EUROPA/ITALIA - I giovani di “The Economy of Francesco”: “La crisi internazionale dovuta al coronavirus mostra come tutto sia interconnesso”

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 10 min fa
Assisi – “Noi non ci fermiamo. La crisi internazionale dovuta al coronavirus mostra ancora una volta come tutto sia interconnesso. Alla luce di questa esperienza drammatica, l'appuntamento che ci hai dato appare ancora più urgente e profetico”: lo scrivono in un messaggio al Papa, i giovani partecipanti all’incontro internazionale “The Economy of Francesco”, previsto nella città di San Francesco dal 26 a 28 marzo, e rinviato al 21 novembre a causa della pandemia.
“Da parte nostra – proseguono i giovani nel testo inviato a Fides dall’ufficio stampa della Basilica di San Francesco - , moltiplicheremo l'impegno, integreremo i temi, organizzeremo eventi ed incontri nelle forme possibili, coinvolgeremo altre voci e sensibilità. Incontrarsi sarà ancora più bello, per noi e per il mondo che ora più di ieri attende una economia diversa, a misura d'uomo”.
All’evento, che richiama nel nome il Santo di Assisi, esempio per eccellenza della cura degli ultimi della terra e di una ecologia integrale, e rimanda inoltre al magistero di Papa Francesco, partecipano giovani studiosi ed operatori dell’economia provenienti da 115 nazioni.
Nella loro lettera i giovani citano al Papa le esperienze che avrebbero dovuto presentare in risposta al suo appello: “Avresti ascoltato le nostre storie di cambiamento: Diego e il suo eco-villaggio in Brasile, Samer dal Libano che ha inventato una piattaforma per il lavoro senza barriere, Andrea il giovane economista con il “cuore da medico”. E ancora, fra gli altri, avresti ascoltato la sfida del micro-credito di Myriam in Uganda, l’azera Turkan che fa ricerca sui temi della disparità di genere e Lilly, la giovanissima attivista thailandese che si batte contro la plastica. Avremmo ascoltato le tue parole per poi condividere insieme un patto sulla Tomba di San Francesco”.
Ricordano infine che oggi anche The Economy of Francesco e le tante persone che stanno lavorando a questo processo “attraversano il dolore e la complessità della crisi mondiale”, e dandosi appuntamento per il 21 novembre, salutano il Papa: “certi che continuerai ad accompagnarci in questo cammino con la tua presenza e la tua preghiera”.
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VATICANO - Papa Francesco rilancia l’appello ONU: davanti alla pandemia si fermino tutti i conflitti

Fides IT - www.fides.org - 8 ore 20 min fa
Roma – L’emergenza planetaria della pandemia da coronavirus, «che non conosce frontiere», rende più che mai urgente un «cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo». È questa la richiesta rivolta da Papa Francesco in particolare ai responsabili delle nazioni e delle parti coinvolte nei conflitti in tutto il mondo, a conclusione della preghiera dell’Angelus da lui recitata domenica 29 marzo nella Biblioteca del Palazzo apostolico vaticano.
Il Vescovo di Roma si è richiamato all’appello lanciato nei giorni scorsi dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, invitando tutti «a darvi seguito fermando ogni forma di ostilità bellica, favorendo la creazione di corridoi per l’aiuto umanitario, l’apertura alla diplomazia, l’attenzione a chi si trova in situazione di più grande vulnerabilità. L’impegno congiunto contro la pandemia» ha auspicato il Papa «possa portare tutti a riconoscere il nostro bisogno di rafforzare i legami fraterni come membri di un’unica famiglia», e a prendere atto che «i conflitti non si risolvono attraverso la guerra», ed «è necessario superare gli antagonismi e i contrasti mediante il dialogo e una costruttiva ricerca della pace».
A giudizio di padre Qaisar Feroz OFM cap, Direttore dell'Ufficio Comunicazioni della Conferenza Episcopale del Pakistan, il sostegno di Papa Francesco all'appello delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco globale rappresenta la «risposta compassionevole» più adeguata al momento presente, e la guerra contro il Coronavirus dovrebbe cancellare anche «tutte le guerre politiche; guerre fredde, guerre biologiche, guerre economiche. Questo è un momento per salvare l'umanità, e spero che anche in Pakistan tutti i partiti dell'opposizione, compresi tutti i gruppi islamici, rispettino e sostengano l'appello delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco globale seguendo le misure necessarie adottate dal governo pakistano, e tenendo conto che oltre il 25% della popolazione vive al di sotto della povertà».
Anche il gesuita Cedric Prakash, del Centro "Prashant" e Ahmedabad , si augura che l’appello rilanciato da Papa Francesco non sia ignorato dai leader mondiali e anche dagli «affaristi della guerra e da coloro che controllano l'industria delle armi». Il cessate il fuoco implorato da Papa Francesco – dichiara all’Agenzia Fides padre Cedric Prakash – è «la cosa più saggia da fare in questo momento», per fare in modo che «tutte le ostilità ovunque cessino immediatamente e senza condizioni, e che tutti gli uomini e le donne si uniscano in uno spirito di unità, armonia e tolleranza, cercando di vincere il Covid 19 una volta per tutte»
Nei giorni scorsi, l’appello di António Guterres ha raccolto adesioni tra le parti coinvolte in diversi scenari di guerra sparsi nel mondo. In Siria, le Forze democratiche siriana si sono dette disposte a sospendere ogni azione militare nel Nord Est del Paese. In Yemen, devastato da cinque anni di guerra, l’inviato dell’ONU Martin Griffith ha annunciato «risposte positive» giunte sia dei ribelli Houthi sia dalle forze govenative in merito a una “tregua umanitaria” da porre in atto per contrastare meglio il pericolo della pandemia.
In Africa, i leader di una delle principali milizie separatiste operanti in Camerun hanno dato la propria disponibilità a un cessate il fuoco di due settimane, dal 29 marzo al 12 aprile, per favorire iniziative di prevenzione della pandemia. Un messaggio di adesione all’appello di Guterres è stato diffuso anche dal Partito comunista delle Filippine, congiuntamente a quello del governo di Manila. .
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Covid-19: i Gesuiti aprono un centro di supporto psicologico

Fides IT - www.fides.org - 9 ore 23 min fa
Abidjan - Di fronte alla diffusione del coronavirus e al suo impatto psicosociale sulla popolazione, p. Jean Messingue, specialista in psicologia clinica e direttore dell'ITCJ, l'istituto di teologia della Compagnia di Gesù ad Abidjan, in collaborazione con il professor Médard Koua, direttore dell'ospedale psichiatrico di Bouaké, ha aperto un centro di ascolto e assistenza telefonica.
Come riferito all'Agenzia Fides, il Centro "mira a rafforzare i sistemi di supporto psicologico per le persone che sentono il bisogno di trovare risposte adeguate alla loro sofferenza emotiva e alle minacce che il coronavirus pone loro" dice p. Messingue.
Tre linee telefoniche sono aperte 24 ore al giorno, dopodiché due squadre di volontari cercano di fornire l'assistenza necessaria. Una è composta da professionisti dell'ospedale psichiatrico di Bouaké e l’altra da 25 studenti del Copac, il Centro di consulenza professionale e cura pastorale clinica creato dall’ITCJ.
“Questi studenti hanno già seguito il corso di certificazione avviandosi all'arte della consulenza professionale”, assicura padre Jean Messingue. “È stata effettuata una fase preparatoria sull'intervento psicosociale di crisi e ogni studente effettua una prova orale. Io e il professor Koua coordiniamo e supervisioniamo gli interventi telefonici".
I servizi sono gratuiti ed è il Copac e l'ospedale psichiatrico Bouaké che si assumono le spese finanziarie necessarie per avviare e realizzare il progetto. Dato che le linee telefoniche non sono numeri verdi, "purtroppo coloro che chiamano devono avere un credito sufficiente per tenere in media un colloquio di 30 minuti” dice p. Messingue. Dalla sua apertura, il 23 marzo, il centro di supporto psicologico telefonico ha ricevuto dozzine di chiamate da persone in cerca di assistenza psicologica. L.M.)
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ASIA/INDIA - Combattere il Covid-19: preghiera, solidarietà, speranza

Fides IT - www.fides.org - 9 ore 34 min fa
Nuova Delhi - I fedeli cristiani in India sono impegnati a servire la nazione in questo momento di crisi creato dalla pandemia di coronavirus. "In India, il blocco di quasi un mese rappresenta una sfida, a livello sociale, economico e medico. La situazione è più grave per i poveri, i senza tetto, i senza terra, i tribali, i dalit e i gruppi delle minoranze religiose per le quali la vita, anche in tempi normali, era difficile. Al momento non sono stati annunciati orientamenti specifici o pacchetti economici per garantire la sopravvivenza", dice in un messaggio inviato all'Agenzia Fides la "Evangelical Fellowship of India" , organizzazione che riunisce 65mila comunità cristiane su tutto il territorio indiano. “Molti lavoratori migranti sono rimasti bloccati nei loro luoghi di lavoro. Non vi è alcun trasporto verso casa, nessun salario per comprare cibo e nessun riparo" rileva l'organizzazione, facendo un appello alle autorità affinché "agiscano con empatia e grazia".
Oggi la comunità cristiana in India, si afferma, "si assume la responsabilità di guidare la nazione nella speranza e nella forza spirituale nella lotta contro le minacce del covid-19. La coincidenza di questa crisi con la stagione quaresimale è un'occasione per unire le forze con le autorità, in questa lotta comune".
Ieri, 29 marzo 2020, i fedeli hanno vissuto una speciale Giornata di preghiera e di digiuno per l'India. "La storia ci dice che la Chiesa è stata in prima linea nel servire la società durante la pandemia. Accanto alle nostre preghiere c'è l'impegno a essere promotori di speranza e ad alleviare la sofferenza che ci circonda, sia per i bisogni materiali che in quelli psicologici".
Molti membri delle comunità cristiane si sono "presi in carico" i poveri e i bisognosi nelle comunità: i giovani contattano gli anziani e le persone che hanno bisogno di aiuto, vicino alle loro case, aiutandoli a procurarsi il cibo e il materiale necessario. Numerosi istituti gestiti dai cristiani come scuole, collegi, ostelli, seminari e chiese in varie città stanno mettendo a disposizione i locali come luoghi di rifugio per i lavoratori migranti o le persone bisognose, mentre tutti gli ospedali e ambulatori cristiani stanno già offrendo un valido e prezioso contributo nella cura dei malati. "Siamo sicuri che le autorità locali delle città apprezzeranno questo aiuto", rileva EFI.
Anche a livello di sicurezza alimentare, alcune comunità e associazioni cristiane intendono preparare cibo e imballarlo in contenitori usa e getta, distribuendolo ai senzatetto o alle persone bisognose.
Infine "il blocco può essere anche un momento benedetto per le famiglie, per rafforzare il legame umano e spirituale al'interno di ogni famiglia", si afferma. "Accogliamo questo tempo come dono di Dio nella consapevolezza che, se anche l'edificio di culto chiuso, la Chiesa non potrà mai essere chiusa: ovunque noi siamo, noi siamo la Chiesa di Dio", conclude l'organizzazione.
Evangelical Fellowship of India , fondata nel 1951, è l'alleanza nazionale che include oltre 54 denominazioni protestanti per un totale di 65.000 comunità sparse sul territorio indiano, oltre a 200 agenzie e organizzazioni missionarie caritative.

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AFRICA/KENYA - “La polizia è troppo brutale nell’applicare le misure di contenimento del coronavirus” denuncia “Giustizia e Pace”

Fides IT - www.fides.org - 9 ore 54 min fa


Nairobi – “Le azioni degli agenti delle forze dell'ordine in tutto il Paese, specialmente a Mombasa, sono inaccettabili. Questi atti brutali aggiungono solo più sofferenze alle persone che sono già vulnerabili, mentre accresce ulteriormente il rischio di diffondere e contrarre il virus nella maggioranza della popolazione comprese le forze di sicurezza” denuncia la Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” del Kenya in una dichiarazione alla stampa sui provvedimenti presi dal governo per contrastare la diffusione del Coronavirus.
“Giustizia e Pace” ringrazia il governo “per i provvedimenti adottati per la nostra buona salute e sicurezza, compresi informazioni tempestive al pubblico sulle misure preventive, chiusura delle frontiere, creazione di centri di isolamento, applicazione del coprifuoco dal tramonto all'alba”. Ma aggiunge di aver appreso “con incredulità le notizie sulla brutalità e sulle molestie commesse dagli agenti di sicurezza nei confronti dei cittadini nell'applicazione delle direttive presidenziali”. In particolare “siamo scioccati, delle molestie nei confronti dei membri più vulnerabili della società come donne e bambini e anche nei confronti di alcuni operatori importanti come i giornalisti e i fornitori di generi alimentari”.
“Ribadiamo che la dignità umana e la santità della vita sono valori che devono essere sostenuti in ogni momento. Cerchiamo di essere i custodi dei nostri Fratelli e Sorelle e di essere solidali con l'umanità mentre ci sforziamo di contenere la diffusione di Covid-19” continua la dichiarazione.
“La diffusione del coronavirus sarà sconfitta solo attraverso la collaborazione e l'adesione alle misure richieste. Evitiamo di incolparci gli uni con gli altri e concentriamoci maggiormente su ciò che può consentirci di tornare alla nostra routine quotidiana nel più breve tempo possibile. Continuiamo a pregare che Dio possa aiutarci a uscire dalla pandemia” conclude Giustizia e Pace.
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EUROPA/SPAGNA - I missionari moltiplicano i loro sforzi, ma la fame sarà più mortale del Covid 19

Fides IT - www.fides.org - 10 ore 18 min fa
Madrid - L’emergenza sanitaria a seguito del Covid-19 ormai ha raggiunto tutti i continenti. Le Pontificie Opere Missionarie della Spagna hanno raccolto la testimonianza di alcuni missionari che hanno raddoppiato il loro impegno, preoccupati per le conseguenze che avrà la pandemia su tante persone povere che vivono per strada o che mangiano solo grazie ai piccoli lavori di ogni giorno.
"Con questa situazione creata dal coronavirus, la povertà è peggiorata, non c'è niente da mangiare" spiega il missionario Domingo García Hospital, sacerdote dell'OCSHA, dal Perù. A Piura, dove vive, la stragrande maggioranza della popolazione sopravvive con un lavoro informale quotidiano. In parrocchia le donne gestiscono cinque “pentole comuni”, in cui cucinano quello che si riesce a raccogliere, per tutte le famiglie. A Lurín, le Piccole Sorelle dei Poveri seguono 35 anziani poveri, in una casa di accoglienza. María Henar González sottolinea che gli anziani sono la popolazione più a rischio, e in questo momento sono anche isolati, seguendo le indicazioni del governo. “Viviamo di elemosina – spiega - , le suore di solito escono per cercare aiuti. Ora che non possiamo andare, confidiamo pienamente nella Provvidenza di Dio in modo che non manchi nulla ai nostri anziani”.
In Brasile, nella diocesi di Bacabal, il sacerdote diocesano di Getafe, padre Alberto Íñigo Ruano, attraverso i social network si unisce in preghiera con le persone della sua parrocchia per l’adorazione del Santissimo Sacramento, il Rosario, la Messa. “Ogni settimana esco con la Custodia eucaristica per le strade della città e attraverso le comunità – racconta -. Le famiglie che vogliono ricevere la benedizione escono sulla porta di casa con una candela accesa in mano. È impressionante”.
In Cile un altro sacerdote spagnolo, padre Álvaro Chordi, missionario ADSIS a Santiago del Cile, ha promosso una campagna della parrocchia di San Saturnino per aiutare gli immigrati e i senzatetto in questi tempi di quarantena. “Prima dell'inizio della quarantena, distribuiamo molti alimenti per diversi giorni. Inoltre, la parrocchia è aperta 4 ore al giorno in modo che gli indigenti possano usufruire dei servizi igienici”.
In Africa, nel nord del Ciad, la tribù Samburu sa poco del virus. Il missionario di Yarumal di origine colombiana, Luis Carlos Fernández, sta visitando tutte le comunità per avvisarli e spiegare l'importanza di lavarsi le mani. “Le misure contro il virus diventano ogni giorno più severe. Le scuole hanno chiuso e ora i mercati stanno chiudendo. La fame, che è quella che uccide la maggior parte delle persone al mondo, sarà più mortale del coronavirus” spiega.
In Camerun il missionario saveriano Navarro Ángel de la Victoria scrive nel suo blog che, sebbene le scuole abbiano chiuso, le persone continuano la vita normale, molti perché ignorano o non credono alla gravità del virus, molti altri perché vivono di piccoli lavori quotidiani, cosa migliaia di donne che la mattina presto fanno le frittelle che poi vendono per le strade.
Dal Mozambico, il missionario somasco Carlos Moratilla ha applicato le misure preventive nella casa che dirige dove accoglie i bambini di strada e si è unito alla preghiera di tutta la Chiesa: “Abbiamo fatto una processione e un rosario con la statua della Vergine di Fatima e abbiamo pregato per tutte le persone coinvolte e colpite dalla malattia. Lo abbiamo fatto con una separazione di almeno un metro tra di noi ”.
Le POM della Spagna invitano tutti a vivere questo tempo in chiave missionaria offrendo sul loro sito spunti di preghiera, di riflessione e di intrattenimento per bambini e adulti.

Link correlati :Il sito delle POM
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ASIA/INDONESIA - Covid-19: scuole chiuse e divieto di uscire per i Camilliani ma "non si perde la speranza"

Fides IT - www.fides.org - 10 ore 29 min fa
Flores – “In Indonesia sono in continua crescita i casi di coronavirus specialmente nella capitale Giacarta. Fortunatamente, qui nella nostra isola di Flores, finora abbiamo solo qualche caso sospetto” scrive all’Agenzia Fides padre Luigi Galvani, missionario Camilliano a Flores. “Nei giorni scorsi, però, il Governo ha emanato serie norme di prevenzione anche per noi facendo chiudere tutte le scuole, sospendere le celebrazioni liturgiche, qualsiasi attività di gruppo e invitando a rimanere il più possibile in casa. Anche noi quindi, come altri istituti, stiamo vivendo il periodo di quarantena... con i cancelli chiusi e divieto di uscire.”
“Non è facile tenere fermi i nostri giovani seminaristi – aggiunge il sacerdote - e per questo abbiamo dato loro impegni di cucina e lavori di giardinaggio e di manutenzione. Naturalmente non manca più tempo per la preghiera con la recita specialmente del Rosario. Sono queste le vitamine che ci fanno sentire più uniti e danno speranza nel poter vedere presto il termine di questo drammatico momento che sta colpendo ormai il mondo intero.”
In merito all’emergenza italiana p. Luigi racconta: “Sono rientrato a Flores circa un mese fa e proprio in tempo prima che la drammatica situazione del coronavirus scoppiasse nella nostra Italia. Posso immaginare la sofferenza che sta colpendo centinaia o meglio migliaia di famiglie nel vedere che la vita terrena dei loro cari è terminata. Ma noi siamo fortunati nel pensare e credere che un'altra vita ci aspetta. Grazie a Dio la mia salute va abbastanza bene e mi sento felice di essere potuto tornare a continuare il mio impegno missionario in questo grande paese asiatico che sta offrendo ancora buone speranze vocazionali". In merito a ciò, una buona notizia per noi Camilliani, lo scorso 12 Marzo, c’è stata la benedizione della posa della prima pietra del nostro noviziato a Kupang nell'isola di Timor, dove intendiamo sviluppare in un prossimo futuro altre attività sociali e di formazione dei giovani”.
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AMERICA/NICARAGUA - La Chiesa si attiene alle norme anti covid-19 mentre il governo promuove le riunioni di persone

Fides IT - www.fides.org - 12 ore 1 min fa
Masaya – La sindaco di Granada ha organizzato un pellegrinaggio al santuario di Jesús del Rescate, nonostante il Vescovo l'abbia annullato per evitare contagi da coronavirus. Mentre la Chiesa cattolica in Nicaragua si è organizzata per sospendere le messe o celebrarle con il minor numero possibile di fedeli, per impedire il contagio da coronavirus, il governo di Daniel Ortega insiste a non considerare la crisi sanitaria globale. Fingendo la normalità, i sindaci a favore del governo hanno tentato di ignorare le indicazioni della Conferenza episcopale nicaraguense , organizzando attività religiose che la Chiesa ha annullato per evitare l'affollamento.
A Granada, Mons. Jorge Solórzano, seguendo le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità , ha annullato le processioni della Settimana Santa e della Pasqua, e ha vietato le attività in tutte le chiese della diocesi, ma la sindaco Julia Mena, ha organizzato e sponsorizzato il pellegrinaggio di carri tradizionali al Santuario di Jesús del Rescate, nel dipartimento di Rivas. Il parroco del luogo ha riferito di non avere in programma alcuna accoglienza di pellegrini.
Secondo la nota pervenuta a Fides, questa non è la prima volta che i sindaci si sostituiscono all'autorità della Chiesa cattolica. Nel 2018 infatti, il sindaco di Masaya, Orlando Noguera, ha celebrato le feste patronali in onore di San Jerónimo, patrono di quella città .
Ieri, domenica 29 marzo, la Conferenza episcopale del Nicaragua ha chiesto ai fedeli cattolici di tutto il paese di astenersi dal pellegrinaggio al Santuario di Jesús del Rescate a Popoyuapa, Rivas, per evitare il contagio da covid-19. “Non si deve agire con una fede sconsiderata e irrazionale" si legge nella nota della CEN sulla pandemia di coronavirus, nonostante il regime di Daniel Ortega continui a promuovere questa manifestazione della tradizione religiosa popolare.
“Un'autentica pietà popolare, un vero tesoro della nostra fede cattolica, con le sue preziose manifestazioni religiose e culturali, come il pellegrinaggio annuale dei fedeli, non dovrebbe ignorare il senso comune, la prudenza e l'uso della ragione o esporsi al contagio e sfidare la pandemia, con una fede sconsiderata e irrazionale, o peggio ancora ascoltando la voce del diavolo, che tenta come ha tentato Gesù", affermano i Vescovi.

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AFRICA/RUANDA - Covid-19: situazione sotto controllo ma resta il problema della scarsità di acqua

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 19:12
Kigali – “In poco più di una settimana fino a ieri sera siamo arrivati a 40 i contagi da COVID 19 in Ruanda” racconta all'Agenzia Fides Omar Fiordalisio, rappresentante del Movimento Lotta Fame nel Mondo in Ruanda, “Il problema principale qui è lavarsi le mani, spesso non abbiamo l’acqua soprattutto nelle zone rurali nel Paese, dove però fortunatamente il virus non è ancora arrivato, ma anche a Kigali”.
“Proprio nella capitale - continua Omar - vi sono i contagi, per la maggior parte di gente che arriva da fuori tramite i viaggi. Siamo in contatto con il governo perché le Ong non prendano iniziative isolate da quelle che sono le direttive. Non si può viaggiare da distretto a distretto, si lavora da casa, gli ospedali sono attivi e con una task force pronta ad intervenire in caso di bisogno. Nello specifico noi del Movimento abbiamo dovuto fermare la costruzione dell’acquedotto.”
“Gli acquedotti - prosegue - portano acqua pulita a tantissime famiglie e mai come in questi giorni stiamo vedendo quanto è importante l’acqua per la nostra igiene personale, per non contrarre malattie. Per il momento sembra tutto abbastanza sotto controllo. Tutti a casa, i cantieri sono fermi, tante aziende sono chiuse, tantissimi controlli per strada. Se la situazione dovesse aggravarsi sarebbe una catastrofe a causa della totale precarietà dei sistemi sanitari locali”. MLFM è la Ong di Lodi, uno dei posti più colpiti dal virus in Italia, impegnata da oltre 30 anni in Ruanda nella costruzione di acquedotti.

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VATICANO - Pandemia, la supplica del Papa da San Pietro: Svegliati, Signore! Non lasciarci in balia della tempesta

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 17:49
Roma La pandemia da coronavirus sta ricordando al nostro mondo che «nessuno si salva da solo», mentre ci troviamo «sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati». E in questa condizione, che annichilisce ogni pretesa di auto-sufficienza, Papa Francesco chiede al Signore di mostrare che Lui ha sempre «cura di noi» e non ci lascia «in balia della tempesta». Lo ha fatto la sera di venerdì 27 marzo, durante il momento straordinario di preghiera «in tempo di epidemia» da lui presieduto sul sagrato della Basilica di San Pietro, davanti alla piazza vuota e battuta dalla pioggia. Un momento liturgico iniziato con l’ascolto del brano del Vangelo di Marco in cui i discepoli svegliano Gesù che dorme sulla barca, perché sono impauriti dalla tempesta che li ha travolti mentre attraversano il lago di Tiberiade .
Il momento di preghiera ha visto anche il Papa soffermarsi in preghiera davanti all’immagine di Maria Salus Populi Romani e al Crocifisso di San Marcello al Corso, portato apposta in piazza San Pietro. Dopo l’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco ha adorato il Santissimo Sacramento, esposto sull’altare collocato nell’atrio della Basilica Vaticana. Dopo la supplica, la liturgia si è conclusa con il rito della Benedizione eucaristica “Urbi et Orbi”, impartita da Papa Francesco dal cancello della Basilica, davanti alla piazza vuota, inondata in quel momento dal suono delle campane intrecciato a quello delle sirene delle ambulanze. Il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, ha pronunciato la formula per la proclamazione dell’indulgenza plenaria, rimarcando che essa era concessa a tutti coloro che ricevevano in quel momento la benedizione eucaristica attraverso le odierne teconologie, e anche a quanti vi erano presenti «spiritualmente con il desiderio».

Il Papa ha intessuto la sua riflessione spirituale leggendo il momento storico presente proprio alla luce dell’episodio raccontato nel Vangelo di Marco, in cui Gesù calma la tempesta, placando anche la paura dei suoi discepoli. Con l’esplosione globale della pandemia – ha riconosciuto il Papa in apertura della sua meditazione - «ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda».
La condizione tempestosa del tempo presente – ha sottolineato il Papa – svela la falsità di pensieri e comportamenti alimentati dalla presunzione di essere auto-sufficienti, di bastare a se stessi. Essa «smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità». La tempesta globale della pandemia «pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità».
Con la tempesta che spazza il mondo intero – ha proseguito Papa Francesco - «è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli». Nella sua meditazione spirituale, il Vescovo di Roma ha richiamato a questo proposito che anche in questo tempo di angoscia collettiva «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo». Il Papa ha fatto anche cenno alla moltitudine di persone che «esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti – ha annotato il Papa - mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti».
Il riconoscersi bisognosi di salvezza – ha proseguito il successore di Pietro – può diventare anche l’inizio della fede: «da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio». Il momento della prova è occasione per riconoscere che la stessa fede non è un “oggetto” di cui credersi padroni, e dipende sempre dall’operare di Cristo, dal dono della Sua grazia. Anche i discepoli, nella tempesta, si sentono perduti quando vedono Gesù dormire sulla barca, e «pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro», dimenticando che «a nessuno più che a Lui importa di noi». Anche l’umanità presente – annota il Papa si è lasciata «assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato». E ora, «mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”».
Anche nel tempo presente, la speranza è che Cristo stesso operi per risvegliare la nostra fede pasquale, «che non è tanto credere che Tu esista – ha annotato il Papa nella sua supplica - ma venire a Te e fidarsi di Te». Nel mondo travolto dal flagello della pandemia, il Papa ha ripetuto che i cristiani possono annunciare al mondo solo la speranza donata dal Risorto: «Abbiamo un’àncora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi». Solo a Cristo, vivo e operante oggi, si può chiedere di custodire oggi il cuore di tutti dalla paura e dall’angoscia, e di sorreggere anche la debolezza della fede che vacilla: «da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro» ha detto Papa Francesco concludendo la sua invocazione «stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: “Voi non abbiate paura”. E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” ». .
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VATICANO - Covid-19, la supplica del Papa da San Pietro: Svegliati, Signore! Non lasciarci in balia della tempesta

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 17:49
Roma La pandemia da coronavirus sta ricordando al nostro mondo che «nessuno si salva da solo», mentre ci troviamo «sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati». E in questa condizione, che annichilisce ogni pretesa di auto-sufficienza, Papa Francesco chiede al Signore di mostrare che Lui ha sempre «cura di noi» e non ci lascia «in balia della tempesta». Lo ha fatto la sera di venerdì 27 marzo, durante il momento straordinario di preghiera «in tempo di epidemia» da lui presieduto sul sagrato della Basilica di San Pietro, davanti alla piazza vuota e battuta dalla pioggia. Un momento liturgico iniziato con l’ascolto del brano del Vangelo di Marco in cui i discepoli svegliano Gesù che dorme sulla barca, perché sono impauriti dalla tempesta che li ha travolti mentre attraversano il lago di Tiberiade .
Il momento di preghiera ha visto anche il Papa soffermarsi in preghiera davanti a un’immagine della Salus Populi Romani e al Crocifisso di San Marcello al Corso, portato apposta in piazza San Pietro. Dopo l’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco ha adorato il Santissimo Sacramento, esposto sull’altare collocato nell’atrio della Basilica Vaticana. Dopo la supplica, la liturgia si è conclusa con il rito della Benedizione eucaristica “Urbi et Orbi”, impartita da Papa Francesco dal cancello della Basilica, davanti alla piazza vuota, inondata in quel momento dal suono delle campane intrecciato a quello delle sirene delle ambulanze. Il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, ha pronunciato la formula per la proclamazione dell’indulgenza plenaria, rimarcando che essa era concessa a tutti coloro che ricevevano in quel momento la benedizione eucaristica attraverso le odierne teconologie, e anche a quanti vi erano presenti «spiritualmente con il desiderio».

Il Papa ha intessuto la sua riflessione spirituale leggendo il momento storico presente proprio alla luce dell’episodio raccontato nel Vangelo di Marco, in cui Gesù calma la tempesta, placando anche la paura dei suoi discepoli. Con l’esplosione globale della pandemia – ha riconosciuto il Papa in apertura della sua meditazione - «ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda».
La condizione tempestosa del tempo presente – ha sottolineato il Papa – svela la falsità di pensieri e comportamenti alimentati dalla presunzione di essere auto-sufficienti, di bastare a se stessi. Essa «smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità». La tempesta globale della pandemia «pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità».
Con la tempesta che spazza il mondo intero – ha proseguito Papa Francesco - «è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli». Nella sua meditazione spirituale, il Vescovo di Roma ha richiamato a questo proposito che anche in questo tempo di angoscia collettiva «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo». Il Papa ha fatto anche cenno alla moltitudine di persone che «esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti – ha annotato il Papa - mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti».
Il riconoscersi bisognosi di salvezza – ha proseguito il successore di Pietro – può diventare anche l’inizio della fede: «da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio». Il momento della prova è occasione per riconoscere che la stessa fede non è un “oggetto” di cui credersi padroni, e dipende sempre dall’operare di Cristo, dal dono della Sua grazia. Anche i discepoli, nella tempesta, si sentono perduti quando vedono Gesù dormire sulla barca, e «pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro», dimenticando che «a nessuno più che a Lui importa di noi». Anche l’umanità presente – annota il Papa si è lasciata «assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato». E ora, «mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”».
Anche nel tempo presente, la speranza è che Cristo stesso operi per risvegliare la nostra fede pasquale, «che non è tanto credere che Tu esista – ha annotato il Papa nella sua supplica - ma venire a Te e fidarsi di Te». Nel mondo travolto dal flagello della pandemia, il Papa ha ripetuto che i cristiani possono annunciare al mondo solo la speranza donata dal Risorto: «Abbiamo un’àncora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi». Solo a Cristo, vivo e operante oggi, si può chiedere di custodire oggi il cuore di tutti dalla paura e dall’angoscia, e di sorreggere anche la debolezza della fede che vacilla: «da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro» ha detto Papa Francesco concludendo la sua invocazione «stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: “Voi non abbiate paura”. E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” ». .
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ASIA/INDONESIA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Merauke

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 12:12
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Merauke , presentata da S.E. Mons. Nicolaus Adi Seputra, M.S.C.
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - La "Chiesa digitale" in Asia al tempo del coronavirus

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 10:49
Manila - La pandemia del coronavirus ha colpito più nazioni delle guerre mondiali. L'epidemia ha avuto un impatto su ogni aspetto della vita: famiglia, società, affari, governance, istruzione, economia, religione. Durante l'emergenza, in tutto il mondo, i governi hanno limitato lo spostamento dei cittadini per contenere il contagio, adottando misure di "distanziamento sociale". Di conseguenza, incontri, conferenze, i raduni, assembramenti, sono stati cancellati, con notevoli conseguenze sulle pratiche religiose. In questa fase unica nella storia, la Chiesa cattolica nelle nazioni dell'Asia come Filippine, India, Giappone, Indonesia, Myanmar, Malesia, Vietnam, Corea del Sud, Sri Lanka, Bangladesh, invitando i fedeli a "restare a casa" ha fatto ricorso alla tecnologia per mantenere un contatto, una relazione comunitaria e una pratica di culto in un momento di crisi in questo momento senza precedenti.
Questi tempi turbolenti hanno spianato la strada alla "chiesa digitale" o alla "comunità virtuale" in tutte le nazioni, poiché in molti paesi sono in atto misure di quarantena e sono sospese tutte le messe pubbliche e altre liturgie nelle chiese. "Questo è un momento per essere uniti come comunità dei battezzati, ritirarsi in preghiera e porsi in ginocchio per pregare gli uni per gli altri": con questo spirito le Chiesa asiatiche hanno consigliato ai fedeli di assistere alle funzioni religiose in diretta "streaming" online o via cavo, su reti televisive locali, stazioni radio, e hanno potenziato tutti i canali digitali, come i social media, per raggiungere e interagire con i fedeli.
Link correlati :Continua a Leggere la News Analysis in lingua inglese sul sito web di Omnis Terra
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ASIA/AFGHANISTAN - Chiude per l’emergenza Covid-19 l’unica chiesa cattolica in Afghanistan

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 09:43

Kabul - La cappella cattolica dell’Ambasciata italiana a Kabul - l'unica chiesa cattolica sul territorio afgano - ha sospeso le celebrazioni per rispondere alle misure di contenimento del coronavirus. Lo apprende l’Agenzia Fides da padre Giovanni Scalese, sacerdote Barnabita, responsabile della Missio sui iuris in Afghanistan. “A fine febbraio – afferma il sacerdote in una nota inviata a Fides - avevo inviato una comunicazione riguardante le misure precauzionali per prevenire la diffusione della malattia covid-19. Sfortunatamente, il virus ha continuato a diffondersi. Anche se, grazie a Dio, in Afghanistan il contagio non ha raggiunto i livelli della Cina o dell'Italia, proprio l'esperienza di quei paesi suggerisce di non sottovalutare il pericolosità del virus. Il diffondersi dei primi casi a Kabul ha indotto le autorità dell'Ambasciata a chiudere il compound. Quindi, lunedì 23 marzo ho celebrato l'ultima messa con le suore. La partecipazione alla messa domenicale, comunque, si era già ridotta notevolmente nelle ultime settimane, un segno che molti sono già tornati nel proprio paese”.
Il Barnabita continua a celebrare personalmente l’Eucarestia nella chiesa all’interno dell’Ambasciata: “Non so se sarà possibile per me vivere i riti della Settimana Santa, perché richiedono la partecipazione dei fedeli o, almeno, di alcuni ministri, ma comunque, ogni volta che ci sarà la possibilità di celebrare una santa messa, lo farò”.
L’esortazione di p. Scalese è quella di vivere questo tempo accompagnati dalla preghiera personale: “Incoraggio tutti a vivere il proprio cammino di fede avvalendosi delle celebrazioni e dei momenti di preghiera diffusi attraverso i mezzi di comunicazione. Vi esorto a vivere questo periodo di prova in uno spirito di penitenza e riconciliazione. Vi invito a pregare ogni giorno la Coroncina della Divina Misericordia e il Santo Rosario per noi stessi, per i nostri cari, per le vittime del Coronavirus, per gli operatori sanitari e per le autorità civili”.
Alla data del 27 marzo, sono 80 i contagiati registrati in Afghanistan, tra cui due diplomatici e quattro militari italiani. Il paese, che non dispone di adeguate strutture sanitarie per rispondere ad una eventuale crisi, vive anche uno stato di totale incertezza politica, dovuta al dualismo tra il presidente eletto Ashraf Ghani e il suo avversario Abdullah Abdullah, entrambi autoproclamatisi vincitori delle ultime elezioni.

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AMERICA/BRASILE - Responsabilità e solidarietà di fronte alla pandemia: appello di Alianza Interreligiosa

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 09:34
Sao Paulo – “Chiediamo a tutti i Governi dell'America Latina e dei Caraibi, come alcuni già stanno facendo in modo molto efficace, di adottare con responsabilità e decisione, le misure necessarie per proteggere la vita di tutte le persone, principalmente delle persone più vulnerabili, e fare il massimo sforzo per combattere questa pandemia che riguarda la salute pubblica globale”. E’ l’appello lanciato dalla “Alianza Interreligiosa por la Agenda 2030”, che fa parte del Consiglio episcopale latinoamericano, diffuso da Prensa Celam.
Il testo riconosce “i notevoli gesti di solidarietà tra i Governi della regione” e li incoraggiano “a rafforzare le organizzazioni regionali per affrontare le sfide di questa pandemia nel modo migliore e decisivo”, auspicando “che la comunità scientifica possa trovare presto le medicine necessarie contro il virus”. Quindi chiedono di rafforzare gli sforzi multilaterali delle Nazioni Unite “per affrontare questa crisi con una solidarietà globale, superando la tentazione degli isolamenti nazionalisti.”
La Alianza Interreligiosa por la Agenda 2030 è nata nel 2014 con l'obiettivo di coordinare l'impegno di comunità e organizzazioni religiose in America Latina e nei Caraibi, per affrontare questioni come la giustizia, la pace, l’integrità del creato, la discriminazione, l’esclusione, la povertà, in vista del raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite.
Nel suo messaggio, pervenuto a Fides, Alianza riconosce in questo momento della pandemia, gli sforzi notevoli del personale medico e paramedico, delle forze dell’ordine, dei volontari e delle organizzazioni di solidarietà “che si prendono cura in particolare delle popolazioni molto vulnerabili, come le famiglie in estrema povertà, gli anziani, gli indigeni e i migranti”. Quindi chiedono “ai governi della regione, di garantire la sicurezza alimentare e economica di queste popolazioni, di preservare i diritti sociali, in particolare del lavoro”, perché la crisi economica, aggravata dalla pandemia, non abbia ulteriori pesanti ricadute sulle persone in condizioni di estrema povertà.
“Non c'è dubbio che questo è il momento in cui dobbiamo mettere in pratica i nostri valori di responsabilità, fratellanza e solidarietà” scrivono nella parte finale, e nello stesso senso dobbiamo prepararci a rispondere ai possibili scenari dopo la pandemia, per assicurare il sostentamento delle popolazioni più vulnerabili, e sicuramente più povere, a causa delle misure di contenimento del virus.
Il comunicato si conclude invitando a promuovere una giornata di preghiera comune, nelle diverse comunità di fede, per chiedere a Dio Onnipotente che metta fine a questo male, e ci rafforzi “nel nostro impegno di continuare ad affrontare con solidarietà e impegno la lotta contro questa pandemia, per la vita piena dell’umanità in questa casa comune”.
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AFRICA/ETIOPIA - I Comboniani: “Bisogna rafforzare un clima di democrazia e di pace”

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 09:29
Awasa - “L’Etiopia sta compiendo grandi passi avanti, ma vive ancora forti difficoltà in campo economico e sociale”. Ad affermarlo all’Agenzia Fides è padre Pedro Pablo Hernandez, missionario comboniano di origini messicane che da vent’anni opera nel Vicariato Apostolico di Awasa. Negli ultimi due anni, in campo politico, la nazione africana ha compiuto una grande svolta grazie alla nomina nel 2018 del premier Abyi Ahmed. “Il Primo ministro - spiega padre Pedro - è stato accolto con entusiasmo dalla popolazione per il suo modo gentile e aperto nel relazionarsi. Non è stato facile per lui portare avanti i suoi programmi, sia per le grandi difficoltà oggettive sia per le forti opposizioni interne, ma la situazione è sensibilmente migliorata, soprattutto nel campo dei diritti umani, della libertà di stampa e del sistema democratico. Il paese sta lentamente recuperando una propria identità”, osserva il religioso.
Nonostante i progressi compiuti, le difficoltà persistono. “Oggi si vive ancora un clima di incertezza e di instabilità sociale”, precisa p. Hernandez . Alle tensioni di carattere etnico, inoltre, nel tempo, si sono aggiunte frizioni tra le diverse comunità religiose. “Come Chiesa cattolica - rileva il sacerdote comboniano - cerchiamo di portare avanti un dialogo interreligioso con le altre confessioni per cercare di costruire una pace vera e duratura”. In questa zona, i missionari comboniani sono presenti da 35 anni sui monti del sudest dell’Etiopia, fra i Guyi, un gruppo appartenente all’etnia Oromo, la razza più numerosa dell’Etiopia sudorientale. “Qui si trova la piccola missione di Killenso - riferisce il missionario - da qui sono nate altre due missioni, Soddu Abala e Haroo Waato, che sono in costante crescita”.
Nel 2008, la comunità religiosa di Killenso, in linea con gli orientamenti dell’Istituto, decise di promuovere la pastorale su Adoola, la città più importante della regione, a 35 chilometri dalla missione, dove la Chiesa cattolica era quasi inesistente. “L’invito da parte di famiglie di diverse località dei dintorni della città, ad aprire nuovi centri pastorali e le inadeguate condizioni di vita della maggior parte degli studenti - riferisce padre Pedro - ci hanno portato a realizzare i seguenti progetti: ottenere un terreno al centro della città, creare un programma di formazione di nuovi catechisti per la costruzione di nuove comunità e costruire una biblioteca pubblica”.
Frutto di questo lavoro pastorale, infatti, è la presenza adesso nella zona di 16 nuove comunità cristiane. La costruzione di una chiesa nel 2016, è l’espressione materiale dell’opera di formazione. Per quanto riguarda il campo dell’istruzione, si è avviata una biblioteca che conta oltre 4.000 libri e può accogliere fino a 120 studenti.
Anche in campo economico continuano le difficoltà. La siccità e l’inflazione affliggono il paese. La carenza di cibo è gravissima e sebbene s’intravedano incoraggianti segni di sviluppo, la forbice tra ricchi e poveri continua ad aumentare, soprattutto nelle zone rurali: circa il 30% degli etiopi vive in condizione di povertà estrema. “In tutto il Vicariato - riporta il comboniano - c’è carenze di scuole, ospedali, ambulatori. La popolazione dipende ancora dagli aiuti umanitari. I segretariati cattolici di tutte le diocesi compiono un lavoro encomiabile per venire incontro alle necessità della popolazione”. Ad agosto 2020 in Etiopia si svolgeranno le elezioni parlamentari: “Bisogna ricostruire e rafforzare un clima di democrazia e pace - conclude p. Hernandez - lavorando accanto e con la gente, affinché divenga sempre più protagonista del proprio futuro”.
Secondo il più recente censimento nazionale, i cristiani in Etiopia rappresentano il 62,8% della popolazione totale, col più grande gruppo di essi tra gli ortodossi etiopi , seguiti dai protestanti e infine dai cattolici con appena lo 0,7%. Il restante 33,9% è di religione musulmana.


Link correlati :Guarda la video-intervista a p. Pedro Hernandez sul sito Youtube dell'Agenzia Fides
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AFRICA - Boko Haram colpisce duramente in Nigeria, Ciad e minaccia il nord del Camerun

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/03/2020 - 09:24


Abuja - In piena emergenza coronavirus che ha ormai raggiunto anche l’Africa occidentale, i Paesi della regione sono confrontati dalla recrudescenza di Boko Haram che in una serie di attacchi tra Nigeria e Ciad ha ucciso negli ultimi giorni almeno 150 militari.
L’attacco più grave risale al 24 marzo quando almeno 92 soldati del Ciad sono stati uccisi nell'attacco più mortale finora mai portato dai terroristi di Boko Haram, penisola di Boma nella provincia di Lac, che confina con Niger e Nigeria.
L’assalto è durato almeno sette ore e anche i rinforzi inviati per dare una mano sono stati colpiti. Secondo alcune testimonianze sono stati distrutti 24 veicoli dell'esercito, compresi i veicoli corazzati e gli uomini di Boko Haram hanno portato via le armi rubate dai militari.
Il giorno precedente, il 23 marzo, i jihadisti avevano ucciso almeno 50 soldati nigeriani in un'imboscata vicino al villaggio di Goneri, nello stato di Yobe settentrionale.
Anche nel nord del Camerun al confine con la Nigeria negli ultimi mesi, centinaia di famiglie sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa della rinnovata violenza di Boko Haram. Hidoua, Gochi, Mandaka, Tourou, Kolofata ... l'elenco delle località attaccate da dicembre 2019 continua a crescere. In quasi ogni occasione sono stati segnalati incendi, saccheggi, rapimenti e omicidi commessi dai jihadisti.
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AFRICA/MALI - Nomina del Vescovo di Mopti

Fides IT - www.fides.org - Ven, 27/03/2020 - 12:08
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Mopti , S.E. Mons. Jean-Baptiste Tiama, finora Vescovo di Sikasso.
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ASIA/BANGLADESH - Il Cardinale D’Rozario: "Collaboriamo con il governo per superare la pandemia di coronavirus"

Fides IT - www.fides.org - Ven, 27/03/2020 - 11:10
Dhaka - Essere fedeli collaboratori del governo per superare la pandemia di coronavirus. Lo chiede ai fedeli il Cardinale Patrick D’Rozario, Arcivescovo di Dacca, che ha dichiarato in un videomessaggio pervenuto all'Agenzia Fides: “Amati fedeli, ci troviamo di fronte a focolai di coronavirus. Restiamo a casa e pensiamo agli altri. Stiamo passando un momento più difficile. In questa situazione, potrebbe sorgere una domanda: perché questa pandemia di coronavirus?".
Il Cardinale, che è anche presidente della Conferenza episcopale cattolica del Bangladesh , afferma: “Noi non siamo solo esseri umani. Noi crediamo in Cristo. Quindi, nei momenti più difficili, cerchiamo di essere figli di Dio. Il governo ci sta dando delle linee guida in questa difficile situazione del coronavirus. Chiedo umilmente a tutti i fedeli: seguiamo le linee guida che il governo e la Chiesa ci forniscono”.
La CBCB ha pubblicato un avviso sul settimanale cattolico "Pratibeshi", ribadendo le necessarie precauzioni e informando che quest'anno le liturgie della Settimana Santa potrebbero avvenire online. Alcune parrocchie hanno già iniziato a offrire la santa messa su Facebook in diretta. I sacerdoti celebrano in chiesa, poiché il governo ha ordinato di non radunarsi in pubblico.
Il primo ministro Sheikh Hasina ha dichiarato in un discorso alla nazione che il governo era pronto ad affrontare qualsiasi "situazione difficile" in vista della pandemia globale di coronavirus e ha chiesto a tutti i cittadini di aiutare a controllare il coronavirus, seguendo le istruzioni dell'esecutivo. Hasina ha ribadito l'invito a "restare a casa" e rivolgendosi a ogni bengalese ha detto: "La consapevolezza e la responsabilità personale proteggerà te, la tua famiglia e il popolo". Impedire la diffusione del contagio è ora la "massima priorità", ha spiegato
In Bangladesh, cinque persone sono morte e 44 persone sono state infettate dal coronavirus. Il governo ha invitato la popolazione a rimanere a casa fino al 4 aprile.
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ASIA/BANGLADESH - Il Cardinale D’Rozario: "Collaboriamo con il il governo per superare la pandemia di coronavirus"

Fides IT - www.fides.org - Ven, 27/03/2020 - 11:10
Dhaka - Essere fedeli collaboratori del governo per superare la pandemia di coronavirus. lo chiede ai fedeli il Cardinale Patrick D’Rozario, Arcivescovo di Dacca, che ha dichiarato in un videomessaggio pervenuto all'Agenzia Fides: “Amati fedeli, ci troviamo di fronte a focolai di coronavirus. Restiamo a casa e pensiamo agli altri. Stiamo passando un momento più difficile. In questa situazione, potrebbe sorgere una domanda: perché questa pandemia di coronavirus?".
Il Cardinale, che è anche presidente della Conferenza episcopale cattolica del Bangladesh , afferma: “Noi non siamo solo esseri umani. Noi crediamo in Cristo. Quindi, nei momenti più difficili, cerchiamo di essere figli di Dio. Il il governo ci sta dando delle linee guida in questa difficile situazione del coronavirus. Chiedo umilmente a tutti i fedeli: seguiamo le linee guida che il governo e la Chiesa ci forniscono”.
La CBCB ha pubblicato un avviso sul settimanale cattolico "Pratibeshi", ribadendo le necessarie precauzioni e informando che quest'anno le liturgie della Settimana Santa potrebbero avvenire online. Alcune parrocchie hanno già iniziato a offrire la santa messa su Facebook in diretta. I sacerdoti celebrano in chiesa, poiché il governo ha ordinato di non radunarsi in pubblico.
Il primo ministro Sheikh Hasina ha dichiarato in un discorso alla nazione che il governo era pronto ad affrontare qualsiasi "situazione difficile" in vista della pandemia globale di coronavirus e ha chiesto a tutti i cittadini di aiutare a controllare il coronavirus, seguendo le istruzioni dell'esecutivo. Hasina ha ribadito l'invito a "restare a casa" e rivolgendosi a ogni bengalese ha detto: "La consapevolezza e responsabilità personale proteggerà te, la tua famiglia e il popolo". Impedire la diffusione del contagio è ora la "massima priorità", ha spiegato
In Bangladesh, cinque persone sono morte e 44 persone sono state infettate dal coronavirus. Il governo ha invitato la popolazione a rimanere a casa fino al 4 aprile.
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