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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 9 min 50 sec fa

ASIA/LIBANO - I capi della Chiese “abbracciano” la rivolta anti-sistema

Gio, 24/10/2019 - 11:09
Beirut – I Capi delle Chiese e delle comunità cristiane presenti in Libano rendono omaggio “al popolo che ha manifestato la sua unità" e chiedono di "abbracciare e proteggere la legittima rivolta dei nostri figli”, sottolineando l’urgenza “che il potere e il governo diano risposta alle loro richieste nazionali". Sono questi i passaggi con maggior impatto contenuti nell’appello diffuso da Patriarchi e rappresentanti di comunità cristiani riunitisi mercoledì 23 ottobre per cercare di esprimere una posizione comune davanti alle manifestazioni di massa contro il governo e la leadership politica che stanno scuotendo il paese dei Cedri. Gli alti prelati di Chiese e comunità cristiani prendono le distanze dalla dirigenza politica nazionale, e davanti alla crisi provano a rivendicare il ruolo di “profeti” inascoltati: “Avevamo avvertito” - si legge in quello che è stato etichettato dai media come “l’appello di Bkerké” - che ciò che sta accadendo oggi stava per arrivare, ma i governi succedutisi alla guida del Paese hanno ignorato i nostri appelli". Il pronunciamento degli alti ecclesiastici, letto dal Patriarca maronita Boutros Bechara Rai, ha anche espresso considerazioni in merito al proposte di riforma e alle misure economiche predisposte lunedì dal governo guidato dal sunnita Saad Hariri nel tentativo rispondere alle istanze della piazza: "Il piano di riforma” si legge nell’Appello di Bkerké “è un primo passo positivo, ma è necessario un rimpasto del governo e l’avvio di un'amministrazione gestita da persone competenti e patriottiche", ha detto. "Chiediamo al capo di Stato” aggiungono gli ecclesiastici nel loro appello “di iniziare immediatamente le consultazioni con i leader politici per adottare le misure necessarie per soddisfare le esigenze della popolazione”. Rivolgendosi ai manifestanti, i Capi delle Chiese e delle comunità cristiane libanesi hanno chiesto loro di sottrarsi alle manovre di chi vuole strumentalizzare il loro grido, evitando di attribuire alle manifestazioni popolari i tratti di un “movimento golpista” e tutelando il legame che unisce il popolo all’esercito e agli apparati di sicurezza.
Nel pomeriggio di mercoledì 23 ottobre – informano i media nazionali – il Presidente libanese Michel Aoun ha avuto una conversazione telefonica con il Patriarca maronita Bechara Rai per confrontarsi con lui sui contenuti dell’Appello di Bkerké.
Alla riunione dei capi ecclesiastici libanesi ha preso parte in via eccezionale anche lo Sheikh Abdel Latif Darian, Mufti della Repubblica libanese, che dal canto suo ha chiamato lo Stato e il governo a farsi carico delle "giuste richieste" dei manifestanti.
A far esplodere il malcontento popolare, che ha una sua radice sostanziale nella crisi economica attraversata dal paese, sono state le nuove tasse predisposte dal governo sull’utilizzo di whatsapp e di altri mezzi di comunicazione. GV)
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AMERICA/ECUADOR - Dopo le proteste si avvia il dialogo e la riconciliazione, con la mediazione dei Vescovi

Gio, 24/10/2019 - 11:00
Quito – Mercoledì 23 ottobre quattro rappresentanti della Conferenza episcopale ecuadoriana si sono recati nella sede del governo. La delegazione era composta da Mons. Luis Cabrera, Arcivescovo di Guayaquil, Vice Presidente della Conferenza Episcopale; Mons. Alfredo Espinosa, Arcivescovo di Quito; Mons. René Coba, Ordinario militare, Segretario della CEE, e Mons. Danilo Echeverría, Ausiliare di Quito, rappresentante del settore della famiglia della CEE. Il Presidente della CEE è attualmente a Roma per partecipare al Sinodo dei Vescovi.
Sebbene l'incontro si sia svolto a porte chiuse, sono state rilasciate alla stampa alcune informazioni. Il Presidente dell’Ecuador, Lenín Moreno, ha ringraziato i Vescovi "a nome del paese, dello Stato e del Governo" per la funzione di mediatori assunta in questi momenti difficili, frutto di malintesi e mancanza di dialogo. Quindi il Presidente ha parlato della "prepotenza di coloro che credono di avere il diritto di rimanere indefinitamente nel potere, oppure in una posizione intransigente", alludendo a quanto è accaduto nel paese e alla sua marcia indietro sulle disposizioni del governo . Moreno ha ringraziato in modo speciale il Fronte Unico dei Lavoratori per aver sospeso le manifestazioni previste per il 30 ottobre.
Da parte sua, Mons. Cabrera ha sottolineato l'invito del governo alla Conferenza Episcopale ad essere mediatrice per il dialogo con il movimento indigeno del paese, riferisce la nota inviata a Fides. Quindi ha insistito sul fatto che "c'è la disposizione e la speranza di arrivare ad accordi specifici, non per accontentare i gruppi in dialogo, ma tutto il paese". Il Vicepresidente della CEE ha concluso il suo intervento annunciando la sfida di iniziare un processo di riconciliazione e pacificazione perché "una parte del popolo è rimasto frammentato e ferito".
Il Presidente Lenín Moreno, in sedute diverse, ha poi incontrato rappresentanti di gruppi sociali e sindacati, in modo particolare quelli dei trasporti, per definire modalità e tempi dei sussidi per la benzina, tema che aveva fatto scatenare le proteste.
Le manifestazioni si sono concluse il 13 ottobre, dopo l’abrogazione da parte del governo, del controverso decreto sui sussidi, con un tragico bilancio di 8 morti, oltre 1.300 feriti e un migliaio di arresti, secondo un rapporto della Defensoria del Pueblo. La fine delle proteste ha aperto un dialogo diretto tra il governo e il movimento indigeno, con la mediazione dell'Episcopato e dell'ufficio delle Nazioni Unite in Ecuador.

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EUROPA/ITALIA - Formare i giovani alla missione: una nuova proposta della famiglia Comboniana

Gio, 24/10/2019 - 09:54
Roma – Nel Mese Missionario Straordinario prende il via un nuovo percorso di formazione e spiritualità missionaria per i giovani dai 18 ai 35 anni, promosso dalla famiglia Comboniana. Fare un’esperienza concreta di fede, stringere nuove amicizie, approfondire la conoscenza delle tematiche missionarie e partecipare a campi di volontariato estivo, in Italia e all’estero: queste le opportunità che, da domenica 27 ottobre, saranno offerte a tutti i giovani dal Gim, “Giovani Impegno Missionario”.
Saranno nove le tappe del nuovo percorso intitolato #DaiSegniDiVita, che si terrà una domenica al mese, dalle 10 alle 18 a Roma, nella casa generalizia dei Missionari Comboniani, in via Luigi Lilio 80. Filo conduttore degli incontri saranno le testimonianze di vita, la lettura partecipata della Parola di Dio e l’ascolto di testimoni su alcune problematiche odierne. Prevista la partecipazione di esperti qualificati e gli incontri con le realtà sul territorio. La presenza comboniana sarà assicurata dagli interventi di p. Giulio Albanese, direttore di Popoli e Missione, e di suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale della rete contro la tratta Talitha Kum. Il primo appuntamento del 27 ottobre sarà dedicato al Brasile e porterà i giovani fino in Amazzonia, per far scoprire loro la realtà di questa terra e la sua ricchezza spirituale.
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EUROPA/ITALIA - Formare i giovani alla missione: al via nuova proposta della famiglia Comboniana

Gio, 24/10/2019 - 09:54
Roma – Nel Mese Missionario Straordinario prende il via un nuovo percorso di formazione e spiritualità missionaria per i giovani dai 18 ai 35 anni, promosso dalla famiglia Comboniana. Fare un’esperienza concreta di fede, stringere nuove amicizie, approfondire la conoscenza delle tematiche missionarie e partecipare a campi di volontariato estivo, in Italia e all’estero: queste le opportunità che, da domenica 27 ottobre, saranno offerte a tutti i giovani dal Gim, “Giovani Impegno Missionario”.
Saranno nove le tappe del nuovo percorso intitolato #DaiSegniDiVita, che si terrà una domenica al mese, dalle 10 alle 18 a Roma, nella casa generalizia dei Missionari Comboniani, in via Luigi Lilio 80. Filo conduttore degli incontri saranno le testimonianze di vita, la lettura partecipata della Parola di Dio e l’ascolto di testimoni su alcune problematiche odierne. Prevista la partecipazione di esperti qualificati e gli incontri con le realtà sul territorio. La presenza comboniana sarà assicurata dagli interventi di p. Giulio Albanese, direttore di Popoli e Missione, e di suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale della rete contro la tratta Talitha Kum. Il primo appuntamento del 27 ottobre sarà dedicato al Brasile e porterà i giovani fino in Amazzonia, per far scoprire loro la realtà di questa terra e la sua ricchezza spirituale.
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ASIA/TIMOR EST - Mese Missionario Straordinario: al centro della missione c'è la Parola di Dio

Mer, 23/10/2019 - 12:05
Dili - Al centro della missione della Chiesa c'è la Parola di Dio, che i cristiani annunciano e donano a tutto il mondo, come messaggio di salvezza per l'umanità: con questo spirito i cattolici di Timor Est vivono il Mese Missionario Straordinario, indetto da Papa Francesco per l'ottobre 2019, mettendo al centro della loro vita spirituale e della loro testimonianza, la Parola di Dio.
In particolare i Gesuiti, che hanno a Timor Est una presenza stabile e diverse attività nel campo dell'istruzione, hanno invitato i cattolici a leggere la Bibbia, come ha riferito a Fides p. Joaquim Sarmento, Superiore regionale dei Gesuiti a Timor Est. "Abbiamo incoraggiato i fedeli a leggere quotidianamente la Bibbia in famiglia, in modo da prendere consapevolezza e approfondire sempre di più la propria missione e concepire l'opera missionaria alla luce della Bibbia", ha aggiunto.
Nel Mese Missionario Straordinario, i fedeli sono stati chiamati a "riflettere sulle radici della fede cattolica a Timor e a promuovere i valori evangelici nella cultura di questa nazione".
Nei seminari biblici e missionari organizzati in diverse parrocchie, nell'arco del Mese Missionario, p. Sarmento ha messo in evidenza tre elementi importanti delle radici della fede dei cattolici a Timor Est: la Sacra Scrittura, il Magistero e la Tradizione. Durante i seminari si sono incoraggiati i giovani a "essere più attivi nella loro vita per fare del bene, a favorire la spiritualità e anche a tenere a debita distanza guai e problemi". Con la loro vita di persone moralmente e spiritualmente forti, "i giovani contribuiranno alla prosperità e alla pace del Paese", ha detto.
Incontri e seminari biblici si sono tenuti anche all' Universidade da Paz , gestita dai Gesuiti, e all'Universidade Oriental Timor Lorosa ,e molti giovani e studenti timoresi vi hanno preso parte "con gioia ed entusiasmo", ha detto p. Sarmento.
In particolare, nella parrocchia di Railaco, i gruppi giovanili, sensibilizzati sul tema del Mese Missionario, "Battezzati e inviati", hanno vissuto "un'esperienza di rafforzamento della motivazione e dell'incoraggiamento a esprimere i loro pensieri e talenti", grazia alla guida del parroco, p. Joseph Phoung, SJ.
Nello speciale "Festival parrocchiale", vissuto nei giorni scorsi a Railaco, si è rimarcato che "la prosperità e la pace del paese dipendono dalle giovani generazioni, che sono desiderose di prendere parte a qualcosa di più grande, e offrono la loro vita e le loro energie per annunciare al prossimo il Vangelo di Cristo".
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AMERICA/BRASILE - Nuove presenze missionarie dell’Opera Don Orione nella regione amazzonica

Mer, 23/10/2019 - 12:02
Boa Vista - Due nuovi avamposti missionari dell’Opera Don Orione si stanno aprendo in questo periodo in Amazzonia: nella città di Candeias do Jamari, nello stato di Rondonia, e vicino a Boa Vista, capitale dello stato di Roraima. Inoltre continua il lavoro di sostegno e di solidarietà con i Venezuelani che passano il confine, il cui flusso non si è mai arrestato. A comunicarlo all’Agenzia Fides è una nota di padre Josumar Dos Santos, Superiore provinciale degli Orionini del Brasile Nord.
“Abbiamo mandato due nostri sacerdoti, p. Sebastiâo e p. Miguel, nella città di Pacaraima per collaborare con la Diocesi nel sostegno materiale e spirituale della moltitudine di persone che attraversano il confine per cercare fortuna in Brasile – afferma p. Dos Santos -. Ci siamo presi cura di 1500/1600 persone che ogni giorno passano il confine con le loro poche cose e bisognose di tutto. Diamo un pasto e qualche aiuto, e soprattutto li confortiamo”.
Il flusso di venezuelani che arrivano in Brasile ancora continua. Il Vescovo ha affidato agli Orionini una zona missionaria alla periferia di Boa Vista. “Stiamo iniziando ora in un'area pastorale sprovvista di sacerdoti, dove c'è grande povertà religiosa – spiega il religioso -. Per lo più sono emigrati; hanno perso le loro radici e le loro tradizioni. Ci sono molte sette evangeliche e i cattolici sono una minoranza. Pensiamo di aprire un'opera educativa per i bambini e ragazzi, molti dei quali sono per le strade privi di qualsiasi cura”.
A Buritis , nell'Amazzonia al confine con la Bolivia, ci sono 4 religiosi che si occupano di un'area pastorale molto vasta, con più di 100 comunità cristiane, anche molto distanti tra loro fino, fino a 100 chilometri. “Gli stessi Vescovi difficilmente hanno sacerdoti disponibili ad andare in queste zone, per questo la nostra presenza è vista come una profezia e una provvidenza per i poveri – evidenzia il Superiore provinciale -. Una cosa bella è il coinvolgimento nell'apostolato delle Suore orionine e dei laici del Movimento Laicale Orionino che si è subito formato nel posto”.
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AFRICA/MALAWI - La Chiesa in preghiera per sedare le tensioni politiche e promuovere riconciliazione

Mer, 23/10/2019 - 11:46
Lilongwe – I risultati delle elezioni presidenziali tenute lo scorso 21 maggio 2019 sono ancora in fase di contestazione e la vicenda è in tribunale. Forte preoccupazione per questa situazione ha espresso mons. Gianfranco Gallone, Nunzio Apostolico di Malawi e Zambia. Nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, si legge che, durante la sua prima messa celebrata in Malawi, nella cattedrale di Maula, in occasione della visita nel paese, il Nunzio ha esortato la Chiesa e l’intera popolazione "a pregare per il Paese che attraversa seri disordini politici". Nell'omelia, mons. Gallone ha chiesto ai fedeli "di rimanere fermi nella fede e di fare prevalere la preghiera sopra ogni cosa".
In questa fase di tensione, enorme è l’impegno della Chiesa cattolica locale che ha organizzato, a livello nazionale, una diffusa preghiere per la pace, l'unità e la riconciliazione nel paese.
“Quando ci sarà una sede ufficiale della Nunziatura anche qui in Malawi sarà più semplice portare avanti il servizio che la Santa Sede ci invita a prestare”, ha affermato, tra l'altro, il Nunzio Apostolico in riferimento ai progetti che sono già in lavorazione.
Mons. Thomas Luke Msusa, presidente della Conferenza episcopale del Malawi e Arcivescovo di Blantyre, ha ribadito, poi, la "ferma condanna della Chiesa cattolica per le violente proteste che hanno portato alla perdita di vite e di molteplici risorse". L’arcivescovo Msusa ha anche ricordato l’appello alla preghiera, a cui ha aderito l'intera Chiesa del Malawi, nel contesto della giornata dedicata, a livello nazionale, a pace, unità e riconciliazione in Malawi.
L’Arcivescovo Gallone ha consegnato le sue lettere di credenziali al Presidente malawiano, Peter Mutharika, lo scorso 6 settembre, e questa è stata la sua prima Messa nel Paese. Prima del suo attuale incarico, mons. Gallone è stato nunzio in Mozambico, Israele, Slovacchia, India e Svezia.


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AMERICA/HAITI - “Ascoltate la voce della saggezza”: l’appello dei Vescovi al Presidente e al governo di fronte alla sofferenza del popolo

Mer, 23/10/2019 - 11:23
Port au Prince – I rappresentanti della Chiesa cattolica haitiana hanno chiesto al Presidente Jovenel Moise, e alla classe politica in generale, di ascoltare la "voce della saggezza" di fronte alla situazione "grave" e "difficile" che sta attraversando la nazione caraibica. Ieri, 22 ottobre, l'Arcivescovo di Port-au-Prince, Mons. Max Leroy Mésidor, parlando nella Cattedrale della capitale gremita di persone, ha ribadito che "qualcosa deve cambiare in questo paese", citando le parole di Papa Giovanni Paolo II quando visitò Haiti, 36 anni fa. "Di fronte a questa pericolosa situazione, invito il Capo di stato, il Parlamento, la classe politica e tutti coloro che vogliono aiutare Haiti, ad ascoltare la voce della saggezza" ha detto il Presule a centinaia di fedeli che poco prima avevano marciato attraversando diverse strade di Port-au-Prince.
L'Arcivescovo ha costantemente insistito sul coinvolgimento della Chiesa cattolica a fianco del popolo haitiano, anche per alcune manifestazioni che si svolgono nel paese da sei settimane, chiedendo le dimissioni del presidente Moise. La manifestazione di ieri era stata indetta dalla Chiesa cattolica, invitando i fedeli delle parrocchie a confluire nella Cattedrale il giorno della festa liturgica di San Giovanni Paolo II, che venne in visita ad Haiti nel marzo 1983. Questa convocazione, che ha raccolto migliaia di cattolici, è stata sostenuta anche dalla Conferenza haitiana dei religiosi, che in una nota pubblicata invitava tutti a una marcia di preghiera silenziosa, prima dell’incontro in Cattedrale.
"Troppe persone muoiono nel paese e la giustizia di Dio si avvererà a tutti i costi" ha detto l'Arcivescovo Mésidor durante la preghiera in Cattedrale, e ha confessato di aver pianto guardando la lista delle persone uccise nelle proteste. Alla fine ha chiesto ai leader haitiani di ascoltare la miseria e le grida di angoscia del popolo. Molti dei presenti continuavano a gridare "Jovenel deve andarsene", "Jovenel deve andare via", "È stato versato troppo sangue, Jovenel deve uscire".
La situazione nella capitale haitiana è sempre più tesa, da un mese università e scuole sono chiuse. Una dopo l'altra continuano le manifestazioni di gruppi sociali e politici contro le autorità del governo attuale. Questa volta sembra che tutta la popolazione si esprima contro la politica del Presidente. Il Presidente Moise tuttavia ha ribadito che non ha in programma di dimettersi dalla carica che ricopre dal 2017. Il periodo costituzionale per il quale è stato eletto è di cinque anni, ha ricordato.
Sebbene il problema della fornitura di combustibile sia stato risolto, causa che aveva scatenato le prime proteste popolari, gli haitiani continuano a manifestare contro la corruzione e la mancanza di servizi, oltre che per il costo della vita . In questa situazione neanche le Ong e gli organismi cattolici, come le congregazioni religiose, la Caritas o la Catholic Relief Services, riescono a svolgere il loro servizio, anzi, le loro sedi sono state saccheggiate e la violenza di alcuni gruppi di manifestanti ha impedite il loro lavoro .

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EUROPA/REP. CECA - “Il grande potere delle piccole azioni”: settimo Congresso missionario nazionale dell’Infanzia Missionaria

Mer, 23/10/2019 - 09:47
Kroměříž – Promosso dalla Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Repubblica Ceca, si è tenuto il 5 ottobre a Kroměříž, il settimo Congresso missionario nazionale dei bambini della Pontificia Opera della Santa Infanzia, sullo sfondo del Mese Missionario Straordinario. Come sottolinea Olga Loučková, Direttore diocesano delle POM dell’arcidiocesi di Olomouc, nella nota inviata all’Agenzia Fides, questi congressi hanno cadenza triennale e quest’anno è stata la volta dell'arcidiocesi di Olomouc. Il programma e la realizzazione della giornata sono stati curati dal gruppo della Santa Infanzia, “Little Mission Club”, della scuola elementare di Kroměříž. Tutti si sono impegnati nei preparativi perché la giornata si svolgesse nel miglior modo possibile: gli insegnanti, i ragazzi, i loro genitori. Anche i parrocchiani della parrocchia della Vergine Maria si sono uniti per aiutare.
Alle 10 l’Arcivescovo di Olomouc, Jan Graubner, che è anche incaricato delle missioni a livello nazionale, ha iniziato la santa Messa, concelebrata dai sacerdoti che accompagnano i Little Mission Club in altri luoghi della repubblica Ceca. Dopo l’omelia l'Arcivescovo ha accolto otto nuovi membri che sono entrati a far parte della Santa Infanzia. Dopo aver ricevuto le loro promesse di impegno li ha benedetti e ha appeso al loro collo una piccola croce. Quindi il Direttore nazionale delle POM, il diacono Leoš Halbrštát, ha messo loro sulle spalle una sciarpa missionaria. Durante la processione offertoriale i bambini hanno portato all’altare doni per i singoli continenti.
Dopo la celebrazione i ragazzi hanno viaggiato attraverso i continenti con il "Grande gioco missionario". Negli stand erano state preparate molte attività, quiz e giochi legati ai diversi continenti. Tra l’altro hanno provato cosa vuol dire mangiare con i bastoncini o dare da mangiare a qualcun altro, o ancora fare affidamento l'uno sull'altro quando uno ha la benda sugli occhi, o concordare come muoversi con le gambe legate insieme. Ad ogni stand c'era un'attività che illustrava il motto del congresso: "Grande potere delle piccole azioni".
Nel pomeriggio c’è stata una piccola rappresentazione teatrale sulla vita dei bambini di varie parti del mondo. Successivamente un volontario salesiano ha parlato del suo servizio missionario in Messico, accompagnando il racconto con le foto dei luoghi in cui ha trascorso diciotto mesi.
Il momento clou della giornata prevedeva di piantare un albero nel giardino sotto al castello per commemorare il settimo Congresso dell’Infanzia Missionaria. Purtroppo pioveva forte e solo un piccolo gruppo degli oltre 300 bambini registrati al Congresso, ha potuto partecipare. L’Arcivescovo, che ha partecipato all’intera giornata, è stato il primo a prendere la pala e ha aiutato a piantare la betulla. Tutti i ragazzi hanno contribuito ad ancorare l'albero al terreno portando un po' di terra. L’Arcivescovo ha benedetto l'albero e, insieme al Direttore nazionale delle POM, ha ufficialmente concluso il settimo Congresso missionario nazionale della Santa Infanzia.
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AFRICA/ZIMBABWE - Un missionario laico, apostolo dei lebbrosi, verso la beatificazione

Mer, 23/10/2019 - 09:19
Harare - In Zimbabwe ha preso il via la causa di beatificazione di John Bradburne, missionario laico e francescano secolare di nazionalità britannica. La sua vita e la sua testimonianza di fede in mezzo ai lebbrosi verrà esaminata prima a livello diocesano e poi alla Congregazione della causa dei santi a Roma. Se le sue virtù saranno riconosciute, potrebbe diventare il primo santo legato direttamente allo Zimbabwe.
Nel mese di settembre, la notizia dell'inizio del processo "verso la gloria degli altari" è balzata alla cronaca dello Zimbabwe e grande attenzione ha suscitato anche nella emittente televisiva britannica Bbc. Padre Brian MacGarry, gesuita, che frequentò Bradburne ai tempi della guerra di indipendenza della Rhodesia, nota all'Agenzia Fides: "Lo conoscevo bene", osserva padre Brian. "Posso dirlo con certezza: era un cattolico di profonda spiritualità e l'opera che ha svolto insieme ai lebbrosi è stato di grande valore medico e umano".
Figlio di un vicario inglese, Bradburne si converte al cattolicesimo dopo aver prestato servizio nell’esercito britannico in Malesia e Birmania, dove è stato anche ferito in combattimento. "La sua fede religiosa – ricorda padre MacGarry – era profondissima. Cercò di diventare certosino, poi benedettino e, infine, membro della Congregazione di Nostra Signora di Sion. Nessuno dei tre ordini, pur riconoscendo la sua profonda spiritualità, lo accolse. Divenne allora terziario francescano. Rimase sempre laico, ma dal momento del suo ingresso nel Terz’Ordine indossò sempre un saio".
Nel 1971 arriva in Rhodesia per cercare "una grotta in cui pregare". Nel 1964 si unisce a una colonia di lebbrosi a Mutemwa. Quella diventerà la sua comunità. Ricorda il gesuita: "La colonia era sporca e la gente era sporca, ricorda chi l’ha conosciuto allora. Non c’erano medicine, niente vestiti e la gente aveva fame. Lui si prese cura dei bisogni di tutti: nutrire le persone, lavarle e fasciare le loro piaghe". Ogni giorno per un decennio, la routine è la stessa. Si alza alle 3 di notte per fare il bagno ai pazienti lebbrosi. Li aiuta a mangiare e li accompagna alla preghiera. Il suo unico svago è una corsa di cinque chilometri.
Nel 1979 si accendono polemiche con gli abitanti del villaggio vicino. I lebbrosi li accusano di lasciare le bestie a pascolare sui loro campi, distruggendo i raccolti. Bradburne si offre di mediare. "Venne allora portato dagli abitanti del villaggio dal comandante locale Zanla ", ricorda padre MacGarry. "Gli abitanti del villaggio lo accusarono di essere una spia, perché aveva difeso i lebbrosi. Il comandante era convinto che John fosse innocente, ma aveva nemici nel villaggio. Lo stesso comandante non poté offrirgli protezione se fosse rimasto là, quindi si offrì di mandarlo in Mozambico per motivi di sicurezza. John si rifiutò, dicendo che il suo posto era con i lebbrosi. Lo Zanla non poteva assegnargli uomini per proteggerlo, così gli abitanti del villaggio lo presero e lo uccisero lungo la strada".
Padre Brian non concorda con quanti intendono fare di Bradburne un’icona da venerare e ne restituisce un’immagine più concreta. "John era un uomo buono, attento al prossimo, secondo lo spirito evangelico di Francesco d'Assisi. Ha vissuto con i lebbrosi che allora erano gli ultimi degli ultimi. Aveva i suoi difetti, come tutti gli uomini. Probabilmente se sapesse che è stata avviata la causa di beatificazione ne sorriderebbe e tornerebbe dai suoi malati".
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Missionari a Taiwan: “Come nani sulle spalle di giganti”

Mer, 23/10/2019 - 08:43
A Taiwan, più che di "missione della Chiesa", si può parlare di "Chiesa della missione". Vivendo infatti in una realtà così "ignorante” di Cristo è quasi impossibile concepire la missione come qualcosa di estrinseco, come un dovere da attuare. È molto più naturale concepirla quale essa è veramente: un’identità da vivere.
La Repubblica di Cina, conosciuta ai più come Formosa o Taiwan, è un’isola tropicale situata a sud-est della Cina, poco più grande della Sicilia, con montagne alte fino a 4 mila metri e con circa 23 milioni di abitanti. Terra di lingua e cultura cinese, la storia politica di Taiwan è alquanto complessa, al punto da rendere quello dell’isola di Formosa uno dei casi più complessi nell’odierna politica internazionale. Nella sua costituzione conserva il vecchio nome di Repubblica di Cina , nata dalle ceneri del millenario impero disgregatosi nel 1912. Al termine della guerra civile cinese , combattuta tra le truppe comuniste di Mao Ze Dong e quelle nazionaliste del generalissimo Chiang Kai Shek, quest’ultimo, ormai sconfitto, si rifugiò sull’isola di Formosa, stabilendo a Taipei la nuova capitale della Repubblica di Cina in attesa di poter riconquistare il controllo sulla totalità dei territori caduti in mano ai comunisti. Dall’altra parte, il governo di Pechino non ha mai smesso di rivendicare i propri diritti su questa “isola ribelle”, facendo dello slogan “liberiamo Taiwan” uno dei mantra della propria retorica politica
La Chiesa cattolica è presente ufficialmente sull’isola da poco più di 150 anni anche se i primi missionari sbarcarono sulla bella isola, chiamata per questo Formosa, già nel XVI secolo. Siamo una piccola minoranza: i cattolici sono poco più dell’1% della popolazione, mentre i cristiani in totale arrivano circa al 4%
Link correlati :Continua a leggere l'approfondimento, in lingua inglese, sul sito web di "Omnis Terra"
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ASIA/TURCHIA - Messaggio dI Erdogan alla manifestazione interreligiosa di solidarietà con i militari dell’operazione “Sorgente di pace”

Mar, 22/10/2019 - 12:27
Mardin - Rappresentanti qualificati delle comunità cristiane, ebraiche e musulmane presenti in Turchia hanno preso parte domenica 20 ottobre ad una iniziativa inter-religiosa ospitata nel Monastero siro ortodosso di Deyrulzafaran, il “Monastero dello Zafferano”, situato nei pressi della città di Mardin, sull’altopiano di Tur Abdin. L’incontro è stato concepito come momento condiviso di spiritualità e di riflessione comune, con l’attenzione rivolta al contesto dell’operazione militare “Sorgente di pace”, messa in atto dall’esercito turco nei territori della Siria nord-orientale. Le informazioni sull’iniziativa hanno trovato ampio spazio soprattutto sui giornali e media turchi schierati su posizioni nazionaliste e filo-governative. I presenti all’incontro hanno espresso sentimenti di vicinanza spirituale ai militari coinvolti nell’operazione, e anche ai profughi siriani fuggiti in territorio turco durante il conflitto, esprimendo anche l’auspicio che i rifugiati venuti dalla Siria possano tornare alle proprie case “il più rapidamente possibile”. I presenti all’incontro hanno anche letto insieme il messaggio ad hoc inviato loro per l’occasione dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
Come è noto, uno degli obiettivi dell’offensiva militare in Siria è quello di creare in territorio siriano un’area-cuscinetto dove poi trasferire una parte dei più di tre milioni di rifugiati siriani attualmente espatriati in territorio turco. Appare palese l’intento delle autorità turche volto a ottenere e pubblicizzare l’appoggio all’operazione ”Sorgente di pace”, espresso anche dalle comunità religiose non musulmane presenti in Turchia.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, Korc Kasapoglu, Rappresentante del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, l’Arcivescovo armeno apostolico Sahak Masalyan, il Segretario del Rabbino Capo della Comunità Ebraica, Francois Yakan e il Mufti di Mardin Ismail Cicek, insieme a inviati delle comunità cristiane sire, assire e caldee. L’iniziativa interreligiosa è stata presieduta da Mor Philoxenus Saliba Ozmen, Metropolita siro ortodosso di Mardin e Diyarbakir. .
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AMERICA/COLOMBIA - Sette riflessioni per votare per il bene comune

Mar, 22/10/2019 - 11:10
Bogotà – Domenica 27 ottobre i colombiani saranno chiamati a eleggere le amministrazioni dei Dipartimenti e dei Comuni per il periodo 2020-2023. I Vescovi, attraverso un comunicato della Presidenza della Conferenza Episcopale, pervenuto a Fides, propongono “Sette riflessioni per votare per il bene di tutti”, “per esercitare un voto responsabile, libero e consapevole che dia trasparenza al processo elettorale”.
In primo luogo i Vescovi mettono in evidenza l’importanza di queste elezioni per consolidare un progetto comune di paese, “tenendo conto delle situazioni e delle necessità proprie di ogni regione, dipartimento, municipio o località”. “Ricordiamo che la costruzione della pace e dello sviluppo integrale per i colombiani inizia prima di tutto nei territori”.
“Le elezioni sono opportunità per rafforzare o recuperare i valori che sostengono la vita sociale” prosegue il testo, indicando la solidarietà, l’amore per la patria, il rispetto degli altri, la verità. Inoltre sono occasione per rafforzare anche “le istituzioni che assicurano lo sviluppo armonico della persona e della società”, come la famiglia, la scuola, la forza pubblica...
“Il criterio fondamentale che ci deve guidare al momento di votare è quello di procurare il bene di tutti” ribadiscono i Vescovi, che sottolineano la necessità per i candidati di presentare “proposte chiare, fattibili e complete”, che rispondano alle sfide più urgenti del paese. “Le elezioni devono sostenere il lavoro per la riconciliazione e la convivenza pacifica – proseguono -. L’unità deve prevalere sul conflitto. Non permettiamo che le campagne elettorali e le votazioni aumentino le divisioni e le violenze. Appoggiamo candidati che favoriscano il rispetto dei diritti umani e l’unità dei cittadini”.
Nelle ultime due considerazioni il comunicato dei Vescovi sottolinea che il processo elettorale “perché realmente porti al bene comune, deve essere trasparente e limpido”, evitando quindi la corruzione, la compravendita dei voti, le frodi, l’alterazione dei risultati… Infine ribadiscono che “rinunciare di esercitare il diritto e il dovere di votare è negare un servizio alla giustizia e al progresso della nostra patria”. La riflessione della Conferenza episcopale è presentata attraverso un video, dal Segretario generale, Mons. Elkin Alvarez Botero, Vescovo ausiliare di Medellin.
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AFRICA/RD CONGO - I missionari di Scheut celebrano il Mese Missionario Straordinario a Kinshasa

Mar, 22/10/2019 - 11:06
Kinshasa - "La tradizione della lotta cristiana nella Repubblica Democratica del Congo è antica quanto la storia del cristianesimo", ha detto il professor Ndaywel durante una conferenza-dibattito organizzata dai missionari della Congregazione del Cuore Immacolata Maria , a margine della celebrazione del Mese Missionario Straordinario.
La conferenza, tenutasi venerdì 18 ottobre 2019, sotto la direzione del Centro di informazione e animazione , aveva come tema "La Chiesa nel mezzo del villaggio: prospettive missionarie". Al centro della conferenza c’era l’analisi della Lettera Apostolica Maximum Illud e la contestualizzazione del messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2019. A questo è stata aggiunta una valutazione dell'impegno del Chiesa nel processo pre-elettorale ed elettorale del 2018, attraverso le attività del Comitato di coordinamento laicale .
Il primo oratore, p. Patience Mpayembe, religioso di St-Vincent de Paule, professore di Missiologia, ha parlato della necessità di comprendere la missione come paradigma della vita di ogni cristiano. Quindi ha invitato i partecipanti a un ministero pastorale profetico e a una conversione per passare da una Chiesa militante a una Chiesa evangelizzatrice. Il secondo oratore, il professor Ndaywel, moderatore del CLC, ha dimostrato che l'impegno del CLC nel sollecitare la classe politica congolese a lavorare per il bene comune è effettivamente un impegno missionario, nel senso che tutte le attività intraprese mirano a una conversione dei cuori dei politici, a beneficio di tutti nella società.
La congregazione del Cuore Immacolato di Maria, o dei Padri di Scheut, è una congregazione missionaria che lavora in Congo dal 1888. Il CIAM è il suo strumento di lavoro per l'animazione missionaria che include la formazione dei cristiani per il risveglio della coscienza, in vista di un mondo migliore, più giusto e più fraterno. In occasione della Giornata Missionaria Mondiale è stata inoltre organizzata un'animazione missionaria speciale nelle parrocchie dei padri di Scheut situati nella città di Kinshasa.
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VATICANO - Mese Missionario Straordinario: al via il corso di formazione “Comunicazione è missione”

Mar, 22/10/2019 - 11:05
Roma – Formare operatori pastorali delle Chiese che appartengono alla giurisdizione di “Propaganda Fide” a una mentalità che consideri la comunicazione e i mass-media un’opportunità per la diffusione del Vangelo: questo l’obiettivo del corso di formazione dal titolo “Comunicazione è Missione”, promosso dalla Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, in collaborazione con la Pontificia Unione Missionaria e con l’Agenzia Fides.
Scopo del corso, che è stato attivato in occasione del Mese Missionario Straordinario, è quello di fornire agli studenti, tutti dei Collegi internazionali gestiti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli , strumenti metodologici, teorici e pratici, sulla comunicazione multimediale per raccontare, storie, eventi ed esperienze in grado di rispecchiare e declinare le nuove frontiere della missione della Chiesa nel mondo contemporaneo.
“Abbiamo pensato di offrire un sostegno a quanti operano nelle Chiese che si trovano nei cosiddetti 'territori di missione', in Africa, Asia e America Latina, dove spesso si opera in condizioni di difficoltà”, riferisce all’Agenzia Fides donJosé Maria La Porte, Decano della Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce. Questo corso, infatti, si rivolge in modo particolare a sacerdoti, religiosi, seminaristi, dottorandi provenienti da Africa, Asia e Oceania e dai Vicariati Apostolici nelle Americhe legati alla CEP.
Le tecnologie della comunicazione stanno creando un ambiente digitale in cui l’uomo impara a informarsi, a conoscere il mondo, a stringere e mantenere in vita le relazioni, contribuendo a definire anche un modo di abitare il mondo e di organizzarlo. Per cui, “l’evangelizzazione non può non considerare questa realtà”, afferma La Porte. “La grande sfida della Chiesa, oggi - rileva - è quella di riuscire, attraverso queste tecnologie, a trasferire e inculturare il messaggio del Vangelo nel mondo digitale”.
Evangelizzare non significa “fare propaganda” del Vangelo: “La Chiesa in rete è chiamata non a una ‘emittenza’ di contenuti religiosi, ma a una condivisione del Vangelo”, osserva padre Fabrizio Meroni, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria e Direttore dell’Agenzia Fides. “L’intento di questo percorso accademico è quello di formare alla missione a partire da una considerazione del rapporto tra fede e mondo”, spiega padre Meroni. “Ciò che ci interessa – prosegue – è analizzare e approfondire questi nuovi modi di percepire la realtà legati alla digitalizzazione”. “La fede – rimarca – è il vero cammino, è la salvezza del mondo: la comunicazione, attraverso la conoscenza dei suoi strumenti e dei suoi linguaggi, può aiutarci a comprendere meglio la dimensione del mondo, nel contesto culturale in cui viviamo, e dunque a essere presenti con l'annuncio cristiano”.
Il programma didattico si articolerà in due semestri, da ottobre 2019 a maggio 2020, attraverso lo studio specifico e la sperimentazione dei linguaggi video, radio, web, fotografia e scrittura. I moduli saranno coordinati e condotti da docenti ed esperti della Pontificia Università della Santa Croce, da giornalisti di agenzie, testate nazionali e professionisti di radio e televisione.
Link correlati :Guarda la video-intervista a don José Maria La Porte e a p. Fabrizio Meroni sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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AFRICA/GUINEA - Urge sostenere l’Africa nella lotta per la democrazia: appello di un missionario

Mar, 22/10/2019 - 10:55
Conakry – L’Onu, la società civile, diverse organizzazioni della comunità africana hanno condiviso e diffuso un appello in favore del dialogo politico in Guinea dopo le proteste di piazza e i disordini nel corso dei quali, pochi giorni fa, la polizia ha ucciso almeno nove persone. Il paese è praticamente bloccato, a Conakry sono stati registrati casi di sparizione e di violazione dei diritti umani. Nella capitale continuano le proteste contro il presidente Alpha Condé, in carica dal 2009, e il suo progetto di revisione costituzionale che aprirebbe la strada alla sua candidatura a un terzo mandato alle elezioni presidenziali del 2020.
Le ultime elezioni locali in Guinea si sono svolte nel 2005. Il turno successivo, previsto nel 2010, ha subìto una serie di rinvii, rispettivamente nel 2014, nel 2016 e nel 2017. Le elezioni si sono infine svolte il 4 febbraio 2018 coinvolgendo il Paese in continue tensioni e violenze.
“La lotta per la democrazia in Africa non deve essere la lotta di un solo popolo, ma quella di tutta l'Africa, di tutti i popoli africani senza distinzione”, commenta all’Agenzia Fides il missionario e teologo p. Donald Zagore, della Società per le Missioni africane. “Si tratta di una lotta per la pace, dunque per lo sviluppo. I popoli in Africa hanno sete e fame di sviluppo. La gente soffre a causa dell'incoscienza dei politici africani che rimangono protesi a proteggere i loro poteri politici.
Le elezioni non devono essere una maledizione per l'Africa. Dobbiamo smettere di trasformare questo continente africano da culla a tomba dell'umanità,” insiste.
In Guinea sono presenti diversi gruppi etnici, i due principali sono i Malinké e i Peuhl, spesso protagonisti di scontri determinati da ragioni politiche. La maggior parte delle forze di sicurezza è di etnia Malinké e questo comporta che gli scontri maggiori avvengono di fatto tra le forze dell’ordine e la popolazione civile durante le manifestazioni.


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OCEANIA/AUSTRALIA - Lotta alla povertà: impegno della società civile e delle comunità cristiane

Mar, 22/10/2019 - 10:32
Sydney –- Dare impulso alla campagna “Raise the Rate”, con cui si richiede al governo australiano l’aumento dei contributi ‘Newstart’, sussidi di disoccupazione riservati a chi non ha lavoro: era questo l’obiettivo della “Settimana anti-povertà”, che ha visto tante e diverse organizzazioni della società australiana, tra le quali associazioni cristiane come la Caritas, sensibilizzare sul tema della povertà in Australia.
“Crediamo che incoraggiare le persone indigenti o in difficoltà, e non incolparle, sia l’atteggiamento giusto nella lotta contro la povertà. I membri, i volontari e i dipendenti della ‘Società San Vincenzo de Paoli’ assistono ogni anno oltre 1,8 milioni di persone che vivono in condizioni di miseria: si tratta di un australiano su otto. Per questo, consideriamo la Settimana anti-povertà un importante strumento nella conoscenza del fenomeno dell'emarginazione e dell’indigenza in Australia”, riferisce, in una nota inviata all’Agenzia Fides, la “Società San Vincenzo de Paoli”, che nei giorni scorsi si è impegnata attivamente nello svolgimento della “Settimana anti-povertà” .
Per l’occasione, l’associazione caritativa ha organizzato una serie di eventi nelle comunità di tutta l'Australia, nelle metropoli come nei centri più piccoli. “Siamo quotidianamente in contatto con persone che vivono in difficoltà, sebbene siano destinatarie degli aiuti. Chiediamo ai nostri rappresentanti politici che ci sia un incremento della quota dei sussidi ‘Newstart’, per assicurare una vita dignitosa ed il soddisfacimento di bisogni di base a persone che fanno affidamento su di essi”, si legge nella nota inviata a Fides dai “Vinnies”, come si autodefiniscono i membri australiani della Società San Vincenzo de Paoli. “La nostra rete di sicurezza sociale dovrebbe garantire a tutti un tetto e del cibo sulla tavola ogni giorno. Forme di assistenza come i sussidi Newstart sono insufficienti: ad oggi la quota si aggira intorno ai 40 dollari al giorno e molte persone devono scegliere se utilizzarli per la spesa o per pagare l’affitto”, concludono.
L’Australia è uno dei paesi più ricchi del mondo, ma il 13,2% della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, una cifra che include 739.000 bambini. In questo contesto, la Chiesa australiana fornisce un apporto significativo attraverso azioni caritative promosse dalla Commissione Giustizia e Pace dei Vescovi australiani, dalla Caritas nazionale e da una rete di associazioni attive nelle varie città del Paese.
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OCEANIA/AUSTRALIA - Lotta alla povertà: impegno della società civile e della comunità cristiane

Mar, 22/10/2019 - 10:32
Sydney –- Dare impulso alla campagna “Raise the Rate”, con cui si richiede al governo australiano l’aumento dei contributi ‘Newstart’, sussidi di disoccupazione riservati a chi non ha lavoro: era questo l’obiettivo della “Settimana anti-povertà”, che ha visto tante e diverse organizzazioni della società australiana, tra i quali associazioni cristiane come la Caritas, sensibilizzare sul tema della povertà in Australia.
“Crediamo che incoraggiare le persone indigenti o in difficoltà, e non incolparle, sia l’atteggiamento giusto nella lotta contro la povertà. I membri, i volontari e i dipendenti della ‘Società San Vincenzo de Paoli’ assistono ogni anno oltre 1,8 milioni di persone che vivono in condizioni di miseria: si tratta di un australiano su otto. Per questo, consideriamo la Settimana anti-povertà un importante strumento nella conoscenza del fenomeno dell'emarginazione e dell’indigenza in Australia”, riferisce, in una nota inviata all’Agenzia Fides, la “Società San Vincenzo de Paoli”, che nei giorni scorsi si è impegnata attivamente nello svolgimento della “Settimana anti-povertà” .
Per l’occasione, l’associazione caritativa ha organizzato una serie di eventi nelle comunità di tutta l'Australia, nelle metropoli come nei centri più piccoli. “Siamo quotidianamente in contatto con persone che vivono in difficoltà, sebbene siano destinatarie degli aiuti. Chiediamo ai nostri rappresentanti politici che ci sia un incremento della quota dei sussidi ‘Newstart’, per assicurare una vita dignitosa ed il soddisfacimento di bisogni di base a persone che fanno affidamento su di essi”, si legge nella nota inviata a Fides dai “Vinnies”, come si autodefiniscono i membri australiani Società San Vincenzo de Paoli. “La nostra rete di sicurezza sociale dovrebbe garantire a tutti un tetto e del cibo sulla tavola ogni giorno. Forme di assistenza come i sussidi Newstart sono insufficienti: ad oggi la quota si aggira intorno ai 40 dollari al giorno e molte persone devono scegliere se utilizzarli per la spesa o per pagare l’affitto”, concludono.
L’Australia è uno dei paesi più ricchi del mondo, ma il 13,2% della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, una cifra che include 739.000 bambini. In questo contesto, la Chiesa australiana fornisce un apporto significativo attraverso azioni caritative promosse dalla Commissione Giustizia e Pace dei vescovi australiani, dalla Caritas nazionale e da una rete di associazioni attive nelle varie città del Paese.
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AMERICA/BOLIVIA - I Vescovi dopo le elezioni: rispetto del voto popolare, verifica degli indizi di frode, intervento degli osservatori internazionali

Mar, 22/10/2019 - 09:01
La Paz – Con le parole tratte dalla prima lettera a Timoteo - "per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità" -, la Conferenza Episcopale della Bolivia chiama al rispetto della volontà del popolo, espressa nel voto di domenica scorsa, 20 ottobre. I boliviani si sono recati alle urne per scegliere democraticamente la loro guida politica , ma dopo i primi risultati non ufficiali, secondo cui si dovrebbe andare al ballottaggio fra Evo Morales e Carlos Mesa il 15 dicembre, il Tribunale elettorale ha interrotto lo spoglio con l'83,76% dei voti scrutinati, annunciando che, secondo un riconteggio ancora in corso, Morales avrebbe vinto al primo turno, avendo ottenuto un distacco di oltre dieci punti dal secondo candidato. Così la popolazione è scesa in piazza a manifestare e perfino membri della polizia si sono uniti ai manifestanti, eventi trasmessi e pervenuti a Fides attraverso i social media.
Di fronte a questa situazione, i Vescovi hanno espresso ieri sera la loro opinione: "Ci sembra di rilevare, insieme a molti cittadini, indizi di frode nei dati trasmessi, tra cui evidenziamo la totale assenza di coincidenza con il rapido conteggio effettuato dalla società Vía Ciencia, insieme alla sospetta interruzione del conteggio provvisorio dei voti nella notte post-elettorale, oltre a lamentele e immagini di eventi che sono al di fuori del rispetto della legalità”.
I Vescovi si uniscono alle dichiarazioni della OEA riguardo a questo modo antidemocratico di agire e chiamano ad intervenire gli osservatori internazionali, come l’Unione Europea, visto che proprio questa aveva fornito il sistema di conteggio rapido per la trasparenza dei fatti. "Chiediamo - concludono i Vescovi -, che il Supremo Tribunale elettorale eserciti la sua funzione costituzionale al servizio del popolo, della verità e della giustizia. Proprio per evitare focolai di violenza come quelli iniziati ad apparire questa notte".

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ASIA/FILIPPINE - I Vescovi: occorre rispettare la dignità umana dei detenuti  

Mar, 22/10/2019 - 08:42
Manila - "Il governo e i funzionari delle prigioni hanno il dovere di trattare i detenuti con dignità": è l'appello diffuso tramite l'Agenzia Fides dal Vescovo Pablo Virgilio David, di Kalookan, che ha esortato: “Questa non è un'affermazione dei diritti, è un grido di misericordia. I detenuti non chiedono un trattamento speciale come quello che viene riservato ai detenuti più ricchi, nella prigione di New Bilibid a Muntinlupa. Chiedono solo di essere trattati come esseri umani" afferma Mons. David, che è Vicepresidente della Conferenza episcopale delle Filippine.
Il Vescovo nota che molti prigionieri hanno commesso reati relativamente minori, spesso in circostanze di grave povertà e disperazione, e "languiscono in prigione a causa della mancanza di istruzione, dell'assenza di assistenza legale, della povertà, a causa di un sistema giudiziario scadente". Spesso - aggiunge il Vescovo - "rimangono in prigione, molto tempo dopo che il loro periodo di detenzione è stato scontato" solo perché il loro numero di codice carcerario è stato scambiato con quello di qualcun altro, in un sistema corruttivo che premia chi ha i mezzi illegali "per abbreviare il loro periodo di detenzione”.
"Urge riformare il nostro sistema di gestione e della giustizia penale per far sì che sia fondato sulla giustizia riparatoria, come nella maggior parte delle società civili", ha detto. E ha aggiunto che, se i leader politici dichiarano apertamente che "i criminali non possono essere recuperati" e che "i tossicodipendenti non sono umani" o se i funzionari governativi incoraggiano apertamente la polizia a uccidere, "non ci si può aspettare che le forze dell'ordine abbiano comportamenti rispettosi della dignità umana". "Finiranno per comportarsi come criminali essi stessi. Agiranno con impunità. Non avranno scrupoli di coscienza sull'esecuzione sommaria dei trasgressori della legge o nell'infliggere forme orribili di abuso ai detenuti” nota Mons. David.
"Fino a quando nessun sistema di controllo riterrà le forze dell'ordine responsabili delle loro azioni, abuseranno del loro potere" avvisa. "Si proteggeranno anche a vicenda e i subordinati taceranno anche se sono pienamente consapevoli degli abusi commessi dai loro superiori, aspettando l' opportunità per emularli" prosegue.
Un problema per la democrazia e lo stato di diritto, rileva il Vescovo, nasce quando "le forze dell'ordine abdicano al proprio ruolo di proteggere i diritti umani dei cittadini, non hanno rispetto dei diritti umani e trattano i sostenitori dei diritti umani non come alleati ma come nemici, ha detto.
Secondo il rapporto di una Commissione governativa, le condizioni all'interno delle carceri sono in peggioramento: il sovraffollamento delle strutture carcerarie ha raggiunto il 612%, con una popolazione totale di 146mila detenuti, rispetto a una capacità di circa 21mila. Negli ultimi anni la popolazione carceraria è stata ingrossata per i casi della "crociata antidroga", lanciata dal Presidente filippino Rodrigo Duterte.
La Commissione ha reso noto anche l' aumento del numero di detenuti che hanno contratto malattie negli ultimi tre anni, date le carenti condizioni igienico sanitarie e il sovraffollamento.
 

 
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