Burkina Faso CMV Villaregia P. Paolo Motta Missione

Dopo aver trascorso alcuni anni nella comunità di Yopougon e in Italia, p. Paolo Motta è ripartito per l’Africa ma, questa volta, in una missione nuova e tutta da costruire: quella del Burkina Faso a Ouagadougou. Nel viaggio aereo da Parigi a Ouagadougou ha fatto un interessante incontro: ecco il suo racconto…


“Dopo il tour de force degli ultimi giorni trascorsi in Italia, per cercare di chiudere tutto ciò che avevo in sospeso, durante il viaggio in aereo ricomincio ad immergermi nella realtà che mi attende. So che si tratta di una realtà di povertà, una povertà che non è frutto di un fatale volere degli dei, ma di interessi economici che concentrano sempre più le ricchezze mondiali in poche mani, lasciando gli altri a bocca asciutta.
 

 
P. Paolo Motta il 30 aprile ha salutato parenti, amici e parrocchiani di San Giorgio di Mantova, sua parrocchia di origine.


Così leggo uno dei libri che mi sono stati regalati in questi giorni: uno sguardo sulla situazione inquietante della finanza globale.

Tra una pagina e l’altra guardo la signora che è seduta accanto a me: dall’inizio del volo non mi ha ancora detto neppure buongiorno. Ma in alcuni frangenti ho cercato di rivolgerle qualche gesto di cortesia; ora non siamo più così sconosciuti e aspetto il momento opportuno per entrare in dialogo. L’occasione si presenta quando passa vicino a noi un suo collega…scopro che sono dipendenti di un ministero e che vanno in Burkina Faso per tenere sessioni di formazione nei paesi africani.
 

 
Vita quotidiana di fronte la porta di casa dei missionari a Ouagadougou


Così mi parla un po’ del suo lavoro:

«Si sa che l’Africa è ricca ma gli africani sono poveri. Diamo con una mano e con l’altra portiamo via il doppio. Io vado a tenere un corso di formazione. La manovalanza è locale e si paga a prezzo locale, cioè da paese povero, e quelle tasse sono una miseria, non arricchiscono certo il paese; la vendita delle materie prime, invece, è gestita quasi completamente da imprese estere che sono perciò esenti da tasse. Lì si guadagnano fortune, ma niente finisce nelle tasche dei governi africani, o al massimo finisce nelle tasche di quei pochi che sono al vertice; la popolazione non ne trarrà alcun beneficio. Quello che diamo sono solo le briciole di quello che i nostri paesi guadagnano sfruttando le loro ricchezze»

Il discorso mi pare interessante e le chiedo se secondo lei è possibile far qualcosa per cambiare la situazione. Mi risponde:

«Ormai noi europei siamo così abituati a questo andazzo che sottolineiamo solo l’aiuto che abbiamo dato nella cooperazione allo sviluppo e nella “civilizzazione” delle colonie; invece lo sfruttamento che continua tuttora è dimenticato, come non esistesse».
 

 
fabbricazione di mattonelle in cemento


In pochi istanti il cerchio tra la teoria che stavo leggendo su un libro e la pratica di chi lavora sul campo si chiude. Vado in un paese povero, ma non posso fermarmi alla povertà che vedo coi miei occhi: dobbiamo imparare a leggere cosa ci sta dietro, perché se non agiremo anche sulle cause che generano la povertà sarà come cercare di raggiungere la linea dell’orizzonte dove il cielo tocca la terra: che si cammini o si corra, essa si sposterà sempre più avanti rispetto a dove siamo".

P. Paolo Motta