“Qui ci sentiamo a casa”. È questa la frase che più ha rimbalzato tra i partecipanti nel giorno in cui abbiamo festeggiato il primo anno di cammino qui a Vedrana


Domenica 8 settembre 2019 ci siamo ritrovati tutti insieme, giovani accolti e amici, per scorgere la fedeltà di Dio in questo anno di vita insieme. Lo hanno raccontato Giacomo e Laura, che nella Comunità hanno incontrato altre giovani coppie, insieme alle quali cercano di vivere il matrimonio in una rete di amicizia, condivisione, aiuto e sostegno reciproco.

 

Lo hanno testimoniato Silvia e Luca, giovani fidanzati che si sono conosciuti qui, frequentando gli amici comuni. Lo hanno condiviso Francesco e Cristina che, insieme ai loro quattro figli, hanno deciso di trasferirsi qui per collaborare ancora più attivamente al progetto di accoglienza.

 

“Qui ci sentiamo a casa”.

Perché la comunità cristiana non è altro che un luogo dove vivendo il Vangelo si prova a generare sempre più spazio perché gli altri possano abitare, vivere, condividere.

 

Kassim, che con noi ha vissuto alcuni mesi e ora lavora a Forlì ha raccontato:

“Sono felice di essere qui. Voi tutti per me siete stati una famiglia e oggi è la nostra festa. Sono felice di rivedervi”.

 

E Fabrice:

“Ho vissuto qui due anni non sempre facili perché la vita insieme è difficile. Ma è stato un ambiente sano e bello, nel quale sono potuto crescere e maturare. Quando un fiore sta male, dice un proverbio del Camerun, non si deve curare il fiore ma l’ambiente. Qui ho trovato un ambiente bello”.

 

Durante la celebrazione eucaristica abbiamo ringraziato il Signore perché nella sua misericordia ha guidato la nostra storia, spesso nonostante noi, le nostre fatiche, le nostre durezze.


 

Nel pomeriggio ci siamo spostati in parrocchia per altri 2 momenti da vivere insieme: prima la visita alla mostra delle icone realizzate dai missionari della Comunità, poi il dialogo tra il neo cardinale Matteo Zuppi e Fawad e Raufi, giovane afgano autore di un bellissimo libro-racconto del suo “viaggio migratorio” fino all’Italia verso un futuro migliore.

 

Don Matteo - per noi Zuppi resta sempre don Matteo nonostante il cardinalato - ha ricordato come la Chiesa sia sempre e solo madre e non possa che prendersi cura dei suoi figli, soprattutto di chi più ha bisogno. Ha ricordato inoltre che “il più efficace vaccino contro la disumanità diffusa è il Vangelo, nel quale scopriamo e abbiamo accesso all’umanità di Gesù”.


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