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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 54 min 2 sec fa

AFRICA/GUINEA - Il clero: “Siamo preoccupati per la crisi sociale e politica che porta i giovani a fuggire”

Mer, 29/01/2020 - 11:34


Conakry - “Siamo preoccupati per l’immigrazione clandestina dei nostri giovani” e per “la grave situazione sociopolitica del nostro Paese”, affermano i sacerdoti cattolici della Repubblica di Guinea al termine dell’Assemblea ordinaria del clero locale tenutasi dal 22 al 26 gennaio a N’zérékoré.
La fuga dei giovani dal Paese e le gravi condizioni sociali, economiche e politiche della Guinea sono strettamente collegate. Nel loro messaggio, pervenuto a Fides, i sacerdoti si dicono estremamente preoccupati per “il forte esodo dei nostri ragazzi e ragazze verso l’occidente alla ricerca del “benessere”, andando però incontro “ai rischi sconosciuti durante la traversata del deserto, in condizioni sfavorevoli”. “Migliaia di giovani migranti perdono la vita nel deserto e nel Mediterraneo - ricordano i preti guineani - lasciando vuoto e desolazione nella famiglie”. Il messaggio sottolinea che la migrazione incontrollata rappresenta “una fuga di persone valide che avrebbero potuto servire con valore la nostra nazione”.
Il documento denuncia con forza la crisi politica della Guinea affermando che “la nostra democrazia è violata dal regionalismo, dal nepotismo, dall’etnocentrismo, dal favoritismo, dall’ingiustizia e dal clanismo”. “Il tessuto sociale guineano è frantumato, conseguenza di una politica egotista, regionalista ed etnocentrica” continua il messaggio.
Il clero chiede quindi il pieno rispetto della Costituzione e del principio dell’alternanza attraverso elezioni libere e trasparenti garantite da una Commissione Nazionale Elettorale pienamente indipendente.


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ASIA/LIBANO - Capi delle Chiese: no a violenze di piazza. Sostegno al nuovo governo libanese

Mer, 29/01/2020 - 10:53
Bkerké – Apertura e incoraggiamento verso il nuovo governo, denuncia della piaga della corruzione, insieme all’avvertenza che il legittimo diritto a manifestare non può essere invocato per giustificare le azioni violente e “incivili” perpetrate da gruppi di facinorosi nelle piazze e nelle strade libanesi durante le manifestazioni di protesta degli ultimi mesi. Sono questi i giudizi e i richiami condivisi dai Capi delle Chiese e comunità ecclesiali presenti in Libano, riunitisi martedì 28 gennaio su invito del Patriarca maronita Bechara Boutros Rai presso la sede patriarcale maronita di Bkerkè. Motivo della convocazione: valutare insieme il passaggio storico delicato e pieno di insidie attraversato dalla nazione libanese. Al “vertice spirituale” dei Capi delle Chiese presenti in Libano hanno preso parte anche il Patriarca greco cattolico melchita Youssef Absi, il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III Younan, il Patriarca siro ortodosso Mar Ignatius Aphrem II, il Catholicos di Cilicia degli armeni apostolici Aram I e il reverendo Joseph Kassab, Presidente del Consiglio supremo delle Comunità evangeliche in Libano e Siria.
Nel documento comune, diffuso alla fine del summit, i capi delle Chiese presenti in Libano, tra le altre cose, esprimono soddisfazione per la formazione del nuovo governo affidata a Hassan Diab , e per gli esperti cooptati dal Premier incaricato nella squadra governativa. Gli ecclesiastici richiamano l’intero ceto politico a intraprendere con decisione la via delle riforme strutturali necessarie per far uscire il Paese dalla crisi economica che lo sta soffocando. I capi delle Chiese chiedono anche di fermare l’emorragia di risorse sottratta al popolo libanese dalla corruzione. Patriarchi, Vescovi e capi delle comunità cristiane riaffermano il pieno diritto a manifestare pubblicamente il proprio dissenso verso la classe politica, ma nel contempo condannano fermamente l’impronta “incivile” che hanno assunto diverse manifestazioni di piazza, soprattutto a Beirut, esprimendo apprezzamento per l’operato dell’esercito e delle forze di sicurezza, e sollecitando i gruppi violenti a esprimere il proprio dissenso in forme consone all’ordinamento democratico, e ribadendo che la salvezza della nazione non può mai arrivare attraverso lo spargimento di sangue.
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AMERICA/BOLIVIA - “Lasciamoci illuminare dalla Parola di Dio e diamo priorità alla tutela della democrazia” esorta Mons. Sergio Gualberti

Mer, 29/01/2020 - 10:40
Santa Cruz – "Ciò che deve prevalere anche al di sopra delle giuste aspirazioni è la salvaguardia della democrazia. Tutti i cittadini e in particolare i candidati dovrebbero lasciarsi illuminare e guidare dai valori della parola di Dio: vita, diritti umani, libertà, bene comune, giustizia, pace e spirito di servizio", ha affermato l'Arcivescovo di Santa Cruz de la Sierra, Mons. Sergio Gualberti nella sua celebrazione di della domenica della Parola di Dio, 26 gennaio.
Nell'omelia ha affermato che nel Paese c'è stata un'intensa esperienza di unità attorno alla Bibbia, quando è stata reintrodotta nel Palazzo del Governo, proprio al tempo dello sciopero generale dopo le dimissioni del ex-presidente Morales.
Mons. Gualberti ha chiesto che un gesto così significativo non rimanga come un fatto aneddotico, ma che diventi una chiamata a conoscere i tesori della Parola di Dio in modo che sia luce e guida della nostra vita personale e sociale.
Poi ha offerto l'esempio di Papa Francesco, chi segnala costantemente l'amore misericordioso di Dio Padre che chiede ai cristiani vivere nella carità, uscire dall'individualismo e condividere tutto nella solidarietà.
L'Arcivescovo ha concluso esortando i candidati delle prossime elezioni a "dare priorità alla tutela della democrazia e all'unità attorno a programmi comuni, evitando la dispersione e il pericolo di cadere nei sistemi autoritari".
La Bolivia si prepara a nuove elezioni politiche il prossimo 3 maggio che dovrebbero far uscire il Paese dalla crisi politica e istituzionale dell'anno scorso .

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ASIA/FILIPPINE - Evangelizzazione, fede, dialogo: la Chiesa di Manila in assemblea

Mer, 29/01/2020 - 09:42
Manila - Tra "devozione religiosa" e "fede autentica" ci può essere grande distanza. La frequenza alla messa domenicale e ai sacramenti può essere considerata solo "un optional" da molti battezzati. Per questo la diocesi di Manila da sette anni promuove e propone al popolo di Dio una speciale "Conferenza filippina sulla nuova evangelizzazione", grande assemblea organizzata quest'anno il 28 e 29 gennaio 2020 all'Araneta Coliseum, arena coperta a Quezon city, nella città metropolitana di Manila. Al raduno hanno preso parte circa 9.000 fedeli, tra giovani, laici, religiosi e sacerdoti dell'arcidiocesi, riuniti in un momento di approfondimento, scambio, consapevolezza della propria fede.
"La conferenza è nata grazie a un'intuizione del cardinale Luis Antonio Tagle, che ha voluto sollecitare una riflessione e la sensibilizzazione di tutta la comunità di Manila - preti, religiosi, laici, giovani, famiglie - sulla nuova evangelizzazione. Siamo partiti dalla consapevolezza che noi stessi abbiamo bisogno di essere evangelizzati. In un paese come il nostro, vi sono tante manifestazioni di devozione popolare ma, ad esempio, la percentuale di persone che frequenta la messa domenicale, nel popolo di DIo, non supera il 20%", spiega all'Agenzia Fides padre Esteban Lo, religioso della Società di Lorenzo Ruiz, e Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie nella nazione del Sudest asiatico. "Spesso quando pensiamo alla missione, ci riferiamo all'invio di missionari in paesi lontani, dove i cristiani sono minoranze o dove non è facile vivere. Ma, a 500 anni dal primo battesimo, avvenuto nelle Filippine nel 1521, siamo chiamati a interrogarci sulla necessità di rievangelizzare la nostra gente, i battezzati che sono divenuti 'tiepidi' o che hanno messo da parte la loro fede".
Ogni anno la Conferenza è dedicata a un tema specifico e, se lo scorso anno l'evento era incentrato sul mondo dei giovani, quest'anno è il dialogo al centro dell'attenzione. Il brano evangelico di Luca, in cui si chiede "Chi è il mio prossimo" ha ispirato l'edizione del 2020 che, in un primo tempo, era stata pensata per il periodo estivo. la necessità di anticipare i tempi è stata dettata dalla necessità di consentire la presenza al Cardinale Luis Antonio Tagle, in procinto di lasciare Manila per assumere l'incarico di Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, in Vaticano.
"Dialogare significa essere aperti all'altro, riconoscerne la bontà e la dignità e mettere in pratica il comandamento di Gesù: Ama il prossimo tuo come te stesso. In questo senso il dialogo, fondato sull'amore di Dio, è una via di testimonianza e di annuncio del Vangelo", spiega a Fides p. Sebastiano D'Ambra, missionario del Pime e impegnato nel dialogo islamo-cristiano nelle Filippine, chiamato a offrire una testimonianza durante i lavori dell'assemblea.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - La preghiera per la pace di Abidjan non prevede più la processione “per motivi di sicurezza”

Mar, 28/01/2020 - 11:59

Abidjan - È un’iniziativa programmata dall'ottobre 2019; sfortunatamente, l'attuazione di questo progetto soffre di interpretazioni ambivalenti, contraddittorie e ambigue. Questo rischia, se non si è attenti, di distorcere sia l'intenzione strettamente spirituale sia lo scopo di questa lodevole iniziativa” ha affermato p. Augustin Obrou, responsabile delle comunicazioni dell’Arcidiocesi di Abidjan, nell’annunciare la decisione presa da Sua Eminenza il Cardinale Jean Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, di tenere la preghiera per la pace esclusivamente nella Cattedrale di San Paolo “per motivi di sicurezza”.
La preghiera per la pace in Costa d'Avorio si terrà sabato 15 febbraio dalle 7:00 alle 13:30, ma non vi sarà la processione da Place de la République sull'Altopiano di Abidjan alla cattedrale come inizialmente previsto .
Dopo aver ricordato che nell’ambito della Chiesa cattolica, processioni, Via Crucis, preghiere d’intercessioni sono pratiche comuni, “essendo suppliche rivolte a Dio a favore di tutte le persone in momenti difficili” p. Obrou ha sottolineato che “la Chiesa non può essere la cassa di risonanza per alcun gruppo o associazione”. A seguito di pericoli dell'infiltrazione e preoccupato per l'incolumità dei suoi fedeli, il Cardinale Kutwa ha deciso di limitare la giornata di preghiera esclusivamente all'interno della Cattedrale. Alcuni partiti politici infatti avevano invitato i propri militanti e sostenitori ad unirsi alla processione, sollevando così polemiche su un’iniziativa che deve rimanere strettamente pastorale. “Il suo obiettivo è riaffermare l'importanza di vivere in un ambiente stabile, sostenendo la pace tra i giovani, mostrando la necessità di vivere in fraternità e coesione, di sensibilizzazione la gioventù alla non violenza durante il periodo elettorale” ricorda p. Obrou.
“Sua Eminenza comprende la delusione di tutti coloro che vorrebbero vivere questo momento di preghiera come pellegrinaggio. Ma "Tutto contribuisce al bene di coloro che credono", afferma San Paolo, Apostolo delle Genti” ha concluso p. Obrou.

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AFRICA/TOGO - Urge un quadro giuridico che garantisca elezioni pacifiche, credibili, libere e trasparenti

Mar, 28/01/2020 - 11:45
Kara - Alla vigilia delle elezioni presidenziali in Togo l'atmosfera tra i poteri politici e la Chiesa rimane molto tesa. “Come in Costa d'Avorio, anche in Togo la Chiesa cattolica è accusata dai poteri di essere in collusione con l'opposizione. Spesso viene addirittura definita portavoce dell'opposizione”, ha commentato all’Agenzia Fides p. Donald Zagore, sacerdote della Società per le Missioni Africane , nel contesto delle tensioni sociali presenti nei due paesi africani.
“In Togo, in una lettera dell'amministrazione territoriale del 16 gennaio 2020, la Chiesa cattolica è stata accusata di atteggiamento imparziale con il conseguente impedimento di svolgere un ruolo di osservatore durante le prossime elezioni presidenziali di febbraio 2020 – spiega p. Zagore. In Costa d'Avorio, dopo la 114a Assemblea plenaria della Conferenza episcopale sono state sollevate le stesse critiche sull'imparzialità della Chiesa cattolica.”
“La missione fondamentale della Chiesa è difendere senza alcuna ambiguità i principi di verità e giustizia, che sono fondamentali per tutti gli uomini e tutti i popoli- insiste il sacerdote. In questo impegno la Chiesa deve essere in grado di combattere con zelo, professionalità e spirito profetico.
Oggi la spinosa questione di elezioni pacifiche, credibili, libere e trasparenti, tutelate da un quadro giuridico che garantisce sanzioni penali, costituisce la grande sfida non solo per la Chiesa cattolica nel nostro continente africano ma per tutte le istituzioni. Dato il sanguinoso passato elettorale la Chiesa cattolica non può esimersi dalla difesa del diritto alla vita tutelando i principi fondamentali di verità e giustizia”.

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AFRICA/EGITTO - Si avvicina l’istituzione di organismi per la corretta gestione dei beni delle Chiese cattoliche e evangeliche

Mar, 28/01/2020 - 11:14
Il Cairo – Prosegue a ritmi intensi il lavoro della commissione governativa impegnata a predisporre un progetto di legge per l’istituzione di organismi di gestione dei beni appartenenti alla Chiesa cattolica e alle Chiese evangeliche presenti in Egitto. “Alcuni mesi fa” riferisce all’Agenzia Fides Anba Kyrillos William, Vescovo copto cattolico di Assiut “La Chiesa cattolica e le denominazioni cristiane evangeliche avevano inviato agli organi governativi competenti la richiesta di istituire organismi incaricati del controllo e della corretta gestione delle loro proprietà e dei loro beni immobiliari, sul modello di quello che controlla e amministra i beni della Chiesa copta ortodossa. E’ stata formata una commissione ad hoc che si è messa subito al lavoro” Adesso, sui media cominciano a circolare dettagli sul disegno di legge che porterà a istituire i nuovi organismi per la gestione delle dotazioni ecclesiastiche. Il progetto di legge, vagliato anche dalla Commissione parlamentare per gli affari religiosi, dovrebbe portare entro tempi non lunghi all’istituzione degli organismi di gestione richiesti, volti a assicurare una corretta amministrazione dei beni ecclesiastici e delle donazioni, comprese quelle al centro di contese legali. “Gli organismi” rimarca Anba Kyrillos ”dovranno vigilare anche sul corretto utilizzo delle donazioni e scongiurare ogni tornaconto personale, privato o di clan nell’uso dei beni ecclesiastici”.
Di recente, alcuni media egiziani hanno lasciato filtrare dettagli sulla costituzione dei nuovi organismi di gestione dei beni ecclesiastici. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l’organismo di gestione delle proprietà ecclesiastiche dovrebbe essere guidato da un Consiglio di amministrazione, presieduto dal Patriarca copto cattolico e formato da 12 membri, per metà vescovi e per l’altra metà sacerdoti, religiosi, religiose e laici. I due organismi di gestione dovranno redigere e presentare alle autorità civili competenti un resoconto e un bilancio annuali della gestione dei beni ecclesiastici a loro affidata.
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AFRICA/BURKINA FASO - Aperto il Simposio continentale sulla missione ad gentes

Mar, 28/01/2020 - 11:05


Ouagadougou - Al via in Burkina Faso al Simposio continentale sulla missione ad gentes che si tiene presso il Centro nazionale Cardinale Paul Zoungrana di Ouagadougou dal 27 gennaio al 1 ° febbraio 2020.
Inizialmente programmato come parte della celebrazione centenaria della Lettera Apostolica Maximum Illud di Papa Benedetto XV , l'evento è stato rinviato al gennaio 2020 per motivi di calendario.
È organizzato dalla Pontificia Unione Missionaria e dalle Pontificie Opere Missionarie per consentire la riflessione su questioni teologiche, bibliche, socioantropologiche, pastorali, ecc. sollevato dalla prassi missionaria nei Paesi africani di lingua francese. Da questa prospettiva interdisciplinare, quindici ricercatori lavoreranno su questi temi al fine di stimolare l'azione missionaria ad gentes come paradigma dell'azione cristiana e di essere Chiesa-Famiglia di Dio. Il tema della conferenza è: "Testimoniare, annunciare e celebrare la fede nella missione di evangelizzazione in Africa oggi". Sono quindici direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie e quindici Vescovi che partecipano agli incontri aperti presso gli istituti e le università cattolici della zona. In totale, i partecipanti provengono da tredici nazioni tra cui il Libano. Possa lo Spirito del Padre e del Figlio, protagonista della missione, fertilizzare queste opere.
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AMERICA/EL SALVADOR - La Chiesa indice l’Anno Giubilare dei Martiri a 40 anni dal martirio di San Oscar Romero

Mar, 28/01/2020 - 10:40
San Salvador – "Il martirio è la più grande testimonianza di fede, perché riproduce fedelmente Cristo, dando la propria vita in modo che gli altri possano avere la vita in abbondanza" , sottolinea il messaggio della Conferenza Episcopale di El Salvador, in preparazione dell’Anno Giubilare dei Martiri, a 40 anni dal Martirio di San Oscar Arnulfo Romero.
Nel messaggio sono indicate le date nelle quali verranno celebrati i martiri nazionali: 12 marzo, 43esimo anniversario del martirio di p. Rutilio Grande; 24 marzo, 40esimo Anniversario del martirio di San Oscar Arnulfo Romero; 14 giugno, 40esimo Anniversario del martirio di p. Cosme Spessotto. Seguirà il 31 luglio, 1 e 2 agosto, il grande Pellegrinaggio a Ciudad Barrios, città natale di San Oscar Arnulfo Romero, e il Congresso nazionale sui martiri.
"I martiri hanno dato la vita e ci accompagnano nel nostro pellegrinaggio di fede. Vogliamo sentire la loro voce e allo stesso tempo vogliamo riecheggiare quella voce. Pertanto, e nella nostra qualità di pastori, chiediamo rispettosamente all'Assemblea parlamentare di promulgare un'autentica "Legge di Riconciliazione Nazionale" per rendere giustizia alle vittime, conoscere la verità e definire un risarcimento" affermano i Vescovi.
Nel chiedere giustizia a favore della popolazione, i Vescovi domandano anche “un nuovo sistema d'assistenza per i pensionati” e l'approvazione in modo definitivo della "Legge Generale sull’acqua", che assicuri a tutti cittadini salvadoregni il diritto all'acqua. "L'acqua è un bene pubblico, quindi deve essere amministrata solo dallo Stato" scrivono i Vescovi che invitano la popolazione “a fare uso del proprio diritto alla partecipazione democratica e a far sentire la propria voce sui social network, inviando il maggior numero possibile di messaggi ai deputati, chiedendo che, conformemente al loro mandato costituzionale, legiferino su ciascuno dei punti indicati, a favore delle persone che li hanno eletti e in difesa dei diritti dei più poveri”.
Infine i Vescovi esprimono solidarietà ai migranti e chiedono il rispetto dei loro diritti.

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ASIA/FILIPPINE - Il Cardinale Tagle ringrazia e saluta i fedeli: "Fare tutto nel nome di Cristo"

Mar, 28/01/2020 - 08:09
Manila - "Ogni vostra azione sia un'azione eucaristica. La vostra vita sia un'Eucarestia senza fine. Tutto sia fatto nel nome del Signore Gesù Cristo, per ringraziarlo della sua chiamata, della sua bontà, della sua misericordia". Con queste parole, pronunciate con commozione, il cardinale Luis Antonio Tagle si è rivolto al popolo dei fedeli di Manila, celebrando ieri sera, 27 gennaio, una santa messa di ringraziamento nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione. Come appreso da Fides, la chiesa era gremita di oltre duemila fedeli dell'arcidiocesi, giunti da tutto il territorio e dalle oltre 85 parrocchie, per condividere e salutare il cardinale che, nei prossimi giorni, raggiungerà il Vaticano per insediarsi come Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Erano presenti numerosi vescovi di altre diocesi filippine, massiccia era la presenza di sacerdoti, religiosi e catechisti di quella che è una tra le più antiche diocesi dell'Asia. Infatti, mentre la Chiesa nelle Filippine si sta preparando a celebrare i 500 anni dell'arrivo del Vangelo nell'arcipelago , circa 50 anni dopo che il primo filippino fu battezzato , data la crescita imponente della comunità dei fedeli, nel 1579 venne istituita la diocesi di Manila, come suffraganea di Città del Messico. Nel 1595 Manila era già arcidiocesi e oggi è composta da sette città e cinque comuni, un territorio dove vivono oltre 3 milioni di fedeli cattolici.
Nella messa di congedo dalla sua comunità, il Cardinale ha esortato a tenere sempre uno sguardo e un atteggiamento di ringraziamento nei confronti di Dio, Signore della storia, perchè "i piani di Dio non sono i nostri piani, ma crediamo e sappiamo che Lui è buono, che la sua misericordia dura per sempre". E, ha aggiunto il Card. Tagle, come Cristo ha ringraziato il Padre, donando tutto se stesso, così "ogni battezzato, come atto di ringraziamento, è chiamato a donare il suo corpo e il suo sangue".
Alle parole del cardinale hanno fatto eco quelle del Vescovo ausiliare di Manila, Broderick Pabillo che, esprimendo sentimenti comuni, ha detto: "Ci sentiamo privilegiati di aver avuto per otto anni un Pastore che ha compiuto ogni sforzo e si è donato senza riserve per essere sempre al servizio della sua comunità. Negli ultimi anni, nonostante gli impegni di carattere internazionale, si è fatto sempre presente, non mancando mai di stare in mezzo a noi. Gli siamo grati e lo accompagneremo con la nostra preghiera".
La celebrazione si è conclusa con un atto di affidamento, in cui il popolo ha imposto le mani e ha pregato per il Cardinale, ringraziandolo per "aver mostrato con la sua vita la compassione di Dio".
"Siamo da un lato tristi perchè il card. Tagle ci mancherà. è entrato nel cuore di tutti. Ma siamo coscienti che egli rappresenta un dono che la Chiese nelle Filippine fa alla Chiesa universale", nota a Fides il vescovo di Novaliches, mons. Roberto O. Gaa, ex Rettore dell’Holy Apostles Senior Seminary della arcidiocesi di Manila. "Abbiamo emozioni contrastanti: l' eredità più bella è la sua umiltà e prossimità: è stato davvero un Buon Pastore per noi", dice Sharon, cattolica impegnata in una parrocchia dl territorio. "Si è davvero preso cura di noi con amore" conclude p. Abos, anziano prete di Manila. Il Card. Tagle lascia una diocesi fiorente con circa 600 preti, tra diocesani e religiosi, ben oltre 700 suore, oltre 400 catechisti.

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AFRICA/ZAMBIA - La domenica della Parola di Dio: “Le Scritture dovrebbero permeare ogni sfera della vita umana”

Lun, 27/01/2020 - 12:53
Livingston - “Dobbiamo essere decisi sulla Parola di Dio che ci viene predicata e non lasciare che ci arrivi e ci oltrepassi”, ha detto l’ordinario della diocesi di Livingston mons. Valentine Kalumba in occasione della celebrazione della “Domenica della Parola di Dio” istituita da Papa Francesco .
Mons. Kalumba, sacerdote della Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata , ha sottolineato che le Scritture dovrebbero permeare ‘ogni sfera della vita umana’. “Forse non predichiamo bene”, ha detto ai chierici esortandoli a coinvolgersi maggiormente in questa priorità pastorale. “Ci dobbiamo preparare alla Parola di Dio perché il popolo di Dio ha il diritto di ascoltare una buona omelia. Non dobbiamo essere noiosi predicatori”.
Rivolgendosi ai fedeli il vescovo ha inoltre ricordato che la Parola di Dio dovrebbe influenzare anche la vita politica, “siamo tutti una famiglia di cristiani indipendentemente dai diversi interessi politici”
Per l’occasione la Chiesa locale ha messo a in vendita i volumi della Bibbia a prezzo ridotto, ha preparato ‘quiz biblici per diversi gruppi’ e organizzato festival con inni dal tema biblico. Allo stesso tempo i vescovi dello Zambia hanno incoraggiato i cristiani “all'uso pastorale della Bibbia invitando alla lettura, lo studio, la preghiera e la condivisione, oltre che alla recita del Rosario e a riflessioni quotidiane sulle letture liturgiche.
Quando la Conferenza episcopale dello Zambia ha dichiarato l'Anno della Parola di Dio ha delineato le attività pastorali e incoraggiato le diocesi ad offrire una formazione permanente nel Ministero della Parola per gli agenti pastorali nelle Commissioni catechetiche, bibliche e liturgiche diocesane e coloro che sono coinvolti nei mezzi di comunicazione e nell'apostolato dell'educazione.

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AFRICA/COSTA D’AVORIO - A luglio il Congresso nazionale straordinario del clero ivoriano

Lun, 27/01/2020 - 12:02


Abidjan - “Qualche tempo fa, i Vescovi, per esprimere la loro vicinanza ai loro sacerdoti e aiutarli, sostenerli nel loro impegno pastorale e ministeriale, hanno deciso di organizzare un congresso straordinario del clero in Costa d'Avorio” ha affermato Sua Ecc. Mons. Gaspard Béby Gnéba, Vescovo di Man, Amministratore apostolico della diocesi di Odienné e Presidente della Commissione Episcopale per il clero, i seminari e la pastorale vocazionale, durante una conferenza stampa.
"L'anno scorso si è tenuta la fase diocesana; i sacerdoti si sono riuniti attorno a un documento preparatorio per il congresso per riflettere, pregare e fare proposte alla Conferenza Episcopale per aiutare e accompagnare efficacemente i sacerdoti del Paese a vivere la grazia che hanno ricevuto e per adempiere al loro ministero. Quest'anno stiamo entrando nella fase nazionale” ha affermato Mons. Gnéba, che ha annunciato che il Congresso Straordinario del clero si svolgerà dal 1° al 5 luglio sul tema: “La vita e il ministero del sacerdote in Costa d'Avorio: affrontare le situazioni che sfidano la sua vita. "
In questa prospettiva, i Vescovi ivoriani hanno sviluppato e adottato un piano pastorale quinquennale basato sulle sfide della società ivoriana e della Chiesa della famiglia di Dio in Costa d'Avorio, caratterizzato da due assi essenziali: l'annuncio del Vangelo dell’unità, della comunione, della riconciliazione e della fratellanza; la promozione del Vangelo della compassione e della misericordia attraverso il servizio di sviluppo umano integrale.
Nel contesto socio-politico estremamente fragile nel quale vive attualmente la Costa d'Avorio, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di ottobre 2020, che suscitano molta apprensione tra la popolazione ivoriana, il Congresso consentirà ai sacerdoti di tornare alla loro missione fondamentale. "Le crisi del mondo, dei nostri tempi e della società contemporanea ivoriana , sfidano i sacerdoti e chiedono loro risposte pertinenti e senza precedenti. Li invitano a ripensare le loro vite e i loro ministeri ", ha infine sottolineato il Vescovo di Man.
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ASIA/IRAQ - Nessuna notizia sui 4 membri di SOS Chrétiens d’Orient scomparsi a Baghdad

Lun, 27/01/2020 - 11:49
Baghdad – Non si hanno ancora notizie dei quattro collaboratori della organizzazione non governativa francese SOS Chrétiens d’Orient scomparsi senza lasciar traccia lunedì 20 gennaio a Baghdad, dove si erano recati anche per rinnovare i propri visti adempiere alcune formalità burocratiche riguardanti la registrazione della propria organizzazione presso gli uffici pubblici iracheni competenti. attività in terra irachena della loro organizzazione. Dei quattro collaboratori – tre francesi e un iracheno – non sono stati al momento resi noti i nomi, per ragioni di sicurezza. In un comunicato diffuso attraverso le reti sociali venerdì 24 gennaio, SOS Chrétiens d’Orient aveva riferito di aver perso i contatti con i propri quattro dipendenti già dal precedente martedì, e di aver denunciato la scomparsa dei quattro alle autorità francesi e a quelle irachene. La Ong francese ci tiene a sottolineare che i quattro impiegati scomparsi sono persone esperte, tutte in buona salute e dotate di una buona conoscenza delle aree di crisi in cui operano, e che hanno sempre realizzato le proprie iniziative nel pieno rispetto di standard di sicurezza continuamente aggiornati per rispondere alle nuove insidie emergenti in quella regione.
SOS Chrétiens d’Orient ha la sua sede principale a Parigi, e si presenta come una organizzazione dedita al sostegno delle comunità cristiane d’Oriente, anche attraverso il finanziamento di progetti sociali e educativi. Attualmente, l’organizzazione è presente con “missioni permanenti” operative in Siria, Iraq, Libano e Egitto. I fondatori dell’associazione, formatasi nel 2013, sono Charles de Msyer e Benjamin Blanchard, collaboratore dell’eurodeputata del Front National Marie-Christine Arnautu. Il direttore delle iniziative dell’Organizzazione, François-Xavier Gicquel, è anche lui un vecchio militante del Front National. Secondo dati riportati nel 2019 da Le Figaro étudiant, dall’inizio delle sue attività l’Associazione ha inviato circa 1500 impiegati e volontari ha realizzare i propri progetti in Medio Oriente. Nel febbraio 2017, l’organizzazione è stata riconosciuta come “partner della difesa nazionale” dal Ministero della difesa francese.
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AMERICA/MESSICO - “Violenze contro l’ultima carovana di migranti”, denuncia un sacerdote

Lun, 27/01/2020 - 11:03
Tapachula – Sono circa 500 i migranti centroamericani della carovana di migranti nel primo gruppo del 2020 che si sono rifugiati presso la casa-rifugio diocesano "Belen" nella diocesi di Tapachula .
In una nota pervenuta a Fides, p. César Augusto Cañaveral Pérez, coordinatore diocesano della dimensione pastorale della mobilità umana, stigmatizza l’associazione mentale “migrante uguale criminale”.
"Mi piacerebbe sapere, perché la Guardia Nazionale non si confronta con la criminalità organizzata; i migranti vengono per necessità, non sono criminali, e il Messico non rispetta il diritto al libero transito” afferma p. Pérez, che denuncia: "la società messicana contribuisce a criminalizzare i migranti: il muro umano è peggiore di un muro materiale”.
Il sacerdote ricorda che la Chiesa cattolica sta costruendo ponti di solidarietà per assistere i migranti, poiché gli aiuti che il governo ha promesso non sono ancora arrivati. Il Messico è attraversato da carovane di migranti che cercano di raggiungere gli Stati Uniti. Lungo il tragitto subiscono i migranti abusi di ogni genere, specie i più deboli, donne e bambini.
P. Cañaveral Pérez afferma che ogni giorno il rifugio accoglie tra 200 o 300 persone. Si tratta del flusso costante durante tutto l'anno, ma ora, dopo che le carovane si sono disperse, il numero delle persone che cercano riparo è aumentato considerevolmente, diverse persone hanno dovuto cercare altre strutture di accoglienza. Il sacerdote riferisce che nella sola giornata del 24 gennaio sono arrivati 120 migranti, quasi tutti necessitanti di cure mediche e psicologiche a cause delle violenze e dei maltrattamenti inferti loro dalla Guardia Nazionale. P. Cañaveral Pérez ha rimproverato le autorità del Messico perché si comportano in modo peggiore di quelle degli Stati Uniti.
La capacità dell'ostello è di 140 persone, ma il numero ora è triplicato. Oltre a questo, vi sono altri centri parrocchiali che hanno accolto i migranti, nei comuni di Costa, Soconusco y Sierra de Chiapas.
In questi giorni si sono verificati violenti attacchi agli aderenti all’ultima carovana di migranti centroamericani diretta verso gli Stati Uniti da parte delle forze dell’ordine che li accusano di non aver rispettato le indicazioni riguardo al numero di persone che potevano accedere ai diversi posti di frontiera.
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ASIA/PAKISTAN - Abusi dei diritti umani, violenza settaria e discriminazione nella società: un nuovo Rapporto

Sab, 25/01/2020 - 12:28
Islamabad - Lo standard del rispetto dei diritti umani in Pakistan è preoccupante, soprattutto per quanti vivono in condizioni di indigenza, sono di status sociale più basso o appartengono a minoranze etniche o religiose: lo afferma un nuovo Rapporto pubblicato dall'organizzazione "Christian Solidarity Worldwide", impegnata a monitorare la condizione dei cristiani e delle minoranze religiose nel mondo. Il nuovo Rapporto inviato al'Agenzia Fides, dal titolo "Pakistan: Religious freedom under attack", rileva "una dimensione di classe e di casta nel fenomeno della discriminazione, su base etnica o religiosa, che è ancora profondamente radicata nella società pakistana".
Inoltre, nota il documento , la situazione della libertà religiosa continua a deteriorarsi: numerose violazioni continuano a verificarsi, anche da quando è al governo il Primo Ministro Imran Khan, a capo del partito "Tehreek-i-Insaf". La morte di Asma Jahangir, uno dei più importanti avvocati e attivisti per i diritti umani del Pakistan, deceduta l'11 febbraio 2018, "ha lasciato un vuoto nella comunità di persone e organizzazioni che si impegnano a promuovere i diritti umani del Paese", dice il testo.
Il documento di CSW riferisce che "casi di blasfemia, violenza settaria e attacchi mirati alle minoranze religiose e ai difensori dei diritti umani continuano a registrasi", mentre si assiste al prosperare di gruppi con un'agenda islamista come il Tehreek-i-Labbaik Pakistan . Il TLP è guidato da un leder sostenitore della controversia "Legge sulla blasfemia", Khadim Hussain Rizvi, definito "predicatore che diffonde un movimento settario e radicale". "Il paese - si legge nel Rapporto - si è allontanato ulteriormente dalle sue radici secolari e pluraliste, mentre le minoranze religiose affrontano crescente discriminazione, ostilità e ingiustizie".
La Ong CSW è preoccupata per la crescente politicizzazione delle leggi sulla blasfemia, formata dagli articoli 295a, 295b e 295c del Codice Penale del Pakistan, e dalla legislazione ostile alla comunità "Ahmadiyya. Tali leggi, recita il testo, "vengono utilizzate dai gruppi islamisti non solo per contro le minoranze religiose, ma anche per guadagnare consenso politico". Le conversioni date dal governo ai gruppi politico-religiosi come il TLP, in seguito all'assoluzione di Asia Bibi, "continuano a sfidare lo stato e le sue istituzioni, mettendo in evidenza le debolezze di entrambi". Questi sviluppi - si rileva - "hanno messo in dubbio il "Naya Pakistan" di Imran Khan e il suo impegno a promuovere la tolleranza e proteggere le minoranze, poiché il giudizio sui casi di blasfemia si è spostato dai Tribunali alle piazze" .
"Un numero sproporzionato di accuse e denunce di blasfemia - nota il testo pervenuto a Fides - è presentato contro le minoranze religiose: queste accuse hanno un effetto estremamente dannoso sulla vita degli accusati e delle loro famiglie". Si ricorda, poi, "il brutale omicidio di Mashal Khan, studente universitario musulmano ucciso nel 2017, perchè accusato di pubblicare contenuti blasfemi online". "Sebbene il suo omicidio abbia riacceso il dibattito per riformare le leggi sulla blasfemia - nota CSW - lo stato si è dimostrato riluttante a introdurre riforme a causa della forte resistenza della società e della veemente opposizione da parte dei gruppi islamisti, non disposti ad accettarne la revisione".
Esponenti delle minoranze religiose e leader della società civile "continuano a subire attacchi mirati in un contesto di violenza comunitaria, provocata da gruppi islamisti", denuncia il Rapporto, che così continua: "Numerosi fattori hanno contribuito all'aumento dell'intolleranza religiosa: i discorsi di odio dei leader religiosi musulmani radicali, dei gruppi religiosi islamisti, presenti anche sui mass-media, che hanno un'influenza negativa sui giovani pakistani". Questi discorsi, spiega il testo, "ritraggono i membri delle minoranze religiose come 'cittadini di seconda classe' generando intolleranza, pregiudizi e discriminazioni nei confronti delle minoranze religiose". "Le comunità cristiane e indù - prosegue - rimangono particolarmente vulnerabili, in particolare le donne e le ragazze, rapite e costretti a convertire e sposare uomini musulmani", mentre "le loro famiglie subiscono gravi minacce e intimidazioni". Questo fenomeno è aggravato "dalla scarsa volontà della polizia di agire e dalle debolezze del sistema giudiziario".
"Il Pakistan continua a lottare nella morsa del terrorismo. Gli attacchi amplificano il senso di insicurezza e paura", nota in conclusione CSW, mentre lo scenario generale vede un'erosione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dato il fenomeno della politicizzazione della religione e la diffusione di una cultura di odio.
Il Rapporto chiede che la Commissione nazionale per i diritti umani , istituita nel 2017, abbia mandato di indagare e prevenire le violazioni dei diritti umani, nonché di sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani nel paese.
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AFRICA - I missionari Comboniani, “uomini della Parola di Dio” nel continente africano

Sab, 25/01/2020 - 12:18
Roma - Nella prima metà del secolo scorso i Missionari Comboniani in Africa avevano prodotto - oltre a studi specialistici disseminati in vari articoli per riviste e libri - 63 grammatiche, 88 vocabolari, 114 catechismi, 23 libri di Storia Sacra, 54 libri di preghiere, 137 testi scolastici: sillabari, libri di lettura, aritmetica, storia, geografia, igiene, ecc. Questa vasta produzione, è importante sottolinearlo, non è stata il frutto di singoli religiosi, per quanto competenti ed eruditi possano essere stati, ma di un lavoro che si nutriva del contatto quotidiano con la gente, delle domande poste, dell’ascolto attento e dell’osservazione appassionata, cioè di un dialogo condito da stima e apprezzamento per le popolazioni del luogo.
Quando un missionario viene inviato in una zona cosiddetta ‘di missione’ ha il compito principale di studiare le lingue e la cultura del popolo a cui è inviato. La conoscenza della lingua è essenziale perché compito del missionario è proclamare il Vangelo nelle categorie espressive e di pensiero della gente. Inoltre, alla base di questo sforzo vi è un atteggiamento di apprezzamento e stima per la gente e la sua cultura della sua capacità di recepire e ‘incarnare’ le verità cristiane nelle proprie categorie di pensiero e nella vita.
La qualifica che meglio definisce un missionario è quella di “uomo della Parola”. Ma la Parola di Dio deve essere resa nel gergo della gente. S’impone pertanto la necessità di tradurla in lingua locale, ma non è una cosa semplice. “Come tradurre Javhé, tempio, pagano, peccato, grazia, giustificare, salvare? Cosa fa Dio quando perdona? Toglie il peccato, ricopre la colpa dell'uomo, o cos'altro?”. Questa testimonianza di un missionario comboniano poi Vescovo, Mons. Giuseppe Sandri, che ha tradotto, assieme ad un team di gente locale, alcuni libri della Bibbia in lingua xitsonga del Sudafrica – parte di un vasto progetto della traduzione della Bibbia della Societá Biblica Sudafricana – fotografa le difficoltà di tradurre la Bibbia nelle categorie espressive della popolazione.
Prima del Vaticano II il libro di formazione cristiana era il catechismo, in particolare il catechismo di Pio X, nella versione ridotta del 1912. Le traduzioni della Bibbia si limitavano ad alcuni ‘racconti biblici’ tradotti come ‘sussidio’ alle verità di fede contenute nel catechismo. Le prime traduzioni di interi libri della Bibbia è opera di missionari delle chiese della riforma. La traduzione della Bibbia in campo cattolico sarà uno dei frutti del Concilio Vaticano II, favorita dal nuovo clima di apertura ecumenica e dalla riscoperta del Libro Sacro nella vita del cristiano. Quando la traduzione nelle lingue locali sarà il risultato di uno sforzo comune con i missionari delle altre chiese cristiane, alla Bibbia saranno aggiunti i cosiddetti Libri Deuterocanonici e Apocrifi, cioè quei libri dell'Antico Testamento non compresi nel canone ebraico e non accettati dalle chiese della Riforma ma presenti nella tradizione cattolica .
Interessante, ancora, l’affermazione di Mons. Sandri su come si procedeva nella traduzione della Bibbia: “Anche dopo aver trovato il vero senso del testo ebraico o greco, occorre renderlo in un xitsonga corrente”. L'eterna domanda che ci facciamo è: «Se traduciamo così questo brano, il lettore tsonga comprenderà ciò che il testo vuole dire?». Si prova e si riprova, si legge e si rilegge; si proclama a voce alta un brano, per sentire se rende bene lo stile narrativo storico, quello agiografico o sapienziale, e se la sobrietà del testo riesce a rivelare 1'originale senso di poesia, di entusiasmo e di drammaticità.”
Nella mia esperienza africana – ho lavorato 30 anni in Africa tra Uganda e Kenya – mi sono sempre stupito del desiderio dei cristiani cattolici africani di leggere la Bibbia e della loro conoscenza dei fatti e dei personaggi biblici – un desiderio senz’altro stimolato dagli esempi di molti cristiani di altre chiese per cui la Bibbia è lo strumento essenziale di preghiera e di formazione cristiana. Ormai la Bibbia non puó mancare nelle case della gente, la si legge in famiglia e nelle varie circostanze della vita: la nascita di un bimbo, un matrimonio, un funerale, una visita ad un ammalato sono molto sentiti dai membri di una piccola comunitá e c’è sempre un catechista o un leader pronto a guidare i presenti nella riflessione di un brano biblico.
È soprattutto lo strumento di preghiera e di formazione nelle Piccole Comunitá Cristiane dove si medita, si prega, si condividono le riflessioni e si applica nell’oggi della vita ció che il Libro Sacro racconta. La Parola di Dio, spezzata nella comunione fraterna, aiuta i poveri a scoprire la presenza di Dio nella loro vita e ad avere quella speranza che li sostiene nella lotta per migliorare le difficili condizioni in cui versano; le vicende dolorose del popolo di Israele sono comprese nella vita spesso dolorosa e difficile della gente e le parole di Gesú danno forza per lottare e non scoraggiarsi di fronte alle difficoltá e spesso ai drammi della vita.
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VATICANO - Perché il giorno della Bibbia non sia “una volta all’anno”: iniziative nelle Chiese locali

Sab, 25/01/2020 - 12:15
Città del Vaticano – “Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non ‘una volta all’anno’, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti”. Questo l’auspicio espresso da Papa Francesco nella Lettera apostolica Aperuit Illis con cui ha istituito la “Domenica della Parola di Dio” da celebrare la III domenica del Tempo Ordinario, nel 2020 il 26 gennaio. L’esortazione del Papa trova rispondenza in diversi paesi del mondo, con iniziative nazionali, diocesane, parrocchiali, di cui l’Agenzia Fides ne cita solo alcune.
La coincidenza del 50° anniversario della fondazione della Federazione Biblica Cattolica, nell’aprile 2019, e del 1600° anniversario della morte di San Girolamo, il grande traduttore della Bibbia, nel 2020, hanno dato l’occasione alla Federazione di indire un “Anno della Parola di Dio”, dalla prima domenica di Avvento alla festa di San Girolamo , invitando i Pastori e le istituzioni impegnate nella pastorale biblica delle diverse nazioni, a rinnovare gli sforzi per mettere sempre più la Parola di Dio al centro della vita e della missione della Chiesa.
In America Latina da tempo il mese di settembre è celebrato come “Mese della Bibbia” e viene contraddistinto da diverse iniziative in tutti i paesi, a ogni livello, per promuovere la lettura e la conoscenza delle Scritture ed il loro impatto nella vita dei cristiani. E’ stato scelto questo mese in quanto alla sua conclusione, il 30 settembre, la liturgia celebra la festa di San Girolamo, e in questa circostanza viene anche celebrata la “Giornata della Bibbia” in diverse nazioni.
In Argentina il Dipartimento nazionale di Animazione e Pastorale biblica della Conferenza Episcopale, ha elaborato un sussidio per l’animazione della Domenica della Parola di Dio, in cui ricorda che tale celebrazione non sostituisce la tradizionale “Domenica Biblica” che dal 1961 si celebra il 30 settembre: “la Domenica della parola di Dio e la domenica biblica si completano e si arricchiscono a vicenda, stimolandoci nella sequela e nel discepolato missionario di Gesù Cristo, che conosciamo ogni volta che ci avviciniamo con umiltà alle Scritture, dove si manifesta a noi come Parola completa di Dio”.
I Vescovi del Paraguay hanno proclamato il 2020 come l’Anno della Parola di Dio, “tempo di grazia”, aderendo alla proposta della Federazione Biblica Cattolica. Nel loro messaggio ai fedeli scrivono: “Incoraggiamo tutte le persone, tutte le parrocchie e le cappelle, tutti i gruppi, i movimenti e le famiglie, ad aprire la Bibbia, a leggere insieme alcuni passaggi della Parola di Dio e a condividere ciò che lo Spirito Santo ispira loro. La lectio divina in questo modo ci brucerà i cuori e sarà una fonte di vita e di impegno cristiano. Possa ogni famiglia avere una Bibbia! Possa la Parola di Dio risuonare ogni giorno ovunque! Che sia annunciata a tutti!”.
La tradizione di dedicare il mese di settembre alla Bibbia è giunta anche in Africa. In Malawi durante lo scorso mese di settembre, i fedeli delle otto diocesi del paese sono stati invitati a leggere ogni giorno un brano della Parola di Dio, per una conoscenza più profonda della fede cattolica e per poterne diventare annunciatori e testimoni. Anche i bambini dell'Arcidiocesi di Lilongwe sono stati chiamati a leggere la Bibbia, a pregare con la Bibbia e a predicare la Parola di Dio nella loro vita quotidiana, durante la Giornata Missionaria dei bambini, l’11 gennaio. In Malawi il tema della festa della Pontificia Opera della Santa Infanzia è stato: "I bambini sono battezzati e inviati a predicare la Parola di Dio".
Anche nella Repubblica Democratica del Congo settembre è il mese della Bibbia e vengono organizzate diverse attività per mettere in rilievo che la Sacra Scrittura è la fonte principale della fede cristiana. Tra le iniziative promosse: una Bibbia per ogni famiglia, se non per ognuno; la lettura in famiglia e individuale; trasmissioni a tema biblico sui media; corsi biblici nelle parrocchie; incontri per giovani, mamme, adulti e responsabili delle Comunità Ecclesiali di base per organizzare la lettura della Bibbia nei loro ambienti e sollecitare una maggiore attenzione al Vangelo proclamato nella Messa.
Il tema della Giornata della Bibbia, celebrata nel dicembre scorso in Bangladesh, "La tua Parola è lampada per i miei passi, luce sul mio cammino" sarà il leit-motiv del cammino di evangelizzazione della Chiesa in Bangladesh per il 2020. Mons. James Romen Boiragi, Vescovo della diocesi di Khulna e Presidente della Commissione per la catechesi e l'apostolato biblico, ha detto: "In questo nuovo anno chiediamo ai cattolici del Bangladesh di conoscere e approfondire le loro responsabilità di battezzati, che sono inviati ad annunciare la Buona Novella, secondo la Bibbia. Possa la Bibbia diventare la nostra luce, rendere la nostra vita divina: questa è la mia preghiera”. La Commissione si sta impegnando a promuovere, in tutte le diocesi l'apostolato biblico, assistendo e collaborando per la preparazione e diffusione di materiali catechistici e biblici nelle lingue locali, provvedendo alla formazione di catechisti e insegnanti di religione cattolica.
Nelle Filippine con il decreto presidenziale 124 del 5 gennaio 2017, il Presidente Duterte ha dichiarato il mese di gennaio di ogni anno come “Mese biblico nazionale”, culminando nell'ultima settimana di gennaio come “Settimana biblica nazionale”. In questo mese tutti i filippini, compresi quelli che lavorano negli uffici governativi, spiega a Fides il Vescovo ausiliare di Manila, Mons. Broderick Pabillo, sono quindi invitati a concentrarsi sull'importanza della lettura e dello studio della Bibbia. Il governo riconosce "la natura religiosa del popolo filippino e l'elevata influenza della religione nella società umana". Nelle Filippine la “Domenica della Bibbia” viene celebrata l'ultima domenica di gennaio di ogni anno fin dagli anni '70, al fine di promuovere tra i cattolici filippini l'importanza della Parola di Dio nella vita e nel ministero della Chiesa e di sostenere l'apostolato biblico.
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ASIA/LIBANO - “Progetto Fratelli”: Lasalliani e Maristi insieme per aiutare i bambini siriani e iracheni

Sab, 25/01/2020 - 11:40
Beirut - La cooperazione dei religiosi “Fratelli De La Salle” e “Fratelli Maristi” porta frutti in Libano: il “Progetto Fratelli”, promosso in forma congiunta dai due istituti religiosi, è un punto di riferimento sicuro per tante famiglie e un luogo di incontro per i molti ragazzi. Il progetto ha preso il via nel 2016 con l’obiettivo di accogliere bambini rifugiati provenienti dalla Siria e dall’Iraq e bambini libanesi vulnerabili. Sono due i centri socio-educativi che ospitano i ragazzi, uno a Beirut e l’altro nella periferia della città di Saida.
“È soprattutto sulla persona che si lavora: vogliamo evitare che un’intera generazione di ragazzi si perda nell'attesa di poter tornare nei paesi natii o di potersi stabilire definitivamente in un nuovo Paese”, riferisce un’educatrice del progetto, Reem Bazzal. L’attenzione e il supporto psico-sociale alla persona sono da sempre una priorità nella filosofia educativa di Lasalliani e Maristi: “Tutta l’opera educativa e sociale che si fa qui – spiega – contribuisce ad alleggerire i compiti delle istituzioni locali. Si selezionano i bambini pronti per iscriversi alla scuola pubblica e si dà supporto scolastico agli altri, ma soprattutto si lavora per normalizzare situazioni di stress, si mette a disposizione un luogo sicuro dove divertirsi e socializzare. Si offrono inoltre stimoli sani a bambini e ragazzi che altrimenti starebbero per strada senza nulla da fare: una situazione ad alto rischio dal punto di vista sociale”.
I due centri, attualmente, assistono più di 600 bambini e giovani al giorno , dai 3 ai 15 anni, che normalmente partecipano dal lunedì al sabato ai diversi programmi educativi organizzati.
La scuola inizia di primo mattino e va avanti fino a pomeriggio inoltrato tra lezioni di alfabetizzazione, matematica e inglese a cura degli educatori, senza dimenticare momenti di animazione e supporto psicologico garantiti da volontari locali e studenti delle scuole mariste e lasalliane di Beirut.
L’insegnamento, spiegano i religiosi, è ispirato ai valori di pace, giustizia, fraternità e speranza che animano le due Congregazioni, e coinvolge persone, bambini e adulti, di ogni religione.
Durante i mesi di luglio e agosto i programmi ordinari si fermano e comincia la “Summer School” seguita da un “Summer Camp” che offre spazi di svago, creatività, arte ed escursioni e attività sportive per i bambini. In questi centri, inoltre, è presente un programma di formazione e avviamento professionale per giovani adulti, che spesso sono le madri o i fratelli dei bambini presenti: “Sono attivi corsi di informatica e di taglio e cucito” racconta l’educatrice. Ggiovani e madri di famiglia acquisiscono competenze utili per dare sostegno economico alla famiglia, trovando anche un luogo dove socializzare. “Sempre nel periodo estivo - conclude Reem Bazzal - ad animare la colonia di bambini giungono volontari di varia nazionalità provenienti dall’ambiente lasalliano e marista, oltre a giovani provenienti dalla comunità ecumenica di Taizé, a dimostrazione che ‘Fratelli’ è davvero un luogo di aggregazione per tutti”.
Gli effetti positivi di quest’opera su un sistema paese messo a dura prova dalla presenza di un milione e mezzo di profughi sono evidenti per molti libanesi, e questo fa sì che il progetto sia visto con favore dalla comunità civile: i programmi educativi e sociali sono, infatti, in linea con le indicazioni delle autorità ministeriali e dell’Unicef.
Le condizioni di vita di molti rifugiati siriani e iracheni in Libano sono al di sotto della soglia di povertà. I problemi principali sono le case fatiscenti, la mancanza di acqua potabile e di cibo, l’insicurezza e il difficile accesso all’istruzione. Circa il 58% dei bambini dai 5 ai 17 anni non frequenta la scuola, senza considerare poi il trauma della guerra che hanno vissuto nei loro paesi d’origine.

Link correlati :Guarda sul canale Youtube dell'Agenzia Fides il video sul progetto.
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ASIA/CINA - I cattolici ricordano un giovane sacerdote e missionario cinese d’etnia tibetana, che ha speso la vita per il Vangelo

Sab, 25/01/2020 - 11:06
Di Qing – Tutti lo ricordano come un uomo santo e come un ardente missionario: nella notte del 17 gennaio, festa di Santo Antonio Abate, eremita, uomo di vita solitaria e di preghiera, è tornato nella casa del Padre, all’età di 39 anni, il sacerdote cinese don Giuseppe Ma Zha Xi, che ha condotto la sua vita ispirandosi al santo, nella preghiera quotidiana, aspirando soltanto alla vicinanza di Dio. Don Giuseppe ha vissuto in modo solitario , in povertà e nella costante orazione. Giovani sacerdote di etnia tibetana cinese, ha dedicato tutta la sua vita all’evangelizzazione della Prefettura autonoma tibetana di Di Qing della provincia sud-ovest di Yun Nan.
Si era fatto “granello di senape”, facendo della sua vita una radicale testimonianza e una missione di Cristo nella immensa zona del territorio di quella Prefettura, senza badare minimamente se stesso. Un tumore violento al fegato ha messo fine alla sua giovane vita. Come dicono i fedeli che lo hanno conosciuto, “don Giuseppe è uno che si può permettere di dire con orgoglio le parole dell’apostolo Paolo: ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”.
Secondo don Peter Zhao vicario dell’Arcidiocesi di Pechino, “il sacerdote ha lavorato tantissimo per evangelizzazione, integrandosi e vivendo a contatto con la gente delle montagne, tenendo sempre il Signore, il Vangelo, la Chiesa e fedeli nel suo cuore. E’ stato un vero modello per i sacerdoti cinese di oggi”. Ora sui siti web, i social network, i blog cattolici cinesi, vi sono le foto e il racconto di questo giovane sacerdote tibetano, che percorreva con la moto strade fangose e impervie solo per il servizio pastorale e di evangelizzazione.
Don Giuseppe Ma Zha Xi è nato nel 27 febbraio 1981, è entrato nel seminario minore della diocesi di Kun Ming, capoluogo della provincia nel 2006. E’ stato trasferito nel Seminario maggiore regionale di sud-ovest a Si Chuan nel 2008, ha ottenuto la laurea in teologia nel 2014, è stato ordinato sacerdote nel giungo 2016. Subito dopo l’ordinazione, ha cominciato il servizio pastorale nella zona tibetano di Yun Nan. La parrocchia dove lavorava è composta dai parrocchiani esclusivamente di etnia tibetana.
Quando le campane suonavano, la domenica, per annunciare l’inizio della santa messa, tutti i fedeli del villaggio si radunavano insieme intorno loro giovane zelante e simpatico parroco per rendere gloria al Signore. Per prendersi cura delle comunità dei fedeli, saliva in sella a una moto e quotidianamente attraversava sentieri di montagna, percorrendo molti chilometri, visitando malati, portando l’Eucarestia. Dicono i fedeli della sua comunità: “Non si è mai fermato o scoraggiato, è stato un uomo di Dio e un vero missionario, sempre pronto con un sorriso a spargere il seme del Vangelo”.

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ASIA/KAZAKHSTAN - Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: nasce il Consiglio della Chiesa tradizionale kazaka

Sab, 25/01/2020 - 09:36
Almaty - La Chiesa cattolica kazaka, insieme alla Chiesa russo-ortodossa ed alla Chiesa luterana presenti in Kazakhstan, ha dato vita al "Consiglio della Chiesa cristiana tradizionale del Kazakistan". Lo riferisce, a conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, all’Agenzia Fides mons. José Luís Mumbiela Sierra, Vescovo della diocesi di Almaty e Presidente della Conferenza episcopale del paese centrasiatico.
Spiega a Fides il Vescovo: “Il Consiglio è stato presentato in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: il primo appuntamento ufficiale si è tenuto il 13 gennaio, mentre per sabato 25 gennaio abbiamo organizzato un incontro di preghiera ecumenico invitando anche i fedeli protestanti. L’iniziativa, promossa e realizzata anche dal Nunzio Apostolico, è un grande segno di unità. Siamo molto felici che stia prendendo forma, perché ci permette anche di accrescere le nostre relazioni sul territorio”.
Mons. Mumbiela, che oltre ad essere Presidente della Conferenza episcopale, presiede la Caritas nazionale ed è responsabile delle Comunicazioni sociali della Chiesa kazaka, racconta che anche questi due settori pastorali stanno vivendo una fase di grande crescita: “La Caritas sta potenziando la sua rete di azione e lo stesso sta accadendo al settore delle comunicazioni sociali. Abbiamo tanta voglia di crescere e di sognare in grande, per la testimonianza e la diffusione del Vangelo, rispondendo all'invito di Gesù: Duc in altum. E' un desiderio che riguarda anche la nostra diocesi di Almaty: ci stiamo impegnando, infatti, per far nascere una nuova parrocchia in un paese a 130 km da Almaty ed abbiamo in progetto di istituirne altre”.
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