Bruna, animatrice missionaria della Comunità di Quartu Sant'Elena, racconta la sua esperienza come volontaria a Texcoco, nella missione del Messico. E lo fa regalandoci una lettera indirizzata, idealmente, alla nazione che l'ha accolta


Querido Mexico,

sono qui, stasera, martedì 18 febbraio 2020, sul volo che mi riporterà a casa: il comandante ha appena annunciato che il decollo è momentaneamente rimandato. Mi stai forse dicendo che non vuoi lasciarmi partire?  Hai addirittura scomodato il tuo Popocatepetl (vulcano di Città del Messico) con la sua “fumarola” per rendere più malinconica la mia “despedida” (saluto)? Allora approfitto per ripercorrere mentalmente i tre mesi vissuti con la tua gente, sarà difficile raccontare senza lasciarmi travolgere dal batticuore, comunque ci provo.

Sono arrivata il 26 novembre, per la settima volta sono stata ”forestiera” lontana dalla mia terra. La prima volta nella sede della Comunità brasiliana di S. Paolo nel 2007 e poi per altre 5 volte nella Comunità di Lima, in Perù, fino al 2016: luoghi dove ho avuto il privilegio di essere sorella con i nostri poveri in terra di missione. Forestiera sì, ma non straniera! 

Eccomi tra la tua gente a Texcoxo in un periodo di importanti momenti di preghiera: il novenario a la Virgen de Guadalupe, un tempo sacro per tutti i messicani credenti/praticanti e non, e l’Avvento. Milioni di pellegrini durante tutto l’anno visitano la Basilica: che commozione stare insieme a migliaia di devoti che si ritrovano ai piedi della reliquia, in particolare i giorni precedenti al giorno della festa che è il 12 dicembre. Durante il tempo di Avvento la Comunità, a nome della Parrocchia “Cristo Rey”, ha organizzato una settimana missionaria ed ho potuto incontrare persone nuove e visitare luoghi incantevoli nella rigogliosa natura della sierra. Immagina circa una trentina di persone, tra missionari e volontari, ospiti di due comunità indigene nello stato di Puebla: Xolotla e Atla; è qui che ho potuto vivere l’attesa del niño Jesus nell’umile realtà di fede, cultura e tradizioni antiche di secoli.

E che dire de “la posada navideña”, la festa celebrata nei nove giorni che precedono il Natale, che rievoca l’episodio della ricerca di un alloggio di Maria e Giuseppe a Betlemme. I fedeli in processione, preceduti dall'immagine della Sacra Famiglia, animano le strade intonando un canto per chiedere un riparo, fino a quando finalmente riescono a trovarlo. Terminata la parte religiosa, le posadas si trasformano in festa popolare, soprattutto per i bambini ai quali sono riservate le piñatas, contenitori in cartapesta colorata con all’interno dolci, giocattoli o monetine, che devono essere rotte per la spartizione del contenuto, per la gioia di tutti.

 

 

Un’altra usanza che mi ha teneramente colpito è il cosiddetto “arrullar al niño Dios” dove il Bambino Gesù prima di essere collocato nel presepe è “ninnato” amorevolmente, anch’io ho avuto il mio niño Jesùs, regalatomi nella Celebrazione della notte del 24 dicembre e successivamente presentato al tempio il giorno della Candelora. Certamente saprai che nella tua gente convivono due aspetti molto forti: la fede e la tradizione. Quest’ultima è ben consolidata e talvolta prevale sulla prima, imponendosi anche nel canone liturgico, segno di attaccamento alle radici di quell’incredibile storia che ti mantiene esclusivo nel tempo.


E poi c’è la Comunità, i membri aggregati, i volontari, gli amici e sostenitori delle attività di evangelizzazione e di promozione umana; le Cappelle e tutti i parrocchiani impegnati a portare nelle periferie la certezza dell’Amore di Dio che non dimentica nessuno dei suoi figli prediletti. Si esce nelle strade sterrate a volte troppo polverose dal passaggio delle auto, con buche e dossi,  fogne a cielo aperto, che diventeranno putridi acquitrini nella stagione piovosa; si va all’incontro con i più piccoli per non dimenticarci della loro fragilità e vulnerabilità; ci si reca nelle abitazioni, spesso precarie e fatiscenti, per donare il sostegno spirituale e materiale.

Sono purtroppo tanti, e in numero crescente, che si rivolgono ai missionari per un appoggio, un ascolto, una preghiera, una condivisione, per visitare i malati o le persone sole; sorelle e fratelli così assetati della Parola di Dio che cercano consolazione e rifugio. Quanto ho imparato in queste settimane di comunione, quante forze donate malgrado l’età avanzata, quanti esempi di disponibilità, di tempo dedicato e di forze offerte gratuitamente … ma quanto lavoro c’è da fare per chi non è stato ancora raggiunto! Ho il cuore rotto, però mi porto via il volto di tante belle persone, di incontri indimenticabili e amicizie costruite, di giornate gioiose e altre più faticose ma con la fede rafforzata.

 

A te invece, cara terra messicana, ho lasciato la parte piangente per custodirla fino a quando possa tornare a riprendermela. Sono le 23:10… un nuovo annuncio, pare sia quello decisivo. Le polveri del vulcano si sono depositate sulla pista liberando il cielo, e si parte per davvero, non posso fermarmi oltre perché ho anche nostalgia della mia famiglia che mi sta aspettando, insieme alle molte amicizie, la parrocchia, la Comunità di Quartu Sant'Elena, laddove sono i miei affetti più cari. Tuttavia è molto forte il desiderio di tornare e poi te l’ho promesso, perciò aspettami en mì casa  “MEXICO lindo y querido” primero Dios!

Bruna  Frongia


 

Grazie di cuore, Bruna, per averci raccontato la tua esperienza, le tue emozioni, le gioie, i sentimenti, il tuo desiderio di tornare.

Grazie per aver fatto nascere anche in noi il desiderio di partire per essere anche noi forestieri accogliendo nuove realtà che arricchiscono la nostra vita e ci fanno tornare più fratelli,  più figli, più amici. Hasta pronto!