AFRICA/MOZAMBICO - “La tragedia di Cabo Delgago non è un problema solo mozambicano ma riguarda tutta l’Africa australe”

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/03/2021 - 12:12
Maputo – “La gente di Cabo Delgado sta attraversando una grave crisi umanitaria e rivolgiamo un appello a vari organismi e istituzioni. Cerchiamo di diffondere il messaggio che l'insurrezione nel Mozambico settentrionale non è solo un problema mozambicano; è un'emergenza regionale dell'Africa meridionale, quindi un fardello africano che non può essere ignorato a livello globale” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides dal Christian Councils of Southern Africa, il principale organismo ecumenico dell’Africa australe, che unisce la propria voce a quella dell’allora Vescovo di Pemba, Sua Ecc. Mons. Luiz Fernando Lisboa, ora Arcivescovo della Diocesi di Cachoeiro de Itapemirim, in Brasile.
In una dichiarazione a Fides Mons, Lisboa aveva così descritto la situazione: “La Provincia di Cabo Delgado sta soffrendo una guerra di stampo terroristico da ormai tre anni e quattro mesi, che ha provocato la fuga di oltre 600mila persone e la morte di più di duemila”. Il Christian Councils of Southern Africa riferisce di aver appreso notizie di “decapitazioni di persone, e prelievo e traffico di parti di corpi umani, oltre allo sfollamento su larga scala delle popolazioni private di tutto nelle province vicine. Più del 10% della popolazione della provincia è sfollata”.
“Chiediamo ai Paesi e ai governi del Comitato per lo sviluppo dell'Africa australe , di rispondere con urgenza all'insurrezione in Mozambico, sia individualmente sia collettivamente, poiché in realtà non si tratta di una crisi mozambicana, e molto presto coinvolgerà l'intera regione con un impatto fisico ed economico sulle vite e sui mezzi di sussistenza dei poveri della regione” avverte l’organismo ecumenico.
Il Christian Councils of Southern Africa chiede inoltre “agli enti economici di fornire aiuto alla provincia; invitiamo gli operatori delle reti di telefonia mobile di offrire chiamate gratuite o anche una certa quota di chiamate e messaggi gratuiti affinché le persone diano l'allarme e chiedano aiuto”. In particolare occorre soccorrere le vittime più deboli: “bambini, madri, disabili, malati cronici e anziani; per non parlare delle vittime del Covid-19, che lottano per respirare”. “Le aziende coinvolte nell'estrazione di risorse nella provincia devono contribuire alla ricerca di soluzioni durature della Provincia, e non limitarsi a garantire la sicurezza delle loro operazioni. Facciamo appello a ogni settore affinché svolga il proprio ruolo nell'ora del bisogno”.


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ASIA/INDONESIA - La nazione da un anno in pandemia: l'impegno delle suore di san Carlo Borromeo

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/03/2021 - 11:56
Yogyakarta - E' un grande giorno per l'intera Congregazione delle Suore di San Carlo Borromeo: "Tiriamo un sospiro di sollievo poiché 55 persone nel St. Anna Convent nella città di Yogyakarta, in provincia di Giava centrale hanno superato il Covid e sono in salute", dice al'Agenzia Fides suor Yustiana Wiwiek Iswanti, Superiora Provinciale delle religiosa in Indonesia. Curare e accompagnare tutti questi pazienti affetti da Covid è stata davvero un'esperienza spirituale molto dura: "Abbiamo trasformato il ​​nostro St. Anna Convent in un ospedale temporaneo per tutti i pazienti affetti da Covid-19 poiché non potevamo mandarli nelle strutture pubbliche", afferma la religiosa. “Ci siamo presi cura dei pazienti perchè riacquistassero la salute. Abbiamo ricevuto tanta solidarietà: aiuti finanziari, cibo e bevande, nutrizione e integratori alimentari sono arrivati in dono dai nostri alunni e da quanti conoscono il nostro apostolato nel campo della salute e dell'istruzione ", racconta.
In Indonesia, la Congregazione religiosa delle Suore di San Carlo Borromeo è una comunità molto grande con decine di servizi educativi e sanitari presenti nelle grandi città dell'Indonesia. Per questo Suor Yustiana Wiwiek Iswanti CB ha deciso di estendere i servizi di cura e di aiuto al seminario Giovanni XXIII a Lawang, della diocesi di Malang dove sono confermate positive al Covid-19: due sacerdoti, due suore e 26 seminaristi.
"Ad alcuni viene detto di praticare l'auto-quarantena, mentre altri vengono portati d'urgenza in ospedale” spiega a Fides padre Aloysius Rusdiana, decano del seminario. A Malang che circa 170 residenti dell'istituto per disabili Yayasan Bhakti Luhur Disabled House sono positivi al Covid.
L'Indonesia segna il primo anniversario dallo scoppio della pandemia di Covid-19 nel paese , che ha visto 1,3 milioni di casi positivi, dei quali 1, 1 milioni guariti e oltre 36mila decessi.
Per combattere la pandemia il governo ha stanziato un sostanzioso pacchetto di finanziamenti utilizzati principalmente per mantenere l'attività sanitari e pubblica in funzione , ma anche per sostenere la media e piccola imprenditoria o come sostegno alle famiglie, con misure come quella di abolire l'IVA per l'acquisto di una casa o di una automobile. Ristori e contributi sono previsti per l'industria del turismo, il settore della cultura e i trasporti.
L'economia nazionale è stata duramente colpita. Secondo l'Indonesian Statistic Bureau Agency l'indice di povertà è ora del 10,19%, segnando un aumento dello 0,97%.
Intanto le autorità sanitarie dell'Indonesia hanno avviato la prima vaccinazione di massa, cui han preso parte in primis le comunità religiosa e gli anziani. Sulla base della caratteristiche dell'Indonesia, arcipelago con migliaia di isole e luoghi remoti da raggiungere e con oltre 250 milioni di abitanti, sta diventando un punto cruciale comprendere quanto tempo ci vorrà per completare un programma di vaccinazione nazionale.
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AFRICA/NIGERIA - “Troppo lassismo contro il Covid-19; cerchiamo di poter celebrare pubblicamente la Pasqua” dice un Vescovo

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/03/2021 - 11:36
Abuja – Troppo lassismo nel proteggersi dal Covid-19, mentre i piani di vaccinazione segnano il passo. È il grido di allarme lanciato da Sua Ecc. Mons. Godfrey Igwebuike Onah, Vescovo di Nsukka, in una sua recente omelia nella quale ha denunciato: “Nei nostri mercati non c’è nessuna precauzione. Facciamo alcuni tentativi nelle scuole, ma se cammini per le nostre università, dove non ci sono adulti, non viene fatto alcun tentativo di prendere precauzioni”.
Mons. Onah ha poi criticato le autorità per la mancanza di un piano di vaccinazione. “Ogni Paese del mondo sta preparandosi a proteggere i propri cittadini attraverso la vaccinazione. Il governo nigeriano è impegnato a proteggere le mucche e i governatori difendono i diritti dei banditi di portare armi” ha detto, facendo riferimento al diffondersi del banditismo e della proliferazione dei gruppi di “autodifesa”. Entrambi i fenomeni sono stati denunciati dai Vescovi nigeriani in una dichiarazione nella quale avvertono che la Nigeria potrebbe divedersi e spaccarsi lungo linee etniche .
Mons. Onah ha poi fatto cenno alla piaga dei sequestri di massa di studenti, come quello recente delle studentesse della GGSS Jangebee Secondary School nello stato di Zamfara, nel nord-ovest della Nigeria, rapite nella notte del 25 febbraio , mettendo in risalto l’incapacità delle autorità di proteggerli: "Mentre altri proteggono i loro ragazzi, il nostro governo sta implorando i banditi di rilasciare centinaia di ragazzi e ragazze che sono stati portati via dalle scuole".
“La strada su cui stiamo camminando in questo Paese ci sta portando alla rovina e alla distruzione. Dobbiamo tutti fare una svolta" dice il Vescovo di Nsukka, esortando i fedeli a seguire le raccomandazioni contro la pandemia per poter celebrare senza restrizioni la Settimana Santa e la Pasqua.
Il governo della Nigeria ha imposto restrizioni ai raduni pubblici da marzo 2020, per controllare la diffusione del coronavirus. Il Paese ha registrato almeno 152.074 casi di Covid-19 inclusi 1.839 decessi e 128.619 guariti.
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AFRICA/NIGERIA - “Troppo lassismo contro il Covid-19; cerchiamo di potere celebrare pubblicamente la Pasqua” dice un Vescovo

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/03/2021 - 11:36
Abuja – Troppo lassismo nel proteggersi dal Covid-19 mentre i piani di vaccinazioni segnano il passo. È il grido di allarme lanciato da Sua Ecc. Mons. Godfrey Igwebuike Onah, Vescovo di Nsukka, in una sua recente omelia nella quale ha denunciato: “Nei nostri mercati non c’è nessuna precauzione. Facciamo alcuni tentativi nelle scuole, ma se cammini per le nostre università, dove non vi sono adulti, non viene fatto alcun tentativo di prendere precauzioni”.
Mons. Onah ha poi criticato le autorità per la mancanza di un piano di vaccinazione. “Ogni Paese del mondo sta preparando a proteggere i propri cittadini attraverso la vaccinazione. Il governo nigeriano è impegnato a proteggere le mucche e i governatori difendono i diritti dei banditi di portare armi” ha detto facendo riferimento al diffondersi del banditismo e della proliferazione dei gruppi di “autodifesa”. Entrambi i fenomeni sono stati denunciati dai Vescovi nigeriani in una dichiarazione nella quale avvertono che la Nigeria potrebbe divedersi e spaccarsi lungo linee etniche .
Mons. Onah ha poi fatto cenno alla piaga dei sequestri di massa di studenti, come quello recente delle studentesse della GGSS Jangebee Secondary School nello stato di Zamfara, nel nord-ovest della Nigeria, rapite nella notte del 25 febbraio , mettondo in risalto l’incapacità delle autorità di proteggerli: "Mentre altri proteggono i loro ragazzi, il nostro governo sta implorando i banditi di rilasciare centinaia di ragazzi e ragazze che sono stati portati via dalle scuole",
“La strada su cui stiamo camminando in questo Paese ci sta portando alla rovina e alla distruzione. Dobbiamo tutti fare una svolta" dice il Vescovo di Nsukka, esortando i fedeli a seguire le raccomandazioni contro la pandemia per potere celebrare senza restrizioni la Settimana Santa e la Pasqua.
Il governo della Nigeria ha imposto posto restrizioni ai raduni pubblici da marzo 2020, per controllare la diffusione del coronavirus. Il Paese ha registrato almeno 152.074 casi di Covid-19 inclusi 1.839 decessi e 128.619 guariti.

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AMERICA/PERU’ - Nasce “Selvas Amazónicas”, rivista di riflessione missionaria dei Domenicani

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/03/2021 - 10:36
Iquitos - I missionari Domenicani lanciano una nuova rivista per mostrare e analizzare la realtà che esiste nei diversi luoghi della foresta dell’Amazzonia, dove i domenicani sono presenti tra i più poveri e vulnerabili.
La rivista, che sarà pubblicata per tre numeri all'anno, esce con il suo primo numero queste mese di marzo. Con un design meticolosamente elaborato, mira ad offrire ai lettori una maggiore comprensione della realtà sociale e culturale delle popolazioni indigene e di altri gruppi umani impoveriti. Per la sua natura formativa e grazie all'esperienza antropologica dell'Ordine dei Predicatori sul campo, la rivista vuole riflettere sulla realtà che esiste nelle missioni, avvicinando la difesa della dignità e dei diritti dei più svantaggiati, contribuendo alla costruzione di una cittadinanza più solidale, impegnata e fraterna. La pubblicazione si propone, quindi, di avvicinare il lettore ai mondi culturali di diversi continenti dove sono presenti un gran numero di missionari, religiosi e laici: Uruguay, Paraguay, Cuba, Repubblica Dominicana, Guinea Equatoriale, ecc.
Ogni numero avrà un tema monografico. Questo primo numero di Selvas Amazónicas si concentra sulle popolazioni indigene, perciò ha per titolo “Pueblos Originarios”. Comprende articoli di approfondimento, nati dall'esperienza accumulata che accompagna molti di questi popoli in vari luoghi, soprattutto nella foresta amazzonica. Tra le altre, la testimonianza di un missionario domenicano guatemalteco del popolo maya Quiché, un'intervista alla leader indigena peruviana Jovita Vásquez, una riflessione sulla visione del mondo delle popolazioni indigene in Paraguay e la ragione d'essere di uno dei progetti portati avanti dall’ordine domenicano nell’Amazzonia.

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ASIA/THAILANDIA - Condivisione con i bambini disabili alla "Casa degli Angeli" di Pak Kret

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/03/2021 - 10:25
Nonthaburi – “Da gennaio 2020 ho la responsabilità della Casa degli Angeli. Attualmente ci siamo io che vivo 24 ore con una famiglia di etnia Pakagno composta da marito, moglie, figlio disabile grave e sorellina. I due genitori aiutano nella gestione della casa, in cucina e fuori. Tra i nostri ospiti fissi c’è anche una signora del Myanmar con una bambina di 3 mesi nata prematura e idrocefala. Poi abbiamo altri tre ragazzi più grandi con caratteristiche varie che vanno dal ritardo nello sviluppo a malattie degenerative, paralisi infantili, autismo. Il nostro nucleo esterno qui è costituito da una educatrice ed una signora che si occupa della casa che ci raggiungono ogni giorno.". E' il racconto di Andreina Volpi, membro dell’Associazione Papa Giovanni XXIII di Rimini, attualmente presente in Thailandia, e responsabile della Casa degli Angeli di Pak Kret, a nord di Nonthaburi. In una intervista all’Agenzia Fides, Andreina riferisce della attuali condizioni della struttura che ospita bambini disabili. La casa famiglia ogni giorno ospita anche bambini sani che si recano insieme alle mamme per vivere la quotidianità con gli altri ospiti.
“La modalità come Papa Giovanni XXIII – spiega Andreina - è riferita soprattutto alla cura dei bambini disabili che vivono nella casa secondo il carisma della condivisione diretta. Confidiamo nell’arrivo di altri fratelli e sorelle per poter aprirci all’ambiente esterno e alla conoscenza di persone che vivono nello slum, e all’intessere relazioni un po' più ampie.”
“Un’azione molto importante portata avanti quest’anno è stata l’introduzione di molti presidi necessari ai bambini. Tra questi un letto ortopedico, una vasca per il bagno, tutori per bambini che ne avevano bisogno. In giardino abbiamo introdotto dei giochi per accrescere la frequentazione della casa anche da parte di bambini sani per una logica di integrazione.”
La Casa degli Angeli è stata fondata nel 2010 da suor Angela Bertelli che andava a visitare le persone negli slum. “Piano piano è cresciuto il desiderio di aiutare chiunque fosse in grande difficoltà. Al rientro in Italia di suor Angela qualche anno fa le Suore Saveriane, che collaborano anche con la parrocchia di Pak Kret gestita dai missionari del Pime, hanno continuato a sostenere la struttura fino a quando lo scorso anno la Comunità di don Oreste Benzi ha acquisito la Casa e portiamo avanti il nostro carisma mantenendo comunque quelli che già erano gli stili di vita precedenti”, conclude Andreina.
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AMERICA/BOLIVIA - Elezioni: cittadini e candidati contribuiscano a costruire una Bolivia più democratica e giusta, casa comune per tutti

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/03/2021 - 09:41
La Paz - "Ma voi, fratelli, non stancatevi di fare il bene" . Con questa esortazione tratta dalla seconda lettera di San Paolo apostolo ai Tessalonicesi, la Conferenza Episcopale della Bolivia, “fedele alla sua missione, ai principi etici del Vangelo e alla Dottrina sociale della Chiesa”, si rivolge ai cattolici e a tutti i cittadini boliviani, in vista dell'importante evento delle prossime elezioni amministrative, regionali e comunali di domenica 7 marzo.
“È nostro dovere di cittadini partecipare con il nostro voto, mossi dalla responsabilità e dalla consapevolezza di costruire un Paese più giusto e fraterno per tutti” scrivono i Vescovi nel messaggio inviato a Fides, evidenziando la necessità di conoscere le proposte di partiti e alleanze politiche, per esprimere un voto “che risponda realmente alle esigenze dei dipartimenti, delle regioni o dei municipi”. Allo stesso modo, chiedono ai vincitori delle elezioni di adempiere alle promesse elettorali, in quanto “è un obbligo morale, perché le speranze create nel popolo non devono essere deluse”.
I Vescovi invitano i boliviani a partecipare alle elezioni in quanto “espressione di partecipazione diretta alla vita politica e democratica”, e anche “per salvaguardare valori e principi umani e cristiani, che sostengono il nostro modo di vivere in famiglia e nella società. Non possiamo lasciarci imporre stili di vita che possono anche essere contrari ai valori umani e cristiani”. La politica è necessaria per costruire la Bolivia su solidi valori democratici, ed occorre superare la perdita di prestigio in cui si trova, attraverso la partecipazione attiva di tutti i cittadini al voto, “ma anche vigilando, monitorando e discutendo le decisioni politiche, soprattutto quelle più vicine alla vita dei cittadini, nel dipartimento, nella città o nel paese, senza dimenticare la politica nazionale”.
Nel messaggio la Conferenza episcopale ricorda che le elezioni si svolgono nel pieno della pandemia di Covid-19 che, oltre ad aver contagiato tanti fratelli e sorelle e aver causato la morte di molti di loro, “ha scoperto gravi carenze nei servizi di sanità pubblica, oltre a provocare una crisi generale a livello economico, finanziario e lavorativo”. Dal momento che il processo di vaccinazione è appena iniziato ed è difficile prevedere quanto tempo impiegherà, i Vescovi esortano i cittadini ad adottare misure di estrema cura e di biosicurezza, agendo con la massima prudenza, avendo cura della propria salute e anche della vita degli altri. Chiedono quindi all'Organo Elettorale Plurinazionale e a tutte le agenzie statali impegnate nel processo elettorale, di non risparmiare sforzi per la protezione di tutti i cittadini, affinché possano esercitare i loro diritti e doveri in piena sicurezza.
“L'importanza di questo momento – concludono i Vescovi - ci spinge ad innalzare le nostre preghiere al Dio della vita e della pace, affinché tutti, cittadini e candidati, contribuiscano a costruire una Bolivia più democratica e giusta, un'autentica casa comune per tutti”.
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ASIA/MYANMAR - Un gesuita indonesiano: “L’ASEAN sia mediatore nella crisi birmana”

Fides IT - www.fides.org - qui, 04/03/2021 - 08:53
Giacarta - “Prima di tutto, penso che la situazione umanitaria in Myanmar in questi giorni sia davvero molto preoccupante: un numero crescente di manifestanti civili viene ucciso dai militari. Questa violenza deve fermarsi immediatamente”. Il gesuita Padre Baskara T. Wardaya SJ, professore di storia all’Università Sanata Dharma di Yogyakarta, commenta all’Agenzia Fides i recenti fatti del Myanmar e il tentativo dell’Asean, l’Associazione delle nazioni del Sudest Asiatico, di cui l’Indonesia è il paese più importante, di proporsi tra gli attori di una mediazione. “Non possiamo mettere il potere politico al di sopra delle vite umane. Siamo tutti esseri umani e dobbiamo rispettarle. In secondo luogo, bisogna porsi alcune domande sulla situazione in Myanmar. Una è se, nel prendere il potere, la giunta è stata motivata solo internamente da se stessa o se ci sono forze esterne che l’hanno incoraggiata per servire i propri scopi. Terzo punto, dobbiamo apprezzare le iniziative dell'Asean per intervenire nella situazione, dal momento che il Myanmar ne è membro. In effetti, il vertice Asean del 2 marzo è stato un buon passo. Ma deve essere seguito da un vertice più ampio. Allo stesso tempo, forse un "mini-vertice" di Indonesia, Malaysia e Singapore sarebbe più efficace, prima che se ne tenga uno più ampio. A parte tutto questo, penso che il passo più importante, per ora, sia impedire alla giunta militare del Myanmar di uccidere i propri concittadini”.
Il vertice conclusosi il 3 marzo tra i dieci ministri degli Esteri dei paesi Asean non sembra per adesso aver fermato violenza e repressione. Notizie e immagini dal Myanmar mostrano azioni efferate e raccontano di vittime di cui è difficile calcolare il numero - anche perché molti feriti si rifiutano di ricorrere all'ospedale per evitare arresti sempre più massicci – ma che, secondo l’Onu, sono state ieri almeno 38. Polizia ed esercito non risparmiano nemmeno i i sacerdoti: quattro Pastori battisti in Kachin sono tra le 10 persone arrestate il 2 marzo in una chiesa a Lashio dopo che la polizia è entrata nell’edificio di culto per catturare i manifestanti in fuga.
La relazione quotidiana della Ong “Assistance Association for Political Prisoners” scrive che al 3 marzo “un totale di 1498 persone sono state arrestate, accusate o condannate in relazione al colpo di stato militare del 1° febbraio. Di loro, 4 sono state condannate: 2 a due anni di reclusione, una a tre mesi e una a sette giorni, mentre 61 sono accusate con un mandato e stanno evitando l'arresto e 306 sono state fermate e rilasciate. Un totale di 1.192 sono ancora in stato di detenzione o hanno accuse in sospeso o sono ricercate . Fino ad ora, più di 50 persone sono state uccise a causa delle repressioni violente e arbitrarie”.
Quanto all’Asean, il comunicato ufficiale reso noto il 2 marzo sera ha preso una blanda posizione di “invito al dialogo” ma è stato accompagnato da diverse dichiarazioni forti di alcuni ministri: la ministra indonesiana Retno Marsudi, ricordando i valori della Carta fondativa dell’Asean, si è concentrata sull’aspetto umanitario, citando anche il necessario “soccorso ai detenuti politici” e sul ritorno della democrazia. Più forti i toni di Vivian Balakrishnan, ministro degli esteri di Singapore che ha invocato la fine delle violenze e l’avvio di un dialogo per un compromesso negoziato, “fondamentale per trovare una soluzione politica pacifica a lungo termine che includa un ritorno al percorso democratico”. Singapore, ha aggiunto il ministro, “sollecita fortemente il rilascio immediato del presidente Win Myint, di Aung San Suu Kyi e degli altri detenuti politici” e inoltre “sostiene fermamente la visita dell'inviato speciale Onu in Myanmar”.
Il segretario di Stato filippino Teodoro Locsin, dopo che Manila aveva inizialmente relegato il dossier birmano tra gli “affari interni di un altro Paese”, alla viglia del summit ha detto che la politica di non ingerenza “non è un'approvazione globale o un tacito consenso per compiere torti". E ha chiesto il rilascio immediato di Aung San Suu Kyi e un “completo ritorno allo stato di fatto pre-esistente” al golpe. Gli altri Paesi Asean hanno siglato il memorandum comune che chiede un dialogo, ribadisce la domanda di liberazione dei detenuti e appoggia le iniziative dell’Onu.

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AFRICA/SUDAFRICA - Nomina del Vescovo di Queenstown

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 12:22
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi
di Queenstown , il P. Paul Siphiwo Vanqa, S.A.C., finora Amministratore Diocesano della medesima sede.
S.E. Mons. Paul Siphiwo Vanqa, S.A.C., è nato il 15 giugno 1955 a Xonxa, nella Diocesi di Queenstown. Nel 1979 è entrato nella Società dell’Apostolato Cattolico , completando il Noviziato in Germania, dove ha emesso i primi voti l’11 ottobre 1982. In seguito, ha concluso la formazione sacerdotale al St. Joseph’s Theological Institute di Cedara, KwaZulu-Natal , affiliato alla Pontificia Università Urbaniana. Ha emesso i voti perpetui il 6 ottobre 1985 ed è stato ordinato sacerdote il 5 luglio 1986.
Successivamente ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale della Holy Family Parish a Dutywa , Parroco di St. Thomas More a Tsomo e Parroco di Our Lady Queen of Apostles presso la Pallotti Farm ; Formatore presso la St. Vincent Pallotti House a Merrivale, Pietermaritzburg e al contempo Parroco a Imbali ; Parroco di St. Mary’s e di St. Joseph’s a Stutterheim e Amministratore della Cattedrale Christ the King ; Vicario Generale e dal 2019 finora Amministratore Diocesano di Queenstown. All’interno dell’Istituto ha ricoperto anche gli incarichi di Consigliere e di Vice Delegato .
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AFRICA/SUDAFRICA - Nomina del Vescovo di Kimberley

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 12:20
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Kimberley , S.E. Mons. Duncan Theodore Tsoke, finora Vescovo titolare di Orreacelia ed Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Johannesburg.
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ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo Sako: Il Papa non viene a “difendere” i cristiani. I nostri martiri sono la nostra gloria

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 11:51
Baghdad – “Sono appena rientrato dalla cattedrale dove ero andato a vedere i preparativi. Lì c’era una donna, davanti alla grotta della Madonna. Una donna musulmana, che era venuta a pregare la Vergine Maria. Lei ha detto: “grazie a Dio, il Papa viene. E questa visita è come l’ultima speranza per gli iracheni”. Alla vigilia della visita di Papa Francesco in Iraq, il Cardinale Luis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, racconta all’Agenzia Fides le speranze vibranti di una comunità e di un popolo che attende l’arrivo del Vescovo di Roma anche come occasione per riscoprire i propri tesori e guardare con gratitudine al proprio futuro.
“C’è un entusiasmo straordinario, che coinvolge tutti. A volte” rimarca il Cardinale “sembra quasi che i musulmani siano più contenti dei cristiani… Noi abbiamo decorato le nostre chiese, ma tutti gli iracheni hanno decorato tutte le loro città…. Ci sono bandiere vaticane e manifesti di benvenuto dovunque, anche a Najaf, anche a Nassiriya… E a Mosul, la città che si presenta ancora con tutte le sue ferite. I musulmani hanno composto canti per accogliere il Papa… Bisogna dirlo forte, il Papa viene e non c’è paura, né per lui, né per gli iracheni. Questa visita è come un sogno che diventa reale. E noi siamo come dei bambini che si preparano a una festa. Dal più grande fino al più piccolo tra noi”. Il Patriarca scandisce la frase dell’Ayatollah Alì al Sistani scritta sui poster in cui la foto della massima autorità sciita del Paese campeggia accanto a quella di Papa Francesco: “Al Sistani ha detto: ’Voi siete una parte di noi, e noi siamo una parte di voi’. E’ un modo suggestivo per dire che siamo fratelli”.
Il Primate della Chiesa caldea sgombra anche il campo da griglie interpretative del viaggio papale che ritiene fuorvianti, a partire da quelle che insistono a presentare la visita apostolica come una operazione volta a “rafforzare” la posizione sociale e politica dei cristiani nelle convulsioni mediorientali: “Il Papa” chiarisce il Cardinale iracheno nella sua conversazione con Fides, “non viene a difendere e proteggere i cristiani. Il Papa non è il capo di un esercito. Certo, Papa Francesco incoraggerà i cristiani, porterà loro conforto e speranza per aiutarli a perseverare, a sperare e anche a collaborare con gli altri cittadini. Il Papa non può fare altro che questo. Non viene a alimentare il settarismo, come fanno altri. Viene per tutti gli iracheni, non solo per i cristiani. Sa che tutti hanno sofferto, non solo i cristiani. E come Pastore, incoraggerà i cristiani a rimanere, a sperare, a ricostruire la fiducia con gli altri”. Il Patriarca non condivide nemmeno le formule iperboliche di chi ripete che il Papa viaggia in Iraq per “fermare il genocidio” dei cristiani: “Se c’è stato un genocidio” ricorda il Patriarca Sako, “esso ha colpito tutti: i cristiani e ancora di più gli yazidi, ma anche sciiti e sunniti, in numero più alto. Non bisogna separare i cristiani dagli altri, le sofferenze dei cristiani da quelle degli altri, perché in quel modo si alimenta la mentalità settaria. Il Papa, invece, parlerà della fratellanza umana, e anche della fratellanza spirituale. Ad esempio a Ur, nell’incontro interreligioso, ripeterà che noi siamo fratelli perché ci rende fratelli la fede nell’unico Dio. E dirà basta a guerre, fondamentalismi, terrorismi. Chi tira in ballo l’espressione ‘genocidio’ spesso la fa per perseguire altri intenti, intenti politici”.
Nella sua visita in Iraq, il Successore di Pietro, l’Apostolo martirizzato sul Colle Vaticano, abbraccerà a Baghdad e Mosul anche le vicende di tanti nuovi martiri cristiani che imperlano il cammino di quelle comunità ecclesiali. Il Patriarca caldeo rende testimonianza di quale sguardo cristiano conviene rivolgere alle passioni dei nuovi martiri: “Il martirio” ricorda a Fides il porporato nativo di Zakho “non è un eroismo suicida. Il martirio è l’espressione più alta di amore. Noi delle Chiese orientali, nelle terre di quella che era l’antica Mesopotamia, non abbiamo mai goduto di uno splendore mondano. La Chiesa qui non è mai stata Chiesa imperiale, o Chiesa di Stato. Dunque la gloria e la bellezza di questa Chiesa è tutta interiore, risiede nella vita di fede dei cristiani. E questi martiri, non solo quelli del passato, ma anche quelli di oggi, hanno offerto la vita per amore di Cristo. Sono loro la nostra gloria, e la nostra bellezza. Sono loro il nostro dono per tutta la Chiesa di Cristo”.
In vista della visita papale, il Patriarca ha di recente fatto riferimento a lamentele e pretese circolanti anche in ambienti ecclesiali, mettendo in chiaro che “il Papa non viene a risolvere tutti i nostri problemi”. Nella conversazione con Fides, il Cardinale Sako chiama in causa la “mentalità sbagliata” di chi considera la Chiesa alla stregua di una “agenzia di servizi”, incaricata di risolvere tutte le esigenze abitative, educative, sanitarie e securitarie dei suoi affiliati: “Ci sono persone” riconosce il Patriarca caldeo “che anche verso la Chiesa si comportano come ‘consumatori’, non fanno niente e sembra che tutto gli è dovuto. Così si liberano da ogni responsabilità personale, mentre dovrebbero essere loro a contribuire alla crescita di uno Stato migliore, per non avere paura, anche per affermare i propri diritti, collaborando con tutti, aiutando tutti a mettere da parte il settarismo, a distinguere tra politica e religione, a non parlare più di maggioranze e minoranze e a riconoscere tutti come cittadini, per una convivenza fondata sulla giustizia, sulla cittadinanza e sul diritto”.
Il Patriarca Sako mette in guardia anche dai discorsi di chi dice che i cristiani non possono rimanere in Medio Oriente senza ricevere aiuti da fuori, e che il sostegno esterno è il fattore indispensabile per evitare l’estinzione delle comunità cristiane autoctone mediorientali. “Questo” ripete il Patriarca “è molto sbagliato. Noi possiamo rimanere qui come sono rimasti i nostri padri, che hanno dovuto affrontare difficoltà più grandi delle nostre. Noi adesso possiamo andar via, loro non potevano. Ai loro tempi non c’erano automobili e aerei. Loro hanno avuto pazienza, e tanta fiducia e speranza in Dio”. Nessuno può certo costringere i cristiani del Medio Oriente a rimanere nelle loro terre contro la loro volontà. Ma i cristiani rimangono – riconosce il Patriarca - se assaporano che è bello continuare vivere la loro vita con Gesù nei posti dove sono nati. “La vita” aggiunge il Cardinale iracheno “qui è piena di problemi e cose dolorose, ma anche qui si possono vivere le Beatitudini, e scoprire proprio qui che il Vangelo non sono chiacchiere. In questo, le realtà ecclesiali hanno delle responsabilità, ci sono state delle carenze nel portare avanti l’opera apostolica in mezzo al popolo. E aiutare tutti a godere dei tesori della fede”.
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AMERICA - Appello ai governi di Cile e Bolivia per la drammatica situazione dei migranti

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 11:33
Santiago - Le istituzioni ecclesiali impegnate per i migranti che lavorano alla frontiera Bolivia-Cile, fanno appello ai governi delle due nazioni affinché la risposta alla migrazione forzata venga da “politiche pubbliche basate sul rispetto dei diritti umani, la libertà di movimento e la protezione internazionale. Non vogliamo una società insensibile e poco solidale” affermano.
In una lettera aperta, pervenuta a Fides, indirizzata ai governi nazionali e locali di Bolivia e Cile dalla Caritas nazionale e locale dei due paesi, dalla Fondazione Scalabrini, dall’Istituto cattolico cileno della Migrazione e da World Visión Arica, si sollecita una risposta urgente alla crisi migratoria sempre più drammatica alla frontiera tra i due paesi.
“La migrazione, causata da violenza, povertà, intolleranza, abuso di potere e mancanza di giustizia ha aperto una ferita profonda nella regione latinoamericana. Migliaia di uomini e donne sono spinti a fuggire dai loro paesi e dalle loro case in cerca di una vita dignitosa” è scritto nella lettera. Uomini, donne, giovani e bambini percorrono strade pericolose e clandestine, con la paura costante di essere arrestati, di diventare vittime di trafficanti o di perdere la vita, scrivono i firmatari. Fame, incertezza e disperazione, accentuate ancor di più a causa della pandemia, sono i loro compagni di viaggio. “Da anni abbiamo visto e accompagnato i volti della migrazione forzata. Anche in queste ultime settimane, vista la situazione dei fratelli migranti al confine che condividiamo tra Cile e Bolivia, abbiamo cercato di aiutare e sensibilizzare su questa realtà”, perché non diventi naturale la violenza, la xenofobia, l’esclusione, lo sfruttamento lavorativo, la tratta o il contrabbando o le morti anonime.
Dopo aver ricordato che l'indifferenza non è una scelta del cristiano, le istituzioni ecclesiali pro-migranti che lavorano alla frontiera Bolivia-Cile, fanno appello ai governi affinché diano risposta alla migrazione forzata attraverso politiche pubbliche adeguate, ricordando comunque la necessità di “promuovere e rafforzare le politiche pubbliche volte a rispondere alle esigenze delle popolazioni vulnerabili nei paesi ospitanti, in modo che nel nostro continente raggiungiamo condizioni di benessere, giustizia sociale, rispetto e promozione dei diritti di tutti i suoi abitanti”.
Infine i firmatari esprimono l’auspicio che i governi aprano i loro confini a quanti “cercano di vivere in pace, riunire le famiglie e avere una speranza di vita”, e vedano come alleate le istituzioni ecclesiali e non ecclesiali, al fine di “promuovere soluzioni sostenibili, solidali e dignitose alla migrazione forzata”.
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AFRICA/ANGOLA - “Ripartiamo dalle periferie del Paese per un’Angola più giusta e solidale” chiedono i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 11:13
Luanda – Il calo dei prezzi del petrolio, la crisi generale dei prezzi di beni e servizi causata principalmente dagli speculatori finanziari, e la pandemia di Covid-19 stanno avendo effetti pesanti sulla popolazione dell’Angola, denunciano i Vescovi locali.
Nel loro messaggio, intitolato “Angola, casa di pace, di libertà e di fraternità”, i Vescovi lodano “l'altruismo con cui molti operatori sanitari si prendono cura dei malati, rischiando la vita” di fronte al dramma pandemico. Allo stesso tempo però denunciano “la mancanza di sistemi di protezione che colpisce molti di loro, mentre la scarsità di professionisti, medicinali e apparecchiature adeguate, fa sì che i pazienti con le patologie più comuni nel nostro Paese non siano adeguatamente curati”.
L’Angola comunque vive in un contesto di pace, dopo decenni di guerra , che ha visto negli ultimi anni “l'aspettativa di vita della popolazione crescere costantemente, mentre su tutto il territorio nazionale, ognuno di noi avverte la propria integrità fisica sempre più garantita”
A fronte di una maggiore sicurezza generale, si riscontra però un aumento di omicidi, alcuni a forte impatto mediatico, diversi dei quali commessi da mariti e amanti nei confronti delle loro donne. “Sono casi che ci mettono in imbarazzo, proprio quando vogliamo lasciarci alle spalle l'esperienza traumatica della guerra” sottolinea il messaggio.
Preoccupa inoltre i Vescovi la diffusione della stregoneria e di “pratiche magiche”, a danno di persone che cadono vittime di presunti “guaritori”; un fenomeno spesso tollerato dai rappresentanti delle autorità paralizzati dalla paura e dalla convinzione che eventuali danni alla salute vanno attribuiti a degli “incantesimi”.
Sul piano sociale, sebbene beni e servizi forniti dallo Stato si stanno espandendo geograficamente, persistono squilibri tra le popolazioni peri-urbane e urbane, tra quelle delle campagne e quelle delle grandi città, quelle dell'est e quelle della costa. “Queste disuguaglianze si riflettono nei prezzi dei prodotti per i bisogni primari, elettricità e acqua potabile, l'indisponibilità dei servizi sanitari, l'istruzione, il registro civile, la sicurezza sociale e finanziaria, l'inaccessibilità all'impiego nella pubblica amministrazione” afferma il messaggio.
“I giovani sono quelli che esprimono maggiormente la frustrazione per questa situazione, parlano spesso di egocentrismo e di incapacità dei funzionari governativi di guardare oltre l'interesse personale, familiare e di gruppo” sottolineano i Vescovi, che concludono chiedendo di "invertire la logica degli investimenti e ripartire dalle periferie del Paese”.


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AMERICA/ARGENTINA - Situazione tesa: profanata la Cattedrale di N.S. della Pace, aumentano i furti, l’economia langue, proteste per i vaccini ai vip

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 10:35
Lomas de Zamora – La diocesi argentina di Lomas de Zamora informa che durante le prime ore di martedì 2 marzo, la Cattedrale di Nostra Signora della Pace è stata oggetto di atti vandalici. Il tabernacolo che custodisce il Santissimo Sacramento è stato profanato, sono state rubate le corone dell'immagine della Vergine della Pace e del Bambino Gesù, che si trovano al centro dell'altare, inoltre è stata distrutta la croce del cimitero parrocchiale adiacente alla chiesa.
Il Vescovo diocesano, Mons. Jorge Lugones SJ, profondamente addolorato del fatto, chiede ai fedeli di partecipare ad un'ora di Adorazione al Santissimo Sacramento, venerdì prossimo, e alla Messa che presiederà lo stesso giorno, alle ore 19, in riparazione della profanazione.
La situazione nel paese è sempre tesa. Diverse città argentine sono purtroppo scenari di violenza urbana, in modo particolare di furti. La situazione economica non è migliorata negli ultimi mesi e molte istituzioni imputano al governo la cattiva gestione dell'emergenza sanitaria, che ha affondato ancora di più l'economia del paese.
Il Vescovo ausiliare di La Plata e Presidente della Commissione episcopale per la pastorale sanitaria, Mons. Alberto Bochatey Chaneton OSA, ha rilasciato un'intervista al programma televisivo "Chiavi per un mondo migliore" di Canale 9. Nel suo intervento ha fatto riferimento a quanto accaduto con la "vaccinazione vip" contro il Covid-19. "Gli eventi conosciuti ci lasciano totalmente sbalorditi" ha ammesso, aggiungendo: "Per quanto siamo di fronte a un'etica misera, non dobbiamo perdere la calma o la compostezza perché sono nostri fratelli”. Ha aggiunto che "la vaccinazione non va politicizzata, e gli eventi noti ci lasciano totalmente sbalorditi e perplessi. Pensavamo di aver visto tutto nel campo della corruzione, nel campo della mancanza di etica, ma ciò nonostante continuano a sorprenderci”.
“In Argentina non sappiamo quanti vaccini sono stati acquistati, né a che prezzo sono stati pagati, quanti ne verranno e quando, litighiamo con un laboratorio, e poi arriva l'altro. Poi ci dicono che non dobbiamo diventare ‘persone anti-vaccini’, ma ci sono stati così tanti errori di comunicazione, informazione e gestione, che non ci si può aspettare che le persone siano sedute sul marciapiede in attesa del vaccino”.
"La Chiesa incoraggia la speranza e incoraggia i leader a fare le cose bene, e farle rapidamente, e le persone a non disperarsi” ha affermato il Vescovo, che alla fine, ha raccomandato di seguire "i veri standard che vengono dalla Sanità pubblica", ma ha anche chiesto che la Sanità pubblica "non faccia più il doppio gioco", che non dia più adito a scandali.
Migliaia di persone hanno protestato questo fine settimana per lo scandalo dei “vaccini VIP”. Con una massiccia manifestazione, la folla si è radunata, davanti alla Casa Rosada, sede dell'Esecutivo a Buenos Aires, per protestare indignata con il governo di Alberto Fernández dopo aver appreso che diverse personalità vicine al potere sono state vaccinate contro il Covid-19 in modo privilegiato.
"Ci sono delle priorità: i nonni, gli insegnanti, gli infermieri, la polizia, i lavoratori, gli autisti degli autobus ... avrebbero dovuto iniziare con loro. I funzionari del governo dicono che combattono per le persone Allora avrebbero dovuto essere gli ultimi a ricevere i vaccini" hanno detto i manifestanti.

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ASIA/UZBEKISTAN - Il nuovo parroco a Samarcanda: “Far trasparire la bellezza di Dio tramite la gioia della fraternità”

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 10:29
Samarcanda - “E’ trascorso un mese dal nostro arrivo a Samarcanda: in questa prima fase stiamo cercando di definire le priorità pastorali. Per esempio, riteniamo di dover avviare delle opere di manutenzione nella chiesa di S. Giovanni Battista: è un tempio molto bello, costruito 105 anni fa in stile gotico, visitato da molti turisti, ma anche un po’ vecchio e vuoto. Per questo crediamo che sia necessario rimetterlo a nuovo e, al tempo stesso, rafforzarne l’identità e il decoro, affinché chiunque entri si senta accolto. Altri due ambiti di impegno sono l’avvio di nuove opere di carità e la creazione dell’oratorio in stile salesiano, punto centrale tra i carismi della nostra congregazione. Vorremmo allestire un campo da calcio, uno da pallavolo e uno spazio in cui i giovani abbiano la possibilità di trascorrere del tempo. L’obiettivo, come diceva don Bosco, è quello di far trasparire la bellezza di Dio attraverso il gioco, tramite la gioia di stare insieme, la fraternità”. Lo racconta all’Agenzia Fides p. Ariel Alvarez Toncovich, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato, da poco nominato parroco presso la chiesa di S.Giovanni Battista di Samarcanda, in Uzbekistan.
Dopo aver trascorso 8 anni in missione in Kazakistan, p. Alvarez è stato inviato a Samarcanda insieme al suo confratello p. Paolo Giacinti per rilanciare l’attività pastorale nella parrocchia locale, priva da tempo di un sacerdote: “In questa città, negli anni Novanta, viveva un gran numero di cattolici: dagli archivi della parrocchia abbiamo trovato tracce di incontri e ritiri che vedevano la partecipazione di oltre cento persone. La crisi economica degli anni scorsi ha portato molti di loro a tornare nei paesi di origine, soprattutto in Polonia, Germania, Ucraina. A questo, dobbiamo aggiungere che per circa tre anni, la comunità non ha avuto un parroco, ma era assistita, per quanto possibile, da sacerdoti di altre città che venivano qui nel fine settimana. Senza un punto di riferimento fisso, i fedeli si sono un po’ dispersi. Ora siamo in due e cercheremo di far sentire la nostra presenza. Dal punto di vista pastorale c’è molto da fare”.
La comunità dei fedeli di Samarcanda è costituita attualmente da un piccolo gruppo tra le 20 e le 30 persone, che comprende una decina di bambini, alcuni adolescenti, i loro genitori e alcune donne ultraottantenni: “Queste signore anziane per noi rappresentano delle vere e proprie eroine della fede, perché hanno vissuto il periodo della repressione dell’URSS, conservando nel loro cuore la fede e trasmettendola. I bambini provengono da famiglie cattoliche, quasi tutti hanno già fatto la prima comunione e frequentano il catechismo per prepararsi alla cresima. Punteremo molto sulla formazione, nonostante i piccoli numeri, perché coloro che si avvicineranno in futuro possano riconoscere negli occhi di questa piccola comunità lo spirito evangelico. C’è tanto da fare ma sono ottimista”, conclude.
Oltre a quella di Samarcanda, in Uzbekistan si contano altre quattro parrocchie e circa 3.000 battezzati: sono circa 700 i fedeli presenti nella capitale Tashkent, a cui se ne aggiungono altri presenti tra Bukhara, Urgench e Fergana. Ad Angren, dove si progetta di costruire una nuova chiesa, vi sono 25 fedeli. La popolazione uzbeka, composta da 30 milioni di abitanti, è al 90% musulmana. Circa il 3,5% è di fede cristiana ortodossa russa, mentre un altro 3% comprende piccole comunità cristiane di altre confessioni, inclusi i cattolici.

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ASIA/FILIPPINE - Atti di vandalismo nelle chiese: la condanna dei Vescovi

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 10:22
Manila - I Vescovi filippini hanno condannato i recenti atti di vandalismo registratisi nelle chiese nelle Filippine. Persone non identificate il 21 febbraio scorso hanno distrutto immagini religiose all'ingresso della chiesa parrocchiale di Padre Pio nella città di Legazpi, provincia di Albay, nella parte sudorientale dell'isola di Luzon. La statua della Madonna della Salvezza, collocata all'ingresso della chiesa parrocchiale, ha perso la mano destra mentre la mano sinistra dell'immagine di un angelo è stata tagliata, ha riferito il parroco di padre Bob Bañares. Il Vescovo Joel Baylon di Legazpi ha definito gli incidenti come "atti irresponsabili", auspicando "che non si ripetano", ha detto.
La settimana precedente, sono state profanate due cappelle nell'isola filippina di Basilan, nelle FIiippine del Sud, e alcune immagini religiose sono state danneggiate. Mons. Leo Dalmao della prelatura Isabela ha esortato i cattolici "a non lasciare che gli incidenti seminino più odio piuttosto che a cercare un'opportunità per diffondere comprensione e pace". “Ricordo a tutti i fedeli di essere vigili e di rifiutare ogni opportunità che questi elementi negativi riescano a seminare divisione e odio tra noi”, ha detto.
Teresa Punzo, leader cattolica locale, ha detto a Fides che "questi tre recenti atti di vandalismo sono deplorevoli. Siamo tutti chiamati a rispettare la fede reciproca e frenare qualsiasi atto di provocazione o violenza tra fedeli di religioni diverse".
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AFRICA/ETIOPIA - La Chiesa cattolica si mobilita per la popolazione del Tigray

Fides IT - www.fides.org - qua, 03/03/2021 - 09:48
Adigrat - L’esercito di Asmara controlla le città di Adoua, di Shire e di Adigrat, così come le strade e le periferie di Mekele. La notizia, negata dalla capitale eritrea e da quella etiope, trova riscontri in tante testimonianze diffuse da fonti locali, personale di organizzazioni umanitarie, figure militari e governative.
In Tigray, regione settentrionale dell’Etiopia in conflitto ormai dallo scorso novembre 2020 , si rischia la penuria alimentare, come già denunciato dal Vescovo dell’Eparchia cattolica di Adigrat, mons. Tesfaselassie Medhin .
Aumentano i casi di malnutrizione anche tra i bambini al di sotto dei 5 anni. Molte donne, costrette a partorire in casa senza alcuna assistenza, non riescono ad allattare il proprio neonato perché non assumono la giusta quantità di cibo necessaria per produrre il latte materno. La situazione è aggravata dal blocco dei trasporti che rende inaccessibile agli aiuti umanitari l’80% della regione, l’aumento del prezzo delle derrate alimentari, il crollo delle vaccinazioni. Attualmente circa 4 milioni di persone non hanno accesso alle cure.
La Chiesa cattolica etiope, con la Caritas nazionale, ha subito attivato una rete di coordinamento per monitorare la crisi e garantire una risposta umanitaria adeguata, coinvolgendo gli Uffici diocesani, i membri internazionali della rete Caritas già presenti sul territorio e altre realtà tra cui Medici con l’Africa Cuamm, che nella regione assiste oltre un milione di persone. Attraverso Caritas Italiana, la Presidenza dei vescovi italiani ha stanziato per lla popolazione tigrina 500mila euro dai fondi otto per mille, per garantire cibo e acqua, beni di prima necessità, kit sanitari e scolastici e per il supporto di strutture sanitarie della regione sia con interventi di ristrutturazione che di fornitura di farmaci, dispositivi medici e materiali.
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AMERICA/VENEZUELA - L’incontro tra Simon Bolivar e il Vescovo di Maracaibo due secoli fa, interpella oggi la nostra situazione

Fides IT - www.fides.org - ter, 02/03/2021 - 12:21
Caracas – “Un evento storico e significativo per la nostra amata Patria” viene definito dalla Conferenza Episcopale Venezuelana, l'incontro tra “el Libertador” Simón Bolívar e Mons. Rafael Lasso de la Vega, Vescovo della Diocesi di Maracaibo de Mérida, avvenuto duecento anni fa, nel marzo 1821. Per la ricorrenza, i Vescovi hanno pubblicato un messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, in cui sottolineano che tale incontro “ha significato l'adesione alla causa dell'indipendenza da parte dell'illustre prelato, impegnandosi per la libertà e la creazione della nuova Repubblica, il rispetto dei diritti umani, l’incremento delle relazioni formali tra la Chiesa cattolica e la nascente Repubblica, il rafforzamento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e le nuove nazioni americane”, oltre alla cordialità, all’amicizia e al rispetto reciproco tra le due parti.
Celebrare i 200 anni di questo incontro, proseguono i Vescovi, deve generare “impegni nei cittadini, secondo la nostra fede cattolica, per promuovere i valori e i principi che propiziano una vita più degna, dal concepimento alla morte naturale, come la ricerca della fraternità e dell’amicizia sociale, nella costruzione di una cultura dell’incontro, dell’inclusione e dell’uguaglianza”.
Questo incontro ha provocato “un dialogo sereno e convinto a favore della causa indipendentista” proseguono, che ha implicato la promozione della libertà politica, economica e culturale. “Tale dialogo interpella oggi la nostra situazione come paese, e si aggiunge ad una crisi globale che colpisce la maggioranza della popolazione”, sottolineano i Vescovi, invitando ad un dialogo coraggioso che non si limiti “ad un semplice scambio di opinioni sulle reti sociali, ma sia una ricerca condivisa della verità come nazione”.
Commemorando l’incontro solenne di due secoli fa, oggi è necessario “riabilitare la politica nel paese” perché sia, secondo la sua vocazione, “una delle forme più preziose della carità”, operando per il bene comune, della popolazione “che lotta ogni giorno per il suo sviluppo umano integrale e vincendo individualismi ed egoismi che generano arretratezza e violenza nella nazione”.
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AFRICA/EGITTO - Il Presidente al Sisi rende operativo l’organismo per le dotazioni della Chiesa cattolica

Fides IT - www.fides.org - ter, 02/03/2021 - 12:15
Il Cairo – Il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha istituito, con un decreto presidenziale, il Consiglio incaricato di amministrare l’organismo per le dotazioni della Chiesa cattolica in Egitto. Il decreto presidenziale porta la data del 27 febbraio, ed è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale come disposizione n°80 del 2021. Un analogo decreto presidenziale ha istituito anche il Consiglio di amministrazione dell’Organismo per le dotazioni della comunità cristiana evangelica in Egitto. I due organismi erano stati formalmente istituiti con la legge 190 del 2020. Il nuovo decreto presidenziale pone a capo del Consiglio di amministrazione dell’organismo, il Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak, per un periodo di 4 anni. Del Consiglio, oltre al patriarca, fanno parte 11 membri – Vescovi, sacerdoti, laici e laiche – appartenenti a tutte le Chiesa cattoliche presenti sul territorio egiziano.
Il decreto presidenziale porta a compimento l’iter iniziato nel 2019 con l’istituzione di una Commissione governativa incaricata di predisporre un progetto di legge per l’istituzione di organismi di gestione dei beni appartenenti alla Chiesa cattolica e alle Chiese evangeliche presenti in Egitto. Nel 2019, la Chiesa cattolica e le denominazioni cristiane evangeliche avevano inviato agli organi governativi competenti la richiesta di istituire organismi incaricati del controllo e della corretta gestione delle loro proprietà e dei loro beni immobiliari, sul modello di quello che controlla e amministra i beni della Chiesa copta ortodossa e delle comunità islamiche. Gli organismi, ora istituiti e dotati di un Consiglio di amministrazione, dovranno assicurare una corretta gestione dei beni ecclesiastici, compresi quelli al centro di contese legali. In un’intervista rilasciata a Fides nel gennaio 2020 , Anba Kyrillos William, Vescovo copto cattolico di Assiut aveva riferito che gli organismi in questione “dovranno vigilare anche sul corretto utilizzo delle donazioni e scongiurare ogni tornaconto personale, privato o di clan nell’uso dei beni ecclesiastici”. I due organismi di recente istituzione dovranno redigere e presentare alle autorità civili competenti un resoconto e un bilancio annuali della gestione dei beni ecclesiastici a loro affidati.
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ASIA/PAKISTAN - A dieci anni dalla morte, il Pakistan ricorda il ministro cattolico Shahbaz Bhatti

Fides IT - www.fides.org - ter, 02/03/2021 - 11:53
Khushpur - Un raduno dei giovani e una solenne Eucarestia celebrata nel villaggio natio Khushpur, nella provincia del Punjab, dove Shahbaz Bhatti è anche sepolto: così la comunità cristiana in Pakistan commemora e celebra il decimo anniversario della scomparsa del ministro cattolico per le minoranze religiose. Il 2 marzo 2011 Bhatti è stato ucciso in un attentato terroristico a Islamabad: oggi i cristiani in Pakistan, accanto a uomini e donne di altre comunità religiose, riflettono sull'eredità del ministro pakistano, mentre nella comunità cattolica cresce il movimento e la richiesta perché ne sia ufficialmente riconosciuto il martirio.
Don Emmanuel Parvez, parroco a Faisalabad, cugino e padre spirituale di Bhatti, che presiede l'Eucarestia nel piazzale antistante la Cattedrale del villaggio cattolico di Kushpur, rileva all'Agenzia Fides che “la figura di Bhatti è preziosa fonte di ispirazione per i giovani del Pakistan; la sua onestà, la sua passione, la sua forza morale, la sua fede nutrita di carità e speranza, sono un patrimonio che sta a noi non disperdere e far fruttificare nell'odierna cornice sociale, politica e religiosa nella nazione”. Bhatti intendeva unire giovani cristiani, musulmani e delle altre minoranze religiose, “sviluppando in tutti la consapevolezza e l’orgoglio di essere cittadini del Pakistan, auspicando che tutti dessero il meglio di sè per lo sviluppo e il progresso del Pakistan”, spiega don Parvez. Ricordando la vita del leader cattolico, "spesa per la pace, l’amore, la verità, la giustizia, il bene della patria", don Parvez afferma che "in Pakistan abbiamo ancora bisogno di persone carismatiche come lui, pronte a donarsi al prossimo e a promuovere la dignità di tutti gli esseri umani, soprattutto dei più poveri e sofferenti, senza alcuna discriminazione”.
Shahbaz Bhtatti, ricorda il parroco, si è impegnato a promuovere l'istruzione per tutti, soprattutto per i giovani discriminati ed emarginati, come quelli cristiani e indù: "Così oggi è urgente continuare a lavorare in Pakistan perché sia garantito l'accesso all’istruzione, diritto sancito nella Costituzione pakistana. Solo così riusciremo a sconfiggere la cultura della violenza e il fanatismo”.
I giovani pakistani ricordano oggi Bhatti come "uomo di preghiera e azione, mite e tenace, un uomo ricolmo di Spirito Santo, contemplativo e attivo che ha dato la vita fino in fondo, per il bene del Pakistan, prendendo sempre ispirazione dalla vita di Cristo crocifisso. Per questo speriamo che la Chiesa possa riconoscerne il martirio", conclude don Parvez.
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