AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: "Facciamo un serio appello al rispetto reciproco e ad agire in pace"

Fides IT - www.fides.org - 8 horas 27 minutos atrás
Caracas – “Siamo consapevoli della fatica e tante volte della delusione del popolo venezuelano… ma la sua volontà per un cambio di rotta è ferma. Ecco perché partecipa e prende una nuova aria di speranza, mentre la crisi continua ad acuirsi: fame, mancanza di medicine e servizi pubblici, impoverimento, l'alto costo della vita continuano ad aumentare, così come l'alto numero di fratelli che emigrano fuggendo dalla travolgente situazione del Paese. Tutto ciò crea, insieme a delusione e disincanto, un risentimento estremamente pericoloso per le sue possibili conseguenze in futuro”, con queste parole, La Conferenza Episcopale del Venezuela vuole incoraggiare i fedeli cattolici ad affrontare la situazione che vive il paese, in una dichiarazione inviata a Fides e pubblicata ieri.

La chiamata alla manifestazione contro il governo da parte dell’opposizione, che secondo dati d’agenzie si prepara massiccia, è apparsa come un’altra opportunità a coloro che vogliono cambiare la situazione politica con ogni mezzo. Ecco perché la Chiesa chiama anche ad una reazione matura e pacifica da parte della popolazione:
“Facciamo un serio appello al rispetto reciproco e ad agire in pace. La partecipazione può essere un preludio a un passo importante nella risoluzione dei nostri problemi. È tempo di prendere in considerazione le persone come un vero soggetto sociale, in grado di risolvere le difficoltà che ci affliggono tutti e di contribuire con la loro saggezza popolare alle soluzioni che puntano al bene comune di tutti, senza eccezioni”, ribadisce la dichiarazione dei vescovi.

La Chiesa in Venezuela, come documentato da Fides e da altri organi di stampa, ha sempre proposto la via del dialogo per risolvere la crisi nel paese , ma come ha dichiarato il Cardinale Urosa Savino , un dialogo con 4 condizioni: "La restituzione dei poteri all'Assemblea nazionale, gli aiuti umanitari per risolvere la crisi della fame, il rilascio dei prigionieri politici e elezioni eque e pulite".


Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/CAMERUN - Giornata mondiale dei poveri, i Carmelitani: “La vicinanza ai più bisognosi è una priorità per la Chiesa”

Fides IT - www.fides.org - 10 horas 10 minutos atrás
Yaoundé - “Attualmente in Camerun il problema della povertà si è aggravato: c’è fame, manca da mangiare, i prezzi sono alti a causa dell’alto tasso d’inflazione e la gente fatica ad avere il necessario. Molte famiglie non riescono nemmeno a coprire le spese sanitarie e a pagare le tasse scolastiche. È diventato difficile per loro anche riuscire garantirsi un pasto al giorno”. Così padre Jerome Paluku, Segretario per la cooperazione missionaria dell’ordine dei Carmelitani Scalzi, racconta all'Agenzia Fides la situazione in cui versa la maggior parte della popolazione nel paese africano.
Nella parrocchia di Nkoabang situata a Bitotol, quartiere a sud est della capitale, Yaoundé, i Carmelitani operano da oltre 20 anni: “Il nostro carisma - spiega - è proprio quello dell’annuncio e anche della solidarietà, soprattutto verso i deboli, i poveri, e gli abbandonati. Cerchiamo di capire quali sono i loro bisogni e di aiutarli il più possibile”. Proprio come segno di vicinanza e prossimità verso i più vulenrabili, domenica 17 novembre, in occasione della terza “Giornata mondiale dei Poveri”, istituita da Papa Francesco, nella parrocchia di Nkoabang sono state organizzate iniziative speciali per persone in difficoltà: “I nostri confratelli fanno visita periodicamente ai tanti ammalati del quartiere, portando loro, oltre ai i Sacramenti, anche cibo, beni di prima necessità e medicine”.
“La speranza dei poveri non sarà mai delusa” è il tema proposto quest'anno dal Papa a tutti i cattolici e alle persone di buona volontà: “Le nostre missioni a sostegno della popolazione camerunese a Nkoabang - riferisce padre Jerome - sono state realizzate grazie alla collaborazione della Ong spagnola Manus Unidas, e ad oggi si finanziano anche con i proventi che derivano dall’attività di una fattoria che alleva galline e maiali, e dalla coltivazione di palmeti”. “A Nkolbisson, sobborgo a nord della capitale, dove ha sede il nostro seminario, sono stati costruiti dei pozzi per portare l’acqua potabile”, agigunge. I missionari garantiscono, inoltre, cure gratuite agli ammalati grazie al lebbrosario gestito dalle suore carmelitane nella cittadina di Douala, a sud del paese sulla costa atlantica. “E' un segno di vicinanza per questa gente - continua il segretario - per donare loro un sorriso e la speranza di una vita migliore”.
Le sfide che il Camerun deve affrontare per migliorare le condizione di vita della sua popolazione sono ancora molte: la povertà è ancora al 37,5%, nella scala dell’Indice di Sviluppo Umano stilato dalle Nazioni Unite è classificato al 153esimo posto su 187 paesi. Le carestie, i cambiamenti climatici e un tasso d’inflazione ancora abbastanza alto hanno reso ancora più instabile l’economia, prevalentemente agricola. “La situazione - conferma p. Paluku - è peggiorata a causa della malnutrizione e colpisce soprattutto bambini e anziani, le persone più vulnerabili dal punto di vista fisico e spesso si ammalano di malaria”, sottolinea. Ma anche i poveri sono pronti alla solidarietà: “Il popolo camerunese – conclude - è molto disponibile a condividere: il poco che ha lo offre volentieri a favore di chi ha più bisogno”. ES)


Link correlati :Guarda la video intervista sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
Categorias: Dalla Chiesa

EUROPA/SPAGNA - “Il «portico» della Chiesa di Papa Francesco”: il Cardinale Filoni all’Università San Damaso

Fides IT - www.fides.org - 10 horas 11 minutos atrás
Madrid – “Fin dagli inizi del suo pontificato, Papa Francesco ha chiamato tutta la Chiesa, che viveva un momento di staticità, a uno slancio e a uno zelo rinnovato nell’evangelizzare in ambito contestuale, ossia tenendo conto della realtà ecologica, dei popoli e delle loro culture, ma non come delega ad alcuni di questa missione, bensì come battezzati che assumono l’impegno di evangelizzare, in quanto intrinseco al dono e al mistero della fede”. Lo ha sottolineato ieri, 15 novembre, il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che ha preso la parola durante la XII Giornata Accademica organizzata dall’ Universidad San Damaso – Facoltà di Diritto Canonico, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Madrid, del Tribunale Ecclesiastico e della Scuola di Pratica Giuridica.
“Il «portico» della Chiesa di Papa Francesco. Visione e dimensione missionaria” è stato il tema della relazione del Cardinale, che ha sottolineato come l’intento del Papa sia quello di “mutare una mentalità, una certa «cultura» di Chiesa, perché questa passi da una realtà sedentaria, strutturata e quieta ad una prospettiva di “Chiesa in uscita”, in “missione nel mondo”… In questo contesto, ogni attività ecclesiale, compreso quella giuridica, teologica o semplicemente pastorale, ha una rilevanza missionaria”.
Immaginando di entrare in un edificio che simbolicamente corrisponde al Pontificato di Papa Francesco, il Cardinale Filoni ha spiegato: “Varcata la porta, ci troviamo di fronte ad un ampio cortile, dove sostano e s’incontrano uomini e donne del nostro tempo, senza distinzione di lingua, razza e dai molteplici interessi. Questo atrio dischiude tre portici. Sul primo c’è l’incipit di un documento programmatico del pontificato di Papa Francesco: Evangelii Gaudium, sul secondo quello del cantico delle creature di Francesco d’Assisi, Laudato si’, sul terzo quello della Lettera Sulla fratellanza umana per la pace e la convivenza comune.”
L’ambito del primo portico riguarda essenzialmente la Chiesa, ha sottolineato il Cardinale Filoni, non la struttura della Chiesa, ma “incontrare e portare a tutti Gesù Cristo, fonte della vera gioia”. Evangelii gaudium intende introdurre la trasformazione missionaria della Chiesa, “una Chiesa che il Papa vede come una madre dal cuore aperto, che fa sue le crisi e le sfide del mondo attuale, senza esclusioni o tentazioni egoistiche, lontano da sterili e mondane polemiche, che generano lacerazioni se non guerre intestine”. Questo documento, ha proseguito, “non si esaurisce in un semplice portico, per quanto attraente, ma apre un cammino che riguarda la vita della Chiesa, la sua missione, il suo ruolo nel mondo”.
Dal momento che la Chiesa di Cristo è in missione nel mondo, si comprende allora un secondo portico, su cui sono incise le parole Laudato si’, “l’incipit della Lettera enciclica con cui Papa Francesco chiama tutti i cristiani e quanti sono animati da buona volontà, ad ascoltare il grido della terra e dei poveri del mondo.”
Il terzo portico riguarda il dialogo inter-religioso, e la guida è costituita dal documento “Sulla fratellanza umana per la pace e la convivenza comune” firmato il 4 febbraio 2019 dal Pontefice e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, al termine della Conferenza Mondiale sulla Fratellanza Umana. “Ciò che sta particolarmente a cuore al Pontefice – ha detto il Cardinale Filoni - sono le relazioni tra le religioni a motivo dei troppi conflitti che spesso si ammantano della giustificazione religiosa, nonché le troppe intolleranze e il proselitismo come forma di accaparramento delle coscienze! Il documento, voluto dal capo della Chiesa cattolica e dal Grande Imam di Al-Azhar, ha un rilevante valore storico, morale, culturale e sociale, tanto più perché avvenuto alla presenza dei rappresentanti di tutte le maggiori confessioni religiose partecipanti alla Conferenza anzidetta, nella quale si è fatto appello al dialogo, alla comprensione, all’accettazione dell’altro e alla convivenza pacifica tra gli esseri umani”.

Link correlati :Il testo integrale della relazione del Cardinale, in spagnolo
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/INDIA - Il Cardinale Bo nel Nordest dell'India: "Gli indigeni Khasi, testimoni di Cristo con la vita"

Fides IT - www.fides.org - sex, 15/11/2019 - 12:45
Shillong - - "Mi è stato detto che voi Khasi siete la prima tribù, tra le tante nel Nordest dell'India, che Dio ha scelto per condividere il dono della fede. Come gli israeliti, voi siete il popolo che è stato scelto in modo speciale, siete benedetti da Dio. Oggi possiamo certamente vedere come abbiate risposto con tutto il cuore alla chiamata del Signore, e con il vostro 'sì' vivete il dono della fede così intensamente. Seguendo il vostro esempio, molte altre tribù hanno abbracciato il cristianesimo. Siete tutti apostoli, e predicate non con le parole ma attraverso la vostra testimonianza di vita. Possa il Signore benedirvi cento volte". Con queste parole il Cardine Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in Myanmar e Presidente della Federazione delle Conferenze Episcoaplei dell'Asia, si è rivolto alla folla di 200mila fedeli delle popolazioni tribali, durante una Celebrazione eucaristica tenuta nei giorni scorsi a Shillong, città nel Nordest dell'India. Il Cardinale era stato invitato in loco dall'Arcivescovo Dominic Jala, intanto scomparso tragicamente in un incidente automobilistico negli Stati Uniti. Nonostante la scomparsa del Vescovo, il Cardinale ha voluto tener fede all'impegno, recandosi nella regione e visitando la comunità..
Ha aggiunto il Cardinale: "Ho sentito tanto parlare della chiesa del Nord Est in India. Sono stato ispirato dalle storie narrate dall'arcivescovo Jala sulla profonda fede e sulla diffusione del Vangelo. Ho sentito parlare delle persone Khasi e del loro amore per il messaggio di Cristo. La vostra è una Chiesa vibrante, mi trasmette molta commozione ed energia spirituale".
Il Card. Bo ha poi rivolto un pensiero "all'amato arcivescovo", ricordando come "l'Eucaristia era per lui la fonte e il culmine della vita spirituale" ed invitando i fedeli a seguire il suo esempio, "sperimentando il Dio vivente, amorevole e liberatore".
"L'Eucaristia è il centro della nostra vita e ci rende evangelizzatori e missionari della Buona Novella. La Chiesa in India nord-orientale è una chiesa evangelizzatrice e missionaria. Hai inviato missionari in varie parti del mondo", ha detto. "Con l'Eucarestia - ha proseguito - Cristo rifiuta le divisioni create dall'uomo e unisce l'umanità di vari contesti sociali ed economici, il re e il povero, il forte o il debole, il sano o il malato: tutti vengono insieme all'altare eucaristico, tutti sono figli di Dio. Alla presenza di Dio, tutti sono uguali"
Ponendo al centro della vita comunitaria l'Eucarestia, "la Chiesa genera speranza e diventa vera comunità di fede. L'Eucaristia ci conduce a quel sogno narrato nell'Apocalisse: il sogno di nuovi cieli e nuova terra", ha concluso, invitando a rispondere con fede e con il Vangelo le sfide della povertà e dell'ingiustizia, che attraversano anche la regione del'India nordorientale.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/SUDAFRICA - Nomina del Vescovo di Aliwal

Fides IT - www.fides.org - sex, 15/11/2019 - 12:11
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Aliwal , il rev. Joseph Kizito del clero della medesima sede, finora Vicario generale e Parroco di Aliwal North Cathedral Parish.
Il nuovo Vescovo è nato il 2 luglio 1967 a Kampala . Ha studiato Filosofia nel Seminario Maggiore St. Augustine’s, Roma , e Teologia in quello di St. John Vianney, Pretoria . È stato ordinato sacerdote il 27 settembre 1997, incardinandosi nella Diocesi di Aliwal. Successivamente ha svolto i seguenti uffici: 1997-1998: Vicario parrocchiale di St. Francis Xavier Parish; 1998-2003: Parroco di St. Augustine’s Parish a Dordrecht; 2003-2013: Parroco di Sterkspruit Catholic Church; dal 2008: Vicario Generale della Diocesi di Aliwal; dal 2013: Parroco di Aliwal Cathedral Parish.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/LIBANO - Crisi libanese, le iniziative del Patriarca Rai per esorcizzare i fantasmi del passato

Fides IT - www.fides.org - sex, 15/11/2019 - 11:40
Beirut – Dopo l’inizio delle manifestazioni di protesta che scuotono il Libano dallo scorso 17 ottobre, ogni giorno, nella chiesa della sede patriarcale maronita di Berkè, alle cinque del pomeriggio c’è la recita del Santo Rosario per invocare il dono della pace per il Libano. La preghiera mariana - a cui ieri, giovedì 14 novembre, si è aggiunta un’ora di adorazione eucaristica - viene trasmessa in diretta dalla rete televisiva Nursat in tutto il Paese, e viene seguita tramite i social da libanesi sparsi in tutto il mondo.
Il suggerimento di pregare ogni giorno per la pace è venuto dal Patriarca Bechara Boutros Rai, che fin dall’inizio della crisi ha richiamato i dirigenti politici a ascoltare le legittime richieste provenienti dal popolo, e nel contempo si muove per arginare tutte derive che potrebbero spingere il Paese dei Cedri verso gli incubi del passato, quelli che avevano devastato la nazione nei lunghi e sanguinosi anni della guerra civile.
Negli ultimi giorni, molti hanno visto riaffacciarsi all’orizzonte i fantasmi del passato, soprattutto quando alcuni gruppi di manifestanti impegnati a organizzare blocchi stradali hanno alzato muri e barriere lungo alcune vie di transito, proprio in corrispondenza di luoghi dove durante la guerra civile erano situati i check point e le linee di sbarramento che smembravano le diverse aree del Paese su base settaria.
Ha fatto impressione soprattutto la barriera creata nel tunnel di Nahr el Kalb, lungo la strada che porta da Beirut a Jounieh, da manifestanti col volto coperto che mostravano volantini col volto del Patriarca maronita Nasrallah Sfeir , in un’area abitata prevalentemente da cristiani. Quel luogo è ben noto alla memoria collettiva libanese, perché proprio lì era situato uno sbarramento che tagliava in due il territorio libanese sul lungomare durante la guerra civile. L’immagine del tunnel completamente chiuso con mucchi di terra durante la guerra è tornata a essere virale sui social, e molti hanno letto il nuovo blocco costruito dai manifestanti in quel luogo come un’espressione del linguaggio tipico della “mentalità delle milizie” che rischia di riprendere la scena del Paese, indebolito dalla crisi economica e dalla paralisi politica.
Nella giornata di ieri, il Patriarca Rai ha ricevuto nella sede patriarcale il ministro degli esteri Gebran Bassil, leader del Movimento patriottico libero, il partito fondato dal Presidente ex-generale Michel Aoun e attualmente alleato con il partito sciita di Hezbollah. Secondo quanto riportato dal canale televisivo libanese LBCI, il Patriarca maronita avrebbe anche contattato i leader di altre formazioni politiche cristiane, tra cui i responsabili del Partito Kataeb e Samir Geagea, leader delle Forze libanesi, per richamarli a vigilare davanti al pericolo di un ritorno al passato. La notizia di contatti tra il Patriarca e i leader politici cristiani è stata smentita da fonti vicine ai due Partiti, ma non ci sono state smentite ufficiali da parte del Patriarcato maronita. Intanto, dopo le dimissioni del Primo Ministro Saad Hariri, sono stati confermati i contatti tra partiti sciiti e sunniti per verificare i margini di consenso intorno alla figura del sunnita Mohammad Safadi come nuovo Premier, per dar vita a un “governo di emergenza”. In passato, Safadi, del Partito sunnita “Futuro”; aveva ricoperto gli incarichi di ministro dell’economia e di ministro delle finanze nei precedenti governi guidati da Najib Mikati, Fouad Siniora e dallo stesso Saad Hariri,

Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/NICARAGUA - Inasprimento dei controlli di polizia ed esercito sulle attività della Chiesa cattolica

Fides IT - www.fides.org - sex, 15/11/2019 - 11:13
Masaya – "Il mondo veda e sappia che non c'è libertà di culto in Nicaragua!" afferma padre Edwin Roman, parroco della parrocchia di San Miguel di Masaya, mentre viene registrato in video nel suo intento di entrare nella chiesa di cui è parroco, bloccato da polizia e membri dell'esercito. Inviato da diverse fonti di Fides a Masaya, il video sta girando sui Social Media per denunciare la repressione ultimamente ancora più forte esercitata dalle forze dell'ordine contro la Chiesa cattolica in Nicaragua. "Vogliamo solo celebrare una Eucaristia" continua padre Edwin Roman nel video, rivolgendosi agli oltre 30 agenti che hanno circondato la chiesa ieri pomeriggio.
La messa, programmata in particolare per dare conforto alle madri e ai parenti dei detenuti politici, è stata poi celebrata senza la maggior parte dei familiari, a cui è stato impedito l’accesso e che sono rimasti fuori. Solo un piccolo gruppo di loro, che era arrivato presto, è riuscito ad entrare in chiesa.
La notizia di poche ore fa è che il gruppo ha deciso di rimanere dentro la chiesa ed iniziare uno sciopero della fame, ma durante la notte la polizia ha tolto l'elettricità e l'acqua.
Non è la prima volta che le forze dell'ordine seguono o impediscono il normale svolgimento delle attività della Chiesa cattolica nella città di Masaya. Il 12 novembre si è svolto l'incontro mensile dei sacerdoti, ma la sede dell'incontro fin dal mattino presto è stata circondata dai poliziotti che hanno impedito l'ingresso ad alcuni di loro.
Padre Edwin poco tempo fa, parlando alla televisione , ha ricordato una realtà: "Le aggressioni che la Chiesa sta vivendo oggi superano le aggressioni di coloro che ne furono vittime negli anni '80 durante la guerra civile nel nostro paese. Negli anni '80 c’era la dittatura di Somoza contro le braccia alzate con le armi, questa invece è una dittatura contro un popolo disarmato".
Attraverso Twitter Padre Roman ha mostrato i messaggi con le minacce di morte che ha ricevuto in questi giorni, tra cui uno rievoca l’assassinio di Mons. Romero: “Ti dovrà capitare ciò che è capitato a Mons. Oscar Arnulfo Romero in El Salvador, ti aspetta un proiettile…”

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/MACAO - I missionari Clarettiani: 200 milioni di copie della Bibbia in cinese, per l’evangelizzazione

Fides IT - www.fides.org - sex, 15/11/2019 - 11:00
Macao - I missionari Clarettiani a Macao hanno stampato 200 milioni di copie della Bibbia in lingua cinese come parte del loro ministero di annuncio della Parola di Dio e del messaggio di salvezza di Cristo Gesù. Lo ha comunicato all’Agenzia Fides il Clarettiano padre Alberto Rossa attivo nella “Pastoral Bible Foundation”, riferendo che oltre 500 impiegati hanno lavorato duramente, in molti anni di attività, per terminare il progetto di stampa. “Queste copie della Bibbia - rileva - sono pensate per le persone che già credono, come parte del rafforzamento della loro vita spirituale e del loro rapporto con Dio, attraverso la Parola”, ma saranno anche utilizzate come dono nelle attività di evangelizzazione.
“I fedeli mostrano sempre maggiore interesse a leggere, riflettere e meditare la Bibbia per nutrire e arricchire la propria vita personale, familiare e comunitaria: Dio parla intimamente al cuore di ogni uomo attraverso la Sua Parola. E c'è forte interesse sulla Bibbia anche tra i non cristiani”, dice Padre Rossa.
“Quello di stampare 200 milioni di copie della Bibbia in cinese è stato un progetto e anche un sogno a lungo cullato dalle pubblicazioni Clarettiane, ”, dice il sacerdote, affermando che la Bibbia aiuterà la missione della Chiesa.
La casa editrice Claretian Publications di Macao è una attività pastorale dei Missionari Clarettiani che ha come fine" l’annuncio della la Parola di Dio alle persone di ogni ceto sociale". Con le sue pubblicazioni, l’editrice “mira a promuovere l'evangelizzazione integrale e la rinnovata spiritualità, in risposta ai bisogni e alle sfide della Chiesa di oggi”. La sezione di Macao afferisce al “Claret Publishing Group”, il consorzio delle case editrici dei Missionari Clarettiani, fondato nel 1981, presente in diversi paesi del mondo: Bangalore, Barcellona, Buenos Aires, Chennai, Macao, Madrid, Manila e San Paolo.
Coerentemente con questo obiettivo, i testi pubblicati da Claretian Publications sono venduti a un prezzo piuttosto basso, in quanto non si tratta di una attività imprenditoriale con lo scopo del profitto, ma di una attività pastorale e di evangelizzazione nel campo della cultura e della comunicazione, e dunque l’obiettivo è solo quello della sostenibilità economica dell’impresa.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/KAZAKHSTAN - L’Amministrazione apostolica di Atyrau compie 20 anni, sulle orme del Beato Bukovinsky

Fides IT - www.fides.org - sex, 15/11/2019 - 10:07
Atyrau - “Durante l'Ultima Cena, il nostro Signore ci ha consegnato il comandamento dell'amore: ‘Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri’ . Se vogliamo essere testimoni di Gesù nel mondo, non dobbiamo fare altro che seguire quotidianamente queste parole del Salvatore. Dovrebbero diventare una linea guida per tutte le azioni che intraprendiamo nella Chiesa. Vogliamo essere fedeli a queste parole: è così che la nostra Chiesa, rinnovata quotidianamente dall’Eucarestia, può essere un vero segno di giustizia, libertà, pace e amore”. Lo afferma un messaggio inviato all’Agenzia Fides, firmato da Mons. Dariusz Buras e Fr. Lukasz Niemec, rispettivamente Amministratore Apostolico e Vicario Generale di Atyrau, in Kazakistan. La missiva giunge in occasione dei festeggiamenti per il ventesimo anniversario dell’Amministrazione Apostolica di Atyrau, istituita da Giovanni Paolo II il 7 luglio 1999.
“Abbiamo iniziato le celebrazioni per questa importante ricorrenza – riferisce la lettera pervenuta a Fides – proprio lo scorso 7 luglio. Da quel giorno, abbiamo intrapreso un percorso spirituale, accompagnati dalla figura di padre Vladislav Bukovinsky, l'apostolo del Kazakistan proclamato beato nel 2016. Fu prigioniero in questo paese durante il periodo comunista. Dopo il rilascio ebbe l'opportunità di tornare nella sua terra natale in Polonia, ma rimase a Karaganda per servire i cattolici del posto. Sebbene il Beato sia passato solo una volta nel nostro territorio, precisamente nella città di Aktobe, per noi resta un esempio, ed è per questo che stiamo dedicando ogni mese ad una delle sue virtù”. Lo scorso 9 novembre, inoltre, sempre nell’ambito dei festeggiamenti del ventennale, presso la chiesa di Atyrau è stata celebrata una messa solenne a cui hanno preso parte tutti i vescovi del Kazakistan, alcuni esponenti delle altre Chiese dell’Asia Centrale ed i parrocchiani del posto.
Raccontano l’Amministratore ed il Vicario: “In questi 20 anni abbiamo vissuto momenti molto importanti, per esempio quelli legati all'apertura delle Chiese o dei centri pastorali. Nel corso degli anni, in città come Atyrau, Kulsary, Uralsk, Aktobe e Khromtau, ci siamo rallegrati perché il Signore ha dato segni visibili alla sua Chiesa, facendo nascere luoghi dove le persone potessero radunarsi per ascoltare la Parola, stare insieme e vivere i sacramenti”. Altre occasioni di gioia, riferisono, sono state le due ordinazioni sacerdotali del 2017 e del 2019: “Padre Ruslan Mursaitov è stato il primo sacerdote locale dell'Amministrazione Apostolica di Atyrau. Quest'anno Dio ci ha dato un secondo sacerdote, il padre filippino Patrick Napal”.
Attualmente l'amministrazione apostolica di Atyrau è composta da 6 parrocchie situate in 4 regioni del Kazakistan occidentale e guidate da 15 sacerdoti e 7 suore: “Il numero di parrocchiani è in continua evoluzione. I cattolici locali presenti nel Kazakistan occidentale sono circa 500, a cui si aggiungono i molti stranieri che vengono a lavorare in questa zona e partecipano alla vita della Chiesa”, concludono.
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/COLOMBIA - Domenica 17 giornata di preghiera per la Colombia: c’è bisogno di tutti per guardare al futuro con speranza

Fides IT - www.fides.org - sex, 15/11/2019 - 09:53
Bogotà – In vista dello sciopero nazionale indetto per il 21 novembre, i Vescovi colombiani ricordano in un loro comunicato che “le mobilitazioni sono un diritto democratico quando sono espressione di libertà e di responsabilità dei cittadini", esortano quindi "a impedire che la mobilitazione dei cittadini degeneri in aggressioni, saccheggi, atti di vandalismo e morte” e invitano a pregare per la patria questa domenica, 17 novembre, in tutte le parrocchie del Paese.
Nel comunicato pervenuto a Fides, i Vescovi ricordano prima di tutto l’esortazione di Papa Francesco, durante la sua visita nel Paese due anni fa, a “non diminuire gli sforzi per costruire l'unità della nazione” e a “favorire la cultura dell'incontro”, e sottolineano: “La stanchezza e il malcontento che queste manifestazioni cittadine esprimono, rivelano i gravi problemi che non sono stati superati e la cui origine è la corruzione, la disuguaglianza sociale, la disoccupazione e l'impossibilità per ampi settori della popolazione di accedere a servizi di base per il cibo, la sanità e l’educazione”.
Le mobilitazioni sono un diritto democratico, purchè abbiano per obiettivo il bene comune “e non si prestino a interessi personali o di gruppi, o a sostenere ideologie o scopi estranei alla vita delle nostre comunità”. I Vescovi invitano a evitare che le manifestazioni degenerino in atti di violenza “che il più delle volte colpiscono i più poveri” e “alimentano il cerchio della violenza che abbiamo dolorosamente vissuto per tanti anni e che delegittima qualsiasi protesta e non porta che nuovi e più gravi mali”.
La Chiesa cattolica “ribadisce che il cammino per il superamento dei problemi sociali e lo sviluppo integrale del nostro paese, passa per l’ascolto e il dialogo, con la partecipazione di tutti i protagonisti della società. La soluzione dipende da tutti, è necessario costruire, senza dilazioni, un progetto comune di paese”. I Vescovi invitano quindi i responsabili del governo e della società civile “a realizzare iniziative che rendano il nostro Paese una casa e una patria per tutti”. “La Colombia ha bisogno della partecipazione di tutti per aprirsi al futuro con speranza – sottolineano -. La Chiesa cattolica vuole essere la prima ad accompagnare i processi nella linea dello sviluppo integrale e della convivenza pacifica”.
Infine i Vescovi invitano “tutti i cattolici e le persone di buona volontà a pregare per la nostra Patria” questa domenica, 17 novembre, in cui si celebra la Giornata mondiale dei Poveri, e allegano il testo di una “Preghiera per la Colombia” da recitare a conclusione della preghiera dei fedeli. Il comunicato è firmato dal Presidente, dal Vicepresidente e dal Segretario generale della Conferenza Episcopale della Colombia con la data del 14 novembre 2019.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/MOZAMBICO - La violenza di "gruppi armati senza nome" paralizza il Nord del paese

Fides IT - www.fides.org - sex, 15/11/2019 - 09:41
Pemba - Non c’è pace per il Nord del Mozambico. Dopo mesi di attacchi ai villaggi con decine di morti e feriti, i blitz si sono concentrati sulle strade principali, bloccando di fatto la vita sociale ed economica dell’intera regione. "Il viaggio dall’aeroporto di Pemba fino al distretto di Mocimboa da Praia ci ha riservato uno spettacolo desolante. Alle devastazioni del ciclone Iday che ha raso al suolo tutto ciò che ha incontrato, si aggiungono le distruzioni da parte dei miliziani. Villaggi interi abbandonati dagli abitanti che, per timore, non osano rientrare", racconta all'Agenzia Fides suor Mariaelena Aceti, Consigliera generale delle suore di San Giuseppe di Chambery, appena ritornata in Italia da una visita alle comunità locali della propria congregazione.
I miliziani hanno adottato una strategia particolarmente violenta. Non si limitano a terrorizzare i contadini, ma li uccidono a sangue freddo, senza pietà. Nelle ultime settimane hanno iniziato a mitragliare i minibus. Ma chi sono questi miliziani? nota la religiosa: "Nessuno lo sa con precisione. Si dice che siano giovani locali. Si parla di membri di movimenti jihadisti. Di sicuro ci sono anche stranieri: tanzaniani o mozambicani che sono stati in Tanzania e sono rientrati. Per questo motivo le forze dell’ordine hanno rafforzato i controlli alla frontiera".
A luglio, mons. Luiz Fernando Lisboa, Vescovo della diocesi di Pemba, ha scritto una "Lettera aperta al Popolo di Capo Delgado", parlando di questa situazione dimenticata dal mondo. Il prelato ha lanciato un appello al popolo: "Non rassegniamoci alla violenza e non stanchiamoci di chiedere giustizia e pace". Il Vescovo osserva: "Come fantasmi, i ribelli compaiono e scompaiono senza farsi vedere, lasciando soltanto dietro di loro resti di disastri. Ma sappiamo che i fantasmi non esistono. È un pezzo di lenzuolo che nasconde qualcosa o qualcuno. Dobbiamo togliere questo lenzuolo per smascherare chi si nasconde dietro".
"Il sospetto - continua suor Mariaelena - è che, dietro questi attacchi, si nascondano interessi economici per lo sfruttamento delle risorse naturali. Questa regione è ricchissima di pietre preziose , legno pregiato e, soprattutto petrolio. Si teme anche che ci possano essere traffici di organi e di sostanze illecite. Mons. Luiz ha chiesto investigazioni precise e chiare”.
In realtà, le forze dell’ordine sono state schierate in massa solo poco prima delle elezioni del 15 ottobre, ma non sono riuscite a fermare gli attacchi. Le parole di mons. Luiz sono state contestate e definite "disfattiste" dai sostenitori e dalla stampa vicina al presidente Filipe Nyussi.
"La situazione - conclude suor Mariaelena - è molto triste e preoccupante. Gli ingressi e le uscite di Mocimboa da Praia sono permesse solo a convogli scortati da militari. La circolazione è limitata. La gente ha paura. Gli stessi religiosi temono per la loro incolumità. E questo avviene nel silenzio dei grandi mezzi di comunicazione di massa".
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/COREA DEL SUD - Andrea Kim Dae-geon, un santo universale: patrocinio Unesco al Giubileo

Fides IT - www.fides.org - qui, 14/11/2019 - 12:08
Parigi - L'Unesco ha riconosciuto il patrocinio alle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Andrea Kim Dae-geon , primo sacerdote e martire coreano. Come appreso dall'Agenzia Fides, alla cerimonia che si svolge oggi a Parigi, durante la 40a Conferenza generale dell'Unesco, sono presenti autorità civili coreane e il Vescovo Lazzaro You Heung-sik, alla guida della diocesi coreana di Daejeon, in rappresentanza della Chiesa coreana.
I Vescovi coreani, nell'assemblea annuale dello scorso ottobre, hanno annunciato le celebrazioni per il 200° anniversario della nascita di Sant'Andrea Kim Dae-geon , primo prete cattolico coreano, decapitato a Seul il 16 settembre 1846, nel corso dell'ondata di persecuzioni lanciate dalla dinastia Joseon. Sant'Andrea è uno dei 103 martiri coreani canonizzati il 6 maggio 1984 da San Giovanni Paolo II.
In una domanda congiunta, le autorità civili coreane e la Chiesa cattolica hanno chiesto il patrocinio dell'Unesco per l'importante evento giubilare, e l'organismo Onu ha confermato il proprio supporto.
Nota il Vescovo Lazzaro You all'Agenzia Fides: "Si tratta di un riconoscimento importante perché Andrea Kim Dae-geon diventa un segno di unità e di fraternità a diversi livelli: per la società coreana, divisa tra ricchi e poveri, o polarizzata per questini politiche; per la Corea intera, nel suo cammino di riavvicinamento e di riconciliazione tra Nord e Sud, che negli ultimi tempi ha subito un rallentamento; per l'intera umanità, segnata da conflittualità e tensioni. Andrea Kim è davvero un esempio universale non solo di apostolato e di santità, ma anche di promozione dei valori di uguaglianza, giustizia, dignità e diritti umani, della cultura, dell'istruzione, della riconciliazione, dello scambio fecondo tra culture diverse".
Nella diocesi di Daejeon, si trova un santuario dedicato al santo, che venne ordinato sacerdote a Shanghai e, una volta rientrato in Corea, fu ucciso "in odium fidei" insieme ai suoi compagni. Mons. You rimarca che "il suo esempio è una luce per i fedeli in Corea, che oggi sono invitati a prendere sul serio l'incontro con Cristo e a tradurre in pratica i valori evangelici, che sono valori universali, per il bene dell'umanità”..
Il santo, ricorda l'mons Lazzaro, "è stato anche un ponte tra Oriente e Occidente dato che sapeva parlare e scrivere in latino, francese e cinese, e ha lasciato diverse opere scritte in quelle lingue. Fu il primo coreano, in assoluto, a studiare la cultura e le lingue occidentali e con la sua opera, contribuì ad ampliare la comprensione reciproca tra Occidente e Oriente”.
"Oggi - conclude il Vescovo - a tenerne viva l'eredita spirituale, morale, culturale, di azione pastorale e sociale, sono i seimila sacerdoti coreani impegnati accanto ai poveri, malati e vulnerabili in tutto il mondo". Le celebrazioni per il Giubileo della nascita di Andrea Kim inizieranno in Corea nel 2020 e continueranno nel 2021. Previsti anche progetti, in nome del santo, in altri paesi del mondo.
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/MALAWI - Urge una soluzione politica: i Vescovi chiedono dialogo

Fides IT - www.fides.org - qui, 14/11/2019 - 11:21
Lilongwe – Il Malawi, definito “cuore caldo dell’Africa”, si trova coinvolto nel pieno di turbolenze politiche. Le elezioni generali dello scorso maggio, che hanno visto il Presidente in carica Arthur Peter Mutharika del Partito Democratico Progressivo dichiarato vincitore dalla Commissione elettorale del Malawi , continuano ad essere oggetto di forti contestazioni. I due leader dell'opposizione, Lazarus Chakwera del Malawi Congress Party e l'ex vicepresidente Saulos Klaus Chilima del United Transformation Movement , hanno respinto i risultati e si sono rimessi alla Corte costituzionale. Da allora tutto il paese è coinvolto in atti di violenza, proteste, saccheggi e distruzione .
Lo scorso 27 ottobre, la Chiesa del Malawi ha indetto una “Giornata di preghiera nazionale per la pace, l’unità e la riconciliazione” in cui i Vescovi hanno chiesto in modo accorato di riattivare dialogo tra tutti gli attori politici su questioni di interesse nazionale. E prosegue una campagna di sensibilizzazione e di preghiera auspicando un confronto pacifico tra i leader, orientato al bene della nazione.
“Noi cattolici di tutte le otto diocesi del paese abbiamo pregato e continuiamo a farlo, invitando i leader di tutti i partiti politici a scacciare il loro orgoglio, a riunirci e guardare la nazione che brucia e trovare una soluzione politica”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale del Malawi, mons. Luke Thomas Msusa, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides.
“All’unanimità, noi Vescovi cattolici imploriamo il partito al potere perché la direzione del partito di opposizione possa avviare un dialogo fecondo su questioni di interesse nazionale. Ciò di cui il Malawi ha urgente bisogno è una soluzione politica. Ecco perché tutti noi cattolici chiediamo il dialogo”, conclude mons. Msusa.
Non è mancato il messaggio di solidarietà di Papa Francesco: il Santo Padre ha sottolineato l’importanza delle preghiere per portare alla conversione dei cuori e alla riconciliazione, al servizio della pace e dell'armonia sociale.

Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/VENEZUELA - False informazioni sui social media attribuite alla Conferenza episcopale, la Chiesa è sempre con il popolo

Fides IT - www.fides.org - qui, 14/11/2019 - 11:21
Caracas – Senza mettere in dicussione il diritto a manifestare pacificamente, l'Episcopato Venezuelano non ha chiesto concentrazioni di natura politica. In particolare, non ha invitato o invita alla manifestazione del 16 novembre 2019. Anzi, l’informazione che circola sui social network al riguardo è un'informazione falsa, che non dovrebbe essere diffusa, per non creare confusione nella popolazione venezuelana. E’ quanto dichiara il Segretario generale della Conferenza Episcopale Venezuelana , Mons. José Trinidad Fernández Angulo, Vescovo ausiliare di Caracas.
Secondo il post condiviso con l'agenzia Fides, la CEV "ribadisce che il diritto alla protesta pacifica è sancito dall'articolo 68 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in modo che i venezuelani siano liberi di convocare e partecipare a manifestazioni pubbliche, come stabilito dalla legge”. Tuttavia la CEV denuncia “l'uso scorretto e non autorizzato del logo della Conferenza Episcopale Venezuelana in questa pubblicazione, la cui origine è incerta e sconosciuta, e non conforme al protocollo di sicurezza per l'uso dell'identità grafica della CEV."
Da quando è iniziata la crisi nel paese, la CEV ha avuto problemi con il proprio sito internet e adesso è costretta ad usare il proprio account Facebook per comunicare. Ecco perchè insiste per chiarire questo falso messaggio di invito politico, che ha lo scopo di allontarnare i Vescovi dalla popolazione o da parte di essa. L'Arcivescovo di Maracaibo e Presidente della Conferenza episcopale venezuelana , Mons. José Luis Azuaje, all'apertura della 102a Assemblea Plenaria dei Vescovi, nel mese di luglio, dichiarò che la Chiesa rimarrà con il popolo, specialmente con coloro che più soffrono nella grave crisi generata dal regime di Nicolás Maduro .
La Chiesa in Venezuela, come documentato da Fides e da altri organi di stampa, ha sempre proposto la via del dialogo per risolvere la crisi nel paese . Dialogo ribadito dal Cardinale Baltazar Porras solo pochi giorni fa alla stampa locale: "La Chiesa si mantiene attenta a qualsiasi via di dialogo per cercare una uscita a questa crisi". Tuttavia, come ha dichiarato il Cardinale Urosa Savino a Union Radio il 10 novembre, la Chiesa ha posto 4 condizioni per riuscire in questo dialogo, che ancora non è stato avviato: "La restituzione dei poteri all'Assemblea nazionale, gli aiuti umanitari per risolvere la crisi della fame, il rilascio dei prigionieri politici e elezioni eque e pulite".
“Il degrado generale del Paese - ha continuato il Cardinale Urosa Savino -, si manifesta in uno degli ultimi problemi: l'esodo degli insegnanti. Molte scuole hanno perso gran parte dei loro insegnanti e i bambini non hanno chi li educa in materie importanti… Non avere insegnanti competenti è un suicidio per il Paese. Sostituire un professore universitario con 15 o 20 anni di esperienza è molto difficile. Il problema è molto complesso e si riflette sul futuro del Venezuela" ha concluso il Cardinale.

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/INDONESIA - Il Cardinale Suharyo: dal Papa un invito alla convivenza, i cattolici indonesiani sono in prima linea

Fides IT - www.fides.org - qui, 14/11/2019 - 10:54
Giacarta - "È stato Papa Francesco a esortare noi Vescovi indonesiani ad approfondire il Documento sulla fratellanza umana, diffuso ad Abu Dhabi, e a metterlo in pratica, guardando all'Indonesia come un paese moderno, in cui le minoranze religiose possono vivere pacificamente con la maggioranza dei musulmani, in un clima sociale di rispetto, tolleranza, fraternità": lo afferma all'Agenzia Fides il Cardinale Ignatius Suharyo, Arcivescovo di Giacarta e Presidente della Conferenza episcopale indonesiana, a conclusione dell'assemblea annuale dei Vescovi dell'arcipelago, tenutasi a Bandung da 4 al 14 novembre.
Il Cardinale, rilevando che "i nostri amici musulmani indonesiani hanno studiato seriamente quel documento", ha illustrato il messaggio conclusivo dell'assemblea, ricordando la sfida dell'estremismo religioso, fautore di violenza, e, in questo contesto, la sfida del dialogo interreligioso e della convivenza, nel paese musulmano più popoloso del mondo, dove oltre 80 milioni di musulmani moderati aderiscono all'organizzazione "Nahdlatul Ulama" e altri 60 milioni alla "Muhammadiyah".
Il Cardinale ribadisce che “la Chiesa cattolica indonesiana è messa alla prova e chiamata a promuovere la fratellanza fraterna e la pace, come sostenuto dalla Dichiarazione di Abu Dhabi. Questo spirito fraterno deve basarsi sui valori dell'umanità che vanno interiorizzati a livello personale e sociale, per poi tradurli nella nella società e nelle relazioni umane".
Il Cardinale, al termine di un'assemblea dell'episcopato in cui si è avuto modo di approfondire il testo della Dichiarazione di Abu Dhabi, rileva che "ogni diocesi dovrebbe promuovere il contenuto e il messaggio della Dichiarazione di Abu Dhabi, in ogni modalità, inclusa quella che passa attraverso i social media", auspicando che "sacerdoti e religiosi abbiano il coraggio di 'uscire', entrando in contatto con comunità di altre confessioni religiose", per contribuire a costruire la fratellanza umana nella nazione, in Asia, nel mondo. .
Categorias: Dalla Chiesa

AMERICA/CILE - Profanato il Tempio di San Francisco de Valdivia, messa di riparazione a Talca

Fides IT - www.fides.org - qui, 14/11/2019 - 10:52
Valdivia – Dolore per la profanazione e i danni arrecati alla chiesa di San Francisco, patrimonio del sud del Cile e della Valdivia, sono stati espressi da Mons. Nelson R. Huaiquimil, Vicario generale della diocesi cilena di Valdivia. In un comunicato scrive: “Siamo profondamente addolorati per la distruzione che il Tempio di San Francisco de Valdivia ha subito, sappiamo che la cosa più importante in ogni situazione sono sempre le persone, e lì vivono cinque fratelli dehoniani, persone consacrate al servizio della comunità Stanno bene, ma provano un naturale stato di impotenza e di dolore. Ci addolora che siano entrati nel Tempio e sia stato profanato il Santissimo Sacramento, distrutte le immagini sacre, distrutti gli arredi e procurati danni generali a questa parte del patrimonio, che appartiene a tutti i Valdiviani”.
La crisi politica e sociale che il Cile sta attraversando, si accompagna a manifestazioni violente e incontrollate che prendono di mira anche i luoghi di culto . I Vescovi hanno manifestato il loro dolore “per l'attacco alle chiese e ai luoghi di preghiera senza rispetto per Dio e per coloro che credono in Lui” ricordando che “le chiese e gli altri luoghi di culto sono sacri” .
Il Vicario generale di Valdivia condivide la legittima ricerca di giustizia e pace intrapresa da tanti cileni in tutto il paese, “ci sono belle manifestazioni che devono riempirci di speranza”, tuttavia sciocca vedere morti e feriti, e tante persone che hanno subito distruzioni e danni a causa della violenza. Infine invita tutti “a unirsi nella preghiera e nella ricerca del bene, a pregare per tutti coloro che hanno subito violenza e che causano violenza di diverso tipo”, esortando a guardarsi l'un l'altro “non come nemici, ma come quelli che sono in grado di costruire insieme la famiglia umana che tutti ci aspettiamo”.
Nella notte di lunedì 12 novembre, un gruppo di violenti ha fatto irruzione nel Santuario “María Auxiliadora” di Talca, distruggendo le immagini sacre, danneggiando i banchi e profanando il tabernacolo. Martedì 12 novembre l’Amministratore Apostolico della diocesi, Mons. Galo Fernández, ha presieduto la Messa di riparazione, concelebrata dai sacerdoti salesiani e da altri sacerdoti della diocesi.
Padre Pedro Pablo Cuello, direttore dei Salesiani a Talca, prima della messa ha informato che i danni non sono stati ancora quantificati, e ha aggiunto: “Il messaggio che voglio dare a tutti gli abitanti di Talca, ai giovani, agli adulti e ai bambini è che dobbiamo lavorare per la pace, non dobbiamo riposarci per raggiungerla, è il lavoro di tutti, dobbiamo tutti lavorare per questo”.
Nell'omelia il Vescovo ha detto che "non è la perdita materiale di un numero di panche, né la distruzione in sé delle immagini in gesso che rappresentano il Signore, i Santi, che ci hanno fatto del male. Siamo feriti dall’essere testimoni della violenza che subiamo nella nostra patria, dal disaccordo tra cileni ". Quindi ha esortato: “Non lasciamo che l'odio, che la rabbia di cui siamo stati vittime accenda l'odio o la rabbia in noi, è un grande errore. La rabbia, la violenza, non costruisce, distrugge. Non distrugge solo i beni materiali, ma la cosa più preziosa, la convivenza dei fratelli”.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/INDONESIA - Nomina del Vescovo di Ruteng

Fides IT - www.fides.org - qua, 13/11/2019 - 12:28
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della diocesi di Ruteng , il rev.do Siprianus Hormat, del clero di Ruteng, finora Segretario Esecutivo della Conferenza Episcopale.
Il rev.do Siprianus Hormat è nato il 16 luglio 1965 a Cibal, nella Diocesi di Ruteng. È entrato nel Seminario Minore diocesano Pius XII di Kisol, proseguendo poi gli studi filosofici e teologici nello Studentato Filosofico-Teologico di Ledalero, risiedendo nel Seminario Maggiore Interdiocesano St. Petrus in Ritapiret. È stato ordinato sacerdote l’8 ottobre 1995, per la Diocesi di Ruteng.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti ministeri: Vicario parrocchiale della Parrocchia di San Vitale in Cewonikit e Direttore della Commissione diocesana di Pastorale giovanile ; Formatore nel Seminario Maggiore di Ritapiret ; Assistente nella Parrocchia di San Pasquale a Jakarta, frequentando al medesimo tempo corsi di lingua inglese ; Studi di Licenza in Teologia Morale presso l’Alphonsianum e Corso per Formatori presso la Pontificia Università Gregoriana ; Formatore e docente nel Seminario Maggiore di Ritapiret; docente presso l’Istituto diocesano pastorale di Ruteng ; Segretario della Commissione episcopale per i Seminari e dell’Associazione Biblica indonesiana in Jakarta ; Presidente dell’Associazione Sacerdotale Nazionale ; dal 2016, Segretario Esecutivo della Conferenza Episcopale .
Categorias: Dalla Chiesa

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Si apre oggi il Seminario sullo sviluppo integrale con la partecipazione della Santa Sede

Fides IT - www.fides.org - qua, 13/11/2019 - 11:43


Abidjan - “Sviluppo umano integrale, strada per la pace, strada per la pace”. È il tema del seminario che si apre oggi, 13 novembre, e che si conclude il 15 novembre, organizzato ad Abidjan dall'ambasciata della Costa d'Avorio presso la Santa Sede, in collaborazione con il Vaticano, completamento degli instancabili sforzi di pace intrapresi dalle autorità ivoriane, dai partner esterni e dalle organizzazioni civili e religiose nel Paese.
Un’iniziativa importante soprattutto alla vigilia delle elezioni presidenziali e politiche del 2020, che attrarranno l’attenzione dell'intera popolazione. Gli organizzatori intendono, attraverso il seminario, evidenziare lo sviluppo umano integrale come "l'obiettivo finale, per restituire all'uomo la sua dignità e libertà”.
È in questa stessa prospettiva che il Capo dello Stato ivoriano, Alassane Ouattara, rivolgendosi ai suoi concittadini il 31 dicembre 2018, ha annunciato l'istituzione di un "programma sociale del governo" con l'obiettivo di rafforzare l'azione sociale per fornire sostegno statale alla popolazione, in particolare ai più vulnerabili.
Esiste quindi una convergenza di opinioni delle più alte autorità ivoriane e vaticane nel dare all'Uomo, un posto centrale nei sistemi di sviluppo, attraverso modelli praticabili di integrazione sociale per un società più stabile e pacificata, più umanizzata e unita.
Il seminario, lo Stato ivoriano, la costituisce quindi un’opportunità per i partecipanti di confrontare le esperienze e le riflessioni reciproche, nella diversità dei settori di attività e di ricerca, intorno agli attuali problemi di sviluppo e solidarietà, stabilendo un dialogo fruttuoso.
Mons. Bruno-Marie Duffé, Segretario del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, terrà la relazione principale sul tema "L'importanza e le sfide dello sviluppo umano integrale, per il futuro della pace" Il seminario si chiuderà con una Messa per la pace in Costa d'Avorio, venerdì 15 novembre, in occasione della 23a giornata nazionale per la pace nel Paese.
Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/PALESTINA - Betlemme, aumentano i pellegrini. Prolungato l’orario di apertura della Natività

Fides IT - www.fides.org - qua, 13/11/2019 - 11:34
Betlemme – Continua a aumentare l’afflusso di pellegrini e turisti a Betlemme, la città palestinese dove è nato Gesù, e anche per questo il Comitato presidenziale superiore per le questioni riguardanti le Chiese in Palestina ha annunciato lunedì 11 novembre di aver disposto un prolungamento dell’orario di apertura della Basilica della Natività, concordandolo con le tre realtà ecclesiali che condividono la gestione di quel Santuario. In vista dell’avvento e dellecelebrazioni natalizie, la Basilica della Natività si potrà visitare dalle 5 del mattino alle 8 di sera, in preparazione all’Avvento e al Natale. Ramzy Khoury, Presidente del Comitato, ha confermato sul sito web di quell’organismo che la scelta di allungare i tempi di apertura della Basilica è direttamente connessa all’aumento consistente del numero di pellegrini e turisti sia locali che provenienti da ogni parte del mondo. Un fenomeno – riferisce il sito web del Patriarcato latino di Gerusalemme – che viene attestato anche dalle lunghe code di persone che devono aspettare fino a 2 ore per entrare nella grotta,il luogo dove secondo la tradizione è nato Gesù Bambino.
La Basilica è ancora oggetto di importanti oere di restauro, che dovrebbero continuare fino al prossimo anno.
Betlemme e Gerusalemme Est – si legge in un comunicato stampa dell’Ufficio centrale palestinese di Statistica e del Ministero del Turismo e delle Antichità, pubblicato lo scorso settembre - “sono le principali mete sante per i turisti che vengono in Palestina”. Nella prima metà del 2019, i siti turistici e sacri in Cisgiordania hanno registrato l’afflusso di 1.726.560 visitatori, con un aumento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2018. I dati statistici confermano Betlemme come meta prediletta dei pellegrini, soprattutto durante l’Avvento e il tempo del Natale.
Il costante aumento dell’afflusso di pellegrini e turisti in Terra Santa, registrato negli ultimi anni, rappresenta un dato oggettivo di grande rilievo, soprattutto se si tiene conto dei conflitti e delle convulsioni sociali, settarie e geopolitiche che continuano a tormentare l’area mediorientale.

Categorias: Dalla Chiesa

ASIA/INDONESIA - I Vescovi: "La Chiesa in Indonesia, motore dell'unità e della fratellanza interreligiosa"

Fides IT - www.fides.org - qua, 13/11/2019 - 11:15
Bandung - "La Chiesa deve aprirsi, uscire dalla zona di comfort ed essere presente in mezzo alla società per rafforzare la fratellanza interreligiosa. La Chiesa deve diffondere pace e benevolenza, rispettare i diritti umani, coltivare il dialogo, promuovere uguaglianza e giustizia, migliorare la salute pubblica, sensibilizzare sugli sviluppi scientifici e mantenere una convivenza armoniosa nella diversità": lo affermano i Vescovi indonesiani nel messaggio diffuso al termine dell'incontro annuale della Conferenza episcopale indonesiana , tenutosi a Bandung, capitale di iava occidentale, che si conclude domani, 14 novembre 2019. Il messaggio, firmato dal Presidente e dal Segretario generale della Conferenza episcopale, rispettivamente il Cardinale Ignatius Suharyo di Jakarta e il Vescovo Antonius Subianto Bunjamin OSC di Bandung, è il risultato delle intense giornate di studio vissute dai Vescovi indonesiani che si sono confrontati sul tema "La fraternità umana per un'Indonesia pacifica".
I Vescovi hanno avuto modo di studiare e approfondire il documento di Abu Dhabi intitolato "Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune", firmato congiuntamente da Papa Francesco e dal Grande Imam Ahmed el-Tayeb di Al-Azhar, ad Abu Dhabi lo scorso febbraio. Hanno contribuito all'analisi alcuni studiosi musulmani e cattolici, che i Vescovi hanno ascoltato con interesse.
Nel Messaggio diffuso, pervenuto all'Agenzia Fides, si afferma che "le giornate di studio hanno aiutato i Vescovi a comprendere sempre meglio i contenuti del Documento di Abu Dhabi", "nella consapevolezza dell'esistenza di movimenti estremisti in Indonesia", al fine di "trovare le opportunità per rafforzare la fratellanza tra gli esseri umani".
L'Episcopato indonesiano "ringrazia Dio per la nazione indonesiana basata sulla Pancasila e sulla Costituzione del 1945 intrisa dello spirito di 'Bhinneka Tungus Ika' , nel quadro dello Stato unitario della Repubblica di Indonesia, che sono tutti i pilastri principali per costruire un ordine di vita comune armonioso in mezzo alla diversità di religioni, tribù e gruppi". In tale cornice i Vescovi affermano che "la Chiesa cattolica indonesiana è chiamata a partecipare alla promozione, alla lotta e alla realizzazione della fraternità come prosperità condivisa". "La diversità è una necessità e un dono divino che va coltivato e sviluppato con atteggiamento di reciproca accettazione, rispetto e cooperazione reciproca", proseguono.
Il testo inviato a Fides afferma che "la fraternità umana deve portare bontà nella vita umana nelle sue dimensioni ed essere testimonianza e grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi e diventa un segno di vicinanza tra quanti credono che Dio ha creato gli esseri umani per comprendersi, lavorare insieme e vivere come fratelli".
"La coesistenza come base per realizzare la fraternità umana non significa solo trovare i punti in comune ma è la volontà di accettare e apprezzare le differenze nelle credenze e negli insegnamenti religiosi", rileva il testo, affermando che l'attuale sfida della nazione indonesiana è "contenere l' estremismo che spesso genera atti di terrorismo".
I Vescovi considerano il Documento di Abu Dhabi “molto importante da diffondere tra i cattolici e nella società, specialmente tra le giovani generazioni in vari modi, anche utilizzando i social media". Così, auspicano i Pastori, "nuovi spazi di incontro nasceranno nella comunità per ripensare, riprogettare, costruire nuove speranze e infine agire con novità nella vita religiosa ". E' importante "vivere una vita religiosa inclusiva senza perdere la propria identità", sottolineano, in modo che "gli uomini si prendano cura gli uni degli altri e si appassionino alla costruzione della fraternità umana basata sul rispetto della dignità umana".
Il messaggio, poi, raccomanda al governo di "adottare politiche sagge e basate solo sui valori della Pancasila, come umanità, unità, sapienza e giustizia per ridurre le disuguaglianze sociali, prevenire i conflitti tra i figli della nazione, porre fine a forme di violenza prolungata, bloccare il tasso di danno ambientale, dare pari opportunità per l'accesso alle risorse e creare un sistema più dignitoso di convivenza".
Infine si chiede a leader religiosi, intellettuali, artisti, esperti dei media, economisti e tutte le persone nei rispettivi settori di vita "di trovare vie per ravvivare i valori umani per la realizzazione del benessere pubblico, attraverso la fraternità umana". "Potremo vivere pacificamente in questo paese solo se tutte le parti, senza eccezione alcuna, si impegneranno a unire sempre le mani e lavorare insieme per il bene comune", scrivono i Vescovi in conclusione,
Categorias: Dalla Chiesa

Páginas