Ho incontrato migliaia di volti segnati dalla sofferenza, dalla stanchezza dovuta a un viaggio a piedi durato 25 giorni. Molti di loro si sono ammalati durante il percorso, ma hanno continuato a camminare per raggiungere il loro obiettivo: arrivare negli Stati Uniti d'America


La scorsa settimana, insieme ad altri missionari della Comunità di Texcoco, in Messico, sono andata ad incontrare i migranti centramericani che in questi mesi stanno provando a superare il confine con gli Stati Uniti. Come già sapete, attualmente tantissimi di loro sono fermi in Messico, all'interno di centri di accoglienza improvvisati e nessuno è riuscito a superare il confine, protetto da agenti e militari americani.

 

 

Il centro da noi visitato si trova nella ciudad deportiva Magdalena Mixhuca di Citta del Messico. La maggior parte dei profughi qui ospitati arriva dall'Honduras, altri dal Guatemala e da El Salvador. Ho incontrato persone di tutte le età: soprattutto giovani, ma anche famiglie con bambini e adulti. 


Mi hanno ribadito che hanno deciso di fuggire dai loro Paesi perché stanchi di vivere in un sistema che li opprime, si sentono abbandonati in molti gli aspetti: studio, lavoro e cure mediche soprattutto.

 

 

Un giovane honduregno mi ha raccontato che nel suo Paese, alla fine del ciclo scolastico di elementari e medie, i ragazzi non hanno la giusta preparazione per affrontare gli studi superiori. Il sistema educativo dell'Honduras è inefficiente, non fornisce agli studenti gli strumenti adeguati per affrontare le opportunità del mondo del lavoro e, quindi, il loro futuro è incerto: difficile trovare un impiego e provvedere al fabbisogno della propria famiglia. 

 

 

Un altro giovane mi ha confidato il suo desiderio: vorrebbe arrivare in America per lavorare e guagnare dei soldi da mandare alla famiglia rimasta lì. Con dolore ha lasciato a casa i suoi genitori, che non sono in condizioni di affrontare un viaggio a piedi. La promessa di ritornare nel suo Paese tra qualche anno lo accompagna in questo cammino verso un futuro migliore. 


In tutti loro ho ricoscontrato un forte senso di riconoscenza verso il popolo messicano per l'accoglienza e la premura nel procurare loro ciò di cui hanno bisogno: cibo, coperte e un luogo dove riprender le forze e riposare. Per l'occasione la ciudad deportiva di Città del Messico ha accolto più di 6mila persone, di queste ancora 3mila sono rimaste lì nella speranza di riprendere il cammino verso l'America.

 

 

Ci hanno ringraziati perché li abbiamo ascoltati e abbiamo tenuto loro compagnia in questo momento così difficile della loro vita. E anch’io li ho ringraziato per essersi aperti, aver dialogato con noi e condiviso le esperienze reciproche e per le preghiere fatte insieme.


Nel mio cuore hanno risuonato le parole del Vangelo, che si è fatto preghiera e accompagna il mio pensiero per questi fratelli:

”E rispondendo il Re dirà loro: quanto facesti a uno dei piu piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a me “ (Mt. 25,40)

 

Maura Alhuay

Comunita Missionaria di Villaregia

Texcoco, Messico