Gli inizi della Comunità Missionaria di Villaregia in Sardegna

1981 - Si inizia a mettere su casa in Sardegna

Le case, a Quartu S. Elena e a San Sperate, sono povere, semivuote, senza energia elettrica. Si inizia a "metter su famiglia" senza niente, se non un po’ di buon umore, un grande desiderio di vivere insieme e lo sforzo costante di avere la presenza di Dio in casa. La povertà di mezzi e i disagi di vario tipo trovano senso nella scelta di radicalità evangelica e di abbandono alla Provvidenza che, da questo momento in poi, sarà il segno forte e inconfondibile della benedizione di Dio in ogni passo successivo.

La prima sera - “La prima sera", ricorda Biagina, "volevamo brindare all’inizio di questa nuova vita: avevamo una bottiglia di spumante, qualche bicchiere, una sedia, una chitarra, dei cuori in festa e qualche lacrima. Appena la notizia della nostra presenza si sparse, dalle famiglie più vicine scattò subito una processione di doni: dalle sedie ai piatti, dalla caffettiera alla bombola del gas, dai letti al vaso di fiori". "Non sapevamo dove appendere i nostri pochi vestiti", continua un’altra missionaria, "così ci siamo date da fare per improvvisare un armadio molto originale: due cavalletti da muratore e una trave di legno per traverso… era tutto quello che c’era a disposizione e per noi andava più che bene".


Gli inizi della Comunità in Sardegna nella casa delle missionarie

Letizia e semplicità - Marilena si scopre "scultrice", ricavando da un pezzo di legno il mestolo che occorre per mescolare la minestra! Ciascuna mette a frutto i propri talenti. Materialmente non c’è nulla di attraente, ma tutto è bello e armonioso perché in questo modo semplice di stare insieme ci si sente a proprio agio, si sperimenta la presenza viva di Dio: "Era come se finalmente fossimo arrivate a casa! In questo modo di stare insieme, mettendo Dio al centro delle nostre relazioni, ciascuna sentiva di aver trovato quella vita che stava cercando. Nella vita di Comunità, vissuta in letizia e semplicità, c’era la risposta che placava tutte le ricerche e le inquietudini che portavamo dentro!", sottolinea Maria Carla.


Attività pro-missioni coi giovani che iniziano a frequentare la comunità in Sardegna

L'aiuto dei paesani - Parallelamente, i missionari iniziano la loro vita comunitaria a San Sperate. Anch’essi si trovano alle prese con una casa da gestire. "Si è trattato di imparare a cucinare, di destreggiarsi col bucato e il ferro da stiro… Non tanto semplice per noi uomini, ma la Provvidenza non ci ha lasciato soli!", ricorda con un sorriso padre Amedeo. Con gioia anche i missionari affrontano ogni novità e fatica. Molte famiglie del paese non rimangono insensibili alla presenza di questi giovani, hanno mollato ogni sicurezza umana per seguire la proposta del Vangelo. Spesso arriva il pranzo pronto o qualche mamma si offre per sistemare la biancheria dei neo-missionari. È un modo perché la casa si apra e le persone possano cominciare a conoscerci, a costruire questa famiglia missionaria con noi per amare insieme i fratelli più poveri. "A volte il modo e il momento in cui l’aiuto della gente arriva stupiscono, sanno un po’ di aneddoto, ma per noi sono storia, anzi sono il segno della fedeltà di Dio Padre che, anche a distanza di trent’anni, continua a 'comportarsi' così", prosegue padre Amedeo, facendo memoria di quei primi momenti.