Brasile e dalla vicina Bolivia, in tanti posti venivano aperti luoghi di prostituzione e punti di distribuzione di droghe. Il sacerdote fu infaticabile nel mettere in guardia da questi pericoli i parrocchiani; ogni sabato sera organizzava attività per distrarre i giovani e li metteva in guardia; tante volte incontrava anche questi lavoratori e diceva loro: “L’adorazione eucaristica, il rosario e la devozione alla Madonna vi salveranno”.
Aveva incontrato i suoi giovani anche nel pomeriggio di quell’11 febbraio quado fu colpito a morte. Era il giorno della Madonna di Lourdes e don Nazareno aveva tenuto un Cenacolo con un centinaio di giovani. Era cosciente del pericolo che correva e quella sera, mentre dal cielo cadeva una pioggerillina leggera, disse: “sono le lacrime del Cielo per me”. In un passaggio aveva anche detto loro, con un velo di tristezza, quasi di presagio: “quando mi cercherete mi troverete sempre ai piedi del tabernacolo”. È lì che venne sepolto dopo la sua morte.
Erano passate da poco le ventuno quando due uomini, con il volto coperto, fecero irruzione nella canonica dove il missionario stava cenando con i suoi collaboratori e alcuni ospiti. Puntando una pistola contro i presenti, chiesero loro soldi e dove fosse la cassaforte. Li minacciarono tutti, per inscenare una rapina andata male, ma le provocazioni non sortirono effetto. Don Nazareno li tranquillizzava, si era offerto lui, i presenti avevano messo sulla tavola quanto avevano addosso. Ma l’obiettivo dei killer era il prete. Nel corso dell’atto criminale, infatti, loro stessi rivelarono che erano stati mandati da alcuni personaggi locali ai quali l’azione della Chiesa e del prete dava fastidio. “Siamo venuti per ucciderti” gli sussurrò con voce stridula uno dei due, che aggiunse “io sono il diavolo”. Poi passarono al terribile gioco della roulette russa, con un solo colpo in canna preparato in realtà per don Nazareno contro il quale fu poi sparato al momento giusto saltando la fila. Prima di colpirlo a morte uno dei due disse ancora: “Sono venuto ad ammazzarti perché ci dai troppo fastidio”. Ed era la verità: la parrocchia era diventata l’argine e la protezione per tanti giovani dai pericoli della droga e della prostituzione.
I due killer fuggirono lasciando il denaro, al quale non erano interessati. Il sacerdote fu immediatamente soccorso. La polizia locale, che aveva la sede a qualche centinaio di metri, arrivò sul posto solo il giorno dopo. Don Nazareno fu trasportato prudenzialmente a Caceres e poi all’ospedale di San Paolo, dove morì undici giorni dopo. Le sue ultime parole furono di perdono per i suoi assassini, alla presenza dello stesso padre Gobbi e di un altro amico alla quale aveva anche confidato l’accaduto. Fu sepolto ai piedi del tabernacolo della sua chiesa parrocchiale; da alcuni anni è stata aperta la sua causa di beatificazione.
Erano circa le sei del mattino del 22 febbraio 2001, quando padre Nazareno Lanciotti morì dopo dieci giorni di sofferenza offerta per amore del suo popolo. Aveva offerto la sua vita al Signore versando il suo sangue sulla amata terra del Mato Grosso. Oggi la comunità parrocchiale di Jauru continua ad essere per la diocesi di Caceres, per l’intero Brasile, un punto di riferimento, un polmone di spiritualità. Alcune delle opere avviate in questo trentennio continuano a restare attive, accese come fiammelle di speranza, per quella piccola comunità della foresta, grazie ai volontari che sono rimasti lì e a quanti sono stati formati dal missionario.
L’aspetto più bello sia nell’ospedale, sia nella casa di riposo, ma anche nella stessa parrocchia, sono proprio questi semi di bene, quei semi di fede, che ora sono cresciuti e sono diventati la schiera di catechisti e adulti che, forti della testimonianza di padre Nazareno, continuano a portare avanti quei progetti che hanno il profumo di Dio”.
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EUROPA/SPAGNA - Giornata di Studio all’Università San Damaso: "Gesù Cristo, Salvatore degli uomini e dei popoli"

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/03/2021 - 08:51
Madrid - L'Università di San Damaso, in collaborazione con le Pontificie Opere Missionarie di Spagna, organizza per mercoledì prossimo, 24 marzo, la Giornata Missiologica "Gesù Cristo, Salvatore degli uomini e dei popoli", che potrà essere seguita online attraverso il proprio canale YouTube. La giornata "mira ad approfondire l'affermazione fondamentale della fede in Gesù Cristo: Lui è il Salvatore unico e universale". D'altra parte, "questa affermazione è la fonte e il contenuto della missione della Chiesa", spiegano i suoi organizzatori.
L'evento sarà presentato da Agustín Giménez González, Direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose, e da Juan Carlos Carvajal Blanco, Coordinatore della Cattedra di Missiologia della Facoltà di Teologia dell'UESD. A seguire, Ángel Cordovilla Pérez, professore alla Facoltà di Teologia dell'Universidad Pontificia Comillas, terrà la presentazione: “Gesù Cristo, mistero della salvezza per l'uomo". La giornata sarà chiusa da p. José María Calderón Castro, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie e della Cattedra di Missiologia.
La Cattedra di Missiologia, frutto della collaborazione tra l'Università San Dámaso, le POM della Spagna e l'Istituto Superiore di Scienze Religiose, invita a questo evento che si svolgerà il 24 marzo alle 19.30, Per maggiore info si può consultare il sito omp.es
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