"Briciole di speranza da un cuore missionario" è una raccolta di sentimenti, emozioni, riflessioni preghiere… scritte dai missionari in questo tempo di emergenza


I membri aggregati della Comunità di Quartu Sant’Elena scrivono, come su una pagina di un diario, quanto suscita loro questo tempo di emergenza, tempo di insicurezza e paura, ma anche tempo di speranza, di preghiera, di gratitudine. Ogni pagina ha un colore diverso perché diversa la mano che ha tenuto la penna, eppure è tutta la comunità che si racconta.


Sono un piccolo imprenditore di Cagliari, la mia azienda dà lavoro ad una decina di persone ed opera nel settore agricolo. Quello che stiamo vivendo è un momento molto particolare, con paure e ansie legate soprattutto a un nemico invisibile che ci può essere trasmesso anche da persone a noi care. Tutto questo ci porta a tenere distanze, che non sono facili da rispettare.

È un periodo fatto di silenzio e di interiorità e di molta solitudine che, se dà una parte ci aiuta a crescere, dall'altra ci provoca ancora più paure. Dalla mia, ho la fede che mi porta a pensare di non essere mai solo, anche se mi mancano le piccole cose di tutti i giorni e credo che quando tutto questo sarà finito, perché finirà, gli si darà un valore superiore. Spero di poter riabbracciare presto il gruppo Emmaus a cui appartengo e tutti gli amici della Comunità.

Sergio, animatore Emmaus (ritiro kerigmatico per adulti)


Cerchiamo di alimentare la Speranza

In questo tempo qualche volta hanno prevalso il senso di disorientamento, la pena per coloro che se ne sono andati nella solitudine, l’angoscia per l’incertezza del domani. Tutto ciò che era scontato e programmato è saltato, la nostra quotidianità stravolta. Col cuore in balia di emozioni forti, fra le lacrime, è stato naturale chiedersi “dov’è la mia fede? Perché in questo momento di prova la gioia e la speranza sembrano essersene andate dal mio cuore?”. Ma proprio da questa domanda, dal reciproco confronto di coppia, arriva al cuore una risposta che è di speranza. Capiamo che è una grazia per noi il fatto di essere sani, al sicuro in casa col nostro bambino.

Capiamo anche che nel nostro piccolo, il bene seminato nei nostri cuori in tanti anni di cammino cristiano, non è andato via, sta semplicemente prendendo la forma che “serve” adesso. Come possiamo, attraverso la Caritas parrocchiale, tendiamo la mano a chi ha bisogno, tra cui tanti “nuovi poveri” che hanno perso il lavoro in questa circostanza. Cerchiamo di sostenere con la preghiera chi sappiamo è più solo, di farci presenti con messaggi e telefonate, di alimentare l’affetto per le persone anche nella distanza.

Stiamo tornando a pregare insieme, e con semplicità cerchiamo di trasmettere al nostro piccolo la speranza che Gesù guarisce e che presto riabbracceremo le persone che amiamo. E così, guardando a Colui che è la Vita, lo sguardo cambia, anche su questa prova immane che l’umanità sta vivendo. Non crediamo, come abbiamo sentito affermare da alcuni, che Dio abbia voluto punire l’umanità “mandandoci” la pandemia, ma sappiamo che Egli fa nuove tutte le cose, e che nel cuore di chi si affida a Lui, ciò che è male possa diventare un’opportunità. Con il cuore pieno di Speranza.

Massimo e Patrizia, membri del GimVI coppie


Vivo sola ma ho “lontano da me” tante persone che mi comunicano affetto e la loro presenza è costante. Mio figlio vive a Barcellona e mi manca terribilmente, ho il terrore di non rivederlo, ma allo stesso tempo non l’ho mai sentito così vicino come in questo triste periodo. Poter far pervenire presidi indispensabili per il lavoro, all’interno di alcuni reparti ospedalieri, è ciò che ha motivato le mie giornate e aver raggiunto lo scopo, è stata una bella soddisfazione.

Nell’omelia di Pasqua mi ha profondamente colpito una riflessione: “pensavamo di essere i padroni del mondo, della nostra vita…oggi ci rendiamo conto che siamo veramente piccoli e indifesi…uguali, ricchi e poveri”. È vero il virus non sceglie in base al censo, ha stravolto la vita di tutti ma, come sempre, stravolgerà maggiormente la vita dei più deboli economicamente, di chi si ritroverà senza un lavoro, di chi non avrà risorse per affrontare la ripresa. E, con angoscia ancora maggiore, penso a quei paesi dove l’assistenza sanitaria non è garantita dallo stato o dove gli ospedali mancano totalmente.

Da subito non ho tollerato la frase “Tutto andrà bene”, non riesco a pronunciarla perché non è vera: la trovo quasi cattiva nei confronti di chi ha pagato e pagherà un prezzo troppo alto sotto i più svariati aspetti. Il 9 aprile ho perso un cugino che ha avuto la sfortuna di andare da un barbiere positivo al virus e di essere contagiato, non è facile farsene una ragione.

All’improvviso, sono entrata in una fase della mia vita decisamente nuova, quella dell’incertezza che mi possiede e sembra possedere tutto e tutti…mai come in questo momento dobbiamo assaporare il momento presente. Stare sola in questo tempo mi ha consentito di fare un bilancio della mia vita e dico “GRAZIE” per tutto.

Marina Aresu, membro del GimVi adulti


#tuttoandrabene#

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