ASIA/TURCHIA - Covid-19, il Patriarca ecumenico Bartolomeo: i governi non possono imporre regole sulla celebrazione dell’Eucaristia

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 12:27
Istanbul – Le Chiese ortodosse hanno seguito senza troppe riserve le disposiA essere presa di mira dai consulenti governativi è in particolare la modalità di distribuzione delle specie eucaristiche del pane e deli vino, che i sacerdoti ortodossi amministrano ai fedeli utilizzando lo stesso cucchiaio da immergere nell’unico calice, dove sono mescolati il pane e il vino. Organi legati a governi hanno già detto che tale modalità di distribuzione dell’eucaristia non è conforme alle disposizioni sanitarie imposte dall’emergenza pandemica. Ne sono nate controversie in Grecia, Bulgaria, Serbia e in altri Paesi dove ampia parte della popolazione è di fede cristiana ortodossa.
Con la sua lettera, firmata il 17 maggio e resa nota domenica 31 maggio, il Patriarca Bartolomeo rivendica il ruolo della “Chiesa Madre di Costantinopoli nel “coordinare, nella misura possibile, l'uniformità tra le Chiese ortodosse locali sulla questione estremamente importante del divina Eucaristia e su come distribuirla ai fedeli”. Bartolomeo sottolinea che le Chiese ortodosse hanno aderito e obbedito alle disposizioni imposte dalle autorità sanitarie e politiche davanti alla diffusione planetaria del virus, e aggiunge che “la condiscendenza della Chiesa” può arrivare “fino alla croce”, ma non può sottomettersi “alle autorità di questo mondo quando viene messo in discussione il mistero dei misteri della sua vita, la Divina Eucaristia”. Nella vita della Chiesa – aggiunge il Patriarca – “l'interprete delle esortazioni evangeliche e apostoliche, ma anche dello spirito e della lettera dei canoni divini e santi è la Santa Tradizione, tessuta indissolubilmente con la pratica ecclesiastica quotidiana e l'esperienza kenotica”. La Tradizione ha sempre riconosciuto che la Chiesa vive nel mondo “grazie alla Divina Eucaristia e nella Divina Eucaristia, o, per dirla in un altro modo, che l'Eucaristia Divina è la rivelazione e l'esperienza del mistero divino-umano della Chiesa”. Per questo, visto che durante la pandemia “si sono sentite alcune opinioni sconvenienti su come affrontare i misteri immacolati”, secondo il Patriarca è diventato “per noi impossibile rimanere silenziosi e estranei davanti a una situazione così ambigua, e inattivi di fronte agli sviluppi e ai regolamenti e ai divieti governativi ad essa collegati”. .

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ASIA/FILIPPINE - Disoccupazione e nuove povertà: il blocco dovuto alla pandemia ha un grave impatto economico e sociale

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 12:26
Manila - La pandemia e il blocco imposto per contenere il Covid-19 hanno un grave impatto su milioni di persone indigenti, emarginate o che sopravvivono grazie ad un salario a giornata nelle Filippine. Secondo gli esperti, la crisi avrà forti ricadute economiche e creerà milioni di nuovi poveri, peggiorando le disuguaglianze economiche e sociali. Conferma all'Agenzia Fides Catherine Dela Cruz, volontaria cattolica impegnata a Manila in programmi di assistenza e solidarietà promossi dalla Chiesa: "I poveri stanno vivendo l'incertezza dell'approvvigionamento alimentare e la certezza della fame. Le comunità povere nelle aree urbane sono pesantemente colpite dalla quarantena comunitaria. Molti hanno perso il lavoro e, con l'imposizione del blocco dal 15 marzo, molti non hanno modo di procurarsi cibo".
Le organizzazioni ecclesiali stanno aiutando i poveri in molti modi e in diverse aree con beni di prima necessità come riso, generi alimentari, verdure, carne e pesce, in collaborazione con le agenzie governative e associazioni della società civile. Padre Flaviano Villanueva, fondatore della Fondazione "Arnold Janssen Kalinga", impegnata a nutrire i poveri di Manila, afferma a Fides che "in questo momento difficile tutti devono prendere parte alla missione e cioè mostrare amore e solidarietà verso coloro che ne hanno bisogno". La Fondazione è un luogo per accompagnare i senzatetto a cambiare le loro vite. Fornisce un approccio olistico, sistematico e dignitoso per aiutare le persone indigenti o emarginate a migliorare la propria vita e a reinserirsi nel tessuto sociale.
Di recente, il Vescovo Broderick Pabillo, Amministratore apostolico di Manila, ha esortato tutti alla carità come "via di accesso" alla santità, invitando al sostegno reciproco tra la gente durante l'epidemia.
Dato che il paese già affrontava, di per sè, enormi disuguaglianze sociali ed economiche, molte sono le fasce di popolazione colpite sul piano economico dall'epidemia, anche se dal 1° giugno il governo ha alleggerito le restrizioni per riavviare l'economia. Circa il 70% delle imprese può riaprire a giugno. Tuttavia, secondo gli osservatori, il 70% dei lavoratori potrebbe non tornare al lavoro poiché molti esercizi commerciali o piccole imprese hanno iniziato a licenziare i lavoratori a causa del blocco e della perdita di reddito.
Tra le categoria più svantaggiate, oltre 75.000 conducenti di piccoli e grandi mezzi di trasporto a Manila non hanno avuto entrate negli ultimi tre mesi. E più di 50.000 insegnanti part-time nei college, nelle scuole e nelle università sono state vittime della politica "no teach, no pay" .
Accademici, consulenti politici, esperti di finanza e leader della società civile stanno discutendo l'impatto del Covid-19 sulle economie e sulle persone delle Filippine e del Sudest asiatico, valutando le opportunità per una maggiore cooperazione regionale.
Secondo l'Asian Development Bank , con sede a Manila, la pandemia di coronavirus minaccia la salute, i mezzi di sussistenza e il benessere sociale in gran parte dell'Asia e del Pacifico. L'ADB ha risposto alla crisi sin dalle sue prime fasi, concentrandosi su una vasta serie di sfide legate all'emergenza sanitaria pubblica, alle sue ricadute economiche e al percorso di incentivi verso la ripresa.
Oltre 5 miliardi di dollari, stanziati dal ADB, hanno contribuito ad alleviare la tensione fiscale nelle economie in via di sviluppo in paesi come Bangladesh, Bhutan, India, Indonesia, Repubblica del Kirghizistan, Mongolia e Filippine.
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AMERICA/STATI UNITI - Dissenso pacifico e preghiera per la morte di George Floyd a El Paso

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 12:17
El Paso - In un clima di violenza e tensione generalizzata per le tante manifestazioni in diversi luoghi degli Stati Uniti per la morte di George Floyd, a El Paso i fedeli cattolici hanno provato a esprimersi in modo diverso. Il Vescovo di El Paso, Mons. Mark Seitz, ha guidato un gruppo di sacerdoti in una veglia di preghiera in memoria dell'uomo di Minneapolis. I sacerdoti hanno osservato un momento di silenzio e si sono inginocchiati per otto minuti e 46 secondi, lo stesso tempo durante il quale un ufficiale di polizia ha tenuto fermo il ginocchio sul collo di Floyd prima che morisse in custodia, secondo i registri della polizia. Proprio a El Paso era stata annunciata una grande manifestazione al Memorial Park, ma è stata annullata, dati gli scontri già registratisi nei giorni precedenti.
Anche i Vescovi americani hanno espresso il loro pensiero: "L'uccisione di George Floyd è stata insensata e brutale, un peccato che grida in cielo per ottenere giustizia. Come è possibile che in America la vita di un uomo nero possa essergli tolta mentre le richieste di aiuto non ricevono risposta e la sua uccisione viene registrata mentre accade?", ha rilevato, in una nota diffusa ieri, monsignor José H. Gomez, Arcivescovo di Los Angeles e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti.
"La crudeltà e la violenza subite non riflettono però quello che sono la maggior parte dei buoni uomini e donne che operano nelle forze dell'ordine, che svolgono i loro compiti con onore. Lo sappiamo. E confidiamo che le autorità civili indaghino attentamente e facciano giustizia, sottolinea la nota.
"Il razzismo è stato tollerato per troppo tempo", prosegue il testo. "Questa volta dobbiamo ascoltare ciò che le persone dicono attraverso il loro dolore" ma "la violenza delle ultime notti è autodistruttiva. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde". "Bruciare e saccheggiare le comunità, rovinando i mezzi di sussistenza dei nostri vicini, non fa avanzare la causa dell'uguaglianza razziale e della dignità umana. Non dovremmo dire che George Floyd è morto senza motivo. Dovremmo onorare il sacrificio della sua vita rimuovendo il razzismo e l'odio dai nostri cuori e rinnovando il nostro impegno per adempiere la sacra promessa della nostra nazione: essere una comunità amata di vita, libertà e uguaglianza per tutti", conclude il presidente della Conferenza episcopale americana.
Già sabato 30 maggio, i presidenti di sette Commissioni della Conferenza episcopale statunitensi si erano dichiarati solidali con le comunità nere del Paese, chiedendo una inchiesta che porti a verità e giustizia
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AFRICA/MALAWI - Covid-19 e campagna elettorale per le presidenziali: aumentano le tensioni

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 10:52
Blantyre - “La campagna elettorale è tesa e sta facendo registrare gravi episodi di violenza.” scrive all’Agenzia Fides la missionaria Anna Tomasi, delle Francescane Ausiliarie Laiche Missionarie dell’Immacolata che si occupano in particolare di sanità, istruzione, assistenza nelle carceri in Malawi. Il Presidente della Repubblica, Peter Mutharika, aveva ordinato il confinamento della popolazione a causa del coronavirus, ma la magistratura ha raccolto gli appelli della società civile sospendendone l'entrata in vigore. Le restrizioni, infatti, metterebbero a rischio la vita dei più poveri, data l'assenza di aiuti alimentari da parte del governo.
Prosegue la missionaria: “Tutto è sospeso, non si sa quando potranno riaprire le scuole e si potranno fare incontri numerosi. Diciamo che qui l’epidemia è sotto controllo anche se i numeri dei contagi sono aumentati. Siamo a poco più di 300 in tutto il paese” “E’ un controsenso perché i mercati di tutto il paese brulicano come alveari e così pure i comizi elettorali verso il voto del 23 giugno" sottolinea la missionaria. "Nel Paese sono vietati i raduni con oltre 100 persone, ma i partiti continuano a portare avanti affollate campagne elettorali, con migliaia di sostenitori riuniti in vista delle elezioni presidenziali”.
La tensione si è acuita quando la presidente della Commissione elettorale del Malawi, Jane Ansah, si è dimessa a un mese dallo svolgimento delle elezioni presidenziali. Il voto del 23 giugno era stato programmato dopo l'annullamento dell'esito del voto di maggio 2019 a causa di "gravi" irregolarità. Le dimissioni di Ansah, accusata dall'opposizione di aver gestito in modo opaco le elezioni presidenziali dello scorso anno, rappresentano una vittoria per i centinaia di manifestanti che nel 2019 sono scesi in strada contro il governo del presidente Peter Mutharika, chiedendo a maggiore trasparenza elettorale. Nelle scorse settimane la Corte Suprema del Malawi ha confermato la precedente sentenza con cui, nel febbraio scorso, la Corte costituzionale aveva annullato la vittoria del presidente Peter Mutharika alle ultime elezioni generali, denunciando le irregolarità "diffuse, sistematiche e gravi" registrate in occasione dello scrutinio.
Nel clima di tensione sociale e politica si innesta l'emergenza coronavirus: ad aggravare la situazione, la fuga di alcun profughi da un centro di isolamento allestito in uno stadio a Blantyre. Secondo informazioni locali, la polizia e gli operatori sanitari non sono in grado di fermare i fuggitivi a causa della mancanza di adeguati dispositivi di protezione. Almeno 46 di loro sono risultati positivi al coronavirus.
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EUROPA/ITALIA - In tempo di Coronavirus è sempre attuale l'impegno del Beato Scalabrini, in prima linea nelle calamità

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 10:02
Roma – “Oggi più che mai, in tempo di pandemia, è attuale l’impegno del Beato Giovanni Battista Scalabrini, che fu in prima linea durante quelle calamità che lo ricordano come protagonista di una quotidiana, generosa e nascosta beneficienza alle tante persone bisognose, al punto che fu definito ‘principe della carità’. Oggi lo festeggiamo perché segno di un uomo in grado di percepire i bisogni maggiori della sua epoca, con la passione del missionario, nelle speranze, nei drammi e nelle contraddizioni del suo tempo”. A sottolinearlo è suor Neusa de Fatima Mariano, Superiora generale delle suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, in una nota inviata all’Agenzia Fides in occasione della Festa del Beato Giovanni Battista Scalabrini, fondatore della Congregazione, il 1° giugno.
“La sua festa, quest’anno, cade in un momento particolare, in cui tutto il mondo è in ginocchio a causa della pandemia da Covid-19 – aggiunge suor Neusa – E’ anche l’anno dei 125 anni di fondazione della nostra Congregazione, che ci porta a ricordare la donazione fedele di ogni missionaria scalabriniana”. La Superiora generale parla del fondatore come di un uomo dal “carattere forte e amabile, concreto e creativo”, con “capacità organizzative” che lo hanno portato a sostenere i migranti italiani che andavano con speranza in America Latina. “In Scalabrini troviamo un rinnovato stimolo a continuare e crescere nella nostra identificazione carismatica con lui, che alimenta il cammino e la risposta vocazionale quotidiana, che fa abitare con il cuore le migrazioni – aggiunge – Per avere uno ‘stile scalabriniano, con un volto femminile del carisma, non possiamo ripetere ciò che il beato Scalabrini ha fatto con i migranti del suo tempo, ma ispirandoci alla sua testimonianza evangelica abbiamo una missione da conservare, un’eredità da trasmettere, frontiere da abitare come luoghi di interrelazione”. Alle suore scalabriniane, alle formande, ai laici, la superiora ha chiesto di “fare di questa celebrazione un’occasione per far conoscere il beato Giovanni Battista Scalabrini e la sua opera sempre attuale, per risvegliare la sua devozione”.
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AFRICA/CAMERUN - “Oggi in Camerun a parte i casi noti, segnalati o rilevati, non si può avere un'idea o la proporzione esatta dello sviluppo del COVID-19” dice un sacerdote

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 09:34


Yaoundé – “Benché tutte le dieci regione del Paese siano colpite, vi sono livelli ben diversi di contagio, con alcuni epicentri dai quali si sono diffusi i contagi nel resto del Camerun. Questi epicentri sono: le città di Yaoundé, Douala e Bafoussam” scrive p. Moïse Tam Nkudé, CICM, parroco della parrocchia Notre - Dame de la Paix Gadji, nella diocesi di Batouri, nell’est del Camerun.
“Il trasporto su strada è stato un fattore importante per la propagazione dell’infezione dai centri maggiormente colpiti al resto del Paese” sottolinea il sacerdote, che fa riferimento ai dati riportati dalle autorità.
“Naturalmente, le persone testate positive nell’insieme del Camerun non mostrano la situazione reale. È possibile che le persone colpite siano molte di più. I centri sanitari all'interno del paese e gli ospedali regionali non hanno attrezzature o materiali sufficienti per prove sistematiche” spiega p. Nkudé. “Già il prendersi cura dei pazienti ordinari è problematico. Oggi in Camerun a parte i casi noti, segnalati o rilevati, non si può avere un'idea o la proporzione esatta dello sviluppo del COVID-19”.
I fattori culturali hanno poi una forte incidenza sulla progressione della pandemia nel Paese. “La malattia spesso inizia in famiglia senza che il paziente stesso e familiari lo sappiano, esponendosi così a loro volta, al contagio, come del resto i vicini che gli rendono visita. Si sa che in Africa e in particolare in Camerun, quando qualcuno è malato, un grande numero di familiari, vicini e amici visitano il paziente. È un problema antropologico e sociologico” sottolinea p. Nkudé. “Una volta accertato che la persona ha contratto la malattia COVID-19, familiari e amici sono sottoposti a loro volta ai controlli, con conseguenti crisi psicologiche degli stessi”.
Il dramma si accentua in caso di morte del paziente, perché le regole sanitarie vietano che le spoglie siano restituite alla famiglia. Le autorità procedono all'immediata sepoltura da parte di squadre specializzate. Solo pochi membri della famiglia sono autorizzati ad assistere alla sepoltura. L’usanza vuole che le famiglie trasportino il defunto nel villaggio di origine, per organizzare il funerale con tutti i rischi che ciò comporta. È per questo motivo, non è consentito consegnare le spoglie alle famiglie. Anche le tradizionali operazioni di lavaggio del corpo e di vestizione sono proibite per ragioni sanitarie.
“Si sono verificati scontri tra le famiglie e il personale del servizio sanitario e le forze dell'ordine. Alcune famiglie contestano i certificati di morte rilasciati da medici, che attestano che il loro caro aveva contratto il COVID-19. Vi sono medici che rilasciano a pagamento certificati di morte falsi per permettere lo svolgimento dei funerali” dice il sacerdote.
Naturalmente le attività economiche sono duramente colpite dal lock down, in particolare coloro che lavorano tutti i giorni nel settore informale. Le violenze in famiglia sono in crescita, oltre ai furti e rapine. “Nelle parrocchie le collette sono calate drasticamente. Sono stati lanciati appelli per aiutare i sacerdoti in difficoltà” dice p. Nkudé che conclude rivolgendo un appello alla Vergine Maria che “sostenga l’umanità sofferente, perché trionfi la vita sulla morte”.


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VATICANO - Aiuti del Fondo POM per l’emergenza Covid a Sao Tome e Principe, Sierra Leone, Ciad e Guinea

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 08:37
Città del Vaticano – Il Fondo di emergenza istituito da Papa Francesco presso le Pontificie Opere Missionarie per sostenere le Chiese dei paesi di missione che si trovano ad affrontare la pandemia di Covid-19 , continua a prendere in esame le numerose richieste che pervengono e ad inviare aiuti alle diocesi. Presentiamo brevi cenni sulla situazione che stanno vivendo e sulle necessità più urgenti di alcune diocesi dell’Africa a cui sono stati assegnati sussidi.
La diocesi africana di Sao Tomé e Principe vive abitualmente in una situazione di grande povertà e le carenze sono state ulteriormente aggravate dalla pandemia di Covid-19: i salari sono bassi e la vita è molto cara. La maggior parte della popolazione vive grazie al turismo, ma la chiusura dell’aeroporto per la pandemia ha avuto come conseguenze la chiusura di alberghi e attività di ristorazione, con ripercussioni su tutto l’indotto. La sospensione delle messe con la partecipazione dei fedeli ha costretto a ricorrere alla televisione e alla radio per trasmettere celebrazioni e momenti di preghiera, che però comportano elevati impegni economici per la Chiesa locale, che non riesce a coprire le spese per la gestione ordinaria.
La diocesi di Kenema, in Sierra Leone, comprende una zona prevalentemente rurale, dove la maggior parte della popolazione dipende dall’agricoltura di sussistenza. La disoccupazione colpisce il 70 per cento della popolazione. I sacerdoti e le comunità religiose dipendono per il loro sostentamento dalle offerte dei fedeli, e ora, con la chiusura delle chiese per la pandemia, la situazione è grave. Una delle principali emergenze è data dalla mancanza di informazioni sul Covid-19: le persone non conoscono il virus, le sue conseguenze e come si diffonde, quindi non seguono le norme igieniche di prevenzione, prima tra tutte il distanziamento sociale. La Sierra leone è un paese povero con un sistema sanitario molto fragile, l’eventuale aumento di contagi provocherebbe un collasso generale.
Anche la maggior parte degli abitanti della diocesi di Sarh, in Ciad, trae il suo sostentamento dall’agricoltura. Dal 21 marzo le attività liturgiche e pastorali della diocesi sono state sospese a causa della pandemia da coronavirus e delle severe norme emanate dal governo per fronteggiarla. Anche le scuole sono state chiuse, come i due seminari esistenti a Sarh. La Caritas diocesana e quelle parrocchiali si trovano a dover affrontare difficoltà enormi, in quanto coordina anche tra centri sanitari. Attraverso programmi radiofonici la Chiesa informa sul coronavirus e sulle norme precauzionali da seguire. Urgono aiuti per la Caritas diocesana, perché possa rispondere alle domande delle Caritas parrocchiali per l’acquisto di cereali, e per i sacerdoti e le comunità religiose che in questa situazione sono privi di ogni sostentamento.
La diocesi di Kankan, in Guinea, che già vive una situazione economica molto difficile, vede con particolare inquietudine le conseguenze della pandemia. La maggior parte della popolazione lavora duramente per guadagnarsi qualcosa da vivere attraverso piccoli commerci, lavori nei campi e occupazioni saltuarie nel settore informale. Le norme emanate per combattere la pandemia hanno provocato un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei trasporti, mentre la chiusura delle chiese e delle attività pastorali ha colpito duramente, mettendo in pericolo la vita di fede. Le comunità infatti hanno bisogno di una presenza regolare di sacerdoti, religiosi, religiose e operatori pastorali che mantengano viva la fede e l’impegno per l’evangelizzazione. Costoro, nonostante la loro dedizione e il loro impegno, devono spostarsi da un luogo all’altro percorrendo lunghi tragitti e si trovano esposti ad ogni rischio, hanno quindi bisogno di assistenza per poter continuare la loro missione.
Categorías: Dalla Chiesa

VATICANO - Altri aiuti del Fondo POM per l’emergenza Covid a Sao Tome e Principe, Sierra Leone, Ciad e Guinea

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 08:37
Città del Vaticano – Il Fondo di emergenza istituito da Papa Francesco presso le Pontificie Opere Missionarie per sostenere le Chiese dei paesi di missione che si trovano ad affrontare la pandemia di Covid-19 , continua a prendere in esame le numerose richieste che pervengono e ad inviare aiuti alle diocesi. Presentiamo brevi cenni sulla situazione che stanno vivendo e sulle necessità più urgenti di alcune diocesi dell’Africa a cui sono stati assegnati sussidi.
La diocesi africana di Sao Tomé e Principe vive abitualmente in una situazione di grande povertà e le carenze sono state ulteriormente aggravate dalla pandemia di Covid-19: i salari sono bassi e la vita è molto cara. La maggior parte della popolazione vive grazie al turismo, ma la chiusura dell’aeroporto per la pandemia ha avuto come conseguenze la chiusura di alberghi e attività di ristorazione, con ripercussioni su tutto l’indotto. La sospensione delle messe con la partecipazione dei fedeli ha costretto a ricorrere alla televisione e alla radio per trasmettere celebrazioni e momenti di preghiera, che però comportano elevati impegni economici per la Chiesa locale, che non riesce a coprire le spese per la gestione ordinaria.
La diocesi di Kenema, in Sierra Leone, comprende una zona prevalentemente rurale, dove la maggior parte della popolazione dipende dall’agricoltura di sussistenza. La disoccupazione colpisce il 70 per cento della popolazione. I sacerdoti e le comunità religiose dipendono per il loro sostentamento dalle offerte dei fedeli, e ora, con la chiusura delle chiese per la pandemia, la situazione è grave. Una delle principali emergenze è data dalla mancanza di informazioni sul Covid-19: le persone non conoscono il virus, le sue conseguenze e come si diffonde, quindi non seguono le norme igieniche di prevenzione, prima tra tutte il distanziamento sociale. La Sierra leone è un paese povero con un sistema sanitario molto fragile, l’eventuale aumento di contagi provocherebbe un collasso generale.
Anche la maggior parte degli abitanti della diocesi di Sarh, in Ciad, trae il suo sostentamento dall’agricoltura. Dal 21 marzo le attività liturgiche e pastorali della diocesi sono state sospese a causa della pandemia da coronavirus e delle severe norme emanate dal governo per fronteggiarla. Anche le scuole sono state chiuse, come i due seminari esistenti a Sarh. La Caritas diocesana e quelle parrocchiali si trovano a dover affrontare difficoltà enormi, in quanto coordina anche tra centri sanitari. Attraverso programmi radiofonici la Chiesa informa sul coronavirus e sulle norme precauzionali da seguire. Urgono aiuti per la Caritas diocesana, perché possa rispondere alle domande delle Caritas parrocchiali per l’acquisto di cereali, e per i sacerdoti e le comunità religiose che in questa situazione sono privi di ogni sostentamento.
La diocesi di Kankan, in Guinea, che già vive una situazione economica molto difficile, vede con particolare inquietudine le conseguenze della pandemia. La maggior parte della popolazione lavora duramente per guadagnarsi qualcosa da vivere attraverso piccoli commerci, lavori nei campi e occupazioni saltuarie nel settore informale. Le norme emanate per combattere la pandemia hanno provocato un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei trasporti, mentre la chiusura delle chiese e delle attività pastorali ha colpito duramente, mettendo in pericolo la vita di fede. Le comunità infatti hanno bisogno di una presenza regolare di sacerdoti, religiosi, religiose e operatori pastorali che mantengano viva la fede e l’impegno per l’evangelizzazione. Costoro, nonostante la loro dedizione e il loro impegno, devono spostarsi da un luogo all’altro percorrendo lunghi tragitti e si trovano esposti ad ogni rischio, hanno quindi bisogno di assistenza per poter continuare la loro missione.
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AMERICA/MESSICO - Se il virus non conosce confini: la carovana verso gli USA non si ferma

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 06:56
Mexicali - Si tratta della frontiera sud della California, negli Stati Uniti, dove arrivano tanti cittadini degli Stati Uniti che vivono in Messico per motivi diversi. Pensionati soli o anche con la loro famiglia, che per lavoro o per la vita sociale continuano a vivere in Messico, dinanzi all'emergenza sanitaria e con la notizia che gli ospedali in Messico sono al collasso dinanzi al Covid, adesso sono ripartiti verso la California.
Mexicali, la capitale della Baja California, ha il terzo numero più alto di casi confermati di Covid-19 in Messico, mentre i suoi principali ospedali sono occupati a più dell'80% della loro capacità.
Altre regioni di confine della California sono pesantemente trafficate, con migliaia di camion e di lavoratori che le attraversano ogni giorno avanti e indietro. Le infezioni nella città di Imperial sono in aumento e il numero di casi confermati di coronavirus è triplicato durante il mese di maggio. Il capo dei vigili del fuoco di Mexicali, Rubén Osuna, ha spiegato alla stampa che i suoi paramedici a volte devono aspettare ore per consegnare sospetti pazienti Covid-19 agli ospedali perché i pronto soccorso sono sovraffollati. Alcuni non riescono ad accedere, tre o quattro sospetti pazienti affetti da coronavirus muoiono ogni giorno nelle loro case in città.
"È incredibile come questa malattia ci abbia insegnato che i confini non esistono" ha affermato Adolphe Edward, direttore esecutivo del Centro regionale Sanitario. Il personale ospedaliero comprende 60 persone che ogni giorno attraversano il confine da Mexicali per andare al lavoro. Circa 1,5 milioni di americani vivono in Messico e oltre 250.000 di loro vivono in città nel sud della California. Quelle aree sono state le più colpite dal coronavirus rispetto ad ogni altro posto nel territorio messicano.
Più di 300 medici a Tijuana e dintorni sono infetti, secondo Yanín Rendón Machuca, capo del sindacato locale degli operatori sanitari. All'ospedale generale della città, solo un quarto del personale rimane al lavoro. I conducenti di ambulanze a Mexicali a volte aspettano ore mentre gli operatori ospedalieri fanno spazio nei corridoi per ospitare più pazienti con Covid-19. Alcune affollate cliniche pubbliche nella città di confine non accettano più pazienti.
Proprio per la continua crescita di casi in questa zona, l'arcidiocesi di Tijuana ha informato che non aprirà le chiese, che avrebbero dovuto essere riaperte oggi, fino a nuove disposizioni del ministero della sanità. I cattolici, che avevano organizzato un servizio di volontari per assistere i più anziani, non sono stati esclusi dai contagi di Covid 19 nonostante i protocolli di sicurezza predisposti all'inizio della pandemia.
Attraverso i social media si continua a partecipare alla messa e a diversi incontri di riflessione e preghiera, ma i sacerdoti sono sempre andati negli ospedali per portare un messaggio di solidarietà e di amore cristiano ai malati.
In Messico, l'emergenza sanitaria segna 93.500 casi con più di 10 mila decessi, ma queste cifre ufficiali sono inferiore a quanto segnala la stampa del paese.

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AMERICA/MESSICO - Una carovana verso gli USA che non viene fermata...

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 06:56
Mexicali - Si tratta della frontiera sud della California, negli Stati Uniti, dove arrivano tanti cittadini degli Stati Uniti che vivono in Messico per motivi diversi. Pensionati soli o anche con la loro famiglia, che per lavoro o per la vita sociale continuano a vivere in Messico, dinanzi all'emergenza sanitaria e con la notizia che gli ospedali in Messico sono al collasso dinanzi al Covid, adesso sono ripartiti verso la California.
Mexicali, la capitale della Baja California, ha il terzo numero più alto di casi confermati di Covid-19 in Messico, mentre i suoi principali ospedali sono occupati a più dell'80% della loro capacità.
Altre regioni di confine della California sono pesantemente trafficate, con migliaia di camion e di lavoratori che le attraversano ogni giorno avanti e indietro. Le infezioni nella città di Imperial sono in aumento e il numero di casi confermati di coronavirus è triplicato durante il mese di maggio. Il capo dei vigili del fuoco di Mexicali, Rubén Osuna, ha spiegato alla stampa che i suoi paramedici a volte devono aspettare ore per consegnare sospetti pazienti Covid-19 agli ospedali perché i pronto soccorso sono sovraffollati. Alcuni non riescono ad accedere, tre o quattro sospetti pazienti affetti da coronavirus muoiono ogni giorno nelle loro case in città.
"È incredibile come questa malattia ci abbia insegnato che i confini non esistono" ha affermato Adolphe Edward, direttore esecutivo del Centro regionale Sanitario. Il personale ospedaliero comprende 60 persone che ogni giorno attraversano il confine da Mexicali per andare al lavoro. Circa 1,5 milioni di americani vivono in Messico e oltre 250.000 di loro vivono in città nel sud della California. Quelle aree sono state le più colpite dal coronavirus rispetto ad ogni altro posto nel territorio messicano.
Più di 300 medici a Tijuana e dintorni sono infetti, secondo Yanín Rendón Machuca, capo del sindacato locale degli operatori sanitari. All'ospedale generale della città, solo un quarto del personale rimane al lavoro. I conducenti di ambulanze a Mexicali a volte aspettano ore mentre gli operatori ospedalieri fanno spazio nei corridoi per ospitare più pazienti con Covid-19. Alcune affollate cliniche pubbliche nella città di confine non accettano più pazienti.
Proprio per la continua crescita di casi in questa zona, l'arcidiocesi di Tijuana ha informato che non aprirà le chiese, che avrebbero dovuto essere riaperte oggi, fino a nuove disposizioni del ministero della sanità. I cattolici, che avevano organizzato un servizio di volontari per assistere i più anziani, non sono stati esclusi dai contagi di Covid 19 nonostante i protocolli di sicurezza predisposti all'inizio della pandemia.
Attraverso i social media si continua a partecipare alla messa e a diversi incontri di riflessione e preghiera, ma i sacerdoti sono sempre andati negli ospedali per portare un messaggio di solidarietà e di amore cristiano ai malati.
In Messico, l'emergenza sanitaria segna 93.500 casi con più di 10 mila decessi, ma queste cifre ufficiali sono inferiore a quanto segnala la stampa del paese.

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AMERICA/VENEZUELA - “Gesto Solidale”: consegna di generi alimentari a 24.000 famiglie

Fides IT - www.fides.org - Mar, 02/06/2020 - 06:06
Margarita - La campagna "Gesto Solidale" è riuscita a distribuire aiuti alimentari a 24 mila famiglie in molte città del paese. Solo nella zona dell'isola Margerita e Coche, in Venezuela, sono state distribuiti viveri a più di 900 famiglie. "Gesto Solidale" è una campagna della Chiesa cattolica che coinvolge missionari, parrocchie, Caritas e altri movimenti cattolici per assistere in questa quarantena per il Covid 19 i più poveri e vulnerabili.
Secondo la nota inviata dalla Conferenza Episcopale Venezuelana a Fides, la campagna guidata da Mons. Fernando Castro, Vescovo della diocesi di Margarita, e coordinata da mons. Ireneo Valbuena, insieme ai sacerdoti, ai religiosi e ai gruppi di Pastorale Social di Margarita delle diverse parrocchie. Dopo uno studio per identificare le persone più bisognose delle diverse aree, hanno distribuito in tutta l'isola 903 pacchi alimentari direttamente alle persone, tra cui: anziani, madri single con figli minori, persone con disabilità e/o malnutrizione e privati ​​della libertà.
In Venezuela, l'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus segna 1662 casi con 17 decessi, ma queste cifre ufficiali sono inferiori a quelle riportate dalla stampa del paese.

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EUROPA/SPAGNA - Il Direttore nazionale delle POM: “Pauline Jaricot è un dono per la Chiesa”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 17:44
Madrid – "Pauline è un dono per la Chiesa" afferma don José María Calderón, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Spagna in un messaggio pervenuto a Fides, in cui commenta la pubblicazione del Decreto che apre la strada alla beatificazione di Pauline Marie Jaricot Fondatrice del “Consiglio della Propagazione della Fede” e del “Rosario Vivente” .
"Nel suo messaggio alle POM dei giovedì 21 maggio – prosegue il Direttore nazionale -, Papa Francesco ha chiesto che la missione non cerchi l’auto-promozione, ma la discrezione e il servizio: sembra che parlasse della fondatrice della più importante Pontificia Opera Missionaria: la Propagazione della Fede!". Don José María Calderón sottolinea: “Pauline Jaricot è passata inosservata ai suoi tempi, pur essendo la più efficace promotrice dell'amore per la missione e dell'aiuto ai missionari. Il miracolo che ora la Chiesa riconosce contribuirà a valorizzare la preziosa spiritualità che ha vissuto e trasmesso”.
Nella nota si richiamano le circostanze del miracolo per intercessione di Pauline Jaricot. Il miracolo approvato dal decreto di Papa Francesco è avvenuto nel 2012, nel 150° anniversario della nascita di Pauline. La piccola Mayline Tran, di tre anni, perse conoscenza a causa del soffocamento per il cattivo transito di cibo. La piccola, ricoverata in ospedale in uno stato disperato dopo il soffocamento e un arresto cardiovascolare di 20 minuti, fu considerata ormai persa. Nonostante la sospensione delle cure mediche, la famiglia si rifiutò di fermare l'assistenza vitale artificiale. Cominciarono quindi una novena a Pauline Jaricot. Poco dopo, la bambina si svegliò, ma con danni al cervello e la prognosi dello stato vegetativo. Tuttavia, contro ogni speranza, è completamente guarita. La guarigione fu sottoposta al Tribunale ecclesiastico dell'Arcidiocesi di Lione, che la esaminò dal 20 luglio 2018 al 28 febbraio 2019. Le sue conclusioni furono inviate alla Congregazione per le Cause dei Santi. La commissione medica ha quindi convalidato la natura inspiegabile della guarigione.
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AFRICA/NIGERIA - Nomina del Vescovo Ausiliare di Umuahia

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 17:14
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco, il 30 maggio 2020, ha nominato Vescovo Ausiliare della Diocesi di Umuahia , il rev.do Michael Kalu Ukpong del clero di Umuahia, finora Cancelliere della medesima Diocesi e Parroco di St. Theresa’s Parish, assegnandogli la sede titolare di Igilgili.
Il rev.do Michael Kalu Ukpong è il nato 15 dicembre 1964 ad Amaekpu Ohafia, nella Diocesi di Umuahia. Ha frequentato l’Immaculate Conception Minor Seminary ad Ahiaeke . Ha compiuto gli studi filosofici presso il Seat of Wisdom Major Seminary ad Owerri e quelli teologici presso il St. Joseph Major Seminary ad Ikot Ekpene . Ha studiato Diritto Canonico nel Klaus-Mörsdorf-Institut für Kanonistik presso la Ludwig-Maximilian-Universität a Monaco e poi Teologia presso l’Università von Regensburg a Ratisbona, ottenendo il Dottorato . È stato ordinato sacerdote il 7 agosto 1993, per il clero della Diocesi di Umuahia.
Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 1993-1994: Vicario parrocchiale di St. Finbarr’s Parish a Umuahia; 1994-1996: Segretario del Vescovo di Umuahia; 1996-1999: Parroco di St. John’s Parish ad Item; 1999-2001: Editore del Lumen Newspaper, della Diocesi di Umuahia; 2001-2003: Cappellano presso la Christ the King Chaplaincy a Umudike; 2004-2014: Studi superiori in Germania; 2008-2011: Vicario parrocchiale di St. Joseph’s Parish a Reinhausen, Diocesi di Regensburg, Germania; 2011-2013: Vicario parrocchiale della Assumption Parish a Ascholtshausen, Diocesi di Regensburg, Germania; 2013-2016: Vicario parrocchiale nell’Unità parrocchiale Berathausen-Pfraundorf, Diocesi di Regensburg, Germania; 2016-2018: Preside della Coronata Secondary School ad Asaga Ohafia; dal 2018: Cancelliere della Diocesi di Umuahia e Parroco di St. Theresa’s Parish a Umuahia.
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AFRICA/CONGO - Erezione della Provincia Ecclesiastica di Owando e nomina del primo Arcivescovo

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 17:12
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco, il 30 maggio 2020, ha eretto la Provincia Ecclesiastica di Owando , elevandola a Chiesa Metropolitana, assegnandole come Chiese suffraganee le Diocesi di Impfondo e Ouesso, e ha nominato primo Arcivescovo Metropolita S.E. Mons. Victor Abagna Mossa, finora Vescovo della medesima Sede. La nuova Provincia Ecclesiastica di Owando nella Repubblica del Congo avrà come suffraganee le Diocesi di Impfondo e di Ouesso. Sarà chiamata anche Provincia Ecclesiastica del Nord.
Link correlati :I dati statistici relativi alla nuova Provincia Ecclesiastica
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AFRICA/CONGO - Erezione della Provincia Ecclesiastica di Pointe-Noire e nomina del primo Arcivescovo

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 17:11
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco, il 30 maggio 2020, ha eretto la Provincia Ecclesiastica di Pointe-Noire , elevando la Diocesi in parola a Chiesa Metropolitana; essa avrà come Chiese suffraganee le Diocesi di Dolisie e Nkayi, e ha nominato primo Arcivescovo Metropolita S.E. Mons. Miguel Ángel Olaverri Arroniz, S.D.B., attuale Vescovo di Pointe-Noire. La nuova Provincia Ecclesiastica di Pointe-Noire nella Repubblica del Congo, avrà come suffraganee le Diocesi di Dolisie e Nkayi. Sarà chiamata anche Provincia Ecclesiastica del Sud-Ovest.
Link correlati :I dati statistici relativi alla nuova Provincia Ecclesiastica
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EUROPA/FRANCIA - Mons. de Brésillac e Pauline Jaricot: protagonisti della straordinaria stagione di impegno missionario del XIX secolo

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 16:55
Roma – Tra i decreti che il Santo Padre Francesco ha autorizzato a pubblicare il 26 maggio, oltre al riconoscimento del miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Pauline Marie Jaricot , figura anche quello riguardante un’altra importante figura del mondo missionario: il Servo di Dio Melchiorre Maria de Marion Brésillac, di cui sono state riconosciute le virtù eroiche, che fu Vescovo titolare di Prusa, già Vicario Apostolico di Coimbatore, Vicario apostolico della Sierra Leone, Fondatore della Società delle Missioni Africane , di cui sono stati celebrati i 150 anni di attività . Era nato il 2 dicembre 1813 a Castelnaudary, in Francia, e morì a Freetown in Sierra Leone, il 25 giugno 1859.
“È una felice coincidenza che unisce il riconoscimento delle virtù eroiche di Mons. de Brésillac al riconoscimento di un miracolo dovuto all’intercessione della Venerabile Pauline Jaricot, nata qualche anno prima di lui e fondatrice dell’opera della Propagazione della Fede” commenta all’Agenzia Fides P. Antonio Porcellato, Superiore generale della Società delle Missioni Africane . “Sono ambedue legati alla città di Lione – prosegue - , lei laica impegnata, trascinatrice di folle nel sostegno con la preghiera e nell’aiuto economico ai missionari, lui fondatore di una società missionaria iniziata in quella città, ambedue protagonisti della straordinaria stagione di impegno missionario nel XIX secolo”.
Come ricorda p. Porcellato “i due si conoscevano: Brésillac è stato sostenuto economicamente dall’opera fondata da Pauline Jaricot sia come Vicario Apostolico di Coimbatore in India, sia come Vicario Apostolico della Sierra Leone, sia come Fondatore della SMA. Era l’epoca delle ‘Missioni Estere’, ora il contesto è cambiato radicalmente, ma da questa fortissima collaborazione tra fedeli in Europa e missionari all’estero emerge con forza che la dimensione missionaria è di tutto il popolo cristiano. Siamo tutti discepoli e missionari come ha scritto Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, e come abbiamo ricordato nel recente Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019.”
Sul significato che questo riconoscimento della Congregazione per le Cause dei Santi, approvato dal Santo Padre, possa avere per i missionari della SMA e, in generale, per il mondo missionario, padre Porcellato sottolinea: “Il fatto che Brésillac sia ora ufficialmente ‘Venerabile’ rallegra non soltanto la Società delle Missioni Africane da lui fondata o altri Istituti ad essa legati, come le Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, fondate dal suo primo collaboratore e successore, P. Agostino Planque. Si rallegra anche la Società delle Missioni Estere di Parigi , il primo degli Istituti Missionari con lo scopo esclusivo delle missioni estere. Di esso Brésillac è stato membro per una quindicina d’anni, fino a quando ha fondato la Società delle Missioni Africane nel 1856. Si rallegra la Chiesa in India, in particolare la Diocesi di Coimbatore, di cui è stato il primo Vicario Apostolico, con una grande azione per far nascere un clero locale preparato e rispettato. Si rallegra infine la Chiesa della Sierra Leone di cui è stato il primo Vicario Apostolico, anche se vi è vissuto soltanto per 40 giorni, vittima di una epidemia di febbre che nel 1859 decimò lui e tutti i suoi compagni”.
La vita e l’opera di questo Vescovo missionario, ora venerabile, ha toccato quindi tre continenti: l’Europa l’Asia e l’Africa. “Oggi forse più di allora – prosegue il Superiore generale SMA - ci accorgiamo che siamo realmente tutti interconnessi e che solo insieme possiamo affrontare le grandi sfide di oggi. Ce lo ricorda la “Laudato Si’” di Papa Francesco, ma nel nostro piccolo lo sperimentiamo anche noi della Società delle Missioni Africane, dove missionari di origine europea, africana e asiatica, ciascuno con il suo apporto specifico, contribuiscono a rendere possibile la missione soprattutto nelle zone del continente africano più lontane e più meno a contatto a con il Vangelo”.
“Per me e spero per tanti di noi, questa tappa nella Causa di beatificazione del nostro Fondatore significa anche la conferma che la sua è una via di santità – conclude padre Porcellato -. Soprattutto conferma la relazione personale e profonda che possiamo avere con lui. Scoprire che il rapporto con lui è quello di un fratello e di un padre che ci è accanto, che ci illumina e ci incoraggia nelle difficoltà della missione. A lui chiediamo con insistenza di intercedere per la liberazione del nostro confratello P. Maccalli, di suor Gloria, di P. Joel e di tutti gli altri missionari rapiti”.
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ASIA/LIBANO - Né monolitismo, né indifferentismo. Patriarca maronita difende il modello istituzionale libanese

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 12:32
Bkerkè – Il modello politico libanese, nella sua singolarità storica, rappresenta un patrimonio da tutelare e applicare, e non un residuo negativo del passato da cui emanciparsi. E quanto ha sottolineato il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai, prendendo posizione nel dibattito innestato in Libano dalle voci di chi, davanti alla crisi economico- politica del Paese dei Cedri, torna a mettere in discussione il sistema istituzionale libanese, che prevede anche la spartizione di cariche politiche e istituzionali in base alle diverse appartenenze confessionali.
In Libano, il delicato modello istituzionale nazionale riserva la carica di Presidente della Repubblica a un cristiano maronita, mentre il ruolo di Primo Ministro deve essere tassativamente attribuito a un musulmano sunnita, e l’incarico di Presidente del Parlamento è riservato a un musulmano sciita . Gli accordi di Ta'if, che nel 1989 hanno sancito la fine della stagione della guerra civile, hanno disposto la parità numerica tra i seggi parlamentari riservati a deputati cristiani e a deputati musulmani.
Nei giorni scorsi, in un discorso televisivo tenuto in occasione della festa di Eid al-Fitr, a conclusione del mese islamico di preghiera e digiuno del Ramadan, lo Sheikh sciita jafarita Ahmad Qabalan aveva attaccato duramente il sistema politico-istituzionale libanese confermato dagli accordi di Ta’if, definendolo alla stregua di una “fattoria di sette”, che ha finito per far crescere la corruzione e settarismo, affamando il popolo. Il sistema libanese – ha aggiunto il leader sciita – è stato creato “su base settaria e tirannica per servire un progetto imperialista e monopolista. Questa formula adesso si è esaurita…. E non è più valido per uno Stato che si addica agli esseri umani e ai cittadini”.
Alle parole dure del rappresentante sciita, il Patriarca maronita ha risposto indirettamente, senza citarlo, nell’omelia celebrata domenica 31 maggio, solennità di Pentecoste. Il Libano – ha sottolineato il Cardinale Bechara Rai – rappresenta un modello politico che rispetta tutte le comunità di fede, senza imporre una religione di Stato o un determinato libro religioso come sorgente delle leggi e dell’impianto giuridico nazionale. Si tratta di un modello singolare, che va protetto da coloro che con la scusa di volerne correggere i difetti puntano in realtà a cancellare la sua feconda “anomalia”.
Sabato 30 maggio, celebrando una messa in occasione della festa della rete televisiva cattolica Noursat- Télé Lumière, il Patriarca Bechara Rai aveva già ricordato che il sogno dei fondatori del Libano era quello di creare una “Patria per tutti”, dove anche le diverse comunità di fede potessero convivere sfuggendo sia al “monolitismo” religioso delle società orientali che alla “fusione indifferenziata” delle identità che prevale nelle società occidentali. .


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AFRICA/COSTA D’AVORIO - "Attrazione, gratuità e umiltà" le parole chiave del messaggio del Papa alle POM per il Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 10:54

Abidjan - “È con grande gioia ed entusiasmo che diamo il benvenuto al messaggio del Santo Padre che ci galvanizza e ci dà forza e che ci offre un orientamento per il lavoro che dobbiamo compiere nell'ambito delle Pontificie Opere Missionarie”, ha dichiarato p. Jean Noel Gossou, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Costa d'Avorio, nel ricevere il Messaggio di Papa Francesco alle POM, domenica 21 maggio, festa dell'Ascensione del Signore.
Papa Francesco, come da tradizione, invia un messaggio alle POM durante la loro assemblea generale a Roma. Quest'anno però a causa della crisi sanitaria dovuta al Covid-19, l’incontro non ha potuto essere tenuto. In ogni caso il Papa ha voluto consegnare loro questo messaggio, nel quale il Santo Padre spiega che la missione è un dono gratuito dello Spirito, non mancando di mettere in guardia contro le insidie che possono impedire le attività missionarie.
Il Direttore delle POM in Costa d'Avorio rimarca tre aspetti del messaggio del Papa: “attrazione, gratuità e umiltà”.
"Prima di tutto il Papa parla di una missione che non è nostra, quella che appartiene a Dio e da lì, il carattere dell'attrazione, è Dio che ci attira a lui. Successivamente parla anche di gratitudine e gratuità che ci spingono a proiettarci nell'impegno missionario. Infine il Papa evoca una concreta vicinanza nella missione e questa vicinanza ci chiede di andare al cuore del bisogno esistenziale dell'uomo, così come la predilezione per i piccoli e i poveri”, dice p. Gossou .
Facendo riferimento alle trappole da evitare per il lavoro missionario sulle quali il Santo Padre ha messo in guardia nel suo messaggio, il Direttore nazionale delle POM in Costa d'Avorio intende "mettere in pratica le istruzioni impartite dal Papa per evitare il lavoro burocratico, prendendo in considerazione tutte le realtà pastorali del nostro Paese a partire dai bambini nel loro movimento, nella loro espressione di fede, ai giovani, adolescenti e adulti in modo che le POM della Costa d'Avorio possano mettere in luce gli orientamenti dati da Papa Francesco”.



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AMERICA/BRASILE - "Tempo de Cuidar": campagna di aiuti verso le persone più vulnerabili per la crisi del Covid-19

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 10:33
Belo Horizonte – Pacchi alimentari contenenti riso, fagioli, zucchero, farina, pasta, latte, uova, olio e sardine, oltre ad articoli per l'igiene personale come sapone e candeggina per la pulizia sono una parte degli aiuti distribuiti dalla Chiesa cattolica attraverso la campagna "Tempo de Cuidar" alle fasce più vulnerabili del Paese. La campagna, lanciata a Pasqua, è stata promossa dalla Conferenza episcopale brasiliana insieme alla Caritas e al supporto della Fondazione Banco do Brasil che mira a rafforzare la solidarietà in un periodo gravemente segnato dalla pandemia di coronavirus come quello attuale. “È tempo di ricostruire e aprire una nuova strada. È tempo di vivere una nuova esperienza di solidarietà, di collaborare e aiutare i più bisognosi” ha dichiarato il presidente della Conferenza episcopale brasiliana, mons. Walmor Oliveira de Azevedo, Arcivescovo di Belo Horizonte.
“Oggi il Brasile è il Paese più colpito dalla pandemia della regione, con oltre 400 mila contagi di Covid 19” si legge in una nota pervenuta all’Agenzia Fides, “e la Caritas nazionale ha reagito alla crisi fornendo in un solo mese generi alimentari e kit per la protezione e l’igiene personale a 114.000 persone.
La campagna è stata lanciata in 58 diocesi e interessa centinaia di città. Il 60% di coloro che finora hanno ricevuto aiuti è composto da disoccupati e soprattutto madri single. Tra i beneficiari del progetto anche molti migranti, rifugiati e senzatetto.
Caritas Brasile sta lavorando con una vasta rete di solidarietà che comprende volontari, parrocchie, operatori pastorali, comunità e organizzazioni sociali per garantire assistenza alle persone più vulnerabili.

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ASIA/INDIA - Preghiera ecumenica per Pentecoste: portare nuova speranza per l'India

Fides IT - www.fides.org - Lun, 01/06/2020 - 10:11
New Delhi India - “In questi tempi difficili, mentre combattiamo il Covid-19, preghiamo per la guarigione dei malati e per la ripresa della nostra terra. Come una famiglia di Dio, siamo in accordo e uniti dalla stessa fede in questa solenne preghiera". Così ha detto il Cardinale Oswald Gracias, Presidente della Conferenza episcopale del'Indiana in un messaggio in occasione della grande preghiera ecumenica che tutte le confessioni cristiane in India hanno il 31 maggio, festa di Pentecoste. Tutti i fedeli si sono impegnati a portare speranza alla nazione attraverso la preghiera, la lode e il ringraziamento. Le comunità cristiane in ogni angolo della nazione, e appartenenti a tutte le denominazioni e comunità, hanno celebrato quella che è stata intitolata "Preghiera della Speranza".
"Alziamo le nostre voci, il nostro canto e le nostre preghiere e suoniamo la campana della chiesa per fa risuonare il suono della speranza in ogni angolo della nostra nazione", annunciava un comunicato del Christian Media Forum, giunto a Fides, mentre, a mezzogiorno le campane di tutte le chiese hanno suonato, come segno di speranza.
Nel programma vi è stata la preghiera per "gli eroi silenziosi" che combattono il coronavirus, come medici, infermieri e operatori sanitari. I cristiani in India hanno pregato anche per la polizia e per tutti coloro che, nel bel mezzo della pandemia, continua a lavorare per garantire i servizi essenziali, ha detto a Fides padre John Paul, membro del Christian Media Forum. "Tutti coloro che sono in prima linea nella lotta al virus hanno bisogno della protezione speciale di Dio", ha detto. "La festa della Pentecoste, 50 giorni dopo la Risurrezione, è il giorno in cui è stata formata la Chiesa ed è quindi un giorno molto solenne e importante per la comunità: è bello dare un segno di unità", ha spiegato.
Momento centrale della preghiera ecumenica, che ha unito i fedeli di tutte le confessioni sul territori indiano, è stata la recita simultanea del "Padre Nostro" per la nazione. Il programma si è concluso anche con il canto comune dell'inno nazionale, in segno di piena appartenenza dei cristiani alla Madre patria India.
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