ASIA/AFGHANISTAN - Da Praga a Kabul, una raccolta fondi per i bisognosi, segno di comunione spirituale della Chiesa

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 18:53
Kabul - Una raccolta fondi partita da Praga è partita nella chiesa di Kabul attraverso il personale dell’ambasciata ceca. E’ l’iniziativa realizzata dalla comunità parrocchiale di St. Gotthard, a Praga, guidata dal parroco p. Milos Szabo, a sostegno dei poveri, indigenti e afgani più vulnerabili. Lo racconta, in una nota inviata all’Agenzia Fides, p. Giovanni Scalese, sacerdote Barnabita, responsabile della Missio sui iuris in Afghanistan: “In quella parrocchia, durante il mese di gennaio, i fedeli hanno pregato per questo Paese e hanno realizzato una raccolta per i poveri della nostra Missione. Il frutto delle donazioni è stato affidato ai diplomatici cechi a Kabul, ma a causa delle norme per il contenimento del Covid-19, è stato possibile organizzare un incontro solo a giugno”.
La donazione è stata accolta dal Barnabita come “segno della comunione spirituale della Chiesa”: “Quando recitiamo il Credo apostolico, affermiamo di professare la nostra fede nella comunione dei Santi. Generalmente, diamo importanza a questo aspetto soprattutto in occasione della festività del 1° novembre, ma spesso dimentichiamo che la comunione dei Santi unisce tutti i credenti pellegrini sulla terra. La vita cristiana può essere paragonata a un pellegrinaggio, certo, ma non individuale: camminiamo verso Dio come popolo, aiutandoci a vicenda. La bella iniziativa della parrocchia di St. Gotthard è un buon esempio di questa comunione”.
Il contatto tra la chiesa di Praga e quella di Kabul era avvenuto lo scorso ottobre, con una lettera inviata dal parroco ceco, in cui si leggeva: “Siamo una parrocchia cattolica romana nel quartiere di Bubeneč, che ospita missioni diplomatiche di molti Stati nella Repubblica Ceca. Questo ci ha dato l’ispirazione di provare connetterci spiritualmente con i paesi del mondo. Mentre i rappresentanti della diplomazia internazionale lavorano per facilitare la cooperazione e garantire che l'umanità viva in pace e sicurezza, abbiamo deciso di sostenere questo lavoro attraverso la preghiera. Ogni mese pregheremo per un paese specifico e i suoi abitanti indipendentemente dalla loro religione”.
La presenza cattolica in Afghanistan fu ammessa all'inizio del Novecento come semplice assistenza spirituale all’interno dell’Ambasciata italiana a Kabul. Nel Paese, infatti, l’Islam è riconosciuto come religione di Stato e la conversione ad altre religioni è inquadrabile con il reato di apostasia. Nel 2002, Giovanni Paolo II ha istituito nel Paese la “Missio sui iuris”. Oggi la missione cattolica continua ad aver base nella struttura diplomatica ed è affidata al Barnabita padre Giovanni Scalese. Nella capitale afghana sono operative, inoltre, le suore Missionarie della Carità e dell’associazione interconfessionale “Pro Bambini di Kabul”.

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AFRICA/BURKINA FASO - Appello dei Camilliani: “Attrezzare gli ospedali e formare personale per gestire i pazienti affetti da Covid-19"

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 15:34
Ouagadougou - “In Burkina Faso, dal 9 marzo ad oggi, si registrano 825 guarigioni su 934 positivi al coronavirus. Abbiamo purtroppo uno dei più alti tassi di mortalità dell’Africa occidentale , e ciò significa che non siamo abbastanza resilienti nelle cure dei casi più gravi per mancanza di risorse e di personale qualificato”. A riferirlo all’Agenzia Fides è padre Modeste Ouedraogo, Camilliano che presta servizio come medico nell’Ospedale San Camillo di Ouagadougou, parlando dell’emergenza del Covid-19 nel paese africano. “Oltre alle azioni di informazione e di prevenzione - prosegue - è stata predisposta una sala di isolamento nel reparto di medicina dell’ospedale. Qui vengono accolti tutti i casi sospetti, che ricevono le cure ordinarie in attesa della conferma diagnostica. Il protocollo adottato prevede l’uso dell’idrossi clorochina e della claritromicina.”
Nella struttura gestita dai padri Camilliani transitano circa 900 pazienti al giorno per varie visite ambulatoriali. Lavorano 401 dipendenti permanenti e 100 dipendenti esterni. Lo Stato centrale sostiene l’ospedale pagando lo stipendio a 50 dipendenti. Esiste inoltre una convenzione tra l’Ospedale e il ministero della Salute per l’applicazione delle politiche sanitarie nazionali. “Da un punto di vista farmaceutico - spiega p. Modeste - abbiamo prodotto soluzione idroalcolica nella nostra farmacia per le necessità dell’ospedale e della popolazione. Questa attività che esisteva prima dell’arrivo del coronavirus, ed è stata implementata da padre Luc Zongo, responsabile della nostra farmacia con l’appoggio del personale e dei volontari. In questo periodo - continua il religioso - in accordo con il governo, abbiamo messo a disposizione il nostro centro di ricerche biomolecolari per effettuare i test diagnostici: l’unico laboratorio, infatti, si trova a Bobo-Dioulasso, che è cinque ore di auto dalla capitale e ciò significa che i casi sospetti in tutto il paese devono attendere almeno 12 ore per i risultati. Finora abbiamo eseguito più di 1500 tamponi. Per le visite, inoltre, stiamo ultilizzando anche l’infermeria dell’Arcidiocesi di Ouagadougou, che gestiamo insieme alle Suore camilliane”.
Nel frattempo, in tutto il continente africano il numero di casi di Covid-19 cresce velocemente. “Inizialmente - racconta p. Ouedraogo - la reazione della popolazione in Burkina Faso è stata di grande paura. Vedendo i tanti morti nei paesi occidentali, tutti si chiedevano come avrebbe reagito l’Africa a una tale catastrofe. Come sempre davanti a situazioni del genere il primo impulso è stato quello di rivolgersi a Dio nella preghiera. I Vescovi hanno inviato una preghiera da recitare nelle famiglie”. Ciò che preoccupa è la mancanza di mezzi e di risorse: “Scarseggiano le mascherine e gli altri dispositivi di protezione per la popolazione - afferma il missionario - e il personale ospedaliero è insufficiente: su tutto il territorio nazionale abbiamo tre ospedali attrezzati e riservati ai pazienti Covid19, ma ci sono soltanto 17 respiratori per 20 milioni di persone. All’ospedale San Camillo abbiamo soltanto 6 posti letto previsti nel reparto di rianimazione”. A ciò si aggiunge il fatto che le misure restrittive imposte dal governo creano un ulteriore disagio in un paese già stremato dalla povertà: “La maggior parte della gente - rileva p. Modeste - sopravvive vendendo qualcosa per strada, sperando di riuscire a mettere insieme un pasto quotidiano per la famiglia. Questa situazione - conclude - crea apprensione e genera molta paura per il futuro”.


Link correlati :Guarda la video-intervista al Camilliano padre Modeste Ouedraogo sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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ASIA/TURCHIA - Chiese ortodosse unite nella comune apprensione per il futuro di Ayasofya

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 12:26
Istanbul – Le recenti dispute esplose tra alcune Chiese dell’Ortodossia sembrano almeno per un momento cedere il passo alla condivisa preoccupazione per il destino del complesso monumentale di Ayasofya, che potrebbe presto ridiventare luogo di culto islamico per volontà della attuale dirigenza politica turca. Di tali comuni apprensioni si è fatto interprete il metropolita Hilarion Alfeyev, a capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, con alcune dichiarazioni pubblicate il 3 luglio sull’agenzia russa Interfax. “Stiamo seguendo da vicino con serie preoccupazioni” - ha rimarcato il metropolita russo - gli eventi che circondano la Cattedrale di Hagia Sophia. Stiamo aspettando la pubblicazione ufficiale della decisione della Corte Suprema della Turchia, che, a giudicare dalla stampa, ha ritenuto che lo status di Hagia Sophia, attualmente corrispondente a quello di un museo, può essere modificato da un decreto del Presidente del Paese". Hilarion ha definito Hagia Sophia "patrimonio di tutta l'umanità", sottolineando che qualsiasi cambiamento nell’attuale status quo, definito da lungo tempo, “può causare gravi danni alla comprensione reciproca nel mondo, al dialogo tra civiltà e culture, al dialogo interreligioso". Tra le altre cose, il metropolita del Patriarcato di Mosca si è soffermato anche sul ruolo speciale che Hagia Sophia ha avuto nella storia del cristianesimo russo, accennando alla cosiddetta Leggenda del Principe Vladimir, Secondo quella leggenda, al Principe Vladimir di Kiev, che era alla ricerca della vera religione per il suo popolo, si erano presentati senza esito i rappresentanti dell’islam provenienti dalla Bulgaria, i rappresentanti del giudaismo e gli inviati del Papa provenienti dalla Germania, che gli avevano proposto ciascuno la propria fede come quella giusta e la migliore di tutte. La decisione di Vladimir era maturata solo quando i suoi inviati erano tornati da una solenne liturgia, alla quale avevano preso parte proprio nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli: “Siamo giunti presso i Greci” raccontarono gli ambasciatori al Principe che battezzò la Rus “e siamo stati condotti laddove essi celebrano la liturgia per il loro Dio... Non sappiamo se siamo stati in cielo o sulla terra... abbiamo sperimentato che là Dio abita fra gli uomini”.
Il 1° luglio, l’allarme sul futuro di Ayasofya è stato lanciato anche dall'Assemblea interparlamentare dell'Ortodossia, organismo operante dal 1993, con sede presso il Parlamento greco, sorto su iniziativa di parlamentari di Russia e Grecia e oggi comprendente rappresentanti parlamentari di 25 Paesi. L’organizzazione si propone di analizzare i processi politici valorizzando la prospettiva cristiana ortodossa come fattore di incontro e reciproca comprensione tra le culture. L’ipotesi di riutilizzare Ayasofya come luogo di culto islamico – rimarca la dichiarazione diffusa dall’Assemblea interparlamentare ortodossa – provoca preoccupazione “in tutti gli uomini di buona volontà, e nei credenti che attraverso le loro attività e preghiere cercano di salvaguardare e rafforzare la comprensione tra le grandi religioni del mondo”.
Il 30 giugno, come riferito dall’Agenzia Fides , anche Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, aveva dichiarato cle la eventuale riconversione in moschea del complesso monumentale di Ayasofya a Istanbul “spingerà milioni di cristiani in tutto il mondo contro l’islam”. Nell’omelia pronunciata durante la divina liturgia celebrata nella chiesa ortodossa dedicata ai Santi Apostoli, nel quartiere Feriköy, a Istanbul. Ayasofya, il “Primus inter pares” dei Primati delle Chiese ortodosse aveva rimarcato che attualmente a Ayasofya “si abbracciano Oriente e Occidente”, e la sua eventuale riconversione in luogo di culto islamico “sarà causa di rottura tra questi due mondi. Nel XXI secolo – ha proseguito il Patriarca – è “assurdo e dannoso che Hagia Sophia, da luogo che adesso permette ai due popoli di incontrarci e ammirare la sua grandezza, possa di nuovo trasformarsi in luogo di contrapposizione e scontro”. .
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NEWS ANALYSIS - Africa, il Covid-19 non ferma le guerre

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 11:15
Kinshasa - Quando, nell’ultima settimana di marzo, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres prima, e Papa Francesco poi, proprio nel momento in cui la pandemia stava assumendo dimensioni spaventose , lanciarono un accorato appello a proclamare un cessate-il-fuoco universale, il mondo sembrò ascoltarli. In Siria, Camerun, Filippine, Yemen, Congo, ad esempio, emersero segnali di distensione e, complice anche il terrore di contrarre il virus, alcuni eserciti o milizie delle 70 guerre che infiammano il pianeta, silenziarono le proprie armi. Quei segnali incoraggianti non hanno avuto seguito. L’invito del Papa a cogliere la drammatica occasione per “sospendere ogni forma di ostilità bellica” e favorire l’apertura “alla diplomazia, l’attenzione a chi si trova in situazione di più grande vulnerabilità” è rimasto in mote regioni del mondo “lettera morta”. Fin da metà aprile, in gran parte dei luoghi che avevano cessato almeno parzialmente gli scontri, si è ripreso a sparare, in tutti gli altri, in realtà, non si era mai smesso.
A oltre tre mesi di distanza, si può dire che i messaggi del Papa e di Guterres siano rimasti inascoltati. L’Agenzia Fides ha parlato con rappresentanti della Chiesa cattolica di tre Paesi in cui imperversa da anni il conflitto e cercato di capire quale siano la situazione e i motivi alla base di un rifiuto a sospendere – almeno temporaneamente – la guerra. - continua
Link correlati :Continua a leggere la news analysis sul sito web di Omnis Terra
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AFRICA/NIGERIA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, d. Solomon Patrick Zaku

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 10:32
Città del Vaticano – Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 27 febbraio 2020 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie opere Missionarie in Nigeria, per un quinquennio , don Solomon Patrick Zaku, del clero diocesano di Maiduguri.
Il nuovo Direttore nazionale è nato il 7 aprile 1982 a Potiskum, Yobe State, ed è stato ordinato sacerdote il 9 luglio 2010. Dopo aver frequentato il Seminario minore St. Joseph nello stato di Adamawa, ha studiato filosofia presso il Seminario maggiore St. Thomas a Makurdi, e teologia presso il Seminario maggiore St. Augustine a Jos. Ha proseguito gli studi presso il “Floating Institute of Missiology” di Onitsha e il “Seminar and International Conference on Missionary Formation” a Roma. Ha ricoperto diversi incarichi: parroco, cappellano e Vicedirettore delle POM diocesane, Direttore delle POM della diocesi di Maiduguri, Coordinatore nazionale delle POM-Propagazione della Fede.
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AFRICA/KENYA - La corruzione mina la lotta al Covid-19: a farne le spese sono i più poveri

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 10:15


Nairobi - In Africa sono attualmente affette da coronavirus 383.747 persone delle quali183 mila sono ricoverate in strutture sanitarie, mentre quelle decedute sono 9.691. In Kenya i casi sono 6.190 , i morti 144. La pandemia è cresciuta lentamente e con numeri di per sé non elevati, ma gli effetti sulla popolazione sono stati significativi. Questo ha portato molte istituzioni internazionali, organizzazioni non governative e singoli individui a sostenere le strutture sanitarie del Paese, ma i risultati sono incerti.
Del miliardo di Ksh donato dalla Banca mondiale per provvedere all'approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale, medicinali e per creare strutture di isolamento risulta che 42 milioni di Ksh sono stati spesi per il leasing di ambulanze, 4 milioni di Ksh per tè e snack e 2 milioni di Ksh per comunicazione.
Sotto osservazione l’operato dei governatori delle contee per spese inadeguate e appropriazione indebita. All'inizio di maggio, quattro alti funzionari della contea di Kilifi sono stati arrestati per gare riguardanti l’appalto per la costruzione di un centro Covid-19 e per la manutenzione di attrezzature ospedaliere. Lo stesso governatore della contea di Bungoma Wycliffe Wangamati è sotto inchiesta da parte della Commissione etica e anticorruzione per la speculazione avvenuta nella contea sui prezzi degli articoli sanitari.
C’è poi un'indagine sulla donazione che il magnate cinese Jack Ma aveva effettuato nei primi giorni dell'epidemia. Gli investigatori hanno confermato alla BBC che l’indagine verrà estesa a tutte le donazioni arrivate in Kenya per combattere il coronavirus. L’ipotesi è che milioni di dollari e ingenti quantità di attrezzature siano state rubate. I media locali hanno recentemente documentato la scomparsa di dispositivi di protezione individuale donati dal governo cinese per un valore di 2 milioni di dollari. Il Presidente Uhuru Kenyatta ha promesso che tutte le donazioni destinate alla lotta contro il virus saranno oggetto di un’analisi approfondita.
«In Kenya, spiega un funzionario di alto livello che preferisce restare anonimo le cose succedono e non se ne parla, se tu dici chiaramente i fatti non rimani in vita più di due giorni. Soldi e beni donati per i malati spariscono: rubano tutto e tu non puoi fare nulla e non puoi dire niente. Si arricchiscono in pochi alle spalle di tutti».
I Vescovi cattolici hanno esortato il governo a garantire che i fondi di emergenza di Covid-19 siano diretti a combattere la pandemia e riportare il Paese alla normalità. In una dichiarazione del maggio scorso la Conferenza dei Vescovi cattolici del Kenya ha chiesto chiarezza sulla gestione dei fondi donati per far fronte all’emergenza sanitaria: «come Chiesa, apprezziamo le diverse misure che sono state adottate dal governo per contenere la diffusione della pandemia nel nostro Paese. Tuttavia, siamo preoccupati dalle notizie riguardanti l’utilizzo improprio di alcuni fondi».

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ASIA/PAKISTAN - L'addio a p. Francis Nadeem, frate cappuccino impegnato nel dialogo interreligioso

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 10:08
Lahore : “Abbiamo perso un sacerdote e frate meraviglioso, che ha prestato servizio umilmente nella sua comunità, e ha anche raggiunto le persone di altre fedi con il messaggio cristiano di pace e amore. Un sacerdote che era noto, apprezzato e amato non solo tra i cristiani, ma anche tra fedeli di altre religioni": è quanto ha affermato all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, commemorando p. Francis Nadeem OFM Cap, Provinciale dei Cappuccini in Pakistan, suo compagno nella missione di dialogo interreligioso da oltre tre decenni. Il frate, ammalato e dializzato, è deceduto il 3 luglio in ospedale a Lahore dopo un attacco cardiaco. L'Arcivescovo così lo ricorda: “Era pieno di idee, sempre molto creativo per costruire ponti tra persone di fedi diverse. Era in comunione e ottime relazioni con persone di altra fede, e ha sempre lavorato per diffondere il messaggio di pace e amore, nel nome di Cristo, in tutti gli angoli del Paese ”.
Più di 2000 persone erano presenti alla messa funebre celebrata stamane, 4 luglio, nella Cattedrale del Sacro Cuore a Lahore. Ha presieduto la celebrazione mons. Sebastian Francis Shaw, Arcivescovo di Lahore, mentre hanno concelebrato l'Arcivescovo Joseph Arshad della diocesi di Islamabad-Rawalpindi, il Vescovo Indrias Rehmat della diocesi di Faisalabad e numerosi sacerdoti. Presenti anche leader di altre confessioni cristiane e di altre religioni, giunti per dare l'estremo saluto a p. Nadeem.
P. Francis Nadeem è stato instancabile promotore del dialogo interreligioso e dell'ecumenismo per oltre vent'anni a Lahore. Era Segretario esecutivo della Commissione episcopale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo e guidava la Custodia "Mariam Sadeeqa" dei Frati Cappuccini in Pakistan dal settembre 2014. Nel 2017 era stato scelto dai confratelli per un secondo mandato come Custode, che avrebbe dovuto concludersi nell'agosto 2020.
Nato il 27 ottobre 1955, era entrato nell'Ordine dei Frati minori cappuccini all'età di 19 anni. Dopo la Professione solenne nel 1984 e gli studi di teologia, nello stesso è stato ordinato sacerdote. Prima di essere eletto Custode, aveva ricoperto il ruolo di vice-provinciale per due mandati consecutivi .
"Era per noi un punto di riferimento. Lavora per la sua comunità dei frati cappuccini e dei cristiani, ma il suo animo era rivolto anche ai non cristiani per costruire e rafforzare uno spirito di dialogo interreligioso", osserva a Fides p. Morris Jalal OFM Cap, suo confratello e antico compagno di studi. P. Jalal rileva: "Ha dato il buon esempio in tutte le sue opere e responsabilità assegnategli, sia nelle parrocchie, essendo un leader della comunità cappuccina in Pakistan, sia nella importante missione di dialogo interreligioso. Porteremo nel cuore il suo impegno e la sua mitezza, specialmente nei momenti delle persecuzioni".
“Sull'esempio di Francesco di Assisi, ha dato la vita per il dialogo interreligioso: la sua visione era promuovere e rafforzare la pace e l'armonia in Pakistan. Come uomo di pace e di dialogo, ha ispirato innumerevoli persone che oggi lavorano attivamente per la stessa causa in Pakistan, per costruire una società amante della pace”, aggiunge p. Qaisar Feroz OFM Cap, Segretario della Commissione per le comunicazioni sociali.
Afferma inoltre: "Questa è l'eredita che ci lascia: era un uomo di Dio, ben concentrato sulla sua missione evangelica, che ha sempre perseverato nel suo ministero del dialogo interreligioso e dell'ecumenismo, instaurando ottimi rapporti personali con persone di altre religioni”.
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EUROPA/SPAGNA - Videoconferenza per presentare il rapporto sulle attività delle POM nel 2019

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 09:02
Madrid – Le Pontificie Opere Missionarie della Spagna hanno organizzato una conferenza stampa virtuale per presentare il loro Rapporto dell’attività 2019, che si terrà lunedì 6 luglio alle ore 11,30 via Zoom. Come spiega la nota inviata a Fides, il Rapporto riflette il vasto lavoro di animazione e formazione missionaria che le POM realizzano durante tutto l'anno, e che va molto oltre le principali giornate di raccolta missionaria, conosciute da tutti: la Giornata Missionaria Mondiale, la Giornata dell’Infanzia Missionaria, la Giornata delle Vocazioni native.
Questa edizione 2019 del rapporto include anche il grande evento missionario celebrato nel mese di ottobre 2019, il Mese Missionario Straordinario, indetto da Papa Francesco per l'intera Chiesa. Il rapporto contiene anche le ultime statistiche sui missionari spagnoli e il contributo finanziario della Spagna al Fondo universale di solidarietà delle POM nel 2019, con il quale la Santa Sede sostiene il funzionamento ordinario dei 1.111 territori di missione. Alla videoconferenza interverranno don José Maria Calderon, Direttore nazionale delle POM in Spagna; Manuel Diaz, responsabile dell’animazione missionaria delle POM a Pamplona; il missionario salesiano Miguel Ángel Olaverri, Vescovo di Pointe Noire, nella Repubblica del Congo, che commenterà come si sta vivendo la crisi sanitaria di Covid 19.
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AMERICA/MESSICO - "Non possiamo abituarci al crimine e alla violenza ed essere indifferenti alla morte": la diocesi dinanzi al massacro di Irapuato

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/07/2020 - 07:03
Guanajuato - "Il maggiore massacro del sessennio", "Crimini inaccettabili", "Ennesima battaglia e terribile massacro", "Una delle peggiore vicende della storia del Messico", "Urge giustizia ad Irapuato", "Il governo promette di non abbandonare Guanajuato","26 morti, è un massacro ad Irapuato", sono solo alcuni dei titoli dei giornali del Messico dopo quanto accaduto nel pomeriggio del 1° luglio. Un gruppo armato di circa 8 persone è entrato nel centro di riabilitazione per tossicodipendenti, che lavora da due anni con il nome di "Recupero la mia vita" nel quartiere Arandas ad Irapuato, stato di Guanajuato, Messico. C'erano circa 31 giovani. Gli assalitori hanno lasciato uscire le donne, sparando contro tutti, e causando almeno 26 morti.
Il sindaco e il governatore dello stato concordano nel commentare che si tratta di uno scontro tra bande per la proprietà del territorio. Il fenomeno è proprio di questa zona del Messico, perché il centro di riabilitazione non è gestito dalle autorità né ha i permessi legali: si tratta di centri cosiddetti "sociali" che a volte sono centri di ballo e a volte di ricupero volontario per giovani con problema di droga. Solo a Irapuato ci sono circa 200 centri, in locali di periferia o case occupate da questi giovani. Secondo quanti abitano vicino, molti sono proprio locali delle bande criminali. Quello che colpisce di più è che proprio questo centro funzionava como centro di riabilitazione e c'erano giovani ospitati da diversi mesi che volevano uscire dalla droga, secondo le testimonianze dei loro parenti.
"Il Vescovo di Irapuato, i sacerdoti e l'intera famiglia cristiana, si rammaricano e condannano fermamente gli atti violenti", si legge in un comunicato della diocesi, pervenuto a Fides. "Il sangue di un fratello non può mai rimanere nel silenzio o nell'oblio, invoca giustizia davanti a Dio. Non possiamo abituarci al crimine e alla violenza ed essere indifferenti di fronte alla morte".
Il comunicato conclude citando i Vescovi del Messico, che ricordano: “È obbligo dello Stato rendere effettiva la giustizia che implica la sicurezza dei cittadini, la punizione di coloro che sono colpevoli di violenza e criminalità organizzata, senza fare eccezioni nell'applicazione dello Stato di diritto. La corruzione e l'impunità sono un binomio che va di pari passo e che continua a sfidarci in Messico. È anche obbligo di ogni cristiano costruire le basi per la pace e il rispetto della vita".
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ASIA/FILIPPINE - I sacerdoti di Manila si oppongono alla legge antiterrorismo

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 15:27
Manila - Il disegno di legge antiterrorismo contiene disposizioni "vaghe, amorfe e deleterie" che potrebbero nuocere più che altro. Esso limita e comprime alcune norme e pratiche proteggono i diritti umani fondamentali. Con queste osservazioni i sacerdoti dell'Arcidiocesi di Manila condividono apertamente l'appello di diversi gruppi della società civile che, allarmati per le possibili conseguenze, hanno invitato il Presidente Rodrigo Duterte a non firmare la legge antiterrorismo, approvata all'inizio di giugno 2020.
In una dichiarazione congiunta del clero di Manila, inviata a Fides, si afferma: "La libertà di espressione, i diritti alla privacy, la proprietà, la libertà di movimento e di coscienza non saranno più garantiti con il presente disegno di legge, che consente lo spionaggio, la confisca delle proprietà e la detenzione oltre il tempo legalmente consentito". "Questo disegno di legge - prosegue la nota - conferisce poteri draconiani agli agenti statali che, come ci dirà la storia, vengono quasi sempre abusati", anche perchè il testo di legge contiene "disposizioni ambigue ed estensive" che lasciano aperte interpretazioni arbitrarie e stravaganti.
“Anche il dissenso legittimo o il diritto di critica, che sono segni di una democrazia sana e funzionante, possono essere interpretati erroneamente come un incitamento a commettere un atto terroristico. Usare questa misura per mettere a tacere critici e detrattori darà a questo governo via libera anche di fronte inefficienza, inettitudine e abusi ", affermano i preti.
Il clero di Manila afferma dunque di essere contrario al disegno di legge che "pone gravi preoccupazioni in base all'ordine morale, ai diritti fondamentali dell'uomo e agli insegnamenti del Vangelo". Lo stato deve garantire la sicurezza "entro i limiti dei principi e dei processi democratici esistenti", si osserva. “Il governo non dovrebbe accampare il pretesto di sostenere la sicurezza nazionale, minando al contempo i diritti umani e le libertà civili. In tal modo si ottiene il terrorismo del governo contro il proprio popolo", si legge nel testo.
La dichiarazione dei sacerdoti dell'arcidiocesi ha fatto eco alle argomentazioni dell'ex giudice associato della Corte Suprema, Antonio Carpio, che ha promesso di contestare la costituzionalità della nuova legge antiterrorismo se il Presidente la firma, decretandone l'entrata in vigore. Nei giorni scorsi, anche il Vescovo Jose Colin Bagaforo del Segretariato per l'azione sociale nella Conferenza episcopale cattolica ha invitato la Corte suprema a esaminare la "costituzionalità" della proposta di legge in quanto " essa mette in pericolo i diritti dei filippini", ha detto.
Le più grandi scuole e istituzioni cattoliche del Paese hanno esortato il presidente a non firmarla. La Famiglia vincenziana, che riunisce 14 congregazioni religiose, maschili e femminili e organizzazioni laicali, che si riconoscono nel carisma di San Vincenzo de Paoli, si è detta pubblicamente critica.
Attivisti per i diritti umani, leader cattolici, avvocati, accademici, sacerdoti e religiosi si sono opposti alla controversa nuova legge antiterrorismo. Il Congresso delle Filippine ha approvato la legge antiterrorismo il 3 giugno del 2020, con 173 legislatori che hanno dato voto favorevole, 31 membri contrari e 29 astenuti. Ora serve solo la firma del presidente Duterte per farla diventare legge in vigore a tutti gli effetti: una apparente formalità, poiché il suo governo è stato il promotore del testo di legge.
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AFRICA/ZAMBIA - Nomina del Vescovo di Ndola

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 12:06
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Ndola S. E. Mons. Benjamin Phiri, finora Vescovo titolare di Nachingwea e Ausiliare della Diocesi di Chipata.
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AFRICA/CONGO - Ordinazione episcopale e presa di possesso della diocesi di Kinkala all’insegna del Covid-19

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 11:26
Brazzaville – Si è svolta all’insegna delle misure di protezione contro il coronavirus l'ordinazione episcopale e la presa di possesso canonico di Sua Ecc. Mons. Ildevert Mathurin Mouanga, nuovo Vescovo di Kinkala , nominato il 5 marzo da Papa Francesco a sostituzione dell'Arcivescovo Louis Portella Mbuyu .
Secondo le fonti locali dell’Agenzia Fides, la solenne cerimonia si è tenuta domenica 28 giugno ed è stata presieduta da Sua Ecc. Mons. Louis Portella Mbuyu, primo Vescovo emerito di Kinkala e principale consacrante. L'Eucaristia è stata concelebrata da Sua Ecc. Francisco Escalante Molina, Nunzio apostolico in Congo e Gabon,
Nonostante la pandemia di Covid-19, i fedeli si sono recati allo stadio municipale di Kinkala. Il basso tasso di mobilitazione è stato giustificato dal numero limitato di persone autorizzate ad assistere all’evento. I fedeli provenivano da Brazzaville, Madzia, Kinkala, dai villaggi circostanti e dalle varie diocesi della Repubblica del Congo, sempre nel rigoroso rispetto dell'uso obbligatorio della mascherina e dell'osservazione delle distanze per assistere alla consacrazione del nuovo Vescovo che viene ad accrescere l'Episcopato congolese.
Erano le 11 quando la processione, partita della tribuna ufficiale dello stadio municipale, ha raggiunto il centro del campo di calcio dove è stato installato l'altare della messa. I sacerdoti di tutte le diocesi del Congo non hanno voluto mancare a questo evento con una mobilitazione straordinaria, ognuno con la propria mascherina.
Al termine della cerimonia, Mons. Louis Portella Mbuyu ha pronunciato un discorso nel quale ha ringraziato il Santo Padre per aver scelto un confratello che verrà ad allargare l'Episcopato congolese. Sua Ecc. Mons. Daniel Mizonzo, Vescovo di Nkayi e Presidente della Conferenza Episcopale Congolese, ha pronunciato un discorso molto commovente: "L'ordinazione di un Vescovo è sempre un evento felice e gioioso". “Il nuovo Vescovo deve creare un clima di fiducia con i suoi collaboratori, con i fedeli laici. La porta del vescovado deve rimanere aperta per accogliere i collaboratori. Siamo molto felici di darvi il benvenuto in mezzo alla Conferenza episcopale. Grazie all'Arcivescovo Louis Portella Mbuyu per tutto il lavoro pastorale svolto in questa diocesi e nell'ambito della Conferenza episcopale del Congo. E per tutti i servizi resi e da rendere alla Chiesa del Congo. Spero che tu possa continuare a seguire i lavori di costruzione dell'Università Cattolica del Congo, installata nella diocesi di Pointe-Noire ".
Mons. Ildevert Mathurin Mouanga che ha scelto come motto episcopale: "Combatti il buon combattimento della fede" 1Tim. 6-12, ha ricordato ai chierici di questa diocesi che "le sfide da affrontare sono molte nel nostro Paese e nella nostra Chiesa e che tutti dovranno sporcarsi le mani".
La regione del Pool, della quale Kinkala, è il capoluogo, è stato teatro di una guerra a bassa intensità tra il governo e i miliziani del Frédéric Bintsamou, alias Pasteur Ntumi, un pastore protestante che aveva dato vita alle milizie “Ninja”. Nel 2017 è stato raggiunto un accordo di pace con il governo, ma le tensioni nella regione permangono.
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VATICANO - Il Fondo POM per l’emergenza Covid ha inviato aiuti alle diocesi di Benin, Madagascar, Senegal

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 11:14
Città del Vaticano - Il Benin ha registrato i primi casi di Covid 19 nel mese di marzo e, come in altre parti del mondo, la pandemia ha provocato profondi mutamenti sul piano sociale, economico e sanitario, con conseguenze anche psicologiche, creando un clima di angoscia e paura. Il governo ha adottato i provvedimenti necessari a contenere la pandemia, compreso l’isolamento e la chiusura dei luoghi di culto e delle scuole, vietando ogni attività e riunione. La Chiesa si è impegnata fin dal primo momento ad essere vicina alle sofferenze degli uomini e a cercare di rispondere alle loro esigenze. Il prolungarsi della situazione critica ha però esaurito le disponibilità economiche di diocesi e parrocchie, che hanno chiesto l’aiuto del Fondo di emergenza istituito da Papa Francesco presso le Pontificie Opere Missionarie per sostenere le Chiese dei paesi di missione di fronte all’emergenza Covid-19 . Gli aiuti inviati alle diocesi consentiranno quindi di continuare la loro opera di assistenza e di evangelizzazione.
La Diocesi di Abomey ha chiesto un aiuto per le attività di prevenzione e di assistenza dei bambini vulnerabili seguiti nei centri diocesani, e dei bambini e degli adulti toccati dagli effetti del Covid nei diversi settori pastorali. La Diocesi di Dassa Zoumé deve provvedere al sostentamento dei sacerdoti e degli operatori pastorali, a cui pensavano le parrocchie, ma con la chiusura delle chiese non è più possibile raccogliere le offerte tra i fedeli. Inoltre molte persone sono rimaste senza lavoro e la Caritas ha preso in carico alcuni anziani confinati in casa.
Nella diocesi di Djougou la priorità sono le scuole cattoliche, in quanto i genitori degli studenti non sono più in grado di pagare le spese scolastiche, non potendo soddisfare nemmeno le necessità di base delle famiglie. La diocesi di Lokossa è una diocesi rurale, mancante delle infrastrutture fondamentali anche prima della pandemia, ora la situazione è naturalmente più grave. Tra le emergenze, gli insegnanti e il personale scolastico delle scuole cattoliche non ricevono lo stipendio da mesi, in quanto le casse della diocesi sono vuote.
La popolazione di Natitingou ha ricevuto il primo annuncio del Vangelo nel 1941. Fervente nella fede, costituita da agricoltori, allevatori e piccoli artigiani vive però in condizioni precarie. I sacerdoti e gli istituti religiosi che collaborano all’evangelizzazione sono ora privi di sostentamento.
Nella diocesi di N'Dali la Chiesa locale provvede al sostegno alimentare, tramite la distribuzione di mais, riso, sorgo, ed al sostegno finanziario di orfanotrofi, anziani, poveri e bambini vulnerabili.
Il sostegno ai seminari e alle scuole cattoliche riveste una grave urgenza nella diocesi di Parakou, mentre a Porto Novo si trovano in una situazione difficile le strutture parrocchiali, come i preti e le comunità religiose.
Anche in Madagascar, nella diocesi di Ambanja, gli aiuti del Fondo POM sono destinati a sostenere il sistema scolastico. L’ambiente è quello rurale e i giovani lasciano presto la scuola in quanto alle famiglie mancano i mezzi finanziari necessari, così cadono nella droga e nella delinquenza, molte ragazze restano incinte in età giovanissima. La diocesi ha risposto come ha potuto a questa situazione costruendo negli anni diverse scuole, dagli asili ai licei, per assicurare una educazione al maggior numero possibile di ragazzi, ma in seguito alla pandemia la situazione di questo anno scolastico è catastrofica: molti hanno abbandonato la scuola e bisogna sostenere gli alunni e gli insegnanti, che sono senza stipendio.
L’Arcidiocesi di Dakar, in Senegal, ha una popolazione essenzialmente povera, di basso livello sociale, costituita da agricoltori, pescatori, operai. In quasi tutte le parrocchie sono presenti strutture educative e sanitarie che offrono un servizio fondamentale alla comunità. Alle avversità del clima degli anni precedenti si sono aggiunte le conseguenze della pandemia, rendendo così la situazione sempre più difficile. C’è quindi bisogno di sostenere le attività di evangelizzazione, le équipes di sacerdoti e catechisti che continuano la loro missione in questo contesto, oltre ai due centri di accoglienza per i bambini e le attività di riflessione spirituale e sociale per i ragazzi sul dopo Covid.
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - I Vescovi ricordano il Beato To Rot, cristiano di seconda generazione, esempio di resilienza in tempi di lockdown

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 11:08
Port Moresby – La vita, l'esempio, l'attualità del beato Peter ToRot - in occasione dei 25 anni dalla beatificazione e 75 del suo martirio - e la santità nella vita laicale sono stati al centro dell’Assemblea Generale Annuale della Conferenza Episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone , conclusasi il 2 luglio..
Alla celebrazione hanno preso parte circa 50 persone, tra cui 17 Vescovi, 2 amministratori, il personale della CBC, religiosi, religiose e fedeli laici. La Messa è stata presieduta dall'Arcivescovo di Madang, mons. Anton Bal, che è anche il neoeletto Presidente della Conferenza episcopale cattolica di PNGSI. A lui si sono aggiunti il Card. John Ribat, MSC, il nuovo Arcivescovo di Rabaul, mons. Rochus Tatamai, MSC, e il Vescovo della diocesi di Bereina, mons. Otto Separy, nuovo vice presidente della CBC di PNGSI.
L'Eucaristia è stata all’insegna della storia del beato Peter ToRot - in occasione dei 25 anni dalla beatificazione e 75 del suo martirio - indicato come esempio fulgido di santità nella vita quotidiana dei laici e delle famiglie.
L'omelia è stata tenuta dall’Arcivescovo Tatamai, stretto discendente della famiglia del Beato, che ha messo in luce la vita, la testimonianza e l'esempio di ToRot come uomo di coraggio e fortezza nella fede, oltre che di determinazione nel seguire Gesù Cristo con la sua vita fino alla morte. Nell’omelia l’Arcivescovo ha ricordato il Beato ToRot dal momento in cui i suoi genitori divennero cristiani di prima generazione quando i missionari sbarcarono sull’isola di Matupit nel 1882.
ToRot era un "cristiano di seconda generazione" che seguiva le orme dei suoi genitori. Era un padre di famiglia, catechista, insegnante, ed è morto martire in difesa della sua fede cristiana, dopo aver lavorato duramente con disciplina e obbedienza per diventare un buon insegnante e un catechista. Quando si sposò visse una vita coniugale e familiare secondo gli insegnamenti del Vangelo. Difese i valori del matrimonio e resistette alla tradizionale cultura della poligamia e alle leggi dell'esercito imperiale giapponese, e morì sostenendo la sua fede. ToRot ha lasciato dietro di sé molti grandi esempi di obbedienza, di vita familiare esemplare, fu un ottimo insegnante, catechista, uomo di preghiera, di rispetto e fede. Ha vissuto e rappresentato la sua fede anche quando alcuni membri della sua famiglia lo tradirono. I laici, in particolare, sono sfidati a portare avanti il suo esempio soprattutto nei tempi difficili e incerti di oggi. Infatti, ToRot nacque in un periodo di lockdown della Seconda Guerra Mondiale, dove anche allora persistevano restrizioni alle attività della Chiesa, ma perseverò nel suo lavoro pastorale di insegnamento e catechesi. L’Arcivescovo Tatamai ha quindi esortato tutti i presenti ad essere resilienti e a continuare a crescere nella fede in questo periodo di blocco causato dal CoVid-19 seguendo le orme del loro connazionale.
Al termine dell’Assemblea, lo staff della CBC ha ringraziato e salutato l'Arcivescovo emerito Francisco Panfilo, SDB, che ha preso parte alla sua ultima AGM dei Vescovi per raggiunti limiti di età. Descritto come la voce dei senza voce e un faro di speranza per la piccola gente, è stato ringraziato per la sua leadership di servizio al popolo di Alotau-Sideia, Rabaul e PNG.

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AFRICA/EGITTO - Condanna a morte confermata per uno dei monaci copti accusati dell’omicidio del Vescovo Epiphanios

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 11:06
Il Cairo – La Suprema Corte di Cassazione dell’Egitto ha confermato mercoledì 1° luglio la sentenza di condanna a morte pronunciata nei precedenti gradi di giudizio contro Wael Saad Tawadros, l’ex monaco copto ortodosso egiziano giudicato colpevole dell’assassinio di Anba Epiphanios, il Vescovo abate ucciso il 29 luglio 2018 nel monastero di San Macario, nella regione del Wadi Natrun. La Corte di cassazione ha invece condannato all’ergastolo come complice nello stesso crimine, il monaco Falta'os al-Makari, cancellando la condanna a morte precedentemente comminata anche contro di lui dalla Corte penale di Damanhur.
Le due precedenti condanne a morte erano state emesse dalla Corte penale di Damanhur il 23 febbraio 2019, e il 24 aprile 2019 avevano ricevuto il nihil obstat dal Mufti d’Egitto, l’autorità religiosa islamica incaricata di emettere le fatwa su questioni rilevanti. In Egitto, una condanna a morte non può essere considerata definitiva se non viene approvata dal Mufti.
La prima duplice sentenza di condanna a morte era stata subito definita come “una catastrofe” da Anba Agathon, Vescovo copto ortodosso di Maghagha. Il Vescovo Agathon aveva da subito invitato a pregare per i due condannati, e aveva suggerito di presentare al più presto il ricorso per un’ulteriore istanza di giudizio.
L’assassinio del Vescovo Epiphanios, Abate del monastero di San Macario, ha rappresentato un vero e proprio trauma per l’intera comunità copta e in particolare per gli ambienti monastici. Secondo quanto ricostruito durante le indagini, tra l’Abate assassinato e i due condannati erano sorti contrasti per questioni economiche e per diverse violazioni delle regole monastiche da parte dei due monaci .
Durante il dibattimento processuale, i due accusati hanno continuato a proclamarsi innocenti, e hanno anche ritrattato precedenti confessioni di colpevolezza che, a loro dire, sarebbero state estorte attraverso pressioni psicologiche da parte degli organi inquirenti.
Alle prime ore di domenica 29 luglio 2018, il corpo del Vescovo Epiphanios era stato rinvenuto in una pozza di sangue, all'interno del monastero di San Macario, lungo il tragitto che dalla sua cella conduceva alla chiesa, dove il Vescovo si stava recando per iniziare la giornata con l'ufficio delle preghiere mattutine, prima della Messa domenicale . 64 anni, nativo di Tanta, laureato in medicina, Anba Epiphanios era entrato nel monastero di San Macario nel 1984, era stato ordinato sacerdote nel 2002. Ricercatore e studioso, aveva lavorato alla traduzione dal greco all'arabo di diversi libri della Bibbia, intrecciando intensi rapporti di amicizia e comunione anche con comunità monastiche sorte in seno a altre confessioni cristiane.
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AMERICA - Venezuela, Colombia e Messico: insieme per coinvolgere i malati missionari nei loro progetti di missione

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 10:42
Caracas - Mercoledì 8 luglio, i leader dei gruppi dei Malati missionari e anziani di Venezuela, Colombia e Messico, avranno un incontro virtuale per condividere il lavoro che svolgeranno durante il confinamento prodotto dalla pandemia.
La rete nazionale di malati e anziani missionari in Colombia, e la UEM in Messico, insieme al gruppo missionario di malati e anziani in Venezuela, hanno concordato di lavorare insieme sui loro progetti missionari durante il secondo semestre di quest'anno, secondo quanto comunica una nota inviata a Fides dalle POM del Venezuela. L'obiettivo che propongono è ideare una pianificazione pastorale secondo la realtà.
Da parte sua, AMDEAM, che ha recentemente celebrato il suo 35° anniversario, e ha pubblicato una lettera di ringraziamento ai Direttori diocesani delle Missioni per tutti i contributi dati durante questa celebrazione. In America Latina, il lavoro con i malati ha preso una dimensione missionaria grazie al duro sforzo delle Pontificie Opere Missionarie in questo continente. Si può dire che in ogni paese latinoamericano c'è un gran numero di malati missionari che hanno creato un movimento all'interno delle POM per continuare la loro opera di evangelizzazione anche durante la malattia.
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AMERICA/VENEZUELA - Assemblea della Conferenza Episcopale, in modo virtuale ma con un'analisi della realtà del Venezuela

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 10:24
Caracas - In questa occasione, l'Episcopato venezuelano si riunirà virtualmente, rispettando così le misure di prevenzione stabilite per la pandemia del Covid-19. L'Assemblea plenaria ordinaria della CEV numero CXIV si terrà quindi, virtualmente, dal 7 al 10 luglio. Martedì 7 luglio, alle 9 del mattino, l'Assemblea si aprirà con un'adorazione del Santissimo Sacramento guidata da Mons. Mario Moronta, Primo Vice Presidente della CEV.
L'apertura dei lavori sarà affidata al Presidente della CEV, Mons. José Luis Azuaje Ayala, che da Maracaibo presenterà una visione del panorama nazionale ed ecclesiale, come informa la nota dell'ufficio stampa della CEV inviata a Fides. Come di consueto non mancherà il saluto dell'Arcivescovo Mons. Aldo Giordano, Nunzio apostolico in Venezuela.
Tra i temi che verranno sviluppati ci saranno le sfide pastorali poste alla Chiesa in Venezuela dalla pandemia di Covid-19, la condivisione di azioni concrete secondo il "Piano per risorgere" di Papa Francesco e le sfide che presenta oggi la realtà del Venezuela. Inoltre nell'agenda figura anche la preparazione della beatificazione del Venerabile "Dr. José Gregorio Hernández".
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - La sfida della pandemia di Covid-19: la Radio cattolica nazionale sospende le trasmissioni

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 09:55
Abidjan – Le istituzioni della Chiesa cattolica in Costa d'Avorio non sono immuni alle conseguenze economiche causate dalla pandemia di coronavirus, come nel caso della Radio cattolica, definita “La Voce del Vangelo", costretta a sospendere le trasmissuoni..
“La situazione finanziaria della radio richiede che vengano prese decisioni sul suo futuro. Quindi, in regola con tutto ciò che lo Stato richiede si è optato, con amarezza, per la sospensione del lavoro, senza retribuzione", ha annunciato il 30 giugno p. Augustin Obrou, Segretario esecutivo nazionale della Commissione episcopale per i mezzi di comunicazione sociale, allo staff della Radio cattolica nazionale durante un incontro tenutosi nei locali dell’emittente.
Il personale della radio, una trentina di persone, non sarà abbandonato e godrà di un piano sociale: la direzione generale ha avviato una raccolta di fondi presso i fedeli cattolici, gli ascoltatori della "Voce del Vangelo" e le persone di buona volontà. "L’obiettivo è ottenere le risorse finanziarie da distribuire equamente a ciascun dipendente" ha aggiunto il Segretario esecutivo nazionale della Commissione episcopale per i media.
Se le risorse raccolte saranno sufficienti - questo è l'auspicio - l'emittente potrà riprendere le trasmissioni che sono seguite da molti fedeli , che la considerano una compagna insostituibile.
La RNC, la Radio cattolica nazionale della Costa d'Avorio, è stata costituita il 2 febbraio 2001 ed è stata ufficialmente inaugurata dalla Conferenza episcopale della Costa d'Avorio il 24 giugno 2006. Trasmette 24 ore al giorno. Si presenta come uno strumento missionario, al servizio dell'evangelizzazione e della promozione umana.
In Costa d'Avorio sono stati finora registrati 9.702 casi confermati di Covid-19, dei quali 4.381 sono le persone guarite, mentre quelle decedute sono 68.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - La sfida della pandemia di Covid-19: sospende le trasmissioni la Radio cattolica nazionale

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 09:55
Abidjan – Le le istituzioni della Chiesa cattolica in Costa d'Avorio non sono immuni alle conseguenze economiche causate dalla pandemia di coronavirus, come nel caso della Radio cattolica, definita “La Voce del Vangelo", costretta a sospendere le trasmisisoni..
“La situazione finanziaria della radio richiede che vengano prese decisioni sul suo futuro. Quindi, in regola con tutto ciò che lo Stato richiede si è optato, con amarezza, per la sospensione del lavoro, senza retribuzione", ha annunciato il 30 giugno p. Augustin Obrou, Segretario esecutivo nazionale della Commissione episcopale per i mezzi di comunicazione sociale, allo staff della Radio cattolica nazionale durante un incontro tenutosi nei locali dell’emittente. Il personale della radio, una trentina di persone, non sarà abbandonato e godrà di un piano sociale: la direzione generale ha avviato una raccolta di fondi presso i fedeli cattolici, gli ascoltatori della "Voce del Vangelo" e le persone di buona volontà. "L’obiettivo è ottenere le risorse finanziarie da distribuire equamente a ciascun dipendente ", ha aggiunto il Segretario esecutivo nazionale della Commissione episcopale per i media.
Se le risorse raccolte saranno sufficienti - questo è l'auspicio - l'emittente potrà riprendere le trasmissioni che sono seguite da molti fedeli , che la considerano una compagna insostituibile.
La RNC, la Radio cattolica nazionale della Costa d'Avorio, è stata costituita il 2 febbraio 2001 ed è stata ufficialmente inaugurata dalla Conferenza episcopale della Costa d'Avorio il 24 giugno 2006. Trasmette 24 ore al giorno Si presenta come uno strumento missionario, al servizio dell'evangelizzazione e della promozione umana.
In Costa d'Avorio sono stati finora registrati 9.702 casi confermati di Covid-19, dei quali 4.381 sono le persone guarite, mentre quelle decedute sono 68.
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ASIA/INDIA - Ferventi iniziative di carità nella Chiesa di Bombay in tempo di pandemia

Fides IT - www.fides.org - Ven, 03/07/2020 - 09:13
Mumbai - E' notevole l'impegno caritativo delle comunità cattoliche dell'arcidiocesi di Bombay, iniziato con il lockdown imposto dal governo per contenere il Covid-19 e che prosegue tutt'ora, per venire incontro ai bisogni dei più poveri e derelitti, la cui situazione sociale o lavorativa si è aggravata in tempo di pandemia.
Come appreso da Fides, tra le tante attività organizzate in favore dei più poveri, indigenti o vulnerabili, vi è il programma "Manna on Weels" . Organizzato dalla chiesa di San Pietro, nel quartiere di Bandra, è animato dai parrocchiani che aiutano a soddisfare le esigenze delle persone che soffrono la fame e vivono in strada a Bandra West, tra i quali numerosi bambini. Avviato da una coppia di coniugi cattolici con il Gesuita padre Gerard Rodricks, è iniziato distribuendo 25 lunch-box il 30 marzo scorso e continua tuttora. Il programma è ben presto cresciuto con il coinvolgimento di altri volontari, in particolare i giovani della chiesa di San Pietro, e persone di altre comunità religiose, ed è divenuto un corteo di 14 auto che consegna 1850 pacchi di cibo ogni giorno. Complessivamente, sono stati distribuiti oltre 40.000 pasti, contribuendo a soddisfare le esigenze nutrizionali dei lavoratori migranti, dei senzatetto e degli altri bisognosi, anche grazie a oltre 200 donatori che hanno fornito un contributo di oltre 50mila dollari USA.
"E' un 'iniziativa nata per dare una testimonianza di fede, speranza e carità. E quando abbiamo lanciato una richiesta di fondi, non immaginavamo che sarebbe arrivato tanto denaro. Credo che questa attività sia stata ispirata da Dio. Il progetto è una testimonianza del lavoro di squadra e del servizio, portato avanti con amore e misericordia, sull'esempio di Cristo ", dice a Fides Richard Pereira .
Allo stesso modo, un'altra chiesa, la parrocchia dei Sacri Magi di Gorai-Culvem, sta raggiungendo i contadini e i pescatori in difficoltà economica. Gorai e Culvem sono località situate vicino al Mar Arabico, circondati da vegetazione, campi e montagne, dove vivono comunità di agricoltori e pescatori. "Il Covid-19 ha avuto un impatto sulla salute sociale, psicologica e mentale delle persone. Le più colpite sono i migranti, i lavoratori domestici, i lavoratori salariati, i piccoli pescatori che hanno avuto problemi anche per la sopravvivenza. Nel bel mezzo della crisi, la parrocchia dei Sacri Magi ha visto queste necessità e ha cercato di dare una risposta", spiega a Fides padre Edward Jacinto, parroco della chiesa. I volontari della comunità forniscono cibo e provviste alle persone di altre fedi, tribali, migranti, vedove e altre persone in stato di necessità con la cooperazione dei governi locali e altre organizzazioni della società civili. Da oltre tre mesi circa 80 giovani cattolici, donne e uomini, pattugliano il territorio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e hanno stabilito una efficiente rete di solidarietà.
"Diverse parrocchie, associazioni, movimenti della Chiesa locale stanno dando da mangiare agli affamati" afferma don Mario Mendes, direttore del "Centro di azione sociale", organizzazione dell'arcidiocesi di Bombay che si occupa dello sviluppo sociale. "Molte realtà associative e molti fedeli cattolici stanno dimostrando autentico coraggio e compassione. Questa carità nata spontaneamente, e che sta facendo de bene a migliaia di persone che altrimenti sarebbero abbandonate, è uno degli aspetti più belli e incoraggianti in questo tempo di pandemia e di distanziamento sociale. non ci si è rinchiusi in se stessi ma si è andati verso il prossimo. L'amore di Cristo oltrepassa ogni barriera e raggiunge ogni uomo. Questa è la testimonianza che oggi offre la Chiesa cattolica in India", conclude don Mendes.
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