La missione Ad Gentes: inviati a tutti i popoli
Siamo missionari ad gentes, ad extra, ad vitam, laddove i termini latini dicono l’andare alle genti, fuori dal proprio Paese, impegnando tutta la nostra vita. Per vocazione siamo inviati a portare l'annuncio del Vangelo a tutte le genti, in quei luoghi dove gli uomini non hanno ancora conosciuto il Cristo e fatto esperienza dell’amore paterno di Dio. Ci rivolgiamo con particolare attenzione ai destinatari privilegiati del Regno: i poveri, i deboli, gli emarginati, le vittime dell'ingiustizia e dell'oppressione.

Missione: che passione!

Queste tre parole vogliono esprimere l’amore per la missione che ha caratterizzato sin dagli inizi la CMV. Una passione che tentiamo di alimentare ogni giorno affinchè diventi disponibilità a lasciarci inviare e a vivere con fedeltà e creatività  il mandato che il Figlio ha ricevuto dal Padre e che ha affidato alla Chiesa.

Un mandato sempre attuale - Usciamo dai nostri Paesi di origine, andiamo verso le periferie esistenziali del Sud del mondo, ci sentiamo corresponsabili dell’evangelizzazione del mondo intero. Crediamo che la missione ad gentes (ai popoli), il vivere la sollecitudine per tutte le chiese, dia vitalità anche alle comunità cristiane di antica tradizione. La missione rinnova la Chiesa: non è una novità ma ciò che essa ha sperimentato fin dall'inizio. Gli Apostoli, fedeli al mandato del Maestro - "Andate in tutto il mondo, annunziate il Vangelo ad ogni creatura" - non sono rimasti a Gerusalemme; hanno portato l’annuncio ad altri popoli, dando alla Chiesa quel respiro universale che ancor oggi la rende giovane.


P. Mauro Battistella, missionario a Yopougon (Costa d'Avorio)

Missionari  nella missione globale - La globalizzazione ha ridisegnato i confini della missione, non solo quelli geografici, ma anche quelli antropologici, culturali, sociali... Se in un recente passato il termine “missione” indicava l'attività di evangelizzazione nelle aree geografiche chiamate "terre di missione", oggi il primo annuncio appare altrettanto urgente anche nel mondo occidentale. Per questo come missionari collaboriamo anche nell’evangelizzazione nei paesi di antica cristianità, senza però perdere la nostra chiamata specifica e prioritaria: portare il Vangelo fino alle estremità della Terra. 

Nati per la missione ad gentes -  Sebbene la situazione storica sia mutata negli ultimi decenni, riteniamo che la missione ad gentes conservi la sua urgenza anche nei nuovi scenari mondiali. Prediligiamo la dimensione "ad extra" raggiungendo Paesi o contesti culturali lontani, per il primo annuncio del Vangelo o per l'aiuto alle giovani Chiese ancora non autosufficienti. Cogliamo sempre attuale l’invito ad andare in tutto il mondo (cf. Mc 16,15) particolarmente in determinate aree geografiche dove l'evangelizzazione muove i primi passi. 

 


Teresa Paini, missionaria a Lima (Perù)

Diversi stati di vita, ma tutti discepoli missionari

Poiché la nostra Comunità unisce consacrati/e, laici e famiglie, ognuno vive la comune chiamata alla missione ad gentes con la propria specificità. I missionari nel mondo e gli sposi missionari, a motivo della loro laicità e stabilità nel territorio, vivono la loro missionarietà ad gentes soprattutto nel loro contesto di vita, nell’inserimento nel mondo del lavoro, nella collaborazione alle attività missionarie delle CMV locali, nelle diocesi in cui vivono, raggiungendo le "periferie esistenziali" locali. La loro azione evangelizzatrice e la loro testimonianza ha soprattutto connotati feriali: famiglia, lavoro, scuola, ambiti sociali. Quando partono per altri Paesi, esprimendo anche con l'andare in altre nazioni la loro vocazione, arricchiscono l’azione missionaria con i propri talenti, le proprie competenze e peculiarità.

Tutti in stato di missione

La vocazione ad Gentes ci mette nel cuore anche l’inquietudine di trasmettere alla gente in mezzo alla quale viviamo la dimensione missionaria dell’impegno evangelico. Lo facciamo attraverso le attività di animazione missionaria che coniugano nuova evangelizzazione, formazione dei laici e degli operatori pastorali, collaborazione con le chiese locali, con la sollecitudine verso le giovani Chiese di altri Paesi. 


Essere missionari come coppia: Luigi e Monica Fabbi

Mai senza i laici

Sin dagli inizi, la nostra priorità pastorale è quella di rendere i laici protagonisti della missione, capaci di costruire comunità cristiane che, a partire da una vita di fraternità e comunione, diventano fermento di evangelizzazione nel territorio. L'assunzione dei diversi ministeri e dei servizi, la testimonianza e l'impegno nella società e nel mondo del lavoro, permettono di costruire la comunità ecclesiale in spirito di corresponsabilità. Anche il volto delle nostre missioni e dei nostri centri, oggi è inscindibile da quello dei numerosissimi uomini, donne, giovani, coppie che operano attivamente in ogni ambito della pastorale: dalla catechesi alla pastorale familiare, dall'annuncio alla promozione umana, dai servizi liturgici alla preghiera.


Essere missionari nel mondo del lavoro: Enni Pasut

Inviati ai privilegiati del Regno

L’amore agli ultimi, agli oppressi, ai poveri, è radicato nella fede in un Dio che si è fatto povero in Cristo. Come ha sottolineato Benedetto XVI, "l’opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà" (Benedetto XVI, 13 maggio 2007). Tale scelta, non è mai esclusiva né discriminante verso altri gruppi, non implica rifiuto o disinteresse nei confronti di coloro che non fossero poveri, ma sottolinea chiaramente che i poveri sono al primo posto nella nostra sollecitudine, insieme ai giovani e alle famiglie.


P. Josè Mariano Romaguera, portoricano, nella missione di Lima (Perù)