OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Nomina del Vescovo di Kundiawa

Fides IT - www.fides.org - qua, 07/04/2021 - 08:56
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 3 aprile ha nominato Vescovo della Diocesi di Kundiawa il Rev.do Paul Sundu, del clero della medesima sede, finora Parroco a Koge e Docente al Good Shepherd Seminary di Mount Hagen.
S.E. Mons. Paul Sundu è nato il 27 luglio 1973 a Womatne, Simbu Province, Diocesi di Kundiawa, in Papua Nuova Guinea. Si è formato al St. Fidelis Minor Seminary di Madang, al Good Shepherd Seminary di Mount Hagen e al Catholic Theological Institute di Port Moresby . E’ stato ordinato sacerdote il 17 gennaio 2006. Ha conseguito la Licenza in Teologia alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino-Angelicum .
Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale a Mingende e a Kundiawa ; Direttore delle Vocazioni e Parroco a Kundiawa ; Vicerettore e Rettore del Good Shepherd Seminary a Mount Hagen e di nuovo Rettore del medesimo Seminario . Dal 2018 finora è stato Docente al Good Shepherd Seminary di Mount Hagen e Parroco a Koge. Oltre alla madre lingua, il Kuman, e al Tok Pisin, conosce l’inglese e l’italiano.
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AFRICA/NIGERIA - Nomina del Vescovo di Lafia

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 12:30
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Lafia , il Rev.do David Ajang, finora Parroco della Immaculate Conception e Decano di Zaramaganda.
S.E. Mons. David Ajang è nato il 31 marzo 1970 a Zaria, nell’omonima Diocesi. Dopo l’istruzione elementare e media, ha frequentato il Saint John Vianney Minor Seminary a Barkin Ladi . Come seminarista dell’Arcidiocesi Metropolitana di Jos, ha svolto gli studi filosofici presso il Saint Thomas Aquinas Major Seminary a Makurdi e quelli teologici presso il Saint Augustine’s Major Seminary a Jos .
È stato ordinato sacerdote il 3 dicembre 1994, incardinandosi nell’Arcidiocesi Metropolitana di Jos. In seguito ha ottenuto la Licenza in Filosofia presso la Pontificia Università Urbaniana a Roma ed è dottorando presso l’Università di Jos.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale di Saint James a Gombe ; Parroco di Saint Molumba a Nasarawa Eggon; Direttore vocazionale dell’Arcidiocesi Metropolitana di Jos; Vicario Parrocchiale di Saint Theresa a Jos ; Parroco della Immaculate Conception a Zaramaganda e Cappellano della gioventù dell’Arcidiocesi Metropolitana di Jos ; Amministratore della Cattedrale Our Lady of Fatima e formatore presso il Saint Augustine’s Major Seminary a Jos ; Parroco dell’Uganda Martyrs e Decano a Kuru. Dal 2012 finora è stato Membro del Collegio dei Consultori dell’Arcidiocesi Metropolitana di Jos, dal 2015 Cappellano del Governatore dello Stato di Plateau e dal 2018 Parroco della Immaculate Conception e Decano di Zaramaganda.
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ASIA/FILIPPINE - L'evangelizzazione nel millennio: il Giubileo della fede e le sfide del futuro

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 12:30
Manila - Uno sguardo pastorale e missionario sul futuro della Chiesa nei prossimi cinque secoli: è quanto propongono i Vescovi delle Filippine, a partire dalla celebrazione del 500° anniversario dell'arrivo della fede cristiana nel paese . Nella Lettera pastorale appena pubblicata e diffusa in tutte le comunità cattoliche, dal titolo "Per celebrare il 500° anniversario della cristianità nelle Filippine", l'Arcivescovo Romulo G. Valles di Davao e presidente della Conferenza episcopale cattolica delle Filippine , ha affermato che che la Chiesa deve guardare al futuro e alla missione per i prossimi 500 anni.
Nel Secondo Consiglio Plenario dei Vescovi del 1991, ricorda il testo della Lettera, la Conferenze episcopale decise di avviare una preparazione di nove anni all'Anno giubilare dedicando ogni anno a un tema particolare: Anno della fede per il 2013; Anno dei laici nel 2014; Anno dei poveri nel 2015; Anno dell'Eucaristia e della Famiglia nel 2016; Anno della Parrocchia come Comunione delle Comunità nel 2017; Anno del Clero e delle persone consacrate nel 2018; Anno della Gioventù nel 2019; Anno dell'Ecumenismo, Dialogo Interreligioso e Popoli Indigeni nel 2020; Anno della missione nel 2021.
I Vescovi, in questo decennio, hanno commissionato una ricerca, in collaborazione con il Centro di ricerca storica della Università di Santo Tomas gestita dai Domenicani a Manila - prima università cattolica in Asia - al fine di comprendere lo stato attuale del cattolicesimo nelle Filippine. “Ci auguriamo di poter discutere il risultato di questo ampio lavoro di ricerca nella nostra prossima Assemblea plenaria, sperando che serva come base per decidere se sia opportuno convocare un Terzo Consiglio Plenario di nelle Filippine: questo servirà a considerare la vita missionaria della Chiesa locale nei prossimi 500 anni”, ha detto mons. Valles presentando la Lettera pastorale.
“Auspichiamo che quest'anno sia un anno di ripensamento della storia, in cui fare memoria del passato, in modo da poter capire meglio chi siamo nel presente come comunità di discepoli, e rappresenti un'opportunità per guardare avanti, ai prossimi 500 anni con lo stesso zelo missionario che ha reso possibile per noi per ricevere la fede cristiana. Ciò che abbiamo ricevuto gratuitamente è ciò che diamo gratuitamente. la carità di Cristo”, ha affermato il presidente della CBCP, ricordando il tema prescelto per il Giubileo: “Gifted to Give”.
I Vescovi scrivono: “Chiediamo a tutti i nostri fedeli di partecipare attivamente alla commemorazione della Prima Messa celebrata nel nostro Paese la domenica di Pasqua, 4 aprile 2021. Sia anche l'occasione per l'apertura di una Porta giubilare in ogni cattedrale di tutto il paese, così come in chiese selezionate. Per quanto riguarda la commemorazione del Primo Battesimo, oltre alla celebrazione nazionale del 14 aprile 2021, a Cebu, chiediamo a tutti i Vescovi delle Filippine di preparare specifiche commemorazioni a livello locale, celebrando il Sacramento del Battesimo, il 14 aprile o la terza domenica di Pasqua, il 18 aprile 2021”.
La celebrazione inaugurale del Giubileo sarà la domenica di Pasqua, 4 aprile, con l'apertura delle “Porte Sante” di oltre cento chiese in tutto il paese. In connessione con i 500 anni di fede, i vescovi terranno il Congresso Missionario Internazionale e il 2° Congresso Missionario Nazionale nell'aprile 2022, quando vi sarà la chiusura dell'Anno giubilare.




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AFRICA/UGANDA - Nomina del Vescovo di Nebbi

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 12:29
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Nebbi il P. Raphael P’Mony Wokorach, M.C.C.J., finora Commissario Pontificio della Congregazione Apostles of Jesus.
S.E. Mons. Raphael P’Mony Wokorach, M.C.C.J., è nato il 21 gennaio 1961 a Ojigo, nella Diocesi di Arua. Dopo gli studi presso il St. Charles Lwanga College di Koboko ha frequentato per cinque anni il Seminario Minore di Arua ed in seguito è entrato nell’Istituto dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, emettendo i Voti perpetui il 12 ottobre 1992. Ha svolto gli studi di Filosofia presso l’Uganda Martyrs National Major Seminary Alokolum e quelli di Teologia al Tangaza University College di Nairobi . Possiede un Master’s degree in Filosofia.
Ordinato sacerdote il 25 settembre 1993, ha ricoperto i seguenti incarichi: Ministero Parrocchiale in Uganda ; Missionario nella Repubblica Democratica del Congo, economo della Comunità Comboniana a Kisangani e Formatore nel postulandato dell’Istituto ; Missionario in Togo e Formatore dei postulanti Comboniani ; Missionario a Chicago, negli Stati Uniti, e Formatore presso il Teologato Internazionale Comboniano ; Missionario a Nairobi, in Kenya, Formatore e docente al Tangaza University College ; Membro del Consiglio Provinciale del Kenya e Vice Provinciale ; Visitatore Apostolico della Congregazione Apostles of Jesus e dal 2018 Commissario Pontificio della medesima Congregazione, con sede a Nairobi, Kenya.
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AFRICA - Liberate gli oltre 400.000 marittimi bloccati per le misure Covid-19: appello della Commissione cattolica per i migranti

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 12:02
Roma – Il recente blocco del Canale di Suez, a causa dell’incagliamento di una gigantesca nave portacontainer, ha messo di fronte all’opinione pubblica l’importanza dei trasporti via mare. Oltre il 90% del commercio mondiale avviene attraverso mari e oceani. Ancora meno conosciute sono le condizioni dei marinai che operano sulle navi cargo, i cui equipaggi sono messi a dura prova dalle misure di contenimento del Covid-19.
A cause del blocco imposto da diversi governi alle navi di attraccare nei propri porti nel tentativo di contenere la diffusione del Covid-19, “più di 400.000 marittimi sono rimasti intrappolati sulle loro imbarcazioni per molto tempo dopo la scadenza del loro contratto originale” denuncia una nota inviata all’Agenzia Fides dall’'International Catholic Migration Commission .
“Molti stanno vivendo traumi gravi e problemi di salute mentale e fisica” sottolinea la nota. “La crisi del cambio dell'equipaggio ha anche creato rischi di sfruttamento del lavoro, poiché i marittimi sono costretti a continuare a lavorare in mare senza un contratto valido e oltre il limite di 11 mesi in mare imposto dal diritto internazionale. Allo stesso tempo, i marittimi appena assunti in attesa di salire a bordo di una nave sono bloccati in alberghi e dormitori senza i mezzi per provvedere a se stessi o alle loro famiglie”.
L'ICMC è membro della Coalition of Catholic Organizations Against Human Trafficking insieme ad altre 29 agenzie cattoliche nazionali e internazionali che lavorano per eliminare il flagello della tratta di esseri umani.
Ogni anno durante la Quaresima, il CCOAHT lancia una campagna per accrescere la consapevolezza del lavoro forzato nel settore marittimo e della pesca. Questa "crisi umanitaria in mare" è una preoccupazione globale e un obiettivo importante della campagna del marzo 2021 di CCOAHT. La campagna fornisce risorse e informazioni per aiutare i cattolici e altre persone interessate e impegnate a sostenere il suo duplice appello: che i governi e le compagnie di navigazione prestino maggiore attenzione e mettano fine alla crisi del cambio di equipaggio; che i marittimi siano designati come lavoratori essenziali con accesso prioritario ai vaccini.
La campagna incoraggia inoltre i sostenitori a impegnarsi in un'azione chiave di difesa: unirsi agli oltre 750 firmatari organizzativi della Dichiarazione di Nettuno sul benessere dei marittimi e il cambio d'equipaggio. La Dichiarazione chiede il riconoscimento dei marittimi come lavoratori essenziali e la fine della crisi degli avvicendamenti dell'equipaggio.
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AMERICA/COLOMBIA - Vicinanza, solidarietà e preghiera del Celam ai Vescovi della Colombia dopo gli atti di violenza

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 11:41
Bogotà - Il Consiglio Episcopale Latinoamericano esprime “vicinanza, solidarietà e preghiera” alla Conferenza Episcopale della Colombia , dopo gli atti di violenza e vandalismo avvenuti la notte del 29 marzo, "quando un gruppo di rapinatori ha fatto irruzione nella sede della CEC, causando gravi danni alla infrastruttura e rubando informazioni digitali e valori destinati all'azione pastorale e agli aiuti umanitari nel Paese".
Il Presidente ed il Segretario generale del CELAM, Monsignor Oscar Urbina Ortega e Monsignor Elkin Fernando Alvarez, deplorano nel loro messaggio tali avvenimenti, verificatisi proprio all’inizio della Settimana Santa, e i danni causati alla missione pastorale della Chiesa colombiana e al suo impegno sociale per la difesa della vita e dei diritti umani. "Fratelli, siamo con voi! Grazie per essere ‘Chiesa in uscita’, che opta per i più poveri. Grazie per il vostro coraggio di artigiani di pace e riconciliazione" scrive il Presidente del CELAM, auspicando che le indagini delle autorità consentano di chiarire i fatti con celerità.
Verso le ore 18 di lunedì 29 marzo, un gruppo di 10 uomini, utilizzando uniformi della polizia, ha fatto irruzione nella sede della Conferenza Episcopale della Colombia ha informato con un comunicato, padre Jaime Marenco, Direttore delle comunicazioni dell'Episcopato. I malviventi hanno forzato l’ingresso e alcuni uffici causando gravi danni. Quattro funzionari che erano al lavoro, sono stati imbavagliati ma stanno bene. "Confidiamo nella misericordia di Dio e nell'efficacia delle autorità per chiarire presto questi fatti che deploriamo profondamente, ma che non oscurano la celebrazione di questi giorni santi che costituisce il centro della fede cristiana", conclude il comunicato.
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ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo Sako rivela: il Papa ha donato 350mila dollari per i poveri iracheni

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 11:36
Baghdad – Papa Francesco, nel suo recente pellegrinaggio apostolico in Iraq, insieme al conforto spirituale e alle speranze di rinascita per tutti gli iracheni, ha lasciato nel Paese anche una cospicua donazione di 350mila dollari, da destinare a iniziative a sostegno delle famiglie più colpite dalle conseguenze dei conflitti, della crisi economica e della pandemia. Lo ha rivelato il Cardinale Louis Raphael Sako, accennando alla donazione papale nella parte conclusiva di una lettera da lui inviata allo stesso Papa Francesco per esprimere al Pontefice gratitudine per la sua visita in Iraq, anche a nome della locale Assemblea dei Vescovi cattolici.
“La donazione” riferisce il Patriarca Sako all’Agenzia Fides ”vuole essere un segno di quanto sia reale e concreto l’amore del Papa per tutto il popolo iracheno. Della somma complessiva” aggiunge il Cardinale iracheno “250mila dollari verranno gestiti da Baghdad, mentre 50mila dollari sono stati mandati all’arcidiocesi caldea di Mosul e altri 50mila alla arcidiocesi siro cattolica che comprende Qaraqosh”.
L’utilizzo della donazione papale è già entrato nella sua fase operativa: “Abbiamo già distribuito 12mila pacchi viveri in tutto il Paese” riferisce a Fides il Patriarca caldeo, specificando che migliaia di essi sono stati fatti arrivare anche a Najaf, Bassora, Kirkuk e Zakho, per essere consegnati a famiglie che ne hanno più bisogno, “famiglie cristiane, musulmane, e appartenenti a tutte le altre comunità di fede presenti in Iraq”.
Nella lettera inviata a Papa Francesco, il Patriarca Sako confida che avrebbe desiderato raggiungere Roma “per ringraziarVi per la Vostra visita storica al nostro Paese, ma la pandemia del coronavirus me lo impedisce, a causa anche delle complicazioni del viaggio”. Nel testo inviato al Papa, e diffuso dai canali ufficiali di comunicazione del Patriarcato caldeo, il Patriarca ribadisce che la visita papale ha toccato il cuore dei cittadini iracheni, cristiani, musulmani e di tutte le altre componenti della popolazione: “Lei” si legge tra l’altro nella missiva “ha seminato la consapevolezza riguardo all’importanza di accettare e rispettare le diversità, comportandosi come fratelli differenti, chiamati a amarsi vicendevolmente e aiutarsi per costruire situazioni in cui ogni uomo viva con dignità, libertà e uguaglianza di diritti e doveri. Speriamo” prosegue il cardinale iracheno “che questa linea di condotta, come indicato nel vostro discorso a Baghdad, ispiri anche le intenzioni delle grandi potenze mondiali”. Il Patriarca ricorda che le preghiere del Papa “con noi e per noi, e la Vostra frase: ‘L’Iraq rimarrà sempre con me, nel mio cuore’ hanno lasciato un’eco profonda che si è impressa nella la nostra memoria in modo indelebile”. Il Primate della Chiesa caldea aggiunge anche che “Per noi, vostre figlie e figli cristiani, la Vostra visita ha realizzato un grande sogno, e ci ha dato un forte sostegno per rimanere, comunicare con gli altri, sperare e costruire la fiducia. Siamo immensamente grati per la Vostra frase ‘siete una Chiesa viva e forte’, che ci ha incoraggiati alla speranza e ad andare avanti con entusiasmo”. Concludendo la sua lettera, il Patriarca esprime al Papa “una riconoscenza speciale per il Vostro dono di 350mila dollari a favore dei poveri. Sarà nostra gioiosa premura aiutarli a Vostro nome, senza badare alle differenze di religione, etnia o altro”.
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AMERICA/CANADA - Conferma del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 10:58
Città del Vaticano - Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 9 gennaio 2021 ha confermato nell’incarico di Direttore nazione delle Pontificie Opere Missionarie nel Canada francofono per un altro quinquennio , p. Yoland Ouellet, OMI.
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AMERICA/BOLIVIA - L’Arcivescovo di Sucre: “Avremo momenti molto difficili ma dobbiamo andare avanti perché la morte non è la fine della vita”

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 10:44
Sucre – "Come ad ogni inizio di Settimana Santa, la celebrazione della Domenica delle Palme ci invita a vivere la ‘Settimana Maggiore’ come viene chiamata tradizionalmente dai cristiani. Così la storia della Passione del Signore ci ricorda che la gente voleva che Gesù li liberasse davvero dall'Impero Romano, ma Gesù comunica un altro tipo di liberazione, vuole liberarci dal peccato, dell'egoismo, dalla divisione, dall'orgoglio, da questi anti-valori che non ci permettono di vivere in fraternità, nel rispetto della dignità di ciascuno". Queste sono state le parole di Mons. Ricardo Centellas, Arcivescovo di Sucre, nella sua omelia di domenica 28 marzo, Domenica delle Palme.
"La cosa interessante della Passione di Gesù è che la sua missione non finisce con la morte, non finisce con un fallimento, ma è un passo verso una nuova vita. Gesù risorge, perché la sua storia, la sua missione continui e stia in mezzo a noi, lo celebriamo nell'Eucaristia e in tante testimonianze di fede" ha continuato l'Arcivescovo, che poi ha proposto il confronto con la realtà del paese. "Questo messaggio è un invito. Avremo momenti molto difficili nella vita personale, sociale, familiare che segnano il limite umano, ma dobbiamo andare avanti perché la morte non è la fine della vita, non viviamo per morire, ma per vivere."
La Bolivia continua a vivere una tensione politica non indifferente in seguito alle misure del governo contro i presunti protagoniste del cosìddetto "colpo di stato" che ha visto la detenzione in carcere della Presidente ad interim Jeanine Áñez . Ieri il leader della Comunidad Ciudadana , Carlos Mesa, ha proposto sei misure per la riconciliazione e la pacificazione del Paese, che sono state subito respinte dal Presidente dei Deputati, Freddy Mamani , che ha anche definito la proposta "demagogica".
Il politico dell'opposizione ha affermato che è essenziale che "siamo disposti a superare il confronto e a proiettare con volontà autentica la decisione di cercare la pace e costruire un futuro migliore per la Bolivia, come condizione per risolvere i nostri grandi problemi di occupazione, economia, salute, educazione e ambiente".
La Conferenza Episcopale Boliviana ha esortato il governo a desistere dal "controllo totale del potere, dalla vendetta e dalla persecuzione", in riferimento agli arresti effettuati nell’ambito delle indagini per gli atti di violenza che hanno portato alle dimissioni dell'ex presidente Evo Morales, nel 2019. Mons. Centellas, Presidente della CEB, ha chiesto, nel rispetto del giusto processo, che fa parte dei diritti fondamentali, riconosciuti a livello internazionale, l'immediato rilascio dei detenuti. "Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla crescente persecuzione politica, un ricordo di momenti tristi della storia, che non crea fiducia, pace e riconciliazione tra tutti i boliviani" ha detto.

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ASIA/INDIA - Nuovo appello per la libertà su cauzione del gesuita Stan Swamy, in carcere per sedizione

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 10:40
Mumbai - Oltre 2500 persone provenienti da tutta l'India e da altre nazioni del mondo hanno firmato la richiesta di appello al Tribunale di Mumbai, contro la decisione del giudice di non concedere la libertà su cauzione al Gesuita Stan Swamy, 84enne religioso in carcere dall'8 ottobre 2020 con presunta accusa di sedizione. Nella dichiarazione inviata all'Agenzia Fides e formalizzata in un ricorso presentato in tribunale, si chiede di riesaminare la domanda di libertà provvisoria dell'84enne Stan Swamy, rinnovando l'appello per immediata libertà su cauzione, per motivi di salute. La dichiarazione, inoltre, chiede l'abrogazione dell'UAPA , e il ritorno alla norma per cui la libertà su cauzione è la regola e non l'eccezione. Tra i firmatari che hanno preso posizione in favore del gesuita vi sono noti accademici, attivisti, artisti, registi, economisti, religiosi, preti, Gesuiti, giornalisti, avvocati, scrittori
"Siamo scioccati dal rigetto di una domanda di cauzione presentata da Stan Swamy presso il tribunale speciale della NIA il 22 marzo 2021", si legge nel testo inviato a Fides.
"L'ottantaquattrenne Stan Swamy - prosegue il documento - è malato di Parkinson con gravi tremori in entrambe le mani. Ha problemi a bere da un bicchiere, fare il bagno e lavare i vestiti da solo. Ha anche altri disturbi di salute. Prima del suo arresto, trascorreva la maggior parte del suo tempo a Bagaicha, nei pressi di Ranchi. Ha collaborato pienamente alle indagini. Il rifiuto della cauzione di una persona anziana e malata, con mobilità limitata e senza precedenti di violenza contro gli altri, è al di là di ogni umana comprensione".
"Conosciamo Stan come una persona eccezionalmente gentile, onesta e altruista. Abbiamo la massima considerazione per lui e il suo lavoro. Ha trascorso decenni in Jharkhand lavorando per i diritti degli adivasi e dei diseredati. È ironico che mentre il sostegno pubblico a Stan Swamy continua a crescere, il tribunale ha respinto la richiesta di libertà su cauzione nell'interesse della comunità. La società civile, diversi leader e partiti politici e lo stesso Primo Ministro dello Jharkhand hanno condannato l'arresto di Stan e gli hanno espresso sostegno e solidarietà", argomentano i firmatari.
L'appello nota che un recente rapporto ha svelato come documenti falsi siano stati introdotti nei computer degli accusati nel caso che coinvolge p Swamy, e anch'egli ha rinnegato alcune delle prove presumibilmente estratte dal suo computer. "È inquietante che il tribunale abbia deciso di ignorare questo rapporto, respingendo la richiesta di libertà provvisoria".
Il testo conclude: "Stan Swamy è un simbolo della difficile situazione di migliaia di prigionieri languiscono in prigione per anni sotto accuse fabbricate spesso per incastrare coloro che difendono i meno privilegiati o si oppongono al governo. Chiediamo l'immediata cauzione per Stan Swamy, l'abrogazione del "Unlawful Activities Prevention Act" , e il ritorno alla norma in cui la cauzione è la regola e non l'eccezione.
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AMERICA/CILE - Pastorale universitaria: “Resurrezione nella pandemia per una nuova vita”

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 09:55
Santiago – La Pastorale Universitaria della Conferenza Episcopale del Cile, ha lanciato il libro della Settimana Santa 2021 in tempi di pandemia, "Resurrezione nella pandemia per una nuova vita", che contiene riflessioni dall'ultima enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” e spunti dalle catechesi che ha offerto in questa contingenza sanitaria. La citazione biblica che guida queste riflessioni è: "Se siamo morti con Cristo, crediamo anche che vivremo con Lui" .
Secondo la nota pervenuta all’Agenzia Fides, il libro contiene riflessioni per giovedì, venerdì, sabato santo e la domenica di Pasqua, con citazioni bibliche, letture adatte a ogni giorno, domande per il dialogo o la riflessione personale. Contiene anche le meditazioni delle 14 stazioni della Via Crucis. I testi che accompagnano queste riflessioni cercano di unire il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo ad una lettura del contesto attuale.
"Il libro della Settimana Santa 2021 vuole far sì che i fedeli della nostra comunità universitaria, e chiunque voglia curare il proprio spirito in questo momento, siano guidati da una serie di
risorse e materiali che possono essere di grande beneficio spirituale per loro" afferma padre Fernando Valdivieso, cappellano generale dell'UC. "Per questo abbiamo voluto selezionare alcuni stralci dell'enciclica Fratelli Tutti, pubblicata qualche mese fa da Papa Francesco, e anche alcune catechesi fatte nell'ultimo anno sul tema della fede e della carità in mezzo alla pandemia. Questo libro è accompagnato anche da alcune riflessioni del Sommo Pontefice sui temi legati al Triduo pasquale".
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AFRICA/ETIOPIA - Progetto missionario della Prefettura Apostolica di Robe dedicato ai giovani

Fides IT - www.fides.org - qua, 31/03/2021 - 09:34
Dodola – Allestire un laboratorio di informatica e attivare corsi di computer per i giovani della comunità cristiana di Dodola è l’obiettivo di un progetto di don Stefano Ferraretto, fidei donum della diocesi di Padova attualmente in servizio a Dodola. Don Stefano è responsabile del progetto insieme a Guyye coordinatore per la parte sociale dell'area pastorale di Adaba e fedele della comunità di Dodola.
“Dopo due anni di lavoro missionario sul territorio possiamo dire che sono i giovani stessi a chiedere queste competenze che aiuterebbero loro stessi per accedere meglio agli studi universitari e per inserirsi nel mondo lavorativo – scrive all’Agenzia Fides don Stefano. Puntiamo di attivare un primo corso di informatica non appena il laboratorio sarà pronto e nel periodo estivo. Vorremmo che questo progetto potesse essere per noi missionari e operatori pastorali l'occasione di avvicinare e conoscere alcuni di quei giovani che non appartengono alle nostre comunità cristiane, molto piccole, ma che dimostrano simpatia e buona predisposizione per la fede cristiana. Comprendiamo bene che non sia possibile in un territorio maggiormente islamico portare avanti un annuncio evangelico esplicito, ma che sia necessario lavorare in modo indiretto, e questo progetto aumenta le nostre possibilità di azione.”
A beneficiare di questi corsi saranno i numerosi giovani che popolano la città di Dodola, inizialmente, con la possibilità di allargare questa opportunità anche a quelli della cittadina di Adaba, Herero e Kokossa, luoghi dove è presente la Chiesa Cattolica e che rientrano nella Prefettura Apostolica di Robe retta da frà Angelo Antolini, Ofm.
La presenza della Chiesa Cattolica nell’area è recente, risale solo a trenta anni fa ed è minima, circa mille fedeli che rappresentano lo 0,03%. In tutto il territorio della Prefettura, sia in contesto urbano che rurale, sono di vitale importanza azioni in ambito educativo e di formazione professionale. Il Paese lamenta uno sviluppo economico disomogeneo. A tutto questo si aggiunge la pandemia da COVID-19 e la forte instabilità politica dell'intero Paese. “Una delle fasce più colpite dalla crisi della pandemia, iniziata qui in Etiopia lo scorso marzo 2020, è sicuramente quella giovanile – scrive don Stefano - penalizzati dalla sospensione della scuola, sia quella di livello secondario che l'università, fino al mese di novembre che sono riprese seguendo tutte le norme anti Covid. Non essendoci mezzi informatici adeguati, reti elettriche e di connettività sviluppate, l'ambito educativo ne ha sofferto e continua a soffrirne molto. Ne conseguiranno un ulteriore abbassamento del livello di istruzione e un aumento dell’abbandono scolastico. Anche il contesto politico instabile non favorisce il mondo giovanile che si vede senza un futuro certo dal punto di vista lavorativo e affettivo. Inoltre, l'inizio del conflitto tra il governo federale e la coalizione politico militare in Tigray, nord del Paese, ha ulteriormente aggravato lo scenario complessivo . Ci auguriamo che la violenza e le proteste non dilaghino nel resto dell'Etiopia e ci sia presto una soluzione pacifica”, conclude il missionario.
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ASIA/THAILANDIA - Curare la tossicodipendenza con la compassione

Fides IT - www.fides.org - ter, 30/03/2021 - 19:06
Bangkok - “Per la Thailandia è impossibile controllare, oltre i suoi confini territoriali, l’origine dei narcotici e i cartelli a capo del traffico che fanno di tutto per contrabbandare stupefacenti dentro e attraverso il paese. Le comunità di villaggio vedono diffondersi il consumo e il commercio delle droghe e un numero sempre maggiore di giovani tailandesi cade vittima delle sofferenze dovute alla dipendenza. Si tratta di vari tipi di stupefacenti: anfetamina, alcol, eroina, inalanti, metanfetamina, oppio, marijuana, cocaina e miscele di diversi ingredienti”. Fratel Anurak Nidhibhadrabhorn, della congregazione dei Fratelli di san Gabriele, parla con l’Agenzia Fides di un problema che attanaglia molte persone nell’intero Sudest asiatico e che in Thailandia è, come altrove, una grave questione sociale, cui anche la Chiesa cerca di porre rimedio.
La Fondazione dei Fratelli di San Gabriele e la Communal Life of Love and Unity of the Mountain People hanno istituito la "Casa della Compassione" , istituzione privata senza scopo di lucro il cui scopo è riabilitare con un trattamento della tossicodipendenza uomini di età compresa tra 14 e 55 anni nella provincia tailandese di Chiang Mai.
Le modalità di trattamento si avvalgono di comunità terapeutiche, assistenza sanitaria olistica e umanizzata in un programma di riabilitazione che dura dai 4 ai 18 mesi. Dopo questo periodo, superate le valutazione sugli effetti del programma, i tossicodipendenti entrano in un ulteriore periodo di follow-up di un anno attraverso una procedura di comunità terapeutica. Il programma attraversa le sfere della spiritualità, della psicologia, della cura fisica e del sociale attraverso pratiche di training volte al reinserimento sociale. Nel suo ultimo rapporto, la Casa del Compassione può vantare una media di recupero superiore all’85% con un miglioramento significativo negli ultimi 4 anni rispetto ai precedenti 5.
Com'è’ nata l’iniziativa e come si è arrivati s strutturare il percorso della Casa della Compassione? “Nonostante gli sforzi quotidiani le persone con dipendenze necessitano di servizi e cure aggiuntive per ritrovare se stesse come persone. Hanno bisogno – dice fratel Anurak – di una sorta di piattaforma compassionevole per rivivere le loro vite. A un certo punto, la mia ispirazione personale nel riabilitare i tossicodipendenti si è provvidenzialmente incontrata con un team di professionisti dell'assistenza: erano così frustrati e stufi dei vari veti della burocrazia in un centro di trattamento degli stupefacenti del governo, che mi hanno contattato per trovare un'alternativa per prendersi cura dei tossicodipendenti. Consultandomi con padre John Murry, il mio padre spirituale, è nata la Casa della compassione”.
Il religioso fra Anurak sa che la strada è in salita: “Pienamente consapevoli dei nostri limiti, gli assistenti si sono resi conto delle difficoltà di creare e gestire un Centro; ma da allora, il team ha gestito l'operazione in modo professionale e io sono stato responsabile anche della parte amministrativa. Poiché la maggior parte dei nostri pazienti è priva di mezzi finanziari e i casi di trattamento diventano sempre più complessi, abbiamo condiviso una posizione comune: fare del nostro meglio, cercare donatori e lasciare il resto al Signore. Ora – conclude Anurak - sentiamo la necessità di estendere i nostri servizi alle donne tossicodipendenti le cui richieste di riabilitazione aumentano. Ora siamo fiduciosi delle nostre modalità di trattamento per iniziare dunque il nostro secondo decennio di attività con la House of Compassion II per pazienti di sesso femminile”.

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ASIA/FILIPPINE - Pasqua all'insegna dei 500 anni di evangelizzazione: si apre il Giubileo

Fides IT - www.fides.org - ter, 30/03/2021 - 18:21
Manila - La Pasqua 2021 nelle Filippine sarà vissuta e celebrata all'insegna 500 ° anniversario dell'arrivo del cristianesimo nel Paese . Per celebrare l'importante evento, sono in corso di organizzazione diversi programmi e celebrazioni con un unico scopo, proclamato dalla Chiesa. "Essere grati a Dio per il dono della fede che è stato coltivato negli ultimi cinque secoli da una generazione all'altra". Questo concetto, che è il centro delle celebrazioni, sarà vissuto, celebrato e annunciato a Pasqua e nel tempo pasquale.
I Vescovi cattolici hanno scelto il tema “Gifted to Give” per celebrare i 500 anni di fede nel paese. La Chiesa ha programmato di inaugurare la celebrazione vera e propria del Giubileo la domenica di Pasqua, 4 aprile, con l'apertura delle “Porte Sante” delle chiese in tutto il Paese: oltre cento chiese in tutte diocesi sono state designate come "chiese giubilari".
In una lettera pastorale pervenuta a Fides, il Vescovo Crispin Varquez della città di Borongan, capitale della provincia di Eastern Samar, laddove approdarono i primi coloni che portarono il Vangelo, ha ringraziato tutti genitori delle generazioni di cinque secoli, per il loro inestimabile contributo di trasmissione della fede ai bambini, "per aver donato la bellezza e la verità della nostra fede ai figli”, e ha incoraggiato tutti i fedeli a compiere la stessa missione. Il Vescovo ha anche elogiato gli sforzi "creativi e appassionati" di sacerdoti, suore, catechisti, laici e donne e di molte organizzazioni religiose per l'evangelizzazione", esortandoli a "perseverare fino alla fine ”. “Insegniamo la fede dal tipo grazie a quello che siamo in quanto persone, grazie alle nostre azioni. La nostra fede è un tesoro salvifico. Trasmetterlo è sia la nostra gioia che la nostra responsabilità ”, ha ricordato il Vescovo.
In una delle iniziative per i 500 anni i cattolici dell'isola di Homonhon, nelle Filippine centrali, hanno piantato 500 alberi per celebrare i 500 anni dell'arrivo del cristianesimo. "In questo modo, incoraggiamo e ricordiamo ai cristiani di essere responsabili e di essere buoni amministratori della creazione di Dio", ha detto p. Christian Ofilan, che ha guidato l'iniziativa di piantare alberi nel territorio della parrocchia di San Giovanni Battista, ricordando che "la protezione dell'ambiente fa parte del messaggio cristiano". L'isola di Homonhon è il fulcro delle celebrazioni della diocesi di Borongan, perchè è il punto in cui l'esploratore portoghese Ferdinando Magellano arrivò il 16 marzo 1521, segnando l'inizio della fede cristiana nel nazione asiatica.
La Chiesa cattolica commemora anche l'anniversario del primo battesimo, avvenuto il 14 aprile 2021, evento che sarà guidato dall'arcidiocesi di Cebu, nelle Filippine centrali.
In connessione con i 500 anni di fede, i Vescovi terranno il Congresso Missionario Internazionale e il 2 ° Congresso Missionario Nazionale nel mese di aprile 2022. Negli anni scorsi la Conferenza episcopale ha deciso di organizzare un ciclo preparatorio di nove anni , assegnando ad ogni anno un tema particolare, con l'obiettivo di approfondire e rinvigorire il carattere missionario della Chiesa filippina.
L'anniversario sarà vissuto anche dai dieci milioni di migranti filippini della diaspora vivono in quasi cento paesi nel mondo. Circa 10 milioni di filippini all'estero sono anche "portatori della fede con loro ovunque lavorino e vivano come migranti", sottolinea la Chiesa filippina, ricordando che Papa Francesco li ha definiti "contrabbandieri della fede". Su una popolazione di oltre 108 milioni di abitanti, nelle Filippine vi sono oltre 90 milioni di cattolici sparsi in 86 diocesi.

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ASIA/IRAQ - Media arabi: un “comitato governativo” lavorerà sui suggerimenti emersi durante la visita di Papa Francesco

Fides IT - www.fides.org - ter, 30/03/2021 - 11:51
Baghdad – Un comitato inter-ministeriale è stato incaricato dal governo iracheno di lavorare alla realizzazione di suggerimenti e proposte emersi durante la recente visita di Papa Francesco in Iraq. Lo riferisce la testata araba Al Araby Al Jadeed, citando in forma generica e anonima “fonti di alto livello” della compagine governativa irachena. Le “raccomandazioni” contenute nel dossier al centro del lavoro del Comitato governativo – riferisce la fonte citata, facendo riferimento anche ai colloqui di Papa Francesco con il Presidente iracheno Barham Salih e con il Premier Mustafa al Kadhimi durante la visita papale - puntano a suggerire soluzioni a problemi di sicurezza, sostenibilità economica e ricostruzione post-bellica che pesano in particolare sulla condizione delle comunità cristiane e su altre componenti sociali soprattutto nei governatorati di Ninive e di Baghdad. La fonte governativa citata dalla testata con base nel Regno Unito fa in particolare riferimento ai problemi relativi alla sicurezza e attribuiti al permanere di milizie organizzate su base confessionale ancora operanti nel Governatorato di Ninive e nella Piana che porta lo stesso nome, area di radicamento storico delle comunità cristiane autoctone. Del dossier allo studio del Comitato governativo farebbero parte anche la questione delle proprietà immobiliari sottratte illegalmente negli ultimi anni a famiglie cristiane costrette da conflitti e violenze a trasferirsi in altre aree del Paese o a emigrare all’estero.
All’inizio del 2021, come riferito dall’Agenzia Fides , il leader sciita iracheno Muqtada al Sadr aveva disposto la creazione di un Comitato ad hoc, incaricato di raccogliere e verificare notizie e reclami riguardanti i casi di esproprio abusivo di beni immobiliari subiti negli ultimi anni da proprietari cristiani in diverse regioni del Paese. La decisione era stata resa nota con un comunicato in cui si indicavano i nomi dei collaboratori di Muqtada al Sadr scelti come membri del Comitato, e erano riportati anche gli indirizzi di posta elettronica e gli account whatsapp a cui i cristiani potevano inviare i documenti di proprietà riguardanti beni immobiliari – case e terreni – abusivamente accaparrati negli ultimi anni da altre persone o gruppi di persone.
L’intento dell’operazione sponsorizzata dal leader sciita – si leggeva nel comunicato - era quello di ristabilire la giustizia, ponendo fine alle violazioni lesive dei diritti di proprietà dei “fratelli cristiani”, anche quando a commetterle siano stati membri dello stesso movimento sadrista. La richiesta di segnalare casi di espropriazioni illegali subite era estesa anche alle famiglie di cristiani che hanno lasciato il Paese negli ultimi anni, con la richiesta di far pervenire al comitato entro la fine del prossimo Ramadan le segnalazioni delle usurpazioni fraudolente subite.
Il fenomeno della sottrazione illegale delle case dei cristiani ha potuto prendere piede anche grazie a connivenze e coperture di funzionari corrotti e disonesti, che si mettono a servizio di singoli impostori e gruppi organizzati di truffatori . Il furto “legalizzato” delle proprietà delle famiglie cristiane è strettamente collegato all'esodo di massa dei cristiani iracheni, seguito degli interventi militari a guida Usa per abbattere il regime di Saddam Hussein. Tanti truffatori si sono appropriati di case e terreni rimasti incustoditi, contando sulla facile previsione che nessuno dei proprietari sarebbe tornato a reclamare i propri beni.
In questa cornice, parte sua, il sacerdote Albert Hisham, dell’ufficio comunicazione del Patriarcato caldeo, interpellato da Al Araby Al -Jadeed ha riferito che fino ad oggi non sono state fornite notizie precise e ufficiali su avvenute restituzioni ai legittimi proprietari di beni sottratti illegalmente a famiglie cristiane irachene, e non sono state ancora rese note nemmeno eventuali procedure e diposizioni messe in atto a tal riguardo dal governo di Baghdad. Agenzia Fides 30/3/2021)


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AMERICA/EL SALVADOR - “La corruzione è un male endemico” sottolinea il Cardinale Rosa Chávez sul caso dei “seggi fantasma”

Fides IT - www.fides.org - ter, 30/03/2021 - 11:31
San Salvador - Non finiscono di stupire la popolazione salvadoregna i risultati delle indagini sull'Assemblea Legislativa riguardanti i "seggi fantasma", come il caso viene chiamato dalla stampa locale. Quasi un mese dopo le elezioni di fine febbraio, il presidente dell'Assemblea Legislativa ha chiesto di pagare gli stipendi ai membri dell’Assemblea che avevano lavorato per tutto il mandato precedente, includendo i titolari dei cosiddetti "seggi fantasma", vale a dire, le persone che non sono mai state presenti in Assemblea. Così è stato verificato che ci sono circa mille stipendi da pagare per questi "seggi fantasma".
Anche il Cardinale Gregorio Rosa Chávez, Ausiliare di San Salvador, ha parlato domenica scorsa delle indagini in corso. Ha affermato che si tratta di una questione "molto delicata" e che "comporta molte responsabilità e molta oggettività, perché dà la sensazione di avere lo scopo di voler cercare o trovare colpevoli in un momento”. Il Cardinale spera che sia un'indagine seria e che la popolazione sia sicura del fatto che l'indagine venga svolta senza secondi fini e con vera obiettività. “L'impunità e l’evasione dalla giustizia per favorire le persone più potenti fa molto male, perché il povero è quello che paga sempre” ha sottolineato.
Il Cardinale Rosa Chávez ritiene che non solo nell'Assemblea Legislativa ci siano “posti fantasma”, ma ci sono anche in altri uffici dello Stato, perché “la corruzione è un male endemico, un male antichissimo... Quando c'è molta discrezione, queste cose accadono, quindi, bisogna essere molto obiettivi e anche scoprire l'intero universo della corruzione, ovunque si trovi" ha concluso il Cardinale.

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AFRICA/MOZAMBICO - Centinaia di persone evacuate da Pemba, dove la situazione è incerta; preoccupazione per i bambini dell’area

Fides IT - www.fides.org - ter, 30/03/2021 - 11:14
Maputo – Continuano gli sforzi per evacuare le persone intrappolate dalla città di Palma, nel nord del Mozambico, nonostante la situazione di tensione. Il 24 marzo i combattenti ribelli hanno attaccato la città nella provincia di Cabo Delgado, vicino al confine con la Tanzania, uccidendo dozzine e ferendone decine. Diverse persone sono ancora disperse. Una nota dell’ISIS, al quale il gruppo jihadista locale afferma di essere affiliato, sostiene che 55 soldati mozambicani sono morti nel corso dei combattimenti.
Almeno 120 persone intrappolate nell’hotel Amarula sono state soccorse dagli elicotteri di una società privata militare sudafricana, mentre altre hanno tentato di fuggire via mare e via terra, finendo però vittima di un’imboscata dei ribelli . Le testimonianze dei fuggitivi e dei soccorritori sono drammatiche, nelle strade di Palma, giacciono i cadaveri di decine di persone, alcune delle quali decapitate.
Le fonti militari riferiscono che con questo attacco i ribelli, definiti genericamente Shabaab , che dal 2017 stanno seminando il terrore nella provincia di Cabo Delgado, hanno fatto un salto di qualità. L’assalto è stato ben coordinato e i jihadisti hanno utilizzato armi relativamente pesanti, come mortai e lanciagranate.
Mentre rimane incerta la situazione a Palma, l’Unicef ha lanciato l’allarme sulle condizioni dei bambini della provincia mozambicana. “Non conosciamo ancora il pieno impatto che l'attacco mortale ai militanti a Palma, nel nord del Mozambico, ha avuto sui bambini, ma temiamo che sarà terribile” afferma una nota pervenuta all’Agenzia Fides. Palma ospitava già oltre 35.000 persone sfollate con la forza da altre parti della provincia a seguito di precedenti attacchi” sottolinea l’Unicef. “La metà di loro sono bambini. Il distretto è stato tagliato fuori strada a causa dell'insicurezza negli ultimi mesi, con rifornimenti e assistenza minimi forniti da aria e mare. Fino a quando non sono iniziate ad arrivare piccole quantità di cibo e altre provviste, gran parte del distretto, oltre il capoluogo di provincia, era praticamente inaccessibile agli operatori umanitari che faticavano a fornire assistenza. Ad oggi le tre strutture sanitarie ancora funzionanti non sono più operative e l'ospedale principale è andato distrutto”.
Ma non tutti i crimini di guerra e contro l’umanità sono da attribuire agli Shabaab. “La popolazione di Cabo Delgado è intrappolata tra le forze di sicurezza del Mozambico, la milizia privata che combatte al fianco del governo e il gruppo armato di opposizione conosciuto localmente come 'Al-Shabaab, nessuno dei quali rispetta il loro diritto alla vita o le regole della guerra” afferma Deprose Muchena, Direttore regionale di Amnesty International per l'Africa orientale e meridionale.
“Tutti e tre hanno commesso crimini di guerra, provocando la morte di centinaia di civili. La comunità internazionale non è riuscita ad affrontare questa crisi poiché negli ultimi tre anni è sfociata in un conflitto armato in piena regola”.

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ASIA/INDONESIA - Leader cattolici, dopo l'attentato a Sulawesi: "Settimana Santa con prudenza, vigilanza, unità nazionale"

Fides IT - www.fides.org - ter, 30/03/2021 - 10:40
Jakarta - "Attentati suicidi contro le chiese sono avvenuti diverse volte. C'è da chiedersi quale sia il disegno criminale. Tali incidenti non avvengono senza il sostegno finanziario o l'assistenza di reti o organizzazioni. Credo sia tempo che le agenzie di sicurezza dello Stato si muovano con decisione per combattere questo tipo di atti terroristici": lo dichiara all'Agenzia Fides Mons. Agustinus Agus, Vescovo dell'arcidiocesi di Pontianak, provincia del Kalimantan occidentale, commentando l'attentato alla chiesa di Makassar che ha sconvolto la comunità cattolica nella Domenica della Palme . "Credo sia urgente un intervento per fermare tali atti disumani. Quando le persone perdono la loro coscienza morale e tolgono la vita ad altre persone attraverso atti di terrore, allora significa che la nostra umanità è stata offuscata e si degenera in brutalità. È chiaro per chiunque che nessun singolo insegnamento religioso può motivare a togliere la vita ad altri". aggiunge il Vescovo. "Voglio esprimere apprezzamento verso l'amministrazione civile che sta cercando di affrontare rapidamente questo problema e di assistere le vittime". ha concluso
Padre Heri Wibowo, Segretario esecutivo della Commissione interreligiosa nella Conferenza Episcopale dell'Indonesia aggiunge a Fides: “Occorre moltiplicare iniziative per promuovere atti e atteggiamenti che contrastano gli atti di terrore e promuovono pace e tolleranza tra i concittadini indonesiani. Questo è un fattore chiave per arginare l'ideologia radicale”, Padre Heri, sacerdote diocesano dell'Arcidiocesi di Jakarta e avvocato di professione aggiunge: "Mentre nella società vanno promosse iniziative di armonia, allo stesso tempo le agenzie di sicurezza dello Stato dovrebbe adottare misure stringenti per de-radicalizzare i religiosi fondamentalisti che spesso diffondono discorsi di odio e incitano alla violenza contro altri gruppi religiosi". "Inoltre -prosegue - messaggi chiari e forti da parte dei massimi leader dello Stato sono importanti: lo Stato ha il compito di rendere alla giustizia i responsabili dei loro atti dannosi, mentre i leader religiosi hann il compito di promuovere i valori di umanità, tolleranza inclusione. Questo significa per noi promuovere il messaggio della enciclica 'Fratelli Tutti': ogni uomo è nostro fratello, nonostante le varie differenze. Questa è la chiamata a mettere in pratica la nostra fede ”, dichiara il sacerdote.
Tra le autorità civili, il cattolico Yohanes Bayu Samodro, Direttore generale della sezione consultiva dedicata alla comunità cattolica , nel Ministero indonesiano per gli Affari Religiosi, dichiara all'Agenzia Fides: "Nessun insegnamento religioso motiva i propri seguaci a compiere atti di terrore dannosi e violenti. C'è qualcosa di sbagliato nella mente di quegli estremisti che mostrano odio verso i loro concittadini. Siamo chiamati a garantire e difendere la base della nostra convivenza, la Pancasila, e a proteggere i valori di umanità nella società" "L'Indonesia - spiega - non è una nazione basata sulla legge religiosa, ma un paese laico. I leader religiosi cattolici devono restare calmi, senza farsi prendere dal panico . Non è necessario annullare tutte le celebrazioni. Non bisogna dare mai l'opportunità ai gruppi terroristici di raggiungere i loro obiettivi: instillare il panico". Il Direttore riconosce che "per i cristiani che celebreranno la Pasqua, entrando nella Settimana Santa, si avvicina il mistero più importante della fede: Cristo che, morendo sulla croce è risorto gloriosamente. Possiamo vivere la Settimana Santa rimanendo calmi, prudenti e sempre vigili", dice.
Rassicurando i fedeli, Yohanes Bayu Samodro conclude: "Il Ministero degli affari religiosi sta operando, in coordinamento con le agenzie governative e le forze dell'ordine, per garantire protezione e sicurezza per i luoghi di culto, in vista della Pasqua e del Ramadan. Tali sforzi vanno sostenuti da tutti i cittadini indonesiani, mostrando un atteggiamento coraggioso che dà il senso di una nazione unita".
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AMERICA/COLOMBIA - “Grido per la pace” dei Vescovi di Chocó e Antioquia ai gruppi criminali: cessate il fuoco per cento giorni

Fides IT - www.fides.org - ter, 30/03/2021 - 10:08
Quibdó - All'inizio della Settimana Santa, i Vescovi delle diocesi di Quibdó, Istmina-Tadó e Apartadó, lanciano un appello ai gruppi criminali per un cessate il fuoco di cento giorni. “Di fronte all'insostenibile situazione di violenza, illegalità ed esclusione sociale che si vive nel nostro territorio – scrivono nel loro messaggio -, lanciamo un ennesimo e angosciante grido per la pace e la dignità. Invitiamo i protagonisti armati e i gruppi criminali ad un cessate il fuoco per cento giorni, che ci consenta di aprire spazi di riflessione e realizzare accordi umanitari che schiudano l'orizzonte verso la pace integrale di cui abbiamo bisogno nella città di Quibdó e negli altri comuni del Dipartimenti di Chocó e Antioquia che fanno parte delle nostre Chiese particolari”.
I Vescovi si augurano che i gruppi criminali accolgano questo appello, in modo che si fermino omicidi, ferimenti, sequestri, estorsioni, reclusioni, sfollamenti, reclutamenti di minori, minacce e disordini che colpiscono le comunità indigene, afro-discendenti e meticce. “D'altra parte – proseguono - le istituzioni devono rispondere efficacemente al grido della cittadinanza che esige diritti, sicurezza e dialogo, e la società civile deve rinunciare a qualsiasi atteggiamento di indifferenza e di conformismo per contribuire in modo costruttivo alle soluzioni richieste”.
Nel loro messaggio per la Settimana Santa 2021, i Vescovi esortano i cattolici a “vivere con intensità il Mistero Pasquale”, partecipando di persona o in modo virtuale, alle celebrazioni della Settimana Santa, affinché diventino “uno spazio di preghiera, riflessione, conversione e impegno che ci renda persone migliori”, accogliendo l'invito di Papa Francesco ad approfondire la realtà della famiglia e la figura di San Giuseppe. I Vescovi di Chocó e Antioquia invitano i cattolici, i cristiani di altre confessioni e i settori della società civile a crescere nell’armonia familiare, nel rispetto per le tradizioni religiose e nell’osservanza delle norme di fronte alla pandemia di Covid-19. "I disordini, gli eccessi, la corruzione e gli abusi nella convivenza sociale non sono coerenti con la fede cristiana e con altre espressioni di spiritualità e cultura dei cittadini".
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AFRICA/MALAWI - Due "semi missionari", dediti al servizio incondizionato dell'evangelizzazione

Fides IT - www.fides.org - ter, 30/03/2021 - 09:47
Lunzu - “Due semi missionari deposti nel cimitero della cattedrale di Blantyre, due segni di comunione tra le chiese, due segni di servizio incondizionato alla causa missionaria, due testimonianze forti”. Scrive così dal Malawi all’Agenzia Fides la missionaria Anna Tommasi, delle Francescane Ausiliarie Laiche Missionarie dell’Immacolata ricordando due missionari italiani venuti a mancare di recente a causa del Covid-19. La donna si riferisce a padre Pino Giannini, missionario comboniano, e Germana Munari, medico missionario, 82 anni, laica consacrata F.A.L.M.I. deceduti nella Arcidiocesi di Blantyre nei mesi di febbraio e di marzo 2021 in due date particolarmente significative, e sepolti uno accanto all’altra.
“Il primo a partire per la casa del Padre – racconta - è stato p. Pino stroncato nel giro di pochissimi giorni dal virus Covid 19. Era venuto in Malawi come giovane missionario comboniano e dopo una intensa attività pastorale fu richiamato in Italia e successivamente in Kenya per un servizio alla congregazione svolti con la stessa passione. Però il primo amore non si scorda mai e quattro anni fa p. Pino è tornato in Malawi dove ha prestato il suo servizio missionario come viceparroco nella parrocchia di Lisungwi. Si stava preparando a festeggiare il cinquantesimo di sacerdozio quando il Covid 19 l’ha colpito e le cure ospedaliere non sono riuscite a strapparlo alla morte. Era il 2 febbraio 2021, solennità della Presentazione del Signore e giornata della vita consacrata.”
“Poco più di un mese dopo, l’8 marzo, festa della donna, si è spenta lentamente e serenamente, come una candela consumata, anche la dottoressa Germana Munari che ha lavorato come medico missionario in Malawi per 47 anni” prosegue Anna che ha vissuto con Germana questi ultimi 15 anni. “Era arrivata qui con la prima comunità F.A.L.M.I. nell’aprile del 1974 per iniziare un ospedale sulle montagne al confine con il Mozambico. Alcuni anni dopo, su richiesta dell’allora Arcivescovo di Blantyre, mons. James Chiona, scesero a Blantyre, nell’ospedale di Mlambe, dove Germana ha speso gli ultimi 40 anni della sua vita, vivendo in semplicità, povertà e umile servizio ai malati, spendendo per essi tutte le sue energie”.
“Il nostro auspicio è che il sacrificio di queste due figure esemplari siano due semi fecondi di nuove vocazioni”, conclude Anna.
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