La Comunità Missionaria di Villaregia di Lonato del Garda esprime il suo grazie a tutti gli operatori sanitari con una Messa e con la pubblicazione di alcune loro testimonianze


Durante questo periodo di pandemia spesso abbiamo sentito il Papa elogiare l’impegno e la dedizione con cui gli operatori sanitari hanno risposto alla crisi che ha investito il nostro Paese e in particolar modo la Lombardia.

 

Ospedali saturi di ammalati, disperazione, sgomento… e in mezzo a tutta questa confusione medici, infermieri, operatori socio sanitari e operatori del pronto intervento che con grande senso di responsabilità non hanno mollato, lottando senza arrendersi contro questo nemico crudele e sconosciuto.

 

Non a caso papa Francesco, durante la Giornata internazionale dedicata agli operatori sanitari si è rivolto a loro con parole di gratitudine e affetto definendoli “santi della porta accanto” a servizio dell’umanità sofferente. Una professione da riconoscere e valorizzare perché a servizio della vita, fatta di vicinanza, ascolto e dedizione.

 

Per questo motivo anche la Comunità Missionaria di Villaregia di Lonato desidera porgere il suo sincero ringraziamento a tutti loro.

Lo fa anzitutto dedicando la celebrazione di sabato 16 maggio, affidandoli al Signore perché li sostenga nel loro servizio con i malati Covid 19, poi condividendo la testimonianza di alcuni di loro che in tempi normali frequentano la Casa dei missionari e che in questi ultimi 2 mesi hanno lavorato nei reparti Covid della Lombardia.

1a Testimonianza 

Sono Maria Luce, volontaria della Comunità Missionaria di Villaregia di Lonato da 8 anni e infermiera da 31 in un reparto di medicina.

Come tutti, sentivo notizie sul Covid, ma sembrava qualcosa di così lontano... Quando qualcuno mi chiedeva informazioni, io rispondevo sempre che era lontano da noi, che noi non eravamo interessati… Poi, un pomeriggio ai primi di marzo, come una doccia fredda mi dicono che dobbiamo mandare i pazienti altrove per accogliere una ventina di pazienti Covid positivi… giunti uno dietro l’altro e tutti bisognosi di ossigeno ad altra pressione.

Per noi era nuovo il nemico da combattere, non avevamo avuto nessuna preparazione. L’ossigeno in scafandro lo avevo affrontato altre volte, ma così tanti pazienti tutti insieme, tutti ad alta intensità di cura… era spaventoso… Loro stavano soffocando ed erano catapultati in una realtà così terribile e senza neanche il conforto di nessuno dei propri cari; vedevano solo tante figure conciate da sembrare marziani che andavano e venivano sempre in fretta, nessuno si fermava a parlare con loro più di qualche secondo perché loro erano tanti e noi invece pochi e inermi…

Abbiamo dovuto imparare ad accettare che questo virus è un nemico subdolo e infido, che improvvisamente le condizioni del paziente possono peggiorare: qualcuno veniva trasferito in rianimazione intubato e qualcun altro purtroppo se ne andava…  senza neanche il tempo di poter dire una preghiera per lui, solo un “Signore pensaci tu” così, al volo… Non riuscivamo a smettere di pensare a loro, alla loro sofferenza… Eravamo automi che correvano cercando di fare tutto per tutti senza fermarsi a riflettere che erano persone quelle con cui lavoravamo, perché avevamo paura che il cuore prendesse il sopravvento, impedendoci di fare il nostro lavoro in modo efficiente…

A fine turno però tutta la nostra umanità veniva fuori: consegnato ai colleghi il reparto, chiusi nello spogliatoio piangevamo tutte le nostre lacrime, che inoltre non potevamo portare a casa, non potevamo far soffrire i nostri cari, non potevamo trasmettergli la paura che magari il nemico era su di noi e potevamo infettarli…

Se forse c’è un aspetto bello in tutto questo, è che siamo riusciti a fare gruppo con i colleghi, abbiamo creato una famiglia unita dalla sofferenza.

Poi dopo circa venti giorni sembrava che il virus avesse deciso di essere meno cattivo, o forse eravamo diventati noi più bravi ad affrontarlo: lui, sempre ad infettare (c’era sempre gente sotto scafandro, sotto ossigeno), noi che adesso riuscivamo anche a trovare il tempo per parlare con loro, per riuscire ad avere uno scambio di parole, a lavorare mostrando amore. Abbiamo aiutato tanti anziani a vedere i propri cari facendo le videochiamate… come erano felici, dopo tanto tempo!!! Ed anche noi, finalmente!!!

E ora, dopo oltre due mesi, anche noi stiamo riuscendo a dormire la notte senza avere più incubi.

Pensando a quello che abbiamo vissuto, abbiamo paura, sembra un incubo in cui abbiamo terrore di ricadere. Sappiamo di aver fatto qualcosa di forte, ma soprattutto sappiamo che abbiamo potuto affrontarlo perché ora come non mai il Cielo è stato sommerso di preghiere e suppliche per noi e per chi stava male.

Non ci sentiamo eroi, siamo persone normali, che credono in Dio e nell’amore verso il prossimo!

 

2a Testimonianza

Sono Paola, operatrice socio sanitaria che ha lavorato temporaneamente nel reparto Covid 19 dell'ospedale di Desenzano del Garda per rispondere all'emergenza.

Ho visto decine di persone in un letto di ospedale positive al coronavirus... Spaventate, smarrite e incredule ad affrontare questo calvario.

Noi operatori bardati dalla testa ai piedi per protezione come fossimo degli extraterrestri... e loro, i pazienti, sotto a caschi o maschere per poter respirare... una situazione da fantascienza...

Ci si faceva forza per portare una parola di conforto, una carezza e stringendo la loro mano nella nostra ci si guardava con occhi lucidi. Chi poteva lo aiutavamo a fare una videochiamata ai propri cari... sotto quei caschi per l'ossigeno il volto di chi si fidava di te, con la speranza nel cuore.

Ho pregato per loro, ho pregato per me e per chi purtroppo ci ha lasciato.

 

3a Testimonianza

Sono Marcella, volontaria della Comunità Missionaria di Villaregia di Lonato. Lavoro presso l'ospedale di Desenzano come infermiera. In questo periodo di emergenza sanitaria tutti gli ospedali, in particolare quelli lombardi, si sono trovati a far fronte a questo "virus malefico". Sicuramente non è stato facile: riunioni urgenti, modifiche organizzative, personale riassegnato a nuove unità adibite ad accogliere i malati di coronavirus, sospensioni di ferie... Sento di dover esprimere un grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito ad affrontare la crisi.

Anche se non ho lavorato a stretto contatto con i malati Covid 19 emotivamente mi sento molto provata. Ricordo il volto triste degli operatori, il silenzio segno del dolore che ognuno portava nel cuore. Tante lacrime versate, notti insonni, paura di ammalarsi. Numerosi operatori hanno scelto di trasferirsi temporaneamente presso altre abitazioni per tutelare la famiglia. Ho visto tanta solidarietà da parte di persone non dipendenti dell'ospedale che hanno offerto gratuitamente alloggi e fatto donazioni.

Pensare agli ammalati, alla loro solitudine, al non poter avere accanto una persona cara per l'ultima volta mi ha reso particolarmente triste. Ho accolto con dolore i sentimenti di persone a me care che hanno perso il loro papà. 

Quello che mi ha sostenuta in questo periodo è stata la preghiera. Il Signore è sempre stato la mia forza.

Mi auguro che la solidarietà e la fratellanza che ho visto in questi mesi possa durare nel tempo e soprattutto mi auguro che duri nei confronti dei nostri fratelli più poveri che vivono, oggi più che mai, in situazioni di disagio e sofferenza.

 

Ringraziamo Maria Luce, Paola e Marcella per quanto ci hanno donato.

Ricordiamo che la Comunità Missionaria di Villaregia è presente in molti paesi colpiti dall'emergenza Coronavirus in cui la situazione sanitaria è molto precaria, i più poveri non hanno la possibilità di curarsi e procurarsi un pasto purtroppo è un grave problema.

Ringraziamo tutti coloro che desiderano dare il loro contributo economico per migliorare questa situazione.