Commento al messaggio del Papa per la Giornata mondiale dei poveri


Domenica 18 novembre celebreremo per volere di Papa Francesco la seconda Giornata mondiale dei poveri. Perché una giornata nella chiesa dedicata ai poveri? Perché forse, nonostante la vita vissuta da Gesù e la testimonianza di tanti discepoli, i poveri sono ancora ai margini reali delle nostre comunità. E questo non va bene. Non va bene perché il Vangelo ci testimonia altro. In effetti fin dagli inizi del suo pontificato il Papa venuto da lontano ci ricorda che oggi il mondo macina scarti cioè considera uomini, donne e bambini veri e propri scarti sociali. In Evangelii Gaudium, al numero 53, afferma:

 

"Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma  di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi".

 

Operatrici del Centro de Acolhida Betânia a Belo Horizonte


Eppure Dio non scarta nessuno, anzi è attentissimo alla vita di tutti, specie i dimenticati. Già nel Primo Testamento tante persone vivevano concretamente questa esperienza: la società li scartava. Dio no. Uno di loro ha raccolto la propria "vicenda" in un testo, il Salmo 34, che racconta la sua gioia per essere stato ascoltato da Dio. “Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato… Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce” (Sal 34,7.18). 

Per questo Papa Francesco domanda a tutta la chiesa di educarsi per tornare ad essere segno di questo amore di Dio per coloro che noi (e non Dio) consideriamo ultimi. In particolare, secondo il Pontefice, occorre educarsi all’ascolto, alla concretezza dell’amore e al dare dignità. Spesso infatti, come successe alla combriccola dietro a Gesù che mise a tacere la disperazione di Bartimeo, il cieco mendicante sulla strada (cf. Mc 10,46-52), anche i cristiani oggi rischiano di fare del bene parlando tanto senza mai ascoltare davvero il grido dell’altro.

Un amore così rischia di non fare bene il bene. Per cui per amare occorre educarsi al silenzio: il silenzio della preghiera, il silenzio dell’ascolto dell’altro. “È il silenzio dell’ascolto - ci ricorda il Messaggio - ciò di cui abbiamo bisogno per riconoscere la loro voce. Se parliamo troppo noi, non riusciremo ad ascoltare loro. Spesso, ho timore che tante iniziative pur meritevoli e necessarie, siano rivolte più a compiacere noi stessi che a recepire davvero il grido del povero”.


Parole scomode ma necessarie! Eppure non basta. Occorre imparare ad amare con concretezza. Ciò, però, non significa che noi dobbiamo fare tutto o risolvere tutti i problemi del mondo. Assolutamente. Ma l’amore concreto è quell’amore che sa guardare l’altro, stare con lui e non solo "dare cose". Spesso, infatti, il vero bisogno è il volto di qualcuno che ci guardi.

Infine, siamo chiamati a ridare dignità ai poveri coinvolgendoli in prima persona nei processi di liberazione che siamo chiamati ad attivare e vivere con loro. Essi non sono destinatari delle nostre "buone opere", ma persone con cui entrare in relazione e scoprire fratelli in cammino a fianco  a noi. Ed è bellissimo pensare che Gesù chieda sempre a chi è nel bisogno: “Cosa vuoi che io faccia per te?” (Mc 10,51). Non prescinde dall’altro, chiede permesso, lo coinvolge, lo fa sentire persona. Fare così ci decentra e ci fa sentire non i jukebox della carità, ma fratelli in cammino. Infatti: “Non è di protagonismo che i poveri hanno bisogno, ma di amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto. I veri protagonisti sono il Signore e i poveri. Chi si pone al servizio è strumento nelle mani di Dio per far riconoscere la sua presenza e la sua salvezza”.

 


Concludo. I poveri oggi vanno rimessi al centro delle nostre comunità: va data loro parola, spazio, possibilità di un cammino condiviso. Perché essi non sono primariamente i destinatari delle nostre opere più o meno efficaci, ma fratelli e sorelle con i quali camminare insieme verso il Regno: “i poveri ci evangelizzano, aiutandoci a scoprire ogni giorno la bellezza del Vangelo. Non lasciamo cadere nel vuoto questa opportunità di grazia. Sentiamoci tutti, in questo giorno, debitori nei loro confronti, perché tendendo reciprocamente le mani l’uno verso l’altro, si realizzi l’incontro salvifico che sostiene la fede, rende fattiva la carità e abilita la speranza a proseguire sicura nel cammino verso il Signore che viene”.

P. Luca Vitali


Scopri le iniziative della Comunità Missionaria di Villaregia per la Giornata mondiale dei Poveri