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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 1 ora 35 min fa

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Cardinale Kutwa annuncia una marcia per la pace in vista delle elezioni di ottobre

Ven, 24/01/2020 - 11:35
Abidjan - "Andiamo verso la pace” è questo il tema della marcia per la pace indetta da Sua Eminenza il Cardinale Jean Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, che si svolgerà il 15 febbraio.
Oltre 20.000 giovani cattolici sono invitati a prendere parte alla prima marcia del suo genere nella storia della Chiesa cattolica in Costa d'Avorio, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali considerate ad alto rischio. Nel loro Messaggio pubblicata al termine della 114a Assemblea plenaria, tenutasi dal 13 al 19 gennaio, i Vescovi hanno infatti espresso la loro preoccupazione per la situazione sociopolitica del Paese a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di ottobre, e hanno lanciato un appello alla pacificazione nazionale .
"La marcia sarà un'opportunità per i giovani e le donne di sensibilizzare alla pace e pregare perché le elezioni si svolgano pacificamente " ha dichiarato il Cardinale Jean Pierre Kutwa in una nota. La marcia partirà nella prima mattina da Place de la République, sull'Altopiano di Abidjan, per raggiungere la Cattedrale di Saint Paul dove verrà consegnato un messaggio di pace.
La marcia si svolge due anni dopo il gigantesco raduno di giovani della diocesi di Abidjan allo stadio Félix Houphouët-Boigny del 4 marzo 2018, che ha visto la partecipazione di circa 35.000 giovani.
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Cardinale Kutwa annuncia una marcia per la pace in vista delle elezioni d’ottobre

Ven, 24/01/2020 - 11:35


Abidjan - "Andiamo verso la pace” è questo il tema della marcia per la pace indetta da Sua Eminenza, il Cardinale Jean Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, che si svolgerà il 15 febbraio.
Oltre 20.000 giovani cattolici sono invitati a prendere parte alla prima marcia del suo genere nella storia della Chiesa cattolica in Costa d'Avorio, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali considerate ad alto rischio. Nel loro Messaggio pubblicata al termine della 114a Assemblea plenaria, tenutasi dal 13 al 19 gennaio i Vescovi hanno espresso la loro preoccupazione per la situazione sociopolitica nella del Paese a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di ottobre, e hanno lanciato un appello alla pacificazione nazionale .
"La marcia sarà un'opportunità per i giovani e le donne di sensibilizzare alla pace e pregare perché le elezioni si svolgano pacificamente ", ha dichiarato il cardinale Jean Pierre Kutwa in una nota.
La marcia partirà nella prima mattina da Place de la République sull'Altopiano di Abidjan per raggiungere la Cattedrale di Saint Paul dove verrà consegnato un messaggio di pace.
La marcia si svolgerà due anni dopo il gigantesco raduno di giovani della diocesi di Abidjan allo stadio Félix Houphouët-Boigny del 4 marzo 2018, che ha visto la partecipazione di circa 35.000 giovani.
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Vescovi e Caritas contro il traffico di esseri umani: un allarme sociale

Ven, 24/01/2020 - 11:22
Port Moresby - “Attività illegali, prostituzione, droga riciclaggio di armi e di denaro continuano ad aumentare mentre stanno diventando drammaticamente ‘normali’ operazioni di traffico di esseri umani da parte degli stranieri.” E’ il monito lanciato dalla Caritas del Paese insieme alla Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, pervenuto all’Agenzia Fides.
La Chiesa del Paese ha dichiarato di voler collaborare con le forze di polizia già impegnate in questo settore e si è detta convinta che prima di dare indicazioni adeguate è necessario esaminare il fenomeno tramite un approccio multidisciplinare, per comprendere il problema, le sue cause, identificare i processi e le persone coinvolte.
Il traffico di esseri umani in Papua Nuova Guinea è un problema molto complesso data la sua varietà di forme, la diversa natura delle vittime e dei criminali che perpetrano gli abusi. Da un recente Rapporto, pubblicato dal giornale locale “Post Courier”, è emerso che diverse multinazionali straniere svolgono attività non previste nelle loro licenze e perfino contrarie alle leggi della PNG.
La nota della Caritas PNG, inviata a Fides, termina con due raccomandazioni pratiche: la prima chiede solleciti procedimenti giudiziari per i trafficanti dei diversi abusi e per quanti ne beneficiano o traggono vantaggi, a diversi livelli. L’altra richiede maggiore cooperazione, difesa e sensibilizzazione sulla tratta di esseri umani, sia a livello nazionale che internazionale attraverso le reti di governo, imprese, comunità religiose e società civile.


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AFRICA/MALAWI - La Parola di Dio al centro della Giornata della Santa Infanzia

Ven, 24/01/2020 - 10:39
Lilongwe - “La Chiesa vuole che anche voi partecipiate alla celebrazione dell'Anno della Bibbia, e quindi, chiediamo a voi figli di leggere la Bibbia e di capire insieme ai vostri compagni, ai vostri genitori e insegnanti la Parola di Dio” ha detto Sua Ecc. Mons. Tarcisio Ziyaye, Arcivescovo di Lilongwe l'11 gennaio nella Parrocchia di San Giovanni di Msamba, in occasione della celebrazione della Giornata Missionaria della Santa Infanzia, il cui tema era “ I bambini sono battezzati e inviati a predicare la parola di Dio”. L'Arcivescovo ha ricordato ai bambini che il Santo Padre vuole che ogni cattolico dedichi un po’ del suo tempo a leggere e pregare con la parola di Dio.
Oltre 3.000 bambini provenienti da tutte le parrocchie dell'arcidiocesi si sono radunati gioiosi nella parrocchia di San Giovanni. Molti di loro hanno aperto i loro cuori alla chiamata di Gesù Cristo. Hanno pregato il Rosario Missionario, celebrato l'Eucaristia, cantato con gioia le canzoni di Natale e ballato insieme, offerto i loro doni. Seguendo il loro motto, "Bambini che aiutano i bambini", hanno felicemente portato i loro contributi in una scatola di latta, dove mettono le loro offerte settimanali nelle parrocchie quando partecipano alla formazione catechistica missionaria.
All’evento hanno partecipato oltre all’Arcivescovo Tarcisio Ziyaye, il Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie , p. Vincent Mwakhwawa, il Direttore diocesano della POM, p. Francis Lekaleka, sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti e animatori. Suor Rabecca Mathole, dell'Associazione delle donne religiose del Malawi , ha sottolineato la necessità di impegnarsi per dare ai bambini una visione missionaria olistica. Ha incoraggiato animatori, genitori e altri operatori pastorali a prestare attenzione ai bisogni spirituali, fisici, sociali ed emotivi dei bambini in modo che crescano con dignità, come desidera il Padre Celeste.
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AMERICA/PERU’ - Le elezioni sono una grande opportunità per influenzare il corso degli eventi: messaggio dei Vescovi

Ven, 24/01/2020 - 10:38
Lima – A conclusione della 115ma Assemblea Plenaria dell'Episcopato peruviano , la Conferenza Episcopale ha pubblicato il suo messaggio, pervenuto a Fides, che riguarda le elezioni parlamentari del 26 gennaio 2020. I Vescovi ricordano alla comunità nazionale che "l'elezione del nuovo Parlamento offre ai cittadini una grande opportunità di influenzare il corso degli eventi del Paese, esprimendo un voto responsabile, secondo le loro convinzioni personali". Secondo l'insegnamento della Chiesa infatti, "la politica è un'alta forma di carità. Papa Francesco ci ricorda che la politica deve essere soprattutto al servizio del bene comune e non essere intrappolata dalle ambizioni individuali, né dall'arroganza di gruppi o centri di interessi particolari. La vera politica è lavorare per il bene comune".
Infine i Vescovi presentano una richiesta ai futuri membri del Congresso: "Vi esortiamo ad assumere l'impegno di ricollegare la politica alle preoccupazioni dei cittadini, affrontando i problemi del Paese e ponendo tra le sue priorità la lotta contro la corruzione, l'impunità, l'insicurezza dei cittadini, la violenza familiare, i femminicidi, la disoccupazione". Il messaggio si conclude segnalando il dovere delle autorità: "il Governo deve stabilire canali di comunicazione adeguati ed efficienti, con le persone e con tutti i poteri dello Stato, per il bene del Paese".
La visita di Papa Francesco in Perù, nel gennaio di 2 anni fa, ha segnato molto la partecipazione della Chiesa cattolica alla vita politica e sociale del paese, che è intervenuta sulla migrazione dei venezuelani e mediando nei conflitti sociali, per esempio . La Conferenza episcopale aveva delineato un quadro molto articolato della situazione nazionale in cui si leggeva: “Vediamo un processo sistematico di corruzione causato dal divorzio tra etica e politica, rafforzato da ambizioni personali e di gruppo, esacerbato dall'impunità e maltrattato da un sistema che ignora la giustizia. Ciò richiede qualcosa di più della semplice verifica: Abbiamo raggiunto un punto di rottura politica: un nuovo inizio richiede non solo un cambio di comando ma anche il recupero etico e morale del paese a tutti i livelli, perché alti livelli di corruzione rubano la speranza, specialmente dei poveri e dei giovani" .

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ASIA/LIBANO - 10 cristiani e 7 musulmani (4 sciiti e 3 sunniti) tra i ministri del prossimo governo libanese

Ven, 24/01/2020 - 10:33
Beirut – A quasi tre mesi dalle dimissioni del governo guidato da Saad Hariri, in un clima politico e sociale ancora segnato da tensioni irrisolte, il Libano si prepara ad avere una nuova compagine governativa, guidata dal sunnita Hassan Diab , 60 anni, ex professore dell’American University di Beirut. Il nuovo esecutivo sarà formato dal Premier e da 19 ministri, 13 uomini e 6 donne. Anche stavolta, dal punto di vista confessionale, la squadra di governo rappresenterà una proiezione della composita mappa religiosa libanese: tra i 19 nuovi ministri si conteranno 4 cristiani maroniti, 4 musulmani sciiti, 3 musulmani sunniti, 3 cristiani greco ortodossi, 2 drusi, 2 cristiani greco-cattolici e una cristiana armena ortodossa.
I nomi della compagine di governo sono stati annunciati martedì 21, ponendo fine a un'impasse di diversi mesi, innescata dalle proteste di piazza contro l'establishment governativo, che il 29 ottobre 2019 avevano provocato le dimissioni dell’ex premier Hariri.
Il nuovo governo, che gode dell’appoggio della coalizione comprendente anche il Partito sciita Hezbollah e il Movimento patriottico Libero , dovrebbe incassare la fiducia del Parlamento la prossima settimana, anche se non sembra soddisfare le richieste delle manifestazioni anti-sistema che scuotono il Libano da mesi, e che negli ultimi giorni sono stati segnati da violenze e scontri di piazza. Il nuovo esecutivo appare di fatto composto da tecnici legati ai Partiti che sostenevano anche la precedente coalizione, mentre tra i manifestanti c’era chi chiedeva di affidare la soluzione dei gravissimi problemi economici e sociali nazionali a tecnocrati totalmente indipendenti dalle forze che da decenni dominano la scena politica libanese.
"I media sono pessimisti, ma noi siamo ottimisti" ha dichiarato martedì 21 il presidente del parlamento, lo sciita Nabih Berri. E anche il Cardinale Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei maroniti, già mercoledì 22 gennaio ha sottolineato l’opportunità di “dare una chance” al nuovo esecutivo, mentre le perduranti mobilitazioni di piazza confermavano la persistente chiusura di forze e settori intenzionati a non concedere nessuna apertura di credito al nuovo esecutivo.
In Libano, nel sistema istituzionale basato sull’equilibrio tra le diverse componenti confessionali, il capo del governo deve essere musulmano sunnita, mentre il Presidente del parlamento deve essere uno sciita e il Presidente della Repubblica deve essere un cristiano maronita. .
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ASIA/KAZAKHSTAN - Progetto Caritas per bambini con disabilità: nuova collaborazione con lo stato e con aziende

Ven, 24/01/2020 - 10:15
Almaty - Nel 2020 crescerà il progetto dedicato ai bambini con sindrome di down portato avanti da Caritas Kazakistan, grazie a nuove partnership nel settore pubblico e privato. Lo racconta all’Agenzia Fides il Direttore nazionale dell’organizzazione caritativa, don Guido Trezzani: “Quest’anno porteremo il progetto a un livello diverso, più ampio. Nei giorni scorsi, abbiamo incontrato i rappresentanti di una Commissione nazionale civile che potrebbe sostenere il nostro lavoro con i bambini disabili nei prossimi 12 mesi e oltre, per il futuro. Questo ci darebbe l’opportunità di aumentare il numero di bambini coinvolti e di assumere personale specializzato”.
Per sottolineare la volontà di “iniziare il 2020 con un passo diverso”, spiega don Trezzani, Caritas Kazakistan ha organizzato un incontro nel periodo natalizio: “Da anni, con le famiglie dei bambini partecipanti al progetto, rispettiamo la tradizione di eredità sovietica della ‘festa dell’albero’, con cui si dà il benvenuto al nuovo anno. Questa volta, abbiamo pensato di fare un salto di qualità, coinvolgendo nuovi partner, come alcune importanti aziende nazionali. La loro risposta è stata positiva: ci è stata concessa la sala di un importante hotel a cinque stelle di Almaty. Al tempo stesso, una fondazione ha comprato regali nominali per ogni singolo bambino e il presidente della compagnia di bandiera ‘Air Astana’ ha partecipato alla giornata, donando dei gadget”.
“Le tradizioni sono una parte importante della nostra vita, perché danno un senso di stabilità e sicurezza. A volte, però, arriva il momento di correre rischi ed andare oltre lo standard previsto. Abbiamo deciso, così, di rischiare l'avventura di un evento in grado di far conoscere il nostro progetto a più persone. Il risultato è andato oltre le più brillanti aspettative, non solo per il successo dell'evento stesso, ma anche per le prospettive di nuove collaborazioni che si sono aperte”, nota don Trezzani, rimarcando che “queste partnership avranno il benefico effetto di ampliare il numero di bambini disabili e famiglie assistite”. Inoltre “rappresentano un esplicito riconoscimento e apprezzamento verso l’azione sociale e caritativa della Chiesa cattolica in Kazakhistan”, conclude il Direttore, e questo aspetto ha un riverbero positivo per tutte le altre attività proposte in futuro.
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VATICANO - “Domenica della Parola di Dio”: il contributo dei missionari alle traduzioni nelle lingue locali

Ven, 24/01/2020 - 09:52
Città del Vaticano – Domenica 26 gennaio si celebrerà nel mondo la prima “Domenica della Parola di Dio”, indetta da Papa Francesco con la Lettera apostolica “Aperuit Illis”, perché “non venga mai a mancare nella vita del nostro popolo questo rapporto decisivo con la Parola viva che il Signore non si stanca mai di rivolgere alla sua Sposa” . Il Papa sottolinea che “la Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola” . In questa prospettiva, numerosi missionari hanno dedicato una parte consistente del loro impegno di evangelizzazione alle traduzioni delle Scritture nelle lingue locali, per favorire la crescita e la formazione delle comunità cristiane. Citiamo di seguito solo alcuni esempi.
Il Beato p. Gabriele Maria Allegra , missionario francescano, OFM, è noto per la prima traduzione in lingua cinese della Sacra Scrittura. Mandato in missione in Cina, dopo aver studiato la lingua cinese, nel 1935 iniziò la traduzione dell’Antico Testamento dall’aramaico, che terminò nel 1944. Purtroppo perse più della metà del testo tradotto durante le vicende belliche, quindi chiamò diversi confratelli cinesi ad aiutalo. Nel 1945 fondò a Pechino lo Studium Biblicum Franciscanum, trasferito ad Hong Kong nel 1948. Dopo aver completato la traduzione dell’Antico Testamento nel 1952, andò in Terrasanta per un periodo di formazione. Rientrato ad Hong Kong nel 1955, si mise a tradurre il Nuovo Testamento dal greco. Nel 1968 lo Studium Biblicum Franciscanum pubblicò per la prima volta nella storia, la Bibbia in lingua cinese .
Il 21 dicembre 2019 è stata ufficialmente pubblicata la “Baibil Khumur”, la Sacra Bibbia in lingua tiwa. La comunità Tiwa o Lalung è una tribù indigena che vive principalmente negli Stati indiani dell’Assam e del Meghalaya, nell’India nord-orientale, e anche in alcune parti dell’Arunachal Pradesh e di Manipur. L’opera di traduzione è stata guidata e coordinata dal salesiano don UV Jose, che vi ha lavorato per oltre cinque anni spendendo fino a 14 ore al giorno in questa missione. Prima di lui un altro salesiano, don Michael Balawan, aveva tradotto in tiwa il Nuovo Testamento, oltre a scrivere un dizionario Tiwa-Inglese-Khasi e a curare diversi libri su temi religiosi.
I padri Piergiorgio Cappelletti e Mario Frigerio, missionari del PIME, vivono e operano in Camerun da mezzo secolo, e una parte rilevante del loro impegno missionario si è riversata nella traduzione della Parola di Dio nella lingua dei Tupuri. Hanno tradotto il Lezionario domenicale ed il Nuovo Testamento, e collaborano per l’Antico Testamento. Sempre in Camerun, padre Giuseppe Parietti ha tradotto in Fulfuldé i libri Deuterocanonici e il Lezionario festivo, mentre padre Antonio Michelan ha tradotto la Bibbia e il Lezionario domenicale in Guiziga. A padre Carlo Calanchi, missionario in Bangladesh, si deve la traduzione dei testi liturgici nella lingua del gruppo etnico Santal. Mentre in Guinea Bissau padre Luigi Scantanburlo ha lavorato alle traduzioni in lingua Felupe dei testi liturgici e del Nuovo Testamento; in lingua Balanta dei Vangeli; in Criolo dei testi liturgici, del Nuovo Testamento e dell’intera Bibbia . Padre Giovanni De Franceschi, missionario in Costa d’Avorio, ha tradotto i testi liturgici in Baulé.
In Messico, dopo 25 anni di lavoro, nel 2015 è stata completata la traduzione della Bibbia nella lingua tzotzil, lingua che viene dai Maya ed è parlata soprattutto sugli altopiani del Chiapas, dai popoli di etnia tzotzil, circa 350.000 persone. L’opera è stata portata avanti dai sacerdoti Missionari del Sacro Cuore e di Santa Maria di Guadalupe, insieme ad alcuni sacerdoti della zona e soprattutto ai catechisti delle parrocchie. In Guatemala nel 2011 è stata pubblicata la Bibbia tradotta in k'iche, la più popolare delle 22 lingue prevalenti nel paese, frutto del lavoro di un gruppo coordinato dal sacerdote francese Bernardo Guos e da Isabel Sucuquí, di lingua maya, originaria di Chiché, El Quiché. La traduzione delle Scritture è stata fatta ma dalla lingua originale, attraverso un processo di costante revisione da parte di catechisti k'iché, per giungere al testo finale di una Bibbia che consente la lettura senza l'aiuto di altre lingue.
Negli anni ’60 del secolo scorso, i Missionari della Consolata hanno collaborato alla traduzione portata avanti dalla Chiesa locale, in Kenya e in Tanzania, della Bibbia nelle lingue Kiswaili, Kimeru, Kikuyo. P. Giuseppe Frizzi ha curato la traduzione della Bibbia in lingua Xirima del popolo Macua, nel Niassa, in Mozambico. La traduzione fu rivista dal “Centro de Inserção Makhuwa-Xirima”, centro di studi culturali e artistici da lui fondato nella missione di Maúa, e venne pubblicata dalla Diocesi di Lichinga, edita dai Missionari della Consolata. La pubblicazione dei Vangeli avvenne nel 1997 e della Bibbia completa nel 2000, in occasione del Grande Giubileo dell’anno 2000. P. Frizzi a tale riguardo ricorda un aneddoto: “Quando finii di tradurre la Bibbia in lingua macua-scirima venne a trovarmi un autorevole cheikh musulmano di Maúa, di nome Txirani: mi chiese se potevo tradurre anche il Corano. Dovetti declinare l’invito perché non conosco l’arabo, ma apprezzai molto la sua richiesta: essa esprimeva sia la sua piena fiducia in un cristiano sia il suo desiderio di rendere disponibile nella lingua locale il testo sacro dei musulmani, un desiderio nato dall’apprezzamento per l’opera dei cristiani, che traducono la Parola di Dio nelle diverse lingue del mondo”.
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EUROPA/CIPRO - Consiglio delle Chiese del Medio Oriente: Gerusalemme Est sia “la Capitale dello Stato palestinese indipendente”

Gio, 23/01/2020 - 12:23
Larnaca – Nelle convulsioni e nei conflitti che feriscono il Medio Oriente, i cristiani di quella regione possono sperimentare “il mistero dell’amore di Dio”, la sua compassione e il suo amore per ogni essere umano anche in mezzo a tante circostanze difficili. Lo sottolinea il comunicato diffuso dal Comitato esecutivo del Consiglio delle Chiese del medio oriente , riunitosi martedì 21 e mercoledì 22 gennaio a Larnaca , per due giorni di convivenza e lavoro comune vissuti nel contesto della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. All’incontro, ospitato da Chrysostomos II, Arcivescovo greco ortodosso di Cipro, hanno preso parte tra gli altri anche Yohanna X, Patriarca greco ortodosso di Antiochia, Ignatios Aphrem II, Patriarca siro ortodosso di Antiochia”, e il Cardinale Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia sui Caldei.
Nel documento comune, diffuso a conclusione dei lavori, i partecipanti al Comitato esecutivo MECC chiedono che sia custodita la fede e la speranza di tanti cristiani del Medio Oriente, area ancora afflitta da “eventi sanguinosi”. Nel contempo, si sottolinea che le sofferenze non vengono patite solo dalle Chiese e dai cristiani, ma toccano interi popoli della regione, Il documento richiama tutte le realtà ecclesiali coinvolte nell’organismo ecumenico ad intensificare la propria presenza “a fianco di ogni persona sofferente, sfollata e migrante, che ha perso i propri cari o i propri beni a causa della violenza e delle guerre, in modo che le Chiese rimangano un'icona della tenerezza e della prossimità di Dio”.
Oltre a condividere riflessioni, preoccupazioni e suggerimenti sulla condizione in cui versano popoli e Chiese nei diversi Paesi, i membri del comitato hanno anche ascoltato la relazione della professoressa Souraya Bechealany, Segretario generale del MECC, riguardante il lavoro compiuto nell’anno trascorso e sulle prospettive e iniziative future dell’organismo ecumenico. I partecipanti all’incontro hanno anche chiesto, nella preghiera comune, che si possa conoscere presto la sorte di Boulos Yazigi e Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, i due Arcivescovi di Aleppo –il primo greco ortodosso, il secondo siro ortodosso – scomparsi il 22 aprile 2013 in Siria. Poi, soffermandosi su situazioni e eventi riguardanti i singoli Paesi, i partecipanti alla riunione hanno posto l’accento sulle istanze di giustizia sociale e di lotta alla corruzione che stanno connotando le manifestazioni di protesta in corso in Iraq. Riguardo alla Siria, il Comitato esecutivo del MECC ha sottolineato l’urgenza di coinvolgere tutte le componenti locali e internazionali nel processo volto a ristabilire la pace su tutto il territorio e favorire il ritorno alle proprie case di sfollati interni e profughi. Esplicito sostegno è stato espresso anche verso le mobilitazioni del popolo libanese che esprimono insofferenza verso la corruzione e le inadempienze della classe politica nazionale. Riguardo a Cipro, che ospitava il summit ecumenico, i membri del Comitato esecutivo del MECC hanno chiesto esplicitamente che si ponga fine all'occupazione che ha portato alla divisione dell'isola, mentre in merito alla situazione della Palestina hanno espresso sostegno a quanti soffrono “le conseguenze dell'occupazione, la politica di apartheid” e l’espansione indiscriminata di insediamenti illegali sul territorio palestinese, chiedendo nel contempo il rispetto della libertà di seguire i riti e le pratiche legate alla propria fede per tutti i palestinesi, cristiani e musulmani, anche a Gerusalemme Est, definita nel documento come “la Capitale di uno Stato palestinese indipendente”. Il comunicato finale diffuso del MECC esprime anche il sostegno al popolo egiziano impegnato a affrancarsi da violenze e estremismo e a consolidare il principio di cittadinanza come fattore essenziale della vita civile. “Invitare i popoli della regione a far prevalere il principio di cittadinanza, insieme ai diritti e ai doveri” si legge nel comunicato “richiede una revisione dei sistemi e delle leggi” che aiuti a coniugare unità nazionale e riconoscimento delle diversità, e affrancare la vita civile da ogni settarismo.
Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, fondato nel 1974 a Nicosia e attualmente con sede a Beirut, ha lo scopo di facilitare la convergenza delle comunità cristiane mediorientali su temi di comune interesse e favorire il superamento di contrasti di matrice confessionale. La professoressa Souraya Bechealany, cristiana maronita, insegna teologia presso la Université Saint-Joseph de Beyrouth. Souraya è stata eletta Segretario generale del MECC nel gennaio 2018, e ha intrapreso insieme ai suoi collaboratori un processo di ristrutturazione dei dipartimenti dell’organismo ecumanico.
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ASIA/MALAYSIA - Promozione umana e solidarietà: nasce la Caritas Malaysia

Gio, 23/01/2020 - 11:18
Kuala Lumpur - Essere maggiormente presenti nella società malaysiana con iniziative di carità, promozione umana, sviluppo solidale, segno di prossimità verso ogni uomo e segno potente dell'amore di Dio: con questo spirito la Conferenza episcopale cattolica della Malayia, Singapore e Brunei ha deciso di istituire la Caritas Malaysia, riorganizzando e promuovendo l'attuale Ufficio per lo sviluppo umano esistente in seno alla Conferenza. Come appreso dall'Agenzia Fides, nei mesi scorsi i Vescovi della Malaysia hanno avuto un fitto scambio con i responsabili della Caritas International e, dopo aver chiarito gli aspetti organizzativi e istituzionali, hanno deciso all'unanimità di aprire un Ufficio nazionale della Caritas, che abbraccia tutte le diocesi nella Malaysia peninsulare e quelle nei territori del Borneo malaysiano, ovvero Sabah e Sarawak.
L'Ufficio avrà sede a Kuala Lumpur e il Vescovo Anthony Bernard Paul, alla guida della diocesi di Melaka-Johor, è stato nominato primo presidente della Caritas Malaysia. Il Vescovo inviterà a un primo incontro consultivo i rappresentanti delle nove diocesi entro il primo trimestre dell'anno, per avviare l'opera di coordinamento di tute le attività caritative già in essere e per stendere un programma di lavoro della Caritas per i prossimi anni.
Caritas Malaysia è parte della Caritas Internationalis, confederazione di oltre 160 membri, presente in quasi tutti i paesi del mondo. Espressione diretta della Chiesa cattolica, la Caritas rivolge aiuto concreto ai poveri, ai vulnerabili e agli esclusi, indipendentemente da etnia, cultura e religione, per costruire un mondo basato sulla giustizia e sull'amore fraterno.
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AFRICA/CONGO RD - “No a nuove guerre”: il grido d’allarme dei Vescovi di RDC, Rwanda e Burundi

Gio, 23/01/2020 - 11:16
Kinshasa - "La situazione sociale rimane preoccupante, in primo luogo alla luce dell'insicurezza persistente in alcune aree, in particolare ai confini di tre Paesi” affermano i Vescovi del Comitato Permanente dell’Association des Conférences Episcopales de l’Afrique Centrale , nel comunicato finale della riunione ordinaria che si è tenuta a Bukavu , dal 15 al 18 gennaio.
L’ACEAC che riunisce i Vescovi di Burundi, Rwanda e RDC, denuncia inoltre che nei loro tre Paesi, “il potere d'acquisto della popolazione è diminuito ulteriormente, costringendo molte famiglie a vivere al di sotto della soglia di povertà”.
“E poiché la sfortuna non arriva mai da sola, il virus Ebola e le piogge torrenziali degli ultimi mesi hanno causato diverse vittime e danni materiali significativi e lasciato diverse persone senza riparo” continua il comunicato inviato all’Agenzia Fides.
I Vescovi apprezzano il “dinamismo” delle Caritas e delle Commissioni Giustizia e Pace, che pur con le scarse risorse a loro disposizione hanno portato soccorso alle popolazioni colpite, e invitano le comunità cristiane di continuare a essere solidali con le vittime.
I Vescovi deplorano il deterioramento del clima di fiducia tra i leader politici nella regione, che rischia di accrescere la possibilità di scontri armati a danno delle popolazioni locali: “Facciamo appello alla coscienza dei governanti per tenere nel cuore e nella mente il dovere di proteggere le popolazioni e di lavorare per la prosperità delle persone che devono godere appieno dei loro diritti come creature create a immagine di Dio”.
I Vescovi rinnovano l’impegno preso nel 2013 di lavorare con altre confessioni religiose per stabilire una pace duratura nella regione “attraverso la testimonianza di vita, i gesti e le parole”. A tal fine, pubblicheranno nei prossimi mesi un programma pastorale per la conversione dei cuori e la promozione della coesione sociale, e invitano i fedeli a recitare ogni giorno la preghiera per la pace di San Francesco d'Assisi.
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AMERICA/BOLIVIA - Un processo elettorale che sia pacifico, democratico e trasparente, per guardare con fiducia al futuro

Gio, 23/01/2020 - 11:02
La Paz – "In questo momento storico, in questo periodo preelettorale, in cui ci prepariamo a nuove elezioni, abbiamo bisogno che i partiti politici riescano a presentare progetti promettenti per il Paese, dove la priorità sia cercare il bene comune, la crescita e il benessere del nostro popolo. Di fronte all'incertezza, cerchiamo di essere artigiani della pace, artigiani della riconciliazione e artigiani del bene comune": lo ha detto il segretario esecutivo della Commissione della Comunione Ecclesiale della Conferenza Episcopale Bolivia, padre Diego Plà, durante la celebrazione eucaristica della scorsa domenica, in vista delle elezioni del 3 maggio.
Mons. Eugenio Scarpellini, Vescovo della diocesi di El Alto e Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, intervistato da una televisione locale, ha detto: "Ancora una volta, come Chiesa cattolica, vogliamo esortare affinché il processo elettorale sia il più pacifico e democratico possibile... Il popolo ha bisogno di ricreare la fiducia nelle autorità, ha bisogno di un processo trasparente, di guardare al futuro con nuovi governanti eletti dal popolo e che pensino al bene comune e allo sviluppo realmente positivo".
La Bolivia ha celebrato ieri, 22 gennaio, il Giorno dello Stato Plurinazionale, e per l'occasione la Presidente ad interim, Jeanine Añez, ha chiesto di elaborare un piano per garantire la sicurezza del voto nelle prossime elezioni del 3 maggio 2020. "Ho chiesto ai ministri della Difesa e del governo nazionale di organizzare un piano comune, prima, durante e dopo il 3 maggio, in modo che il voto dei boliviani sia protetto" ha detto in un messaggio al paese per questa circostanza. La celebrazione del Dia del Estado Plurinacional si svolge ogni anno dal 2009, quando, secondo la nuova Costituzione, la Bolivia ha cessato di definirsi una repubblica.
Jeanine Áñez, che ha assunto la presidenza dopo le anomalie scoperte nelle ultime elezioni e dopo che Morales aveva rinunciato ed era fuggito all’estero, ha sottolineato che, proprio per questi motivi, "le elezioni del 3 maggio diventeranno il processo elettorale boliviano meglio accompagnato e più osservato nella nostra storia". L'OAS, le Nazioni Unite, l'Unione Europea e la Chiesa cattolica hanno espresso il desiderio di sostenere e accompagnare il processo elettorale.

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AFRICA/NIGER - “Potranno tagliare gli alberi ma non le radici della croce”: minacce ai cristiani nel paese

Gio, 23/01/2020 - 10:09
Niamey – “Le reiterate minacce alle comunità cristiane presenti nella zona frontaliera col Burkina Faso hanno raggiunto lo scopo che si prefiggevano: decapitare le comunità e farne poi preda della paura di professare la fede nella preghiera della domenica nelle cappelle” , scrive all’Agenzia Fides padre Mauro Armanino, sacerdote della Società per le Missioni Africane in Niger.
“Martedì 14 gennaio scorso, in un villaggio non lontano da Bomoanga, che da oltre un anno ha assistito impotente al rapimento di Padre Pierluigi Maccalli, - continua il missionario – un gruppo di criminali andati per un regolamento di conti con l’infermiere capo che opera in un dispensario della zona, hanno preso, portato poco lontano dalla sua casa e decapitato il nipote, battezzato da bambino. A Bomoanga la gente non va più in chiesa la domenica. La ‘basilica’, come p. Maccalli soleva chiamarla, concepita, edificata e da lui inaugurata, è adesso deserta, così come la scuola colpita di recente”.
Nella nota pervenuta a Fides, p. Armanino evidenzia lo sconcerto, la sofferenza, il timore ma soprattutto la consapevolezza della situazione manifestati durante l’incontro di formazione con i catechisti e gli animatori delle zona Gourmanché, frontaliera col Burkina Faso, organizzato recentemente a Niamey. “Anche laddove esistono persecuzioni, prove e tensioni, è possibile tradurre la fede – sottolinea - con una maggiore valorizzazione dei laici e del loro apporto, una più grande flessibilità per quanto riguarda i luoghi e i tempi delle celebrazioni e della vita della comunità”.
Il missionario conclude dicendo: “A Makalondi, Kankani e Torodi, nella stessa zona, le celebrazioni, seppur con prudenza, continuano come sempre, malgrado i preti non siano residenti sul posto. Più complicata la realtà nelle zone rurali che, essendo di difficile accesso, permettono ai gruppi armati di agire indisturbati. Potranno tagliare gli alberi ma non le radici della croce. Il terzo giorno c’è una risurrezione”.


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ASIA/KYRGYZSTAN - Preghiera e missione: esercizi spirituali ignaziani sulle rive del lago Issyk-kul

Gio, 23/01/2020 - 09:36
Bishkek - Vivere una settimana di spiritualità, secondo il carisma di sant'Ignazio di Loyola, e proporre questa esperienza di immersione e di vicinanza a Dio come forma di evangelizzazione, in una nazione dove il seme del Vangelo è diventato un piccolo germoglio: con questo spirito i padri Gesuiti presenti in Kirghizistan hanno organizzato una settimana di esercizi spirituali in completo silenzio, secondo il metodo di Sant’Ignazio di Loyola. Come riferito all'Agenzia Fides, l’iniziativa, aperta a tutti, si svolgerà dal 16 al 22 marzo 2020 presso l’“Issyk Center”, la casa per bambini kirghisi disabili e indigenti, situata sulle rive del lago Issyk-kul e gestita proprio dai religiosi della Compagnia di Gesù. L'invito è rivolto a giovani, adulti, persone curiose o interessate a conoscere la fede cristiana. Spiega una nota inviata all’Agenzia Fides dagli organizzatori: “Non è la prima volta che questi esercizi spirituali si svolgono in un luogo pittoresco sulle rive del lago Issyk-Kul, a soli 100 metri dalla spiaggia ed a pochi chilometri dalle montagne di Tien Shan”. Il contatto con la natura incontaminata rappresenta una via per raggiungere una dimensione di riflessione e di approfondimento, alla ricerca di Dio. Il tema di quest'anno sarà "Dio, guidami sulla via eterna. Libertà, Ringraziamento e Misericordia”. A guidare la settimana di spiritualità sarà il gesuita di Novosibirsk , padre Janez Sever.
Il programma di esercizi spirituali include un'introduzione alla preghiera ignaziana e alla meditazione delle Sacre Scritture, momenti di preghiera individuale e assembleare, la celebrazione dell’Eucaristia, l’Adorazione e l'opportunità di parlare con un assistente spirituale.
“Certamente si tratterà di giorni di ristoro del corpo e dello spirito, in un paesaggio così bello. D’altra parte, il fatto che una modalità di preghiera sviluppata circa cinque secoli fa venga ancora richiesta, ne testimonia l’efficacia”, conclude la nota dei Gesuiti.
Il Kirghizistan è un piccolo paese con una popolazione di quasi 6 milioni di abitanti che gode di libertà religiosa. Circa il 90% della popolazione è musulmana. I cristiani ortodossi rappresentano quasi il 10% del totale, e le altre confessioni cristiane sono una esigua minoranza. I cattolici del posto possono contare sull’assistenza spirituale di sette sacerdoti, un religioso e cinque suore francescane.
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AMERICA/VENEZUELA - Comunicato del Vescovo di San Cristobal sul sacerdote ucciso

Gio, 23/01/2020 - 09:26
San Cristobal – Il Vescovo di San Cristobal, Mons. Mario Moronta, ha pubblicato un secondo comunicato relativo alla morte del sacerdote Jesus Manuel Rondon Molina, che era scomparso il 16 gennaio ed è stato ritrovato ucciso il 21 gennaio .
Nel testo del 22 gennaio, pervenuto all’Agenzia Fides, il Vescovo afferma: “Secondo le informazioni fornite dalle autorità, il suddetto sacerdote sarebbe stato ucciso da un minore, che era stato vittima di abusi sessuali da parte del chierico, un'azione che ripudiamo. Lamentiamo la tragica morte del sacerdote e chiediamo che la giustizia divina si manifesti con misericordia. Preghiamo per lui, per sua madre e per la sua famiglia che stanno attraversando un momento di dolore e tristezza”.
Il Vescovo sottolinea che anche nella diocesi di San Cristóbal sono state adottate le norme della Chiesa universale per trattare i casi di abusi sui minori da parte del clero. Nel caso di p. Jesus Manuel Rondon Molina, “sono state ricevute diverse denunce contro di lui, sono state condotte le relative indagini e sono state prese le misure precauzionali... Nonostante le molteplici richieste di attenzione, ha disobbedito agli ordini e alle misure precauzionali stabilite nella legge della Chiesa”.
Mons. Moronta scrive che questo fatto “ci riempie di tristezza e preoccupazione”, chiede alle autorità “di chiarire cosa è successo senza usare questo triste evento per scopi politici o di altro tipo”, ricorda che la stragrande maggioranza dei sacerdoti si dedica generosamente al servizio della popolazione, “nonostante le difficoltà e le mancanze i fallimenti che alcuni possono avere”. “Sentiamo il dolore del popolo di Dio che soffre per molte cause e ancora di più per la cattiva testimonianza di alcuni – conclude -, condividiamo il dolore delle vittime di abusi… Sapendo che questo dolore si identifica con quello di Cristo sulla Croce, fissiamo lo sguardo sulla forza potentemente liberatrice della sua Risurrezione”.
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AFRICA/NIGERIA - Ucciso il responsabile di una comunità cattolica nel centro della Nigeria

Mer, 22/01/2020 - 12:16
Abuja - Ucciso il responsabile della chiesa cattolica di Saint Augustine, nella Keana Local Government Area dello Stato Nasarawa, nel centro della Nigeria. Secondo quanto appreso dall’Agenzia Fides, nella mattina del 20 gennaio, alcuni banditi, forse pastori Fulani, hanno assalito la comunità di Abebe, sparando all’impazzata. Nella sparatoria è morto Augustine Avertse, il responsabile della comunità cattolica locale, insieme al padre, Akaa’am Avertse, e ad altre due persone.
Uno dei sopravvissuti, rimasto ferito, afferma che l'attacco non è stato provocato, in quanto non vi era mai stata alcuna forma di incomprensione tra i membri della comunità e i pastori Fulani che vivevano nella zona.
Nel frattempo ha suscitato emozione la conferma dell’uccisione di Lawan Andimi, dirigente locale dell'Associazione Cristiana della Nigeria, che era stato rapito all'inizio di gennaio da Boko Haram nella Michika Local Government Area nello Stato di Adamawa nel nord-est della Nigeria. In un comunicato, il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha parlato di omicidio “crudele, inumano e deliberatamente provocatorio”, ed ha assicurato che i responsabili “pagheranno caro per le loro azioni”.
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AFRICA/KENYA - La buona gestione del Creato al centro della campagna quaresimale

Mer, 22/01/2020 - 11:26

Nairobi - “Crediamo che tutto ciò che Dio ha creato sia buono. L'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio e gli è stato comandato di governare razionalmente la creazione per produrre i frutti dalla terra” ha affermato Sua Ecc. Mons. John Oballa Owaa, Vescovo di Ngong, e Presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale del Kenya, nel presentare la campagna la Quaresima di quest’anno. Con il tema “La buona amministrazione per una nazione trasformata ... Il mio impegno”, l’iniziativa quaresimale si inserisce nella campagna per la lotta alla corruzione lanciata dai Vescovi il 5 ottobre 2019 a Subukia a Nakuru .
Il Presidente di “Giustizia e Pace” ha ricordato la speciale responsabilità che portano coloro che sono battezzati nel condividere la vita regale, profetica e sacerdotale di Cristo.
“La nostra amministrazione deve imitare quella di Cristo. Tutto ciò che abbiamo e siamo appartiene a Dio. Siamo semplicemente manager o amministratori che agiscono per Suo conto” ha sottolineato Mons. Oballa.
Nelle cinque settimane quaresimali a partire dal 22 febbraio 2020, i fedeli keniani saranno chiamati a riflettere sui seguenti argomenti: agricoltura responsabile, gioventù e sviluppo, gestione passata e futura delle risorse naturali.
La campagna promossa dai Vescovi del Kenya vuole essere una risposta all'invito di Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato Si '”, di occuparsi della " casa comune" - la Terra
Nella quinta e ultima settimana, al centro della riflessione ci sarà la santità e la dignità della vita di ogni persona umana, che è creata a immagine e somiglianza di Dio.
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AMERICA/NICARAGUA - Settimana missionaria nella diocesi di Matagalpa: l’obbedienza a Dio porta salvezza, la disobbedienza rovina

Mer, 22/01/2020 - 10:48
Matagalpa – "L'evangelizzatore deve ascoltare la voce di Dio, è un uomo o una donna che cerca, scopre e adempie la volontà di Dio" ha detto Mons. Rolando Alvarez, Vescovo della diocesi di Matagalpa, presiedendo la Santa Messa di Invio Missionario dei gruppi di operatori pastorali della parrocchia di San Ramón, il 17 gennaio. Come informa la nota pervenuta a Fides, centinaia di fedeli, insieme al loro parroco Mons. Isidoro Mora, svolgeranno la missione nei quartieri e nelle comunità rurali della parrocchia, portando le Sacre Scritture e il libro di preghiere offerto dalla Diocesi per questo anno, in cui ogni mese è dedicato ad un santo particolare con un'intenzione speciale.
Durante l'omelia della messa di invio, Mons. Alvarez ha ricordato che grandi miracoli possono accadere quando si è obbedienti alla voce del Signore e dei suoi profeti, perché l'obbedienza a Dio porta salvezza e la disobbedienza porta alla rovina. Quindi il missionario è un uomo o una donna che deve ascoltare la voce di Dio.
La “Settimana missionaria” nella diocesi viene organizzata ogni anno con qualche aspetto diverso. Tenendo conto della prossima “Domenica della Parola di Dio”, Mons. Alvarez ha sottolineato l'impegno missionario che si svolge in un ambiente non tanto propizio ad ascoltare una parola che invita alla giustizia, alla verità, quando il paese non vive una vera democrazia. Ieri ha scritto nel suo Twitter: "Solo una democrazia istituzionale e istituzionalizzata può interrompere i cicli di violenza che abbiamo trascinato". Poche ore fa ha sottolineato: "La base fondamentale di qualsiasi consenso è il rispetto illimitato per la dignità della persona e la libertà di espressione".
L’anno scorso, per la Settimana missionaria, Mons. Alvarez è andato insieme a centinaia di laici impegnati come missionari a predicare anche sugli autobus, annunciando il Regno di Dio e la predilezione dei più piccoli agli occhi di Dio. In particolare il Vescovo tiene in considerazione i giovani, come ha scritto il 14 gennaio: "Gli studenti hanno sempre espresso il loro profondo senso civico, istituzionale e democratico nei momenti appropriati. Hanno anche guadagnato il loro posto al tavolo . La loro riflessione matura e in crescita è un motivo in più perché siano ascoltati con serietà e responsabilità".

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ASIA/INDIA - Preghiera e adorazione dopo la profanazione del Santissimo Sacramento a Bangalore

Mer, 22/01/2020 - 10:41
Bangalore - Il 24 gennaio l'intera comunità diocesana di Bangalore "è chiamata a fare penitenza e a vivere una speciale preghiera con veglie di Adorazione Eucaristica in riparazione della azione sacrilega e ignominiosa": è l'invito diffuso dall'Arcivescovo Peter Machado, alla guida della comunità cattolica di Bangalore, dopo il furto e la profanazione del Santissimo Sacramento avvenuti in una parrocchia dell'arcidiocesi di Bangalore. Come comunicato a Fides, il furto è avvenuto nella chiesa di San Francesco ad Assisi, nel sobborgo di Kengeri, nella notte del 20 gennaio. Il cappuccino padre Sathish Kumar, parroco della chiesa di San Francesco Assisi, ha presentato una denuncia alla polizia locale e sono in corso indagini. "Non solo sono terribilmente scioccato, ma sono anche profondamente rattristato. Questo sacrilegio compiuto verso il nostro Signore e Salvatore è fonte di grande preoccupazione per i parrocchiani della chiesa di San Francesco Assisi, ma tocca i sentimenti religiosi di tutti noi in tutta l'arcidiocesi”, ha scritto l'Arcivescovo in una nota pervenuta a Fides.
Nei primi 19 giorni di gennaio, sono stati segnalati 17 episodi di violenza contro i cristiani in India, afferma lo "United Christian Forum" , sulla base delle denunce compiute tramite la linea telefonica di assistenza attivata dall'organizzazione, documenta casi di violenza contro chiese e cristiani in India.
"Un Pastore è stato arrestato. C'è stata una aggressione fisica, mentre alcune attività religiose sono state fermate dalla autorità" ha detto a Fides A.C.Michael, un leader dell'UCF.
John Dayal, giornalista cattolico e attivista per i diritti umani ha dichiarato a Fides: “La violenza avviene mentre la nazione vede le minoranze religiose discriminate con provvedimenti legislativi come il Citizenship Emendament Act , National Register of Citizens e National Population Register . C'è uno stato di impunità e una campagna di odio che accompagna e aggrava questi fenomeni".
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - L’istruzione dei giovani è responsabilità dei politici e dell’intera comunità

Mer, 22/01/2020 - 10:08
Bereina - “Preghiamo e lavoriamo perché il diritto all’educazione di tutti i bambini possa essere davvero riconosciuto, non solo nelle carte o nei discorsi dei politici, ma anche concretamente realizzato dalla cura quotidiana dei loro genitori e comunità” è l’auspicio di suor Giovanna Bordin, missionaria “Fraternità Cavanis Gesù Buon Pastore” a Bereina, toccando un tasto molto importante, che anche la politica ha sottolineato di recente. “Il governo è profondamente convinto che l’istruzione è lo strumento che trasformerà e sosterrà la prosperità della Nazione”, ha dichiarato in una lettera ufficiale James Marape, Primo Ministro della Papua Nuova Guinea, in prossimità dell’inizio dell’anno scolastico 2020-2021.
Fino allo scorso anno scolastico, in PNG, era in vigore una politica chiamata “Tuition Fee Free Education” con la quale lo stato si assumeva piena responsabilità economica delle spese scolastiche. Da quest’anno è stato annunciato che sarà in atto una nuovo sistema chiamato “Government Tuition Fee Subsidy” con la quale lo stato si prenderà l’80% della spese scolastiche, lasciando ai genitori e alle famiglie il compito di coprire il restante 20%, con lo scopo di renderli più responsabili dell’educazione dei loro figli.
“Il governo vuole fermare la sindrome da assistenzialismo che è stata permessa fino ad ora e che si è sviluppata nella cultura papuana”, ha aggiunto Marape. “Il cambiamento della gestione finanziaria è stato deciso per rimotivare genitori e le comunità a lavorare la terra e a lavorare sodo, a contribuire alla rinascita economica, rinnovando la nostra nazione e fermando la tendenza all’assistenzialismo e sindrome di dipendenza.” Il Primo ministro continua scrivendo: “Per loro natura i Papuani sono gran lavoratori, resilienti e indipendenti. Ma per molti anni, il Governo ha adottato e permesso politiche che hanno reso le persone pigre.”
Come spiega suor Bordin a Fides, “questa nuova decisione del governo Marape ha suscitato critiche ma, indipendentemente dalla posizione o dalle simpatie politiche, è certamente importante riconoscere i punti di forza della propria cultura e tenerli vivi, ma anche riconoscere quegli atteggiamenti di pigrizia e assistenzialismo che rischiano di bloccare lo sviluppo della nazione. Ogni iniziativa e decisione che possa aiutare a cambiare è importante, anche se criticata.” “La speranza seminata nell’educare i bambini possa risvegliare anche la forza e la capacità di sacrificio e cura degli adulti”, conclude la missionaria.

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