Arcivescovo Maputo Francisco Chimoio - Mozambico

A 25 anni dalla firma dei Trattati di Pace, intervista a tutto campo a monsignor Francisco Chimoio, arcivescovo di Maputo dal 2003: una panoramica non solo sulla dimensione religiosa ma anche politico-sociale e culturale del Mozambico.


Una fede cristiana “semplice”, le sfide che vive la diocesi di Maputo, il dialogo con le altre confessioni e religioni, il prezioso contributo che possono dare i laici e i missionari. Ed ancora: la speranza di una pace sempre più concreta, di un Paese in cammino verso una piena democrazia, ma anche la paura di una islamizzazione del continente africano e la minaccia terroristica. Di questo e molto altro ha raccontato mons. Francisco Chimoio, arcivescovo di Maputo.


D: Eccellenza, come vivono i cristiani a Maputo?

R: La fede cristiana qui a Maputo è semplice, concreta. L'essere cristiano è, come dice San Paolo, essere una nuova creatura, e la novità consiste nella maniera in cui si vive, nel modo in cui ci rapportiamo con gli altri e nel loro lavoro, cercando sempre di essere testimoni di fede in Gesù Cristo. E tentare di scoprire nell'altro un fratello. Qui in Mozambico abbiamo diverse religioni. La maggioranza è di religione tradizionale africana, dove manca la presenza di Gesù che ha portato l'annuncio che Dio è Padre di tutti e tutti siamo fratelli.


D: Quali le sfide pastorali?

R: A Maputo ci sono tante sette, ma questo non deve essere motivo di paura. E' vero, può accadere che qualche cristiano si stia allontanando, per noi è una sofferenza, perché significa che non è stato in grado di capire la grandezza dell'essere cristiano. E allora il mio invito è quello di fare una buona catechesi e una buona formazione. Non dobbiamo avere fretta nel presentare i catecumeni al battesimo. È necessario creare sempre degli incentivi perché la fede diventi vita. La fretta è una cattiva consigliera. 

Un'altra grande sfida è quella pastorale e diocesana. Alcune parrocchie non hanno un sacerdote, ci sono pochi preti. Per fortuna ci sono i missionari che aiutano nel servizio dell'annuncio del Vangelo.

Un'altra sfida è la perseveranza: bisogna incentivare a continuare, dopo il Battesimo, nella formazione.

Infine, un'ultima importante sfida è il coinvolgimento dei laici, che sono di grande aiuto per tutti noi. Anche le famiglie e i giovani rappresentano un contributo prezioso: è con loro che si tocca con mano la presenza di Dio che agisce nei piccoli.
 


Mons. Chimoio durante l'intervista


D: Com'è la situazione politica del Paese?

R: Purtoppo è presente un partito unico dittatoriale (Frelimo, ndr), l'unico presente alla guida del Paese. Credo che alle prossime elezioni la Frelimo vincerà ancora e, se non vince, troverà il modo di farlo. E' questa un'altra grande sfida, più a livello politico: parlare di democrazia significa proporre cambiamenti.


D: E a livello economico?

R: C'è un grande debito che pesa sul popolo cristiano e sul popolo mozambicano intero. Si tratta di soldi assegnati dal Fondo Monetario Internazionale che dovevano essere usati per lo sviluppo. Purtroppo una parte è stata utilizzata per le armi e una parte è finita in qualche tasca. Ma il debito pesa, il prezzo dei generi di prima necessità aumenta e i poveri sono quelli che soffrono maggiormente.
 

 
 


D: Eccellenza, 25 anni la firma del cessate-il-fuoco…

R: Sì, il 4 ottobre del 1992 a Roma è stato siglato l'accordo di pace. Lo stesso giorno, il 4 ottobre di quest'anno, è stato trucidato un preside, sindaco di Nampula, del partito democratico. Chi l'ha ucciso? Non si saprà mai. Mi sento di dire che viviamo una “pace” che non ha ancora molta serenità e non è ancora solida. Noi, come cristiani, continuiamo a pregare perché il Signore possa mettere la sua mano sopra i nostri governanti e su coloro che hanno potere, che si ricordino che sono lì per servire e non per essere serviti.


D: A che punto è il dialogo interreligioso?

R: Su questo siamo fortunati, non ci sono scontri o importanti difficoltà. Celebriamo insieme la festa del 4 ottobre nella piazza degli Eroi. Quest'anno, di fronte alla cattedrale, abbiamo pregato tutte le religioni insieme, anche con i musulmani. Tra di noi qui non ci sono conflitti di religioni. L'unica cosa che può toglierci questa serenità è l'arrivo dei fondamentalisti.


D: Si parla di islamizzazione del continente africano. Come è la situazione in Mozambico?

R: C'è una strategia dell'Islam per conquistare il continente africano. E questo sta avvenendo anche in Mozambico: attraverso i matrimoni (musulmani che sposano cristiane che poi non possono più venire in chiesa), con il sostegno attraverso borse di studio (per consentire alla gente di andare a studiare nei Paesi musulmani e quando tornano qui in Mozambico, sono diventati islamici), attraverso micro-credito, e quindi sostegno economico per dare possibilità alla gente di iniziare un lavoro (ma così “acquistano” anche una cultura e un pensiero islamico), e con la costruzione di moschee, grazie all'aiuto soprattutto dell'Arabia Saudita. La nostra risposta è quella di formare al meglio i nostri laici. È questa una grande sfida. La mia paura è che arrivino i fondamentalisti e ci sia un attacco, e allora ci saranno davvero molti martiri.


D: C'è questo rischio?

R: Spero di no, ma può succedere. Qui, a Maputo, vive anche uno dei baroni della droga, musulmano. La mia paura è che i fondamentalisti arrivino anche qui. È necessario prepararsi a qualunque evenienza.


D: Qual'è il ruolo che può offrire la Comunità missionaria di Villaregia?

R: I missionari e l'intera Comunità di Villaregia possono offrire molto. Con la solidarietà, con la testimonianza dei propri membri, ma soprattutto con l'annuncio della Parola, che ha forza nella misura in cui i membri sono solidali fra di loro. E anche nella formazione dei laici. Come già stanno facendo i missionari.


D: La guerra civile è ancora una ferita aperta?

R: Sì, sicuramente. La guerra civile non aveva ragione d'esserci, ha trucidato tante persone, ha rovinato tante strutture, ha creato inimicizie e odio nei cuori della gente. È stato terribile, abbiamo sofferto tanto, la cattiveria umana è stata grandissima. C'era gente che faceva la fila per mangiare un misero piatto di polenta, ma gli "avversari" ci mettevano dentro il veleno. E tanta gente moriva così...

Poi, dopo la firma degli accordi di pace, abbiamo cominciato a ricostruire il Paese. Ma non è facile, ancora non lo è. E i Paesi che vendevano le armi, ora dicono di voler aiutare. Questa la triste realtà.
 


Alla firma della pace a Roma, il 4 ottobre 1992, i leader mozambicani ereditavano un paese stremato da 30 anni di guerra, prima anticoloniale e poi civile. Il Mozambico era tra i paesi più poveri del pianeta, malgrado il vasto territorio fosse potenzialmente assai ricco di risorse e opportunità economiche.


D: Il prossimo anno ci saranno le elezioni. Cosa auspica per il Paese?

R: Spero siano giuste, oneste, trasparenti. Il prossimo anno ci saranno le municipali, mentre nel 2019 sono in programma le elezioni presidenziali, ma il candidato è uno solo solo e chiaramente vincerà. Per raggiungere una vera democrazia c'è ancora tanto cammino da fare. Già si sa chi sarà il nuovo presidente e questo non va bene: se c'è un candidato unico, che democrazia è? Ma ho fiducia che nonostante tutto passerà anche questo momento difficile per il popolo e per il Paese.


 

O cajueiro no Moçambique  Nome da fruta – Caju Nome científico – Anacardium occidentale L. Família botânica – Anacardiaceae Categoria Origem – Brasil – regiões costeiras do Norte e Nordeste Características do cajueiro – O cajueiro é uma árvore que pode atingir até 10 metros de altura, com copa proporcional ao tamanho, arredondada, chegando a atingir o solo. Tronco tortuoso e ramificado. Folhas róseas quando jovens e verdes posteriormente. Flores pequenas, alvo-rosadas, perfumadas. Fruto do cajueiro – O caju