EUROPA/ITALIA - Gli Orionini nell’Anno dei Giovani: “Vivere ogni incontro nel segno della carità”

Fides IT - www.fides.org - Sab, 07/12/2019 - 18:03
Roma - “Vogliamo approfondire il cammino di fede e il senso di appartenenza alla Famiglia Orionina, vivere momenti di forte spiritualità, ascoltare l’appello del Signore che chiama alla sequela, testimoniare l’entusiasmo della nostra vocazione, conoscere e creare collaborazioni con altre realtà giovanili, per un maggiore slancio di evangelizzazione”: a dirlo all’Agenzia Fides è padre Fernando Fornerod, Consigliere generale dell’Opera Don Orione, parlando delle profonde motivazioni e delle esperienze che stanno animando l’Anno dei Giovani Orionini, che è in corso di svolgimento e si concluderà nel giugno 2020. L’iniziativa ha un profondo significato missionario: “Dopo un intenso percorso di preparazione sono molteplici le attività promosse dalla Famiglia Orionina per celebrare questo speciale cammino insieme ai giovani: speciali percorsi di formazione, incontri con altri giovani ed esperienze missioniarie, di fede e carità”, riferisce. “Lo scopo è essere una ‘Chiesa in uscita’ che costruisce ponti per una società più fraterna”, aggiunge.
La Congregazione orionina, seguendo l’esempio del suo fondatore, vuole andare incontro ai giovani per condividere e costruire insieme con loro un mondo più giusto e solidale, aiutandoli a essere “protagonisti della loro vita e della storia”: “Quando Luigi Orione era ancora seminarista – racconta padre Fornerod – incontrò Mario Ivaldi, un ragazzo che aveva deciso di non andare più al catechismo. In quella circostanza, Luigi decise di lasciare tutto ciò che stava facendo per ascoltarlo e consolarlo”. Da quell’incontro pieno di fede e di gioia - prosegue - è nata una missione: “Vivere ogni incontro con gli altri sempre sotto il segno della carità evangelica”. “L’invito di don Luigi a Mario - sottolinea - è un’esperienza che si rinnova ancora oggi nel cuore di tanti giovani orionini”.
Tra gli eventi più importanti in programma, la celebrazione 125esimo anniversario dell’ordinazione di Don Orione, che si festeggerà il 13 aprile 2020: “Quando don Luigi divenne sacerdote aveva 23 anni - ricorda il Consigliere generale - e da quel momento in poi visse nello stupore e nella gioia della carità, sempre pronto a chinarsi sui bisogni dei poveri. Un sogno che volle condividere con altri giovani”.
Con questo desiderio, a Tortona dal 1 al 5 luglio 2020, si svolgerà la Giornata Mondiale dei Giovani Orionini . “Abbiamo bisogno di ascoltare i giovani, di fare esperienza di amicizia con loro - conclude p. Fernando - spiegando che l’umiltà non è la negazione della verità, ma riconoscimento che tutto quello che si è e si ha è un dono”.

Link correlati :Guarda l'intervista a padre Fornerod sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/BURKINA FASO - Dimissioni dell’Arcivescovo di Koupéla e nomina del nuovo Arcivescovo

Fides IT - www.fides.org - Sab, 07/12/2019 - 12:11
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Koupéla , presentata da S.E. Mons. Séraphin François Rouamba. Contemporaneamente ha nominato Arcivescovo della medesima sede Metropolitana S.E. Mons. Gabriel Sayaogo, finora Vescovo di Manga.
Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/PALESTINA - Cardinale Parolin: la fine dei restauri della Natività a Betlemme è un “richiamo alla pace, frutto della giustizia”

Fides IT - www.fides.org - Sab, 07/12/2019 - 12:09
Betlemme - Gesù Bambino, nato a Betlemme, è “il Principe della Pace”, e per questo il completamento dei lavori di restauro della Basilica betlemita della Natività “diventa anche richiamo alla pace, esortazione alla pace, impegno a favore della pace. In Terra Santa, innanzitutto pace come frutto della giustizia, pace raggiunta faticosamente ma tenacemente attraverso la disponibilità alla riconciliazione, al rispetto reciproco, alla volontà di dialogo, all’amore”. Con questo richiamo alla pace in Terra Santa si è concluso l’intervento del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, nel corso della cerimonia di presentazione del completamento dei lavori di restauro della Basilica della Natività.
L’iniziativa, organizzata dalla Ambasciata dello Stato di Palestina presso la Santa Sede, si è svolta giovedì 6 dicembre presso la Sala Conferenze dei Musei Vaticani. L’evento, scandito da momenti musicali e dalla proiezione di brevi documentari sulla campagna di restauro, ha visto brevi interventi del Ministro degli esteri palestinese, Riyad al Maliki, della dottoressa Barbara Jatta, Direttrice dei Musei Vaticani, dell’Ambasciatore dello Stato di Palestina presso la Santa Sede, dott. Issa Kassissieh, del dottor Ramzi Khoury, direttore dell’alto Comitato presidenziale per la gestione delle chiese in Palestina, di padre Ibrahim Faltas ofm della Custodia di Terra Santa e del dottor Gianmarco Piacenti, Amministratore delegato della ditta italiana di restauro Piacenti spa, che ha curato l’impegnativa opera di ripristino della Basilica.
Nel suo intervento, il Cardinale Parolin ha colto l’occasione di ringraziare le compagini ecclesiali responsabili della gestione della Basilica betlemita che nell’organizzazione dei lavori di restauro “hanno offerto una bella testimonianza di collaborazione”, e il Presidente palestinese Mahmud Abbas “che ha preso a cuore il progetto”. Il “paziente, competente e accurato lavoro di rinnovamento” ha sottolineato il Porporato “ha riportato agli occhi di tutti gli splendori della Basilica della Natività, Se ne compiacciono certo i cultori della storia e dell’arte, che possono tornare a ammirare i tesori di questo monumento, patrimonio insigne dell’umanità. Ma ce ne rallegriamo soprattutto noi credenti, perché gli interventi effettuati con perizia e amore consentono a quel luogo santo cosi caro alla cristianità di far risplendere ancora di più il mistero che costudisce, il mistero di Dio fatto uomo per noi uomini e per la nostra salvezza”.
Citando il recente documento sul Presepe firmato da Papa Francesco a Greccio domenica 1 dicembre, il Cardinale Parolin ha aggiunto che “ci sentiamo attratti dall’umiltà di colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo, e invitati a scoprire che egli ci ama a tal punto da unirsi a noi perché anche noi possiamo unirci a lui”. Nel suo intervento, Ramzi Khoury ha confidato il desiderio di «portare, a nome del presidente Mahmoud Abbas, un invito speciale e personale a Sua Santità Papa Francesco per visitare la Palestina l’anno prossimo» per la celebrazione ufficiale della conclusione del restauro della Basilica della Natività, mentre il Ministro Riyad al Maliki ha raccontato nel suo intervento di essere nato in una casa di fronte alla Natività di Betlemme e di aver frequentato da ragazzo la contigua scuola francescana. La direttrice dei Musei vaticani, Barbara Jatta, nel suo intervento si è soffermata anche sul frammento della mangiatoia di legno dove secondo la tradizione nacque il piccolo Gesù, donato come reliquia lo scorso 22 novembre per volontà di Papa Francesco, a Betlemme, e ora custodito presso la chiesa di Santa Caterina.
Il restauro della Basilica della Natività, a Betlemme, è iniziato nel 2013, e ha visto la collaborazione fra le tre comunità ecclesiali che hanno specifici diritti e proprietà sulla chiesa, regolati dallo Status Quo. I lavori hanno tenuto impegnati circa 400 esperti di restauro e personale specializzato, per riportare all’antico splendore il luogo sacro che l’Unesco aveva inserito tra gli edifici storici di culto a rischio, per i danni che soprattutto gli agenti atmosferici avevano prodotto nel tetto e nelle strutture di legno che lo sostengono.
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/KENYA - “Non litighiamo sul rapporto della commissione Building Bridges Initiative” invitano i leader religiosi

Fides IT - www.fides.org - Sab, 07/12/2019 - 11:19
Nairobi - "Avendo avuto il tempo di rivedere e comprendere il rapporto della task force Building Bridges Initiative BBI, riconosciamo che ci sono molte raccomandazioni che hanno il potenziale per trasformare il Kenya in una nazione migliore” affermano i leader religiosi del Dialogue Reference Group in un comunicato pubblicato alla fine della loro riunione, tenutasi a Nairobi il 4 e 5 dicembre. Il 27 novembre è stato pubblicato il rapporto di 56 pagine frutto di più di un anno di studio del comitato d’esperti della BBI, formato a seguito dell’accordo raggiunto a marzo tra il Presidente Uhuru Kenyatta e il capo dell’opposizione Raila Odinga per superare le divergenze e le polemiche nate all’indomani delle contestate elezioni presidenziali del 2017/2018 . Tra le raccomandazioni del rapporto della BBI c’è quella di espandere il ruolo del Primo ministro ponendolo alla guida di un gabinetto ibrido composto da politici e tecnocrati.
“Concordiamo con le conclusioni della task force sulla necessità di espansione dell'esecutivo, di esaltare il ruolo dell'opposizione per evitare l’approccio in base al quale il vincitore prende tutto il potere, di sgravi fiscali per le piccole imprese create dai giovani e di sforzi per frenare la disoccupazione e lottare contro la corruzione” ha affermato Sua Ecc. Mons. Martin Kivuva Musonde, Arcivescovo di Mombasa, e Presidente del Dialogue Reference Group. “Pertanto invitiamo i keniani a leggere e discutere la relazione della BBI, sia individualmente che in gruppo, in modo da partecipare efficacemente al dialogo sullo stesso” ha aggiunto. Fanno parte del Dialogue Reference Group oltre alla Kenya Conference of Catholic Bishops , le principali denominazioni cristiane, musulmane e hindu del Kenya.
Nel frattempo sale la tensione nel Paese dove ieri, 6 dicembre, un gruppo armato, che si suppone sia di Shabaab somali, ha ucciso almeno 10 persone a Kotulo, una località nei pressi del confine con la Somalia. Gli assalitori hanno bloccato lungo la strada tra Wajir e Mandera un bus di linea. Dopo aver separato i somali dai non somali, hanno ucciso una decina di questi ultimi, diversi dei quali erano poliziotti e impiegati pubblici.

Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/REP. DOMINICANA - Contadini espulsi dalle loro terre, aggrediti e minacciati: sostegno delle organizzazioni e della Chiesa

Fides IT - www.fides.org - Sab, 07/12/2019 - 11:11
Santo Domingo – Da più di 2 mesi i contadini di El Seibo sono arrivati nella capitale chiedendo un intervento definitivo delle autorità per risolvere la loro situazione. "Si tratta di 240 famiglie contadine, che sono state sfrattate ed espulse il 6 settembre 2018 dalle loro case e dai loro terreni di La Culebra, Vicentillo, El Seibo, da un gruppo violento di guardie, polizia e civili – racconta ad un giornale spagnolo il missionario padre Miguel Ángel Gullón, O.P. che lavora nella Repubblica Dominicana da più di venti anni -. Successivamente sono stati perseguitati, arrestati e criminalizzati dal governo regionale perchè volevano ritornare nelle loro terre. Questi agricoltori volevano essere ricevuti dal presidente Danilo Medina Sánchez, ma lungi dall'essere ricevuti, sono stati allontanati con la forza dalle forze di polizia, picchiati e oltraggiati. Il governo vuole nascondere le lotte delle famiglie contadine che ogni giorno ricevono un maggiore sostegno nazionale e internazionale per la loro causa".
Questa manifestazione dei contadini infatti conta sull'appoggio di un grande gruppo di organizzazioni sociali, contadine, religiose e sindacali, per chiedere direttamente l'intervento del presidente Danilo Medina. Il 3 dicembre i rappresentanti di più di 30 organizzazioni hanno avvertito le autorità, durante una conferenza stampa, che vogliono andare fino in fondo nel rivendicare il diritto alla loro terra, che lavorano da più di 100 anni. A questa richiesta hanno aggiunto la denuncia delle minacce che ricevono i leader contadini e le loro famiglie da parte di gruppi privati di sicurezza.
"Ci sono molti grandi interessi privati - spiega padre Miguel Ángel Gullón - i latifondisti vogliono che queste persone se ne vadano per dare spazio alle loro monocolture, soprattutto quella della canna da zucchero. Sono anni che minacciano, attaccano e devastano le loro case, le loro terre, i loro campi e i loro animali. Quest’anno gravi fatti sono accaduti, in marzo, e poi ancora a settembre. Ottanta case sono state bersaglio dell’attacco. E’ stata fatta una denuncia all’Onu, a Ginevra". L’attacco di settembre è stato la scintilla che ha fatto esplodere la solidarietà internazionale e il sostegno degli altri gruppi sociali a favore dei contadini.
Non è la prima volta che padre Miguel Ángel Gullón denuncia le terribili ingiustizie e gli abusi che le comunità rurali stanno subendo nella provincia di El Seibo . La situazione purtroppo continua a rimanere molto tesa. Il gruppo di contadini che sono ancora ospiti delle Missionarie Domenicane del Rosario nella capitale, informano che le loro famiglie a La Culebra a El Seibo, continuano a ricevere minacce.

Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/PARAGUAY - Morto il gesuita Bartomeu Melià, grande esperto di lingua e cultura degli indigeni guaranì

Fides IT - www.fides.org - Sab, 07/12/2019 - 09:53
Asunciòn – Ieri, 6 dicembre, è morto ad Asunción il gesuita padre Bartomeu Melià. Nato a Porreras, sull'isola di Maiorca, nel 1932, era arrivato in Paraguay nel 1954, e da allora iniziò lo studio della lingua e della cultura guaranì, indigeni dell’America latina, di cui era considerato uno dei maggiori esperti. Nel corso della vita ha combinato il lavoro di studioso con la sua esperienza di vita con i popoli indigeni, denunciando le ingiustizie di cui sono vittime, e operando per la sopravvivenza delle lingue indigene. Il suo impegno significò, nel 1976, l'espulsione dal Paraguay per aver ripudiato pubblicamente il sistematico massacro degli Ache-Guayaki.
Come ricorda la nota inviata all’Agenzia Fides dalla curia dei Gesuiti della Spagna, padre Melià si trasferì nella giungla per vivere con i Guarani, integrandosi nella loro vita quotidiana, conoscendo i riti della loro religione ancestrale e camminando al loro fianco. E’ stato professore di etnologia e cultura guaranì all'Università cattolica di Asunción e presidente del Centro di studi antropologici della stessa università.
Dopo l’espulsione dal Paraguay si trasferì in Brasile, dove visse con gli Enawene-nawé, nel Mato Grosso, accompagnato dal gesuita Vicente Cañas, che in seguito fu assassinato per aver difeso quella comunità . Nel 1989 potè tornare in Paraguay. Ha partecipato attivamente a vari programmi di educazione bilingue interculturale, sia in Paraguay che in Bolivia, Brasile e Argentina. Ha scritto numerosi libri e articoli, ed è stato insignito di diversi premi e riconoscimenti per il suo impegno a favore delle cause dei popoli indigeni e per la difesa della lingua guaranì.
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/BRASILE - Missionari brasiliani Ad gentes si preparano ad andare in America, Africa e Europa

Fides IT - www.fides.org - Sab, 07/12/2019 - 09:15
Brasilia – Sono stati una trentina, tra religiosi, sacerdoti, seminaristi e laici, i partecipanti al Corso Ad gentes che si è concluso ieri, rivolto ai missionari che si preparano per andare in missione “oltre i confini”. Il corso, iniziato il 10 novembre, è stato promosso dal Centro Culturale Missionario della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile , in collaborazione con la Conferenza dei Religiosi del Brasile e la Commissione episcopale per l'azione missionaria e la cooperazione inter-ecclesiale. Il suo scopo era fornire una formazione missionaria specifica per coloro che andranno in missione in altre nazioni.
Secondo le informazioni inviate a Fides, i 29 partecipanti provenivano dagli stati brasiliani di Amazonas, Tocantins, Maranhão, Ceará, Pernambuco, Bahia, Goiás, Feral District, Minas Gerais, Rio de Janeiro, San Paolo, Paraná Santa Catarina e Rio Grande do Sul.
Il segretario esecutivo del CCM, padre Jaime Luiz Gusberti, sottolinea la necessità di una preparazione specifica prima di andare in missione: “Non puoi andare come un avventuriero, devi prepararti, sapere cosa troverai. Inoltre il corso offre alcuni importanti elementi di teologia e spiritualità". Il programma del corso infatti comprende approfondimenti sulla dimensione umano-affettiva, antropologica, biblica, storica, teologica, socio-ambientale e geografica, oltre che ecclesiale, pedagogica, di pratica e spiritualità della missione.
I partecipanti al corso Ad Gentes si sono preparati per essere inviati in missione in Tanzania, Perù, Mozambico, Stati Uniti, Bolivia, Belgio, Angola, Haiti, Francia e Guatemala.
Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/PAKISTAN - Seminario sul Dialogo: "La differenza religiosa aggiunge colore al servizio dell'umanità"

Fides IT - www.fides.org - Ven, 06/12/2019 - 12:56
Multan - "La diversità è parte dell'universo. Noi persone di diverse religioni siamo come un mazzo di fiori e pianeti dell'universo. La diversità aggiunge colori alla bellezza dell'universo. Questa differenza rende bella la vita. Una differenza simile nelle religioni aggiunge colore al servizio dell'umanità". Lo ha detto il professor Abdul Majid Watto, docente di Islam, partecipando nei giorni scorsi al Seminario sul dialogo interreligioso organizzato all'Istituto Pastorale di Multan dalla Commissione per il Dialogo interreligioso e l'ecumenismo della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan. Erano presenti il Presidente della Commissione, Mons. Sebastian
Shaw, e il Segretario esecutivo p. Francis Nadeem, accanto a studiosi, professori, imam, leader religiosi musulmani e cristiani.
I leader musulmani hanno ricordato esperienze di vita quotidiana in Pakistan, caratterizzate dalla gentilezza e benevolenza tra le due comunità, e hanno parlato della questione dei diritti delle minoranze. Allama Saeed Mahmood ha detto: "Non permettiamo a nessuno di erigere il muro dell'odio". Il Domenicano p. Albert Jamshed ha ricordato il documento "Nostra Aetate" del Concilio Vaticano II che insegna a rispettare tutte le religioni, specialmente quelle monoteistiche.
L'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw ha stigmatizzato il recente incidente di vilipendio al Corano in Norvegia, notando: "Gesù dice di amare il prossimo e anche i nemici. Chi compie atti sacrileghi non può essere un seguace di Cristo perché il messaggio di Gesù è pace e amore".
Peer Anwar Sidaq ha iniziato il suo discorso con una poesia che ha espresso l'anelito all'unità: "Adoriamo un unico Dio e non dobbiamo essere separati", ha detto, invocando il rispetto dei diritti umani e ricordando: "La vera presenza di Dio è nel cuore degli esseri umani".
In conclusione, p. Nadeem Francis OFM Cap ha affermato l'urgenza di "alzare la voce per i diritti di giustizia e uguaglianza di tutti i cittadini, siano essi cristiani e musulmani". E l'Arcivescovo Shaw, congedando i presenti, ha elogiato il ruolo dell'Istituto Pastorale di Multan, importante per la promozione della pace e del dialogo. "Multan è chiamata la città dei santi, c'è sempre pace in questa terra: preghiamo perché possa esserci in tutto il Pakistan".
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/SUD SUDAN - “Siamo una famiglia del popolo di Dio”: primo Sinodo diocesano nella storia del Paese

Fides IT - www.fides.org - Ven, 06/12/2019 - 11:26
Nzara – “Siamo una famiglia del popolo di Dio, in servizio partecipativo alla Chiesa”: è il tema del Primo Sinodo diocesano organizzato dalla Diocesi di Tombura-Yambio dal 27 novembre al 7 dicembre, presso il Centro di Palica, a Nzara, nello Stato di Gbudue. Si tratta della prima assemblea sinodale nella storia del Sud Sudan. Allo storico incontro prendono parte sacerdoti, religiosi e laici da tutta la diocesi.
Mons. Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo e organizzatore, racconta all’Agenzia Fides: “Dio onnipotente e sempre vivo, guida e sostieni continuamente la tua Chiesa pellegrina, che hai stabilito come sacramento universale della salvezza": inizia così la ‘Preghiera per il Sinodo diocesano’, che tutti i fedeli hanno recitato per quasi tre anni mentre ci preparavamo a questo importantissimo evento, il primo della storia del nostro Paese”.
“Come Chiesa pellegrina – prosegue il Vescovo – non siamo una realtà statica ... ma in continuo viaggio attraverso la storia, verso quel fine ultimo e meraviglioso che è il Regno dei Cieli. Seguendo l’invito di Gesù di ‘andare ... e fare discepoli in tutte le nazioni’, le attività missionarie della Chiesa sgorgano dall'annuncio di Gesù Cristo, il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo. Sin dal suo inizio, la Chiesa è stata una Chiesa missionaria”, sottolinea Mons. Hiiboro, che si dice pienamente soddisfatto, insieme ai delegati e ai fedeli della diocesi, di questo primo Sinodo. “Fin dall'inizio del processo sinodale la dinamica è stata quella di cercare-ascoltare-discernere: cercare input da tutti, ascoltare tutti e discernere con tutti coloro che fanno parte della nostra Chiesa. Questa pratica ha coinvolto positivamente i miei fedeli, religiosi e sacerdoti. Il processo si sta svolgendo all’insegna di un dialogo fecondo. Delegati, uomini e donne di ciascuna delle nostre 35 parrocchie e dei sei decanati, nonché molti membri del clero della diocesi, sono venuti a questa prima celebrazione sinodale diocesana motivati dalle sfide che affrontiamo nella nostra diocesi di Tombura-Yambio. Sono pronti a ‘uscire per le strade e lungo le siepi e invitare tutti a entrare affinché la casa sia piena’ .”
Mons. Hiiboro mette in luce l’amore verso la Chiesa, la fede e la speranza per il futuro dimostrati dai partecipanti: “In tutte le deliberazioni è emersa l’esigenza di ascoltare la Buona Novella della misericordia di Dio, la Buona Novella della speranza cristiana e la Buona Novella della salvezza, in e attraverso Gesù Cristo e la Sua Chiesa. Il Sud Sudan è un luogo di drammatica e preoccupante sofferenza e questo Sinodo è visto da tutti come auspicio per un rimedio duraturo alla nostra tragica situazione.”
“E’ più che mai evidente che il rinnovamento interiore richiede un profondo cambiamento di mente e cuore, e la crescita spirituale personale deve essere radicata nell'Eucaristia e nella devozione alla Beata Madre. Bisogna abbracciare gli insegnamenti della Chiesa, impegnandosi nella vita parrocchiale e nelle opere di misericordia” ha detto il Vescovo.
“Tra gli obiettivi di questo Sinodo vi è quello di raggiungere quei gruppi che si sentono alla periferia della Chiesa, i cosiddetti ‘cattolici scomparsi’, coloro che sono estranei alla Chiesa, e i giovani vittime di guerra. Raggiungerli con amore e compassione è parte della missione che richiederà nuovi metodi per raggiungere gruppi che potrebbero non essere ricettivi agli approcci delle comunicazionI tradizionali. Tutti i membri della diocesi cattolica di Tombura-Yambio sono chiamati a condividere con gioia il nostro amore per Dio e per la Chiesa verso tutti coloro che incontriamo.”
Mons. Hiiboro ricorda due aspetti generatori di speranza: l'accordo di pace siglato per porre fine alla sanguinosa guerra civile scoppiata nel dicembre 2013 e l’annuncio di Papa Francesco di volersi recare in visita nel Paese . “Guardiamo i segnali positivi e andiamo avanti, confidando nella grazia di Dio”, conclude il Vescovo.

Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/GHANA - Lotta alla corruzione: una campagna popolare a sostegno del Revisore generale della Repubblica

Fides IT - www.fides.org - Ven, 06/12/2019 - 11:24

Accra - Avviata una campagna per sostenere il Revisore generale della Repubblica del Ghana, Daniel Yaw Domelevo, che è oggetto di una serie d’indagini da parte dell Economic and Organised Crime Office , l’organo del Ministero della Giustizia incaricato della lotta alla criminalità organizzata e dei crimini finanziari.
Daniel Yaw Domelevo, un fervente cattolico, è stato nominato Revisore generale del Ghana il 30 dicembre 2016 dall’allora Presidente John Dramani Mahama. Dopo aver assunto l'incarico, ha aiutato il Paese a recuperare diversi milioni di Cedi stornati da funzionari infedeli, a rimuovere diversi impiegati fittizi dal libro paga del governo e a imporre rimborsi di somme ingiustificate elargite da enti governativi,
La campagna a sostegno di Domelevo è volta a costringere l'EOCO a fermare le sue indagini da molti ritenute ingiustificate nei suoi confronti, e a convincere il governo a smettere di interferire con il lavoro del Revisore generale.
L'EOCO lo ha messo sotto indagine in relazione a presunte violazioni dell'approvvigionamento di alcuni veicoli acquistati dal Ghana Audit Service nel 2018. La maggior parte dei ghanesi crede che l’indagine abbia una motivazione politica e che il partito al potere cerca di spingere Domelevo a dimettersi o a danneggiarne la reputazione. Domelevo, che è cattolico e frequenta la parrocchia di Sant'Ignazio di Loyola nell'arcidiocesi di Accra, è diventato una vera icona per i fedeli cattolici per il modo di vivere la fede esercitando il proprio lavoro di funzionario pubblico. Ha ripetuto in molte occasioni che combatterà la corruzione fino all’effusione del proprio sangue, se si dovesse arrivare a questo.
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/ARGENTINA - Sedici milioni di argentini sono poveri, la Chiesa chiede un patto sociale per assisterli

Fides IT - www.fides.org - Ven, 06/12/2019 - 11:19
Buenos Aires – La Commissione episcopale per la pastorale sociale, presieduta da Mons. Jorge Rubén Lugones, S.J., Vescovo di Lomas de Zamora, ha ricevuto mercoledì 4 dicembre i rappresentanti della "Mesa de dialogo por el trabajo y la vida digna" , associazione che comprende i principali settori del lavoro, della produzione e dell'economia sociale. A meno di una settimana dall’insediamento del nuovo Presidente, Alberto Fernández, che assumerà l’incarico il 10 dicembre, la Chiesa argentina ha voluto presentarsi come un punto di riferimento per un eventuale patto sociale che si occupi dei più poveri.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, all'incontro hanno partecipato i rappresentanti dei più importanti gruppi sociali: industriali, lavoratori, economia sociale, settore cooperativo… Tutti hanno convenuto sull’importanza fondamentale del lavoro svolto dalla Pastorale sociale per dare vita a questo spazio di incontro, dialogo e proposte, che ha anche permesso di arrivare ad una uscita istituzionale dall’enorme crisi economica e sociale che attraversa il paese. L'incontro ha affrontato la difficile situazione delle istituzioni democratiche in Argentina e ha evidenziato l’importanza del coordinamento della rete creatasi intorno alla Mesa. In conclusione, i rappresentanti della Conferenza episcopale hanno proposto di elaborare e formalizzare un patto sociale per assistere i più poveri.
L'incontro si è svolto in un momento molto delicato per l’Argentina, che ha raggiunto un record negativo: nel terzo trimestre del 2019 il 40.8% della popolazione viene classificato come povero, secondo l'Osservatorio del debito sociale dell'Università Cattolica Argentina , il quale ha precisato che anche l'indigenza è progredita, raggiungendo quota 8,9%.
Si tratta delle percentuali più alte registrate in Argentina nell'ultimo decennio, facendo sì che "l'ultimo anno di gestione del presidente uscente Maurizio Macri si chiuda con 2,8 milioni di nuovi poveri", riferisce il quotidiano Ambito Financiero, giornale finanziario specializzano in materia. In altre parole, quattro argentini su dieci sono poveri, che significa 16 milioni di persone.
Il rapporto dell'UCA rileva che i motivi della nuova situazione sociale sono dovuti alla crisi economica, che è peggiorata quest'anno, con una nuova svalutazione del peso, una inflazione che chiuderà il 2019 attorno al 54%, oltre alla caduta dei salari e alla recessione. Punto significativo nello studio dell'UCA: l'aumento della povertà nella classe media argentina, cresciuta molto negli ultimi due anni. Nel 2017 era infatti del 4,9%, salendo l'anno successivo all'8,1% e quasi raddoppiandosi nel 2019, fino a raggiungere il 14,2%.

Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/INDONESIA - Religiosi indonesiani apostoli della missione negli Stati Uniti

Fides IT - www.fides.org - Ven, 06/12/2019 - 10:55
Phoenix - La missione della comunità cattolica indonesiana attraversa l'Oceano e giunge negli Stati Uniti, attraverso l'opera di due apostoli: si tratta del francescano padre Samuel Nadasa Himawan OFM di Giacarta, e del gesuita p. Stefanus Hendrianto SJ. Entrambi hanno ricevuto il sacramento dell'ordinazione sacerdotale negli Stati Uniti e sono membri delle rispettive province religiose - una francescana, l'altra gesuita - negli States. La loro vita e il loro impegno pastorale testimonieranno il dono e lo spirito evangelizzatore della Chiesa cattolica indonesiana, aperta verso la missio ad gentes.
Padre Samuel Nadasa Himawan è divenuto sacerdote a Phoenix, nello stato dell'Arizona, il 3 dicembre 2019. In gioventù, dopo gli studi a Giacarta, si era recato negli USA per una specializzazione in ingegneria alla Oklahoma State University. Qui ha iniziato il suo percorso professionale e qui ha incontrato la vita religiosa francescana e lo spirito di Francesco di Assisi, restandone colpito. Presa sul serio questa vocazione, è divenuto frate minore nella provincia francescana di Oakland ad agosto 2016. Ha ricevuto l'ordinazione diaconale dal Vescovo di Phoenix, mons. Thomas J. Olmsted, nel 2018 e ora, divenuto prete, si prepara a vivere in pienezza il suo apostolato da sacerdote e da frate francescano.
Alcuni mesi fa, nel luglio scorso, è stato p. Stefanus Hendrianto SJ a essere ordinato prete in America. Da giovane era molto attento alla società e alla politica e si era ance iscritto al Partito democratico popolare di sinistra . Poi gli studi all'estero, prima nei Paesi Bassi, all'Università di Utrecht, e in seguito alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Washington di Seattle, USA.
La sua vocazione religiosa è sorta, da studente universitario, quando ha incontrato un prete domenicano alla Catholic Newman Center University di Washington. Stefanus ha poi deciso di entrare nella Compagnia di Gesù dopo aver incontrato p. Robert Spitzer, professore gesuita all'Università Gonzaga di Spokane, Washington.
La missione oggi, notano nella Chiesa indonesiana, non è più solo quella "tradizionale" caratterizzata dal movimento Nord-Sud e dal'invio di missionari dall'Europa nelle "terre di missione". Oggi l'evangelizzazione ha una dinamismo che procede in tutte le direzioni: anche da Sud a Nord o da Est a Ovest. Paesi che in passato hanno ricevuto missionari per l'opera di evangelizzazione, come l'Indonesia, restituiscono il dono alle nazioni di antica tradizione cristiana.
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/STATI UNITI - Rinviata la Beatificazione di Mons. Fulton Sheen

Fides IT - www.fides.org - Ven, 06/12/2019 - 09:25
Peoria – “Con profondo rammarico Monsignor Daniel Jenky, CSC, Vescovo di Peoria, annuncia di essere stato informato dalla Santa Sede che la Beatificazione di Fulton Sheen sarà rinviata”: questo il comunicato diffuso dalla diocesi statunitense di Peoria. Il 18 novembre, prosegue il testo, la diocesi aveva ricevuto la notifica che Papa Francesco aveva approvato la Beatificazione di Fulton Sheen per il 21 dicembre. “Il 2 dicembre la Santa Sede ha deciso di rinviare la data della Beatificazione su richiesta di alcuni membri della Conferenza episcopale che hanno richiesto ulteriori approfondimenti. Nel clima attuale – precisa il testo -, è importante che i fedeli sappiano che non c’è mai stata, e non c’è adesso, alcuna accusa nei confronti di Sheen in relazione ad abusi su un minore”.
La diocesi di Peoria osserva che “la vita di Fulton Sheen è stata ampiamente e meticolosamente investigata”, confermando che è stato “un modello esemplare di vita cristiana e un modello di leadership nella Chiesa”, ed è fiduciosa che “ogni ulteriore esame non potrà che dimostrare ancora di più che Fulton Sheen è degno della Beatificazione e della Canonizzazione”. “La diocesi di Peoria non ha dubbi che Fulton Sheen, che ha portato così tante anime a Gesù Cristo durante la sua vita, sarà riconosciuto come modello di santità e di virtù” conclude il testo, sottolineando che continuano le testimonianze di miracoli attribuiti alla sua intercessione “anche dopo l’annuncio della Beatificazione”.
Fulton Sheen, Arcivescovo titolare di Newport, già Vescovo di Rochester, è nato ad El Paso l'8 maggio 1895 e morto a New York il 9 dicembre 1979. Nel 1950 venne nominato Direttore nazionale della Pontificia Opera per la Propagazione della Fede, incarico che mantenne fino al 1966. In quel periodo divenne molto famoso per la sua trasmissione televisiva “Life is Worth Living”. In un intervento radiofonico, nel febbraio 1951, lanciò il Rosario Missionario Mondiale. Professore di filosofia all’Università Cattolica di Washington, Mons. Sheen è stato anche l’iniziatore della rivista “Cristo al Mondo” ed ha scritto circa 300 libri. La causa per la sua Beatificazione è stata aperta a livello diocesano nel 2002; il 15 aprile 2008 è stata trasferita alla Congregazione delle Cause dei Santi a Roma; il 28 giugno 2012 sono state riconosciute le sue “virtù eroiche”; il 5 luglio 2019 Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il miracolo attribuito alla sua intercessione .

Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/TERRA SANTA- Possibile un nuovo processo sugli immobili contesi tra Patriarcato greco ortodosso e Ateret Cohanim

Fides IT - www.fides.org - Gio, 05/12/2019 - 12:13
Gerusalemme - Il lungo braccio di ferro su alcuni edifici della Città Santa che contrappone ormai da lustri il Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme e l’organizzazione ebraica Ateret Cohanim non è ancora giunto a conclusione: nei giorni scorsi – ha informato la stampa israeliana - un giudice del Tribunale distrettuale di Gerusalemme ha messo in discussione un precedente pronunciamento della Corte suprema che sembrava aver accolto in maniera definitiva le istanze del gruppo ebraico, e ha aperto di fatto alla possibilità di dare inizio a un nuovo processo sulla controversa questione degli immobili contesi.
I tre immobili in questione si trovano nel quartiere cristiano della Città Vecchia, vicino alla Porta di Giaffa.
Nel giugno scorso , la Corte suprema di Israele aveva respinto il ricorso presentato dal Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme per bloccare l’acquisizione – denunciata come illegittima - dei tre edifici da parte di Ateret Cohanim. Secondo il giudizio pronunciato a giugno dalla Corte, le proprietà del Patriarcato greco ortodosso erano state legittimamente acquistate da intermediari stranieri che agivano per conto di Ateret Cohanim.
Dopo il pronunciamento della Corte suprema, 13 Patriarchi e Capi delle Chiese e delle comunità cristiane presenti in Terra Santa avevano dichiarato in un comunicato congiunto che le iniziative dell’associazione ebraica Ateret Cohanim volte ad accaparrare proprietà immobiliari nella parte cristiana della Città Vecchia di Gerusalemme rappresentano un attacco “non solo ai diritti di proprietà della Chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme”, ma anche allo status quo che regola i rapporti tra le diverse comunità religiose nella Città Santa, e rischiano di diventare una “minaccia” per la locale presenza cristiana. I tre edifici in questione sono oggetto di contese legali durate complessivamente più di 14 anni
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/BURKINA FASO - Le condoglianze della Chiesa cattolica per la strage di domenica scorsa

Fides IT - www.fides.org - Gio, 05/12/2019 - 12:09
Ouagadougou - “Siamo profondamente rattristati da questo atto malvagio, la Chiesa si associa al dolore della Federazione delle Chiese e Missioni Evangeliche in Burkina Faso. Inviamo le nostre sincere condoglianze e siamo in comunione di preghiera per le anime dei fedeli morti e per alleviare il dolore di coloro che sono stati colpiti da questi omicidi” ha dichiarato p. Paul Dah, responsabile delle Comunicazione della Conferenza Episcopale del Burkina Faso, nel porgere le condoglianze della Chiesa cattolica per le vittime della strage di domenica 1°dicembre in una chiesa protestante a Hantoukoura, nella parte orientale del Burkina Faso con un bilancio di 14 morti.
Secondo il pastore Henri Yé, Presidente della Federazione delle Chiese e Missioni Evangeliche, la comunità assalita è “una piccola nuova chiesa, con meno di 30 membri. Molti di questi sono giovani tra i 10 e i 14 anni. Solo uno di loro ha più di 40 anni.
Al momento dell’assalto “non c'era nessun pastore lì, solo qualcuno che guidava il culto", ha detto Yé. “Donne e ragazze sono state tenute all'interno della chiesa. Solo gli uomini sono stati trascinati fuori dalla chiesa e uccisi. Tra questi alcuni sono molto giovani: 10, 12 e 14 anni”.
Yé ritiene che gli aggressori abbiano attraversato il confine con delle motociclette per ritornare in Niger.
Secondo la stampa locale, un gruppo di almeno 12 uomini armati ha assalito il luogo di culto. Dopo aver separato gli uomini dalle donne, hanno intimato agli uomini di sdraiarsi a terra. Dopo aver coperto le teste delle vittime con un panno le hanno poi uccise una ad una.

Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/FILIPPINE - "Anno dell'ecumenismo e del dialogo", per costruire una società migliore

Fides IT - www.fides.org - Gio, 05/12/2019 - 11:51
Manila - Tutti i filippini sono chiamati a costruire una società migliore attraverso l'amore fraterno e il dialogo interreligioso: è l'appello diffuso dall'Arcivescovo Romulo G. Valles, Presidente della Conferenza episcopale cattolica delle Filippine, nella Lettera pastorale pubblicata dai Vescovi in occasione dello speciale "Anno dell'ecumenismo, del dialogo interreligioso e dei popoli indigeni", avviato dalla Chiesa cattolica filippina il 1° dicembre, in preparazione della celebrazione dei 500 anni dell'avvento del cristianesimo nel paese, che si celebrano nel 2021. Come appreso dall'Agenzia Fides, il tema centrale, prescelto per l'Anno, è tratto dal Vangelo di Giovanni "Che tutti siano uno" .
"L'amore fraterno ci chiede anche di camminare insieme nella costruzione di un mondo migliore, preservando il nome di giustizia e misericordia, le basi della prosperità e la pietra angolare della fede", scrivono i Vescovi nella missiva pervenuta all'Agenzia Fides. “Gli autentici insegnamenti religiosi ci invitano a rimanere radicati nei valori della pace, a essere sempre pronti a chiedere perdono per gli errori compiuti, ad essere pronti a perdonare gli altri per il male che ci hanno fatto" aggiungono.
I Vescovi citano "la recente visita apostolica di Papa Francesco in Medio Oriente, Tailandia e Giappone, che ha promosso una cultura di incontro e solidarietà" e riconoscono "le sfide della convivenza tra diverse fedi mentre ci costruiamo l'unità e l'armonia nella comunità".
“Un dialogo aperto, onesto, amorevole, rispettoso della vita, della preghiera e dell'azione è l'unica strada per l'armonia nella comunità. Sono in gioco - rileva la lettera - grandi valori: la pace e l'armonia, in particolare nelle aree di conflitto armato; la solidarietà nella lotta per il cambiamento sociale; la cura dei mali sociali; l'integrità e la giustizia sociale nella nostra terra".
In tale contesto “la Chiesa esorta i fedeli a collaborare con persone di altre religioni e culture. I cristiani, mentre testimoniano la propria fede e il proprio stile di vita, riconoscano, preservino e incoraggino le verità spirituali e morali che si trovano tra i popoli di altre fedi e tradizioni, e anche la loro vita sociale e cultura ”, si legge nel testo.
Secondo i Vescovi, “il dialogo interreligioso non mira semplicemente alla comprensione reciproca e alle relazioni amichevoli. Raggiunge un livello molto più profondo, quello spirituale, in cui lo scambio e la condivisione consistono in una testimonianza reciproca delle proprie convinzioni e in una comune, rispettosa ed empatica esplorazione delle rispettive convinzioni religiose".
La Chiesa, si ricorda, ha proposto quattro forme di dialogo: il dialogo della vita, in cui le persone si sforzano di vivere in uno spirito di apertura e vicinanza; il dialogo di azione, in cui i credenti collaborano per lo sviluppo integrale e la promozione umana; il dialogo di scambio teologico, in cui gli specialisti cercano di approfondire la comprensione dei rispettivi patrimoni e valori religiosi e spirituali; il dialogo dell'esperienza religiosa, in cui i fedeli condividono le loro ricchezze spirituali, ad esempio riguardo alla preghiera, alla fede, alla contemplazione di Dio.
“Lo scopo ultimo del dialogo - nota il testo - è che l'intera umanità viva in armonia e amore fraterno. Questo amore fraterno garantirà la pace nella nostra terra, che in realtà sembra inafferrabile” affermano, ricordando le sfide e le conflittualità ancora presenti in territorio filippino. In conclusione i Vescovi, in occasione dell'Anno del dialogo e dell'ecumenismo, esortano tutti gli uomini e le donne di buona volontà a "vivere in armonia, chiedendo di rispettare le differenze reciproche e di proteggere i diritti e le libertà di tutta l'umanità".
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/COSTA D’AVORIO - La Caritas adotta un metodo sudafricano per assistere gli orfani causati dall’AIDS

Fides IT - www.fides.org - Gio, 05/12/2019 - 11:20
Yamoussoukro - Dal 2012, la Caritas diocesana di Man è impegnata nella sensibilizzazione e nel sostegno psicosociale di oltre 500 bambini orfani a causa dell’AIDS, secondo il metodo "Memory Box" sviluppato in Sudafrica. Per attingere a questa esperienza e per metterla in pratica in altre diocesi del Paese e nelle strutture incaricate della lotta contro l'HIV/AIDS in Costa d'Avorio, 15 Caritas diocesane, rappresentanti del Ministero della Salute e della lotta contro l'HIV/AIDS e del Ministero delle donne, della famiglia e dei bambini, si sono incontrati il 2 e il 3 dicembre a Yamoussoukro per comprendere i fondamenti di questo metodo.
Il seminario è stato organizzato dal domenicano Philippe Denis, membro fondatore della ONG sudafricana "Center Sinomlando", partner tecnico della Caritas diocesana di Man, e da suor Marie Rose Sehi, responsabile del progetto di presa in carico degli orfani dell'HIV/AIDS nella suddetta diocesi.
Fratel Denis ha offerto alcuni suggerimenti per accettare e gestire il dolore. L'esercizio di "Il fiume della vita” ha permesso ai partecipanti di ricordare i loro momenti di gioia e tristezza al fine di trovare in essi gli elementi positivi che potrebbero aiutarli a sollevarsi. Un approccio volto ad aiutare a ricominciare da zero le persone affette da dolore, malattia o perdita di qualcosa di essenziale .
Presente a Yamoussoukro, P. Jean Pierre Tiemele, Segretario esecutivo nazionale della Caritas Costa d'Avorio ha salutato lo svolgimento di questo seminario che consentirà agli attori coinvolti nell'accompagnamento psicosociale di bambini orfani o che vivono con l'HIV/AIDS di essere più efficaci.
La Costa d'Avorio, secondo i dati del programma ONU per l’AIDS , è il Paese più colpito dalla pandemia di HIV/AIDS nell'Africa occidentale, con un tasso di sieropositività che oscilla tra 2 e 3, 5%, 25 mila nuove infezioni, quasi 22 mila casi di decessi registrati negli ultimi anni e oltre 400 mila orfani e/o bambini in situazione precaria. Di fronte a questo drammatico quadro, lo Stato ivoriano si è impegnato non solo a far retrocedere la pandemia, ma anche ad accompagnare le persone colpite, in particolare i bambini, istituendo il Programma nazionale di cura per bambini rimasti orfani e vulnerabili a causa dell'HIV/AIDS. La Chiesa cattolica, interessata allo sviluppo integrale dell'uomo, non può che sostenere il governo condividendo le sue competenze in questo settore, attraverso il suo ramo sociale che è la Caritas.
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/HONDURAS - “Dobbiamo continuare a combattere la corruzione” afferma Mons. Garachana Pérez, sostenendo il rinnovo della MACCIH

Fides IT - www.fides.org - Gio, 05/12/2019 - 11:05
San Pedro Sula – A pochi giorni dalla scadenza dell’accordo "MACCIH" , firmato fra il governo dell’Honduras e l'Organizzazione degli Stati Americani , i media nazionali hanno dato voce all'opinione pubblica attraverso diversi rappresentanti della società, fra cui Mons. Angel Garachana Pérez, C.M.F., Vescovo della diocesi di San Pedro Sula.
Mons. Garachana Pérez, che è anche Presidente della Conferenza Episcopale dell’Honduras, ha detto ai giornalisti che si è fatto poco nella lotta contra la corruzione e che è necessario continuare ad essere sostenuti dalla MACCIH: "Non abbiamo raggiunto un livello tale da poter fare a meno della MACCIH. Sebbene ci siano voci del governo che affermano che non ne abbiamo bisogno, i fatti dicono il contrario. Dobbiamo continuare a combattere la corruzione perché qui sta la soluzione di molti problemi, come la povertà del nostro popolo".
Il Presidente della Conferenza Episcopale ha evidenziato che quanti occupano posizioni importanti nel paese dovrebbero farlo in modo responsabile, pensando a chi è più bisognoso e non a proteggere i propri interessi: "C'è bisogno di un cambio di atteggiamento molto profondo, in particolare del cuore, così si può esprimerlo nello sviluppo per tutti". Quindi ha chiamato i deputati - soprattutto - a vivere in trasparenza e verità. "Coloro che usano denaro pubblico devono essere aperti al controllo, il popolo ha il diritto di sapere come viene utilizzato il denaro che è il risultato del contributo dei cittadini" ha aggiunto.
Secondo informazioni raccolte da Fides, rappresentanti degli Stati Uniti d'America hanno pubblicamente affermato l’importanza della continuità della MACCIH. "È di vitale importanza che il governo honduregno approvi il rinnovo del mandato MACCIH prima della scadenza del mese prossimo", ha detto alla stampa Hugo Rodriguez, Vicedirettore aggiunto per l'America centrale del Dipartimento di Stato di Washington. La MACCIH è stata creata il 19 gennaio 2016 per un periodo di quattro anni, con la possibilità di proroga, ha sostenuto il Procuratore honduregno nel presentare diversi casi di corruzione dinanzi ai tribunali.
In Honduras la corruzione e il narcotraffico hanno raggiunto livelli molto alti. La Chiesa cattolica è stata una delle poche istituzioni che hanno segnalato e denunciato situazioni di ingiustizia, in modo particolare la terribile situazione dei carcerati e dei migranti. Mons. Angel Garachana Péerez, dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, spagnolo di nascita, ha già celebrato i 75 anni. Dall’11 novembre 1994 è Vescovo della diocesi di San Pedro Sula. La comunità cattolica dell’Honduras ha riconosciuto in lui uno dei Pastori più impegnati nel servizio ai poveri, nella formazione dei sacerdoti honduregni e dei laici in molte comunità del paese, oltre che nella pastorale sociale nell’ambito della Conferenza Episcopale.

Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/PAKISTAN - Leader cristiani in visita a istituzioni islamiche: preghiera e impegno comune per la pace

Fides IT - www.fides.org - Gio, 05/12/2019 - 10:56
Multan - Visitare una madrasa e il dipartimento di studi islamici di una facoltà universitaria a Multan: questa la speciale missione compiuta nei giorni scorsi da mons. Sebastian Shaw, Arcivescovo cattolico di Lahore e Presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso. Accompagnato da una delegazione di religiosi domenicani, tra i quali p Jamshed Albert OP, P. Raphael Mahenga OP e p. Jamshed Gill OP, il francescano p. Francis Nadeem OFM Capp, Segretario esecutivo della COmmissione episcopale, e da altri partecipanti al mini pellegrinaggio, l'Arcivescovo e si è recato alla madrasa dove ha incontrato l'imam e gli studenti. Dopo uno scambio di saluti e di reciproco apprezzamento, al termine del'incontro è stato piantato un albero di ulivo nel compound della madrasa e tutti i presenti hanno recitato insieme la preghiera "Dio fammi strumento della tua pace", attribuita a Francesco di Assisi, in segno di unità tra cristiani e musulmani, desiderio da tutti ribadito.
La delegazione si è poi spostata all'Università Baha Ul Din Zikria, a Multan, visitando il Dipartimento di studi islamici, dove si è tenuto un incontro con i professori del Dipartimento, con uno scambio di opinioni sul cammino di unità e armonia tra cristiani e musulmani, nel rispetto delle reciproche differenze. Il dott. Jamil Nataqani, capo del Dipartimento di studi islamici, e gli altri docenti hanno espresso sentimenti di gioia accogliendo i rappresentanti cristiani. L'Arcivescovo Sebastian Shaw ha parlato e donato il "Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune" firmato ad Abu Dhab da Papa Francesco insieme con lo sceicco Ahmad al-Tayyebad i, tradotto in lingua urdu, auspicando una collaborazione per la pace a livello universale. A conclusione del fecondo dibattito, è stato piantato un albero di ulivo anche nel Dipartimento di studi islamici, come "segno sacro del comune impegno per il dialogo, la pace e la riconciliazione tra cristiani e musulmani".
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/PARAGUAY - Denunce e speranze dei giovani paraguaiani al termine del Triennio della Gioventù: “Sì alla vita, sì a Gesù”

Fides IT - www.fides.org - Gio, 05/12/2019 - 09:56
Caacupé – “Non possiamo rimanere ignari delle diverse realtà che influenzano la vita di tanti paraguaiani, per questo, come giovani denunciamo: l'atteggiamento corrotto di molti leader politici, che continuano a trafficare influenze, che non guardano né ascoltano i cittadini, mancando di rispetto alla dignità e al diritto di ogni paraguaiano; la gente è stanca di coloro che cercano solo di riempirsi le tasche a spese delle persone umili e laboriose”. E’ un passo del “Manifesto della Pastorale Giovanile”, pubblicato al termine del Triennio dei Giovani celebrato dalla Chiesa del Paraguay dal 2017 al 2019 che si è concluso con il pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Caacupé il 30 novembre, dove sono confluiti i giovani provenienti da tutte le regioni del paese.
Nel testo del Manifesto, pervenuto all’Agenzia Fides, i giovani lamentano che “la giustizia sia diventata uno strumento corrotto e gestito da poteri politici ed economici, utilizzato a favore di interessi privati”; ritengono poi che “la salute pubblica sia un diritto fondamentale e non solo un privilegio di alcuni, quindi addolora vedere i bambini che devono morire per abbandono, mancanza di medicine o di attrezzature necessarie, così come tante persone che muoiono sulla strada in cerca di attenzione. È triste vedere quanti ospedali nel nostro paese stanno crollando e sono senza rifornimenti”.
La violenza, il traffico di droga e l'insicurezza prevalgono nel Paese, dove nessun cittadino si ente al sicuro, prosegue il manifesto dei giovani, denunciando l’assenza di quanti dovrebbero garantire l'ordine pubblico e la minaccia dei gruppi armati. Anche le leggi ambientali rimangono sulla carta, e il paese subisce una profonda deforestazione quotidiana.
Di fronte a questa situazione, i giovani paraguaiani esprimono i loro desideri: i governanti siano attenti alle necessità della popolazione e ricordino di essere al servizio di tutta la cittadinanza; si promuovano politiche che generino posti di lavoro per i giovani per non costringerli ad emigrare; “la vita umana sia la priorità assoluta, curando e proteggendo la salute di ogni paraguaiano dal concepimento alla morte”; la famiglia, come fondamento della società, non sia più oggetto di violenze e femminicidi.
Chiedono inoltre misure di sicurezza pubblica efficaci per tutti i cittadini, oltre ad indagare quanti sfruttano gli agricoltori e gli indigeni, “costringendoli a lasciare le loro case e le loro terre, migrando verso le città, dove creano sacche di povertà che vengono sfruttate per il clientelismo politico”.
I giovani del Paraguay sono solidali e pregano per la pace in America Latina, “affinché i governanti siano saggi e ascoltino le giuste esigenze dei loro popoli, in modo da restituire ordine e pace ai nostri paesi fratelli”. Inoltre incoraggiano tutti, “come giovani e laici, ad essere protagonisti nella costruzione di una società migliore, per realizzare la trasformazione in Cristo, sempre alla ricerca del Bene comune”. Il manifesto infine esorta tutti i giovani “a non lasciarsi ingannare dai falsi idoli di questo mondo come dipendenze, materialismo e vita facile, perché l'unico che può dare un vero significato alla vita è Gesù, perché Lui vive e ti ama vivo, ti chiama e ti aspetta sempre, quindi, giovane, dì si alla vita, dì si a Gesù”.
Categorie: Dalla Chiesa

Pagine