La famiglia è ed è chiamata ad essere “chiesa domestica”: questa espressione intende sottolineare la bellezza della vocazione della famiglia invitata a riscoprire la sua identità più profonda e a prendere consapevolezza della ricchezza straordinaria di questa sua vocazione ma anche del suo grande compito


Conosciamo l’espressione chiesa domestica, recuperata a partire dal Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, 11) e dal Magistero della chiesa, da alcuni passi del Nuovo Testamento e, in particolare, di San Paolo: fa riferimento all’abitudine e all’esperienza dei primi cristiani di incontrarsi nelle case. Fin dalle origini, infatti, la chiesa era costituita da piccoli nuclei familiari diventati credenti e che pregavano insieme, come si nota soprattutto nei saluti finali delle lettere paoline:

«Le comunità dell’Asia vi salutano. Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa» (1Cor 16,19).

«Salutate anche la chiesa che è nella loro casa» (Rm 16,5).

«Salutate i fratelli di Laodicèa e Ninfa con la chiesa nella sua casa» (Col 4,15).

«[Io Paolo scrivo a voi] alla sorella Appia, ad Archippo nostro compagno di lotta per la fede e alla comunità che si raduna nella tua casa» (Fm 2).

 

Benedetto XVI così si esprimeva alla fine dell’incontro mondiale di Valencia del 2006:

 

«La famiglia è l’ambito privilegiato dove ogni persona impara a dare e ricevere amore. Essa si fonda su una profonda relazione interpersonale tra marito e moglie, sostenuta dall’affetto e dalla mutua comprensione […]. Possano i figli sperimentare più i momenti di armonia e di affetto dei genitori che non quelli di discordia o indifferenza, perché l’amore tra il padre e la madre offre ai figli una grande sicurezza e insegna loro la bellezza dell’amore fedele e duraturo. La famiglia è un bene necessario per i popoli, un fondamento indispensabile per la società e un grande tesoro degli sposi durante tutta la loro vita. È un bene insostituibile per i figli che devono essere frutto dell’amore, della donazione totale e generosa dei genitori. Proclamare la verità integrale della famiglia, fondata nel matrimonio come Chiesa domestica e santuario di vita, è perciò una grande responsabilità».

 


La famiglia, “santuario domestico della Chiesa” (Apostolicam Actuositatem, 11), soggetto attivo e protagonista, realizza e vive la sua chiamata, diventando un’autentica comunità di persone unite in Dio; portando in sé “il patto d’amore di Cristo-Sposo con la Chiesa-sposa” è rivelazione e attuazione specifica della comunità della chiesa, come dice espressamente Giovanni Paolo II:

 

«Lo Spirito Santo, effuso nella celebrazione dei sacramenti, è la radice viva e l’alimento inesauribile della soprannaturale comunione che raccoglie e vincola i credenti con Cristo e tra loro nell’unità della Chiesa di Dio. Una rivelazione e attuazione specifica della comunione ecclesiale è costituita dalla famiglia cristiana, che anche per questo può e deve dirsi “Chiesa domestica”» (Familiaris Consortio 21). 

 

In particolare, la famiglia è luogo di comunione perché di condivisione della fede e di preghiera. Nelle lettere di San Paolo emerge molto come la famiglia è il luogo dove si accoglie, si vive e si trasmette la fede. Anche negli Atti degli Apostoli si parla continuamente della famiglia come chiesa domestica; sono numerosi i passi in cui un’intera comunità familiare si converte mettendo la propria abitazione privata a disposizione dei fedeli per il culto e la preghiera:

 

“La famiglia cristiana è chiamata Chiesa domestica, perché manifesta e attua la natura comunionale e familiare della Chiesa come famiglia di Dio. Ciascun membro, secondo il proprio ruolo, esercita il sacerdozio battesimale, contribuendo a fare della famiglia una comunità di grazia e di preghiera, una scuola delle virtù umane e cristiane, il luogo del primo annuncio della fede ai figli (Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, 350).


 

Favorita dalle relazioni quotidiane, dal dialogo e dal continuo confronto, da una maggiore condivisione della vita, la famiglia impara a vivere nella quotidianità la fede in ascolto della Parola di Dio, divenendo luogo nel quale la fede nasce, cresce e si fa storia condivisa, luogo dove la fede è professata, celebrata, vissuta nel concreto: 

 

“Nella famiglia, che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, matura la prima esperienza ecclesiale della comunione tra persone … La Chiesa è famiglia di famiglie, costantemente arricchita dalla vita di tutte le Chiese domestiche. Pertanto, in virtù del sacramento del matrimonio … sarà certamente un dono prezioso … considerare anche la reciprocità tra famiglia e Chiesa: la Chiesa è un bene per la famiglia, la famiglia è un bene per la Chiesa … L’amore vissuto nelle famiglie è una forza permanente per la vita della Chiesa …” (Papa Francesco, Amoris Laetitia 86-88).

 

Nella Bibbia la famiglia è chiamata a rispondere ad una vocazione specifica, ad un progetto di Dio, e in particolare nell’Antico Testamento, ha il ruolo fondamentale di educare alla fede, luogo in cui fare memoria delle meraviglie di Dio, della storia della salvezza. Ancora oggi, nelle famiglie ebree osservanti si celebrano alcune liturgie domestiche, come lo Shabbat, dove il compito della madre è accendere le luci del sabato, mentre il padre benedice i figli insieme al pane posto sulla tavola imbandita a festa. 

Per rispondere alla sua chiamata di chiesa domestica, la famiglia necessariamente deve andare alla Fonte, incontrarsi, unita, con Dio, imparare a nutrirsi della preghiera: “La famiglia è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera” (Benedetto XVI, Udienza generale del 28/12/2011).

 

 

La preghiera nella famiglia è un appuntamento con l’Altro, ma insieme all’altro, l’intimità della casa può essere dimora della Presenza di Dio; pregare insieme significa invitare e accogliere il Signore a stare con noi, a casa nostra:

 

«In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,19s).

 

 

Nel contesto familiare e ospitale, intimo ed affettivo, gratuito e libero, creativo e generante della vita condivisa, ogni famiglia scopre la bellezza ma anche la necessità di riunirsi, per ascoltare e accogliere insieme la Parola e la preghiera si mescola alla vita ordinaria, ai gesti semplici di accoglienza reciproca, alla vita concreta:

 

«La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani» (Papa Francesco, Amoris laetitia, 315). 

 

La famiglia, spazio vitale e luogo di condivisione, diventa anche fonte e luogo di comunione, essendo luogo per eccellenza della prossimità all’altro come dono, perché solo dall’incontro con l’altro nasce e si genera la vita. La casa è lo spazio della vita donata, rimanda all’origine della vita, luogo del dono della vita e della comunione, per questo la preghiera familiare è scuola di comunione:

“La preghiera familiare ha sue caratteristiche. È una preghiera fatta in comune, marito e moglie insieme, genitori e figli insieme. La comunione nella preghiera è, ad un tempo, frutto ed esigenza di quella comunione che viene donata dai sacramenti del battesimo e del matrimonio” (Giovanni Paolo II Familiaris Corsortio 59).

 

La preghiera, infine, non può rimanere nella mura domestiche, ma deve dilatarsi al mondo, divenendo intercessione, supplica, consegna a Dio del grido umano, a partire dal vicino di casa fino a raggiungere gli estremi confini del mondo; diviene, così, non ripiegata su se stessa ma “evangelizzatrice”:

«Nell’ambito dell’apostolato di evangelizzazione proprio dei laici è impossibile non rilevare l’azione evangelizzatrice della famiglia. […]. Ciò significa che, in ogni famiglia cristiana, dovrebbero riscontrarsi i diversi aspetti della chiesa intera. Inoltre la famiglia, come la chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia» (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 71).


 

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