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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 4 min 17 sec fa

AMERICA/NICARAGUA - La Chiesa si attiene alle norme anti covid-19 mentre il governo promuove le riunioni di persone

Lun, 30/03/2020 - 08:29
Masaya – La sindaco di Granada ha organizzato un pellegrinaggio al santuario di Jesús del Rescate, nonostante il Vescovo l'abbia annullato per evitare contagi da coronavirus. Mentre la Chiesa cattolica in Nicaragua si è organizzata per sospendere le messe o celebrarle con il minor numero possibile di fedeli, per impedire il contagio da coronavirus, il governo di Daniel Ortega insiste a non considerare la crisi sanitaria globale. Fingendo la normalità, i sindaci a favore del governo hanno tentato di ignorare le indicazioni della Conferenza episcopale nicaraguense , organizzando attività religiose che la Chiesa ha annullato per evitare l'affollamento.
A Granada, Mons. Jorge Solórzano, seguendo le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità , ha annullato le processioni della Settimana Santa e della Pasqua, e ha vietato le attività in tutte le chiese della diocesi, ma la sindaco Julia Mena, ha organizzato e sponsorizzato il pellegrinaggio di carri tradizionali al Santuario di Jesús del Rescate, nel dipartimento di Rivas. Il parroco del luogo ha riferito di non avere in programma alcuna accoglienza di pellegrini.
Secondo la nota pervenuta a Fides, questa non è la prima volta che i sindaci si sostituiscono all'autorità della Chiesa cattolica. Nel 2018 infatti, il sindaco di Masaya, Orlando Noguera, ha celebrato le feste patronali in onore di San Jerónimo, patrono di quella città .
Ieri, domenica 29 marzo, la Conferenza episcopale del Nicaragua ha chiesto ai fedeli cattolici di tutto il paese di astenersi dal pellegrinaggio al Santuario di Jesús del Rescate a Popoyuapa, Rivas, per evitare il contagio da covid-19. “Non si deve agire con una fede sconsiderata e irrazionale" si legge nella nota della CEN sulla pandemia di coronavirus, nonostante il regime di Daniel Ortega continui a promuovere questa manifestazione della tradizione religiosa popolare.
“Un'autentica pietà popolare, un vero tesoro della nostra fede cattolica, con le sue preziose manifestazioni religiose e culturali, come il pellegrinaggio annuale dei fedeli, non dovrebbe ignorare il senso comune, la prudenza e l'uso della ragione o esporsi al contagio e sfidare la pandemia, con una fede sconsiderata e irrazionale, o peggio ancora ascoltando la voce del diavolo, che tenta come ha tentato Gesù", affermano i Vescovi.

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AFRICA/RUANDA - Covid-19: situazione sotto controllo ma resta il problema della scarsità di acqua

Sab, 28/03/2020 - 19:12
Kigali – “In poco più di una settimana fino a ieri sera siamo arrivati a 40 i contagi da COVID 19 in Ruanda” racconta all'Agenzia Fides Omar Fiordalisio, rappresentante del Movimento Lotta Fame nel Mondo in Ruanda, “Il problema principale qui è lavarsi le mani, spesso non abbiamo l’acqua soprattutto nelle zone rurali nel Paese, dove però fortunatamente il virus non è ancora arrivato, ma anche a Kigali”.
“Proprio nella capitale - continua Omar - vi sono i contagi, per la maggior parte di gente che arriva da fuori tramite i viaggi. Siamo in contatto con il governo perché le Ong non prendano iniziative isolate da quelle che sono le direttive. Non si può viaggiare da distretto a distretto, si lavora da casa, gli ospedali sono attivi e con una task force pronta ad intervenire in caso di bisogno. Nello specifico noi del Movimento abbiamo dovuto fermare la costruzione dell’acquedotto.”
“Gli acquedotti - prosegue - portano acqua pulita a tantissime famiglie e mai come in questi giorni stiamo vedendo quanto è importante l’acqua per la nostra igiene personale, per non contrarre malattie. Per il momento sembra tutto abbastanza sotto controllo. Tutti a casa, i cantieri sono fermi, tante aziende sono chiuse, tantissimi controlli per strada. Se la situazione dovesse aggravarsi sarebbe una catastrofe a causa della totale precarietà dei sistemi sanitari locali”. MLFM è la Ong di Lodi, uno dei posti più colpiti dal virus in Italia, impegnata da oltre 30 anni in Ruanda nella costruzione di acquedotti.

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VATICANO - Pandemia, la supplica del Papa da San Pietro: Svegliati, Signore! Non lasciarci in balia della tempesta

Sab, 28/03/2020 - 17:49
Roma La pandemia da coronavirus sta ricordando al nostro mondo che «nessuno si salva da solo», mentre ci troviamo «sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati». E in questa condizione, che annichilisce ogni pretesa di auto-sufficienza, Papa Francesco chiede al Signore di mostrare che Lui ha sempre «cura di noi» e non ci lascia «in balia della tempesta». Lo ha fatto la sera di venerdì 27 marzo, durante il momento straordinario di preghiera «in tempo di epidemia» da lui presieduto sul sagrato della Basilica di San Pietro, davanti alla piazza vuota e battuta dalla pioggia. Un momento liturgico iniziato con l’ascolto del brano del Vangelo di Marco in cui i discepoli svegliano Gesù che dorme sulla barca, perché sono impauriti dalla tempesta che li ha travolti mentre attraversano il lago di Tiberiade .
Il momento di preghiera ha visto anche il Papa soffermarsi in preghiera davanti all’immagine di Maria Salus Populi Romani e al Crocifisso di San Marcello al Corso, portato apposta in piazza San Pietro. Dopo l’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco ha adorato il Santissimo Sacramento, esposto sull’altare collocato nell’atrio della Basilica Vaticana. Dopo la supplica, la liturgia si è conclusa con il rito della Benedizione eucaristica “Urbi et Orbi”, impartita da Papa Francesco dal cancello della Basilica, davanti alla piazza vuota, inondata in quel momento dal suono delle campane intrecciato a quello delle sirene delle ambulanze. Il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, ha pronunciato la formula per la proclamazione dell’indulgenza plenaria, rimarcando che essa era concessa a tutti coloro che ricevevano in quel momento la benedizione eucaristica attraverso le odierne teconologie, e anche a quanti vi erano presenti «spiritualmente con il desiderio».

Il Papa ha intessuto la sua riflessione spirituale leggendo il momento storico presente proprio alla luce dell’episodio raccontato nel Vangelo di Marco, in cui Gesù calma la tempesta, placando anche la paura dei suoi discepoli. Con l’esplosione globale della pandemia – ha riconosciuto il Papa in apertura della sua meditazione - «ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda».
La condizione tempestosa del tempo presente – ha sottolineato il Papa – svela la falsità di pensieri e comportamenti alimentati dalla presunzione di essere auto-sufficienti, di bastare a se stessi. Essa «smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità». La tempesta globale della pandemia «pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità».
Con la tempesta che spazza il mondo intero – ha proseguito Papa Francesco - «è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli». Nella sua meditazione spirituale, il Vescovo di Roma ha richiamato a questo proposito che anche in questo tempo di angoscia collettiva «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo». Il Papa ha fatto anche cenno alla moltitudine di persone che «esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti – ha annotato il Papa - mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti».
Il riconoscersi bisognosi di salvezza – ha proseguito il successore di Pietro – può diventare anche l’inizio della fede: «da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio». Il momento della prova è occasione per riconoscere che la stessa fede non è un “oggetto” di cui credersi padroni, e dipende sempre dall’operare di Cristo, dal dono della Sua grazia. Anche i discepoli, nella tempesta, si sentono perduti quando vedono Gesù dormire sulla barca, e «pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro», dimenticando che «a nessuno più che a Lui importa di noi». Anche l’umanità presente – annota il Papa si è lasciata «assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato». E ora, «mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”».
Anche nel tempo presente, la speranza è che Cristo stesso operi per risvegliare la nostra fede pasquale, «che non è tanto credere che Tu esista – ha annotato il Papa nella sua supplica - ma venire a Te e fidarsi di Te». Nel mondo travolto dal flagello della pandemia, il Papa ha ripetuto che i cristiani possono annunciare al mondo solo la speranza donata dal Risorto: «Abbiamo un’àncora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi». Solo a Cristo, vivo e operante oggi, si può chiedere di custodire oggi il cuore di tutti dalla paura e dall’angoscia, e di sorreggere anche la debolezza della fede che vacilla: «da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro» ha detto Papa Francesco concludendo la sua invocazione «stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: “Voi non abbiate paura”. E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” ». .
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VATICANO - Covid-19, la supplica del Papa da San Pietro: Svegliati, Signore! Non lasciarci in balia della tempesta

Sab, 28/03/2020 - 17:49
Roma La pandemia da coronavirus sta ricordando al nostro mondo che «nessuno si salva da solo», mentre ci troviamo «sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati». E in questa condizione, che annichilisce ogni pretesa di auto-sufficienza, Papa Francesco chiede al Signore di mostrare che Lui ha sempre «cura di noi» e non ci lascia «in balia della tempesta». Lo ha fatto la sera di venerdì 27 marzo, durante il momento straordinario di preghiera «in tempo di epidemia» da lui presieduto sul sagrato della Basilica di San Pietro, davanti alla piazza vuota e battuta dalla pioggia. Un momento liturgico iniziato con l’ascolto del brano del Vangelo di Marco in cui i discepoli svegliano Gesù che dorme sulla barca, perché sono impauriti dalla tempesta che li ha travolti mentre attraversano il lago di Tiberiade .
Il momento di preghiera ha visto anche il Papa soffermarsi in preghiera davanti a un’immagine della Salus Populi Romani e al Crocifisso di San Marcello al Corso, portato apposta in piazza San Pietro. Dopo l’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco ha adorato il Santissimo Sacramento, esposto sull’altare collocato nell’atrio della Basilica Vaticana. Dopo la supplica, la liturgia si è conclusa con il rito della Benedizione eucaristica “Urbi et Orbi”, impartita da Papa Francesco dal cancello della Basilica, davanti alla piazza vuota, inondata in quel momento dal suono delle campane intrecciato a quello delle sirene delle ambulanze. Il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, ha pronunciato la formula per la proclamazione dell’indulgenza plenaria, rimarcando che essa era concessa a tutti coloro che ricevevano in quel momento la benedizione eucaristica attraverso le odierne teconologie, e anche a quanti vi erano presenti «spiritualmente con il desiderio».

Il Papa ha intessuto la sua riflessione spirituale leggendo il momento storico presente proprio alla luce dell’episodio raccontato nel Vangelo di Marco, in cui Gesù calma la tempesta, placando anche la paura dei suoi discepoli. Con l’esplosione globale della pandemia – ha riconosciuto il Papa in apertura della sua meditazione - «ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda».
La condizione tempestosa del tempo presente – ha sottolineato il Papa – svela la falsità di pensieri e comportamenti alimentati dalla presunzione di essere auto-sufficienti, di bastare a se stessi. Essa «smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità». La tempesta globale della pandemia «pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità».
Con la tempesta che spazza il mondo intero – ha proseguito Papa Francesco - «è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli». Nella sua meditazione spirituale, il Vescovo di Roma ha richiamato a questo proposito che anche in questo tempo di angoscia collettiva «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo». Il Papa ha fatto anche cenno alla moltitudine di persone che «esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti – ha annotato il Papa - mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti».
Il riconoscersi bisognosi di salvezza – ha proseguito il successore di Pietro – può diventare anche l’inizio della fede: «da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio». Il momento della prova è occasione per riconoscere che la stessa fede non è un “oggetto” di cui credersi padroni, e dipende sempre dall’operare di Cristo, dal dono della Sua grazia. Anche i discepoli, nella tempesta, si sentono perduti quando vedono Gesù dormire sulla barca, e «pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro», dimenticando che «a nessuno più che a Lui importa di noi». Anche l’umanità presente – annota il Papa si è lasciata «assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato». E ora, «mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”».
Anche nel tempo presente, la speranza è che Cristo stesso operi per risvegliare la nostra fede pasquale, «che non è tanto credere che Tu esista – ha annotato il Papa nella sua supplica - ma venire a Te e fidarsi di Te». Nel mondo travolto dal flagello della pandemia, il Papa ha ripetuto che i cristiani possono annunciare al mondo solo la speranza donata dal Risorto: «Abbiamo un’àncora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi». Solo a Cristo, vivo e operante oggi, si può chiedere di custodire oggi il cuore di tutti dalla paura e dall’angoscia, e di sorreggere anche la debolezza della fede che vacilla: «da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro» ha detto Papa Francesco concludendo la sua invocazione «stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: “Voi non abbiate paura”. E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” ». .
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ASIA/INDONESIA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Merauke

Sab, 28/03/2020 - 12:12
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Merauke , presentata da S.E. Mons. Nicolaus Adi Seputra, M.S.C.
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - La "Chiesa digitale" in Asia al tempo del coronavirus

Sab, 28/03/2020 - 10:49
Manila - La pandemia del coronavirus ha colpito più nazioni delle guerre mondiali. L'epidemia ha avuto un impatto su ogni aspetto della vita: famiglia, società, affari, governance, istruzione, economia, religione. Durante l'emergenza, in tutto il mondo, i governi hanno limitato lo spostamento dei cittadini per contenere il contagio, adottando misure di "distanziamento sociale". Di conseguenza, incontri, conferenze, i raduni, assembramenti, sono stati cancellati, con notevoli conseguenze sulle pratiche religiose. In questa fase unica nella storia, la Chiesa cattolica nelle nazioni dell'Asia come Filippine, India, Giappone, Indonesia, Myanmar, Malesia, Vietnam, Corea del Sud, Sri Lanka, Bangladesh, invitando i fedeli a "restare a casa" ha fatto ricorso alla tecnologia per mantenere un contatto, una relazione comunitaria e una pratica di culto in un momento di crisi in questo momento senza precedenti.
Questi tempi turbolenti hanno spianato la strada alla "chiesa digitale" o alla "comunità virtuale" in tutte le nazioni, poiché in molti paesi sono in atto misure di quarantena e sono sospese tutte le messe pubbliche e altre liturgie nelle chiese. "Questo è un momento per essere uniti come comunità dei battezzati, ritirarsi in preghiera e porsi in ginocchio per pregare gli uni per gli altri": con questo spirito le Chiesa asiatiche hanno consigliato ai fedeli di assistere alle funzioni religiose in diretta "streaming" online o via cavo, su reti televisive locali, stazioni radio, e hanno potenziato tutti i canali digitali, come i social media, per raggiungere e interagire con i fedeli.
Link correlati :Continua a Leggere la News Analysis in lingua inglese sul sito web di Omnis Terra
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ASIA/AFGHANISTAN - Chiude per l’emergenza Covid-19 l’unica chiesa cattolica in Afghanistan

Sab, 28/03/2020 - 09:43

Kabul - La cappella cattolica dell’Ambasciata italiana a Kabul - l'unica chiesa cattolica sul territorio afgano - ha sospeso le celebrazioni per rispondere alle misure di contenimento del coronavirus. Lo apprende l’Agenzia Fides da padre Giovanni Scalese, sacerdote Barnabita, responsabile della Missio sui iuris in Afghanistan. “A fine febbraio – afferma il sacerdote in una nota inviata a Fides - avevo inviato una comunicazione riguardante le misure precauzionali per prevenire la diffusione della malattia covid-19. Sfortunatamente, il virus ha continuato a diffondersi. Anche se, grazie a Dio, in Afghanistan il contagio non ha raggiunto i livelli della Cina o dell'Italia, proprio l'esperienza di quei paesi suggerisce di non sottovalutare il pericolosità del virus. Il diffondersi dei primi casi a Kabul ha indotto le autorità dell'Ambasciata a chiudere il compound. Quindi, lunedì 23 marzo ho celebrato l'ultima messa con le suore. La partecipazione alla messa domenicale, comunque, si era già ridotta notevolmente nelle ultime settimane, un segno che molti sono già tornati nel proprio paese”.
Il Barnabita continua a celebrare personalmente l’Eucarestia nella chiesa all’interno dell’Ambasciata: “Non so se sarà possibile per me vivere i riti della Settimana Santa, perché richiedono la partecipazione dei fedeli o, almeno, di alcuni ministri, ma comunque, ogni volta che ci sarà la possibilità di celebrare una santa messa, lo farò”.
L’esortazione di p. Scalese è quella di vivere questo tempo accompagnati dalla preghiera personale: “Incoraggio tutti a vivere il proprio cammino di fede avvalendosi delle celebrazioni e dei momenti di preghiera diffusi attraverso i mezzi di comunicazione. Vi esorto a vivere questo periodo di prova in uno spirito di penitenza e riconciliazione. Vi invito a pregare ogni giorno la Coroncina della Divina Misericordia e il Santo Rosario per noi stessi, per i nostri cari, per le vittime del Coronavirus, per gli operatori sanitari e per le autorità civili”.
Alla data del 27 marzo, sono 80 i contagiati registrati in Afghanistan, tra cui due diplomatici e quattro militari italiani. Il paese, che non dispone di adeguate strutture sanitarie per rispondere ad una eventuale crisi, vive anche uno stato di totale incertezza politica, dovuta al dualismo tra il presidente eletto Ashraf Ghani e il suo avversario Abdullah Abdullah, entrambi autoproclamatisi vincitori delle ultime elezioni.

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AMERICA/BRASILE - Responsabilità e solidarietà di fronte alla pandemia: appello di Alianza Interreligiosa

Sab, 28/03/2020 - 09:34
Sao Paulo – “Chiediamo a tutti i Governi dell'America Latina e dei Caraibi, come alcuni già stanno facendo in modo molto efficace, di adottare con responsabilità e decisione, le misure necessarie per proteggere la vita di tutte le persone, principalmente delle persone più vulnerabili, e fare il massimo sforzo per combattere questa pandemia che riguarda la salute pubblica globale”. E’ l’appello lanciato dalla “Alianza Interreligiosa por la Agenda 2030”, che fa parte del Consiglio episcopale latinoamericano, diffuso da Prensa Celam.
Il testo riconosce “i notevoli gesti di solidarietà tra i Governi della regione” e li incoraggiano “a rafforzare le organizzazioni regionali per affrontare le sfide di questa pandemia nel modo migliore e decisivo”, auspicando “che la comunità scientifica possa trovare presto le medicine necessarie contro il virus”. Quindi chiedono di rafforzare gli sforzi multilaterali delle Nazioni Unite “per affrontare questa crisi con una solidarietà globale, superando la tentazione degli isolamenti nazionalisti.”
La Alianza Interreligiosa por la Agenda 2030 è nata nel 2014 con l'obiettivo di coordinare l'impegno di comunità e organizzazioni religiose in America Latina e nei Caraibi, per affrontare questioni come la giustizia, la pace, l’integrità del creato, la discriminazione, l’esclusione, la povertà, in vista del raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite.
Nel suo messaggio, pervenuto a Fides, Alianza riconosce in questo momento della pandemia, gli sforzi notevoli del personale medico e paramedico, delle forze dell’ordine, dei volontari e delle organizzazioni di solidarietà “che si prendono cura in particolare delle popolazioni molto vulnerabili, come le famiglie in estrema povertà, gli anziani, gli indigeni e i migranti”. Quindi chiedono “ai governi della regione, di garantire la sicurezza alimentare e economica di queste popolazioni, di preservare i diritti sociali, in particolare del lavoro”, perché la crisi economica, aggravata dalla pandemia, non abbia ulteriori pesanti ricadute sulle persone in condizioni di estrema povertà.
“Non c'è dubbio che questo è il momento in cui dobbiamo mettere in pratica i nostri valori di responsabilità, fratellanza e solidarietà” scrivono nella parte finale, e nello stesso senso dobbiamo prepararci a rispondere ai possibili scenari dopo la pandemia, per assicurare il sostentamento delle popolazioni più vulnerabili, e sicuramente più povere, a causa delle misure di contenimento del virus.
Il comunicato si conclude invitando a promuovere una giornata di preghiera comune, nelle diverse comunità di fede, per chiedere a Dio Onnipotente che metta fine a questo male, e ci rafforzi “nel nostro impegno di continuare ad affrontare con solidarietà e impegno la lotta contro questa pandemia, per la vita piena dell’umanità in questa casa comune”.
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AFRICA/ETIOPIA - I Comboniani: “Bisogna rafforzare un clima di democrazia e di pace”

Sab, 28/03/2020 - 09:29
Awasa - “L’Etiopia sta compiendo grandi passi avanti, ma vive ancora forti difficoltà in campo economico e sociale”. Ad affermarlo all’Agenzia Fides è padre Pedro Pablo Hernandez, missionario comboniano di origini messicane che da vent’anni opera nel Vicariato Apostolico di Awasa. Negli ultimi due anni, in campo politico, la nazione africana ha compiuto una grande svolta grazie alla nomina nel 2018 del premier Abyi Ahmed. “Il Primo ministro - spiega padre Pedro - è stato accolto con entusiasmo dalla popolazione per il suo modo gentile e aperto nel relazionarsi. Non è stato facile per lui portare avanti i suoi programmi, sia per le grandi difficoltà oggettive sia per le forti opposizioni interne, ma la situazione è sensibilmente migliorata, soprattutto nel campo dei diritti umani, della libertà di stampa e del sistema democratico. Il paese sta lentamente recuperando una propria identità”, osserva il religioso.
Nonostante i progressi compiuti, le difficoltà persistono. “Oggi si vive ancora un clima di incertezza e di instabilità sociale”, precisa p. Hernandez . Alle tensioni di carattere etnico, inoltre, nel tempo, si sono aggiunte frizioni tra le diverse comunità religiose. “Come Chiesa cattolica - rileva il sacerdote comboniano - cerchiamo di portare avanti un dialogo interreligioso con le altre confessioni per cercare di costruire una pace vera e duratura”. In questa zona, i missionari comboniani sono presenti da 35 anni sui monti del sudest dell’Etiopia, fra i Guyi, un gruppo appartenente all’etnia Oromo, la razza più numerosa dell’Etiopia sudorientale. “Qui si trova la piccola missione di Killenso - riferisce il missionario - da qui sono nate altre due missioni, Soddu Abala e Haroo Waato, che sono in costante crescita”.
Nel 2008, la comunità religiosa di Killenso, in linea con gli orientamenti dell’Istituto, decise di promuovere la pastorale su Adoola, la città più importante della regione, a 35 chilometri dalla missione, dove la Chiesa cattolica era quasi inesistente. “L’invito da parte di famiglie di diverse località dei dintorni della città, ad aprire nuovi centri pastorali e le inadeguate condizioni di vita della maggior parte degli studenti - riferisce padre Pedro - ci hanno portato a realizzare i seguenti progetti: ottenere un terreno al centro della città, creare un programma di formazione di nuovi catechisti per la costruzione di nuove comunità e costruire una biblioteca pubblica”.
Frutto di questo lavoro pastorale, infatti, è la presenza adesso nella zona di 16 nuove comunità cristiane. La costruzione di una chiesa nel 2016, è l’espressione materiale dell’opera di formazione. Per quanto riguarda il campo dell’istruzione, si è avviata una biblioteca che conta oltre 4.000 libri e può accogliere fino a 120 studenti.
Anche in campo economico continuano le difficoltà. La siccità e l’inflazione affliggono il paese. La carenza di cibo è gravissima e sebbene s’intravedano incoraggianti segni di sviluppo, la forbice tra ricchi e poveri continua ad aumentare, soprattutto nelle zone rurali: circa il 30% degli etiopi vive in condizione di povertà estrema. “In tutto il Vicariato - riporta il comboniano - c’è carenze di scuole, ospedali, ambulatori. La popolazione dipende ancora dagli aiuti umanitari. I segretariati cattolici di tutte le diocesi compiono un lavoro encomiabile per venire incontro alle necessità della popolazione”. Ad agosto 2020 in Etiopia si svolgeranno le elezioni parlamentari: “Bisogna ricostruire e rafforzare un clima di democrazia e pace - conclude p. Hernandez - lavorando accanto e con la gente, affinché divenga sempre più protagonista del proprio futuro”.
Secondo il più recente censimento nazionale, i cristiani in Etiopia rappresentano il 62,8% della popolazione totale, col più grande gruppo di essi tra gli ortodossi etiopi , seguiti dai protestanti e infine dai cattolici con appena lo 0,7%. Il restante 33,9% è di religione musulmana.


Link correlati :Guarda la video-intervista a p. Pedro Hernandez sul sito Youtube dell'Agenzia Fides
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AFRICA - Boko Haram colpisce duramente in Nigeria, Ciad e minaccia il nord del Camerun

Sab, 28/03/2020 - 09:24


Abuja - In piena emergenza coronavirus che ha ormai raggiunto anche l’Africa occidentale, i Paesi della regione sono confrontati dalla recrudescenza di Boko Haram che in una serie di attacchi tra Nigeria e Ciad ha ucciso negli ultimi giorni almeno 150 militari.
L’attacco più grave risale al 24 marzo quando almeno 92 soldati del Ciad sono stati uccisi nell'attacco più mortale finora mai portato dai terroristi di Boko Haram, penisola di Boma nella provincia di Lac, che confina con Niger e Nigeria.
L’assalto è durato almeno sette ore e anche i rinforzi inviati per dare una mano sono stati colpiti. Secondo alcune testimonianze sono stati distrutti 24 veicoli dell'esercito, compresi i veicoli corazzati e gli uomini di Boko Haram hanno portato via le armi rubate dai militari.
Il giorno precedente, il 23 marzo, i jihadisti avevano ucciso almeno 50 soldati nigeriani in un'imboscata vicino al villaggio di Goneri, nello stato di Yobe settentrionale.
Anche nel nord del Camerun al confine con la Nigeria negli ultimi mesi, centinaia di famiglie sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa della rinnovata violenza di Boko Haram. Hidoua, Gochi, Mandaka, Tourou, Kolofata ... l'elenco delle località attaccate da dicembre 2019 continua a crescere. In quasi ogni occasione sono stati segnalati incendi, saccheggi, rapimenti e omicidi commessi dai jihadisti.
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AFRICA/MALI - Nomina del Vescovo di Mopti

Ven, 27/03/2020 - 12:08
Città del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Mopti , S.E. Mons. Jean-Baptiste Tiama, finora Vescovo di Sikasso.
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ASIA/BANGLADESH - Il Cardinale D’Rozario: "Collaboriamo con il governo per superare la pandemia di coronavirus"

Ven, 27/03/2020 - 11:10
Dhaka - Essere fedeli collaboratori del governo per superare la pandemia di coronavirus. Lo chiede ai fedeli il Cardinale Patrick D’Rozario, Arcivescovo di Dacca, che ha dichiarato in un videomessaggio pervenuto all'Agenzia Fides: “Amati fedeli, ci troviamo di fronte a focolai di coronavirus. Restiamo a casa e pensiamo agli altri. Stiamo passando un momento più difficile. In questa situazione, potrebbe sorgere una domanda: perché questa pandemia di coronavirus?".
Il Cardinale, che è anche presidente della Conferenza episcopale cattolica del Bangladesh , afferma: “Noi non siamo solo esseri umani. Noi crediamo in Cristo. Quindi, nei momenti più difficili, cerchiamo di essere figli di Dio. Il governo ci sta dando delle linee guida in questa difficile situazione del coronavirus. Chiedo umilmente a tutti i fedeli: seguiamo le linee guida che il governo e la Chiesa ci forniscono”.
La CBCB ha pubblicato un avviso sul settimanale cattolico "Pratibeshi", ribadendo le necessarie precauzioni e informando che quest'anno le liturgie della Settimana Santa potrebbero avvenire online. Alcune parrocchie hanno già iniziato a offrire la santa messa su Facebook in diretta. I sacerdoti celebrano in chiesa, poiché il governo ha ordinato di non radunarsi in pubblico.
Il primo ministro Sheikh Hasina ha dichiarato in un discorso alla nazione che il governo era pronto ad affrontare qualsiasi "situazione difficile" in vista della pandemia globale di coronavirus e ha chiesto a tutti i cittadini di aiutare a controllare il coronavirus, seguendo le istruzioni dell'esecutivo. Hasina ha ribadito l'invito a "restare a casa" e rivolgendosi a ogni bengalese ha detto: "La consapevolezza e la responsabilità personale proteggerà te, la tua famiglia e il popolo". Impedire la diffusione del contagio è ora la "massima priorità", ha spiegato
In Bangladesh, cinque persone sono morte e 44 persone sono state infettate dal coronavirus. Il governo ha invitato la popolazione a rimanere a casa fino al 4 aprile.
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ASIA/BANGLADESH - Il Cardinale D’Rozario: "Collaboriamo con il il governo per superare la pandemia di coronavirus"

Ven, 27/03/2020 - 11:10
Dhaka - Essere fedeli collaboratori del governo per superare la pandemia di coronavirus. lo chiede ai fedeli il Cardinale Patrick D’Rozario, Arcivescovo di Dacca, che ha dichiarato in un videomessaggio pervenuto all'Agenzia Fides: “Amati fedeli, ci troviamo di fronte a focolai di coronavirus. Restiamo a casa e pensiamo agli altri. Stiamo passando un momento più difficile. In questa situazione, potrebbe sorgere una domanda: perché questa pandemia di coronavirus?".
Il Cardinale, che è anche presidente della Conferenza episcopale cattolica del Bangladesh , afferma: “Noi non siamo solo esseri umani. Noi crediamo in Cristo. Quindi, nei momenti più difficili, cerchiamo di essere figli di Dio. Il il governo ci sta dando delle linee guida in questa difficile situazione del coronavirus. Chiedo umilmente a tutti i fedeli: seguiamo le linee guida che il governo e la Chiesa ci forniscono”.
La CBCB ha pubblicato un avviso sul settimanale cattolico "Pratibeshi", ribadendo le necessarie precauzioni e informando che quest'anno le liturgie della Settimana Santa potrebbero avvenire online. Alcune parrocchie hanno già iniziato a offrire la santa messa su Facebook in diretta. I sacerdoti celebrano in chiesa, poiché il governo ha ordinato di non radunarsi in pubblico.
Il primo ministro Sheikh Hasina ha dichiarato in un discorso alla nazione che il governo era pronto ad affrontare qualsiasi "situazione difficile" in vista della pandemia globale di coronavirus e ha chiesto a tutti i cittadini di aiutare a controllare il coronavirus, seguendo le istruzioni dell'esecutivo. Hasina ha ribadito l'invito a "restare a casa" e rivolgendosi a ogni bengalese ha detto: "La consapevolezza e responsabilità personale proteggerà te, la tua famiglia e il popolo". Impedire la diffusione del contagio è ora la "massima priorità", ha spiegato
In Bangladesh, cinque persone sono morte e 44 persone sono state infettate dal coronavirus. Il governo ha invitato la popolazione a rimanere a casa fino al 4 aprile.
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ASIA/IRAQ - Liberi i 4 attivisti di SOS Chrétiens d’Orient sequestrati a Baghdad lo scorso 20 gennaio

Ven, 27/03/2020 - 10:55
Baghdad – Sono stati liberati i quattro dipendenti della Organizzazione non governativa SOS Chrétiens d’Orient – tre di nazionalità francese e un iracheno – che erano stati sequestrati a Baghdad lo scorso 20 gennaio. Ha darne notizia è stato un comunicato diffuso nella serata di giovedì 26 marzo dalla Presidenza della Repubblica francese. Il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron –così si legge nel testo divulgato dall’Eliseo - «si rallegra per il rilascio dei nostri tre connazionali Antoine Brochon, Julien Dittmar, Alexandre Goodarzy e dell’iracheno Tariq Mattoka, tutti dipendenti della ONG SOS Chrétiens d'Orient». Nel comunicato ufficiale, si sottolinea che «la Francia ha fatto ogni sforzo per raggiungere questo risultato», e si esprime la gratitudine del Presidente francese nei confronti delle autorità irachene autorità irachene «per la loro collaborazione».
Anche l’Associazione SOS Chrétiens d’Orient, all’annuncio della liberazione, ha ringraziato le autorità francesi e quelle irachene, e ha espresso attraverso i suoi canali ufficiali felicitazioni e ringraziamenti anche «per l’incredibile movimento di preghiere e solidarietà» seguito alla notizia del rapimento.
Le dichiarazioni ufficiali diffuse dall’Eliseo e dalla stessa Associazione non aggiungono al momento dettagli riguardanti gli autori e alle modalità del rapimento, e nemmeno riferiscono particolari circa la modalità in cui è avvenuta la liberazione.
I quattro militanti di SOS Chrétiens d’Orient, come già riferito dall’Agenzia Fides , il 20 gennaio erano scomparsi senza lasciar traccia a Baghdad, dove si erano recati anche per rinnovare i propri visti e adempiere alcune formalità burocratiche riguardanti la registrazione della propria organizzazione presso gli uffici pubblici iracheni competenti. Dei quattro collaboratori, per ragioni di sicurezza, non erano stati ancora resi noti i nomi. Il 24 gennaio, in un comunicato diffuso attraverso le reti sociali, SOS Chrétiens d’Orient aveva riferito di aver perso i contatti con i propri quattro dipendenti già dal precedente martedì, e di aver denunciato la scomparsa dei quattro alle autorità francesi e a quelle irachene. La Ong francese sottolineava nel comunicato che i quattro impiegati scomparsi erano persone esperte, e si erano sempre mosse nel pieno rispetto di standard di sicurezza continuamente aggiornati per rispondere alle nuove insidie emergenti in quella regione.
SOS Chrétiens d’Orient ha la sua sede principale a Parigi, e si presenta come una organizzazione dedita al sostegno delle comunità cristiane d’Oriente, anche attraverso il finanziamento di progetti sociali e educativi. Attualmente, l’organizzazione è presente con “missioni permanenti” operative in Siria, Iraq, Libano e Egitto. I fondatori dell’associazione, formatasi nel 2013, sono Charles de Meyer e Benjamin Blanchard, in passato collaboratore dell’eurodeputata del Front National Marie-Christine Arnautu. Secondo dati riportati nel 2019 da Le Figaro étudiant, dall’inizio delle sue attività l’Associazione ha inviato circa 1500 impiegati e volontari ha realizzare i propri progetti in Medio Oriente. Nel febbraio 2017, l’organizzazione è stata riconosciuta come “partner della difesa nazionale” dal Ministero della difesa francese.
La Francia aveva annunciato proprio mercoledì 25 marzo il ritiro dei suoi soldati dall’Iraq, dove alcune centinaia di militari francesi partecipavano alla formazione delle forze di sicurezza irachene, nel quadro delle operazioni poste in atto dalla coalizione internazionale anti-jihadista guidata dagli USA. Le autorità francesi avevano motivato il ritiro dei soldati francesi dall’Iraq con la necessità di concentrare risorse e energie sul fronte dell’emergenza rappresentata dalla pandemia da coronavirus. .
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AMERICA/HAITI - Covid-19: "quello che accadrà sarà catastrofico", testimonianza di un missionario

Ven, 27/03/2020 - 10:45
Port au Prince – "Basta vedere ciò che sta accadendo per strada, ciò che verrà sarà catastrofico, dal momento che la popolazione vive la sua vita giorno per giorno e non ha gli strumenti essenziali per affrontare questo virus"; sono le parole del missionario redentorista padre Renold Antoine CSsR, Superiore regionale che risiede ad Haiti, nella sua lettera inviata a Fides.
"Il male che nessuno voleva è arrivato nel paese . Lo stato ha già confermato 8 persone positive, per ora. Dal 19 marzo il Presidente ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria in tutto il paese. Allo stesso tempo, sono state prese alcune decisioni per fermare la diffusione del virus, una delle quali è chiudere le chiese fino a nuovo ordine. I sacerdoti celebrano senza fedeli e trasmettiamo in diretta attraverso i social network" continua a raccontare padre Renold, descrivendo la realtà del paese di fronte ai primi contagi del coronavirus. "Sfortunatamente questo è solo l'inizio di qualcosa che, come vediamo in tutti i paesi, sta coinvolgendo tutta la popolazione e purtroppo ci sono tanti morti. Basta vedere come si svolge la vita della popolazione per strada, ogni giorno. Non c'è acqua pulita da nessuna parte per lavarsi le mani come richiesto, non c'è elettricità nelle case e non ci sono nemmeno ospedali. Molte persone vivono per strada, quindi è molto difficile rimanere chiusi da qualche parte. Come Redentoristi offriamo il nostro aiuto non solo spirituale, ma anche materiale, posizionando serbatoi d'acqua in alcuni spazi in modo che le persone possano almeno lavarsi le mani. Condividiamo anche il cibo con i più poveri" continua padre Renold.
Alla fine chiede una preghiera per i missionari e per i più piccoli: "Possa il Signore avere misericordia del Paese e della sua gente perché non abbiamo un'infrastruttura sanitaria per affrontare una crisi simile!"
Haiti, il paese tra i più poveri d'America, affronta con pochissime risorse l'emergenza sanitaria di coronavirus. Infatti Haiti vive in emergenza sanitaria "permanente", perché non esiste, di fatto, un sistema sanitario nazionale. I veri centri sanitari sono le cliniche delle Ong e della Chiesa.

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AFRICA/TOGO - Lotta al coronavirus: seguire le indicazioni del Governo "per il bene di tutti"

Ven, 27/03/2020 - 10:25
Lomè – Il governo togolese ha chiuso scuole, città, frontiere e aeroporti come misure preventive alla diffusione del Covid-19. Il primo caso era stato confermato agli inizi del mese di marzo 2020. Immediata è stata la risposta dei Vescovi del Paese che hanno dato indicazioni precise a tutti i fedeli. In un messaggio pervenuto all'Agenzia Fides i Presuli invitano l’intera popolazione "a seguire scrupolosamente le istruzioni delle autorità sanitarie e le misure che saranno adottate per prevenire e combattere il Coronavirus" e fanno appello "al senso di responsabilità e civiltà di ciascuno per il bene di tutti".
Le scuole e le università cattoliche, rispettando le raccomandazioni del governo, hanno sospeso ogni attività e chiuso i battenti. I seminari sono chiusi fino a nuovo avviso. Tutte le messe sono sospese mentre arrivano le prime indicazioni per la Settimana Santa: la Messa Crismale sarà trasmessa in diretta radio dell’emittente cattolica in ciascuna diocesi, e una delegazione di 40 sacerdoti dei diaconati concelebrerà con il Vescovo. La prassi di dare i sacramenti è temporaneamente sospesa, tranne per il sacramento della confessione nel quale verrà rispettata la distanza di un metro tra il penitente e il sacerdote. La Via Crucis dei venerdì di Quaresima si svolge in famiglia o in piccoli gruppi di cristiani, rispettando le raccomandazioni del governo.

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AFRICA/ETIOPIA - Mons. Angelo Moreschi, Vicario apostolico di Gambella deceduto per Covid-19: una vita per la missione in Africa

Ven, 27/03/2020 - 10:04
Brescia - Il Vicario apostolico di Gambella , Mons. Angelo Moreschi, SDB, è morto nella notte tra il 24 e 25 marzo, a Brescia , a seguito del contagio da coronavirus. Da tempo era ospite dell’istituto salesiano di Nave, sua città natale, a causa di problemi di salute che lo avevano costretto a lasciare le sue amate missioni africane, a cui sperava sempre di poter tornare. Purtroppo la situazione è precipitata negli ultimi giorni a causa del coronavirus, ed è stato necessario il suo ricovero in ospedale, dove è morto.
“Il suo amore e il suo servizio per i poveri e per la giustizia sociale sono una eredità e una ispirazione duratura per tutti noi” ha detto a Fides Abba Joseph Mullugeta, sacerdote del Vicariato apostolico di Gambella. La sua avventura missionaria in Etiopia iniziò a Dilla, dove arrivò nel 1983 e dove i salesiani assunsero la missione fondata nel 1973 dai Comboniani. Furono promosse molte nuove iniziative: la scuola secondaria, la scuola vocazionale, l’orfanotrofio. Inoltre padre Angelo sviluppò un grande progetto agricolo. “Tuttavia il suo maggiore impegno era quello pastorale, come parroco” sottolinea il sacerdote, ricordando che costruì numerose cappelle soprattutto nei dintorni e nella zona montuosa, che fecero aumentare il numero dei catecumeni e dei fedeli.
Nel 2000 venne nominato primo Prefetto apostolico di Gambella, e nove anni dopo Vicario apostolico. “Fin dal suo arrivo a Gambella, dedicò tutto il tempo e tutte le sue energie al servizio della popolazione di Gambella, senza distinzione di razza, religione cultura e età. Ha dedicato l’intera sua vita alla missione. Questo ha permesso alla Chiesa cattolica di stabilire nella regione un buon numero di parrocchie e di cappelle. Si è impegnato a fondo nei programmi di sviluppo pastorale e sociale” ricorda ancora Abba Joseph Mullugeta, che cita poi l’allora Nunzio apostolico, Mons. Silvano Maria Tomasi: “L’arrivo di padre Moreschi ha segnato la trasformazione della Chiesa cattolica a Gambella, secondo una precisa metodologia: impulso all’agricoltura e alla produzione di cibo, sviluppo dei villaggi e prima evangelizzazione”. Una priorità sociale è stata poi quella di sviluppar progetti per assicurare l’acqua alla popolazione. “Noi lo ringraziamo – conclude il sacerdote - per il suo servizio al santo popolo di Dio e per la sua fedeltà a nostro Signore Gesù Cristo, riposi in pace!”
Angelo Moreschi era nato a Nave il 13 giugno 1952. Aveva emesso i primi voti religiosi tra i Salesiani il 1° settembre 1974, quelli perpetui a Cremisan , il 15 agosto 1980. Era stato ordinato sacerdote il 2 ottobre 1982 a Brescia. Partito missionario per l’Etiopia nel 1983, è stato parroco e Direttore a Dilla, Consigliere ispettoriale per l’allora Visitatoria salesiana Africa Etiopia-Eritrea. Il 16 novembre 2000 venne nominato primo Prefetto Apostolico di Gambella. Il 5 dicembre 2009 la Prefettura venne elevata a Vicariato e lui venne nominato primo Vicario Apostolico di Gambella, ricevette la consacrazione episcopale il 31 gennaio 2010.
L’Agenzia salesiana Ans ricorda che nella sua missione mons. Moreschi ha continuato ad incarnare la predilezione salesiana per i più piccoli, accompagnandola con uno spirito pratico e un forte zelo apostolico. Nelle sue visite ai villaggi giungeva con un fuoristrada malridotto – o in motoscafo, nelle comunità lungo il fiume Baro, quando le strade erano allagate – e subito si metteva a distribuire i biscotti multivitaminici ai bambini malnutriti.
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AFRICA/NIGERA - Strade deserte e messe in Tv: i cristiani nigeriani di fronte al coronavirus

Ven, 27/03/2020 - 10:02
Lagos - “La autorità dello Stato di Lagos, così come di altri Stati nigeriani in cui la diffusione del coronavirus è più minacciosa , hanno imposto la chiusura di scuole e mercati e incoraggiano tutta la popolazione a stare a casa e seguire norme igieniche strette. La situazione in Nigeria però, varia tra i diversi stati. Qui sono proibiti gli assembramenti di più di 20 persone e, di conseguenza, le messe con popolo sono sospese. Trasmettiamo regolarmente la messa dalla cattedrale attraverso la tv e siamo attivi con i social media”: così commenta la situazione, in un colloquio con l’Agenzia Fides, mons. Alfred Adewale Martins, Arcivescovo di Lagos.
Al momento non esiste una strategia nazionale anche se il sistema sanitario federale nigeriano sta iniziando ad attrezzarsi. Rileva l’Arcivescovo: “Il governo centrale sta reagendo gradualmente. La prima mossa è stata chiudere i confini e crediamo sia una misura giusta, poi si sta procedendo a una disinfestazione e sanificazione pubblica. Riteniamo importante aumentare la capacità di svolgere test e di trovare soluzioni logistiche migliori per chi sta in quarantena. Una buona notizia giunge dal settore privato che sta provvedendo a sostenere lo Stato sia con i test, sia mettendo a disposizione luoghi di accoglienza per chi è contagiato. In ogni caso, al 26 marzo, in nessuno Stato c’è il lock-down totale. La gente sembra acquisire maggiore consapevolezza dei rischi di ora in ora. Qui da noi, ad esempio, le strade sono deserte da giorni. Ciò fa sperare che il virus si riesca a contenere”.
È cominciata nel frattempo la sorveglianza nelle strade da parte delle forze dell’ordine che, in alcuni casi, sono penetrate nei luoghi di preghiera. “Per fortuna – continua il Presule – non ci sono stati atteggiamenti intimidatori, da quello che appare la polizia si sta comportando bene. Speriamo continui così, senza strappi ai diritti perché la gente è già molto nervosa e stressata dalla situazione”.
I fedeli comprendono la situazione e si comportano di conseguenza. La posizione e le indicazioni della Chiesa nigeriana differiscono da zona a zona. Ha fatto scalpore la dichiarazione dell’Arcivescovo Obinna, di Owerri, che ha dichiarato di recente “Continueremo a scambiarci la pace e a distribuire la comunione sulla lingua”. “A volte ci sono disparità di opinioni o pareri fuorvianti. Le dichiarazioni dell’Arcivescovo di Owerri credo siano riconducibili al fatto che probabilmente nella sua area i contagi sono stai pochi o assenti. Noi, invece, siamo già molto attenti e seguiamo fedelmente tutte le precauzioni e le misure disposte dalle autorità”.
Con 155 milioni di abitanti, la Nigeria è il paese più popoloso d’Africa e guarda con terrore al propagarsi del coronavirus nel continente. I contagiati in Africa continuano a crescere: la nazione più colpita è senza dubbio il Sud Africa mentre sono sempre meno quelle esenti dal virus. In Nigeria, si contano poco più di 50 casi, 30 dei quali nello stato di Lagos, e l’allarme comincia a diffondersi.

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AMERICA/CILE - “Uniti al Papa nella preghiera per l'umanità!”

Ven, 27/03/2020 - 09:17
Santiago - Il Comitato permanente della Conferenza episcopale del Cile fa suo l'invito che Papa Francesco ha rivolto "di unire le nostre voci al cielo" e di pregare in tutta la terra "con la preghiera che il Signore stesso ci ha insegnato", supplicando Dio per affrontare questa pandemia di coronavirus. “Vi invitiamo a unirvi al Papa – scrivono nel loro messaggio pervenuto a Fides - nella preghiera che presiederà in Piazza San Pietro, vuota dei fedeli, venerdì 27 alle 14:00 del Cile attraverso la trasmissione in diretta dal Vaticano che offriremo attraverso www.iglesia.cl per pregare insieme al nostro Pastore universale dalle nostre case, attraverso computer, telefoni cellulari, stazioni radio e tv nelle nostre diocesi. In modo speciale, invitiamo sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e operatori pastorali laici a promuovere questa preghiera nelle loro reti di contatto con i membri delle loro comunità. Uniti al Papa nella preghiera per l'umanità!”
La Pastorale sociale - Caritas della diocesi di Santa Maria de Los Angeles e l’Ufficio per la mobilità umana esprimono la più profonda vicinanza alla sofferenza e al dolore di migliaia di famiglie in tutto il mondo in seguito alla pandemia. “In questo contesto – scrivono -, ci uniamo alla preghiera universale che la Chiesa oggi rivolge al Padre celeste, chiedendo misericordia e forza per affrontare questa difficile situazione. Siamo consapevoli che questo scenario riguarda tutti noi, ma soprattutto i più vulnerabili, a causa delle conseguenze economiche, sanitarie e di incertezza di un futuro incerto”.
Allo stesso modo la Caritas e l’ufficio per la mobilità umana dimostrano solidarietà “a tutti i nostri fratelli e sorelle stranieri residenti nella nostra città che devono anche affrontare la distanza dalla loro patria e dalla loro famiglia e amici, sappiano che i loro bisogni, preoccupazioni e dolori sono anche i nostri e lavoriamo per dare un po’ di sollievo”. Di fronte a questo panorama complesso, invitano tutti i cristiani e le persone di buona volontà “a vivere questo momento difficile come un'opportunità per crescere in fraternità e solidarietà, per prendersi cura l'uno dell'altro, rispettando le misure preventive indicate dalle autorità”.
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ASIA/TERRA SANTA - COVID-19: chiuso il Santo Sepolcro, ma all’interno le liturgie continuano

Gio, 26/03/2020 - 12:23
Gerusalemme – Le autorità israeliane, nel quadro delle misure assunte per contrastare il contagio dell’epidemia da coronavirus, hanno disposto mercoledì 25 marzo anche la chiusura della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. La decisione di chiudere il luogo di culto cristiano, disposta al momento per una settimana, è stata comunicata nel corso di un incontro tra rappresentanti delle forze di polizia israeliane e rappresentanti delle Chiese che condividono la gestione del Santo Sepolcro. Durante la chiusura, le comunità che tradizionalmente risiedono all’interno della Basilica - permanendovi anche di notte - continueranno a celebrare le liturgie che scandiscono la giornata nel luogo di culto, e assicureranno che «le preghiere all’interno della basilica» proseguano «con maggiore intensità. «Pregheremo per chiedere al Padre Celeste la fine della pandemia, la guarigione dei malati, la protezione del personale sanitario, la saggezza per i pastori e i governanti, la salvezza per chi ha perso la vita».
È quanto assicurano in un comunicato diffuso giovedì 26 marzo, il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e i due Patriarchi di Gerusalemme, il greco-ortodosso Theofilos III e l’armeno apostolico Nourhan Manougian, che guidano le tre compagini ecclesiali responsabili della gestione condivisa del Santo Sepolcro, secondo le regole codificate del cosiddetto “Status Quo”. Nello stesso comunicato, si avverte che le celebrazioni «continueranno regolarmente», anche se per evitare il rischio di diffusione dell’infezione il numero dei partecipanti a ogni singolo rito «sarà limitato a poche persone», autorizzate a accedere in basilica solo durante le liturgie.
In Israele si contano più di duemila contagiati e alcuni decessi a causa del coronavirus, mentre sono migliaia le persone messe in isolamento.
Lo scorso 21 marzo, in un precedente comunicato congiunto, gli stessi Capi delle realtà ecclesiali che condividono la gestione del Santo Sepolcro, avevano confermato la loro intenzione di custodire il tesoro del flusso ininterrotto di preghiere che si levano al cielo dalla Basilica gerosolimitana, «anche in questi tempi tristi in cui i pellegrini non possono raggiungere Gerusalemme e i fedeli locali sono costretti a rimanere nelle loro case». .
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