Partire per un’esperienza in missione è sempre un grande dono che Dio fa, a chi parte, ma anche a chi resta. Ne sa qualcosa Sara Bonfante, giovane del Gimvi Lonato di 25 anni, la quale ha trascorso un mese della sua estate 2015 nella missione di Yopougon, in Costa d’Avorio.

Sono partita il 23 giugno per la missione di Yopougon, decisa a trascorrere un mese della mia estate in Africa. La scelta di fare questa esperienza è maturata nell’ambito di un cammino nel gruppo missionario giovani che dura ormai da diversi anni e che sentivo in parte non completo se non accompagnato da un’esperienza di vicinanza, di concreto “sporcarsi le mani” in terra di missione. Avevo il desiderio forte di vedere da vicino quella missione, che ho imparato da tempo a conoscere ed amare con l’impegno in CMV, e ho vissuto come un dono grande la possibilità di fare questa esperienza.

Là è stato:

sorprendente vedere un mercato della periferia di Abidjan e perdermi nei suoi colori sgargianti e odori forti

curioso specchiarmi con addosso un Pagne (un tessuto tipico ivoriano) confezionato per me in occasione di un matrimonio a cui ho potuto partecipare

emozionante vedere per la prima volta l’oceano atlantico insieme agli adolescenti della parrocchia che lo vedono una volta all’anno

toccante essere circondata dall’affetto di tanti bambini che non mi conoscevano ma che mi abbracciavano sempre lungo la strada

Ho incontrato l’entusiasmo dei giovani, con i quali ho potuto condividere l’esperienza molto forte del campo estivo: alcuni giorni di lavoro, formazione, evangelizzazione e fraternità. I giovani mi hanno accolto da subito come una di loro, mi hanno invitato a mangiare con loro il Garbah (un piatto tipico e amatissimo dai ragazzi/e), mi hanno insegnato i loro balli, mi hanno condiviso le loro vite. Insieme abbiamo cucinato, lavorato, sudato, e fatto festa come solo gli africani sanno fare.

C’è un incontro particolare che vorrei condividere e che credo interessi da vicino in questo momento storico. Kevin, un giovane con la passione della danza poco più giovane di me, un pomeriggio durante una chiacchierata mi pone una domanda diretta, apparentemente semplice. Dopo avermi chiesto com’è l’Italia, mi chiede: “Perché è cosi difficile avere le “papiers” (documenti) per venire da voi in Europa?”. Rispondere a questa domanda non è facile in un contesto politico, in un bar italiano, o in una conferenza economica. Ma rispondere guardando negli occhi un giovane come te, che ti è diventato amico, che sogna semplicemente un futuro migliore, credetemi, è molto molto più difficile.

Ci tenevo in conclusione a sottolineare che se c’è una Fede che voglio rimanga impressa nei lettori alla fine di queste righe è proprio quella dei giovani che ho conosciuto e in generale del popolo ivoriano.

Ho potuto scorgere un Dio vicino, che risponde, a cui le persone parlano con fiducioso abbandono e affidamento pieno alla Sua volontà.

Ho visto Dio…

…negli occhi degli ivoriani che parlano di Lui con una Fede grande

…nelle scelte e nei gesti dei missionari che mi hanno accolto, chi come una figlia, chi come un’amica

…nella vita quotidiana di una parrocchia, impegnata ed attiva, che sa trasmettere la bellezza dell’essere “Chiesa”

Non ho parlato di povertà in questa testimonianza, me ne rendo conto. Non era mia intenzione né nasconderla, né in modo ipocrita negarla. Semplicemente penso che la ‘ricchezza’ che ho visto a Yopougon in termini di apertura, accoglienza, gioia, speranza e fede superi di gran lunga la povertà.