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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 1 ora 24 min fa

AFRICA/BURUNDI - I Saveriani: “La Chiesa è vicina ai suoi figli nell'opera di riconciliazione del Paese"

Sab, 07/03/2020 - 10:08
Bujumbura - “Il Burundi vive da anni in un’atmosfera di paura e incertezza ma, nonostante queste difficoltà, la Chiesa porta avanti la sua missione, promuovendo e annunciando il Vangelo, denunciando la violenza ed invitando la popolazione alla pace e al rispetto dei diritti umani”. Così riferisce all’Agenzia Fides Leonidas Nayuburundi, missionario saveriano di origini burundesi, parlando della profonda crisi politica, istituzionale e sociale che affligge il paese africano.
"Dopo che nel 2015 il Presidente Pierre Nkurunziza ha ottenuto un terzo mandato violando la vecchia carta costituzionale e gli accordi di pace di Arusha del 2000 - racconta padre Leonidas - si è creata una situazione che non solo ha provocato scontri, disordini e violenza a livello sociale, ma ha avuto anche forti ripercussioni sull’economia”. Secondo i dati governativi disponibili, infatti, la crescita economica annuale nello stato centroafricano è passata da una media del 4,2% tra il 2004 e il 2014, a una contrazione del 3,9% nel 2015; per poi subire un brusco calo percentuale, pari allo 0,6% nel 2019. “Tutta la società burundese - rileva il sacerdote - paga le conseguenze di questa sfavorevole congiuntura: gli agricoltori accusano il drastico calo della domanda interna dei loro prodotti, i dipendenti pubblici subiscono una diminuzione del potere d’acquisto dei loro salari, mentre tutte le attività commerciali registrano un numero sempre inferiore di clienti” . “Questa situazione - prosegue p. Nayuburundi - negli ultimi anni ha costretto oltre 400.000 persone a rifugiarsi nei Paesi vicini, nella Repubblica Democratica del Congo, in Rwanda e soprattutto Tanzania, dove sono stati accolti in campi spesso privi di adeguate condizioni di sicurezza e di assistenza umanitaria”.
A maggio 2020 in Burundi si svolgeranno le elezioni presidenziali e legislative in un clima di instabilità che desta preoccupazioni: “La situazione - chiarisce il missionario - è stata resa ancora più difficile dalla schiacciante vittoria del 'sì' nel referendum costituzionale che si è tenuto due anni fa, il 17 maggio 2018 e il cui esito, che ha sancito la durata del mandato presidenziale da 5 a 7 anni e l’eliminazione del limite di due mandati consecutivi per il capo dello stato, è stato duramente contestato dall’opposizione che ha sollevato accuse di brogli”.
La Conferenza Episcopale del Burundi ha dibattuto a lungo sull'attuale situazione socio-politica in relazione alle elezioni presidenziali, cercando in particolare di discernere quale dovrebbe essere il contributo della Chiesa alla luce della sua missione: “I Vescovi - riferisce p. Leonidas - hanno ricordato che il voto è l’unico modo per ottenere l'alternanza al potere e in caso di conflitto, il dialogo è la via privilegiata per risolverlo e ha inviato quindi tutta la popolazione ad agire come “apostoli di pace”.
Il religioso sottolinea come l’impegno dei missionari Saveriani continui e si approfondisca nonostante la ripresa delle violenze lo scorso anno, in coincidenza con l’annuncio della nuova candidatura del presidente Nkurunziza. “Noi - rimarca - continuiamo a operare nel cuore della capitale, a Bujumbura, dove ha sede la nostra comunità di formazione e di animazione missionaria vocazionale, in cui giovani studenti si appassionano alla filosofia e si aprono all’incontro con l’altro e scoprono la vocazione missionaria. Ora a frequentare i corsi sono in 32”, evidenzia padre Nayuburundi.
I Saveriani inoltre, sono presenti con un centro di formazione per i giovani alla periferia della capitale: “Negli ultimi tempi - riferisce padre Leonidas - abbiamo promosso una grande iniziativa: speciali campi di lavoro per la pace e la ricostruzione che hanno permesso di aiutare le famiglie a rientrare nei quartieri situati a nord della città, ricostruendo loro la casa. Ne sono state ricostruite già 300, ma ce ne sono da rifare ancora più di 4.000. Oggi - conclude - le forze ecclesiali sono chiamate a una paziente opera di riconciliazione, affinché questa terra, bagnata dal sangue di tanti suoi figli, ritorni ad una rinnovata vita cristiana”.



Link correlati :Guarda la video intervista a p. Nayuburundi sul sito Youtube dell'Agenzia Fides
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ASIA/PAKISTAN - Una settimana di digiuno e preghiera per essere liberati dal corona virus

Sab, 07/03/2020 - 09:56
Lahore - "Avvertiamo l'emergenza del momento presente e, oltre a compiere ogni sforzo umanamente possibile, sentiamo la necessità di rivolgerci a Dio, datore di ogni bene. Chiediamo la guarigione e la liberazione dal corona virus che ha colpito anche il Pakistane affligge l'umanità intera. Preghiamo oggi anche per la Santa Sede, dopo la notizia di un caso in Vaticano. I fedeli pakistani sono uniti nella preghiera e da una settimana, instancabilmente, recitano il Rosario nelle chiese e nelle case. Oggi si conclude la speciale settimana di digiuno e preghiera, con un Rosario e una santa messa, all'aperto, davanti alla Grotta di Lourdes che si trova all'esterno della Cattedrale di Lahore": è quanto dice all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, Arcivescovo di Lahore, raccontando come la comunità dei fedeli pakistani sta rispondendo alla crisi del corona virus. Prosegue il Vescovo a Fides: "La nostra fiducia va riposta nella Vergine Maria, affinchè possa intercedere per noi. In questo tempo di Quaresima, il digiuno, la preghiera e la penitenza sono armi speciali per ogni cristiano. Vogliamo usarle per chiedere a Dio la guarigione del malati, il sostegno ai medici e agli operatori sanitari impegnati in prima linea, la liberazione da questo virus che sta causando sofferenza e morte in tutto il mondo".
Come appreso da Fides, i fedeli pakistani hanno risposto con slancio spirituale all'invito dei Pastori, vivendo una settimana di intensa preghiera e cercando l'intercessione della Madonna e dei santi. Tra le preghiere recitate, vi è anche quella della cristiana Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia e poi assolta nel 2018, che ha vissuto momenti di grande sofferenza nella sua travagliata esperienza: "Signore Gesù, come è difficile pregare bene - recitano la preghiera di Asia - quando il male mi travolge e non posso più sopportarlo. Tu che hai conosciuto la sofferenza più profonda, Tu che sei stato lì, oggi sei con me. Tu che l'hai affrontata fino in fondo, aiutami a resistere. Tu che sei vivo, vieni e prega in me attraverso il tuo Spirito Santo. E mentre sto attraversando il calvario, lascia che il respiro della tua risurrezione mi attraversi"
Il Pakistan ha confermato i primi cinque casi di coronavirus, tre dei quali riguardano persone che si erano recate nel vicino Iran, uno dei paesi più colpiti dall’epidemia. Mentre due dei casi confermati si trovavano nella città portuale meridionale di Karachi, altri sono nella capitale Islamabad. Le scuole della regione del Sindh, che confina con l'Iran, sono chiuse dal 27 febbraio, dopo la conferma del primo caso a Karachi.


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ASIA/FILIPPINE - Tre Vescovi mediatori nel processo di pace con i ribelli comunisti

Ven, 06/03/2020 - 12:58
Manila - Tre Vescovi cattolici delle Filippine hanno dato disponibilità e accettato la sfida di contribuire ai colloqui di pace con il movimento dei ribelli New People's Army, di matrice comunista. Come appreso dall'Agenzia Fides, si tratta di tre Vescovi dell'isola di Samar, nelle Filippine centrali: il Vescovo Crispin Varques della diocesi di Borongan, a Samar orientale; il Vescovo Emmanuel Trance della diocesi di Catarman, Samar settentrionale; il Vescovo Isabelo Abarquez della diocesi di Calbayog, sempre a Samar. I tre hanno il compito di guidare un team che avvierà nuovi dialoghi con i ribelli che hanno espresso la loro volontà di uscire dalla clandestinità.
La partecipazione dei Vescovi ai colloqui è la prova che "l'obiettivo di porre fine alla lotta armata decennale necessita di un approccio a livello nazionale", notano fonti di Fides nella Chiesa locale.
Il loro impegno "invia un segnale di ottimismo e di speranza al governo e al NPA", ha dichiarato il generale Pio Diñoso, comandante dell'ottava divisione di fanteria dell'esercito filippino. “I leader della Chiesa sono considerati persone neutrali. Sono saggi e abbastanza intelligenti per capire se i guerriglieri sono sinceri; inoltre hanno conoscenza delle questioni sociali e hanno maturità spirituale", ha detto Diñoso.
Il 20 febbraio, i leader del governo, della Chiesa e della società civile hanno approvato una risoluzione che designa tre vescovi cattolici per condurre contatti informali con membri del gruppo comunista che opera nella regione, al fine di riallacciare le comunicazioni e indire, poi, nuove sessioni ufficiali del processo di pace. La decisione è stata presa nel corso della 43a assemblea del "Partenariato per la pace e lo sviluppo dell'isola di Samar" , piattaforma composta da rappresentanti del governo, della chiesa e della società civile provenienti dalle tre province dell'isola di Samar. Questa piattaforma è uno dei 12 gruppi della "Task Force nazionale" istituiti per porre fine al conflitto armato con i ribelli di matrice comunista. Creata nel gennaio 2006, la SIPPAD si riunisce trimestralmente e include ii Vescovi cattolici dell'isola di Samar insieme ai governatori delle province dell'isola. La SIPPAD è diventata un forum di azione collettivo di Chiesa, governo e società civile per affrontare questioni urgenti e preoccupazioni relative alla pace e all'ordine, al buon governo, allo sviluppo e all'ambiente a Samar. Alcune aree dell'isola sono considerate roccaforti dell'NPA a causa di scarsa rete stradale, fitta foresta, alta incidenza di povertà e basso livello di istruzione nelle comunità montane.
L'NPA, che ha condotto una lotta armata di cinque anni contro il governo, è definita "organizzazione terroristica" da Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Filippine. Da due anni e mezzo, il governo di Rodrigo Duterte ha bloccato il dialogo con l'NPA, l'ala armata del Partito comunista delle Filippine .
Il CPP si è formato nel 1968 e la sua ala armata, l'NPA, è stata istituita un anno dopo. L'esercito comunista contesta al governo lo sfruttamento della terra, lo sfruttamento del lavoro, le violazioni dei diritti umani, l'emarginazione politica e la discriminazione degli indigeni locali. Secondo le Ong, si ritiene che l'NPA abbia circa 3.700 membri, sparsi soprattutto nelle isole Visayas, nelle Filippine centrali.
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ASIA/NEPAL - La comunità cattolica ha conservato la fede e ha bisogno di sviluppo e istruzione

Ven, 06/03/2020 - 12:18
Kathmandu - "C'è stato un tempo in cui non potevate praticare e professare liberamente la vostra fede. Fino all'arrivo dei Gesuiti, alla fine degli anni '90, non c'erano sacerdoti per l'Eucaristia e gli altri Sacramenti. Bisognava spostarsi oltre frontiera, in India, per migliaia di chilometri, per partecipare all'Eucaristia in India. Eppure avere perseverato nella vostra fede. Ammiro e apprezzo la vostra fede in Gesù Cristo". Lo ha detto p. Arturo Sosa SJ, Preposito generale della Compagnia di Gesù, nel suo viaggio in Nepal orientale, a Maheshpur, nel distretto di Jhapa, dove p. Sosa si è recato nei giorni scorsi, tappa di una visita in Asia del Sud.
"Alla fine degli anni '90 - ha ricordato p. Sosa - la Compagnia di Gesù si insediò a Jhapa con l'obiettivo di educare i bambini cattolici e fornire assistenza pastorale e spirituale ai fedeli. In 20 anni, la missione si è estesa fino a includere quattro scuole, una parrocchia, una cappella e sei centri sociali. Ogni Pasqua ci sono nuove famiglie che scelgono di essere battezzate. Ci sono grandi prospettive di evangelizzazione. Il fatto che molte famiglie siano attratte dalla fede cristiana è un segno che state vivendo bene e state dando un buon esempio di vita cristiana. Vorrei ringraziare i catechisti per il loro spirito evangelico. La vostra parrocchia è uno dei semi promettenti delle vocazioni alla vita religiosa. Pregate per le vocazioni alla vita religiosa. Incoraggio i giovani ragazzi e ragazze presenti qui a pensare a una vocazione religiosa".
Il Preposito si è detto consapevole del fatto che "le condizioni di vita delle persone sono molto difficili. L'istruzione è uno dei mezzi di potenziamento. Allarga le nostre prospettive e allarga i nostri orizzonti. È importante ricordare che l'istruzione è un punto di svolta. Può aiutare a migliorare le opportunità di lavoro e, in definitiva, lo standard di vita. Pertanto, incoraggio i genitori a dare un'istruzione ai propri figli. Bisogna motivare i giovani a studiare bene. Tuttavia, educare e formare solo l'intelligenza non è sufficiente; dobbiamo anche educare i nostri cuori. L'educazione dei Gesuiti mira allo sviluppo a tutto tondo. Oggi il mondo sta cambiando rapidamente. Ci sono molte cose buone, ma allo stesso tempo ci sono problemi che creano divisioni basate su religione e cultura. La vocazione cristiana e anche la missione dei gesuiti è di promuovere la riconciliazione, la giustizia e la pace, contribuendo così alla costruzione di società più umane".
P. Sosa, elogiando la presenza e il cammino della piccola comunità cattolica in Nepal, ha concluso: "E' importante ricordare che qualunque lavoro facciamo è opera di Dio e noi siamo semplici collaboratori nella sua opera. L'opera di Dio non appartiene a nessuna congregazione religiosa o a nessun individuo. Pertanto, dobbiamo collaborare con tutte le persone di buona volontà che sono impegnate e desiderose di costruire un mondo più umano e più giusto". Il Preposito ha confermato l'impegno della Compagnia di Gesù in Nepal per la diffusione del Vangelo e per stabilire migliori condizioni di vita per la popolazione.
Il 7 ottobre 1983 il territorio del Nepal, fino ad allora sotto la giurisdizione della diocesi indiana di Pattna, venne eretto in "Missio sui iuris", con sede nella capitale Kathmandu, affidata ai Gesuiti. Sul finire degli anni Ottanta diverse congregazioni religiose, maschili e femminili, aprirono case in diversi luoghi del paese. L’8 novembre 1996 la missione in Nepal viene elevata a Prefettura Apostolica, e il 10 febbraio 2007 a Vicariato Apostolico, con primo Vicario Apostolico P. Anthony Francis Sharma, SJ, nativo di Kathmandu, che ne era stato responsabile fin dalla creazione della Missio sui iuris. Il Nepal ha 29 milioni di abitanti, per l'80% induisti. I cristiani sono circa l'1,4% e di questi 8.000 sono cattolici.
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AFRICA/GHANA - COVID-19: La Chiesa in Ghana adotta misure preventive

Ven, 06/03/2020 - 11:21


Accra - Anche i Vescovi del Ghana, come quelli di altri Paesi, hanno invitato i fedeli ad adottare misure preventive per evitare di contrarre COVID-19, il malattia causata dal virus SARS-CoV-2.
In un apposito documento la Conferenza Episcopale del Ghana raccomanda ad esempio ai cattolici di ricevere la Santa Comunione nella mano invece che in bocca.
“Tutti sono incoraggiati a ricevere in mano la Santa Comunione", afferma la dichiarazione della GCBC che raccomanda inoltre i sacerdoti e i ministri straordinari dell’Eucaristia “di lavarsi le mani o usare il disinfettante prima e dopo la distribuzione della Santa Comunione”.
"Evitate le strette di mano e gli abbracci come segno della pace", hanno inoltre stabilito i Vescovi nella dichiarazione di tre pagine pubblicata in consultazione con la direzione della sanità del National Catholic Secretariat .
I Vescovi hanno infine invitato i fedeli a pregare intensamente per porre fine alla diffusione della malattia.
Nella vicina Nigeria, Sua Ecc. Mons. Alfred Adewale Martins Arcivescovo di Lagos ha temporaneamente sospeso il segno della pace attraverso la stretta di mano e gli abbracci e ha imposto di ricevere la Santa Comunione solo sulla mano.
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AFRICA/NIGERIA - Erezione della Diocesi di Ekwulobia e nomina del primo Vescovo

Ven, 06/03/2020 - 11:13
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 5 marzo 2020 ha eretto la nuova Diocesi di Ekwulobia, in Nigeria, per dismembramento della Diocesi di Awka, rendendola suffraganea della sede Metropolitana di Onitsha. Allo stesso tempo ha nominato primo Vescovo della neo-eretta Diocesi di Ekwulobia, S.E. Mons. Peter Ebere Okpaleke, finora Vescovo emerito della Diocesi di Ahiara .
La Sede della neo-eretta Diocesi di Ekwulobia, Ekvulobian, si situa nello stato di Anambra, sud-est della Nigeria, avendo come Cattedrale la St. Joseph’s Catholic Church. La nuova circoscrizione ecclesiastica è stata dismembrata dalla Diocesi di Awka e resa suffraganea della sede Metropolitana dell’Arcidiocesi di Onitsha.

Link correlati :I dati statistici della nuova diocesi
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AFRICA/REPUBBLICA DEL CONGO - Dimissioni del Vescovo di Kinkala e nomina del successore

Ven, 06/03/2020 - 10:54
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 5 marzo 2020 ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kinkala presentata da S.E Mons. Louis Portella Mbuyu. Contemporaneamente ha nominato Vescovo della medesima Diocesi il Rev.do Ildevert Mathurin Mouanga, del clero di Kinkala, finora Rettore del Seminario Maggiore Nazionale Cardinal Emile Biayenda di Brazzaville.
Il Rev.do Ildevert Mathurin Mouanga è nato ad Hamon i1 27 maggio 1966. Ha compiuto gli studi primari e secondari nel luogo di origine. E’ entrato successivamente nel Seminario Maggiore Card. Emile Biayenda, di Brazzaville per i corsi di filosofia e teologia. Dopo questi studi, ha frequentato il Pontificio Istituto Biblico a Roma , ottenendo la Licenza in Sacra Scrittura e, poi, la Pontificia Università Urbaniana , conseguendo il Dottorato in Teologia Biblica. È stato ordinato presbitero il 16 agosto 1998 per la Diocesi di Kinkala.
Dopo l'ordinazione sacerdotale ha svolto le seguenti mansioni: 1998-2000: Esperienza pastorale parrocchiale nella Diocesi di Kinkala; 2000-2004: Studi al Pontificio Istituto Biblico con licenza in Sacra Scrittura; 2004-2009: Studi alla Pontificia Università Urbaniana con dottorato in Teologia Biblica; 2009-2013: Docente di Sacra Scrittura e Direttore degli Studi nel Seminario Maggiore Nazionale Cardinal Emile Biayenda; dal 2014: Rettore del Seminario Maggiore Nazionale Cardinal Emile Biayenda di Brazzaville.
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AMERICA/BOLIVIA - Le organizzazioni indigene della Chiquitanía propongono nuove leggi sull’ambiente

Ven, 06/03/2020 - 10:47
Santa Cruz – Una commissione delle organizzazioni indigene della Chiquitanía, di Santa Cruz, ha presentato all'Assemblea legislativa plurinazionale una Proposta di Legge e un altro testo, sotto forma di Decreto supremo, che intendono abrogare tre leggi e due decreti supremi, ritenendoli dannosi per l'ambiente e considerandoli anche causa degli incendi avvenuti nel 2019, che hanno colpito decine di ettari di terreno .
“Ciò che proponiamo è abrogare queste leggi, che sono state la causa degli incendi l'anno scorso e che non ci hanno preso in considerazione nella loro preparazione. Chiediamo nuove proposte di norme che tengano conto della nostra partecipazione" ha affermato il Gran Cacique dell'Organizzazione indigena Chiquitana , Agustín García, il 2 marzo nell’atto di presentazione.
La nota inviata a Fides dall’arcidiocesi di Santa Cruz informa che il disegno di legge propone l'abrogazione della legge n. 1171 sull'uso e la gestione razionale dei fuochi per bruciare rami e sterpaglie, nonché un sistema di sanzioni amministrative per l'incendio senza autorizzazione, oltre a un periodo straordinario di regolarizzazione nel pagamento di debiti e ammende per l'incendio senza autorizzazione, coinvolgendo il Ministero dell'Ambiente e dell'Acqua come responsabile dello sviluppo delle politiche corrispondenti.
La Chiesa della Bolivia, attraverso i suoi organismi di aiuto sociale, era andata in soccorso della popolazione vittima degli incendi nel settembre 2019. Aveva anche chiesto al governo di "intervenire urgentemente e immediatamente, di dichiarare l'emergenza nazionale nelle aree colpite, di promulgare un decreto di divieto assoluto di ogni coltivazione ed estrazione, promuovendo solo le attività di riforestazione, nonché amministrando in modo efficiente le risorse provenienti dagli aiuti nazionali e internazionali" .
La Conferenza Episcopale, in una dichiarazione dell’11 settembre 2019, aveva espresso i sentimenti di quelle popolazione coinvolte: "Ci sono serie indicazioni che dietro a questo disastro nazionale e umanitario ci sia una decisione di espandere la frontiera agricola in Bolivia senza tenere conto degli interessi della casa comune, né dei principi di base dell'etica ecologica, né dei popoli indigeni".

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AMERICA/COLOMBIA - “Con Maria, oltre i confini”: procede la preparazione del Congresso missionario nazionale

Ven, 06/03/2020 - 09:58
Bogotà – La dimensione Mariana della Missione, espressa dal motto "Con Maria, oltre i confini", costituisce il tema principale del XIII Congresso Missionario Nazionale che si celebrerà dal 25 al 28 giugno nella città colombiana di Pereira. "La dimensione Mariana è stata scelta come asse tematico, perché il Vangelo di San Luca ci dice che Maria, quando ha ricevuto l'annuncio dell’Angelo, si alzò e andò in fretta sulle montagne della Giudea - spiega padre Jorge Enrique Bustamante Mora, direttore del Centro nazionale per l'Evangelizzazione e la fede della Conferenza episcopale, nella nota inviata a Fides -. Questo atteggiamento di Maria, di mettersi subito in cammino e portare Gesù, nella sua pancia, per raggiungere Elisabetta che era incinta, è quello che ci motiva, affinché anche i battezzati oggi si mettano in cammino per annunciare Gesù”.
Con l'obiettivo di fondo di ribadire l'impegno di una Chiesa missionaria, si stanno intensificando in questo periodo i preparativi per l’evento missionario nazionale, che prevede circa 1200 partecipanti, tra laici e religiosi, provenienti dalle diverse regioni del Paese. E’ prevista la presenza di un ospite speciale, l’Arcivescovo Giampietro dal Toso, attuale Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, che ha lavorato per molti anni in diversi dipartimenti vaticani legati alla missione.
Una parte importante del Congresso sarà dedicata a considerare come procede l'annuncio del Signore tra i giovani, i migranti, la realtà amazzonica, gli afro-discendenti e gli indigeni: “vogliamo chiederci come raggiungere con l’annuncio del Signore queste realtà socioculturali proprie della Colombia e del mondo” spiega padre Bustamante Mora. Il Congresso vuole anche "risvegliare l’impegno affinché i battezzati, formati e desiderosi della missione, vadano nelle regioni all'interno della nazione per annunciare il Signore, o anche possano dire: voglio andare in Africa o voglio andare in Asia, o voglio andare in quelle realtà dove il Signore non è conosciuto".
Quanti non saranno presenti di persona al Congresso, potranno comunque seguirlo e interagire attraverso i social network Twitter e Facebook Live, grazie all’impegno del Dipartimento comunicazioni della Conferenza episcopale. Ogni 4 anni in Colombia si celebra il Congresso Missionario Nazionale, e si sta già lavorando perché nel 2024 ricorrerà il centenario di questo evento missionario. Il Congresso Missionario Nazionale di Pereira è organizzato dalla Commissione episcopale per l’animazione missionaria della Conferenza Episcopale della Colombia , insieme al Dipartimento di animazione missionaria, in collaborazione con le Pontificie Opere Missionarie e la diocesi di Pereira, i rappresentanti dei Seminari maggiori della Colombia, della pastorale con le comunità afro e indigene, oltre che ad alcuni missionari laici.
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ASIA/PAKISTAN - Appello dei leader religiosi allo stato e alla comunità internazionale: garantire giustizia per l'omicidio di Saleem Masih

Gio, 05/03/2020 - 12:12
Lahore - Indignazione e condanna per "un crimine barbaro, disumano e atroce"; richiesta ai governi provinciali e federali di "punire gli assassini con fermezza"; appello alle organizzazioni internazionali per promuovere la tutela delle minoranze religiose in India e Pakistan: lo chiedono la Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo e la Chiesa del Pakistan stigmatizzando insieme il brutale omicidio di Saleem Masih, giovane cristiano ucciso nei giorni scorsi nel distretto Kasur, in Punjab. Come comunicato all'Agenzia Fides, diversi leader religiosi cristiani e musulmani si sono riuniti ieri a Lahore affrontando la questione e discutendo il da farsi. La riunione è stata presieduta da mons. Azad Marshal vescovo anglicano della diocesi di Rawalpindi, nella Chiesa del Pakistan, alla presenza, tra gli altri, di p. Francis Nadeem OFM Cap, Segretario esecutivo della NCIDE, p. Emmanuel Khokhar e il leader islamico Muhammad Asim Makhdoom . Tutti i presenti hanno "espresso profondo rammarico" per i fatti accaduti, segno della diffusa intolleranza verso i cristiani, e anche per il comportamento della polizia che non ha preso provvedimenti più duri, fermando ma subito rilasciando gli autori del crimine.
P. Francis Nadeem OFM Cap dichiara a Fides: "E' responsabilità dello stato fornire sicurezza a tutti i cittadini del paese senza alcun tipo di discriminazione. Tutti i cittadini, di ogni religione, sono uguali, contribuiscono sviluppo della loro amata nazione e meritano uguali diritti. Siamo una nazione e viviamo sotto un'unica Costituzione e un'unica bandiera. Lo stato deve far rispettare questi principi fondamentali".
Il Vescovo Azad Marshal, ha affermato che egli stesso "presenterà una denuncia contro i criminali e non farà un passo indietro fino a quando i colpevoli non riceveranno la punizione appropriata".
L'assemblea dei leader religiosi ha espresso dolore e amarezza per la persecuzione subita dai cristiani in Paskistan, ricordando anche quella subita dai musulmani dell'India, invitando, per entrambi gli scenari, a evitare ogni legge e comportamento discriminatorio, rispettando il "principio di cittadinanza".
Come riferito a Fides, l'assemblea ha preso le seguenti decisioni: lanciare un appello alle organizzazioni mondiali per i diritti umani "affinché intraprendano azioni immediate per fermare la violenza contro i musulmani dell'India e contro le minoranze religiose in Pakistan"; lanciare un appello al governo del Pakistan perchè, "invece di proclamare slogan vuoti, adotti misure pratiche per evitare questo tipo di incidenti in futuro", portando davanti alla giustizia i colpevoli dell'omicidio di Saleem Masih e promuovendo attivamente l'armonia interreligiosa in Pakistan.
Saleem Masih, 22 anni, contadino cristiano, è stato brutalmente torturato dai proprietari terrieri locali nel Kasur con l'accusa di aver "inquinato" un pozzo facendo il bagno. Il 25 febbraio Saleem aveva finito di lavorare nei campi nel villaggio di Baguyana e si stava sciacquando quando un gruppo di uomini musulmani, tra i quali Sher Dogar, Iqbal, Altaf, Jabbar e Haji Muhammad ha cominciato a picchiarlo. Lo hanno maledetto e percosso, definendolo un "sudicio cristiano". Lo hanno incatenato, alle mani e ai piedi, e hanno continuato a torturarlo con bastoni e con asta di ferro arroventata , causandogli fratture multiple e lesioni interne ed esterne, su tutto il corpo. Gli aggressori hanno tenuto sotto sequestro il suo corpo gravemente ferito per circa tre giorni, prima di riconsegnarlo alla sua famiglia . Il giovane, condotto in ospedale a Lahore il 27 febbraio, non è riuscito a sopravvivere a causa delle ferite riportate ed è deceduto il 28 febbraio.
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ASIA/HONG KONG - Solidarietà della Compagnia di Gesù per la crisi del coronavirus

Gio, 05/03/2020 - 11:41
Hong Kong – Sebbene non appaia in primo piano nei media internazionali, la città di Jingzhou, provincia di Hubei, situata a circa 220 chilometri a ovest di Wuhan, è stata fortemente colpita dall'epidemia di COVID-19. Come appreso dall’Agenzia Fides, all’emergenza delle migliaia di persone colpite nella città ha risposto la Compagnia di Gesù, S.J. che ha donato 1.800 maschere chirurgiche N95, più sofisticate rispetto a quelle normali, al People′s Hospital di Jingzhou.
Per fare fronte alle carenze di forniture mediche lamentate all’inizio di marzo dalle autorità cinesi, p. Arturo Sosa, Superiore Generale dei Gesuiti, ha acconsentito alla donazione coordinata e organizzata dal The Beijing Center for Chinese Studies , centro educativo ed intellettuale dei gesuiti che opera nella Cina continentale dal 1998.
“Si tratta di un gesto minimo che vuole essere simbolo della grande solidarietà che caratterizza i gesuiti”, ha affermato p. José Magadia, S.I., Consigliere generale e Assistente regionale per l'Asia del Pacifico.
“La TBC è onorata di questo ruolo di facilitatore che collega i gesuiti alla Cina continentale. Ringraziamo la Compagnia per la generosa donazione e il continuo sostegno durante questo periodo difficile”, ha dichiarato il Dr. Simon Koo, dirigente della TBC. Il centro ha assicurato agli operatori sanitari dell'ospedale la consegna delle mascherine arrivate dal Canada.
“È nostro privilegio sostenere la vostra importante missione con questa umile donazione”, ha detto a sua volta agli operatori sanitari padre Stephen Chow, SJ., Superiore provinciale della Provincia Cinese, e ha garantito loro le preghiere dell’intera Compagnia esortandoli a “rimanere in buona salute per i loro cari e per la loro missione”.
La malattia finora ha ucciso oltre 2.996 persone e contagiato oltre 87.728 a livello globale.

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AMERICA/PERU’ - Incontro delle Caritas della zona bolivariana

Gio, 05/03/2020 - 11:23
Lima – "L'identità della Caritas si vede nel nostro servizio, è dentro di noi. Dobbiamo vivere la guida, non solo conoscerla, ma anche interiorizzarla", ha detto Ricardo Calle, Consigliere pastorale di Caritas del Perù, in occasione dell'incontro della zona bolivariana tenutosi dal 2 al 4 marzo a Lima.
L’incontro aveva lo scopo di pianificare le attività della zona bolivariana nel periodo 2020-2024.
Il programma ha visto per il primo giorno di lavoro, la presentazione e la riflessione della Guida dell’identità della Caritas, frutto di un lungo processo di riflessione e lavoro della Caritas in America Latina e nei Caraibi, avviato nel 2010.
Nel suo intervento p. Jose García, direttore della Caritas Ecuador, ha sottolineato che occorre seguire l’esempio di Gesù: “pregare, poi predicare la buona notizia, pranzare e guarire gli altri. Anche questa è l'identità della Caritas ".
Nel corso dei lavori è stato presentato un video di Papa Francesco, mentre era ancora Arcivescovo di Buenos Aires, in cui affermava che "la Caritas non è una ONG", perché il suo lavoro non è solo quello di offrire assistenza, ma comporta pure la promozione umana e l’autentica liberazione. Questo significa avere “amicizia con i poveri", avvicinandoli, integrandoli e includendoli, ma anche l’assidua preghiera.
All’incontro ogni rappresentante delle diverse Caritas ha presentato la realtà politica, sociale, economica e ambientale del proprio Paese. Ci si è così resi conto che vi sono molte cose in comune per lavorare insieme.
Hanno partecipato al meeting, il Segretario esecutivo della Caritas America Latina e Caraibi, P. Francisco Hernández, P. Enan Xavier Humanez, Direttore della Pastorale sociale - Caritas Colombiana con Rosa Inés Floriano, Marcela Rabaza, Direttore della Caritas Boliviana, Mons. Julio Parrilla, presidente della Caritas Ecuador con il suo direttore don Jose García e padre Luis Machado, presidente della Commissione episcopale per l'azione sociale e membro del consiglio di amministrazione della Caritas del Perù, Mons. Jorge Izaguirre con il suo segretario esecutivo, Padre Enrique Gonzales.

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AFRICA/NIGERIA - Liberato il sacerdote cattolico rapito domenica 1° marzo

Gio, 05/03/2020 - 11:06

Abuja - “Siamo stati informati che p. David Echioda è stato rilasciato dai suoi rapitori. Grazie per le vostre preghiere e il vostro sostegno durante questo periodo di prova”, afferma il messaggio della diocesi nigeriana di Otukpo, nello Stato di Benue, nel quale si annuncia la liberazione di p. David Echioda, un sacerdote che era stato rapito domenica 1° marzo.
P. Echioda era stato bloccato da uomini armati lungo la strada di Alla-Akpa mentre tornava dalla messa domenicale a Utonkon, Ado nello stato di Benue, nella Nigeria centrale, secondo quanto riferito dalla stampa nigeriana.
Il rapimento di Echioda, l'ultimo di una serie di rapimenti di sacerdoti e laici in Nigeria, è avvenuto il giorno stesso in cui i Vescovi cattolici del Paese stavano guidando una marcia nella capitale, Abuja, per protestare pacificamente contro la persecuzione dei cristiani nella più popolosa nazione dell'Africa .
“Protestiamo contro le brutali uccisioni di nigeriani innocenti da parte di Boko Haram e di gruppi di pastori armati che invadono con la violenza le terre delle popolazioni agricole. Abbiamo intrapreso una protesta pacifica per conto di oltre 50 milioni di cattolici e oltre 100 milioni di cristiani in Nigeria” ha affermato in quell’occasione Sua Ecc. Mons. Augustine Akubueze, Arcivescovo di Benin City e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria . “L'uccisione dei figli di Dio è malvagia, l'incapacità di proteggere persone innocenti dagli attacchi incessanti è malvagia, non perseguire i terroristi è una cosa malvagia, la risposta del nostro governo all'attacco dei terroristi è, usando un eufemismo, molto al di sotto della media”, ha affermato Mons. Akubueze che ha ricordato "i massacri di massa, i rapimenti di bambini in età scolare, di viaggiatori, la devastazione di abitazioni private, di luoghi sacri come chiese, moschee e seminari”.


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ASIA/PAKISTAN - "Giustizia per Saleem Masih". l'appello dei cristiani

Mer, 04/03/2020 - 12:28
Lahore - "Il barbaro omicidio di Saleem Masih, un giovane cristiano del distretto Kasur, che è stato picchiato, schiaffeggiato, preso a calci, incatenato e torturato con cavi elettrici e una sbarra di ferro arroventata prima di soccombere alle ferite riportate , va al di là di ogni condanna. Le accuse contro di lui erano di essere 'un sudicio cristiano' e 'di aver inquinato' l'acqua di un pozzo, bagnandosi con quella. Questo orribile atto di violenza è un cupo promemoria che l'intolleranza in nome della religione in Pakistan è cresciuta oltre lo stato di diritto". Lo afferma all'Agenzia Fides Michelle Chaudhry, donna cattolica e Presidente della "Cecil & Iris Chaudhry Foundation" , organizzazione indipendente che opera per la giustizia e si occupa di promuovere la condizioni economiche, sociali e culturali dei cristiani in Pakistan.
Esprimendo somma indignazione per l'incidente, Michelle Chaudhry dichiara: "In Pakistan, quando si tratta delle minoranze religiose, chiunque è libero di agire come procuratore, giudice ed esecutore di una pena. Non possiamo permettere che ciò continui: l'impunità nei confronti della violenza contro le minoranze religiose in Pakistan deve finire”.
“Chiediamo ai governi, sia a livello federale che a quelli provinciali, di garantire sicurezza e protezione a tutti i pakistani non musulmani, sanciti dalla Costituzione del Paese. Incidenti come questi generano un'ondata di insicurezza che lascia le nostre comunità estremamente vulnerabili. È responsabilità dello Stato proteggere i propri cittadini indipendentemente dalla fede, dallo status sociale, dal genere", rileva Chaudhry. La donna afferma che " al fine di prevenire tali atti di violenza in futuro, è fondamentale condurre un'indagine imparziale e che gli autori siano assicurati alla giustizia".
Intanto restano gravi le condizioni di Azeem Masih, 32enne del villaggio di Sahiwal, uno dei cristiani colpiti alla testa da un gruppo di militanti musulmani che volevano impedire la costruzione di una cappella nel villaggio . Il giovane, dopo un intervento chirurgico specialistico al cervello, in un ospedale di Lahore, non è in grado di parlare e dovrà recuperare lentamente le alte funzioni cerebrali e corporali. Il giovane ha bisogno di cure di fisioterapia e logopedia che, secondo i medici, dovrebbero durare almeno un anno. Azeem è sposato con Humaira e i due hanno un figlio di 8 mesi. "Azeem è un marito e un padre esemplare e impegnato, un uomo di Dio che voleva solo contribuire a dotare la nostra comunità di un piccolo edificio per il culto", afferma la moglie. La famiglia è molto provata dall'accaduto e vive una situazione di paura e rassegnazione, dopo la violenza subita, del tutto impunita.
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EUROPA/ITALIA - Scalabriniane: un migrante su tre è un bambino, segno che la crisi internazionale è sempre più forte

Mer, 04/03/2020 - 12:04
Roma - Un terzo dei migranti bloccati in Grecia è un bambino. “E’ il segno di come la crisi internazionale si fa forte, e di come spesso le famiglie fanno partire ciò che hanno di più prezioso, i loro figli, perché per i grandi non c’è più speranza. E’ un dato che deve far riflettere e che deve mettere i governi, tra cui anche quello greco, davanti all’evidenza che si tratta di persone che hanno bisogno di aiuto”. A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, Superiora generale delle Missionarie Scalabriniane, congregazione religiosa che sin dalla sua fondazione si occupa delle migrazioni, in una nota inviata all’Agenzia Fides.
Delle 40mila persone che hanno chiesto aiuto sulle isole dell’Egeo, circa 4 su 10 sono bambini . “Spero che le nazioni europee non dimentichino, in questo momento di crisi dettata da una epidemia che riguarda molte nazioni del mondo, il ruolo che devono necessariamente avere a tutela dei migranti” ha aggiunto suor Neusa de Fatima. Domenica scorsa, 1 marzo, Papa Francesco aveva ricordato all’Angelus i tanti migranti che chiedono aiuto, con queste parole: “Sono un po’ rattristato per le notizie che arrivano di tanti sfollati, tanti uomini, donne, bambini cacciati via a causa della guerra, tanti migranti che chiedono rifugio nel mondo, e aiuto. In questi giorni, la cosa è diventata molto forte. Preghiamo per loro”.
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ASIA/MALAYSIA - I cristiani in preghiera per la pace e la guarigione del paese

Mer, 04/03/2020 - 11:52
Kuching - I cristiani della Malaysia "offrono digiuni, penitenze e invocano intercessioni per il paese, per il governo, per il bene comune": Lo dichiara l'arcivescovo cattolico Simon Poh, alla guida della diocesi di Sarawak, e presidente della "Associazione delle Chiese di Sarawak", che riunisce comunità cristiane di diverse confessioni. I fedeli sono "in preghiera per la pace e la guarigione del paese", rimarca l'arcivescovo in una nota inviata a Fides, di fronte a due questioni che toccano il paese in questo periodo, la prima è di natura politica , la seconda è di natura sanitaria .
La Malaysia ha infatti un nuovo primo ministro, Muhyiddin Yassin, 72 anni, che ha prestato giuramento il 2 marzo dopo una settimana turbolenta che ha visto le dimissioni dell'ex premier Mahathir Mohamad e l'implosione della coalizione di governo. Muhyiddin guida una coalizione che include il suo partito , l'United Malays National Organisation , il PAS e ha il supporto di altri partiti politici locali della regione di Sarawak. Torna così al governo l'UMNO , il partito che ha dominato la scena politica malaysiana per oltre mezzo secolo, prima della sconfitta elettorale del 2018. Muhyiddin si confronterà con il voto di fiducia del Parlamento nel maggio prossimo: il rinvio del voto è stato motivato proprio dalla crisi generata dal corona virus.
I cristiani della Malaysia, afferma l'arcivescovo Poh "rifiutano tutte le forme di fondamentalismo religioso e di politica su base etniche che causano disarmonia, divisione e polarizzazione nella nostra nazione". Il nuovo Primo Ministro, auspicano le Chiese "deve respingere l'estremismo religioso e impegnarsi per l'unità sociale e l'armonia religiosa in Malesia. Il Primo ministro è un leader di tutti malesi, non di una razza, una comunità o una religione particolare", ha ricordato.
Il secondo motivo per cui i cristiani della Malaysia sono chiamati alla preghiera incessante, notano le Chiese, è la diffusione del corona virus: “Mentre viviamola crisi per la diffusione del COVID-19, restiamo vigili, mettiamo in atto pratiche igieniche sicure, manteniamo le precauzioni di salute in tutte le nostre case di culto. L'attuale epidemia sta influenzando negativamente l'economia mondiale, la vita e la salute di così tante persone in Malesia e nel mondo: per questo siamo chiamati a implorare Dio per la guarigione e la salute".
Le Chiese della Malaysiana "sono impegnate nella promozione della pace, dell'armonia, dell'unità, dell'integrità, dello sviluppo sociale e del benessere per tutti i malesi di tutte le etnie, credo e culture", conclude la nota.
La Malaysia è un paese multietnico, multiculturale e multi-religioso. La sua popolazione è composta da quasi 32 milioni di persone: oltre il 60% sono musulmani di etnia malay. I cattolici rappresentano il 4% della popolazione.
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AFRICA/MALAWI - Prendersi cura e tutelare gli anziani: un compito dei parlamentari cattolici

Mer, 04/03/2020 - 11:41
Lilongwe – E’ opportuno che “i parlamentari dedichino il tempo quaresimale a riflettere sulla responsabilità di prendersi cura delle persone anziane, che sono il riflesso della sofferenza di Gesù Cristo oggi”. Lo afferma in una nota inviata all’Agenzia Fides p. Henry Chinkanda, responsabile dei rapporti con il Parlamento per la Conferenza Episcopale del Malawi, rivolgendosi ai parlamentari cattolici, mentre in tutte le diocesi del paese sono iniziati i riti e le pratiche tipiche del tempo quaresimale. I parlamentari cattolici malawani sono stati esortati “ad aiutare i poveri e coloro che soffrono, in particolare gli anziani, seguendo l'esempio di nostro Signore Gesù Cristo”, afferma p. Henry. “In passato, le persone anziane erano supportate dal sistema familiare tradizionale che ai giorni nostri purtroppo non esiste più” rileva, aggiungendo che “a causa della vecchiaia, gli anziani sono economicamente svantaggiati e spesso discriminati”.
Nei giorni scorsi i leder politici cattolici hanno partecipato a un incontro riflettendo sul tema: “Riconoscere Cristo sofferente come politici cattolici nella situazione critica degli anziani”. In quell’occasione p. Chinkanda li ha esortati il disegno di legge a tutela degli anziani, affinché venga approvato dall’Assemblea legislativa.
Parlando a nome di tutti i parlamentari, l’on. Francis Kasaila ha elogiato i vescovi del Malawi per aver istituito l'ufficio di collegamento con il Parlamento e per i rapporti istituzionali. L’ufficio, ha detto, è un ottimo strumento per avvicinare i parlamentari alla Chiesa e a Dio. “Noi come deputati seguiremo ciò che ci è stato consigliato da p. Chinkanda. Ci impegneremo ad essere parlamentari devoti e a a tenere tali incontri in futuro”.
Il Malawi ha una popolazione di oltre 15 milioni di abitanti in prevalenza di religione cristiana ed è costituita dai gruppi etnici nativi di Chewa, Nyanja, Tumbuka, Yao, Lomwe, Sena, Tonga, Ngoni e Ngonde.


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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Corso di formazione alla dottrina sociale della Chiesa per 50 operatori pastorali

Mer, 04/03/2020 - 11:27


Yamoussoukro - La Conferenza Episcopale della Costa d'Avorio attraverso la sua sottocommissione nazionale Giustizia e Pace ha organizzato dal 3 al 6 marzo nel corso una sessione di formazione permanente sulla dottrina sociale della Chiesa, destinata a una cinquantina di operatori pastorali delle 15 diocesi del Paese.
“Offrendo questa formazione, i Vescovi sperano con tutto il cuore che gli operatori pastorali siano sempre più coinvolti nella vita della società in cui sono inseriti” ha detto P. Emmanuel Wohi Nin, Segretario Generale della Conferenza Episcopale. "I Vescovi desiderano che gli operatori pastorali siano presenti nei dibattiti pubblici, che riguardano la nazione ivoriana” ha aggiunto.
Secondo il Segretario esecutivo nazionale della Commissione Giustizia e Pace, p. Charles Olidjo Siwa, il corso formazione consentirà i partecipanti di "capire perché la Chiesa, che ha una missione spirituale, è molto interessata alla vita della società”. Nello specifico il secondo giorno di lavoro si concentrerà sul “processo elettorale in modo che i cristiani, gli operatori pastorali possano assorbirlo e vedere come possono partecipare positivamente alla creazione di un processo elettorale pacifico”.
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AMERICA/NICARAGUA - Urla e violenze nella Cattedrale di Managua ai funerali di p. Ernesto Cardenal

Mer, 04/03/2020 - 11:27
Managua – I sostenitori del governo nicaraguense di Daniel Ortega hanno invaso ieri la Cattedrale di Managua poco prima dell’inizio dei funerali di Ernesto Cardenal, il sacerdote e poeta morto domenica primo marzo all'età di 95 anni, disturbando l’intera celebrazione e impedendo ai giornalisti di trasmettere quanto avveniva.
Il sacerdote e poeta fu ministro della cultura durante la rivoluzione sandinista , guidata dall'attuale presidente Daniel Ortega, ma in seguito divenne il suo critico più acceso e lo accusò di "dittatura" per essersi impadronito del potere dopo il suo ritorno al governo nel 2007. Così è diventato uno dei più forti critici dell'amministrazione Ortega, motivo per cui il regime aveva orchestrato una persecuzione politica contro di lui negli ultimi anni. Le sue scelte politiche gli costarono la sospensione “a divinis” nel 1985 da parte di Giovanni Paolo II, revocata da Papa Francesco il 17 febbraio 2019, dietro sua richiesta e vista l’età avanzata.
Più di un centinaio di donne e uomini in divisa con sciarpe rosse e nere convenuti nella Cattedrale dove era in programma il funerale, hanno iniziato a urlare "traditore" contro il defunto. Quindi hanno molestato alcune personalità presenti, come la scrittrice Gioconda Belli, oltre a picchiare e aggredire cinque giornalisti che dovevano informare sul rito.
"Provo molta indignazione per quello che è successo nella Cattedrale di Managua ai funerali di P. Ernesto Cardenal. Totale mancanza di rispetto. Ancora una volta "las turbas" della dittatura mostrano il loro fanatismo e la loro violenza. La mia solidarietà con le persone e i giornalisti che sono stati aggrediti. Basta con l'irrazionalità!", sono le parole del Vescovo ausiliare di Managua, Mons. José Silvio Baez, inviate a Fides su Twitter al vedere i video di quanto accaduto.
Malgrado "las turbas" abbiano sottratto le attrezzature dei giornalisti per le riprese, sui sociali sono stati comunque diffusi brevi video dei presenti.
Sono stati inutili i tentativi dell'Arcivescovo Waldemar Stanislaw Sommertag, Nunzio apostolico, di calmare i gruppi che urlavano, al fine di poter celebrare i funerali con il rispetto dovuto. La messa è comunque stata celebrata, sia pure interrotta spesso da grida e slogan, presieduta dal Cardinale nicaraguense Leopoldo Brenes, concelebrata dal Nunzio apostolico e dal vescovo della diocesi di Matagalpa, Mons. Rolando Álvarez, che ha tenuto l'omelia. Di fronte alla crescente tensione, la bara del poeta è stata fatta uscire dalla chiesa subito dopo la conclusione della messa, passando non dalla porta principale della Cattedrale ma da una uscita laterale, accompagnati dalle urla della folla.
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AFRICA/NIGERIA - “Basta massacri di civili innocenti”: i Vescovi guidano ad Abuja una marcia di protesta pacifica

Mer, 04/03/2020 - 11:15


Abuja - "Protestiamo contro le brutali uccisioni di nigeriani innocenti da parte di Boko Haram e di gruppi di pastori armati che invadono con la violenza le terre delle popolazioni agricole. Abbiamo intrapreso una protesta pacifica per conto di oltre 50 milioni di cattolici e oltre 100 milioni di cristiani in Nigeria” ha affermato Sua Ecc. Mons. Augustine Akubueze, Arcivescovo di Benin City e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria , che il 1 ° marzo ha guidato una marcia di protesta di centinaia di persone contro i sequestri a scopo di estorsione e i massacri commessi dai terroristi di Boko Haram e dai pastori Fulani in diverse aree del Paese.
La marcia dal National Christian Center alla chiesa Nostra Signora Regina della Nigeria ad Abuja, è stata promossa dalla CBCN che da tempo chiede al governo federale di affrontare l’emergenza dell’insicurezza in vaste aree del Paese.
“L'uccisione dei figli di Dio è malvagia, l'incapacità di proteggere persone innocenti dagli attacchi incessanti è malvagia, non perseguire i terroristi è una cosa malvagia, la risposta del nostro governo all'attacco dei terroristi è, usando un eufemismo, molto al di sotto della media”, ha affermato Mons. Akubueze che ha ricordato "i massacri di massa, i rapimenti di bambini in età scolare, di viaggiatori, la devastazione di abitazioni private, di luoghi sacri come chiese, moschee e seminari”.
“I numerosi attacchi e la perdita di tante vite sono ora considerati normali. Il nostro governo sembra completamente insensibile alla difficile situazione dei nigeriani; un governo che ignora totalmente le grida di chi l'ha eletto è pronto per un clamoroso fallimento. Non importa quale partito sia al potere”.
Mons. Akubueze ha infine fatto appello alla comunità internazionale perché aiuti la Nigeria fermare i terroristi di Boko Haram che da oltre 12 anni terrorizza i nigeriani.

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