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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 17 min 28 sec fa

AFRICA - Vaste aree dell’Africa orientale sconvolte delle alluvioni

Mar, 29/10/2019 - 12:09
Nairobi - Le violente inondazioni che hanno colpito diverse aree dell’Africa orientale hanno provocato morte e distruzione in Sud Sudan, Kenya e Somalia. In Kenya, almeno 29 persone sono morte nelle alluvioni che hanno colpito 25 contee del Paese. Tra quelle più colpite vi sono le contee di Mandera, Marsabit, Turkana, Wajir, Iamu e Kwale. Caritas Kenya ha lanciato un appello per la raccolta di fondi, di cibo e di generi di primo soccorso per aiutare le popolazioni colpite.
In Sud Sudan Sua Ecc. Mons. Stephen Nyodho Ador Majwok, Vescovo di Malakal, la diocesi più vasta del Paese, ha affermato che 238.000 Km2 del territorio della diocesi sono invasi dalle acque. Il Vescovo ha chiesto al governo di dichiarare lo stato di disastro nazionale per far fronte all’emergenza.
Secondo un rapporto dell’ONU “da luglio le piogge stagionali inusualmente forti hanno devastato vaste aree del Sud Sudan colpendo circa 908.000 kmq. Le piogge dovrebbero continuare almeno fino alla fine di novembre mettendo a rischio ulteriori persone”. Secondo il rapporto, il dramma è accentuato dal fatto che “nelle 32 contee alluvionate negli Stati di Jonglei, Upper Nile, Warrap, Eastern Equatoria, Northern Bahr el Ghazal, Unity e Lakes, più di 3 milioni di persone erano già bisognose di assistenza prima ancora dell’inizio delle piogge”. Il Sud Sudan sta infatti cercando faticosamente di uscire dalla disastrosa guerra civile scoppiata nel dicembre 2013, che ha provocato un alto numero di rifugiati e di sfollati interni.
In Somalia secondo un altro rapporto, almeno 182.000 persone sono sfollate a causa delle inondazioni, che hanno devastato campi, infrastrutture e strade. Nello stato di Hirshabelle, il fiume Shabelle è straripato nella città di Belet Weyne e nelle aree circostanti il 26 ottobre. Tre persone, tra cui due bambini di età inferiore ai 10 anni, sarebbero annegati. Ieri, 28 ottobre, un’imbarcazione con 20 persone a bordo si è capovolta nei pressi di Belet Weyne, provocando almeno una decina di vittime.
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ASIA/INDONESIA - Il Cardinale Suharyo: "Il Papa apprezza la Pancasila"

Mar, 29/10/2019 - 12:04
Giacarta - "Il Papa apprezza i valori della Pancasila alla base della nazione indonesiana, che si sforza di contribuire a costruire la pace nel mondo, sviluppando vera fratellanza": è quanto sostiene il Cardinale indonesiano Ignazio Suharyo, creato da Papa Francesco nel Concistoro del 5 ottobre scorso. Come appreso dall'Agenzia Fides, tornato a Giacarta, celebrando nei giorni scorsi una santa messa di ringraziamento in Cattedrale , il Cardinale ha detto: "Sono sicuro che la mia nomina sia un riconoscimento alla Chiesa cattolica in Indonesia, che continua a cercare di crescere secondo lo spirito del Concilio Vaticano II". Mons. Suharyo ha rimarcato che "la Santa Sede apprezza molto l'armonia promossa dal popolo indonesiano, specialmente nella relazione con i fedeli musulmani".
I cattolici in Indonesia, ha aggiunto il Cardinale, che è anche Presidente della Conferenza episcopale indonesiana, "hanno avuto un ruolo attivo nella lotta per l'indipendenza indonesiana, e oggi si impegnano nella vita sociale della nazione".
Mons. Suharyo ha collegato la nomina dei nuovi Cardinali al Mese Missionario Straordinario, indetto dal Papa per l'Ottobre 2019, affermando che "per questo il richiamo è molto chiaro, è l'invito di Papa a rinnovare continuamente la sua missione evangelizzatrice in tutto il mondo"
In tale processo di "rinnovamento" e di "conversione", che non finisce mai, ha proseguito l'Arcivescovo di Giacarta, "la Chiesa cattolica indonesiana è chiamata a essere una Chiesa che, nella fedeltà a Cristo, è sempre più rilevante per la propria comunità e sempre più significativa per la società".
Questo "rinnovamento", ha notato, parte dalla vita di preghiera, e ha citato il Vangelo di Luca , laddove Gesù invita a "pregare senza stancarsi". Alimentando il rapporto con Dio, ha concluso il Card. Suharyo, l'uomo riceve "il coraggio apostolico, l'umiltà evangelica e la preghiera diligente", fattori-chiave per il rinnovamento della Chiesa.
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AMERICA/NICARAGUA - “Il popolo del Nicaragua non ha più paura” afferma il Vescovo di Matagalpa

Mar, 29/10/2019 - 11:14
Matagalpa – Mons. Rolando Álvarez, Vescovo della diocesi di Matagalpa, ha rilasciato un’intervista video, condivisa con Fides, in cui analizza la realtà della sua diocesi e quella del Nicaragua. Mons. Alvarez innanzitutto sottolinea la povertà della popolazione: dal recente censimento della zona si è scoperto che il 70% della popolazione di Matagalpa non ha i soldi per mandare i figli a scuola. “O si mangia o si studia”, e questi casi aumentano sempre di più.
Riguardo alla sicurezza, ha detto che la Cattedrale di Matagalpa è stata circondata dalla polizia in diverse occasioni nelle ultime settimane. E’ stato anche scoperto che durante la processione della Madonna del Rosario c’erano elementi violenti che erano riusciti a infiltrarsi fra la gente proprio per creare confusione e tensione, ma la stessa gente li ha riconosciuti. I fedeli di Matagalpa hanno così espresso la loro fede e anche il loro pensiero.
“Camminare per strada - ha sottolineato il Vescovo - significa manifestare la fede e l’amore. Le manifestazioni della popolazione sono espressioni di amore alla patria. Come i cattolici, che lo fanno per fede, così accade con la popolazione, che con fedeltà e amore alla nazione vuole manifestare per chiedere il rispetto del paese, e anche esprimere un parere contrario al tipo di governo o alla gestione”.
Sull’ostilità nei confronti della Chiesa da parte dei gruppi pro-governo a Esteli, Masaya, Managua e adesso a Matagalpa, il Vescovo ha commentato: "L'unica cosa che posso dire è che noi, prima di essere credenti, dobbiamo prendere una posizione umanitaria, i laici siano dalla parte dei più deboli".
“La Chiesa ha proposto un testo nel maggio 2014, che è riuscito ad arrivare al Presidente, glielo abbiamo consegnato come Pastori di un popolo che soffre e dinanzi alla necessità del dialogo con tutti i settori, per evitare proprio questo che si vive adesso nel paese – ha affermato riguardo alla proposta della Chiesa per uscire da questa situazione - Ma non ci ha dato ascolto. A maggio di quest’anno 2019 ancora una volta abbiamo riproposto una via di sviluppo e di vita sociale, dove si devono rispettare i diritti di tutti, dove si riconosca la dignità delle persone, la libertà di espressione, dove la verità vada insieme alla giustizia per avere la pace. Sono 5 punti: ma se non esiste la libertà... non esiste niente.”
Per la cronaca del paese, i Vescovi continuano a essere ritenuti "golpisti", e Mons. Alvarez sottolinea in proposito: "Noi siamo aperti al dialogo. Continuiamo a fare il nostro lavoro: catechesi, lavoro sociale, promozione umana, ecc. con maggiore forza quando le situazioni sono difficili. Noi Vescovi abbiamo scelto di accompagnare il popolo.”
Di fronte al clima di violenza in molte parti del Nicaragua, che colpisce anche la Chiesa, il Vescovo di Matagalpa risponde con queste parole: “Io non vivo con la paura. Vado con il popolo. La Chiesa non ha paura, vive, celebra e aiuta gli altri. Inoltre il Nicaragua non ha più paura, la paura ti ferma. Il popolo non ha più paura. Il popolo sta riuscendo a fare la differenza e con questo sta facendo un cambiamento.”

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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Chiusura del Mese Missionario Straordinario: “Il risveglio missionario faccia parte della nostra quotidianità” dice il Direttore delle POM

Mar, 29/10/2019 - 10:56


Yamoussoukro - “Il risveglio missionario non deve fermarsi solo al mese di ottobre decretato da papa Francesco, ma deve far parte della nostra vita quotidiana” ha esortato il Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Costa d'Avorio, p. Jean Noel Gossou domenica 27 ottobre, durante la Messa di chiusura della celebrazione del Mese Missionario Straordinario in Costa d'Avorio.
La Messa è stata contrassegnata dalla consegna degli attestati ai vincitori dei concorsi di canto, poesia e teatro avviati dalla Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in occasione del Mese Missionario Straordinario .
Il concorso che aveva l'obiettivo di realizzare una catechesi di massa sul tema del Mese Missionario Straordinario mondiale, “Battezzati e inviati, la Chiesa di Cristo in missione nel mondo", ha visto la partecipazione di quattro delle quindici diocesi ivoriane: quelle di Yopougon, Daloa, Abidjan e Agboville.
"È stata una bellissima esperienza per me e il messaggio che volevo trasmettere attraverso la mia poesia è che come battezzati dobbiamo sempre annunciare Cristo attraverso le nostre varie attività", ha dichiarato Nassitodé Kouamé Romaric, vincitore del concorso la poesia.
Alla fine di questo concorso, il primo premio per la poesia e il teatro è andato alla diocesi di Agboville, rispettivamente con un laptop del valore di 300.000 franchi CFA e una somma di 500.000 franchi CFA. Alla diocesi di Daloa è stato assegnato il primo premio nella categoria canto con un premio di 750.000 franchi CFA.
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Mese missionario straordinario: le nuove tecnologie come strumento per “predicare dai tetti”

Mar, 29/10/2019 - 10:18
Port Moresby - La continua evoluzione del panorama dei mass media e della comunicazione rende necessario un approccio propositivo da parte della Chiesa, perché essa possa rimanere accanto alle persone. Lo spiega, in un messaggio pervenuto all’Agenzia Fides in occasione del Mese Missionario Straordinario, Agatha Ferei Furivai, laica cattolica, Presidente di “Signis” nella regione del Pacifico e direttrice di Caritas Fiji: “La comunicazione tra individui è cambiata in modo significativo negli ultimi 20 anni. Le nuove generazioni sono fatte di nativi digitali ed hanno il know-how tecnologico, ma sempre più persone si stanno allontanando dalla comunicazione faccia a faccia nelle famiglie e nelle comunità. Per questo, genitori, i nonni, i leader della comunità e tutti coloro che sono impegnati nella cura e nella crescita di un bambino devono camminare mano nella mano con loro”. Le parole di Agatha Ferei Furivai giungono a margine del Simposio di Missiologia incentrato sul tema “La missione nell'era dei media e della comunicazione istantanea”, organizzato nei giorni scorsi in occasione del Mese Missionario Straordinario, presso l'Istituto teologico cattolico di Bomana, in Papua Nuova Guinea.
La necessità di un ritorno alle “relazioni reali” era stata affrontata da Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, rilevando che “non basta moltiplicare le connessioni perché aumenti anche la comprensione reciproca” invitando a costruire una Chiesa “dove l’unione non si fonda sui ‘like’, ma sulla verità, sull’amen, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri”.
A tal proposito, afferma la direttrice di Caritas Fiji: “Nella nuova cultura segnata dalla presenza del persona computer, la Chiesa può raccontare al mondo il proprio messaggio, ascoltare più chiaramente la voce dell'opinione pubblica ed entrare nei dibattiti e nella ricerca comune di soluzione ai molti problemi urgenti dell'umanità. Dobbiamo abbracciare le nuove tecnologie per proclamare la Parola di Cristo, proprio come faremmo se predicassimo dai tetti”.
Ha poi rimarcato che “la missione dei fedeli laici è un viaggio nelle relazioni interpersonali, per riconoscere Cristo negli altri. In questo viaggio possiamo usare i mezzi di comunicazione nei media per amplificare le nostre voci". Furivai ha notato che anche nel Pacifico si sono affermate le piattaforme dei social media come modalità di comunicazione, invitando a "usare i media per estendere il piano divino del nostro Creatore e diffondere la Parola di Dio".
"Siamo tutti utenti e produttori di messaggi che vanno nel circolo della comunicazione. Questa è una buona ragione per uno sforzo collaborativo tra Chiesa e mass media ", ha concluso.
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ASIA/INDIA - Nel Mese missionario straordinario, convention biblica in Madhya Pradesh

Mar, 29/10/2019 - 09:54
Indore - Le nove diocesi del Madhya Pradesh, in India centrale, hanno organizzato una "Convention biblica" di tre giorni a Indore, dal 25 al 27 ottobre, riunendo oltre 6.000 fedeli, tra vescovi, sacerdoti, religiosi e laici giunti da diverse parti dello stato, su un tema centrale: "Battezzati e inviati". Nel raduno gli esponenti delle nove diocesi hanno condiviso le attività pastorali e di evangelizzazione svolte durante il Mese, "per creare consapevolezza missionaria", ha affermato il coordinatore dell'evento, padre Joby Anand.
Celebrando la messa conclusiva il 27 ottobre, l'arcivescovo di Bhopal, Mons. Leo Cornelio, ha dichiarato: “L'Ottobre 2019 è stato dichiarato da Papa Francesco come Mese missionario straordinario sul tema 'Battezzati e inviati', che abbiamo voluto fare nostro. E' importante proclamare Cristo con entusiasmo. La nostra convention sulla Bibbia, organizzata ogni anno, mira a far crescere tra i cristiani'interesse e l'amore per la Sacra Scrittura, cosicchè si possa poi condividere annunciare il Vangelo".
Padre John Paul, presidente del Forum dei mass media cristiani a Indore, ha spiegato: “Organizziamo ogni anno un Festival biblico per il rinnovamento spirituale dei fedeli. Quest'anno lo abbiamo legato al Mese missionario straordinario"
La convention di tre giorni è stata caratterizzata da incontri e approfondimenti biblici, speciali liturgie, celebrazione della Messa e recita del Rosario. Vi hanno partecipato famiglie da diverse località dello stato.
Mons. Chacko Thottumarickal, Vescovo di Indore, ha ringraziato tutti i presenti "auspicando un impatto della Parola di Dio sulla loro vita": "Possiamo costruire insieme un mondo più felice, facendo in modo che la lettura della Bibbia sia parte della nostra vita e parte della routine familiare", ha detto.
A conclusione del Festival, una processione ha portato la Sacra Bibbia e delle statue di Madre Maria e Santa Mariam Teresia in corteo per la città di Indore, come segno di testimonianza cristiana pubblica.
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AMERICA/BRASILE - I Vescovi sull’inquinamento delle spiagge: non c’è futuro per l’umanità senza rispetto per la casa comune

Mar, 29/10/2019 - 09:48
Brasilia – Le chiazze di petrolio e di rifiuti oleosi che dai primi giorni di settembre stanno avanzando sulle spiagge del Nordest brasiliano, provocando la morte degli animali e il danneggiamento delle località turistiche, hanno indotto la Conferenza episcopale del Brasile a pronunciarsi con una nota, pubblicata il 28 ottobre, che chiama ad una “profonda e immediata conversione ecologica”.
Migliaia di persone sono impegnate nella pulizia di oltre 200 spiagge di nove stati su un 'area di oltre 2 mila chilometri. Secondo gli esperti si potrebbe trattare del peggior disastro mai accaduto nell'area, le cui cause rimangono ancora ignote. La procura federale ha accusato il governo di Brasilia di non aver organizzato una risposta al disastro.
“I processi estrattivi che contaminano e uccidono devono essere monitorati e debitamente ritenuti responsabili dal potere pubblico, dal momento che non esiste futuro per l'umanità senza l'indispensabile rispetto per la casa comune” scrive la Presidenza della CNBB nel testo pervenuto all’Agenzia Fides.
Il Sinodo dei Vescovi per l'Amazzonia ha rafforzato la necessità di “un'autentica conversione ecologica”, proseguono, citando come esempio per ogni persona sulla strada della conversione, “il magnifico lavoro dei volontari che si dedicano alla pulizia delle spiagge del Nordest. Uomini e donne che corrono rischi a contatto con l’olio tossico per salvare l'ambiente”.
Di fronte a questo disastro ambientale, i Vescovi chiedono alle autorità competenti “azioni efficaci per recuperare l'equilibrio naturale”, oltre a fare le dovute indagini “per trovare l'origine e le cause di questa tragedia ecologica”. “Il coraggio e la solidarietà dei volontari tocchino il cuore di tutti, in particolare dei governanti, in modo che la difesa della vita e del pianeta sia sempre una priorità” concludono la nota.
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VATICANO - Il Papa: al Sinodo sull’Amazzonia il grido dei poveri è diventato grido di speranza della Chiesa

Lun, 28/10/2019 - 13:29
Città del Vaticano – Nel Sinodo dei Vescovi dedicato all’Amazzonia “abbiamo avuto la grazia di ascoltare le voci dei poveri e di riflettere sulla precarietà delle loro vite, minacciate da modelli di sviluppo predatori”. E loro hanno testimoniato che si può guardare la realtà “accogliendola a mani aperte come un dono, abitando il creato non come mezzo da sfruttare ma come casa da custodire, confidando in Dio” che come Padre “ascolta la preghiera dell’oppresso”. E’ questo il tratto più ricco e fecondo che secondo Papa Francesco ha connotato i lavori e gli esiti dell’assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi svoltasi a Roma dal 6 al 27 ottobre e dedicata alla Regione panamazzonica. “Il grido dei poveri” ha aggiunto il Vescovo di Roma “ è il grido di speranza della Chiesa. Facendo nostro il loro grido, anche la nostra preghiera, siamo sicuri, attraverserà le nubi”.
Prendendo spunto dalle letture della Liturgia del giorno, e soffermandosi sul brano evangelico in cui Gesù racconta la parabola del Fariseo e del pubblicano che pregano nel tempio, Papa Francesco ha richiamato l’attenzione sui tanti casi in cui, anche nella Chiesa, “chi sta davanti” manifesta disprezzo per le altre persone e le loro tradizioni, ne cancella le storie, ne occupa i territori, ne usurpa i beni. “Lo abbiamo visto nel Sinodo” ha aggiunto il Papa “quando parlavamo dello sfruttamento del creato, della gente, degli abitanti dell’Amazzonia, della tratta delle persone, del commercio delle persone. Gli errori del passato non sono bastati per smettere di saccheggiare gli altri e di infliggere ferite ai nostri fratelli e alla nostra sorella terra: l’abbiamo visto nel volto sfregiato dell’Amazzonia”.
Alla radice spirituale di tanta devastazione – ha sottolineato il Papa – c’è la ”religione dell’io” rappresentata dal Fariseo della parabola evangelica. Costui appare “traboccante della propria sicurezza, della propria capacità di osservare i comandamenti, dei propri meriti e delle proprie virtù, è centrato solo su di sé”. Adepto della “religione dell’io”, che lo fa ritenere giusto e per questo superiore ai peccatori, come il Pubblicano che prega in fondo al tempio, riconoscendosi peccatore davanti a Dio.
All’opposto della vanagloria del Fariseo, il Papa ha indicato la “preghiera del povero” richiamata nella prima lettura. La preghiera che “attraversa le nubi” e arriva al Padre, mentre quella di chi si presume giusto “rimane a terra, schiacciata dalla forza di gravità dell’egoismo”. Il senso della fede del Popolo di Dio – ha sottolineato Papa Francesco – ha sempre visto nei poveri “i portinai del Cielo”. Sono i poveri “che ci spalancheranno o meno le porte della vita eterna, loro che non si sono considerati padroni in questa vita, che non hanno messo se stessi prima degli altri, che hanno avuto solo in Dio la propria ricchezza”. .
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AMERICA/CILE - Il Vescovo Vargas: un paese alla ricerca del “noi”

Lun, 28/10/2019 - 11:57
Temuco – “Di fronte ai dolorosi eventi che abbiamo visto in questi giorni, al di là dell'urgente necessità di affrontare le sue gravi conseguenze per il bene di tutta la popolazione, con responsabilità e secondo i requisiti dello Stato di diritto, è necessario ricostruire la convivenza sociale, il bene comune, il dialogo basato sull'amicizia civica, nel pieno rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Trasgredendo questi valori, in qualche modo, tutti noi abbiamo una parte di responsabilità, e quindi tutti siamo nella ricerca e nell'impegno di trovare delle soluzioni. È un imperativo etico". Così afferma Mons. Héctor Vargas, Vescovo della diocesi di San José di Temuco, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides.
"La soluzione è complessa, richiede una profonda riforma strutturale per le nostre istituzioni, in modo di considerare le nuove forme di partecipazione dei cittadini, in grado di rispondere alle loro aspettative. Ciò implica il rafforzamento dell'etica pubblica, che, in primo luogo, richiede il superamento dell'individualismo asociale e l'apertura a un senso di comunità. In altre parole, avere il senso del ‘noi’. Quindi, la domanda-chiave non è ciò che si adatta a un individuo o un gruppo sociale, ma ciò che conviene al paese", sottolinea Mons. Vargas.
"È un principio che per troppo tempo è rimasto in parole, nelle società politiche moderne e contemporanee, soprattutto a causa dell'influenza esercitata dalle ideologie individualiste e collettiviste", continua il Vescovo di Temuco.
"Di conseguenza, la politica dovrebbe aiutare a far emergere il meglio delle persone e dei gruppi che costituiscono l'alterità e la diversità sociale, senza perdere l'unità della comunità umana concreta. In questo senso, il ruolo dello Stato, le politiche pubbliche, l'autonomia attiva della comunità sociale e delle organizzazioni intermedie, sono sostanziali per compiere passi verso un Cile più giusto e fraterno", conclude il testo.
In Cile, da questa notte, si è tolto il coprifuoco in modo ufficiale "con l'obiettivo di contribuire a che il Cile riesca a ripristinare la normalità istituzionale", recita una nota del governo..
Il presidente, Sebastián Piñera, lo aveva detto sabato 26: un possibile cambio di gabinetto e la revoca degli stati di emergenza, decretata in varie parti del paese.
Sebbene Piñera aveva dichiarato di voler risolverle la situazione di protesta popolare, fino a quel giorno il numero di morti per violenze in Cile ammontava a 19, nel quadro delle massicce proteste antigovernative. L'amministrazione Piñera è stata accusata per l'uso eccessivo della forza.
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AFRICA/ETIOPIA - “No al tentativo di provocare una crisi etnica e religiosa” dice il Premier, Nobel per la Pace

Lun, 28/10/2019 - 11:54
Addis Abeba - “Un tentativo di provocare una crisi etnica e religiosa”. Così il Primo Ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed Ali, ha qualificato le violenze che hanno provocato la morte di 67 persone la scorsa settimana nel grande Paese del Corno d’Africa. Le violenze sono scoppiate il 23 ottobre ad Addis Abeba, la capitale, per poi estendersi alla regione di Oromia, a seguito della denuncia lanciata dall’attivista, Jawar Mohammed, di essere stato oggetto di un tentativo di assassinio o di rapimento da parte delle forze di sicurezza.
I sostenitori di Jawar Mohammed sono scesi nelle strade della capitale e in quelle di altre città, scontrandosi con le forze dell’ordine. Le violenze sono presto degenerate in scontri inter comunitari.
Jawar Mohammed è un attivista che ha avuto un ruolo importante nella rivolta dei giovani Oromo che ha costretto l’ex Premier Hailé Mariàm Desalegn a dimettersi nel febbraio 2018, aprendo la strada all’attuale Primo Ministro, Abiy Ahmed Ali. Quest’ultimo ha avviato un programma di riforme politiche e di riconciliazione nazionale e quest’anno ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per come ha gestito la delicata fase di transizione politica, segnata dall’accesso alla Premiership di un Oromo, l’etnia maggiore del Paese che era stata finora emarginata dal potere, e per la pace raggiunta con l’Eritrea.
Jawar Mohammed, dopo essere tornato dagli USA dove viveva, ha iniziato a criticare le riforme avviate da Abiy Ahmed Ali, che mirano in prospettiva a ridurre le tensioni tra le diverse etnie del Paese.
Nel corso degli scontri sono state attaccate pure tre chiese copte ortodosse ed una moschea.
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AFRICA/NIGERIA - L’Arcivescovo Dal Toso chiude il Congresso Missionario: ora evangelizziamo con le parole e con la nostra vita

Lun, 28/10/2019 - 11:34
Benin city – Non basta organizzare un Congresso sul tema dell'evangelizzazione, se questo non ha un impatto nella vita di tutti coloro che vi hanno partecipato, in modo che ognuno possa evangelizzare attraverso le sue parole e con la propria vita: lo ha sottolineato il 26 ottobre l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , durante la celebrazione conclusiva del Congresso Missionario nazionale della Nigeria, tenuto a Benin city dal 22 al 26 ottobre .
Ringraziando il Signore per questa opportunità, l’Arcivescovo ha ribadito nella sua omelia che “il centro dell'evangelizzazione è Cristo, l’autentico Cristo, in grado di attrarre anche coloro che sono più lontani, di dare la vita, di rendere feconda la nostra vita” e che “ogni attività pastorale, anche questo Congresso, dovrebbe aiutarci a fissare il nostro sguardo su Gesù Cristo, in modo da ottenere la vera vita”. Quindi, ispirandosi alla liturgia del giorno, si è soffermato su quattro punti fondamentali della missione: l'annuncio della fede, la storia, la conversione, la misericordia di Dio.
Prendendo spunto dalla prima lettura, in cui San Paolo scrive ai Romani: "Non c’è quindi alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù" l’Arcivescovo ha sottolineato che la buona notizia che Dio vuole comunicare è la salvezza donata a ognuno attraverso la morte e risurrezione di suo Figlio, Gesù Cristo. Dio ci ana ed è presente in noi con il Suo Spirito: “Invochiamo costantemente lo Spirito di Dio nella preghiera, lo Spirito che dà vita e forza alla nostra missione e ci incoraggia a proclamare la verità del Vangelo, che è l'amore di Dio per ogni uomo e il Suo desiderio di salvare”.
Quindi, commentando il Vangelo, Mons. Dal Toso ha messo in rilievo che Cristo evangelizza ispirandosi alla realtà concreta di quanti lo ascoltano, prendendo ad esempio gli episodi che in Lui acquistano significato. Ha quindi esortato a lasciarsi interrogare da quanto accade nella nostra vita e in quella degli altri. “In questo modo, anche le vicissitudini quotidiane della vita diventano un modo in cui Dio ci parla” ha sottolineato. “Come Chiesa, siamo chiamati a discernere la voce di Dio e a leggere la storia non solo con criteri umani, ma soprattutto alla luce della parola di Dio – ha proseguito -. E lì possiamo scoprire dove il Signore vuole guidarci, come Chiesa, come società, come singolo fedele”.
Gli eventi della storia, anche quelli di sofferenza e dolore, sotto questa luce, diventano quindi un invito alla conversione, che consiste nell’atteggiamento di superare il nostro modo personale di vedere le cose, di interpretare la storia, assumendo una prospettiva diversa, che ci consente di uscire da noi stessi e di incontrare lo sguardo di Cristo, che ha vinto ogni male. “È proprio contemplando il suo amore che veniamo trasformati”.
Un cristiano è chiamato a convertirsi ogni giorno. “Attraverso la conversione incontriamo un Dio misericordioso verso di noi. Anche noi, oggi, siamo qui in questa celebrazione per conoscere e sperimentare la misericordia di Dio, in modo che coloro che ci incontrano possano scoprire in noi la misericordia di Dio”. Richiamando il tema di questo Mese Missionario Straordinario, “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”, l’Arcivescovo ha quindi esortato: “Siamo tutti battezzati e inviati come Chiesa per essere missionari nel mondo, per essere testimoni, per predicare che la parola di salvezza che Cristo ha fatto risuonare nei nostri cuori ha il potere di convertirci costantemente a Lui, per darci l'esperienza di misericordia e quindi cambiare la nostra vita”.
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ASIA/UZBEKISTAN - La comunità cattolica riparte dal Mese missionario straordinario

Lun, 28/10/2019 - 10:46
Tashkent - “Nel Mese straordinario che la Chiesa ha voluto dedicare alle missioni, abbiamo deciso di riunirci ogni giorno per recitare la preghiera del Rosario. Per questo, ci ritroviamo quotidianamente con i fedeli nella parrocchia di Tashkent: nelle nostre intenzioni ci sono le missioni di tutto il mondo e in particolare la nostra. Il Mese missionario rappresenta per noi un nuovo punto di partenza, che affidiamo alle mani di Dio”. Così l’Amministratore Apostolico dell’Uzbekistan, il francescano p. Jerzy Maculewicz, racconta all’Agenzia Fides l’iniziativa organizzata dalla comunità dei battezzati in Uzbekistan in occasione dell’Ottobre 2019, voluto da Papa Francesco come mese straordinario dedicato alla missione.
Dopo la pausa estiva, che ha visto i sacerdoti presenti in terra uzbeka alternarsi per vivere un periodo di riposo nei propri Paesi di origine, le attività della comunità locale sono ricominciate proprio in ottobre, con la festività di San Francesco: “Qui in Uzbekistan, tra i sacerdoti, siamo in larga maggioranza francescani quindi il 4 ottobre rappresenta per noi un giorno molto importante. Quest’anno lo abbiamo celebrato riunendoci con i fedeli e vivendo un momento di preghiera seguito poi da una piccola festa. La data, inoltre, ci è ha fornito anche l’occasione per festeggiare il venticinquesimo anniversario dei miei voti perpetui”, ha raccontato fr. Maculewicz.
Al via nel mese di ottobre anche i percorsi in preparazione ai sacramenti. Racconta a tal proposito l’Amministratore apostolico: “Da questo mese è partito il catecumenato, per preparare gli adulti a ricevere il battesimo. E’ un inizio in piena sintonia con il tema del Mese missionario: ‘Battezzati e inviati’. Al momento vi partecipano circa 10 persone, ma siamo certi che più in là ne arriveranno altre. Inoltre, è abbiamo avviato il catechismo per bambini e ragazzi, in preparazione alla Prima Comunione. Facciamo il possibile per servire tutta la gente che giunge nelle nostre parrocchie”.
La presenza cattolica in Uzbekistan è costituita da circa 3.000 battezzati, distribuiti nelle cinque parrocchie locali: ai circa 700 fedeli attivi a Tashkent, se ne aggiungono altri presenti tra Samarcanda, Bukhara, Urgench e Fergana.
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ASIA/SRI LANKA - Votare con coscienza e attenzione al bene comune: la Chiesa indica i criteri per le elezioni presidenziali

Lun, 28/10/2019 - 10:28
Colombo - Partecipare al voto con coscienza e con entusiasmo, scegliere candidati che abbiano a cuore il bene comune del paese, considerando le sfide come lo sviluppo economico e sociale, la riconciliazione, lo stop alla violenza etnica e religiosa, l'occupazione illegale di terre. Sono i criteri e le raccomandazioni che la Chiesa in Sri Lanka offre ai fedeli in vista delle elezioni presidenziali del 1 novembre.
La Caritas Sri Lanka ha raccomandato e incoraggiato tutti i cristiani e i cattolici del Paese a prendere parte con entusiasmo al voto, esercizio di democrazia, diritto e dovere di ogni cittadino. La Caritas Sri Lanka ha anche affermato che, di qui al voto, saranno condotti programmi di sensibilizzazione e discussioni su questioni che interessano la società per educare leader, associazioni e persone della comunità cattolica, come ha reso noto la Commissione per la giustizia e lo sviluppo umano, in seno alal Caritas, offrendo alcune linee guida per l'elezioni presidenziali.
Inoltre in tutte le Chiese dell'isola, in famiglia e nelle comunità ecclesiali i cattolici recitano quotidianamente il Santo Rosario e offrono preghiere costanti perchè dalle urne possa emergere un leader onesto , che guidi il paese con saggezza. Alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, e riconoscendo l'attuale confusione politica, la Commissione giustizia e pace della Caritas ha ricordato le cruciali questioni sociali ed economiche affrontate dalla popolazione di questo paese.
La Commissione inoltre ha affermato che la stesura della nuova Costituzione deve avvenire "consultando tutte le parti interessate e garantendo il decentramento del poter, per soddisfare l'aspirazione di tutte le comunità".
Si chiedono, inoltre, "strutture giudiziarie e giuridiche libere e indipendenti per garantire giustizia alle persone" e si rimarcano sfide centrali "il buon governo, la dignità di tutte le persone, la giustizia sociale, l'uguaglianza, le questioni occupazionali, la cura dell'ecologia e la trasparenza dei media".
Altre questioni rilevato riguardano la politica migratoria e la tratta di esseri umani, le misure di welfare per i minori, l'uso corretto delle risorse naturali, la riabilitazione delle persone sotto l'influenza di droghe e sostanze nocive.
Lo Sri Lanka è un paese multietnico con 22 milioni di abitanti, per lo più buddisti, ma include minoranze cristiane, musulmane e indù. I musulmani rappresentano quasi il 10% della popolazione; Cristiani il 7,4% .
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EUROPA/ITALIA - Aperto il XIV Capitolo generale delle Scalabriniane: migranti e rifugiati “al centro della Chiesa”

Lun, 28/10/2019 - 08:48
Roma - Si è aperto il XIV Capitolo generale delle suore missionarie di San Carlo Borromeo , che ha per tema “Consacrate per la missione con i migranti e i rifugiati. ‘Cammina umilmente con il tuo Dio’ ”. I lavori, che si svolgono nel Centro internazionale di spiritualità del Sacro Cuore a Rocca di Papa , sono stati aperti il 25 ottobre dalla Messa celebrata da Mons. Giancarlo Perego, Vescovo di Ferrara-Comacchio. Nell’omelia ha citato Papa Francesco e l’enciclica Evangelii Gaudium, richiamando l’esortazione alla “Chiesa in uscita” e ad una attività missionaria capace di “andare in tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”. Quindi il Vescovo ha affrontato il tema dei migranti e dei rifugiati, che devono essere “al centro della Chiesa”. Parlando dell’impegno del fondatore della Congregazione, monsignor Giovanni Battista Scalabrini e dei cofondatori, Giuseppe e Assunta Marchetti, ha sottolineato l’esigenza del “diritto a migrare” che è “un diritto inalienabile” del genere umano.
Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, la superiora generale, suor Neusa de Fatima Mariano, ha accolto le 34 delegate che rappresentano circa 600 missionarie scalabriniane presenti nel mondo con 120 comunità, che "nelle prossime settimane rifletteranno, discerneranno e lavoreranno insieme su ciò che abbiamo scoperto della nostra vita religiosa, nel processo di rinnovamento interiore della Congregazione”. In questo periodo le Scalabriniane hanno rinnovato il loro assetto, riorganizzandosi anche con un Servizio itinerante a sostegno dei migranti, che si sposta in relazione alle emergenze migratorie che stanno avvenendo nel mondo. Si tratta di un progetto innovativo che le vede impegnate in diverse regioni del pianeta: a Ventimiglia , nello Stato di Roraima a sostegno dei migranti venezuelani, nella frontiera tra Messico e Stati Uniti.
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EUROPA/ITALIA - "Battezzati e inviati": “La missione è un’azione divina testimoniata da uomini e donne”

Sab, 26/10/2019 - 13:59
Roma - “Senza indugio, chiediamo al Signore che il battesimo che abbiamo ricevuto porti tutti i suoi frutti in pienezza, senza mezze misure, senza calcoli, senza paure. La natura missionaria del nostro battesimo si tradurrà così in testimonianza di santità che dona vita e bellezza al mondo”. Così riferisce in un colloquio con l’Agenzia Fides padre Ernesto Viscardi, missionario della Consolata e Vicario della Prefettura Apostolica di Ulaanbaatar in Mongolia, commentando il tema suggerito da “Missio - Italia” per l’ultima domenica del Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019, incentrata sull'espressione “inviati”.
"Dove ci invia Gesù? Non ci sono confini, non ci sono limiti - spiega padre Viscardi - il Vangelo è per tutti e non per alcuni: il battesimo ha la sua radice nella missione, per cui tutti gli uomini e le donne sono chiamati a vivere come missionari”.
Nella quarta domenica del mese, il 27 ottobre, tutti i fedeli, infatti, sono invitati a riflettere sull’annuncio di gioia e condivisione del Vangelo. La dimensione missionaria, quindi, non è delegata solo ad alcuni, ma è appartiene a ogni cristiano: “Bisogna rispondere alla propria vocazione battesimale con grande umiltà - rileva padre Ernesto - la missione è soprattutto accoglienza: quindi, è importante favorire un reciproco scambio di conoscenze con e verso l’altro e instaurare un dialogo fatto di comprensione e di rispetto, come facciamo in Mongolia”.
Per il Vicario apostolico che vive la sua missione in Mongolia, “la relazione con Dio è soprattutto sciogliere i nodi che ci portiamo dentro e che ci impediscono di relazionarci con Lui e con gli altri”. Così, allora prima di imparare a parlare, bisogna educarsi all’ascolto: “L’ascolto è il canale privilegiato della relazione dell’uomo con Dio, la fede nasce sempre dall’ascolto”, evidenzia. Ecco, quindi, la duplice dimensione della missionarietà: “Da un lato - riferisce - bisogna fare dono di se stessi attraverso la testimonianza del Vangelo; dall’altro, dobbiamo essere pronti a ricevere, guarendo le nostre chiusure, i nostri isolamenti, aprendoci agli altri e eliminando ogni barriera”. “In questo modo - conclude - impariamo che il Vangelo è la buona notizia e il segreto ultimo di una storia animata dall’amore del Padre”.


Link correlati :Guarda la video-intervista a padre Ernesto Viscardi sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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AFRICA/NIGERIA - Il Presidente delle POM ai Vescovi: dall’accoglienza dei missionari a diventare missionari

Sab, 26/10/2019 - 13:23
Benin city – Dopo il suo intervento al Congresso Missionario nazionale della Nigeria, a Benin city, sul tema “La Chiesa di Cristo in Missione in Nigeria” , l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , ha incontrato i Vescovi del paese africano.
Nel suo discorso l’Arcivescovo ha sottolineato che, dopo aver accolto molti generosi missionari che le hanno fondate e rafforzate, ora tocca a queste stesse Chiese il compito di estendere e fare proprio il grande compito dell’evangelizzazione, sia riguardo all’approfondimento della fede dei cristiani che per l’annuncio del Vangelo ai non cristiani. Quindi il Presidente delle POM ha ringraziato i molti sacerdoti e religiosi, fratelli e sorelle, che sono diventati missionari in altri paesi e le comunità nigeriane emigrate in diverse parti del mondo che costituiscono una fonte d'ispirazione per le comunità cristiane che le accolgono.
Mons. Dal Toso si è quindi soffermato ad illustrare il ruolo delle Pontificie Opere Missionarie, troppo spesso ridotto al mero aspetto finanziario, mentre “le POM, di fatto, possono dare un contributo importante alla vostra opera di evangelizzazione” ha evidenziato. Nella sua riflessione l’Arcivescovo ha ricordato i fini specifici per cui vennero fondate le quattro Pontificie Opere Missionarie, i loro fondatori, i riferimenti del magistero missionario, la loro struttura e il carisma che le distingue. Passando alla loro identità teologica, ha poi affrontato due argomenti importanti: il rapporto tra Chiesa locale e universale e la correlazione tra fede e missione.
Il secondo tema toccato è stato il rapporto dei Vescovi con le Direzioni nazionali delle POM. Per loro stessa natura infatti le POM sono sia universali che locali, appartengono al Santo Padre e anche ai Vescovi, perché senza il sostegno del Vescovo in loco non potrebbero svolgere il loro compito. Per questo è importante una stretta collaborazione tra la Direzione nazionale delle POM e la Commissione episcopale per le missioni.
Dopo aver citato i compiti affidati alla Direzione nazionale delle POM, l’Arcivescovo ha concluso il suo discorso con alcune indicazioni pratiche: struttura dello staff delle POM a livello diocesano e a livello nazionale; promozione della Pontificia Opera della Santa Infanzia come pastorale ordinaria dei bambini; utilità della Pontificia Unione Missionaria per motivare fedeli e clero all’impegno missionario; collaborazione con la Pontificia Opera di San Pietro apostolo per la promozione missionaria nei seminari; collaborazione con i nuovi carismi sorti dopo il Concilio Vaticano II; importanza della formazione dei catechisti.
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AFRICA/NIGERIA - L’Arcivescovo Dal Toso al Congresso nazionale: "Il Mese missionario straordinario è un punto d partenza"

Sab, 26/10/2019 - 13:22
Benin city – Il Mese Missionario Straordinario che la Chiesa sta vivendo in questo ottobre 2019 non è solo una celebrazione, ma deve essere un punto di partenza, perché le nostre Chiese assumano con maggiore responsabilità il mandato missionario nella vita ecclesiale quotidiana: lo ha ribadito l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , prendendo la parola il 25 ottobre al Congresso Missionario nazionale della Nigeria, a Benin city, che ha per tema “La Chiesa di Cristo in Missione in Nigeria” . “Non possiamo rimanere indifferenti – ha proseguito - di fronte ad un mondo che cambia e a così tante persone che chiedono luce e speranza. Soprattutto non possiamo dimenticare il motivo per cui esistiamo come Chiesa, come comunità cristiana: ‘Andate e annunciate il Vangelo ad ogni creatura, battezzandole nel nome del padre, del figlio e dello Spirito Santo’.”
L’organizzazione del Mese Missionario Straordinario, è stata affidata dal Papa alle Pontificie Opere Missionarie e alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. “Le nostre Pontificie Opere Missionarie hanno un significato preciso, perché condividono e sostengono questa missione della Chiesa” ha sottolineato l’Arcivescovo. Anche il Concilio Vaticano II e i Papi dopo il Concilio hanno ribadito l'importanza delle Pontificie Opere Missionarie. Nel messaggio della Giornata Missionaria mondiale di quest'anno il Santo Padre le definisce come “una rete globale che sostiene il Papa nel suo impegno missionario con la preghiera, anima della missione, e la carità dei cristiani sparsi per il mondo intero".
Nel suo intervento il Presidente delle POM, alla sua prima visita in Nigeria, si è soffermato sul significato della missione, che si radica nel mandato di Gesù, e che per la Chiesa non è un'opzione tra molte, ma appartiene alla sua natura, riflette e realizza ciò che la Chiesa è. Occorre comunque essere attenti – ha messo in guardia - sul fatto che la missione non equivale a diffondere un'ideologia, una cultura o una nuova moralità, ma a far sì che ogni persona possa ricevere il dono dello Spirito Santo, possa incontrare personalmente il Signore Gesù che ci libera e ci salva. “Ecco perché - ha aggiunto - nella tradizione della Chiesa, l'annuncio del Vangelo è sempre accompagnato dal sacramento, che realizza esistenzialmente in noi ciò che il Vangelo annuncia e promette”.
Al cuore della missione dunque c’è la proclamazione di Cristo morto e risorto, il kerygma, insieme soggetto e oggetto della nostra missione, in quanto è Lui che ci manda ed è Lui che annunciamo, ha ribadito l’Arcivescovo. Citando Papa Francesco, Mons. Dal Toso ha sottolineato che il kerygma deve essere continuamente approfondito e, quindi deve essere annunciato anche a coloro che sono già battezzati e hanno comunque bisogno di rafforzare, consolidare e maturare la loro fede in Cristo.
Soffermandosi sul tema dell’inculturazione e della implantatio ecclesiae, Mons. Dal Toso ha spiegato che uno degli elementi fondamentali è la creazione di una cultura cristiana, intesa come stile di vita concreto, che si manifesta nel pensiero e nei costumi di un popolo. “Non si tratta solo del problema di come il Vangelo dovrebbe adattarsi alla cultura, ma anche di come la cultura dovrebbe adattarsi al Vangelo e di come il Vangelo produca una nuova cultura, come ha sempre fatto nella storia dal tempo del Padri della Chiesa”.
Molti sono i campi della vita sociale che devono essere evangelizzati grazie alla testimonianza e all’opera dei cristiani, soprattutto dei laici, chiamati ad essere il lievito evangelico nell’ambiente in cui vivono, lavorano, operano, per trasformarlo alla luce del Vangelo. Quindi Mons. Dal Toso ha focalizzato l’attenzione sulla famiglia: “Dobbiamo evangelizzare la famiglia, affinché le famiglie possano a loro volta diventare evangelizzatrici”. A questo proposito ha citato l'iniziativa delle POM in Paraguay, le "Familias misioneras" , nata circa 10 anni fa, quando alcune famiglie hanno iniziato a visitare altre famiglie per portare loro la Buona Novella del Vangelo. Attualmente ci sono più di 5.000 famiglie che hanno iniziato la loro missione anche in altri paesi dell'America Latina. Quindi il Presidente delle POM ha proposto alle famiglie cattoliche di leggere il Vangelo ogni giorno insieme, come forma di preghiera comune, utile ad approfondire la conoscenza di Gesù Cristo e a creare legami di vera comunione.
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AMERICA/CILE - “Si fermi la violenza e riprenda il dialogo”: nuovo appello dei Vescovi

Sab, 26/10/2019 - 11:17
Santiago – “La responsabilità più grande è detenuta da coloro che hanno assunto posizioni di leadership nella vita politica e sociale. È necessario fare affidamento sulla loro buona fede e sulla loro capacità di raggiungere accordi” affermano i Vescovi del Cile nel loro comunicato pervenuto a Fides.
Si tratta del secondo comunicato della Conferenza Episcopale del Cile da quando la protesta per l’aumento del prezzo dei mezzi di trasporto pubblico si è trasformata nella più grave crisi politica e sociale degli ultimi decenni di storia del Paese andino.
I Vescovi affermano: ""Siamo uniti al dolore dei parenti di coloro che hanno perso la vita e a quello dei tanti feriti, chiediamo a tutte le persone che manifestano e agli organi e autorità competenti di garantire il rispetto dei diritti fondamentali e il trattamento adeguato dei detenuti. Invitiamo coloro che sono chiamati a mantenere l'ordine e la sicurezza ad agire in conformità agli standard stabiliti dalla legge”.
Di fronte alla morte di diversi manifestanti per mano delle forze dell’ordine, i Vescovi chiedono di "evitare ulteriori spargimenti di sangue. L’unita nazionale non viene mai costruita con la morte di connazionali o calpestando la dignità delle persone”.
Il comunicato loda “le diverse persone che hanno dato il meglio facendo azioni generose per aiutare gli altri, evitando la violenza e contribuendo efficacemente alla costruzione del bene comune”. “Continuiamo a pregare e impegnarci, personalmente e comunitariamente, per riportare la pace sociale nel nostro Paese” concludono i Vescovi.


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OCEANIA/AUSTRALIA - Il volto della comunità cattolica australiana: un Rapporto del Centro di ricerca pastorale

Ven, 25/10/2019 - 12:32
Sydney - Degli oltre 5 milioni di cattolici censiti in Australia, ben 1.304.993 sono nati oltreoceano, 136.360 non parlano bene l’inglese e 305.823 vivono in condizioni di povertà: sono alcuni dei dati presenti in un Rapporto sui profili sociali delle diocesi australiane, pubblicato dal Centro nazionale per la Ricerca Pastorale della Chiesa cattolica australiana. Il documento, pervenuto all'Agenzia Fides, fornisce un approfondimento sulla demografia della popolazione cattolica in tutte le diocesi. Secondo quanto rilevato, in Australia vi sono 5.291.834 cattolici, una cifra pari al 22,6% della popolazione. Il quadro presentato, è stato costruito attingendo ai dati del censimento del 2016 del “Bureau of Statistics” australiano, organismo governativo e tiene conto, quindi, solo delle persone che, nel corso della rilevazione, si sono dichiarate apertamente cattoliche, lasciandone fuori molte altre. Secondo i dati dell’Annuario Statistico Pontificio, che riporta numeri raccolti direttamente dalle parrocchie locali, infatti, i cattolici australiani sono 6,7 milioni .
La rilevazione del Centro nazionale per la Ricerca Pastorale della Chiesa australiana, comunque, rappresenta un utile strumento pastorale, perché mette in evidenza la presenza di fenomeni che pongono la Chiesa locale di fronte a nuove sfide.
“Questi profili danno ai ministri della Chiesa uno strumento chiave per comprendere la popolazione cattolica nella propria zona e possono essere usati per adattare i ministeri alle esigenze reali delle comunità”, ha spiegato, in una nota inviata all’Agenzia Fides, la direttrice del Centro Nazionale per la Ricerca Pastorale, Trudy Dantis.
“Se una comunità ha una grande percentuale di persone in difficoltà con l’inglese, la diocesi potrebbe dover garantire i propri servizi in altre lingue per soddisfare le esigenze pastorali di quel gruppo di fedeli. Allo stesso modo, la conoscenza del reddito medio delle persone può aiutare la parrocchia e la diocesi a studiare nuovi modi per raggiungere le famiglie che si trovano in condizioni di povertà”, aggiunge Dantis spiegando che, in questa prima fase, il Rapporto mostra dati relativi alle diocesi, ma a partire dall’inizio del 2020 i parroci potranno contare anche sui dati dettagliati delle singole comunità pastorali.
Dal documento, comunque, è possibile notare come la vita dei cattolici possa variare notevolmente nelle diverse parti del Paese: “In generale, nel corso degli ultimi anni, si è registrato un calo della popolazione cattolica: secondo il censimento del 2011, infatti, i fedeli in Australia erano 5.439.267, mentre dagli ultimi dati disponibili risulta che il numero è sceso a 5.291.834.Un’analisi approfondita mostra che tale fenomeno non si è verificato in tutte le diocesi. Nelle circoscrizioni di Wollongong, Sale, Rockhampton, Perth e Bunbury, ad esempio, è stata registrata una crescita numerica della popolazione cattolica", conclude la Dantis.
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AMERICA - I religiosi: assumiamo le angosce e le speranze dei popoli che soffrono in America Latina

Ven, 25/10/2019 - 12:24
Bogotà – "Da Assisi, insieme al Santo della Pace, la Confederazione Latinoamericana di religiosi pone davanti al Dio della Vita, le speranze e angoscia dei fratelli di molti popoli della nostra amata America Latina e i Caraibi che subiscono gli effetti delle violente repressioni intensificate in queste settimane contro la lotta per i diritti e la giustizia sociale": così afferma la lettera inviata all’Agenzia Fides dalla CLAR che invita alla riflessione, solidarietà e preghiera per quanto accade in questi paesi.
I religiosi fanno notare le diverse situazioni nel Continente latinoamericano dove la popolazione vive in tensione o violenza provocata da scontri dei manifestanti e forze dell'ordine, come ha informato Fides:
In Cile, rilevano, il popolo ha detto basta al costo alto della vita e all’indifferenza dei politici, ma dove la violenza senza freno ha distrutto anche quel poco di fiducia che manteneva la calma nella popolazione. .
In Bolivia il popolo ancora manifesta per difendere una democrazia bloccata dai grossi dubbi nelle elezioni svolte da poco .
Ad Haiti la Chiesa chiede calma e pace dinanzi al caos provocato da una corruzione a tanti livelli che ha provocato miseria e povertà nel popolo che soffre .
In Nicaragua un sistema di governo impedisce la libera espressione e perfino la libertà di religione, e la democrazia ancora vede un protagonismo reale .
In Ecuador l'esercizio di mediazione dei Vescovi è riuscito a fermare la violenza delle manifestazioni per dialogare con i gruppi sociali .
Di fronte a tali avvenimenti, la CLAR scrive: "I nostri popoli hanno sete di pace e giustizia e vogliamo testimoniarlo. Pertanto, accanto al santo Fratello di Assisi, preghiamo per la pace, perché è un dono di Dio e ognuno di noi deve accoglierlo e costruirlo ogni giorno con il suo aiuto".
"Come vita consacrata, non stanchiamoci di cercare e promuovere percorsi di solidarietà e giustizia, guardando sempre oltre gli interessi privati. Anche nel mezzo di tanta sofferenza, continuiamo a essere portatori di ‘vino nuovo’, che fuoriesce dai nostri vasi e raggiunga tutti. Non rimanga senza risposta il grido di pace dei poveri e le buone speranze dei giovani", conclude la lettera firmata da Suor Gloria Liliana Franco Echeverri, ODN presidente della CLAR e Suor Daniela A. Cannavina, HCMR, segretaria.

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