Leonardo: Buonasera a tutti. Noi siamo Leonardo e Silvia, siamo sposati da 25 anni e abbiamo due figli: uno di 16 e uno di 19, siamo originari di Pontedera e da una settimana abitiamo a Castenaso. Io sono insegnate, Silvia è impiegata.

Castenaso per noi prima era solo un nome su una cartina geografica, ora sta diventando la nostra casa, così come lo è Vedrana.

Vorrei condividere con voi qualche piccolo passaggio della nostra vita, che ci ha portati ad essere qui stasera.

Fin da bambini abbiamo frequentato una parrocchia come questa, dove abbiamo appreso il valore del servizio agli altri come elemento essenziale della vita cristiana, della vita del credente, e quando poi ci siamo fidanzati ci siamo chiesti che tipo di famiglia volevamo, che tipo di realtà volevamo creare insieme.

La parola che ci è venuta in mente è apertura, una famiglia aperta, una famiglia dove ciascuno potesse avere e trovare spazio.


Nel cammino del fidanzamento, aiutati anche dalla nostra parrocchia, dal nostro direttore spirituale, ci siamo avvicinati al matrimonio e abbiamo deciso di far casa con gli altri. Il giorno del matrimonio per rendere concreto tale desiderio abbiamo domandato ad amici e parenti di dare il corrispettivo del regalo che normalmente si fa agli sposi per le famiglie del Brasile che non avevano casa.

Questo è stato l’inizio di un percorso che ci poi ha portati qui oggi.

 

Un altro pezzettino importante che abbiamo colto, un’occasione che il Signore ci ha messo di fronte nel nostro percorso, è stata l’accoglienza di Sead, nei primi anni di matrimonio, un ragazzo che abbiamo conosciuto alla porta della nostra parrocchia, che non aveva casa e lavoro e che abbiamo accolto in casa. Insieme a lui e alla sua famiglia abbiamo gioito per il percorso che ha fatto, ha trovato un lavoro, hanno trovato una casa; una famiglia del Kossovo che scappava dalla fame, dalla guerra, dall’instabilità politica negli anni 90.

E quindi questa è stata un’esperienza concreta, la nostra esperienza concreta di apertura che abbiamo vissuto in quel periodo.

Successivamente abbiamo, appunto, conosciuto la Comunità Missionaria di Villaregia.


Silvia: Con la Comunità Missionaria di Villaregia abbiamo continuato questo percorso di apertura, di accoglienza verso gli altri. Certo, in primo luogo, per quelli che fanno parte della nostra famiglia, i nostri figli e le persone che tramite la Comunità abbiamo conosciuto. Insieme a loro, specie i giovani, abbiamo condiviso il tempo libero, le forze e le energie per formarci e lavorare per la missione. Abbiamo scelto anche di fare un lavoro che ci permettesse di dedicare più tempo possibile alla missione, dedicare più forze alle persone in difficoltà, qui in Italia e anche quelle che sono più lontane.

Per noi far parte della Comunità, camminare con la Comunità, vuol dire proprio questo: vivere la nostra vita di famiglia normalmente, come qualsiasi altra famiglia, con le problematiche, le difficoltà, le speranze di ogni famiglia, non pensando però soltanto ai nostri figli, ma allargando un po’ il nostro cuore, mettendo più tempo a disposizione e condividendo le possibilità che abbiamo con altri fratelli.

E quando si è presentata l’opportunità dell’apertura di questa casa a Vedrana ci siamo sentiti chiamati in prima persona, ci siamo sentiti stimolati in prima persona, ci siamo messi in ascolto e ci siamo chiesti: “Ma cosa vuole dirci il Signore, cosa vuole dire a noi?”


Vent'anni fa abbiamo lasciato la nostra regione e non siamo andati lontanissimo, dalla Toscana al Veneto, ma è stata comunque una partenza, è stata comunque un’uscita perché abbiamo lasciato le nostre certezze, le nostre sicurezze e le nostre conoscenze per immergerci in una realtà diversa e questo ci ha fatto bene, ci ha messo in movimento, ci ha aiutato a guardare l’essenziale, quello che conta.

Ecco 20 anni dopo quella partenza, con un’esperienza più grande, perché abbiamo due figli e 25 anni di matrimonio fra pochi giorni, tanti sbagli, tanti errori, tante speranze, tante fatiche, abbiamo sentito che potevamo dire un altro sì ed unirci a questa avventura. Non per fare grandi cose, ma per fare famiglia, come è stato detto finora, con i missionari e con le persone che qui vivranno e che incontreremo.


Questo è il nostro desiderio, questo è lo spirito con cui abbiamo di nuovo fatto i bagagli. E ogni volta che facciamo i bagagli vediamo che abbiamo tante cose delle quali possiamo fare a meno, quindi anche ora ci stiamo chiedendo cosa lasciare da parte, cosa non ci serve, cosa può rimanere in soffitta o può essere per altri.

Ogni volta metterci in cammino, aprirci a una nuova sfida, una nuova avventura davvero ci aiuta a crescere e pensiamo che aiuti a crescere anche i nostri figli.

Ci sentiamo interpellati da Papa Francesco, che invita ogni persona - sacerdoti, religiosi, famiglie, laici - a spargere il lievito del Vangelo, il lievito della buona notizia nella pasta della società e del luogo in cui viviamo.

Quindi con questo spirito, e con molta umiltà, questo vorremmo fare fra di voi.

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Missione Albania
Centro missionario diocesano Forlì