Domenica 5 aprile la Chiesa celebra, a livello diocesano, la XXXV Giornata Mondiale della Gioventù. La prima delle tre tappe che porteranno migliaia di ragazzi a Lisbona nel 2022 per viverla a livello mondiale. “Giovane, dico a te, alzati” è il tema scelto per il messaggio di Papa Francesco ai giovani


Anche la Giornata Mondiale dei Giovani quest’anno ha un’aria piuttosto mesta. I giovani che di solito si "fanno sentire" e che nei mesi scorsi hanno saputo mobilitare masse, smuovere piazze, creare coscienza civile ora sono, come tutti, in quarantena.

E tra una videolezione e un’altra si trovano a dover gestire questi strani tempi segnati dalla pandemia di Covid-19, rattristati per la mancanza di contatto con gli amici, gli amori e la vita; preoccupati per la salute dei loro nonni e genitori.

 

Papa Francesco ha inviato loro un messaggio intitolato “Giovane, dico a te, alzati”. È un versetto di uno dei più struggenti brani del Vangelo di Luca. Uno dei tre nei quali l’evangelista incide il termine a lui più caro e capace di raccontare l’amore di Dio: la compassione (cf. Lc 7,13). Gesù vede quel giovane immobile dentro la bara della sua troppo giovane esistenza e raccoglie da vicino le lacrime di quella madre vedova.

Ferma il corteo che avanzava inesorabile verso la nuda terra della sepoltura e prendendolo per mano lo restituisce alla vita. Occhi, lacrime e mani descrivono una parabola di misericordia, cura, capacità di stringere legami che vincono il buio della morte.

E Francesco consegna questo impegno ai giovani oggi. Occhi, lacrime e mani, anche al tempo della pandemia, sono porte di incontro, di comunione, di fraternità. Cari giovani - scrive il Papa - possiate sempre ascoltare il gemito di chi soffre; lasciarvi commuovere da coloro che piangono e muoiono nel mondo di oggi. «Certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime» (Christus vivit, 76). E quelle lacrime che nel segreto delle vostre stanze tanti di voi avete versato in questi giorni assurdi temendo la solitudine, la mancanza, e per la vostra vita e quella dei vostri cari possono ora diventare collirio per poter scorgere ancora più evidente la fragilità del mondo.

Forse per la prima volta vi siete sentiti smarriti, spaventati, fragilissimi. Ma solo in questo modo si può essere capaci di comprendere davvero chi questa situazione la vive ordinariamente: “anche voi giovani – insiste il Papa - potete avvicinarvi alle realtà di dolore e di morte che incontrate, potete toccarle e generare vita come Gesù” perché potrete sentire dentro di voi “la struggente tenerezza di Dio per ogni creatura vivente, specialmente per il fratello affamato, assetato, malato, nudo, carcerato, allora potrete avvicinarvi come Lui, toccare come Lui”.


Conosco una giovane come voi che ha vissuto per anni in una sorta di quarantena per colpa di una grave malattia che gradualmente l’ha immobilizzata su un letto, fino a renderla sorda, cieca e fragilissima. Si chiamava Benedetta Bianchi Porro, beatificata il 14 settembre 2019.

 

In quello stato di estrema sofferenza avrebbe avuto tutte le ragioni per ribellarsi e chiudersi a riccio, maledicendo tutto e tutti. Invece ha udito quella voce: “Benedetta, dico a te, alzati” e, ascoltandola, ha reso la sua vita uno spazio dove tanti altri giovani hanno potuto scoprire la luce della loro bellezza.

Fra questi Natalino, un suo coetaneo che come lei si trovava paralizzato. Benedetta gli scrive per fargli coraggio e lui finalmente, per la prima volta in vita sua, si sente amato e capito. Scrive il ragazzo: “Nessuno, finora, era riuscito a consolarmi: i miei genitori, i miei fratelli, i miei amici e compagni di scuola sono sempre intorno al mio letto, non mi hanno lasciato solo un istante e neppure per un istante mi hanno fatto mancare una parola, un sorriso, un incoraggiamento. Ma la mia disperazione restava e mi gonfiava il cuore ogni giorno. Fino a quando non è venuto il vostro articolo, scritto da una persona che non conosco [Benedetta], che racconta la storia di una ragazza mai sentita nominare. Non è un miracolo questo?”.

 

Sì cari giovani: i vostri sogni, le vostre vite sono il dono più bello di Dio al mondo. “Fateli emergere e attraverso di essi proponete al mondo, alla chiesa, ad altri giovani qualcosa di bello…” come ha saputo fare Benedetta nella sua più immobile quarantena.

p. Luca Vitali


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