In partenza per il Perù Marzia Buzzat si racconta...


Domenica 8 ottobre 2017 è stata celebrata presso la Casa Madre della Comunità Missionaria di Villaregia la Messa di Invio di Marzia Buzzat che partirà martedì 17 ottobre per Lima, Perù.  La Celebrazione Eucaristica è stata segnata della commossione e della gratitudine. Marzia, di fatto, ha vissuto 15 anni a Villaregia durante i quali ha costruito legami profondi con i fratelli e le sorelle della Comunità e con tante famiglie che ha accompagnato donando consigli, vicinanza e amicizia.  Abbiamo chiesto a Marzia di condividere con noi cosa porta nel suo cuore raccontando se stessa. Di seguito una parte dell'intervista.


INTERVISTA COMPLETA 


Marzia, raccontaci un po’ di te…

Ho 57 anni e sono nata a Feltre (BL) dove ho vissuto sino all'entrata entrata in Comunità, a 28 anni. Feltre è una ridente cittadina circondata dai monti, dalla casa dei miei genitori si vedevano le Vette Feltrine il cui ricordo mi riporta alle tante escursioni in montagna vissute con genitori e fratelli, amici della pastorale giovanile. Giornate a contatto con la natura, passeggiate in cui ho imparato a conoscermi, ho scoperto l’importanza del saper affrontare la fatica della salita ai rifugi e le insidie della discesa; la sapienza di misurare le proprie forze e di sapersi fermare per contemplare un paesaggio, un fiore, per ascoltare il fruscio delle foglie, il cinguettio degli uccelli, la profondità del silenzio.  Soprattutto ho appreso che alla vetta si arriva insieme, in cordata. Per giungere insieme è necessario arrampicarsi facendo attenzione ai propri movimenti, per non mettere in pericolo i compagni. Allo stesso tempo bisogna avere uno sguardo pronto a cogliere l’eventuale stanchezza o difficoltà di chi è in cordata con te, fermarsi, saper attendere, cogliere come è opportuno agire per andare incontro alla situazione dell’altro.  Ho compreso che è la relazione basata sulla fiducia reciproca ciò che permette di giungere insieme in vetta, quanto così imparato che mi ha aiutato ad affrontare anche la bellissima “escursione” che è la vita.


E la tua famiglia? 

La mia famiglia: genitori e tre figli, per vari anni hanno vissuto con noi prima la nonna materna e poi quella paterna. Una famiglia semplice, genitori laboriosi, che ci hanno trasmesso il senso del dovere, l’onestà, il rispetto per gli altri, il valore del sacrificio, del risparmio e ci hanno insegnato a condividere. In casa i nostri amici potevano sempre venire per giocare, studiare, riposare.  Mamma è volata al Padre a 52 anni e il papà l’ha raggiunta nel 1996 alla vigilia della mia partenza per la missione.  Sono grata ai miei genitori per quanto mi hanno trasmesso, per il modo con cui mi hanno sempre fatto sentire desiderata e amata, per la fiducia che mi hanno regalato.  Ho un fratello maggiore e una sorella minore. Con loro il rapporto è sereno e so che sempre posso contare su di loro e su miei cognati.


Come hai conosciuto Dio? Come hai "scoperto" che Dio ti chiamava alla vita missionaria come consacrata?

L’incontro con Dio è nato nella semplicità del quotidiano in famiglia e in parrocchia. Ricordo il cero colorato che mamma accendeva in soggiorno nel giorno del nostro Battesimo, il portarci al rosario dei bambini nel mese di maggio, le preghiere recitate alla sera e al mattino; l’invito a condividere qualche gioco o dolce con i bambini dell’orfanatrofio. 

Ritornano alla mente anche le esperienze in parrocchia: la catechesi, la preparazione ai Sacramenti, le uscite da adolescenti e i giorni di campo estivo a Cima Loreto di Faller, il partecipare alla pastorale giovanile, gli impegni assunti prima come catechista, poi nel gruppo liturgico, la pastorale con i giovani, le iniziative di solidarietà per la missione.

Durante gli anni della scuola superiore avevo deciso, una volta terminati gli studi, di partire per la missione: il mio sogno era l’Africa. Invece mi sono impegnata in un’esperienza educativa con bambini/e, ragazzi/e fino ai 18 anni provenienti da famiglie “difficili”. Una domanda ben presto ha bussato alla mia attenzione: “Qual è la cosa più preziosa che possiedo, che dà colore alla mia vita, a ciò che faccio, alle relazioni, ai miei sogni e che posso donare a questi ragazzi”?  Pian piano ha preso forma la risposta: “L’amicizia con Gesù”. Con l’aiuto di un sacerdote ho compreso che questo segreto di vita desideravo donarlo non solo a quei ragazzi, ma a tutti soprattutto a chi Gesù non lo conosceva ed ho capito che Dio mi chiamava, mi proponeva di donare la mia vita a Lui per i fratelli.

Poi ho conosciuto la Comunità e nel 1989 sono entrata a farne parte.  Ho vissuto a Villaregia il tempo della formazione e poi sono partita, con altri sette missionari, nel 1996 per avviare l’esperienza comunitaria a Porto Rico, facendo prima tappa, per alcuni mesi, a Lima. Nel giugno 2002 sono rientrata a Villaregia e ritorno a Lima.


Il tuo brano biblico preferito?

Lettera di Paolo ai Filippesi capitolo 2, 5-11, l’inno ai Filippesi che inizia con l’invitoAbbiate gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù” e prosegue “che svuotò … e umiliò se stesso”. È un brano scoperto a 17 anni e che ha segnato l’incontro con Dio.  

Mi ha stupito e commosso allora e continua a stupirmi e a commuovermi oggi questo Dio che in Gesù sceglie, in totale libertà e gratuità, di amarmi fino alla fine dando la sua vita sulla croce per me, perché io possa sentirmi figlia da sempre voluta, amata, cercata, perdonata. Possa, inoltre, sperimentare la gioia della fraternità nella costante tensione a riconoscere che l’altro/a lo ricevo dalle mani del Padre e ad accoglierlo come sua Parola.

Avere gli stessi sentimenti, pensieri, desideri di Gesù, seguirlo sulla strada dell’umiltà è il desiderio che porto in cuore ed è la grazia che ogni giorno chiedo al Padre di concedermi.


Con quali desideri parti per il Perù?

Anzitutto una profonda gratitudine a Dio, per la sua fedeltà per il modo in cui mi ha parlato e guidato in ogni esperienza, incontro, relazione vissuti in questi anni di permanenza in Italia, con Lui e grazie a Lui ho sperimentato che la vita si fa danza nella semplicità e novità del giorno dopo giorno.  Il grazie sincero nei confronti di ogni sorella e fratello di Comunità per aver contribuito in modo unico al mio cammino di figliolanza e fraternità e verso ogni compagno di viaggio, da ciascuno ho ricevuto qualcosa che mi ha aiutato a crescere nel mio essere donna di Dio.  La gioia di incontrare i fratelli della missione e di poter mettermi in cordata con loro, insieme ai missionari/e della comunità di Lima, per essere Chiesa, popolo di Dio in cammino sui sentieri della figliolanza e della fraternità universale.

Tutto ciò che ho vissuto in questi anni trascorsi a Villaregia desidero consegnarlo al Padre per poter iniziare questa nuova tappa a mani vuote, aperte, pronte a ricevere ciò che Lui vi deporrà. 
Chiedo il dono di saper con umiltà, semplicità e fiducia continuare a danzare al Suo ritmo la vita con tutti coloro che Lui porrà sul mio cammino in terra peruviana.

Alla fine posso solo da dire che è proprio bello dare la vita a Dio e spenderla a servizio dei fratelli.

 

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