Ho ascoltato parole bellissime questa sera, che ci rendono consapevoli del nostro passato, della ricchezza che abbiamo ereditato, del dovere di proseguire il cammino bello e leggero di quel passato. 

 

Saluto Madre Maria, che vedo contenta, molto; mentre qualche tempo fa era preoccupata perché non voleva che questa casa ricca di tradizione finisse come una sorta di museo vuoto né che diventasse altro da quella che per loro è stata la Casa Madre. “Madre” vuol dire avere dei figli.

Questa casa è nata quando c’erano tanti bambini nel bisogno: di una scuola, di una madre capace di generare gli uomini e le donne del futuro. 
 

 

 

Oggi siamo felici perché questa casa è stata messa a disposizione della Comunità Missionaria di Villaregia, che la accoglie come dono della Provvidenza. Perché la Provvidenza c’è! Anche se spesso non ce ne accorgiamo perché pensiamo di bastare a noi stessi, di fare tutto noi. In realtà, la Provvidenza c’è!

 

E noi vogliamo credere che sia stata la Provvidenza a portare qui la Comunità di Missionaria di Villaregia, con gioia loro, con gioia nostra, con gioia dei tanti che saranno accolti, ma anche con la gioia di Vedrana. Sì, perché l’arrivo dei missionari è una grande ricchezza per tutta la comunità vedranese.


 

Il futuro è dare vita

Questa Casa ha una storia bellissima, ricca di accoglienza, che ci racconta come, in ogni generazione, chi ha ascoltato il Vangelo si è accorto della presenza dell’altro, del prossimo, e ha cercato di fare qualcosa per il prossimo.

 

 

Una Casa Madre è accogliente per definizione. E questa casa di Vedrana resta “casa madre”, perché sempre lo sarà nel cuore e nel ricordo delle suore e delle persone che sono passate di qua, ma soprattutto perché continua a essere “madre”, a generare figli, a dare speranza, a guardare al futuro, a dare vita! In questo senso è “casa madre”: perché è veramente chiamata a generare futuro.

Noi tutti abbiamo il dovere di non dimenticare da dove veniamo e quello di capire dove vogliamo andare. Spesso ci dimentichiamo delle nostre radici, né sappiamo dove andare.
Capita spesso, purtroppo, che ci fermiamo rischiando di perderci. 


 

Rodrigues, Moussa e gli altri ragazzi

Mi hanno colpito le storie di Rodrigues e degli altri ragazzi migranti. I colori… a qualcuno spaventano. E, invece, sono un dono e, credetemi, averne uno soltanto complica anche quel colore lì. Son tutti belli i colori, bellissimi. È tutto dono di Dio, tutto è fatto da Dio: chi non ama gli altri colori perché ama soltanto il proprio, alla fine, non ama nemmeno il suo.

Questo è il problema. E chi non ama il proprio colore diventa intollerante verso gli altri.
Moussa ha parlato di “papà” e “padrone”. Papà come colui che dà la vita, padrone come colui che dà lavoro. Quindi, riconoscere dignità attraverso l’opportunità di lavoro, dare fiducia, dare autonomia.

 

 


Io sono convinto che dovremmo adottare, ma nel senso vero del termine, perché penso sia un gesto importante per chi lo riceve, come Moussa, ma anche per chi lo compie.

Dovremmo domandare anche al papà-padrone come va la relazione con Moussa! Come tutti i papà, direbbe: “ma, insomma, potrebbe, forse” e come tutti i padroni: “dovrebbe lavorare di più, etc. etc.”.

In ogni caso, sono convinto che sia contento (come tutti i papà) di avere un figlio, nei cui occhi veder riflesso il suo stesso futuro. Futuro è l’eredità che lasciamo agli altri, senza la quale non ci sarebbe memoria del nostro passaggio.


 

La "vocazione" di capire il senso della vita

Vorrei, inoltre, ringraziare Leonardo e Silvia perché ci hanno ricordato che si può essere missionari senza essere preti, aprendo le porte della propria casa. Padre Amedeo, ad esempio, oggi è un prete ma prima faceva altro e poi, a un certo punto, è arrivata quella che si chiama “vocazione”, cosa che comunque abbiamo tutti, ma proprio tutti!

 

 

A volte lo dimentichiamo e pensiamo a vivacchiare. Ma questo è sbagliato perché si vive una volta sola e tutti dovremmo avere la “vocazione” di vivere bene, capire il significato della vita, comprendere cosa il Signore vuole da ciascuno di noi. E quando arriviamo a capirlo, comprendiamo anche cosa ci stiamo a fare in questo mondo. Ed è bellissimo!

 

Missionari, dunque, non sono soltanto i preti. Missionario è anche chi ha figli, come Leonardo e Silvia, diventando una bella famiglia insieme agli altri, occupandosi degli altri.

A qualcuno di voi potrebbero sembrare strani, invece sono dei signori normalissimi.  Hanno problemi e qualche preoccupazione come tutti. Eppure si occupano della missione e, caspita, quanto è bello: ci ricordano che tutti noi dovremmo essere un po’ missionari. Tutti!


Grazie per la vostra apertura, perché non si è famiglia con le porte chiuse! La famiglia deve avere la porta aperta sia per quelli che nascono, sia per tutti quelli che portano la vita. La famiglia con le porte chiuse non funziona, invecchia prima; mentre le famiglie con le porte aperte sono felici, gioiose… portano la vita!


 

Una Comunità per il mondo

Concludo parlando di accoglienza, con una domanda: l’accoglienza toglie o dona?

Ad esempio, di fronte ad una nascita siamo tutti contenti e al nuovo arrivato doniamo tutto. Quando, invece, decidiamo di accogliere le cose vanno diversamente. L’accoglienza ci complica un po’ la vita perché vuol dire farsi carico di qualcun altro.

 

Al suo "papà-padrone", ad esempio, Moussa ha certamente complicato un po’ la vita ma gliel’ha anche resa più bella! Perché la vita vera è dare vita: è dando vita che la si trova, la Vita. L’accoglienza è così!
 

 

 

E, dunque, io ringrazio per questa Casa Madre che continua a guardare al futuro, che accoglie. È un dono vero quello della Comunità Missionaria di Villaregia! Una Comunità che non ha confini e dove “l’altro è tuo fratello”. L’incontro fra una Casa e un Carisma ci allarga il cuore!

 

Quando uno impara a vedere nell’altro un fratello, impara a vivere! Per questo mi riempie il cuore di gioia sapere che a Vedrana c’è una Casa Madre che continua a essere madre, a generare il futuro, a guardare al futuro, a ricordare a tutti noi ciò che Papa Francesco ripete spesso: “Non si può essere cristiani se non si è missionari!”.

 

Grazie.

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Centro missionario diocesano Forlì