Quebrada de Retamal (Perù) - L’amore di Dio arriva fino agli estremi confini, persino nel deserto della costa peruviana, una delle più povere del paese sudamericano. Siamo a “Quebrada del Retamal”, una zona desertica che negli ultimi anni si sta popolando di abitanti che arrivano dalla parte più interna e povera del Paese. Cercano una vita migliore, desiderano un futuro di speranza per i loro figli.

Incontro con la gente

Qui, nel mese di febbraio, i missionari in formazione della Comunità di Lima hanno dato vita a una attività di evangelizzazione e di incontro con i più poveri e i dimenticati. “Ci ha stupito la sete di Dio che abbiamo trovato”, raccontano i missionari. “Ci hanno accolto con estrema semplicità, manifestando il desiderio di conoscere e incontrare il Dio della vita”.

Una parola di conforto e sostegno, la proposta di un cammino di fede a quanti desiderano battezzare i propri figli o ricevere altri sacramenti, portare l’annuncio del Vangelo: questi gli obiettivi della settimana di evangelizzazione.

Sguardi di speranza e sorrisi di gratitudine

“Abbiamo cominciato questa esperienza meditando il brano biblico di Filippo inviato dallo Spirito Santo a predicare nel deserto – raccontano i missionari – e come Filippo anche noi ci siamo lasciati portare nel deserto per annunciare Dio. Sono state molte le persone incontrate durante la settimana – dicono dalla Comunità Missionaria di Lima - mamme e papà che con uno sguardo di speranza e un sorriso di gratitudine ci hanno accolti semplicemente per il fatto che qualcuno andasse a trovarli e si interessasse della loro vita. Vita è ciò che abbiamo incontrato giocando con i più piccoli, incontrando i genitori, abbracciando tanti poveri”.

Mi ha stupito l'accoglienza della gente

“Una bella esperienza che porto dentro - racconta Rocio Sevilla - è l’incontro con una bambina che ci ha chiesto di pregare per un cugino ricoverato in ospedale. Ci ha invitati a casa della zia. Mi ha stupito come siamo stati accolti, nonostante la fretta per correre in ospedale a visitare il figlio. Ci ha offerto un the, poi ha chiamato il marito e abbiamo pregato insieme per il figlio. E’ stato un segno della presenza di Dio. Non importa se non c’é acqua o se in cima alle colline sabbiose non arriva la corrente:  solo Dio basta per andare all’incontro dell’altro”.

“Siamo tornati a casa pieni di gioia – raccontano ancora i missionari – per la sete di Dio che abbiamo trovato, per il desiderio di quella gente di avere una Chiesa, di vivere in armonia e in pace. Abbiamo tentato di essere una presenza di amicizia e fraternità, mettendoci al servizio secondo i doni di ciascuno”.