P. Fiorenzo Biasibetti, missionario a Maputo, in Mozambico

La seconda settimana dell'ottobre missionario è dedicata al tema della vocazione missionaria ad Gentes.

Nell'enciclica Redemptosris Missio al numero 61, il santo papa Giovanni Paolo II ha scritto: "Non c'è testimonianza senza testimoni, come non c'è missione senza missionari. Perché collaborino alla sua missione e continuino la sua opera salvifica, Gesù sceglie e invia delle persone come suoi testimoni e apostoli: «Sarete miei testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». (At 1,8) I Dodici sono i primi operatori della missione universale: essi costituiscono un «soggetto collegiale» della missione, essendo stati scelti da Gesù per restare con lui ed essere inviati «alle pecore perdute della casa d'Israele». (Mt 10,6) Questa collegialità non impedisce che nel gruppo si distinguano singole figure, come Giacomo, Giovanni e, più di tutti, Pietro, la cui persona ha tanto rilievo da giustificare l'espressione: «Pietro e gli altri apostoli». (At 2,14) Grazie a lui si aprono gli orizzonti della missione universale, in cui successivamente eccellerà Paolo, che per volontà divina fu chiamato e inviato tra le genti. (Gal 1,15) Nell'espansione missionaria delle origini, accanto agli apostoli troviamo altri umili operatori che non si debbono dimenticare: sono persone, gruppi, comunità. Un tipico esempio di chiesa locale è la comunità di Antiochia, che da evangelizzata si fa evangelizzatrice e invia i suoi missionari alle genti. (At 13,2) La chiesa primitiva vive la missione come compito comunitario, pur riconoscendo nel suo seno degli «inviati speciali», o «missionari consacrati alle genti», come Paolo e Barnaba."

Il Decreto sull'attività missionaria della chiesa Ad gentes del Concilio Vaticano II, di cui quest'anno si celebra il 50° anniversario, nei numeri 23-27 del cap. IV afferma: «Benché l'impegno di diffondere la fede ricada su qualsiasi discepolo di Cristo in proporzione delle sue possibilità, Cristo Signore chiama sempre dalla moltitudine dei suoi discepoli quelli che egli vuole, per averli con sé e per inviarli a predicare alle genti. Perciò, egli per mezzo dello Spirito santo, che distribuisce come vuole i suoi carismi per il bene delle anime, accende nel cuore dei singoli la vocazione missionaria e insieme suscita in seno alla chiesa quelle istituzioni che si assumono come dovere specifico il compito dell'evangelizzazione, che riguarda tutta la chiesa». Si tratta, dunque, di una «vocazione speciale», modellata su quella degli apostoli. Essa si manifesta nella totalità dell'impegno per il servizio dell'evangelizzazione: è impegno che coinvolge tutta la persona e la vita del missionario, esigendo da lui una donazione senza limiti di forze e di tempo. Coloro che sono dotati di tale vocazione, «inviati dalla legittima autorità, si portano per spirito di fede e di obbedienza verso coloro che sono lontani da Cristo, riservandosi esclusivamente per quell'opera per la quale, come ministri del Vangelo, sono stati assunti».

Il compito comunitario della missione ad Gentes riconosce nel suo seno degli inviati speciali che si coinvolgono e si donano totalmente nel servizio dell'evangelizzazione verso coloro che non conoscono ancora il Cristo, senza paura di limitare i confini della missione ad Gentes e attuandola in svariati ambiti, di tipo territoriale, di mondi e fenomeni sociali nuovi, come le perfierie delle megalopoli, di tipo culturale, quali gli aeropaghi moderni.

Nel corso di questa settimana desideriamo pregare per coloro che sono stati chiamati alla "vocazione speciale" della missione ad Gentes, affinché rinnovino il dono di Dio che è stato conferito loro e nella forza dello Spirito Santo, come dice papa Francesco, citando anche i suoi precedessori, non perdano la tensione per l'annuncio a coloro che stanno lontani da Cristo perché questo è il compito primo della Chiesa.

 

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