AFRICA/SUD SUDAN - Supporto psicologico, assistenza, reintegrazione per gli ex bambini soldato

Fides IT - www.fides.org - 1 ora 5 min fa
Juba – Ha destato scalpore e speranza la notizia, diramata dall’Unicef, dell’avvenuta liberazione di un gruppo di bambini soldato, prigionieri di guerra, rilasciati il 26 febbraio in Sud Sudan. I ragazzi, ha reso noto l’Agenzia Onu, erano stati presi prigionieri nell’agoso 2019, durante gli scontri nel nord del paese, nella zona di Raja, tra le truppe governative e i combattenti ribelli, fedeli al generale Paul Malong. “Oggi celebriamo la fine della loro prigionia, del loro periodo in gruppi armati e l’inizio di una nuova vita”, afferma l’Unicef. L’emittente radiofonica “Radio Tamazuj”, che si occupa quotidianamente di attualità, coprendo l’informazione su Sud Sudan e Sudan meridionale, ha confermato che si tratta di 15 minori tra i 16 ai 18 anni di età, giunti alla base dell’esercito sudsudanese a Juba.
Il rilascio, supportato in forma congiunta da UNICEF, Commissione Nazionale per il disarmo, smobilitazione e reinserimento degli ex membri dei diversi gruppi armati che agiscono nell’est della RDC, è avvenuto a distanza di poco più di due settimane dal piano d'azione firmato dal governo di Sudan del Sud per porre fine e prevenire ogni tipo di violazione contro i bambini.
“Con l'istituzione di un nuovo governo di unità nel Sud Sudan e, auspicabilmente, una pace prolungata, abbiamo un'opportunità d’oro per garantire che non rimangano bambini nelle caserme”, ha dichiarato il rappresentante dell'UNICEF nel Sud Sudan, Mohamed Ag Ayoya. I bambini liberati verranno portati in un centro di cura interinale dove riceveranno supporto psicosociale.
Nella nota pervenuta all’Agenzia Fides si legge inoltre che “i bambini sono iscritti a un programma di reintegrazione di tre anni in cui un assistente sociale dedicato li guiderà attraverso il lungo e spesso complicato ritorno alla vita civile”.
Il coordinatore nazionale della Commissione DDR ha confermato a Radio Tamazuj la provenienza dei ragazzi rilasciati, 11 dal nord Bahr el Ghazal, due dal Bahr el Ghazal occidentale e due dallo stato di Warrap. La Commissione ha fatto appello al governo del Sud Sudan e alle agenzie umanitarie per sostenere i bambini soldato liberati.
Per il 2020, l’Unicef ha lanciato un appello per raccogliere 4,2 milioni di dollari utili a per supportare il rilascio di circa 2.100 bambini associati con gruppi e forze armate, e a dare seguito al programma di reintegro per bambini e giovani appena e precedentemente rilasciati in Sud Sudan.
Secondo gli ultimi dati dell’Onu, i bambini soldato continuano a fare la guerra massivamente in almeno 14 stati, per un fenomeno che resta in gran parte sommerso, arruolati nelle forze regolari o irregolari. Si stima siano oggi, a livello mondiale, oltre 250 mila, sovente utilizzati in contesti di annosi conflitti protratti in diversi Paesi africani, tra cui Sud Sudan, Repubblica democratica del Congo, Repubblica centrafricana, Mali, Nigeria, Libia, Somalia. Un recente studio condotto dall'Ong "Save the Children" rileva che in Africa, nelle zone colpite dai conflitti, tra il 2014 e il 2018 si è registrato un incremento del reclutamento dei bambini soldato, con oltre 24mila nuovi bambini arruolati e usati dai gruppi armati.

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ASIA/UZBEKISTAN - Fraternità e preghiera con anziani e ammalati

Fides IT - www.fides.org - 1 ora 47 min fa
Tashkent - “Domenica scorsa, nella nostra chiesa di Samarcanda abbiamo festeggiato Igor, uno dei nostri parrocchiani più anziani, perché, dopo aver trascorso tutta la vita in Uzbekistan, ha deciso di ritornare nella sua terra d’origine, la Polonia. Dopo la messa abbiamo pregato per lui e organizzato un piccolo momento di fraternità per salutarlo. Per noi, Igor è una persona molto importante perché suo nonno è stato uno degli iniziatori della parrocchia di Samarcanda, fondata 100 anni fa, proprio come quella di Tashkent”. Lo riferisce all’Agenzia Fides l’Amministratore Apostolico dell’Uzbekistan, il francescano p. Jerzy Maculewicz.
L’episodio è la cifra dello stile pastorale e della presenza dei pochi sacerdoti e religiosi uzbeki, nei confronti della popolazione: uno stile intriso di “prossimità” e di vicinanza che parte dall’intessere una relazione umana autentica e profonda. “Negli ultimi mesi stiamo cercando di far sentire la nostra vicinanza a tutte le comunità parrocchiali uzbeke. Per esempio, in occasione della Giornata mondiale del Malato, mi sono recato a Urgench, dove abbiamo celebrato il sacramento dell’unzione degli infermi, ricevuto da circa quindici persone. Mi sono poi recato a casa di tre fedeli malati che non possono frequentare la parrocchia, abbiamo pregato insieme e ho portato loro l’Eucarestia”, spiega il francescano.
La stessa “Giornata del Malato” è stata celebrata anche nella città di Tashkent. “Poiché l’11 febbraio cadeva di martedì e non tutti i fedeli avrebbero potuto prendere parte alla messa, abbiamo anticipato le celebrazioni al fine settimana precedente, vivendo una Adorazione eucaristico e la celebrazione comunitaria del Sacramento della riconciliazione. Successivamente, abbiamo celebrato la messa con l’unzione degli infermi, seguita da un momento ricreativo con tutti i presenti”, ha concluso. Sono piccoli segni e semplici momenti di vita comunitaria che – spiega l’Amministratore Apostolico – servono a cementare la piccola comunità cattolica e a dare un segno visibile della vita evangelica secondo il comandamento “Vi riconosceranno da come vi amerete”.
In questa nazione centroasiatica, la fede, repressa durante il periodo sovietico, è rinata gradualmente dopo la dissoluzione dell’ex URSS e ha vissuto una svolta nel 2005: tra le Costituzioni apostoliche disposte da Giovanni Paolo II, l’ultima, in ordine di tempo, è datata 1° aprile 2005 e ha il nome di “Usbekistaniae”. Con quel documento - emanato proprio il giorno precedente alla sua morte - il Papa volle elevare ad Amministrazione Apostolica la "Missio sui iuris" uzbeka, che era stata creata otto anni prima. Sotto la protezione di San Giovanni Paolo II - scelto, non a caso, come patrono - la Chiesa cattolica in Uzbekistan continua a vivere e testimoniare il Vangelo in un territorio variegato dal punto di vista economico, sociale e religioso. La presenza cattolica in Uzbekistan è costituita da circa 3.000 battezzati, distribuiti in cinque parrocchie.
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AMERICA/REP. DOMINICANA - I Vescovi: senza un profondo amore per la patria è impossibile realizzare il progetto dei padri fondatori

Fides IT - www.fides.org - 2 ore 8 min fa
Santo Domingo - “Siamo convinti che, senza un profondo amore per la Patria, è impossibile realizzare un progetto di nazione che rifletta i sogni dei nostri padri fondatori. Senza avere lo sguardo fisso agli ideali cristiani, patriottici e libertari, ognuno potrebbe elaborare progetti individuali, egoistici e distanti dagli interessi nazionali”. Lo scrive la Conferenza Episcopale Dominicana nel suo messaggio dal titolo "Rafforziamo la nostra coscienza patriottica: valorizziamo i nostri simboli nazionali", pubblicato in occasione del 176° anniversario dell'indipendenza nazionale, il 27 febbraio, sottolineando che “questo messaggio è motivato da una identità e da un rispetto debole, in alcune occasioni, verso i nostri simboli nazionali”.
Nel messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, i Vescovi richiamano le libertà fondamentali stabilite nella Costituzione dominicana, come il libero sviluppo della personalità, la libertà di coscienza, di transito, di associazione, di riunione, di espressione, di informazione, di affari e di culto, e sottolineano che il valore della libertà è minacciato da censure alla libertà di espressione, impunità, clientelismo, scarsa qualità dell'istruzione, mancanza di opportunità di lavoro, povertà, tra le altre cose. Sottolineano quindi che "c'è autentica libertà quando ogni dominicano può vivere con dignità".
“Nella misura in cui rafforziamo la nostra identità patriottica, possiamo valorizzare la parte essenziale della patria che è la sua popolazione” scrivono i Vescovi, spiegando che “la nostra bandiera, il nostro stemma e l’inno nazionale, sono espressione viva della sovranità e dell'indipendenza del popolo dominicano e della sua storia; simboli essenziali che segnano la sua identità e cultura, oltre che rappresentare le loro speranze, aspirazioni, desideri di progresso e pace".
La Conferenza episcopale chiede quindi a tutti i padri, le madri e agli educatori di impegnarsi affinché ai giovani sia trasmesso un profondo sentimento patriottico e così diventino uomini e donne che donano la parte migliore della loro vita al paese. Invitano infine tutti i dominicani a "mettere i loro talenti al servizio del rafforzamento di una Repubblica Dominicana che rifletta i più alti valori dell'essere umano. I Padri della Patria ci hanno lasciato un'eredità di integrità, onestà e sacrificio che deve segnare la morale di ognuno dei suoi cittadini".
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AFRICA/REP. CENTRAFRICANA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, d. Innocent Blaise Ndongbo

Fides IT - www.fides.org - Gio, 27/02/2020 - 11:47
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 5 dicembre 2019 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie lOpere Missionarie nella Repubblica Centrafricana per un quinquennio , il rev. d. Innocent Blaise Ndongbo, del clero diocesano di Bangassou.
Il nuovo Direttore nazionale è nato a Mabo il 1 maggio 1979 ed è stato ordinato sacerdote nella Cattedrale di Bangassou il 20 novembre 2005. Dopo le scuole primarie ha frequentato il Seminario minore St. Louis di Bangassou, quindi il Seminario intermedio a Bangui, ha studiato filosofia e teologia al Seminario maggiore St. Marc di Bangui-Bimbo. Si è specializzato in teologia dogmatica alla Pontificia Università Urbaniana, a Roma. Ha ricoperto diversi incarichi: viceparroco e parroco, responsabile diocesano della formazione dei catechisti e della Commissione diocesana per la Catechesi e l’Apostolato biblico, direttore spirituale al Seminario minore di Bangassou, “Missionario della Misericordia” costituito da Papa Francesco il 10 febbraio 2016.
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AFRICA/ZAMBIA - Ambiente, salute, istruzione, economia: l’importanza delle “radio comunitarie”

Fides IT - www.fides.org - Gio, 27/02/2020 - 11:40
Lusaka - La radio continua a essere una fonte di informazioni fondamentale per le società africane, in molte nazioni del continente. “Grazie alla sua fruibilità è un mezzo che ha la capacità di raggiungere un pubblico più vasto e può condividere le diversità della società”, rileva p. Winfield Kunda, Direttore delle Comunicazioni della Conferenza episcopale dello Zambia .
Nella nota pervenuta all’Agenzia Fides il direttore evidenzia la necessità di affrontare in radio temi come l'ambiente, la salute, l'istruzione e l'economia, e non solo concentrarsi sulla politica. Il fine è far crescere la consapevolezza negli ascoltatori e creare i presupposti per azioni comuni, per sensibilizzare su temi che toccano la sfera dell’etica personale e comunitaria. In particolare questo ruolo è svolto dalla cosiddette “radio comunitarie”, molto diffuse e molto importanti in Africa, spesso animate e sostenute dalla Chiese locali. “La radio può rappresentare un'arena in cui tutte le voci possono parlare, essere rappresentate e ascoltate. Se ben utilizzate, le stazioni radio dovrebbero servire le comunità, offrendo un'ampia varietà di programmi, punti di vista e contenuti e riflettere la diversità del pubblico”, afferma p. Kunda, notando che la radio è anche un “punto di incontro” in cui si possono condividere i valori evangelici con un pubblico più vasto e trovare vie di collaborazione per il bene comune.
In una dichiarazione inviata a Fides, il Direttore delle Comunicazioni ha elogiato uomini e donne che dedicano tempo all’educazione, intrattenimento e informazione attraverso la radio. “Queste persone sono encomiabili, soprattutto perché i servizi offerti vanno oltre le loro remunerazioni in termini economici. Sappiamo che la situazione finanziaria di molte stazioni radio è negativa in particolare di quelle comunitarie”, ha spiegato.
P. Kunda ha inoltre suggerito di mettere in atto una politica che obblighi i dipartimenti governativi a sponsorizzare programmi e pubblicare annunci pubblicitari sulle stazioni radio comunitarie”.
In Africa la radio ha un peso enorme nella circolazione delle informazioni rispetto agli altri media, visto l’altissimo tasso di analfabetismo e la scarsa copertura della rete elettrica che escludono una larga parte della popolazione dalla fruizione di stampa, televisione e Internet. Il panorama radiofonico è composto in genere dalle emittenti di Stato, che spesso si limitano a trasmettere in inglese o in francese i notiziari provenienti dalle ex potenze colonizzatrici. Accanto a queste, dagli anni '60 del '900 ad oggi si è sviluppata in tutta l'Africa una fitta rete di piccole stazioni radiofoniche che hanno assunto diverse denominazioni: radio educativa, radio agricola, radio rurale, radio comunitaria, radio libera. Si tratta di stazioni con un bacino di utenza limitato a un territorio o a una regione non troppo vasta, e che spesso sono state sostenute da progetti di organizzazioni internazionali, fondazioni, Ong, e anche delle comunità religiose come la Chiesa cattolica.


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ASIA/INDIA - In Orissa, Quaresima in preghiera per le vittime del Coronavirus

Fides IT - www.fides.org - Gio, 27/02/2020 - 11:22
Berhampur - "In questo tempo di Quaresima preghiamo in particolare per le vittime del corona virus": è l'esortazione di p. Sanjeev Nayak, parroco della chiesa intitolata alla "Regina delle Missioni" e vicario generale della diocesi cattolica di Berhampur, nello stato indiano di Orissa. "Esprimiamo le nostre condoglianze e la nostra solidarietà alle vittime del corona virus, in tutto il mondo. In Quaresima ci aggrappiamo ai tre pilastri che ci indica la Chiesa: preghiera, digiuno ed elemosina. In questo tempo speciale, ricorderemo ogni giorno le vittime del virus e gli ammalati" aggiunge p. Nayak a Fides, invitando "tutti i fedeli a non far mancare la loro personale preghiera".
Circa 3.000 persone si sono radunate ieri nella chiesa per il rito della imposizione delle Ceneri. "La Quaresima è un tempo liturgico molto sentito dai nostri fedeli, che commemorano Gesù e si focalizzano sulla sua Passione attraverso le stazioni della Via Crucis", spiega il parroco. Sapna Sahu, donna e madre cattolica di Berhampur dice a Fides: "Prego per le vittime del virus. Siamo solidali perché siamo tutti membri della famiglia umana e tutti figli di Dio Padre". "Attraverso la preghiera riceviamo la grazia, la forza, la pace e la guarigione: in tal modo gli occhi del cuore restano nella luce, perché possiamo sapere qual è la speranza a cui siamo stati chiamati", dice la donna, ricordando un passo della Lettera di san Paolo agli Efesini.
Berhampur è una città situata nella costa orientale dell'India, nello stato di Orissa. È una delle più grandi città dell'Orissa ed è famosa per la produzione e il commercio dei "sari" in seta dal design intricato, fatti a mano. Per questo è conosciuta come la "Città della seta".
La diocesi di Berhampur è stata fondata nel 1974, oggi conta 71 mila cattolici, 25 parrocchie, 2 missioni, 89 sacerdoti, 183 suore. I fedeli sono molto devoti alla Vergine Maria e la festa della Madonna di Lourdes l'11 febbraio attira circa 200mila pellegrini dalle regioni vicine.
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AMERICA/NICARAGUA - Odio, sangue e morte: un accorato SOS alla comunità internazionale

Fides IT - www.fides.org - Gio, 27/02/2020 - 11:19
Managua – "Ancora una volta il popolo del Nicaragua è stato cosparso di odio, sangue e morte. Fino a quando? Il Nicaragua non è più uno stato di diritto. Il popolo nicaraguense sta lanciando un forte e vibrante SOS alla comunità internazionale": queste parole, condivise con Fides, di un sacerdote missionario cattolico nel paese latinoamericano, descrivono quanto il popolo nicaraguense vive in questi momenti. Da almeno 6 giorni la polizia circonda le abitazioni di una decina di leader dell'opposizione e perfino la Cattedrale di Managua, per bloccare ogni tentativo di manifestazione che chieda il rilascio dei prigionieri politici.
Sono numerose le testimonianze e i video giunti a Fides con la Cattedrale di Managua circondata dalla polizia, inoltre sui social media sono stati diffusi dei video di centri commerciali dove qualche manifestante si era recato, con la polizia che irrompe con violenza per fermare queste persone.
Il 25 febbraio la nuova "Coalizione Nazionale" aveva deciso di manifestare nella capitale, ma fin dalle prime ore del mattino la città si è trovata presidiata dalla polizia in divisa antisommossa. Questa "Coalizione Nazionale", che raggruppa sette movimenti civili e partiti politici dell'opposizione; ha preso ispirazione dall'opposizione creatasi nel 1990, quando Violeta Barios de Chamorro, a capo della Union Nacional Opositora , sconfisse Daniel Ortega e la Revolucion Sandinista, il 25 febbraio del 1990.
Ricordando questo avvenimento, era stato scelto il 25 febbraio per il lancio della "Coalizione Nazionale", ma l’iniziativa è finita con molti fermati dalla polizia, picchiati e poi rilasciati, e i giornalisti aggrediti dalla polizia in modo violento. Questo è testimoniato dalla grande quantità di video condivisi sui social media e girati al Centro Commerciale Metro Centro di Managua, dove i giornalisti cercavano di dare copertura a quanto accadeva.
La situazione in Nicaragua diventa sempre più difficile da gestire per il governo attuale. Infatti la Banca Interamericana di Sviluppo ha presentato il suo rapporto annuale dove segnala che ha offerto prestiti a tutti i paesi centroamericani tranne che al Nicaragua. Inoltre l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha informato ufficialmente che oggi, 27 febbraio, a Ginevra, Michelle Bachelet, massima autorità di questa istituzione, presenterà pubblicamente al Consiglio Generale un rapporto sulla situazione del Nicaragua.

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AFRICA/GHANA - “Esercitiamo coscienziosamente il nostro diritto di voto” esortano i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - Gio, 27/02/2020 - 10:45


Accra - “Seguendo le orme di Gesù che non ha evitato i suoi doveri civili, tutti i cristiani dovrebbero partecipare attivamente alle elezioni. Dobbiamo esercitare coscienziosamente il nostro diritto di voto durante le elezioni per assicurarsi un domani migliore per il Paese. Dobbiamo evitare la compravendita dei voti e invece votare secondo la nostra coscienza”. È l’esortazione dei Vescovi del Ghana per le prossime elezioni presidenziali e parlamentari che si terranno il 7 dicembre, contenuta nella Lettera Pastorale per la Quaresima.
I Vescovi rivolgono un appello “al Presidente della Repubblica e alle agenzie di sicurezza perché garantiscano un clima favorevole al corretto svolgimento del voto, scevro di paura, intimidazioni e violenza”. “Quando le persone non sono sicure della propria sicurezza, non rischiano la propria vita per andare a votare” sottolineano. “Ogni vita umana è sacrosanta e deve essere protetta. È il dovere di tutti i ghaniani lavorare duramente per sostenere la santità della vita umana prima, durante e dopo le prossime elezioni”.
I Vescovi chiedono alla Commissione Elettorale Indipendente di “rimanere un arbitro imparziale al fine di ripristinare la fiducia nel sistema elettorale” e ai partiti politici “affinché sostengano e rispettino l’indipendenza e le deliberazioni della Commissione elettorale”.
Si invita infine i cittadini “a utilizzare i social media, Internet, telefoni cellulari, ecc., in un modo migliore e positivo. Non usate questi strumenti per alimentare l'odio e i discorsi violenti”.
Si prevede che le elezioni presidenziali si traducano in una gara serrata tra i due principali contendenti, il Presidente uscente Nana Addo Dankwa Akufo-Addo del New Patriotic Party e il principale candidato dell'opposizione John Dramani Mahama del National Democratic Congress. Se nessun candidato ottiene la maggioranza qualificata al primo turno, si va al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto la percentuale maggiore di voti validi.
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ASIA/KYRGYZSTAN - La fede, un seme che germoglia

Fides IT - www.fides.org - Gio, 27/02/2020 - 10:00
Bishkek - “Dio è vicino al Kirghizistan. La nazione è un interessantissimo mix di culture: in questa terra convivono elementi dal background russo, asiatico e musulmano. Abbiamo trovato un paese di circa 6 milioni di persone, il 90% dei quali professa l’islam. La popolazione cristiana è molto piccola ed ancora più piccola è quella cattolica: parliamo di circa 1500 fedeli. In questa terra, la maggior parte dei cattolici sono presenti grazie ai sacrifici dei loro nonni che, durante il periodo sovietico, furono deportati qui da Germania, Polonia e Russia. In questa storia di sofferenza c'è comunque la Provvidenza di Dio che ha piantato e fa germogliare il seme della fede”. E’ la testimonianza inviata all’Agenzia Fides da tre esponenti della Chiesa negli Stati Uniti: don Larry Machado, sacerdote della diocesi di Stockton, Chris Smith, diacono della diocesi di Austin, e don John Gancarz, della diocesi di Hartford. I tre, dopo aver visitato il Kirghizistan, hanno realizzato un video dal titolo “Kyrgyzstan: God is Near”, un reportage in cui raccontano e mostrano i principali luoghi del culto cattolico nella nazione, come la parrocchia della capitale Bishkek, la cappella dedicata a Madre Teresa di Calcutta, il memoriale dei caduti polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale, a Jalal-Abad.
I tre giovani raccontano l’instancabile servizio dei sacerdoti presenti nel paese: “Ogni domenica guidano per 30-40 minuti, per accompagnare a casa i fedeli che vivono nei villaggi e che altrimenti non potrebbero prendere parte alla messa. Abbiamo visto l’amministratore apostolico, padre Anthony Corcoran, parlare in russo con le persone e studiare il kirghiso, perché tutti possano comprendere bene cosa dice. I fedeli amano questa attezione e riconoscono chi si prende cura di loro. Lo circondano, lo accolgono, gli sorridono”. La presenza del Vangelo nella nazione centroasiatica – affermano i tre membri della Chiesa americana – è un piccolo seme che sta germogliando, grazie all’impegno quotidiano dei sacerdoti e religiosi che offrono totalmente la loro vita e sono al servizio della popolazione, sempre confidando nella grazia e nell’aiuto di Dio. Notano i tre presbiteri, a conclusione del loro pellegrinaggio: "Dio è vicino ai piccoli, agli ultimi, a quanti sono nelle periferie".
In Kirghizistan vi sono attualmente tre parrocchie nelle città di Bishkek, Jalal-Abad e Talas, ma molte piccole comunità sono distribuite nelle zone rurali del paese. I cattolici del posto possono contare sull’assistenza spirituale di sette sacerdoti, un religioso e cinque suore francescane. Nel 1997, Giovanni Paolo II vi fondò una Missione sui iuris, come avvenne per gli stati limitrofi dell’Asia Centrale. Nel 2006, Benedetto XVI elevò la circoscrizione al rango di amministrazione apostolica. Oltre alla maggioranza musulmana, il 7% della popolazione è di fede cristiana, di cui il 3% di confessione ortodossa. Ebrei, buddisti e altre piccole minoranze costituiscono il 3% circa della popolazione.
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AMERICA/PARAGUAY - Bambina uccisa: essere indigeni non deve essere motivo di discriminazione e crudeltà

Fides IT - www.fides.org - Gio, 27/02/2020 - 09:56
Asuncion – Il Coordinamento nazionale della Pastorale indigena della Conferenza Episcopale Paraguaiana “è addolorato e ripudia quanto è successo alla bambina indigena trovata morta, con mani e piedi legati, in uno zaino in prossimità del terminal degli autobus di Asuncion, e le ultime morti dei nostri fratelli indigeni, avvenuti in diversi modi violenti e inesplicabili, che fino ad oggi non sono state chiarite”.
L'Osservatorio sulla violenza di genere ha informato che la ragazza è stata identificata come Francisca Araújo Cáceres, 12 anni, appartenente al gruppo etnico Mbya Guaraní e nativa di Curuguaty, Dipartimento di Canindeyú. In questi primi due mesi del 2020, secondo l’Osservatorio, sono state ritrovate uccise altre tre bambine o ragazze indigene, una con segni di violenza sessuale.
Nel messaggio della CONAPI pervenuto all’Agenzia Fides, che porta la data del 26 febbraio, si afferma che in Paraguay esistono leggi per la protezione dei minori, come prevede anche la Costituzione della nazione, e ricordano che, in base alla legge 234/93 sui popoli indigeni e tribali, lo Stato “ha assunto la responsabilità di promuovere, con la partecipazione dei popoli interessati, una azione coordinata e sistematica che miri a proteggere i diritti dei popoli indigeni e a garantire il rispetto della loro integrità”.
"Nella prospettiva di una cultura dei diritti umani e del rispetto delle differenze, essere indigeni non deve essere una ragione per atti di discriminazione e di crudeltà" afferma il CONAPI, lanciando un appello alla società in generale “a collaborare alla protezione dei diritti dei bambini e degli adolescenti, sulla base dei principi di non discriminazione e del diritto alla vita”. Il comunicato si conclude esortando le autorità competenti a moltiplicare gli sforzi “per la promozione di politiche pubbliche più ampie, di conoscenza e rispetto della diversità culturale, per rispondere alle necessità dei popoli indigeni”.
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AFRICA/ETIOPIA - Divieto d'ingresso in Eritrea per una delegazione cattolica in visita per scopi religiosi

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 12:06
Addis Abeba - Una delegazione cattolica etiope di altissimo livello è stata fermata per 16 ore all’aeroporto di Asmara e poi rilasciata, ma costretta a rientrare ad Addis Abeba. Come appreso dall'Agenzia Fides, il fatto è avvenuto sabato scorso, 22 febbraio, ma solo ieri la notizia è stata diffusa. La delegazione era formata da Sua Eminenza il Cardinale Bérhaneyesus Demerew, da mons. Musie Ghebregiorghis, eparca di Emdeber, e da Abba Teshome Fikre, segretario della Conferenza Episcopale di Etiopia.
I tre esponenti della Chiesa etiope si stavano recando in Eritrea per partecipare al giubileo della Chiesa arcivescovile di Asmara, che celebra il suo 50° anniversario e la festa annuale della Sua Patrona, Kidane Méhret . Tutti e tre avevano con sé il passaporto e un regolare visto di entrata. "Al loro arrivo allo scalo di Asmara - si legge in una nota del Segretariato cattolico dell’Etiopia, inviata a Fides - sono stati detenuti illegalmente per 16 ore senza motivazioni e poi sono stati costretti a rientrare in Etiopia. La loro unica colpa è di aver voluto celebrare, insieme ai confratelli eritrei, una festa religiosa".
Il fermo e il respingimento, prosegue la nota, sono "la dimostrazione plastica della labilità del cosiddetto processo di pace”. "Non c’è pace violando i diritti e le libertà delle persone e delle religioni. Condanniamo il gesto commesso contro la delegazione etiope. Esprimiamo anche la nostra solidarietà alla Chiesa cattolica che è in Eritrea, che vive in un contesto molto complesso".
Nonostante le aperture legate al processo di pace tra Etiopia ed Eritrea, esistono ancora profonde diffidenze tra i due Paesi. Trent’anni di guerra di indipendenza, seguiti da una guerra fratricida che ha causato decine di migliaia di morti e un ventennio di tensioni, non sono stati ancora del tutto smaltiti. Il regime di Asmara, uno dei più duri del continente africano, dimostra ancora diffidenza e sospetto nei confronti delle personalità religiose e politiche provenienti dall’Etiopia. L'auspicio è che si arrivi a considerare il contributo delle comunità religiose, e in particolare della Chiesa cattolica, come un sostegno al processo di pace, una via per abbassare le tensioni, un apporto al bene comune.

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AFRICA/UGANDA - Appello dei leader religiosi cristiani alla pace in vista delle elezioni generali del 2021

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 11:57
Kampala - “Come cristiani siamo chiamati a promuovere la pace. Ricordate che la prima parola di Gesù ai suoi discepoli dopo la risurrezione fu Shalom, che significa pace” ha detto Sua Ecc. Mons. Ssemogerere, Vescovo di Kasana-Luweero, alla giornata nazionale di preghiera celebrata nel Santuario cattolico dei martiri dell'Uganda, Namugongo, domenica scorsa, 23 febbraio. Al momento di preghiera ecumenico, i leader religiosi appartenenti al Consiglio cristiano congiunto dell'Uganda hanno rivolto un appello all'unità e alla pace in Uganda in vista delle elezioni generali del prossimo anno.
“Qualunque cosa facciamo o diciamo, deve riflettere Dio e la pace. Il libro della Genesi ci dice che siamo stati fatti a immagine di Dio” ha aggiunto Mons. Ssemogerere, che ha parlato a nome dell'Arcivescovo di Kampala, Sua Ecc. Mons. Cyprian Kizito Lwanga.
Mons. Ssemogerere ha poi chiesto che i giovani possano accedere alla leadership del Paese ricordando che “il settanta per cento della popolazione dell'Uganda è composto da giovani. Questo gruppo deve essere incluso nei piani futuri del Paese per una pace sostenibile”.
Riferendosi ai candidati alle elezioni generali ugandesi del 2021, il Vescovo ha poi affermato: “Mentre preghiamo per la pace in Uganda, dobbiamo pregare per tutti i nostri leader affinché sostengano e promuovano tutte le possibili vie di pace. Preghiamo anche perché coloro che aspirano a posizioni di guida della nazione facciano lo stesso. "
L'archimandrita Constantine Mbonabingi della Chiesa ortodossa in Uganda, Segretario esecutivo dell'UJCC, ha affermato che “l’Uganda ha bisogno di soldati e ufficiali di polizia che lavorino per la pace; è un peccato che le armi siano ora usate contro i civili. Abbiamo bisogno di pace in noi stessi per combattere tutte le forme di ingiustizie nella nostra società”.
Alla preghiera nazionale organizzata da UJCC hanno partecipato ugandesi di diverse confessioni cristiane tra cui cattolici, anglicani, membri della chiesa ortodossa, e di altre denominazioni.
La preghiera nazionale si tiene ogni anno; quella del 2021 verrà organizzata dalla Chiesa anglicana.
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ASIA/MYANMAR - Conferma del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, D. Bernardino Ne Ne

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 11:35
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 12 dicembre 2019 ha confermato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Myanmar per un altro quinquennio , il rev. D. Bernardino Ne Ne, del clero della diocesi di Loikaw.
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AFRICA - Pace, sicurezza e stabilità: i punti fermi della Quaresima in Africa

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 11:31
Niamey – Una nuova era per il continente africano, tormentato dal male e dalla sofferenza: è l’auspicio comune della Chiesa del Paese per il tempo di Quaresima che si è aperto oggi, 26 febbraio, per la Chiesa universale. Nei diversi contesti socio-politici del vasto continente africano questo “sarà un tempo di grazia in Africa in particolare: un tempo in cui i Vescovi, nelle diverse nazioni e Conferenze episcopali, esorteranno i fedeli a vivere un reale rinnovamento e una conversione del cuore, che possa poi trasformarsi in opportunità di rinnovamento nell’agire sociale, economico e politico, generatore di pace, sicurezza e stabilità” nota il teologo e missionario Donad Zagore, della Società per le Missioni Africane.
Ogni comunità nazionale risponderà in modo diverso, a seconda delle problematiche e delle questioni che la toccano più da vicino: in Kenya sarà la lotta alla corruzione al centro delle principali sfide da affrontare durante questo periodo; in Nigeria, i cristiani si vestiranno di nero per mostrare la loro solidarietà a tutti i cristiani vittime di violenza nel paese . Nella regione di Burkina Faso, Mali, Niger, “la speranza nella Risurrezione risolleverà la popolazione dal clima di tensioni causato dal male che prevale e che divide questi paesi”. “Costa d'Avorio, Togo, Guinea, invece, vivranno questo periodo di conversione proiettati verso la pace e la speranza di elezioni pacifiche”, rileva ancora il missionario.
“Impegno e speranza per un futuro migliore restano un imperativo fondamentale per il continente africano. In Quaresima pregheremo il Principe della Pace per la conversione, la riconciliazione e la giustizia, principi cardine per tutti i cristiani in Africa” conclude.

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ASIA/INDIA - La Chiesa a Delhi: no alla violenza, stop ai provocatori, soccorso ai manifestanti feriti

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 11:11
Nuova Delhi - Chiese, parrocchie, scuole e istituzioni ecclesiali nell'arcidiocesi di Delhi stanno offrendo soccorso alle persone ferite negli scontri tra comunità di diverse fedi che caratterizzano le manifestazioni popolari organizzate nella capitale indiana. E' di 20 morti e 189 feriti il bilancio dei violenti scontri intercomunitari tra sostenitori e oppositori della nuova legge , approvata dal governo, che concede la cittadinanza indiana agli immigrati di Bangladesh, Afghanistan e Pakistan e la nega alle minoranze musulmane di quei paesi. I disordini sono iniziati in alcune aree di Nuova Delhi il 23 febbraio. Il governo ha schierato la polizia per controllare la situazione.
Scrive Mons. Anil J. Couto, Arcivescovo di Delhi, in una lettera inviata a tutta la comunità, a parroci, istituti, scuole cattoliche: "In questo momento di prova, mentre improvvise rivolte attanagliano Delhi, ci facciamo avanti con le nostre preghiere e ogni possibile sforzo per portare soccorso alle persone colpite in termini di riparo, cibo e vestiti". La lettera dell'Arcivescovo Couto, pervenuta a Fides, chiede alle istituzioni della Chiesa di aprirsi alle necessità della gente, sollecitando i parroci a informare i fedeli affinché "diano il loro contributo per aiutare tutti coloro che sono nel bisogno in questo tempo quaresimale".
Suor Anastasia Gill, della congregazione della Presentazione del Signore e membro della Commissione per le minoranze di Delhi, ha condannato gli attacchi mirati sui musulmani. "I cristiani non dovrebbero essere semplici spettatori mentre i cittadini musulmani vengono attaccati", afferma a Fides la religiosa, che è anche un avvocato. “Ci sono vittime innocenti e ai feriti non è permesso andare in ospedale per le cure. I negozi nelle aree musulmane sono stati bruciati da militanti autorizzati a distruggere proprietà e creare violenza ", rileva. "Il nostro ruolo è difendere la giustizia", afferma, esortando i membri della comunità cristiana a "formare comitati di pace per impedire che i provocatori si infiltrino nelle loro località". "Impedite a queste persone di entrare nelle vostre aree", ha detto. La religiosa sollecita le istituzioni cristiane a "monitorare la situazione, a essere solidali con i musulmani e con le altre comunità, adottando misure per porre fine alla violenza". I cristiani, ha aggiunto, sono chiamati a portare soccorso medico ai feriti e a dare rifugio alle persone colpite dalla violenza.
Dal dicembre scorso i cittadini indiani stanno protestando per la controversa legge. Partiti e critici dell'opposizione sostengono che la legge è incostituzionale in quanto subordina la concessione della cittadinanza a un fattore della propria sfera privata, come la fede professata da una persona. La legge, si osserva, contribuisce a emarginare e penalizzare ulteriormente la consistente minoranza dei musulmani indiani, che conta 200 milioni di cittadini, su una popolazione di 1,2 miliardi di abitanti.
A .C. Michael, leader laico cattolico, commenta a Fides: “Dobbiamo lavorare per riportare la normalità e la pace in città. La violenza non è la risposta. Dovrebbero essere consentiti mezzi pacifici di protesta. È responsabilità della polizia mantenere la legge e l'ordine in città, ma senza abusare del proprio potere o favorire alcuni manifestanti rispetto ad altri. Come cristiani indiani dobbiamo contribuire a calmare gli animi, a non usare mezzi violenti e a essere portatori di pace in queste situazioni".
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ASIA/INDIA - I leader della società civile contrari al "Registro nazionale della popolazione"

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 10:13
Nuova Delhi - Opporsi alla ratifica e all'applicazione del "Registro nazionale della popolazione" , il registro destinato a censire e raccoglie dettagli su tutta la popolazione presente sul territorio indiano: è l'appello lanciato da 73 leader della società civile indiana, tra i quali membri di tutte le fedi, in rappresentanza di varie estrazioni sociali, professionali e religiose, in una dichiarazione resa pubblica e divenuta una petizione al governo federale. Nella dichiarazione, inviata all'Agenzia Fides, i leader richiamano l'articolo 14 della Costituzione indiana, affermando che il NPR è "discriminatorio, divisivo, esclusivo e incostituzionale", e che contribuisce a polarizzare la società sulla base di fattori come religione, classe, casta e genere.
Attraverso il NPR, il governo indiano, guidato dal Primo ministro Narendra Modi, del partito nazionalista Bharatiya Janata , intende creare un database dei cittadini, raccogliendo i dettagli biometrici e demografici. Ogni cittadino deve fornire dettagli sulla sua vita come nome, relazione con il capofamiglia, nome dei genitori, nome del coniuge , genere, data di nascita, stato civile, luogo di nascita, nazionalità, indirizzo di residenza , durata del soggiorno in India, professione e titolo di studio. Il governo indiano ha stanziato 555 milioni di dollari per avviare la registrazione che dovrebbe iniziare da aprile 2020.
Sebbene il governo affermi che la compilazione del NPR sarà svolta in modo indipendente e non sia collegata all'altro controverso "Registro nazionale dei cittadini" , i leader notano che l'NPR è la "prima fase della raccolta dei dati, per preparare il NRC, attuando infine il Citizenship Amendment Act ", la controversa legge sulla cittadinanza approvata dal governo e al centro di una vasta protesta popolare. La legge regola la concessione della cittadinanza ai migranti giunti dal Bangladesh, dal Pakistan e dall'Afghanistan, escludendo da quel beneficio i migranti di fede musulmana. I due registri , notano gli attivisti, saranno utili a identificare e isolare le minoranze religiose o etniche definendo tutti gli "immigrati irregolari" per poi deportarli.
La raccolta di dati del NRC è intrinsecamente collegata a NPR, rileva l'appello. Se i due registri saranno attuati, "milioni di persone rischiano di diventare apolidi e di essere mandate nei centri di detenzione", recita il testo. Per dimostrare la propria "cittadinanza" o il diritto di residenza su suolo indiano, infatti, le persone devono produrre documenti come atti di proprietà, documenti fondiari, certificati di laurea, tessere elettorali, certificati di nascita e morte nel caso in cui il governo li richieda: questo non è un compito facile in un paese in cui molti documenti sono mal gestiti e non digitalizzati.
Secondo John Dayal, noto attivista cattolico per i diritti umani e uno dei firmatari della dichiarazione pervenuta a Fides, "i cittadini del paese non devono collaborare con il governo e non fornire alcuna informazione per la compilazione dei registri". Dayal spiega: “Chiediamo a tutti i governi statali di sospendere immediatamente il processo di avviamento del NPR. Facciamo poi appello alle forze di sicurezza perché rispettino i diritti costituzionali del popolo indiano di protestare pacificamente". Molti gruppi e associazioni della società civile in tutta l'India, rileva Dayal, stanno creando consapevolezza sensibilizzando la gente comune, in particolare i poveri, i dalit e i tribali "sui nuovi provvedimenti che aprono la strada alla creazione dell'India come nazione indù".
Recentemente i Vescovi indiani, in un messaggio rilasciato a conclusione della 34a Assemblea plenaria della Conferenza episcopale , hanno solennemente affermato che la Costituzione deve essere protetta dallo "pseudo-nazionalismo", ben diverso dall'autentico "patriottismo costituzionale" che la Chiesa e la società civile difendono strenuamente.
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ASIA/INDIA - I leader della società civile: "No" al Registro nazionale della popolazione

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 10:13
Nuova Delhi - Opporsi alla ratifica e all'applicazione del "Registro nazionale della popolazione" , il registro destinato a censire e raccoglie dettagli su tutta la popolazione presente sul territorio indiano: è l'appello lanciato da 73 leader della società civile indiana, tra i quali memrbi di tutte le fedi, in rappresentanza di varie estrazioni sociali, professionali e religiose, in una dichiarazione resa pubblica e divenuta una petizione al governo federale. Nella dichiarazione, inviata a all'Agenzia Fides, i leader richiamano l'articolo 14 della Costituzione indiana, affermando che il NPR è "discriminatorio, divisivo, esclusivo e incostituzionale", e che contribuisce a polarizzare la società sulla base di fattori come religione, classe, casta e genere.
Attraverso il NPR, il governo indiano, guidato dal Primo ministro Narendra Modi, del partito nazionalista Bharatiya Janata , intende creare un database dei cittadini, raccogliendo i dettagli biometrici e demografici. Ogni cittadino deve fornire dettagli sulla sua vita come nome, relazione con il capofamiglia, nome dei genitori, nome del coniuge , genere, data di nascita, stato civile, luogo di nascita, nazionalità, indirizzo di residenza , durata del soggiorno in India, professione e titolo di studio. Il governo indiano ha stanziato 555 milioni di dollari per avviare la registrazione che dovrebbe iniziare da aprile 2020.
Sebbene il governo affermi che la compilazione del NPR sarà svolta in modo indipendente e non sia collegata all'altro controverso "Registro nazionale dei cittadini" , i leader notano che l'NPR è la "prima fase della raccolta dei dati, per preparare il NRC, attuando infine il Citizenship Amendment Act ", la controversa legge sulla cittadinanza approvata dal governo e al centro di una vasta protesta a popolare. La legge regola la concessione della cittadinanza ai migranti giunti dal Bangladesh, dal Pakistan e dall'Afghanistan, escludendo da quel beneficio i migranti di fede musulmana. I due registri , notano gli attivisti, saranno utili a identificare e isolare le minoranze religiose o etniche definendo tutti gli "immigrati irregolari" per poi deportarli. La raccolta di dati del NRC è intrinsecamente collegata a NPR, rileva l'appello. Se i due registri saranno attuati, "milioni di persone rischiano di diventare apolidi e di essere mandate nei centri di detenzione", recita il testo. Per dimostrare la propria "cittadinanza" o il diritto di residenza su suolo indiano, infatti, le persone devono produrre documenti come atti di proprietà, documenti fondiari, certificati di laurea, tessere elettorali, certificati di nascita e morte nel caso in cui il governo li richieda: questo non è un compito facile in un paese in cui molti documenti sono mal gestiti e non digitalizzati.
Secondo John Dayal, noto attivista cattolico per i diritti umani e un firmatario della dichiarazione pervenuta a Fides, "i cittadini del paese non devono collaborare con il governo e non fornire alcuna informazione per la compilazione dei registri". Dayal spiega: “Chiediamo a tutti i governi statali di sospendere immediatamente il processo di avviamento del NPR. Facciamo poi appello alle forze di sicurezza perchè rispettino i diritti costituzionali del popolo indiano di protestare pacificamente". Molti gruppi e associazioni della società civile in tutta l'India, rileva Dayal, stanno creando consapevolezza sensibilizzando la gente comune, in particolare i poveri, i dalit e i tribali "sui nuovi provvedimenti che aprono la strada alla creazione dell'India come nazione indù".
Recentemente i vescovi indiani, in un messaggio rilasciato a conclusione della 34a Assemblea plenaria della Conferenza episcopale , hanno solennemente affermato che la Costituzione deve essere protetta dallo "pseudo-nazionalismo", ben diverso dall'autentico "patriottismo costituzionale" che la Chiesa e la società civile difendono strenuamente.
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AMERICA/CILE - Quaresima di Fraternità: per il secondo anno dedicata ai migranti

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 09:30
Santiago – Il 26 febbraio, con la messa del Mercoledì delle ceneri, inizia in Cile la Campagna quaresimale di Fraternità 2020, che con lo slogan "Il tuo contributo e il nostro, la speranza di tutti", per il secondo anno raccoglierà fondi per sostenere il lavoro della Chiesa con i migranti. La Campagna, che proseguirà fino al 5 aprile, Domenica delle Palme, intende sostenere i progetti destinati alle comunità dei migranti presenti in tutto il paese, promuovendo la “cultura dell’incontro” secondo i quattro verbi indicati da Papa Francescoi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.
Negli ultimi anni, sottolinea la nota della Conferenza episcopale cilena pervenuta a Fides, il flusso migratorio nel paese è cresciuto notevolmente, superando le possibilità di accoglienza e assistenza, in particolare dei migranti più vulnerabili, sia a livello governativo che della società civile e delle organizzazioni pastorali della Chiesa. Così è diventato una grande sfida e un'interpellanza condivisa in America Latina e nei Caraibi. Per questo tra il 2019 e il 2021 la Campagna quaresimale è dedicata prioritariamente alle comunità di migranti . Con i fondi raccolti lo scorso anno, sarà possibile portare avanti 39 progetti.
Tali progetti, di natura diocesana o nazionale, mirano a integrare e rafforzare il lavoro della Pastorale sociale della Chiesa con i migranti vulnerabili o in situazione di esclusione sociale. Tra questi: Orientamento e consulenza legale per la regolamentazione dello status di immigrati, per i diritti sociali e del lavoro. Protezione e supporto ai gruppi vulnerabili, in particolare bambini e donne povere migranti. Formazione professionale e integrazione sociale attraverso corsi di lingua e altre iniziative. Promozione di una visione positiva della migrazione nel paese di accoglienza.
L’équipe della Campagna di Fraternità quaresimale ha invitato tutti i cileni a partecipare richiedendo i salvadanai e il materiale preparato, che è disponibile in tutte le parrocchie del paese, pensando ai nostri fratelli migranti che hanno urgente bisogno di noi. Invitano inoltre a seguire la Campagna sui social network e a condividerne i contenuti.
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AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - I Vescovi auspicano una soluzione pacifica alla tensione sociale per il rinvio delle elezioni

Fides IT - www.fides.org - Mer, 26/02/2020 - 08:37
Santiago – La speranza che la crisi politica che sta attraversando la Repubblica Dominicana abbia una soluzione pacifica è stata espressa domenica scorsa, 23 febbraio, dall’Arcivescovo di Santiago, Mons. Freddy de Jesús Bretón Martínez. "Dopo la sospensione delle elezioni municipali del 16 di questo mese , i domenicani stanno vivendo momenti di incertezza, con molte proteste e rivendicazioni pubbliche. Capiamo che dobbiamo continuare a pregare affinché tutto questo abbia una via di uscita pacifica" ha detto Mons. Bretón Martínez in un messaggio diffuso da Radio Amistad nel programma "Despertar del cristiano".
Secondo la nota pervenuta a Fides, l'Arcivescovo ha sottolineato il diritto dei movimenti giovanili a protestare per le strade della città, sempre nel rispetto della legge, e ha concluso auspicando che i domenicani non si lascino ingannare da coloro che vogliono acquistare i loro voti.
Sulla stessa linea di pensiero, il Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi, Mons. Tomás Morel Diplán, ha criticato il clientelismo e ha esortato i domenicani a non vendere le schede elettorali o i voti. "Gli interessi del paese devono sempre essere al di sopra degli interessi personali o di gruppo" ha detto Mons. Morel Diplán nell'omelia della messa domenicale celebrata nella Cattedrale di Santiago Apostolo a Santiago.
Le esortazioni dei Vescovi denotano che il clima nel paese è diventato molto teso. Le proteste davanti al Consiglio Elettorale Centrale della Repubblica Dominicana per la sospensione delle elezioni municipali il 16 febbraio, non si sono mai fermate. Lunedì 24 febbraio centinaia di persone si sono riunite di nuovo per chiedere spiegazioni su ciò che si è verificato il giorno delle elezioni. Il partito al potere e l'opposizione si sono accusati a vicenda del presunto sabotaggio che ha creato problemi nel sistema di voto automatizzato e ha portato alla sospensione delle elezioni. E’ stato comunicato che le elezioni si terranno nuovamente il 15 marzo e saranno seguite dalle elezioni del Congresso e del Presidente il 17 maggio.

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ASIA/PAKISTAN - Dialogo e fraternità: l'eredità della dichiarazione di Abu Dhabi in Pakistan

Fides IT - www.fides.org - Mar, 25/02/2020 - 12:12
Lahore - Il dialogo senza pregiudizi, la cultura dell'incontro, la relazione fraterna con il prossimo, al di là delle diffierenze di cultura, religione o etnia, lingua o classe sociale, la collaborazione materiale e spirituale tra fedeli cristiani e musulmani: è questo il prezioso patrimonio che lascia al Pakistan lo storico documento sulla "Fratellanza umana per la pace e la vita nel mondo" firmato da Papa Francesco e da Ahmad Al -Tayyeb, Grande Imam di Al-Ahzar, il 4 febbraio 2019. E' quanto emerso da un recente incontro, tenutosi a Lahore, che ha voluto celebrare nella "terra dei puri" il primo anniversario di quella storica firma, che in Pakistan ha generato iniziative di scambio, dialogo, preghiera interreligiosa.
Alla commemorazione, organizzata dalla Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo, in seno alla Conferenza episcopale cattolica del Pakistan, erano presenti, tra gli altri leader cristiani, l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, Presidente della Commissione, e l'Arcivescovo Christophe Zakhia El-Kassis, Nunzio Apostolico in Pakistan. Accanto a loro, Chaudhry Mohammad Sarwar, Governatore della provincia del Punjab, Muhammad Abdul Khabir Azad, Imam della grande "Moschea reale" di Lahore e numerosi altri eminenti leader musulmani. Tra i partecipanti, anche membri della società civile, rappresentanti delle scuole, studenti di facoltà di college e università e un buon numero di fedeli di diverse religioni.
Scopo dell'evento era rinnovare il comune impegno per il dialogo e la fraternità in Pakistan ed esprimere solidarietà a Papa Francesco e ad Ahmad Al-Tayyeb per i loro sforzi nel promuovere la riconciliazione, la cultura del dialogo, la pace, la libertà e la giustizia nel mondo.
L'Arcivescovo Shaw ha affermato che "accettarsi e accogliersi reciprocamente è essenziale per vivere insieme in pace e armonia", guardando con favore il fatto che "tante persone di diverse religioni" fossero riunite "per commemorare il primo anniversario di quello storico documento". Il Nunzio Apostolico Zakhia El-Kassis ha riaffermato la visione di Papa Francesco per la pace, l'armonia e la convivenza nel mondo, ricordando che "è necessario promuovere la cultura del dialogo come percorso per il rispetto reciproco, l'accettazione, l'armonia, la giustizia, la libertà e l'uguaglianza".
L'impegno de cristiani e musulmani in Pakistan per il dialogo e la convivenza, nell'ottica del bene comune del paese, è stato apprezzato da Chaudhry Mohammad Sarwar, Governatore della provincia del Punjab, che ha detto: "Tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo per rendere il Pakistan un paese migliore". La pace, ha ricordato, "non si può promuovere in una società senza la giustizia", promettendo che "il governo farà del suo meglio per promuovere l'armonia religiosa".
Anche Muhammad Abdul Khabir Azad e gli altri leder musulmani hanno espresso la loro visione favorevole al documento di Abu Dhabi, confermando l'impegno per "il rispetto reciproco, il dialogo, i diritti umani e la giustizia, basati sulla misericordia, per costruire una società prospera e pacifica in Pakistan".
A conclusione della commemorazione, nel giardino del Palazzo del Governatore del Punjab a Lahore è stato piantato un ulivo, simbolo di pace e prosperità nella Sacra Bibbia e nel Corano.
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