Mentre siamo concentrati a difenderci dal CODIV-19 migliaia di profughi si stanno ammassando ai confini europei. Un altro tipo di "quarantena" per la quale Papa Francesco chiede di mobilitarsi


Bambini, giovani e adulti di Idlib, con le case distrutte dalle bombe lanciate per ragioni che non conosceranno mai, si trovano con: un muro spinato davanti, la polizia greca all’orizzonte e quella turca alle spalle. Un altro tipo di quarantena.

La polizia turca li spinge a partire lanciando gas lacrimogeni, l’altra li spinge a restare sparando, prima a salve, e poi ad altezza uomo. E in mezzo, inesorabile, il muro di spine. Muro abbracciati al quale hanno perso la vita in questi primi giorni di marzo almeno tre giovani. La polizia ha sparato loro perché non oltrepassassero quelle mura finendo per contraddire drammaticamente le leggi internazionali e della nostra Europa.

 

Con questo tipo di respingimenti di massa si sta impedendo a degli inermi in fuga dalla guerra di raggiungere una terra sicura, uno spazio dove riprendere fiato e ritrovare la pace perduta. Diritto che è sancito dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra, firmata dagli Stati membri e richiamata nella Carta costituente dell’Unione Europea.

Costituzione nella quale si evoca una civiltà fondata sul valore della persona, sui suoi diritti inviolabili e inalienabili e sul rispetto del diritto (cf. Preambolo). Inoltre, all’articolo III-167 della stessa, si legge espressamente: "L'Unione sviluppa una politica comune in materia di asilo e di protezione temporanea, volta a offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un paese terzo che necessita di protezione internazionale e a garantire il rispetto del principio di non-refoulement. Detta politica deve essere conforme alla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e al protocollo del 31 gennaio 1967 relativi status dei rifugiati e agli altri trattati pertinenti".


Akram, uno dei giovani pakistani con i quali condividiamo la vita, ci racconta spesso la sua corsa per oltrepassare quel muro attorcigliato dal fino spinato. Mentre i suoi occhi pare lo vedano ancora davanti a sé e il suo volto passi dal sorriso consueto alla tristezza che rabbuia, racconta quella corsa senza fiato, quel salto sul quale ha lasciato brandelli di camicia e pelle, sperando di farsi meno male possibile.

Salto che già alcuni dei suoi amici non sono riusciti a compiere per colpa di un viaggio estenuante in mezzo alla notte fredda dei monti di confine e perché, in qualche modo, sono rimasti bloccati in quei muri che continuiamo a innalzare per proteggerci, per difendere – così ci scusiamo – la nostra identità. Eppure già Spinoza scriveva: “l'umano può mostrare paradossalmente di amare di più le catene della libertà”.

 

Nel Dna dei nostri Stati e della nostra Europa c’è il sogno della uguaglianza, della libertà e della fraternità che invece appaiono smentite da questo raccapricciante ping-pong umano giocato sulla pelle di donne, adulti e bambini in stato di fragilità mediante il quali si impedisce loro di domandare aiuto, e ripeto, solo di domandarlo. Davvero ciò contraddice profondamente la nostra identità di uomini e donne, di europei e, se ci crediamo, di pellegrini verso l’Assoluto (Giovanni Vannucci).


Infine, dobbiamo ricordarci l’eventualità che "chi di muro ferisce di muro perisce". Oggi che siamo noi a vivere in una quarantena sbarrata dai muri e veniamo additati da mezzo mondo come popolo da evitare, potremmo capire di più ciò che i nostri fratelli e sorelle sono costretti a vivere quotidianamente oltre i muri.

 

Ha scritto il noto psicoterapeuta Massimo Recalcati: “prima la politica del muro aveva come nemico l'altro, il migrante, il messicano; ora quel nemico siamo noi” (Repubblica 5 marzo 2020). Questo potrebbe farci pensare… e magari potrebbe aiutarci a salire sopra i muri per osservare la sofferenza e udire il grido di quei Popoli che spesso essi… provano a tenere lontani.

 

Per tutte queste ragioni saremo spiritualmente presenti all’angelus di Papa Francesco domenica 8 marzo in Piazza San Pietro insieme ai firmatari dell’appello “per i dimenticati di IDLB”.

 

P. Luca Vitali – Comunità Missionaria di Villaregia