La casa che accoglie la Comunità Missionaria di Villaregia ha una lunga storia. In forza del Vangelo, fra queste mura sono stati accolti poveri e pellegrini fin dal 1500. Una storia di condivisione e accoglienza di cui siamo ora responsabili


La prima attestazione scritta sull’Hospitalis Vetranae è datata 15 maggio 1463 e si trova nell’Inventario dei beni della chiesa di S. Maria di Vedrana. Si noti che il luogo è definito hospitalis, cioè luogo dove ospitare poveri e pellegrini.

Una seconda, un inventario del 1800, cita una Bolla del 18 aprile 1522, nella quale si viene a sapere che il suddetto ospitale è dedicato a S. Giorgio e al suo interno vi si trova un oratorio dove poter pregare.

 


Nell’inventario del 25 aprile 1609 si descrive l’arredo dell’Hospitale di S. Giorgio: “due letti cioè tre lettiere, e tre letti di penna di gallina con due capezzali… tre coperte usate… undici lenzuoli… oltre ai mobili, posate…”, tutte cose utilizzate per l’accoglienza a cui dovevano provvedere “gli uomini designati per l’amministrazione”.

Nella relazione del 3 settembre 1618, sulla visita pastorale avvenuta nell’anno precedente, il vescovo domanda ai reggenti la casa di provvedere “alle suppellettili dell’Oratorio… letti e materiale e altre sorti di cose necessarie alli poveri peregrini”.

 

Per migliorare lo standard di accoglienza degli accolti i canonici della Cattedrale chiedono nel 1619 che “nel Spedale si faccino delli matterazzi, coperte, e lenzuoli alli letti i quali dovevano essere almeno cinque, in trè stanze separate, cioè due per gli uomini, altre tanti per le donne, et uno per li sacerdoti”. Dunque l’Ospitale accoglie uomini, donne e preti nel bisogno.

 


Nel 1692, il cardinale di Bologna, visita Vedrana e il parroco gli fa sapere: “poco distante dalla Parrocchiale vi è l’Oratorio di S. Giorgio, unito al quale è un’Ospitaletto detto parimenti di S. Giorgio di Vedrana; quale Ospitale possiede alquanti beni, già da secoli loro donati al detto Spedale da diversi devoti e pii uomini dello stesso paese in comodo a sollevarne dei Poveri e miserabili del loro paese”.

 

Si aggiunge, inoltre, che i beni della casa sono utilizzati per dare un futuro degno alle ragazze povere della zona, per sovvenire “poveri infermi ed altri miserabili della parrocchia, e nell’albergare i pellegrini, al qual fine mantengono detti uomini duoi letti in due stanze separate, ed anco ricoverano poveri innocenti fanciulli bastardini”. Ragazze, bambini, pellegrini, poveri infermi, miserabili sono i destinatari dell’azione di carità della casa.

 


Un altro documento del 1704 specifica che le due stanze sono per “poveri viandanti quali habbino i dovuti recapiti somministrandogli solo il commodo del dormire”. Ma aggiunge che una parte della casa è “à uso di scuola esercitata dall’ Hospitale ò da alcuno in pubblico Beneficio dei fanciulli di questa Comunità, à quali si insegnano leggere scrivere e far conto conforme il loro talento. Vi è in questa una Tavola di noce vecchio con due ò trè banche a commodo dè Scuolari”.

Nel 1704 si afferma che si trovano due stanze per accogliere “poveri viandanti quali habbino i dovuti recapiti” ai quali si offre uno spazio “commodo del dormire”. Nel 1735 la casa accoglie soldati spagnoli impegnati nella guerra. Nel 1744 gli ammalati di S. Orsola.

 

Nel 1745 il parroco scrive nell’archivio che la comunità vedranese è composta da 1100 “anime”; 300 delle quali giacciono in condizioni povere e miserevoli. Tali persone vengono aiutate dal “pio Luogo” da cui ricevono un sussidio per andare avanti. L’Ospitale è dunque una sorta di luogo di sostegno per i poveri della zona che giacciono in situazioni di bisogno.

 

 

Nel 1752, grazie al diario della visita pastorale, veniamo a sapere che in una parte della casa si fa scuola ai bambini che dovrebbero provenire da famiglie povere. Il vescovo accortosi di qualche ‘malaffare’ licenzia il maestro e richiama i gestori della casa a rispettare la sua vocazione specifica.

L’oratorio e l’ospedale nel 1892 viene acquistato da don Giuseppe Codicè per accogliere le suore dell’ordine da lui fondato: le Visitandine dell’Immacolata. Negli anni 1902-1903 l’intero stabile sarà rialzato di un piano.

 

Nel 1934, 50esimo anniversario di fondazione delle Visitandine, la cappella viene restaurata e prenderà la forma attuale: il quadro di San Giorgio (opera secentesca) viene sostituito da un’immagine raffigurante l’Immacolata. Il 21 giugno 1975 nella cappella sono trasferite le spoglie mortali del servo di Dio, don Giuseppe Codicè.

 

 

Nel luglio 2018 le suore Visitandine dell’Immacolata cedono la proprietà dello stabile e del terreno adiacente alla diocesi di Bologna, che l’affida alla Comunità Missionaria di Villaregia per una Comunità di Misericordia: una casa dove missionari e famiglie missionarie condividono la vita con i migranti e si mettono a servizio delle povertà locali in collaborazione con Caritas Diocesana.

 

Il 1 settembre 2018 mons. Matteo Zuppi, vescovo di Bologna, inaugura la casa, alla presenza di don Massimo Ruggiano (vicario episcopale alla carità), don Gabriele Davalli (parroco di Vedrana – Prunaro), Sauro Bandi (delegato regionale di Caritas), don Mirko Sant’Andrea (delegato regionale di Missio), i parrocchiani e gli amici della Comunità Missionaria di Villaregia.

 

 

 

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