ASIA/TERRA SANTA - #PeacefulHarvest. Campagna del Consiglio ecumenico delle Chiese per garantire un “raccolto pacifico” delle olive in Palestina

Fides IT - www.fides.org - 2 horas 46 minutos atrás
Nablus – Il programma di accompagnamento ecumenico del Consiglio ecumenico delle Chiese Lancia una campagna pubblica per garantire che le famiglie palestinesi possano vivere senza problemi la stagione della raccolta delle olive, rimuovendo ostacoli o impedimenti di ordine politico o militare che possono rendere per loro difficile o impossibile l’accesso agli oliveti di loro proprietà. In questo periodo dell’anno – si legge nell’appello lanciato dal Consiglio ecumenico – famiglie palestinesi e membri della comunità, giovani e vecchi, “si riuniscono negli uliveti per giorni di duro lavoro. I loro ulivi, che a volte hanno diverse centinaia di anni, raccontano storie di perseveranza, di radicamento e di resilienza. Risate e cibo sono condivisi sotto gli alberi. E’ un tempo di gioia, ma anche un tempo di lotta per molti palestinesi che vivono sotto l’occupazione israeliana”. L’appello riferisce che spesso “restrizioni alla circolazione, accessi negati ai terreni, demolizioni di edifici agricoli, costruzione di insediamenti e violenti attacchi e molestie da parte di coloni estremisti penalizzano gli agricoltori palestinesi e le loro famiglie”, quest’anno resi ancora più vulnerabili perché a causa delle restrizione dovute alla pandemia da COVID 19 non possono essere presenti molti degli attivisti israeliani e internazionali per la pace che di solito rappresentano una presenza solidale durante la raccolta delle olive in Palestina.
La campagna per monitorare e sostenere “da remoto” le famiglie di agricoltori palestinesi, connotata anche dall’hastag #PeacefulHarvest, si servirà delle reti sociali per diffondere informazioni e aggiornamenti in merito allo svolgimento concreto della raccolta delle olive.
All’inizio di ottobre, un gruppo di coloni ha occupato terre agricole palestinesi nei pressi di Nablus, portando con sé un centinaio di pecore. Il gruppo di coloni, sotto la protezione dell'esercito di occupazione, ha costruito una strada di collegamento con una vicina colonia, linea elettrica e tubi per il rifornimento di acqua. La prima azione dei nuovi coloni è stata lo sradicamento di olivi nelle terre adiacenti.
Secondo quanto riportato dal Centro di documentazione palestinese, le autorità militari israeliane hanno emesso 63 ordinanze di divieto di accesso a uliveti palestinesi, in concomitanza con l'avvio della raccolta delle olive.
Categorias: Dalla Chiesa

VATICANO - Suor Tremarelli: "Bambini e ragazzi coinvolti nell'annuncio di Cristo nel mese missionario"

Fides IT - www.fides.org - 3 horas 2 minutos atrás
Città del Vaticano - "Bambini e ragazzi sono protagonisti del mese missionario e dell'animazione missionaria in tutto il mondo. Sono i piccoli discepoli-missionari che evangelizzano, con la preghiera e la testimonianza di Gesù, nelle scuole, nelle loro stesse case, nei luoghi che frequentano con i loro coetanei": lo racconta all'Agenzia Fides suor Roberta Tremarelli, Segretaria generale della Pontificia Opera dell'Infanzia Missionaria, una delle quattro Pontificie Opere Missionarie che, radicata in oltre 130 paesi, opera con il motto "I bambini evangelizzano i bambini, i bambini pregano per i bambini, i bambini aiutano i bambini di tutto il mondo". L'opera, detta anche della "Pontificia Opera della Santa Infanzia" , si propone di accompagnare bambini, ragazzi, adolescenti, a sviluppare uno spirito missionario, aiutandoli a condividere la fede e i mezzi materiali, specialmente con i piccoli bambini più bisognosi.
Nell'mese di ottobre, tradizionalmente dedicato dalla Chiesa alle missioni, "questa animazione si rivela uno strumento di crescita nella fede, anche in prospettiva vocazionale", rimarca suor Tremarelli, religiosa dell’Istituto delle suore Ancelle Missionarie del Santissimo Sacramento. "Tutti i battezzati sono chiamati a donare il Vangelo, indipendentemente dalla loro età", prosegue suor Tremarelli, riferendo che in molti paesi del mondo "i ragazzi hanno fatto proprio il messaggio del Papa per la Giornata Missionaria Mondiale, dicendo: eccoci, manda noi, ragazzi missionari".
Suor Roberta cita pesi come il Perù "dove l'animazione missionaria della comunità locale è stata rafforzata dalla preghiera e dalla testimonianza di fede di bambini e ragazzi". La loro presenza nella Chiesa, rileva la Segretaria della POSI "è importante perchè i bambini si educano ad aprire i loro orizzonti al prossimo, a quanti sono in terre lontane. E, quando diverranno giovani o adulti, questo seme, per opera dello Spirito Santo, germoglierà e darà loro un cuore e uno sguardo rivolto al prossimo, aperto alle sfide della missione".
In particolare questo tempo, segnato dalla pandemia, ha interpellato, in tanti paesi del mondo, l'Opera della Infanzia Missionaria, e l'animazione ha fatto ricorso spesso alle nuove tecnologie, dato che molti di questi ragazzi sono "nativi digitali". "In india - riferisce suor Tremarelli - la sezione locale della POSI ha svolto un'opera di sensibilizzazione già da settembre, postando ogni giorno sui canali web e sui social media un video per far conoscere la realtà sociale dell'infanzia di un dato continente. Nel mese di ottobre l'animazione è proseguita incoraggiando la preghiera e la raccolta materiale di aiuti per i popoli e soprattutto per i bambini più poveri e bisognosi di quel dato continente".
Suor Roberta ricorda anche l'opera di formazione svolta dalla POSI sulle piattaforme digitali come 'Zoom', che hanno aiutato a far sentire vicini i ragazzi, anche se le condizioni locali non lo permettevano, date le restrizioni imposte per la pandemia: "E' avvenuto, ad esempio, in paesi come l'Honduras, ma anche in Zambia e Malawi in Africa", rileva
Un ultimo aspetto, non secondario, tocca l'evangelizzazione delle famiglie: "Promuovere la preghiera, la formazione, la sensibilizzazione missionaria con i bambini è occasione per arrivare alle loro famiglie: in tutto il mondo i ragazzi coinvolgono i loro genitori nelle iniziative di missionarietà e questo è un aspetto molto importante, che aiuta a rinnova e ravvivare la fede degli adulti, nell'intera comunità cattolica".
"La POSI - rimarca - mira a un coinvolgimento personale e comunitario per far sentire i ragazzi parte di una famiglia dove ognuno è importante e tutti si aiutano. Questa la sfida pedagogica attuale: aprire il cuore all’universalità, per contribuire alla salvezza dei loro coetanei". Spiega la Segretaria generale: "Le modalità concrete in cui si esprime questo coinvolgimento sono tre: preghiera, offerta e sacrificio. I bambini dell’Infanzia Missionaria pregano tutti i giorni per gli altri bambini e per la diffusione del messaggio evangelico. La colletta, poi, è il frutto dei sacrifici dei ragazzi: ognuno ci mette del suo per dare un futuro migliore ai bambini del mondo. Grazie a questi aiuti, tantissimi ragazzi possono conoscere Gesù e la sua Parola, mangiare, studiare, avere un tetto sotto cui dormire, curarsi. Infine, vi è la testimonianza missionaria: con il loro comportamento e con il loro messaggio i ragazzi missionari sono testimoni ed esempio di vita per i loro coetanei e per tutta la comunità".
La Pontificia Opere della Infanzia Missionaria nasce quando, a metà dell’Ottocento, il Vescovo francese mons. Charles de Forbin-Janson rimase colpito dalle notizie che arrivavano dai missionari francesi in Cina sui numerosi bambini che morivano senza aver ricevuto il battesimo. Rammaricato per non poter partire personalmente come missionario, chiese consiglio a Pauline Jaricot, fondatrice della Pontifica Opera della Propagazione della Fede. Lo scambio di idee tra i due fu illuminante e il Vescovo ebbe l’idea di coinvolgere i bambini della Francia in modo che essi, tramite la preghiera e la collaborazione materiale, potessero aiutare i loro coetanei cinesi. “Un’Ave Maria al giorno, un soldino al mese” per curare un bambino e salvare la sua anima: fu questo l'impegno proposto dal Vescovo di Nancy ai bambini francesi. Era il 19 maggio 1843 quando, con quest’iniziativa, fu gettato il seme dal quale sarebbe germogliata l’Opera dell'Infanzia missionaria. Anni dopo verrà coniato il motto “i bambini aiutano i bambini”, che ben sintetizza l’intuizione del fondatore e il carisma dell’opera.
In breve tempo molti altri paesi aderirono al progetto. Il 3 maggio 1922 Papa Pio XI riconobbe l'Opera come Pontificia, mentre il 4 dicembre del 1950 Papa Pio XII istituì la "Giornata Mondiale della Santa Infanzia", dichiarando come data di celebrazione il giorno dell’Epifania, ma dando libertà ad ogni nazione di adattare la data alle esigenze locali.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/CONGO RD - Oltre cento giovani cresimati in una parrocchia di Kinshasa inviati come "missionari nelle periferie"

Fides IT - www.fides.org - 3 horas 21 minutos atrás
Kinshasa - “Ciò che Dio si aspetta da ciascuno di noi è una disponibilità vera e sincera ad andare in missione. Tutti devono dire a Dio oggi: eccomi Signore, manda me. Oltre alla nostra disponibilità, è anche nostra responsabilità sostenere il lavoro della missione della Chiesa" ha esortato Sua Eminenza il Cardinale Fridolin Ambongo, Arcivescovo Metropolita di Kinshasa, il 18 ottobre, Giornata Missionaria Mondiale, nella Parrocchia di Notre Dame de Fatima a Kinshasa, dove si trovava in visita pastorale.
Durante la messa il Cardinale Fridolin Ambongo ha conferito il sacramento della confermazione a più di 100 persone; giovani che rispondono alla chiamata ad essere missionari. Era assistito da Sua Ecc. Mons. Ernest Ngboko, Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro, che soggiornava a Kinshasa.
Affidata ai Missionari della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, Nostra Signora di Fatima è una parrocchia missionaria nella sua visione. Intende sostenere l'inizio di una nuova missione nella periferia di Kinshasa. All'inizio della Messa, questa speciale intenzione di preghiera è stata formulata dal parroco p. Michel Ekonzo: “Preghiamo perché il Signore soddisfi il nostro ardente desiderio di andare in periferia per fondare una nuova missione a favore dei nostri fratelli e sorelle di Menkao 2, sull'altopiano di Bateke”:
È stata la prima visita pastorale dell'Arcivescovo di Kinshasa in questa parrocchia e la sua prima uscita dopo che il Santo Padre lo ha nominato membro del collegio cardinalizio.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/NIGERIA - “Le proteste per le violenze della polizia spia del malessere generale della popolazione” avvertono i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - 4 horas 7 minutos atrás


Abuja – “Lo scioglimento della SARS non risolve gli enormi problemi della Nigeria, perché è inutile curare i sintomi di una malattia quando se ne conosce la causa principale”, affermano i Vescovi nigeriano in una dichiarazione sulle dimostrazioni violente che ancora sconvolgono il Paese dopo l’annunciato scioglimento della Special Anti-Robbery Squad , un’unità speciale di polizia che doveva lottare contro le rapine violente ma che invece si è resa responsabili di azioni criminali contro la stessa popolazione
Per i Vescovi infatti le malefatte degli appartenenti alla SARS sono una spia di un male molto più grave: "L'audacia e l'impunità con cui i funzionari della SARS hanno operato per tutto il tempo è una manifestazione del fallimento dello Stato della Nigeria".
Il 13 ottobre, il capo della polizia in Nigeria ha annunciato la formazione di una nuova unità di polizia, Special Weapons and Tactics , che dovrebbe svolgere i compiti che erano stati affidati alla disciolta SARS. “Non è sufficiente rinominare la disciolta Squadra speciale anti-rapina in SWAT” ribatte p. Uchechukwu Obodoechina, Direttore del dipartimento per gli affari sociali della Conferenza Episcopale della Nigeria. “La gioventù nigeriana insieme al resto dei cittadini nigeriani sono testimoni viventi di situazioni di povertà e malattia, aggravate dal degrado delle infrastrutture, dai sistemi sanitari in rovina, dall'insicurezza endemica e da una vita sociale incerta” sottolinea il sacerdote. “Il tenore di vita della maggior parte delle famiglie nigeriane medie non è per niente di entusiasmante” continua p. Obodoechina che ricorda come sono diventati insopportabili condizioni come “la fame e la povertà, il banditismo e l'insicurezza, la disoccupazione e la corruzione sistemica nei ranghi del governo, l'abuso dei diritti umani e la dissolutezza della classe politica”.
Le proteste contro la SARS hanno così dato vita ad una protesta generalizzata per il degrado delle condizioni di vita della maggioranza dei nigeriani e in particolare dei giovani. “La gioventù nigeriana, con cupa determinazione si è svegliata dal suo sonno per chiedere non solo lo scioglimento della famigerata formazione di sicurezza ma anche un programma di trasformazione sociale immediata in grado di assicurare una vita decorosa a tutti i nigeriani” sottolinea p. Obodoechina.
“I giovani che protestano meritano di essere ascoltati e presi molto sul serio” dice il sacerdote avvertendo il governo di non reprimere con la forza le manifestazioni, suggerendo invece la via del dialogo attraverso la costituzione immediata di un comitato di “statisti anziani, opinion leader, gruppi della società civile” che si riunisca con i leader della protesta per trovare il modo di uscire dalla crisi.

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/ PAKISTAN - Ragazza 13enne cattolica rapita e convertita all'islam: si chiede un'azione decisa del governo

Fides IT - www.fides.org - 4 horas 39 minutos atrás
Karachi - Fatima Arzoo Raja, 13enne cattolica di Karachi, è stata rapita, convertita con la forza all'islam e poi costretta alle nozze con un uomo musulmano 44 anni di nome Ali Azhar che l'ha sequestrata la mattina del 13 ottobre. Come confermato all'Agenzia Fides, è l'ultimo di una serie di casi che sconvolgono e preoccupano la comunità cattolica in Pakistan. Nasir Raza, attivista per i diritti umani che assiste la famiglia cattolica di Raja in questo delicato frangente, parlando all'Agenzia Fides dichiara: “È l'ennesimo caso, una storia che si ripete: il 13 ottobre la ragazza è stata rapita, e lo stesso giorno convertita con la forza all'Islam e costretta alle nozze islamiche impunemente. Fatima stava giocando in casa, è uscita per andare in un negozio, poi non è più tornata. Dopo la sua scomparsa, la famiglia ha sporto denuncia alla polizia contro ignoti intorno alle 17,00 del 13 ottobre”.
Nasir Raza spiega: "Arzoo è una studentessa di 7a classe e, come attesta il regolare certificato di nascita della National Database and Registration Authority , è nata il 31 luglio 2007”. E aggiunge: “La famiglia della ragazza è sotto shock e molto tesa. Il comportamento inappropriato dei poliziotti alla stazione di polizia è un'altra sfida per la famiglia, in preda a sofferenza e disperazione".
Infatti la polizia ha archiviato il caso in quanto, la sera del 14 ottobre, l'avvocato del rapitore ha visitato la stazione di polizia, presentando i documenti che, a suo dire, darebbero piena legittimità all'operazione: un un "Affidavit", firmato da Fatima Arzoo, che attesta la sua libera volontà d per la sua conversione all'Islam e per il matrimonio; il "certificato di conversione all'Islam" e il certificato di matrimonio. Nulla hanno potuto i genitori, che pure hanno fornito il certificato di nascita della ragazza e si sono richiamati alla legge che vieta il matrimonio sotto i 18 anni di età. Secondo il diritto islamico, invece, le nozze sono possibili .
Anthony Naveed, politico cattolico membro dell'Assemblea provinciale della provincia del Sindh, si sta interessando del caso e ha visitato la famiglia. Parlando a Fides, Naveed ha detto: "Ho offerto alla famiglia l'assistenza legale e ho anche parlato con i funzionari di polizia per l'analisi e la revisione del caso" . Anthony Naveed osserva: "La denuncia presentata ora è debole perché è depositata contro ignoti, ma ora che sono noti altri dettagli, bisogna aggiungere informazioni corrette, e richiamare le leggi sulla protezione dei bambini e sul matrimonio infantile". Secondo i difensori, la firma di Fatima sui documenti presentati dal rapitore le è stata estorta con la forza.
Naveed conclude: “L'aumento dei rapimenti e delle conversioni forzate delle adolescenti cristiane e indù è un fenomeno molto grave. L'aumento di questi casi è preoccupante, pur se dovuto alla mentalità ristretta e malata di pochissime persone nella società pakistana. Nell'attuale contesto dello status sociale e politico, le minoranze religiose sono elementi più deboli e quindi le donne e le ragazze delle minoranze diventando un facile bersaglio dei rapitori e di uomini che operano conversioni forzate”.
Secondo Anjum James Paul, cattolico pakistano, presidente dell'Associazione degli insegnanti delle minoranze religiose del Pakistan, "questi rapimenti sono contro la legge e configurano il reato di pedofilia che tutta la società pakistana, in primis le autorità civili, devono combattere con tutte le forze. Chiediamo un forte e deciso intervento del governo per fermare questo fenomeno criminale a danno delle ragazze, le più vulnerabili della società, e che offre un pessima immagine del Pakistan".
Come rileva l'Ong "Human Rights Commission of Pakistan", in una nota inviata all'Agenzia Fides, ogni anno almeno 1.000 donne cristiane e indù vengano rapite e costrette a convertirsi e sposare il loro aggressore. Molte famiglie non denunciano il reato o ritirano le loro denunce, di fronte alle minacce contro altri membri della famiglia.

Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/ARGENTINA - Terra, tetto, lavoro ed enciclica “Fratelli tutti” in tempo di pandemia: incontro virtuale dei movimenti popolari

Fides IT - www.fides.org - 5 horas 2 minutos atrás
Buenos Aires - Poco più di sei mesi fa, Papa Francesco ha scritto una lettera ai movimenti popolari del mondo in un momento “di tante angosce e difficoltà” a seguito dell'impatto della pandemia di Covid-19. In quel testo Francesco denunciava che i lavoratori più umili e indifesi "sono stati esclusi dai benefici della globalizzazione" ma non dai suoi danni: "i mali che affliggono tutti ti colpiscono due volte", quindi li ha incoraggiati a continuare nella lotta per la terra, la casa e il lavoro. Il Papa sottolineava che è tempo di uno stipendio universale per chi non può lavorare e “resistere” all'impatto di questa crisi sanitaria, socio-ambientale ed economica, per dare dignità “ai compiti nobili e insostituibili che svolgono; capaci di garantire e realizzare quello slogan molto umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti”. Alla fine della lettera, il Papa invitava a riflettere con lui “sul progetto di sviluppo umano integrale a cui aspiriamo” per il periodo post-crisi.
In questo contesto, i movimenti popolari e il Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale hanno convocato un incontro di dialogo, sabato 24 ottobre, dalle 14:00 alle 18:00 , in videoconferenza, che sarà trasmesso in diretta sui social. Tre saranno i temi di riflessione. La prima sulla post-pandemia nella chiave delle 3T: terra, tetto e lavoro. Una seconda riflessione si concentrerà sull'ultima enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco dal punto di vista dei movimenti popolari. Il terzo argomento riguarderà il contributo dei movimenti popolari all'”Economia di Francesco”, evento in programma a novembre.
Durante l'incontro ci saranno spazi per condividere le azioni che i movimenti popolari stanno sviluppando durante la pandemia, inoltre verrà presentato il progetto educativo completo dell'Università Latinoamericana delle Periferie . All’incontro parteciperanno il Cardinale Michael Czerny e il Cardinale Peter Turkson, rispettivamente Sottosegretario e Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, insieme a una rappresentanza dei movimenti popolari composta da Unión de Trabajadores de la Economía Popular- UTEP , La Vía Campesina , Slum Dwellers e il Movimiento Mundial de Trabajadores Cristianos . I precedenti Incontri mondiali dei movimenti popolari si sono tenuti a Roma , in Bolivia e Roma .

Link correlati :Per maggiori informazioni
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/MESSICO - Niente pellegrinaggi per la festa di Nostra Signora di Guadalupe: sarà celebrata nelle comunità e nelle famiglie

Fides IT - www.fides.org - 5 horas 20 minutos atrás
Città del Messico - Non ci sarà nessuna celebrazione liturgica nel Santuario della Madonna di Guadalupe l’11 e 12 dicembre di questo anno, e neanche i tradizionali eventi artistici davanti alla Basilica: lo ha comunicato in una lettera indirizzata all’Arcivescovo di Mexico, il Cardinale Carlos Aguiar Retes, il Rettore della Basilica di Guadalupe, Salvador Martinez.
Ogni anno, dal 9 al 12 dicembre, per la festa di Nostra Signora di Guadalupe, circa dieci milioni di persone vengono alla collina del Tepeyac per ringraziare o chiedere favori alla Vergine Maria, venerata come Patrona delle Americhe nel Santuario di Guadalupe.
Secondo i dati diffusi dalla Basilica di Guadalupe e dal governo della capitale, il 12 dicembre 2019, è stata calcolata un'affluenza di circa 10 milioni di pellegrini da tutto il mondo. Sempre secondo la stessa fonte, questo è il luogo di pellegrinaggio mariano che raduna più persone ogni anno, circa 20 milioni in pochi giorni.
Questo anno 2020, al fine di prevenire la diffusione del coronavirus, i responsabili del Santuario, con il consenso del Cardinale Aguiar Retes e della Conferenza Episcopale Messicana, invitano a celebrare la festa in ciascuna delle comunità parrocchiali, nei quartieri, nelle comunità cattoliche o in famiglia.
La domenica di Pasqua, 12 aprile 2020, nel Santuario di Guadalupe, "Imperatrice dell’America", si era svolto "l’Atto di consacrazione alla Santissima Vergine Maria, sotto il titolo di Nostra Signora di Guadalupe, davanti all’espansione del Covid-19 che ha paralizzato il mondo". La Messa, presieduta dal Cardinale Carlos Aguiar Retes, primate del Messico, venne trasmessa dai media: radio, televisione e piattaforme digitali. Oltre ai paesi dell'America Latina e dei Caraibi, all'atto di consacrazione si unirono le Chiese locali degli Stati Uniti, del Canada e delle Filippine. La trasmissione su Facebook aveva raggiunto quasi quarantamila persone contemporaneamente .
Dinanzi alla pandemia che ancora si diffonde, il Rettore della Basilica ha insistito sull’importanza della collaborazione delle diocesi che confinano con la Basilica, da dove partono i pellegrinaggi, chiedendo di promuovere celebrazioni locali per evitare la diffusione del virus. Sarà anche promossa la partecipazione virtuale sui social media come si sta facendo fino ad ora.

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/CAMBOGIA - I cattolici e le organizzazioni umanitarie impegnati nei soccorsi per le vittime delle inondazioni

Fides IT - www.fides.org - 5 horas 27 minutos atrás
Phnom Penh - La comunità cattolica in Cambogia e le agenzie umanitarie hanno intensificato l'impegno per aiutare le persone colpite dalle forti piogge e dalle inondazioni registrate in tutto il paese. Come appreso dall'Agenzia Fides, grazie agli aiuti raccolti dalla Prefettura Apostolica di Battambang e dalla Caritas Cambogia, la chiesa di San Francesco Saverio a Sisopho ha distribuito aiuti alimentari alle famiglie colpite e alle vittime dell'alluvione. Inoltre, per soccorrere quanti non hanno un riparo, la "Jesuit Cambodia Mission" ha accolto alcune famiglie di sfollati nel suo nuovo edificio comunitario, ha detto a Fides il gesuita padre Enrique Figaredo Alvar González, Prefetto Apostolico di Battambang. Inoltre i fedeli cattolici, che si sono mobilitati per l'aiuto materiale, "non dimenticano il conforto spirituale e pregano per tutte le vittime dell'alluvione, non solo in Cambogia ma anche in altri paesi del Sudest asiatico".
A partire dalla scorsa settimana, diverse agenzie umanitarie hanno collaborato con il Comitato nazionale per la gestione dei disastri , fornendo aiuti umanitari alle vittime, nelle quattro province più colpite: la provincia di Pursat, la provincia di Battambang, quelle di Banteay Meanchey e Pailin .
Nella cornice di tali interventi, "la Caritas Cambogia, attiva nel paese dal 1990, in partenership con il NCDM, ha fornito i propri mezzi per contribuire ala ricerca degli sfollati rimasti in zone isolate e all'evacuazione dei gruppi più vulnerabili in aree sicure", ha riferito Houn Kosal, coordinatore del progetto Caritas a Battambang. Tra i materiali e mezzi messi a disposizione, vi sono 20 imbarcazioni di soccorso, 115 giubbotti di salvataggio, 500 tende blu, 500 zanzariere e 500 coperte. La comunità di Battambang ha ringraziato la Caritas Cambogia per aver aiutato i poveri con provviste di cibo e altri beni essenziali.
Secondo dati diffusi dalle agenzie governative, almeno 24 persone sono state uccise e decine di migliaia sono state costrette a fuggire dalle loro case, a causa delle forti piogge e delle inondazioni improvvise, iniziate il il 17 ottobre. Quasi 60.000 case e 240.000 ettari di terreni agricoli sono stati allagati, colpendo 245mila persone in 19 province e città, inclusa la capitale Phnom Penh, e quasi 8.000 famiglie sono state evacuate.
Il primo ministro Hun Sen ha visitato gli sfollati in un campo profughi allestito a Phnom Penh il 19 ottobre, distribuendo coperte e rifornimenti alimentari. Secondo le previsioni, le forti piogge continueranno per alcuni giorni nella maggior parte del paese e anche in altri paesi del Sudest asiatico come Vietnam e Filippine.

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/INDIA - Campagna per la liberazione del gesuita accusato di sedizione: prove manipolate contro di lui

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 12:37
News Delhi - "Saremo implacabili fino a quando padre Stan Swamy e tutti i difensori dei diritti umani che sono falsamente imprigionati non saranno rilasciati incondizionatamente. Siamo accanto a chi dedica la vita per la missione di creare un'India e un mondo più giusto, equo, libero, umano e fraterno. Faremo tutto il possibile, con la forza dello Spirito Santo, per realizzare questa missione": così p. Cedric Prakash, gesuita impegnato per la promozione dei diritti umani e l'integrazione sociale del in Inda, racconta all'Agenzia Fides la campagna, condotta con cortei pubblici e anche sui social media - con il motto "We Stand with Stan" - per la liberazione di padre Stan Swamy SJ. L'83enne sacerdote gesuita, noto per la sua dedizione accanto alle popolazioni indigene nello stato nord-occidentale del Jharkhand, è stato arrestato l'8 ottobre dalla Agenzia di investigazione nazionale con pesanti accuse, del tutto rigettate dal religioso e dalla Chiesa cattolica indiana: quelle di essere un membro del partito armato maoista, di essere colpevole di sedizione e di terrorismo. Padre Stan è stato trasferito in custodia giudiziaria a Mumbai fino al 23 ottobre. I suoi difensori affermano che è stato “messo davanti a prove costruite e manipolate”.
Come rilevano i suoi confratelli, p. Swamy da anni è impegnato a difendere i diritti degli adivasi , soprattutto per la questione relativa alle loro terre ancestrali, tutelandole dai grandi gruppi economici che vogliono utilizzarle per progetti industriali o di sfruttamento. Due giorni prima del suo arresto, p. Stan Swami aveva segnalato la sorte degli adivasi in carcere, contestando gli arresti di migliaia di giovani nativi definiti “maoisti” solo perché “mettono in dubbio e resistono all’ingiusta alienazione e sradicamento dalle terra”. Questa, ritengono i difensori, potrebbe essere l'accusa principale dietro l'arresto del religioso
Come ricorda a Fides p. Prakash, nelle ultime settimane altre 16 persone sono state arrestate con accuse simili, inclusi i noti difensori dei diritti umani Arun Ferreira e Sudha Bharadwaj, entrambi avvocati, e Vernon Gonsalves e Varavara Rao, scrittori. P. Prakash aggiunge allarmato: "La situazione del rispetto dei diritti umani e della vita dei promotori dei diritti umani in India sta andando di male in peggio. Gruppi e individui della società civile continuano a essere intimiditi dalle autorità. Si può dire che si cerca di uccidere la vibrante società civile indiana in modo calcolato. Ma qualunque cosa accada, la nostra campagna continuerà senza sosta".
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/CONGO RD - La popolazione è spaventata dopo l’evasione di massa di guerriglieri dalla prigione di Kangbayi

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 12:07
Kinshasa – Più di 300 detenuti sono fuggiti dalla prigione centrale di Kangbayi, a Beni, nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, durante un'irruzione di un folto gruppo di uomini armati interno alle 4 di questa mattina, 20 ottobre.
Secondo quanto riferisce all’Agenzia Fides un responsabile del CEPADHO , una Ong locale che da anni denuncia le violenze commesse contro la popolazione civile nell’area, “tra gli evasi vi sono appartenenti a diversi gruppi armati, le ADF ma anche Mai-Mai e altre formazioni”. Le ADF sono un gruppo di origine ugandese che da decenni imperversa nel nord-est della RDC. I Mai-Mai sono appartenenti a milizie locali, , che affermano di volersi opporre all’ADF.
“La popolazione è spaventata perché temono che queste persone possano ripetere i crimini per i quali sono stati incarcerati” dicono le fonti del CEPADHO contattate dall’Agenzia Fides.
Secondo un rapporto dell'Ufficio congiunto per i diritti umani delle Nazioni Unite , elaborato insieme alla Missione di stabilizzazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo e all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani , sono 397 i casi di violazioni dei diritti umani attribuibili all’ADF tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020, con l’uccisione di almeno 1.154 persone tra cui 235 donne e 166 bambini .
L’ADF avrebbe aderito allo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Centrale , ma secondo diverse osservatori locali dietro l’agire di questo come di altri gruppi attivi nella regione, vi sono interessi legati allo sfruttamento illegale delle enormi risorse minerarie dell’area .
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/NICARAGUA - Famiglia, libertà, dignità e giustizia sociale: i pilastri su cui costruire il paese

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 11:17
Matagalpa - Monsignor Rolando José Álvarez, Vescovo della diocesi di Matagalpa, nella sua omelia di domenica scorsa, 18 ottobre, ha indicato quattro elementi fondamentali che devono contribuire alla costruzione «morale» del Nicaragua: la famiglia, la libertà di decidere le nostre autorità, la dignità che i cittadini dovrebbero possedere e la giustizia sociale, rappresentata dal rispetto della vita umana.
Il Presule ha nuovamente invitato le autorità di governo, i funzionari e la stessa opposizione a informare su come stiano lavorando per il benessere della popolazione. Mons. Álvarez ha esortato questi settori a seguire l'esempio del politico, scrittore, umanista inglese, venerato dai cattolici, San Tommaso Moro, che si è distinto per praticare il bene e la giustizia, mettendo al primo posto il bene comune e non i suoi interessi personali.
Il Vescovo ha chiesto allo Stato "di rispettare la volontà popolare, e di convivere con una cittadinanza fiduciosa nelle proprie capacità e potenzialità e nell'importanza delle proprie azioni e decisioni". “Non può essere altrimenti, la dignità umana, la famiglia, la libertà e la giustizia sociale offerti come doni naturali all'uomo, non solo incarnano dei diritti, ma la responsabilità a cui lo Stato e la società devono adempiere, come l'urgente impegno sociale verso i più vulnerabili, i poveri e i non protetti. Se ne manca uno, l'edificio crolla!” ha concluso.
Il paese vive una ulteriore forte tensione per le ultime proposte di legge . Il governo ha iniziato ad applicare la nuova “Legge sulla regolamentazione degli agenti stranieri” e così ha tolto la residenza al sacerdote colombiano Luis Arilio Carrillo, che ha lavorato per 4 anni presso la diocesi di Estelì, sotto la guida di Mons. Abelardo Mata. Il sacerdote, membro dell’Istituto missionario San Giovanni Eudes, ha dovuto abbandonare il paese il 16 ottobre. A livello internazionale, oggi si apre la sessione annuale dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani che si occupa tra le altre cose, della situazione dei diritti umani in Nicaragua. Esiste una possibilità, non immediata, di espulsione del Nicaragua da questo Organismo Internazionale, in quanto non segue le direttive date, inoltre c’è la probabilità di sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti e della Comunità europea per il mancato rispetto dei diritti umani in questo paese.

Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/EGITTO - Sale a 1738 il numero di chiese e edifici ecclesiastici “condonati” dalle autorità egiziane

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 10:46
Il Cairo –
Il governo egiziano ha emesso nei giorni scorsi un nuovo decreto in cui riconosce la piena conformità di altre 45 chiese con gli annessi 55 edifici di servizio alle disposizioni che regolano la costruzione dei luoghi di culto cristiani. Con la nuova risoluzione, sancita in una riunione del Comitato governativo incaricato, alla presenza del Premier Mostafa Madbouly, sale a 1738 il numero di chiese e edifici di servizio ausiliari che sono stati condonati da quando è iniziato il processo di “legalizzazione” dei luoghi di culto cristiani costruiti in passato senza i permessi richiesti.
La cadenza alquanto ravvicinata degli incontri operativi in cui vengono approvati i procedimenti che attestano la piena rispondenza dei luoghi di culto cristiani alle norme sulla costruzione di tali edifici conferma la determinazione con cui le autorità egiziane portano avanti il progetto di regolarizzazione delle chiese costruite in passato senza i permessi richiesti.
Il processo di verifica e regolarizzazione è iniziato a partire dall’approvazione della nuova legge sulla costruzione e la gestione dei luoghi di culto, ratificata dal Parlamento egiziano il 30 agosto 2016. Da allora, il Comitato governativo costituito ad hoc si è riunito 17 volte per dare in ogni occasione il proprio nulla osta alla regolarizzazione legale di chiese e immobili di pertinenza ecclesiastica finora considerati in tutto o in parte abusivi dal punto di vista legale.
Le chiese sottoposte al vaglio del Comitato governativo costituito ad hoc sono soprattutto quelle costruite prima che entrasse in vigore la nuova legge sulla costruzione degli edifici di culto cristiani. Il Comitato è incaricato di verificare se migliaia di chiese e luoghi di preghiera cristiani, costruiti in passato senza le autorizzazioni richieste, rispondano agli standard stabiliti dalla nuova legge. La verifica si risolve ordinariamente nella regolarizzazione dei luoghi di culto.
Nei decenni scorsi, molte chiese e cappelle erano state costruite in tutto il territorio egiziano in maniera spontanea, senza tutte le dovute autorizzazioni. Ancora oggi tali edifici, tirati su dalle comunità cristiane locali senza permessi legali, continuano di tanto in tanto ad essere utilizzati come pretesto dai gruppi islamisti per fomentare violenze settarie.
La legge sui luoghi di culto dell’agosto 2016 ha rappresentato per le comunità cristiane egiziane un oggettivo passo avanti rispetto alle cosiddette “10 regole” aggiunte nel 1934 alla legislazione ottomana dal Ministero dell'interno, che vietavano tra l'altro di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. In molti casi, l'applicazione rigida di quelle regole aveva impedito di costruire chiese in città e paesi abitati dai cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell'Alto Egitto.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Invio in missione degli operatori pastorali laici nella diocesi di Yopougon

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 10:46
Abidjan – “Essendo cristiani e inviati, siamo nei nostri vari campi di interesse dei portavoce di Gesù Cristo" ha affermato p. Harold Kouakou domenica 18 ottobre, nella sua omelia in occasione della celebrazione ufficiale della Giornata Missionaria Mondiale nella diocesi di Yopougon. Il Vicedirettore diocesano delle Pontificie Opere Missionarie di Yopougon ha chiesto anche ai fedeli, venuti in gran numero per l'occasione, di interrogarsi sul loro impegno missionario per seguire Cristo.
“Nella missione incontreremo difficoltà, difficoltà di comprensione e di ogni genere. E ci chiederemo l'un l'altro: Signore dove sei? Quindi dicendo: eccomi, manda me, vediamo se siamo davvero pronti a rispondere a questa chiamata” ha sottolineato.
P. Wilfried Bogui, direttore diocesano delle POM ì di Yopougon al termine della messa che ha presieduto in occasione della Giornata Missionaria Mondiale presso la parrocchia di Nostra Signora dell'Annunciazione di Yopougon a nome del Vescovo Jean Salomon Lézoutié, ha inviato in missione gli operatori pastorali laici.
Nel suo discorso al termine della messa, Flore Kouandé, presidente del Consiglio diocesano dei laici, ha espresso tutta la sua gratitudine al primo parroco della diocesi di Yopougon, Mons. Jean Salomon Lézoutié, ai sacerdoti direttori delle POM e ai cappellani di movimenti, associazioni e gruppi di preghiera per il loro accompagnamento nella missione. Ha quindi incoraggiato i laici a riprendere le attività, ricordando l'essenza della loro missione: "Tutti noi, grazie al battesimo, siamo sacerdoti, profeti e re, e investiti di questo status la nostra missione primaria è propagare il buon seme attraverso l'apostolato individuale, di gruppo e associativo, grazie alla testimonianza nella vita reale".
La Messa della Giornata Missionaria Mondiale e dell'invio in missione dei membri del Consiglio diocesano dei laici è stata preceduta il giorno prima, sabato 17 ottobre, da una veglia missionaria presso la parrocchia Saint Mathieu di Yopougon Cité Verte, incentrata sul tema “Eccomi Signore, mandami a fare la tua volontà”.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Invio in missione degli agenti pastorali laici nella diocesi di Yopougon

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 10:46

Abidjan – “Essendo cristiani e inviati, siamo nei nostri vari campi di interesse dei portavoce di Gesù Cristo" ha affermato p. Harold Kouakou domenica 18 ottobre nella sua omelia in occasione della celebrazione ufficiale della Giornata mondiale del missioni nella diocesi di Yopougon.
Il Vicedirettore diocesano delle Pontificie Opere Missionarie di Yopougon ha chiesto anche ai fedeli venuti in gran numero per l'occasione di interrogarsi sul loro impegno missionario per seguire Cristo.
“Nella missione incontreremo difficoltà, difficoltà di comprensione e di ogni genere; E ci chiederemo l'un l'altro: Signore dove sei? Quindi dicendo: eccomi, manda me, vediamo se siamo davvero pronti a rispondere a questa chiamata” ha sottolineato.
P. Wilfried Bogui, direttore diocesano delle POM ì di Yopougon al termine della messa che ha presieduto in occasione della giornata mondiale delle missioni presso la parrocchia di Nostra Signora dell'Annunciazione di Yopougon a nome del Vescovo Jean Salomon Lézoutié, ha inviato in missione gli agenti pastorali laici.
Nel suo discorso al termine della messa, Flore Kouandé, presidente del Consiglio diocesano dei laici, ha espresso tutta la sua gratitudine al primo parroco della diocesi di Yopougon, Mons. Jean Salomon Lézoutié, ai padri direttori delle POM e ai cappellani di movimenti, associazioni e gruppi di preghiera per il loro accompagnamento nella missione, ed ha incoraggiato i laici a riprendere le attività ricordando loro l'essenza della loro missione: "Tutti noi, grazie al battesimo siamo sacerdoti, profeti e re, e investiti di questo status la nostra missione primaria è propagare il buon seme attraverso l'apostolato individuale, di gruppo e associativo, grazie alla testimonianza nella vita reale ".
La Messa celebrativa della Giornata Missionaria Mondiale e dell'invio in missione dei membri del Consiglio diocesano dei laici è stata preceduta il giorno prima, sabato 17 ottobre, da una veglia missionaria presso la parrocchia Saint Mathieu di Yopougon Cité Verte, incentrata sul tema “Eccomi Signore, mandami a fare la tua volontà”.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/THAILANDIA - Non si ferma la protesta dei giovani: in strada il movimento per la democrazia

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 10:01
Bangkok - Sesta giornata consecutiva di manifestazioni di piazza a Bangkok e in altre città della Thailandia: iniziati il 15 ottobre, i cortei sono proseguiti tutti i pomeriggi dopo che la polizia aveva arrestato i leader della protesta e sgomberato il presidio notturno dei manifestanti davanti al Palazzo del governo a Bangkok. Per reprimere il dissenso, il Premier Prayut Chan-o-cha aveva emanato un decreto che inasprisce lo stato di emergenza già in atto per il Covid. Il 16 ottobre, dopo che il decreto era stato approvato dall’esecutivo, la polizia ha usato la utilizzato cannoni ad acqua per disperdere la folla radunatasi in centro città nel pomeriggio. Le immagini hanno fatto il giro del mondo e messo in imbarazzo il governo che, nei giorni seguenti, ha lasciato che le manifestazioni di piazza si svolgessero senza interventi dell efoze dell'ordine, anche se gli arresti sono continuati. Il governo, secondo diversi osservatori, resta indeciso tra misure più dure o scelte più morbide, che al momento sembrano prevalere. Oggi, 20 ottobre, l'esecutivo discuter della convocazione di una sessione speciale del Parlamento per dibattere sull'escalation del conflitto tra i manifestanti e il governo del premier Prayut Chan-o-cha, di cui movimento chiede le dimissioni.
La manifestazione del 19 ottobre, convocata in tre diversi punti della capitale, si è conclusa pacificamente alle sette di sera quando gli assembramenti si sono sciolti spontaneamente. Domenica 18 ottobre invece i manifestanti si erano ritrovati in altre due zone della città mentre il giorno prima i manifestanti avevano scelto cinque zone diverse. Il sistema di comunicazione del luogo di incontro si svolge, grazie alla rete dei social media, in modalità telefonica o telematica e all’ultimo momento, per evitare che la polizia blocchi l’afflusso: una modalità che, da sabato scorso, ha funzionato, impedendo alle forze dell’ordine di organizzarsi o bloccare i cortei. Tuttavia la polizia aveva avuto ordine di non intervenire, mentre le mobilitazioni proseguono in quasi venti città tailandesi e imponenti cortei con decine di migliaia di giovani si registrano nella capitale.
Le forze dell’ordine hanno chiesto l’autorizzazione a bloccare cinque testate giornalistiche indipendenti accusate di diffondere notizie che possono minare la sicurezza nazionale. Ma per ora nessun sito è stato chiuso dopo una levata di scudi di accademici, giornalisti, società civile.
I dimostranti chiedono le dimissioni del Primo ministro, una riforma della Costituzione che cambi anche la composizione del Senato e una modifica dei primi due capitoli della Carta che riguardano il ruolo della monarchia. Le manifestazioni sono iniziate nel febbraio scorso ma da agosto hanno preso nuova forza culminare nella giornata del 14 ottobre e, a seguire, in una settimana di continua mobilitazione. Il partito di opposizione Pheu Thai ha chiesto intanto al tribunale di annullare il decreto promulgato giovedì scorso dal Primo Ministro che inasprisce lo stato di emergenza.
La Thailandia non è nuova a movimenti di protesta: nell'ultimo decennio ci sono state diverse ondate di manifestazioni, oltre a un colpo di stato militare. Ma questa campagna ha un volto nuovo: è composta soprattutto da studenti, e giovani lavoratori. Il loro movimento mette in discussione sia il potere del governo sostenuto dai militari, sia la monarchia, tradizionalmente venerata, e porta alla luce rivendicazioni democratiche sopite nella società civile Thai.


Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/BRASILE - Iniziative online per la Giornata nazionale della Gioventù: “Fraternità e vita: dono e impegno”

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 09:55
Brasilia - A causa della pandemia di Covid-19, la Giornata Nazionale della Gioventù 2020 quest’anno sarà celebrata in modo differenziato nelle diocesi brasiliane. Anche se la data comune è fissata per il 25 ottobre, ogni diocesi ha la possibilità di scegliere il momento migliore per celebrarla considerando la sua realtà locale.
La DNJ è stata istituita dalla Conferenza episcopale brasiliana nel 1985, nell'Anno Internazionale della Gioventù proclamato dall'Onu. Secondo il Presidente della Commissione per i Giovani della CNBB, il Vescovo di Valenca, Mons. Nelson Francelino Ferreira, la DNJ "vuole risvegliare e promuovere il protagonismo dei giovani, quello stesso protagonismo giovanile che Papa Francesco ha così ben descritto nell'esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit. Il Papa confida nei giovani, la Chiesa scommette sui giovani, nella loro forza creativa, nella forza di rinnovamento della gioventù".
Con il tema "Fraternità e vita: dono e impegno" e il motto "Si avvicinò e camminava con loro” , la DNJ 2020 vuole invitare i giovani a riflettere sulla vita, che è il più grande dono di Dio. La proposta di quest'anno è di soffermarsi sui temi: "La vita, che cos'è?/ Vita: opera e amore di Dio"; "Tu sei l'ora di Dio"; "Noi siamo uno!". Il materiale preparato è stato elaborato collettivamente e contiene indicazioni di canzoni, citazioni bibliche, testi, indicazioni di siti web e film che possono contribuire ad organizzare gli incontri. Vengono suggeriti itinerari di incontri, rosario missionario, Lectio Divina… Per il periodo della pandemia, la Commissione per i giovani propone anche suggerimenti per incontri e attività di solidarietà online.

Nella diocesi di Santo André la DNJ è stata celebrata online, con una veglia trasmessa in diretta sui social media della diocesi, sabato 17 ottobre, alla vigilia della Giornata Missionaria, nell’ambito del Mese Missionario e della Campagna Missionaria 2020, con il tema "Vita e Missione" e il motto: "Eccomi, manda me!" . Nel quadro dell'Anno Vocazionale Diocesano, l'obiettivo della veglia è stato quello di risvegliare e incoraggiare nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/COREA DEL SUD - Legge sull'aborto, il presidente della Conferenza episcopale: "L'aborto è inaccettabile, sì all'obiezione di coscienza"

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 09:22
Seoul - "L'aborto è inaccettabile. La Chiesa difenderà sempre la vita umana, dal concepimento fino alla fine naturale. Per questo auspichiamo che il governo coreano permetta l'obiezione di coscienza alla legge sull'aborto": è quanto ha ribadito il neoeletto presidente della Conferenza episcopale cattolica coreana , il Vescovo Mathias Lee Yong-hoon, alla guida della diocesi di Suwon, appena eletto durante l'Assemblea generale autunnale del 12-15 ottobre. Come appreso da Fides, il Vescovo, che è stato presidente della Commissione di bioetica della Conferenza episcopale coreana, mentre in Parlamento è in corso il dibattito sulle modifiche alla legge sull'aborto, ha osservato: "Proteggere la dignità della vita umana è un valore che non può essere compromesso", riaffermando "il diritto inalienabile alla vita e alla dignità umana". Proprio in virtù di questa convinzione, il Vescovo ha chiesto alle autorità civili la liceità dell'obiezione di coscienza: "L'obiezione di coscienza consente a medici e infermieri di rifiutarsi di eseguire gli aborti richiesti dai loro pazienti. Gli operatori sanitari non dovrebbero essere puniti solo perché si rifiutano di eseguire una procedura di aborto".
Recentemente, il governo ha confermato la revisione della legislazione sull'aborto, tramite un disegno di legge che modifica sia il "Criminal Act" che il "Mother and Child Health Act": la modifica depenalizza gli aborti condotti entro le prime 14 settimane di gravidanza. Anche gli aborti per le donne in stato di gravidanza tra le 15 e le 24 settimane saranno depenalizzati a "determinate condizioni", come circostanze mediche, economiche o sociali come per le vittime di stupro.
Il disegno di legge, presentato all'Assemblea nazionale il 7 ottobre, revoca il divieto totale di aborti imposto nel 1953. L'annuncio del progetto di legge - che per la prima volta permetterebbe l'interruzione volontaria di gravidanza nel paese, fatte salve le rare eccezioni previste nel 1973 - giunge dopo che la Corte costituzionale ha stabilito lo scorso anno che la criminalizzazione dell'aborto è una violazione della costituzione.
Le Chiese cristiane, molto diffuse in Core,a hanno avviato una campagna per opporsi alla modifica delle legge. Il nuovo presidente dei Vescovi cattolici ha aggiunto che "una Corea migliore si costruisce a partire dal rispetto per la vita e della cultura della vita". Song Young-chae, professore universitario cristiano ha detto: "La scelta pro-aborto va contro i miei valori religiosi, ma va anche contro i valori coreani, i nostri antenati e la società. I coreani dovrebbero sempre darà un valore supremo alla vita umana, anche se non è ancora venuta alla luce".
Secondo la legge vigente, una donna coreana può essere punita fino a un anno di reclusione o una multa fino a un massimo di 2 milioni di won coreani per aver abortito, mentre un medico o operatore sanitario che esegue la procedura può essere condannato a due anni di prigione.
Il governo ha presentato la modifica della legge a partire da alcuni dati illustrati dal Ministero della Salute: 30 donne coreane su 1.000 di età compresa tra i 15 e i 44 anni hanno avuto un aborto illegale nel 2005, posizionando la Corea del Sud tra i primi tre paesi per aborti pro-capite nel mondo, solo dietro Russia e Vietnam. Oggi, secondo i sondaggi d'opinione, il 75% dei sudcoreani è favorevole all'abbandono del divieto assoluto di aborto. La Corea del Sud ha un tasso di fertilità di 1,1 nascite per donna, ben al di sotto della media globale di 2,4, come rileva il Rapporto 2020 del Fondo Onu per la popolazione.
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/CILE - Una chiesa distrutta e una incendiata: i Vescovi invitano a prendere le distanze dalla violenza irrazionale

Fides IT - www.fides.org - ter, 20/10/2020 - 08:53
Santiago - L’incendio che ha portato alla distruzione totale della chiesa dell'Assunta, a pochi metri da Piazza Italia, nel centro di Santiago del Cile, ha segnato la giornata di domenica 18 ottobre, giorno di proteste nel primo anniversario della mobilitazione sociale che diede inizio a marce e scontri massicci con i Carabineros e le forze militari che hanno lasciato migliaia di feriti, trenta morti e messo in crisi il governo di Sebastián Piñera. La chiesa dell'Assunta è stata totalmente distrutta, compreso il campanile, crollato a causa delle fiamme appiccate dai manifestanti del luogo.
Un secondo incendio è stato registrato nella chiesa di San Francisco de Borja, la cappella istituzionale dei Carabineros, nel centro della capitale. Un gruppo di uomini ha fatto irruzione nel luogo sacro, ha provocato danni e acceso un fuoco per incendiare la chiesa, intento sventato dai vigili del fuoco. Questa azione si è conclusa con cinque arresti.
La Conferenza Episcopale del Cile ha pubblicato lo stesso giorno, 18 ottobre, un comunicato dove si legge: “Gli eventi delle ultime ore a Santiago e in altre città del Cile dimostrano che non ci sono limiti per chi aggrava la violenza. Abbiamo tristemente visto le aggressioni, i saccheggi e gli attacchi ai luoghi di preghiera, agli spazi sacri dedicati a Dio e al servizio della solidarietà verso le persone. Ci fa male vedere un tempio patrimonio di Santiago distrutto e di cui si celebra la distruzione. Esprimiamo la nostra particolare vicinanza alle comunità della parrocchia di La Asunción e della chiesa istituzionale dei Carabineros de Chile”.
“Questi gruppi violenti - continua la dichiarazione della CECh - contrastano con molti altri che hanno manifestato pacificamente. La stragrande maggioranza del Cile desidera giustizia e misure efficaci che aiutino a superare i divari della disuguaglianza; non vogliono più corruzione o abuso, si aspettano un trattamento dignitoso, rispettoso ed equo. Crediamo che questa maggioranza non sostenga o giustifichi azioni violente che causano dolore a individui e famiglie, danneggiando comunità che non possono vivere tranquillamente nelle loro case o al lavoro, spaventate da chi non cerca di costruire nulla, ma piuttosto distrugge tutto”.
Infine incoraggiano la popolazione a partecipare al plebiscito Nazionale in programma domenica 25 ottobre: “Nelle democrazie ci esprimiamo con il voto libero, in coscienza, non sotto la pressione del terrore e della forza” si legge nel documento inviato a Fides. “Chiediamo a tutti di contribuire, nella propria famiglia, nel lavoro e negli spazi sociali, con una riflessione che ci consenta di prendere le distanze sufficienti dalla violenza irrazionale e di avvicinarci all'amicizia civica” conclude il testo.

Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/ALGERIA - Chiesa d’Algeria: "una caraffa piena di acqua fresca", missione di prossimità

Fides IT - www.fides.org - seg, 19/10/2020 - 19:26
Orano - “La missione in Algeria che vivo da più di 10 anni la simboleggio come una caraffa piena di acqua fresca, che rappresenta l’amore di Dio del quale siamo riempiti, e il modo in cui si esso offre alle persone che incontriamo”, scrive all’Agenzia Fides suor Sandra Catapano, appartenente alla Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli. La piccola chiesa d’Algeria vive una missione di prossimità alla gente, che non è fatta di grandi proclami. Si pratica la vicinanza, la carità, l'amicizia, il dialogo e la testimonianza di vita.
“Questa è l’evangelizzazione che noi viviamo, nel silenzio della parola umana, ma con una presenza che grida alle orecchie delle nostre sorelle e dei nostri fratelli musulmani. Eccone un esempio – prosegue suor Sandra. Un giorno una delle nostre suore viene interrogata da un poliziotto che con insistenza le rimprovera: Lei evangelizza! La sorella si difende assicurando che sa bene che è vietato. Lei è una semplice fisioterapista. Il poliziotto le spiega che non sta predicando, ma le dice: Sorella, lei evangelizza per il semplice fatto che è qui!”
Suor Sandra ha spiegato che dal primo giorno in cui è arrivata in Algeria si è sentita chiamata semplicemente a diffondere l'Amore di Dio a questi fratelli e sorelle. “Siamo nella diocesi di Orano al confine con il Marocco. La chiesa è formata da comunità interculturali di studenti universitari sub-sahariani, coppie miste, migranti, religiosi/e, preti e volontari. Il nostro Istituto qui è presente con un'unica comunità composta da suor Lydia, nigeriana infermiera e ostetrica; suor Philippine, togolese, catechista, ed io che sono infermiera. La nostra comunità si trova all'estremo ovest della diocesi e la nostra parrocchia dista 15 km da casa nostra. C'è una forte presenza di giovani sub-sahariani di altre confessioni cristiane e così abbiamo iniziato a vivere ogni tre settimane, al posto della Messa, una celebrazione ecumenica. Questo sta creando un’unità maggiore, visibile e positiva anche per il circondario musulmano.”
La missionaria continua la sua testimonianza sottolineando che nel territorio di circa 1.500 kmq nel quale operano sono l’unica presenza di religiose con attività di formazione e alfabetizzazione femminile, corsi di sostegno in francese e inglese, infermiere a domicilio, assistenza sociale, visite a famiglie in difficoltà e con handicappati a carico, dei prigionieri migranti cristiani, oltre al catecumenato in parrocchia. “È un popolo con grandi possibilità, che ha bisogno di vedere riconosciuti i propri valori, ma che deve ancora crescere nell’unità tra le etnie, nel rispetto delle minoranze e della differenza religiosa, affinché tutti possano vivere appieno la loro cittadinanza e costruire un'Algeria protagonista di unità tra i Paesi africani.”
Scrive mons. Paul Desfarges Vescovo di Algeri. “La Chiesa d'Algeria ha una missione. Dobbiamo essere tessitori di amicizia, fraternità e pace con tutti. Siamo chiamati a disarmare i cuori. Siamo una Chiesa dell'incontro. È stata una benedizione dal cielo la beatificazione dei 19 Martiri, uccisi per non aver voluto lasciare una terra musulmana nel decennio nero del terrorismo islamico che dal 1991 al 2002 ha fatto 150.000 vittime. È passato più di un anno dalla beatificazione avvenuta l’8 dicembre 2018 a Orano. La vita di ciascuno di loro è stata una vita donata a Dio e all’Algeria. Storie nel segno della condivisione e del servizio. Associamo i nostri beati alle migliaia di algerini che hanno perso la vita. Ancora oggi ci ripetono: il nostro è l’Islam della convivialità”.
“Non andate via! Voi siete il sasso che permette alla porta di rimanere aperta”, così la gente diceva alle suore missionarie di Nostra Signora degli Apostoli negli anni ‘90 in Algeria. La presenza dei futuri 19 martiri d'Algeria rappresentava questo: una voce amica, una speranza che il paese non si sarebbe chiuso.
Categorias: Dalla Chiesa

VATICANO - Papa Francesco ricorda all’Angelus i missionari “che seminano il Vangelo nel grande campo del mondo”

Fides IT - www.fides.org - seg, 19/10/2020 - 12:17
Città del Vaticano – Dopo aver recitato la preghiera mariana dell’Angelus, il Santo Padre Francesco ha ricordato ieri la celebrazione della Giornata Missionaria con queste parole: “Oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, che ha per tema “Eccomi, manda me. Tessitori di fraternità”. È bella questa parola “tessitori”: ogni cristiano è chiamato ad essere un tessitore di fraternità. Lo sono in modo speciale i missionari e le missionarie – sacerdoti, consacrati e laici – che seminano il Vangelo nel grande campo del mondo. Preghiamo per loro e diamo a loro il nostro sostegno concreto. In questo contesto desidero ringraziare Dio per la tanto attesa liberazione di Padre Pier Luigi Maccalli… – lo salutiamo con questo applauso! – che era stato rapito due anni fa in Niger. Ci rallegriamo anche perché con lui sono stati liberati altri tre ostaggi. Continuiamo a pregare per i missionari e i catechisti e anche per quanti sono perseguitati o vengono rapiti in varie parti del mondo”.
Categorias: Dalla Chiesa

Páginas