ASIA/COREA - Dimissioni del Vescovo di Cheju e successione

Fides IT - www.fides.org - seg, 23/11/2020 - 08:45
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato il 22 novembre, la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Cheju , presentata da S.E. Mons. Peter Kang U-il. Gli succede S.E. Mons. Pius Moon Chang-woo, finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Appello al dialogo dei Vescovi ai due principali leader del Paese

Fides IT - www.fides.org - sab, 21/11/2020 - 18:41
Abidjan – “Deploriamo la mancanza di oggettività nell'interpretazione della nostra Legge fondamentale. Pertanto, incoraggiamo i due principali leader nell'attuale vita politica del nostro paese, i Presidenti Alassane Ouattara e Henri Konan Bédié, a continuare e intensificare, su basi chiare, i dialoghi che essi stessi hanno avviato ai fini di per raggiungere l'armonia nazionale” affermano i Vescovi della Costa d’Avorio, dove la situazione socio-politica rimane tesa dopo il voto 31 ottobre .
Nel loro messaggio dal titolo “Promuovere la pace attraverso il rispetto della legge e delle libertà” pubblicato il 20 novembre al termine del loro consiglio permanente tenutosi dal 18 al 19 novembre, i Vescovi hanno espresso l'auspicio "che il dialogo tenga conto della liberazione di tutti i prigionieri politici al fine di favorire il rapido ritorno di tutti gli esiliati, compreso il presidente Laurent Gbagbo, affinché prendano il loro pieno posto nel processo di riconciliazione in atto nel Paese".
I Vescovi raccomandano vivamente che la classe politica tenga conto della promozione dei diritti e delle libertà individuali, della giustizia imparziale e della cultura dell'incontro.
Adempiendo all'incarico di insegnare e istruire in nome di Dio, i Vescovi della Costa d'Avorio credono che sia loro dovere dedicare le loro energie alla promozione del bene universale che è la pace, ricordando che “la pace è solo una parola vuota, se non si basa su un ordine fondato sulla verità, se non si costruisce secondo giustizia, carità e libertà. "
I Vescovi desiderano che il loro appello raggiunga tutti i leader politici e tutti i concittadini, nonché le persone di buona volontà, preoccupate per il bene di ogni uomo e donna e per il destino della società ivoriana.
Il Consiglio Permanente dei Vescovi Cattolici della Costa d'Avorio, oltre ad avere esaminato la situazione socio-politica del Paese, ha discusso della preparazione della loro 117a assemblea plenaria prevista per il centro Jean Paul 1er de Kodjoboué a Bonoua nella diocesi di Grand-Bassam dal 18 al 24 gennaio 2021, che coincide con la messa solenne per celebrare i 125 anni di evangelizzazione della Costa d'Avorio.
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AMERICA/CUBA - Cresce l’impegno dei laici nella missione della Chiesa: nuovi Ministri della Parola e della Comunione

Fides IT - www.fides.org - sab, 21/11/2020 - 11:12
Cienfuegos - Durante il mese di ottobre e all’inizio di novembre, in diverse parrocchie della diocesi di Cienfuegos, il Vescovo Mons. Domingo Oropesa Lorente, ha istituito 117 laici come Ministri della Parola e 93 come Ministri straordinari della Comunione. Secondo la nota diffusa dalla Conferenza episcopale cubana, arrivata a Fides, il conferimento dei ministeri si è svolto a Paraíso, Cruces, Lajas, Aguada, Rodas, Abreu, Cumanayagua e Ariza.
Prima del conferimento dei ministeri, i candidati hanno avuto un adeguato tempo di preparazione. Per i Ministri della Parola sono stati presentati alcuni brani significativi della Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano II “Dei Verbum” sulla Divina Rivelazione. È stato sottolineato il valore della Parola di Dio come rivelazione di Dio stesso e del suo piano di salvezza. È stato anche evidenziato, secondo il testo, l'intero processo della rivelazione di Dio, dalla Creazione alla manifestazione in Cristo. Negli incontri di formazione è stato anche sottolineata la presenza di Cristo nell'annuncio della Parola, che parla personalmente attraverso il lettore, al lettore stesso e a tutti i presenti alla celebrazione eucaristica. Al momento dell'annuncio della Parola di Dio, il lettore deve avere coscienza che Dio parla attraverso di lui, deve proclamare con fede la potenza di Dio nella sua Parola, inoltre deve meditare prima la Parola da annunciare e pregare dopo la celebrazione, per chiedere la fedeltà di coloro che hanno ascoltato la Parola.
La formazione dei Ministri straordinari della Comunione si è basata sul Catechismo della Chiesa Cattolica , sul commento ad alcuni versetti del capitolo VI del Vangelo di San Giovanni e su alcuni brani della Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II “Lumen Gentium” sulla Chiesa. Infine alcune considerazioni per i futuri ministri: alimentare la fede nel potere salvifico di Cristo nella comunione, pregare per le persone che ricevono la comunione e per coloro che non lo fanno, offrire la comunione in un ambiente spirituale.
Quando il tempo della formazione è terminato, è avvenuto il rito dell'istituzione dei laici in entrambi i ministeri nelle diverse parrocchie, per un periodo di tre anni. La diocesi di Cienfuegos, suffraganea di Camaguey, ha una popolazione di 495.900 abitanti, 299.400 cattolici, 22 parrocchie, 7 sacerdoti diocesani, 10 sacerdoti religiosi, 14 religiosi non sacerdoti, 23 suore.
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AFRICA/MALAWI - “Stop alla violenza contro donne e ragazze” dice il Vescovo di Mangochi, che chiede leggi più severe

Fides IT - www.fides.org - sab, 21/11/2020 - 11:05
Lilongwe – "È triste sentire ogni giorno su radio, giornali e televisioni notizie di violenza di genere e di stupri. Come Chiesa siamo desolati ed è per questo che chiediamo ai giornalisti di aiutarci a trovare risposte a questo problema", ha detto Sua Ecc. Mons. Montfort Stima, Vescovo di Mangochi e Presidente del Communication Research and Social Welfare della Conferenza episcopale del Malawi , durante l'apertura del seminario Salute mentale e per i giornalisti cattolici presso il Bishop Nervi Center di Lilongwe.
Mons. Stima ha rivolto un appello al governo perché inasprisca le pene di chi viola donne e ragazze: "La mia richiesta al governo è che dovrebbe emendare le leggi in modo che a nessuno venga in mente di stuprare le nostre donne e ragazze", ha fatto appello.
Il Vescovo di Mangochi, ha aggiunto che bisogna anche affrontare il problema da un punto di vista culturale. "Dobbiamo esaminare la nostra pratica culturale; ad esempio durante le cerimonie nuziali le persone sono solite cantare una canzone" kapilire komwe unka iweko. Quella canzone afferma che gli uomini hanno il potere di nuocere alla loro moglie e questo contribuisce molto a far sembrare le ragazze e le donne inferiori agli uomini", ha spiegato Mons. Stima.
Il Vescovo ha esortato i giornalisti a contribuire a cambiare la mentalità maschile sulle donne, e aiutare donne e ragazze vittime di stupro a denunciare alla polizia.
Secondo le Nazioni Unite, circa il 38% delle donne del Malawi di età compresa tra i 15 ei 49 anni ha subito violenza sessuale almeno una volta nella vita.
Il 3 novembre centinaia di malawiane e malawiani sono scesi in piazza per chiedere pene più severe per i reati di violenza di genere. I manifestanti hanno presentato una petizione alle autorità cittadine di Lilongwe, Blantyre e Mzuzu, chiedendo al governo di istituire un registro dei criminali sessuali, rifugi per donne, tribunali speciali per crimini sessuali e revisione dell'educazione sessuale nelle scuole.
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ASIA - Uso di mine nei conflitti, a danno dei civili: la denuncia del Landmine Report 2020

Fides IT - www.fides.org - sab, 21/11/2020 - 10:07
Bangkok - Nel periodo che va tra metà 2019 fino a ottobre 2020 l’esercito birmano e diversi "gruppi armati non statali" hanno fatto uso di mine in quattro paesi asiatici: Afghanistan, India, Pakistan e, appunto, Myanmar. Otto vittime su dieci sono civili e quattro su otto sono bambini. Lo dice la 22ma edizione del “Landmine Report”, il rapporto della Campagna internazionale di monitoraggio sull’andamento della lotta per liberare il pianeta da una delle più insidiose, resistenti e mortali armi inventate dall’uomo. L'Asia, ricorda il documento, nel suo complesso è il continente dove sono più numerosi i paesi che non hanno firmato e ratificato il Trattato per la messa al bando delle mine adottato 23 anni fa.
Il Landmine Monitor Report 2020 rileva che, anche se i paesi si stanno sforzando collettivamente di compiere progressi per raggiungere un mondo libero dalle mine anche durante la pandemia Covid-19, si registrano nuove pericolose minacce dovute all’utilizzo di esplosivi improvvisati da parte di gruppi armati non statali mentre crescono gli incidenti tra i civili. La Campagna internazionale inoltre registra una generale diminuzione nel sostegno all’azione finanziaria per lo sminamento. I progressi dunque limitati, nota il rapporto sugli ordigni anti uomo. Oggi sono 164 i Paesi che hanno aderito al Trattato di messa al bando delle mine: si tratta dell’80% dei paesi del mondo e i 33 paesi restanti de facto ne rispettano gli obblighi.
Sul fronte dei progressi, l’ampia distruzione delle scorte di questi ordigni indiscriminati continua a essere uno dei maggiori successi del Trattato. Gli stati che l’hanno ratificato hanno distrutto oltre 55 milioni di mine anti-persona presenti negli arsenali, incluse oltre 269.000 mine distrutte nel 2019. Durante il periodo preso in esame sono stati bonificati circa 156kmq e distrutte oltre 123.000 mine e il Cile, agli inizi del 2020, ha dichiarato di aver completato le operazioni di bonifica. Il 2019 ha rappresentato il quinto anno consecutivo con un elevato numero di vittime da mina e da residuati bellici esplosivi a causa di conflitti armati con uso su larga scala di esplosivi improvvisati. Secondo il Landmine Monitor 2020 sono stati registrati circa 5.554 incidenti da mine, più della metà dei quali provocati da mine improvvisate . I civili dunque sono ancora la maggioranza delle persone coinvolte negli incidenti e rappresentano l’80% del totale. La metà di loro sono bambini.
Il rapporto lamenta nel 2019 una riduzione nei finanziamenti dedicati alle operazioni di sminamento a livello generale, con 45 donatori e paesi contaminati che hanno contribuito per circa 650 milioni di dollari americani: il 7% in meno rispetto al 2018. Gli stati aderenti al Trattato considerati ancora inquinati da mine, fino ad ottobre 2020, sono 33. Il rapporto avverte anche che la pandemia coronavirus ha provocato una restrizione nell’accesso ai servizi per i sopravvissuti e le persone disabili oltre che nell’esercizio dei loro diritti.
In Asia non hanno firmato il Trattato: Cina, India, Laos, Micronesia, Mongolia, Myanmar, Nepal, Pakistan, Singapore, Tonga e Vietnam. In Asia Centrale e Caucaso non sono firmatari: Armenia, Azerbaijan, Georgia, Kazakistan, Kyrgyzstan Uzbekistan e Russia. In Medio Oriente e Nordafrica: Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati , Iran, Israele, Libano, Libia e Marocco. Hanno invece siglato e ratificato il Trattato tutti i paesi europei e africani. Nelle Americhe, ne restano fuori Cuba e Stati Uniti.

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AFRICA/ NIGERIA - La missione dei padri Somaschi: Vangelo e carità

Fides IT - www.fides.org - sab, 21/11/2020 - 09:55
Usen - “Lo spirito che ci ha guidato qui in Nigeria, si può riassumere in due parole: Vangelo e carità. Ci siamo dedicati ad accompagnare i ragazzi di strada che vivono per le vie di alcune importanti città e a contrastare la povertà che affligge molti bambini”. Così riferisce in un colloquio con l’Agenzia Fides il missionario italiano padre Riccardo Germanetto, sacerdote della Congregazione dei Chierici regolari di Somasca, parlando dell'impegno missionario nel paese africano e delle sfide che i religiosi quotidianamente affrontano. “La nostra azione - continua - è mirata, inoltre, ad affrontare il problema della prostituzione e della tratta di ragazze verso l'Europa per questo triste commercio”.
Il primo gruppo dei Padri Somaschi giunse in Nigeria nel 2010, dopo aver seguito diversi giovani che si preparavano al sacerdozio, sia a distanza che con degli incontri in loco. Oggi, i religiosi sono presenti con due comunità religiose, una Usen e l’altra a Enugu, due piccoli agglomerati nei pressi di Benin City. La comunità di Usen ha in affidamento la parrocchia St. Peter and Paul, che si estende in tutta la cittadina di Usen e in alcuni villaggi, anche piuttosto distanti. “La pastorale in questa zona è molto difficile - racconta p. Riccardo - la parrocchia si compone di un modesto nucleo urbano e di piccoli villaggi sparsi nella foresta circostante. L’accesso ai villaggi è disagevole, soprattutto nella stagione delle piogge. La gente è povera e poco istruita. C’è bisogno di una catechesi a tutti i livelli, molti praticano ancora riti pagani”. Annessa alla parrocchia vi è la scuola primaria e secondaria, dedicata a Sant’Anastasia, che è frequentata da 170 alunni. Nel villaggio di Ogunmweiyn, i padri Somaschi portano avanti piccole attività di carattere sociale. “Ad Ogunmweiyn - spiega il missionario - abbiamo una casa attrezzata per ospitare una attività di assistenza per ragazzi e adolescenti per la quale abbiamo da poco ottenuto l'autorizzazione dallo Stato. In attesa di una adeguata ristrutturazione, si porta avanti un’opera di accoglienza e di supporto ai bambini del villaggio. In progetto c’è anche l’ampliamento della scuola di Usen, la costruzione di un dispensario nel villaggio e l’apertura di un’altra opera assistenziale nella città di Benin City”.
La comunità religiosa di Enugu ha come unica attività la formazione dei seminaristi. I religiosi e i seminaristi vivono in due case. La prima ospita i giovani studenti di teologia, mentre il seminario di TransEkulu ospita una ventina studenti di filosofia, non ancora professi. In entrambe le comunità, i padri, i giovani religiosi e i seminaristi sono impegnati in attività di catechismo, di animazione della gioventù, di evangelizzazione e di carità. “C’è ancora molto da fare - afferma p. Germanetto - è molto importante guardare ai tanti giovani nigeriani che sono in formazione, alle timide ma incoraggianti risposte positive della gente del posto, che ha bisogno di essere animata, sollecitata e aiutata. A noi Padri Somaschi - conclude - è affidata la missione di rispondere, nel nostro stile e secondo il carisma del nostro fondatore, San Girolamo Emiliani, alle sfide che questa terra e questa società ci pongono di fronte”.


Link correlati :Guarda la video intervista a p. Germanetto sul sito Youtube dell'Agenzia Fides
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AMERICA/BRASILE - Sei gruppi di lavoro per l'attuazione del Programma Missionario Nazionale

Fides IT - www.fides.org - sab, 21/11/2020 - 08:51
Brasilia - La Commissione Episcopale per l'Azione Missionaria e la Cooperazione tra le Chiese della Conferenza Episcopale del Brasile , ha presentato, in un incontro virtuale, la struttura dei gruppi di lavoro che sono stati formati dal team esecutivo del Consiglio Missionario Nazionale e dai volontari, per l'attuazione del Programma Missionario Nazionale , assunto dalla Chiesa del Brasile durante la 57a Assemblea Generale dei Vescovi, nel maggio 2019.
Nella nota pervenuta all’Agenzia Fides si sottolinea che in tutto i gruppi di lavoro saranno sei, due in più di quanto previsto nel PMN.
Secondo il consigliere della Commissione, padre Daniel Rochetti, dal 2019 il desiderio era quello di coinvolgere volontari e specialisti dei vari settori, in modo che il PMN lasciasse il testo e prendesse vita senza fare affidamento sui consiglieri della Commissione. Il primo incontro ha riunito persone provenienti da diverse parti del Brasile e da varie realtà ecclesiali, come sacerdoti, religiosi, laici e laiche coinvolti direttamente o indirettamente nella missione, “tutti appassionati del lavoro missionario e in sintonia con il PMN" sottolinea padre Daniel. Ogni gruppo sarà composto da circa otto persone, tra cui un Vescovo e un membro dell'esecutivo COMINA, che assicurerà il collegamento con la commissione e gli altri gruppi. Le équipes hanno tempo fino a marzo 2021 per preparare e presentare un programma di lavoro che sarà sviluppato durante tutto l'anno.
Questi gli obiettivi dei sei gruppi di lavoro. Formazione Missionaria: formare un team di consulenti, specialisti ed entusiasti per la missione, per una riflessione più integrata su tutto il territorio nazionale e che serva da base per le regioni. Animazione missionaria: promuovere eventi e pubblicità missionaria/Consigli missionari; produrre materiale pedagogico per l'attuazione e il rafforzamento dei consigli missionari a livello regionale, diocesano e parrocchiale. Missione Ad Gentes: aggiornare i progetti Chiese-Sorelle e Ad Gentes; produrre materiale di diffusione e sostegno; individuare i modi per seguire i missionari che arrivano, rimangono e partono per la missione.
Impegno profetico – sociale: trovare il modo di avvicinarsi alla Pastorale sociale; promuovere la consapevolezza dei missionari circa la Dottrina Sociale della Chiesa; avviare un dialogo più stretto con la Conferenza Episcopale dell’Amazzonia e il CIMI; sollecitare impegno e maggiore consapevolezza circa la questione ambientale. Sostenibilità: pensare in modo creativo alle risorse umane ed economiche per i progetti missionari. Missioni popolari: raccogliere esperienze da diverse metodologie di missioni popolari; organizzare il III Seminario Nazionale delle Missioni Popolari.
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ASIA/IRAQ - Ministra cristiana per immigrazione e rifugiati guida il piano di chiusura dei campi profughi

Fides IT - www.fides.org - sex, 20/11/2020 - 13:00
Baghdad – La cristiana caldea Evan Faeq Yakoub Jabro, attuale Ministra irachena per l’immigrazione e i rifugiati, ha iniziato a mettere in atto il piano disposto a ottobre dal governo di Baghdad, che prevede la chiusura entro il prossimo marzo di tutti i campi profughi disseminati sul territorio nazionale. La realizzazione del piano si rivela tutt’altro che agevole, e le prime indicazioni espresse dalla Ministra sui criteri guida che dovrebbero ispirarlo sono state già accolte da critiche e polemiche.
Molti dei campi accolgono sfollati interni fuggiti dalle regioni nord-irachene che nel 2014 erano cadute sotto il dominio jihadista dell’auto-proclamato Stato Islamico . La volontà governativa di chiudere i campi risponde a esigenze economiche e di ordine pubblico, e le difficoltà nella realizzazione del piano sono dovute principalmente alle resistenze di molti profughi che non intendono fare ritorno alle rispettive aree di provenienza, dove la perdurante insicurezza e la mancanza di lavoro rendono difficile immaginare un futuro sereno per le proprie famiglie.
Nei giorni scorsi la Ministra Evan Jabro ha incontrato funzionari della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, dove hanno trovato rifugio anche decine di migliaia di cristiani fuggiti nel 2014 da Mosul e dai villaggi della Piana di Ninive. In quella occasione, la Ministra ha proposto di offrire agli sfollati accolti nel Kurdistan iracheno la possibilità di integrarsi stabilmente nel tessuto socio-economico in cui attualmente vivono, accantonando la prospettiva del ritorno volontario alle proprie terre d’origine. Nel corso dell’incontro, la Ministra ha portato ad esempio anche la vicenda del Campo Profughi “Vergine Maria”, che ospita a Baghdad famiglie cristiane fuggite dal Nord Iraq davanti all’avanzare delle milizie jihadiste: i rifugiati di quel campo profughi – ha riferito Evan Jabro – hanno chiesto di stabilizzare la loro presenza a Baghdad, declinando la proposta di sussidi volti a favorire il loro ritorno nelle aree d’origine.
Il piano di chiusura dei campi profughi disposti dal governo iracheno riferisce il portale ankawa.com - è stato criticato da Ali al Bayati, membro dell’Alto Comitato per i diritti umani in Iraq, secondo il quale, se davvero si vogliono risparmiare le risorse destinate ai rifugiati, invece di chiudere i campi conviene eliminare lo stesso ministero per l’immigrazione e i rifugiati, accorpando i suoi uffici e dipendenti ad altri dicasteri governativi.
Evan Jabro, chiamata lo scorso giugno a gestire le politiche del governo iracheno riguardo alla emergenza migratoria e del ricollocamento degli sfollati interni , insegna biologia e si è distinta in passato per l’attenzione alle emergenze sociali riguardanti le giovani generazioni, solitamente trascurate dai blocchi che dominano la politica irachena.
In passato, Evan Jabro ha lavorato con la ONG Al-Firdaws, fondata da Fatima Al-Bahadly nel 2003, e impegnata a elaborare progetti sociali e di lavoro indirizzati soprattutto a donne e giovani. La Ministra ha ricoperto anche il ruolo di consigliere del Governatore di Mosul per le questioni relative alle minoranze, e alle elezioni politiche irachene del maggio 2018 aveva concorso come candidata all’assegnazione di uno dei 5 seggi riservati alle minoranze cristiane, secondo il “sistema delle quote”.
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AFRICA/MAURITANIA - “Urge migliorare le condizioni dei nostri giovani per evitare le tragedie dell’emigrazione irregolare” affermano i Vescovi dell’Africa dell’ovest

Fides IT - www.fides.org - sex, 20/11/2020 - 10:54

Nouakchott – “Con la recrudescenza del fenomeno dell'emigrazione irregolare in alcuni dei nostri Paesi, con numerose vittime nelle ultime settimane, esprimiamo simpatia e vicinanza per il dolore delle famiglie in lutto. Pregano per i dispersi e per i loro cari” affermano i Vescovi della Conferenza Episcopale di Senegal, Mauritania, Capo Verde e Guinea-Bissau nella dichiarazione rilasciata al termine della loro assemblea plenaria tenutasi a Nouakchott, nella Repubblica islamica di Mauritania, dal 9 al 15 novembre.
I Vescovi dei quattro Paesi dell’Africa Occidentale ribadiscono la loro preoccupazione per la situazione e il futuro dei giovani africani. Secondo loro nonostante gli sforzi fatti per migliorare la loro condizione sociale ed economica, la situazione rimane molto critica per un gran numero giovani. Di conseguenza, invitano i vari governi a proseguire le iniziative intraprese per fornire loro soluzioni soddisfacenti.
Oltre che per il fenomeno dell'immigrazione clandestina, i Vescovi hanno espresso la loro preoccupazione “per la questione della sicurezza nei nostri Paesi e nella nostra sub-regione”. Notano, “un graduale aumento della violenza basata su ideologie che predicano l'esclusione e l'intolleranza fondate sulla religione, l'origine, la cultura, l'etnia o l'appartenenza politica. Per contrastare questo pericoloso fenomeno i Vescovi invitano le popolazioni a maggiore apertura, tolleranza, dialogo; e le autorità, alla vigilanza e alla promozione della giustizia, dell'equità, della pace e della coesione sociale.
Di fronte al perdurare della pandemia Covid-19, i Vescovi invitano infine le popolazioni a esercitare cautela e perseveranza nel rispetto delle norme sanitarie decretate dalle autorità competenti. Inoltre, chiedono ai governi di fare tutto il possibile per preservare la salute e la vita delle popolazioni. Allo stesso tempo, esortano le rispettive Caritas a continuare il notevole lavoro svolto, con il supporto dei loro partner, per assistere le popolazioni più vulnerabili.
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AMERICA/MESSICO - Assalito gruppo che portava aiuti umanitari, ferita una suora: “Non vogliamo più sofferenza!” chiede Mons. Aguilar

Fides IT - www.fides.org - sex, 20/11/2020 - 10:26
San Cristóbal de las Casas - E’ indirizzato ai tre livelli di governo, ai difensori dei diritti umani, ai social media nazionali e internazionali, agli uomini e alle donne di buona volontà, ai credenti della diocesi di San Cristóbal de las Casas, il messaggio del Vescovo, Mons. Rodrigo Aguilar Martínez, che esprime il profondo dolore “di fronte alla sofferenza, al dolore, alla morte e agli sfollati dovuti allo scontro nelle comunità sorelle di Santa María Magdalena e Santa Marta".
Il Vescovo ribadisce la sua grande preoccupazione “perché il problema di fondo non è stato risolto e la violenza è aumentata con attacchi quotidiani in diversi punti e in diverse comunità di Aldama. In più occasioni, privatamente o pubblicamente, abbiamo denunciato questa situazione dinanzi agli organi di governo federale e statale, come abbiamo chiesto il disarmo dei gruppi paramilitari”.
Un gruppo della Caritas di San Cristóbal de las Casas e del Fondo per la salute dei bambini indigeni del Messico, in coordinamento con la parrocchia di San Andrés Apóstol, che consegnava aiuti umanitari in viveri alle famiglie sfollate per la violenza armata, è stato aggredito a colpi di arma da fuoco il 18 novembre nella comunità di Cotzilnam, Aldama , da un gruppo armato paramilitare. “A causa della situazione – sottolinea il Vescovo -, gli aiuti umanitari non sono stati consegnati alle comunità che soffrono una crisi alimentare e dei servizi di base. La nostra religiosa María Isabel Hernández Rea, delle Suore Domenicane della Regina del Santo Rosario, operatore pastorale di questa diocesi, è rimasta ferita nell’attacco”.
Mons. Rodrigo Aguilar Martínez, che firma il messaggio insieme al Vescovo ausiliare e al Vicario per la Giustizia e la Pace della diocesi di San Cristóbal de las Casas, condanna questo attacco e quelli precedenti che le comunità hanno subito, unendosi alla richiesta di chiarire i fatti in fretta e punire i responsabili. “Chiediamo che sia garantita la sicurezza della popolazione vulnerabile nelle comunità dello stato del Chiapas – conclude il messaggio -. Esortiamo lo Stato messicano a disarmare e smantellare i gruppi civili armati paramilitari in quest'area e li sottoponga alla legge insieme a coloro che forniscono loro le armi. Non vogliamo più feriti e morti! Non vogliamo più sfollati! Non vogliamo più sofferenza di donne, ragazze e ragazzi! Non vogliamo più armi nel nostro paese!”
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ASIA - Accordo commerciale in Asia orientale: un volano di sviluppo, se tutelerà i diritti dei più deboli

Fides IT - www.fides.org - sex, 20/11/2020 - 09:38
Hanoi – Solleva speranze e preoccupazioni nella società civile dei diversi paesi asiatici il Regional Comprehensive Economic Partnership , il neonato accordo di cooperazione economica tra 15 nazioni asiatiche che rappresentano, nel complesso, circa un terzo del Pil e della popolazione mondiale. Nelle intenzione dei suoi ideatori, il patto diverrà un volano di sviluppo Asia orientale. Ma la nascita ufficiale – dell'intesa con la firma durante una conferenza virtuale il 15 novembre nella capitale vietnamita Hanoi – ha destato anche preoccupazione, soprattutto tra le organizzazioni della società civile, per gli effetti dell’accordo su quei segmenti di popolazione più fragili e deboli come i contadini o gli artigiani, lavoratori.
“La crisi del Covid dovrebbe essere un’occasione per rendersi conto di quanto siano importanti agricoltori, pescatori e altri produttori di beni alimentari”, ha commentato l’Ong indonesiana “Solidaritas Perempuan”. Reti e piattaforme asiatiche di monitoraggio dei diritti umani come “Focus on Global South” sottolineano i pericoli per i lavoratori informali, le piccole imprese manifatturiere e gli agricoltori: tutta gente che vive grazie a margini di guadagno minimi u ciò che vende ai mediatori che poi esportano. Ridurre drasticamente le tariffe dei prodotti agricoli, per esempio, potrebbe avere conseguenze tragiche per i piccoli produttori e per le donne che lavorano per la sussistenza delle loro famiglie con un’agricoltura su piccola scala. La situazione, mettono in guardia le Ong, è aggravata dal Covid-19.
L’Asia Pacific Forum on Women, Law and Development , con sede a Kuala Lumpur , riferendosi al Rcep ha affermato. “In Asia la pandemia ha preso tante vite, distrutto economie, spazzato via milioni di posti di lavoro e mezzi di sussistenza in un modo mai visto prima. In questo momento, qualsiasi decisione economica, fiscale e politica deve riflettere i bisogni e le priorità dei popoli”.
Da Manila, anche l’Ong “Trade Justice Pilipinas” si è unita al coro: “Negli anni in cui abbiamo seguito i negoziati, abbiamo costantemente espresso le nostre preoccupazioni sulle implicazioni negative del Rcep sull’economia filippina”. Le preoccupazioni sono condivise dai sindacati di Indonesia, Corea del Sud, Australia, Malaysia e Cambogia che, come afferma la piattaforma di sindacati “Public Service International” hanno espresso le loro riserve rispetto agli effetti dell’accordo sui posti di lavoro.
La maratona negoziale del Rcep è iniziata 8 anni fa con un negoziato avviato nel 2011 a Bali durante un summit dell’Asean. L’anno scorso l'India, in un primo tempo coinvolta, si è ritirata facendo cosi rinviare di un anno l’inaugurazione ufficiale dell’accordo. Il Rcep comprende tutti e dieci i Paesi dell’ASEAN e cinque paesi di Oceania e Asia orientale: Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda.
L’accordo intende ridurre progressivamente dazi e tariffe su molti beni e servizi, integrando gli impegni già stabiliti con l’Organizzazione Mondiale del Commercio con l'inclusione di settori come l’e-commerce o i diritti di proprietà intellettuale. Anche se non sarà facile allineare situazioni economiche molto diverse tra loro, i 15 paesi che hanno avviato il Rcep hanno previsto clausole di salvaguardia che mirano a proteggere determinati prodotti o paesi. Il Rcep nasce infatti anche come struttura di cooperazione multilaterale per la ricerca di un mutuo vantaggio economico.

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ASIA/PAKISTAN - Il Cardinale Coutts: “Chiediamo il rispetto dei nostri diritti di cittadini del Pakistan”

Fides IT - www.fides.org - sex, 20/11/2020 - 09:00
Karachi - “Siamo cittadini del Pakistan e la legge è la stessa per ogni cittadino del Pakistan; è responsabilità dello Stato garantire giustizia ai suoi cittadini. La questione del rapimento, delle conversioni forzate e dei matrimoni forzati dovrebbe essere trattata sulla base dei diritti umani, invece di renderla una questione religiosa. È responsabilità dello Stato fornire protezione, tutelare a assicurare la giustizia a ogni cittadino, senza distinzione di credo, cultura, etnia, classe sociale": è quanto ha dichiarato il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, in un incontro tenutosi nella Cattedrale di San Patrizio a Karachi ieri, 19 novembre, organizzato dalla Commissione "Giustizia e Pace" della Chiesa locale, per per discutere della questione di Arzoo Raja e di altre ragazze cristiane minorenni rapite, costrette a convertirsi all'islam e a sposare i loro rapitori.
Come appreso dall'Agenzia Fides, il Cardinale Joseph Coutts ha detto: "Apprezzo tutti i nostri fratelli e sorelle cristiani che si impegnano ad affrontare e risolvere questi casi di rapimento, conversione forzata e matrimoni di ragazze minorenni; apprezzo anche il ruolo delle persone della società civile e il loro sostegno per portare giustizia alle ragazze e alle loro famiglie”. Il Cardinale ha aggiunto: "Sono grato a Bilawal Zardari per essere intervenuto sul caso di Arzoo Raja, apprezziamo il Consiglio medico, la magistratura, tutti i leader politici e gli attivisti per i diritti umani per aver affrontato la questione e essersi fatti avanti per segnalare il caso di Arzoo Raja e sostenere la giustizia". Ha osservato il Card. Coutts: “Esistono leggi che riconoscono e puniscono tali crimini commessi; i colpevoli dovranno essere puniti secondo la legge del Paese: rapire qualcuno , costringerlo a sposarsi o costringerlo a cambiare religione è un crimine punibile ai sensi delle leggi vigenti”.
L'incontro è stato organizzato e moderato da p. Saleh Diego, Direttore della Commissione "Giustizia e Pace" e Vicario generale dell'arcidiocesi di Karachi. Erano presenti sacerdoti cattolici, Pastori delle chiese protestanti , avvocati cristiani, attivisti per i diritti umani, promotori dei diritti delle minoranze, laici e cittadini di altre religioni: tutti sono stati esortati a lavorare insieme per promuovere la giustizia ed eguali diritti per ogni cittadino, senza distinzione di religione, cultura, etnia.
P. Saleh Diego, rivolgendosi a una platea di circa 100 persone, ha dichiarato: “Dobbiamo continuare i nostri sforzi e lavorare in unità, ma allo stesso tempo dobbiamo evitare di diffondere voci inutili e fake news su casi di rapimenti, conversioni forzate e matrimoni", mettendo in guardia dalle voci non confermate che vanno poi a danneggiare i casi e le situazioni reali.
P. Saleh Diego ha inoltre affermato: “Apprezziamo tutti coloro che hanno alzato la voce attraverso le piattaforme dei social media, ma auspichiamo che tali questioni non siano evidenziate come questioni di carattere religioso: prima di tutto siamo cittadini pakistani e poi siamo una minoranza religiosa del Pakistan. Dobbiamo sostenere i funzionari statali, le forze di sicurezza e la magistratura perchè facciano rispettare la legge e garantiscano i diritti di tutti".

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AMERICA/NICARAGUA - L’uragano Iota sconvolge la zona di Peñas Blancas causando morti, dispersi e distruzione

Fides IT - www.fides.org - sex, 20/11/2020 - 08:49
Matagalpa – "Profondo dolore per quello che è accaduto nel Massiccio di Peñas Blancas, tra La Dalia e Rancho Grande. In questo momento, i nostri sacerdoti si stanno mobilitando in quella zona e ci mettiamo a disposizione di tutti coloro che sono colpiti. Vi terrò informati". Queste le parole di Mons. Rolando José Alvarez, Vescovo della diocesi di Matagalpa , inviate a Fides, dove l'uragano Iota ha fatto gravi danni e causando 18 morti, secondo i dati ufficiali.
Nella zona di Peñas Blancas i testimoni raccontano una scena terrificante: la valanga creata dall'uragano ha creato un fiume di fango e pietre lungo un chilometro, per 200 metri di larghezza, che ha portato via tutto quello che trovava al suo passaggio.
Sebbene il governatore del dipartimento di Matagalpa, Pedro Haslam, avesse informato di sei morti il giorno 17 novembre, ha poi annunciato che a causa di una frana di vaste proporzioni abbattutasi nelle ultime ore in una zona del municipio di Tuma La Dalia, nel massiccio di Peñas Blancas, ci sono altre persone decedute.
Il bilancio preliminare dello smottamento, ha precisato Haslam parlando alla tv 'Canal Cuatro', era di 15 persone considerate scomparse. Successivamente i soccorritori hanno recuperato quattro cadaveri e trovato quattro persone in vita, mentre continuano le ricerche degli altri sette dispersi.
L'uragano Iota, secondo il rapporto ufficiale del governo, ha causato in Nicaragua almeno sei morti e gravi danni materiali. Lo ha reso noto la vicepresidente nicaraguense, Rosa Murillo. In una dichiarazioni ai media, Murillo ha ricordato che l'uragano ha toccato il Nicaragua classificato con categoria 5, la massima della scala Saffir-Simpson, con venti che toccavano i 260 km/h. Purtroppo fra le persone decedute, ci sono dei bambini. Fino ieri i soccorritori cercavano di localizzare altre persone scomparse.

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ASIA/INDIA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Hyderabad e nomina

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 12:32
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolitana di Hyderabad , presentata da S.E. Mons. Thumma Bala. Contemporaneamente ha nominato Arcivescovo Metropolita della medesima Circoscrizione ecclesiastica, S.E. Mons. Anthony Poola, finora Vescovo di Kurnool.
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AFRICA/EGITTO - Cristiani e musulmani di Minya chiedono di rimuovere dai documenti d’identità i riferimenti alle appartenenze religiose

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 12:08
Minya – Per contrastare discriminazioni e settarismi che lacerano il tessuto sociale egiziano conviene rimuovere dai documenti di identità i riferimenti alla propria appartenenza religiosa. È questa la proposta rilanciata da un gruppo di cristiani e musulmani riunitisi nella città egiziana di Minya con l’intento di formulare proposte utili per sostenere una pacifica convivenza civile e disinnescare fanatismi e estremismi alimentati con propagande che strumentalizzano contenuti e linguaggi religiosi. All’incontro hanno partecipato anche alcuni sacerdoti copti di Minya, insieme a esponenti delle locali comunità islamiche.
In Egitto la controversia sulla appartenenza religiosa da indicare nei documenti d’identità è stata sollevata già negli anni Novanta del secolo scorso, e finora era stata appannaggio soprattutto di gruppi di atei, agnostici e altri egiziani che non vogliono essere identificati come musulmani, cristiani o ebrei. In alcuni casi, come quello dei seguaci della dottrina baháʼí, il rifiuto di indicare la propria appartenenza religiosa nei documenti di identità personali ha comportato di fatto l’impossibilità di esercitare i propri diritti civili e di usufruire dei servizi statali. Ad agosto 2009, la situazione è apparentemente risolta, dal punto di vista legale, con il riconoscimento della possibilità di riempire con un semplice trattino lo spazio del documento in cui va indicata la propria appartenenza religiosa. Agenzia Fides 19/11/2020)
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AFRICA/MOZAMBICO - I Vescovi vicini agli oltre 500.000 sfollati per le violenze da Cabo Delgado, lanciano un appello al dialogo

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 11:15
Maputo – “Esprimiamo la nostra fraterna vicinanza ai fratelli e concittadini di Cabo Delgado e assicuriamo loro la nostra costante preghiera nella speranza di trovare vie di dialogo che facilitino la fine del terribile conflitto e il conseguente dramma umanitario” affermano i membri della Conferenza episcopale del Mozambico al termine dell’Assemblea Plenaria tenutasi dal 9 al 14 novembre, a Maputo.
Nel comunicato finale i Vescovi si definiscono Pastori che si sforzano di vivere e testimoniare la speranza in questi momenti di grande tribolazione per il gregge loro affidato, causati, da un lato, alla pandemia globale di coronavirus e, dall'altro, alla guerra di Cabo Delgado , oltre ad altre forme di violenza, rapimenti, criminalità e violazioni dei diritti umani che, purtroppo, si stanno moltiplicando nella società mozambicana.
La Conferenza Episcopale ricorda la sollecitudine e i gesti concreti di Papa Francesco nei confronti delle popolazioni mozambicane; sottolinea l'importanza dell'educazione a tutti i livelli per accrescere lo sviluppo sociale, nonché l'urgenza di recuperare la memoria storica del Mozambico per realizzare un vero cammino di riconciliazione nazionale. “È responsabilità di ognuno - sottolineano - lavorare per uscire dalle crisi attuali”.
Sono quasi 500mila le persone sfollate nella provincia di Cabo Delgado, nel Mozambico settentrionale, a seguito delle azioni dei miliziani islamisti iniziate nell'ottobre 2017, secondo gli ultimi dati forniti dal Primo Ministro mozambicano, Carlos Agostinho do Rosario.
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AMERICA/STATI UNITI - Conclusa l’Assemblea dei Vescovi: tra i temi maggiormente dibattuti il razzismo

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 11:05
Washington – La Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti ha approvato tre punti d'azione, a modo di conclusione della loro Assemblea generale autunnale 2020, che si è svolta il 16 e 17 novembre in formato virtuale per la prima volta nella storia della Chiesa in questo paese . I Vescovi hanno approvato le priorità strategiche riviste per il piano USCCB 2021-24, sul tema "Creato di nuovo dal corpo e dal sangue di Cristo: fonte della nostra guarigione e della nostra speranza".
I Vescovi hanno anche approvato il rinnovo del “Comitato ad hoc contro il razzismo” che si dedica ad affrontare il peccato del razzismo. Il Comitato è stato istituito nell'agosto 2017, su raccomandazione unanime del Comitato esecutivo dell'USCCB e in consultazione con i membri del Comitato per le priorità e i piani dell'USCCB. L’Assemblea ha inoltre approvato le proposte di bilancia per il 2021 presentate dalla Commissione per il bilancio e le finanze.
Durante questa “due giorni” di assemblea, ci sono stati diversi interventi che hanno preso spunto dalla gravità e dall’importanza degli eventi che si stanno verificando. Alcuni Vescovi hanno parlato sull'ingiustizia razziale, dopo proteste e violenze avvenute dopo l'uccisione da parte della polizia di George Floyd a Minneapolis, a maggio. L'Arcivescovo William Lori di Baltimora è stato tra i tanti che hanno descritto le sessioni di ascolto organizzate dalla Chiesa per i membri della comunità, per condividere le loro esperienze con il razzismo e le loro opinioni su come ridurlo. "Queste conversazioni possono essere difficili, dolorose" ha detto Mons. Lori. "Molte persone non pensano di aver bisogno di queste conversazioni perché non si considerano razziste. La realtà è molto diversa". Tra le numerose iniziative legate al tema, Mons. Lori ha annunciato che la sua arcidiocesi sta costruendo una nuova scuola cattolica K-8 in uno dei quartieri più poveri di Baltimora.

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ASIA/PAKISTAN - Un frate-giornalista alla guida dei Cappuccini in Pakistan: la missione del dialogo

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 10:51
Multan - “Il Signore mi chiama, nella mia vocazione al sacerdozio e alla vita francescana fraterna, a servire come Custode della 'Mariam Siddeeqa Capuchin Custody' in Pakistan. È una benedizione di Dio. Vorrei ricordare l'amato ex Custode p. Francis Nadeem OFM Cap, che ci ha lasciato, e continuare la missione da lui tracciata": con queste parole, in un kessaggio inviato all'Agenzia Fides, p. Khalid Rehmat OFM Cap, ha accolto l'elezione a nuovo Custode dei Cappuccini in Pakistan. Per prima volta, a causa della pandemia, le elezioni si sono tenute online e i frati cappuccini hanno inviato le loro preferenze tramite e-mail alla sede centrale in Belgio, Provincia francescana cui la Custodia in Pakistan è legata.
P. Khalid Rehmat OFM Cap assume l'incarico di Custode dopo la morte improvvisa di p. Francis Nadeem OFM Cap frate francescano noto Pakistan per i frutti ottenuti nel dialogo interreligioso e nel campo dell'armonia interreligiosa in Pakistan. P. Khalid Rehmat definisce p. Francis Nadeem OFM Cap "un grande maestro, fratello e mentore, un leader meraviglioso, figura paterna per me e per tutti i nostri frati cappuccini in Pakistan. La sua opera sarà preziosa fonte di ispirazione”.
Da novembre 2014 p. Khalid Rehmat prestava servizio come parroco nella parrocchia di Nostra Signora del Monte Carmelo a Sialkot, nell'arcidiocesi di Lahore. Allo stesso tempo era da otto ani direttore della rivista quindicinale cattolica "Naqeeb".
P. Khalid Rehmat afferma: “Anche la comunicazione è una missione, in cui annunciare il Vangelo. Ora il mio compito è prendermi cura dei miei confratelli sacerdoti e delle missioni dei Cappuccini in Pakistan. Come ero presente per accompagnare i bisogni spirituali dei miei parrocchiani, così vorrei fare per i frati". Negli ultimi sei anni p. Rehmat costruito nove cappelle cattoliche nella parrocchia di Sialkot, parte dell'arcidiocesi di Lahore, e tre case per i catechisti: il su desiderio e impegno per l'evangelizzazione si esprimerà anche nel seguire e promuovere opere missionarie.
P. Khalid Rehmat OFM Cap ha emesso la professione solenne nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini a dicembre 2007 ed è stato ordinato sacerdote nel 2008 nella Cattedrale del Sacro Cuore di Lahore. Immediatamente dopo la sua ordinazione, è stato aggiunto coinvolto nel del comitato editoriale della rivista quindicinale cattolica "Naqeeb". È membro del Consiglio Superiore di Ordine dei Cappuccini dal 2014.
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AFRICA/CAMERUN - Il Cardinale Tumi chiede amnistia e ritiro dell’esercito per fermare il conflitto secessionista

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 10:39


Yaoundé – “Credo che ora spetti al Capo dello Stato fare qualcosa e credo che possa farlo, cioè dichiarare l'amnistia affinché ci sia pace e che i bambini andare a scuola” ha affermato Sua Eminenza il Cardinale Christian Tumi, Arcivescovo emerito di Douala, in una intervista a qualche giorno dal suo rilascio dopo il breve rapimento del 5 novembre da parte dei separatisti anglofoni nel nord-ovest del Camerun .
Il Cardinale Tumi ha dichiarato di essere stato trattato bene dai suoi rapitori con i quali ha discusso di politica. “Volevano sapere quale fosse la mia opinione sulla forma di governo del paese. Ho detto loro: è il federalismo” afferma il 90enne Cardinale.
L’Arcivescovo emerito di Douala preme per una soluzione pacifica della crisi nelle regioni anglofone camerunesi. Oltre all’amnistia chiede che “l'esercito rientri in caserma e questi ragazzi depongano le armi”.
La modalità di governo del Camerun è uno dei punti di differenza tra il governo e i separatisti. Durante il Grande Dialogo Nazionale convocato per trovare soluzioni alla crisi secessionista , una delle proposte più importanti avanzate dalle otto commissioni è stata quella sul decentramento, con la concessione di uno statuto speciale alle regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest. Una soluzione di equilibrio tra il centralismo imposto dal governo di Yaoundé - la causa principale della crisi anglofona - e il federalismo richiesto da molti abitanti delle regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest.
Dal 2016 le due regioni, nel nord-ovest e nel sud-ovest, sono in preda ad una crisi secessionista nata dalla richiesta delle popolazioni locali anglofone di potere utilizzare la lingua inglese al posto di quella francese a scuola e nei tribunali.
A febbraio di quest’anno, in una lettera aperta al Presidente del Camerun, Paul Biya, 16 Vescovi di 10 Paesi di tutti i continenti, invitavano a trovare “una soluzione duratura ai problemi del Camerun” attraverso “un processo di mediazione che includa i gruppi separatisti armati e i leader della società civile non violenta” .
Nella lettera i Vescovi ricordavano che “la violenza e le atrocità commesse da tutte le parti in conflitto hanno costretto 656.000 camerunesi di lingua inglese a lasciare le loro case, 800.000 bambini a non andare più a scuola , 50.000 persone a fuggire in Nigeria, distrutto centinaia di villaggi e ucciso almeno 2.000 persone”.
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AMERICA/BRASILE - Laici attivi a servizio della vita e della giustizia: settimana nazionale del laicato

Fides IT - www.fides.org - qui, 19/11/2020 - 09:39
Brasilia - “Questa celebrazione è motivo di gioia e anche di interrogarci. Cosa ci chiede questo tempo? Che cosa possiamo fare noi, laici e laiche, a partire da questa celebrazione della giornata dei cristiani laici?" E’ l’interrogativo posto dalla presidente del Consiglio Nazionale dei Laici del Brasile , Sonia Gomes de Oliveira, in vista della celebrazione della Giornata nazionale dei Cristiani laici e laiche 2020, che avrà il suo culmine il 22 novembre, nella solennità di Cristo Re.
Secondo la nota pervenuta a Fides, per tutta la settimana dal 16 al 27 novembre, il CNLB in collaborazione con la Commissione per i Laici della Conferenza episcopale brasiliana , ha programmato diverse iniziative per riflettere sulla presenza e la missione dei laici nella Chiesa del Brasile. Il tema della Giornata Nazionale 2020 è "Testimonianza e profezia al servizio della vita".
Alla luce del versetto biblico che caratterizza la Giornata, "Io, il Signore, ti ho chiamato al servizio della giustizia", tratto dal profeta Isaia , la presidente del CNLB pone una domanda ai laici brasiliani: "Noi cristiani laici e laiche come ci poniamo al servizio della vita e della giustizia? Nell’ambito delle garanzie dei diritti e della partecipazione popolare, nelle piazze dove la gente è senza casa, insieme ai giovani neri che muoiono, insieme alle donne vittime di violenza e nella Chiesa stessa?"
Il Vescovo di Tocantinopolis e presidente della Commissione Episcopale per la pastorale dei laici, Mons. Giovane Pereira de Melo, sottolinea che c'è grande partecipazione dei laici alla vita della Chiesa in Brasile: "Il nostro laicato è un laicato attivo, che cerca di organizzarsi ed è presente nei vari spazi ecclesiali, nella leadership, nelle comunità ecclesiali, nelle associazioni e nei movimenti e in altre organizzazioni ecclesiali". D'altra parte, il Vescovo rileva che ci sono un gran numero di cristiani laici che restano ancora in tribuna, che tifano ma non entrano in gioco. "C'è una grande sfida per i cristiani laici, per i battezzati, di prendere coscienza del loro battesimo, della loro fede, della loro missione e vocazione, di essere una presenza trasformante come soggetti ecclesiali non solo nella Chiesa, ma nelle realtà del mondo".
"Nel documento n. 105 della CNBB, i Vescovi del Brasile sottolineano l'importanza e la necessità di un laicato che sia protagonista. È necessario che la Chiesa, specialmente noi ministri ordinati, riconosca l'importanza, il ruolo e il protagonismo dei laici nella Chiesa in Brasile" conclude Mons. Pereira de Melo.
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