Domenica 19 luglio da Vedrana ci siamo recati in visita a Romena, col desiderio di assaporare il silenzio e il clima di preghiera caratteristico di questo luogo dal respiro universale


“Vieni chiunque tu sia, a Romena la porta è sempre aperta!” sono le parole con cui i pellegrini vengono accolti alla Pieve di Romena, nelle campagne toscane, crocevia per i viandanti del nostro tempo, per offrire loro un luogo di riposo, ritrovarsi e abitare la propria autenticità. Anche noi, piccola rappresentanza della Comunità, insieme ad alcuni giovani accolti a Vedrana, ci siamo sentiti pellegrini e bisognosi di ritrovarci accomunati dall’unica meta: il cammino verso l'Altro.
 


Abbiamo visitato gli ambienti dedicati alla preghiera personale e agli incontri di condivisione con famiglie e amici della fraternità, spazi semplici ed essenziali, dove si respira un’accoglienza a partire da sé stessi e dalle proprie povertà.
 

Le frasi che si leggono lungo il cammino, le opere realizzate con materiali di recupero, i dipinti come quello del “mandorlo”, nello stile di Van Gogh: tutto parla ed esalta la forza nella debolezza, l’oro che nasce nelle ferite, come racconta il crocifisso, svuotato di sé, che nella vallata invita ad aprire lo sguardo verso l'infinito, ricordando come “ognuno abbia bisogno di uno sguardo d’amore che lo protegga”.
 


Nel pomeriggio abbiamo avuto il dono di vivere l'incontro con don Luigi Verdigrazie al quale abbiamo compreso ancora di più come quanto si vorrebbe scartare, ciò che si considera rifiuto e fragilità, possa invece essere trasformato in risorsa, in possibilità concreta di rendere le proprie debolezze luoghi di autentica resurrezione.
 

Culmine della giornata è stata l’Eucaristia, celebrata nell'ampio prato della Pieve. Un invito per tutti ad unirsi alla mensa del Signore, capace di evocare l’immagine della moltiplicazione dei pani e dei pesci: la folla seduta, raccolta attorno alla Parola di Gesù, che manda i suoi a distribuire tra la folla il cibo dà vita.
 


Torniamo da Romena con il desiderio di essere casa, divenendo luogo capace di custodia, di accoglienza e fraternità per quanti stanchi e oppressi cercano ristoro nel loro quotidiano. Chiunque essi siano.

 

Cristina Emiliani
Sposa missionaria

 

Centro missionario diocesano Forlì