AMERICA/BOLIVIA - Arriva il vaccino mentre è in corso lo sciopero dei medici, la Chiesa chiede il dialogo con il governo

Fides IT - www.fides.org - qui, 25/02/2021 - 11:20
La Paz – Sono arrivate ieri 500 mila dosi del vaccino cinese Sinopharm, destinato a coprire il personale medico e la popolazione a rischio della Bolivia. Il Presidente della Bolivia ha informato che 400 mila dosi sono state comprate dalla Bolivia e 100 mila sono una donazione del governo cinese. La situazione sanitaria della Bolivia purtroppo è molto tesa riguardo al servizio medico: è in corso infatti uno sciopero dei medici e degli infermieri iniziato il 19 febbraio e in programma fino alla fine del mese.
La protesta dei medici contesta la “Legge d'emergenza sanitaria” promulgata dal governo, perché pubblicata senza il consenso, senza stabilire un accordo con il gruppo dei medici del paese. Fra le diverse richieste dei medici ci sono: migliorare le condizioni di lavoro del personale medico, possibilità di assumere personale straniero, possibilità di protesta per il sindacato dei medici, e altro ancora. Secondo fonti di stampa locali, la “Legge d'emergenza sanitaria” stabilisce la chiusura di molte cliniche private.
Fino a ieri l'unica proposta di dialogo è venuta da parte della Chiesa cattolica. Mons. Ricardo Centellas, Vescovo della diocesi di Sucre, come Presidente della Conferenza Episcopale della Bolivia, ha invitato entrambe le parti a sedersi velocemente al tavolo per scrivere insieme la regolamentazione di questa Legge, e a lasciare le posizione prese rigidamente: i medici chiedono di annullare la legge, il governo vuole imporre la legge.
Non è la prima volta che la Chiesa cattolica mette d'accordo sindacati e governo. In questa occasione, secondo fonti di Fides, medici e infermieri assicurano comunque il servizio totale ai malati di Covid, mentre in altri reparti è ridotto al 50%.
Una possibile soluzione a questa situazione, è il dialogo per poter creare una Commissione nazionale di coordinamento contro la pandemia, per il controllo della qualità e dei prezzi dei servizi medici privati e dei farmaci durante l'emergenza. La Bolivia presenta attualmente 246 mila casi di Covid con più di 11.547 morti.

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ASIA/MALAYSIA - Le Chiese al governo: "No alla deportazione forzata dei profughi birmani"

Fides IT - www.fides.org - qui, 25/02/2021 - 10:55
Kuala Lumpur - Non bisogna partecipare al "respingimento dei rifugiati" deportando i cittadini del Myanmar, rifugiati in Malaysia, in coordinamento con le forze armate del Myanmar: lo chiede il Consiglio delle Chiese cristiane della Malaysia alle autorità governative malaysiane, esortando a prendersi cura di persone fuggite da una situazione di violenza e instabilità, senza rendersi complici di gravi violazioni della dignità e dei diritti umani. L'esortazione giunge dopo che, nonostante l'ordine sospensivo di un tribunale, il governo malaysiano ha rimpatriato 1.086 profughi in Myanmar. Numerose associazioni e Ong che tutelano i diritti umani avevano messo in guardia il governo malaysiano notando che tra i profughi vi erano membri di minoranze etniche in lotta con l’esercito birmano, destinati subir persecuzioni in patria.
Esprimendo il proprio dissenso sul respingimento, la nota pervenuta a Fides dalle Chiese cristiane della Malaysia recita: "In questo periodo di insicurezza politica in Myanmar, rimandare indietro questi cittadini birmani significa respingerli verso un destino incerto", mentre nel paese, dopo il golpe militare del 1° febbraio, continua l'ondata di protesta pacifica popolare. Rileva il Segretario generale del Consiglio delle Chiese cristiane della Malesia, Rev. Il dottor Hermen Shastri: "Il sistema di controlli ed equilibri, trasparenza e responsabilità sono quasi scomparsi e il destino di queste persone, se rimpatriate, è di condannarle a una situazione ostile e molto pericolosa".
Shastri osserva che la deportazione, nelle odierne condizioni del Myanmar, "è contraria al diritto e alle norme internazionali" ed esorta il governo a consentire all'Alto Commissario Onu per i rifugiati il ​​pieno accesso ai centri di detenzione per identificare rifugiati e richiedenti asilo e per garantire loro protezione e sicurezza.
"Fino al momento in cui la legge e l'ordine non saranno ripristinati in Myanmar e fino a quando un governo eletto democraticamente non sarà saldamente al suo posto, scelto dal voto popolare dei suoi cittadini, non dovremmo deportare i cittadini del Myanmar in un territorio indesiderato e pericoloso", auspica il comunicato.
Le Chiese cristiane sottolineano l'insegnamento della misericordia e della compassione, centrale nella fede cristiana: “Vivendo il tempo della Quaresima e siamo chiamati all'introspezione spirituale e ad impegnarci in atti di carità: quale modo migliore per viverlo se non sostenendo principio della sacralità della vita e della dignità di tutte le persone, create, amate e depositarie di diritti inalienabili", si afferma. "Un richiedente asilo, un rifugiato o chiunque altro la cui vita è in pericolo non dovrebbe essere costretto a tornare in Myanmar o in qualsiasi altro paese in cui potrebbe affrontare persecuzioni e persino la morte in una situazione di conflitto", prosegue la nota.
Il Consiglio delle Chiese della Malaysia, nel suo appello a preservare la vita e la dignità e i diritti umani dei rifugiati birmani, ha ricevuto pieno sostegno dal Consiglio ecumenico delle chiese , che si è unito nel chiedere al governo delle Federazione malaysiana "giustizia e misericordia per coloro che cercano asilo e temono per la loro vita", osservando " il diritto internazionale umanitario e non violando i diritti umani fondamentali".
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AFRICA/NIGERIA - Smentita la distruzione della chiesa della Sacra Famiglia di Kikwari

Fides IT - www.fides.org - qui, 25/02/2021 - 10:10
Abuja – “In questo momento di forti tensioni etniche e religiose, può capitare che vi siano persone che diffondono notizie false per accrescere ulteriormente le tensioni” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, direttore delle comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Abuja e direttore della “Catholic Television of Nigeria”, nel commentare la notizia poi smentita dell’assalto e della distruzione alla chiese della Sacra Famiglia nel villaggio di Kikwari, nell'area del governo locale di Kajuru, nello Stato di Kaduna, nel nord della Nigeria .
La notizia diffusa dal commissario statale per la sicurezza interna e gli affari interni dello Stato di Kaduna, Samuel Aruwan, e ripresa dalla stampa nigeriana, è stata smentita da p. Bivang Thaddeus, sacerdote responsabile dell'area pastorale di San Michele, afferente alla chiesa della Sacra Famiglia
“Le informazioni sono false. L'attacco non è mai avvenuto. Non è affatto vero”. P. Bivang Thaddeus, precisa che il 6 febbraio è avvenuto effettivamente un attacco che ha ucciso almeno 19 persone, nei villaggi di Kujeni e Kutemeshi situati rispettivamente nelle aree del governo locale di Kajuru e Birnin Gwari dello stato di Kaduna. Diverse persone di due villaggi vicini al villaggio di Kikwari sono state uccise e altre ferite.
"La gente di Kikwari è ora dispersa e si trova in condizioni precarie, alla ricerca continua di giacigli per la notte e di cibo per sopravvivere giorno per giorno” afferma il sacerdote, aggiungendo che alcuni degli sfollati stanno cercando rifugio a Ungwan Barkonu, nell'area del governo locale di Kajuru, nello Stato di Kaduna.
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ASIA/THAILANDIA - I missionari e la piccola comunità di cattolici nel villaggio di Papae: un bagno di umanità e di spiritualità

Fides IT - www.fides.org - qui, 25/02/2021 - 10:00
Lamphun - “I cattolici in questa zona sono poche decine – scrive all’Agenzia Fides don Ferdinando Pistore, uno dei preti Fidei- Donum del Triveneto che prestano servizio su un territorio che coincide con l’intera provincia di Lamphun. Oltre a celebrare la messa nella chiesa parrocchiale di san Francesco d’Assisi, che è proprio in città, tentiamo di salire tutte le domeniche e nei momenti importanti anche nel villaggio di Papae dove si è formata una piccola comunità di cattolici e dove si è costruita anche una piccola cappella intitolata a S. Chiara d’Assisi.”
La presenza della fede cattolica nel nord della Thailandia è molto recente, risale a dopo la seconda guerra mondiale, ed è quasi totalmente legata alla etnia dei Pakagno, una delle varie che si trovano nel Paese, del gruppo dei Karen..
“Per noi salire a Papae, aiutati anche da alcune suore della stessa etnia presenti in parrocchia, è sempre un bagno di umanità e di spiritualità – sottolinea il missionario. La semplicità e l’essenzialità della vita genuina e il calore dell’accoglienza non lasciano mai indifferenti. Generalmente noi celebriamo in lingua Thai, ma i presenti rispondono nella lingua Pakagno. Anche i loro canti sono caratteristici, e trasmettono una spiritualità profonda.”
Gli abitanti di questo villaggio fanno parte di questa etnia, caratterizzata da una cultura pacifica, solidale ed accogliente. Hanno una lingua propria, diversa dal Thai, e tradizioni radicate che li contraddistinguono e danno loro un senso di identità che si esprime anche in ritualità particolari legate soprattutto ai momenti salienti della nascita, del matrimonio e della morte. Anticamente animisti, mantengono tracce di una struttura matriarcale che porta le giovani coppie sposate a vivere il primo anno di matrimonio nella famiglia della sposa, per poi costruire una casa propria a fianco di quella dei genitori della sposa.
“Per i Pakagno è forte il legame con la natura, e in particolare a Papae gli abitanti esprimono un senso di orgoglio nel prendersi cura della foresta e della difesa degli alberi, con attenzione a spegnere i fuochi, che purtroppo sono accesi molto frequentemente nel nord della Thailandia per bruciare le stoppie nella stagione senza piogge. Questo fa si che l’aria al nord sia spesso irrespirabile. Ma non a Papae, dove la cura per l’ambiente ha portato alcuni giovani a ricevere riconoscimenti nazionali anche in questi ultimi giorni.”
“L’esempio di vita e di fede ricevuto da una coppia di giovani sposi di Papae– racconta commosso don Pistore - è l’esperienza che finora ci ha segnati maggiormente delle nostre visite al villaggio. A lui era stata diagnosticata la SLA , malattia pesantissima e devastante ovunque, ma particolarmente problematica da vivere in un villaggio isolato e privo di servizi come Papae. Noi missionari siamo stati colpiti dalla dignità e dall’accoglienza della malattia in spirito di fede del giovane sposo, dalla dedizione e tenerezza della moglie e dalla solidarietà di tutto il villaggio. C’è stato un sostegno e un coinvolgimento da parte di tutta la parrocchia e una rete di amicizia che si è estesa anche fuori, fino a Bangkok, al Camillian Hospital, da dove arrivavano, grazie a p. Renato Attrezzi, i medicinali di cui aveva bisogno. Qualche mese fa è venuto a mancare ma la sua presenza continua ad essere significativa per tutti noi.”
I missionari della Congregazione del sacro Cuore di Gesù di Bètharram, allontanati dalla Cina, si sono rifugiati in queste zone verso il 1950, trovando accoglienza e terreno fertile per l’annuncio del vangelo proprio tra i Pakagno. “Attualmente - conclude don Ferdinando - la quasi totalità dei sacerdoti della diocesi di Chiangmai proviene da questa etnia. L’esperienza Fidei Donum del Triveneto, oltre a dare l’opportunità a noi preti italiani di venire qui in Thailandia per servire alcune parrocchie, ha aperto anche ad alcuni preti diocesani di Chiangmai la possibilità di venire in Italia per studiare nelle nostre facoltà teologiche. Alcuni sono già rientrati in Thailandia dopo aver conseguito licenze in filosofia, diritto canonico, teologia pastorale, e presto anche in liturgia.”


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AMERICA/VENEZUELA - Da 30 anni venezuelani missionari in patria e all’estero per un periodo della loro vita

Fides IT - www.fides.org - qui, 25/02/2021 - 09:26
Caracas - Il Dipartimento delle Missioni, indigene e afro-venezuelane, in collaborazione con le Pontificie Opere Missionarie del Venezuela, rilancia il programma denominato “Relevo Misionero” , iniziato 30 anni fa con la partenza dei primi missionari venezuelani verso l’Africa. Da allora laici e sacerdoti di diverse diocesi e arcidiocesi del Paese, con coraggio ed entusiasmo, hanno lavorato per l'evangelizzazione e la promozione umana fuori e dentro i confini nazionali.
Questo programma, spiega la nota pervenuta all’Agenzia Fides, offre un'esperienza di discernimento e formazione che mira a formare operatori pastorali affinché, per un certo periodo della loro vita, possano offrire il loro contributo all'evangelizzazione e alla promozione umana, a favore delle Chiese di nuova costituzione o dove l'annuncio del Vangelo deve essere rafforzato, sia in Venezuela che oltre i suoi confini.
Il programma assunse ufficialmente questo nome e venne consolidato nel 1999, come un progetto pastorale che non è altro che l'attuazione della cooperazione missionaria inter-ecclesiale a cui la Chiesa universale invita e incoraggia, come anche il Concilio Plenario del Venezuela, quando esorta a favorire l'invio di missionari sia all'interno che all'esterno del Paese.
Nel corso della storia del programma, sono stati inviati in diverse comunità 45 missionari. Tra queste ci sono l'Arcidiocesi di Ciudad Bolívar, l'area rurale della Diocesi di Guanare, la comunità indigena Warao a Guariquén nella Diocesi di Carúpano e tutti i Vicariati del paese. Alcuni missionari hanno portato la presenza di Cristo e della Chiesa del Venezuela nell'arcidiocesi di Kinshasa, in Congo, e nelle diocesi di Lichinga e Tete, in Mozambico.
Per far parte di questo Programma, i laici interessati possono contattare la Direzione nazionale delle POM Venezuela, inviando una e-mail a: relevomisionero@gmail.com.
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AFRICA/CONGO R.D. - Il Vescovo Muyengo in Kivu: “Regna la totale insicurezza, c’è una lotta per accaparrarsi le terre”

Fides IT - www.fides.org - qui, 25/02/2021 - 09:05
Uvira - “Quello che è successo il 22 febbraio a Goma, con l'assassinio dell'ambasciatore d'Italia Luca Attanasio e il carabiniere che lo accompagnava, non fa che confermare quanto diciamo da tempo: qui regna la totale insicurezza. Se possono uccidere un diplomatico di questo rango in quel modo, pensate a quello che può accadere ai comuni abitanti dei villaggi. A quanto pare gli aggressori parlavano kinyarwanda . Quando lo denunciamo, siamo chiamati xenofobi, estremisti. E dov'erano intanto i caschi blu Onu e l’esercito regolare ? L'ambasciatore era un amico che avevo conosciuto grazie ai padri Saveriani. Amava molto il Congo e i congolesi. Si trovava nel Nord Kivu per una missione umanitaria, era un uomo di pace e di grande amicizia. Possa la sua anima riposare in pace”. È un grido accorato quello lanciato all’Agenzia Fides da mons. Sébastien-Joseph Muyengo, Vescovo di Uvira , che denuncia una tragedia nell’infinita tragedia del suo martoriato paese.
Continuano, infatti, senza tregua le atrocità commesse da gruppi armati nella zone orientale della Repubblica Democratica del Congo . Il virus di Ebola prima, la pandemia da coronavirus poi, non sembrano aver avuto alcun effetto deterrente sulle oltre 150 milizie da anni in azione in quella tormentata area di Africa che, solo nel 2020, hanno provocato 2.000 morti tra i civili e circa 90mila sfollati. Lì si è consumato il pluri-omicidio che ha stroncato tre giovani vite.
Prosegue il Vescovo a Fides: “Vengo da Butembo per le visite ai nostri Seminari interdiocesani. La situazione, dopo la visita dei Vescovi di Aceac , che hanno incontrato molti interlocutori tra i quali i leader delle milizie armate, i leader dell'esercito nazionale, alcuni leader politici e amministrativi, aveva suscitato qualche flebile speranza. Ma quanto è successo è terribile. Dietro a tutte queste guerre in Ituri, nel Nord e nel Sud Kivu, negli altopiani d'Uvira, Fizi e Mwenga, in realtà, c’è il tentativo di accaparramento di terre appartenenti da sempre a popolazioni indigene, per opera di gruppi stranieri provenienti da Uganda, Ruanda e Burundi. Uccidono persone nei villaggi per costringerle a fuggire altrove e poi occupare la loro terra”.
Il Congo, baciato da infinite risorse naturali e minerarie, potrebbe prosperare per quanto produce, ma da secoli la sua ricchezza è motivo di conflittualità: “La ricerca delle risorse naturali – rileva mons. Muyengo – crea grande instabilità. Sono risorse ambite dai paesi vicini così come dalle multinazionali che non hanno interesse a vedere queste regioni stabilizzate. C'è poi lo spettro della balcanizzazione. Alcune potenze occidentali, così come africane, vogliono utilizzare tutti questi conflitti per favorire il caos e dividere il paese, un po’ come è successo ai tempi dell’indipendenza con la secessione di alcune province come Katanga, Kasai, Kivu”.
“Nella diocesi di Butembo-Beni – conclude il Presule – sono stati spesso rapiti sacerdoti, parroci, religiosi, altri sono stati uccisi. E non mancano aggressioni nelle chiese e nei conventi al fine di rubare veicoli, motociclette, cibo, soldi. La Chiesa, però, non ha altro mezzo che il Vangelo, la chiamata alla riconciliazione, alla pace. Da noi, nel Sud Kivu, in ogni occasione che ci offre il calendario liturgico o pastorale – la Giornata della pace , la settimana ecumenica, le giornate diocesane della gioventù, i campi estivi – sensibilizziamo tutti alla pace. A volte incontriamo i gruppi armati e cechiamo di aprire una via di dialogo. Spesso organizziamo raccolte di denaro, vestiti, medicinali e mezzi di sussistenza per aiutare le popolazioni sfollate, ma il problema è anche la povertà dei nostri fedeli. Facciamo del nostro meglio nella formazione delle coscienze, nella carità, nella preghiera”.

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AFRICA/CONGO RD - “L’attacco all’Ambasciatore italiano è la manifestazione eloquente del terrorismo che la popolazione deve affrontare da anni”

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 12:01
Kinshasa – L’ONG congolese per i diritti umani CEPADHO, nel porgere le condoglianze per l’uccisione di Luca Attanasio, del carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci e dell’autista congolese Mustafa Milambo, condanna fermamente questo crimine e qualifica “l’attacco come una manifestazione eloquente del terrorismo che la popolazione deve affrontare da diversi anni nel Nord Kivu”.
Nel comunicato inviato all’Agenzia Fides il CEPADHO “incoraggia le autorità congolesi a coinvolgere le forze armate congolesi, la Polizia, i Servizi di sicurezza civile e militare, nella ricerca attiva degli autori di questo barbarie, in modo che vengano arrestati e che rispondano penalmente per il loro atto. In questa occasione, CEPADHO invita le Grandi Potenze a mostrare più solidarietà con la RDC a caccia di gruppi armati e movimenti terroristici, in vista della loro eliminazione immediata e definitiva nell'est del paese”.

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AFRICA/NIGERIA - “La Nigeria rischia di spaccarsi” avvertono i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 11:28
Abuja – “La Nigeria rischia di cadere a pezzi”. È il grido di allarme dei Vescovi nigeriani che notano un ripiegamento in se stessi dei diversi gruppi nazionali che compongono la Federazione, di fronte alle gravi mancanze delle istituzioni statali, in primo luogo l’incapacità di garantire a tutti la sicurezza.
“Le spinte all'autodifesa stanno rapidamente guadagnando terreno. Molti gruppi etnici stanno suonando rumorosamente i tamburi di guerra, chiedendo non solo una maggiore autonomia, ma anche la rinuncia definitiva a una nazione in cui hanno perso ogni fiducia e senso di appartenenza. Le richieste di secessione su base etnica non dovrebbero essere ignorate o prese alla leggera” avvertono i Vescovi in una dichiarazione firmata da Sua Ecc. Mons. Augustine Obiora Akubeze, Arcivescovo di Benin City e Presidente della Conferenza Episcopale nigeriana , e da Sua Ecc. Mons. Camillus Raymond Umoh, Vescovo di Ikot Ekpene e Segretario della CBCN.
Alla base dello scoramento dei nigeriani nei confronti dell’unità nazionale, secondo i Vescovi, c’è il fallimento del governo: “Molti hanno rinunciato alla possibilità e persino all'aspirazione di una Nigeria come un Paese unito. Non c'è da stupirsi che molti attori non statali stiano riempiendo il vuoto creato dal fallimento tangibile del governo”.
“Il governo federale sotto il Presidente Muhammadu Buhari non può più ritardare l'assunzione del suo obbligo di governare la nazione; non secondo pregiudizi etnici e religiosi ma sulla falsariga di principi oggettivi e positivi di correttezza, equità e, soprattutto, giustizia” rimarca la dichiarazione.
“Noi, della Conferenza episcopale della Nigeria, con membri provenienti da tutte le parti della Nigeria, siamo molto turbati per l'attuale stato di instabilità del Paese” continua la dichiarazione. “Lanciamo questo allarme per un profondo amore patriottico per la nostra nazione, non per interessi settoriali, siano essi politici, etnici o anche religiosi” sottolineano i Vescovi.
“Nonostante il persistere delle crisi, omicidi, Covid 19, rapimenti, banditismo, rapine a mano armata, affermiamo sinceramente la nostra fede nella fattibilità e desiderabilità del Progetto Nigeria, come una nazione prospera sotto la protezione del Signore” concludono i Vescovi. “Ma siamo anche convinti che la costruzione di una nazione del genere, specialmente nelle nostre attuali circostanze, abbia un costo. Siamo anche convinti che l'alternativa di separarci, abbia un costo di gran lunga superiore a quello che serve per tenerci insieme” conclude il messaggio lanciando un appello a tutti per “fare i sacrifici necessari per gestire meglio le nostre differenze e trasformarle in una forza positiva invece che negativa”.
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ASIA/TURCHIA - Stop per la banda dei “ladri di chiese”. Provarono a vendere anche la Basilica di Sant’Antonio

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 11:11
Istanbul – La Basilica cattolica di Sant’Antonio da Padova, situata nella centralissima Istiklal Caddesi, uno dei viali più rinomati di Istanbul, non corre per ora alcun rischio di finire sul mercato immobiliare come un immobile privato di pregio. Nei giorni scorsi è stato arrestato e rinviato a giudizio - con la richiesta di condanna a 285 anni di carcere - il faccendiere Sebahattin Gök, l’uomo che lo scorso anno, con una rete di complici aveva architettato una complessa operazione truffaldina per entrare illegalmente in possesso della più grande chiesa cattolica di Istanbul e rivenderla al miglior offerente. Le indagini compiute intorno al caso hanno confermato che la “banda” di Gök e dei suoi sodali si stava specializzando in truffe immobiliari compiute ai danni di comunità ecclesiali e religiose, di proprietari stranieri o di gruppi etnici minoritari.
La prima chiesa sorta nell’area attualmente occupata dalla Basilica fu eretta già nel 1725 dalla comunità italiana di Istanbul. L’attuale luogo di culto , officiato dai Francescani Conventuali, fu ricostruito in stile neogotico veneziano tra il 1906 e il 1912. Conformemente alla prassi dell’epoca, la proprietà della chiesa fu intestata a membri della famiglia reale italiana. Nel gennaio 1971, gli eredi di Casa Savoia rinunciarono ai diritti sull’immobile, a vantaggio della associazione Sent Antuan Kilisesi che risponde alla comunità cattolica locale.
Negli ultimi anni anni, Sebahattin Gök aveva compiuto diversi viaggi in Italia, Francia e Stati Uniti, raccogliendo procure e deleghe firmate da persone da lui presentate come eredi legittimi degli antichi intestatari della Basilica . Con queste lettere, e dopo aver rastrellato anche dubbi “certificati di eredità” presso un tribunale civile di pace, il faccendiere turco si era presentato al locale distretto catastale, rivendicando il diritto di entrare in possesso del luogo di culto a nome dei legittimi proprietari. Lo scorso anno, i Francescani Conventuali affidatari della chiesa sono ricorsi alla giustizia turca, ottenendo un provvedimento cautelare volto a tutelare il luogo di culto e i locali ad esso collegati. Nel corso delle indagini, è emerso che la stessa rete di complici legata a Gök aveva messo in atto un tentativo analogo di appropriazione illegale della chiesa bulgara di Galata e di altri luoghi di culto e immobili eretti in passato dalle locali comunità armene, francesi, italiane ed ebraiche, collezionando per questi tentativi 34 cause legali intentate contro di lui. Un contenzioso analogo a quello sorto intorno alla Basilica di Sant'Antonio coinvolge anche uno storico istituto scolastico appartenente a una Congregazione religiosa femminile di origine piemontese.
L’arresto di Gök è avvenuto in base alle accuse di falsificazione di documenti ufficiali finalizzati e truffa aggravata. La vicenda ripropone a suo modo la controversa questione delle tante chiese e dei beni ecclesiastici disseminati in territorio turco dei cui titoli di proprietà, nel corso dei secoli, si sono perse le tracce, e che in vario modo, non sempre legale, sono finiti in possesso di privati, o in tempi anche recenti sono stati acquisiti dal Dicastero turco del Tesoro.
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AMERICA/EL SALVADOR - Nuovo passo in avanti per il diritto all’acqua e all’alimentazione: i partiti firmano un impegno pubblico

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 10:51
San Salvador – Una nuova tappa è stata raggiunta nel percorso per l'approvazione definitiva della riforma della Costituzione che preveda i diritti umani all'acqua e all'alimentazione in El Salvador.
Dopo la vittoria ottenuta, nell'ottobre 2020 , con l'inserimento dell'accesso all'acqua e ai servizi igienici come diritto umano, il 28 gennaio l'Assemblea Legislativa ha approvato, con 57 voti favorevoli su 84, la riforma dell'articolo 69 che ora include il cibo come diritto umano. Ora la Chiesa cattolica e l'Alleanza per la Riforma Costituzionale di El Salvador hanno ottenuto la "Firma dell'impegno per i diritti umani all'acqua e all’alimentazione" da parte dei partiti politici, in un documento presentato ieri sui social media dell'Arcidiocesi di San Salvador.
Il documento esprime l'impegno pubblico dei partiti firmatari a votare a favore della riforma definitiva degli articoli 2 e 69 che riguardano questi diritti. Mentre la Chiesa cattolica diffondeva questo documento attraverso i suoi social media, membri dell'Alleanza per la Riforma hanno dato vita ad una carovana pubblica, i giorni 22 e 23 febbraio, per consegnare ad ogni sede di partito la lettera dell'impegno firmata.

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ASIA/MALAYSIA - In Quaresima riaprono le chiese nello stato di Sarawak

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 10:43
Kuching - Le chiese di Kuching, capitale dello stato malaysiano del Sarawak in Malaysia , hanno riaperto in occasione del tempo di Quaresima. Come comunicato all'Agenzia Fides dall'Arcivescovo di Kuching, Simon Poh, il governo locale ha permesso la riapertura della maggior parte delle chiese, dopo oltre due settimane di chiusura per contenere la diffusione del Covid-19. La celebrazione eucaristica nelle parrocchie che hanno avuto il permesso è iniziata tra il 20 e il 21 febbraio, in occasione della prima domenica di Quaresima. I fedeli sono stati invitati a verificare gli orari di riapertura e a conformarsi a tutte le informazioni e i protocolli sanitari per frequentare la chiesa nella massima sicurezza. Le chiese situate nelle aree in cui sono ancora presenti dei focolai di Covid-19 non possono riaprire. Lo stato di Sarawak è ancora strettamente bloccato fino al 1 marzo, con diversi focolai di Covid attivi.
“Affidiamo ai nostri leader della Chiesa cattolica e ai responsabili dei Consigli pastorali nei 300 villaggi cattolici dell'arcidiocesi, il compito di monitorare e garantire il rispetto delle procedure sanitarie necessarie durante le preghiere, le celebrazioni, i riti funebri. L'autorità statale considera tali raduni ad alto rischio di potenziali infezioni", rimarca l'Arcivescovo, invitando al massimo rigore e attenzione.
L'Arcivescovo invita i fedeli ad osservare nel tempo di Quaresima la pratica del digiuno, dell'astinenza, della preghiera e della carità, anche sfruttando i canali di comunicazione online per restare in contatto con le chiese, e a dare molto spazio ala preghiera in casa. "Tutti siamo chiamati a fare dei sacrifici e a fare del nostro meglio per contenere il Covid. Tutti i fedeli sono chiamati ad assumersi la responsabilità cristiana, sociale e morale, per ridurre il rischio di sviluppare nuovi focolai", ha detto.
“Rimanete vigili, seguite tutti i protocolli di sicurezza. Pregate, digiunate e fate l'elemosina. fate pratiche penitenziali. Offrite a Gesù i vostri sacrifici durante questa Quaresima. Convertitevi e credete al Vangelo", ha detto l'Arcivescovo.
Bernard Lim, leader laico cattolico, dichiara a Fides: “Siamo felici per la riapertura delle chiese durante la Quaresima. Ci impegneremo a seguire le misure sanitarie richieste. Vivremo questo tempo immersi nella preghiera".
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ASIA/MALAYSIA - In Quaresima riaprono le chiese nello stato di di Sarawak

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 10:43
Kuching - Le chiese di Kuching, capitale dello stato malaysiano del Sarawak in Malaysia , hanno riaperto in occasione del tempo di Quaresima. Come comunicato all'Agenzia Fides dall'Arcivescovo di Kuching, Simon Poh, il governo locale ha permesso la riapertura della maggior parte delle chiese, dopo oltre due settimane di chiusura per contenere la diffusione del Covid-19. La celebrazione eucaristica nelle parrocchie che hanno avuto il permesso è iniziata tra il 20 e il 21 febbraio, in occasione della prima domenica di Quaresima. I fedeli sono stati invitati a verificare gli orari di riapertura e conformarsi a tutte le informazioni e i protocolli sanitari per frequentare la chiesa nella massima sicurezza. Le chiese situate nelle aree in cui sono ancora presenti dei focolai di Covid-19 non possono riaprire. Lo stato di Sarawak è ancora strettamente bloccato fino al 1 marzo, con diversi focolai di Covid attivi.
“Affidiamo ai nostri leader della chiesa cattolica e ai responsabili dei Consigli pastorali nei 300 villaggi cattolici dell'arcidiocesi il compito di monitorare e garantire il rispetto delle procedure sanitarie necessarie durante le preghiere, le celebrazioni, i riti funebri. L'autorità statale considera tali raduni ad alto rischio di potenziali infezioni", rimarca l'Arcivescovo, invitando al massimo rigore e attenzione.
L'Arcivescovo invita i fedeli ad osservare nel tempo di Quaresima la pratica del digiuno, astinenza, della preghiera e della carità, anche sfruttando i canali di comunicazione online per restare in contatto con le Chiese, e di dare molto spazio ala preghiera in casa. "Tutti siamo chiamati a fare dei sacrifici e fare del nostro meglio per contenere il Covid. Tutti i fedeli sono chiamati ad assumersi la responsabilità cristiana, sociale e morale per ridurre il rischio di sviluppare nuovi focolai", ha detto.
“Rimanete vigili seguite tutti i protocolli di sicurezza. Pregate, digiunate e fate l'elemosina. fate pratiche penitenziali. Offrite a Gesù i vostri sacrifici durante questa Quaresima. Convertitevi e credete al Vangelo", ha detto l'Arcivescovo.
Bernard Lim, leader laico cattolico, dichiara a Fides: “Siamo felici per la riapertura delle chiese durante la Quaresima. Ci impegneremo a seguire le misure sanitarie richieste. Vivremo questo tempo immersi nella preghiera".
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AMERICA - Assemblea continentale delle Pontificie Opere Missionarie: “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e udito”

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 10:37
La Paz – “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e udito”: sotto questo slogan, dal 22 al 27 febbraio si sta svolgendo, in forma virtuale, l'Assemblea continentale dei Direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie dell’America. Per le POM della Bolivia partecipano Mons. Waldo Barrionuevo CSsR, Direttore nazionale POM; Mons. Adolfo Bittschi, Vescovo responsabile per le Missioni della Conferenza Episcopale; Suor Cintia Vásquez, Coordinatrice nazionale delle POM, oltre ai collaboratori della Direzione nazionale.
Ogni giornata inizia con una preghiera dedicata a un continente. Lunedì 22 febbraio l’Arcivescovo Mons. Giampietro Dal Toso, Presidente delle POM, ha condiviso uno spazio di riflessione incoraggiando il lavoro missionario delle POM del continente. Ha anche ringraziato per l'animazione missionaria portata avanti in diversi modi, secondo il carisma missionario, e indicato come farla nel contesto attuale.
Martedì 23 febbraio la riflessione sul motto dell’anno e sul Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria 2021 è stata tenuta da P. Ricardo Guillén . Quindi è seguito un percorso di riflessione proposto dal team del CAM VI-Porto Rico, e infine la condivisione dell’esperienza di formazione e animazione missionaria virtuale portata avanti dalle POM Honduras.
Mercoledì 24 è prevista una riflessione in chiave missionaria dell’enciclica "Fratelli Tutti" a cura del Dottor Lucas Cerviño, quindi la condivisione dell’esperienza di formazione e animazione missionaria virtuale portata avanti dalle POM del Costa Rica.
Giovedì 25 febbraio, P. Mauricio Jardín affronterà le sfide missionarie del Sinodo. Seguirà la presentazione dell’esperienza della raccolta fondi da parte della Direzione Nazionale degli Stati Uniti. Quindi il webinar fundraising e uno spazio da condividere.
L’ultimo giorno, venerdì 26 febbraio, inviterà a guardare verso la Prima Assemblea Ecclesiale dell'America Latina e dei Caraibi, quindi ci sarà un incontro con i membri del CELAM. Infine la presentazione di Missio Invest dagli USA e la chiusura dell'Assemblea.

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AFRICA/GHANA - Istruzione e Covid-19: la situazione delle scuole nelle zone rurali del Paese

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 09:49
Accra – A partire dal 18 gennaio le scuole dell’intero Paese hanno ripreso le attività. Tuttavia in diversi villaggi al momento della riapertura mancavano i dispositivi di protezione individuali per tutti e la situazione non è ancora del tutto sotto controllo. “E’ stato un vero spettacolo vedere genitori e bambini in fila in attesa di essere registrati davanti ai compound delle scuole dopo 10 mesi di chiusura a causa del Covid-19”, scrive all’Agenzia Fides padre Paul Saa-Dade Ennin, Superiore Provinciale dei missionari SMA in Ghana.
“Se da una parte c’erano i genitori sollevati dal fatto di poter riportare i propri figli a scuola, dall’altra gli scolari erano felici di tornare a rivedere i compagni e condividere questi lunghi mesi trascorsi chi in casa ad aiutare i genitori per le faccende domestiche chi fuori per i mercati o per i campi.” Spiega p. Paul che nel villaggio di Babaso, distretto Ejura-Sekyeredumase della regione di Ashanti, i DPI dovevano ancora essere consegnati al momento della riapertura della scuola. Gli scolari indossavano le mascherine, e la chiesa parrocchiale locale aveva fornito i secchi e il sapone liquido per il lavaggio delle mani che purtroppo non sono stati sufficienti per tutti. “In questo contesto scolastico – racconta il missionario il distanziamento sociale è la sfida principale. Nelle aule i banchi sono disposti tenendo conto delle distanze richieste, ma in alcune classi, a causa del numero di alunni e delle dimensioni dell'aula è stato impossibile. Gli insegnanti hanno grandi difficoltà in particolare durante la ricreazione – spiega p. Paul. È semplicemente impossibile lasciare che i bambini giochino insieme osservando i protocolli, serve un aiuto immediato concreto da parte del governo prima che nelle scuole, specialmente quelle nelle aree rurali svantaggiate come Babaso, scoppino nuove epidemie.”
Nel suo racconto il Superiore Provinciale SMA descrive la gioia di tanti piccoli che sono potuti rientrare a scuola in tempo di Covid ma anche il rammarico per tanti altri compagni che per poter sostenere e aiutare le proprie famiglie sono stati costretti a trasferirsi in città a lavorare come domestici. “Alcune delle ragazze sono purtroppo rimaste incinte durante il lockdown, altre sono state date in matrimonio per mantenere la famiglia e non torneranno”, spiega p. Ennin. Il missionario evidenzia il fatto che queste sono solo alcune delle tristi realtà degli effetti del Covid-19 sui bambini. “Il loro futuro sarà gravemente compromesso se non vengono intraprese azioni e provvedimenti strategici e coscienziosi.”
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AMERICA/MESSICO - Migranti: i molti aspetti del circuito della mobilità nel Centroamerica

Fides IT - www.fides.org - qua, 24/02/2021 - 09:21
Tijuana - La frontiera a Nord, tra Messico e Stati Uniti d’America, è uno dei principali corridoi migratori del mondo, segnato da violazioni dei diritti fondamentali e da un alto rischio per la vita dei migranti, con discriminazione e xenofobia. Ma la migrazione nel Continente è anche altro: ce n'è una centroamericana di cui si parla meno. E’ quanto sottolinea il dossier “Mobilità alla frontiera: Tijuana come spazio di costruzione della vita” realizzato dal Csem, il Centro scalabriniano di Studi Migratori.
L’analisi fatta dai ricercatori del Csem, parte da Tijuana luogo di frontiera tra Usa e Messico dove proprio le suore Missionarie Scalabriniane hanno creato un modello di accoglienza nell’Istituto Madre Assunta. Secondo la nota inviata a Fides, il testo analizza la migrazione centroamericana da una prospettiva regionale più vasta, analizzando le differenze che hanno coinvolto i singoli Stati. El Salvador, Honduras e Guatemala possono considerarsi come nazioni che hanno avuto principalmente una emigrazione verso gli Stati Uniti. Il Belize, invece, ha la doppia caratteristica di essere sia recettore dei migranti centroamericani sia luogo di partenza verso gli Usa.
Il Nicaragua, invece, è l’eccezione regionale, con alti indici di intensità migratoria verso il Costa Rica. Panama ha flussi importanti di migranti verso gli Usa, a causa della sua condizione storica e politica con la federazione e, ora, è un Paese che ha mutato in parte la propria realtà e ne accoglie molti. Ma esistono anche circuiti migratori intraregionali in Centroamerica, facilitati dal programma di libera circolazione Ca4 e dall’uso del dollaro a El Salvador e a Panama.
In questo panorama risalta il caso del Messico, tanto che ora si parla di un circuito migratorio centroamericano. I dati parlano nel 2010 della presenza di 59.936 centroamericani nel Paese. Sono dodici milioni i messicani negli Usa, con una curva che ha avuto il suo picco nel 2007, con 6,9 milioni a partire da quell’anno.
Secondo lo studio che tocca l’America, dal 1970 al 2020 il contesto sociopolitico è cambiato. Se negli anni Settanta il tipo di migrazione era principalmente politica , si è passati ai lavoratori economici degli anni Novanta e ai primi rifugiati ambientali e agli sfollati interni degli anni Duemila. Dal 2010, invece, l’America è caratterizzata da rifugiati, dalle migrazioni familiari, infantili e giovanili e dalle carovane dei migranti.
Particolarmente critica è la violenza omicida che caratterizza alcuni Paesi: il tasso più elevato è a El Salvador , poi Honduras , Belize . Le rimesse incidono parecchio sui sistemi economici dell’America Latina: a El Salvador contano il 21,4% del Pil, in Honduras il 20%, in Guatemala il 12%, in Nicaragua l’11,3%, in Belize il 5% e in Messico il 2,7%.
Uno dei temi maggiormente trattati è stato quello della violenza istituzionale. In 5 anni il Venezuela ha espulso 4,5 milioni di persone, specialmente verso i Paesi dell’America Latina. Nel 2014 solo il 2,3 per cento della popolazione venezuelana viveva all’estero e nel 2019 la cifra è cresciuta al 16%, la seconda dell’America Latina dopo El Salvador, la cui percentuale è al 25%. Il Messico ha il 10% dei suoi cittadini all’estero.
Ma nel Sud del continente, si legge ancora nello studio, “inefficienza, rozzezza e bassezza di molte istituzioni pubbliche e private, esercitano una violenza passiva sulla popolazione”. Oggi, “l’impunità istituzionale, la violenza sistemica e la povertà neoliberale hanno portato alle principali cause della migrazione”.
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AFRICA/CONGO RD - “L’Ambasciatore Attanasio era vicino al mondo missionario” dice una volontaria salesiana

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/02/2021 - 11:39
Kinshasa - Luca Attanasio, l’Ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, “era vicino al mondo missionario che opera nell’est del Paese”, dove è stato ucciso insieme al carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci, e all’autista congolese Mustafa Milambo. Lo afferma, in un colloquio con l’Agenzia Fides, Monica Corna, Capo missione salesiana VIS in RDC, che ha lavorato a fianco dei Salesiani per 18 anni.
“Il dottor Attanasio era bene conosciuto dalla comunità missionaria nel Nord Kivu” dice Monica Corna, che da 18 anni opera con il VIS presso il centro don Bosco a Goma, il capoluogo della provincia orientale congolese. “Era sicuramente una persona molto entusiasta, che credeva in quello che faceva” dice la volontaria. “L’Ambasciatore Attanasio si era recato nel Nord Kivu per constatare di persona la difficile realtà delle popolazioni locali: per lui era importante vedere una certa realtà per avere una visione diretta per essere un vero testimone”.
Sulla dinamica dell’agguato Monica Corna dice “non ho elementi per fare supposizioni su quel che è successo”, ma aggiunge che "se è comprensibile l’emozione che la morte dei nostri connazionali ha suscitato in Italia, non bisogna cedere alla rabbia e spero che un atto del genere non faccia dire a qualcuno 'basta aiuti al Congo'. Questo sarebbe andare contro lo spirito che ha animato l’Ambasciatore Attanasio, che credeva che la Repubblica Democratica del Congo dovesse avere il posto che le spetta tra le nazioni”.
“La reazione dei congolesi è di dolore e di sgomento” afferma la volontaria. “Molti si chiedono perché il nostro Paese deve far notizia a livello internazionale solo quando accadono tragedie del genere”.
In effetti la stampa internazionale si occupa della RDC e in particolare di questa area, solo quando nelle violenze sono coinvolti cittadini stranieri, soprattutto se occidentali. “Ma le violenze contro le popolazioni locali sono quasi quotidiane ma cadono nel silenzio” sottolinea la volontaria del VIS.
L’agguato che ha portato all’uccisione dei tre uomini è avvenuto nella mattinata di ieri, 22 febbraio, nei pressi del villaggio di Kibumba, tre chilometri da Goma. Le circostanze del triplice omicidio sono ancora in fase di accertamento.



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AMERICA/COSTA RICA - "Guardare alla storia ringraziando Dio, guardare al futuro fiduciosi nella sua potenza”: cento anni della Provincia Ecclesiastica

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/02/2021 - 10:43
San José – “È evidente che la fede cattolica del nostro popolo è stata un fattore fondamentale nella costruzione dell'identità che ci definisce nel mondo, come nazione che combatte per la pace, la democrazia, la giustizia sociale, l'ambiente e il rispetto dei diritti umani": si è espresso con queste parole il sindaco di San José, Johnny Araya, in una cerimonia tenutasi nel luogo in cui si trovava il primo eremo di San José, come parte di un ricco programma per la celebrazione del centenario della creazione della prima Provincia Ecclesiastica della Chiesa cattolica in Costa Rica.
"Quest'anno sarà il momento per rinnovare come Chiesa il nostro impegno a camminare con la storia del nostro popolo, per aiutare tutti noi a camminare sulla vera via che è Cristo" ha detto Monsignor Javier Román Arias, Vescovo di Limón, nella sua omelia in occasione dell'apertura delle celebrazioni del Centenario della Provincia Ecclesiastica della Costa Rica, il 13 febbraio nella Cattedrale di Limón.
Monsignor Román Arias ha sottolineato che "guardare alla storia ringraziando Dio" dovrebbe incoraggiarci anche a “guardare al futuro, fiduciosi nella sua potenza e misericordia. Facendo un viaggio attraverso i cento anni dalla creazione della Provincia Ecclesiastica, il Presule ha evidenziato la certezza “che il Vangelo di cui la Chiesa è portatrice non ha cessato di possedere la luce e la forza necessarie per continuare a rendere visibile, con parole e gesti, l'opera salvifica che Gesù è venuto a fare".
La Bolla di Papa Benedetto XV, firmata il 16 febbraio 1921, eresse la Provincia Ecclesiastica di Costa Rica, con Arcidiocesi San José, che già esisteva come diocesi dal 1850 e comprendeva tutta la Costa Rica, e la creazione della diocesi di Alajuela e del Vicariato apostolico di Limón. La storia della Chiesa in Costa Rica proseguì in seguito con la creazione di nuove diocesi e parrocchie fino ad oggi.
In seguito alla crescita demografica che ha avuto il Costa Rica durante i primi vent'anni del XX secolo, e della creazione in quello stesso periodo di altre Province Ecclesiastiche in El Salvador, Nicaragua, Honduras e Panama, il Centro America riprese, in quel periodo, la forza evangelizzatrice che i primi missionari avevano lasciato per continuare le missione nel Sud dell'America.

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ASIA/PALESTINA - Il Presidente Abbas riserva 7 seggi (su 132) a candidati cristiani nel prossimo Parlamento palestinese

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/02/2021 - 10:40
Ramallah - Alle prossime elezioni politiche palestinesi, in programma il prossimo 22 maggio, almeno 7 dei 132 seggi parlamentari in palio saranno occupati da cittadini palestinesi di fede cristiana. Lo stabilisce un decreto emesso nei giorni scorsi dal Presidente palestinese Mahmud Abbas. Il decreto, secondo quanto riferito dai media palestinesi, dispone che 7 dei 132 seggi del prossimo Consiglio legislativo siano riservati a candidati cristiani. Il decreto presidenziale applica un emendamento alle disposizioni della legge elettorale approvata nelle scorse settimane in vista del prossimo, importante appuntamento elettorale.
Il mandato del Consiglio legislativo palestinese è ufficialmente di quattro anni, ma le ultime elezioni legislative palestinesi si sono svolte nel lontano gennaio 2006. In quella occasione, la legge elettorale in vigore riservava a candidati di fede cristiana 5 seggi parlamentari. L’anno successivo, si verificò lo scontro militare tra al Fatah – l’organizzazione a cui appartiene anche il Presidente Abbas – e il movimento politico islamista Hamas, che prese il controllo della Striscia di Gaza. Dopo la ripresa dei rapporti tra le due organizzazioni, a metà gennaio il Presidente Abbas ha annunciato le date per le prossime elezioni politiche e presidenziali , a cui seguiranno anche le elezioni del Consiglio nazionale palestinese . Le date sono state concordate in seno alle organizzazioni politiche palestinesi, dopo un accordo di massima tra Fatah e Hamas. Le ultime elezioni presidenziali palestinesi si erano svolte nel 2005. Alla chiusura delle liste degli elettori, oltre 2 milioni e 600 mila palestinesi si sono registrati per partecipare alle votazioni politiche e presidenziali di maggio e luglio in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Nei giorni scorsi, il Premier dell’Autorità palestinese Mohammad Ibrahim Shtayyeh ha rivolto un appello ad Hamas per la liberazione di 80 detenuti politici imprigionati nelle carceri di Gaza. Il movimento islamista ha risposto che i detenuti oggetto dell’appello di Shtayyeh sono condannati dalla magistratura per reati attinenti alla sicurezza nazionale.
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ASIA/MYANMAR - I leader religiosi pronti alla mediazione: si chiede un intervento dell'ASEAN

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/02/2021 - 10:34
Yangon - I leder religiosi birmani di tutte le comunità di fede, riuniti nell'organizzazione "Religions for Peace -Myanmar" sono "pronti a continuare il Forum consultivo sulla pace e la riconciliazione in Myanmar, come uno spazio aperto per il dialogo, quando le condizioni sono accettabili, affinché tutte le parti possano incontrarsi e riunirsi": è la disponibilità alla mediazione espressa in un appello diffuso da Religions for Peace Myanmar e inviato all'Agenzia Fides. Il Forum è presieduto dal Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo cattolico di Yangon e alto rappresentante della Chiesa cattolica in Asia , qualità di presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia .
In questa fase, segnata da proteste di piazza e da episodi di repressione , i leader religiosi rivolgono, in particolare, "un forte appello all'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico come ente regionale impegnato per la pace, la stabilità e la prosperità, affinché offra urgentemente i suoi buoni servizi al Myanmar come stato membro". La Carta costitutiva dell'ASEAN, si ricorda, "impegna i suoi membri a favore della democrazia e dei diritti umani, dello Stato di diritto e del buon governo. È il momento di intensificare il servizio al popolo del Myanmar, comprese tutte le minoranze etniche, prima che sia troppo tardi", auspicano i capi religiosi chiedendo un diretto coinvolgimento dell'ASEAN.
"Con profonda angoscia, Religions for Peace Myanmar e Religions for Peace International, a nome di tutte le sue entità regionali e nazionali - si legge nel testo inviato a Fides - implorano tutte le parti interessate di smorzare la triste svolta degli eventi nelle strade del Myanmar. Tanto sangue è stato versato in questo mese. Religions for Peace è dalla parte del popolo del Myanmar nella sua ricerca della sacralità della vita. Condanniamo fermamente lo spargimento del sangue di innocenti". Religions for Peace riunisce leader di diverse tradizioni di fede, che promuovono "un mondo senza guerra e violenza": "Lavorando in Myanmar, abbiamo apprezzato i progressi della pace e della democrazia negli ultimi dieci anni. Abbiamo nutrito grandi aspettative di una nazione costruita su queste basi". La recente svolta degli eventi, con la contestazione del risultato delle elezioni, e la presa di potere dei militari "ha frammentato la nazione". Perciò i leader chiedono a tutte le parti interessate di "operare per la pace": "Una nazione a lungo sofferente può essere guarita solo attraverso il dialogo, non la violenza nelle strade". Le tensioni sociali e politiche giungono mentre "i poveri di questo paese, che già devono affrontare molteplici sfide tra cui la pandemia, la perdita di mezzi di sussistenza e l'insicurezza alimentare: essi hanno urgente bisogno di pace per sopravvivere".
Religions for Peace Myanmar, unendosi all'organizzazione buddista "Ma Ha Na" nel chiedere la pace e anche all'appello della Conferenza episcopale cattolica del Myanmar , auspica: "Chiediamo a tutti, specialmente all'esercito, di tornare al tavolo di mediazione, per instaurare un dialogo, affrontare le questioni aperte e riconciliare la nazione".





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AMERICA - Inizia il cammino verso l’Assemblea ecclesiale di novembre: “L'identità dei discepoli missionari”

Fides IT - www.fides.org - ter, 23/02/2021 - 09:54
Bogotà – Inizia il cammino di preparazione delle Chiese latinoamericane verso la prima Assemblea ecclesiale dell'America Latina e dei Caraibi, che si terrà dal 21 al 28 novembre nella Basilica di Guadalupe, in Messico . “L'Assemblea ecclesiale è la prima volta che si celebra. Non è una Conferenza dell'Episcopato latinoamericano come le precedenti, l'ultima, Aparecida. È un incontro del Popolo di Dio: laiche, laici, consacrate, consacrati, sacerdoti, vescovi, tutto il popolo di Dio che cammina. Si prega, si parla, si pensa, si discute, si cerca la volontà di Dio” ha spiegato Papa Francesco nel videomessaggio inviato il 24 gennaio, alla presentazione dell’Assemblea.
Ora il Consiglio Episcopale Latinoamericano ha preparato e diffuso il primo sussidio dell'Itinerario Spirituale, al fine di "promuovere la partecipazione del popolo di Dio che vive la sua fede nelle diverse realtà presenti nel continente e per accompagnare il cammino della Chiesa in preparazione all'Assemblea ecclesiale”. Il sussidio è il primo di una serie, che saranno pubblicati bimestralmente, e potrà essere utilizzato nei mesi di febbraio e marzo.
Il tema di questo primo incontro è “L'identità dei discepoli missionari”, con il motto “Discepoli per il Regno”. “La proposta è di entrare nell'itinerario dei discepoli missionari, in una comunità di uguali – è scritto nell’introduzione -, camminando insieme, in sinodalità. In questa prospettiva, il primo incontro propone di conoscere la realtà e l'identità dei discepoli missionari secondo il Documento di Aparecida". Il sussidio è articolato in cinque tappe, che partono da una testimonianza di vita seguita da un tempo di meditazione e riflessione, quindi segue l’ascolto di un brano della Parola di Dio, l’assunzione di un impegno concreto di vita, e infine un momento celebrativo e di preghiera.
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