Dal 26 aprile e 5 maggio 2017, un gruppo appartenente alla CMV di Porto Rico assieme ad alcune persone del movimento locale Juan XXIII, è partito per Haiti per sostenere l'opera portata avanti dalle suore Siervas de Maria a Port Margot.


Port Margot è una cittadina che si trova nel nord del Paese in una zona rurale. Con una superficie di 147.5 Km2, conta 45.360 abitanti (dati 2009). A livello religioso in Haiti, si calcola un 80% di cattolici e un 20% tra protestanti e animisti. A queste religioni si aggiunge il Voodoo che è presente trasversalmente in tutte le religioni.

Ha partecipato alla “spedizione” anche p. Michele Querin, missionario della CMV, che racconta: “Il popolo haitiano è purtroppo abbandonato a se stesso e in questa situazione ogni uno si arrangia come può e pensa a se stesso e alla sua famiglia. C’è una forte corruzione a livello istituzionale. Nella zona di Port Margot, dal giugno dello scorso anno, manca la corrente elettrica. Per chi può, ci sono i pannelli fotovoltaici. Se ne vedono diversi posizionati ai bordi della strada, dove c’è più sole ed e facile ritirarli di notte. Anche nella casa delle suore ci sono dei pannelli ai quali si aggiunge un gruppo elettrogeno che alimenta il poliambulatorio durante le ore di servizio.

Da 13 anni manca l’acqua potabile che arrivava alla città attraverso un acquedotto costruito 25 anni fa e che per una piena del fiume si è rotto. La gente raccoglie l’acqua da pozzi scavati ad una profondità di 6-10 metri che purtroppo non sempre è potabile.
 

 
Dopo il terremoto del 2010 e l'uragano nel 2016 le cifre sono ora disarmanti: ad Haiti l’80% dei 10 milioni di abitanti vive con meno di 2 dollari al giorno. Il Paese si trova al 162mo posto su 186 per quanto riguarda l’Indice di sviluppo umano, è inoltre il più povero delle Americhe e l’unico non africano delle cinque nazioni più povere in assoluto.


Mancano criteri di igiene basica. Le persone fanno i loro bisogni dove capita e personalmente non ho individuato bagni o latrine nelle vicinanze delle case. Le immondizie si bruciano. Non c’è la cultura di separare quello che è organico e può trasformarsi in fertilizzante, dal metallo, dalla plastica. Si brucia tutto. La fame impera. Qualunque persona si avvicinava per chiedere qualcosa da mangiare, bambini, donne, anziani. L’istruzione non è gratuita e questo ovviamente favorisce l’analfabetismo”.


La comunità delle suore Siervas de Maria è presente ad Haiti dal 2009. Le sorelle, oggi, sono quattro: tre domenicane e una portoricana, angeli per gli abitanti. “Si dedicano all’assistenza ai malati, - racconta p. Michele – e fanno un lavoro favoloso. Gestiscono un poliambulatorio e un piccolo reparto di maternità, sorto dall’esigenza di contrastare l’elevato tasso di mortalità delle mamme”. Otre a seguire questo centro, le sorelle visitano gli ammalati nelle case portando la loro competenza, medicine e alimenti.
 

 
Le Serve di Maria Ministre degli Infermi continuano a dedicarsi alla cura dei malati, specialmente a domicilio. Sono presenti in Europa (Spagna, Portogallo, Francia, Italia, Regno Unito), nelle Americhe (Stati Uniti d'America, Messico, Ecuador, Colombia, Panama, Repubblica Dominicana, Porto Rico, Cuba, Argentina, Perù, Bolivia, Brasile, Uruguay), in Camerun e nelle Filippine; la sede generalizia è a Roma.


Il gruppo di volontari è partito per dare una mano concretamente. Nello specifico, hanno terminato i soffitti e i tetti di alcune case nella zona. Rafy, uno dei volontari, ha ultimato alcuni lavori di manutenzione elettrica nel centro medico e nella casa delle suore. Tre volontarie hanno ordinato il deposito dei medicinali e alimenti delle suore, pulito e cucinato. “La domenica, - racconta p. Michele – abbiamo partecipato alla messa in lingua Creol haitiano, presieduta dal vicario p. Huges e concelebrata dal parroco p. Lourent. Bellissima! Celebrata con calma e senza fretta, con tanti canti a più voci. Dopo la messa, durata 2 ore e un quarto, abbiamo potuto salutare alcuni fedeli riuniti fuori dalla sacristia. Abbiamo poi capito che questi fedeli che ci salutavano e salutavano i padri, stavano attendevano che qualcuno gli desse qualcosa per mangiare. Questo colpisce forte”.
 

 
I volontari al lavoro con alcuni abitanti 

Sono stati 10 giorni di grazia, - racconta p. Michele – un’esperienza forte che mi ha aiutato a scendere ancora di più all’essenziale della vita. Sento che abbiamo raggiunto due obiettivi legati fra loro: dare una mano concretamente con forza lavoro e costruire una relazione fraterna con la gente. Entrando in un ambiente come questo, il desiderio è quello di rimanere, di fermarsi, di stare in mezzo a questi fratelli che soffrono, per dare la propria vita ed ancor più per dare quello che è essenziale: Dio, sperimentare insieme che Dio è presente, percepire che siamo amati da un Dio che è un Padre buono. Purtroppo, nel tempo della nostra permanenza, non mi è stato possibile conoscere la situazione pastorale. Non ho potuto dialogare con p. Lourent per conoscere quali sono i problemi, le sfide, i sogni a livello apostolico. Qualche cosa si può intuire vedendo la presenza del Voodoo e degli stregoni. Mi sembra, inoltre, che ci sia bisogno di sviluppare la coscienza comunitaria che vada più in là della propria cerchia familiare. Chiaramente questo sguardo è molto soggettivo e superficiale, è quello che personalmente e come gruppo abbiamo visto e intuito con un cuore di fratelli che amano”.