Gianni e Franca, volontari della Comunità Missionaria di Villaregia e genitori di padre Simone, sacerdote missionario, raccontano i sentimenti e le emozioni della terza visita alla missione di San Paolo, in Brasile


In quali occasioni avete visitato la missione nella periferia di San Paolo?

Franca: Siamo stati in questa missione la prima volta in occasione del sacerdozio di Simone, nostro figlio. Poi siamo ritornati nel 2017 ed ora ancora una volta per tre mesi. Abbiamo preso questa decisione perché lì abbiamo degli amici.

Ci siamo sentiti accolti molto bene dal popolo brasiliano, sperimentando un’ospitalità squisita che ci ha permesso di stabilire relazioni,  costruire amicizie.  Era forte il desiderio di rivedere questi amici e chiaramente nostro figlio e gli altri missionari. 


Qual è l'aspetto più significativo di quest'ultima esperienza?

Gianni: Ancora una volta abbiamo sperimentato che la povertà non è solo materiale e che la risposta è sempre la relazione. Abbiamo conosciuto un direttore di banca che ha vissuto un’esperienza terrificante. Una notte è stato fermato da due uomini che gli hanno intimato di aprire la cassaforte della banca dopo averlo minacciato di uccidere lui e la sua famiglia.

Un’esperienza che ha segnato la sua vita, tanto da farlo cadere in depressione. Quando ci siamo incontrati ci è nato spontaneo abbracciarlo, far sentire a lui e alla sua famiglia la nostra vicinanza.

Il giorno precedente al nostro rientro abbiamo trascorso una serata a chiacchierare e la parziale conoscenza l’uno della lingua dell’altro non è stata affatto un ostacolo. Ci vuole poco per costruire amicizia e ci siamo commossi profondamente quando parlando di noi ad altri hanno affermato: "ci sono angeli che Dio ci manda nei momenti più difficili e ci fanno vedere la vita nei colori più belli.

 

 


Quali novità rispetto alle precedenti visite?

Franca: Ogni volta sperimentiamo qualcosa di nuovo. il giovedì è il giorno in cui si va nelle casette delle famiglie più bisognose per ascoltare e meditare la Parola di Dio. La gente ringraziava per la nostra presenza e per aver pregato con loro. Inoltre, siamo rimasti affascinati dall'impegno missionario dei giovani. La maggior parte di loro studia e lavora, eppure trova il tempo per evangelizzare con una fede sorprendente.

spesso vanno in piazza a cantare canzoni popolari per attirare l’attenzione dei passanti, quando la gente si avvicina iniziano a cantare canzoni religiose e da lì annunciano Gesù Cristo. Un giorno incominciò a piovere con un vento fortissimo ma loro imperterriti rimasero in piazza: più pioveva, più pregavano!

Quel giorno c’era anche Amanda. Conquistata dal gruppo, ha incominciato a frequentare la Comunità tanto da decidere di fermarsi una settimana. Un giorno abbiamo pregato per benedire il pranzo e subito dopo Amanda mi ha chiesto che le insegnassi a fare il segno di croce. Sono rimasta stupefatta vedendo lo stupore di chi si avvicina alla fede. 

 

 


Avete vissuto qualche esperienza particolare?

Gianni: Le esperienze sono state tante, ma ancora una volta ci ha sorpreso la generosità dei poveri che donano a partire dalla loro povertà. Una volta al mese il gruppo solidarietà bussa alle porte delle famiglie per chiedere la condivisione di beni di prima necessità, per i più poveri.  Molte delle famiglie a cui si chiede a loro volta sono persone semplici ma condividono il poco che hanno, fosse anche una manciata di riso o di fagioli.

Tra i membri del gruppo c’è anche un uomo quasi cieco, che tenacemente va oltre il suo limite, "Io sono stato aiutato nella mia povertà, non posso non aiutare" mi ha detto. Così come la signora Luisa, che ha 82 anni e non riesce più ad andare a fare visita ai poveri, ma prepara un piatto di riso e fagioli, offrendo il pranzo a tutto il gruppo dopo il lavoro di raccolta.

 

Ed ora quali desideri per il futuro?

Franca: Sentiamo importante fare di più qui nella nostra terra per evangelizzare. Poi speriamo di poter ritornare!