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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 53 min 19 sec fa

AMERICA/BRASILE - Operatori del turismo, tra i settori più colpiti dal coronavirus

Mar, 24/03/2020 - 08:20
Brasilia – “I lavoratori del turismo sono e saranno uno dei gruppi più colpiti dalla pandemia. Ora sono in prima linea, a prendersi cura di coloro che si muovono in tutto il mondo e, in seguito, subiranno le conseguenze che questo momento porterà all'economia mondiale”. Lo sottolinea il Coordinatore nazionale della Pastorale del Turismo della Conferenza Episcopale Brasiliana , Padre Manoel Oliveira Filho, nella nota diffusa dalla CNBB, pervenuta a Fides.
Considerato l'isolamento sociale adottato dai governi di tutto il mondo per combattere la diffusione del coronavirus, la chiusura dei confini e la cancellazione dei viaggi, la Pastorale del Turismo ha voluto manifestare la sua vicinanza a tutti i professionisti che lavorano nel settore del turismo che subiscono pesanti conseguenze nella loro vita personale, familiare e professionale a causa del Covid-19.
Il Coordinatore nazionale ha inviato agli operatori del mondo del turismo uno spunto di preghiera e riflessione di fronte alla realtà del coronavirus: "L'evangelizzazione inizia dentro di noi!". Padre Manoel chiede che tutti siano uniti nella preghiera affinché questa pandemia passi e, mentre passa, le conseguenze siano minimizzate dalla solidarietà fraterna con tutti e con il mondo intero. "In questi giorni, viaggeremo dentro noi stessi e troveremo Colui che ci aiuterà ad entrare in contatto con le cose più profonde e vere in noi" sottolinea il sacerdote.
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VATICANO - Alla pandemia del virus Papa Francesco chiede di rispondere “con l’universalità della preghiera, della compassione, della tenerezza”

Lun, 23/03/2020 - 17:50
Città del Vaticano - “Alla pandemia del virus vogliamo rispondere con la universalità della preghiera, della compassione, della tenerezza” ha chiesto Papa Francesco al termine dell’Angelus di ieri, domenica 22 marzo, recitato nella Biblioteca del Palazzo apostolico, come sta accadendo da qualche tempo per l’emergenza sanitaria in atto.
“In questi giorni di prova, mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, vorrei proporre a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo – ha detto il Santo Padre -. Invito tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera che Gesù Nostro Signore ci ha insegnato. Invito dunque tutti a farlo parecchie volte al giorno, ma, tutti insieme, a recitare il Padre Nostro mercoledì prossimo 25 marzo a mezzogiorno, tutti insieme. Nel giorno in cui molti cristiani ricordano l’annuncio alla Vergine Maria dell’Incarnazione del Verbo, possa il Signore ascoltare la preghiera unanime di tutti i suoi discepoli che si preparano a celebrare la vittoria di Cristo Risorto”.
Una seconda iniziativa è stata annunciata dallo stesso Pontefice: “Con questa medesima intenzione, venerdì prossimo 27 marzo, alle ore 18, presiederò un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota. Fin d’ora invito tutti a partecipare spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. Ascolteremo la Parola di Dio, eleveremo la nostra supplica, adoreremo il Santissimo Sacramento, con il quale al termine darò la Benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria”.
Papa Francesco ha infine esortato a “rimanere uniti” e a “far sentire la nostra vicinanza”: alle persone più sole e più provate, ai medici, agli operatori sanitari, infermieri e infermiere, volontari… alle autorità che devono prendere misure dure, ma per il bene nostro, ai poliziotti, ai soldati. “Vicinanza a tutti”.
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AMERICA/HAITI - Mons. Dumas: "Rimanete a casa, fate diventare ogni casa una Chiesa domestica"

Lun, 23/03/2020 - 11:42
Nippes – Dinanzi all'emergenza sanitaria che coinvolge sempre di più tutti i paesi del mondo, Mons. Pierre-André Dumas, Vescovo della diocesi di Anse-à-Veau et Miragoâne, ad Haiti, ha inviato a Fides il messaggio indirizzato ai fedeli della sua diocesi. Il testo inizia spiegando il senso della quaresima, "far diventare forte la nostra vita interiore, perché solo così possiamo incontrare Dio e scoprire la solidarietà verso gli altri".
"Considerando l'evoluzione della pandemia di coronavirus ad Haiti e nel mondo, ci troviamo davanti al rischio di dover modificare la nostra vita sociale ed ecclesiale, che vanta una tradizione bimillenaria. Così, tenendo conto delle misure del nostro governo e delle indicazioni della Conferenza Episcopale di Haiti, vi invito a restare a casa e a far diventare ogni casa una Chiesa domestica per vivere in preghiera e solidarietà con i più poveri e malati".
Ai sacerdoti il Vescovo chiede maggiore presenza pastorale nella carità, "annunciare al popolo di Dio e ai malati di Covid-19, agli operatori sanitari, l'indulgenza plenaria; celebrare l'Eucaristia con un gruppo non più grande di 10 persone; sospendere ogni attività pastorale e religiosa con i gruppi parrocchiali; vigilare perché la comunità non si lasci trasportare dal panico, predicando il messaggio che Dio non abbandona mai il suo popolo". Infine il Vescovo invoca la protezione della Madonna del Perpetuo Soccorso, patrona di Haiti, ricordando che la preghiera del popolo è stata ascoltata in altre occasioni.
Haiti, il paese tra i più poveri d'America, affronta con pochissime risorse l'emergenza sanitaria di coronavirus. Infatti Haiti vive in emergenza sanitaria "permanente", perché non esiste, di fatto, un sistema sanitario nazionale. I veri centri sanitari sono le cliniche delle Ong e della Chiesa. Le prime notizie di tre giorni fa hanno dichiarato 2 morti per Covid-19 ma si presume che ormai ci siano diversi altri morti per la stessa causa. Dal 20 marzo le scuole sono chiuse e anche i porti, ci sono controlli su ogni mezzo di trasporto di merce. I provvedimenti presi dal Presidente di Haiti il giorno 20 si teme che non riusciranno a fermare la mobilità dei gruppi di persone che vanno in cerca di un lavoro saltuario per guadagnarsi il necessario per la sopravvivenza.

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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Nessuna celebrazione eucaristica nelle parrocchie di Yopougon a causa del Covid-19

Lun, 23/03/2020 - 11:14
Abidjan – “Chiedo ai parrocchiani di non cedere allo scoramento, di non avere paura, di mantenere la speranza in questa domenica della gioia. Chiedo loro di rimanere sempre vigili e di rimanere in preghiera”, ha detto p. Alain Lézou, parroco di Notre Dame des Douleurs a Yopougon Niangon Lokoa, in Costa d’Avorio, dove in alcune diocesi è stata sospesa la celebrazione comunitaria della messa per almeno due settimane.
“Una domenica senza messa, una situazione difficile da sopportare per i fedeli” dice a Fides un parrocchiano. "È difficile da sopportare perché la messa è il culmine della vita di un cattolico. Quando non c'è messa ci si orienta alla preghiera familiare come stiamo facendo”.
Le diocesi dove le messe sono state sospese sono quelle di Yopougon, Agboville, Katiola e Abidjan. In una lettera indirizzata agli operatori pastorali delle rispettive diocesi, i Vescovi raccomandano ai fedeli di continuare a chiedere messe che però i sacerdoti celebreranno in forma privata. I Vescovi di queste diocesi hanno inoltre disposto di esporre ogni giorno il Santissimo Sacramento all'adorazione del popolo di Dio per l'adorazione permanente.
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AFRICA/CONGO RD - Covid-19: si teme un’ecatombe nelle carceri se non si interviene in tempo

Lun, 23/03/2020 - 10:47


Kinshasa – Non si approfitti dell’emergenza legata al coronavirus per commettere arbitri e abusi nei confronti della popolazione. È quanto chiede l’ONG congolese per la difesa dei diritti umani Nouvelle Dynamique de la Societé Civile en RD Congo .
In un comunicato giunto all’Agenzia Fides si invita le autorità “a prendere le misure di carattere giuridico e amministrativo al fine di evitare arbitri e violazioni dei diritti umani, in particolare da parte dei servizi di sicurezza”.
Si ricorda inoltre che il Covid-19 ha già colpito alcuni membri del governo, l'NDSCI, invita quindi i politici a essere responsabili ed esemplari nell'accettare la quarantena, compreso eventualmente lo stesso Capo dello Stato, e a rendere pubblici i nomi di coloro che sono risultati positivi. Particolarmente preoccupante è la situazione delle sovraffollate carceri congolesi, definite “veri e propri luoghi di morte quotidiana per carestia e mancanza di cure mediche. I carcerati sopravvivono solo grazie ai volontari e alle provviste alimentari dalle loro famiglie; dato che ora, a causa di Covid-19, le visite non sono più consentite nelle carceri, l'NDSCI teme in un futuro molto vicino un’ecatombe di detenuti”.
Si chiede inoltre il Parlamento di varare con urgenza un fondo nazionale "speciale Covid-19" per compensare i danni economici causati dalla pandemia nella Repubblica Democratica del Congo, nella quale la maggioranza della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Tale fondo deve essere gestito in modo da evitare malversazioni da parte di funzionari infedeli. L’'NDSCI invita infine i politici congolesi “che si sono concessi enormi bonus e salari, di dimezzarli al fine di contribuire al fondo nazionale speciale Covid-19”.
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ASIA/COREA DEL SUD - I Vescovi di fronte al Covid-19: "Guardiamo alla croce di Cristo"

Lun, 23/03/2020 - 09:54
Seoul - “Dio permette calamità e tribolazioni, ma ci dà anche la forza di superarle. In questo periodo quaresimale di penitenza e conversione, superiamo gioiosamente questi sacrifici e sofferenze guardando la Croce di Gesù e aiutiamoci l’un l’altro vivendo nella fede, nella speranza”: è quanto affermano i Vescovi coreani in un messaggio rivolto al popolo ed ai fedeli, pubblicato a conclusione della loro assemblea semestrale . Nel messaggio i Vescovi ringraziano gli operatori sanitari, i volontari, e le autorità che sono impegnati a contrastare e contenere, con straordinarie capacità, il diffondersi del virus Covid-19 nella penisola.
Interpellato dall'Agenzia Fides, Thomas Hong-Soon Han, economista che vive a Seoul, ex Ambasciatore di Corea presso la Santa Sede, racconta: "Mentre è in corso la crisi del coronavirus, i fedeli coreani partecipano alla Messa attraverso media on-line oppure seguendo la TV dell’arcidiocesi di Seoul, che ha diffusione nazionale. Recitano il Rosario in casa e molti sono impegnati come volontari per fare del bene agli altri. Pregano ardentemente Dio misericordioso e Madonna del perpetuo soccorso per vincere questa pandemia". Han , che è stato presidente del Consiglio per l'apostolato dei laici cattolici e primo laico a diventare presidente dell'Università dei Gesuiti di Sogang, rimarca che "la Chiesa in Corea sta combattendo la pandemia in osservando rigorosamente le regole preventive rilasciate dalle autorità nell’ambito della lotta nazionale contro il coronavirus". Tutte e 16 le diocesi, infatti, hanno sospeso le messa pubbliche, le riunioni e gli eventi ecclesiali nei rispettivi territori. A cominciare ad adottare tali misure, già dal 20 febbraio, è stata l’arcidiocesi di Daegu, di cui territorio è quello più gravemente colpito.
"Per quanto riguarda la data i cui si potranno ricominciare le messe pubbliche - rileva Han - i Vescovi riuniti alla loro Assemblea semestrale hanno deciso di lasciare il tema alla discrezione di ogni vescovo ordinario, a seconda delle circostanze locali tenendo conto del fatto che il Governo ha deciso di rinviare ancora una volta, fino al 6 aprile, l’apertura di asili, scuole elementare, medie e superiori".
Il Cardinal Andrea Yeom dell’arcidiocesi di Seoul, dove vive il 26 % della popolazione cattolica coreana - nel complesso circa 6 milioni di fedeli - ha detto che “a meno che non accada qualcosa di speciale, e a condizione che siano osservate rigorosamente le misure preventive adottate dall’autorità sanitaria, ricominceremo a celebrare la messa pubblicamente dal 2 aprile”. Il Cardinale ha invitato tutti i fedeli a pregare ardentemente una novena dal 25 marzo per chiedere "al Signore nostro Guaritore di concedere la grazia guaritrice a quanti soffrono di contagio di coronavirus, la forza e il coraggio agli operatori sanitari, e per chiedere l’intercessione della Madonna Consolatrice". Oggi, 23 marzo, Il Cardinale ha recitato il Rosario davanti alla statua della Madonna di Fatima nella cappella della curia diocesana per la stessa intenzione insieme ai quattro vescovi ausiliari, a sacerdoti e collaboratori della curia diocesana, osservando le misure sanitarie preventive. Nei giorni scorsi il Cardinale Andrea Yeom,ha anche esortato a a non strumentalizzare politicamente queste situazioni sfortunate.


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EUROPA/ITALIA - Una giornata per ricordare i missionari martiri

Lun, 23/03/2020 - 09:50
Roma – Il 24 marzo, giorno in cui nel 1980 venne assassinato Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, venne scelto 28 anni fa dall’allora Movimento giovanile missionario delle Pontificie Opere Missionarie dell’Italia per celebrare annualmente la “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri”.
L’Arcivescovo, assassinato mentre celebrava la Messa, è stato beatificato il 23 maggio 2015 e canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018. La Conferenza Episcopale di El Salvador, in occasione dei 40 anni dal suo Martirio, aveva indetto un “Anno Giubilare dei Martiri” , per celebrare i martiri nazionali: p. Rutilio Grande, mons. Oscar Arnulfo Romero, p. Cosme Spessotto. L’emergenza coronavirus ha però costretto i Vescovi a sospendere ogni celebrazione e ogni raduno, come sta succedendo in numerosi paesi di tutto il mondo, per cui la Giornata di questo anno 2020 non vedrà iniziative pubbliche.
Lo slogan della Giornata 2020 è “Innamorati e vivi” informa Giovanni Rocca, Segretario nazionale di Missio Giovani. “Un messaggio che custodisce in sé due significati. Il primo, nell’accezione qualificativa, descrive appieno coloro che ardenti di amore per Dio Padre e le Sue creature hanno investito la totalità del loro tempo per prendersene cura. Dei veri e propri giardinieri del Regno. Tanto appassionati al Mondo quanto a chi lo abita. Il secondo è un vero e proprio imperativo, l’eredità che i martiri hanno ricevuto da nostro Signore trasmettendola a noi, oggi. Solo chi si innamora è disposto ad abbandonare il superfluo per cogliere al fine l’essenza della vita. Questa promessa non è solo speranza per l’avvenire ma prima di tutto garanzia per il presente”. Quindi un invito: “Convinti che ciascuno di noi sia un operaio nella vigna del Signore, il 24 marzo uniamoci nella preghiera e nel digiuno in memoria delle sorelle e dei fratelli che donando la propria vita continuano ad essere ‘Innamorati e vivi’.”
Sul sito di Missio Italia sono disponibili diversi sussidi che erano stati preparati per approfondire il tema della giornata e proposte di iniziative concrete di preghiera e solidarietà. Seguendo le direttive del governo italiano, Missio giovani ha sospeso gli eventi in programma, e propone attraverso i suoi canali social – Facebook e Instagram - contenuti e momenti di confronto per vivere comunque insieme questo tempo.

Link correlati :Il sito di Missio Italia, Giornata dei Missionari martiri
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ASIA/TURCHIA - Ritrovato il corpo senza vita della madre di un sacerdote caldeo, rapita a gennaio

Lun, 23/03/2020 - 00:53
Istanbul - Il corpo senza vita di Şimoni Diril, madre del sacerdote caldeo Remzi Diril, è stato ritrovato in un ruscello presso il villaggio turco di Kovankaya, settanta giorni dopo il rapimento perpetrato da sconosciuti ai danni dell’anziana donna e di suo marito Hormuz, ancora irreperibile. L’anziana coppia di coniugi cristiani era stata rapita lo scorso 11 gennaio nel loro villaggio di Kovankaya, nella provincia turca sud-orientale di Şirnak.
La scomparsa della coppia di anziani coniugi caldei aveva suscitato apprensione nelle locali comunità cristiane, al momento rappresentate in buona parte da rifugiati fuggiti dall’Iraq e dalla Siria. Ora, tra i cristiani della regione, tutti condividono il triste presagio che anche il marito Hormuz abbia condiviso il tragico destino della sua sposa.
Il figlio della coppia è il sacerdote caldeo Remzi Diril, conosciuto anche come padre Adday, attualmente residente a Istanbul e responsabile della cura pastorale delle migliaia di cristiani caldei rifugiati in Turchia e spesso in attesa di ottenere il visto per emigrare verso Paesi dell’Europa, delle Americhe o dell’Oceania.
Secondo i racconti di alcuni testimoni, a prelevare Hormuz e Şimoni dal proprio villaggio erano stati un gruppo di uomini non identificati, che alcune illazioni giornalistiche, al momento prive di riscontro, hanno voluto identificare con miliziani del Partito dei lavoratori del Kurdistan . Padre Adday, giunto il giorno dopo a Kovankaya per rendere visita ai propri genitori, aveva trovato la loro casa vuota.
Nei giorni seguenti, forze speciali turche, coadiuvate da unità cinofile e servendosi anche di droni, avevano compiuto intense ricerche intorno al monte Kato, senza trovare traccia dei due coniugi scomparsi.
Il villaggio di Kovankaya, storicamente abitato da cristiani assiri e caldei, era stato incendiato e forzosamente evacuato nel 1994, durante il conflitto tra esercito turco e miliziani del PKK. Fuggita dall’Anatolia sud-orientale per cause di forza maggiore, la famiglia di Hormuz e Şimoni si era trasferita a Istanbul. Le disposizioni che vietavano di risiedere nel villaggio erano venute meno nel 2010. Nel 2015 l’anziana coppia aveva voluto ritornare in pianta stabile nel proprio villaggio d’origine, nonostante tante altre famiglie cristiane evacuate da Kovankaya avessero scelto al contrario di non fare ritorno alle proprie case.
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ASIA/TURCHIA - Ritrovato senza vita il corpo della madre di un sacerdote caldeo rapita a gennaio

Lun, 23/03/2020 - 00:53
Istanbul Il corpo senza vita di Şimoni Diril, madre del sacerdote caldeo Remzi Diril, è stato ritrovato in un ruscello presso il villaggio turco di Kovankaya, settanta giorni dopo il rapimento perpetrato da sconosciuti ai danni dell’anziana donna e di suo marito Hormuz, ancora irreperibile.
L’anziana coppia di coniugi cristiani era stata rapita lo scorso 11 gennaio nel loro villaggio di Kovankaya, nella provincia turca sud-orientale di Şirnak.
La scomparsa della coppia di anziani coniugi caldei aveva suscitato apprensione nelle locali comunità cristiane, al momento rappresentate in buona parte da rifugiati fuggiti dall’Iraq e dalla Siria. Ora, tra i cristiani della regione, tutti condividono il triste presagio che anche il marito Hormuz abbia condiviso il tragico destino della sua sposa.
Il figlio della coppia è il sacerdote caldeo Remzi Diril, conosciuto anche come padre Adday, attualmente residente a Istanbul e responsabile della cura pastorale delle migliaia di cristiani caldei rifugiati in Turchia e spesso in attesa di ottenere il visto per emigrare verso Paesi dell’Europa, delle Americhe o dell’Oceania.
Secondo i racconti di alcuni testimoni, a prelevare Hormuz e Şimoni dal proprio villaggio erano stati un gruppo di uomini non identificati, che alcune illazioni giornalistiche al momento prive di riscontro hanno voluto identificare con miliziani del Partito dei lavoratori del Kurdistan . Padre Adday, giunto il giorno dopo a Kovankaya per rendere visita ai propri genitori, aveva trovato la loro casa vuota.
Nei giorni seguenti, forze speciali turche, coadiuvate da unità cinofile e servendosi anche di droni, avevano compiuto intense ricerche intorno al monte Kato, senza trovare traccia dei due coniugi scomparsi.
Il villaggio di Kovankaya, storicamente abitato da cristiani assiri e caldei, era stato incendiato e forzosamente evacuato nel 1994, durante il conflitto tra esercito turco e miliziani del PKK. Fuggita dall’Anatolia sud-orientale per cause di forza maggiore, la famiglia di Hormuz e Şimoni si era trasferita a Istanbul. Le disposizioni che vietavano di risiedere nel villaggio erano venute meno nel 2010. Nel 2015, l’anziana coppia aveva voluto ritornare in pianta stabile nel proprio villaggio d’origine, nonostante tante altre famiglie cristiane evacuate da Kovankaya avessero scelto al contrario di non far ritorno alle proprie case.
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AFRICA/GABON - Assassinata a Libreville una religiosa che dedicava la sua vita agli anziani abbandonati

Sab, 21/03/2020 - 16:56
Libreville – Nella notte tra il 19 ed il 20 marzo, è stata aggredita e assassinata nella sua camera, suor Lydie Oyanem Nzoughe che aveva dedicato la sua vita ad accogliere e a prendersi cura degli anziani abbandonati dalle loro famiglie, poveri e senzatetto, nel Centre d’accueil Fraternité Saint Jean. a Libreville, che dirigeva. Alcuni oggetti personali e l'automobile della religiosa sarebbero scomparsi.
L'Arcivescovo di Libreville, Mons. Basile Mvé Engone, raccomanda “di pregare per l'anima della nostra sorella Lydie Oyane, in attesa che la polizia giudiziaria comunichi i risultati delle indagini”. Le modalità del funerale non sono ancora state rese note, considerato che anche in Gabon tutte le chiese sono state chiuse in seguito all’emergenza coronavirus, e per i funerali ci si limita alla sola benedizione.
Secondo le informazioni raccolte da Fides nella Chiesa locale, il Centro di accoglienza Fraternité Saint Jean, diretto da suor Lydie, si trova nella Valleé Sainte Marie a Libreville, sotto la Cattedrale di Nostra Signora dell'Assunta, non ha finanziamenti pubblici. Accoglie gli anziani malati e abbandonati, accompagnandoli con amore e dedizione alla fine della loro vita. Suor Lydie, che apparteneva alla congregazione religiosa autoctona della Religieuses de Sainte Marie,era anche stata la fondatrice del Mouvement eucharistique des Jeunes .
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ASIA/MEDIO ORIENTE - Consiglio delle Chiese del Medio Oriente: domenica 22 marzo preghiamo insieme, in questo tempo di Quaresima e di pandemia

Sab, 21/03/2020 - 14:07
Beirut – Nel tempo dell’epidemia globale da Coronavirus il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente invita tutti a fare di domenica 22 marzo una giornata di preghiera «in spirito di comunione fraterna», innanzitutto per intercedere «per le persone contagiate dal virus e le loro famiglie, per le squadre mediche e sanitarie che rischiano la vita per accompagnare e prendersi cura dei malati, così come per tutti i responsabili della salute pubblica, affinché il Signore li guidi e li ispiri a compiere i passi che possono contenere l'epidemia e far fronte alle sue conseguenze sociali, economiche ed ecologiche». Domenica prossima – si legge in un comunicato diffuso dal MECC venerdì 20 marzo «le nostre menti e i nostri cuori, uniti nella diversità delle nostre comunità, susciteranno un'ardente preghiera di intercessione per il mondo che affidano a Dio, "Padre di ogni misericordia e di ogni conforto" dalle tenebre alla luce e dalla morte alla risurrezione. I Padri della Chiesa - ricorda il messaggio diffuso dal MECC - hanno spesso paragonato questo passaggio alla traversata del deserto compiuta dal Popolo di Dio nel suo cammino verso la Terra Promessa, il luogo privilegiato dell'alleanza e della nuova vita. Durante questa traversata, il popolo affronta le difficoltà della vita, gli ostacoli che sorgono e le tentazioni. Ma allo stesso tempo, riceve l'alleanza, i comandamenti e la salvezza di Dio. Nell'attraversamento del deserto, Dio rivela al suo popolo lo splendore del suo volto abbagliante, la sua gloria, la sua misericordia e il suo amore» E in maniera analoga, «durante i quaranta giorni della Quaresima, i fedeli sperimentano il passaggio dall’ "uomo vecchio" alla libertà dei figli di Dio, acquistata dalla risurrezione di Cristo dai morti. Attraverso il digiuno, la preghiera e la misericordia, riconoscono la loro debolezza umana e il loro peccato e si convertono a Dio. A loro viene quindi concessa la grazia di contemplare lo splendore divino che appare sul volto di Gesù, il Figlio che pende sulla croce per amore degli uomini suoi fratelli, un amore che ama fino alla fine. Riscoprono anche il significato di fratellanza. La Quaresima è così animata da questo profondo desiderio di raggiungere la luce della risurrezione e di sperimentare la novità della vita eterna che i fedeli ricevono in abbondanza dallo Spirito Santo».
Nel messaggio, si riconosce che «attraversare il deserto temporale e spirituale durante questa Quaresima si rivela particolarmente difficile e difficile quest'anno a causa di guerre, emigrazione, sfollamenti, catastrofi ed epidemie. Non dimentichiamo che viviamo anche in un momento di alienazione spirituale e abbandono dei valori umani. Ma in tutto ciò, non abbiamo paura e non cediamo alla confusione perché "Dio è con noi", come cantiamo nel salmo»..
Anche l’isolamento imposto dall'epidemia – riconosce il testo diffuso dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente - «ci blocca nel deserto per paura di possibili contaminazioni e della morte. Tuttavia, la chiamata di Dio ci invita ad avere "i nostri occhi fissi su Gesù che è all'origine e alla fine della fede" , perché cammina con noi e ci guida in questi tempi difficili. Nel suo amore, attingiamo forza e coraggio per trasformare il deserto della nostra Quaresima e del nostro isolamento in tempo di conversione, riconciliazione, sostegno reciproco, solidarietà, aiuto reciproco e aiuto per i più svantaggiati, i malati e i rifugiati attraverso la profonda esperienza della nostra fraternità umana, radicata nell'amore di Dio per gli uomini. Inoltre, da Lui attingiamo la forza per vivere questo tempo come un un momento di rinnovamento interiore, che ci riporta al vero significato della nostra esistenza, ai valori spirituali e umani». .
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Centrafrica: cosa c'è dietro la violenza interreligiosa

Sab, 21/03/2020 - 11:34
Bangui - Nella Repubblica centrafricana la guerra continua. Non è un vero conflitto civle e neppure uno scontro classico tra eserciti. È una violenza diffusa che mina la stabilità del Paese e colpisce duramente le popolazioni civili. A lungo i media e gli osservatori internazionali hanno parlato di una resa dei conti tra la comunità musulmana e quella cristiana. Con il passare degli anni, però, è emerso che dietro la facciata delle "tensioni religiose" si nascondano interessi economici di vecchie potenze coloniali , nuove potenze internazionali e Paesi confinanti . Ma dove affonda le radici questo scontro?
C’è una data che segna l’avvio di questa difficile fase politica e sociale della Repubblica centrafricana. È il 24 marzo 2013. In quel giorni il presidente François Bozizé è costretto a fuggire dalla capitale di fronte all’avanzata delle milizie Seleka. «Fin dall’indipendenza - ricorda al'Agenzia Fides padre Dorino Livraghi, Gesuita, per anni missionario a Bangui -, il Paese è stato scosso da colpi di Stato. La popolazione locale li considerava quasi fisiologici. Dopo le prime settimane di instabilità, tutto però tornava come prima. Questa volta si è capito che eravamo di fronte a qualcosa di diverso».
Le milizie Seleka erano composte da ribelli musulmani in maggioranza provenienti da Ciad e Sudan. Quindi stranieri e musulmani, in un Paese che ha sempre guardato con diffidenza le popolazioni che venivano dal Nord. «In realtà - osserva in un colloquio con Fides padre Aurelio Gazzera, carmelitano, missionario a Bozoum -, nel Paese non c’è mai stato un conflitto tra le comunità cristiane, animiste e musulmane. Anzi c’è sempre stato un delicato equilibrio che vedeva, da una parte, i cristiani occuparsi di agricoltura, piccolo commercio e amministrazione e, dall’altra, i musulmani occuparsi di allevamento e commercio all’ingrosso». Negli anni che sono seguiti al golpe contro Bozizé, ai miliziani Seleka si sono progressivamente contrapposti gruppi cristiano-animisti riuniti sotto la sigla anti-Balaka. «La religione è stata utilizzata in modo strumentale - continua padre Gazzera -. Per i leader delle milizie è un utile mezzo per aizzare i miliziani, quasi tutti giovanissimi, poveri e poco o nulla istruiti, contro gli avversari. La convivenza, possiamo dirlo senza essere smentiti, è stata minata dai comandanti e dai politici». - continua
Link correlati :Continua a leggere la News analysis sul sito web di Omnis Terra
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AFRICA/ZIMBABWE - La Chiesa non può sottrarsi dal soccorre le vittime della tratta degli essere umani

Sab, 21/03/2020 - 11:16

Harare – La lotta alla tratta degli esseri umani è stato al centro della Conferenza Regionale sul Traffico degli esseri umani all'Università dei Gesuiti di Arrupe ad Harare, Zimbabwe. La conferenza è stata organizzata dal Forum africano per l'insegnamento sociale cattolico e vi hanno partecipato diversi protagonisti impegnati nella lotta contro la tratta compresi i governi dello Zimbabwe e degli Stati Uniti, istituzione religiose, incluse quelle musulmane, e membri della società civile. Tenutosi il 18 marzo l'incontro, al quale ha preso parte anche una delegazione dell’IMBISA , ha dovuto tenere conto della minaccia del coronavirus. È stato fatto tutto il possibile per proteggere i partecipanti dall'infezione.
I lavori sono stati aperti da suor Janice McLaughlin della Suore Maryknoll, tra le fondatrici dell’AFCAST. La religiosa ha denunciato che la tratta sta distruggendo la vita di molte persone, specialmente giovani e ancor più giovani donne.
Nel corso dei lavori alcuni sopravvissuti della tratta hanno raccontato il loro calvario. In genere queste persone sono state ingannate con la promessa di un lavoro redditizio nei Paesi del Medio Oriente. Ma la tratta degli esseri umani avviene anche nella regione dell'Africa australe e all'interno dei confini di ogni Paese della stessa.
Occorre rafforzare la consapevolezza su questo crimine e i partecipanti hanno quindi riconosciuto la necessità di una formazione permanente e consapevolezza sui suoi pericoli. Tanto più che questa ignoranza è visibile anche tra i cristiani e le persone istruite. Il dolore delle persone vittime della tratta prosegue oltre al periodo nel quale sono state ridotte in schiavitù dai loro rapitori. A volte vengono respinte anche dai propri parenti e dalla propria comunità una volta fuggite dai trafficanti. Le cicatrici emotive e psicologiche possono rimanere a lungo.
La Chiesa ha il dovere di assistere queste persone. Per questo motivo, i Vescovi dell'IMBISA hanno preso l’impegno di accrescere la diffusione di informazioni sulla protezione di minori e persone vulnerabili.

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ASIA/SIRIA - I Gesuiti: “Avviare un dialogo profondo e sincero per il bene del popolo siriano”

Sab, 21/03/2020 - 10:26
Aleppo – “La popolazione siriana vive in una condizione incerta e faticosa, che sta diventando insostenibile per i più deboli, mentre si constata una sensibile diminuzione delle comunità cristiane”. A dirlo all’Agenzia Fides è padre Victor Assouad, Gesuita siriano, e assistente del Padre generale per l’Europa occidentale, descrivendo la situazione dei fedeli nel suo paese d’origine. Già nel 2017 il numero dei cristiani di Siria si era dimezzato, passando dal 10 al 5% della popolazione . In altre aree del paese il crollo è stato verticale: “Ad Aleppo, per esempio, - riferisce padre Victor - i quattro anni di assedio e di bombardamenti hanno ridotto i cristiani dai 150mila del 2011 ai 35-40 mila attuali”.
“Le ferite provocate da questi nove anni di guerra sono enormi - rileva il missionario - due terzi della popolazione, circa 6,5 milioni di persone, è stata costretta lasciare le proprie case, riversandosi all’interno del paese, ma molti, si stima intorno a 5 milioni, sono fuggiti all’estero, in Libano, Giordania e verso l’Europa”.
Anche la situazione economica, secondo il religioso, grava sulla popolazione: “Mentre il dollaro continua a aumentare il suo valore rispetto alla valuta locale - osserva - l’intera economia nazionale viene penalizzata dalle sanzioni internazionali che colpiscono soprattutto le persone più povere”. Fonti locali riferiscono che oltre l’80% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà; 11,7 milioni di persone in questo momento dipendono dagli aiuti umanitari per andare avanti. Tra i dati più allarmanti ne emerge uno su tutti: l’85% della popolazione non ha quasi nessun accesso a fonti d’acqua pulita e a servizi igienico sanitari, e 6 milioni di persone sono ormai allo stremo.
Nello scenario descritto da padre Assouad, la condizione dei cristiani siriani appare fragile a causa dei processi di invecchiamento e di emigrazione che stanno coinvolgendo le comunità: “L'invecchiamento delle famiglie cristiane è un segnale allarmante”, riferisce il gesuita. In termini percentuali, hanno perso nelle diverse regioni dal 50 al 77% dei loro membri rispetto ai tempi precedenti il conflitto. Per i cristiani della Siria un segno d’incoraggiamento potrebbe venire dal ritorno in patria di chi è andato via. I Vescovi di Aleppo, di recente, lo hanno chiesto esplicitamente. “Bisogna avviare un dialogo profondo e sincero - conclude padre Assoud - guidato dalla ricerca di una soluzione pacifica a favore del bene del popolo siriano e di tutti i popoli nel Medio Oriente”.






Link correlati :Guarda la video intervista a p. Victor Assouad sul sito Youtube dell'Agenzia Fides
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AMERICA/ARGENTINA - Chiesa e governo insieme dinanzi l’emergenza sanitaria del Covid-19

Sab, 21/03/2020 - 10:26
Buenos Aires – Piena collaborazione per sconfiggere insieme la pandemia del Covid-19: è quanto hanoo espresso Il presidente della Conferenza Episcopale argentina, Mons. Óscar Vicente Ojea Quintana, vescovo della diocesi di San Isidro e l'arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Mario Poli, visitando ieri, 20 marzo, il presidente Alberto Fernández nella residenza Olivos. I Presuli hanno espresso la vicinanza della Chiesa e offerto la loro volontà di collaborare nella lotta contro la pandemia del coronavirus.
La Chiesa ha sottolineato la necessità di rafforzare l'assistenza spirituale e ha messo tutte le sue infrastrutture a disposizione del governo di fronte all'emergenza sanitaria. L'iniziativa, secondo le informazioni pervenute all'Agenzia Fides, è stata espressa attraverso il canale di dialogo aperto da Mons. Ojea e dal segretario al culto, Guillermo Oliveri, che era presente alla riunione.
L'Argentina, come altri paesi sudamericane, ha il problema di gestire l'enorme area periferiac intorno alla capitale Buenos Aires. Ne è stata prova la diffusione della dengue solo pochi mesi fa.
"Molte delle misure preventive raccomandate dalle autorità sanitarie del governo in merito alla dengue o al coronavirus sono impossibili o molto difficili da rispettare, nei quartieri in cui vi è un forte deficit di acqua potabile, o laddove molte persone vivono ai margini, in condizioni precarie, senza accesso ai servizi di base", aveva commentato la Commissione per i diritti umani e l’inclusione dell’arcidiocesi di Buenos Aires. Secondo la Commissione, "esiste una responsabilità comunitaria e della stessa Chiesa". Tuttavia, "la responsabilità dello Stato non può essere diluita o esentata per il lavoro di molti che si dedicano anima e corpo a coloro che soffrono di più nelle città e nei quartieri di periferia", conclude una nota della Commissione.

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AFRICA/NIGER - Timori per il collasso delle strutture sanitarie dopo il primo caso di COVID-19

Sab, 21/03/2020 - 09:30


Niamey – “Ieri sera una grande pioggia è arrivata per ‘lavare’ il temuto virus che ha contaminato ufficialmente una persona che ha viaggiato attraverso vari Paesi” riferisce all’Agenzia Fides dalla capitale del Niger, Niamey, p. Mauro Armanino, missionario della Società delle Missioni Africane .
Secondo le autorità locali si tratta di un camionista nigerino che partito da Lomé , è giunto in Niger, passando per Accra , Abidjan , Ouagadougou .
P. Mauro descrive così la situazione attuale del Niger, uno dei Paesi più poveri dell’Africa e del mondo: “Anche qui, in Niger, come altrove, sono state prese misure per chiudere scuole di ogni grado, incontri internazionali, laboratori, moschee e chiese…C’è un po' di timore, soprattutto da parte delle autorità, di vedere saturate le strutture sanitarie vista la pochezza delle attrezzature mediche”. Anche le frontiere terrestri e aeree sono state chiuse.
“Per il resto – continua il missionario - si invita la gente a fare attenzione ai sintomi, a lavarsi più spesso le mani ed evitare assembramenti numerosi ”. “Certo non è facile vista la prossimità sociale, per esempio al mercato, che è quotidiano”.
“Si spera, soprattutto, che il caldo e la sabbia ‘salvino’ il Niger” conclude il missionario.
Il Niger è il 36esimo Paese africano su 54 a registrare almeno un caso d’infezione da coronavirus. Secondo i dati dell’OMS in Africa i casi finora registrati sono oltre 700 con almeno 17 vittime.
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ASIA/IRAN - Coronavirus, un Ayatollah al Papa: “Ci aiuti a far revocare le sanzioni, specialmente per l’assistenza medica”

Ven, 20/03/2020 - 13:12
Teheran - L'Ayatollah Seyed Mostafa Mohaghegh Damad, uomo da decenni impegnato per colmare la distanza tra Iran e altri paesi nel mondo, ha scritto una accorata lettera a Papa Francesco, chiedendogli di intervenire per far sì che le sanzioni contro l’Iran, in particolare quella riguardante l'assistenza medica, possano venire revocate. Durante il Sinodo straordinario sul Medio Oriente dell'ottobre 2010, Papa Benedetto XVI aveva invitato a parteciparvi due leader musulmani, uno sunnita e uno sciita: l'Ayatollah Damad era il leader sciita. Nel testo della Lettera, pervenuta all’Agenzia Fides, l'Ayatollah Damad, che è attualmente Capo del Dipartimento degli studi islamici dell’Accademia Iraniana di scienze, afferma: “In questi giorni nei quali gli uomini di tutto il mondo sono gravemente minacciati dalla spaventosa diffusione del COVID-19, io sono profondamente convinto che il Santo Padre, con sincero amore e compassione, continui a pregare perché questa tragedia internazionale possa cessare e la sofferenza umana trovare sollievo”. “In Iran – prosegue il testo – con la rapida diffusione del COVID-19, il popolo iraniano - bambini, anziani, uomini e donne di città e villaggi - sta lottando dolorosamente contro la perdita dei propri cari causata molto spesso dalla grave mancanza di risorse mediche conseguenza delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Esse hanno enormemente moltiplicato le sofferenze e le afflizioni della popolazione musulmana iraniana oppressa, e l’hanno costretta ad affrontare innumerevoli problemi che hanno avuto un impatto profondo e negativo sulla sua vita, sulla sua pace e tranquillità spirituale e che, inoltre, l’hanno privata dei più elementari e inalienabili diritti umani”.
Così la lettera rivolta al Papa prosegue: “Senza giudicare le cause profonde di queste sanzioni disumane imposte dagli Stati Uniti, da studioso islamico iraniano, le chiedo umilmente, quale amato leader mondiale dei cattolici, di intervenire affinché vengano eliminate quelle sanzioni”. Questa, conclude il leader sciita è “una azione umanitaria” propria di chi crede in Gesù che “per il mondo intero, è simbolo universale di pace e di amore”.
Commentando a Fides e sostenendo l'iniziativa contenuta nella Lettera al Papa, il sacerdote cattolico statunitense p. Elias D. Mallon, frate francescano dell’Espiazione, specializzato nel dialogo con l’islam, nativo e residente a New York, afferma: “Poiché tutta l’umanità soffre a causa del coronavirus, invitiamo a fare tutto il possibile per far revocare le sanzioni umanitarie contro l'Iran in modo tale che il popolo iraniano possa godere dell’assistenza medica di cui necessita. Non vogliamo minimizzare le profonde differenze esistenti tra Stati Uniti e Repubblica islamica dell'Iran. Ma la norma di comportamento nei riguardi dei nemici stabilita da Gesù, non è quella della loro distruzione ma piuttosto quella della riconciliazione . La morte di molti cittadini iraniani - anziani, donne, bambini, civili - non contribuisce certamente a promuovere la pace. Urge avviare le azioni più giuste e pregare”.
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AFRICA/EGITTO - Dal Patriarca Tawadros un pensiero spirituale al giorno, nel tempo dell’epidemia globale

Ven, 20/03/2020 - 11:37
Il Cairo – L’epidemia del Coronavirus può riportare tutti a prendere atto che la natura e la condizione umana rimangono fragili, anche nel tempo dello sviluppo globale. Da questa realistica considerazione ha preso le mosse la prima delle riflessioni spirituali quotidiane che Papa Tawadros, Patriarca della Chiesa copta ortodossa, ha deciso di diffondere ogni giorno attraverso i media, anche come occasione di conforto e di orientamento delle coscienze, in questo tempo segnato dalla pandemia che non sembra risparmiare nessun angolo del mondo.
Nel suo primo messaggio, diffuso giovedì 19 marzo, Papa Tawadros ha sottolineato che nel tempo dell’epidemia da Coronavirus l’intera umanità sembra trovarsi in una situazione inedita, dopo che in una buona parte del genere umano, inebriato anche dai successi del progresso e dello sviluppo, gli uomini e le donne del nostro tempo si erano spinti quasi a adorare se stessi come dei semidei, dimenticando di essere creature fragili e mortali. Questa perdita della percezione della propria creaturalità – ha aggiunto il Patriarca copto – è alla radice anche dei fenomeni sociali più devastanti che hanno afflitto l’umanità negli ultimi tempi: violenza, prepotenza, avidità, egoismo, depressione diffusa, frustrazione, pulsioni suicide. «La creatura» ha detto Tawadros «dimentica il Creatore, che invece la ama e non vuole che muoia a causa del suo male». Il messaggio esistenziale veicolato dalla pandemia – ha rimarcato il Primate della Chiesa copta ortodossa – è quello di riscoprire la propria debolezza. Una condizione che può non condurre allo smarrimento e alla paura, se si smerimenta la misericordia di Dio per ogni creatura umana. «Abbi misericordia di noi, o Dio, e abbi pietà di noi, in ogni momento». Questa è la preghiera che secondo Papa Tawadros può ripetere ogni persona, trovando conforto in questi tempi difficili.
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AFRICA/CONGO RD - “Il Coronavirus è una minaccia come Ebola” affermano i Vescovi

Ven, 20/03/2020 - 11:36


Kinshasa - “Dovete prendere coscienza che quella trasmessa dal coronavirus è una malattia altrettanto pericolosa di Ebola” affermano i Vescovi della Repubblica Democratica del Congo in una dichiarazione pervenuta all’Agenzia Fides nella quale si esortano i congolesi “a fare ciascuno la propria parte per contrastare questa pandemia”.
I Vescovi congolesi ringraziano le autorità per le misure adottate per far fronte all’emergenza ed esprimono la loro “vicinanza spirituale a coloro che sono stati colpiti dalla malattia in tutto il mondo e nel nostro Paese”.
Nell’invitare i parroci e i fedeli al rispetto delle norme igienico – sanitarie per contrastare la diffusione del virus, i Vescovi ricordano che le Messe possono essere celebrate in forma private dai sacerdoti mentre il fatto che la celebrazione comunitaria delle messe sia sospesa non significa che i fedeli possano astenersi dalla preghiera, che va anzi intensificata per affrontare questo momento difficile
Si raccomanda infine che nei seminari e nelle comunità religiose le riunioni e i momenti comuni siano limitati allo stretto necessario e non aperti a persone estranee alla comunità.
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AFRICA/KENYA - COVID-19: Il Presidente Kenyatta proclama una giornata di preghiera nazionale

Ven, 20/03/2020 - 10:37

Nairobi - "Non possiamo ignorare la necessità di rivolgersi a Dio", ha dichiarato il Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta nel proclamare una giornata nazionale di preghiera che si terrà sabato 21 marzo, per chiedere la divina protezione da COVID-19, la malattia causata dal coronavirus, mentre in Kenya è stato che confermato un quarto caso.
“In queste circostanze, come abbiamo fatto in passato come nazione, ci siamo sempre rivolti a Dio prima per ringraziare per i diversi doni che ha conferito alla nostra nazione. Ma ci rivolgiamo anche a Dio per condividere le nostre paure, le nostre apprensioni, per cercare la sua guida e la sua protezione che è sempre presente ", ha affermato il Presidente Kenyatta nella sua dichiarazione. "Abbiamo imparato nel tempo che rivolgersi a Dio in tempi come questi non ci dà solo conforto ma anche speranza e forza per superare quelle sfide che per noi come umani possono sembrare insormontabili ".
La giornata di preghiera del sabato, ha affermato il Presidente, che è un cattolico, "sarà guidata da un team di leader religiosi nella residenza presidenziale a partire da sabato alle 12.00".
Mentre il raduno alla State House di sabato coinvolgerà solo alcuni leader religiosi in linea con la direttiva per evitare assembramenti, il Presidente ha incoraggiato i keniani a unirsi alla preghiera nazionale ovunque si trovino e ha esortato i media locali a trasmetterla per dare a tutti l’opportunità di parteciparvi dalle loro abitazioni.
Nel frattempo anche gli istituti educativi cattolici hanno preso provvedimenti per limitare la diffusione del coronavirus secondo le indicazioni della autorità civili. Tra queste vi sono l'Università Cattolica dell'Africa orientale e il Tangaza University College di Nairobi. Entrambe le istituzioni hanno sospeso le attività in aula sostituendole con lezioni online.
Nel frattempo il Kenya ha accettato la richiesta dell’Unione Africana e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di ospitare l’African Centre for Disease Prevention and Control . La Cina si è offerta di finanziare la sede del nuovo istituto che farà del Kenya l’hub regionale e continentale della ricerca medica e del controllo di infezioni e pandemie.

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