Tavola rotonda sul tema “Chiesa, ospedale da campo” a Villaregia (RO) in occasione de “I sabati della misericordia”.

Ospiti Suor Franca  che opera presso il carcere femminile della Giudecca, Angelo e Danila, una coppia di sposi di Forlimpopoli e P. Fabrizio missionario della Comunità Missionaria di Villaregia a Nola di Napoli.

Tre storie di vite donate a servizio del vangelo, abbraccio della Chiesa all’uomo ferito dalla vita e da scelte sbagliate.

Inizia Suor Franca. “Chiesa ospedale da campo? In un ospedale c’è dolore, ci sono persone ferite, così nel carcere ci sono persone devastate dal male commesso e dal male ricevuto. Privazione di libertà, di affetti. Molte sono le persone ferite, ma poche quelle che si fermano a curarle. Io non vado da sola, vado con Gesù e Lui sta lì come me, sta lì con loro”.

Un bell’esempio di coppia cristiana che ha dato cuore e risorse fin dal tempo del fidanzamento la famiglia Evangelisti di Forlimpopoli. Due figlie naturali, una adottata e un’altra “come se lo fosse”. Un legame particolare con l’Eritrea. Fin da giovani impegnati per la raccolta di medicine da spedire in missione, poi l’Associazione, l’apertura del centro Caritas e d’Ascolto… storia di impegno ma anche di affidamento alla Provvidenza che puntualmente si fa presente quando mancano forze e risorse per sostenere i  progetti. Questo l’invito rivolto ai numerosi giovani presenti: “ Se avete progetti alti, volate alto, non accontentatevi della mediocrità, sempre con i piedi per terra ma non rinunciate ai vostri sogni. Se il Signore chiede qualcosa, ci dà anche gli strumenti per realizzarlo. Di questo siamo testimoni”.

P. Fabrizio fa parte della fraternità di Misericordia della Comunità di Villaregia; si tratta di alcuni missionari e missionarie che durante la settimana vivono a contatto più stretto con i poveri delle realtà in cui la Comunità è situata. Così P. Fabrizio vive in un quartiere di Napoli per stare vicino a chi è abbandonato, senza dimora, senza famiglia… “abbiamo accompagnato un settantenne ammalato di tumore nelle ultime settimane di malattia, nella sua baracca sporca, lui che non poteva più alzarsi nemmeno per recarsi al bagno… lo abbiamo trovato in condizioni disumane ma lo abbiamo accudito, pulito. Teneva stretto un cellulare che non dava a nessuno. Quando è morto ho preso il cellulare per vedere se c’era qualche nome di familiare da contattare. Apro la rubrica e vedo scritta una parola “Vuota”. Per noi quell’uomo era un nonno, un fratello e lo abbiamo seppellito con dignità. Guardiamo alla Trinità per dire che ciascuno di noi è una persona, è unico e diverso, non un numero, ma persona con la dignità di figlio di Dio”.