Il 24 aprile, anche a casa nostra, è iniziato il Ramadan un tempo di purificazione per i fedeli musulmani.


Dal 24 aprile al 23 maggio viviamo ogni sera ceniamo e ceneremo un minuto più tardi. Come il sole che tramonta e segna la fine del digiuno dei ragazzi che vivono con noi.
Attorno alle tavole ci raccogliamo in preghiera. Il momento è suggestivo: il cibo, preparato con particolare cura, è su un carrello, nei loro occhi l’attesa per la fame e la sete che dopo 16 ore si fa sentire. Tramite un’apposita app del cellulare, ecco giungere l’invito dell’imam alla preghiera. Tutti ci sediamo e facciamo silenzio. Noi rivolgiamo il nostro cuore al Dio di Gesù, loro ad Allah ma forse la direzione è la medesima: siamo tutti “pellegrini verso l’assoluto” (Vannucci). E si scorge nei loro occhi una ricerca di Dio speciale.

 

 

Tutti loro ci dicono che questo è un mese atteso, bellissimo, perché Dio perdona i peccati e purifica i cuori. Anzi, aggiungono, che tutti i 12 mesi andrebbero vissuti con Dio, ma questo, il mese nel quale Allah ha donato il Corano al Profeta, è un mese speciale.

Ramadan in arabo significa: “terra che scotta” perché è una terra difficile quella che si calpesta e i giorni non sono sempre facili come si vorrebbero. C’è, infondo, bisogno di convertici, di tornare al cuore. Ed è proprio questa la gioia sottile e profonda che si respira, gioia inconsueta nei nostri giorni più dimessi di digiuno.

Hafeez ha 21 anni e viene dal Pakistan (Azad Kashmir). Racconta: “Mia mamma e i miei fratelli mi hanno insegnato a fare digiuno. Per me è un tempo bello per essere perdonati”.

Abdu, 33 anni del Sudan: “per me è un’occasione grande per ritrovare me stesso, un mese per stare vicino a Dio e tornare al cuore delle cose”.

 

 

Ibrahim, 20 anni viene dalla Guinea: “mio babbo - racconta - mi ha educato alla preghiera fin dai 12 anni e da allora ogni anno attendo questo mese per stare vicino a Dio. Mi piace questo mese perché facciamo tutto per Lui”.

Anche Iqbal Awes e Waseem Akram rispettivamente 31 e 24 anni del Pakistan ricordano i tempi vissuti in famiglia. Il cibo buono che la mamma prepara con cura perché, durante il Ramadan si digiuna, ma quando si mangia si deve essere felici.

Amr ha 32 anni e viene dal Sudan. Mentre mangiamo un piatto tipico del suo paese racconta la bellezza di Kartum al tramonto. “Tutti - dice - all’ora di cena ti invitano a casa loro. Vogliono condividere la gioia del pasto ed è un momento di festa”. Mentre racconta arrivano le foto della cena nella sua casa. La sua sorella lontana ogni sera gli racconta così la sua vicinanza.

 

 

Per noi l’esperienza è davvero unica non solo perché vediamo i ‘nostri’ ragazzi felici di pregare, più pacifici, più riconciliati grazie a questo tempo speciale, ma perché ci accorgiamo della serietà con la quale vivono la preghiera e l’impegno gravoso del digiuno. Abitando questo tempo di quarantena abbiamo più tempo di assaporare le cose semplici e belle della vita insieme e la cena di preghiera e di festa è una di queste. Sperimentiamo una fraternità ‘lieta’, gioiosa, radicata nel Dio della Misericordia che davvero è difficile da esprimere e ci troviamo più vicini nella fede di quello che avremmo potuto immaginare. Anche questo è Ramadan!

 

P. Luca Vitali - Comunità di Misericordia di Vedrana

 

Centro missionario diocesano Forlì