Maria Carla, missionaria della CMV, è nata a Inglesias nel 1950. Ha vissuto in prima linea le contestazioni del ‘68, spinta dalla voglia di aiutare i poveri. Il suo sogno era di diventare medico. Poi la chiamata.


"Sono nata in una famiglia semplice, la seconda di tre figli. Dopo il liceo mi sono iscritta alla facoltà di medicina, il mio sogno era sempre stato quello di diventare medico e andare in Africa per curare le persone gratuitamente. Mio papà mi diceva: “Quando diventerai grande non vorrai più lavorare gratis e ti passeranno questi grilli per la testa…”. A 16 anni, mi sono allontanata dalla Chiesa e anche da tutti quei valori che avevo sempre respirato in famiglia. Al liceo mi identificai in quelle frange studentesche di estrema sinistra che amavano scendere in piazza, contestare, gridare contro il potere. Sognavo di “eliminare” tutti i ricchi per salvare i poveri dall’oppressione e dalla povertà; desideravo andare in America Latina per unirmi a qualche gruppo di guerriglia. Il mio idolo era Che Guevara!


Nauseata da tutto e da tutti - Nel maggio del ’71, all’improvviso, entrai in una profonda crisi.  Ero nauseata da tutto e da tutti. Feci dentro di me una preghiera che più o meno suonava così: “Signore se tu c’entri con la mia vita, fammelo capire”. Andai a comprarmi una Bibbia, iniziai a leggerla. Rimasi folgorata e, improvvisamente, ritornai in chiesa. Subito pensai di trasformare il mio desiderio di lavorare per i poveri come medico, in una scelta di consacrazione per tutta la vita, senza neanche comprendere che cosa questo significasse veramente.
 

 
Maria Carla nei primi anni della sua chiamata
 


La scoperta della fraternità e dell’amicizia - Nel ’74, dopo un’esperienza di volontariato in Italia, io ed altri amici iniziammo un gruppo missionario. Quest’esperienza fu la scoperta della fraternità e dell’amicizia vera, della possibilità di sognare, di costruire insieme un mondo di fratelli. Eravamo misti, ragazzi e ragazze, coppie di fidanzati. Avevo 27 anni quando lasciai il mio lavoro di ostetrica per diventare missionaria. Gli inizi della Comunità furono molto belli, non avevamo nulla e Dio ci mandava tutto; non capivamo che cosa volesse dire vivere di Provvidenza, ma sapevamo che avremmo voluto vivere così per tutta la vita e questo era affascinante.
 


Maria Carla con alcuni bambini di una delle favelas di Belo Horizonte
 


A Belo Horizonte, alla scuola dei poveri - Avevo 39 anni quando partii per la prima volta per il Brasile a Belo Horizonte: ci sono rimasta per 17 anni, in due periodi diversi. La prima cosa che capii fu che lì non c’era tempo per piangere su se stessi, c’erano troppe urgenze: i poveri non avevano lavoro, casa, cibo, tanti non conoscevano Gesù… non c’era tempo per pensare a noi. Fu determinante scoprire la vocazione che il Signore aveva messo nel mio-nostro cuore: vivere come comunità, con la sua Presenza tra noi per annunciare il Suo Amore, era il sogno di Dio per tutti, per quel popolo che Dio ci aveva affidato. Rimanevo incantata dalla fiducia che i poveri ponevano in Dio, dalla loro semplicità, dal loro abbandono alla volontà del Signore, da come sapevano comprendere e diffondere la Parola. I poveri sono stati miei maestri! Oggi i capelli sono diventati grigi, le forze sono diminuite, ma il desiderio di dare la vita per gli altri non è venuto meno. Adesso sono in Italia, felice di servire qui, nella comunità che si trova a Lonato del Garda e disposta a partire ancora, magari in Africa se ce ne fosse bisogno".

Maria Carla