ASIA/GIORDANIA - Vaccino anti-Covid 19 per tutti i rifugiati. Il Vescovo Shomali: qui il diritto alla vita e alla salute vale per tutti

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Amman – La decisione del governo giordano di includere rifugiati delle guerre di Iraq e Siria tra i primi destinatari delle dosi di vaccino anti Covid-19 somministrate nel Paese “ha rallegrato tutti, anche i cittadini giordani, e attesta che in Giordania i profughi sono riconosciuti e trattati come persone aventi gli stessi diritti della popolazione locale”. Lo sottolinea, in una conversazione con l’Agenzia Fides, il Vescovo William Hanna Shomali, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini. “La decisione del governo” aggiunge il Vescovo palestinese, nativo di Beit Sahour “risponde a diverse ragioni. I rifugiati sono poveri, non hanno risorse per pagarsi da soli il vaccino. La Giordania riceve aiuti internazionali, sia pur sempre insufficienti, per mantenere sul proprio territorio i campi di accoglienza, e quindi l’estensione gratuita ai profughi della somministrazione del vaccino risponde anche a elementari criteri di giustizia: la Giordania è responsabile del destino dei rifugiati, e si fa carico di tale responsabilità. Poi, ovviamente, estendere fin dall’inizio la campagna di vaccinazione ai rifugiati rappresenta una tutela per la salute anche per il resto degli abitanti della Nazione. Insomma, la scelta del governo è dovuta a diversi motivi, ma la ragione principale rimane quella umanitaria: i rifugiati presenti sul territorio nazionale sono persone, e la loro vita va tutelata come quella dei cittadini giordani”.
La decisione del Regno Hascemita è stata apprezzata e adeguatamente messa in risalto anche dall’ UNHCR, l’agenzia ONU che gestisce le strutture di accoglienza per rifugiati in cui da anni vivono centinaia di migliaia di profughi iracheni e siriani.
Nel piano nazionale predisposto dal Ministero della sanità di Amman è previsto che i profughi ufficialmente registrati possano ricevere il vaccino secondo gli stessi criteri di priorità adottati per i cittadini giordani, cioè riservando la precedenza alle categorie a rischio .
La Giordania ha finora ordinato 2 milioni di dosi di vaccino: le prime arrivate sono quelle del vaccino cinese di Sinopharm, ma le autorità locali hanno già dato il via libera anche alla somministrazione del vaccino Pfizer, di cui sono state consegnate le prime dosi.
In Giordania sono stati finora registrati oltre 316mila casi di infezioni da Covid-19, che hanno già provocato quasi 4200 decessi. Chiusi nelle tende e nei container, senza poter uscire dai Campi di accoglienza - come quello enorme di Zaatari. ,dove si trovano più di 70mila profughi siriani -, i rifugiati sono maggiormente esposti anche alle ricadute psicologiche della pandemia, con il virus che da mesi è diventato argomento di ogni conversazione, motivo di preoccupazione che paralizza ogni minima attività sociale. Secondo i dati forniti dall’UNHCR, i casi di contagi da Covid-19 registrati tra i rifugiati siriani e iracheni ospitati in Giordania sono al momento circa 2mila.
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AFRICA/CONGO RD- La Conferenza Episcopale Nazionale critica la mancanza di leadership nell'attuazione dell'istruzione di base gratuita

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Kinshasa - “La gestione dell'istruzione di base gratuita soffre di un deficit di leadership all'interno del settore dell'istruzione, caratterizzato da azioni a breve termine, mancanza di visione, pianificazione e budget. Diverse istruzioni del Ministero e della Segreteria generale hanno mirato agli effetti e non ai problemi di fondo e in alcuni casi hanno avuto come conseguenza gravi mancanze nella buona gestione e consolidamento dell'educazione gratuita”.
E 'quanto emerge da un’indagine realizzata dalla Conferenza episcopale nazionale del Congo , sull'attuazione dell'istruzione di base gratuita nelle scuole cattoliche convenzionate nella Repubblica Democratica del Congo . Una dichiarazione in merito è stata resa pubblica da don Donatien Nshole, segretario generale della CENCO.
L'istruzione di base gratuita è una disposizione costituzionale nella RDC. La sua attuazione è stata però decretata solo nel maggio 2019, dal Presidente della Repubblica Félix Tshisekedi, incontrando tuttavia alcune difficoltà, delle quali risentono pure le scuole cattoliche.
La Chiesa cattolica gestisce 18.638 scuole nel Paese; le cosiddette scuole congressuali cattoliche che accolgono 5.572.611 studenti assistiti da 253.844 insegnanti. La CENCO ha constato che tra i suoi insegnanti, 40.851 lavorano senza essere pagati dallo Stato. Sono i cosiddetti insegnanti delle nuove unità e non retribuiti di cui 566, pari al 33%, insegnano nella scuola primaria.
Di fronte a questa situazione disastrosa, la CENCO si dice determinato a sostenere il processo di istruzione di base gratuita, poiché lo considera conforme alla dottrina sociale, nella sua opzione preferenziale per i poveri. "Il nostro augurio è che il nuovo governo, che il popolo congolese attende con impazienza, affronti questo problema con urgenza perché nelle condizioni attuali, l'istruzione gratuita rischia di trasformarsi in una bomba che comprometterà il futuro dei nostri figli e distruggerà ulteriormente il nostro Paese”, ha concluso il Segretario generale della CENCO.
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AMERICA/PERU’ - Timori che la nuova variante del Covid-19 apparsa in Brasile possa arrivare nell’Amazzonia peruviana

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Loreto – La nuova variante del Covid-19 apparsa in Brasile è molto forte a Manaus, capitale dello Stato di Amazonas , e ha messo in allerta le autorità della regione di Loreto, in Perù. Nei giorni scorsi tre persone sono state evacuate da Caballococha, capitale del distretto di Ramón Castilla, per gravi complicazioni causate dal Covid-19, purtroppo una donna è morta durante il volo.
A seguito di questa situazione, il 15 gennaio, è stata presentata all'Esecutivo peruviano una proposta per la chiusura del confine peruviano-brasiliano a Loreto, che comprende la Bassa Amazzonia e lo Yavarí, come annunciato dal governatore regionale, Elisbán Ochoa, in una dichiarazione diffusa da “Radio La Voz de la Selva”. Ha anche annunciato che il personale medico delle forze armate fornirà supporto alle istituzioni dei servizi sanitari nell'area di confine, i quali si stanno coordinando con la Marina per controllare il rispetto dei protocolli nei porti della regione.
Il responsabile del Sindacato degli Insegnanti delle Scuole Pubbliche di Loreto, Eleazar Pezo, ha riferito che diversi insegnanti e cittadini stanno ricevendo cure presso la postazione sanitaria della zona. Oltre a questa situazione critica, pochi giorni fa è naufragata una barca su cui viaggiava una équipe sanitaria incaricata di ricaricare le bombole di ossigeno. Non ci sono stati feriti o morti, ma tutte le bombole sono andate perse.
Si teme che il costante traffico commerciale con le città brasiliane di Tabatinga e Benjamin Constant possa contribuire all'arrivo della variante del virus nella regione peruviana. Intanto, da Santa Clotilde, sul fiume Napo, si chiede che i protocolli vengano rispettati anche sui battelli che arrivano in zona, poiché molti viaggiatori arrivano senza mascherina e senza rispettare le distanze sociali.
Questa regione dell’Amazzonia Peruviana occupa la superficie più grande fra i territori di missione della Chiesa cattolica in questo paese. La regione peruviana di Loreto rappresenta un caso molto particolare per livello di contagi, in quanto nella prima ondata di infezioni del coronavirus ha registrato 0 morti. La situazione è in fase di analisi, ma molti esperti parlano di immunità di gregge poiché più del 70% della popolazione è stata infettata. In questa stessa regione la maggioranza della popolazione afferma di essere stata curata con fitofarmaci. I missionari delle diverse congregazioni religiose che operano in questa zona, concordano sul fatto che la popolazione si è affidata alla protezione delle piante della foresta. Una raccolta di dati fatta da collaboratori della REPAM riferisce della protezione che viene dalla vegetazione della zona.
"Come le madri non abbandonano mai i loro figli, così le nostre piante ci proteggono" afferma una madre di famiglia. "Le piante ci hanno protetto per anni, dal clima, nella costruzione delle nostre case, attraverso la saggezza delle nostre nonne, insieme agli anziani per insegnarci a pulirci dentro, per curarci" è il concetto espresso dalla popolazione. "Con le piante il virus ci ha trovato con un sistema immunitario forte, capace di affrontarlo, nell'indifferenza di un sistema sanitario tardivo e assente. Le piante medicinali sono state la risposta che i popoli indigeni hanno dato alle nostre comunità e al mondo, la loro risposta corretta e amorevole allo stesso tempo denuncia l'urgenza di un vero modello interculturale di salute, che valorizzi e rispetti la saggezza del nostro popolo, la nostra memoria, la nostra storia” spiegano gli abitanti della regione.

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AFRICA/SUD SUDAN - Aiuti alla popolazione: intervengono le donne della diaspora

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Duk - Le pesanti inondazioni che hanno colpito la contea di Duk e altre zone dello Stato di Jonglei dallo scorso mese di luglio hanno lasciato oltre 350 mila persone senzatetto e prive di ogni genere alimentare di prima necessità. I livelli dell’acqua continuano a salire, nelle zone dove è troppo alta per muoversi a piedi le persone usano zattere di fortuna fatte di teli di plastica o grandi cisterne trasformate in canoe. “Pochi giorni fa abbiamo ricevuto abiti, zanzariere e teli di plastica che stiamo utilizzando come rifugi improvvisati” si legge in una nota diffusa da un’emittente radiofonica locale e pervenuta all’Agenzia Fides. “Questi aiuti sono arrivati grazie alle donazioni di alcune donne Duk della diaspora”.
Le inondazioni hanno distrutto ogni genere di sussistenza e lasciato la popolazione in totale precarietà da luglio 2020. Elijah Manyok Deng, commissario ad interim della contea di Duk, ha riferito che hanno beneficiato degli aiuti ricevuti 2.500 persone anziane e ha ribadito il suo appello alle agenzie umanitarie di Jonglei ad intervenire in questa situazione umanitaria che rimane disastrosa.
Un recente rapporto pubblicato congiuntamente dal governo e dalle Nazioni Unite ha previsto che 7,24 milioni di persone in alcune aree del paese nel 2021 si troveranno ad affrontare una grave insicurezza alimentare a causa degli effetti combinati delle inondazioni, dei conflitti e della pandemia Covid-19.
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ASIA/INDIA - Tre Cardinali indiani a colloquio col Primo Ministro Narendra Modi: invitare il Papa in India

Fides IT - www.fides.org - 4 horas 5 minutos atrás
New Delhi - Compiere i passi istituzionali necessari per invitare Papa Francesco a visitare l'India: è una delle richieste e dei temi affrontati dal colloquio che tre cardinali indiani hanno avuto ieri, 19 gennaio, con il Primo ministro Narendra Modi. Come appreso dall'Agenzia Fides, nell'incontro di circa 45 minuti si sono discussa anche altre questioni e sfide che la comunità cristiana deve affrontare nel Paese. I cardinali che hanno incontrato Modi sono: il card. Oswald Gracias, Presidente della Conferenza episcopale indiana; il card. George Alencherry, a capo della Chiesa siro-malabarese; il card. Baselios Cleemis, leader della chiesa siro-malankarese.
"Si trattato di un dialogo su temi di ampio respiro. Abbiamo parlato delle diverse opere portate avanti dalla Chiesa in India, a livello a nazionale, in particolare di come le istituzioni cattoliche lavorano in diversi campi dell'istruzione, assistenza medica e sociale. Ci siamo confrontati su come la Chiesa può collaborare con il governo", ha detto il cardinale Gracias a margine del vertice.
Secondo il Card, Gracias "Modi concorda sull'invitare il Papa in India. Il Primo Ministro deve trovare un momento appropriato in cui il Santo Padre può essere invitato, date attuali condizioni di salute e sicurezza in India", segnate dalla pandemia.
Il cardinale Gracias ha sollevato la questione dei contadini, auspicando "che si trovi una giusta soluzione" e il Primo Ministro ha dichiarato che il governo sta facendo ogni sforzo per questo.
Un altro dei nodi toccati è stata la vicenda del gesuita p. Stan Swamy, arrestato per il suo attivismo sociale: come riferito da card. Gracias, il Primo Ministro si è detto a conoscenza della situazione ma ha rilevato che, essendo il caso gestito da un'agenzia indipendente, il governo non vuole interferire nella questione.
I cardinali hanno informato Modi sull'imponente lavoro svolto dalla Chiesa durante la pandemia di Covid-19: la Chiesa cattolica e gli enti ad essa collegati hanno speso più di 15,2 milioni di rupie per prendersi cura dei poveri durante questa pandemia. Le diverse agenzie Caritas in India hanno raggiunto oltre due milioni di persone. "Continueremo a impegnarci in cure di emergenza per il popolo indiano", ha rimarcato il Presidente della Conferenza episcopale.
Parlando delle minoranze religiose in India, il cardinale Alencherry ha condiviso con Modi la riflessione "sulla necessaria un'equa distribuzione di beni e servizi", insistendo poi con il Primo ministro sull'urgenza di promuovere armonia religiosa. Su questo tema il Premier ha concordato
Riguardo al Foreign Contribution Regulation Act - che ostacola l'arrivo di fondi esteri anche a enti e organizzazioni cattoliche - il Primo Ministro ha affermato che "c'erano così tante agenzie che ricevevano denaro straniero, senza tenere una contabilità adeguata" , giustificando il provvedimento.
Il cardinale Cleemis ha chiesto che i fondi stanziati dal governo federale da distribuire tra i poveri siano distribuiti equamente.
I cardinali hanno anche sollevato il problema della promozione del popolo dalit con particolare riferimento ai cristiani della comunità dalit. "Questi sono gruppi di persone che hanno bisogno di essere curati e inclusi nella società", hanno detto, incontrando, anche su questo tema, il parere favorevole del Primo Ministro sulla promozione umana e sociale dei dalit. Nel consentire l'accesso dei dalit a istruzione, benefici sociali e d integrazione, i cardinali hanno suggerito al Primo Ministro di adottare, in tal processo di assistenza criteri economici e non religiosi.
Il cardinale Gracias ha detto di aver chiarito a Modi che "la Chiesa non fa politica, non parteggia per nessun partito politico; è sempre apolitica. Quello che cerchiamo sempre è un buon governo. Cerchiamo la cura per i poveri, la crescita economica e lo sviluppo delle persone, la giustizia e il progresso del Paese”.
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AMERICA/VENEZUELA - Dieci milioni di persone assistite dalla Caritas nel 2020: “la carezza della Chiesa” in tempi di avversità

Fides IT - www.fides.org - 4 horas 32 minutos atrás
Caracas - L'accompagnamento spirituale e il sostegno psicosociale sono stati il lavoro essenziale della Caritas del Venezuela nel corso dell’anno 2020, parallelamente allo sforzo di collaborare alle forniture di generi alimentari e di materiale igienico per le famiglie più svantaggiate del paese. Nel tracciare il bilancio dell’anno appena concluso, diffuso dalla Conferenza episcopale venezuelana e pervenuto all’Agenzia Fides, la Caritas informa che 9.578.174 persone hanno beneficiato, direttamente e indirettamente, delle diverse azioni di assistenza sociale proposte dalla Caritas Venezuela.
Tra le azioni realizzate: distribuzione di kit alimentari per contribuire alla sussistenza delle famiglie e di kit igienici in risposta all'emergenza sanitaria nel paese; progetti per rafforzare l'accesso all’acqua sicura e ai servizi sanitari, come la Campagna Condividi 2020 "Acqua per tutti, vita per tutti”, che ha distribuito un milione di filtri artigianali; le diverse banche farmaceutiche e i centri di assistenza sociale aperti nel Paese.
Un'altra delle azioni di assistenza condotte dalla Caritas, è stata la promozione dell'accoglienza per le famiglie, in particolare per i migranti. Per quanto riguarda la cura dei bambini con malnutrizione, sono stati accompagnati nel loro recupero, con la collaborazione di volontari specializzati in medicina pediatrica. Nell'area della pandemia di Covid-19, la Caritas ha promosso una campagna di sensibilizzazione permanente sulla responsabilità del distanziamento sociale e sui mezzi di prevenzione, e ha provveduto alla distribuzione di strumenti per la biosicurezza.
In modo innovativo, sono stati sviluppati spazi per la formazione sui Diritti umani, la Dottrina Sociale della Chiesa, il Magistero della Chiesa, il Progetto e la Gestione in tempi di crisi e sulla pandemia da Covid-19.
Attualmente Cáritas Venezuela ha una rete di 37 Caritas diocesane, 580 Caritas parrocchiali, 20.000 volontari e 23 stati serviti nel corso del 2020. “Ognuna delle persone che collabora con l'istituzione, così come le organizzazioni umanitarie che la sostengono, diventano le armi che permettono alla Caritas del Venezuela di essere ‘la carezza della Chiesa’ nei tempi di avversità che il Paese sta attraversando”, conclude il comunicato.
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ASIA/IRAQ - La Ministra cristiana Evan Jabro risponde alle polemiche sul processo di chiusura dei campi profughi

Fides IT - www.fides.org - ter, 19/01/2021 - 12:40
Baghdad – In Iraq il programma di chiusura dei campi profughi e il ritorno degli sfollati interni alle rispettive aree di provenienza procede a ritmi intensi, ma ai risultati positivi già pubblicizzati dalle autorità politiche irachene fanno da contrappeso critiche e polemiche di diversa provenienza. A guidare il piano di chiusura dei campi di accoglienza profughi è la cristiana caldea Evan Faeq Yakoub Jabro, attuale Ministra irachena per l’immigrazione e i rifugiati . In una recente intervista a al Monitor, Evan Jabro ha riferito che "Su 76 campi di sfollam prima della formazione dell’attuale governo, solo 29 campi sono ancora aperti", confermando che le autorità governative irachene puntano a completare la chiusura di tali strutture entro la fine dell’anno. Negli ultimi mesi, secondo le fonti ufficiali del governo, almeno 66mila sfollati interni iracheni avrebbero fatto ritorno alle proprie case. Ai numeri e ai risultati positivi vantati dal governo, fanno da contraltare le polemiche concentrate soprattutto sui metodi utilizzati per chiudere i campi e spingere i loro “ospiti” a far ritorno alle terre da cui erano fuggiti. La ministra Evan Jabro, in interviste e dichiarazioni ufficiali, continua a ripetere che ogni ricollocamento dei rifugiati nelle proprie aree di provenienza avviene in maniera concordata con le autorità locali e sempre su base volontaria, potenziando anche l’assistenza e le misure di protezione sanitaria per chi rimane nei campi profughi. Nel contempo, gruppi di rifugiati e volontari coinvolti nella loro assistenza segnalano casi – come quello del campo di Habbaniyah, nella Provincia di Niniveh – dove la chiusura della struttura ha lasciato centinaia di famiglie senza dimora e senza la possibilità concreta di trovare sistemazioni alternative.
A novembre, il piano esposto dal governo di Baghdad prevedeva di completare la chiusura di tutti i campi profughi disseminati sul territorio nazionale entro marzo 2020.Ma la realizzazione del piano si è rivelata tutt’altro che agevole, e i tempio si sono allungati.
Molti dei campi accolgono sfollati interni fuggiti dalle regioni nord-irachene che nel 2014 erano cadute sotto il dominio jihadista dell’auto-proclamato Stato Islamico . La volontà governativa di chiudere i campi risponde a esigenze economiche, sanitarie – legate alla pandemia da Covid-19 - e di ordine pubblico, e le difficoltà nella realizzazione del piano sono dovute in alcuni casi anche alle resistenze di molti profughi che non intendono fare ritorno alle rispettive aree di provenienza, dove la perdurante insicurezza e la mancanza di lavoro rendono difficile immaginare un futuro sereno per le proprie famiglie.
Evan Jabro, chiamata nel giugno 2020 a gestire le politiche del governo iracheno riguardo alla emergenza migratoria e del ricollocamento degli sfollati interni, insegna biologia e si è distinta in passato per l’attenzione alle emergenze sociali riguardanti le giovani generazioni, solitamente trascurate dai blocchi che dominano la politica irachena.
In passato, Evan Jabro ha lavorato con la ONG Al-Firdaws, fondata da Fatima Al-Bahadly nel 2003, e impegnata a elaborare progetti sociali e di lavoro indirizzati soprattutto a donne e giovani. La Ministra ha ricoperto anche il ruolo di consigliere del Governatore di Mosul per le questioni relative alle minoranze, e alle elezioni politiche irachene del maggio 2018 aveva concorso come candidata all’assegnazione di uno dei 5 seggi riservati alle minoranze cristiane, secondo il “sistema delle quote”.
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AFRICA/SUDAFRICA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie

Fides IT - www.fides.org - ter, 19/01/2021 - 12:39
Città del Vaticano - Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, l’8 ottobre 2020 ha nominato Direttore nazione delle Pontificie Opere Missionarie in Sudafrica per un quinquennio , don Jeremiah Joseph Browne, del clero diocesano di Port Elizabeth.
Il nuovo Direttore nazionale è nato il 26 febbraio 1963 nella contea di Kerry, in Irlanda. Dopo le scuole superiori e l’inserimento nel mondo del lavoro, nel 1987 è entrato in seminario a Dublino, conseguendo il baccellierato in Teologia. E’ stato ordinato sacerdote il 6 giugno 1993 a Dublino per la diocesi di Port Elizabeth . Dopo l’ordinazione è stato viceparroco e parroco in parrocchie diverse della diocesi di Port Elizabeth oltre che direttore diocesano della pastorale vocazionale. Negli anni 2001-2002 ha conseguito il Master Degree in Education presso il Boston College . Rientrato in Sudafrica, è stato parroco e ha ricoperto diversi incarichi a livello diocesano, tra gli altri per la formazione dei diaconi permanenti, per il coordinamento della pastorale diocesana e del consiglio presbiterale.
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AFRICA/SUDAFRICA- Morto di Covid, Mons. Abel Gabuza, Coadiutore dell’Arcidiocesi di Durban

Fides IT - www.fides.org - ter, 19/01/2021 - 12:12
Johannesburg – Non ce l’ha fatta Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Arcivescovo coadiutore dell’Arcidiocesi di Durban, a superare la crisi dovuta al Covid-19. Mons. Gabuza, 65 anni, è morto domenica 17 gennaio, da due settimane era nell’unità di terapia intensiva dell’Hillcrest Hospital di Durban.
Il 10 gennaio Sua Eminenza il Cardinale Wilfrid Fox Napier, Arcivescovo di Durban, aveva lanciato un appello alla “solidarietà spirituale” con Mons. Gabuza. "Per favore, pregate per l'Arcivescovo Coadiutore di Durban, Abel Gabuza, che è risultato positivo al test Covid-19, ed è in terapia intensiva” aveva postato sul suo account Twitter il Cardinale.
Ora, nell’annunciare la morte di Mons. Gabuza, il Cardinale Napier scrive: “l'Arcivescovo non era con noi a Durban da molto tempo - appena due anni - ma in questo periodo siamo arrivati a riconoscerlo come un pastore gentile, premuroso e affettuoso. Grazie alla sua gentilezza, premura e calore, ha avuto un impatto immediato su tutti coloro che hanno avuto il privilegio di fare la sua conoscenza. Questo è un motivo in più per cui la sua scomparsa è una perdita così tremenda per noi e per l'intera Chiesa in Sudafrica”. Il Cardinale ha riferito che Mons. Gabuza è stato colpito da una nuova mutazione del Covid-19 identificata come variante 501.V2 , esprimendo la preoccupazione che questo “secondo ceppo possa avere effetti devastanti".
Mons. Gabuza era cresciuto nella township di Alexandra, durante i difficili giorni dell'apartheid. È stato ordinato sacerdote dell'Arcidiocesi di Pretoria il 15 dicembre 1984. Come Presidente della Commissione episcopale Giustizia e Pace ha denunciato con forza la corruzione e gli abusi della politica, schierandosi sempre dalla parte dei poveri e delle persone afflitte dal malgoverno. La morte di Mons. Gabuza si aggiunge a quella di altri 9 Vescovi, di età compresa tra i 53 a e 91 anni, morti in tre continenti a causa del Covid-19 nella settimana tra l’8 e il 15 gennaio.
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ASIA/INDONESIA - La Chiesa di Giacarta dà il via allo speciale "Anno della riflessione"

Fides IT - www.fides.org - ter, 19/01/2021 - 11:43
Giacarta - "La riflessione è lo strumento spirituale per rafforzare l'integrità e la fede personale, in un tempo segnato da sofferenze e difficoltà": con queste parole il Cardinale Ignatius Suharyo, Arcivescovo di Giacarta, ha dichiarato ufficialmente il 2021 "Anno della riflessione" per i fedeli dell'arcidiocesi. Come appreso dall'Agenzia Fides, l'obiettivo è incoraggiare i fedeli e i movimenti cattolici a "dedicarsi alla riflessione come pratica tradizionale di contatto con Dio, per ritrovare e rinverdire la nostra autentica identità di cristiani". "Esercitando la riflessione, sia individualmente che in comunità, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno di buoni cristiani; e, riconoscendo la nostra vera identità di discepoli di Cristo, rafforziamo la nostra integrità personale" ha detto il Cardinale. Parlando a centinaia di fedeli collegati in live streaming, l'Arcivescovo di Jakarta e Presidente della Conferenza episcopale cattolica dell'Indonesia, ha esortato i fedeli a "cogliere l'annus horribilis del 2020, segnato dalla pandemia, come una buona base per iniziare una approfondita riflessione di carattere spirituale", per discernere la volontà di Dio.
"Interroghiamoci su ciò che Dio vuole dirci e su cosa si aspetta che facciamo per rendere la nostra vita uno strumento di bene per gli altri" ha detto padre Edy Mulyono SJ, Vicario generale dell'Arcidiocesi di Giacarta ai rappresentanti di organizzazioni e movimenti cattolici della Chiesa locale collegati online. L'Arcidiocesi ha creato una sorta di “inviato speciale”, il Vicario generale, che ha il compito di restare in stretto contatto e di incoraggiare i membri delle organizzazioni, comunità, movimenti , parrocchie cattoliche, perché restino "ancorati alla vera identità di essere cristiani": “Ciò significa che ogni battezzato è chiamato, come scopo della sua vita, a essere compassionevoli con gli altri e a mostrare , attraverso le opere della sua vita, il volto amorevole e misericordioso di Dio” ha detto il sacerdote.
"Fonte di questa energia spirituale - ha concluso il Cardinale Suharyo - è l'Eucaristia quotidiana. La grazia di Dio che dà l'Eucaristia quotidiana cambia il nostro percorso di vita e ci dà una vita migliore, nella relazione con Dio e nell'amore verso il prossimo".
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AFRICA/CENTRAFRICA - “Smettiamola con la guerra e le divisioni; il popolo soffre una miseria indicibile” chiedono i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - ter, 19/01/2021 - 11:38
Bangui – “La divisione esacerbata della classe politica e la mancanza di patriottismo hanno lasciato il Paese in balia di predatori e mercenari di ogni genere, sovvenzionati in armi ed equipaggiamenti. La guerra che ci è stata imposta, mira a distruggere le profonde aspirazioni del popolo centrafricano, stanco e deluso da infiniti calcoli, conflitti e divisione politiche” denunciano i Vescovi della Repubblica Centrafricana in un messaggio pervenuto all’Agenzia Fides.
La conferma ieri, 18 gennaio, della vittoria del Presidente Faustin-Archange Touadéra, alle elezioni del 27 dicembre da parte della Corte Costituzionale, non risolve la fragilità di un voto dove solo il 35% degli elettori ha potuto esprimere la propria preferenza. Il controllo di ampie zone da parte di gruppi ribelli ha infatti impedito a gran parte dei centrafricani di recarsi alle urne, mentre la capitale Bangui ha subito un assalto da parte di una coalizione ribelle .
I Vescovi si dicono “sgomenti” per l’aumento dei saccheggi e la distruzione di locali amministrativi appena restaurati. “La miseria del popolo centrafricano è indicibile, quando popolazioni, costantemente in fuga, sono costrette a trovare rifugio in condizioni disumane nella boscaglia e quando i bambini devono ancora finire la loro istruzione dopo un anno partito male a causa della pandemia di Covid-19”.
“Ai politici e ai gruppi armati diciamo che la Repubblica Centrafricana non è proprietà di nessun individuo, clan o gruppo di interesse. Viviamo da otto anni in una crisi politico-militare” scrivono i Vescovi, che rinnovano l’appello al dialogo: “Sono state concluse diverse proposte per uscire dalla crisi, attraverso vari accordi, ma siamo bloccati”. “Chiediamo un dialogo sincero e franco, fraterno e costruttivo, per trovare una pace giusta e duratura, respingendo l'odio, la violenza e lo spirito di vendetta. Smettiamo di farci del male collettivamente. Smettiamo di creare divisioni contrarie allo spirito del nostro motto. Smettiamola di far beneficiare della ricchezza del nostro paese una minoranza secondo la sua affiliazione politica o affinità tribale. Smettiamola di distruggerci. Il nostro Paese ha sofferto troppi complotti esterni con complicità locale. Non dimentichiamo il motto "Mettersi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, lavorare insieme garantisce il successo". Uniamoci per sempre per salvare la nostra nazione” concludono i Vescovi.
Nel frattempo è stata liberata Bangassou, la città presa a inizio gennaio dai ribelli. Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muñoz, Vescovo di Bangassou, ha reso noto l'arrivo, il 14 gennaio, di un battaglione di 150 soldati ruandesi della MINUSCA , che hanno messo in sicurezza la città. In questi giorni i sacerdoti della diocesi hanno distribuito indumenti a oltre100 persone oltre a olio, ceci e lenticchie e scatolette di tonno. I ribelli, prima di andarsene, hanno saccheggiato negozi e abitazioni e pure la missione Niakari, a 18 km da Bangassou. Due Caschi Blu hanno perso la vita ieri, 18 gennaio, in un agguato dei ribelli a 17 km dalla città.
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AMERICA/COLOMBIA - Alla pandemia di Covid-19 si aggiunge un’altra pandemia: la violenza irrazionale che non si arresta

Fides IT - www.fides.org - ter, 19/01/2021 - 10:22
Pasto – “Il dolore per le più di mille persone morte per la pandemia di Covid-19 nella nostra regione, viene aumentato dalle vite che continua a causare ‘l’altra pandemia’, la violenza irrazionale”: lo ha dichiarato il Vescovo di Pasto, Mons. Juan Carlos Cárdenas Toro, dopo l’episodio più recente e crudele dell'omicidio della ragazza Marbel Rosero, a Las Mesas, comune di El Tablón de Gómez.
“Questo e altri omicidi non possono lasciarci indifferenti" ha sottolineato il Vescovo, che ha espresso la sua vicinanza di Pastore ai genitori e ai parenti della giovane e delle altre quattro donne che sono state assassinate durante la prima settimana dell'anno. Celebrando l'Eucaristia con questa intenzione, ha anche invocato la pace per la regione.
“Ogni vita umana è sacra” ha ribadito Mons. Cárdenas Toro, invitando i responsabili a pentirsi ed a cessare queste azioni violente. Ha poi chiesto alle autorità competenti di “fare tutto il possibile per garantire il diritto fondamentale alla vita di ogni persona, in particolare di quanti sono stati violati e vulnerabili: donne, bambini e bambine, adolescenti, comunità etniche e contadine. La gente si aspetta da voi giustizia, verità e azioni efficaci di protezione".
Il Vescovo ha infine esortato sacerdoti, religiosi e religiose a promuovere giornate di preghiera, attraverso i social network e senza causare assembramenti, “per elevare preghiere a Dio chiedendo pace e riconciliazione, e anche per esprimere, secondo la nostra fede, il rifiuto della violenza e l’impegno per il rispetto della vita.”
Un altro omicidio, di una bambina di 11 anni, Mayra Alejandra Orobio Solís, è avvenuto nel Vicariato apostolico di Guapi, dove Monsignor Carlos Alberto Correa Martínez, ha espresso dolore e ripudio di ogni violenza. "Rifiutiamo con veemenza la tortura, lo stupro e il successivo assassinio della minorenne Mayra, trovata su un terreno di proprietà del Vicariato vicino a Hogar Mónica, un luogo di rifugio e protezione per i bambini vulnerabili" ha detto il Vescovo, osservando che, purtroppo, gli eventi di morte continuano a crescere in questo territorio. Ha ricordato che "ogni vita è un dono, perché qualcuno ce l'ha data - Dio per noi credenti - quindi nessuno ha il diritto di distruggere alcuna vita".
Citando Papa Francesco, Monsignor Correa Martínez ha ricordato che “la violenza genera più violenza, l’odio genera più odio e la morte più morte. Dobbiamo spezzare questa catena che viene presentata come inevitabile". Offrendo la sua preghiera e vicinanza ai parenti della minore, ha invitato le autorità competenti ad accelerare le indagini su questo omicidio. "C'è una certa sistematicità nel persistere delle violazioni di ragazze e giovani nel nostro comune, ma intimidazioni e paura tengono in silenzio la nostra società di Guapireño con una punta di complicità", ha sottolineato monsignor Correa, invitando a non perdere la fiducia del Signore della vita e a difendere la vita dal concepimento alla morte naturale.
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ASIA/INDIA - Una nuova casa per donne e bambini di strada a Calcutta

Fides IT - www.fides.org - ter, 19/01/2021 - 10:14
Calcutta - "Prendersi cura, aiutare e servire gli altri senza distinzione di casta o religione è la strada per manifestare l'amore di Dio per gli esseri umani": con queste parole, rilasciate all'Agenzia Fides, suor Lucy Kurien, religiosa dell'istituto della Santa Croce di Chavanod, riferisce dell' apertura di una nuova casa di accoglienza per donne e bambini di strada a Calcutta. Da 35 anni la suora lavora per l'accoglienza e per restituire dignità e donne e bambini: la casa appena avviata è il 50° centro curato da suor Lucy ed è il primo nel Bengala occidentale.
“Abbiamo la grazia di aprire il nostro nuovo centro a Calcutta, dove Santa Madre Teresa di Calcutta, fondatrice delle Missionarie della Carità, ha vissuto e operato. Sono stata ispirata da lei durante la mia giovane età ”, ha detto a Fides Suor Kurien. Durante gli anni giovanili, nel tempo della sua formazione, la religiosa era infatti solita agire da volontaria nelle case delle Missionarie della Carità a Bombay, nell'India occidentale. "Gli incontri e le esperienze con le Missionarie della carità hanno lasciato in me una profonda impressione per il servizio sociale e missionaria in favore di donne e bambini di strada", racconta.
Suor Kurien è fondatrice e direttrice della rete umanitaria "Maher" con sede a Pune, una serie di centri dedicati a persone che vivono in povertà e indigenza in varie parti dell'India.
“Maher è grato a tutti i nostri amici e vicini che sono venuti a visitarci e ci hanno offerto il loro aiuto. È una iniziativa incoraggiante anche se la paura del Covid-19 è in tutti noi. L'amore può superare ogni paura. Abbiamo la forte speranza che tutto andrà bene ”, ha detto la suora, definita da tanti "eroina" per aver strappato alla strada e alla violenza migliaia di bambini dalle strade in India con la sua organizzazione "Maher".
"Il nostro Centro offre supporto a tutto tondo - forza fisica, emotiva, mentale e spirituale - a donne e bambini per il loro benessere, in modo che possano sperimentare sicurezza e protezione, crescere e vivere come persone con dignità e responsabilità nella società", spiega suor Kurien. “Il nostro lavoro continua ad aiutare queste donne e questi bambini in difficoltà confidando nella potenza e nella grazia di Dio. È un'opera di misericordia divina, compiuta grazie a mezzi umani: persone di diversa estrazione religiosa e religione sono disposte ad aiutare il prossimo per il bene comune. Se Dio vorrà, altre case per donne di strada e bambini indigenti in altre parti dell'India, ha aggiunto.
La religiosa è l'unica cattolica tra le 20 donne che il governo indiano ha onorato con il "Nari Shakti Puraska", un premio destinato a chi opera per l'emancipazione femminile, l'8 marzo 2016, nella Giornata internazionale della donna, per l'eccezionale contributo offerto alla società. E nei giorni scorsi è stata definita dalla rivista austriaca "OOOM" tra le 100 persone che più hanno influenzato il mondo durante la crisi pandemica del 2020.
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AMERICA/PERU’ - Ristrutturazione del CELAM, emergenza sanitaria e situazione socio-politica all’esame dei Vescovi riuniti in assemblea

Fides IT - www.fides.org - ter, 19/01/2021 - 09:40
Lima – Si è aperta ieri, lunedì 18 gennaio, la 117a Assemblea Plenaria dei Vescovi del Perù, che riunisce, in forma virtuale, i 54 Vescovi delle 46 giurisdizioni ecclesiastiche del Paese e si protrarrà fino a giovedì prossimo, 21 gennaio. Presieduta dall'Arcivescovo Miguel Cabrejos Vidarte, Arcivescovo di Trujillo e Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana , l’Assemblea rifletterà, come uno dei temi rilevanti in agenda, sul “Rinnovamento e la Ristrutturazione del CELAM”, importante organo ecclesiale latinoamericano, presieduto attualmente dallo stesso Mons. Cabrejos.
In questi giorni, i Vescovi peruviani affronteranno anche altri temi, in spirito di comunione e sinodalità, analizzando gli ultimi eventi verificatisi nel Paese, sia nell’ambito dell'emergenza sanitaria che della situazione socio-politica e pastorale.
Il Perù ha visto una radicale trasformazione politica negli ultimi tre mesi, spinta soprattutto dai giovani che sono scesi in strada per protestare e far dimettere un Presidente imposto e impopolare . In previsione delle elezioni presidenziali dell’11 aprile 2021 e con una pandemia che colpisce il paese nella sua seconda ondata, il Perù si trova ora in una forte incertezza politica e senza alcun leader che riesca ad avere un appoggio maggioritario della popolazione.
A metà novembre 2020 la Conferenza Episcopale Peruviana aveva pubblicato una dichiarazione sulla situazione di crisi politica che vive il paese, riflettendo quanto la popolazione aveva espresso in tante manifestazioni pubbliche: "Ogni giorno la sfiducia, l'incertezza e l'insicurezza subite dalla nostra popolazione danneggiano irreversibilmente il progresso del Perù. Serve un percorso chiaro per uscire da questa crisi. È fondamentale ascoltare le grida e i clamori della popolazione, per ritrovare fiducia, tranquillità e pace sociale. Ecco perché è fondamentale lo sforzo per un ‘dialogo sociale’ profondo e ampio che cerchi soluzioni alternative al confronto e al conflitto" .

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ASIA/LIBANO - Crisi libanese, il Patriarca maronita invoca una netta distinzione tra sfera civile e appartenenze religiose

Fides IT - www.fides.org - seg, 18/01/2021 - 11:44
Bkerké – Il Libano riuscirà a sopravvivere alla crisi di sistema che attraversa da anni solo quando verrà marcato in maniera più netta e decisa il confine che tiene distinto l’ambito politico-istituzionale dalle dinamiche di appartenenza religiosa. Lo ha ribadito con forza il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, inserendo l’appello al termine dell’omelia della liturgia eucaristica da lui presieduta domenica 17 gennaio nella chiesa delle sede patriarcale di Bkerké. Nel suo intervento, il Patriarca ha anche aggiunto che la messa a punto di una reale distinzione tra i processi politici e le dinamiche di appartenenza religiosa-confessionale permetterebbe al Paese di sollevarsi dalla crisi e riprendere il cammino anche conservando l’attuale sistema istituzionale libanese, fondato proprio sulla distribuzione degli incarichi istituzionali e politici in base alle diverse appartenenze confessionali.
“Se avremo” ha detto esattamente il Patriarca “un vero Stato di diritto, uno Stato che non mescola l’ambito civile e quello religioso, e dove i politici non sfruttano la loro affiliazione religiosa o confessionale per tornaconto personale, ma sono fedeli e leali solo nei confronti della Nazione libanese, allora noi potremo davvero dire che è sorta una nuova alba sul Libano. E in questo caso, non sarà necessario neanche modificare il sistema, ma piuttosto rispettarne le disposizioni”.
Nel corso della sua omelia, il Cardinale libanese ha di nuovo esortato il Presidente Michael Aoun e il Premier designato Saad Hariri, a mettere da parte incomprensioni e risentimenti personali, in modo da incontrarsi e dialogare sui nomi dei ministri da selezionare per la nuova compagine di governo. La situazione catastrofica del Paese - ha aggiunto il Patriarca Rai – non può tollerare ulteriori rinvii nella formazione del governo.
L’ultimo governo libanese in carica, presieduto dal Premier Hassan Diab, è caduto dopo le proteste seguite alle esplosioni nel porto di Beirut del 4 agosto 2020. Il Premier dimissionario Diab, insieme a tre ex ministri, è stato anche sottoposto a processo per responsabilità in quel disastroso evento. Il sunnita Hariri, leader del Partito politico “Futuro”, è stato incaricato di formare un nuovo governo il 22 ottobre 2020, ma da allora non è ancora riuscito a costituire il nuovo gabinetto, anche a causa delle tensioni istituzionali sorte tra il Premier incaricato e il Presidente Aoun intorno alla lista dei ministri che dovrebbero comporre la squadra di governo. A complicare lo scenario ci sono anche nuove pressioni internazionali che puntano a condizionare il profilo politico del nuovo esecutivo.


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ASIA/INDONESIA - Fioritura di vocazioni nell'emergenza pandemica: la gioia di essere missionari

Fides IT - www.fides.org - seg, 18/01/2021 - 11:27
Maumere - “In un contesto mondiale aggravato dalla pandemia del Coronavirus, nell’isola di Flores non mancano notizie positive. Nei prossimi mesi infatti sono in programma nuove ordinazioni sacerdotali, che si andranno ad aggiungere a quelle recenti di 20 Missionari Verbiti, 3 dell'Istituto dei Padri Vocazionisti e 1 Stimmatino”, scrive all’Agenzia Fides Padre Luigi Galvani, missionario Camilliano presente sull’isola da oltre 10 anni. A Flores si contano numerose vocazioni sacerdotali e religiose: “Sono tanti gli Istituti maschili e femminili che hanno realizzato i loro seminari e case religiose. Abbiamo il Seminario filosofico e teologico più grande della Chiesa cattolica nel mondo, dei Missionari Verbiti, con oltre mille e duecento studenti che Papa Giovanni Paolo II ha visitato nel 1989" ricorda p. Galvani.
Il Camilliano spiega che a Flores il Coronavirus ha limitato la sua presenza finora ma che, tuttavia, le difficoltà non mancano: “L'isola di Flores - rileva - è considerata tra le più povere dell'Indonesia ma ha la caratteristica di avere la più alta percentuale di cattolici delle 17 mila isole del grande arcipelago Indonesiano. La popolazione qui ha bisogno di tutto, generi alimentari, assistenza sanitaria oltre a necessità di base. Ogni mese distribuiamo pacchi alimentari a circa 200 famiglie particolarmente indigenti. Inoltre, curiamo sempre con passione la costruzione di casette speciali per malati con problemi mentali reduci da anni di emarginazione in misere situazioni igieniche e di povertà. Ne abbiamo realizzate già una cinquantina dando nuova gioia e speranza a tanti poveri malati" .
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AFRICA/SUDAFRICA - La Chiesa lancia l’allarme sulla diffusione della “variante sudafricana” del Covid-19

Fides IT - www.fides.org - seg, 18/01/2021 - 11:17
Johannesburg – In Africa australe preoccupa il diffondersi della cosiddetta variante sudafricana del virus Sars-Cov2, responsabile della malattia Covid-19. "Siamo stati informati dal Ministero della Salute che la seconda ondata di Covid-19 sta colpendo lo Zambia", scrive in un comunicato Sua Ecc. Mons. Patrick Chisanga, Vescovo di Mansa, Presidente della Zambia Conference of Catholic Bishops . "C'è un'escalation sia nel numero di casi confermati che nel numero di morti. Questa ondata di casi è ulteriormente accompagnata da un aumento della gravità della malattia che richiede il ricovero in ospedale e l'ossigenoterapia” afferma Mons. Chisanga, che aggiunge: “i nuovi contagi sono più trasmissibili e più diffusi in termini di localizzazione geografica” quindi se la “traiettoria continua, il blocco del Paese sarebbe inevitabile, con tutte le conseguenze devastanti di una situazione del genere".
Il Jesuit Center for Theological Reflection , dello Zambia, ha criticato il lassismo nell'attuazione delle misure anti Covid-19 che sarebbe la causa principale dell’aumento dei casi. “Quando la prima ondata di Covid-19 ha colpito lo Zambia, nel marzo 2020, siamo corsi prontamente al riparo seguendo con la massima attenzione nei primi tre mesi le linee guida per combattere il Covid-19. Abbiamo presto sviluppato familiarità con il virus poiché le statistiche hanno giocato a nostro favore con pochissimi decessi e un numero molto elevato di guarigioni", afferma una nota del JCTR. Ma in seguito “si è creato un compiacimento e un rilassamento delle misure di precauzione e ora siamo in pericolo, poiché il Covid-19 è riemerso in Zambia con un ceppo che si sta diffondendo più rapidamente e facilmente rispetto ai ceppi precedenti".
Anche in Sudafrica preoccupa l’aumento dei casi legati al nuovo ceppo. “Alla luce dell'attuale ondata di Covid-19 e delle restrizioni imposte dal Presidente dello Stato, nonché dell'incertezza su ciò che accadrà alla fine di questo mese, abbiamo deciso di tenere una riunione plenaria virtuale invece di riunione in presenza come previsto" ha annunciato la Southern African Catholic Bishops’ Conference , la Conferenza che riunisce i Vescovi di Sudafrica, Botswana e Swaziland. La decisione è stata presa a causa dell’ondata di casi di Covid-19, in gran parte nella nuova variante del virus identificata in Sudafrica, che ha colpito tra gli altri, l'Arcivescovo Coadiutore di Durban, Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza.
La nuova variante ha causato la morte di sei suore cattoliche delle Figlie di San Francesco a Port Shepstone, diocesi di Marianhill, morte in seguito complicazioni del coronavirus nel giro di una settimana, dal 10 al 17 dicembre 2020 . Il Sudafrica ha registrato il maggior numero di infezioni da coronavirus in Africa, avvicinandosi alla soglia di 900.000 casi, con oltre 20.000 decessi.
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ASIA/FILIPPINE - L'amore verso il Santo Niño porta ad amare i poveri, in mezzo alla pandemia

Fides IT - www.fides.org - seg, 18/01/2021 - 10:32
Cebu - I devoti del Santo Nino, il Bambino Gesù, sono chiamati a "raggiungere e amare i poveri, nelle periferie, nel mezzo della pandemia": è l'esortazione rivolta a ai fedeli dall'Arcivescovo Jose Palma alla guida del diocesi di Cebu, celebrando ieri, 17 gennaio, la festa di Santo Niño , noto evento che ogni anno segna la vita sociale, civile e religiosa a Cebu, nelle Filippine centrali, attirando milioni di persone. Come appreso da Fides, nel 2021 la celebrazione è stata basso profilo e la celebrazione eucaristica è stata celebrata a porte chiuse nella Basilica Minore del Santo Niño a causa dei protocolli sanitari. Migliaia di fedeli hanno potuto seguire la messa in diretta online. Tutte le fastose e affollate celebrazioni, le processioni all'aperto e gli eventi culturali che di solito occupavano la città sono stati cancellati in conformità con le restrizioni del governo.
"Nel mezzo di una crisi come la pandemia, i battezzati devono rimanere saldi nel loro amore per Gesù e testimoniare il Vangelo, prendendosi i cura dei poveri, dei vulnerabili e degli emarginati", ha detto l'Arcivescovo, invitando i fedeli a "prendersi cura l'uno dell'altro". “Il Santo Niño aveva bisogno delle cure di Maria e Giuseppe. Con spirito evangelico di amore e prossimità, siamo chiamati a stare accanto a persone emarginate o indigenti, nelle periferie esistenziali, la dove viviamo ma anche in altri luoghi, in altre nazioni", ha ricordato.
Lee Lim, uno dei devoti locali , ha detto a Fides: “Segnati da questa pandemia, continuiamo a mostrare il nostro amore per Gesù Bambino. Preghiamo perchè la pandemia ci permetta di testimoniare il nostro amore verso il prossimo , specialmente i più poveri, sofferenti e bisognosi ".
L'immagine del Santo Niño di Cebu è legata all'origine del cristianesimo nelle Filippine: fu portata nell'arcipelago Filippine 500 anni fa dall'esploratore portoghese Ferdinando Magellano il 14 aprile 1521, come dono alla regina Juana, che venne battezzata. Successivamente furono battezzati anche il marito di Juana, Rajah Humabon e circa 800 indigeni nativi. Fu a prima comunità cristiane nelle Filippine.
Nel 1565, quando il conquistatore spagnolo Miguel Lopez de Legazpi arrivò a Cebu, un soldato spagnolo trovò l'immagine all'interno di una casa bruciata di un abitante locale. Da allora, la festa e la devozione legata al Santo Niño è diventata la festa più popolare della regione e tra le più importanti feste religiose a livello nazionale.

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AMERICA/BRASILE - I Vescovi di Amazonas e Roraima: “per l'amor di Dio, mandateci ossigeno per i malati di Covid-19”

Fides IT - www.fides.org - seg, 18/01/2021 - 10:22
Manaus – Di fronte alla crisi sanitaria provocata dalla seconda ondata di pandemia da Covid-19 che sta colpendo lo stato di Amazonas, e in particolare Manaus, la Regione Norte 1 della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile , che comprende il Nord di Amazonas e Roraima, ha lanciato la campagna "Amazonas e Roraima contano sulla tua solidarietà". L'azione mira ad aiutare le vittime di Covid-19 che soffrono senza cure adeguate negli ospedali.
Nella nota pubblicata dai Vescovi si afferma: "Come Chiesa cattolica, chiediamo alle autorità di sforzarsi per prevenire il maggior numero possibile di morti, e alla popolazione amazzonica, affinché la cura e il rispetto dei decreti promulgati siano assunti da tutti e da tutte, come strumento per contribuire a contenere gli effetti della seconda ondata della pandemia. Ci auguriamo che i più poveri non siano esclusi dalle cure e che la solidarietà e la cura comune siano assunte da tutti e da tutte, tenendo presente la ‘consapevolezza di essere una comunità mondiale che viaggia sulla stessa barca’ ".
L'Arcivescovo di Manaus, Mons. Leonardo Steiner, ha lanciato un appello attraverso un video diffuso sui social network: "Nella prima ondata, le persone sono morte a causa della mancanza di informazioni, della mancanza di letti negli ospedali, della mancanza di letti nella terapia intensiva di Amazonas e Roraima. Oggi, nella seconda ondata, le persone muoiono a causa della mancanza di posti letto negli ospedali, per la mancanza di letti nella terapia intensiva e, sorprendentemente, per la mancanza di ossigeno. Le persone, anche se ricoverate in ospedale, non hanno ossigeno. Noi Vescovi di Amazonas e Roraima facciamo un appello: per l'amor di Dio, mandateci ossigeno, forniteci ossigeno. Le persone non possono più morire per mancanza di ossigeno, per la mancanza di letti in terapia intensiva".
Secondo la Fundação de Vigilância em Saúde do Estado do Amazonas, dall’1 al 14 gennaio, il numero di contagi è aumentato a 21.786 persone, con una media di 1.556 casi giornalieri e 635 morti, in media 45 morti al giorno, la stragrande maggioranza a Manaus. Il numero di sepolture nei cimiteri di Manaus, dove il 13 gennaio sono state sepolte 198 persone fa pensare che il numero delle vittime del Covid-19 sia maggiore di quanto indicato dai dati ufficiali.
I Vescovi della Regione Norte 1 rilevano che il rilassamento delle misure di distanziamento e la mancanza di cure personali, soprattutto l'uso di mascherina e gel alcolico, sono state una costante negli ultimi mesi. “Insieme a questo, siamo indignati per la situazione che stiamo vivendo, visto che non sempre sono state ascoltate le segnalazioni di scienziati ed epidemiologi, che da diversi mesi annunciavano l'arrivo di una seconda ondata, e non sono state prese adeguate misure sanitarie”.
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AMERICA/BRASILE - Appello dei Vescovi di Amazonas e Roraima: “per l'amor di Dio, mandateci ossigeno per i malati di Covid-19”

Fides IT - www.fides.org - seg, 18/01/2021 - 10:22
Manaus – Di fronte alla crisi sanitaria provocata dalla seconda ondata di pandemia da Covid-19 che sta colpendo lo stato di Amazonas, e in particolare Manaus, la Regione Norte 1 della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile , che comprende il Nord di Amazonas e Roraima, ha lanciato la campagna "Amazonas e Roraima contano sulla tua solidarietà". L'azione mira ad aiutare le vittime di Covid-19 che soffrono senza cure adeguate negli ospedali.
Nella nota pubblicata dai Vescovi si afferma: "Come Chiesa cattolica, chiediamo alle autorità di sforzarsi per prevenire il maggior numero possibile di morti, e alla popolazione amazzonica, affinché la cura e il rispetto dei decreti promulgati siano assunti da tutti e da tutte, come strumento per contribuire a contenere gli effetti della seconda ondata della pandemia. Ci auguriamo che i più poveri non siano esclusi dalle cure e che la solidarietà e la cura comune siano assunte da tutti e da tutte, tenendo presente la ‘consapevolezza di essere una comunità mondiale che viaggia sulla stessa barca’ ".
L'Arcivescovo di Manaus, Mons. Leonardo Steiner, ha lanciato un appello attraverso un video diffuso sui social network: "Nella prima ondata, le persone sono morte a causa della mancanza di informazioni, della mancanza di letti negli ospedali, della mancanza di letti nella terapia intensiva di Amazonas e Roraima. Oggi, nella seconda ondata, le persone muoiono a causa della mancanza di posti letto negli ospedali, per la mancanza di letti nella terapia intensiva e, sorprendentemente, per la mancanza di ossigeno. Le persone, anche se ricoverate in ospedale, non hanno ossigeno. Noi Vescovi di Amazonas e Roraima facciamo un appello: per l'amor di Dio, mandateci ossigeno, forniteci ossigeno. Le persone non possono più morire per mancanza di ossigeno, per la mancanza di letti in terapia intensiva".
Secondo la Fundação de Vigilância em Saúde do Estado do Amazonas, dall’1 al 14 gennaio, il numero di contagi è aumentato a 21.786 persone, con una media di 1.556 casi giornalieri e 635 morti, in media 45 morti al giorno, la stragrande maggioranza a Manaus. Il numero di sepolture nei cimiteri di Manaus, dove il 13 gennaio sono state sepolte 198 persone fa pensare che il numero delle vittime del Covid-19 sia maggiore di quanto indicato dai dati ufficiali.
I Vescovi della Regione Norte 1 rilevano che il rilassamento delle misure di distanziamento e la mancanza di cure personali, soprattutto l'uso di mascherina e gel alcolico, sono state una costante negli ultimi mesi. “Insieme a questo, siamo indignati per la situazione che stiamo vivendo, visto che non sempre sono state ascoltate le segnalazioni di scienziati ed epidemiologi, che da diversi mesi annunciavano l'arrivo di una seconda ondata, e non sono state prese adeguate misure sanitarie”.
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