AFRICA/COSTA D’AVORIO - "Sto bene dove Dio vuole": una missionaria laica testimonia la sua vocazione

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/02/2021 - 09:45
Bondoukou - “La vocazione laicale missionaria deve essere percepita come una grazia da condividere, non solo a parole ma con atti concreti, materiali e spirituali, con gioia, sacrificio, convinzione e tanta passione”. Scrive Annalisa Tognon, missionaria laica impegnata in un grande villaggio della diocesi di Bondoukou, Costa d’Avorio.
“Questo mio servizio all’Africa è donare la mia vita a Cristo e seguirlo nella sua missione”, sottolinea Annalisa. “Attualmente -prosegue - i tempi non sono facili qui nell’estremo nord-est della Costa d’Avorio, al confine con il Burkina Faso diventato bersaglio dei jihadisti. E, proprio perché siamo in una zona dichiarata ‘rossa’ per il pericolo del terrorismo, mons. Bruno Essoh Yedoh, Vescovo di Bondoukou, e il suo Consiglio mi hanno ordinato di lasciare la missione di Téhini. Qui facevo parte di un’équipe pastorale insieme a due preti diocesani locali e con Marie, una signora di etnia koulango, originaria di Yamadougou, villaggio vicino a Bondoukou. Lei è rimasta a Tehini, per assicurare la presenza e alcuni servizi alla missione.”
La missionaria spiega che, per motivi di sicurezza, da gennaio 2020 ha vissuto a Bondoukou dove le è stata affidata la visita ai malati del Centro Saint Camille, affiliato all’Associazione per malati di Grégoire Ahongbonon. “Il fondatore del Centro è stato p. Giacomo Bardelli, sacerdote della Società per le Missioni Africane , che ha iniziato la costruzione nel 2001 di cui sono stata testimone. Tuttavia, da qualche mese – aggiunge Annalisa - il Vescovo mi ha proposto un’altra missione nel villaggio di Tambi, dove vive la popolazione di etnia Nafana, un ramo del grande popolo Senufo, che abita il nord della Costa d’Avorio. Il villaggio dipende dalla parrocchia della Cattedrale, si torva a circa 40 km da Bondoukou, e a 16 km dalla frontiera con il Ghana. La comunità cristiana di Tambi non è ancora Parrocchia: un prete diocesano viene periodicamente da Bondouko a celebrare la Messa. Forse l’anno prossimo – se Dio vorrà – diventerà ‘quasi-parrocchia’ con un proprio sacerdote.”
“La mia è una chiamata specifica: laica e missionaria e, sto bene dove Dio vuole!” conclude la missionaria.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/CINA - Morto a 100 anni Mons. Giuseppe Zong Huaide, dedito alla preghiera e al servizio caritativo

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/02/2021 - 08:42
Città del Vaticano - Alle ore 20 del 5 gennaio 2021 è deceduto, all’età di 100 anni, S.E. Mons. Giuseppe Zong Huaide, Vescovo emerito di Sanyuan, nella provincia di Shaanxi . Nato il 16 giugno 1920 in un villaggio di Wuguanfang, nella contea di Sanyuan, quarto di cinque figli di una famiglia cattolica, entrò nel Seminario minore di Tongyuanfang nel 1935. Una volta conclusi gli studi teologici, fu ordinato sacerdote il 5 giugno 1949.
Successivamente svolse il ministero pastorale a Fuping e poi a Tongyuanfang, come Parroco, quindi presso la Cattedrale di Sanyuan. Dal 1961 al 1965, essendogli proibito di esercitare il ministero, si ritirò presso la sua casa e si mise a lavorare la terra. A causa della sua fede, nel 1965 fu arrestato e nel 1966 fu condannato ai campi di lavoro forzato. Nel febbraio 1980 fu liberato e tornò a operare come sacerdote a Tongyuanfang.
Il 9 agosto 1987 fu ordinato segretamente Vescovo e dopo alcuni anni fu riconosciuto ufficialmente come tale dalle Autorità civili. Il 23 dicembre 1997 poté compiere un pellegrinaggio in Italia ed essere ricevuto in Vaticano dal Papa San Giovanni Paolo II.
Nel 2003 la Santa Sede accettò le sue dimissioni. Da quel momento Mons. Zong Huaide ha trascorso il suo tempo nella preghiera e nel servizio caritativo. Il suo carattere dolce e delicato lo faceva amare da tutti. Numerosi ricordi ed elogi della sua testimonianza sono stati diffusi dai social media dopo la sua morte.
Dal 5 al 10 gennaio scorsi la salma di Mons. Zong è stata esposta ai fedeli nella chiesa di Tongyuan: nel medesimo luogo sacro il giorno 11 sono stati celebrati i funerali ed il Presule è stato sepolto.
Attualmente, la Diocesi di Sanyuan conta circa 40.000 fedeli, con 46 sacerdoti e la presenza di diverse congregazioni di religiosi e religiose.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/CINA - E’ morto Mons. Andrea Han Jingtao: dopo 27 anni ai lavori forzati si impegnò in particolare nella formazione di sacerdoti, suore e laici

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/02/2021 - 08:40
Città del Vaticano - Nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 2020 è deceduto, all’età di 99 anni, S.E. Mons. Andrea Han Jingtao, Vescovo “non ufficiale” di Siping, nella provincia di Jilin . Nato il 26 luglio 1921 da una devota famiglia cattolica di Shanwanzi, nella contea di Weichang, Hebei, durante la sua infanzia la famiglia si trasferì nella contea di Linxi, Mongolia interna. Nel 1932 entrò nel Seminario minore di Siping e nel 1940 nel Seminario maggiore di Changchun. Il 14 dicembre 1947 fu ordinato sacerdote. A causa della sua fede cattolica e della sua fedeltà al Papa, nel 1953 venne arrestato e, dopo un periodo di carcerazione, condannato ai lavori forzati per 27 anni, ben 6 dei quali vissuti in isolamento in un bunker.
Nel 1980, grazie all’intervento del Vice-Presidente Deng Xiaoping, venne liberato in considerazione dei servizi che, come studioso, poteva rendere allo Stato. Infatti, svolse attività di docente all’Università Normale di Changchun e all’Istituto di storia della civiltà classica dell’Università Normale del Nordest, con il titolo di professore associato. In tal modo, introdusse molti cinesi allo studio del latino e del greco e della cultura occidentale classica. Dedito allo studioso fin dalla più tenera età, egli, mentre era considerato dai fedeli “un gigante di cultura e di fede”, era apprezzato anche nel campo educativo civile. Tra i suoi lavori principali figura la traduzione in cinese della Summa Theologiae di San Tommaso d’Aquino.
Il 6 maggio 1982 fu consacrato segretamente Vescovo coadiutore di Siping, di cui nel 1986, dopo la morte di Mons. Chang Zhenguo, divenne Vescovo ordinario. Come tale si impegnò in modo particolare nella formazione dei sacerdoti, delle suore e dei laici, non mancando di sensibilizzare tutti i fedeli circa l’evangelizzazione e la carità. Nella Diocesi fondò la Legio Mariae e la Congregazione religiosa del Monte Calvario, ramo maschile e ramo femminile. Nel 1993 fondò il primo centro sanitario e la prima casa di riposo della Diocesi, nonché un orfanotrofio.
Negli ultimi anni Mons. Han Jingtao viveva sotto lo stretto controllo della polizia. Dopo i funerali, ai quali clero e fedeli non hanno potuto partecipare, la salma è stata cremata. Grazie alle insistenti richieste dei familiari, le Autorità locali hanno permesso che le ceneri del Presule fossero deposte nel cimitero del villaggio nativo, accanto ai genitori. Sulla sua lapide, però, non vi è alcun segno religioso né il titolo di Vescovo.
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi al governo: le elezioni sono l’opportunità per risolvere la crisi del paese

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/02/2021 - 21:42
Managua – A meno di nove mesi dalle elezioni generali in Nicaragua, i Vescovi membri della Conferenza episcopale si sono uniti all'appello della cittadinanza che chiede al governo del presidente Daniel Ortega riforme elettorali che garantiscano elezioni libere e trasparenti nel Paese.
In un messaggio pubblicato per l'inizio della Quaresima, i Vescovi hanno ribadito al governo l'opportunità che le elezioni rappresentano per risolvere la crisi che colpisce il Nicaragua.
I Pastori hanno rivolto una esortazione affinché in questo anno elettorale "vengano superati tutti i tipi di confronto, squalifica e azioni contrarie a questo esercizio civile e democratico", si legge nel messaggio della CEN.
Il messaggio, che ha come tema centrale la conversione a Cristo, una conversione del cuore, è servito come guida a molti parroci per la loro riflessione della prima domenica di Quaresima, che hanno sottolineato il bene della comunità nazionale.
Mons. Rolando Álvarez, Vescovo della diocesi di Matagalpa, ha chiesto ai leader dell'opposizione di ascoltare le richieste della popolazione: “I leader sociali e politici del Nicaragua, quelli che vanno di fretta e fuggono, ascoltino il grido della gente, dei più poveri, dei contadini, degli umiliati, dei dimenticati, degli emarginati, dei discriminati, di coloro che sono trattati come rifiuti o scartati. Ascoltino il grido di quella gente e riconoscano con semplicità che non è con belle parole o discorsi agitati che si conquista il cuore di un popolo".

Categorias: Dalla Chiesa

VATICANO - Riconosciute le virtù eroiche di tre missionarie italiane morte di Ebola in Congo

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/02/2021 - 21:25
Città del Vaticano - Il 20 febbraio, il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione per le cause dei Santi a promulgare alcuni Decreti, tra cui quelli riguardanti il riconoscimento delle virtù eroiche di tre religiose missionarie italiane, appartenenti alla Congregazione delle “Suore delle Poverelle”, Istituto Palazzolo, morte nella Repubblica Democratica del Congo nel 1995, in seguito all’epidemia del virus Ebola. Le religiose, che avevano trascorso diversi decenni di missione in Africa, impegnate nell’assistenza sanitaria, morirono pur di non lasciare senza cure quanti erano stati contagiati. Ebola a Kikwit colpì 220 persone e 176 morirono.
Le tre religiose riconosciute Venerabili sono suor Floralba Rondi, nata il 10 dicembre 1924 a Pedrengo e morta a Mosango il 25 aprile 1995. Era caposala, missionaria in Africa da 43 anni. Suor Clarangela Ghilardi, nata il 21 aprile 1931 a Trescore Balneario e morta a Kikwit il 6 maggio 1995. Era infermiera ostetrica, in Africa da 36 anni. Suor Dinarosa Belleri, nata l’11 novembre 1936 a Cailina di Villa Carcina e morta a Kikwit il 14 maggio 1995. Era infermiera, missionaria in Africa da 30 anni.
L’epidemia era scoppiata nell’allora Zaire, precisamente a Kikwit, 400 km dalla capitale Kinshasa, nella regione di Bandundu, scrisse l’Agenzia Fides nel dare la notizia . “A provocare l’epidemia è stato il virus Ebola, che prende nome dal fiume dello Zaire dove scoppiò la prima volta, nel 1975, una epidemia di febbre e di dissenteria emorragica. Il virus si è manifestato con maggiore violenza nella città di Kikwit, bagnata dal fiume. In un secondo tempo sono state accertate delle vittime anche in altri due centri: Mosango e Yassa Bonga, che si trovano a metà strada tra Kikwit e la capitale. Anche se è praticamente impossibile riuscire a quantificare esattamente il numero dei contagiati e delle vittime, è stato sottolineato dall’Oms che i due terzi delle vittime facevano parte del personale ospedaliero in servizio nelle tre città. Finora non esiste una cura efficace contro i casi di grave contagio”.
In questi giorni l’Organizzazione mondiale della sanità ha allertato sei Paesi africani per possibili infezioni da Ebola. L’allarme è stato lanciato dopo la segnalazione di nuovi casi in Guinea e nella Repubblica democratica del Congo .
A Kikwit, che fu l’epicentro dell’epidemia del 1995, le suore lavoravano nell’ospedale che all’epoca contava 11 padiglioni con 400 posti letto, ma in periodi di emergenza i ricoverati arrivavano facilmente a 1000. Le suore decedute visitavano anche gli infermi delle campagne, in quanto nel raggio di 200 km da Kikwit si trovavano altri piccoli ospedali, dispensari, infermerie, lebbrosari e reparti per tubercolotici: in questi luoghi di sofferenza e di miseria l’unica presenza era garantita dalle religiose. Le Suore delle Poverelle sono nella Repubblica democratica del Congo dal 1952, vicine ai più poveri, ai malati di lebbra, ai bambini orfani, agli anziani soli.
Nella corrispondenza tra le suore e la Superiora, preoccupata per la loro salute, ci sono due pensieri fissi: “noi rimaniamo al nostro posto a costo della vita, perché questa gente, questi ammalati sono in una situazione di spaventoso sottosviluppo ed hanno bisogno di tutto”. Le suore infatti avrebbero potuto salvarsi abbandonando Kikwit, invece hanno preferito rimanere al loro posto, consapevoli che con la loro partenza molti degli ammalati sarebbero rimasti senza cure.
“La morte delle Sorelle martiri di carità – scrisse l’allora Superiora generale delle Suore delle Poverelle, suor Gesualda Paltenghi - ci ha fatto profondamente meditare per capire, raccogliere e custodire il segreto della loro testimonianza; la loro morte è stata la conclusione di una vita donata giorno dopo giorno con amore, gioia, umiltà e disponibilità totale a Dio e ai fratelli. Questa è la vera ‘profezia’! Siamo certe che la vita donata con amore e per amore dalle nostre Sorelle a Kikwit è seme che genera la vita alla Chiesa zairese, all’Africa, alla Chiesa tutta e anche alla nostra congregazione.”
Insieme alle tre religiose di cui sono state riconosciute le virtù eroiche, morirono nelle stesse circostanze anche suor Danielangela Sorti, suor Annelvira Ossoli e suor Vitarosa Zorza. Per tutte e sei è stata avviata la Causa di beatificazione, aperta nella Cattedrale di Kikwit il 28 aprile 2013. L’8 giugno 2013 sono seguite le rispettive Inchieste nella Diocesi di Bergamo, dove le suore avevano vissuto parte della loro vita, che si conclusero il 25 gennaio 2014. La chiusura della fase diocesana avvenne a Kikwit il 23 febbraio 2014.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/IRAQ - L’Arcivescovo siro cattolico Nathanael: ecco la Chiesa viva che accoglierà Papa Francesco

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/02/2021 - 11:53
Erbil – La comunità cristiana che accoglierà Papa Francesco nel suo viaggio in Iraq “è povera, piccola, senza potere politico, ma di certo è una Chiesa viva, custodita nella fede nel Signore Gesù, fecondata anche dalla testimonianza di chi ha attraversato persecuzioni. Non aspettiamo la visita del Papa come pretesto per essere compatiti: la attendiamo come un segno che il Papa e la Chiesa universale ci vogliono bene, e che qui c’è un futuro anche per noi”. Così l’Arcivescovo Nathanael Nizar Samaan, a capo della diocesi siro- cattolica di Hadiab, nel Kurdistan iracheno, descrive all’Agenzia Fides attese e fervore con cui i battezzati iracheni aspettano l’arrivo del Vescovo di Roma, per la visita apostolica in programma dal 5 all’8 marzo. Le parole dell’Arcivescovo, nativo di Qaraqosh, non sono venate da lamenti e recriminazioni. Vibrano di fede, speranza e carità. “Noi cristiani iracheni” assicura Nizar Samaan, tornato in Iraq nel 2019 dopo lunghi anni di servizio pastorale reso tra le comunità siro cattoliche in Europa - non abbiamo nessuna ‘agenda’ nostra da promuovere approfittando della visita papale. Quando vedi che il Papa in persona viene da noi, questo è un segno inequivocabile che non siamo soli, che la Chiesa ci vuole bene, e questo ci basta. Per noi, è un dono prezioso per andare avanti nel nostro cammino, e portare avanti la missione a cui siamo chiamati in queste terre. Ma anche per gli altri, per tutto il mondo, sarà bello poter riscoprire attraverso la ‘lente’ della visita papale che qui ci sono comunità vive, che hanno tutto il desiderio di rimanere qui per il futuro, di non isolarsi e di vivere in fraternità con gli iracheni di altre fedi, nonostante la povertà, l’esiguità dei propri numeri, le sofferenze e i tanti problemi quotidiani”.
Nel programma del viaggio, l’Arcivescovo Nathanael è coinvolto soprattutto nella organizzazione Liturgia eucaristica che Papa Francesco presiederà domenica 7 marzo nello stadio di Erbil. “Sarà l’unico evento moltitudinario nel programma della visita papale – spiega l’Arcivescovo a Fides – perché in tutti gli altri appuntamenti del programma, anche a Baghdad e a Qaraqosh, gli accessi saranno limitati. Allo stadio ‘Franso Hariri’ di Erbil, prenderanno parte alla messa almeno 10mila persone. Lo stadio potrebbe contenerne 30mila, ma purtroppo anche a Erbil la pandemia da Covid-19 ha costretto a limitare gli accessi. Almeno la metà dei presenti verranno da località del Kurdistan iracheno come Sulaimanyya, Dohuk, e Ankawa, il sobborgo di Erbil dove anche tanti sfollati provenienti da Mosul e dalla Piana di Ninive. Il resto dei biglietti di ingresso li abbiamo distribuiti tra le diocesi di tutto il Paese. La liturgia sarà celebrata in rito latino, e verrà scandita anche da canti in arabo e in aramaico”.
La preparazione della visita papale – sottolinea l’’Arcivescovo siro cattolico - è stata anche occasione di una intensa collaborazione interrituale e ecumenica tra le diverse comunità cristiane: “Preparando insieme i diversi momenti della visita papale” racconta a Fides Nathanael Nizar Samaan “abbiamo sperimentato anche la comunione tra di noi. Abbiamo messo da parte chiusure e settarismi, attestando davanti a tutti che come cristiani iracheni condividiamo la stessa missione di annunciare il Vangelo di Cristo nelle nostre terre. Da questa comunione è fiorita anche l’apertura ai nostri fratelli musulmani, che stanno aspettando anche loro Papa Francesco con tanta trepidazione. Anche loro vogliono dire a Papa Francesco: ‘sei il benvenuto’, e accoglierlo come un fratello”.
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/URUGUAY - "Catechesi e Missione": per il dialogo tra animazione e formazione missionaria con la catechesi

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/02/2021 - 11:03
Montevideo – Sono stati più di 650 gli iscritti alla Settimana di formazione in chiave missionaria sul tema "Catechesi e Missione" organizzata dalle Pontificie Opere Missionarie dell'America, con il contributo della Società dei Catecheti di America Latina .
Il Coordinamento delle Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie dell'America ha promosso questa iniziativa di formazione che si è realizzata attraverso la piattaforma zoom, dall’8 al 15 febbraio, attraverso collegamenti quotidiani della durata di 1 ora e 15 minuti, che comprendevano l’esposizione del tema da parte del relatore, le domande dei partecipanti e le risposte. Gli incontri sono stati anche trasmessi in diretta tramite facebook da alcune Direzioni nazionali.
I temi affrontati, uno al giorno, sono stati: la Rivelazione e la sua trasmissione; la catechesi nel processo di evangelizzazione; la pedagogia della fede; il linguaggio al servizio della comunicazione della fede; la catechesi nella vita delle persone; scenari culturali contemporanei; l’inculturazione della fede.
Hanno partecipato a questa settimana di formazione persone da Messico, Guatemala, Nicaragua, Honduras, El Salvador, Panama, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Venezuela, Colombia, Brasile, Perù, Ecuador, Bolivia, Paraguay, Cile, Argentina e Uruguay.
Prendendo spunto dal recente “Direttorio per la Catechesi”, pubblicato dal Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, le POM dell’America hanno voluto approfondire le tappe del processo di evangelizzazione, suscitando interrogativi e proposte che nascono nella situazione attuale. “Non ci assumiamo la responsabilità di organizzare o coordinare la catechesi nelle diocesi – ha sottolineato il Direttore nazionale delle POM dell'Uruguay e Coordinatore delle POM in America, p. Leonardo Rodríguez -, perché per questo esistono organizzazioni create appositamente a diversi livelli, ma nel caso delle POM è necessario provocare questo dialogo tra animazione e formazione missionaria con la catechesi, abbiamo in comune la formazione al discepolato missionario”.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/NIGERIA - Incendiata e distrutta una chiesa cattolica nel nord della Nigeria

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/02/2021 - 10:57
Abuja – La chiesa cattolica della Sacra Famiglia nello Stato di Kaduna, nel nord della Nigeria, è stata data alle fiamme da quelli che le autorità locali, qualificano come “banditi armati”. Alcuni uomini armati hanno assalito il villaggio di Kikwari, nell'area del governo locale di Kajuru, dando alle fiamme la chiesa della Sacra Famiglia ed altri due edifici. I residenti si sono messi in salvo dopo essere stati avvisati dell'arrivo dei banditi nella loro comunità.
Il commissario statale per la sicurezza interna e gli affari interni, Samuel Aruwan, ha confermato l'incidente in una dichiarazione pubblicata domenica 21 febbraio: "Arrivati sul posto, i banditi armati hanno dato alle fiamme il luogo di culto e due abitazioni".
Il commissario ha detto che il governatore El-Rufai ha condannato l'attacco e ha espresso la sua vicinanza agli abitanti del villaggio. Aruwan, ha detto il governatore, “ha chiesto ai fedeli di rimanere saldi nella loro fede e devozione, e di considerare l’assalto come un atto perpetrato da nemici della pace, dell'umanità e della diversità che non avranno successo ma saranno sconfitti dalla grazia di Dio".
El-Rufai ha inoltre incaricato l'Agenzia statale di gestione delle emergenze di Kaduna di valutare con urgenza i danni arrecati e di intraprendere le azioni appropriate. Il governatore ha inoltre assicurato che le agenzie di sicurezza intensificheranno le azioni di controllo nell’area.
Nell’assalto ad un altro villaggio, sempre nello Stato di Kaduna, sono state uccise almeno due persone e altre nove sono state rapite.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/MYANMAR - Appello dei Vescovi cattolici: pace e riconciliazione attraverso il dialogo

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/02/2021 - 10:27
Yangon - Un accorato appello alla “riconciliazione attraverso il dialogo” lo ha lanciato la Conferenza episcopale cattolica del Myanmar in un documento firmato da tutti i Vescovi delle 16 diocesi birmane. L’appello pervenuto all'Agenzia Fides, diffuso e letto in tutte le chiese cattoliche della nazione nella giornata di ieri, 21 febbraio, si rivolge “a quanti sono al potere perché si ritorni al dialogo”, esprimendo dolore e profonda preoccupazione “per il sangue versato nelle strade” e per “i tristi e scioccanti eventi che hanno portato tanta sofferenza alla nostra nazione”.
I Vescovi citano con amarezza “la scena dei giovani che muoiono per le strade”, considerandola “una ferita” alla nazione che “un tempo era una terra dell'oro”. “Non lasciamo che il sacro suolo si bagni del sangue fraterno”, chiedono i Presuli, auspicando che cessi “la tristezza dei genitori che seppelliscono i propri figli”, mentre, secondo fonti di Fides, i giovani morti in strada durante le pacifiche manifestazioni represse dai militari sono almeno 5 e oltre 500 i dimostranti arrestati.
“Solo un mese fa - ricorda il testo giunto a Fides - la nazione aveva nel suo cuore la grande promessa: il sogno di una pace duratura e di una robusta democrazia. Nonostante la pandemia, la nazione ha organizzato le elezioni e il mondo ha ammirato la capacità di gestire le nostre differenze interne”.
Oggi i Vescovi cattolici si uniscono ai monaci della Ma Ha Na nel mettere in guardia i militari, "Il Myanmar può essere cancellato dalla mappa del mondo se non si risolvono i problemi pacificamente”, e nel ribadire con forza “l' appello alla riconciliazione attraverso il dialogo”.
Concludono i Vescovi birmani con queste parole: "Il ricorso alla violenza deve cessare con urgenza. Le lezioni del passato ci insegnano che la violenza non vince mai. Settant’anni dopo l'indipendenza quanti sono al potere devono investire nella pace. Il capitale della pace guarirà la nazione. Diamo una chance alla pace. La pace è possibile ed è l’unica strada”.
Incoraggiati dalle parole dei Vescovi ieri, 21 febbraio, nell’arcidiocesi di Yangon laici e donne cattoliche sono scesi in strada e hanno sfilato pacificamente, in preghiera, mostrando il loro pieno sostegno a un percorso di riconciliazione e alla democrazia, chiedendo il rilascio della leader Aung San Suu Kyi.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/ANGOLA - Monito dei missionari: i giovani, a causa della pandemia, rischiano di perdere anche la fede

Fides IT - www.fides.org - seg, 22/02/2021 - 09:25
Kikolo - “La pandemia ha quasi ucciso la fede dei giovani della parrocchia. Sono ormai pochi quelli che partecipano alla vita della Chiesa e ai sacramenti.” Padre Ulrich Houenahin Kossivi, è un sacerdote della Società per le Missioni Africane , originario del Benin, impegnato nella pastorale giovanile della parrocchia di Santa Isabel, nel quartiere di Kikolo, grande periferia nord della capitale Luanda.
“Il nostro impegno più urgente ora è quello di formare un gruppo solido di giovani dinamici, per andare incontro a quei compagni che hanno perso il cammino della fede, e riavvicinarli a Gesù” racconta all’Agenzia Fides il missionario che, dall’ottobre 2019, è anche animatore vocazionale e responsabile della casa di formazione SMA, nella quale risiede attualmente.
Nel suo racconto p. Ulrich scrive che l’anno propedeutico era iniziato bene, con sette seminaristi, di cui tre della SMA e quattro della diocesi di Caxito, fino a quando la pandemia ha imposto un cambio di programma. “Sono state limitate le esperienze pastorali, elemento importante della formazione. Solo qualche volta i ragazzi hanno potuto accompagnare i padri SMA a fare visita degli ammalati e hanno animato le messe per i giovani della parrocchia. Il 18 ottobre 2020 sono state sospese le attività del Seminario e da allora do un aiuto alla parrocchia della Sagrada Família insieme al suo parroco, p. Angelo Besenzoni .”
Il missionario accenna anche alla critica situazione economica del Paese: “La carestia - scrive - è entrata in moltissime case, e la frustrazione si manifesta nelle strade con cortei e proteste, soprattutto di giovani. Molti angolani dicono senza mezzi termini che non c’è più speranza per un domani migliore. Nonostante le molte lamentele e le proteste rivolte al governo, le cose rimangono sempre le stesse. Tanti affermano sconsolati che si sta andando di male in peggio.”
“Guardando indietro agli ultimi tre anni, posso tranquillamente dire che questi sono stati anni di grazia e crescita” conclude p. Ulrich ordinato sacerdote il 1 luglio 2017 ed inviato in missione in Angola.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/CONGO RD - I Comboniani promuovono un progetto per favorire l’integrazione sociale dei giovani pigmei

Fides IT - www.fides.org - sab, 20/02/2021 - 11:01
Mungbere - “Questo progetto è un trampolino di lancio affinché i pigmei inizino ad essere soggetti attivi della società in cui vivono. Ad oggi abbiamo costruito un collegio dove gli studenti possono rimanere per periodi prolungati. Stiamo organizzando, inoltre, una serie di incontri di formazione della durata di un anno sulle tecniche dell’agricoltura e dell’allevamento”. A dirlo all’Agenzia Fides è padre Pierre Levati, missionario comboniano, di nazionalità togolese, parlando del progetto di scolarizzazione che la famiglia comboniana ha promosso per aiutare la popolazione pigmea che abita la zona di Mungbere, nel nord-est del paese, affinché si integri nel tessuto sociale di questo territorio.
Padre Pierre, promotore di questa iniziativa, racconta che “fin dall’arrivo dei primi padri comboniani in Congo, negli anni ’60, l’impegno nei confronti di questa gente è stato fin da subito quello di combattere i pregiudizi e fare in modo che i pigmei non fossero più costretti a vivere emarginati ai confini della foresta. In questa pastorale - osserva il missionario - ci sono molte difficoltà: la prima è come individuarli, perché non è facile trovarli nella foresta. La seconda è come approcciarsi: spesso ci chiediamo quale possa essere la loro reazione di fronte a un individuo che non appartiene alla loro etnia. Un'altra difficoltà è la lingua parlata. Per questo è necessario trovare un buon interprete in ogni villaggio”.
Soltanto negli ultimi 20 anni - riferisce padre Levati - è iniziato un programma di scolarizzazione, sanitario e di sviluppo che coinvolgesse direttamente i Pigmei. “La percentuale di iscrizione dei bambini e degli adolescenti pigmei nelle scuole è infatti ancora molto bassa, in particolare nell'istruzione secondaria, dove sono quasi del tutto assenti: il tasso di analfabetismo ovunque è superiore al 97% e quello delle donne è intorno al 99%”. Al di là del fatto di dover subire un atteggiamento discriminatorio, - prosegue il religioso- altri fattori aggravanti nel processo di abbandono scolastico sono i matrimoni in età precoce, l'alcolismo e la dipendenza dalle droghe”.
Per far fronte a questa situazione, i Missionari Comboniani, grazie alla raccolta fondi, hanno costruito un collegio nel centro di Mungbere che attualmente ospita circa 110 ragazzi. “Questa struttura - commenta padre Pierre- sebbene sia stata costruita per i ragazzi pigmei, lascia le sue porte aperte anche ai ragazzi di etnia Bantu, l’altra popolazione che popola questa zona, per promuovere l'integrazione tra loro. Inoltre - continua- nei villaggi in cui si trovano i campi pigmei, abbiamo realizzato delle scuole denominate ‘ORA' . Alla fine del ciclo scolastico, tutti gli studenti, prima di andare in collegio, devono sostenere un esame di ammissione”. Il progetto prevede anche dei corsi per la coltivazione dei campi e l’allevamento del bestiame. “Verranno coinvolti i soprattutto i giovani, con l’obbiettivo di ridurre la povertà, il furto e il vagabondaggio”, spiega padre Levati. “Alla fine di questi percorsi - conclude - ai partecipanti verranno regalati degli attrezzi da lavoro per l’inizio delle loro attività”.




Link correlati :Guarda la video intervista sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/TANZANIA - La voce profetica dei Vescovi, monito per la popolazione colpita dalla pandemia di Coronavirus

Fides IT - www.fides.org - sab, 20/02/2021 - 10:59
Mbeya - “È importante che ciascuno di noi accetti la realtà del Covid-19 e viva secondo le indicazioni fornite dagli esperti e da coloro che sanno come tenere sotto controllo la malattia”. Questo è l’appello rivolto di recente dal presidente della Conferenza episcopale della Tanzania , Mons. Gervas Nyaisonga, Arcivescovo di Mbeya, con il quale ha esortato i fedeli e l'intera comunità tanzaniana a proteggersi dal Coronavirus.
“La voce dei Vescovi è una voce profetica in questi tempi pericolosi, in cui il mondo sta lottando per combattere il Covid-19” ha dichiarato l’Arcivescovo in occasione della presentazione del messaggio per la Quaresima 2021 diffuso, a Dar es Salaam, dai Vescovi del Paese.
“Abbiamo la responsabilità di evitare il rischio di contagi. Noi Vescovi dobbiamo lottare per la salute dei tanzaniani e per le loro vite. Ecco perché li esortiamo a proteggersi dal virus. Tutti dovrebbero proteggere se stessi e gli altri in modo da poter avere una nazione con persone sane" ha sottolineato.
Mons. Nyaisonga ha esortato i fedeli a continuare a prendere precauzioni secondo le istruzioni ricevute, a mantenere i distanziamenti e ad indossare le mascherine. “Il fatto che ormai conosciamo il virus dal 2020 induce qualcuno a pensare che la Tanzania sia un'isola che non può essere colpita. Dobbiamo tutti essere responsabili verso noi stessi per tutelare anche e soprattutto gli altri, ed avere un Paese sano, libero, prospero. Non dobbiamo essere schiavi della paura” ha rimarcato il Presidente della TEC. “Preghiamo e chiediamo a Dio di risparmiarci questa tragedia. Dio ci è vicino e non ci ha tolto la responsabilità di proteggere le nostre vite”.
Categorias: Dalla Chiesa

EUROPA/SPAGNA - Corsa di solidarietà per il diritto all'istruzione: più di 14.000 persone corrono virtualmente in 30 paesi

Fides IT - www.fides.org - sab, 20/02/2021 - 10:52
Madrid – La cantante e attivista Rozalén e la sua interprete nel linguaggio dei segni, Beatriz Romero, sono state incaricate di dare il via oggi, attraverso un video, alla decima edizione della Corsa di solidarietà Entreculturas, ong dei Gesuiti, che si terrà virtualmente il 20 e 21 febbraio, come spiega la nota inviata all’Agenzia Fides. Questo anno 2021 segna il decimo anniversario dell’iniziativa, che vuole ribadire il diritto all'istruzione, soprattutto delle fasce più svantaggiate e vulnerabili. In coincidenza con i 10 anni, Entreculturas ha avuto la partecipazione di 10 “ambasciatori e ambasciatrici” tra note personalità del mondo della cultura, dello sport, del giornalismo, che hanno aggiunto il loro sostegno a questa gara. Tutti sono accomunati dallo stesso obiettivo: recuperare il diritto all'istruzione per i bambini, portato via dalla pandemia.
I fondi raccolti attraverso la registrazione, che ha un costo di 6 euro, andranno a progetti educativi di emergenza, conseguenza del Covid, in più di 38 paesi, a 192 progetti di cooperazione in cui Entreculturas è presente, accompagnando più di 230.087 persone. Al culmine della pandemia, 1,6 miliardi di studenti in oltre 190 paesi sono stati colpiti dalla chiusura degli istituti scolastici. Ad oggi si stima che circa 24 milioni di studenti non sono tornati negli istituti di istruzione. La crisi educativa causata da Covid-19 potrebbe significare una battuta d'arresto di 30 anni nei progressi educativi realizzati a livello globale.
Oltre 14.000 persone si sono registrate all’iniziativa e la modalità virtuale ha permesso l'internazionalizzazione della corsa, che registra persone provenienti da 30 paesi nel mondo. Il bando di partecipazione è aperto durante tutto il weekend per chiunque voglia vivere un sabato o una domenica solidali. I partecipanti hanno la possibilità di iscriversi con un “pettorale solidale”: possono correre 10 km o 5 km, camminare 3 km o andare in bicicletta 20 km, e, per ragazzi e ragazze, le modalità sono 1 km, 500 m, 300 m e 100 m. Dopo aver completato la registrazione, tutte le persone riceveranno nella loro email un numero che potranno scaricare e stampare. Inoltre Entreculturas chiede di scattare una foto il giorno della corsa e di pubblicarla sui tuoi social network.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/MALAWI - Donazione dei Missionari Monfortani per i pazienti Covid in Malawi

Fides IT - www.fides.org - sab, 20/02/2021 - 10:39

Lilongwe - “Come Chiesa, non potevamo lasciare il governo da solo di fronte alla sofferenza delle persone negli ospedali o nelle case a causa della congestione dei nosocomi governativi, ma unirci per aiutare coloro che soffrono di Covid-19” afferma. Mons. Boniface Tamanimì, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Blantyre, in Malawi, nell’accogliere gli aiuti umanitari donati dalla regione olandese dei Missionari Monfortani, Questi hanno accolto l’appello lanciato da Sua Ecc. Mons. Thomas Luke Msusa, Arcivescovo di Blantyre, Presidente della Conferenza Episcopale del Malawi, per l’invio urgente di aiuti a favore delle strutture sanitarie del Paese per far fronte alla pandemia.
“Potremmo non avere le risorse, ma ciò che è importante è fare del nostro meglio e gridare a chiunque abbia la capacità di aiutarci a raggiungere molte altre persone che soffrono silenziosamente nelle loro case” sottolinea Mons. Tamanimì, ricordando “i pazienti che vengono rimandati a casa dagli ospedali perché il personale sanitario è sopraffatto dal gran numero di casi da curare”. “Il governo e gli ospedali privati e tutti devono lavorare insieme nella lotta contro questa pandemia” rimarca l’Ausiliare di Blantyre.
Nel ringraziare i donatori, il presidente del Consiglio dei governatori dell'ospedale della missione di San Giuseppe Nguludi, il dottor Fabiano Makolija, ha sottolineato la tempestività degli aiuti. “Abbiamo bisogno di apparecchiature per i pazienti con Covid-19 che necessitano di cure speciali. Abbiamo perso alcune persone che soffrivano di Covid-19 per mancanza di attrezzature adeguate, quindi riteniamo che queste apparecchiature ci aiuteranno a trattare meglio i pazienti Covid-19 e a salvare vite umane”
Tra gli aiuti vi sono apparecchiature di ossigeno, monitor pazienti, misuratori di flusso di ossigeno, glucometri, nebulizzatori, letti di terapia intensiva, concentratori di ossigeno, bombole di ossigeno con gas, tute, maschere N95, letti regolabili.
L'arcidiocesi di Blantyre ha stabilito il Nguludi Mission Hospital come centro di cura per preti, suore e laici e ha in cura oltre quattro sacerdoti, cinque suore e diverse persone indipendentemente dalla loro religione.

Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/ECUADOR - I Vescovi alle autorità: le persone più vulnerabili ricevano per prime il vaccino

Fides IT - www.fides.org - sab, 20/02/2021 - 09:15
Quito – “Chiediamo alle autorità pubbliche che facilitino le procedure per l’acquisto e la somministrazione dei vaccini, rispettando i criteri stabiliti, in modo che siano le persone più vulnerabili a riceverlo per prime, e non quelle affini alla famiglia, agli amici o alle istituzioni, che non sono in prima linea di fronte al pericolo del contagio o nella lotta contro l’epidemia”. Lo chiedono i Vescovi dell’Ecuador nel loro messaggio per la quaresima intitolato “Responsabilità”, pervenuto all’Agenzia Fides.
La Chiesa cattolica con il mercoledì delle ceneri inizia il tempo di Quaresima per prepararsi a celebrare con gioia la risurrezione di Cristo, ricordano i Vescovi, invitando “a rinnovare la nostra fede, speranza e carità” e a vivere “il digiuno, la preghiera e l’elemosina”, secondo l’esortazione di Papa Francesco. “La fede nell’amore gratuito di Dio e in ognuno di noi, ci spinge a una vita libera da tutto quello che ci ostacola e a condividere i beni con quanti hanno bisogno”. “La speranza ci mette a contatto con l’Acqua viva che ci incoraggia e ci sostiene per superare la fragilità, l’ansietà e l’incertezza e per aprirci al presente e al futuro con la pace e la gioia che il Signore ci concede”.
Infine la carità-amore ci rende compassionevoli e solidali con le persone che soffrono solitudine, malattia o discriminazione. Alla luce del messaggio di Papa Francesco, i Vescovi raccomandano a tutti gli ecuadoriani, “ancora una volta, di seguire con maggiore responsabilità le norme stabilite dalle autorità sanitarie”.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/MYANMAR - I monaci buddisti in campo per un negoziato con i militari

Fides IT - www.fides.org - sab, 20/02/2021 - 09:00
Yangon - Bhamo Sayadaw Bhaddanta Kumara, il monaco che rappresenta il vertice della comunità buddista birmana chiede ufficialmente che si avvii un dialogo tra le parti per fermare la caotica situazione in cui versa il Paese, da che il 1 febbraio scorso una giunta militare ha preso il potere in Myanmar. Ma Ha Na – l’acronimo con cui sono conosciuti in Myanmar i monaci anziani – ha nuovamente rilanciato una proposta di negoziato pubblicamente . Ricevendo mercoledì il presidente e i membri del Consiglio amministrativo della regione di Mandalay alla Buddhism University di Mandalay – ha reso noto la stampa locale - Ma Ha Na Bhamo Sayadaw ha invitato le parti “a non nutrire rancore e a cercare la reciproca distruzione gli uni contro gli altri, ma ad avere amore ed empatia per negoziare il prima possibile una risoluzione della crisi in corso. Ciò - ha detto - in considerazione della dignità del Myanmar e di Tatmadaw e per il benessere dei cittadini, affinché il Myanmar sia in grado di ergersi sulla scena globale”. La situazione attuale – ha aggiunto - richiede negoziati immediati tra tutte le autorità e le persone responsabili; altrimenti il Myanmar “rischia di sparire dalla mappa della terra” perché – ha concluso - la responsabilità di qualsiasi violenza, inclusi incendi dolosi, avvelenamenti e uso di sostanze chimiche, ricadrà alla fine su chi governa il Paese.
Prima del golpe, il 29 gennaio, Bhamo Sayadaw aveva già presentato una richiesta, firmata da 10 monaci anziani, che esortava le parti a risolvere la questione del voto dell’8 novembre in modo pacifico e in linea con la legge. In seguito, alcuni giorni dopo il golpe, era stata inviata una nuova richiesta al Consiglio amministrativo di Stato chiedendo che si tenessero colloqui con i leader del governo estromesso. Richiesta reiterata il 10 febbraio da tre monaci anziani al generale a capo del Cas, Min Aung Hlaing.
Intanto ieri, nel 14mo giorno di protesta, le piazze si sono un po’ meno piene rispetto ai giorni precedenti ma è solo un’alternanza di momenti che lascia spiazzati polizia ed esercito. Si sono segnalati sporadici episodi di violenza e continuano a salire gli arresti, ora anche di semplici lavoratori che hanno abbracciato la disobbedienza civile pacifica. Il Paese è fermo, le banche chiuse e le riserve in valuta pregiata si stanno prosciugando. Gli scioperanti si nascondono per non essere arrestati mentre chi può sta versando denaro in un fondo di sostegno alle famiglie che aderiscono al movimento di protesta ormai diffuso in tutto il Paese e in ogni settore, dalla manifattura alla sanità, dalla burocrazia ai trasporti.
Ieri, 19 febbraio, si è anche avuto notizia della morte definitiva della giovane studentessa di Mandalay Ma Mya Thwet Thwet Khine, colpita alla testa da un proiettile nelle manifestazioni dei giorni scorsi nella seconda città del Paese e in coma irreversibile da allora. Intanto, mentre anche il ministero degli Esteri di Singapore ha preso posizione, alle sanzioni decise da Washington si sono aggiunte ieri sia il Canada sia il Regno Unito. Congelando i beni dei vertici di Tatmadaw.

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/BANGLADESH - Nomina dell’Arcivescovo di Chattogram

Fides IT - www.fides.org - sex, 19/02/2021 - 12:06
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Arcivescovo Metropolita di Chattogram S.E. Mons. Lawrence Subrato Howlader, C.S.C., finora Vescovo della Diocesi di Barishal.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/BURKINA FASO - I Vescovi: “Occorre affrontare la questione degli sfollati interni per evitare nuove tensioni”

Fides IT - www.fides.org - sex, 19/02/2021 - 11:10
Ouagadougou – “La situazione della sicurezza rimane preoccupante in diverse zone, nonostante una calma relativa” affermano i Vescovi di Burkina Faso e Niger nel comunicato finale della loro seconda Assemblea plenaria per l'anno 2020-2021, nel quale sottolineano in particolare la questione non risolta degli sfollati interni che rischia di creare ulteriori tensioni, visto “il numero ancora elevato di sfollati interni la cui convivenza con chi li ha accolti non è sempre agevole". Nonostante le rassicurazioni dei governi, secondo i Vescovi "la realtà sul campo mostra che le popolazioni hanno davvero bisogno di essere rassicurate e di sentirsi protette dalle autorità competenti”.
In Burkina Faso e Niger, più di mezzo milione di persone hanno lasciato le loro case a causa dell'insicurezza associata agli attacchi terroristici. Gli attacchi dei gruppi terroristi, che si richiamano chi ad Al Qaida chi all’ISIS, sono continui. Ieri, 18 febbraio, almeno 18 persone hanno perso la vita in distinti attacchi in Mali e in Burkina Faso. L'attacco in Burkina Faso è avvenuto la mattina, tra le città di Markoye e Tokabangou, dove alcune persone hanno subito un'imboscata mentre si dirigevano a Dolbel, nel confinante Niger. Otto persone sono morte e nove sono rimaste ferite, una delle quali è morta in seguito alle ferite riportate.
Per consentire una più facile convivenza tra le popolazioni sfollate interne e quelle delle località ospitanti, i Vescovi raccomandano "un rafforzamento del dialogo in generale e una campagna di sensibilizzazione sulla convivenza coinvolgendo diversi leader".
Occorre inoltre “lavorare per controllare la questione della stigmatizzazione, soprattutto nelle zone insicure dove la ripresa delle attività avviene gradualmente". Per fare questo, "invitano le popolazioni a una franca collaborazione con le forze di difesa e sicurezza, e i fedeli a continuare a pregare per la pace in Burkina Faso e Niger". Tra le popolazioni stigmatizzate vi sono i pastori Peuls, considerati come collusi con i gruppi jihadisti che imperversano in tutta la fascia saheliana.
Durante i loro lavori, i Vescovi hanno ricevuto la visita del grande Iman di Fada, l'Imam Aboubacar Kina, che ha chiesto all'assemblea dei Vescovi di pregare per la pace e la coesione sociale in Burkina Faso. L’Iman ha sottolineato le buone relazioni interreligiose tra le comunità cristiane e musulmane a partire dagli anni Sessanta.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/SUD SUDAN - Non solo prevenzione anti Covid-19: avviate campagne di vaccinazione antipolio per oltre 29 mila bambini

Fides IT - www.fides.org - sex, 19/02/2021 - 11:07
Juba – Solo pochi giorni fa il Ministero della sanità locale aveva diffuso la notizia dell’aumento di contagi da Coronavirus in diversi Stati del Paese. Tuttavia, la precarietà del Paese contempla anche altre carenze nell’ambito sanitario per far fronte alle quali lo stesso Ministero ha avviato una campagna di vaccinazioni antipolio rivolta ad oltre 29.000 bambini di età compresa tra 0-5 anni in tutto lo Stato settentrionale di Bahr-el-Ghazal.
Nel paese infatti ancora si registrano casi di poliomielite anche se la malattia non è più considerata endemica. L’iniziativa è partita, una volta ricevuti i vaccini da Juba, grazie alla disponibilità di 800 vaccinatori. “Siamo riusciti a impiegare 825 squadre di vaccinatori nelle cinque contee dello Stato di Bahr-el-Ghazal settentrionale. Abbiamo anche ricevuto un numero totale di 18.259 vaccini per coprire le aree mirate per l'immunizzazione. Abbiamo l’obiettivo di vaccinare 29,452 bambini”, hanno dichiarato i responsabili dell'Health Pooled Fund .
“L'HPF è un progetto guidato dal governo e ci siamo impegnati con tutti i nostri partner. Li abbiamo convocati in modo che ogni partner possa contribuire con le proprie risorse umane e le persone siano in grado di raggiungere le sedi dei progetti all'interno delle cinque contee”.
Santino Ngong Chan, responsabile statale dell'Espansione del programma sull'immunizzazione , ha esortato le comunità locali a collaborare con i vaccinatori volontari per garantire che i loro bambini siano vaccinati entro il periodo stabilito. Gli abitanti dei villaggi hanno comunque lamentato il fatto che tali servizi dovrebbero essere estesi anche alle zone rurali.
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/COLOMBIA - La pandemia ha evidenziato fragilità, debolezze e la necessità di sostenerci nella fede e nella fraternità

Fides IT - www.fides.org - sex, 19/02/2021 - 11:04
Bogotà - "La Quaresima è lo spazio propizio che ci invita alla condivisione, alla carità che nasce dal cuore e non dalle apparenze, questo tempo di pandemia ha messo in evidenza fragilità, debolezza e la necessità di sostenerci nella fede e nella fraternità, questi sono i valori che la campagna promuove” ha detto il Segretario generale della Conferenza Episcopale Colombiana , Mons. Elkin Fernando Álvarez Botero, Vescovo di Santa Rosa de Osos, presentando la campagna “Comunicación Cristiana de Bienes 2021” il cui motto è: "Raggiungi coloro che ne hanno bisogno".
Il Segretario generale ha sottolineato come la campagna di quest’anno si svolge in un contesto pieno di difficoltà dovute alla pandemia e ha ricordato le parole di Papa Francesco quando chiede in questo periodo di emergenza sanitaria, si viva un tempo di solidarietà, di condivisione e di lasciarsi toccare dalle sofferenze degli altri. Il motto scelto per la Campagna invita a non essere insensibili alle dinamiche sociali di povertà, esclusione, mancanza di risorse e incapacità di accedere alle risorse fondamentali per sopravvivere.
Monsignor Héctor Fabio Henao Gaviria, direttore del Segretariato nazionale per la pastorale sociale /Caritas Colombia, ha sottolineato che la Campagna nel contesto della pandemia, lancia una grande sfida a tutti per raggiungere chi ha bisogno. Ha evidenziato tre aspetti che inquadrano la campagna in questo tempo quaresimale: la conversione in mezzo alla crisi che l'umanità sta attraversando a causa del Covid-19; la preghiera, che unisce tutti in un grande affidamento nelle mani di Dio, e infine il digiuno, che porta “ad alcune mortificazioni, secondo cui possiamo svolgere azioni di solidarietà, per uscire incontro all’altro e raggiungere coloro che hanno bisogno”.
Monsignor Henao Gaviria ha sottolineato che nel 2020 il fondo di emergenza è stato utilizzato per portare aiuti di emergenza in seguito a disastri naturali, come nel caso dell'uragano Iota: sono state aiutate 2.832 famiglie per un totale di 10.446 persone. Inoltre è stata data risposta alla popolazione estremamente povera, che in questo periodo di pandemia ha richiesto aiuti umanitari sotto diversi aspetti . E’ stato fornito aiuto a 4.028 rifugi, distribuiti 22.523 kit per l'alimentazione, 17.611 kit per l'igiene, sono stati consegnati 3.099 kit di biosicurezza, è stata fornita consulenza legale a 6.200 persone, formazione a 3.557 persone e aiuto psicosociale a 8.963 persone. Infine Monsignor Henao Gaviria ha esortato la comunità a continuare unita a mantenere la capacità di aiutare, attraverso la campagna, e quindi, come Chiesa, ad avere un gesto di fraternità verso i più bisognosi.
Categorias: Dalla Chiesa

Páginas