I fratelli e le sorelle della Comunità Missionaria di Villaregia di Bologna commentano la legge sicurezza recentemente approvata dal Parlamento


Abbiamo a lungo riflettuto prima di scrivere queste righe perché oggi chiunque provi a pronunciarsi sui migranti viene incasellato a priori in categorie ideologiche che impediscono il confronto: il risultato è che non ci si ascolta più. Crediamo, invece, nella forza del dialogo e dell’incontro e per questo prendiamo “penna e calamaio” e vi raccontiamo qualcosa di noi.

Da tempo condividiamo la vita con alcuni ragazzi provenienti dall’Africa. Alcuni sono studenti universitari che hanno perduto l’alloggio, altri sono appena usciti da Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e sarebbero sulla strada senza il progetto Caritas “Un rifugiato a casa mia”, a cui noi come Comunità abbiamo aderito e grazie al quale facciamo un pezzo di strada insieme per poi lasciare che la vita ci faccia spiccare il volo: noi per la missione, loro per un lavoro e una casa faticosamente conquistati con impegno e tenacia.

 

 

Il nostro quotidiano

Per noi è naturale vivere sotto lo stesso tetto con questi ragazzi, sarà perché quando siamo dall’altra parte del mondo gli stranieri e quelli “colorati” siamo noi. E ci arricchisce l’esperienza di condivisione e fraternità con i popoli che ci aprono le loro porte.

Stiamo imparando molto dalla disponibilità e dalla tenacia negli studi di R.: a breve sarà ingegnere meccanico e ha una parola saggia per tutti. Ricordiamo con soddisfazione l’impegno nel trovare un lavoro a M. affinché potesse aiutare la famiglia. Ragazzo intelligentissimo e profondamente buono del Senegal, è stato con noi alcuni mesi e ora lavora in una cooperativa. Potremmo raccontarvi per ore le cose belle imparate durante le cene condivise quando, scrutando più a fondo i loro sguardi, scorgiamo le nostalgie, i ricordi e la sapienza di una terra amata quanto lontana: l’Africa.

Fra di loro ci sono anche musulmani, che con noi pregano e benedicono Dio nella stanza riservata al loro silenzio. Impariamo anche da H., quando, indossando la veste lunga come quella dei monaci, la mattina molto presto si orienta verso la Mecca e invoca benedizioni per i suoi cari lontani.

Con ognuno dei ragazzi passati dalla nostra casa è nato un rapporto che supera l’amicizia. Noi non abbiamo fatto nulla, se non mettere a disposizione qualche letto e un piatto pronto, per loro e per tutti coloro che bussano alle nostre porte.

 

 

I diritti negati

Se è vero che il verbo accogliere significa "andare insieme verso una meta", quello che stiamo vivendo è un tempo di profonda sofferenza. Perché la legge varata dal Parlamento sancisce il “dovere di scomparire” in quanto le disposizioni in essa contenute - la negazione della carta d’identità e il codice fiscale temporaneo e il rimpatrio obbligatorio, impossibile da attuare viste le risorse a disposizione - cercano in fondo di nascondere chi solca i nostri lidi per sognare un futuro migliore.

Questa legge non governa i flussi migratori ma ne aggrava le conseguenze, generando maggiore insicurezza e illegalità. Molti giuristi si sono espressi, da mesi, sull’incostituzionalità di questo provvedimento, che mette sulla strada uomini e donne, privati della loro dignità e del godimento di diritti umani universali che, per definizione, dovrebbero essere riconosciuti a ogni persona. Le norme appena approvate espongono queste persone a condizioni di vita disumane, a instabilità sociale, fisica, mentale che, pericolosamente, potrebbe sfociare in un aumento di atti di illegalità e violenza ancor più frequenti e gravi di quelli attuali.   

 

 

A casa loro... comandiamo noi

Ci preme sottolineare, inoltre, un’amnesia nell’analisi del fenomeno migratorio: ci si sofferma molto sulle conseguenze che esso produce sul nostro territorio, ma ci si dimentica delle vere cause di questa odissea di popoli, causata spesso da violazioni dell’Occidente nei Paesi di loro provenienza.

A casa loro - e noi come missionari lo constatiamo continuamente - Europa, Cina e Usa stanno facendo grandissimi affari: cacao, caffè, pietre preziose, oro, terre fertili, fiori, piante, bestiame, manodopera a basso costo. Insomma, chiediamo loro di tornarsene a casa ma noi nelle loro case  continuiamo ad allargarci. Sempre di più.

In 100 anni 26 milioni di italiani sono andati altrove a cercare futuro. Sono partiti non per chiedere asilo politico ma per sognare un futuro migliore. Non perché avevano bombe che cadevano sulle loro testa ma perché non avevano pane e lavoro. Per tanti è stata dura, eppure ce l’hanno fatta. Ora sono persone integrate nel tessuto sociale, anzi hanno contribuito alla crescita economica dei Paesi di destinazione. Oggi potrebbe essere lo stesso, con una differenza. Allora noi italiani non avevamo invasori economici che ci toglievano la ricchezza sotto i piedi, in Africa e Asia è così. Le guerre e le invasioni economiche sono dell’Occidente. Detto altrimenti: tanti ragazzi che abbiamo accolto e accogliamo non sarebbero mai partiti dal loro amato Paese se avessero avuto accesso alle risorse che per “ius soli” spettano a loro!

 

 

Insieme, verso una meta

Nessuno di noi vuole scaricare colpe e responsabilità, ma vogliamo provare a guardare in faccia sfide e persone. Davanti allo sterminio dei campi di concentramento, frutto “maturo” della cultura di scarto divenuta sistema, il grande teologo Bonhoeffer scriveva nel 1944: “non si può restare indifferenti davanti all’assassinio di milioni di esseri umani. Come il male che compie Hitler è frutto di scelte e azioni umane, anche l’agire per il bene è frutto di scelte e azioni umane”. E aggiungeva: “l’avanzare del bene e l’arretrare del male si rendono possibili solo con un’assunzione di responsabilità davanti agli uomini. E per chi crede, anche davanti a Dio”.

La vita insieme ai ragazzi che accogliamo e abbiamo accolto ci consente di poter dire che è possibile crescere insieme, arricchirci reciprocamente, sostanziando il senso dell’accoglienza che è: ad-cum-legere (andare, insieme, verso una meta). Noi ci siamo, insieme a tanti. Se volete, possiamo ad-cum-legere anche insieme a voi!

 

I fratelli e sorelle della Comunità Missionaria di Villaregia di Bologna