La morte della piccola Mistura avvenuta 2 giorni fa a Sondrio ci riempie di profonda tristezza, aggravata dalla reazione dei presenti di fronte alle urla strazianti della madre. Condividiamo una lettera di Annamaria Amarante, missionaria per tanti anni in Costa d'Avorio, che parla di compassione e dolore


Carissima Helly*,

non ci conosciamo, ma sono una tua sorella in umanità che viene ad abbracciarti e a condividere con te il grande dolore per la morte di Mistura, la tua bambina.

Vorrei che ti sentissi meno sola e che potessi riconoscere, attorno a te, i volti di tanti italiani e italiane che com-patiscono la tua pena e ti sostengono silenziosamente; perché tra gli umani, di qualunque regione del mondo, il dolore avvicina, affratella, spinge ad avvicinarsi con rispetto e calore.

Ho letto con imbarazzo le frasi brutali che ti hanno rivolto: erano in pochi e di certo non meritano troppa attenzione, ma forse vale la pena di provare a capire, se capire si può, cosa può aver spinto degli adulti a una tale reazione.

 

Ho avuto il grande dono di vivere alcuni anni come missionaria in un paese non troppo lontano dal tuo e ho condiviso le speranze, le lotte e le immense sfide che migliaia di giovani donne come te affrontano quotidianamente. Ho visto bambini spegnersi per le mille declinazioni della fame e ho ascoltato le grida di mamme disperate dal dolore più grande che in ogni latitudine del mondo una madre possa vivere.

E quelle grida mi sono entrate nel cuore, mi hanno svegliato di notte per molto tempo, hanno mosso dentro di me qualche cosa che non conoscevo.

 

Perché a noi hanno insegnato a non gridare, a non fare mai troppo rumore, a mostrare ritegno e compostezza anche quando siamo rotti dentro. E le nostre angosce le lasciamo blindate, incatenate nel petto, nascondendole - se possibile - pure a noi stessi. Qui da noi funziona così.

E il tuo grido di dolore deve aver fatto paura, perché il dolore fa paura sempre, ci coglie impreparati, risveglia le nostre angosce e i nostri dolori. È per questo, credo, che invece di tenerti per mano, abbiamo preso la scorciatoia più comoda, quella della distanza e della estraneità.

 

Non è cattiveria, Helly, è la paura che ci divora dentro, la paura di coinvolgerci nelle vite degli altri, di creare in noi uno spazio di ospitalità che inevitabilmente farà vacillare i nostri fragili equilibri interiori. È per questo che un grido di dolore diventa inascoltabile, bisogna ridurlo al silenzio, umiliarlo, affinché smetta di interrogarci e di chiederci risposta.

E allora Helly carissima, un po’ di compassione oggi la chiedo a te per questi altri fratelli in umanità a cui di umano è rimasto poco. E sentici vicini, noialtri che ti vogliamo bene e che con tanto affetto preghiamo che la tua ferita si rimargini presto: ins’hallah.

Annamaria Amarante, missionaria


* Helly è la mamma nigeriana di 22 anni a cui è morta una figlia di soli 5 mesi il 18 dicembre scorso all'Ospedale di Sondrio. La giovane donna è stata offesa dai presenti perché avrebbe gridato in modo spropositato in seguito alla terribile notizia.