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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 9 min 12 sec fa

ASIA/IRAQ - Raid turchi su villaggi iracheni. Il Patriarca caldeo Sako: “Cosa vuole Erdogan?”

Lun, 22/06/2020 - 11:39
Baghdad – Gli aerei turchi hanno bombardato tra sabato 20 e domenica 21 giugno l’area presso Zakho, città del Kurdistan iracheno al confine con la Turchia, storicamente connotata dal forte radicamento di comunità cristiane caldee, sire e assire. Obiettivo dichiarato delle incursioni turche è quello di colpire basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in territorio iracheno.
Zakho, attualmente abitata da meno di 200mila persone, in buona parte curdi e cristiani caldei, sorge intorno alle rive del Piccolo Khabur , ed è la città natale dell’attuale Patriarca caldeo, il Cardinale Louis Raphael Sako. “La situazione” riferisce il Patriarca, interpellato dall’Agenzia Fides “è tesa e confusa. Si parla di almeno 5 morti civili e anche di tanti sfollati. Non si sa cosa vuole Erdogan. E il governo iracheno non ha certo neanche la possibilità di affrontare una eventuale guerra con la Turchia. Noi ci troviamo a dover far fronte a problemi sempre più gravi, uno dopo l’altro, in una spirale che toglie il fiato e schiaccia tutto il popolo sotto il peso della fatica e della preoccupazione”.
Proprio nell’area di Zakho, considerata strategica, negli anni Novanta del secolo scorso e nel decennio successivo, sono state installate basi militari sia degli Stati Uniti che della Turchia. Le incursioni aeree in zone del governatorato iracheno di Dahuk, analoghe a quelle realizzate già in passato dall’aviazione militare turca, sono riprese dalla metà di giugno e hanno provocato al momento soltanto una dura reazione verbale del ministero degli esteri iracheno, che in una nota le ha bollate come violazioni delle norme internazionali relative alla sovranità territoriale. I raid turchi in territorio iracheno, insieme alle recenti campagne militari realizzate da Ankara sugli scenari siriani e su quelli libici, confermano la crescita esponenziale dell’attivismo geopolitico-militare della Turchia, divenuto negli ultimi anni un fattore rilevante per decifrare le convulsioni e i conflitti che continuano a agitare l’intera regione mediorientale.
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ASIA/PAKISTAN - Scoperta un'antica croce cristiana tra le montagne del Nord del Pakistan

Lun, 22/06/2020 - 10:57
Islamabad : “La croce in pietra rinvenuta nelle montagne di Skardu-Baltistan indica la presenza del cristianesimo nel nord del Pakistan, già dieci secoli fa. È una importante scoperta storica e pone nuove sfide perche si compiano più scavi in ​​questa zona montuosa dove oggi non vi sono cristiani": lo dice all'Agenzia Fides p. Bonnie Mendes, anziano sacerdote pakistano, commentando all'Agenzia Fides il recente ritrovamento archeologico che getta nuova luce sulla storia della presenza cristiana in Pakistan.
Un team dell'Università di Baltistan ha annunciato di aver rinvenuto tracce di una antica presenza cristiana a Skardu. Il team di ricerca, gudato da Muhammad Naeem Khan, ha visitato il sito e rinvenuto un'antica croce cristiana. Il vice cancelliere dell'Università, Muhammad Naeem Khan ha riferito: “L'enorme croce, fatta di marmo, pesa circa 4 tonnellate, ed è lunga sei metri; è stata trovata a due chilometri dai campi base, sui monti intorno al villaggio Kardardo di Skardu nella divisione Baltistan, con vista sul fiume Indo”. “Secondo l'ipotesi iniziale - aggiunge - questa croce potrebbe avere dai 1.000 ai 1.200 anni. E la prima scoperta in assoluto, nel Baltistan, di un reperto di tal genere , che segna l'associazione di questa terra al cristianesimo”.
Il ricercatore informa che "il villaggio di Kavardo sia nato 1500 anni fa e vi è la possibilità che la pietra di marmo utilizzata per realizzare questa croce possa essere più antica. E conclude: "L'Università contatterà le università europee e nordamericane e gli storici locali per trovare la data esatta della croce scolpita dalla roccia usando i metodi scientifici".
P. Gulshan Barkat OMI, professore di storia della Chiesa in Pakistan, parlando a Fides, dichiara: “E' innegabile l'importanza di questa scoperta; abbiamo ancora bisogno di ulteriori scavi, per i quali suggerisco alle autorità di invitare archeologi e storici delle università pontificie. Dobbiamo capire di più, scoprire che pietra è questa e controllare la datazione al carbonio per ottenere dati esatti ”. Legando il ritrovamento alla storia del cristianeismo in Asia centrale, lo storico aggiunge: "Esiste la possibilità che i missionari nestoriani si siano stabiliti in questa regione e abbiano attraversato questi territori per raggiungere l'Iran, l'Afghanistan e la Cina nel 12° secolo".

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AFRICA/CONGO - “Da un male può nascere un bene” dice un sacerdote congolese che descrive la situazione religiosa e sociale causata dal COVID-19

Lun, 22/06/2020 - 10:30


Brazzaville – “Da un male può nascere un bene” scrive all’Agenzia Fides don Armand Brice Ibombo, sacerdote e insegnante nella Repubblica del Congo, nel descrivere le conseguenze della pandemia da COVID-19 nel suo Paese.
In Congo Brazzaville i primi casi di COVID-19 sono stati segnalati il 14 marzo. Subito dopo “inizia il periodo di emergenza sanitaria, con la chiusura dei luoghi adatti allo sviluppo del virus come scuole, uffici, luoghi di culto, bar, ristoranti, stadi, ecc.” ricorda don Ibombo, “Nel suo messaggio del 28 marzo il Presidente della Repubblica, decreta lo stato di emergenza sanitaria, con l'obbligo del confinamento a casa e il coprifuoco dalle 20:00 alle 5:00”.
Naturalmente “l'aspetto religioso è stato fortemente influenzato dal coronavirus, perché come nella maggior parte dei Paesi, è stato deciso di chiudere i luoghi di culto, costringendo i cristiani a pregare e meditare a casa o seguire le celebrazioni in televisione, senza contatto fisico con fratelli e sorelle e con pastori e guide” ricorda don Ibombo. “Ma "Da un male può nascere un bene ", dice un adagio, il coronavirus ha dato a molti cristiani la capacità o la volontà di pregare e ha sviluppato altri valori che sono spesso ignorati o trascurati. Ad esempio, con il confinamento, il coronavirus ha rivelato l'importanza della preghiera personale e familiare. Coloro che hanno difficoltà a pregare da soli e in casa sono stati costretti durante questo periodo a coltivare un rapporto intimo e profondo con Dio, lontano dalla comunità parrocchiale” sottolinea il sacerdote.
“Il coronavirus ha reso le famiglie consapevoli della loro vocazione di "chiese domestiche", vale a dire il primo luogo di educazione alla preghiera e ai valori della vita” rimarca don Ibombo.
“Anche da un punto di vista sociale, alcuni hanno vissuto una vita familiare affiatata, in cui l'intera famiglia si vede, vive insieme dalla mattina alla sera, perché non si hanno attività extra-familiari da esercitare. Anche quelli che hanno lavorato in questo periodo l'impatto è stato positivo per le famiglie, perché dopo il lavoro si sono affrettati a tornare in famiglia. In breve, il coronavirus ha senza dubbio rafforzato i legami e le relazioni in molte famiglie, a parte la noia causata dall'effetto del confinamento domestico obbligatorio” afferma il sacerdote.
I nuclei familiari hanno però dovuto affrontare gravi difficoltà economiche perché la maggior parte dei congolesi vivono alla giornata svolgendo attività informali che sono state bloccate dalle misure di contenimento della pandemia.
“Lo Stato ha adottato tutte le misure per controllare il Covid-19, ma non quelle di accompagnamento. In Congo, solo poche famiglie hanno avuto la fortuna di beneficiare del progetto Lisungi , ma si tratta di una semplice minoranza a spese della stragrande maggioranza delle famiglie” dice don Ibombo, secondo cui “lo Stato congolese dovrebbe seguire l'esempio dei Paesi sviluppati creando riserve alimentari da utilizzare durante le catastrofi o tempi di crisi, come quello che stiamo vivendo. Altrimenti, invece di morire per il coronavirus, le persone potrebbero morire di fame, cosa che per fortuna non è avvenuta”.
In conclusione, secondo don Ibombo “resta ancora molto da fare nella prevenzione, nella gestione dei conflitti e delle catastrofi naturali. Nessuno ha previsto il coronavirus, è vero, ma possiamo già usare questa crisi per il futuro, perché "uomo avvisato mezzo salvato", dice il detto popolare”.
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ASIA/MYANMAR - Il Cardinale Bo: includere migranti e sfollati nella risposta alla crisi del Covid-19

Lun, 22/06/2020 - 10:05
Yangon - Migranti e sfollati in Myanmar e in tutta l'Asia affrontano sempre più situazioni difficili: "Sono spesso in fuga, vivono in luoghi sovraffollati e con un'assistenza sanitaria inadeguata", ha detto il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell'Asia . I conflitti rimangono la causa principale della migrazione forzata in Asia, ha rilevato in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, aggiungendo che "in Myanmar guerra, tensioni interetniche, scelte politiche causano lo spostamento di migliaia di persone che ora muoiono di fame nel nord dello stato di Rakhine e in altri stati come il Chin". Il Cardinale ha lanciato un appello, auspicando che "qualsiasi conflitto che causa sofferenza alle persone sia risolto attraverso il dialogo e una costruttiva ricerca della pace".
Riferendosi al contesto birmano e all'intero continente, ha aggiunto: "Occorre dare priorità ai principi riconosciuti del diritto internazionale, propri dei paesi civili per quanto riguarda la protezione degli sfollati", ricordando che "migranti e gli sfollati in Asia non devono affrontare discriminazioni causate dalla crisi legata alla pandemia del Covid-19". "È urgente includere le esigenze di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in tutte le politiche di risposta al Covid-19, dal soccorso agli aiuti economici per la sopravvivenza", ha affermato.
"Se l'umanità è divisa, la crisi pandemica non può essere superata. Se nessuno è escluso, è possibile curare un pianeta. Per il bene di tutti, prendiamoci cura dei rifugiati. Se le persone continuano a essere costrette ad abbandonare le proprie case, rimarremo un mondo in crisi", ha affermato il Cardinale, riflettendo sulle cause del fenomeno.
"Per porre fine alla crisi sanitaria, alleviare la fame e la povertà indotte dalla pandemia e per prevenire lo sradicamento delle persone come rifugiati e sfollati - ha rilevato - bisogna affrontare le vere cause dei conflitti, fermare le offensive militari e consentire agli sfollati di tornare alla loro villaggi ", ha detto il Cardinale.
L'Arcivescovo di Yangon ha infine lanciato un accorato monito ai leader politici e religiosi asiatici perchè "prestino particolare attenzione alla difficile situazione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo privi di documenti, e perchè li aiutino con tutto il sostegno di cui hanno bisogno".
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AMERICA/BOLIVIA - La Chiesa coinvolta nella "crociata per la vita", in aiuto alle famiglie vulnerabili e migranti

Lun, 22/06/2020 - 09:41
Santa Cruz - Dalla Basilica minore di San Lorenzo Mártir, Cattedrale dell'arcidiocesi di Santa Cruz , ieri domenica 21 giugno, Mons. Sergio Gualberti ha presieduto la Messa concelebrata da Mons. René Leigue, Vescovo Ausiliare, P. Hugo Ara, Rettore della Cattedrale e Vicario per le Comunicazioni, e P. Mario Ortuño, Cappellano de Palmasola. Nella sua omelia, l'arcivescovo ha detto che Gesù, per esperienza personale, sa bene che la missione può causare resistenza e persecuzione, quindi ripete tre volte ai discepoli: "Non temere".
"La speranza di godere della vita eterna un giorno, non implica ignorare la nostra vita terrena, un dono di Dio di cui dobbiamo avere molta cura, in particolare in questo tempo di propagazione esponenziale di Covid. È una grave minaccia per la vita di tutti, in particolare per i settori più vulnerabili, inclusi migranti e rifugiati, come ci ha ricordato la celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato. Questi fratelli, comprese le famiglie con bambini, che sono presenti anche nella nostra città, soffrono in misura maggiore della situazione di impotenza dei settori poveri della nostra società, a causa della mancanza di lavoro, di assistenza sanitaria, di alimenti di base e insicurezza abitativa, perché non possono pagare l'affitto, correndo il rischio di ulteriori contagi" ha affermato il Presule.
"In risposta a questo peggioramento della situazione sanitaria e sociale nella nostra città e dipartimento, le nostre autorità, con il sostegno di vari settori e istituzioni, tra cui la Chiesa cattolica, hanno lanciato la "Crociata per la vita", una misura straordinaria per contrastare questa malattia mortale - ha annunciato Mons. Gualberti - . Un numero significativo di gruppi, con tutte le misure di sicurezza necessarie, visiterà le case per identificare e fornire assistenza alle persone colpite e alle loro famiglie. Rispondiamo a questa iniziativa esortando giovani e adulti a non avere paura di fare volontariato con il personale sanitario e di sicurezza".
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AMERICA/BOLIVIA - Anche la Chiesa nella "crociata per la vita", aiuto alle famiglie vulnerabili e migranti

Lun, 22/06/2020 - 09:41
Santa Cruz - Dalla Basilica minore di San Lorenzo Mártir, Cattedrale dell'arcidiocesi di Santa Cruz , ieri domenica 21 giugno, Mons. Sergio Gualberti ha presieduto la Messa concelebrata da Mons. René Leigue, Vescovo Ausiliare, P. Hugo Ara, Rettore della Cattedrale e Vicario per le Comunicazioni, e P. Mario Ortuño, Cappellano de Palmasola.
Nella sua omelia, l'arcivescovo ha detto che Gesù, per esperienza personale, sa bene che la missione può causare resistenza e persecuzione, quindi ripete tre volte ai discepoli: "Non temere".
"La speranza di godere della vita eterna un giorno, non implica ignorare la nostra vita terrena, un dono di Dio di cui dobbiamo avere molta cura, in particolare in questo tempo di propagazione esponenziale di Covid. È una grave minaccia per la vita di tutti, in particolare per i settori più vulnerabili, inclusi migranti e rifugiati, come ci ha ricordato la celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato. Questi fratelli, comprese le famiglie con bambini, che sono presenti anche nella nostra città, soffrono in misura maggiore della situazione di impotenza dei settori poveri della nostra società, a causa della mancanza di lavoro, di assistenza sanitaria, di alimenti di base e insicurezza abitativa, perché non possono pagare l'affitto, correndo il rischio di ulteriori contagi" ha affermato il Presule.
"In risposta a questo peggioramento della situazione sanitaria e sociale nella nostra città e dipartimento, le nostre autorità, con il sostegno di vari settori e istituzioni, tra cui la Chiesa cattolica, hanno lanciato la "Crociata per la vita", una misura straordinaria per contrastare questa malattia mortale - ha annunciato Mons. Gualberti - . Un numero significativo di gruppi, con tutte le misure di sicurezza necessarie, visiterà le case per identificare e fornire assistenza alle persone colpite e alle loro famiglie. Rispondiamo a questa iniziativa esortando giovani e adulti a non avere paura di fare volontariato con il personale sanitario e di sicurezza".
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AFRICA/KENYA - "Siamo custodi dei nostri fratelli: Children’s right and black lives matter”

Lun, 22/06/2020 - 09:23
Nairobi – “In Africa continuano ad aumentare violenze di genere, soprusi sessuali, gravidanze e matrimoni precoci, lavori forzati, tratta dei minori, mutilazioni genitali femminili e, soprattutto in questo periodo di pandemia, dobbiamo essere custodi dei nostri fratelli, in particolare dei bambini che non hanno possibilità di esprimersi”. è l'appello lanciato da Ashley Kitisya, Segretario generale della Nature Nurture Club della Catholic University of East Africa , ha lanciato questo monito, esortando a denunciare i soprusi e le sofferenze dei minori in Africa: “A causa del Covid, molti bambini non stanno andando a scuola e molti di loro si trovano vittime di abusi basati su pratiche tradizionali ataviche che pregiudicano la loro dignità” si legge nella nota dei Vescovi kenioti pervenuta all’Agenzia Fides.
“Dobbiamo imparare a valorizzare le culture reciproche, ma anche a guarire i torti e le ingiustizie che vengono perpetrati alle persone emarginate e vulnerabili”, ha dichiarato Steven Kezamutima, Responsabile del Programma Justice Peace and Integrity of Creation Franciscans Africa , sottolineando come questi temi si leghino alle linee guida delle celebrazioni legate all’enciclica di Papa Francesco "Laudato Si", e ricordando che è stato lanciato uno speciale Anno internazionale dedicato all'enciclica. “Riconosciamo il valore e la dignità di tutte le persone di colore, in particolare i bambini; dobbiamo essere consapevoli che gli abitanti di diversi paesi e culture, specialmente nel sud del mondo, possono offrire soluzioni alla crisi ambientale che stiamo vivendo tutti, da qui la necessità di imparare gli uni dagli altri”, ha aggiunto Kezamutima organizzatore e moderatore di un evento online denominato "Children’s Right and Black Lives Matter", organizzato in occasione della "Giornata Internazionale del Bambino Africano", celebrata il 16 giugno. “Riconoscere le radici africane di adulti e bambini, indipendentemente da dove si trovino nel mondo, è particolarmente importante in questa Giornata internazionale. Dobbiamo fare il possibile per prenderci cura della salute fisica, mentale e spirituale dei piccoli in Africa”, ha detto.
I Vescovi hanno inoltre evidenziato tra gli eventi organizzati, la visita a due case di accoglienza di minori che ospitano ex bambini di strada da parte di CUEA, JPICFA e Global Catholic Climate Movement Africa. “La visita a queste strutture ha avuto anche un aspetto interreligioso poiché anche i musulmani hanno apportato un contributo al programma”, ha aggiunto il responsabile del programma di JPICFA, il quale ha concluso dicendo che “bisogna lavorare tutti insieme per trovare modi nuovi e creativi per riunire persone di diversa estrazione e lavorare per obiettivi comuni di salute, benessere, sostenibilità, educazione, pace e celebrazione delle culture”.

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ASIA/THAILANDIA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, p. Paul Trairong Multree

Lun, 22/06/2020 - 09:05
Città del Vaticano – Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 18 arile 2020 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie opere Missionarie in Thailandia, per un quinquennio , il p. Paul Trairong Multree, del clero diocesano di Ratchaburi, membro della Thai Missionary Society.
Il nuovo Direttore nazionale è nato in Thailandia il 7 settembre 1976 ed è stato ordinato sacerdote il 9 giugno 2007, per la diocesi di Ratchaburi, ed è membro della Thai Missionary Society.
Ha studiato filosofia e teologia al Saengtham College. Ha conseguito la licenza in Teologia, con specializzazione in liturgia pastorale, presso l’Istituto di Liturgia pastorale Santa Giustina e un Diploma in Formazione vocazionale alla Pontificia Università Salesiana. Tra le sue esperienze pastorali è stato parroco e viceparroco, in Thailandia e Irlanda, quindi per 5 anni missionario in Cambogia. Dal 2019 è Rettore del Thai Missionary Seminary e professore al al Saengtham College.
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EUROPA/ITALIA - Sarà beata Suor Maria Laura Mainetti, educatrice dei giovani, uccisa mentre perdonava le sue assassine

Lun, 22/06/2020 - 09:01
Como - Il Santo Padre Francesco ha autorizzato il 19 giugno la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante il martirio della Serva di Dio suor Maria Laura Mainetti , religiosa professa delle Suore Figlie della Croce. Nata a Colico il 20 agosto 1939 e uccisa a Chiavenna , in odio alla Fede, il 6 giugno 2000.
La notizia è stata accolta dal suono delle campane nelle comunità di Villatico di Colico , dove suor Mainetti è nata, e a Chiavenna , luogo del suo martirio, mentre sabato 20 giugno, alle ore 12, tutte le campane delle chiese della Diocesi di Como hanno suonato a festa.
Secondo le informazioni diffuse dalla diocesi di Como, che “accoglie con gioia la notizia di questo importante riconoscimento da parte della Chiesa universale”, Teresina Mainetti fu uccisa il 6 giugno 2000 a Chiavenna, al termine di un rituale satanico . «Eccomi! Signore, perdonale»: questa la frase pronunciata da suor Laura mentre veniva colpita.
Teresina a 18 anni entrò nella Congregazione delle Figlie della Croce: nell’agosto 1959 emise i primi voti come suor Maria Laura e nel 1960 fece la professione perpetua a La Puye, casa madre della Congregazione. Dedicò la sua vita alla missione tra i bambini, i giovani e le famiglie, a Vasto , Roma, Parma, fino ad approdare a Chiavenna nel 1984: qui, nel 1987, divenne anche superiora della comunità. Le consorelle la descrivono come «instancabile e serena, sempre pronta a rimboccarsi le maniche quando scopriva una qualunque situazione di difficoltà». Una sensibilità particolare suor Maria Laura l’ebbe sempre per i giovani. In uno dei suoi scritti si esprimeva così: «i giovani sono poveri… Sì, perché spesso sono disorientati, sradicati, plagiati, soffocano un grido di vita inespresso… Sento l’urgenza di accompagnarli e di chiedere aiuto a Gesù, perché non hanno punti di riferimento».
La sera del 6 giugno 2000 esce in fretta dal convento per andare a prestare l’aiuto richiesto da tre ragazze minorenni, che però la attirano in una trappola per ucciderla. Muore pregando e donando il suo perdono.
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VATICANO - "Come Gesù Cristo, costretti a fuggire": vivere con dignità da rifugiati ai tempi del coronavirus

Sab, 20/06/2020 - 19:19
Città del Vaticano - Vittime di violenza, paura e soprattutto di un sistema ingiusto, nel 2019, 33,4 milioni di persone in 145 Paesi sono state costrette a lasciare le loro case andandosi ad aggiungere alle centinaia di milioni di rifugiati già presenti in tutto il mondo. Per non dimenticare questa grave tragedia si celebra oggi, 20 giugno, la 106a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. ‘Come Gesù Cristo, costretti a fuggire’ è il tema scelto da Papa Francesco per questa giornata che si concentrerà sulla pastorale degli sfollati interni .
“Questa giornata ricorda il ruolo e la responsabilità che abbiamo nei confronti del nostro vicino che è stato sradicato dalla sua casa, dalla sua cultura, dalla sua famiglia e dal suo ambiente e vive una tragica quanto dolorosa situazione” dichiara il Segretario Generale di Caritas Internationali, Aloysius John. “Per molti in tutto il mondo, queste persone non hanno un volto né una storia – si legge nella nota pervenuta all’Agenzia Fides. I rifugiati sono solo numeri o notizie da guardare brevemente sul giornale. Raramente ci preoccupiamo di loro o conosciamo le storie di sofferenze indicibili, di dolore immane e persistente e soprattutto di disumanizzazione.”
Nella sua dichiarazione Aloysius ricorda, tra gli altri, i tanti profughi Rohingya che hanno lasciato le proprie case in Myanmar per essere trapiantati nel vicino Bangladesh dove, nonostante la disponibilità del governo locale a riceverli, sono profondamente vulnerabili, oggi perfino al contagio di COVID 19.
“La pandemia di COVID-19 ci ha insegnato un'importante lezione: la necessità della solidarietà globale per combattere qualsiasi problema affligga l'umanità - prosegue. Quest'anno, il 2020, ci deve condurre a un nuovo modo di rispondere al dramma dei rifugiati. Come comunità internazionale, l'umanità è stata in grado di organizzarsi contro la pandemia. Allo stesso modo, c'è un urgente bisogno di accogliere i rifugiati con empatia e solidarietà, affrontare le cause profonde del fenomeno migratorio e sviluppare un sistema economico giusto che garantisca loro pari opportunità.”
“Il nostro obiettivo principale – conclude il Segretario Generale di Caritas Internationalis - è coltivare la fratellanza attraverso l'espressione di cura e amore per i più vulnerabili, e i rifugiati sono tra questi. Chiediamo ai nostri leader politici di prendere decisioni coraggiose per tutelare i rifugiati, in particolare quanti di loro che in molti luoghi del mondo oggi sono vittime di ogni tipo di abuso e violenza. Sono persone umane, con valori e diritti, ed è dovere di tutti noi riceverle a braccia aperte e assicurarci che vivano con dignità.”
Secondo il Rapporto Unhcr nel 2019, 70,8 milioni di persone in tutto il mondo sono state costrette a fuggire dal proprio Paese. Si tratta di un numero senza precedenti di persone in fuga per confitti, persecuzioni, drammatici cambiamenti climatici, catastrofi naturali. Di queste, circa 25,9 milioni sono rifugiati, più della metà dei quali di età inferiore ai 18 anni. Ogni due secondi una persona è costretta ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti o persecuzioni. A questi si vanno ad aggiungere milioni di persone apolidi cui sono stati negati una nazionalità e l’accesso a diritti fondamentali quali istruzione, salute, lavoro e libertà di movimento.


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NEWS ANALYSIS - Pakistan: la Commissione per le minoranze e il rispetto dei diritti umani

Sab, 20/06/2020 - 11:24
Karachi - I principi fissati dalla Convenzione Onu di Parigi, adottata nel 1993 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, affermano che, nella formazione di organismi intesi a tutelare i diritti umani, i governi e le loro istituzioni debbano restare in una posizione consultiva e non entrare nel processo decisionale: il tutto per promuovere reale indipendenza e pluralismo delle Commissioni istituite, che dovrebbero essere composte da leader di organizzazioni non governative e comunque avere un mandato del Parlamento.
Questi principi e queste tutele non sono state osservate dal governo pakistano, quando ha creato la nuova "Commissione nazionale per le minoranze" in Pakistan.
I principi della Convenzione Onu di Parigi indicano alcuni punti da rispettare nella creazione di istituzioni nazionali per i diritti umani:
- proteggere i diritti umani, anche ricevendo, indagando e risolvendo i reclami, mediando i conflitti e monitorando le attività;
- promuovere i diritti umani, attraverso l'istruzione, la sensibilizzazione, i media, le pubblicazioni, la formazione e lo sviluppo di capacità, nonché fornendo consulenza e assistenza al governo.
Inoltre, si fissano 6 punti che da soddisfare: ampio mandato, basato su norme e standard universali in materia di diritti umani; autonomia dal governo; indipendenza garantita da statuto o Costituzione; pluralismo; risorse adeguate; poteri investigativi adeguati.
Riferendosi a questi necessari standard, le organizzazioni della società civile, chiedono una commissione neutrale e indipendente, che possa proporre nuove leggi e politiche sulla base delle norme internazionali sui diritti umani.
Ora le organizzazioni della società civile chiedono al governo di rivedere la decisione, attraverso un processo consultivo con gli gli organi interessati. - continua
Link correlati :Continua a leggere la News analysis sul sito web di "Omnis Terra"
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AFRICA/BURUNDI - “Presidente ci dia la pace, la cerchi con tutto il suo essere”: l’Arcivescovo di Gitega al giuramento del neo Capo dello Stato

Sab, 20/06/2020 - 10:35

Bujumbura - Il Presidente del Burundi Evariste Ndayishimiye, ha prestato giuramento il 18 giugno a Gitega, alla Presenza delle autorità civili e religiose del Paese.
Prima di prestare giuramento, il moderatore della cerimonia, il generale di brigata Gaspard Baratuza, ha invitato gli 8 Vescovi cattolici ed altri rappresentanti delle confessioni religiose a raggiungere il centro dello stadio. Dopo aver formato un cerchio il Presidente eletto si è inginocchiato all'interno. Nella sua preghiera prima del giuramento, l'Arcivescovo di Gitega, Sua Ecc. Mons. Simon Ntamwana, ha invitato il neo Presidente a voltare pagina: “Siate sempre pronti a ricevere la saggezza del Signore come Salomone " ha detto Mons. Ntamwana che ha insistito sulla necessitò di ritrovare la pace. “Beati quelli che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio! Si assicuri di essere figlio di Dio, capace di portare la pace ai burundesi, lei sa quanto ne abbiamo bisogno, ci dia la pace, la cerchi con tutto il suo essere ... ""Lei che ama il Signore odi il male, sappiamo che ama il Signore". “Il Signore la illumini affinché possa fare del bene in Burundi, affinché rafforzi l'amore tra i burundesi. Operi per il rimpatrio dei rifugiati, in modo che queste intelligenze che si trovano all'estero possano aiutarci a combattere la miseria in cui è caduto il Burundi, in modo che mettano il loro genio al servizio dello sviluppo ".
Le parole dell’Arcivescovo di Gitega esprimono le speranze della popolazione del Paese scosso da anni di instabilità dopo che il defunto Presidente Pierre Nkurunziza aveva modificato la Costituzione per ottenere un terzo mandato .
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AFRICA/SUD SUDAN - “Basta guerra: Dio ci guarda e ci riterrà responsabili per il disprezzo della santità della vita” ammoniscono i leader cristiani

Sab, 20/06/2020 - 09:35


Juba – “Siamo profondamente addolorati per l'escalation della violenza in quasi tutti gli Stati del nostro Paese. Deploriamo fortemente l'aumento della perdita di vite umane e la distruzione dei beni delle popolazioni già impoverite dai conflitti nel Paese ", affermano in una dichiarazione i leader religiosi del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan
"Dio ci guarda e ci riterrà responsabili per il disprezzo della santità della vita” ammoniscono i leader cristiani nella loro dichiarazione firmata da sette membri del SSCC, compreso Sua Ecc. Mons. Stephen Ameyu Martin, Arcivescovo di Juba,
L'organismo ecumenico ha invitato il governo a trovare il modo di fermare gli scontri in corso in varie parti del Paese e di abbracciare la pace.
"Denunciamo con forza le violenze nel Greater Jonglei, Ruweng, Warrap, Greater Yei, Lakes e in altri luoghi della Repubblica del Sud Sudan, tra cui Gumba Sherikhat", affermano i leader delle principali confessioni cristiane sud-sudanesi, che chiedono “al governo di transizione di unità nazionale e a tutti i gruppi di opposizione di porre fine alla violenza devastante con effetto immediato”.
I leader dell’SSCC chiedono al governo e all’opposizione di rimanere fedeli gli accordi che hanno firmato e di garantire la loro piena e tempestiva attuazione” e di scegliere quadri e dirigenti delle istituzioni guardando alle loro competenze e non sulla base di giochi di potere e agli interessi di parte.
Anche la popolazione è invitata a fare la propria parte pentendosi dei propri peccati e soprattutto perdonandosi gli uni con gli altri.
“Assicuriamo al nostro popolo che la Chiesa rimarrà fedele alla sua chiamata divina e al suo ministero di riconciliazione e continueremo a pregare e lavorare per il nostro Paese, perché crediamo che vi sia ancora speranza per noi e che il Sud Sudan vincerà. Non arrendiamoci”, concludono i leader cristiani.
Il Revitalized Transitional Government of National Unity è stato formato il 22 febbraio di quest’anno. Il termina “rivitalizzato” si riferisce al fatto che il nuovo esecutivo riprende in parte quello formato nel 2011 nel quale Presidente è Salva Kiir Mayardit e uno dei Vice Presidenti è il suo diretto rivale Riek Machar. Nel 2013 quest’ultimo fu accusato di un tentativo di golpe a seguito del quale è scoppiata una guerra civile. Dopo diversi tentativi di conciliazione si è giunti a febbraio alla formazione del nuovo esecutivo di unità nazionale che dovrà portate il Sud Sudan a nuove elezioni. Purtroppo i semi di tanti anni di guerra hanno prodotto in diverse aree del Paese la formazione di diversi gruppi armati e il risorgere di tensioni etniche e tribali che, insieme ai giochi di potere interni al governo, non hanno ancora permesso il ritorno della pace.
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ASIA/KAZAKHSTAN - Covid-19: difficile il rinnovo dei visti di soggiorno per i missionari cattolici

Sab, 20/06/2020 - 09:17
Almaty - I sacerdoti missionari in Kazakistan, così come tutti gli stranieri presenti sul territorio nazionale, potrebbero riscontrare problemi di permanenza nel Paese centrasiatico a causa delle nuove disposizioni in materia di ingresso e soggiorno, legate al diffondersi del Covid-19. E’ quanto segnala all’Agenzia Fides don Guido Trezzani, missionario in Kazakistan nella comunità del “Villaggio dell’Arca” a Talgar, nei pressi di Almaty. Rileva il missionario oggi Direttore di Caritas Kazakhstan: “C’è un grande punto interrogativo sulla nostra presenza futura in Kazakistan: è una situazione fluida che cambia tutti i giorni, al momento non abbiamo certezze. Sappiamo solo che il 10 luglio terminerà la moratoria che consente il rientro nei paesi di origine senza sanzioni amministrative per tutti gli stranieri ai quali è scaduto il visto durante prima fase di emergenza, oppure per coloro che erano qui grazie al cosiddetto regime dei 30 giorni. Si tratta di una norma che permetteva ai cittadini di 57 paesi di visitare il Kazakistan senza obbligo di visto, fino ad un massimo di un mese, e che è stata sospesa da maggio al 1° novembre 2020. Chiunque abbia il visto in scadenza dovrebbe tornare nel proprio paese di origine e chiederne il rinnovo ma, al momento sembra che nessuna ambasciata kazaka nel mondo stia concedendo il documento. Il mio visto, per esempio, scadrà a inizio settembre e probabilmente dovrò rientrare in Italia in attesa che le disposizioni cambino”.
Il recente aumento del numero dei contagiati contribuisce a peggiorare la già confusa situazione burocratica. Ad un mese dalla fine dello stato di emergenza nazionale, infatti, un nuovo picco di casi di Covid-19 ha portato le autorità kazake a stabilire il blocco e la chiusura delle attività nelle maggiori città - Nur-Sultan, Almaty e Karaganda - e di altre aree più piccole.
“La situazione sembra peggiorare negli ultimi giorni. I nostri numeri sono decisamente inferiori rispetto ad altre zone del mondo ma, con l’aumento dei contagi, si sta tornando indietro. Già per questo fine settimana è stata disposta la chiusura di parchi e centri commerciali, mentre agli over 65 è stato imposto il divieto di uscire di casa”, rileva don Trezzani.
Le nuove misure di contenimento potrebbero rallentare anche l’inaugurazione di un centro diurno dedicato ai bambini con sindrome di Down, realizzato da Caritas Kazakistan nella città di Almaty e finanziato dalle autorità locali. Spiega a tal proposito il missionario: “All’inizio dell’anno avevamo incontrato i rappresentanti di un dipartimento dell’amministrazione cittadina a cui avevamo chiesto di sostenere il nostro lavoro con i bambini disabili. Qualche settimana fa ci è arrivata la conferma di un loro finanziamento fino al 31 dicembre. Abbiamo dovuto preparare in pochi giorni documenti, contratti e procedure igienico-sanitarie. La data di partenza prevista era fissata per il 18 giugno. Saremo in ritardo di qualche giorno, a meno che la situazioni non peggiori talmente tanto da portare di nuovo il Paese alla chiusura totale”, conclude.
In Kazakhstan la Chiesa cattolica contano 4 diocesi, per un totale di 70 parrocchie. I sacerdoti presenti nella nazione sono 91, tra i quali 61 diocesani e 30 religiosi. Secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, degli oltre 17 milioni di abitanti del Paese, circa il 26% è costituito da cristiani, e l’1% di questi è di fede cattolica.

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AFRICA/MALAWI - Il Vescovo di Zomba: “La Chiesa ha un ruolo centrale nell'affrontare la pandemia”

Sab, 20/06/2020 - 09:06
Zomba - “Quando il Covid 19 è arrivato in Malawi, ci siamo trovati impreparati e spaventati. Finora Dio ci ha salvato da molte morti come è accaduto in Europa e in altre parti del mondo. Ad oggi si registrano oltre 500 casi, che per la maggioranza sono riferibili a persone provenienti dall’estero. La paura è che possano svilupparsi focolai del virus a livello locale”. Così riferisce in un’intervista all’Agenzia Fides mons. George Desmond Tambala, Vescovo della diocesi di Zomba, parlando di come la popolazione sta affrontando la diffusione del corona-virus nel paese.
L’emergenza sanitaria in Malawi rischia di allargare il divario tra campagna e città. L’85% della popolazione vive in aree rurali, non ha accesso alle informazioni e non è consapevole della gravità della situazione. “L’impatto del virus su queste persone è potenzialmente pericoloso - osserva p. George - perché è più difficile mettere in pratica il distanziamento sociale e seguire le indicazioni igienico-sanitarie”. Diversa la situazione in città, dove le campagne di sensibilizzazione e le misure prese dalle aziende hanno avuto i loro frutti. Chiunque entri in banche, negozi, stazioni di benzina e altri esercizi commerciali è invitato a lavarsi le mani. “Tuttavia - continua il presule - in molti hanno perso il lavoro durante questo periodo e le sacche di indigenza rischiano di aumentare anche in città, alimentando così una spirale in cui chi non si può permettere le più elementari pratiche di prevenzione diventa facile preda del virus e amplificatore del contagio”. In tutto il paese sono state chiuse scuole e università, sono stati vietati gli assembramenti con oltre 100 persone. Per assicurare il distanziamento sociale, il trasporto pubblico e privato ha un accesso limitato.
A destare ulteriori preoccupazioni ci sono, inoltre, le condizioni di vita dei più poveri. Circa tre quarti della popolazione in Malawi, infatti, è impegnata in lavori informali: “Sono le persone maggiormente esposte a contrarre il Covid-19" - sottolinea mons.Tambala. "Si tratta soprattutto di agricoltori e piccoli commercianti che al mattino vanno al mercato a vendere al dettaglio la propria merce”. In tale cornice, la diocesi di Zomba si è subito attivata per contenere la diffusione del coronavirus, istituendo una task force dedicata, avviando campagne di sensibilizzazione e di raccolta fondi. “Vogliamo assicurarci un ruolo importante nella lotta contro questa epidemia - dichiara p. George - condividendo con i fedeli tutte le informazioni relative alla malattia e alle misure preventive, come l'igiene personale”.
“La ripresa delle celebrazione eucaristiche è stata accolta con grande gioia da parte dei fedeli" - rileva il vescovo - e, sulle sfide della Chiesa locale, sostiene che “questo tempo di pandemia può offrire la possibilità di riflettere su come possiamo adottare nuovi modi di evangelizzazione: dobbiamo chiederci come possiamo essere più solidali, soprattutto verso coloro che hanno gravi problemi finanziari a causa della perdita di posti di lavoro. C’è bisogno di rafforzare la fede a livello familiare - conclude - e di avere uno sguardo attento sui giovani che hanno dimostrato in questo periodo una grande capacità di sostenere gli sforzi e dare un valido contributo per fermare l’infezione”.

Link correlati :Guarda la video intervista al Vescovo George Tambala sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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AMERICA/BRASILE - La libertà di circolazione delle merci vale più di quella delle persone?

Sab, 20/06/2020 - 09:02
Brasilia - La Chiesa in Brasile celebra la Giornata mondiale del rifugiato con una serie di programmi e dibattiti sulla situazione delle persone costrette a lasciare la propria terra e il proprio paese che concludono la “Settimana del Migrante”. "Dov'è tuo fratello, tua sorella?" è la domanda che costituisce il tema della 35a edizione della Settimana del Migrante, celebrata in Brasile dal 14 al 21 giugno, per promuovere l'accettazione, l'integrazione, la difesa dei diritti dei migranti .
Secondo i dati diffusi dal Comitato Nazionale per i Rifugiati , nella 4a edizione del rapporto "Refúgio em Numbers", il Brasile ha riconosciuto, nel 2018, solo 1.086 rifugiati di diverse nazionalità. Così il paese raggiunge il numero di 11.231 persone riconosciute come rifugiate dallo Stato brasiliano. Di questo totale, i siriani rappresentano il 36% della popolazione rifugiata, seguiti dai congolesi, con il 15%, e dagli angolani, con il 9%.
Come sottolineano le informazioni diffuse dalla Conferenza Episcopale del Brasile , il 2018 è stato l'anno con il maggior numero di richieste di riconoscimento dello status di rifugiato, in conseguenza dell’aumento del flusso di spostamento dei venezuelani. Lo scorso anno ci sono state oltre 80.000 richieste, di cui 61.681 di venezuelani. Al secondo posto c'è Haiti, con 7 mila richieste. Seguono i cubani , i cinesi e i bengalesi . Gli stati con il maggior numero di richieste nel 2018 sono Roraima , Amazonas e San Paolo .
L’Arcivescovo di Belo Horizonte e Presidente della CNBB, Walmor Oliveira de Azevedo, in un suo messaggio afferma che quando si guarda ogni migrante e rifugiato è necessario vedere un fratello e una sorella che sono venuti da un altro luogo con abitudini e costumi diversi. I rifugiati, secondo l’Arcivescovo, si integrano e formano la famiglia dell'umanità.
Il Presidente della CNBB richiama l'attenzione sul fatto che la libertà per la circolazione delle merci sta crescendo mentre le persecuzioni di migranti e rifugiati si stanno moltiplicando: “Gli oggetti e le merci sono valutati più delle persone. Manca la solidarietà per coloro che hanno bisogno di lasciare i loro paesi a causa della miseria, delle guerre, delle persecuzioni religiose e di tante altre forme di violenza”.
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EUROPA/ITALIA - Missionarie Scalabriniane: numeri senza precedenti di sfollamenti forzati, e ancora mancano le risposte

Sab, 20/06/2020 - 08:17
Roma – Oggi nel mondo ci sono 70,8 milioni di persone costrette a fuggire, vittime di conflitti, di persecuzioni, di violenza o per disastri naturali. Di questi 25,9 milioni sono rifugiati riconosciuti. Numeri la cui complessità testimonia che “gli sfollamenti forzati hanno raggiunto un livello senza precedenti e le risposte ancora non sono sufficienti ad offrire soluzioni alle persone affinché possano ricostruire la loro vita”. Lo afferma suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, in un suo messaggio inviata all’Agenzia Fides in occasione della Giornata internazionale del rifugiato del 20 giugno.
Papa Francesco, prosegue suor Neusa, ci ricorda che “in ogni persona rifugiata è presente Gesù, costretta a fuggire, come ai tempi di Erode, per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto di Cristo”. “Tre quarti dei rifugiati nel mondo e molti migranti vivono in nazioni in fase di sviluppo, dove le strutture deputate alla cura della salute sono sovraccariche e, con la pandemia del Covid-19, sono collassate – prosegue la Superiora generale -. Molti rifugiati vivono in accampamenti sovraffollati, rifugi improvvisati o centri di accoglienza dove non possono accedere ai servizi sanitari, ai servizi igienici oppure usare acqua potabile. Molti di loro si trovano in centri di detenzione riconosciuti o informali, in condizioni di isolamento e di igiene particolarmente preoccupante”.
Suor Neusa de Fatima Mariano, alla guida di una congregazione religiosa che fin dalla sua fondazione è impegnata nel mondo della migrazione, prosegue: “Migranti e rifugiati sono in misura sproporzionata esposti alla vulnerabilità dell’esclusione, della stigmatizzazione e della discriminazione, soprattutto quando si trovano in situazione di irregolarità. Il pensiero della Chiesa colloca al centro l’esperienza di Gesù, sfollato e profugo insieme ai suoi genitori. ‘Non sono numeri, ma persone, conoscendo le loro storie riusciremo a comprenderli’ aveva scritto il Pontefice in un suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Quando le persone rifugiate diventano numeri l’umanità diventa inumanità” sottolinea suor Neusa.
La Superiora generale conclude chiedendo a nome delle suore Scalabriniane alla politica, ai responsabili locali, nazionali e internazionali, di “non assistere passivamente alla distruzione di tante vite minacciate. E’ urgente individuare soluzioni appropriate, mezzi umani e degni per garantire che le persone non mettano a repentaglio la loro vita e quella delle famiglie, ricorrendo a trafficanti senza scrupolo o usando barche fragili, tentando di raggiungere luoghi dove trovare sicurezza a vari livelli”.
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AMERICA/ARGENTINA - I Vescovi: uno sguardo a coloro che hanno perso il pane, il tetto e il lavoro, anche se sono migranti

Sab, 20/06/2020 - 07:46
Buenos Aires - La Commissione episcopale per i migranti e gli itineranti ha espresso il desiderio di rendere visibile la situazione di vulnerabilità dei rifugiati e dei migranti, in un messaggio per la Giornata mondiale del rifugiato che viene celebrata il 20 giugno. I Vescovi che compongono questa Commissione hanno invitato persone, associazioni sociali, aziende e settore governativo a "guardare questa realtà e a prendere misure a favore di questa popolazione, ora e nella fase post-pandemica".
In relazione al periodo "dopo" la crisi sanitaria, hanno sottolineato che migranti e rifugiati "avranno bisogno di tutto il nostro sostegno, per ricostruire una vita dignitosa, soprattutto in termini economici e lavorativi, specialmente per coloro che hanno perso il pane, il tetto e il lavoro".
L'Argentina da tanti anni, malgrado la situazione economica poco stabile, è diventata la meta di tanti operai boliviani e contadini paraguayani e brasiliani. Attualmente i migranti latinoamericani sono un numero considerevole in questo paese e purtroppo sono anche una popolazione vulnerabile. Secondo dati delle agenzie internazionali in Argentina ci sono circa 2.300.000 migranti, pari a quasi il 5% della popolazione di questo paese.
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ASIA/PAKISTAN - Obbligatoria l'istruzione coranica nelle università del Punjab: i cristiani disapprovano

Ven, 19/06/2020 - 12:37
Lahore - "Chiedo al governatore del Punjab, Chaudhry Sarwar, di rivedere questa decisione e di lavorare per un'istruzione inclusiva, realmente di valore, che promuova i diritti umani e possa essere proposta agli studenti di tutte le religioni, nelle nostre istituzioni educative": è quanto afferma p. Abid Habib, OFM Cap, 64enne sacerdote cattolico e frate Cappuccino pakistano, in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, dopo che il governo della provincia pakistana del Punjab ha reso l'insegnamento del Corano obbligatorio per tutti gli studenti universitari che studiano nella provincia. Il frate esprime il dissenso verso questo provvedimento, che ha generato ampia disapprovazione nelle comunità religiose minoritarie , nonché in diverse organizzazioni e piattaforme della società civile pakistana e nel mondo accademico.
Rivolgendosi nei giorni scorsi ai Vice Cancellieri delle Università nella Provincia del Punjab, il Governatore del Punjab, Chaudhry Sarwar, ha dichiarato: "La storica decisione di insegnare il Corano, con la sua traduzione in urdu, è stata implementata. Sarà una materia obbligatoria in tutte le università del Punjab e, senza studiarla, non verrà assegnata nessuna laurea agli studenti; promuoveremo una modifica alla Costituzione per rendere obbligatorio l'insegnamento del Sacro Corano”.
La notifica emessa dal Segretariato del Governatore del Punjab afferma: "Uno studente non potrà conseguire la laurea se non studia il Sacro Corano con la traduzione". E prosegue : "In tutte le università del Punjab, la materia di insegnamento del Sacro Corano verrà insegnata separatamente dall'argomento dell'Islamiat , già previsto in tutte le università".
Rileva P. Abid Habib, che è stato anche Direttore della Commissione "Giustizia e Pace" della Conferenza dei Superiori Maggiori in Pakistan: “In primis, va ricordato che non era intenzione del fondatore del Pakistan, Muhammad Ali Jinnah, rendere il Pakistan uno stato teocratico. Nel suo discorso costituzionale dell'11 agosto 1947, chiarì che la religione non avrebbe avuto nulla a che fare negli affari dello Stato. Ma, dopo la morte di Jinnah, si è iniziato a portare l'Islam dentro gli affari dello stato".
Padre Habib riferisce: “Negli ultimi 72 anni, in numerose occasioni le politiche dei governi hanno portato benefici solo ai musulmani, mentre i non musulmani subiscono discriminazioni ovunque. I musulmani leggono il Corano fin dalla loro infanzia. Non vedo perché si debbano costringere anche gli altri studenti a farlo. Ciò di cui questa generazione ha davvero bisogno è l'educazione ai valori, alla dignità della persona, e questo approccio va iniziato fin dalle scuole elementari. Stiamo assistendo alla crescita del fanatismo religioso e dell'intolleranza, e provvedimenti come questo continuano ad alimentare tali fenomeni. Solo se si offre l'educazione agli autentici diritti umani, le nuove generazioni impareranno ad apprezzare e rispettare tutte le fedi”.
La maggior parte dei cristiani pachistani sono di etnia punjabi, sono quindi numerosi nella provincia del Punjab, in particolare nella città di Lahore, dove rappresentano il 10% della popolazione. Su una popolazione di oltre 210 milioni di abitanti, i cristiani pachistani sono circa 4 milioni, quasi ugualmente divisi tra cattolici e appartenenti a comunità di altre confessioni. Il Punjab accoglie circa l’80 per cento dei battezzati pakistani.
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AMERICA/GIAMAICA - Nomina del Vescovo di Mandeville

Ven, 19/06/2020 - 12:26
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Mandeville , il Rev.do John Derek Persaud, del clero di Georgetown, finora Vicario Generale, Vicario per il clero ed Amministratore della Cattedrale.
Il nuovo Vescovo è nato a Georgetown , il 28 agosto 1956. Ha frequentato il Seminario Maggiore St. John Vianney and Uganda Martyrs a Trinidad . Ha studiato e conseguito la Licenza in Diritto Canonico alla Pontificia Università Urbaniana , a Roma . Parla l’inglese e l’italiano.È stato ordinato sacerdote il 14 luglio 1985 per la Diocesi di Georgetown.
Dopo l’Ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1985 - 1992: Sacerdote assistente della Cattedrale di Georgetown; 1992 - 1997: Parroco della Parrocchia Holy Rosary; 1997 - 1999: Studi per la Licenza in Diritto Canonico alla PUU; 1999 - 2001: Cancelliere della Diocesi; 2000 - 2001: Parroco della Parrocchia Ascensione; 2001 - 2012: Amm.re della Cattedrale e Vicario Generale; 2012 - 2014: Vicario Giudiziale del Tribunale Metropolitano; 2014 – 2018 Segretario generale dell’AEC; dal 2019: Vicario Generale, Vicario per il Clero della Diocesi di Georgetown; Amministratore della Cattedrale e Giudice presso il Tribunale delle Antille Orientali.
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