Domenica 29/5, ore 19: arrivano a Villaregia 14 giovani eritrei sbarcati in Sicilia dopo aver attraversato il deserto e il mare. Poi un lungo viaggio in pullman per raggiungere il Veneto. Arrivano affamati, stremati, spaventati, sporchi, terribilmente sottopeso. Non ci sono parole per descrivere la sofferenza che trasmettono i loro occhi arrossati. Apparecchiamo le tavole per la cena. Ecco la prima lezione di vita: uno di loro serve gli altri, dividendo il cibo in parti uguali, perché non ne manchi a nessuno. Nessun litigio, tutto è condiviso con grande umiltà. 
E' il giorno di Corpus Domini: al mattino abbiamo venerato il corpo di Cristo nella cena eucaristica; alla sera abbiamo toccato la carne di Cristo in un'altra cena... Al mattino l'ascolto del Vangelo della moltiplicazione dei pani; alla sera la pratica del "date loro voi stessi da mangiare". Una coincidenza? Certamente no.
La scelta di una casa per accoglierli ricade su quella che chiamiamo "Betel" (vedi foto), che significa 'casa di Dio' (Gen 28,19). Entrando in casa, alcuni di loro - che sono cristiani - vedono un crocifisso: il volto si illumina, dicono "Thanks Jesus", si emozionano, toccano il crocifisso, fanno il segno della croce. E' una lezione di fede! 
Finalmente una doccia calda, abiti puliti, un letto per dormire. 
Al mattino il primo bucato steso al sole... Volti ancora sperduti ma già più sereni. 
Davanti a questi fratelli si spegne la credibilità delle polemiche sull' "emergenza" immigrazione. Mi è bastato stare un po' con loro per riscegliere con più consapevolezza la strada dell'accoglienza.
(P. Cesare Serrau)