La Solennità della Santissima Trinità è festa della comunione ma anche la festa della Comunità Missionaria di Villaregia. La vita di comunione fraterna è infatti l’anima della nostra azione missionaria 


Abbiamo appena concluso il Tempo pasquale, la Chiesa riprende il suo cammino con il Tempo ordinario e lo fa “alla grande”. Infatti, nella prima domenica successiva alla Pentecoste, la liturgia propone alla meditazione dei cristiani il più grande mistero della fede: quello della Trinità, che afferma l’esistenza di un solo Dio in tre Persone uguali e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Mistero impenetrabile all’intelligenza, eppure trasparente all’intuizione della fede, giacché Gesù, il Figlio fatto uomo, ce lo ha rivelato con la sua vita e le sue parole. E lo ha fatto in particolare alla vigilia della sua Passione quando, entrando in dialogo con il Padre alla presenza dei Dodici, fa una richiesta che apre uno squarcio sulla sua vita intima di Figlio:

 

“Padre santo, … io prego… perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. (Gv 17, 21)

 

Con queste parole Gesù chiede che il vincolo di comunione, che lo unisce al Padre nello Spirito, divenga una esperienza concreta anche per tutti i suoi discepoli, del presente e del futuro. Con questa preghiera Egli rivela definitivamente il vero volto di Dio: non un Dio lontano, solitario, ma un "Dio-Famiglia", unita nell’amore che si propone agli uomini come modello della loro convivenza.


Questa stessa preghiera di Gesù, in Giovanni 17, è il motivo ispiratore e il fondamento spirituale del carisma della Comunità Missionaria di Villaregia. In queste parole del Cristo al Padre affondano le radici della nostra identità e del nostro servizio nella grande famiglia della Chiesa: essere comunità per la missione ad gentes; ossia tendere a essere tra noi, e con tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino, “una cosa sola”, offrendo questa esperienza di comunione e comunità come primo annuncio della vita di Dio, fino agli estremi confini della terra.

 

Per questo motivo, dai primi passi della nostra storia, la preghiera di Gesù è divenuta quella a noi più cara e la Solennità della Trinità è la festa per eccellenza della nostra famiglia missionaria, composta da laiche e laici consacrati, preti, coppie di sposi e singoli di diverse nazionalità, uniti da un'unica missione: portare la gioia e l’annuncio del Vangelo in tutto il mondo, costruire comunità, vivere la comunione fraterna e promuovere la dignità di ogni persona privilegiando i poveri, gli emarginati e le vittime dell’ingiustizia.

 

In questo giorno, con la Chiesa intera, celebriamo il mistero della comunione trinitaria, rinnovando l’impegno a fare di esso la stella polare della nostra esistenza.

In questo giorno, contemplando la Trinità, ci sentiamo particolarmente sollecitati a domandarci se la nostra vita insieme sia “manifestazione visibile, storica, comunitaria della vita di Dio”, come si legge nel nostro Libro di Vita al n. 3.1; se la comunione che cerchiamo di vivere tra noi sia realmente missionaria, ossia capace di irradiare questa vita divina oltre i nostri limitati confini, per far conoscere a tutti l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Certamente nessuno di noi ha l’audacia di considerare tale vocazione pienamente compiuta nella sua vita, perché siamo consapevoli delle fragilità e delle incoerenze, delle cadute e di tutti gli ostacoli che la durezza del nostro cuore frappone alla chiamata di Dio.

Tuttavia, anche quest’anno, cogliamo l’occasione di questo appuntamento liturgico e comunitario per offrire al Dio Trinità l’impegno, il desiderio, la tensione dinamica alla comunione, compiendo così un passo in avanti, in un cammino mai concluso, verso la realizzazione del suo progetto su di noi e sulla sua Chiesa: essere uno perché il mondo creda.

 

Marila Onida