AFRICA/MOZAMBICO - Visita di solidarietà dei Vescovi dell’Africa del sud alla diocesi di Pemba, sconvolta dalle violenze jihadiste

Fides IT - www.fides.org - qua, 25/11/2020 - 11:48
Maputo – "La Conferenza Episcopale dell’Africa del Sud ha deciso di effettuare una visita di solidarietà al Vescovo di Pemba, dal 2 al 4 dicembre" ha annunciato Sua Ecc. Mons. José Luis Ponce de León, Vescovo di Manzini . La SACBC riunisce i Vescovi di Botswana, Sud Africa e Swaziland. La delegazione si recherà nella diocesi, nel Mozambico settentrionale, in risposta ai molteplici appelli alla solidarietà lanciati dal Vescovo di Pemba, Sua Ecc. Mons. Luiz Fernando Lisboa.
Pemba è il capoluogo della provincia di Cabo Delgado, sconvolta del 2017 da un’insurrezione condotta da un gruppo che si è autoproclamato affiliato allo Stato Islamico, che ha provocato la morte di più di 2.300 persone e lo sfollamento di almeno 600.000 abitanti.
All'inizio del 2020, Mons Lisboa aveva lanciato un drammatico appello alla solidarietà internazionale: 'La nostra gente ha urgente bisogno di pace perché questa crisi ha completamente destabilizzato la nostra provincia. Chiediamo alla comunità internazionale di venire in nostro aiuto”. Successivamente aveva rivolto un altro appello per soccorre gli sfollati. “Abbiamo bisogno di cibo, medicine, vestiti, coperte, tutto l'aiuto necessario per aiutare queste persone".
La delegazione in visita alla diocesi di Pemba includerà oltre a Mons. Ponce de León, Sua Ecc. Mons. Victor Phalana Vescovo di Klerksdorp in Sudafrica, il segretario generale aggiunto della SACBC, suor Tshifhiwa Munzhedzi, e il direttore del Dennis Hurley Peace Institute, Johan Viljoen.
A settembre, i membri della SACBC avevano espresso la loro solidarietà al popolo di Dio a Cabo Delgado: "Abbiamo seguito con crescente preoccupazione il rapido deterioramento della situazione nella diocesi di Pemba, nella provincia di Cabo Delgado: la violenza diffusa, la distruzione di proprietà, lo spostamento forzato di oltre 200.000 persone e la perdita di vite umane”.
Di recente Mons. Lisboa ha intensificato gli appelli alla solidarietà. “È una situazione drammatica per le persone in fuga dalla guerra, i loro villaggi, le loro isole. Giusto per darvi un'idea, negli ultimi due giorni, il distretto di Muidumbe ha subito sette attacchi in sette villaggi. Le persone sono costrette a dormire nella boscaglia. Coloro che fuggono con le imbarcazioni trascorrono fino a 3, 4, 5 giorni in mare, arrivando affamati e disidratati” aveva riferito il Vescovo di Pemba .
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AMERICA/MESSICO - Festa della Madonna di Guadalupe nelle parrocchie e nelle famiglie, chiusa la Basilica

Fides IT - www.fides.org - qua, 25/11/2020 - 11:29
Città del Messico – Il Governo di Città del Messico, in coordinamento con l'Arcidiocesi del Messico, la Conferenza dell'Episcopato Messicano , la Basilica Nazionale di Guadalupe e l'Ufficio del Sindaco, informa che la Basilica di Guadalupe rimarrà chiusa dal 10 al 13 dicembre. I fedeli sono quindi invitati a celebrare la festa della Vergine di Guadalupe nelle loro parrocchie e nelle loro case, nel rispetto delle misure sanitarie contro il Coronavirus, e a seguire la celebrazione a distanza attraverso i canali statali della radio e della televisione e le piattaforme digitali della Basilica.
Ogni anno, riporta la nota inviata all’Agenzia Fides, si riuniscono nella Basilica di Guadalupe per questa festa circa 10 milioni di pellegrini, provenienti da tutta l’America, e per prevenire la ulteriore diffusione di Covid-19 è stata presa questa decisione, in pieno accordo tra autorità civili e religiose. “I nostri governi sono laici, ma apriamo sempre le porte a questa celebrazione che appartiene alla stragrande maggioranza del popolo del Messico" ha detto il sindaco di Città del Messico, Claudia Sheinbaum Pardo, aggiungendo che il 12 dicembre verrà organizzato un servizio d’ordine nel perimetro vicino alla Basilica di Guadalupe per scoraggiare l'arrivo di eventuali fedeli e fornire loro le informazioni necessarie per seguire la celebrazione attraverso i media.
Il Cardinale Carlos Aguiar Retes, Arcivescovo di Città del Messico, ha precisato che le condizioni sanitarie che il Paese sta vivendo a causa del Covid-19 non consentono quest'anno di celebrare la Vergine di Guadalupe con i pellegrinaggi, pertanto, per il bene di tutto il popolo messicano, saranno prese misure di contenimento per prevenire la diffusione del virus. La Basilica di Guadalupe ha preparato un ampio programma di attività, indicate sul sito www.virgendeguadalupe.org.mx, che possono essere seguite attraverso la televisione e internet, nonché alcune dinamiche per partecipare attivamente a distanza.
“La nostra preoccupazione comune è la salute e la vita dei fedeli. Santa Maria di Guadalupe è per la vita. Ecco perché andiamo da Lei. La Vergine ora verrà nelle nostre case, invece di aspettarci a casa sua. Ella verrà attraverso le tecnologie di comunicazione di cui, grazie a Dio, ora disponiamo" ha detto il Cardinale.
L'Arcivescovo di Monterrey e Presidente della CEM, Mons. Rogelio Cabrera López, ha sottolineato: “Ci uniamo al dolore di tutto il popolo messicano, che ha sofferto a causa di questa pandemia, per chi è malato, per chi è morto. Vogliamo collaborare con le nostre autorità locali, con i governi delle nostre città, per attuare, per il bene di tutto il Messico, queste misure che sono necessarie, e che non intendono minare il fervore, la devozione e la fede di coloro che celebrano Santa María di Guadalupe".
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AMERICA/GUATEMALA - "I debiti di oggi sono la fame di domani": dopo le proteste i Vescovi invitano al dialogo

Fides IT - www.fides.org - qua, 25/11/2020 - 10:40
Città del Guatemala – L’invito ai cittadini guatemaltechi a mantenere la calma e a promuovere il dialogo, dopo le manifestazioni popolari che da sabato 21 novembre protestano contro il governo, è venuto ieri da Mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, Arcivescovo di Santiago del Guatemala e Primate del paese.
I manifestanti, che sabato hanno perfino dato alle fiamme parte dei locali del Congresso, hanno provocato scontri con la polizia che sono proseguiti lunedì 23, nonostante l'annuncio del Congresso, fatto la mattina presto dello stesso giorno, che si sarebbe rivisto il bilancio generale per il 2021. Il suo presidente, Allan Rodríguez, lo ha annunciato in un messaggio preregistrato, insieme ad altri 16 deputati di vari blocchi affiliati al partito al governo. Nell'annuncio, tuttavia, non ha spiegato quali modifiche saranno apportate.
Il Progetto di bilancio dello Stato 2021 è stato bocciato da tutti i settori sociali, ed è causa delle proteste scoppiate il 19 novembre, prima sui social e poi in piazza, dove ancora continuano, per aver aggravato il debito nazionale e per essere stato approvato in modo poco chiaro da parte del Congresso.
La Conferenza Episcopale del Guatemala aveva pubblicato, lo stesso giorno, una dichiarazione in cui affermava: "Il modo in cui è stato approvato ha generato indignazione in settori molto diversi del Paese per il modo opaco e sicuramente torbido con cui si è deciso di raggiungere la maggioranza qualificata dei voti".
L'approvazione del bilancio si è svolta alle 5 del mattino del 18 novembre senza che tutti i deputati potessero avere accesso al contenuto, secondo la stampa locale. Così molti settori sociali hanno rilanciato il messaggio della CEG, che dice testualmente: "Da dieci anni consecutivi approviamo preventivi sottofinanziati, ma mai prima d'ora per importi così sproporzionati come quest'anno. L'indebitamento del Paese sta raggiungendo livelli francamente preoccupanti e i debiti di oggi saranno la fame di domani. L'eliminazione o la riduzione di elementi importanti sembra esprimere risentimento ma anche miopia etica".
La richiesta finale del documento - "Chiediamo al Presidente della Repubblica di porre il veto a questo bilancio e di farlo per il bene del Paese" - è stata accolta, ma la popolazione è ancora per strada esprimendo il malcontento per il modo di agire del Congresso. Secondo la ultime notizie, il governo ha accettato di aprire "tavoli di dialogo" con i diversi settori sociali per rivedere il tutto.

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ASIA/COREA DEL SUD - Tra evangelizzazione e cultura: il contributo di un missionario alla letteratura coreana

Fides IT - www.fides.org - qua, 25/11/2020 - 10:29
Seoul - Il missionario irlandese della Società di San Colombano, padre Kevin Laurence O'Rourke, ha tradotto in inglese più di 2.000 opere letterarie coreane: la sua opera missionaria nel campo della cultura, dell'insegnamento accademico, della poesia e della letteratura resterà scolpita nella storia della Chiesa coreana. Come appreso dall'Agenzia Fides, con questa convinzione la comunità dei cattolici nella penisola celebra e ricorda l'opera di p. Kevin Laurence O'Rourke, scomparso all'età di 81 anni, lo scorso 23 ottobre. E' stato un missionario e studioso che si è totalmente immerso nel contesto culturale coreano, ricevendo diversi premi per i suoi eminenti contributi alla letteratura coreana. Ha vinto il Premio nazionale della letteratura coreana nel 1989 per le sue traduzioni di poesie coreane e nel 2007 gli è stata conferita, per i meriti acquisiti, la cittadinanza onoraria coreana.
Kevin Laurence O'Rourke, nato a Cavan, in Irlanda, nel 1939, è entrato nella Società missionaria dai san Colombano ed è stato ordinato sacerdote nel 1963. Inviata in missione in Corea, ha iniziato il suo ministero pastorale come vice parroco nella chiesa cattolica di Soyangro a Chuncheon, nella provincia di Gangwon. Durante il suo soggiorno in Corea del Sud, mostra molto interesse per la cultura e la letteratura coreane e si immerge in quegli studi. Diventa il primo straniero a ottenere un Dottorato in letteratura coreana presso l'Università di Yonsei, in Corea, nel 1982. Contemporaneamente inizia l'insegnamento alla Kyung Hee University, che manterrà dal 1977 al 2005.
Padre O'Rourke ha tradotto in inglese diverse raccolte di poesie coreane, romanzi e altre opere letterarie, come il romanzo di Choi In-hun "The Square", il romanzo di Lee Mun-yol "Our Twisted Hero", la raccolta di poesie di So Chong-ju "Poems of a wanderer: selected poems of Midang So Chong-ju" e quella di Yi Sang "Wings: Volume 091". Oltre a tradurre opere della letteratura moderna, ha curato l'edizione e tradotto opere della letteratura tradizionale coreana come testi di canzoni e poesie delle epoche Goryeo e Joseon. Tra i diversi riconoscimenti ottenuti, è stato vincitore del Daesan Literary Award e il secondo premio di traduzione del Korea Times nel 1971.
Nelle sue parole e nella sue lezioni ha sempre affermato il suo pieno apprezzamento per la cultura e per la storia coreana, per la mentalità, il carattere, la forza e la saggezza del popolo dell'Asia orientale, caratteristiche che emergono nei testi letterari, lungo la storia. E ha elogiato e raccontato come il popolo coreano avesse accolto, grazie alla sua tenacia, il messaggio del Vangelo nella sua cultura.
La Chiesa coreana gli ha reso omaggio nell'Università cattolica coreana "Eunpyeong St. Mary's Hospital", mentre, secondo la sua volontà, le sue spoglie riposano in Corea, sua patria di adozione, nella casa della Società Missionaria di San Colombano a Seoul.
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ASIA/INDONESIA - Il Presidente dell'Indonesia agli universitari cattolici: promuovete fraternità e tolleranza

Fides IT - www.fides.org - qua, 25/11/2020 - 08:57
Jakarta - Gli studenti universitari cattolici sono chiamati a promuovere armonia sociale, unità e tolleranza In Indonesia, contribuendo al bene della società: è l'invito espresso dal presidente indonesiano Joko Widodo in un intervento rivolto il 23 novembre, con un collegamento online, al 10° incontro nazionale dell'Unione degli studenti universitari cattolici della Repubblica di Indonesia . Nel discorso, visibile sul canale YouTube dell'Unione, il Presidente afferma: “Siamo una nazione multietnica, multireligiosa, multiculturale e multilingue. Dovremmo ringraziare Dio di poter vivere in armonia in questa grande casa comune dell'Indonesia, promuovendo tolleranza e fraternità". E aggiunge: "Dobbiamo ringraziare Dio perchè mentre molti paesi stanno affrontando disordini in corso a causa di differenze di identità, la nazione indonesiana rimane unita grazie alla nostra ideologia nazionale della Pancasila".
Come appreso dall'Agenzia Fides, il Presidente ha ribadito l'importanza e la rilevanza della "Pancasila" , ricordandone i valori fondamentali: la fede in un solo Dio, una società giusta e civile, un'Indonesia unita, una democrazia guidata dalla saggezza, una giustizia sociale per tutti i cittadini.
“Pertanto, invito tutti i gruppi sociali, compresa la PMKRI, a mantenere, preservare e rafforzare le fondamenta della nazione. Non dobbiamo permettere alcun tentativo, per quanto piccolo, di rovinare la tolleranza e l'armonia tra persone di diversa estrazione religiosa o etnica ”, ha aggiunto. Widodo ha espresso pubblico apprezzamento per il contributo del forum degli studenti cattolici al rafforzamento dell'armonia sociale, della coesione, della fraternità.
Intervenendo all'incontro su web, il Ministro della Gioventù e dello Sport Zainudin Amali ha esortato i giovani a utilizzare i social media con cura, prudenza e cautela. “Usate la tecnologia, in particolare i social media, fornendo prospettive positive e stimolando l'ottimismo nella società. Non condividete mai parole o fatti che possono provocare caos e disunione", ha detto Amali.
Spiegando lo scopo del raduno, Benediktus Papa, presidente della PMKRI, ha confermato che gli studenti universitari cattolici "sono chiamati a contribuire al bene comune e alla costruzione di una nazione prospera, pacifica e fraterna", ha affermato. Mentre il paese affronta molte sfide, inclusa la pandemia COVID-19, tutti devono lavorare insieme per il benessere reciproco", ha aggiunto Papa.
Il raduno dell'Unione degli studenti cattolici, che dura sei giorni, è iniziato con una messa celebrata da padre Paulus Christian Siswantoko, Segretario esecutivo della Commissione per i laici della Conferenza episcopale indonesiana. Il sacerdote ha esortato i giovani cattolici "a testimoniare il Vangelo di Gesù alla società e difendere la verità, la giustizia e la pace, restando a fianco dei poveri, bisognosi e vulnerabili".
“Attraverso la PMKRI, gli studenti universitari cattolici hanno la responsabilità di sostenere la promozione dei diritti umani e della dignità umana nel Paese”, ha spiegato a Fides William Nokrek, Coordinatore del movimento.
La PMKR, unione nazionale di studenti universitari cattolici, è stata fondata nel 1947 ed è diffusa e organizzata un'organizzazione a livello nazionale. Nella sua visione, si ispira ai valori cristiani ma fa riferimento anche alla Pancasila, promuovendo giustizia sociale, umanità e fraternità.
L'Indonesia, su oltre 260 milioni di abitanti, contando circa 230 milioni di cittadini musulmani, ospita la più ampia popolazione musulmana al mondo. Nel Paese ci sono 24 milioni di cristiani, tra i quali 7 milioni sono cattolici.

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VATICANO - Al via la seconda edizione del Corso di formazione "Comunicazione è missione"

Fides IT - www.fides.org - ter, 24/11/2020 - 16:29
Città del Vaticano - Ha preso il via in modalità online la seconda edizione del corso di formazione multimediale dal titolo “Comunicazione è Missione”, promosso dalla Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, in collaborazione con la Pontificia Unione Missionaria e con l’Agenzia Fides. Il corso 2020-2021, della durata di un anno accademico, mira a offrire una specifica formazione rivolta a operatori pastorali delle Chiese che appartengono alla giurisdizione del Dicastero di “Propaganda Fide”, secondo a una mentalità che consideri la comunicazione mediatica un’opportunità e una strada per la diffusione del Vangelo. Vi partecipano studenti residenti nei Collegi internazionali gestiti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli , e alcuni laici provenienti dalle Chiese dei territori legati alla CEP. La formazione, assicurata grazie alle competenze e alle strutture messe a disposizione dalla Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, offre strumenti metodologici, teorici e pratici, sulla comunicazione multimediale per insegnare a raccontare, storie, notizie, eventi ed esperienze che caratterizzano la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo.
Dopo la felice conclusione della prima edizione 2019-2020, nonostante le difficoltà legate alla pandemia di coronavirus, gli enti promotori hanno voluto organizzare la seconda edizione per continuare a offrire un diretto sostegno a quanti operano nelle Chiese che si trovano nei cosiddetti "territori di missione", in Africa, Asia e America Latina. Almeno nella prima fase, il corso si tiene utilizzando una piattaforma web. Nel momento in cui le condizioni lo consentiranno, si potranno prevedere lezioni in presenza.
Come ha dichiarato il dott. Massimo Ilardo , direttore del Corso, “l’evangelizzazione non può esimersi dal considerare l'ambiente delle nuove tecnologie della comunicazione, che crea e costituisce parte integrante della cultura nel mondo contemporaneo, anche nel campo delle relazioni umane". "Come asserisce Papa Francesco nel Messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali del 2014, la comunicazione concorrea dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa", rileva Ilardo.
Padre Fabrizio Meroni, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria e Direttore dell’Agenzia Fides, ha confermato l'impegno della PUM in questo campo “per indagare, riflettere e illuminare con il messaggio della salvezza il rapporto tra fede e mondo, nell'ottica di essere presenti con l'annuncio cristiano nel mondo della comunicazione digitale”.
Il programma didattico si articola in due semestri, da novembre 2020 a maggio 2021, e prevede lo studio e la sperimentazione laboratoriale dei linguaggi video, radio, web, di fotografia e scrittura.
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ASIA/MEDIO ORIENTE - Consiglio delle Chiese in Medio Oriente: la comunità internazionale protegga le chiese e “l’anima” armena del Nagorno Karabakh

Fides IT - www.fides.org - ter, 24/11/2020 - 12:11
Beirut – L’accordo che il 10 novembre ha posto fine al sanguinoso conflitto armato in Nagorno Karabakh «non assicura alla regione una pace chiara, sostenibile e durevole», e la comunità internazionale deve vigilare anche sul destino di chiese e monasteri che rappresentano «l’anima e le pietre» di quella regione, storica area di insediamento di cristiani armeni, oggi inclusa nei confini dell’Azerbaigian. L’allarme sul destino della popolazione e delle chiese della regione è stato lanciato ieri dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente , in un messaggio intitolato “Giustizia per l’Artsakh”, che riprende il nome armeno con cui si indica la regione dell’alto Karabakh.
Secondo il MECC, l’accordo raggiunto è fragile e riesce per ora soltanto a garantire una «coesistenza tesa» senza avere «basi affidabili» per assicurare «una pace più duratura». Nel suo appello, il Consiglio ecumenico delle Chiese del Medio Oriente si rivolge «alle parti interessate» e alle istituzioni internazionali affinché sia garantito prima di tutto il cessate il fuoco, per preservare dal pericolo le vite di migliaia di persone. Inoltre il MECC, che comprende le Chiese armene tra i suoi membri fondatori, esprime preoccupazione per il destino e le pratiche di fede delle popolazioni che ora nel Nagorno Karabakh «possono essere soggette a ogni tipo di ritorsione».
Le apprensioni espresse dall’organismo ecumenico delle Chiese mediorientali si estendono anche all’immenso patrimonio cristiano rappresentato dalle chiese e dai monasteri disseminati in quella regione, che adesso «potrebbero essere distrutti e persino cancellati dalla mappa». A questo riguardo, il MECC chiede a tutte le organizzazioni internazionali di proteggere «l'anima e le pietre nell'Artsakh, che ha il diritto all'autodeterminazione come qualsiasi altra nazione e popolo nel mondo». Nel suo appello, il MECC auspica che siano avviati processi volti a delineare in quell’area geopoliticamente tanto travagliata «un nuovo ordine regionale, che andrebbe a vantaggio di tutte le parti coinvolte nell’attuale conflitto».
Dopo l’accordo per il cessate il fuoco, raggiunto con la determinante mediazione della Russia, il rispetto dei luoghi di culto cristiani e la necessità di preservare la “normale vita ecclesiale” nei territori destinati a finire sotto diretto controllo azero, sono stati esplicitamente richiesti dal Presidente russo Vladimir Putin al Presidente azero Ilham Aliyev nel corso di una conversazione telefonica: il leader azero, dal canto suo, ha garantito protezione e libero accesso a tutte le chiese e i monasteri del Nagorno Karabakh. Intanto, come riferito dall’Agenzia Fides , su richiesta della popolazione locale, i soldati russi inviati come “peacekeeper” nella regione, hanno inaugurato un presidio militare presso il famoso Monastero di Dadivank , nell’area di Kelbecer.
Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, fondato nel 1974 a Nicosia e attualmente con sede a Beirut, ha lo scopo di facilitare la convergenza delle comunità cristiane mediorientali su temi di comune interesse e favorire il superamento di contrasti di matrice confessionale. Al MECC aderiscono una trentina di Chiese e comunità ecclesiali, appartenenti a quattro “famiglie” diverse: quella cattolica, quella ortodossa, quella ortodossa orientale e quella evangelica.
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AFRICA/ERITREA - Guerra in Etiopia: l’appello alla pace dei Vescovi cattolici in Eritrea

Fides IT - www.fides.org - ter, 24/11/2020 - 11:47
Asmara – "Come guide spirituali e pastori del popolo di Dio e concittadini, esprimiamo la nostra profonda tristezza per la guerra tra fratelli scoppiata di recente nel nostro Paese vicino, l'Etiopia” affermano i Vescovi dell’Eritrea in una dichiarazione sul conflitto tra il governo di Addis Abeba e le autorità regionali della regione etiopica del Tigrai, confinante con l’Eritrea.
“La guerra è contro la vita e contro lo sviluppo. Al contrario, uccide, mutila, distrugge, rimuove e semina rancori e odio duraturi tra le persone. La conseguenza della guerra è in realtà una verità evidente per il mondo intero, e specialmente per i popoli del Corno d'Africa” sottolinea il messaggio pervenuto all’Agenzia Fides.
“Una volta che una guerra è iniziata, nessuno sa quando e dove finisce. E in guerra tutte le parti sono perdenti e non c'è un vincitore. Ecco perché il defunto Papa, San Giovanni Paolo II, ha affermato che la guerra non ha alcun valore significativo, ed è sempre ingiusta”. In altre parole, la guerra distrugge i quattro pilastri della pace: Verità, Giustizia, Amore e Libertà” affermano i Vescovi.
I Vescovi ricordano che “la pace e la verità sono intimamente connesse in un legame ininterrotto attraverso la diffusione di informazioni vere e corrette; l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge; un processo democratico trasparente, che garantisce la partecipazione dei cittadini; la disponibilità a risolvere i conflitti con mezzi pacifici, veritieri e costruttivi”.
I Vescovi lanciano un appello alla pace e al dialogo: “Pertanto, in nome di Dio e per il bene dei popoli coinvolti, chiediamo l'immediata cessazione delle ostilità e della diffusione di parole infiammatorie e di propaganda che alimentano l’animosità. Esortiamo tutte le parti a sedersi al tavolo della trattativa e a risolvere il conflitto attraverso il dialogo”.
“Chiediamo al clero, ai religiosi e ai fedeli di impegnarsi nella preghiera. Possa l'Onnipotente Re della Pace e il Santo Redentore portare vera riconciliazione e pace nella nostra regione” concludono i Vescovi cattolici dell’Eritrea.
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AFRICA/SUD SUDAN - Il Covid-19 provoca un forte aumento dei casi di ansia e depressioni, riferisce un programma di assistenza della Chiesa

Fides IT - www.fides.org - ter, 24/11/2020 - 11:22
Juba –Problemi di salute mentale come ansia e depressione sono trasversali in quasi tutti i Paesi compresi nell'Associazione delle Conferenze episcopali nell'Africa orientale , soprattutto a causa delle misure di prevenzione del Covid -19 come il confinamento sociale e la quarantena. È quanto emerso da un rapporto dei consulenti che forniscono servizi spirituali e psicosociali online all'interno della regione AMECEA.
Il programma di consulenza avviato ad agosto nei Paesi AMECEA comprende incontri online individuali e terapia di gruppo veicolata attraverso le radio cattoliche .
"Un'area di preoccupazione che spicca chiaramente durante questo periodo di Covid-19 è che le persone sono state affette da disturbi mentali" ha affermato uno dei consulenti. Condividendo la sua esperienza in Sud Sudan, il coordinatore pastorale dell'AMECEA, p. Emmanuel Chimombo, che sta supervisionando la gestione del progetto, ha affermato che "un certo numero di persone è traumatizzato non solo a causa del Covid-19 ma dagli altri problemi che devono affrontare” come difficoltà finanziarie, violenza di genere, gravidanze adolescenziali e abuso di droghe.
"Quando il programma radiofonico sul sostegno spirituale e psico-sociale è iniziato in Sud Sudan, i pazienti hanno riferito di soffrire per diversi altri problemi a oltre al Covid-19, ma mancano di supporto spirituale e pastorale per condividere i loro traumi" ha detto p. Chimombo.
Tra questi riferisce il sacerdote vi sono le gravidanze delle adolescenti: “In quasi tutte le conferenze abbiamo riscontrato una forte incidenza delle gravidanze adolescenziali. Molti Paesi della regione hanno riferito che le ragazze non possono tornare a scuola mettendo a repentaglio il loro futuro, mentre altre sono state rinnegate dai loro genitori e familiari ".
"Il lavoro di consulenza che abbiamo svolto attraverso i programmi radiofonici è molto importante", ha sottolineato uno dei consulenti, “crea consapevolezza e offre alle persone l'opportunità di riflettere, pensare e conoscere la necessità di condividere le proprie sfide. Inoltre, è un'opportunità di apprendimento e di crescita per noi come consulenti”.
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AMERICA/NICARAGUA - Gli aiuti della comunità cattolica alle vittime degli uragani raccolti “in segreto, senza propaganda”

Fides IT - www.fides.org - ter, 24/11/2020 - 10:35
Managua – Le comunità cattoliche del Nicaragua hanno raccolto domenica scorsa gli aiuti per le vittime degli uragani Iota ed Eta, che sono stati consegnati "in segreto" dai donatori, su indicazione del Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua, e “per prudenza”.
Secondo la nota inviata a Fides da una fonte locale, i fedeli si sono recati nelle loro parrocchie, anche in mezzo alla pandemia di Covid-19, per dare il loro aiuto a chi aveva bisogno, dopo un appello al sostegno lanciato dal Cardinale Brenes. Nella sua omelia domenicale, trasmessa dai media cattolici dalla sua abitazione a Managua, ha chiesto ai fedeli "una generosità senza propaganda, umile e semplice, senza cercare alcun riconoscimento".
E così hanno fatto i fedeli, che si sono recati nelle parrocchie con i loro aiuti avendo cura di passare inosservati. Il caso più noto è stato quello della Cattedrale metropolitana di Managua, dove i donatori sono entrati direttamente con le loro automobili in un punto del comprensorio dove i media non avevano accesso, per consegnare i loro contributi.
Il Cardinale Brenes ha affermato che da giovedì i fedeli hanno iniziato a portare il loro aiuto nelle parrocchie, "nell'anonimato e nella semplicità". La segretezza con cui i credenti hanno canalizzato le donazioni è legata anche a molteplici precedenti denunce di presunte minacce della Polizia nicaraguense nei confronti di chi raccoglieva aiuti per le vittime, secondo un donatore della periferia di Managua, che ha chiesto l’anonimato.
Finora le autorità governative non hanno emesso un rapporto complessivo sui danni totali causati dagli uragani, che hanno colpito il Nicaragua tra il 3 e il 16 novembre, con una potenza che li ha collocati nella categoria 4 della scala Saffir-Simpson, il cui massimo è 5.
La vicepresidente Rosario Murillo ha riferito che 160.597 persone avevano bisogno di un riparo dopo il passaggio di Iota, che ha lasciato almeno 21 morti, secondo i dati del governo, o 28 secondo i rapporti non ufficiali.
Il 19 novembre il ministro delle Finanze, Iván Acosta, ha sottolineato che Eta, i cui danni sono stati stimati in 178 milioni di dollari, ha distrutto 1.890 case e causato danni parziali ad altre 8.700 solo nel comune di Puerto Cabezas .
Il Cardinale Brenes, che aveva indicato due conti bancari per sostenere i sopravvissuti, ha detto che gli aiuti raccolti questa domenica saranno consegnati all'Amministratore apostolico della diocesi di Siuna, Mons. Pablo Schmitz, nella zona colpita da Iota ed Eta, dove vivono i più poveri e isolati del Nicaragua.

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ASIA - I mass-media cattolici in Asia si impegnano a promuovere pace, verità, solidarietà in mezzo alla pandemia

Fides IT - www.fides.org - ter, 24/11/2020 - 09:47
Bangkok - I mass-media cattolici asiatici sono chiamati e si impegnano a promuovere pace, riconciliazione, compassione e solidarietà mentre il continente è colpito dalla pandemia di Covid-19, che ha acuito molte sfide e problemi. “Riconosciamo e viviamo la parte preziosa del nostro lavoro di comunicatori per fornire informazioni autentiche e significative; desideriamo collegare tutte le persone per farle sentire più vicine le une alle altre; ci impegniamo ad accogliere e raccontare e comunicare notizie e storie belle, vere e buone; e a ispirare una cultura di pace che superi le barriere, promuova solidarietà e compassione nella confusione e nella pandemia”, afferma il comunicato finale, pervenuto all'Agenzi Fides, dell'assemblea di "Signis" Asia 2020 cui hanno preso parte, uniti da una piattaforma su web, 170 comunicatori e giornalisti cattolici da 20 paesi asiatici.
Il fine del raduno online era discutere e riflettere sul ruolo dei media e della comunicazione in Asia, nel mezzo della pandemia, tra eventi come disastri naturali e conflitti. I partecipanti - sacerdoti, suore e professionisti laici impegnati nei media cattolici in tutto il continente - si sono impegnati a proclamare il Vangelo di fronte a in queste sfide, mettendosi a sevizio, in particolare, dei più vulnerabili della società, degli esclusi e degli "scartati". Tra le linee guida rimarcate, vi è lo sforzo di fornire informazioni verificate, operare secondo trasparenza e responsabilità per garantire una vita dignitosa per tutti, facendo sentire "il grido della terra il grido dei poveri".
"Vogliamo creare narrazioni di speranza e di aprirci alla stessa visione del grande narratore, che è il Signore Dio", afferma la dichiarazione conclusiva, inviata a Fides.
I membri di "Sginis" hanno affermato di voler costruire in Asia "una rete di vera comunicazione umana nell'era del progresso scientifico e tecnologico in modo che il mondo, la nostra casa comune in cui tutti gli abitanti coesistano tra loro".
“In quanto Corpo di Cristo, la Chiesa è un faro di speranza, una coraggiosa testimonianza dell'amore in azione. Per noi i social media rappresentano un'opportunità per essere la voce di chi non ha voce, come ha detto in modo così eloquente il nostro patrono Oscar Romero. Non solo siamo i microfoni di Dio, ma anche utenti di smartphone per Dio e il suo popolo" ha sottolineato Helen Osman, presidente internazionale di "Signis" in un messaggio rivolto all'assemblea asiatica.
Magimai Pragasam, comunicatore e formatore indiano, vicepresidente di "Signis Asia" e coordinatore dell'assemblea, ha sottolineato: “Occorre concentrare la nostra attenzione sulle comunità povere e vulnerabili, per portare loro dignità e diritti umani. E' nostro compito essere presenti sui social media per diffondere messaggi di pace e speranza in questa difficile situazione di pandemia che ha influenzato l'intero stile di vita dell'umanità"
Seungwal Kim, un professionista dei media cattolici in Corea del Sud ha rilevato che, parlando sul ruolo dei media per superare COVID-19, "è importante, per i mass media, vivere e attraversae questa crisi come un'opportunità"
Win Tun Kyi, Direttore nazionale della "Karuna Mission School Solidarity" del Myanmar, ha detto: “Non perdiamo la speranza: verrà il giorno in cui andremo in Chiesa per la Santa Messa e per ricevere l'Eucaristia. La speranza che Cristo ci porta è eterna ”. Terence Charles di "Signis Malaysia" ha riferito come i mass medi cattolici siano stati coinvolti nek lancio di una una speciale campagna titolata "New Normal", che sottolinea le "nuove abitudini": indossare una maschera per il viso, lavarsi le mani regolarmente, osservare il distanziamento, curare il benessere e l'igiene, restare a casa.
"Signis", associazione riconosciuta dalla Santa Sede, è un movimento cattolico di professionisti dei mezzi di comunicazione come stampa, radio, televisione, cinema, video, educazione ai media, internet e nuove tecnologie. È un'organizzazione senza scopo di lucro con rappresentanze in oltre 100 paesi ed è organizzato in sezioni continentali.
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AMERICA/VENEZUELA - I religiosi testimoni dell’amore misericordioso in una situazione particolarmente difficile

Fides IT - www.fides.org - ter, 24/11/2020 - 09:31
Caracas – “Un messaggio di fede, speranza e solidarietà” è stato indirizzato dai religiosi e dalle religiose del Venezuela, riuniti per l’Assemblea straordinaria della Conver , “a tutti gli uomini e le donne, amati figli di Dio, che vivono nel nostro paese, e a tutti i nostri fratelli e sorelle che sono nella diaspora”. I Superiori e le Superiore maggiori degli Ordini, Congregazioni, Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica del Venezuela, Delegazioni e Commissioni, si sono riuniti il 21 novembre, festa della Presentazione della Vergine Maria, per riflettere sul tema "Amore misericordioso verso il prossimo".
Nel messaggio, pervenuto a Fides, i religiosi ricordano: “L'Amore Misericordioso ci ha portato a dare la nostra vita in diversi luoghi di questa Terra di Grazia, nelle periferie geografiche ed esistenziali, attraverso un apostolato che ci avvicina al mondo del dolore e della sofferenza, in una dedizione generosa a tutti, senza distinzione di razza, credo, condizione sociale o pensiero politico”. I religiosi sono quindi testimoni di solidarietà verso la grande maggioranza del popolo venezuelano, che “subisce le conseguenze della cattiva gestione delle politiche sociali”, e tra queste citano: fame, malnutrizione, miseria e povertà; repressione, persecuzione di coloro che non sono d'accordo, stipendio molto scarso, mancanza di medicinali, inflazione galoppante, abusi di autorità, corruzione, gravi carenze di benzina, gas, acqua, elettricità, maltrattamenti degli anziani… A questo si aggiungono le calamità naturali, che hanno colpito soprattutto i fratelli più poveri.
“Il regime politico imperante – proseguono i religiosi - continua ad annichilire le libertà individuali e sociali, vuole fare tutto e non fa nulla per risolvere tanti problemi; padrone di tutto e inefficace in tutto, portando il Paese a una debacle senza limiti. Il nostro Paese cade nella tentazione della disperazione di fronte a questa dolorosa situazione, pensando che Dio è lontano, silenzioso e nascosto, ma… No, fratelli e sorelle! Continua ad essere l’Emmanuele, Dio con noi, che agisce nel suo popolo, e lo vediamo nel risveglio di innumerevoli gesti di solidarietà”.
I religiosi sono vicini a quanti soffrono le conseguenze della pandemia di Covid-19, pregano per i defunti e le famiglie nel lutto, mentre ringraziano medici e personale sanitario per la loro dedizione. Quindi ribadiscono il loro impegno a fare di ogni comunità un "ospedale da campo"; a continuare a proclamare il Regno di Dio; ad andare incontro ai più vulnerabili; a mostrare il volto misericordioso di Cristo in comunione con tutti i servizi ecclesiali nel campo della salute, dell’istruzione e dell’alimentazione; a promuovere la cooperazione con le organizzazioni umanitarie; a fare un lavoro congiunto con i laici nella missione umanitaria, in una realtà materialistica difficile e contraddittoria, che pone molte sfide; a rafforzare il lavoro pastorale nel campo educativo, accompagnando il personale docente nella rivendicazione dei propri diritti lavorativi.
“Anche in mezzo alle avversità, il Signore ci dà motivi per rallegrarci, mostrandoci che il suo Amore continua a sgorgare abbondantemente ascoltando le nostre preghiere” concludono i religiosi, ricordando la prossima beatificazione del Medico dei Poveri, il venerabile Dott. José Gregorio Hernández, “testimone di dedizione e servizio per i venezuelani e, soprattutto, per noi consacrati. Il Venezuela è ancora una terra benedetta di santità”.
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ASIA/VIETNAM - Cattolici e buddisti impegnati a offrire assistenza medica alle popolazioni colpite dai disastri naturali

Fides IT - www.fides.org - ter, 24/11/2020 - 09:06
Ho Chi Minh City - Fedeli cattolici e buddisti nel Vietnam meridionale si sono organizzati insieme per offrire servizi medici gratuiti ai bisognosi. Come appreso dall'Agenzia Fides, l'iniziativa è guidata da un gruppo di 200 operatori sanitari, assistenti sociali, volontari che, a partire dalla metà del mese di novembre, stanno rendendo possibile provvedere al servizi sanitari per circa 2500 persone ogni settimana.
“Poiché il Paese ha affrontato inondazioni e disastri naturali nelle ultime settimane , i più colpiti sono i poveri, gli anziani e i disabili. Hanno bisogno urgente di assistenza medica e cure. La maggior parte delle persone che raggiungiamo soffre di problemi o malattie a occhi, denti, cuore, articolazioni, digestione e nervi. Questo servizio alle persone svantaggiate nasce dalla fede, da un atto di amore e di compassione condiviso", spiega a Fides p. Anthony Nguyen Ngoc Son, vicepresidente dell'Associazione per il sostegno a disabili e orfani.
"Per ogni intervento - spiega il sacerdote - la spesa medica è in media di circa 15 dollari USA. Lo scopo di questo servizio attivato in partnership è consentire alle persone di avere un assistenza medica di emergenza e, nel contempo, porre l'accento sull'importanza della dignità umana, che è inalienabile per ogni essere umano", osserva p. Son. Il team medico ha notato che , oltre alle esigenze di assistenza sanitaria, molte delle persone raggiunte hanno urgente necessità provviste di cibo e altri servizi per la sopravvivenza.
Tra i volontari che offrono cure mediche vi sono anche delle suore. Suor Mary Tran Thi An, capo del Centro "Hoang Mai" per bambini disabili rileva: "È bello vedere che persone di varie comunità di fede sono unite nell'aiutare i bisognosi".
Nella consapevolezza che i recenti disastri naturali hanno acuito la situazione di povertà e necessità di larghe fasce di popolazione, i Vescovi del Vietnam hanno programmato un evento musicale per sollecitare una speciale raccolta di fondi che andranno a beneficiare, con provviste di cibo e aiuti umanitari, le persone colpite dalle tempeste tropicali verificatesi anche nelle province centrali.
Diverse Ong locali stanno operando instancabilmente a fianco del governo e delle comunità religiose per fornire aiuti ai profughi che hanno perso tutte a causa delle catastrofi naturali. L'Ong "Pacific Links Foundation" sostiene le famiglie svantaggiate consegnando pacchi alimentari di emergenza, ma anche giubbotti di salvataggio e altri aiuti. Lo sforzo attuale è quello di attivare un programma di recupero a lungo termine, consentendo agli studenti delle province interessate di tornare a scuola e fornendo supporto continuo alle famiglie.
Le gravi inondazioni e frane del mese scorso hanno provocato 130 morti e 214 feriti, mentre oltre 1,5 milioni di persone sono state colpite dalle inondazioni. Si calcola che la tempesta abbia danneggiato centinaia di case private, istituti pubblici, e distrutto campi e coltivazioni per un valore di 100 milioni di dollari.
Successivamente, il tifone Vamco il 15 novembre ha colpito le province centrali come con un bilancio di 36 ferite e oltre 9.000 tra case e strutture pubbliche danneggiate. La maggior parte degli abitanti dl Vietnam centrale appartiene a minoranze etniche come gli indigeni Co Tu, comunità dedite all'allevamento di bestiame e all'artigianato. I Co Tu vivono in piccole capanne facilmente distrutte da tempeste e frane.

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ASIA/LIBANO - Festa nazionale, appello del Patriarca Raï: solo la neutralità tra Oriente e Occidente garantisce al Libano una vera indipendenza

Fides IT - www.fides.org - seg, 23/11/2020 - 12:10
Bkerké - L’indipendenza del Libano non si è ridotta al mero venire meno del protettorato francese, ma ha segnato «l’uscita del Paese dalla politica degli assi, e l’inizio della sua neutralità» rispetto alle sfere geopolitiche di Occidente e Oriente. Anche adesso, nell’attuale crisi politica e sociale che sta travolgendo il Paese dei Cedri, conviene ricordare che l’indipendenza del Libano e anche la sua economia sono cresciuti nelle fasi storiche in cui la Nazione ha scelto con più decisione la via della neutralità, mentre povertà e sudditanze geopolitiche hanno fatto soffrire il popolo libanese ogni volta che le élite politiche nazionali si sono allineate all’uno o all’altro degli assi di forza globali e regionali che da decenni si contrappongono in Medio Oriente.
Con questo rinnovato appello a riaffermare la “neutralità libanese”, inserito nell’omelia della messa domenicale celebrata nella sede patriarcale di Bkerké, il Patriarca maronita Béchara Boutros Raï ha offerto il proprio autorevole contributo alle celebrazioni per il 77esimo anniversario della proclamazione dell’indipendenza libanese. La festa nazionale è trascorsa quest’anno senza parate militari e manifestazioni pubbliche, in un contesto segnato anche da nuove misure di confinamento disposte per far fronte alla risalita dei contagi da Covid-19.
Il Libano è senza governo da più di tre mesi, dopo le dimissioni del premier uscente Hassan Diab, avvenute in seguito alle micidiali esplosioni avvenute il 4 agosto nel porto di Beirut. Adesso i negoziati per la formazione i un nuovo governo sono bloccati per i veti incrociati tra le principali forze politiche e per i contrasti insorti tra il Premier designato, il musulmano sunnita Saad Hariri, e il Capo dello Stato, il cristiano maronita Michel Aoun, in merito al meccanismo di nomina dei ministri. La paralisi della politica, dovuta al prevalere degli interessi di parte – ha aggunto il Patriarca nella sua omelia - ha «aumentato la corruzione, l'accaparramento e lo spreco di fondi pubblici, conducendo il Paese alla bancarotta e al collasso». Un gioco al massacro che secondo il Patriarca si fonda su un vero e proprio tradimento/travisamento della Costituzione libanese. La carta nazionale – ha sottolineato il Cardinale libanese – era stata stesa con l’intento di assicurare la convivenza interreligiosa, l’equilibrio confessionale e la partecipazione paritaria alla gestione del potere tra cristiani e musulmani, ma adesso l’impianto istituzionale libanese è divenuto ostaggio di blocchi politici che si presentano come rappresentanti esclusivi delle diverse comunità confessionali, e sulla base di tale abusiva identificazione, con i loro veti incrociati, paralizzano la vita pubblica nazionale, puntando a accaparrarsi il potere per perseguire interessi individuali o settari.
La riaffermazione della “neutralità attiva” del Paese dei Cedri è stata esposta in maniera organica dal Patriarca Raï nel "Memorandum per il Libano", documento pubblicato a metà agosto .
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AFRICA/BURKINA FASO - Il Burkina Faso ha votato nella calma ma diversi seggi non hanno aperto per l’insicurezza causata dai jihadisti

Fides IT - www.fides.org - seg, 23/11/2020 - 12:02
Ouagadougou - È in corso lo spoglio delle schede delle elezioni presidenziali e legislative tenutesi ieri, domenica 22 novembre, in Burkina Faso. Erano 6.490.144 gli elettori chiamati a eleggere il Capo dello Stato e 127 deputati dell’Assemblea Nazionale. Nonostante il clima di tensione per le violenze dei gruppi jihadisti che da anni colpiscono diverse regioni del Paese, non si sono verificati incidenti di rilievo, a parte a Bobo-Dioulasso, dove militanti di alcuni partiti politici si sono affrontati accusandosi reciprocamente di tentativi di frode elettorale. Il pronto intervento delle forze di sicurezza ha permesso di ristabilire l’ordine in poco tempo.
Ieri, il presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente , Newton Hamed Barry, ha affermato che "nel complesso la votazione sta andando bene", senza però ignorare alcune difficoltà nelle regioni dove “i seggi elettorali non hanno aperto o sono stati riaperti e poi richiusi per motivi di sicurezza”.
"A Tin-Akoff, nella provincia di Uladan, nel Sahel dove un attentato l'11 novembre ha provocato la morte di 14 soldati burkinabè, il seggio non ha aperto per motivi di sicurezza, e in altre località, i seggi sono stati aperti e poi richiusi a causa delle minacce terroristiche” ha detto il presidente del CENI .
Secondo il capo della CENI, nella provincia di Gourma sono stati aperti 365 seggi elettorali su 510 436/528 a Gnagna , 38 su 83 e Djibo arbinda solo 25 seggi su 100 sono stati aperti.
Tra i 13 candidati alla massima carica dello Stato c’è il Presidente uscente Roch Kaboré, primo Presidente nella storia del Burkina Faso dall’indipendenza dalla Francia a essere scelto attraverso elezioni democratiche, tenutesi nel novembre 2015.
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AMERICA/MESSICO - “La legalizzazione di una droga significa voltare gli occhi e ignorare i bisogni reali della società” affermano i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - seg, 23/11/2020 - 11:11
Città del Messico – “L'iniziativa approvata non affronta i danni alla salute derivanti dal crescente utilizzo di marijuana, non affronta gli effetti sulle famiglie causati dai giovani che fanno uso di droghe, né contribuisce ad inibire e ridurre l'esposizione a sostanze stupefacenti. Vediamo il segno di una politica statale che ignora i deboli e scarta coloro che dovrebbero essere più protetti. La legalizzazione di una droga, sia questa o un’altra, significa voltare gli occhi e ignorare i bisogni reali della società, ancor di più nell'attuale contesto della pandemia Covid-19, la crisi economica e la crisi della sicurezza”. Lo scrive la Conferenza episcopale del Messico in una nota pervenuta all’Agenzia Fides.
Il 19 novembre il Senato messicano ha approvato una legge che legalizza ampiamente “l'uso ricreativo” e la commercializzazione di cannabis, canapa e loro derivati nel paese. Ora è all’esame della Camera dei Deputati. La Conferenza episcopale messicana, in una dichiarazione diffusa ieri, domenica 22 novembre, commenta quello che viene chiamato "uso ricreativo" e sottolinea che è mancato “un dibattito pubblico pluralista, soprattutto senza ascoltare gli specialisti in materia”.
“Questo fatto solleva legittime preoccupazioni – sottolineano i Vescovi -. Per quanto riguarda l'uso ricreativo della marijuana e di altri prodotti psicoattivi derivati dalla cannabis, gli operatori sanitari e molte persone che ne sono state consumatrici, testimoniano che il loro uso, in qualsiasi quantità e composizione, riduce significativamente il controllo sulle proprie azioni, e mette il consumatore in serio pericolo per se stesso e per gli altri”.
Nonostante i promotori dell’iniziativa abbiano predisposto alcune norme che ne limitano l’uso e la produzione, il comunicato dei Vescovi sottolinea che “il problema non è stabilire regole e condizioni per l'uso della marijuana”, piuttosto non si pensa più al bene degli altri come a un bene per noi stessi. “Viene abbandonata una politica di promozione e protezione della salute per soddisfare gli interessi di pochi. La salute e il bene comune cessano di costituire un bene prioritario e cedono il posto ai gusti delle persone, anche se potrebbero arrecare danno a terzi. Le rivendicazioni di libertà senza responsabilità di pochi, sono più importanti del bene generale della salute”. Questi fatti fanno mettere in discussione i criteri che guidano le autorità nell'affrontare questioni che implicano un equilibrio tra la libertà dell'individuo e la responsabilità che abbiamo nella società. “Ora si parla di cannabis, domani ci saranno altre questioni in cui pochi possono incidere sul benessere di tutti”.
I Vescovi esortano tutti i messicani “ad assumere una posizione responsabile di fronte alle conseguenze che questa possibile legalizzazione comporta”, invitano soprattutto gli adolescenti e i giovani “a non lasciarsi trasportare dalla permissività suscitata da queste norme”, e tutte le persone “a conoscere le conseguenze che il consumo di cannabis provoca sulla salute”, a riflettere sui fini profondi di tale proposta e sulle implicazioni che queste decisioni hanno in altri ambiti della vita dell’ essere umano e della società.
Nel loro comunicato esortano poi i responsabili dell'educazione e della salute delle strutture statali e ecclesiali, “a proporre campagne di informazione sulle dipendenze e sulle conseguenze dei narcotici, per promuovere consapevolezza e un comportamento responsabile”. Si rivolgono quindi ai deputati del Congresso perché modifichino l'iniziativa in modo che siano privilegiate la salute e la sicurezza pubblica, come il benessere dei cittadini e delle famiglie. Infine invitano i fedeli e la società in generale, “a partecipare attivamente e a collaborare con i legislatori, per trovare soluzioni reali ai veri problemi che sono alla base del complesso problema della droga, che ha ramificazioni che vanno oltre i nostri confini”.
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AFRICA/MOZAMBICO - Salvi i nove giornalisti di una radio cattolica in fuga nella foresta nel nord del Mozambico

Fides IT - www.fides.org - seg, 23/11/2020 - 11:00
Maputo –Sono salvi i 9 giornalisti radiofonici cattolici della provincia di Cabo Delgado, nella diocesi di Pemba in Mozambico, che sono stati costretti a fuggire nella boscaglia dopo che i ribelli dello Stato islamico hanno fatto irruzione nella sede dell’emittente .
“Il Forum nazionale delle radio comunitarie riferisce che i nove giornalisti della redazione della Radio comunitaria di São Francisco de Assis, situata nel distretto di Muidumbe, provincia di Cabo Delgado, si trovano in un’area sicura, dopo essere sopravvissuti 15 giorni nella foresta” riferisce un post della pagina Facebook del FORCOM.
Il Forum delle radio comunitarie "è stata in grado di fornire supporto logistico a tutti i giornalisti al fine di raggiungere le zone relativamente sicure di Namialo, Montepuez e Pemba”.
Gli ultimi due giornalisti del gruppo sono giunti in salvo il 16 novembre e “stanno già incontrando i loro parenti nel distretto di Montepuez” afferma il FORCOM-
La situazione dei giornalisti però rimane precarie per la mancanza di cibo sufficiente “per garantire il sostentamento dei giornalisti e delle loro famiglie", e per il timore che “i ribelli assaltino l'intera provincia di Cabo Delgado".
Il 31 ottobre, l'intero team editoriale della Radio della Comunità di São Francisco de Assis ha evacuato le strutture radio dopo che i ribelli hanno attaccato la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, nel distretto di Muidumbe dove si trova la stazione, costringendo i nove giornalisti, insieme alle loro famiglie, a scappare e a rifugiarsi nella foresta.
Per cercare di bloccare le violenze dei jihadisti che si stanno estendendo al sud della Tanzania, i capi delle polizie di Tanzania e Mozambico hanno deciso di avviare operazioni congiunte contro i combattenti legati allo Stato islamico.
L'ispettore generale della polizia della Tanzania, Simon Sirro, e il suo omologo del Mozambico, Bernardino Rafael, si sono incontrati il 20 novembre nella città di confine della Tanzania meridionale di Mtwara, L'incontro è avvenuto un mese dopo che circa 300 sospetti militanti islamisti provenienti dal Mozambico hanno attaccato il villaggio di Kitaya di Mtwara, uccidendo un numero imprecisato di persone.
Nella Provincia di Cabo Delgado, i jhadisti hanno ucciso più di 2.300 persone dall'inizio dell'insurrezione, costringendo allo sfollamento 500.000 abitanti.

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ASIA/PAKISTAN - Arzoo Raja, l'Alta Corte chiude il caso: la minorenne cattolica resta in casa-famiglia

Fides IT - www.fides.org - seg, 23/11/2020 - 10:55
Karachi - L'Alta Corte del Sindh ha ordinato che la minorenne cattolica Arzoo Raja - rapita, convertita all'islam e sottoposta a nozze forzate - resti nella casa-famiglia gestita dai servizi sociali del governo. Nell'udienza di oggi, 23 novembre, il giudice non ha concesso che la ragazza torni nella sua famiglia di origine, ma ha disposto che resti nella struttura governativa. Se da un lato la decisione la strappa definitivamente all'aguzzino che l'aveva sequestrata, il fatto che la ragazza non torni nella casa dov'è nata genera delusione tra i cattolici. La famiglia di Arzoo, d'accordo con gli avvocati, presenterà ricorso alla Corte Suprema del Pakistan per ottenere la custodia di Arzoo.
L'avvocato musulmano Jibran Nasir, incaricato dai genitori di Arzoo Raja di seguire il caso, spiega a Fides: "L'Alta Corte del Sindh ha rigettato le istanze presentate da Azhar Ali, il rapitore di Arzoo Raja. Le istanze sostenevano che il matrimonio fosse legale; che la custodia della ragazza spettasse al marito; che fosse cancellata ogni accusa a carico di Azhar Ali. Va notato che nessuna decisione è stata presa in favore del rapitore”.
L'avvocato Nasir prosegue: “Il tribunale, nella precedente udienza, aveva dichiarato illegale il matrimonio e ha tenute aperte le accuse presentate nel First Information Report a carico di Azhar Ali. Dopo l'udienza odierna, applicando l'articolo 375, comma 5 del Codice penale pakistano ha convalidato le accuse di stupro a danno di una ragazza di età inferiore ai 16 anni, reato che può essere punito con l'ergastolo o la pena di morte”.
Aggiunge il legale: "La Corte ha confermato che Arzoo resterà nella casa-famiglia, e ha ordinato al Ministero dell'Interno del Sindh di nominare una persona del Dipartimento di assistenza sociale che incontrerà Arzoo per la consulenza psicologica e per facilitare il suo percorso di istruzione. E' un passo avanti perchè Arzoo è salva. Noi ora faremo il possibile e presenteremo un ricorso alla Corte Suprema perchè la ragazza torni a vivere con i suoi cari".
P. Saleh Diego, Vicario generale e direttore della Commissione "Giustizia e pace" nell'arcidiocesi di Karachi, dopo la sentenza dell'Alta Corte del Sindh, dichiara all'Agenzia Fides: “Ci aspettavamo che Arzoo fosse affidata alla famiglia. In passato si sono verificati casi in cui le figlie minorenni sono state restituite alla famiglia. Il giudice ha ordinato di far restare Arzoo nella casa-famiglia fino a quando la ragazza vorrà. Chiediamo ancora alla magistratura di affidare la custodia della minorenne ai suoi genitori".
P. Saleh Diego afferma inoltre: "Il tribunale dovrebbe considerare che si tratta di una minorenne, che ha subito un violento trauma ed è sotto pressione dopo il suo rapimento, la conversione forzata e il matrimonio con l'uomo che l'ha violentata” . “Chiediamo il pieno rispetto dei nostri diritti di cittadini pakistani”.

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AMERICA/PERU’ - Il Cardinale Barreto: il popolo peruviano “è resuscitato” grazie ai giovani

Fides IT - www.fides.org - seg, 23/11/2020 - 10:49
Huancayo – Il Cardinale Pedro Barreto Jimeno, Arcivescovo di Huancayo, riferendosi alle ultime manifestazioni che si sono svolte a livello nazionale , ha affermato che il popolo peruviano “è resuscitato” attraverso i giovani, e ha aggiunto che con il nuovo governo, al paese è stata data la tranquillità.
"Sta nascendo qualcosa di nuovo e i giovani hanno risposto in modo molto positivo per tutti. Ci sono famiglie che hanno promosso la consapevolezza del risveglio della società attraverso i propri figli" ha detto il Cardinale Barreto in un'intervista a Radio Nacional.
Ha aggiunto che sta emergendo una vera democrazia, e i politici devono imparare che non dovrebbero trarne vantaggio, ma riconoscere che la democrazia è un bene comune.
Il Porporato ha sottolineato che c'erano persone abituate a fare della politica uno strumento per riempire le proprie casse personali, "ma la maggior parte del Paese ha dimostrato cos'è la vera democrazia, e questi giovani hanno fatto sentire il loro messaggio di speranza in mezzo al dolore".
Comunque ha esortato ad "avere un atteggiamento vigile: la morte di questi due giovani non può restare impunita, vista la brutale repressione di alcuni membri della polizia".
“Resuscita Perù” , l'iniziativa della Conferenza episcopale con la società civile, vista la necessità di promuovere e rafforzare l'azione di solidarietà, ribadisce l’invito alle realtà ecclesiali, agli accademici e alla società, a promuovere un dialogo efficace con lo Stato.

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ASIA/KAZAKHSTAN - La Chiesa prepara le celebrazioni per il 20° anniversario della visita di Giovanni Paolo II

Fides IT - www.fides.org - seg, 23/11/2020 - 09:09
Almaty - “Nel corso dell’assemblea della Conferenza episcopale del Kazakistan abbiamo pianificato le celebrazioni per il ventesimo anniversario della visita di San Giovanni Paolo II : pensiamo che sia giusto ricordare quel momento storico con un grande evento. Le circostanze ci hanno costretto ad incontrarci online, ma abbiamo comunque potuto continuare l’opera pastorale per il futuro. Abbiamo parlato delle modalità in cui la Chiesa può dare sostegno alla gente in difficoltà per la pandemia. La Chiesa kazaka cerca, di superare questa fase difficile, con ottimismo e con gioia, rendendo grazie a Dio e percorrendo le vie che Lui ci indica”. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides Mons. José Luis Mumbiela Sierra, Vescovo di Almaty e presidente della Conferenza episcopale del Kazakistan, illustrando alcuni dei contenuti della recente assemblea dei presuli del Kazakhstan.
All'incontro hanno preso parte anche tutti gli Ordinari del Kazakistan e nella parte introduttiva, è intervenuto il Nunzio Apostolico, l'Arcivescovo Francis Assisi Chullikatt. Come precisa la nota diffusa dalla Conferenza episcopale e inviata all’Agenzia Fides, durante l’incontro i Vescovi hanno parlato anche dei mass-media come mezzo di diffusione della Buona Novella del Vangelo in Kazakistan e di questioni legate alla traduzione, attualmente in fase di svolgimento, di testi teologici e liturgici in lingua kazaka.
Nella nota si rileva, inoltre, che “i Vescovi ritengono opportuno non dimenticare la triste data del 18 novembre 1920, quando l'Unione Sovietica prese la fatidica decisione di legalizzare l'aborto”. Al fine di accompagnare quel ricordo con un atto di pentimento, l'Arcidiocesi di Santa Maria in Astana ha organizzato uno speciale momento di preghiera.
I Vescovi kazaki esortano tutti i fedeli “affinché, nonostante le attuali condizioni igienico-sanitarie ed epidemiologiche, non perdano lo zelo e il desiderio di partecipare ai sacramenti, dove le condizioni locali lo consentono. Ricordiamo tutti l'esempio dei nostri fratelli e sorelle nei tempi difficili della Chiesa delle origini, quando spesso dicevano: ‘Senza la domenica non possiamo vivere’”, concludono i Presuli. Secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, degli oltre 17 milioni di abitanti del Paese, circa il 26% è costituito da cristiani, e l’1% di questi è di fede cattolica. La presenza dei cattolici in Kazakistan è articolata in 4 diocesi, per un totale di 70 parrocchie. I sacerdoti presenti nella nazione sono 91, tra i quali 61 diocesani e 30 religiosi.

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