Giovedì 3 gennaio l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, ha fatto visita alla Comunità Missionaria di Villaregia e ha pranzato con i missionari e gli oltre 20 scout presenti per la route invernale


Ad accogliere il vescovo nella Comunità di Vedrana, oltre ai missionari e ai giovani africani che vivono nella casa, anche il clan Brescia 13 e quello di Villanova di Forlì, a Vedrana per la loro route invernale.

Mons. Zuppi si è trattenuto con i presenti dopo il pranzo, rispondendo ad alcune domande di padre Luca Vitali, in particolare sull’incontro con la Comunità di Sant’Egidio e sui concetti di pace e povertà, che hanno ancora di più sottolineato la sintonia del vescovo con i ragazzi presenti e, soprattutto, con i missionari.

Una sintonia che si caratterizza nell’amore per le periferie e nell’esigenza di promuovere una Chiesa in uscita.


Il vescovo ha così raccontato il suo incontro con gli abitanti delle baracche nelle periferie romane e il suo sogno di vedere quei ragazzi di strada diventare grandi e avere le stesse sue opportunità.

Infine, ha fatto un parallelo tra quelle baracche fisiche e le baracche “umane” di oggi, ovvero quelle che troviamo ancora in molte mura domestiche e in molte nostre città, di cui soffrono gli esclusi e “che parlano di solitudine, di emarginazione. Da abbattere restando uniti e solidali gli uni con gli altri”.

 


Mons. Zuppi ha poi ricordato gli anni in cui è stato in Mozambico, divorato allora dalla guerra civile, e del bisogno di pace, che è lo stesso che intravede adesso.

Ha affrontato anche il tema, caro a Papa Francesco, del contrasto alla “cultura dello scarto”, sottolineando che la Chiesa ha la responsabilità di ricucire il tessuto comunitario che l’individualismo lacera. Zuppi ha aggiunto che lo “scarto” purtroppo non riguarda solo gli ultimi, gli emarginati ma anche gli anziani.

Da qui l’esortazione, indirizzata soprattutto ai più giovani, di considerare gli anni in più come una ricchezza, non un peso. “Non è vero che non c’è più niente da fare, che si diventa inutili. Abbiamo la medicina per guarire dalla solitudine e la possiamo condividere, perché la medicina è stare insieme”.