In Perù il Coronavirus si sta espandendo velocemente. Preoccupano l'estrema povertà di ampie zone del territorio, dove la priorità è assicurare cibo e vicinanza spirituale 


Il Perù è il secondo Paese dell’America Latina, dopo il Brasile, per numero di contagi e il quarto, dopo Brasile, Messico ed Ecuador, per numero di vittime. 

Il governo ha adottato misure di sicurezza restrittive e messo in campo strumenti di sostegno al reddito che, per come è organizzato il sistema peruviano, faticano ad arrivare a chi ne ha davvero bisogno. Soprattutto a coloro che hanno lavori informali o lavorano alla giornata, che sono i più colpiti dall’epidemia di Covid-19.

 

“Dall’inizio delle misure restrittive, messe in atto dal governo peruviano, sapevamo che la prima vera emergenza da affrontare sarebbe stata la situazione di povertà in cui vive la maggior parte della popolazione della nostra zona”. Così racconta Margherita Coralli, missionaria imolese, a Lima da 13 anni.

“Molte persone vivono di piccoli lavoretti, come vendere caramelle ai semafori o cercare qualcosa da riciclare tra la spazzatura, attività che per via delle restrizioni in atto non possono più svolgere".  

 

Sono 300 i casi di estrema povertà già seguiti dalla Comunità di Lima. In questi giorni la rete di aiuti si è allargata anche a quelle famiglie che di norma non vivono sotto la soglia della povertà, ma che vi sono velocemente precipitate.
Attraverso i volontari è stato possibile raggiungere 1.500 famiglie. La Caritas diocesana ha affidato alla Comunità di Lima la distribuzione di 1.000 cesti di cibo e generi di prima necessità.

"Durante la distribuzione dei viveri è sempre commovente vedere l’enorme riconoscenza per il poco che diamo e come il pensiero di queste persone si rivolge immediatamente a qualcuno che sta peggio, che potrebbe avere più bisogno di quei beni" continua Margherita.

 

L'aiuto dei missionari raggiunge anche i migranti venezuelani, che vivono in una situazione di grande precarietà, in condizioni di vita ancora più drammatiche della popolazione locale peruviana.

Si stanno valutando le misure di sicurezza da adottare per riaprire il Centro Medico “La Trinidad”, per dare assistenza alle persone che si ammalano anche di altre malattie, tutelando la salute degli operatori e dei pazienti stessi.

 

 

Il telefono e il campanello del Centro Missionario continuano a suonare: c'è chi ha bisogno di conforto o di compagnia e chi vuole condividere il poco che ha con chi è nel bisogno o con i missionari. 

In questo tempo di Pasqua in cui non ci sono celebrazioni, se non la Messa e momenti di preghiera trasmessi via Facebook, le liturgie diventano improvvisamente e provvidenzialmente gli sguardi, i sorrisi riconoscenti, le mani che donano e che ricevono, i passi nelle colline polverose e incredibilmente silenziose.

"Il Risorto appare e si fa riconoscere nella condivisione del pane, nella solidarietà e nella speranza di gesti semplici”, conclude Margherita Coralli.

 

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