AMERICA/NICARAGUA - Verso le elezioni presidenziali con una opposizione divisa: appello all’umiltà del Vescovo di Matagalpa

Fides IT - www.fides.org - qui, 05/11/2020 - 09:48
Matagalpa – "L'umile non cerca le prime posizioni, l'umile non attira sempre l'attenzione perché non è interessato ad attirare l'attenzione. Quando gli umili fanno il bene, lo fanno in silenzio". Con queste parole pronunciate durante l'omelia della celebrazione del 2 novembre nella Cattedrale di San Pietro Apostolo, Mons. Rolando Álvarez, Vescovo della diocesi di Matagalpa, ha sostenuto che ci deve essere "umiltà" all'interno dell'opposizione, nel contesto dell’abbandono della Coalizione nazionale da parte di Alleanza Civica seguita da altri. Il Presule ha sottolineato che l'opposizione vive "nelle controversie, nei protagonismi, nelle ricerche di interessi personali o di gruppo, nella sete di essere protagonisti, nei lanci di offese, di aggressioni".
Mons. Álvarez ha chiamato tutti i nicaraguensi a vivere le Beatitudini: “coloro che piangono, coloro che hanno fame e sete di giustizia, tutti loro saranno confortati e soddisfatti”.
"Non basta dire o apparire in un video o in una foto, in uno spot radiofonico o televisivo, parlando di solidarietà con chi soffre qualche tribolazione. È necessario piangere con chi piange, ridere con chi ride, soffrire con chi soffre, gioire con chi gioisce, avere fame e sete di giustizia per capire veramente chi subisce l'ingiustizia e anche per mettersi al suo posto e combattere per lui e con lui" ha sottolineato, quindi ha proseguito: "è necessario essere misericordiosi con coloro che ci sono più vicini e che i dirigenti siano misericordiosi gli uni verso gli altri. Solo così possono essere misericordiosi con le persone, perché nessuno, nessuno può dare ciò che non ha".
Dal 26 ottobre Alleanza Civica ha abbandonato la Coalizione Nazionale per "proporre una piattaforma politica e elettorale unitaria e inclusiva", subito dopo anche rappresentanti della società civile e dei settori accademici hanno annunciato la loro uscita dalla piattaforma, compresi Carlos Tünnermann Bernheim, coordinatore generale dell'organizzazione; Padre José Alberto Idiáquez, rettore dell'Università Centroamericana ; l'avvocato costituzionale Azahálea Solís; l'accademico Ernesto Medina; e il sociologo Juan Carlos Gutiérrez, segretario tecnico dell'ACJD. In Nicaragua sono in programma le elezioni presidenziali il 7 novembre 2021, ma oggi l’opposizione è più divisa che mai.

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ASIA/INDIA - Nomina del Rettore del Seminario teologico interdiocesano Saint John ad Hyderabad

Fides IT - www.fides.org - qua, 04/11/2020 - 12:13
Città del Vaticano – Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 17 luglio 2020 ha nominato Rettore del Seminario maggiore teologico interdiocesano Saint John, nell’arcidiocesi di Hyderabad, in India, don Kommareddy Marreddy, del clero arcidiocesano di Hyderabad.
Il nuovo Rettore è nato il 27 agosto 1971 ed è stato ordinato sacerdote il 2 aprile 2001. Quindi è stato Vice-principal della Valerian grammar school e Vice-rettore del Seminario minore . Quindi ha conseguito il dottorato in Teologia morale a Manila . Rientrato in India, è stato professore di Teologia morale, Prefetto dello sport, Animatore dell’Accademia sociale al Seminario maggiore Saint John, di cui è stato nominato Rettore.
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ASIA/TURCHIA - Rinviato il processo al monaco accusato come complice di “organizzazioni terroriste” per aver dato cibo e acqua a chi ne aveva bisogno

Fides IT - www.fides.org - qua, 04/11/2020 - 11:35
Mardin – E' stato ancora rinviato di quasi tre mesi, fino al 27 gennaio 2021, il processo contro il monaco siro ortodosso Sefer Bileçen, incriminato dalle autorità giudiziarie turche per complicità con organizzazioni e attività terroristiche. Il sacerdote, membro del Monastero di Mor Yakup a Nusaybin , era stato arrestato insieme ad altre due persone il 9 gennaio 2020 dalle forze di sicurezza turche, con l’accusa di aver offerto aiuto e copertura a membri delle Forze di difesa del Popolo , ala militare del Partito dei Lavoratori del Kurdistan , bollato come organizzazione terroristica dal governo di Ankara .
L’atto d’accusa, basato soprattutto sui filmati raccolti per mezzo di droni utilizzati dai servizi di intelligence turchi per sorvegliare dall’alto la vita del Monastero, era stato accolto il 20 gennaio 2020 dall’Alta Corte Penale di Mardin, e attribuiva al monaco la responsabilità di aver ricevuto in monastero miliziani dell’HPG per alcuni giorni, alla fine di settembre 2018. Il 16 gennaio 2020 al monaco era stato concesso di lasciare la prigione in attesa del processo, con l’obbligo di non allontanarsi dalla sua residenza.
Diverse fonti finora hanno confermato che la presunta “complicità” contestata dalle autorità turche al monaco siro ortodosso è consistita nella semplice offerta di cibo e bevande a persone che dicevano di essere affamate e di avere sete. Circostanza confermata anche da un miliziano dell’HPG arrestato nel settembre 2019 dalle forze di sicurezza turche, che aveva confessato di aver visitato più volte il Monastero di Mor Yakup solo per mangiare, bere e rifocillarsi.
Lo stesso monaco Sefer Bileçen, nella testimonianza resa nota attraverso i suoi avvocati, ha confermato di aver dato cibo e acqua ai miliziani come puro segno di accoglienza monastica, riservata a chiunque si trovi in stato di necessità, senza immaginare che le persone accolte fossero membri dell’HPG. “Darò cibo e acqua a chiunque venga alla mia porta” si legge nella testimonianza di padre Sefer - devo farlo per le mie convinzioni spirituali e filosofiche. E non posso dire il falso, perché sono monaco e sacerdote”.
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AFRICA/MOZAMBICO - Altri attacchi contro i villaggi nel nord; 40 morti nell’affondamento di una barca di sfollati

Fides IT - www.fides.org - qua, 04/11/2020 - 11:16
Maputo - I terroristi islamici che si autoproclamano affiliati alla Provincia dell'Africa Centrale dello Stato Islamico” hanno attaccato alcuni villaggi nel distretto di Muidumbe, nella provincia settentrionale del Mozambico di Cabo Delgado, nella mattinata del 31 ottobre, facendo irruzione nei villaggi Muidumbe di Magaia, Nchinga, Namacunde, 24 de Março, Muatide e Muambula. I sopravvissuti affermano che 20 persone, tra cui 15 adolescenti, sono stati decapitati nel villaggio 24 de Março, mentre gli assalitori hanno rapito un numero imprecisato di bambini da Nchinga.
I raid hanno infatti anche lo scopo di reclutare a forza i giovani dei villaggi nelle file jihadiste. Ad aprile sempre nel distretto di Muidumbe, i terroristi avevano decapitato 52 civili per essersi rifiutati di unirsi a loro. Oltre ad avere dato alle fiamme diverse abitazioni, i jihadisti potrebbero avere sabotato l'infrastruttura di comunicazione, visto che dopo l’assalto le comunicazioni cellulari con Muidumbe sono diventate precarie.
Le incursioni nei villaggi di Muidumbe potrebbero essere una rappresaglia per l'offensiva all'inizio della scorsa settimana da parte delle forze di difesa e di sicurezza contro la base principale dei terroristi, un complesso di campi noto come "Base Siria" nel distretto di Mocimboa da Praia. Le forze di sicurezza mozambicane affermano di avere ucciso 108 terroristi nel corso delle loro operazioni.
Le violenze jihadiste nella provincia di Cabo Delgado hanno compromesso il raccolto 2020-2021 perché migliaia di contadini sono fuggiti dagli attacchi terroristici. Il raccolto è già messo a dura prova da inondazioni e dalla proliferazione di insetti nocivi. Si calcola che almeno 400.000 abitanti siano fuggiti dalla provincia. Domenica 1° novembre almeno 40 persone sono morte quando l’imbarcazione che trasportava 74 persone in fuga dalle violenze è affondata tra le isole di Ibo e Matemo, appena a nord della capitale provinciale di Pemba.
Nel frattempo i terroristi con base nel nord del Mozambico hanno attraversato il fiume Ruvuma al confine tra Tanzania e Mozambico, per colpire alcuni villaggi in Tanzania. Secondo la polizia tanzaniana più di 300 terroristi pesantemente armati ritenuti affiliati all’ISCAP, hanno fatto irruzione nel villaggio di Kitaya, sulle rive del fiume Ruvuma, dove hanno distrutto case e ucciso più di 20 persone.
Fonti della sicurezza ritengono che il gruppo terroristico mirava a reclutare giovani nelle regioni costiere, in particolare Pwani, Tanga e Mtwara, i cui abitanti nutrono rimostranze sociali, economiche e politiche nei confronti delle autorità tanzaniane. I jihadisti fanno leva sul malcontento dei giovani disoccupati per diffondere la loro propaganda e reclutare nuovi combattenti.

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AMERICA/CILE - Unire le prospettive verso la costruzione di un progetto per un paese migliore

Fides IT - www.fides.org - qua, 04/11/2020 - 10:59
Santiago - Dopo il plebiscito nazionale del 25 ottobre, nel quale ha vinto la proposta di modificare la Costituzione , si sta svolgendo il V Congresso Sociale sul tema "Insieme verso una rinnovata convivenza nazionale". La Pontificia Universidad Católica de Chile che lo ha promosso, con la collaborazione del Centro UC per le Politiche Pubbliche e dell'Arcidiocesi di Santiago, ha invitato diverse personalità sociali della sfera pubblica e privata ad affrontare le sfide della società cilena a breve, medio e lungo termine, con l'intenzione di contribuire alla costruzione di una rinnovata convivenza nazionale, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa.
Questa edizione del Congresso Sociale, in forma on line, si articola in quattro tavole rotonde, il 3 e 4 novembre, con la partecipazione di diversi autorevoli relatori, secondo il comunicato pervenuto all’Agenzia Fides. “Dialoghi che generano incontri” che affronta il tema di come ognuno si relaziona con gli altri per partecipare alla costruzione del bene comune. “Di fronte alla cultura dello scarto” sul valore intrinseco di ogni membro della società per superare la cultura dello scarto. “La persona al centro dello sviluppo” su come promuovere lo sviluppo integrale per tutti nel contesto attuale. “Istituzioni rinnovate al servizio” che affronta il tema del ruolo delle istituzioni nelle relazioni sociali, analizza la situazione attuale e si interroga su come recuperare la fiducia in esse.
Il Vicario per l'Educazione dell'Arcidiocesi di Santiago, p. Andrés Moro, ha affermato che si sta costruendo una rinnovata convivenza nazionale “con rispetto, giustizia, solidarietà, empatia e, soprattutto, con grande affetto e valorizzando ogni persona come essere umano, creato con dignità, a immagine e somiglianza di Dio, ed è per questo che è mio fratello e mia sorella”.
“Per la costruzione della nostra società, dove la persona è al centro dello sviluppo, dobbiamo promuovere la solidarietà, sia intragenerazionale che intergenerazionale. E questo ha a che fare con lo Stato, ovviamente, che è l'ente pubblico che abbiamo per questo, ma passa anche attraverso la famiglia; attraverso le reti familiari”, ha evidenziato il sociologo Eugenio Tironi.
Benjamín Cruz, direttore del Dipartimento di Pastorale e Cultura Cristiana della UC, sostiene che “quest'anno il V Congresso Sociale ci rende ancora più sensibili rispetto a quello che stiamo vivendo in Cile e nel mondo. Abbiamo visto che la nostra società è molto polarizzata, quindi abbiamo voluto promuovere uno spazio di incontro dove persone e istituzioni diverse potessero parlare di temi essenziali per il nostro Paese, come il bene comune, la cultura dello spreco e la fiducia nelle istituzioni. e il rispetto per la dignità della persona, tra gli altri. Siamo sicuri che il dialogo e l'incontro siano i modi per costruire il Cile che sogniamo. Da quella prospettiva, vediamo in questo congresso un'opportunità per contribuire al Paese con una prospettiva cristiana, individuando le sfide e facendo proposte basate sui valori e sulla nostra identità”.
Il Congresso di concluderà con lo spettacolo "El Gran Teatro del Mundo" di Calderón De La Barca. Questa opera presenta, in forma di allegoria, i ruoli e le funzioni che gli esseri umani possono assumere nella loro vita temporale sulla terra, rispetto a come sarà la loro vita nell'eternità.
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AMERICA/STATI UNITI - L’Assemblea plenaria dei Vescovi, in forma virtuale, dovrà occuparsi di migrazioni e rifugiati

Fides IT - www.fides.org - qua, 04/11/2020 - 09:39
Washington – Ogni anno, nel mese di novembre, i Vescovi degli Stati Uniti si riuniscono per l’Assemblea generale della Conferenza episcopale a Baltimora. L’incontro quest’anno si terrà in forma virtuale, considerata la pandemia di Covid-19, dal 15 al 19 novembre. L’Assemblea di primavera era già stata annullata per salvaguardare la salute e la sicurezza dei Vescovi e di tutte le persone coinvolte nei lavori: è stata la prima cancellazione di un'Assemblea plenaria nella storia della Conferenza plenaria. Dal momento che lo statuto stabilisce che l'Assemblea plenaria debba essere convocata almeno una volta all'anno, la riunione di novembre, sia pure in forma virtuale, soddisfa questo requisito.
La Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti voterà per eleggere i Presidenti delle otto Commissioni permanenti. In particolare, da giugno la Commissione per la libertà religiosa ha avuto un presidente ad interim in seguito alla morte del suo presidente eletto, il Vescovo George V. Murry, SJ di Youngstown. Le otto Commissioni permanenti della USCCB si occupano dei seguenti ambiti: libertà religiosa, priorità e piani, educazione cattolica, comunicazioni, diversità culturale nella Chiesa, dottrina, collette nazionali, attività per la vita.
Uno dei problemi più importanti che la USCCB dovrà affrontare è il tema delle migrazioni e dei rifugiati. Soltanto un mese fa il Presidente attuale della USCCB, Sua Ecc. Mons. José H. Gomez, Arcivescovo di Los Angeles, ha espresso delusione e contrarietà riguardo alla decisione del Congresso di diminuire il numero dei rifugiati ammessi agli USA. In questi giorni alcune agenzie di stampa internazionali hanno informato sulla chiusura delle frontiere con il Messico e sull'espulsione di famiglie e bambini messicani e centroamericani che erano arrivati attraversando questa frontiera.
Secondo una nota dell'agenzia EFE, si ritiene che circa 200 bambini migranti provenienti da altri paesi siano stati espulsi in Messico negli ultimi otto mesi. La cifra è stata resa nota una settimana dopo che è stato rivelato che 545 bambini erano stati separati dai genitori dopo aver attraversato il confine nel 2017 e nel 2018, e non hanno ancora potuto ricongiungersi con le loro famiglie. Sebbene la localizzazione di quei 200 bambini sia complicata per la carenza dei rapporti delle autorità messicane, un'e-mail del vice capo della pattuglia di frontiera degli Stati Uniti conferma che queste espulsioni hanno avuto luogo, e che violano la politica americana.


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AFRICA/MALI - “Il jihadismo si combatte sconfiggendo in primo luogo la povertà diffusa” afferma un missionario

Fides IT - www.fides.org - qua, 04/11/2020 - 08:52

Bamako - Il jihadismo è alimentato dalla ingiustizia, dalla povertà e dalla miseria. Migliaia di giovani senza lavoro cercano una speranza in una forma estrema di religiosità che li porta a prendere le armi contro chiunque non professi la loro fede. P. Arvedo Godina, padre bianco, da 52 anni in missione in Mali, descrive così all'Agenzia Fides l’estremismo islamico che sta incendiando il Sahel. «Il jihadismo - continua - è emerso negli ultimi anni, ma i problemi affondano le radici nella storia. Ogni anno si diplomano 10.000 ragazzi e ragazze. Di questi solo un migliaio riesce a trovare subito lavoro. Gli altri 9.000 rimangono disoccupati. Affrontano un concorso pubblico dietro l’altro, si arrabattano tra mille lavoretti, ma spesso senza speranza. Qualcuno emigra. Ma nessuno ha prospettive concrete».

Questa estate il Oresidente Ibrahim Boubacar Keïta è stato rovesciato da un golpe organizzato dalle forze armate. I militari hanno poi creato un governo insieme ad esponenti della società civile che rivendicavano politiche economiche più efficaci e una lotta serrata alla corruzione. «La politica non riesce a dare risposte alle esigenze della popolazione - continua p. Arvedo -. La corruzione è diffusissima ed è un ostacolo alla crescita sociale ed economica della nazione». A ciò si unisce una criminalità sempre più potente. Negli anni, il Mali è diventato un hub del traffico internazionale di droga. Un commercio che le Nazioni Unite stimano abbia un valore intorno ai 26 miliardi l’anno e che alimenta corruzione, violenza, disperazione e tossicodipendenza.

Padre Arvedo ha sempre lavorato al servizio della diocesi di Bamako. Prima come coadiutore nella parrocchia di Kati, poi come professore e direttore del seminario di Kulikoro, e, dal 1992, nel centro di formazione dei catechisti nei pressi della missione di Kati. Negli anni non ha mai notato gravi attriti con i musulmani. «Tra i Bambara - spiega p. Arvedo - c’è un detto: “In un villaggio prima si costruisce la capanna della cucina e poi quella della moschea”. Questo significa che prima viene il rispetto per l’uomo e per il dialogo tra gli uomini e poi le differenze di fede. La cultura locale si fonda tutta su questo atteggiamento di accoglienza. Recentemente ho calcolato che nella comunità di Kati il 49% delle coppie sono miste con un marito o una moglie cristiano e un coniuge musulmano. Da questa mescolanza nasce l’accettazione reciproca. Il vero dialogo è nelle famiglie e quindi ha radici profonde».

Questo rispetto reciproco è però minacciato dal progressivo diffondersi dell’estremismo islamico. P. Arvedo, nel suo lavoro di cappellano delle carceri, ha conosciuto alcuni miliziani: «Molti giovani senza speranza si sono buttati nelle braccia delle reti jihadiste. In esse cercano uno strumento di rivalsa delle loro frustrazioni. Dicono di lottare contro gli occidentali e contro i cristiani che sono causa della loro miseria. Lo ripeto il jihadismo si combatte sconfiggendo in primo luogo la povertà diffusa».

In carcere, p. Godina cerca di avvicinare e di aiutare i miliziani. «Con loro parlo, cerco di sostenerli. Procuro le medicine quando ne hanno bisogno. Spiego loro il Cristianesimo e li aiuto a capire e a dialogare - conclude padre Arvedo -. Con alcuni di essi si è instaurata anche una profonda amicizia. Alcuni di essi però rifiutano il dialogo e si radicalizzano. Leggono e rileggono il Corano e ne traggono gli insegnamenti più estremi. Così, quando escono, sono pronti per tornare nelle fila dei combattenti».

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ASIA/IRAQ- “Fiaccole della fede che illuminano il nostro cammino”. Commemorati a Baghdad i martiri della chiesa di Nostra Signora del Soccorso, a 10 anni dalla strage

Fides IT - www.fides.org - ter, 03/11/2020 - 13:25
Baghdad – “I nostri martiri sono le fiaccole della fede che illuminano il cammino dele nostre vite, e accendono in noi il fuoco della carità verso tutti”. Così Ignace Yussif III Younan, Patriarca di Antiochia dei siro cattolici, ha celebrato alla vigilia di Ognissanti i martiri cristiani vittime della strage perpetrata 10 anni fa a Baghdad, nell’assalto compiuto da un commando di terroristi jihadisti contro la chiesa siro cattolica di Nostra Signora del Soccorso.
Nell’attacco terroristico, avvenuto il 31 ottobre 2010, furono massacrati 48 cristiani, e 80 persone rimasero ferite. Il commando fece irruzione nella chiesa durante la messa, alla quale stavano partecipando 150 persone tra sacerdoti, diaconi, coro e fedeli. I cinque terroristi presero in ostaggio tutti i presenti, chiedendo la liberazione di esponenti della rete jihadista di al Qaeda. Le forze di sicurezza irachene insieme a soldati statunitensi tentarono un blitz per liberare gli ostaggi, e i terroristi a quel punto fecero esplodere ordigni tra le persone che erano state prima costrette a sdraiarsi per terra, provocando la strage.
I primi ad essere uccisi erano stati i due giovani preti, padre Thaer Abdal e padre Wassim Kas Boutros, colpiti mentre cercavano di fermare gli stragisti. Padre Thaer, che stava celebrando la liturgia eucaristica, era sceso dall’altare per provare a parlare con i terroristi, ed era stato freddato da uno di loro. La stessa sorte era toccata a Wassim, che era uscito dal confessionale per provare a fermare i terroristi.
"Il sangue dei nostri martiri” ha ricordato durante l’omelia il Patriarca Ignace Youssif III - si è mescolato al sacrificio dell'agnello sull'altare, e le loro anime salite al cielo ci guardano dall’alto con tenerezza, intercedendo per noi”. Nel corso dell’omelia, il Primate della Chiesa siro cattolica ha auspicato che la causa di canonizzazione per tutti i 48 martiri sia "completata dalle autorità competenti della Santa Sede, in modo che possiamo celebrare il loro rito di beatificazione il prima possibile".
La strage della chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso rappresenta il più grave attentato compiuto contro cristiani nell’Iraq degli ultimi decenni. Dopo quel massacro, tanti cristiani sono stati spinti a lasciare Baghdad. “Ma i nostri martiri” ha rimarcato il Patriarca Younan “ci assicurano che la loro vittoria finale è per sempre, e che la nostra vera dimora è in Paradiso, dove non c'è né pianto, né tristezza, né dolore, ma vera felicità con il Signore e la Vergine, Nostra Signora del perpetuo Soccorso, insieme a tutti i Santi”.
Nel corso della sua visita a Baghdad, il Patriarca Ignace Youssif III Younan è stato ricevuto anche dal Presidente iracheno, i curdo Barham Salih, che nel corso dell’incontro ha ribadito il suo impegno a frenare l’esodo dei cristiani dall’Iraq, ribadendo che la comunità cristiana rappresenta una componente fondamentale del tessuto sociale iracheno.
Alla fine di ottobre del 2019 si è conclusa a Baghdad la fase diocesana della Causa di Beatificazione e Dichiarazione di Martirio dei 48 servi di Dio trucidati nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. Tra di loro figurano anche il piccolo Adam, di 3 anni, e un neonato di soli 3 mesi. .
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ASIA/PAKISTAN - La polizia salva Arzoo, la minorenne cattolica rapita e costretta a convertirsi e sposarsi

Fides IT - www.fides.org - ter, 03/11/2020 - 11:52
Karachi - “Siamo grati a Dio perché la polizia del Sindh, su ordine dell'Alta Corte della provincia del Sindh, ha salvato Arzoo Raja, una ragazza cattolica di 13 anni rapita il 13 ottobre 2020. È un grande risultato dopo due settimane di impegno continuo dei leader della Chiesa, con il sostegno dei leader dei partiti politici, degli attivisti e delle organizzazioni per i diritti umani e della società civile. Esprimo apprezzamento ai funzionari di polizia e ringrazio anche tutti i nostri fratelli musulmani che ci aiutano a chiedere giustizia per Arzoo”: lo ha detto il Vicario generale dell'arcidiocesi di Karachi, Mons. Diego Saleh, parlando all'Agenzia Fides dopo aver incontrato la minorenne cattolica salvata ieri, 2 novembre, in tarda serata.
Mons. Saleh prosegue: “Apprezzo enormemente le forze di sicurezza per aver salvato la minorenne lo stesso giorno in cui sono stati impartiti gli ordini dall'Alta Corte, e per aver tenuto la minorenne in custodia presso la stazione di polizia per le donne e i bambini, da qui verrà inviata alla casa rifugio per la sua protezione”. Il Vicario generale aggiunge: “Tutta la comunità cristiana pakistana è grata al governo del Sindh, ai giudici dell'Alta Corte e ai funzionari della sicurezza per la loro rapida risposta agli ordini del tribunale impartiti ieri mattina per salvare Arzoo”. Quindi esorta “tutta la comunità cristiana a continuare a pregare fino a quando non otterremo giustizia per Arzoo, e spero che presto la otterremo".
La polizia ha anche arrestato il rapitore Ali Azhar, che aveva rapito la ragazza il 13 ottobre mattina, l'aveva convertita con la forza e l’aveva sposata lo stesso giorno .
Anthony Naveed, un cristiano membro dell'Assemblea provinciale del Sindh e a capo della Commissione congiunta della Chiesa cattolica e protestante creatasi per il caso di Arzoo Raja, parlando a Fides afferma: “Siamo grati a Bilawal Zardari, Presidente del Pakistan Peoples Party e al Governo del Sindh per averci sostenuto, perché la legge esistente nella provincia del Sindh non ammette matrimoni sotto i 18 anni”. Aggiunge: "Nella precedente petizione presentata in tribunale il 27 ottobre 2020, la firmataria Arzoo Fatima ha chiesto la protezione del suo matrimonio e al giudice non sono stati comunicati dettagli fondamentali, che lei avesse meno di 18 anni, per cui è stata presa la decisione a suo favore per la sua protezione”. Anthony Naveed inoltre spiega: "Nella petizione seguente, che abbiamo presentato da parte della famiglia, ci sono tutti i documenti autentici che dimostrano che Arzoo è minorenne ed è stata costretta a sposare il suo rapitore, per questo il tribunale ha ordinato di liberare immediatamente Arzoo dal suo rapitore Ali Azhar".
P. James Channan, OP, Direttore del Peace Center di Lahore, parlando a Fides, ha commentato: “Il salvataggio di Arzoo è occasione per ringraziare Dio per la lotta dei leader religiosi cristiani, degli attivisti per i diritti umani, dei promotori della giustizia e dell’armonia interreligiosa che ha prodotto questo risultato positivo. Le preghiere di innumerevoli cristiani e di tanti uomini e donne musulmani sono state esaudite”.
P. James Channan osserva ancora: “È una vittoria della legge e della giustizia che possiamo sperimentare in Pakistan se e quando presa sul serio e in modo giusto. Il rapimento, la conversione forzata e il matrimonio forzato con Azhar Ali, una persona malvagia di 44 anni, è stato un duro colpo e una sfida per il nostro sistema giudiziario e politico”. P. Channan conclude: “Il rilascio in tempi così brevi di Arzoo è un segno della lotta comune, delle preghiere, delle manifestazioni pacifiche e della protesta della comunità cristiana”.
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AFRICA/ZAMBIA - Morta una suora rimasta gravemente ferita due mesi fa nell’assalto alla sua parrocchia

Fides IT - www.fides.org - ter, 03/11/2020 - 11:34
Lusaka – Non ce l’ha fatto suor Matilda Mulengachonzi, una delle due suore della congregazione delle Piccole Serve di Maria Immacolata , ferite due mesi fa nell’assalto alla parrocchia nella quale prestavano servizio in Zambia. Suor Matilda, 60 anni, è morta domenica 25 ottobre a causa delle ferite riportate; alla religiosa erano stati inflitti profondi tagli sulla fronte e sulla testa, e una ferita all'occhio.
La Superiora provinciale suor Sylvia Kagulura, nel commemorare la perdita della religiosa che è stata sepolta il 28 ottobre al cimitero di Kasisi, ha affermato: "Come congregazione attendiamo i risultati della polizia".
Nel loro messaggio di cordoglio alla congregazione dell'LSMI, i Vescovi dello Zambia hanno definito l'attacco "crudele e violento” ed hanno affidato l’anima di Suor Matilda alla misericordia divina "Preghiamo che il Buon Dio possa considerare i suoi 41 anni di vita religiosa e i suoi servizi disinteressati come insegnante ed economa del programma Chalice al momento della sua scomparsa".
Suor Matilda era rimasta gravemente ferita la sera del 24 agosto, quando un bandito armato è penetrato nella parrocchia di Santa Barbara, della diocesi di Monze. Il malvivente ha colto di sorpresa suor Okafor Assumpta, 49 anni e suor Matilda Mulengachonzi.
"Suor Matilda ha subito tagli profondi sulla fronte e sulla testa, con un'altra ferita all'occhio mentre suor Assumpta ha subito un taglio profondo alla testa dopo che il criminale le ha colpite con una sbarra di ferro. Le due vittime hanno trovato il criminale che tentava di fare irruzione nel convento” aveva riportato una portavoce della polizia.
Le religiose erano state ricoverate all'ospedale distrettuale Itezhi-tezhi e successivamente all’ University Teaching Hospital . Suor Okafor è stata dimessa subito dopo, mentre suor Matilda è rimasta ricoverata nell'unità di terapia intensiva, dove è poi deceduta.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Presidente uscente rieletto in un voto contrassegnato da violenze; l’opposizione contesta i risultati

Fides IT - www.fides.org - ter, 03/11/2020 - 10:45


Abidjan – La Commissione elettorale indipendente della Costa d’Avorio ha annunciato oggi 3 novembre la vittoria del Presidente uscente, Alassane Ouattara, con il 94% dei voti nelle elezioni del 31 ottobre.
L'affluenza si attesta al 53,9%, e gli oppositori contestano i risultati ed hanno annunciato la creazione di un "consiglio nazionale di transizione".
In effetti il voto è stato segnato in alcune zone da violente proteste. In particolare nelle città di Yamoussoukro e Abidjan, nei comuni di Cocody nel distretto di Blockhaus, anche a Bingerville e Anyama dove i seggi elettorali sono stati saccheggiati.Ci sono perdite di vite umane e ingenti danni materiali.
Al centro Andokoi 1 nel comune di Yopougon il ballottaggio è stato generalmente calmo, ci ha detto il supervisore generale, Diarra Zénéka "dalle 8 del mattino tutto va bene, sono arrivati gli elettori; pronti a fare il loro dovere civico ma vi sono stati momenti di tensione perché alcuni elettori si sono presentati ai seggi senza la tessera elettorale e i documenti di identità nazionali e volevano votare lo stesso, ma grazie a Dio la polizia è intervenuta per riportare la calma”.
n questo centro composto da 7 seggi elettorali, "il tasso di partecipazione è stato superiore poco più dell'80% " afferma Diarra Zénéka.
Al centro del liceo Sainte Marie de Cocody, nell'Abidjan orientale, nella tarda mattinata ha votato il presidente uscente, Alassane Ouattara.
"Ho appena adempiuto il mio dovere civico e chiedo a tutti i miei concittadini che amano la pace e il patriottismo di andare a votare", ha detto Alassane Ouattara dopo il voto. Il Capo dello Stato uscente, rivolgendosi all’opposizione ha lanciato un appello alla calma: “Mi appello a chi ha lanciato slogan di disobbedienza civile, che si fermi perché la Costa d'Avorio ha bisogno di pace” mentre erano in corso violente manifestazioni in alcune parti del Paese.
La commissione elettorale indipendente, CEI, ha rivelato all'inizio di questa settimana che poco più di 3 milioni di elettori hanno ritirato la propria tessera elettorale sui 7,5 milioni di iscritti nelle liste elettorali del 2020.
Su 4 candidati selezionati dal Consiglio costituzionale, solo il candidato uscente Alassane Ouattara e Konan Kouassi Bertin aka KKB hanno fatto una campagna, Henri Konan Bédié e Pascal Affi N’Guessan si sono astenuti.
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AMERICA/BOLIVIA - Nel giorno della commemorazione dei defunti il ricordo per i morti a causa del Covid-19

Fides IT - www.fides.org - ter, 03/11/2020 - 10:19
Santa Cruz – “In questo giorno in cui commemoriamo tutti i fedeli defunti, nei nostri cuori si mescolano dolore e ricordi, domande e dubbi, in particolare in questa tragedia globale del coronavirus che ha portato via all'improvviso tanti fratelli e sorelle. Tuttavia, come cristiani, non possiamo abbandonarci solo a questi sentimenti profondamente umani, ma dobbiamo guardare con gli occhi della fede al mistero della vita e della ‘nostra sorella morte’, come la chiamava san Francesco. Sorella morte perché apre la porta alla vita eterna che attende in Cristo risorto chi ha creduto e crede in Lui”. Con questa esortazione l’Arcivescovo di Santa Cruz, Mons. Sergio Gualberti, ha iniziato l’omelia durante la concelebrazione eucaristica che ha presieduto ieri, 2 novembre, nel giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, nella Basilica di San Lorenzo martire. Hanno concelebrato i Vescovi ausiliari, il Vicario generale e altri sacerdoti.
“La mensa eucaristica della Parola e del Pane di vita mette in luce gli elementi centrali del mistero della Risurrezione: vita, comunione e gratitudine, speranza” ha spiegato l’Arcivescovo, che ha proseguito: “L'Eucaristia è gratitudine, il nostro modo migliore per ringraziare il Signore per le persone che ci hanno dato la vita e per coloro che ci hanno iniziato alla vita di fede. Oltre ai nostri fratelli e amici, questa mattina ricordiamo in particolare tutti i Pastori che hanno dato la loro vita al Vangelo e alla Chiesa pellegrina a Santa Cruz, come i sacerdoti P. Jorge Robles, José Bialasik e P. Ignacio Roca. Le vittime del Covid-19, e gli Arcivescovi Mons. Luís Rodríguez, e il nostro amato Cardinale Julio Terrazas, di cui celebreremo il 9 dicembre prossimo il 5° anniversario del suo ritorno alla casa del Padre”.
Nell’omelia l’Arcivescovo ha ricordato che in questo momento storico sembrava che l'umanità avesse raggiunto i traguardi più clamorosi dal punto di vista scientifico e tecnico, del dominio della natura, invece “ci troviamo in una società di morte e impotenti di fronte a un virus invisibile. Morte causata in misura maggiore dall'uomo: guerre, terrorismo, totalitarismo, conflitti, povertà, fame, inquinamento dell'ambiente e biodiversità”. Quindi ha richiamato la festa di Tutti i Santi, in cui si celebra "l'immensa moltitudine, che nessuno può contare ... che lavò le vesti nel sangue dell'Agnello", che “ci apre alla speranza che, grazie al sangue di Cristo sulla croce, un giorno condivideremo con i nostri fratelli defunti la gioia di stare insieme alla presenza di Dio”.
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AMERICA/CILE - “Il diritto all’acqua deve essere incluso nella nuova Costituzione” ribadisce il Vicario apostolico di Aysen

Fides IT - www.fides.org - ter, 03/11/2020 - 09:05
Aysén – “L’acqua, è l'origine di tutta la vita. Senza acqua non c'è vita” ha affermato il Vicario apostolico di Aysén, Sua Ecc. Mons. Luis Infanti de la Mora. “L'acqua è un elemento essenziale per la vita, non solo per le persone ma per tutti gli esseri viventi. Anche in tutte le religioni è centrale. Si parla sempre dell'acqua come di un elemento simbolico vitale, ecco perché nella nuova Costituzione deve avere l’importanza che gli è dovuta. Dovrà assumere il senso spirituale e umano che ha questo bene”. Questo l’intervento a Radio Santa Maria, nel fine settimana, del Vicario apostolico.
Mons. Infanti de la Mora è molto conosciuto, anche internazionalmente, perché nel 2008 aveva scritto una lettera pastorale intitolata “Daci oggi l’acqua quotidiana” , in cui segnalava il problema dell’acqua in Cile: in alcuni luoghi abbonda, in altri manca, con una gestione che ha fatto molto discutere a tutti i livelli. Oggi, sottolinea Mons. Infanti, con l’enciclica Laudato sì di Papa Francesco, il problema si è potenziato, anche perché ancora non è stato risolto.
Sull'importanza di includere i diritti sull'acqua nella nuova Costituzione, il Vicario ha assicurato che "in tutto il mondo, la proprietà dell'acqua appartiene allo Stato e la gestione e la distribuzione è affidata a società private, comunità, comuni o a misto pubblico-privato”.
In Cile tuttavia l'82% dei proprietari dell'acqua è costituito da società transnazionali. "C'è e continua il problema! Questa Costituzione del Cile, che concede la proprietà privata dell'acqua a coloro che hanno il potere di acquistarla, ha favorito la privatizzazione della maggior parte dei diritti sull'acqua nel nostro paese da parte di società transnazionali. Nemmeno cilene” ha sottolineato Mons. Infanti.
Dopo la grande polemica sulle dighe che si volevano installare ad Aysén, il Vescovo assicura che “da lì si è tentato di modificare la Costituzione. Volevano cambiare la legge del codice delle acque, redatta nel 1981, e non ci sono stati progressi proprio perché ci sono forti lobby delle aziende forestali, minerarie e agricole; grandi aziende del Paese, che premono perché la situazione attuale non cambi".

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AMERICA/MESSICO - E’ sano e salvo il sacerdote scomparso

Fides IT - www.fides.org - ter, 03/11/2020 - 09:04
Teotihuacan – Senza fornire dettagli al riguardo, la sorella di don Francisco Núñez Martinez, ha annunciato che il sacerdote è stato trovato vivo, cinque giorni dopo la sua scomparsa nello Stato del Messico . La scomparsa del sacerdote di Tarimoro era stata denunciata a Tecámac, nello Stato del Messico. Per sollecitare le sue ricerche, era stata organizzata anche una manifestazione popolare presso l'ufficio del Procuratore generale dello Stato.
Mons. Guillermo Francisco Escobar Galicia, Vescovo della diocesi di Teotihuacan, ha confermato la notizia con un breve testo, pervenuto a Fides, in cui “comunica ai fedeli la gioia di sapere che padre Francisco Núñez Martinez si trova sano e salvo con la sua famiglia”. La nota è stata diffusa dai social media della diocesi con la data del 31 ottobre.

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