Un missionario dei padri bianchi, congregazione che opera in Burkina Faso da tempo, ci ha scritto informandoci della situazione sempre più precaria in cui versa il nord del Paese. Per la sua sicurezza, riportiamo la lettera senza renderne pubblico il nome


Pochi giorni fa abbiamo avuto un incontri con i rappresentanti dei cittadini di Aribinda che vivono a Ouagadougou, abbiamo ricevuto presso la nostra sede i 3 rappresentanti dell’associazione dei giovani di Aribinda: Issoufou Maiga, Tao Dramane e Lompo Ousmane, che hanno condiviso le loro riflessioni con padre Eugenio Jover (curato di Aribinda, ma rifugiato a Ouagadougou), Victor Ligadji (curato esercitante a Aribinda) e Joseph Clochard (curato emerito di Aribinda dal 2007 al 2014).

 

La situazione ad Aribinda

A causa degli attacchi dei terroristi nei diversi villaggi della regione, nei 43 della comunità di Aribinda, ma anche a Kelbo e a Tabramba, la popolazione si è messa sotto la protezione della gendarmeria di Aribinda. La gente ha lasciato le proprie case, gli effetti personali e gli animali.

Anche tutti i catechisti dei villaggi (che qui in Burkina fanno le veci del parroco laddove manca) si trovano attualmente ad Aribinda.

 

Di conseguenza, la popolazione di quest’ultima è più che raddoppiata: un censimento fatto dal Comune il 3 febbraio ha contato 12.000 rifugiati nella città. Ogni giorno arrivano circa 250 persone in più, 400 famiglie, più di 300 donne incinte, 3.000 bambini. Ciò significa che la situazione continua a peggiorare man mano avanzano i terroristi.

 


Le difficoltà 

Ad Aribinda l'amministrazione non c'è più, i responsabili se ne sono andati; le uniche autorità riaste sono quelle religiose e la gendarmeria.

Il centro medico della città è sovraffollato, gli animali sono spariti e i raccolti incendiati. Gli estremisti prendono di mira le persone che denunciano e intercettano i loro telefoni. Questo è il motivo per cui non trapela nulla di quello che sta succedendo. La strategia degli estremisti è quella di circondare Aribinda: a nord, a est, a ovest verso Djibo e a sud verso Barsalgo.

 

La guerra è diventata etnica: le popolazioni dei mossi e dei foulse fuggono dai villaggi e la popolazione dei peulhs si impossessa di quei villaggi. Le cause di questa situazione sono tante: le passate ingiustizie subite dai peulhs, i soprusi, le problematiche socio-culturali ed economiche, l’oppressione da parte delle forze dell’ordine, le discriminazioni, le questioni interetniche, la stessa struttura sociale dei peulhs.

Ma anche la vendetta dei parenti di coloro che le forze dell'ordine hanno ucciso senza pietà e dei bambini partiti dal Mali per procurarsi armi e farsi giustizia da soli. 

A parte Aribinda, dove c’è la presenza della gendarmeria, i terroristi hanno occupato l’intera regione.

 


Per la prima volta nella sua storia il Burkina Faso vede minacciata la sua unità e la coesistenza di diverse etnie è messa in dubbio.

 

Continuiamo ad accompagnare la vita di questo popolo, anche se le loro sorti non fanno notizia sui giornali del mondo che conta.