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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 29 min 40 sec fa

ASIA/INDIA - Connessione e compassione: la Caritas in prima linea per combattere il coronavirus

Gio, 26/03/2020 - 11:14
New Delhi - Frenare il panico, aiutare i più deboli, costruire fiducia: sono questi i binari di azione su cui si muove Carits India, in prima linea nella lotta contro la pandemia di Covid-19 in India. Lo dice all'Agenzia Fides p. Paul Moonjely, direttore esecutivo della Caritas India, rimarcando che, in questa fase critica, l'organizzazione cattolica "è pronta a esprimere compassione e solidarietà, secondo la sua missione".
Caritas India ha istituito una task force dedicata alle emergenza. Mentre l'India vive il lockdown imposto dal governo "vi è un forte bisogno di promuovere e costruire fiducia e sostenere la pace al fine di scacciar la paura", rimarca il Direttore, illustrando le linee guida che muovono l'azione dei volontari Caritas, su tutto il territorio nazionale: essere informati, essere preparati, essere prudenti, essere connessi, essere compassionevoli.
La Caritas ha condiviso e sostenuto la creazione di "una piattaforma virtuale per generare consapevolezza e sensibilizzazione su COVID-19", racconta. In secondo luogo ha promosso formazione specifica per "dotare gli operatori delle conoscenze e delle abilità richieste per le misure preventive e protettive di COVID-19". Terzo passo, "si presta attenzione alle misure preventive e alle notizie false che circolano attraverso mezzi diversi".
Si cerca, poi, di " rimanere in contatto con le comunità bisognose e di collaborare con altre organizzazioni religiose e civili". Infine "essere compassionevoli significa essere solidali con l'umanità sofferente e promuovere la pace e l'armonia per prevenire la violenza che scaturisce dalla discriminazione".
"In tempi di emergenza - rimarca il Direttore - , i migranti e i poveri diventano i più vulnerabili. COVID-19 ha costretto migliaia di lavoratori migranti a tornare nella loro città senza alcuna sicurezza futura, a volte lasciandoli in un limbo e a rischio". La Caritas si sta prendendo cura di costoro, "per proteggere i migranti e i poveri che spesso vengono discriminati o emarginati dalle comunità".
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Coronavirus: di fronte alla sospensione delle Messe, un parroco nelle strade con il Santissimo Sacramento

Gio, 26/03/2020 - 11:08

Abidjan - "In questi tempi bui di confinamento ho pensato che Gesù Cristo non può essere confinato, ho deciso che il vostro curato passi con il Santo Sacramento nel territorio della parrocchia" ha detto ai fedeli p Eric Norbert Abekan, parroco della parrocchia della Sacra Famiglia di Riviera 2 nell'arcidiocesi di Abidjan.
Così domenica 22 marzo, mentre le Messe non hanno avuto luogo nella maggior parte delle parrocchie della Costa d'Avorio, p. Abekan, ha organizzato una processione inedita con il Santissimo Sacramento nelle strade e nelle arterie del suo territorio parrocchiale.
In piedi su un veicolo a tetto aperto, con in mano il Santissimo Sacramento, ha percorso le strade del territorio parrocchiale per incontrare i fedeli che erano rimasti a casa a causa del Coronavirus.
Accompagnato dai suoi vicari che si tenevano a buona distanza, p. Abekan ha rivolto un messaggio di speranza e di conforto: "Non abbiate paura, seguite le istruzioni del governo”.
Un'iniziativa ben accolta dai residenti locali. Davanti all’ingresso di ciascuna abitazione si potevano vedere uno o due abitanti in ginocchio per salutare il Santissimo Sacramento.
Come p. Abekan, molti altri sacerdoti hanno preso iniziative simili in come Messe trasmesse online attraverso i siti web delle parrocchie e i social network.
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AFRICA/SUD SUDAN - Un Vescovo: “Affrontare la paura con cuore generoso”, per contenere l’impatto del COVID-19

Gio, 26/03/2020 - 10:25
Tombura - “Le autorità sanitarie del nostro Paese ci esortano a interrompere tutte le attività, chiudere le istituzioni, i luoghi di culto e le scuole. Come persone di fede siamo chiamati ad affrontare la paura di questo momento, per la crisi legata all'epidemia di coronavirus, con coraggio e con un cuore generoso”. Si è rivolto così mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo della diocesi di Tombura- Yambio, ai sacerdoti e ai fedeli della diocesi. In Sud Sudan non sono ancora stati segnalati casi di pandemia di coronavirus ma le misure preventive sono già in atto. Il Ministero della Salute ha annunciato la chiusura di tutti gli altri aeroporti presenti nel Paese, con il divieto dei voli internazionali, la chiusura delle frontiere. Saranno ammessi solo autobus mercantili, camion per alimenti e serbatoi di carburante.
“Le chiese - informa il Vescovo in una nota inviata al'Agenzia Fides - rimarranno aperte in segno di pace e di speranza, bambini e anziani dovranno rimanere a casa, saranno sospese le celebrazioni liturgiche di massa, gli adulti che vorranno entrare in chiesa a pregare dovranno lavarsi le mani all’ingresso e mantenere una distanza di un metro dagli altri". Nella missiva il Vescovo invita tutti ad attenersi strettamente alle indicazioni e riferisce: “Tutte le radio locali della diocesi offriranno un servizio liturgico quotidiano.”
Mons Hiiboro esortando il personale della Chiesa invita tutti a lavorare a stretto contatto con le autorità governative locali per rafforzare le misure preventive contro il COVID-19 e a servire per il bene comune, dando la priorità ai più vulnerabili della diocesi.
Sebbene importanti, le misure adottate non affrontano la complessa realtà nel Paese già così martoriato da fame, povertà e malattie, dove normalmente scarseggiano le misure sanitarie. Il governo dovrebbe garantire che le restrizioni ai viaggi non interrompano gli aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie, sottolinea la Chiesa, devono continuare ad avere accesso illimitato alle popolazioni bisognose.

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AFRICA/CONGO RD - I Padri bianchi: con l'arrivo del Covid-19, rischi di epidemia e carestia

Gio, 26/03/2020 - 10:18
Bukavu - "La diffusione del coronavirus non è drammatica, ma non possiamo sottovalutarla. Dobbiamo mettere in campo tutte le accortezze possibili per evitare di essere contagiati e per aiutare la popolazione a non contagiarsi". Alberto Rovelli, padre bianco, missionario a Bukavu, la capitale del Sud Kivu, descrive così la situazione dell’epidemia nella Rd Congo. «Al momento - continua - i contagiati sembrano essere ancora pochi. Le autorità parlano di un centinaio di casi a Kinshasa. Qui a Bukavu ci dovrebbero essere non più di quaranta persone affette dal virus e nessuna vittima. È difficile però dire quanti altri casi ci siano nel resto del Paese che è vastissimo e nel quale non c’è una rete sanitaria capillare».
Il Presidente della Rd Congo, Félix Tshisekedi, ha decretato «lo stato d’urgenza» durante un messaggio televisivo che ha tenuto martedì, annunciando l’isolamento della capitale Kinshasa . Durante il messaggio televisivo ha annunciato il divieto a chiunque di raggiungere le provincie dalla capitale e viceversa, con lo scopo di «isolare Kinshasa che risulta essere il focolaio della pandemia».
A Bukavu, i padri bianchi gestiscono un centro di formazione alla filosofia con numerosi studenti. Per precauzione hanno sospeso le lezioni, ma hanno invitato i ragazzi a non lasciare la struttura. «La nostra casa - spiega padre Alberto - è un po’ isolata dalla città per questo è forse un po’ più al riparo dal contagio. I ragazzi rischierebbero certamente di più se tornassero in famiglia. Per tenerli occupati abbiamo organizzato corsi di inglese e li impegniamo in lavori manuali. Abbiamo chiesto loro di non andare a fare visite ad amici e parenti e a non ricevere visite qui in comunità».
Anche i missionari hanno ridotto al massimo le uscite. Lasciano la comunità solo per andare ad acquistare il cibo. Anche l’attività pastorale è rallentata. Prosegue padre Alberto: «Abbiamo seguito le indicazioni dei nostri Vescovi. La messa domenicale e i funerali sono stati sospesi. I matrimoni già programmati si celebrano ancora, ma non vengono accettate più di dieci persone. Quelli non programmati sono rinviati a data da destinarsi».
Padre Alberto e i suoi confratelli temono la diffusione del virus, ma ancor di più la possibile carenza di cibo: «La paura sta già facendo gravi danni. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati notevolmente. Dal Ruanda arriva ancora qualche camion di farina, ma quando le scorte finiranno come faranno le famiglie a procurarsi il cibo? Ho ricevuto la telefonata da una mamma che mi ha detto che non ha già più nulla da mangiare e non ha i soldi per acquistare il cibo per i suoi figli. Il rischio è che il virus porti con sé una carestia che si potrebbe rivelare addirittura più letale del virus stesso».

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AMERICA - Una mappa per avvicinarsi in modo reale all'Amazzonia, dove povertà e diseguaglianze favoriscono il Covid 19

Gio, 26/03/2020 - 10:00
Bogotà – "L'idea di offrire una mappa risponde a un lavoro che la Rete ecclesiale Pan Amazzonica svolge da anni: aiutare a comprendere la complessità della realtà amazzonica, la sua grande diversità e quelle situazioni che la danneggiano e la colpiscono di più", assicura padre Mauricio López, segretario esecutivo della Rete. Per questo motivo la REPAM ha sviluppato un sistema informativo aggiornato con il più grande database di informazioni sulla realtà amazzonica dal punto di vista ecclesiale.
Nella nota ricevuta da Fides, si legge: "Mentre sviluppiamo le mappe, studiamo i rapporti di zone molto specifiche e analizziamo l'informazione che ci arriva, dopo il Sinodo, vediamo che i risultati, e anche il tipo di informazioni sono diversi. Questa fase riflette un certo squilibrio nei risultati finali. E questo vale sia per le regioni che per la giurisdizione ecclesiastica."
Queste parole invitano a rileggere l'Amazzonia sotto una nuova presentazione della realtà. Lo stesso si legge nell'introduzione della Mappa, pubblicata online: "In questo documento troverete molteplici opportunità per comprendere la realtà, così il contesto sarà un potenziale istrumento imprescindibile per ogni attività e pianificazione pastorale, per creare progetti, ma sopratutto per rispondere a situazioni che chiedono la nostra risposta efficace".
Purtroppo, come accenna padre Mauricio López, questa emergenza sanitaria mondiale conferma che anche l'Amazzonia è vittima del Covid-19, e la mappa attualizza quasi ogni giorno questo flagello anche in Amazzonia. "Nessuno è esente dalla possibilità di contagio, ma abbiamo situazioni strutturali di profonda diversità, povertà e disuguaglianza che rendono praticamente impossibile accompagnare adeguatamente le persone e le comunità più vulnerabili. Questi popoli amazzonici - dice il segretario della REPAM -, da un lato non possono smettere di svolgere le loro attività quotidiane perché dipendono da esse per sopravvivere ogni giorno, per affrontare la situazione di povertà in cui vivono e, dall'altro lato, non esistono condizioni adeguate per le infrastrutture sanitarie. Per decenni, questi popoli sono stati esclusi dalla possibilità di uno sviluppo adeguato e questo ora, di fronte all'attuale pandemia, impedisce loro di essere in grado di affrontare la situazione".



Link correlati :Mappa della REPAM:
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EUROPA/ITALIA - In un mese muoiono 14 Missionari Saveriani

Gio, 26/03/2020 - 08:23
Parma – Hanno speso lunghi anni della loro vita in terra di missione, annunciando il Vangelo di Gesù Cristo in quattro continenti, gli 11 sacerdoti e i 3 religiosi dei Missionari Saveriani che sono morti in meno di un mese. Dodici di loro vivevano nella casa madre, a Parma, per cure mediche o solamente per il riposo obbligatorio, considerata l’età e la vita trascorsa per gran parte tra le privazioni e le difficoltà delle missioni.
Parma si trova nella zona dell’Italia settentrionale dove il coronavirus è dilagato. La diocesi ha perso 6 sacerdoti. Anche se mancano riscontri certi che i Saveriani morti avessero contratto il coronavirus, padre Rosario Giannattasio, superiore dei Saveriani dell’Italia, ha sottolineato che si tratta certo di una mortalità molto più alta rispetto ai quattro o cinque missionari che muoiono solitamente in casa madre nel corso di un anno, è quindi inevitabile pensare ad un collegamento con il coronavirus.
Nei diversi campi dell’apostolato missionario, i Saveriani morti in queste settimane non si sono risparmiati, come si vede scorrendo le loro scarne note biografiche. Dall’insegnamento e dalla formazione dei giovani alla gestione dell’economia, dal ministero parrocchiale all’assistenza dei migranti, dalla progettazione delle costruzioni alla sartoria e alla cucina, passando per mille altri incarichi e mansioni che fanno parte della vita quotidiana di una comunità, piccola o grande che sia. Una volta rientrati in Italia, spesso svuotati delle forze fisiche e provati dalle malattie, hanno continuato a dare la loro appassionata testimonianza nell’animazione missionaria, nel ministero sacerdotale e nell’accoglienza. Qualcuno di loro ha persino ripreso, anche in età avanzata, la strada della missione. Senza dubbio incarnavano il desiderio del loro fondatore, San Guido Maria Conforti, che così scriveva: “Il Missionario è la personificazione più bella e sublime della vita ideale. Egli ha contemplato in spirito Gesù Cristo che addita agli Apostoli il mondo da conquistare al Vangelo, non già colla forza delle armi, ma colla persuasione e coll’amore e ne è rimasto rapito”. Li ricordiamo citando il loro periodo di servizio missionario.
Padre Piergiorgio Bettati, 83 anni, dal 1973 al 1983 è stato missionario in Congo. Morto in casa madre il 23 marzo.
Padre Gerardo Caglioni, 73 anni, è stato missionario in Messico e in Sierra Leone . Morto in casa madre il 22 marzo.
Padre Stefano Coronose, 88 anni, dalla fine degli anni 60 a metà degli anni 80 è stato missionario in Indonesia. Morto in casa madre il 21 marzo.
Padre Pilade Giuseppe Rossini, 84 anni, missionario in Sierra Leone dagli anni sessanta al 1998, con tre intervalli in Italia. Morto all’ospedale di Seriate il 19 marzo.
Fratel Giuseppe Scintu, 85 anni, missionario in Congo dal 1968 al 1975. Morto in casa madre il 19 marzo.
Fratel Luigi Isaia Masseroni, 90 anni, missionario in Brasile dal 1956 al 1967. Morto in casa madre il 18 marzo.
Fratel Guglielmo Saderi, 88 anni, missionario in Congo dal 1961 al 2010, alternando periodi di servizio in Italia. Morto in casa madre il 18 marzo.
Padre Giuseppe Rizzi, 77 anni, missionario in Burundi e in Congo dal 1977 al 2010. Morto in casa madre il 15 marzo.
Padre Piermario Tassi, 90 anni, missionario in Congo dal 1962 al 1996. Morto il 15 marzo in casa madre.
Padre Vittorio Ferrari, 88 anni, missionario in Giappone dal 1961 al 1974, Morto in casa madre il 14 marzo.
Padre Nicola Adriano Masi, 92 anni, missionario in Brasile dal 1976 al 2010. Morto il 12 marzo in casa madre.
Padre Enrico di Nicolò, 80 anni, ha dedicato la vita all’insegnamento e al ministero presbiterale. Morto l’11 marzo mentre si trovava in visita dai suoi familiari.
Padre Corrado Stradiotto, 86 anni, missionario in Indonesia dal 1967 al 1975. Morto il 7 marzo in casa madre.
Padre Pietro Zoni, 85 anni, dal 1970 al 2013 è stato missionario in Burundi, Stati Uniti e Camerun. Morto il 29 febbraio in casa madre.
I Missionari Saveriani, nati con l'unico scopo di annunciare il Vangelo a chi ancora non lo conosce, sono 819 presenti in oltre 150 comunità di Europa, Africa, Asia ed America. Il loro fondatore, San Guido Maria Conforti , nato a Ravadese , a 11 anni entrò in seminario, ma una malattia fece ritardare l’ordinazione sacerdotale fino al 1888. Giovanissimo sacerdote, gli venne conferito l’incarico di "Direttore della Pia Opera della Propagazione della Fede". Non avendo potuto seguire, per ragioni di salute, la vocazione missionaria alla quale si sentiva chiamato, nel 1895 fondò la Pia Società di S. Francesco Saverio per le Missioni Estere con lo scopo unico ed esclusivo della evangelizzazione dei non cristiani. Nel 1899 inviò i primi due missionari in Cina, seguiti negli anni da tanti altri.
Nel 1902, a 37 anni, viene chiamato da Papa Leone XIII a reggere l’Arcidiocesi di Ravenna. Dopo due anni in cui spende tutte le sue energie per il bene della diocesi, è costretto però a dimettersi per motivi di salute. Torna quindi al suo Istituto dove si dedica alla formazione dei suoi allievi missionari. Ristabilitosi in salute, Papa Pio X gli affida la Diocesi di Parma. Per oltre 24 anni egli è il suo instancabile buon pastore, prodigandosi anche per l’annuncio del Vangelo ai non cristiani. Nel 1916 collabora alla fondazione dell’Unione Missionaria del Clero, attuale Pontificia Unione Missionaria, di cui è il primo presidente per dieci anni. Nel 1928 si reca in Cina, in visita alle comunità cristiane ed ai territori affidati alla sua famiglia missionaria. Il 5 novembre 1931 muore a Parma. Viene beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 17 marzo 1996 e canonizzato da Papa Benedetto XVI il 23 ottobre 2011.

Link correlati :Videomessaggio del Superiore generale dei Saveriani, p. Fernando Garcia, sulla situazione
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AMERICA/EL SALVADOR - Nel 40 anniversario di San Romero, la testimonianza dei fedeli attraverso i social media

Mer, 25/03/2020 - 20:30
San Salvador – El Salvador ha celebrato ieri il 40° anniversario del martirio di San Oscar Arnulfo Romero, assassinato il 24 marzo 1980 nella cappella dell'ospedale Divina Provvidenza mentre celebrava la messa. Nel 1994 il suo successore come Arcivescovo di San Salvador, Mons. Arturo Rivera y Damas, iniziò il suo processo di beatificazione. Nel 2000 la Congregazione per la Dottrina della Fede iniziò lo studio di tutti i discorsi di Romero. Nel 2005 il postulatore della causa, il Vescovo italiano Vincenzo Paglia, assicurò pubblicamente che "Romero non era un Vescovo rivoluzionario, ma un uomo della Chiesa, del Vangelo e dei poveri".
La causa di beatificazione di Romero infatti è stata bloccata per anni. Riprese sotto il pontificato di Papa Francesco nel 2013, e nel 2015 venne approvato il decreto che riconosce il martirio di Romero per "odio della fede" e quindi la sua beatificazione il 23 maggio 2015. Il decreto con il riconoscimento del miracolo avvenuto per intercessione del Beato Monsignor Romero è stato firmato da Papa Francesco il 7 marzo 2018, e ha aperto le porte alla sua canonizzazione, insieme a quella del Beato Paolo VI, di due sacerdoti, due religiose e un laico, il 14 ottobre 2018 a Roma. La liturgia della canonizzazione si svolse in piazza San Pietro, presieduta da Papa Francesco. Contemporaneamente, nel suo paese natale, si tenne una veglia per vivere la canonizzazione del primo Santo di El Salvador.
Questa nota sul 40° anniversario della morte del Santo salvadoregno, è arrivata a Fides insieme ad un video che presenta la testimonianza di gente comune, fedeli di tutto il paese, che vivono sull'esempio di colui che "è stato la voce di chi voce non ne ha avuta mai". La Messa di questo anniversario è stata celebrata dall'attuale Arcivescovo di San Salvador, Mons. José Luis Escobar Alas, sulla tomba di Mons. Romero e trasmessa in diretta Facebook per tutta la popolazione e i fedeli che non hanno potuto recarsi sulla sua tomba per l'emergenza sanitaria che colpisce anche questo paese.

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ASIA/LIBANO - «Che Maria protegga il mondo». Cristiani e musulmani pregano insieme nella festa dell’Annunciazione

Mer, 25/03/2020 - 12:25
Beirut – Quest’anno cristiani e musulmani libanesi non potranno incontrarsi nelle piazze e nelle chiese per venerare insieme la Vergine Maria nella solennità mariana dell’Annunciazione del Signore, proclamata fin dal 2010 festa nazionale nel Paese dei Cedri. Le disposizioni emanate da istituzioni politiche e religiose per frenare la pandemia del coronavirus comportano la cancellazione di ogni evento che comporti assembramenti di persone. Per questo, ha preso forma in maniera spontanea una iniziativa per celebrare comunque la Vergine Maria nelle condizioni di restrizione e isolamento in cui si trova a vivere la popolazione libanese ai tempi della pandemia: cristiani e musulmani, ognuno nella propria casa, affacciandosi alla finestra o uscendo sul proprio balcone, potrà recitare insieme una preghiera alla Vergine diffusa in tutto il Paese attraverso le reti sociali dalla Fondazione Aydan, la nota associazione di promozione del dialogo e del pluralismo religioso inaugurata nel 2007 dal sacerdote Fadi Daou. «In occasione della festa dell’Annunciazione, e viste le restrizioni sanitarie» si legge nel messaggio diffuso da Aydan «recitiamo tutti insieme, dai balconi, con le candele accese, alle ore 19, la preghiera islamo-cristiana dedicata alla Vergine».
Si tratta di una preghiera composta ad hoc per la Festa dell’Annunciazione di questo anno 2020, che vede tutto il mondo afflitto dalla pandemia del coronavirus
La preghiera, composta da una invocazione iniziale e da cinque strofe, e letta in un video diffuso in rete da una nota “voce narrante” nazionale, è tutta intessuta di formule e parole familiari tratte dal lessico spirituale proprio del cristianesimo e da quello proprio dell’islam. L’orazione invoca Dio Signore del Creato e dell’umanità, che ha «scelto la Vergine Maria» e l’ha «prediletta tra tutte le donne del mondo», inviando l’angelo «che ha portato a Lei l’annuncio che noi oggi celebriamo insieme, cristiani e musulmani». La preghiera implora Dio «onnipotente e misericordioso», che ama «tutto il popolo» e ha regalato a tutti «il dono della vita» di salvarci «dal rischio di questa pandemia» e di aiutare tutti trovare nella Madonna «un modello per le nostre vite, da seguire per alimentare la condivisione nei tempi di tribolazione, affidandosi alla sua provvidenza per non «cedere alla paura o alla propria presunzione». Nel testo della preghiera, si invoca anche Dio come «Colui che aiuta» , implorandolo di soccorrere i malati, i medici e i sanitati che curano le vittime della pandemia.
In Libano, l’odierna solennità mariana dell’Annunciazione del Signore è stata proclamata Festa nazionale fin dal 2010. Negli ultimi anni si era registrato il moltiplicarsi di iniziative in cui cristiani e musulmani condividono insieme, in occasione di tale festa, atti di venerazione nei confronti della Vergine Maria. Lo Sheikh sunnita Mohamad Nokkari, professore di diritto islamico a Beirut, Dubai e Strasburgo, ha raccontato all’agenzia Fides il percorso che ha in Libano ha condotto crisriani e musulmani a valorizzare la condivisa venerazione verso Maria come fattore di coesione sociale e nazionale . La scelta della data per far celebrare Maria da cristiani e musulmani cadde sulla festa dell’Annunciazione, anche perché l’Annuncio dell’Angelo a Maria è raccontato sia nel Vangelo che nel Corano, che ne parla in due Sure diverse. Maria è l’unica donna citata per nome nel Corano ben 34 volte .
La prima celebrazione islamo-cristiana della festa dell’Annunciazione fu ospitata nel santuario libanese di Nostra Signora di Jamhour, nel 2007. I leader politici rimasero impressionati dall’iniziativa, e nel 2010 il premier Saad Hariri, musulmano sunnita, proclamò festività nazionale il 25 marzo, giorno in cui si celebra l’Annunciazione. .
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ASIA/INDIA - I cristiani in India: aiutare i più poveri in tempi di blocco della nazione per il Covid-19

Mer, 25/03/2020 - 12:20
New Delhi - E'urgente prendersi cura dei più poveri durante i 21 giorni di blocco totale della nazione, imposto dal governo fino al 14 aprile, come misura per contenere la diffusione di COVID-19. Lo affermano i laici cristiani all'indomani dell'annuncio del primo ministro, Narendra Modi: per i prossimi 21 giorni, 1, 3 miliardi di cittadini indiani, quasi un quinto della popolazione mondiale dovrebbe "dimenticare cosa significa uscire". L'ordine di rimanere a casa per tre settimane mira a prevenire un disastro per la salute pubblica, ha detto, mentre al 25 marzo, il numero di casi di coronavirus è superiore a 469 infezioni e i decessi sono 11.
Il governo ha già introdotto misure rigorose per frenare la trasmissione locale in un paese in cui milioni di cittadini vivono in condizioni densamente popolate con carenti strutture igienico-sanitarie. Attualmente ci sono solo 40.000 ventilatori in India. Oltre 1,8 milioni di persone in tutto il paese vengono monitorate perché hanno mostrato sintomi della malattia, o sono state esposte a casi confermati. Si teme che le basse cifre del contagio siano legate alla mancanza di test, dato che solo 17.000 tamponi sono stati effettuati finora. Secondo gli esperti, il virus è diffuso in quasi tutti gli stati dell'India. “Se non saremo in grado di gestire questa pandemia nei prossimi 21 giorni, il Paese e la tua famiglia saranno arretrati di 21 anni. Se non saremo in grado di gestire i prossimi 21 giorni, molte famiglie saranno distrutte per sempre ", ha detto Modi nel suo messaggio.
Il blocco avrà un impatto devastante sui 300 milioni di indiani che vivono al di sotto della soglia di povertà e sopravvivono in base ai guadagni giornalieri. Il ministro delle finanze indiano Nirmala Sitharaman ha promesso l'adozione di uno specifico pacchetto di aiuti, destinato alle fasce meno abbienti.
In tale quadro i cristiani hanno fatto appello al governo affinché si prenda cura dei bisogni dei poveri. "Il blocco è necessario, ma non è chiaro è come sopravviveranno i poveri, gli emarginati, quanto vivono alla giornata. Milioni di poveri non hanno frigoriferi per conservare il cibo. Come sopravviveranno quelle famiglie? Come compreranno il cibo e dove lo compreranno?", dice a Fides Mathew George, un leader cristiano. George suggerisce di attivare una rete di organizzazioni per provvedere alle e necessità di persone indigenti, migranti, i lavoratori a giornata.
Padre Augustine Singh dell'arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar nello stato di Orissa, nell'India orientale, rileva a Fides : “Queste misure sono per il benessere della nazione. Dobbiamo collaborare e perseverare. Quindi, decidiamo di restare a casa". E Michael Pereira, laico cattolico, dichiara: “Ora è un momento critico per la nostra nazione, possiamo pregare da casa, ma evitare la diffusione di questa pandemia è di massima priorità. Preghiamo tutti il ​​nostro Signore per un calo della trasmissione del virus".
Sima Ranjit, un avvocatessa cattolica, aggiunge: “La preoccupazione riguarda soprattutto la sopravvivenza per migliaia di persone povere e per quanti vivono soli a casa".

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AFRICA/COSTA D’AVORIO - COVID-19: le radio cattoliche mobilitate per permettere ai fedeli di seguire da case la Messa

Mer, 25/03/2020 - 10:45


Abidjan –I Vescovi della Costa d'Avorio nella loro dichiarazione del 17 marzo sulle misure di protezione dal coronavirus avevano dato ai fedeli una serie di raccomandazioni, come il divieto di riunione di più di 50 persone, e la sospensione di Via Crucis, pellegrinaggi e catechesi . Per quanto riguarda le Celebrazioni eucaristiche, la Conferenza Episcopale ha proposto che ogni diocesi le organizzi in modo responsabile nel rispetto gli standard stabiliti dal governo nel combattere COVID-19.
Per venire incontro alle necessità spirituali dei fedeli i Vescovi hanno chiesto ai media cattolici di trasmettere Messe e altre devozioni. Seguendo questa raccomandazione, Radio Nationale Catholique de Côte d’Ivoire ha preso accordi per consentire ai fedeli di vivere la Messa ogni giorno.
"Abbiamo stabilito legami con alcuni dei sacerdoti in modo che vi sia ogni giorno la trasmissione della Messa alle 6.15, alle 12 e alle 18, mentre le Messe domenicali verranno trasmesse in diretta la domenica alle 7, alle 9 e alle 11” ha detto p. Emile Vangah, Direttore generale della RNC. L’emittente proporrà inoltre ai suoi utenti l’ascolto di devozioni spirituali, Via Crucis e una novena di preghiera. "Sulle antenne della nostra radio, viene trasmessa ogni venerdì a mezzogiorno e alle 17 la Via Crucis. Oltre a ciò, proponiamo una novena di preghiera che abbiamo chiamato 'Novena a Nostra Signora di Lourdes per la Salute dei Malati’ perché noi pensiamo e crediamo che la Beata Vergine di Lourdes può aiutare i malati”. La novena si terrà dal 1° aprile fino all’8 aprile.
Oltre a RNC altri media cattolici offrono trasmissioni e Messe ai fedeli per continuare a nutrire la loro fede.
Per contenere la diffusione del Coronavirus il governo ivoriano il 16 marzo ha adottato 13 misure; tra queste, la sospensione per un periodo di 15 giorni rinnovabile a partire dal 16 marzo, dell'ingresso nel Paese di viaggiatori non ivoriani provenienti da Paesi con oltre 100 casi confermati di malattia da Coronavirus, la chiusura di tutti gli istituti di istruzione prescolare, primaria, secondaria e superiore per un periodo di 30 giorni, il divieto di raduni di oltre 50 persone.

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AFRICA/GIBUTI - Il Vescovo di Gibuti: “Il nemico Covid è arrivato, la Caritas riduce gli aiuti”

Mer, 25/03/2020 - 10:42
Gibuti – “Qui a Gibuti è arrivato il nemico: ci sono due casi accertati”, scrive all’Agenzia Fides mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti. “La nostra cattedrale è chiusa da sabato scorso: solo la decina di noi che viviamo all'interno del compound continuiamo a celebrare la Messa. Abbiamo cominciato a trasmettere su Facebook le Messe di giovedì, sabato e domenica sera, oltre alla Via Crucis del venerdì sera. I fedeli hanno capito e apprezzano l'importanza di queste iniziative”, continua il vescovo. “Mancano i volontari per il servizio che offriamo con la nostra Caritas Gibuti ai bambini di strada e siamo stati costretti a ridurre le attività. Potrebbero soffrire molto i più poveri. Tra le misure preventive disposte dalle autorità locali è stato chiuso l'aeroporto ed è stata interrotta la linea ferroviaria verso l'Etiopia. Inoltre il personale di servizio ritenuto non essenziale deve essere lasciato a casa, scuole chiuse da venerdì scorso. Anche le moschee sono chiuse.”
“La situazione non è così tragica – aggiunge mons. Bertin - ma bisogna stare in guardia perché le strutture sanitarie di qui sono veramente fragili. Coraggio a voi a Roma e in Italia”, conclude.
Il Ministero della Sanità locale ha istituito un numero verde per informare la popolazione in merito alle misure igieniche da osservare e al quale rivolgersi in caso di necessità di un team medico. Ogni giorno le autorità sanitarie inviano un messaggio su ciascun numero locale con le misure di prevenzione da seguire.
Le autorità sanitarie civili e militari hanno unito le forze per rafforzare il controllo sanitario ai punti di arrivo e allestire l’ospedale di Bouffard per la quarantena oltre ad un centro di cura per casi gravi nell’ospedale di Arta.

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ASIA/AFGHANISTAN - Il paese è impreparato ad affrontare la crisi del Coronavirus

Mer, 25/03/2020 - 09:57
Kabul - “Le strutture sanitarie dell’Afghanistan non sono in grado di poter affrontare una pandemia come quella del Covid-19. Al momento è in difficoltà persino l’Occidente, quindi possiamo solo lontanamente immaginare cosa potrebbe accadere in una situazione come quella afghana: le attrezzature sanitarie, fatta eccezione per le città, sono carenti e sarebbe oggettivamente difficile non solo far applicare, ma anche semplicemente comunicare tutte le misure di sicurezza che in questo momento si seguono in Italia. Sarebbe un’impresa riuscire a fermare la vita di un villaggio e farvi arrivare degli aiuti. Riesco difficilmente a immaginare Kabul completamente bloccata”. E’ il commento rilasciato all’Agenzia Fides dal Barnabita p. Giuseppe Moretti, missionario in Afghanistan dal 1990 al 2015, che valuta le conseguenze di una eventuale espansione dei contagi da Coronavirus nel paese asiatico.
A peggiorare la già precaria situazione sanitaria, rileva il Barnabita, vi è l’instabilità del governo, caratterizzato dal dualismo tra il presidente eletto Ashraf Ghani e il suo avversario Abdullah Abdullah, entrambi autoproclamatisi vincitori delle ultime elezioni: “Mi chiedo chi dovrà le decisioni in un’eventuale crisi sanitaria. La speranza è che, di fronte a questo problema, possano trovare una soluzione unitaria. Ci auguriamo, inoltre, che i talebani abbiano quel minimo di umanità che permetta l’aiuto e le cure agli ammalati ”.
Proprio alcuni giorni fa, il movimento Taliban ha fatto sapere che non ostacolerà l’accesso di personale delle organizzazioni internazionali impegnate contro la diffusione del Covid-19 in Afghanistan.
Secondo quanto affermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono 34 le persone affette da Coronavirus in Afghanistan. Gli ultimi casi riguardano due diplomatici e quattro militari italiani e c’è il primo caso accertato nella capitale Kabul. Nel paese manca la consapevolezza del rischio legato alla pandemia. Come racconta all’Agenzia Fides il venticinquenne leader del movimento ambientalista “Friday For Future - Afghanistan”, Qais Murshid, infatti, “i primi casi afghani sono stati probabilmente importati dall’Iran: il confine è attraversato quotidianamente da circa 15mila persone, ma qui sono in molti a non aver ancora preso il problema sul serio”.
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EUROPA/ITALIA - “Oggi Don Orione siete voi, non più con la veste talare, ma con il vostro camice bianco”

Mer, 25/03/2020 - 09:05
Roma – “Don Orione ci ispira a vivere questo tempo di emergenza sanitaria e sociale con serietà, nel pieno rispetto delle norme e delle indicazioni pubbliche, ma anche con la fantasia della carità”. Lo scrive padre Tarcisio Vieira, Direttore generale dell’Opera Don Orione, in un messaggio inviato a tutti gli Orionini in questa situazione di pandemia da coronavirus. La Piccola Opera della Divina Provvidenza, fondata da San Luigi Orione, è impegnata nell'evangelizzazione con diversi tipi di apostolato, tra cui l’assistenza a malati, orfani, anziani, minorati fisici e psichici, in una trentina di nazioni di Europa, Africa, Asia e America.
In questi giorni di emergenza sanitaria sono mancati quattro membri della famiglia orionina: il 20 marzo è deceduto nell' ospedale di Novi Ligure Don Cesare Concas, 81 anni. Il 23 marzo all’ospedale di Tortona sono morte Suor Maria Ulisia , 86 anni, e Suor Maria Filomena , 98 anni. Sempre nell’ospedale di Tortona, il 24 marzo è deceduta Suor Maria Cristina , nata a Maldonado , 91 anni.
Nella sua lettera padre Vieira informa, in mezzo a tante notizie tristi, di alcune “briciole” di bene. “Un sacerdote, l’unico “parente vicino”, che benedice una bara non lasciando mancare la preghiera della Chiesa. Un dottore, con tutti i suoi diplomi, che si mette a fare il servizio più semplice come quello di imboccare un anziano residente. Una dipendente che, nell’impossibilità della presenza del sacerdote , “benedice” le bare mettendovi sopra un’immaginetta di San Luigi Orione. Un parroco che, in mattinata, fa il giro di telefonate tra i suoi parrocchiani, cercando di raggiungere particolarmente gli anziani isolati. Tanti laici che si “incontrano” nei media per pregare e sostenersi a vicenda. La Comunità del Santuario di Tortona, in quarantena, in preghiera davanti all’urna del Fondatore. I volontari che, nonostante il pericolo, continuano a preparare e a distribuire i pasti ai senza tetto. I seminaristi e i religiosi di Cordoba che fanno i turni per sostituire una parte del personale dipendente nell’assistenza ai residenti del Cottolengo. I chierici del Teologico che continuano a prestare il loro servizio nelle “docce vaticane” per aiutare i senza. fissa dimora”
In questa situazione inedita, gli Orionini si comportano come avrebbe fatto il Padre Fondatore, rileva il Direttore generale: “di fronte al continuo flusso di notizie, per non rimanere chiusi in un’emotività sterile, Don Orione ci invita a una compassione attiva”, privilegiando i poveri, “prendersi cura di loro è “prendersi cura di Gesù”. Nelle nostre strutture abbiamo tante persone in situazione di vulnerabilità, per cui è più importante che mai curare l’organizzazione e il coordinamento di tutte quelle iniziative che possono proteggerli”. Esortando a mantenere salda la fiducia nella Divina Provvidenza, che è nel nome dell’istituto, padre Vieira conclude con questa esortazione: “Dopo la crisi, ci sarà da correre per riavviare l’economia, ristabilire le scuole, riprogrammare le manifestazioni culturali e sportive e forse anche recuperare tutte quelle “feste” che si sono perdute. Non è che per caso ci dimenticheremo, ancora una volta, di quei valori imparati a caro prezzo? Tocca a noi, orionini, fare opera di accompagnamento e di formazione delle coscienze sulle priorità. Cominciamo già oggi a costruire il domani”.
Don Aurelio Fusi, direttore della Provincia "Madre della Divina Provvidenza" ha scritto una lettera agli operatori sanitari e agli amici del Centro Don Orione di Bergamo, un complesso socio-assistenziale diretto dagli Orionini che comprende 222 posti letto di RSA, 60 posti letto di Riabilitazione, 24 posti letto di persone in stato vegetativo persistente. “Da diversi giorni la vita di tutti è cambiata perché un nemico invisibile è venuto a stanziarsi in mezzo a noi. Di fronte a lui, voi e tutti noi, ci sentiamo impotenti” scrive don Fusi.
“Che fare, dunque? Dobbiamo arrenderci? C’è una luce in questa notte? Sì. La luce siete voi. Ho saputo - prosegue - che siete diminuiti perché alcuni di voi si sono ammalati, ma un drappello coraggioso, senza più badare ad orari, a ferie o ai diritti lavorativi, è presente ogni giorno per aiutare i nostri ammalati e per portare con la terapia, il conforto della presenza. Quanto vale per gli ammalati, vale ancor più per coloro che stanno passando al Signore”. “Carissimi amici, oggi Don Orione siete voi - conclude don Fusi - non più con la veste talare, ma con il vostro camice bianco. Oggi, il riflesso del volto di Don Orione siete voi che accompagnate le terapie con una parola di conforto e con uno sguardo amico. Vi ringrazio per la vostra presenza e per i vostri sacrifici. Verranno ricompensati dal Signore che è grande nell’amore”.
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AFRICA/EGITTO -Theodoros, Patriarca ortodosso di Alessandria: Il mondo sta entrando in un tempo apocalittico

Mar, 24/03/2020 - 13:22
AFRICA/EGITTO –Theodoros, Patriarca ortodosso di Alessandria: Il mondo sta entrando in un tempo apocalittico
Alessandria d’Egitto - «È ormai un dato di fatto che il mondo sta entrando in un'era apocalittica, dove nessuno si sente al sicuro, e dove i tamburi della guerra sono sincronizzati con le grida dei cuori degli uomini `che muoiono dalla paura e dall'aspettativa di ciò che dovrà accadere sulla terra”». Con queste parole intense, citando le espressioni di Gesù nel Vangelo di Giovanni, Theodoros II, Patriarca ortodosso di Alessandria e di tutta l’Africa, ha voluto suggerire la portata rivelatrice del tempo che tutta la famiglia umana si trova ad affrontare, nel dilagare della pandemia da Coronavirus. Lo ha fatto nella Lettera Enciclica rivolta ai vescovi e a tutti i battezzati che fanno parte del Patriarcato greco ortodosso di Alessandria e di tutta l’Africa. «Con il cuore contrito e con lacrime, di notte e di giorno» si legge nel messaggio patriarcale «alziamo le mani in preghiera verso il Signore misericordioso, implorando che abbia compassione per l'umanità, opera delle Sue mani, e faccia tacere le trombe dell'Apocalisse, in modo che la gioia e la pace possano tornare di nuovo nella vita quotidiana delle persone».
Con la sua epistola pastorale, il Patriarca Theodoros dichiara di voler manifestare a tutti la sua sollecitudine e il proprio sostegno paterno «riguardo al grave problema della pandemia da COVID-19».Rivolto a tutti i battezzati, e in particolare ai vescovi, il Patriarca ricorda che «come cristiani e pastori non perdiamo la nostra speranza in Dio. Noi crediamo e predichiamo Dio Onnipotente, il Dio dell'amore e della misericordia».
Nella lettera, pensando anche alle comunità cristiane ortodosse accudite pastoralmente dal Patriarcato in diversi Paesi del Continente africano, Theodoros fa un riferimento vibrante alle allarmanti notizie sulla diffusione del coronavirus anche nell’Africa sub-sahariana. «C'è solo un punto» sottolinea Theodoros rivolto a vescovi e sacerdoti «che io come vostro padre spirituale vorrei chiedervi: siate vicini al vostro gregge, confortate e supportate i nostri compagni africani, insegnate loro elementari comportamenti sanitari e di pulizia adeguati, visto che la maggior parte non ha accesso all'acqua pulita. E poiché la situazione è grave, vi consiglio di rispettare gli ordini e le disposizioni dei Paesi in cui operate, in modo che la nostra Santa Chiesa non diventi motivo di scandalo, ma sia un esempio di solidarietà sociale e carità».
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AFRICA - Covid-19: "Il male non vincerà. Sì alla solidarietà; la famiglia è Chiesa domestica"

Mar, 24/03/2020 - 13:21
Kara – “Al tempo della crisi legata al coronavirus, la famiglia diventa oggi il luogo sacro per eccellenza, dove accogliere e vivere il mistero di Dio. Cristo fu incarnato in una famiglia, facendo della Sacra Famiglia la prima chiesa domestica”. Lo afferma, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides, il teologo ivoriano, padre Donald Zagore, della Società per le Missioni Africane evidenziando prova che, a causa del Covid-19, vive il cristianesimo nel continente africano.
“Il modello pastorale africano oggi - spiega il missionario – rimane quello legato alle Comunità ecclesiali di base, nate dall'impossibilità dei cristiani in America Latina di incontrarsi normalmente, in strutture tradizionali per il culto divino a causa della persecuzione dei cristiani da parte dei poteri politici. Il cristianesimo tradizionale, con le sue strutture, si era trasformato in una sorta di cristianesimo senza chiese.”
Riportando la situazione ad oggi p. Zagore sottolinea come: “Con il confinamento delle persone nelle loro case, è più che necessario un ritorno al modello ecclesiologico della famiglia come ‘Chiesa domestica’. Se già in Europa con la crisi della fede, le chiese, le cattedrali e le Basiliche erano vuote, oggi sono completamente chiuse. Questo modello ecclesiologico sviluppato dai Padri della Chiesa, come Giovanni Crisostomo, e ripreso con forza dal Concilio Vaticano II e in particolare da Papa San Giovanni Paolo II e Papa Francesco, trova le sue radici nel mistero stesso dell'Incarnazione”.
“La tragedia di Covid-19 deve renderci più uniti gli uni agli altri. L'umanità vincerà questa lotta solo coinvolgendosi in una forte dinamica di solidarietà tra ricerca scientifica, supporto materiale e spirituale”, continua Zagore. “Le misure di isolamento stabilite dai governi, che prevedono tra le altre la chiusura delle frontiere, devono rimanere rigorosamente misure di prevenzione medica, - sottolinea il missionario - e non devono diventare percorsi che favoriscono l'esclusione, la stigmatizzazione. La pandemia di Covid-19 non deve diventare un territorio nel quale vivere insieme comporta il sacrificio dell'identità, fratture sociali, un nazionalismo sempre più esclusivo. Oggi, dobbiamo rimanere concentrati sull'essenza del problema, che consiste essenzialmente nel lavorare e pregare per una soluzione che possa salvare la nostra umanità da questa tragedia. In nome della nostra fede, il male non può avere l'ultima parola nella vita delle persone. Dio è più forte”.
A conclusione della sua riflessione il teologo ribadisce: “Rimane quindi fondamentale, per un cristianesimo senza chiesa, il modello ecclesiologico della famiglia come chiesa domestica. Una famiglia costruita sulla roccia, su Cristo è un dono prezioso per la chiesa universale e per tutta l'umanità. Tutto deve essere ricostruito secondo il principio stesso della famiglia”.

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AFRICA/MAURITIUS - Il Cardinale Piat per il coronavirus:“Seguiamo le indicazioni della autorità e intensifichiamo la preghiera”

Mar, 24/03/2020 - 11:00
Port- Louis - "Sono profondamente solidale con tutti voi nel confinamento che stiamo vivendo Sebbene il confinamento sia difficile, chiedo il rigoroso rispetto delle istruzioni delle autorità. Nel fare ciò, rispetteremo i nostri fratelli e sorelle” afferma nel suo messaggio il Cardinale Maurice Piat, Vescovo di Port-Louis, nel quale invita la popolazione a seguire rigorosamente le istruzioni delle autorità per impedire la diffusione del coronavirus che provoca la malattia COVID-19.
Il Cardinale aveva già disposto il 19 marzo che le chiese rimanessero chiuse fino a nuovo avviso, inoltre solo 20 persone saranno autorizzate a partecipare alle celebrazioni funebri. “Al momento le chiese non accoglieranno più i fedeli” ha annunciato il Cardinale Piat che ha aggiunto “siamo invitati ad aprire il nostro cuore agli altri e a pregare per loro ". In particolare “preghiamo per gli anziani e i malati che sono più vulnerabili; preghiamo per i medici e il personale sanitario che sono messi alla prova; preghiamo per coloro la cui situazione economica è già colpita dall'epidemia; preghiamo per coloro che vivono in condizioni difficili di miseria o solitudine ".
Tutti i leader religiosi dell’Isola hanno deciso di collaborare con le autorità per attuare le misure di prevenzione. Il presidente della moschea Jummah Nissar Ramtoolah ha affermato che "le istruzioni relative alle precauzioni da prendere sono già in atto nelle moschee”.
A Mauritius si sono a registrati 28 casi di coronavirus dal 18 marzo e 2 pazienti sono morti. L'isola ha chiuso il suo aeroporto, i suoi porti e ha decretato un coprifuoco dalle 8 della sera del 23 marzo al 2 aprile. Il Primo Ministro ha avvertito che durante il coprifuoco, solo le persone con un permesso speciale rilasciato dal Commissario di polizia potranno circolare, altrimenti sono soggetti a sanzioni.
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EUROPA/ITALIA - Nella festa di San Romero il ricordo di tutti i missionari uccisi per il nome di Cristo

Mar, 24/03/2020 - 10:38
Roma – La testimonianza di Stefano, culminata nel martirio, “è fonte di ispirazione per il rinnovamento delle nostre comunità cristiane. Esse sono chiamate a diventare sempre più missionarie, tutte protese all’evangelizzazione” ha detto Papa Francesco all’Angelus della festa di Santo Stefano, il 26 dicembre 2019, invitando “a ricordare tutti i martiri di ieri e di oggi, - oggi sono tanti! - a sentirci in comunione con loro, e a chiedere a loro la grazia di vivere e morire con il nome di Gesù nel cuore e sulle labbra”.
Nel giorno della festa liturgica di San Oscar Arnulfo Romero, l’Arcivescovo di San Salvador assassinato 40 anni fa mentre celebrava la Messa, canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018, le Pontificie Opere Missionarie invitano a ricordare i tanti missionari che nel mondo sono stati uccisi solo perché annunciavano Gesù Cristo .
Un ricordo che non vuole essere un arido elenco di nomi, date, luoghi, circostanze più o meno cruente. Intende invece trasmettere l’eredità spirituale di tanti testimoni della fede, le cui vicende umane non trovano certo spazio nei circuiti mediatici internazionali, ma devono essere “fonte di ispirazione per il rinnovamento delle nostre comunità cristiane, chiamate a diventare sempre più missionarie” come chiede Papa Francesco. In questa sorta di prolungato Sabato santo che i cristiani stanno vivendo nel mondo a causa del coronavirus, in cui non sono convocati per le celebrazioni, le chiese sono vuote e silenziose, anche la testimonianza di questi fratelli e sorelle uccisi per aver testimoniato il Vangelo di Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, può sostenerci ad attendere con fiducia l’alba del nuovo giorno, la Pasqua della Risurrezione che loro già vivono in pienezza.
Annualmente l’Agenzia Fides raccoglie le informazioni relative ai missionari uccisi nel corso dell’anno, usando il termine “missionario” per tutti i battezzati. Di alcuni di loro, come accade di frequente, la Chiesa potrà riconoscere dopo un attento esame il “martirio”, aprendo il cammino per la beatificazione e la canonizzazione.
Secondo i dati raccolti da Fides, nel corso dell’anno 2019 sono stati uccisi nel mondo 29 missionari, per la maggior parte sacerdoti: 18 sacerdoti, 1 diacono permanente, 2 religiosi non sacerdoti, 2 suore, 6 laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, dal 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. In Africa nel 2019 sono stati uccisi 12 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 1 laica . In America sono stati uccisi 6 sacerdoti, 1 diacono permanente, 1 religioso, 4 laici . In Asia è stata uccisa 1 laica. In Europa è stata uccisa 1 suora.
Nel decennio 1980-1989 hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Tale cifra però è senza dubbio in difetto poiché si riferisce solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia. Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000 presenta un totale di 604 missionari uccisi, considerando che il genocidio del Rwanda ha provocato almeno 248 vittime tra il personale ecclesiastico. Negli anni 2001-2019 il totale degli operatori pastorali uccisi è di 485.
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ASIA/FILIPPINE - "Settimana nazionale di preghiera": i Vescovi invitano i fedeli a sostenere i medici in prima linea contro il Covid-19  

Mar, 24/03/2020 - 10:24
Manila - Pregare incessantemente per i medici che sono "in prima linea" a combattere contro il coronavirus: è l'invito diffuso dai vescovi filippini e dalle auorità civili, per sostenere gli operatori sanitari che stanno combattendo la malattia di coronavirus. Il presidente Rodrigo Duterte ha dichiarato la quarta settimana del mese di marzo come "Settimana nazionale di preghiera" per unire spiritualmente i filippini di tutte le fedi e religioni in mezzo alla minaccia della malattia di coronavirus.
"Preghiamo per la forza e la resistenza dei nostri eccezionali professionisti medici e operatori sanitari in prima linea, per i militari e gli agenti delle forze dell'ordine, i funzionari del governo e il personale che si occupa dell'attuale minaccia del virus, e per tutti i filippini che lavorano instancabilmente per proteggere le nostre comunità, sacrificando le loro vite al servizio del paese ", ha aggiunto.
La Chiesa filippina crede profondamente nella forza della preghiera: il Vescovo Ruperto Santos, alla guida della diocesi di Balanga, ha sollecitato tutti i preti e religiosi a celebrare messe per i medici, gli operatori sanitari e tutti coloro che sono "in prima linea" per prevenire la diffusione del coronavirus. "Imploriamo il nostro Signore attraverso l'intercessione di San Giuseppe, patrono dei lavoratori, per proteggerli e tenerli lontani da qualsiasi danno", ha detto Santos. “Possano rimanere forti, sani e al sicuro. Il Signore possa premiare i loro servizi e sacrifici", ha detto.
Il vescovo di Caloocan, mons. Pablo Virgilio David e il vicepresidente della Conferenza episcopale cattolica delle Filippine ha chiesto preghiere dopo la morte di un altro medico filippino a causa della malattia, invitando i fedeli a diventare "guerrieri della preghiera", cioè persone costantemente impegnate a pregare per i "frontliner". “Ti uniresti alla nostra rete invisibile di guerrieri di preghiera per coloro che sono in prima linea in un altro aspetto di questa lotta contro COVID-19: la battaglia spirituale? Non importa se sei musulmano, buddista, cattolico o protestante, puoi per favore unirti a pregare fervidamente che Dio protegga coloro che mettono la loro vita in pericolo per proteggerci da questa piaga devastante", ha detto il Vescovo.
I Vescovi del Paese hanno anche esortato tutti i cittadini esprimere "solidarietà sociale" a preoccuparsi a vicenda, dando attenzione specialmente ai più poveri, fortemente colpiti. Il governo ha infatti imposto il blocco toale della comunità nell'isola di Luzon, la più popolosa delle Filippine, dove si trova la capitale Metro Manila, fino al 14 aprile.


 

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OCEANIA/AUSTRALIA - Crisi del coronavirus: risorse digitali per assicurare la vicinanza pastorale ai fedeli

Mar, 24/03/2020 - 09:34
Sydney – Le messe sono sospese a causa dl coronavirus, ma la conferenza episcopale ha messo a disposizione risorse digitali utili per non “tagliare i ponti” e assicurare massima vicinanza pastorale ai fedeli. “Il Primo Ministro Scott Morrison ha annunciato il 18 marzo nuove misure in risposta alla pandemia di COVID-19. Tali provvedimenti includono la limitazione di riunioni ‘non essenziali’ con un numero maggiore di 100 partecipanti, se tenute al chiuso, o 500 partecipanti, se tenute all'aperto. In base a tali linee guida, i servizi religiosi, compresa la Messa, sono considerati ‘non essenziali’. I Vescovi cattolici stanno seguendo tutti i consigli del Dipartimento della Sanità per rispondere all’emergenza COVID-19. Alcuni Vescovi hanno preso la difficile decisione di sospendere le messe pubbliche e hanno dispensato i fedeli dall'obbligo della liturgia domenicale. Altri hanno emesso nuove linee guida che consentono di continuare con le celebrazioni, ma con le limitazioni di accesso imposte dal governo”. E’ quanto riporta una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Conferenza Episcopale dei vescovi australiani, relativa alle misure di sicurezza per il contenimento del Coronavirus.
Nelle diocesi in cui le celebrazioni sono sospese, i fedeli potranno contare su un supporto spirituale virtuale, grazie ad una serie di risorse messe a disposizione sul sito web della Conferenza Episcopale “per sostenere la vita di preghiera e per continuare a vivere la domenica come un giorno in cui l’incontro con Dio è l’attività più importante”. Nella nota si sottolinea anche che molte organizzazioni cattoliche hanno sostenuto l’iniziativa, dando accesso a materiale online che di solito è disponibile solo in abbonamento.
L’Australia ha superato la cifra di mille contagi: in una prima fase, durante lo scorso febbraio, il focolaio australiano era stato spento con una quarantena forzata sulla Christmas Island per chiunque rientrasse dalla Cina. L’aumento dei casi negli ultimi giorni ha portato il governo a blindarsi e ad annunciare la chiusura dei confini ai non residenti e ai non cittadini. La decisione, secondo quanto ha detto il premier Morrison, si è resa necessaria perché “circa l'80% dei casi australiani risulta derivante o da persone che ha contratto il virus all'estero o da coloro che ha avuto contatti diretti con persone rientrate da altri Paesi".
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AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: "responsabilità storica" di giornalisti e media come educatori e orientatori dell'opinione pubblica

Mar, 24/03/2020 - 09:08
Caracas – In una dichiarazione di lunedì 23 marzo, la Conferenza Episcopale Venezuelana riconosce il lavoro instancabile dei media, dei giornalisti e dei professionisti di questo campo, che assumono un ruolo guida nelle avversità, essendo i principali informatori, ma soprattutto i formatori della società, come sottolinea il testo della CEV. In tempi in cui abbondano informazioni non provate, le "Fake News", è solo con la parola basata sulla verità che si può essere luce nelle tenebre. Secondo le parole di Papa Francesco, "l'antidoto più efficace contro il virus della menzogna è lasciarsi purificare dalla verità" ricorda il documento.
"In questi momenti in cui il nostro paese e il mondo intero hanno bisogno del vostro importante lavoro, vi chiediamo: non scoraggiare! Perché in mezzo alla confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana". Come dice Papa Francesco: "Anche quando informiamo sul male, possiamo imparare a fare spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male il dinamismo del bene e fare spazio ad esso", nell'ultimo messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali 2020.
"I media e i giornalisti come educatori e orientatori dell'opinione pubblica hanno una responsabilità storica" ribadisce il testo. "Solo un pubblico ben informato pensa in modo intelligente afferma un vecchio adagio giornalistico, il cui contenuto ci costringe a riflettere sull'immensa responsabilità di giornalisti e media".
Il testo dei Vescovi fa riferimento alla realtà del Venezuela: "In mezzo alla censura che vige, è necessario fare la differenza, per questo motivo i comunicatori sociali, i media e tutti coloro che si dedicano a questo servizio devono continuare a promuovere il giornalismo di pace, continuare a raccontare la storia con una penna che costruisce e che non distrugge; continuare ad essere portatori di giustizia, verità e speranza".
Il documento, firmato da Mons. Tulio Ramírez, Vescovo Ausiliare di Caracas e Presidente della Commissione Episcopale delle Comunicazioni sociali, inviato a Fides dalla CEV, acquisisce grande importanza in quanto il popolo venezuelano ha una sete d'informazione su questa emergenza sanitaria mondiale e perché in Venezuela la censura sui media è stata molto forte negli ultimi tempi.

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